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4 settembre 2009

Avvenire

Le dimissioni di Dino Boffo da direttore di Avvenire non mutano il senso di quanto ho scritto nel mio ultimo editoriale sul Corriere della Valle che propongo, leggermente in anticipo rispetto al solito, anche ai lettori del blog.
Ho ricevuto molti apprezzamenti per il fondo che ho scritto la scorsa settimana sul tema dell’immigrazione.
Segno che ho toccato corde su cui la sensibilità fortunatamente sta crescendo.
E il titolo “tempi di barbarie” sembra, purtroppo calzare a pennello anche per quanto è accaduto questa
settimana. La querelle Feltri-Boffo è sotto gli occhi di tutti. Ogni commento è superfluo. La solidarietà del Corriere al direttore di Avvenire è ampiamente espressa attraverso un servizio nelle pagine interne.

Ma c’è un qualcosa in più. Domenica 6 settembre, già prevista da diverse settimane, in molte chiese della Diocesi ci sarà una distribuzione straordinaria del quotidiano Avvenire e anche gli abbonati del Corriere ne riceveranno gratuitamente una copia a casa. Su Avvenire infatti troverete una pagina speciale dedicata alle celebrazioni di San Grato, il patrono della Diocesi. Ora penso e credo che, se vogliamo davvero essere concretamente solidali con Avvenire e il suo direttore, potremmo prendere l’impegno di leggerlo un po’ di più. Partire da una copia alla settimana fino, magari, a farne un compagno di viaggio quotidiano.

Paradossalmente la brutalità dell’attacco di questi giorni fa pensare che il lavoro fatto, in punta di piedi (come ama spesso scrivere Boffo), vada soppesato con più attenzione.
Chi racconta i fatti senza pregiudizi ideologici e chiamando le cose per quel che sono rende un servizio
alla verità che non può essere lasciato passare sotto silenzio e che, evidentemente, pur usando toni civili, finisce per picchiare molto duro. Insomma se è vero che il peso di un giornale non sempre è determinato dal
numero dei suoi lettori (e quest’ultima vicenda fa molto pensare all’episodio biblico del giovane Davide contro il gigante Golia) è anche vero che dare forza ad un modello di giornalismo non gridato, che sa distinguere il grano dalla pula, che si rifiuta di essere schiavo della televisione che spesso spettacolarizza il nulla e annulla ciò che ha sostanza, può essere il modo per far sì che una simile avvilente vicenda produca qualche buon frutto.
Ed è da quelli che saremo valutati.
 

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