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11 marzo 2013

Quei passi che devono essere fatti quando la casa brucia



Ti propongo il testo dell'editoriale che ho pubblicato questa settimana sul Corriere della Valle.

Uno degli aspetti che più mi colpisce dell’attuale congiuntura politica è che - per quanto ci possa essere
confusione sul come e mi riferisco al tipo di maggioranza – la società civile nel suo complesso (forze sociali,
mondo cattolico, associazioni di categoria) indichino tutti – se si ha davvero a cuore il futuro dell’Italia una
precisa road map.

Una nuova legge elettorale (personalmente ritengo il doppio turno alla francese uno dei modelli più validi), la riduzione del numero dei parlamentari e dei loro emolumenti, lo snellimento di tempi e procedure legislative sono passaggi obbligati prima di tornare al voto. Ma non solo. 

L’Azione Cattolica diocesana in sintonia con quella nazionale, prima delle elezioni politiche ha diffuso un documento dove, fra l’altro, è posta come urgente una regolamentazione dei partiti politici, «a partire da una seria disciplina, che garantisca la trasparenza dei finanziamenti e dei rimborsi elettorali, fino ad una definizione di meccanismi di selezione interna su base democratica e alla limitazione dei mandati parlamentari, per garantire la pienezza del diritto di scelta dei cittadini».

E faccio notare che si tratta di un elenco che tiene conto delle particolari condizioni di governabilità del nostro Parlamento in quanto per tutta un’altra serie di provvedimenti occorrerebbe un governo in grado di pianificare un’azione almeno quinquennale con una svolta davvero riformista per dare un futuro alla nostra nazione. Insomma da tempo ciò che si deve fare, almeno in parte, appare chiaro. 

Eppure il passo rimane lento, poco cadenzato, invischiato negli interessi di parte. Di certo non da montanaro. «Oltre ogni sterile proclama, - si leggeva sempre in quel testo - serve uno scatto di corresponsabilità tra cittadini e rappresentanti: uno slancio civile e morale che sappia tenere unito il Paese, e che veda impegnati insieme, in questa delicatissima fase storica, giovani e adulti, partiti e società civile, per restituire finalmente all’Italia normalità, pace sociale, sviluppo e benessere, quindi più vita per tutti».

E' davvero tempo di ritrovarsi intorno ad un comune sentire, ad una voglia di riscatto, appunto, che solitamente si è sempre rivelata come il silenzioso incubatore dei momenti migliori di questa nazione.  Anche la nostra tradizione di autonomia, la nostra specialità - celebrata Domenica scorsa, in un clima di preoccupazione crescente - la nostra cultura federalista acquisiscono credibilità e forza soltanto se letti come tessere di un mosaico tricolore, contributi alla ricchezza - valoriale più che economica - di uno Stato. 

Domenico delle Foglie, già vicedirettore di Avvenire, oggi alla guida del Sir, sostiene che sia l'ora dell'«orgoglio repubblicano», una formula che mi piace molto. E - nel tentativo di far comprendere la gravità del momento - aggiunge «Se qualcuno non l’ha ancora capito, la casa brucia. E se tutti i pompieri non collaborano, non possono bastare neppure la saggezza e la lungimiranza del presidente della Repubblica».

7 marzo 2013

#ElezioniPolitiche2013: Le attese di #Coldiretti Valle d'#Aosta

Albert Lanièce e Rudi Marguerettaz

Sull'ultimo numero dell'«Agriculteur Valdôtain», il periodico della Coldiretti valdostana in distribuzione in questi giorni, c'è un articolo dal titolo «Elezioni che cosa ci aspettiamo» che mi sembra di un certo interesse come riflessione sui problemi del mondo agricolo e proprio per questo motivo ho deciso di proporlo come post in questo blog. 

Mentre a livello Nazionale la Coldiretti ha incontrato tutti Leaders politici (Letta, Vendola, Casini, Monti, Berlusconi e Grillo) la Associazione Agricoltori ha incontrato, nelle fasi precedenti le elezioni, prima i candidati Guichardaz-Morelli, poi Lanièce-Marguerettaz, infine in candidato Vierin.  La campagna elettorale è – tradizionalmente – sempre calda e, nella nostra Regione non si sfugge a  tale realtà. Le elezioni politiche sono sempre meno sentite delle Regionali ma, a causa del “traino” che vi sarà – in quanto le elezioni si succederanno di pochi mesi – gli osservatori ritengono che il primo risultato elettorale potrebbe poi influenzare gli schieramenti e i risultati di maggio, anche se l’elettorato Valdostano ha, sovente, spiazzato tutti con scelte – l’incrocio della penultima tornata elettorale ne è la prova – che certamente avranno dei motivi validi.   Non ci azzardiamo  a fare previsioni  ma a sperare che, dopo una profonda crisi economica, ci possa essere una fase di ripresa, soprattutto per l’occupazione e soprattutto per i giovani.

Noi, nel ruolo di difesa degli interessi del mondo agricolo abbiamo presentato ai candidati un documento che vogliamo riassumere ora, a bocce ferme, per poi riconfrontarci con i due eletti – Albert Lanièce al Senato e Rudi Marguerettaz alla Camera -  su temi che, e non poteva essere altrimenti , hanno fortemente condiviso in campagna elettorale.

Innanzi tutto la “Montagna” : ricordando che la Costituzione recita“Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali …... la legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane” abbiamo sottolineato come le politiche di sostegno alla montagna sono vanificate sia nelle risorse che nei conseguenti effetti, a causa di quello che definiamo “il peccato originale” cioè una non corretta delimitazione territoriale della montagna stessa. Si  rende pertanto indispensabile una revisione della norma  poiché le sempre più limitate risorse portano a vanificare qualsiasi intervento destinato alla montagna  se disperso in una moltitudine di territori che con la montagna poco hanno a che fare.

Il fisco: L’agricoltura è strozzata in una situazione economica rispetto alla quale non vi è uscita. Il settore primario non produce né acciaio né automobili ma “CIBO” e il cibo è uno dei pochissimi fattori indispensabili per l’umanità. Ma il cibo deve essere accessibile e mantenere un prezzo che dia dignità ai consumatori e alle famiglie. I costi però, per le imprese agricole, sono follemente aumentati trainati da quelli dell’energia, ma i ricavi sono sempre gli stessi – portiamo ad esempio il nostro prodotto principe, la Fontina pagata al produttore 7.03€ nel 2011 contro i  7,13€ nel 2008. L’attuale sistema fiscale serve da “ammortizzatore sociale”rispetto a tale situazione;   qualsiasi modifica del fisco, che introduca nuove imposte per il settore agricolo NON SARA’ SOPPORTABILE.

La previdenza: In tale ambito ricordiamo e, premettiamo, che la pensione di un coltivatore diretto ammonta – oggi – a  circa 480 euro mensili compresa l’integrazione al minimo. Il settore agricolo si trova in una situazione, al momento, poco evidenziata in quanto i tempi di attuazione della riforma Fornero non sono immediati ma, con l’introduzione progressiva del sistema contributivo il mondo autonomo agricolo dovrà cercare di versare sempre più contributi se vorrà avere una soglia di sopravvivenza minima ma si trova a che fare con gravissime difficoltà, oramai strutturali, ove, sempre più, aziende in difficoltà non riesco a versare i propri contributi previdenziali e assistenziali. La riforma porterà, inoltre,  nel 2017, a disperdere quasi interamente il patrimonio di agevolazioni  per le zone montane portando i nostri agricoltori pressoché agli stessi livelli contributivi dell’agricoltura di pianura.

Il lavoro Come noto il lavoro agricolo a tempo determinato è la prassi, mentre il lavoro a tempo indeterminato è l’eccezione. La normativa non sembra però tenerne conto. Agli inizi degli anni 2000 le norme relative al lavoro agricolo consentivano “l’anarchia assoluta”. Oggi è molto più facile assumere per la Fiat che per un conduttore di alpeggio e i costi del lavoro stesso sono molto elevati, salvo poi riscontrare periodicamente – e questo lascia il mondo agricolo locale nello sconcerto – le decine di “Rosarno” che la stampa nazionale evidenzia. Il concetto è da estendere anche alla normativa  relativa alla sicurezza sui luoghi di lavoro in agricoltura. La tutela dei lavoratori autonomi e degli operai non deve assolutamente essere messa in discussione ma, proprio per questo,  gli interventi di formazione, tutela e informazione dei lavoratori devono essere efficaci e snelliti.  

La Burocrazia: Purtroppo pervade trasversalmente ogni attività agricola  con provvedimenti che trovano giustificazioni nella necessità di eseguire controlli e impedire evasione ed elusione, ma si  sono messe in campo, nel tempo, procedure burocratiche che stanno agendo da freno alla attività del settore. Le norme, oramai, ci sono, da quelle relative alla gestione di una stalla fino all’esasperazione assoluta delle centinaia di norme che regolano il settore vitivinicolo. Oltre ad una attenta analisi necessaria per individuare la cosi detta “ burocrazia inutile” si impone un processo di ARMONIZZAZIONE della burocrazia. Le imprese agricole non sono stufe di fare documenti  ma di dare decine di volte  lo stesso documento, a volte, allo stesso ente, in barba a qualsiasi processo di semplificazione. La semplificazione si fa eliminando procedure e non sostituendole con altre.
Agli eletti il lavoro, certamente, non mancherà.     

25 febbraio 2013

#ElezioniPolitiche2013: Primi pensieri...

Albert Lanièce e Rudy Marguerettaz  (foto Aostasera)
Alla fine hanno vinto Albert Lanièce e Rudy Marguerettaz. I candidati di Vallée d'Aoste sono rispettivamente il nuovo Senatore e il nuovo Deputato. Qualcuno potrebbe parlare di un risultato già scritto, ma per come sono andate le cose non è così.

La geografia politica valdostana disegnata in quest'ultima tornata elettorale è davvero mutata  e avrà sicuramente ricadute significative sulle prossime regionali (anche se nessun risultato è trasportabile tout court da una elezione all'altra). E' comprensibile comunque che Laurent Viérin con la sua neonata Union Valdôtaine Progressiste sia entrato in sala stampa da quasi da vincitore, avendo «perso» per soltanto 180 preferenze la sfida alla Camera e fa pensare che il Movimento 5 Stelle abbia fatto registrare ottimi risultati in tutti e 74 i comuni della Valle. Etichettarlo esclusivamente come un voto di protesta è un grave errore.

Il centrosinistra autonomista non è quasi mai stato in partita e il centrodestra può tutto sommato vantarsi di aver pesato nel risultato di Vallée d'Aoste.

Ritornando a 5 Stelle c'è una parte di elettorato che sta mandando un messaggio forte e chiaro. 

Quanto al quadro nazionale siamo al "The day after"...

Sul Corriere della Valle in edicola venerdì tutto quello che c'è da sapere di questa incandescente tornata elettorale.

22 febbraio 2013

#ElezioniPolitiche2013: Votare per il Bene Comune



Ti propongo l'editoriale che ho pubblicato sul numero del Corriere che trovi questa settimana in edicola. 

Il 24 e il 25 febbraio saremo chiamati alle urne per votare il nuovo Parlamento italiano, che avrà un compito fondamentale per il futuro del nostro Paese, quasi una nuova costituente per ridare dignità, fiducia, speranza ad una società italiana fortemente provata dagli egoismi di parte. 

Come ha già scritto Mons. Vescovo nella sua lettera pastorale, si tratta di un appuntamento al quale nessuno deve sottrarsi, tanto meno un credente. E a cui dobbiamo presentarci consapevoli della responsabilità che ci assumiamo nell’individuare chi rappresenterà la nostra regione in Parlamento.

La coscienza, formata dal Vangelo, ci chiede di valutare candidati e programmi non per interessi di parte o, peggio, per interessi personali, ma guardando al bene comune.

Ma che cos’è il bene comune? Il Compendio della Dottrina sociale lo definisce così: «Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo,  accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l'agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l'agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune». Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.

Una società che, a tutti i livelli, vuole intenzionalmente rimanere al servizio dell'essere umano è quella che si
propone come meta prioritaria il bene comune, in quanto bene di tutti gli uomini e di tutto l'uomo. La persona
non può trovare compimento solo in se stessa, a prescindere cioè dal suo essere « con » e « per » gli altri.
«Tale verità - è ancora il Compendio a ricordarcelo - le impone non una semplice convivenza ai vari livelli della vita sociale e relazionale, ma la ricerca senza posa, in forma pratica e non soltanto ideale, del bene ovvero del senso e della verità rintracciabili nelle forme di vita sociale esistenti. Nessuna forma espressiva della socialità — dalla famiglia, al gruppo sociale intermedio, all'associazione, all'impresa di carattere economico, alla città, alla regione, allo Stato, fino alla comunità dei popoli e delle Nazioni — può eludere l'interrogativo circa il proprio bene comune, che è costitutivo del suo significato e autentica ragion d'essere della sua stessa sussistenza».

Concretamente a cosa siamo dunque chiamati? Prima di tutto a votare avendo a cuore una comunità e cercando nei possibili interlocutori politici veri sguardi di futuro e non risposte a singoli bisogni, inevitabilmente dal respiro corto. L’autonomia può essere difesa soltanto dimostrando come sia un modello in grado davvero di garantire il bene comune dell’intera comunità e non soltanto di una parte. 

Recentemente intervistato da Radio Proposta in Blu, Mons. Lovignana ha ricordato come l'appuntamento elettorale per un credente sia un appuntamento con la carità e con la coscienza.

«È un appuntamento con la carità – ha detto - perché il voto che esprimo contribuirà a decidere chi avrà in mano le sorti del paese e il suo orientamento dal punto di vista delle leggi che saranno fatte, dal punto di vista del bene comune, cioè del bene delle persone. È un appuntamento con la coscienza perché un cristiano non può votare per abitudine, per convenienza personale o in maniera superficiale, ma deve fare davvero discernimento sui programmi, sui partiti/movimenti che li propongono e sulle persone che si candidano ad attuarli».

Il vescovo ha sottolineato come il discernimento deve tener conto di tanti elementi, ma in particolare non possono mancare tre precise attenzioni. 

La prima è l’attenzione alla posizione (del programma, del partito/movimento, del candidato) circa i valori di fondo della società: il valore incondizionato della vita  umana (la sua dignità, i suoi diritti) dall'origine al termine dell'esistenza; il valore della famiglia, fondata sul  Matrimonio tra un uomo e una donna; il valore della giustizia sociale e il valore della pace. Si tratta di valori e diritti umani (non confessionali) e, quindi, capaci di ottenere ampio consenso tra persone di diverso orientamento culturale, religioso ed etico. Poi l’attenzione alle proposte concrete per rispondere alle urgenze sociali di questo momento storico nel quale sempre più numerose famiglie entrano o rischiano di entrare in quella zona grigia della società che è la povertà e quindi l'emarginazione dai circuiti della vita sociale.

In concreto si tratta di valutare che cosa viene proposto in ordine al lavoro, alle politiche familiari e allo stato sociale. E, infine, attenzione al modo in cui programma, il partito/movimento o il candidato si rapportano alla piaga della corruzione che sta divorando come un cancro la nostra società: viene presa seriamente in considerazione e si propongono soluzioni credibili per combatterla, per uscire da un sistema viziato oppure viene misconosciuta e/o minimizzata?

Pur nella confusione del momento politico abbiamo dei criteri che ci possono aiutare nel scegliere a chi dare la nostra fiducia e rispondere al nostro appuntamento con la carità e con la coscienza.

21 febbraio 2013

#ElezioniPolitiche2013 in Valle d'#Aosta: i 5 Quesiti del #CorrieredellaValle



Ti invito ad acquistare il Corriere della Valle che troverai in edicola questo venerdì (e che agli abbonati arriverà nella giornata di oggi). Su questo numero infatti come redazione ho sottoposto cinque quesiti alle liste che si sono presentate in Valle d'Aosta. La speranza è che la lettura di queste risposte possa essere utile per il voto del 24 e 25 febbraio. 

Ecco i quesiti


1°) Quali sono le priorità per l’Italia del prossimo quinquennio?

2°) Quali sono i problemi valdostani che ritenete debbano essere affrontati anche a livello nazionale?


3°) C’è chi sostiene che questa legislatura sarà fondamentale per il futuro dell’autonomia valdostana. Qual è la vostra opinione? E che cosa intendete fare in proposito?

4°) Il Forum delle associazioni familiari chiede sette sì alla famiglia: su quali punti assicurate maggiormente il vostro impegno?

5°) Perché gli elettori dovrebbero votarvi?


15 febbraio 2013

#ElezioniPolitiche2013: La Camera di Commercio di #Aosta scrive ai Candidati


Sottopongo alla tua attenzione un testo di grande interesse. Si tratta del documento, approvato all'unanimità dalla Giunta Camerale di Aosta, guidata da Nicola Rosset, inviato nei giorni scorsi a tutte le forze politiche che esprimono candidati nella circoscrizione elettorale della Valle d’Aosta. 
Fammi sapere che cosa ne pensi?


Dalla Camera di Commercio alcune linee guida
per la tutela ed il rilancio delle imprese valdostane



Alla Camera di Commercio spetta, istituzionalmente il compito di tutelare e promuovere la crescita del territorio attraverso l’attività delle imprese, che all’interno della Chambre trovano la propria piena rappresentatività.  E’ quindi dalla volontà di dare voce a queste oltre 13000 mila imprese operanti sul territorio valdostano che nasce l’esigenza di sottoporre all’attenzione di tutte le forze politiche in corsa per le prossime elezioni nazionali nel collegio elettorale della Valle d’Aosta un documento che possa porre l’accento su alcune criticità ed individuare possibili linee di intervento il cui obiettivo ultimo sia quello di fornire una risposta alle istanze che il sistema economico locale ha posto all’attenzione della Camera di Commercio. Si tratta di una serie di suggestioni la cui motivazione fondante deve essere necessariamente la volontà politica di porre nuovamente al centro dell’attenzione le imprese ed il lavoro, intese non solamente come elemento basilare di crescita economica, ma anche per l’importanza che esse ricoprono dal punto di vista della coesione sociale. Un impegno importante dunque, che grazie anche all’azione delle Camere di Commercio può prendere corpo, a patto che queste siano messe nella condizione di poter lavorare al meglio, potendo contare su un quadro normativo chiaro e definito e su una disponibilità economica capace di permettere i necessari investimenti a favore del sistema imprenditoriale. Ruoli e strumenti chiaramente esplicitati e normativamente definiti. Queste quindi le prime priorità che emergono da un confronto con le imprese che è stato costante e proficuo e che ha permesso di individuare alcuni principali filoni sui quali sarebbe necessario concentrare gli sforzi:

a) Semplificazione normativa; 

Tra le principali criticità evidenziate dalle aziende vi è quella legata ad una burocrazia complessa e troppo spesso nebulosa nelle procedure e nei contenuti. Che siano esse facenti capo al comparto industriale, agricolo, artigianale, commerciale o turistico, le imprese hanno bisogno di una semplificazione che possa permettere di svolgere le pratiche in tempi più brevi ed in maniera più semplice, pur nel rispetto degli obblighi e dei controlli previsti dalla legge. Si tratta di un processo che potrebbe trovare la sua realizzazione attraverso la completa attuazione della riforma organizzativa degli sportelli unici, il potenziamento dell’e-government, una attenta analisi dei processi per eliminare la cosiddetta “burocrazia inutile” ed armonizzare le procedure evitando di costringere le aziende a consegnare dieci volte lo stesso documento.  E ancora, consentire comunicazioni semplificate di alcuni documenti, abolire gli adempimenti meramente formali, adeguare la normativa a quella in vigore negli altri paesi europei, avviare un costruttivo processo di delegificazione, dare vigore alla mediazione civile per ridurre i tempi del contenzioso, semplificare e pianificare in maniera più attenta la politica di insediamento delle varie attività sul territorio, rivedere ed armonizzare la disciplina comunitaria in materia di concorrenza al fine di promuovere le reti di piccole e medie imprese;


b) Investimenti e credito

E’ questo uno degli argomenti di maggiore interesse e, al tempo stesso di maggiore criticità, per il comparto imprenditoriale. Un’adeguata disponibilità di risorse è infatti una condizione indispensabile perché investitori pubblici e privati possano svolgere attivamente il proprio ruolo.  Proprio per questa ragione risulta necessario intervenire per superare una situazione nella quale le piccole e medie imprese, che costituiscono la parte più vitale del tessuto economico, trovano grandi difficoltà a reperire sul mercato i capitali necessari a riqualificare ed espandere la propria attività. Si tratta di un processo che, oltre al necessario impegno da parte dello Stato per mettere a disposizione delle imprese sottocapitalizzate nuovi fondi di garanzia, deve puntare ad un coinvolgimento anche del capitale privato grazie ad una normativa nazionale sulla montagna che preveda politiche di sostegno alle PMI che operano in località montane, a sistemi di incentivazione fiscale, allo sblocco dei pagamenti dovuti dalla Pubblica Amministrazione (48 miliardi a livello nazionale), ad una facilitazione di accesso al credito anche attraverso il rafforzamento del sistema dei consorzi fidi, ad un più efficace utilizzazione dei fondi europei, anche prevedendo un plafond per il regime di aiuti in de-minimis più alto per le aziende operanti in montagna, ad una attenta valutazione delle ricadute di ogni singola iniziativa al fine di valutarne la bontà o meno, allo sviluppo di politiche di rilancio e di rivitalizzazione dei processi economici anche attraverso servizi finalizzati ad offrire ai cittadini e alle imprese una condizione operativa migliore, e capitalizzando le conoscenze maturate in tematiche estremamente specializzate (ad esempio edilizia caratteristica alpina);


c) Fiscalità

L’esigenza di intervenire per alleggerire i costi delle imprese è certamente una delle esigenze più impellenti sulle quali concentrare gli sforzi. Una pressione fiscale stimata al 54,8% del PIL, con uno scarto di oltre 10 punti rispetto a Francia e Regno Unito e più di 25 rispetto agli Stati Uniti, costituisce una morsa dalla quale è necessario uscire in primo luogo cercando di attuare una più efficace politica di incentivazione dei consumi che possa aiutare a superare il momento di stagnazione. Appare quindi evidente, in questo senso, la necessità non solamente di non introdurre ulteriori tasse e di mantenere quelle politiche che, pur nel rispetto della lotta all’evasione, possano in qualche modo fungere da “ammortizzatore sociali”, ma anche di ridurre tale pressione sulle imprese in modo che l’imposizione possa assumere una misura equa e ragionevole senza andare a diminuire il potere di acquisto delle famiglie. Adeguamento di IMU e tassa rifiuti, compenso dei crediti Iva con debiti relativi ad imposte e contributi di natura diversa, defiscalizzazione per rilanciare aree in crisi, riduzione dell’IRPEF sui redditi più bassi, cancellazione dell’IRAP che grava sull’occupazione, taglio del costo del lavoro, abbattimento dei costi amministrativi nel ramo fiscale, revisione della normativa che impone i pagamenti a 30 o 60 giorni in tutti i rapporti business to business del settore agroalimentare, rilancio delle liberalizzazione negli ambiti che vedono le imprese quali “consumatori”, sono solamente alcune delle strade che andrebbero intraprese per permettere al comparto imprenditoriale di uscire dal momento di grave difficoltà che proprio nel calo dei consumi vede uno degli aspetti più preoccupanti; 

d) Accesso al lavoro e occupazione

Le risorse umane costituiscono un fattore essenziale del comparto economico ed imprenditoriale. Da questo punto di vista appare quindi di fondamentale importanza pensare ad una nuova e diversa regolamentazione dei rapporti di lavoro che possa in qualche modo superare la rigidità dell’ordinamento introdotte dalla recente riforma del lavoro. Una rigidità che, pur con l’obiettivo di tutelare maggiormente il lavoro, non ha tenuto conto delle diverse specificità dei vari ambiti rendendo ulteriormente più complesso l’ingresso in azienda. Il mondo del turismo, così come quello dell’agricoltura, dell’industria, dell’artigianato e del commercio necessitano di strumenti in grado di ampliare la flessibilità dei contratti di lavoro dando maggiore autonomia alla contrattazione collettiva. E’ necessario, introdurre nuova flessibilità negli orari di lavoro grazie ad incentivazioni rese possibili da detassazione e decontribuzione, potenziare e rendere strutturali detassazione e decontribuzione delle erogazioni per incentivare la produttività, è altresì importante consentire agli studenti delle scuole superiori di svolgere stage formativi durante le vacanze scolastiche, così come è necessario fare in modo che gli interventi di formazione, tutela ed informazione dei lavoratori siano efficaci e che si possa superare il disallineamento fra domanda ed offerta di lavoro rilanciando la formazione tecnica e professionale, l’alternanza formazione-lavoro e l’apprendimento in impresa, accompagnando le scelte formative e professionali dei giovani e dei lavoratori disoccupati;

e) Infrastrutture e trasporti 

Quella legata allo sviluppo, al potenziamento e all’integrazione delle reti di collegamento e delle infrastrutture è certamente una sfida di grande importanza, soprattutto in una regione nella quale sono proprio i costi derivanti dal dover utilizzare queste reti ad incrementare in maniera significativa quelli che sono i “sovra costi” della montagna. Appare quindi improcrastinabile la definizione di linee d’azione concrete e fattibili per un miglioramento dei collegamenti da e per la Valle d’Aosta, siano essi su gomma, rotaia o aerea, in un ottica di diminuzione dei tempi di percorrenza, riduzione dei costi e aumento dell’offerta. Una più attenta pianificazione dei costi della rete autostradale, una maggiore efficienza di quella ferroviaria ed una più ampia fruibilità dei collegamenti aerei rappresentano importanti priorità non solamente per il comparto turistico, ma anche per il commercio, l’agricoltura, l’artigianato e l’industria che proprio da una maggiore efficienza ed un minor costo dei collegamento potrebbero trarre importanti vantaggi nella fase di approvvigionamento e di spedizione di merci e materie prime. Allo stesso modo risulta di primaria importanza un ritorno degli investimenti nelle infrastrutture per garantire lo sviluppo di una rete in grado di supportare le esigenze delle imprese a costi sostenibili.

f) Tutela e qualità dell’offerta 

Il mantenimento del difficile equilibrio tra tradizione e modernità costituisce un’altra importante priorità per il comparto imprenditoriale valdostano. Da una parte vi è infatti la necessità di garantire una tutela di quelle che possono essere le prerogative di una economia di montagna caratterizzata da grande qualità ma numeri ridotti, dall’altra l’esigenza di ampliare ed alzare il livello della propria offerta per poter reggere una concorrenza sempre più agguerrita e preparata. Da una parte quindi appare impellente una revisione della norma nazionale che delimita le zone montane al fine di non vanificare gli interventi disperdendo gli sforzi in una moltitudine di territori che di montano hanno ben poco, così come appare prioritario portare avanti una opera di tutela dei consumatori e delle imprese contrastando qualunque forma di abusivismo delle attività e delle professioni oltre all’approvazione di normative che possano favorire la tutela delle micro realtà alpine e l’insediamento di nuovi esercizi nelle più piccole realtà alpine anche attraverso nuove agevolazioni fiscali. 
Dall’altra risulta di primario interesse valorizzare la formazione professionale avvicinando la scuola e l’università al mercato del lavoro, riducendo la distanza tra i bisogni di competenze espressi dalle imprese e le competenze acquisite dai giovani durante il percorso formativo. Un processo che potrebbe interessare non solamente gli studenti ma l’intera comunità lavorativa e concretizzarsi in una modifica delle modalità di svolgimento dei tirocini curriculari, la subordinazione dell’erogazione delle indennità di disoccupazione alla partecipazione ad attività formative, una rimodulazione dei programmi formativi tenendo conto delle nuove esigenze delle imprese, agevolando l’aggiornamento professionale del corpo docente anche attraverso esperienze lavorative in azienda;

g) Innovazione ed internazionalizzazione 

Innovazione ed internazionalizzazione sono due elementi ormai imprescindibili per la crescita del comparto imprenditoriale. Nel primo caso, in particolare, si tratta di portare avanti una serie di iniziative che possano permettere all’azienda di migliorare la qualità del proprio prodotto, ma anche l’approccio stesso al mercato, impattando sul modello di business, e questo soprattutto in una realtà di piccole e medie imprese come quella valdostana. Quello tra innovazione ed internazionalizzazione è un mix sempre più difficilmente separabile e sul quale è opportuno intervenire con iniziative in grado di valorizzare la qualificazione delle filiere e delle reti intra settoriali, il potenziamento dei servizi di e-business, l’ampliamento e interscambio tra i servizi che ogni singola impresa è in grado di offrire, potenziando l’utilizzo, ma anche il controllo delle rete internet al fine di valorizzare ma anche tutelare le potenzialità del territorio, garantendo un vantaggio fiscale per i redditi prodotti mediante commercio elettronico, favorendo e potenziando ulteriormente le possibilità di accesso alla banda larga, estendendo le conoscenze acquisite sulle “reti elettriche intelligenti”, così come portando avanti ricerche e politiche di investimento che possano fare dell’ambiente e delle cosiddette “green economy” un nuovo ed importante volano di sviluppo economico per la Valle d’Aosta, e ancora sostenendo gli investimenti in ricerca e nuove tecnologie ed avviando serie politiche finalizzate all’abbassamento dei costi dell’energia.


26 gennaio 2013

Il mondo delle imprese si rivolge ai candidati alle elezioni politiche 2013

La Giunta della Chambre Valdôtaine, riunitasi nella mattinata di venerdì 25 gennaio, ha deciso all’unanimità la redazione di un documento che sarà sottoposto all’attenzione di tutti i candidati alle prossime elezioni politiche nella circoscrizione della Valle d’Aosta al fine di evidenziare criticità e possibile linee di intervento per supportare ed incentivare la crescita del comparto imprenditoriale valdostano.

La Chambre – spiegano dalla Giunta Camerale – è il punto di riferimento di tutte le imprese valdostane, siano esse iscritte a qualche associazione o meno, ed in tale ottica riteniamo doveroso porre in atto un’importante opera di sensibilizzazione sulle problematicità e sui possibili interventi da attuare in favore del comparto imprenditoriale nei confronti di coloro che saranno chiamati a rappresentare e difendere gli interessi della Valle d’Aosta nel Governo nazionale”.

Il documento, che sarà redatto ed inviato a tutti i candidati nel corso dei prossimi giorni, rappresenterà un compendio ed una elaborazione di tematiche ed argomentazioni emerse nel corso della attività a fianco e a supporto delle imprese e in occasione dei numerosi incontri e dibattiti svolti con le associazioni di categoria.
 

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