30 settembre 2008

Roullet: negli alberghi calano le presenze e i costi aumentano del 20%

L’ultima stagione estiva, in attesa dei numeri ufficiali, secondo gli operatori farà quasi sicuramente segnare un risultato negativo destinato a ricadute pesanti sul tessuto imprenditoriale valdostano. A lanciare l’allarme è Piero Roullet, titolare del Bellevue di Cogne, che non nasconde una certa preoccupazione per il futuro del turismo nella nostra regione.
«Le pessime previsioni fatte ad inizio di stagione, cioè al mese di giugno e luglio si sono avverate. E sono molto più gravi di quanto osavamo pensare». Ma la preoccupazione di Roullet non è soltanto legata al calo di presenze che è stato comunque consistente. «In Valle d’Aosta – aggiunge l’albergatore - si ipotizza un dieci per cento in meno di presenze. Per fortuna a Cogne
c’è stato un calo, ma non così pesante, anche se questo inevitabilmente significa che in qualche altra località si è sfondato il 10%. E che, quest’autunno, quando sarà il momento di fare i conti e pagare le tasse qualcuno sarà costretto a restituire la licenza al Comune
».
I timori di Roullet nascono da un piccolo biglietto sul quale sono riportati gli aumenti, definiti vertiginosi, dei costi aziendali nell’ultimo triennio. «Ho preso come riferimento un mese preciso, quello di agosto – precisa – e quei prodotti per i quali il rifornitore non è cambiato. A parità di scenario il pane è aumentato del 13,51%, il latte del 17,77%, l’acqua minerale San Pellegrino dell’11,36%, la pasta del 40,66%, il parmigiano reggiano del 9,17%, le patate quarantine 18%, il gasolio 32,58%, il gas 11,54%, il costo del personale 23,77%». «Ciò significa – aggiunge l’albergatore - che in due anni noi ci troviamo di fronte ad un aumento medio del 20% ed abbiamo le tariffe praticamente ferme. Per poterci salvare, probabilmente abbiamo due strade: o aumentare le tariffe o ridurre i costi e cioè ridurre la qualità. Inutile dire che la prima soluzione ci è stata sconsigliata, senza contare che noi comunque le tariffe della nuova stagione le abbiamo fatte già a febbraio».
Roullet teme però di più il rischio di un calo della qualità dell’offerta regionale e non solo. «Lo si sente nell’aria. Lo si vede. Ad esempio ci sono ristoranti di qualità che se ne vanno o comunque non ne nascono di nuovi. I servizi negli alberghi si riducono. Il personale è sempre meno qualificato. E se questa situazione si prolungherà non potrà che portare ad un ulteriore calo di tutto il mondo del turismo, ma se questo va indietro, va indietro anche l’artigianato, l’agricoltura, tutto quel mondo che vive del turismo».
Roullet intravvede per la prossima stagione la necessità di una svolta. «Nel promuovere la Valle d’Aosta – aggiunge - bisognerà avere il coraggio di dire alla nostra clientela che il nostro è un servizio di qualità e quindi che non si spaventino se siamo costretti a ritoccare le nostre tariffe. Del resto se le tariffe sono sotto i costi si arriva per forza al fallimento. Le imprese alberghiere non hanno la possibilità di far ricapitalizzare le nostre imprese dall’ente pubblico. E sarei curioso di meglio conoscere i conti di realtà dove è la Regione a fare l’albergatore».
Anche sul fare promozione Roullet ritiene che sia necessaria una attenta riflessione. «Il problema dei costi non è soltanto nostro, tuttavia ci sono alcuni aspetti che in qualche maniera ci infastidiscono. Ad esempio il fatto che Courmayeur e Cervinia siano in certi momenti vuote mentre Chamonix e Zermatt sono strapiene. E badate bene non è una questione di prezzi. Credo che la variabile fondamentale sia la capacità di accogliere, di stimolare il cliente a venire in quel luogo. Forse anche la capacità di offrire quanto il cliente vuole. Imprenditori e politici devono interrogarsi, confrontarsi sull’attuale scenario. Io ho però l’impressione che nessuno abbia molta voglia di farlo. Se si aspetta ancora un po’ potrebbe essere troppo tardi. Il caso Alitalia insegna». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 25 settembre 2008)

29 settembre 2008

Messaggi in bottiglia - 9: La top 25 delle notizie che non hanno fatto notizia

Per chi ha dimestichezza con l'inglese propongo dal sito «Project censored» la Top 25 delle più importanti notizie che non hanno fatto notizia. Merita una lettura attenta anche il modo attraverso il quale viene costruita la classifica che punta ad una scientificità che non so se sarebbe possibile in Italia. In effetti i responsabili del sito analizzano la scarsa copertura di una notizia da parte dei media mondiali. La news c'è. E' reperibile, ma diventa evanescente, invisibile e svanisce come se non fosse mai esistita. Utile anche per noi giornalisti. Un piccolo esame di coscienza ogni tanto non guasta mai.

Leonardi (Valfidi): «Ci iscriveremo all'articolo 107 anche da soli. Chi verrà dopo potrà aggregarsi, ma alle nostre condizioni»

«Iscriversi all’articolo 107 del Testo unico bancario non è un’opzione, ma un’esigenza. Ecco perché, comunque, noi, una volta raggiunti i requisiti, lo faremo anche da soli». Andrea Leonardi, presidente del Consorzio Valfidi (artigiani e Pmi), con i suoi 3511 soci e 153 milioni di affidamenti, ha già ormai da tempo tracciato la rotta. In mancanza di compagni di viaggio – l’iniziativa del Consorzio regionale unico, pur caldeggiata dalla Regione, non sembra infatti fare grossi passi avanti – Valfidi punta nel 2009 a raggiungere l’obiettivo, già annunciato in occasione dell’ultima assemblea dei soci. «Il Cda da me presieduto – prosegue Leonardi – ha incaricato uno studio milanese di predisporre tutte le pratiche per l’iscrizione. Il requisito dei 75 milioni è già stato raggiunto e verrà ufficializzato in occasione della prossima approvazione del bilancio. Per adeguarci alla normativa della Banca d’Italia dovremo però prima di tutto fare un aumento di capitale». E dopo? «E dopo – aggiunge Leonardi - rimarremo sempre disponibili ad accogliere chi volesse aggregarsi, ma tenendo in adeguata considerazione i pesi di ciascun soggetto». «Un dato non sindacabile – conclude Leonardi – sono i finanziamenti concessi dall’Amministrazione regionale ai Consorzi di garanzia fidi per l'abbattimento dei tassi di interesse per i prestiti alle imprese elargiti sulla base dell’effettivo volume di affidamenti: 175mila euro a Confidal (alberghi, imprese turistico-ricettive, commerciali e servizi), 490mila a Confidivda (commercio e turismo) e 1.236.271 a Valfidi». Gli altri Confidi (Industriali, Commercianti, albergatori, agricoltori) proseguono invece l’attività di ordinaria amministrazione. Nessuno si dice contro la fusione ma per ora non sembrano avvertirne la necessità. «Dopo che la finanziaria ha stabilito che anche con l’articolo 106 è possibile distribuire fondi pubblici – spiega Pierluigi Genta di Confidivda, il secondo consorzio per numero di associati – è venuta meno una delle nostre principali preoccupazioni rispetto alla possibilità di operare nel nuovo contesto. Inoltre attualmente nei rapporti con le banche non riscontriamo particolari criticità. Iscriversi al 107 può sicuramente essere un atout importante, però non è da sottovalutare la difficoltà del rimanerci. Occorre infatti strutturarsi in maniera estremamente solida». Federico Jacquin, presidente del Consorzio Industriali, la seconda realtà come importo globale di affidamenti, messa definitivamente alle spalle l’ipotesi di una fusione con Fidindustria Biella, segnala una «gestione serena all’insegna dell’ordinaria amministrazione». Basilea 2 sembrerebbe non fare più paura. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 24 settembre 2008)

Accordo Rgb-Lexmark International

L’azienda valdostana Rgb di Giusy Barnava, operante nel settore della rigenerazione di nastri e cartucce per stampanti, avvierà una collaborazione con la multinazionale Lexmark International. L’ufficializzazione della collaborazione avverrà giovedì 2 ottobre, alle 10,30, presso la sede dell’azienda valdostana a Pont-Saint-Martin, in via Cralo Viola n.70/m. Durante l’incontro Lexmark, presente il direttore Marketing e Vendite Pietro Renda, spiegherà la corretta ottimizzazione e gestione dell’infrastruttura documentale che permette all’azienda risparmi annui superiori del 30 % con particolare attenzione alla salvaguardia dell’ambiente. Nel pomeriggio sarà organizzato uno show room oper day per gli addetti ai lavori.

28 settembre 2008

I mutui subprime, l'Olivetti e Bill Gates

Vi invito a spostare per un momento la vostra attenzione dalla realtà regionale a quella mondiale. E lo facciamo con l'aiuto di un esperto di eccezione. L'economista Mario Deaglio. Eccovi l'articolo che fa la cronaca del suo intervento alla due giorni adulti di Azione Cattolica. L'articolo può essere una prima infarinatura. Ma sevolete davvero approfondire vi consiglio di recarvi sul sito «Quadrante futuro». Dove Deaglio ricostruisce con dovizia di grafici tutto quello che, confusamente, ci sembra di capire dalla televisione.

«Globalizzazione e autonomia oggi e domani ». E’ stato questo il titolo scelto dal settore adulti
di Azione Cattolica per la relazione dell’economista Mario Deaglio, noto editorialista
de La Stampa nonché docente di economia internazionale, tenuta presso la Villa del Seminario
di Valtournenche in occasione della due giorni organizzata dall’associazione (slideshow della giornata).
Un intervento strutturato in quattro parti: prima di tutto una descrizione della geografia economica di quella che Deaglio definisce una «fase postglobale in quanto dopo il 2001 la globalizzazione ha cominciato a perdere colpi e siamo in un periodo molto incerto». Poi ha analizzato i caratteri della crisi finanziaria, le possibili evoluzioni nel futuro prossimo e, infine, il caso italiano. Tra il 1985 e il 2005 si è verificato uno spostamento del baricentro economico mondiale. Usa e Ue hanno perso quote del prodotto lordo mondiale, ma soprattutto la Cina ha fatto registrare un balzo in avanti che nella storia non si era mai verificato in un periodo così breve passando dal 4,8% al 14. Buone performance anche per India e Tigri asiatiche. Ma il dato indubbiamente più significativo è che se si analizza da dove è venuta la crescita nel 2005 ogni 100 dollari 48,5 provenivano da Cina, India e Tigri asiatiche. «Se aggiungiamo il Giappone – ha spiegato Deaglio – si arriva a 55. L’area atlantica, cioè Usa e Ue arriva a 25,1. L’Europa contribuisce poco alla crescita mondiale soprattutto perché la nostra popolazione non cresce. Questo significa che dobbiamo renderci conto che non siamo più noi a comandare. E’ notizia recente che la banca d’affari Morgan Stanley sarà acquistata dalla prima banca del Giappone. Forse dovremmo smetterla di fare carte geografiche dove l’Europa è al centro. Ne ho viste alcune con al centro la Cina e devo dire che siamo molto piccoli». Inutile poi convincersi che l’Occidente produca però prodotti di qualità. Se si prende come riferimento la produzione dei semiconduttori la quota cinese è passata dal 5,9 % del 1980 al 46,6% del 2006. Su questo sfondo si è così innescata la crisi finanziaria nata da un sistema di concessione dei mutui tutto statunitense. «In Europa il mutuo – ha osservato Deaglio – prevede un rapporto diretto tra mutuatario e banca. Negli Usa il mutuatario si rivolge ad una serie di istituzioni finanziarie che lavorano a catena. E ognuno rivende il mutuo a quella successiva impacchettandoli in prodotti finanziari di vario genere la cui natura è spesso ignota anche ad alcuni istituti di credito che li commerciano».

Troppa malafede
Ma al di là della complessità del sistema la situazione americana per Deaglio, è stata caratterizzata da parte di certi operatori anche da un certo livello di malafede. A differenza dell’Italia, negli Stati Uniti si davano volentieri mutui per la casa per l’intero ammontare anche a persone relativamente prive di garanzie. Perché? Perché negli Stati Uniti è molto più facile che in Italia portar via la casa a chi non paga. Ecco allora, in anni di prezzi delle abitazioni vigorosamente crescenti, nascere una vera e propria «industria del mutuo fondiario»: società specializzate prendono a prestito denaro a basso costo e offrono mutui a persone che danno poche garanzie. Sono mutui di serie B (subprime), ad alto rischio, che vengono spesso rivenduti («cartolarizzati») ad altre società finanziarie specializzate in crediti dubbi. Se il mutuatario non paga, saranno loro a iniziare le azioni legali necessarie e ad appropriarsi della casa, che nel frattempo è aumentata di valore. «Ma il vento è cambiato – precisa Deaglio - negli ultimi 6-12 mesi: i prezzi delle abitazioni hanno cominciato a scendere e i conti non quadrano più. Per le società di mutui fondiari è più difficile cartolarizzare, per le società di cartolarizzazione è diventato impossibile rivendere con profitto l’immobile espropriato; e siccome l’economia rallenta, il numero dei mutuatari insolventi aumenta. Sono già due milioni le famiglie americane a minaccia di sfratto». In questa maniera la prima ondata si abbatte sui cosiddetti «titoli tossici» e colpisce soprattutto gli Usa, ma questa ondata crea una successiva situazione di sfiducia tra gli istituti di credito che fa sì che si riducano le liquidità disponibili nei prestiti tra banche. La sfiducia porta ad un aumento dei tassi bancari e ad una riduzione dell’attività bancaria. «Ma c’è un terzo effetto. Negli Usa a differenza dell’Europa – spiega Deaglio – il prezzo delle case non era mai sceso. Se perciò una banca ha fatto un prestito con garanzia immobiliare del 100% e il valore del bene diminuisce in quanto l’impossibilità di pagare i mutui ha causato un aumento impressionante della vendita delle case, facendo crollare il prezzo del 20-25%, il credito garantito non è più di 100 ma di 80. Ecco come si materializzano le perdite». Deaglio teme però una quarta ondata. «Molti osservatori – ha spiegato ai partecipanti all’incontro - prevedono che, a questo punto, gli effetti delle cadute di Borsa sulla ricchezza degli americani e il generale clima di preoccupazione provocheranno effetti reali sull’economia americana. Per questo gli occhi di tutti cominciano a guardare oltre l’estate, al periodo che trascorre dai Santi alla fine dell’anno, in cui si concentrano gli acquisti di gran parte dei beni durevoli e semidurevoli». Per l’economista un primo insegnamento da trarre dalla gravità della crisi sarebbe quello di raccogliere il suggerimento del direttore della Banca d’Italia e creare un organismo sovranazionale di mercato, osteggiato però da molte nazioni, fra cui gli Stati Uniti.

Pranzo canavesano con Bill Gates
Dopo aver provato a disegnare alcuni possibili scenari in materia di Pil, tra ottimismo e pessimismo, Deaglio ha spostato la sua attenzione sull’Italia dove attraverso numerosi indicatori economici ha mostrato una situazione che continua ad aggravarsi. «Tuttavia – ha concluso l’economista – a fronte di dati complessivi negativi si riscontra un andamento in molti settori positivo. Un fatto apparentemente bizzarro che però si spiega con il fatto che l’Italia è uscita da tutti quei settori in cui la produttività era maggiore. La Chimica, l’informatica. Far morire l’Olivetti è stato un errore gravissimo. Eravamo i primi in Europa ». «Recentemente sono stato ad un convegno a Ivrea – conclude Deaglio – e l’organizzatore era un ex-dirigente dell’Olivetti. Mi ha portato in un ristorante nella zona della Serra. Ad un certo punto ha indicato un tavolo e mi ha detto: “ Lo sa? Una trentina di anni fa’ a quel tavolo era seduto un giovanissimo Bill Gates venuto apposta a Ivrea per venderci il sistema Dos per i nostri computer”». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 25 settembre 2008)

La difficile strada del bene comune

Come sempre propongo sul blog il mio fondo pubblicato sul numero del Corriere della Valle d'Aosta che trovate in edicola.

«Bene comune, povertà emergenti e ricchezze negate». È il tema del seminario promosso da
«Retinopera», la realtà composta da 18 tra associazioni e movimenti impegnati nel sociale di ispirazione cristiana, ad Assisi dal 26 al 28 settembre. Si rifletterà sulle condizioni di sviluppo del nostro Paese e sull’idea stessa di sviluppo. Al di là della ricchezza degli interventi mi hanno stimolato alcune riflessioni espresse da Franco Pasquali, coordinatore di «Retinopera». Per Pasquali le crisi finanziarie e ambientali di questi ultimi mesi mettono in evidenza prima
di tutto la necessità di nuove coordinate sia su scala nazionale, sia internazionale. «Questo offre una grande opportunità a quanti sono portatori di valori che guardano al futuro, come sono quelli della dottrina sociale della Chiesa. – osserva Pasquali - I forti mutamenti sociali vanno presi come sollecitazioni di responsabilità in positivo e il mondo cattolico, sia in Italia, sia su scala internazionale, appare sempre più significativo per ridisegnare le sfide che abbiamo di fronte». Frasi che però non si perdono nella semplice, anche se indubbiamente precisa, analisi sociologica. Tanto è vero che Pasquali chiarisce come la sfida di trasformare le realtà sociali con la forza del Vangelo è oggi quanto mai attuale. «Viviamo – aggiunge il Presidente - in una di quelle stagioni in cui lo si può fare perché ci troviamo davanti a vecchie e nuove povertà, dai flussi migratori, al rapporto tra povertà e lavoro nelle realtà più avanzate dove non è più valido il detto che «il lavoro libera dalla povertà». Constatiamo infatti che spesso si lavora eppure si rischia di precipitare a livelli di marginalità». Per Pasquali ci si scontra ormai quotidianamente anche con il fenomeno della bassissima mobilità sociale, o dell’assenza di un «ascensore sociale » che faccia migliorare la condizione delle classi più umili: così, mentre da noi si percepisce chiaramente questa staticità sociale, nei Paesi emergenti aumentano i flussi migratori verso le nostre coste. «Occorre, quindi, - conclude - elaborare nuove proposte di pensiero attorno a queste realtà così contraddittorie, per individuare nuove forme di sviluppo ». Vengono in mente, leggendo le dichiarazioni di Pasquali, le parole del Cardinale Angelo Bagnasco, dette durante la sua prolusione di apertura dei lavori del Consiglio permanente della Cei quando rivolgendosi agli analisti cattolici li ha invitati a far sì che «il loro parlare sia sempre vero e, insieme, interprete di un realismo proporzionato ai fatti, e mai senza speranza».
Occorre combattere, insomma, la tentazione dello scoraggiamento. (Pubblicato sul Corriere della Valle del 25 settembre 2008)

27 settembre 2008

Morandini (Confindustria):per le PMI italiane la necessità di aggregarsi è una variabile non più negoziabile

Ho potuto partecipare al seminario «Aggregazioni tra Imprese per accelerare lo sviluppo» che si è svolto ieri pomeriggio, venerdì 26 settembre, presso la Sala Archi Candidi del Forte di Bard, organizzato dal Comitato Piccola Industria di Confindustria Valle d’Aosta, presieduto da Paolo Musumeci, in collaborazione con il Comitato Piccola Industria di Confindustria Canavese, guidato da Paolo Ianni. Al di là dei contenuti di cui potrete leggere un servizio, spero esauriente, sul Corriere della Valle d'Aosta della prossima settimana, e i testi di alcuni interventi, che sto pensando di proporre in versione integrale o quasi, sul mio blog, prima dell'inizio dei lavori ho potuto fare una mini-intervista a Giuseppe Morandini, presidente nazionale Piccola Industria Confindustria e vice della Presidente Emma Marcegaglia, che voglio proporre ai visitatori del mio blog. Qui trovate una slideshow di alcuni momenti del pomeriggio.

Presidente quale messaggio vuole lanciare agli imprenditori valdostani e canavesani riuniti oggi a Bard?
Ci sono due punti fissi che devono valere come delle affermazioni culturali per una piccola impresa che vuole guardare con decisione al futuro. Il primo punto deve essere netto, senza compromessi o tentennamenti, cioè la giusta dimensione. Non parliamo di dimensioni assolute, piccola o grande, ma della giusta dimensione rispetto al proprio settore. E' un concetto che ormai deve essere una variabile non negoziabile. Se noi vogliamo parlare del futuro della piccola impresa dobbiamo essere aperti, stimolati e convinti dell'importanza dell'obiettivo del raggiungimento della giusta dimensione per le nostre aziende. Questo perchè - ed è la seconda osservazione,il secondo punto - ci sono tutta una serie di fattori esterni alle nostre aziende che ci dicono che dobbiamo andare in quella direzione. Il Presidente Ianni ha fatto un riferimento corretto, ad esempio, all'applicazione dei parametri di Basilea 2. Ma non solo. Abbiamo anche chiari segnali dei problemi derivanti dalla corretta applicazione del decreto sulla sicurezza, composto di una parte burocratica che ha un peso e un costo di grandissimo impatto quanto è più piccola la dimensione dell'azienda che lo deve applicare. Sono tutte variabili esterne che incidono su quelli che devono essere le decisioni aziendali. Senza poi dimenticare il momento congiunturale caratterizzato da una crisi strutturata in un modo che, secondo me, non ha precedenti. E' di una complessità enorme perchè deriva dal combinarsi di più fattori negativi come mai prima si era vistao crisi finanziaria, crisi energetica con costi insostenibili e variazioni dei prezzi delle materie prime con rialzi del 30% in una settimana. Tutto questo ci spinge ad avere una dimensione adeguata per affrontare tutti questi stimoli. Consideri - e qui mi riaggancio anche al rapporto nuovo che spero si possa instaurare a breve con il mondo del credito - come sia evidente che gestire sbalzi di questo tipo significa dover avere un approvigionamento al credito elastico e basato su una valutazione strategica dell'attività dell'impresa e non solamente sui numeri e sugli indici del bilancio. Quello che noi chiederemo al sistema creditizio è la possibilità di essere valutati nell'attribuzione dei nostri affidamenti con dei parametri pesantemente qualitativi che tengano presente l'organizzazione dell'azienda, la professionalità dei nostri uomini, la nostra posizione sui mercati internazionali e, soprattutto, i progetti di crescita che quelle piccole imprese hanno. E qui c'è il forte aggancio al tema di oggi.

Un secondo tema importante credo che sia quello del sistema-paese. Pensando alle piccole imprese, in particolare, mi viene in mente la problematica, ribadita più volte da Confindustria, della semplificazione.
Ha perfettamente ragione. La prima aspettativa della piccola impresa è quella di vedere una concreta risposta del sistema paese. E le spiego perchè. La piccola impresa è in piena fase di riorganizzazione. Le piccole imprese di oggi non sono più quelle di qualche anno fa. Si sono completamente ristrutturate, riorganizzate, hanno rivisto le linee produttive, le linee commerciali, sono sbarcate sui mercati internazionali. Tutto questo passaggio è stato fatto chiudendo gli occhi e facendo grandi sacrifici sulla marginalità delle aziende. I mercati internazionali li abbiamo conquistati - tutti celebrano i dati dell'export italiano -, ma li abbiamo conquistati facendo sacrifici sui margini nostri, puntando sulla genialità dei nostri collaboratori e dell'imprenditore che si inventa ogni giorno un prodotto nuovo pur di rimanere sul mercato. Ora le variabili esterne a quella che è l'attività imprenditoriali si sono modificate secondo lo scenario di cui ho detto prima. La singola impresa, per quanto brava e riorganizzata sia, non è nelle però più nelle condizioni di poter affrontare quei parametri ai quali deve rispondere necessariamente d un sistema paese attrezzato. Argomenti come materie prime, andamenti dei cambi, costi della logistica implicano scelte che non possono essere fatte all'interno dell'azienda. La prima risposta che vorremmo veder data come sistema paese consiste in misure fiscali per migliorare la capitalizzazione e la gestione della liquidità delle nostre imprese. Sono misure che non costano ed è sufficiente la volontà politica di farle per riuscire a dare ai piccoli imprenditori quell'aiuto che chiedono su tutto il territorio.

Un'ultima domanda: l'attività di coordinamento per l'estero...
La ringrazio per questa domanda perchè mi dà la possibilità di richiamare il Forum annuale della Piccola industria che si terrà quest'anno il 24 e il 25 ottobre a Bologna e che ha come tema di riferimento l'internazionalizzazione della piccola impresa. L'argomento sarà interpretato nell'ottica di un confronto operativo sulle necessità che la piccola impresa ha quando va all'estero con le istituzioni che normalmente l aaiutano nel presentarsi su questi mercati. E' per noi un passaggio fondamentale. La necessità di internazionalizzarsi della piccola impresa è infatti una grandissima spinta, di fatto, all'aggregazione e lungo questa strada le piccole imprese devono essere sostenute da parte delle strutture esistenti tenendo conto della dimensione che noi rappresentiamo. E' un passaggio fondamentale perché le aziende che vivono di mercato interno in questo momento sentono maggiormente aumentare le difficoltà. Un mercato che io definisco il "caro estinto" poiché non è più in grado di dare quei volumi necessari al nostro sostentamento. Del resto i settori che vanno bene sono quelli che, organizzandosi, sono riusciti a recuperare all'estero ciò che il "caro estinto" non può dare più.

26 settembre 2008

Bcc unica in Valle d'Aosta: si attende l'ok di Banca d'Italia

«L’ultima parola spetta ora a Banca d’Italia. Ai primi di ottobre scade il termine entro il quale ci deve essere data la risposta». Martino Cossard, presidente della Banca di Credito Cooperativo Valdostana è fiducioso. La fusione per incorporazione della Bcc Fénis Nus e Saint-Marcel è un pilastro fondamentale per dare definitivamente vita a quel progetto di «banca della comunità valdostana» su cui si sofferma a lungo il piano industriale 2008-2010. Un soggetto che potrà contare su 6000 soci, venti filiali e 130 dipendenti. Un’operazione che sulla carta appare come naturale e necessaria, ma che ovviamente da parte dell’istituto di controllo necessita di una accurata analisi dei parametri finanziari. Il penultimo pezzo del puzzle è stato aggiunto nei giorni scorsi dall’amministrazione regionale. La Giunta guidata da Augusto Rollandin (Union Valdoôtaine, con una propria delibera, ha stabilito di autorizzare, ai sensi della legge regionale 21/1980, la Banca di Credito Cooperativo valdostana per la modifica dello Statuto sociale. «L’azione di governo – ha commentato L’assessore al Bilancio Claudio Lavoyer (Fédération Autonmiste) - intende tutelare il presidio sul territorio valdostano di servizi per il cittadino che, secondo noi, può essere meglio assicurato da un consolidato polo del credito regionale». La crescita del peso del credito locale nell’ultimo decennio è in effetti da tempo costante e l’unificazione delle due Bcc si presenta come uno degli eventi più significativi in una realtà che oggi vede presenti 16 istituti di credito con 97 sportelli (78 di S.p.A.) sparsi sul territorio regionale, in particolare nel capoluogo. Il polo valdostano sia in termini di raccolta che di impieghi pari al 15% del valore totale del mercato. Le due Bcc fanno infatti registrare insieme una raccolta pari a 645 milioni e impieghi per 307 milioni. «Il dato di agosto per il nostro istituto di credito – precisa Cossard – è ancora più positivo. Nella raccolta raggiungiamo, tra diretta e indiretta, i 507,40 milioni, contro i 494,56 di un anno fa, cioè un 2,6% in più, e negli impieghi passiamo addirittura da 212,97 milioni a 249,99 con un incremento del 17,38% rispetto all’agosto 2007. Un trend che dovrebbe accompagnarci fino a fine anno». Per la Valdostana infatti il primo semestre si è chiuso anche con un utile netto di 2.218.068 contro il 1.577.145 dell’anno scorso e l’attento controllo dei costi e del rischio fanno prevedere che il risultato possa confermarsi anche nel corrente esercizio, cioè in crescita rispetto al 2007 e in linea con quanto previsto dal budget e dal già citato piano industriale.«Se arriverà, come speriamo, il via libera da Banca d’Italia – commenta Cossard, che è anche presidente della locale sezione dell’Abi – avremo trenta giorni per indire l’assemblea dei soci e prima di fine anno far approvare l’aggregazione effettiva in modo da produrre un unico bilancio per il 2008 che avrà, in questo caso, un effetto contabile retroattivo al 1° gennaio». Alla Valdostana tuttavia guardano ormai già oltre la fusione e chiariscono di non avere ancora del tutto rinunciato ad espandersi nella zona di Rivarolo e Castellamonte. «I risultati positivi del primo semestre – precisa il Presidente della Bcc Valdostana – si devono proprio ai benefici derivanti dai progetti strategici di sviluppo commerciale lanciati in questi primi mesi del 2008 con l’apporto importante nell’attività nel distretto canavesano dove la banca opera con un servizio a domicilio. In quest’area è presente un tessuto imprenditoriale fortemente interessato ad un istituto di credito che sa essere vicino al territorio e alle sue esigenze come il nostro». Tutti concentrati sulla fusione invece alla Bcc Fénis-Nus e Saint-Marcel. Qui dal 22 maggio, con la chiara mission di «traghettatore» verso la fusione si trova Andrea Leonardi, dottore commercialista titolare dell’omonino studio aostano e attuale presidente di Valfidi. Una nomina con la quale è stato completato il processo di ricambio della governance dell’Istituto dopo che era stato assegnato quasi due anni (il 10 novembre del 2006) fa a Maurizio Visioli (anche lui un passato in Valfidi) l’incarico di direttore. Il primo semestre dell’istituto di credito si chiude con una crescita del 10% sulla raccolta diretta, una stabilità negli impieghi unito ad un calo più consistente nell’indiretta in virtù del difficile momento dei mercati finanziari, in particolare di quello azionario. «Le nostre azioni – spiegano alla Bcc – sono ovviamente concentrate sulla fusione. Lo stesso bilancio semestrale che stiamo redigendo proprio in questi giorni va in questa direzione. Toccherà poi al nuovo Consiglio di amministrazione sviluppare l’attività commerciale». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 24 settembre 2008)

25 settembre 2008

Laurent Viérin (Istruzione e Cultura): possiamo dare vita ad una scuola di qualità (2)

Seconda parte dell'intervista all'Assessore Laurent Viérin. La prima parte la potete trovare qui.

Musei, esposizioni, mostre: quali strategie intende mettere in atto per integrare l'importante offerta culturale valdostana in un sistema turistico realmente competitivo, in un mercato sempre più affollato?
La politica dell’Assessorato relativamente all’offerta culturale valdostana è sviluppata essenzialmente secondo due direttrici: da un lato, garantire il valore scientifico delle iniziative che vengono proposte al cittadino - grazie anche alle competenze presenti al nostro interno - dall’altro voler inserire queste attività in un contesto territoriale, creando consensi e sinergie a difesa della autenticità ed unicità del territorio stesso.
Pensiamo al Museo archeologico che presenta un percorso dedicato al periodo romano valdostano che ci riconduce alle origini della nostra storia. Questo museo è il fulcro della didattica museale che viene rivolta soprattutto alle scuole e finalizzata a educare le generazioni del domani. Collateralmente ad esso, è stato recentemente allestito un nuovo spazio con la mostra «Agli Dei mani», che sarà visitabile per un anno e che presenta un percorso di scoperta degli aspetti del rituale funerario da una Necropoli di Augusta Praetoria.
L’obiettivo è di valorizzare e rafforzare i messaggi già contemplati nel Museo, con l’organizzazione di conferenze e attività didattiche che permetteranno un’avvicinamento più coinvolgente del pubblico alla mostra.
Rispetto ai beni culturali, la Soprintendenza precorre da tempo la volontà di far convergere le attività di tutela, valorizzazione e fruizione dei beni culturali. Si è quindi cercato di garantire innanzitutto la conservazione del patrimonio, attraverso interventi di manutenzione e restauro, ma in un’ottica di valorizzazione rivolta ad una crescente attività didattica – pensiamo a Cadran Solaire – e al miglioramento e all’ampliamento dell’offerta culturale e turistica – pensiamo alle future musealizzazioni quali Castello Baron Gamba, Castello di Aymavilles, Castello di Quart, ultimazione delle musealizzazioni del Forte di Bard.
La ricchezza di beni monumentali della nostra regione – castelli, siti archeologici, monumenti - rappresenta la peculiarità della offerta culturale che proponiamo; l’ottica è quella di valorizzare un patrimonio di altissimo valore architettonico e storico-artistico, in quanto peculiarità del luogo, della sua storia, della sua identità.
Patrimonio che è stato negli anni arricchito da allestimenti museali, si pensi ad Issogne, Fénis e Sarre, che ricostruiscono il vissuto delle dimore ma che allo stesso tempo costituiscono una potenzialità in più per l’offerta nel suo complesso. Il valore vero è rappresentato dal fatto che questa proposta museale deriva da una riflessione storico-critica globale e su presupposti culturali comuni, con uno sforzo teso ad approfondire la conoscenza dei monumenti e il miglioramento della comunicazione e della didattica. Le iniziative «Cantieri evento», replicate più volte, e il nuovo programma «Châteaux ouverts» si inseriscono in questa logica partendo dalla volontà di rendere disponibili i risultati delle ricerche scientifiche effettuate dagli specialisti sui beni culturali, ancor prima della loro apertura pubblica per condividerne il valore, sposando il principio della «restitution».
Riguardo alle esposizioni temporanee, la politica è da un lato di valorizzare il patrimonio culturale e le collezioni regionali, dall’altro di presentare eventi di largo respiro in un’ottica di modernità culturale e di inserimento delle iniziative promosse in circuiti nazionali ed internazionali, creando al contempo sinergia col territorio, per favorire la messa a fattor comune di risorse e competenze.

Un’offerta ampia…
L’offerta in questo settore è variegata per soddisfare livelli diversi di utenza – si pensi alla proposta di quest’estate: arte romana al Museo archeologico, al Criptoportico e al Teatro romano, arte contemporanea al centro Saint-Bénin, satira al castello di Ussel, artisti locali in Biblioteca regionale e presso la Chiesa di San Lorenzo – e frutto di collaborazioni di altissimo livello quali la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Firenze o la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.
In particolare la mostra «Augusta Fragmenta». Vitalità dei materiali dell’antico da Arnolfo di Cambio a Botticelli a Giambologna”, dislocata su più siti, è connotata dall’osmosi naturale tra ricchezza dei materiali esposti e valorizzazione del monumento. Un luogo quale il Criptoportico, che ha subito spogliazioni successive nel tempo, rivive con la ricollocazione di opere, quali quelle della collezione Bardini, tanto da divenire quasi una restituzione al luogo d’origine naturale delle stesse, in un connubio dai risultati sorprendenti.
L’utilizzo delle nuove tecnologie sarà un’ulteriore risorsa che in futuro ci permetterà di qualificare ancor più l’offerta, penso alle biglietterie elettroniche che stiamo predisponendo o a prodotti multimediali che permetteranno visite o ricostruzioni virtuali dei nostri monumenti.
Solo la qualità delle proposte culturali assicurerà l’interesse, la presenza e il ritorno del cittadino e del turista, la sua fidelizzazione, e farà maturare e consolidare l’immagine culturale della nostra regione. Ma soprattutto è importante sottolineare che le ricadute socio-economiche conseguenti all’incremento del turismo culturale sostenibile, frutto di questa politica culturale attuata dall’Assessorato in sinergia con gli altri operatori del settore in Valle d’Aosta, favoriranno, nel medio periodo, la ricchezza e la vitalità dei territori di riferimento

Parliamo dell'Università della Valle d'Aosta: in che modo il suo Assessorato e la Giunta intendono renderla sempre più uno strumento per la promozione della cultura in Valle? Quale spazio per docenti e ricercatori valdostani? Quali campi di indagine privilegiati?
L’Università ha rappresentato e rappresenta per la Valle d’Aosta un fondamentale strumento di crescita e promozione culturale e di apertura verso il mondo accademico internazionale. L’Università della Valle d’Aosta è un ateneo giovane che si sta radicando nel territorio e al tempo stesso sta attirando studenti di altre Regioni. Anche in campo universitario credo sia necessario puntare all’offerta di eccellenza, alla qualità, al respiro internazionale e al tempo stesso ai settori più ancorati al territorio in cui il contributo dell’Università della Valle d'Aosta può essere particolarmente qualificante.

24 settembre 2008

Laurent Viérin (Istruzione e Cultura): possiamo dare vita ad una scuola di qualità (1)

Fra gli assessori riconfermati della Giunta Rollandin, in termini di dicastero, si trova anche Laurent Viérin, 33 anni, al suo secondo mandato all’Istruzione e cultura. Eccovi la prima parte dell’intervista. Anche in questo caso si tratta di una versione più lunga di quella ospitata sul Corriere della Valle del 18 settembre 2008. A questo punto, dopo la defezione forzata dell'assessore alla Sanità e Politiche Sociali Albert Lanièce che da involontari Nostradamus avevamo previsto di incontrare per ultimo, l'ultima intervista (per ora) toccherà la prossima settimana all'assessore all'Ambiente Manuela Zublena.

La sovrintendente agli studi ha parlato di una scuola completamente regionalizzata, che guarda al modello trentino. Che cosa intendeva? Qual è la posizione dell'assessore su questo tema?
Si tratta di quello che è chiaramente indicato nel programma di legislatura: esercitare appieno le nostre competenze per realizzare una scuola di qualità, potenziando il modello che si è costruito negli anni, ancorandolo da una parte alle reali esigenze del territorio e dall’altra all’Europa e all’apertura al mondo. Il decentramento e il federalismo sono valori ormai patrimonio di tutti e una situazione ibrida - la Regione sostiene tutti i costi dell’Istruzione e lo stato giuridico e il trattamento economico dei docenti sono regolati dallo Stato - come quella attuale non permette, a mio parere, di valorizzare, anche in senso contrattuale, la professionalità degli insegnanti valdostani. Non si tratta di una lotta contro il centro o lo Stato, ma nell’affermare la capacità della Regione di essere polo di eccellenza scolastica, così come Trento lo ha dimostrato nelle più recenti indagini OCSE sulle conoscenze degli alunni.

Cioè?
Si tratta di concetti che ho più volte espresso da quando sono alla guida dell’Assessorato unendoli alla difesa delle scuole di montagna, ai molti progetti su sport e musica, al reale inserimento di disabili e stranieri, all’aggiornamento linguistico degli insegnanti e credo che i messaggi a volte contraddittori che i vari governi nazionali succedutisi hanno lanciato al mondo della scuola esigano da parte nostra una risposta chiara che dia certezze a insegnanti, dirigenti, alunni, famiglie.

Quale posto per gli insegnanti precari nel futuro della Scuola in valle? Come rispondere alla mancanza di insegnanti che si registra in questi giorni per molte cattedre (italiano e matematica su tutte)?
In Valle d’Aosta, grazie all’autonomia finanziaria, a differenza del restante territorio nazionale, abbiamo sempre immesso a ruolo i precari su ogni posto disponibile e anche quest’anno sono state più di 100 le assunzioni a tempo indeterminato, la situazione è meno problematica quindi proprio perché l’Amministrazione Regionale ha investito nella professionalità degli insegnanti e nella scuola, ne sono testimoni le assunzioni nella secondaria di primo grado di insegnanti per l’integrazione degli alunni stranieri grazie alla nostra l.r.18 del 2005, quando altrove si parla solo di tagli. La scuola, purtroppo, per i giovani non rappresenta un lavoro ambito ed è per questo che in Valle d’Aosta l’Assessorato sta operando per ridarle quella dignità e quel posto di primo piano nella società che merita. Se non si scommette ed investe sulla formazione, se la professionalità degli insegnanti non ritorna ad essere riconosciuta dall’intera società, è chiaro che i giovani laureati tendono ad orientarsi verso altre strade lavorative, per questo vogliamo costruire un modello di eccellenza.

Insegnamento del patois in classe: l'insegnamento del francese non ha contribuito a mantenere la Valle d'Aosta un paese francofono, come dimostrano le (poche) indagini in questo campo. Non si corre il rischio di ottenere lo stesso effetto imponendo l'insegnamento del patois?
La Valle d’Aosta è una Regione bilingue ed è questa la sua caratteristica storica e culturale riconosciuta sia dal punto di vista legislativo sia in tutte le assise della Francofonia. I nostri alunni ottengono ottimi risultati internazionali nello studio del francese e il progetto di diploma binazionale Esabac e lo spazio specifico nonché la valorizzazione che Francia e Italia hanno dato alle esperienze di esame di maturità in Valle d’Aosta, ne è, ritengo, il risultato tangibile. La nostra proposta sul patois, quale insegnamento facoltativo attivato in tutte le scuole anche in rete e a richiesta, e quindi non certo ad imposizione, credo rappresenti un ulteriore tassello per la valorizzazione della ricchezza del nostro particolarismo.

Quando parla di civilisation valdotaine, che a suo avviso deve essere inserita nelle materie scolastiche, che cosa intende, di preciso? Quali sono le caratteristiche della «civilisation valdotaine», secondo lei?
Ricordo che la civilisation valdôtaine è già prevista nell’Adaptation dei programmi ministeriali di francese per la scuola media del 1985 e il suo studio rientra nelle Adaptation di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. La civilisation fa parte dei saperi che il Ministro Gelmini ha chiamato nel suo ultimo decreto «Cittadinanza e Costituzione» , l’insieme di competenze che può dare solo una scuola di qualità, capace di diventare maestra di vita e coniugare preparazione dello studente a serietà e capacità di stare in una comunità di cui si conoscono e rispettano la storia, la cultura e le regole. Il sentirsi parte viva ed attiva di una comunità, l’esprit communautaire che ha sempre caratterizzato la società valdostana, ritengo siano una delle risposte ai fenomeni di bullismo che sempre più caratterizzano i nostri giovani. Non quindi ritorni al passato o folklore fine a se stesso, ma piste didattiche e pedagogiche che , attraverso la civilisation, accrescano il senso di cittadinanza dei giovani. (continua)

23 settembre 2008

Messaggi in bottiglia - 8: Storie di imprenditori

Il Viaggio tra gli imprenditori valdostani intrapreso per primo dal Corriere della Valle e poi sbarcato on line sul blog che state visitando ha indubbiamente il merito di aver reso un po' più protagonisti gli imprenditori e, sorprendentemente, di avere anche aperto nuovi spazi all'informazione economica. Ho fatto questa riflessione quando scorrendo le pagine dell'ultimo numero de La Vallée Notizie mi sono trovato di fronte ad un'intera paginata dedicata a «La boîte des surprises», l'azienda delle sorelle di Cogne Cinzia ed Elide Abram che realizza complementi di arredo per le case di montagne. «Un'azienda di cui non mi sono occupato» mi sono detto subito tra me e me. E poi lo sguardo è caduto sul nome della pagina «Storie di imprenditori». Una dicitura a modo suo famigliare...

Aidda: borse di studio da 1000 euro per tre neodiplomate delle Scuole Superiori Tecniche e Professionali

La Delegazione Piemonte Valle d’Aosta dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda (AIDDA), presieduta da Rossella Maggiora, ha bandito per il terzo anno un concorso per tre borse di studio da 1.000 euro ciascuna, destinate a studentesse delle Scuole Superiori Tecniche e Professionali piemontesi e valdostane, neodiplomate con una votazione minima di 95/100. «Anche quest’anno – ha detto Savina Viano, responsabile del Comitato Promotore – vogliamo dare il nostro contributo alla formazione delle giovani donne, per favorire il loro ingresso nella società in posti di responsabilità che possano preparare al ruolo di Dirigenti o di Imprenditrici». Le concorrenti dovranno presentare un elaborato sul tema:
«La nostra vita è il risultato - consapevole o meno consapevole - delle nostre scelte. Nella scuola, nel tempo libero, nell’impegno sociale, nella vita famigliare, nello sport e nelle relazioni interpersonali è la nostra scelta che fa la differenza. Riflettiamo sulle scelte che abbiamo già affrontato, su quelle che stiamo affrontando e che affronteremo in tutte le età della nostra vita». I testi (due pagine di non più di 2000 battute ciascuna) dovranno pervenire entro il 5 ottobre corredati da copia dell’attestato dell’esame di maturità all’AIDDA Delegazione Piemonte Valle d’Aosta , via Cialdini 19 - 10138 Torino, tel. 011 6680344, aiddapiemonte@yahoo.it
La proclamazione ufficiale delle vincitrici e la consegna delle borse di studio avverranno il 29 ottobre alle ore 20 all’Unione Industriale di Torino.

La Valle d'Aosta cerca più sinergie con Piemonte e Liguria

«Siamo disponibili a portare avanti progetti comuni in materia di internazionalizzazione, ma la rappresentanza della Valle d’Aosta all’interno del Centro dell’Internazionalizzazione del Piemonte è assicurata dalla Camera di Commercio (Ceip)». Il Presidente della Giunta regionale della Valle d’Aosta Augusto Rollandin stoppa sul nascere le ipotesi di un rafforzamento della partecipazione valdostana all’interno del Ceip. Ipotesi peraltro più che legittime in quanto avvallate addirittura da una nota piemontese diramata al termine di un incontro tra Rollandin e la collega Mercedes Bresso e svanite in una successiva proveniente dallo staff della regione autonoma. Ma al di là dei distinguo del caso la Valle d’Aosta intende consolidare il suo asse preferenziale con l’area del Nord Ovest, in una logica di euroregione «Alpi-Mediterraneo» che raggruppa le italiane Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria e le francesi Provenza-Costa Azzurra e Rodano-Alpi. Una strategia giudicata positivamente anche in ambienti confindustriali purché garantisca una razionalizzazione dei costi e favorisca una certa qual attività sinergica all’interno dell’area del Nord Ovest. A concretizzare ulteriormente la partnership la prossima inaugurazione di una sede comune a Bruxelles. «Inizialmente la Liguria aveva scelto di mantenere una sua sede di rappresentanza separata – commenta Rollandin – ma proprio recentemente ci ha fatto sapere la sua intenzione di insediarsi nella nostra stessa palazzina». Obiettivo della struttura porsi come interlocutore autorevole delle istituzioni comunitarie nel momento cruciale dell'attuazione dei programmi dei fondi strutturali e garantire anche un punto di riferimento per le imprese valdostane che devono affrontare la burocrazia comunitaria. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 17 settembre)

22 settembre 2008

Mavitec: l'occhio digitale della qualità

Andrea Cappellari e Luca Danesi, 35 anni, ingegneri, da febbraio sono alla guida della Mavitec, freschissima start up, insediatasi dal mese di giugno nell’incubatore di impresa di Aosta. Il loro core business sono i sistemi di visione. Li incontro nella loro sede, ancora spoglia, ma i loro Pc portatili, come mi mostreranno di lì a breve, traboccano di lavoro svolto e da svolgere. «Nell’ultimo decennio, si è verificata una continua crescita della domanda relativamente ai sistemi di controllo nei processi automatizzati – osserva Danesi – causata dal fatto che le industrie manifatturiere hanno dovuto far fronte alle sempre più numerose richieste di certificazione, di conformità e di maggiore qualità dei prodotti realizzati oltre alla necessità di aumentare la produzione». I sistemi di visione sono infatti impiegati nel controllo qualità dei prodotti, nella tracciabilità, nella loro movimentazione ed assemblaggio. In pratica con questi sistemi l’occhio umano è sostituito da quello meccanico potendo spesso giovarsi della potenza di calcolo di un computer. Il risultato è l’esecuzione di misure non a contatto, le ispezioni superficiali, il rilevamento di difetti di assemblaggio, la tracciabilità attraverso la lettura dei codici a barre fino a diventare una guida robot 3D per il prelevamento di oggetti da cassoni o superfici non planari, l’individuazione di pezzi attraverso i colori e le forme geometriche e la localizzazione in condizioni di basso contrasto e luce variabile. Infinito il campo delle applicazioni. «Possiamo fare due esempi molto semplici: – aggiunge Cappellari – il controllo dell'allineamento di un cerotto all'interno della sua confezione. Il sistema di visione è predisposto per lavorare su prodotti che si differenziano per dimensioni e colori. Lavorando con opportuni algoritmi è stato possibile sviluppare un'applicazione in grado di riconoscere la posizione del filtro anche in situazioni di debole contrasto dovuto a materiali diversi. Oppure il rilevamento all'interno di una confezione di mozzarelle della presenza di corpi estranei galleggianti in superficie. Telecamere con case a norma IP68 ne permettono l'integrazione in ambienti umidi».
Un altro lavoro recente è stata la realizzazione di un sistema di controllo qualità per gli erogatori di bombolette spray della Emsar di Pescara. «Adesso – ci racconta Danesi – stiamo studiando come rilevare i difetti nelle etichette dei capi di abbigliamento per un’azienda che le fornisce ad un marchio italiano particolarmente prestigioso». La forza della Mavitec, che lavora in partenrship con i marchi più prestigiosi del settore, cioè Cognex e Halcon che da soli rappresentano il 90% del mercato della visione, sta nell’alto livello di specializzazione. «La maggior parte delle imprese che operano nel nostro settore – conclude Cappellari - in realtà non hanno i sistemi di visione come unico core business, ma li utilizzano come valore aggiunto delle loro macchine. Questo però fa sì che il loro know how non sia completo. Ecco perché spesso veniamo contattati da alcune di queste aziende per offrire la nostra consulenza nel risolvere determinate problematiche legate all’integrazione di questi sistemi. Si tratta di un lavoro tutt’altro che ripetitivo in quanto ogni prodotto richiede parametri molto differenti, a partire dalle modalità di illuminazione». La Mavitec organizza anche workshop e momenti di formazione per le imprese. «In Italia purtroppo – conclude Danesi - non c’è ancora una cultura molto diffusa in merito all’efficacia di simili sistemi. Il cliente potenziale spesso non sa di poter risolvere alcuni suoi problemi con questa particolare tecnologia». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta dell'11 settembre 2008)

21 settembre 2008

«Tempi propizi per un ritorno a Dio»

Come sempre propongo sul blog i miei fondi pubblicati sul Corriere della Valle d'Aosta, il settimanale della Diocesi, di questa settimana. Vi invito, come sempre, a valutare la possibilità di abbonarvi. 35 euro per una informazione che non è soltanto il riassunto della settimana.

«Benedetto XVI è convinto che i tempi sono propizi per un ritorno a Dio, e il suo viaggio in Francia è stata una nuova occasione per ripetere questa sua convinzione. Ai cattolici, in primo luogo, ma anche agli altri cristiani, ai credenti di religioni diverse, a quanti non si riconoscono in alcuna di esse». E’ il commento di Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, al viaggio del Papa in Francia. Una fiducia che il Papa ha manifestato più volte sin dal suo arrivo a Parigi, e poi nei giorni che ha trascorso a Lourdes. «Qui – prosegue ancora Vian - ha detto di essere venuto come un pellegrino tra i tanti, tantissimi che vi si affollano in questo anno che celebra il secolo e mezzo di uno dei fenomeni più toccanti della modernità di Maria. A mostrare l’urgenza di Dio che dal cuore dell’Ottocento ha poi attraversato tutti i drammi e le tragedie della contemporaneità novecentesca». Il Papa ha toccato con mano in Francia questa emergenza di Dio che in una società secolarizzata sembra, paradossalmente, diventare pressante, ma allo stesso tempo esigente nella sua domanda di senso. E Benedetto XVI si è rivolto al mondo della cultura francese partendo da un linguaggio comune, quello della cultura appunto, indicando il grande Sconosciuto e sottolineando come la ragione sia uno dei nomi di Dio. Ragionamenti che si sono fatti manifesti nel discorso al Collège des Bernardins (pubblicato integralmente dal quotidiano Le Monde, insieme a quello tenuto all’Eliseo) dove ha spiegato come una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e, quindi, un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. «Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, - ha detto il Papa - la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura».
Due i riferimenti che hanno attraversato tutto il discorso: la «cultura monastica» e gli scritti di san Paolo, entrambi orientati al «quaerere Deum», al mettersi alla ricerca di Dio: il vero atteggiamento filosofico, che consiste nel «guardare oltre le cose penultime e mettersi in ricerca di quelle ultime, vere». Per il Papa «Quaerere Deum – cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui: questo è oggi non meno necessario che in tempi passati».
Di qui la perenne attualità dell’annuncio cristiano, il cui «schema fondamentale» si trova nel discorso di san Paolo all’Areopago, e l’analogia, «pur nella differenza», tra la nostra situazione
di oggi e quella che incontrò san Paolo ad Atene, «Le nostre città – ha concluso il Papa – non sono più piene di are e immagini di molteplici divinità. Per molti, Dio è diventato veramente il grande sconosciuto. Ma come allora dietro le numerose immagini degli dèi era nascosta e presente la domanda circa il Dio ignoto, così anche l’attuale assenza di Dio è tacitamente assillata dalla domanda che riguarda Lui». Oggi come allora bisogna però trovare le parole nuove in grado di ridire l’essenziale della fede. Di qui anche la sfida ad inventare un cammino di iniziazione cristiana, come è indicato nella lettera pastorale del Vescovo, che ci permetta di passare da una pastorale di conservazione ad una pastorale di missione permanente. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 18 settembre 2008)

20 settembre 2008

Scopriamo i vigneti ancestrali

Desideri scoprire i vigneti ancestrali? Io, ieri pomeriggio, approfittando del sole che faceva finalmente di nuovo la sua comparsa nei cieli valdostani mi sono già messo in cammino. Ho raggiunto il Grand Hotel Mont Blanc Village di La Salle dove i primi cittadini di Morgex, La Salle e Faucigny hanno illustrato l’iniziativa di cooperazione transfrontaliera presentata sul bando 2005 del programma ALCOTRA Italia-Francia (Alpes). Lineare l'idea e realizzata con cura grazie ad un finanziamento complessivo di € 394.401,00 a valere sull’asse strategico «Sistemi turistici»: ritagliarsi una nicchia nel settore dell'enoturismo. Sfruttare l'elemento comune dei territori coinvolti, cioè la presenza di vitigni non contaminati da innesti di uva americana dai quali vengono prodotti, in Italia, il «Vallée d’Aoste DOC - Blanc de Morgex et de La Salle» (ottenuto dal Prié Blanc, il vitigno più alto d’Europa) e, in Francia, il vino bianco «Ayze AOC» (ottenuto da uva Gringet).«A’ la découverte des Cépages ancestraux des territoires du Mont-Blanc», questo il nome del progetto, rappresenta così l’opportunità, per gli attori pubblici e privati dei due territori transfrontalieri coinvolti, di disegnare un orizzonte di sviluppo finalizzato alla costruzione di un’identità comune e all’avvio e alla promozione di un sistema turistico attorno ad un’offerta vitivinicola comune. Dopo la teoria è piacevolmente giunto il momento della pratica e ho potuto raggiungere il luogo di uno di questi famosi vigneti. Una passeggiata circondati da filari luccicanti e solari, ammirando uno scenario che potrebbe essere apprezzato anche da tanta cinematografia contemporanea che, in questi ultimi anni, ha fatto spesso del vino un elemento narrativo non secondario. In cima la scopertura di un cippo a solennizzare il momento e poi l'immancabile brindisi all'insegna dell'enologia valdostana e savoiarda, ovviamente preceduta dalle dotte spiegazioni degli enologi, Gianluca Telloli in primis. Poi tutti alla Cave di Morgex, ma non il sottoscritto, altri doveri mi hanno richiamato a valle. Vista la bellezza dei paesaggi vi propongo una slideshow più che «ad hoc» direi direttamente...«doc».

Federalismo fiscale: studio sui bilanci preventivi 2008 delle Regioni

«Verso il federalismo fiscale: i conti delle Regioni». Possono essere riassunte in questo slogan le ragioni dello Studio sui Bilanci Preventivi 2008 delle Regioni, elaborato congiuntamente da FORMEZ e UIL, che è stato presentato con una conferenza stampa il 18 settembre presso la Fiera del Levante di Bari. Hanno partecipato all’incontro il Presidente Carlo Flamment, il Segretario Confederale UIL Guglielmo Loy ed il Segretario Generale della Regione Puglia Aldo Pugliese.
La Ricerca è stata protagonista anche il 19 settembre, nell’Assemblea dal titolo «L’efficienza della Pubblica Amministrazione come volano per lo sviluppo del Mezzogiorno», che si è svolta presso la Sala Tridente della Fiera del Levante e con un nuovo intervento del Presidente del Formez. Il dato più rilevante dello Studio è che le Regioni hanno un «fatturato» pari al 43% del Bilancio dello Stato e che il dato del 2008 ammonta a 212,3 miliardi di euro, con un incremento del 9,8% rispetto al 2007. «Alla base della Ricerca - si legge sul sito del Formez -, per ora limitata all’analisi dei dati finanziari delle Regioni c'è la consapevolezza che il federalismo fiscale è una riforma che riguarda da vicino la vita concreta delle persone, ma al tempo stesso si presenta di difficile comprensione per i cittadini. I concetti sono infatti complessi, anche a causa del fatto che in questi anni la discussione sul tema ha coinvolto soltanto addetti ai lavori e politici ed alcuni termini “specialistici” sono nuovi e di difficile comprensione sia per i giornalisti sia per i cittadini.
Infatti, se il concetto di base del federalismo fiscale è chiaro a tutti - una quota rilevante delle tasse pagate dai contribuenti deve restare nello stesso territorio e a vantaggio degli stessi cittadini - quando si entra nei meccanismi di come dovrebbe avvenire e soprattutto quando si scrivono le cifre, il discorso si fa molto più complicato».
Lo Studio è appunto finalizzato alla comprensione delle scelte politiche che indirizzano la costruzione dello strumento fondamentale di ogni Amministrazione, e cioè il proprio bilancio, nella convinzione che questo, oltre ad essere pubblico, dovrebbe anche essere di facile lettura per i cittadini. «D’altronde, - si legge ancora sul sito - quando gli Assessori Regionali detengono un potere di spesa, in alcuni casi superiore a quello dei Ministri, la conoscenza delle politiche regionali nel loro insieme diventa fondamentale per la tenuta del reddito delle persone, per lo sviluppo economico e per la coesione del Paese».

Qui trovate il link alla sintesi dello studio e alla versione integrale. Consiglio la lettura del secondo. Trattandosi di un file di word potete aiutarvi cercando la parola «Aosta» nel testo. E' una lettura stimolante. Spero di riuscirne a fare una sintesi questa settimana ad uso dei lettori del Corriere della Valle.

19 settembre 2008

Aggregare per accelerare lo sviluppo: Morandini (Piccola Industria) al Forte di Bard

Il Comitato Piccola Industria di Confindustria Valle d’Aosta, in collaborazione con il Comitato Piccola Industria di Confindustria Canavese, organizza il seminario «Aggregazioni tra Imprese per accelerare lo sviluppo» che si terrà venerdì 26 settembre a partire dalle 15,30, presso la Sala Archi Candidi del Forte di Bard. «L’aggregazione tra imprese - si legge in una nota diffusa da Confindustria Valle d'Aosta - è probabilmente una delle modalità che, se attuata, maggiormente aiuterebbe lo sviluppo e la crescita delle attività imprenditoriali di minori dimensioni. Quasi sempre, tuttavia, aggregarsi significa anche limitare l’individualità alla quale l’imprenditore è "naturalmente" abituato. E’ necessario, dunque, evolvere ancora la cultura d’impresa verso forme di maggior collegamento». Condividere progetti, accedere a nuovi mercati, integrare competenze, migliorare la struttura patrimoniale sono solo alcuni degli aspetti che lo strumento-aggregazioni renderebbe possibili.In tale ambito, il ruolo del credito può diventare determinante per la concreta realizzazione degli obiettivi. L’incontro è l’occasione per approfondire questi argomenti e condividere esperienze imprenditoriali concretamente attuate.
Il seminario, rivolto esclusivamente alle aziende associate, rientra tra gli appuntamenti de L’Imprenditore, rivista della Piccola Industria di Confindustria, al quale parteciperà con un suo intervento il Presidente della Piccola Industria di Confindustria, Giuseppe Morandini.Interverranno anche Tiziano Ianni, Presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Canavese, che apre i lavori, Andrea Milano, Direttore de L’Imprenditore, che coordina i lavori, Federico Visconti, Preside della Facoltà di Scienze dell’Economia e gestione aziendale dell’Università della Valle d’Aosta, Corrado Pizzalunga, Responsabile Regione Commerciale Ovest UniCredit Corporate Banking e Enrico Fini dell’Associazione di manager Obietivo 50 che porta la testimonianza di alcune imprese. Concludera i lavori Paolo Musumeci, Presidente della Piccola Industria di Confindustria della Valle d’Aosta.
Se qualche imprenditore vuole esprimermi la sua opinione sul tema on line sarò molto lieto di ospitarlo.

Internazionalizzazione: la Valle d'Aosta ci prova con la nuova convenzione Ice

Una nuova convenzione con l’Istituto per il commercio estero, partecipazione attraverso la Chambre al Centro per l’internazionalizzazione del Piemonte e il sostegno diretto alle imprese attraverso «Attiva», la società in house della stessa Chambre. Sono i tre pilastri su cui potranno contare le imprese valdostane che nel biennio 2008/2009 intendono proporsi sui mercati stranieri, tre filoni che poggiano sulla convenzione Ice 2008 che l’assessore alle Attività produttive, Ennio Pastoret, sta predisponendo in questi giorni in attesa di poterla sottoporre all’attenzione della Giunta regionale per la fine di settembre. La convenzione prevede una spesa complessiva di circa 800mila euro (cofinanziata al 50% dalla Regione): «I progetti – sottolinea Pastoret – tendono a presentare un’immagine complessiva della Regione, privilegiando le produzioni di eccellenza, allo scopo di permettere alle aziende valdostane di inserirsi in precise nicchie di mercato». Europa occidentale e Russia i mercati-obiettivo, dove da tempo sono proposte iniziative che garantiscono significativi risultati soprattutto nell’enogastronomia: il programma dovrebbe spaziare così dalla Fiera alimentaria di Lisbona al Sial di Parigi. Un’altra delle azioni particolarmente qualificanti del programma dovrebbe essere la partecipazione al Salon des energies renouvables, a Lione dal 25 al 28 febbraio 2009, per promuovere Rigenergia 2009, a giugno ad Aosta. Sul mercato tedesco invece saranno proposte le produzioni del settore zootecnico all’«Intermopro-Intermeat» di Dusseldorf. La Convenzione con l’Ice però prevede anche misure per aiutare manager e titolari d’azienda a individuare progetti concreti di internazionalizzazione di imprese locali; un’attività, quest’ultima, svolta con successo anche da Attiva (480mila euro il bilancio 2007): «La società – spiega il presidente della Chambre, Pierantonio Genestrone è stata costituita circa un anno fa con il preciso compito di sostenere le iniziative promozionali, con particolare riferimento all’innovazione e all’internazionalizzazione. Un impegno che va letto all’interno del quadro dell’Euroregione, dove anche la Chambre può giocare un suo ruolo importante».
In aumento anche le attività di business cooperation attraverso l’utilizzo di un apposito database per la diffusione di richieste e offerte di cooperazione. «Oltre al BCD database, per promuovere la cooperazione transnazionale, - conclude il presidente della Chambre - viene utilizzato il sito www.aostacompany.com. In particolare la sezione "Business Opportunities" è aggiornata periodicamente con richieste ed offerte di cooperazione provenienti da imprese valdostane o ricevute da altri sportelli europei, camere di commercio nazionali ed estere, enti per la promozione della cooperazione d’imprese».
Sul disegno complessivo messo a punto dalla Regione guarda con interesse Confindustria Valle d’Aosta che, si augura «che le sinergie tra i vari referenti possano concorrere ad aiutare maggiormente le imprese».
D’altronde la sfida dell’internazionalizzazione per le Pmi della piccola regione autonoma rimane delicata: tutte le strategie devono infatti fare i conti con il fattore dimensionale, spesso un limite alla capacità di competere all’estero. Non a caso lo stato di salute dell’export valdostano rimane definito dall’andamento di un’unica azienda, la Cogne Acciai Speciali, per dipendenti e fatturati la realtà più importante della piccola regione autonoma. Un’analisi ormai consueta che trova conferma nei dati del primo trimestre 2008 dove il peso della voce «prodotti in metallo» è preponderante. La flessione del 5,5% dell’export non deve invece trarre in inganno: il primo trimestre 2007 si era infatti distinto per una crescita eccezionale che l’azienda siderurgica non poteva continuare a mantenere su ritmi così elevati anche per l’anno in corso. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 17 settembre 2008)

18 settembre 2008

Allevare le capre cashmere in Valle d'Aosta: che cosa ne pensate?

L’Assessore all’agricoltura e risorse naturali Giuseppe Isabellon organizza per lunedì 22 settembre, alle 9.30, nella sede dell’Assessorato in località Grande Charrière n. 66 a Saint-Christophe, un incontro informativo su «Diffusione della pratica di allevamento della Capra Cashmere in Valle d’Aosta».
L'idea, se procedete nella lettura, sembra geniale. In Italia esiste pure un'associazione e questo fa ben sperare. Ma io sono un perfetto profano dell'argomento. C'è qualcuno che ne sa di più e vuole offrirmi consulenza?
L’iniziativa, si legge in una nota diffusa dall'assessorato, intende avviare un confronto per la realizzazione di un progetto di inserimento della Capra Cashmere nella regione, attraverso la creazione di una rete di allevatori a supporto dell’organizzazione e della gestione dell’allevamento e di tutti gli aspetti ad esso correlati, dalla programmazione dei servizi di pascolo regolato, ai controlli igienico-sanitari, alla produzione e commercializzazione del filato in cashmere.
La Capra Cashmere, famosa soprattutto per la fibra pregiata che produce, possiede molte caratteristiche perfettamente adattabili al territorio valdostano. Selezionato per vivere nell’estrema variabilità ambientale e climatica delle zone di montagna, questo animale può essere allevato ovunque, in particolare laddove, per motivi di degrado del terreno o mancanza di viabilità, non sono consentiti l’utilizzo di mezzi agricoli né grossi investimenti in ricoveri o attrezzature sofisticate. Vive all’aria aperta durante tutto l’anno, anche nelle zone più povere e su terreni marginali, cibandosi di piante infestanti e non utilizzabili da altri animali, assumendo così una funzione di «diserbante naturale», di grande utilità nella pulizia del sottobosco, con evidenti vantaggi in termini di bonifica dei terreni e prevenzione degli incendi.

Con settecentomila bastoncini da sci e tanta qualità «Ski Poles» (ex-Rossignol) sfida la concorrenza cinese

Settecentomila bastoncini da sci prodotti e cinque milioni di euro di fatturato. Sono questi i numeri del 2008 della Ski Poles di Verrayes, più nota come ex-Rossignol. Uno stabilimento che dal 1982 fino al 2005 ha fatto parte del noto gruppo francese, «player» rilevante sul mercato mondiale con una quota pari al 25%. Nel 2005 però i transalpini cambiano padrone e arrivano gli americani della Quicksilver, tra le aziende «leader» nel campo dell’abbigliamento da spiaggia e nel surf. «Il loro obiettivo – spiega l’amministratore delegato Oliviero Gobbi, 30 anni, alle spalle non soltanto il background della Grivel, l’azienda di famiglia, ma soprattutto una esperienza consolidata sulla piazza milanese in quanto consulente strategico di un’importante multinazionale italiana - era diversificare la loro produzione sull’invernale». Ma gli americani sono abituati a tenersi i «brand» e a sganciare le attività produttive, lasciando ad altri l’onere di assicurare le forniture, e così la Rossignol, pur essendo un’impresa sana o, forse, proprio per quello, si è ritrovata inaspettatamente sul mercato. Cresce ovviamente nei quaranta dipendenti, quasi tutti di Verrayes, il senso di precarietà e il timore per il futuro. Nel 2006 spunta anche l’ipotesi di una fusione con la Spf Scott di Gignod che però non decolla. Fortunatamente la voglia di fare impresa della famiglia Gobbi porta all’acquisto del ramo di azienda da parte della Grivel. «Contemporaneamente alla cessione – precisa Gobbi – abbiamo firmato alla fine del 2007 con la nuova proprietà di Rossignol un contratto di fornitura rinnovabile quadriennale. E attualmente assorbono gran parte della nostra produzione». Il risultato è un’azienda da sei mesi sul mercato che opera lungo due assi di azione ben precisi. «Prima di tutto l’eccellenza operativa – commenta il Ceo – che significa efficienza, attenzione alle richieste del cliente, lavoro continuo per migliorare la qualità e la conformità del prodotto. Non potendo competere sul prezzo della manodopera è questo il nostro unico “atout” per combattere la concorrenza cinese. Una delle grandi ricchezze di questa azienda è il suo personale. Una decina di dipendenti sono qui fin dalla sua nascita e hanno un bagaglio di esperienze e di conoscenze fondamentale per la Sky Poles». L’altro asse è la ricerca di nuova clientela. «Il potenziale produttivo valutati gli spazi dello stabilimento – aggiunge Gobbi - e l’utilizzo delle macchine è almeno doppio rispetto l’attuale. C’è quindi spazio per soddisfare le necessità di Rossignol e per acquisire nuovi committenti. Dipendere da un’unica azienda non è mai opportuno».
Un mini-tour all’interno dei settemila metri quadri dello stabilimento conferma le parole dell’imprenditore (guardatevi in proposito questa slideshow aziendale). «Noi qui siamo in grado di rispondere a qualunque tipo di richiesta relativa alla produzione dei bastoncini da sci sia in alluminio che in fibra. Siamo inoltre l’unico impianto a livello mondiale a poter produrre internamente con le tecniche della serigrafia, dell’anodizzazione e della sublimazione». Gobbi non è preoccupato per l’andamento del mercato dello sci. «E’ chiaro che non è più quello di una quindicina di anni fa. Però sono convinto che oggi abbiamo raggiunto lo zoccolo duro. Chi si presenta adesso sul mercato non può che migliorare gli attuali volumi». Rimane, però, l’incognita cinese. «Sì ma credo che oltre che con la qualità – conclude Gobbi – possiamo competere facendo crescere l’automazione dei nostri impianti. Ho visitato alcune industrie cinesi del settore e ho constatato l’utilizzo della manodopera per procedure che noi realizziamo completamente in automatico». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 4 settembre 2008)

17 settembre 2008

Investimenti per 35 milioni di euro sugli impianti di risalita di Pila e La Thuile

La Pila spa e la Società Funivie Piccolo San Bernardo mettono in campo da sole per la stagione invernale 2008/2009 investimenti per circa 35 milioni di euro. Con l’inizio della stagione entrerà infatti in esercizio la telecabina «Aosta-Pila» (la foto che vi propongo arriva dal sito www.funivie.org) completamente rinnovata con nuove vetture a otto posti. Un investimento complessivo pari a circa 25 milioni, ovviamente sostenuto dall’amministrazione regionale (dello stato di salute del comparto scrivo in questo post). «L’impianto della lunghezza di 5100 metri con quattro stazioni per la salita e la discesa dei passeggeri – spiega Roberto Francesconi, amministratore delegato della Pila -, dotato di nuove tecnologie ridurrà i tempi di percorrenza di circa diciassette minuti e aumenterà la portata oraria a 2400 persone/ora» La società sulla seggiovia realizzerà l’ammodernamento dell’impianto «Pila-Chamolé» dotando la stazione di valle di un tappeto di imbarco che faciliterà la salita degli sciatori. Per le piste la società rimodellerà la pista 1/bis che collega «Chamolé» alla stazione della Telecabina a «Plan Praz», allargando il tracciato e dotandola di innevamento programmato, garantendo così la discesa dall’arrivo della seggiovia a metri 2300 a Plan de Praz a 1540. La Pila spa prevede anche di ampliare e potenziare l’impianto di innevamento sulle piste «Belvedere» e «Du Lac», portando la superficie delle piste servite dall’innevamento programmato al 53 per cento del comprensorio. Saranno inoltre rimodellati alcuni raccordi di collegamento alle piste principali sulle piste destinate alle competizioni «Chamolé» e sulla nuova pista gare «Leissé» saranno incrementate le reti di protezione di tipo «A». A La Thuile la Società Funivie Piccolo San Bernardo (Presidente Gen. Roberto Stella e direttore Corrado Giordano) sta investendo 4,8 milioni per adeguare la pista numero 3 per le competizioni di Coppa del Mondo. La pista sarà rimodellata e adeguata alle caratteristiche di omologazione in gran parte del tracciato e, contemporaneamente, si provvederà all’aggiornamento tecnico dell’impianto di innevamento. Con altri tre milioni la società realizzerà nella zona di partenza degli impianti di risalita, in località Entrèves, una nuova seggiovia quadriposto ad ammorsamento fisso con tappeto di imbarco. L’impianto denominato «Entrèves-Maison Blanche» avrà una portata oraria di 2400 persone/ora, un lunghezza di 530 metri e un dislivello di 189 e servirà tre nuove piste dotate di innevamento programmato di cui una per principianti, una per sciatori medi ed una per quelli esperti. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 3 settembre 2008)

16 settembre 2008

Concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008»: si allontana il traguardo dei 1000 voti

Crisi del quarto mese (l’ho lanciato il 13 maggio) per il mio sondaggio «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008». Soltanto una cinquantina i suffragi che si sono aggiunti rispetto all’ultimo aggiornamento del 21 agosto. L’obiettivo di mille voti sembra sfumare. Ma c’è tempo fino all’8 dicembre. Non dispero. E veniamo alla classifica. Paolo Conta (Laser) consolida il suo primato con 101 suffragi contro i 95 di Piero Enrietti della Thermoplay di Pont-Saint-Martin. Accelera leggermente Paolo Musumeci (Musumeci-Pcl) che raggiunge quota 64 preferenze e stacca Costantino Charrère (Les Crêtes), che non va oltre quota 55, mantenendosi comunque come il primo non industriale della classifica. Continua a crescere Gioacchino Gobbi (Grivel) che con 38 preferenze sembra non avere concorrenti per il quinto posto. Guida il gruppo di centroclassifica, Piero Roullet (Albergo Bellevue) con 25 voti, tallonato da Marilena Péaquin (Maison Bertolin) a pari merito con Pietro Giorgio (Sea) a quota 23. Segue Mario Ronc (Fratelli Ronc) a 22. Entriamo così nella zona retrocessione, cioè nelle ultime sette posizioni che chi segue il mio sondaggio sa che segnano l’esclusione dalle nominations del prossimo anno. Qui non si ferma il recupero di Luca Minini (Mdm), presidente dei giovani industriali, che ha messo insieme 21 voti, raggiungendo di fatto la zona di centro classifica. Più indietro Pietro Capula (Gps) e Roberto Marzorati (Cogne) con 18 suffragi. Poi Nicola Rosset (Saint-Roch) a 15, Pierre Noussan (Sicav) a 13, Alberto Celesia (Cidac) a 11. Ancora fanalino di coda Corrado Neyroz (Albergo Hermitage) a quota 9. Come ribadisco, alla fine di ogni post, votate e fate votare. I mille voti servono a dare un po’ più di credibilità ad un concorso-sondaggio che ha comunque il merito di valorizzare le imprenditorialità di questa regione. E non dimenticatevi il premio!

15 settembre 2008

Il prezziario edile regionale non piace ai costruttori valdostani

La continua corsa al rialzo dei prezzi delle materie prime
sta mettendo in grave difficoltà le imprese di costruzioni valdostane che nella migliore delle ipotesi si devono confrontare con lavori appaltati sulla base di prezziari che nel giro di sei mesi saranno già completamente fuori mercato. Una torta complessivamente stimata in circa 200 milioni, circa due terzi del Pil del settore valutato, ma l’impennata dei prezzi sta cancellando i margini per le imprese. L’esempio più eclatante di questa folle corsa è il ferro che nell’ultimo semestre ha visto crescere il suo prezzo di oltre il 178%. Epicentro della crisi l’Elenco prezzi 2008 per l'esecuzione di lavori pubblici di interesse regionale (art. 42 della legge regionale 20 giugno 1996, n. 12, e successive modificazioni ed integrazioni) - approvato con deliberazione della Giunta regione del 27 giugno 2008, n. 1955. «In realtà – osserva Alfonso Montrosset, presidente di Cna Costruzioni alcuni prezzi sono già in partenza fuori mercato e la situazione si fa ancora più complicata se si tiene conto del fatto che l’impresa edile per vincere l’appalto deve applicare anche ulteriori ribassi ad importi già fortemente critici». Per Montrosset il documento nasce da un procedimento infelice già all’origine. «I prezzi – aggiunge – sono stati fissati attraverso una sorta di indagine di mercato, ottenuta tramite una media dei prezziari già esistenti elaborati da regioni con caratteristiche analoghe alla realtà valdostana. Ma i successivi aggiornamenti si sono limitati a tenere conto dell’inflazione. Soltanto per quello del 2008 si è fatto uno sforzo in più, valutando l’incidenza di determinate materie prime, cioè cemento, ferro e carburanti. L’attuale documento ha una tabella che potrebbe tenere conto della variazione del prezzo ma non viene quasi mai presa in considerazione in quanto il suo utilizzo è facoltativo». L’imprenditore vede un’unica via di uscita. «Il metodo migliore – spiega Montrosset - è quello che sta utilizzando la Camera di Commercio, cioè l’analisi dei prezzi. Si tratta di costruire un modello in cui i costi per l’esecuzione di un’opera siano attentamente suddivisi in modo da tenere conto delle oscillazioni di tutti i materiali e le lavorazioni, senza limitarsi agli aggiornamenti inflazionistici».

L’azione della Chambre è particolarmente apprezzata anche perché ha coinvolto, all’interno di dieci gruppi tecnici, un’ottantina di professioni, in rappresentanza degli Ordini professionali e delle Associazioni di categoria, impegnati ad esaminare gratuitamente le differenti voci, in modo da giungere ad una analisi dettagliata dei singoli costi ed elaborare così un primo listino pilota per la formulazione dei prezzi edili di riferimento in Valle d’Aosta nei rapporti tra privati, artigiani e piccole/medie imprese. «A livello regionale, invece, finora – si rammarica Montrosset – è sempre mancata la condivisione delle scelte in merito ad uno strumento così importante con le associazioni di categoria. Alcuni correttivi sono stati fatti, ma quando il prezziario ci viene sottoposto è sempre troppo tardi. Spero che il lavoro fatto dalla Chambre possa essere utilizzato anche da tutto il comparto pubblico. In alternativa sarebbe auspicabile la reintroduzione dell’istituto della revisione prezzi come in passato».

Una speranza condivisa anche da Flavio Bertino, consigliere della sezione edile di Confindustria Valle d’Aosta. «In Regione l’attenzione al problema c’è, ma manca il metodo che garantisca una revisione automatica dei prezzi». Il dialogo è difficile anche con i comuni, attori sempre più rilevanti nel settore. Cna denuncia come molte municipalità spesso non predispongano gli appalti sulla base degli ultimi prezzari disponibili. «Attualmente in gara – sottolinea il responsabile di Cna – ci sono lavori appaltati addirittura con il prezzario del 2003. Abbiamo chiesto l’aggiornamento tramite lettera alle stazioni appaltanti, ma senza ottenere risposta. Potrebbe intervenire l’autorità di vigilanza nazionale ma si tratta di un procedura lunga e complessa e per giunta poco efficace in quanto l’Autorità non può imporre le sue indicazioni. Un’altra strada potrebbe essere allora quella di impugnare il bando davanti al Tar ma alla fine quante sono le aziende disposte a percorrerla». Critiche anche dal settore dell’impiantistica. Per Mauro Papagni, presidente di Cna Installazioni e impianti, il documento presenta alcune carenze dal punto di vista della tipologia di impianti previsti. «Il comparto – commenta – in questi ultimi anni si è particolarmente evoluto e il prezziario si presenta soprattutto carente per quanto riguarda il settore dei rinnovabili. Ci sono poche voci e, per giunta, elaborate in maniera non corretta. Tuttavia va detto che per noi la criticità maggiore sta nel rapporto con l’impresario. Per prendere un lavoro un’impresa artigiana è spesso costretta a sconti considerevoli e questo danneggia tutti». L’assessore alle Opere Pubbliche Marco Viérin sostiene di avere chiari i problemi del settore. «C’è un nodo però di difficile risoluzione: garantire un prezzo adeguato alle opere in esecuzione e allo stesso tempo evitare di dover ricorrere a continue variazioni del prezziario per il modificarsi dei prezzi delle materie prime». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 10 settembre 2008)

14 settembre 2008

Messaggi in bottiglia - 7: Federalismo ad personam?

In merito all'articolo 20 della Bozza calderoli riguardante le regioni a Statuto speciale su cui mi sono soffermato in un precedente post segnalo l'articolo di Tito Boeri e Massimo Bordignon uscito sul sito di Lavoce.info dal titolo «Federalismo ad personam». Credo che una lettura faccia bene anche a noi valdostani. Come sempre i commenti sono ben accetti.

13 settembre 2008

Messaggi in bottiglia - 6: Per gli albergatori valdostani

Sul blog 01net Blog di Luigi Ferro ho letto un post dal titolo «Puntare sul turismo? Beh, prima c’è da lavorarci un po’» dove si parlava anche di Valle d'Aosta in maniera piuttosto critica. Ho espresso una mia opinione e (nell'area commenti) guardate un po' che cosa ho scoperto. L'avviso va soprattutto all'Associazione Valdostana albergatori.

Ma quale federalismo?

Sul Corriere della Valle d'Aosta che è uscito questo venerdì (e che è arrivato nelle case dei suoi tanti abbonati giovedì - riflettete sulla possibilità di abbonarvi cari visitatori...) ho ospitato un contributo al dibattito sul federalismo fiscale del mio collaboratore Giulio Poli, da tempo attento analista dei fatti politici nazionali e regionali. Vi propongo come post di oggi il suo scritto.

Mi fa piacere intervenire nel dibattito suscitato dall’editoriale del direttore su un argomento di così stringente attualità. Prima di esprimermi vorrei però provare a tracciare, in modo decisamente sommario, il quadro giuridico che ha portato alla situazione attuale in Italia, perché sono convinto che le riforme ora annunciate non sono altro che il punto di arrivo di un processo iniziato da quasi vent’anni. Infatti, dagli anni Novanta in poi, si sono succedute una serie di trasformazioni che hanno innovato l’ordinamento regionale e locale. Provo ad elencarne le tappe essenziali: il nuovo ordinamento delle autonomie locali, in base al quale comuni e province poterono darsi i propri statuti (l.8 giugno 1990, n° 142); l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province ( l. 25 marzo 1993, n°81); le leggi Bassanini (15 marzo 1997 n° 59 e 15 maggio 1997, n° 127) che hanno conferito funzioni prima esclusivamente dello stato a regioni, province e comuni e hanno disciplinato in modo nuovo i controlli sugli atti amministrativi regionali e locali; la riforma della finanza regionale (l. 13 maggio 1999, n° 133 e dlgs 18 febbraio 2000, n° 56); la forma di governo delle regioni ordinarie e l’introduzione dell’elezione diretta dei presidenti delle medesime (l.cost. 22 novembre 1999, n° 1), ottenute con la modifica del titolo V della Costituzione; il nuovo testo unico degli enti locali (d.lgs.18 agosto 2000, n° 267) che ha consolidato le norme fin qui elencate, abrogando inoltre il precedente testo che risaliva al 1934; l’estensione, con legge costituzionale, delle prerogative sulla forma di governo conferite alle regioni a statuto ordinario anche a quelle a statuto speciale (l. cost. 31 gennaio 2001, n° 2); infine, una ulteriore modifica del titolo V della Costituzione, già allora definita “federalismo amministrativo” o “federalismo fiscale” (l. cost. 18 ottobre 2001, n° 3). Tutto questo ordinamento è stato adeguato alla riforma con la legge 5 giugno 2003, n° 131. Ciò che a me risulta evidente, all’interno di questo percorso legislativo che si snoda attraverso l’azione di governo del centrodestra come del centrosinistra, è che:

1) gli enti locali continuano, nel nostro ordinamento, ad essere enti derivati, creati per così dire dallo stato nazionale, come era avvenuto negli anni Settanta per le regioni ordinarie.

2) in quanto tali, essi continuano a ricevere competenze sempre maggiori per concessione della Repubblica una e indivisibile, nella cui Costituzione ancora oggi non esiste l’espressione “ordinamento federale”.

3) queste leggi hanno risposto a due istanze: una proveniente dalla Comunità europea, che ha promosso processi virtuosi di riassetto delle finanze e delle pubbliche amministrazioni con i vincoli dei suoi patti di stabilità; un’altra, scaturita dall’emersione del “fatto regionale” in Italia come in Europa, che nel nostro paese ha preso la forma politica della Lega Nord.

Il processo è ancora imperfetto, perché sussistono notevoli incertezze sulle materie di legislazione concorrente, cioè quelle su cui interviene tanto la competenza statale come quella regionale. Tuttavia, in vent’anni i segnali del cambiamento sono stati tanti e tali, che chi non ha saputo leggerli ha perduto buone occasioni per avviare i cambiamenti necessari. So che gli stati federali non sono nati con il metodo che noi, e altri in Europa (Regno Unito, Belgio, Spagna) stiamo seguendo. So che molto resta da fare, e che le regioni come la nostra dovranno riaffermare la propria specialità tanto rispetto alla comunità nazionale che a quella europea. Sono certo che nessuno ci concederà questa specialità assieme alle competenze legislative, amministrative e finanziarie: perciò, o i valdostani trovano le loro ragioni di essere, o non saranno che uno degli enti locali con aumentata capacità legislativa, di entrata e di spesa. Cercare ciò che unisce, non ciò che divide è dunque un obbligo non solo per l’Italia, ma anche per la nostra comunità. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta dell'11 settembre 2008).
 

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