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27 ottobre 2018

Sandro Theodule (#CrottadeVegneron): «#Vendemmia ottima per qualità e quantità»

Questa settimana p r o p o n i a m o l’intervista a Sandro Théodule, Presidente della Crotta di Vegneron di Chambave. 

70 soci, duecentomila bottiglie sono numeri importanti per la Valle d’Aosta…
Sono dei piccoli numeri in una piccola regione, quella che ha la minor produzione di vino a livello italiano. Oggi la nostra regione si attesta intorno ai 2 milioni e mezzo di bottiglie. Siamo un’azienda mediogrande. 

E ora avete anche una nuova sede. Avevate bisogno di più spazio? 
L’esigenza è nata da tempo. Avevamo delle carenze di spazio soprattutto per quanto riguarda i magazzini. Fino allo scorso anno avevamo preso in affitto un magazzino a Châtillon, quindi anche molto distante dalla nostra sede produttiva con conseguenti costi di trasporto importanti. Inizialmente avevamo pensato di costruire soltanto il magazzino ma poi visto che la cantina dove produciamo ha una certa età ed è ovviamente non di proprietà, abbiamo deciso di costruire una nuova sede che sarà definitiva anche per quanto riguarda la produzione. Al momento in questa nuova sede abbiamo ovviamente il magazzino che ci mancava, tutti gli uffici amministrativi e il punto vendita. 

Ricordiamo quali sono le tipologie di vino che commercializzate... 
Sono più di dieci. Fra i bianchi il muller, la petite arvine, la malvoisie di Nus e chiaramente il muscat che oltre ad essere il vino più prodotto è anche quello che più di tutti rappresenta la nostra identità di cantina. Lo Chambave muscat è quello che ci ha fatto conoscere in giro per l’Italia, e non solo, sia nella versione secca che in quella passita. Poi abbiamo dei rossi: gamay, pinot nero, Chambave rouge che ricordiamo è un petit rouge fino al Sirah che rappresenta un po’ una novità in quanto lo  produciamo in purezza, mentre prima era utilizzato come uvaggio nello Chambave superieur e, infine, ovviamente il fumin. Per poi passare in ultimo agli spumanti
con un metodo charmat il Refrain e uno classico il 4478. Inoltre siamo rimasti
l’unica distilleria, accanto alle due storiche La Valdôtaine e Saint-Roch, e facciamo
le nostre grappe direttamente in azienda. 

Quanto incide il turista sul fronte della vendita diretta?
Il turista è importante sia in termini diretti che indiretti. Noi abbiamo un punto vendita ed è importante per il nostro fatturato. E lo è ancora di più se pensiamo che il mercato
valdostano rappresenta il 60% del nostro fatturato. E ovviamente i nostri clienti – Hôtel, ristoranti, esercizi commerciali – vendono e propongono i nostri prodotti soprattutto al turista.

Come è stata l’ultima vendemmia?  
E’ sicuramente una buona annata sia in termini qualitativi, ma pure quantitativi, ci avviciniamo infatti a quanto raccolto nel al 2016 e con una qualità superiore. E’ chiaro che veniamo da un 2017 che è stata una annata terribile.

Gestire una cooperativa non è mai stato semplice, ma oggi forse è più complicato di un tempo. E’ vero?  
Come tutto gli imprenditori anche io mi lamento per il crescere degli adempimenti burocratici. Anzi l’introduzione degli strumenti informatici sembra ulteriormente aumentata e richiede una quantità di tempo impressionante. Non solo in questo momento gestire una impresa deve essere comunque un impegno costante dal punto di vista gestionale. L’amministratore che lavora in una società deve avere sempre sotto controllo l’andamento e quindi vendite, pagamenti, produzione quant’altro. Prova ne è che noi abbiamo da anni del personale che si occupa di tutto l’aspetto gestionale ovviamente coordinato dal sottoscritto. Anche sul fronte produttivo abbiamo un enologo a tempo pieno che coordinato con noi soci, al consiglio di amministrazione e ad un agronomo seguiamo tutta la produzione dei vigneti. Tutto questo perché nel tempo come azienda abbiamo cominciato ad affermarci non soltanto in campo regionale ma nazionale e internazionale e il vino valdostano sta prendendo piede e comincia da interessare perché ha una sua identità. La cura del vigneto è fondamentale. Ritornando però al tema di partenza è chiaro che gli adempimenti burocratici legati al mondo del vino sono tanti ma questo significa anche che è un prodotto altamente controllato.

Il mondo del vino valdostano comunque sembra in buona salute…

Assolutamente. Riscontriamo grande interesse da parte del mercato.

Iniziative per il 2019?

Il prossimo anno ci sarà il sessantesimo anniversario della Festa dell’Uva di Chambave che sarà per noi e per il territorio un avvenimento importante. Vedremo di solennizzare maggiormente l’evento.

Qual è la situazione del vostro export?

Siamo in crescita. A livello europeo siamo presenti in Germania, Svizzera, Finlandia, Ucraina, Russia. Al di fuori dell’Europa Stati Uniti, Giappone, Canada e recentemente Corea del Sud. Prossimamente avremo in visita per una degustazione un gruppo di turisti cinesi. A fine ottobre avremo anche una delegazione di ucraini che verranno a visitare la nostra cantina.

Un sogno cooperativo-imprenditoriale da realizzare?

Poter portare anche la cantina produttiva nella nuova sede ovviamente.

11 ottobre 2018

Sandro Thoedule (#CrottadeVegneron) ospite il 12 ottobre a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 12 ottobre, alle 9,35, quarta puntata del nuovo ciclo di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu.
In studio Sandro Theodule, Presidente della Crotta de Vegneron di Chambave. 

A circa un'ora dalla trasmissione della puntata puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.

Sul Corriere della Valle in edicola trovi invece l'intervista a Dante Perino della Perino Marmi.

Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0. 

27 settembre 2018

#Coldiretti: Oscar Green 2018 anche per un valdostano

C’è anche un progetto imprenditoriale valdostano tra quelli premiati, nei giorni scorsi, al Borgo Medievale di Torino per gli Oscar Green 2018, il premio promosso da Coldiretti Giovani Impresa, arrivato alla dodicesima edizione, che punta a valorizzare il lavoro di tanti giovani che hanno scelto per il proprio futuro l’Agricoltura.

Si tratta di “Madame Escargot” della Cooperativa Sociale Mont Fallère, presentato da Gaetano Aiello, in gara nella sezione “Noi per il Sociale”. La Cooperativa Mont Fallère da più di 25 anni opera sul territorio per offrire servizi e progetti imprenditoriali senza mai perdere di vista l’inserimento lavorativo, dando un’opportunità di lavoro alle persone più fragili o che vivono in condizioni di marginalità. Dal loro lavoro quotidiano nei campi, che porta con sé autenticità e passione attraverso un preciso atteggiamento nei confronti della natura, è stato ideato e realizzato il progetto “Madame Escargot”. La Cooperativa riproduce le condizioni ottimali per la chiocciola, con caparbietà e pazienza si aspettano e rispettano il susseguirsi delle stagioni e le dure leggi della terra, affinché il ciclo biologico sia perfettamente completato. La lumaca è una materia prima che assorbe la personalità del suo territorio: pura, forte e inesorabile.

Alla finale di Torino, con il delegato regionale piemontese Giovani Impresa Danilo Merlo, il vice presidente di Coldiretti Piemonte Fabrizio Galliati, il Delegato Confederale Bruno Rivarossa, i presidenti ed i direttori di tutte le federazioni provinciali ed i delegati ed i segretari provinciali del movimento, c’era anche Richard Lanièce, direttore di Coldiretti Valle d’Aosta.

«L’agricoltura sociale muove quei progetti volti a rispondere a bisogni della persona e della collettività – ha commentato Richard Lanièce - grazie alla capacità di trasformare idee innovative in servizi e prodotti destinati a soddisfare esigenze generali e al tempo stesso creare valore economico e sociale».

I concorrenti hanno partecipato agli Oscar Green online, durante l’estate (le altre sezioni in gara erano Campagna Amica, Creatività, Fare Rete, Impresa 3.Terra, Sostenibilità), evidenziando le peculiarità delle loro aziende sotto il profilo dell’impatto ambientale, degli aspetti solidali, della solidità economica, dei rapporti commerciali, della capacità comunicativa e dell’originalità.


 «Si tratta di una vetrina molto importante che offre una grande opportunità ai giovani agricoltori che si impegnano con il loro lavoro quotidiano ad implementare ed innovare il nostro patrimonio enogastronomico – ha evidenziato Coldiretti -. Grazie alle nuove generazioni, il binomio agricoltura e innovazione è diventato sempre più frequente: l’esempio l’abbiamo avuto  proprio dalle aziende che hanno partecipato a questo concorso con estro, passione, innovazione e professionalità».

8 marzo 2018

Nicole Giustini (#LaLibellula): vogliamo far crescere la committenza privata


Questa settimana proponiamo l’intervista a Nicole Giustini, coordinatrice per la Cooperativa La Libellula della residenza La Grandze. Il nostro modo per celebrare l'8 marzo.

 Da quanto tempo come Cooperativa operate nel settore degli anziani?
La cooperativa è attiva sul territorio valdostano da oltre 35 anni. Nasce nel marzo del 1980 e da lì ha sviluppato fino ad oggi una sua competenza specifica proprio nella costruzione di servizi rivolti alle persone. Sia competenze specifiche per quel che riguarda la prima infanzia, cioè asili nido e comunità per minori, ma anche servizi che riguardano proprio gli anziani. In particolare la Cooperativa opera nel settore delle strutture per anziani dal 1982 dove ha gestito in regime di convenzione con l’ente pubblico in questo caso con il Comune di Aosta fino al 2009 due strutture residenziali presenti sul territorio, in particolare la Casa famiglia di Viale Europa gestita tra gli anni 1982 e 1995 e successivamente la microcomunità di via Guido Rey dal 1995 al 2009. In parallelo alla gestione delle strutture per anziani la cooperativa è stata attiva nell’erogazione del servizio di assistenza domiciliare, sempre per alcune zone del Comune di Aosta. Dopo un breve periodo di pausa dal 2009, legato al cambio di gestione subentrato con la nuova gara d’appalto nuovamente la Cooperativa La Libellula in ati con la Cooeperativa La Sorgente e la Cooperativa L’Esprit à l’Envers ha nuovamente gestito fino al febbraio 2017 la microcomunità di via Guido Rey, il servizio di prossimità, una parte del servizio di assistenza domiciliare per una zona del Comune di Aosta. Ad oggi dall’ultima settimana di settembre la Cooperativa si è lanciata in questo nuovo progetto della gestione di una struttura per anziani privata, la Grandze che si trova nel comune di Saint-Christophe.

Questo progetto è il risultato di un importante investimento: come è nata questa scelta?
La possibilità di gestire un servizio in modalità totalmente privata è un po’ la concretizzazione di un progetto maturato in seno alla cooperativa già da diversi anni. Chiaramente prudenzialmente messo nel cassetto in attesa di trovare il classico momento giusto e le condizioni ideali per poterlo realizzare. La scelta nasce fondamentalmente da più fattori che possono essere riassunti in tre. Da un lato la volontà della Cooperativa di non perdere, ma anzi di valorizzare, mettendola anche al servizio della comunità locale, l’esperienza maturata in tutti questi anni direttamente sul campo nella gestione di servizi rivolti tipicamente agli anziani. Dall’altro lato viste le condizioni, il contesto in cui viviamo, caratterizzato da incertezza e anche crisi del mondo del lavoro, c’era l’idea era di avere una spinta sociale nel senso di tentare di creare nuove opportunità e posti di lavoro con un servizio nuovo, non dipendente dal servizi pubblico. Infine la grossa spinta è sicuramente legata al meccanismo e alla consapevolezza che bisogna superare questa logica di lavorare esclusivamente con forme di convenzione, con tutte le criticità che comporta. Innanzitutto il fatto che lavorare in un regime di convenzione fa vuol dire operare in un contesto di incertezza laddove il lavoro è legato ad una gara di appalto che non sempre può avere gli esiti aspettati perché ci può essere un cambio di gestione e la perdita del servizio. E dall’altra sicuramente i vincoli che la riorganizzazione a livello italiano dell’ente pubblico che porta a continue contrazioni delle risorse economiche rendendo per la Cooperativa difficile la gestione al suo interno e anche la sostenibilità economica nell’erogare i servizi.

Ma Operare su una struttura di vostra proprietà cosa implica?
Certamente. Il fatto di poter lavorare in una struttura privata è anche una sfida personale della Cooperativa, dei soci che ci lavorano e dei dipendenti in quanto ci si assume in prima persona il rischio di impresa. Inizialmente l’investimento è stato grande perché di fatto la struttura è stata completamente ristrutturata e rinnovata al suo interno negli arredi tutto a carico della Cooperativa. La sfida è fare in modo che il servizio privato possa nel tempo trovare la partecipazione della comunità per poter rientrare negli investimenti fatti inizialmente e garantire i nuovi posti di lavoro che si sono creati.

Come è cambiato il servizio agli anziani in questi anni?
Al di là dell’evoluzione storica che hanno avuto i servizi, cioè dalle classiche strutture residenziali, seguita negli anni ’80 la sperimentazione di servizi più legati alla domiciliarità, cioè all’assistere l’anziano a casa per mantenerlo nel proprio contesto, in questi ultimi anni la sfida è stata lavorare molto sulla riconfigurazione della rete di offerta dei servizi, cioè la necessità di creare nuovi interventi e servizi in quello spazio intermedio tra la residenzialità per cui strutture protette, case di riposo private e gli interventi di domiciliarità non soltanto per gli anziani autosufficienti o gravemente non autosufficienti. Quindi di andare a vedere tutte quelle forme di residenzialità più leggere quali possono essere il Centro Diurno e nuove forme di accompagnamento degli anziani e delle loro famiglie, aiutandoli ad orientarsi nel mondo dei servizi: sportello sociale, servizio di prossimità, tutti servizi che permettono un accompagnamento, un’individuazione dei bisogni per poi indirizzare le persone verso il servizio più rispondente alle loro necessità. Gli anziani nel corso degli anni sviluppano bisogni eterogenei per cui si deve prendere in considerazione che è necessario articolare la gamma delle risposte che bisogna offrire

Cosa possiamo dire sulla struttura in termini di servizio?
La residenza la Grandze che si trova nel comune di Saint-Christophe offre diverse tipologie di servizi in una medesima struttura. Innanzitutto c’è la possibilità di un’accoglienza di tipo residenziale, 24 ore su 24, sia di tipo temporaneo, una convalescenza o un soggiorno presso la residenza, che di scelta più definitiva per quelle persone per le quali il mantenimento del proprio domicilio nell’abitazione non è più possibile per motivi familiari, assenza di rete di supporto, motivi di salute. Offriamo poi un servizio diurno molto flessibile in quanto può essere fruito sia a giornata intera, sia a mezza giornata e la novità è anche di poterne usufruire a ore, un po’ come la garderie per l’infanzia. Per cui il familiare che ha necessità di andare a fare una visita o comunque di avere alcune ore libere può accompagnare il proprio caro presso la struttura e avere la possibilità di poter svolgere le proprie attività. L’altro servizio innovativo è quello del Centro notturno che può offrire ospitalità notturna, serale, in situazioni di emergenza o per chi preferisce trascorrere la notte in un contesto più protetto.

Quanto investite in formazione? Sta crescendo l’assistenza medicalizzata?
La Cooperativa La Libellula nel corso degli anni ha sempre rivolto particolare attenzione agli aspetti formativi del proprio personale sia soci che dipendenti. Sia in un’ottica di crescita professionale personale, la costruzione di un bagaglio di competenze che l’operatore può sfruttare al di là del servizio in cui inserito, sia in un’ottica di affinamento delle competenze richieste per la particolare tipologia di servizio in cui opera la persona con evidenti ricadute a livello di qualità del servizio, molta attenzione viene anche posta alla formazione che riguarda il benessere dell’operatore. Nel momento in cui il lavoratore sta bene anche il servizio ne beneficia. E’ chiaro che in un contesto come questo dove la contrazione delle risorse tocca anche la Cooperativa, in questo momento stiamo avviando delle procedure, anche interne ai servizi, per fare delle valutazioni, applicare delle strategie in cui si possa fare una formazione più mirata, più corrispondente ai bisogni specifici dei singoli operatori e, soprattutto, emerge la necessità, rispetto al passato sempre più frequente di poter accedere a forme di co-finanziamento per garantire gli aspetti formativi quali i fondi europei o anche quelli interprofessionali. Questo per garantire, al di là della formazione obbligatoria prevista per legge, tutta una serie di formazioni che la Cooperativa dà in più al proprio lavoratore

Cosa possiamo segnalare per il 2018?
Per La Grandze sicuramente la speranza è quella di portare la struttura a pieno regime, di renderla più funzionale mantenendo sempre uno sguardo attento ai clienti e agli ospiti della struttura per poter dare risposte sempre più mirate alle esigenze che via via emergeranno. Per quel che riguarda la Cooperativa sicuramente l’anno 2018 è orientato al mantenimento dei servizi attualmente in essere e ad una riorganizzazione complessiva della stessa Cooperativa per garantirne la sostenibilità a fronte dei tagli e anche della riduzione delle convenzioni che via via stanno avvenendo per cui l’intento è di garantire il più possibile i contratti di lavoro, i posti di lavoro.

Un sogno per la Cooperativa da realizzare?
Il sogno sicuramente è quello di poter implementare nei prossimi anni la creazione, l’erogazione di prodotti sempre più rivolti ad una clientela privata. Mi sento però anche di fare un augurio rivolto non soltanto alla Cooperativa La Libellula ma a tutta la cooperazione sociale affinché seppur operando in un contesto complesso, sempre più caratterizzato da una significativa riduzione delle risorse economiche non perda quella vitalità di pensiero che l’ha sempre contraddistinta e mantenga viva un’attitudine positiva, una voglia e una spinta a progettare e innovare.

23 febbraio 2018

Mauro Treves (#CooperativaProduttoriLatteeFontina): «Impegnati nel valorizzare il nostro latte»

Intervista a Mauro Treves, Presidente della Cooperativa Produttori Latte e Fontina e della Cooperativa Evançon.

Di cosa si occupa la vostra Cooperativa?
La Cooperativa ha compiuto 60 anni l’anno scorso. Si occupa della stagionatura e della vendita delle fontine conferite dai nostri soci. Ha un fatturato di circa 20 milioni di euro, commercializza circa 300mila forme di fontina ogni anno. I nostri soci ci conferiscono le loro fontine appena prodotte, noi le stagioniamo nei nostri magazzini e quando sono pronte le immettiamo nel mercato. Un mercato che è principalmente nazionale, con un po’ di estero oltre a quello che si consuma in Valle.

Ricordiamo dove sono i magazzini che sono sempre una meta turistica…
Abbiamo la sede a Saint-Christophe. Il nostro magazzino principale si trova a Valpelline dove c’è anche un centro visitatori. Qui abbiamo la parte tradizionale da un lato dove stiamo sfruttando una vecchia miniera e dall’altra parte un galleria costruita appositamente negli anni ’90 e ha una capienza di più di 40mila forme. La caratteristica del magazzino tradizionale è che per movimentare le forme al suo interno, quasi un chilometro di estensione, usiamo il trenino un tempo a disposizione della miniera. Inoltre a fianco del centro visitatori, ristrutturato di recente, è stato realizzato un percorso di visita dove è possibile ripercorrere la storia della fontina e della Cooperativa e, ovviamente, si può degustare e acquistare i nostri prodotti. Abbiamo anche due magazzini a Pré-Saint-Didier sempre recuperati da due vecchi fortini militari e altri due in Bassa Valle, a Montjovet e Issogne. Si tratta di vecchie gallerie dell’Enel utilizzate per portare fuori materiale dai canali Enel. Si prestano molto alla stagionatura perché hanno al loro interno una particolare caratteristica climatica. Un’altra struttura è a Valgrisenche.

Quali sono i numeri della Cooperativa ad esempio dal punto di vista occupazionale?
Forse è un argomento che viene poco considerato ma anche l’agricoltura, la zootecnia a livello caseario in particolare, dà un contributo occupazionale non indifferente. Prima di tutto i diretti interessati, cioè gli allevatori che si sono creati un posto di lavoro che dà reddito alla loro famiglia e soprattutto è utile al mantenimento del nostro territorio che – non va dimenticato - è a vocazione turistica. Di conseguenza il ruolo degli allevatori è indispensabile. Per quanto riguarda le aziende zootecniche io non ho dei dati precisi però a livello cooperativistico possiamo parlare di più di 200 persone - soltanto la cooperativa ha una sessantina di dipendenti -  che lavorano stagionalmente o tutto l’anno per la produzione, la stagionatura e la vendita. In questi anni l’occupazione è cresciuta anche a livello professionale in quanto sono state rinnovate le nostre strutture, le nostre tecnologie di lavorazione.

Uno dei temi su cui spesso c’è dibattito è il prezzo del latte: qual è la situazione?
Se noi guardiamo dal punto di vista del produttore – io sono un produttore – tenendo conto della situazione attuale creatasi in seguito alla crisi, il prezzo del latte per le nostre aziende non è sufficiente. Siamo un’impresa e dovremmo lavorare con degli utili mentre al momento stiamo cercando di lavorare bene mantenendo le nostre posizioni. Se poi facciamo un paragone a livello nazionale e internazionale sono pochi quelli che pagano il latte meglio di noi. Questo ci fa pensare che il lavoro che stiamo facendo porta i suoi risultati. In questo momento il latte con il venire meno delle quote latte ha delle oscillazioni dei prezzi a livello internazionale continue e sempre tendenzialmente verso il basso con piccole risalite. Noi facendo un prodotto DOP abbiamo un prezzo più stabile e lentamente stiamo cercando di farlo crescere. Ovviamente non viviamo fuori dal mondo e se vogliamo crescere ancora con il prezzo dobbiamo tenere altissima la qualità e investire tanto – molto di più di adesso - sulla promozione per far conoscere il nostro prodotto. Se si fa un buon lavoro sul fronte dell’informazione un cliente può essere disposto a spendere di più per comprare la fontina. Diversamente c’è un paniere di formaggi talmente vasto, con dei prezzi anche molto più abbordabili dei nostri, che diventa difficile rimanere competitivi.

E non dimentichiamoci la questione dei falsi: all’estero ci sono dei formaggi che hanno il nome fontina ma sono tutta un’altra cosa…Immagino che per voi sia un bel problema
Da una parte ci gratifica perché se si è imitati vuol dire che si è importanti. Però è inutile nascondere che si tratta di un problema. A volte facciamo un lavoro di inserimento del nostro prodotto all’interno di catene di distribuzione o catene di vendita anche all’estero e purtroppo sovente ci scontriamo con il prezzo perché li raffrontano con dei falsi che vengono commercializzati a livello internazionale neppure prodotti in Italia. Sono prodotti che a volte non hanno neppure qualcosa a che fare con il formaggio. Ovviamente più andiamo lontani da casa più è difficile difendersi se non siamo aiutati dalle istituzioni. Ma è anche un problema a livello locale. Anche nel nostro piccolo c’è tanta confusione su quello che viene commercializzato occorrerebbe fare più sistema anche a livello regionale.

Cresce il turista alla ricerca di sapori locali: cosa ci potete dire dal vostro osservatorio? Quanto è attrattiva la fontina?
Il nostro Centro visitatori è fatto su misura per rispondere a questa esigenza. Il turista in questi anni è molto cambiato oltre a venire a sciare, a vedere le montagne e a fare le attività sportive che si possono fare in montagna, è molto attratto dall’enogastronomia locale e la fontina fa un po’ da regina. Informare correttamente il turista sui nostri prodotti può rivelarsi utile anche nel combattere i falsi.

Fontina ma non soltanto. Quali sono gli altri vostri prodotti?
La Cooperativa in questi anni ha cercato di creare un paniere di prodotti, ovviamente anche derivati dalla fontina, ad esempio le sottilette, ma soprattutto il porzionato, confezionato nei nostri magazzini, che se mantenuto nella sua confezione conserva la sua fragranza in maniera perfetta. Oltre a questo da dieci anni stiamo gestendo anche il caseificio di Fontainemore dove abbiamo ripreso e incrementato la produzione della Toma di Gressoney, ormai siamo a poco meno di 40mila forme all’anno. Un prodotto che ha riscontrato un buon successo in quanto alternativo alla fontina poiché è un formaggio parzialmente scremato.

Cosa possiamo segnalare per il 2018?
Ogni anno partecipiamo a tutta una serie di fiere e manifestazioni anche internazionali che riteniamo importanti per il comparto lattiero-caseario. Il 2018 dovremo dedicarlo però principalmente alla creazione di un sistema che metta in relazione tutti i soggetti e ci permetta di investire in maniera più incisiva sulla promozione della fontina. Se vogliamo farla conoscere dobbiamo fare più informazione. Noi rappresentiamo il 60% della produzione e c’è anche l’altro 40% realizzato da privati da coinvolgere.

Un sogno da Presidente di Cooperativa da realizzare?
Bisogna sempre fare sogni realizzabili. Io ne ho visto realizzato uno, cioè il sogno dei nostri fondatori. Se chi ha realizzato la Cooperativa 60 anni fa potesse vedere che essa è ancora presente potrebbe dire di aver realizzato un bel sogno. Io spero che i nostri figli, i nostri nipoti possano avere la stessa fortuna in quanto credo che la cooperazione in una realtà di montagna come la nostra sia più che mai attuale. Anche se sembra un sistema datato, antico, anche se si è supermoderni e globalizzati la cooperazione ha ancora più motivo per esistere. Io mi auguro che i giovani sappiano vivere da un lato un sano individualismo che ti porta a competere e a migliorare, ma allo stesso tempo senza perdere il senso della comunità: se si sta bene tutti insieme è meglio per tutti.

Giovanna Casagrande (#LouDzeut): «Albergatori valdostani scoprite i nostri prodotti!»

L’intervista di questa settimana è a Giovanna Casagrande, Presidente della Cooperativa Lou Dzeut di Champorcher

Ma che cosa è Lou Dzeut?
E’ una parola in patois che ha un doppio significato: germoglio e sciame di api. Quando si divide l’alveare uno sciame se ne va per formare una nuova famiglia di api. E’ un nome significativo di questa attività che fino alla fine dell’’800 era un’attività lavorativa per la gente di Champorcher, quasi in ogni famiglia c’era un telaio, poi si stava perdendo ed un gruppo di donne del posto ha voluto riprendere questa attività. Di qui Lou Dzeut in quanto è una nuova ripresa di un’attività che stava morendo.

Cosa producete con la canapa?
Generalmente riproduciamo i corredi per la casa e personali. Ossia noi tessiamo u dei vecchi telai manuali in legno tessuto di canapa e di lino. Realizziamo inoltre manufatti sempre legati al corredo della casa, ma anche alla persona. Non soltanto tovaglie, asciugamani e tende, ma anche eventualmente su richiesta camicie e gilet oppure forniamo il nostro tessuto per realizzare delle giacche, pantaloni a degli appassionati.

Non deve essere semplice portare avanti una simile lavorazione?
Per fare questo lavoro prima di tutto occorre un grande passione. E comunque anche questa non basta in quanto il lavoro è molto, è faticoso e poi il ricavato non è moltissimo considerando che i costi e la tassazione sono talmente elevati per queste attività che in effetti non è facile portarla avanti, soprattutto in questo periodo in cui non abbiamo grandi commesse.

C’è un savoir faire che rischia anche di perdersi come vi siete assicurati che possa continuare…
La nostra competenza è proprio quella di portare avanti e di trasmettere queste capacità sia nella tessitura che nel ricamo. Noi facciamo dei corsi di formazione presso le scuole per far appassionare e far apprendere almeno i primi rudimenti. Durante l’estate in particolare ormai da qualche anno assumiamo una ragazza per aiutarci nella cooperativa. Il problema è che in effetti, per il momento, questo non è un posto di lavoro così attrattivo perché le signore dipendenti sono part-time in quanto non abbiamo sufficiente lavoro. Chiaramente se non c’è una prospettiva di guadagno è difficile che una giovane ragazza possa appassionarci e decidere di scegliere questa strada.

In passato era diverso?
Abbiamo avuto delle socie a tempo pieno in passato. C’era più lavoro e più smercio. Le possibilità di vendita erano nettamente superiori. In questo momento di crisi considerati i costi di produzione dei nostri materiali è chiaro che sono manufatti per una nicchia di appassionati che può non soltanto apprezzare il tipo di lavorazione manuale, ma può anche permettersi di pagare questo tipo di lavoro.

Quanto è importante per voi una Fiera come quella di Sant’Orso? 
Per noi la fiera è l’evento più importante di tutto l’anno. Ogni anno proponiamo dei nuovi manufatti. Per la maggior parte legati alla tradizione ossia asciugamani e tovaglie ma non solo. Abbiamo anche una bella quantità di tessuto per cui gli appassionati, in particolare chi ricama, anche da fuori valle, colgono l’occasione di Sant’Orso per far rifornimento di tessuti da lavorare in proprio.

C’è interesse anche fuori Valle?
Noi partecipiamo ad alcune fiere al di fuori dei confini regionali, in particolare in primavera e poi in ottobre però alla Fiera di Sant’Orso arrivano sia dalla Svizzera sia dal resto d’Italia per cui abbiamo molti clienti che passano presso lo stand anche soltanto per un saluto.

Come commercializzate i vostri prodotti?
Il nostro atelier è a Champorcher. E’ lì che abbiamo il nostro negozio. Purtroppo Champorcher è un po’ fuori dai grandi flussi turistici della Valle d’Aosta però spesso è capitato che degli appassionati siano venuti a Champorcher proprio per visitare la nostra cooperativa e per acquistare un prodotto che in effetti sul panorama nazionale non ho difficoltà a dire che siamo in pochissimi a realizzare.

Cosa possiamo segnalare per il 2018?
Nel nostro stand abbiamo presentato la nostra ultima produzione cioè delle tovagliette runner che abbiamo fornito al Ristorante Gourmet del Castello di Parella vicino ad Ivrea. Siamo molto felici di aver fatto questa bella fornitura e le tovagliette sono un esempio di manufatto più attuale, più moderno che potrebbe incontrare il gusto anche delle coppie giovani o comunque di ristoratori meno legati alla preparazione classica della tavola.

Un sogno da imprenditore da realizzare?
Il nostro sogno sarebbe quello di fornire con una certa continuità, che siano asciugamani, tovagliette runner o che, gli albergatori e ristorato della Valle d’Aosta così loro avrebbero un tocco in più di artigianalità, di prodotto locale realizzato interamente a mano e noi potremmo garantirci un’entrata costante e quindi potere incrementare la nostra attività, assumere anche delle ragazze giovani e mantenere e incrementare questo nostro lavoro.

22 febbraio 2018

Carla Chiarle (#LespritàlEnvers): «La scommessa della co-progettazione»

Questa settimana proponiamo l’intervista a Carla Chiarle, Presidente della Cooperativa l’Esprit à l’envers.

Esprit à l’envers? Un nome singolare…
Il nome l’Esprit à l’envers  nasce nel lontano 1994 quando un gruppo di soci fondatori della Cooperativa cercano di individuare un nome che ci rappresentasse, nel quale ci potessimo identificare. Molti di noi lavoravano nella zona dell’Envers in un servizio residenziale e ci piaceva l’idea di portarci dietro queste origini e, siccome in quel momento, noi ci occupavamo di servizi rivolti a persone con problemi psichiatrici, di salute mentale, attraverso un’attività di brainstorming alla fine siamo arrivati a questo nome che può essere letto come lo spirito collocato nella zona dell’Envers o lo spirito al contrario.

Di cosa si occupa la vostra cooperativa?
La cooperativa in questi ultimi anni ha diversificato la sua attività siamo nati per vocazione sulla salute mentale mentre oggi lavoriamo con anziani, disabili, giovani, orientamento e avvicinamento al lavoro, laboratori occupazionali per disabili con filiere di servizi residenziali, territoriali, domiciliari e progetti vari.

Nel 2017 su quali progetti vi siete impegnati? .
La nostra cooperativa nel 2017 ha lavorato nell’ambito della salute mentale progettando e gestendo una comunità alloggio, collocata a Pont Suaz, e il servizio di educativa territoriale. Rispetto agli anziani ci siamo occupati della gestione su affidamento del Consorzio Trait d’Union della microcomunità di Arvier. Ci siamo poi occupati di laboratori occupazionali, il Labeau, che è pensato sul recupero e riutilizzo di abiti. Segnalo anche un servizio di assistenza domiciliare privato che stiamo provando a sperimentare. Inoltre collaboriamo alla gestione della Cittadella dei giovani, in particolare per quanto riguarda l’area della prevenzione. Abbiamo concluso l’attività con il Comune di Aosta per il servizio di prossimità in quanto abbiamo perso la gara, servizio che però ci rivede nel 2018 di nuovo attivi in un altro progetto. Infine con il Consorzio Trait d’Union abbiamo collaborato alla gestione e conduzione di progetti rivolti all’orientamento e inserimento lavorativo.

Come è nata l’idea di Labeu: il bello del riabbigliamento ?
In un momento di difficoltà della Cooperativa per la perdita di servizi e gare ci siamo impegnati e formati sul settore del recupero e riuso degli abiti usati. Le persone donano al laboratorio abiti usati che vengono risistemati e rimessi in vendita in quanto le persone attraverso una piccola offerta possono portarsi a casa un abito rivisto, risistemato, rietichettato. Questo impegna ragazze disabili che sono state coinvolte in questa attività occupazionale. La sede è in Via Xavier de Maistre 19, con una vetrina che dà sulla strada in quanto è stato pensato proprio come un negozio.

Occuparsi di un tema come quello della salute mentale immagino richieda una grande investimento in formazione…
Si. Noi negli anni abbiamo sempre continuato ad investire nella formazione personale, anche quando eravamo in difficoltà. Perché le cooperative sociali se hanno un capitale è quello umano e questo va curato, occorre una buona manutenzione, accompagnamento, sostegno e formazione. Necessita anche di una supervisione. Nell’ambito poi della salute mentale c’è una stretta collaborazione con il Dipartimento di Salute mentale, che ci ha visti coinvolti con figure educative, personale socio-sanitario e psicologi, e che ha visto in questi anni il dipartimento e noi in quanto gestori impegnati in un processo di riorganizzazione dei servizi. E quindi ha visto sedersi allo stesso tavolo, gestori, dipartimento e Assessorato alla Sanità in un processo che è durato un anno e che alla fine, con meno risorse, si è arrivati ad una diversificazione di servizi e un’offerta più ampia di risposte alle famiglie e alle persone. A volte la mancanza di risorse aguzza l’ingegno.

Come è il rapporto con la pubblica amministrazione?
E’ in evoluzione però a volte i momenti di criticità sollecitano tutti quanti a recuperare capacità creative e risorse inaspettate. Non è detto che i tagli per forza significhino chiusure o riduzioni, a volte c’è anche un ottimizzazione e trovi soluzioni anche con altri attori, dalle associazioni alle imprese.

Cosa possiamo segnalare per il 2018?
Pensando ai cambiamenti in corso mi piacerebbe segnalare che la Cooperativa insieme alle Cooperative Anziani per l’autogestione, La Sorgente e Leone Rosso ha partecipato ad un bando di coprogettazione del Comune di Aosta. Una vera novità in quanto il Comune lo utilizzava per la prima volta. Le quattro cooperative hanno così affrontato il bando in una maniera diversa. Se altre volte eravamo concorrenti in questa occasione ci siamo seduti intorno ad un tavolo e abbiamo affrontato questa sfida insieme. La coprogettazione è uno strumento fondamentale per promuovere e integrare la massima collaborazione fra i diversi soggetti del sistema al fine di rispondere al meglio e adeguatamente ai bisogni della persona e della comunità. Il Comune si è così dotato di questo strumento, è stato avviato un processo che si è concluso con l’aggiudicazione e adesso stiamo iniziando a lavorare. Questo ha riguardato i servizi rivolti agli anziani autosufficienti prevedendo altri servizi innovativi e la coprogettazione consente di continuare a sedersi intorno ad un tavolo e a ridiscutere i contenuti, a rivedere e a ripensare. Ed è un processo davvero interessante.

Un sogno da imprenditore sociale da realizzare?
In questo momento a me piacerebbe riuscire a stabilizzare un po’ il lavoro delle persone perché adesso c’è molta più precarietà rispetto al passato e vorrei anche innovare quanto già stiamo facendo.

7 febbraio 2018

Venerdì 9 febbraio Nicole Giustini (Cooperativa #LaLibellula) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, dopodomani, venerdì 9 febbraio, alle 9,35, sedicesima puntata di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu. L'ospite sarà Nicole Giustini, coordinatrice per la Cooperativa La Libellula della residenza La Grandze di Saint-Christophe.  

Dopodomani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata - se te la sei persa - puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.


Sul Corriere della Valle in edicola questa settimana trovi l'intervista a Giovanna Casagrande della Cooperativa Lou Dzeut di Champorcher.

Ne approfitto anche per ricordare che ImpresaVda va in ondacon il patrocinio della Camera di Commercio di Aosta che per dodici puntate patrocinerà la nostra trasmissione, Camera di Commercio che –lo ricordiamo – di cui ricordiamo l’adesione, dello Sportello SPIN2 – gestione associata tra Chambre valdôtaine e Unioncamere Piemonte, alla rete Enterprise Europe Network, rete europea di supporto alle imprese.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0.

1 febbraio 2018

Eugenio Torrione (#Indaco): «L'imprenditore sociale è come un trampoliere»

Questa settimana proponiamo l’intervista a Eugenio Torrione, Presidente della Cooperativa Indaco.

Indaco? Mi incuriosiscono sempre i nomi e le ragioni che vi stanno dietro. In questo caso di cosa si tratta?
Risale alla notte dei tempi perché la nostra cooperativa ha ormai più di 25 anni e quando ci siamo trovati noi nove soci fondatori siamo un po’ andati in crisi sulla scelta del nome. Alla fine abbiamo scelto un nome semplice con una motivazione altrettanto semplice. E’ uno dei colori fondamentali dell’arcobaleno e, quindi, ci è sembrato adatto. Poi siamo nati come cooperativa di animazione e il colore ci stava.

Spieghiamo ai radioascoltatori di cosa si occupa la vostra cooperativa?
Ovviamente la nostra è una cooperativa sociale normata dalla legge e la nostra si occupa di erogazione di servizi socio-sanitari ed educativi. Noi nasciamo come cooperativa di animazione, non nel senso classico del termine, molti pensano subito agli animatori dei villaggi turistici, e, quindi, senza togliere nulla a questa particolare figura professionale, la nostra è un tipo di animazione sociale e interveniamo su tutti i tipi di fasce d’età e su tutte le tipologie di utenze diverse: minori, anziani, disabili. Abbiamo anche un servizio che si occupa di donne che hanno subito violenza e che noi ospitiamo attraverso il servizio Arcolaio.

Nel 2017 su quali progetti vi siete impegnati? 
Come un po’ tutte le imprese anche la nostra ha vissuto i suoi periodi più di crisi, di consolidamento, di crescita. Il 2017 come il 2016 sono stati due anni di consolidamento e anche un po’ di crescita. Comunque abbiamo avuto un incremento di fatturato importante e così pure una crescita di dipendenti. Una strategia rafforzata in questi ultimi anni dopo un periodo di crisi abbastanza importante legato a vari servizi importanti che abbiamo perso soprattutto nel servizio anziani. Siamo cooperative sociali ma spesso ci si dimentica che siamo imprese sociali e quindi nel mercato economico come gli altri. Circa sette anni fa per noi il settore anziani era infatti molto importante, ma in seguito abbiamo di fatto ricostituirci e riconsolidarci in altri settori. Il 2017 è stato l’anno in cui su alcuni servizi nuovi che ci eravamo aggiudicati negli anni precedenti abbiamo rafforzato la nostra presenza

Lo scenario della cooperazione sociale si è modificato molto in questi venti anni… 
Il cambiamento c’è stato a livello generale e a livello regionale. Noi siamo nati come cooperativa di animazione. Se penso al bilancio nostro dei primi anni la parte legata alla stagionalità e quindi l’erogazione di centri diurni per minori, i classici centri estivi e soggiorni di vacanza, settore nel quale eravamo tra i pochi e avevamo un budget importante, ha visto per noi una contrazione fortissima in parte per una diminuzione dell’impegno dell’ente pubblico e in parte per il contemporaneo aumento della concorrenza. Come dico un po’ polemicamente tutti oggi fanno centri estivi…manca soltanto quello della numismatica. E noi che ce l’abbiamo tra l’altro come certificazione di qualità l’erogazione di questo tipo di servizio abbiamo dovuto differenziare. Siamo cambiati tanto. Siamo andati dietro al mercato e ci siamo sposta su anziani e disabilità sul quale operiamo ormai da 15 anni.

Voi spaziate dai giovani ai disabili agli anziani: come si riesce a presidiare ambiti così complessi sul fronte dell’offerta di servizi?
Non è facile. E’ vero che la legge dice servizi socio-sanitari ed educativi e lì dentro c’è tutto. E’ vero che la cooperazione inizialmente puntava su specializzazione e territorialità. Sono due termini che se avessimo dovuto mantenere in coerenza rispetto alle nostre scelte aziendali probabilmente avremmo chiuso. Effettivamente specializzarsi oggi sarebbe perdente in quanto poi si finisce per chiudere. Per differenziare è chiaro che spaziamo su tutti gli ambiti cercando di mantenere un minimo di coerenza. Non è facile bisogna puntare sulle professionalità e andare a cercare all’esterno i supporti e le consulenze adeguate per continuare sempre a lavorare con qualità in tutti gli ambiti.

Se aveste una bacchetta magica e poteste evitare una difficoltà che incontrate nella vostra attività che cosa fareste?
Come cooperativa abbiamo un bilancio che dipende per il 90% dall’ente pubblico. I nostri servizi li otteniamo in convenzione con l’ente pubblico dietro a partecipazione a gare d’appalto. L’orizzonte temporale che l’amministrazione regionale ha posto in questi anni di crisi e di contrazione del bilancio regionale è stato dal nostro punto di vista difficile da sostenere. Una volta si facevano gare d’appalto con un respiro di 4-5 anni. Oggi sono annuali. E significa che ogni anno si perde tempo noi e l’amministrazione pubblica loro per indire la gara e noi per presentare progetti ma con il problema che un anno di orizzonte impedisce investimenti strutturali anche in riferimento alla formazione delle persone e non da una stabilità di tipo economico sufficiente. La bacchetta magica servirebbe per poter garantire comunque gare pluriennali, almeno sopra i tre anni e spesso è ancora poco. Questo impedisce al privato che risorse potrebbe anche averle di poterlo fare. Mi piacerebbe anche che si potesse lavorare di più in co-progettazione con l’ente pubblico. E’ chiaro che la logica dell’appalto, soprattutto dopo Tangentopoli, appare preferibile per l’ente pubblico e ci sono degli aspetti giustamente da presidiare con le dovute cautele e attenzioni però poter mettere insieme il privato sociale e l’ente pubblico su co-progettazione di servizi, uscendo un po’ da questa logica, forse sarebbe auspicabile.

Cosa significa nel vostro settore innovare?
Intanto significa essere umili in quanto per poter innovare bisogna non avere la presunzione di sapere sempre tutto. La pratica del benchmarking è da applicare, avere comunque l’umiltà e il tempo di andare a vedere cosa fanno gli altri. Nell’epoca del computer il copia e incolla è diffusa. Applicato al nostro settore è un copia, personalizza e incolla. Inoltre l’innovazione si fa sempre di più coinvolgendo le risorse della realtà in cui viviamo: le associazioni di volontariato, i familiari dei servizi che eroghiamo, l’ente pubblico. Coinvolgere tutti in un’azione di co-progettazione sarebbe la vera innovazione.

Cosa possiamo segnalare per il 2018?
Nel 2018 continueremo con impegno a lavorare sui servizi che abbiamo con alcune gare di appalto che abbiamo già in corso. Come dico sempre da buon cooperatore che parte da animatore – ho iniziato nella vecchia colonia di Pinarella di Cervia di cui qualcuno ancora si ricorda – dobbiamo essere un po’ come i trampolieri che hanno un unico segreto: non devono mai stare fermi altrimenti cadono. E fare impresa sociale in questo periodo è un po’ fare la stessa cosa. Non bisogna stare fermi, ma continuare a progettare, innovare, creare perché altrimenti cadiamo.

Un sogno da imprenditore da realizzare?
Il 90% del nostro fatturato è con l’ente pubblico e da imprenditore mi piacerebbe spostare questa percentuale verso il basso e avere un maggior numero di servizi privati economicamente sostenibili

18 gennaio 2018

Venerdì 19 gennaio Carla Chiarle (#lespritalenvers) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 19 gennaio, alle 9,35, tredicesima puntata di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu. L'ospite sarà Carla Chiarle, Presidente della Cooperativa l'Esprit à l'envers.  

Domani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata - se te la sei persa - puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.


Per le precedenti puntate ecco qui gli altri podcast

Erica Galassi (Consorzio Porossan)
Nicola Rosset (Camera di Commercio di Aosta)
Claudia Carlevari e Federico Molino (Camera di Commercio di Aosta)
Eugenio Torrione (Cooperativa Indaco)

Sul Corriere della Valle in edicola questa settimana trovi l'intervista a Eugenio Torrione della Cooperativa Indaco, mentre su quello della prossima quella a Alessandro Ansermé del Consorzio Apistico Valle d'Aosta.

Ne approfitto anche per ricordare che ImpresaVda va in ondacon il patrocinio della Camera di Commercio di Aosta che per dodici puntate patrocinerà la nostra trasmissione, Camera di Commercio che –lo ricordiamo – di cui ricordiamo l’adesione, dello Sportello SPIN2 – gestione associata tra Chambre valdôtaine e Unioncamere Piemonte, alla rete Enterprise Europe Network, rete europea di supporto alle imprese.

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28 dicembre 2017

Venerdì 29 dicembre Eugenio Torrione (#Indaco) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 29 dicembre, alle 9,35, undicesima puntata di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu. L'ospite sarà Eugenio Torrione, Presidente della Cooperativa Indaco.  

Domani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata - se te la sei persa - puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0.

18 dicembre 2017

Maria Lucia (Cooperativa Nella): 35 anni di impegno nel sociale

Questa settimana proponiamo l’intervista a Maria Lucia della Cooperativa Nella di Saint-Vincent.

Quest’anno festeggiate 35 anni di vita. Siete una realtà storica nel terzo settore. Come è iniziato tutto? 
Quest’anno sono 35 anni. E sono davvero volati. Tutto è iniziato negli anni 80 quando in italia si cominciava a parlare di cooperazione sociale. Proprio quell’anno, il 1981, fu proclamato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come lì anno della persona disabile. E fu così che per dare una risposta concreta ad un bisogno del territorio alcune famiglie e volontari decisero di costituire una cooperativa affinché tutto ciò che si disse nel 1981 non rimanesse solo un pour parler.  E questo si concretizzò nel giugno del 1982 con la nascita della Nella.

Come mai vi siete chiamati Cooperativa Nella?
Il nome NELLA è stato dato dai fondatori in onore di una volontaria di Saint-Vincent, mancata in un incidente d'auto. Lei si interessava del sociale e se fosse stata in vita sarebbe stata una fondatrice della cooperativa. Il suo nome era NELLA. 

Quali sono i numeri oggi della Cooperativa Nella?
9 ragazzi  disabili iniziarono un corso di formazione professionale di pittura su seta. Con loro iniziai anch’io in qualità di volontaria per poi continuare come socio lavoratore insieme ad altre colleghe. Oggi i soci della cooperativa sono 20. Prima erano molto di più in quanto si tendeva a fare più volontariato poi passando da cooperativa mista a cooperativa di lavoro c’è stata una diminuzione inevitabile. Le persone a libro paga sono 30, mentre gli utenti che usufruiscono del centro diurno, progettato nel 1986, sono 18.

Spieghiamo meglio in quali attività siete coinvolti…
Le nostre attività sono tutte attinenti al sociale. Continuiamo con i laboratori artigianali istituiti nel 1982, naturalmente sono un po’ cambiati i manufatti. Dipende dal mercato e poi andando avanti con gli anni i nostri ragazzi hanno bisogno di cambiare attività in base alle loro a capacità residue. Continuiamo a gestire il centro diurno aperto, gestiamo anche mense scolastiche, doposcuola, assistenza sugli scuolabus e durante il trasporto di persone disabili da casa a scuola e viceversa. Proseguiamo anche a fare piccoli lavori su richiesta per feste, ad esempio delle bomboniere. Le nostre attività artigianali che facciamo normalmente sono in legno, in particolare fiori, che conferiamo all’Ivat come artigianato valdostano.

Come è il rapporto con la pubblica amministrazione?
Con la pubblica amministrazione abbiamo avuto sempre un buonissimo rapporto, anche perché diamo un sostegno ad essa e il nostro servizio va ad aiutare quelli già messi in campo dalla pubblica amministrazione. Ci siamo sempre confrontati nell’ottica della collaborazione e del miglioramento dei servizio e così stiamo continuando. Gli enti pubblici valdostani sono molto sensibili al sociale, cosa che non succede nel resto d’Italia. Dalla mia esperienza posso dire che gli enti pubblici in generale sono sensibili al tema della disabilità.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate?
Le maggiori difficoltà in questo momento, chiamiamolo di crisi, sono senz’altro il fatto di dover competere con grandi cooperative e multinazionali che arrivano dal resto d’Italia ma perfino dall’estero per partecipare agli appalti. Appalti che talvolta ci siamo ritrovati a perdere perché la multinazionale ha molta più forza di noi. Dobbiamo inoltre gestire le risorse economiche che sono sempre meno e all’occorrenza apportare dei tagli di spesa. Un po’ di difficoltà cominciamo ad incontrarle anche noi, forse un po’ più in ritardo che nel resto d’Italia ma ci sono. Dobbiamo in qualche modo ripensarci.

Nel rapporto lavoro e disabilità quali sono i nodi più cruciali?
I nodi cruciali che affrontiamo ormai da anni sono sempre gli stessi e cioè essere sempre attenti nel procurare attività che possano svolgere le persone inserite nei nostri laboratori in base alle loro capacità e quindi sentirsi utili e apprezzate.

Il settore della cura è in forte espansione sul fronte privato ma le risorse a livello di welfare vengono meno: come si affronta questa strana contraddizione?
Purtroppo questo è vero. C’è sempre più bisogno di servizi alla persona e in contraddizione le risorse economiche sono sempre meno. Noi piccola cooperativa non abbiamo ancora subito grossi tagli ma con le scadenze dei vari contratti certamente qualcosa cambierà anche per noi. Credo che dovremo reinventarci e pensare alla progettazione con i fondi europei e individuare altre soluzioni insieme agli organismi preposti per la cooperazione sociale. Unirci di più con altre realtà e cercare di portare avanti questa nostra attività nel miglior modo possibile in Valle d’Aosta perché comunque siamo di ausilio all’ente pubblico. I nostri appalti scadranno tutti tra il 2018 e il 2020. Dobbiamo prepararci e farci trovare pronti per appalti che saranno sempre più partecipati.

Adesso su cosa state lavorando? Progetti futuri?  
Attualmente stiamo portando avanti tutte le nostre attività di laboratorio, centro diurno e gestione mense. Per il futuro ci auspica di mantenere tutti i servizi e magari acquisirne altri. Adesso dobbiamo accontentarci di piccoli servizi, anche di nicchia, dove noi possiamo riprendere come negli anni ’80. La refezione scolastica è iniziata così.

Un sogno cooperativo da realizzare?
Il sogno ricorrente è quello di una lunga vita della cooperativa in modo che possa continuare la sua mission ed essere preziosa risorsa per il territorio, dando un’opportunità di occupazione a persone cui sarebbe preclusa se non in un contesto sociale e protetto. 

12 dicembre 2017

Inaugurazione della “Grandze” Residenza per la Terza Età




«Offrire un servizio innovativo, flessibile e personalizzato in grado di rispondere alle richieste del territorio, ispirato ad un modello socio-assistenziale che integra l’ospitalità diurna e residenziale, mettendo al centro la persona, i suoi bisogni e il suo benessere fisico e relazionale. E’ a partire da questa riflessione che – spiega Lea Lugon, Presidente della Cooperativa La Libellulaabbiamo pensato di dar vita ad un progetto, finanziato completamente dalla nostra società, con l’obiettivo di creare sul territorio un nuova offerta residenziale di alto livello, dedicata alla Terza età. Così, grazie alla collaborazione con il Comune di Saint-Christophe, che ci ha concesso i locali e dopo un anno di lavori di ristrutturazione con un investimento di oltre 400.000 euro, siamo ora pronti ad inaugurare la Residenza La Grandze». 

La struttura tradizionale in pietra e legno (un tempo conosciuta come “La Grandze”) è stata completamente rinnovata negli spazi e negli arredi e presenta ora ambienti luminosi e colorati che offrono un alto livello di comfort abitativo e alberghiero. L’edificio dispone di 9 camere da letto singole e doppie, tutte provviste di ogni comodità, per un soggiorno piacevole ed accogliente.

I servizi residenziali e tutelari, curati da personale esperto e qualificato, garantiscono un supporto personalizzato, una permanenza confortevole e soprattutto funzionale alla piena soddisfazione di qualsiasi esigenza sanitaria, sociale e relazionale. Oltre alla presidente Lugon, all’inaugurazione  della “Grandze" prevista per Sabato 16 dicembre, alle 10,  sarà presente anche il sindaco di Saint-Christophe Paolo Cheney. 


7 dicembre 2017

Paolo Calosso (Consorzio #Traitdunion): «#Housing e #welfare aziendale sono la nostra nuova frontiera»


Paolo Calosso 

Questa settimana vi propogo l’intervista a Paolo Calosso, presidente del Consorzio Trait d’Union.


Il Consorzio è una realtà economica importante della Valle. Nel 2015, in una precedente intervista il vostro fatturato aggregato era di circa 10 milioni di euro con circa 500 dipendenti. Oggi?
I valori complessivi grosso modo non sono variati. E questo però è anche una grande successo perché se la crisi rispetto ad altri territori qui è arrivata tardi il fatto di essere riusciti a mantenere gli stessi fatturati e lo stesso occupazionale è un grande successo. Ovviamente abbiamo cercato di esplorare nuove aree non ci siamo più interfacciati soltanto con i grandi bandi pubblici ma anche con quelli delle fondazioni bancarie e poi abbiamo esplorato il mercato privato e questo ci ha permesso, anche se con una grossa frammentazione delle attività e dunque con una gestione molto più complessa, di non perdere pezzi sia sul lato del fatturato che dei dipendenti.

Una delle grandi scommesse – immagino – è stata la gestione della Cittadella. Come sta andando?
Sta andando molto bene. E’ un po’ la punta di diamante del Consorzio. Prima di tutto perché ha visto un lavoro corale un po’ di tutte le cooperative e poi perché ha cambiato il volto di quel posto. La Cittadella non è più soltanto un luogo che propone ma anche che accoglie. Dove i giovani, le persone, le associazioni possono proporre le loro attività e trovare professionisti, anche non del nostro settore, che possono accompagnarle nel costruire le loro iniziative. Dunque un posto di scambio dove si costruiscono legami e dove in qualche maniera si realizzano sia le organizzazioni che le persone.

Il rapporto con la pubblica amministrazione nell’ultimo quinquennio si è modificato moltissimo. Quali criticità e quali opportunità sono nate?
Il rapporto si è intensificato sia in termini di scambio che di riconoscimento reciproco. Credo che in realtà così piccole come quella valdostana si debba in base al proprio ruolo, senza sconfinare in situazioni poco chiare, sempre garantendo la massima trasparenza, lavorare fianco a fianco per il bene della collettività. Da una parte emergono sempre nuovi bisogni più complessi e meno definibili in termini di classica analisi dei bisogni. Se non vogliamo trovarci in un pantano dobbiamo ripensare insieme lo sviluppo delle nostre comunità, ma non solo con l’amministrazione pubblica, ma con tutta la società civile. Questa idea non è solo nella mia testa ma è stata anche pensata dal legislatore che con la riforma del terzo settore all’art 55 della legge delega prevede un lavoro di coprogrammazione e coprogettazione che ci vedrà fianco a fianco a ripensare e riprogettare insieme i servizi, cercando di rispondere in modo attento ai bisogni della comunità, che sono cambiati nel corso tempo, ma anche di favorire modalità maggiormente partecipate ed inclusive con tutta la società civile. Un modo nuovo di lavorare che ci riconnette con le comunità con cui lavoriamo. Per tanti anni abbiamo discusso sulla questione della territorialità o meno, cioè se dovevamo andare al di fuori dei confini della Regione, oggi invece viene riproposta fortemente una condizione di forte territorialità dove noi dobbiamo essere il trait d’union tra la società civile e la pubblica amministrazione.

Esperienze sul fronte universitario?

Si continuiamo ad avere scambi con l’Università in quanto abbiamo molto bisogno di ricerca e sviluppo. L’Università in questo è un punto di riferimento e ci sono alcuni docenti con cui abbiamo rapporti costanti anche per connettere l’esperienza di studio con nuove opportunità di lavoro all’interno delle nostre organizzazioni.

Avete intenzione di esplorare nuovi settori?
Si , continuamente, a volte anche con grande fatica e dispendio di energie. Non possiamo rimanere fermi ad aspettare semplicemente l’uscita di un bando, perché questo modo prefigura la fine delle nostre organizzazioni. In questo momento stiamo valutando due aree di investimento: L’area del Food con due cooperative che hanno già da alcuni anni dato l’avvio a produzioni di altissimo livello rivolte al mercato interno, ma anche a quello esterno con accordi con distributori che operano a livello nazionale e con organizzazioni che operano nel settore del commercio Equo. Le due cooperative sono Mont Fallère con Madame Escargot (produzioni di lumache fresche e trasformate in sughi con l’ausilio di un grande chef di fama internazionale che è Mirko Zago) e Enaip con Brutti e Buoni (prodotti da panificazione e dolciari). E l’area del turismo, dove vorremmo proporre una applicazione per device che possa mettere in rete i diversi attori di un territorio definito per arricchire la loro proposta turistica con i nostri servizi rivolti alle persone (assistenza e accompagnamento anziani, bambini e persone con disabilità, ecc). L’idea è quello di trasferire il nostro know how, di gestori di servizi alle persone, nel settore del turismo in modo da arricchire l’offerta turistica e rinforzare un’area strategica per tutta la Valle.

Lei in passato auspicava una maggior contaminazione tra profit e no profit. E’ stato fatto qualche passo avanti in questo senso?
Continuiamo a lavorare in quest’ottica in quanto siamo profondamente convinti che entrambe le aree abbiano qualcosa da scambiare. Da una parte noi dobbiamo imparare dall’imprenditore classico, che lavora sui mercati ordinari, come si lavora in termini di economicità, di efficienza, di performance; dall’altra parte noi possiamo però portare un modello che è inclusivo e tiene conto della domanda e dell’offerta in maniera integrata. A brevissimo partirà un’esperienza che ci vede insieme con la Cofruit per la vendita e la promozione dei prodotti del nostro territorio all’interno del mercatino di Natale. E’ un’operazione molto interessante in quanto si va a consolidare i produttori locali attraverso la possibilità di avere uno sbocco commerciale. Secondo noi è una operazione di senso perché parte dalle specialità di questo territorio e le rende accessibili anche alle persone che vengono da fuori e che vogliono portarsi a casa un pezzo di Valle d’Aosta.

La recente Settimana sociale dei cattolici di Italiani si è occupata del tema del Lavoro. C’è qualche suggestione che vi è parsa interessante per la vostra attività?
Posso dire che la Diocesi di Aosta è stata in questo molto innovativa. Da quattro anni con la Diocesi stiamo portando avanti un progetto interessante che prevede l’integrazione di alcune persone all’interno di percorsi di inserimento lavorativo. Abbiamo costruito dei cantieri apposta in modo che le persone non percepiscano un semplice contributo magari per pagare la bolletta o integrare il loro reddito per far fronte alle difficoltà giornaliere che hanno, ma abbiamo loro dato una riposta in termini lavorativi. Dove? Direttamente nelle comunità. All’interno delle parrocchie. In modo che loro possano riacquistare dignità ed essere visti come lavoratori capaci e che possono contribuire ad un bene comune perché le parrocchie sono vissute non soltanto dalle persone che frequentano la Chiesa, ma da tutti attraverso gli oratori, le famiglie, i ragazzi.

Adesso su cosa state lavorando? Progetti futuri?
Si tratta di alcune iniziative che escono un po’ dai progetti classici su cui lavoriamo normalmente. Prima di tutto il Progetto dello Sprar , una servizio di accoglienza integrata rivolto ai richiedenti asilo, basata su progetti sviluppati assieme agli enti locali, che prevede iniziative di integrazione all’interno delle comunità e di avviamento al lavoro. E poi l’ Housing sociale, dentro al quale stanno aree diverse. Non soltanto la fragilità legata all’abitare ma anche il turismo o gli studenti. L’idea di favorire un maggior accesso alla casa o a soluzioni abitative innovative (co-housing) per persone che si trovano in situazioni di difficoltà temporanea legate alla precarietà del lavoro o ad altri soggetti che per qualunque motivo cercano soluzioni abitative temporanee e non definitive. Un’altra area interessantissima è quella del Welfare aziendale. C’è stata una riforma fiscale che garantisce la defiscalizzazione dei benefit e delle prestazioni che l’azienda eroga per migliorare la qualità̀ della vita e il benessere dei dipendenti e dei loro familiari. Rispetto all’erogazione in denaro, non sono soggetti a tassazioni e hanno un evidente e immediato risparmio economico sui premi di risultato.
In questo momento stiamo definendo un accordo con confindustria per poter rendere visibili e accessibili all’interno di un portale dedicato la pluralità di servizi che le cooperative del Consorzio possono offrire alle aziende e ai lavoratori. Questo percorso nasce all’interno di una collaborazione con Eudaimon, una società che offre a livello nazionale una proposta completa e integrata per il welfare aziendale. Segnalo anche i laboratori occupazionali che sono un’altra formula innovativa e integrata per portare le persone con disabilità all’interno di contesti produttivi con forti connessioni con il mercato. Le cooperative coinvolte hanno progettato percorsi integrati dove i destinatari, adeguatamente accompagnati possano sperimentare una pluralità di attività lavorative che si connettono con il tessuto produttivo valdostano e dunque con un forte orientamento al mercato. I nostri laboratori sono quattro: laboratorio di Sartoria, un negozio di abiti usati, un laboratorio di cucina e uno di serigrafia.

Un sogno cooperativo da realizzare?
E’ un sogno molto ambizioso cioè riuscire a riportare il lavoro in valle, e fare in modo che i giovani possano rimanere e investire nelle nostre organizzazioni.
 

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