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28 settembre 2010

Giovani Imprenditori (8): Che cosa si Impara a Scuola?

E' questa l'ottava puntata della rubrica, realizzata in collaborazione con i giovani imprenditori di Confindustria Valle d'Aosta. La prossima sarà dedicata al tema del credito. E quella dopo? E quella dopo nascerà dalla tua curiosità di conseguenza scrivi nello spazio commenti un quesito e faremo in modo di risponderti.

La questione affronta problematiche piuttosto reali e di primo getto la risposta mi parrebbe ovvia e banale, ma come per ogni cosa fermandomi a riflettere probabilmente il ragionamento presenta diverse sfaccettature.

Pur tentando di essere il più oggettiva possibile credo che lo «snocciolare» la questione assuma una piega personale cosa che probabilmente è la base per il nostro confronto.

Arianna Dell'Innocenti
A parer mio la scuola rappresenta la creazione della società. Dalla scuola ci si aspetta l’educazione, la formazione e l’ispirazione dell’individuo, dell’uomo che attraverso la scoperta di se e del mondo possa capire, muoversi ed orientarsi nella vita. Pretesa alquanto ambiziosa considerando il fatto che non sempre le attitudini trovano riscontro nelle attività lavorative, ma forse in questo influiscono anche altri fattori.

Ritengo che una base culturale ampli la mente e renda un individuo socialmente più attivo e propenso allo sviluppo, ma non lego una formazione mirata all’attività imprenditoriale. Inevitabilmente una formazione tecnica in alcuni settori o una specializzazione in aspetti gestionali possono agevolare l’attività come la conoscenza degli aspetti economici e fiscali rappresentano un valore aggiunto per un giovane imprenditore, ma le ritengo lacune facilmente compensabili da abili collaboratori. Quello che considero fondamentale nel fare impresa è l’aspetto umano. Quello che da generazioni nella mia famiglia si tramanda come il valore del lavoro, il rispetto per la fatica e l’impegno. Nessuna istituzione scolastica ti insegna la gestione dei clienti, i rapporti coi fornitori e il comportamento ottimale per percorsi lavorativi che si basino sulla serietà e la correttezza. Argomentazioni che oggi come oggi, in un momento di incertezza, mantengano la fiducia e la riconoscenza di serietà in grado di mantenere in piedi un’ attività.

Tutto ciò premesso, credo che sia in questa ottica quanto la scuola possa contribuire a fare, cioè rappresentare una palestra per allenare i comportamenti sociali. Un luogo dove coltivare i rapporti interpersonali, imparare il senso del dovere, le responsabilità e rispettare le regole col fine ultimo di forgiare persone in grado di poter imparare a fare l’imprenditore.

Personalmente la carriera scolastica credo mi abbia insegnato questo, ad essere malleabile, ad essere in continua fase evolutiva e ad apprendere costantemente. Forse è questo che mi ricordo di più: migliorare sempre e dare il massimo, non credo sia cosa di poco conto e a questo credo debba mirare l’istruzione nell’ottica di permettere a chi lo desideri di «fare impresa».

Arianna Dell'Innocenti


Chi è Dell’Innocenti Arianna?

Nata ad Aosta il 06/03/1979 residente ad Aosta. Laureata presso il Politecnico di Torino in Storia e Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali collabora con tutta la famiglia nella gestione della Dell’Innocenti Lamiere srl.

14 settembre 2010

Giovani Imprenditori (7): La Grande Crisi - E' davvero il Momento Giusto per fare l’Imprenditore?

Luca Capula (Gps Standard)
Non credo ci sia un momento più giusto di un altro per fare l’imprenditore. Io, in particolare, sono sceso in campo in un periodo decisamente difficile, ma la motivazione, le idee e gli obiettivi sono stati più forti di qualsiasi altro pensiero. La crisi che sta colpendo, ormai da tempo, l’economia a livello globale e mondiale ha infatti toccato anche il settore in cui opero con GPS Standard, ovvero il mercato della sicurezza.

Da inizio 2009 si sono susseguiti trend negativi, con conseguenze che hanno portato inevitabilmente a cali di fatturato, alla fine di alcuni player e allo sviluppo di forti problemi di insoluti a livello produttivo e distributivo. Farsi scoraggiare da questa situazione e reagire chiudendosi a guscio, in modo passivo, ritengo sia un errore grave. Senza sottovalutare le difficoltà e i disagi di questo momento, credo che la reazione migliore per ogni imprenditore sia rispondere in modo attivo alla crisi, affrontandola in modo positivo, quasi «ribaltandola». Se, infatti, in periodi come questi emergono le lacune e i punti deboli di ogni settore, è anche più semplice riuscire a identificare le parti sane del sistema e lavorare su quelle, potenziarle. Saper guardare più in là, saper cogliere la sfida di nuovi segmenti, anche di quelli considerati di nicchia, e investire fortemente in essi (anche se spesso questa scelta comporta grossi sacrifici) finanziando lo studio di nuove tecnologie, la ricerca e la comunicazione: questo è per me il modo più giusto per fare l’imprenditore, soprattutto oggi.

Quindi, al di là del momento e delle condizioni attuali del panorama nazionale e mondiale, credo che per fare l’imprenditore si debba essere in grado innanzitutto di anticipare il mercato e non di inseguirlo, con un’attenzione particolare alle tendenze e agli orientamenti futuri di utenti e consumatori. Bisogna costruire una squadra professionalmente forte e valida, in cui le competenze e le abilità siano il vero fattore competitivo della propria azienda, e sviluppare una visione internazionale, a 360 gradi, del proprio terreno di gioco.

Forse, dati i tempi e i movimenti dell’economia globale, all’imprenditore di oggi serve più inventiva, più capacità di immaginazione. Indubbiamente sono necessarie una buona dose di coraggio, tanta dedizione, passione, e, infine, un pizzico di incoscienza!

Luca Capula


Chi è Luca Capula?

Nato a Ivrea, il 23 novembre 1983. Residente a Torino. Laureato in Scienze della Comunicazione, Master in Marketing. Amministratore delegato di GPS Standard.

4 agosto 2010

Giovani Imprenditori (6): Fare Impresa - Quali Strumenti nel 2010?

Vi aspetterete un elenco di strumenti, quali ad esempio:

1) Avere a disposizione un capitale da investire per avviare l’attività (disponibilità proprie, venture capital, finanziatori esterni, ecc)

2) Possedere un’ottima capacità nell’osservare scenari che cambiano velocemente e la capacità di prendere decisioni rapidamente sulla base di dati a volte incompleti o inesatti.


3) Saper comunicare, coinvolgere i propri collaboratori, affascinandoli e trascinandoli verso la nostra “vision”.


4) Avere a disposizione un buon network di servizi: dalle banche alle consulenze professionali.

Tutte cose utilissime e sacrosante per fare impresa. Ma a mio modo di vedere, dietro alla figura di un imprenditore ci sono e ci devono essere cose più importanti.

Mirko Lingeri (Honestamp)
Vorrei fare una piccola parentesi sullo scenario attuale, tralasciando la crisi dei mercati, di cui tutti parlano costantemente. Fare impresa in questi ultimi decenni è diventato sempre più difficile. Mi riferisco in particolare alle imprese di produzione, quelle che producono prodotti reali e non a quelle che producono servizi immateriali.

Per un imprenditore che desidera produrre un prodotto in Italia, è importante disporre di risorse umane capaci, abili manualmente, istruite professionalmente e con un buon bagaglio d’esperienze. Io personalmente, nel settore meccanico, ho assistito ad un repentino impoverimento delle professionalità. Parecchie scuole professionali hanno chiuso, lasciando un vuoto formativo difficilmente colmabile. Questo è un problema grave, perché credo che la competitività di un'azienda si basi sulle capacità delle persone che la costituiscono.

Un elemento su cui vorrei portare l'attenzione di chi desidera fare impresa è il «campo di gioco» sul quale ci si troverà a produrre e le rispettive regole da rispettare. L’imprenditore è stretto in una morsa di vincoli legislativi, procedure burocratiche, leggi fiscali, norme di sicurezza e ambientali. Vincoli talvolta importanti e necessari, talvolta inutili e fastidiosi da osservare e che normalmente si traducono in oberanti costi indiretti per l’impresa.

Tutto ciò non fa che rendere poco appetibile la vita dell’imprenditore di produzione.

Io e mio fratello Simone abbiamo ereditato un’attività già avviata da decenni, quindi consolidata nel tempo e in un certo senso siamo stati agevolati. Ma non è ereditando un’attività che si diventa imprenditori.

La crisi di questi anni ci sta mostrando chiaramente quanto velocemente si possano erodere le «fondamenta» delle aziende, anche quelle più solide. Di conseguenza bisogna essere molto attenti nella scelta delle strategie d’impresa da attuare.

Per essere imprenditori è necessario avere nella propria ventiquattrore tre strumenti fondamentali:

- spirito di sacrificio


- dedizione per il proprio lavoro


- propensione al rischio

Anche la sfera di cristallo e la bacchetta magica sarebbero altri due strumenti utilissimi ma purtroppo sono così fantasiosi da non sono ancora disponibili sul mercato...

Mirko Lingeri


Chi è Mirko Lingeri?
Nato ad Ivrea il 4/02/1975 - Residente a Hone. Si laurea in ingegneria informatica frequentando il Politecnico di Torino. Immediatamente dopo il conseguimento della laurea, collabora per un paio d'anni con la TRIM s.r.l nell' I3P (Incubatore Imprese Innovative Politecnico di Torino).
Successivamente entra in Honestamp s.r.l., azienda specializzata nella costruzione di stampi e nello stampaggio di particolari tecnici in lamiera e plastica.
Insieme al fratello Simone Lingeri, dal 2001 ricoprono il ruolo di Amministratore Delegato all'interno della società.

15 luglio 2010

Giovani Imprenditori (5): Pro e Contro di Fare Impresa in Valle d'Aosta

Guido Bertolin (Maison Bertolin)
Quinta puntata della rubrica promossa dai Giovani Imprenditori di Confindustria Valle d'Aosta e ospitata su questo blog. Ora tocca a Guido Bertolin di Maison Bertolin di Arnad. Ci spiegherà i pro e i contro di fare l'imprenditore in Valle d'Aosta. Qui trovi tutti i post pubblicati. Ti ricordo che lo spazio commenti è a tua disposizione per qualunque tipo di intervento o di quesito sull'argomento.

Personalmente ritengo sia difficile riuscire ad elencare i pro e i contro di fare impresa in Valle d’Aosta, credo che prima di tutto si deve fare una distinzione sulle tipologie di azienda, sulle sue dimensioni e dal tipo di produzione.

Proverò ugualmente a dire il mio punto di vista. In generale fare impresa in Valle d’Aosta a livelli industriali non è sicuramente facile anche a causa della morfologia del nostro territorio o forse non è quello che vogliamo, ci troviamo ad affrontare vincoli paesaggistici, di rumorosità di inquinamento, il tutto a salvaguardia della natura e dell’attaccamento profondo e geloso della propria terra.

La viabilità di questa regione montuosa è un ostacolo considerevole, un autostrada la collega alle nazioni europee, ma è troppo poco. Assolutamente insufficiente e datato il collegamento ferroviario, quello aereo poi è praticamente inesistente. Ci sono territori ancora senza ricezione telefonica, tutto questo fa sì che il costo gestionale, di chi vuole insediarsi, sia più alto che in altre zone.

Questo territorio non è pronto ad attivare strutture per facilitare gli insediamenti industriali, e personalmente credo, che neppure la mentalità del valdostano sia così pronta a recepire che è giunto il momento di fare un passo avanti, pur mantenendo il rispetto e la produzione di quanto tramandatoci. Manca nella sua mentalità, l’iniziativa imprenditoriale industriale, la predisposizione al rischio, il coraggio a confrontarsi azzardando nuove vie.

L’aiuto fornito agli studenti per frequentare corsi universitari e l’innalzamento alla scolarità dovranno stimolare una svolta: rendere più facile la reperibilità di manodopera specializzata e creare una ricerca specifica per utilizzare le risorse della nostra regione, sia in campo alimentare che manifatturiero,

In Valle d’Aosta ad eccezione della Cogne, le imprese sono tutte medio piccole e quasi tutte hanno difficoltà a crescere e diventare competitive per potersi proporre in modo incisivo e continuativo sia sui mercati nazionali che europei e, perché no, anche mondiali. D'altronde il mondo non finisce a Carema, ma per fare questo bisogna crederci.

Ritengo comunque che le Pmi della nostra regione possano anche essere un punto di forza. Se soltanto riuscissimo insieme a mettere da parte gelosie e invidie, essere un pò meno chiusi e provare a fare Sistema, creando sinergie, potremmo proporci sul mercato più forti e competitivi.

Fare impresa facendo Sistema potrebbe portare ad una riduzione di costi, a un confronto di idee, ad un sostegno alla realizzazione delle stesse, ad una commercializzazione e produzione a costi minori, naturalmente il tutto ben organizzato e condiviso per un fine comune.

Aziende, come la nostra, che lavorano nel settore alimentare sono molto legate alla Valle d’Aosta per il fatto che i prodotti sono continuità della tradizione, la storia della nostra regione. E' importante che riescano con le loro produzioni a dare sempre qualità e garanzia di autenticità, ma allo stesso tempo devono anche saper continuamente investire, cosa che per quanto ci riguarda, stiamo facendo con l’impiantistica, le certificazioni e le specializzazioni delle risorse umane. Tutto questo ci permette di rimanere sul mercato e confrontarci con la grande concorrenza nazionale.

Crediamo inoltre sia fondamentale che le imprese alimentari e non solo, che utilizzano il nomeValle d’Aosta sui propri prodotti, per dargli un valore aggiunto, abbiano a cuore lo sviluppo dell'economia della nostra regione, creando posti di lavoro e investendo all’interno delle proprie aziende per farle crescere.

Purtroppo nel nostro settore capita spesso di aver a che fare con aziende che non fanno nessun tipo di produzione, anzi esercitano una concorrenza sleale, semplicemente etichettando prodotti che arrivano da chissà dove,e utilizzando il nome Valle d’Aosta, finendo per falsare anche la qualità stessa del prodotto, ingannando il consumatore e soprattutto non favorendo in Valle nessuna crescita economica, ma, anzi, arrecando danno a quelle imprese che producono ed investono veramente.

Siamo tutti d’accordo che non sia possibile reperire tutte le materie prime, per la produzione, in Valle d’Aosta, ma secondo me è fondamentale che almeno una parte delle trasformazioni avvengano nella nostra regione. Ci auguriamo che prossimamente su questo tema ci sia più chiarezza, in modo da non perdere di credibilità.Anche qui la strada è una sola: fare sistema e operare sinergicamente per riuscire a superare questa difficile fase di crisi economica.

                                                                                                                                 Guido Bertolin



Chi è Guido Bertolin?
Alcuni dati del suo curriculum vitae
Nato ad Aosta il 02/08/1977 - Residente ad Arnad  - Licenza media superiore.

Socio Amministratore Salumificio Maison Bertolin s.r.l. - Socio Amministratore G.A.R. s.n.c. e Socio Amministratore Dinus Donavit s.n.c.

Consigliere Chambre Valdotaine - Vice presidente Associazione Riviera delle Alpi - Membro Gruppo Giovani Imprenditori VdA - Membro Comitato Tecnico Saveurs du Val d’Aoste - Socio Slow Food Valle d’Aosta - Socio O.n.a.s. (organizzazione nazionale assaggiatori salumi) e Socio O.n.a.v. (organizzazione nazionale assaggiatori di vino)

30 giugno 2010

Giovani Imprenditori (4): Perché e Come Ho Scelto di Fare l'Imprenditore

Nicolò Golisano (Ecogas)
Quarta puntata della rubrica promossa dai Giovani Imprenditori di Confindustria Valle d'Aosta e ospitata su questo blog. Ora tocca a Nicolò Golisano di Ecogas. Ci spiegherà perchè e come ha scelto di fare l'imprenditore. Qui trovate tutti i post pubblicati. Ti ricordo che lo spazio commenti è a tua disposizione per qualunque tipo di intervento o di quesito sull'argomento.

I Giovani imprenditori sono anche disponibili a scrivere alcuni post sulla base dei quesiti che tu vorrai loro porre. La prossima puntata sarà il 13 luglio. Guido Bertolin (Maison Bertolin) scriverà un post sul tema «I pro e i contro del fare impresa in Valle d’Aosta».

La mia esperienza imprenditoriale parte nel 2005. Decido di lasciare la più grande azienda energetica italiana poiché incontenibile era la voglia di mettermi in proprio, di lavorare per me stesso, di costruire qualcosa, di essere, in una parola imprenditore.

Decido di investire in una promettente start up tecnologica dell’Incubatore delle Imprese Innovative del Politecnico di Torino. Il fondatore è un mio caro amico con grandi doti creative. Il connubio è felice tant’è che la società brevetta tecnologie altamente innovative accedendo ad un programma di «intellectual asset management» messo a disposizione dalla Fondazione Torino Wireless del distretto tecnologico piemontese. Grazie ad un primo round di investimento di tipo «seed» da parte di un fondo di investimento si riescono a portare sul mercato in tempi brevi una serie di prototipi funzionanti che confermano sul campo i dati ottenuti dai modelli di simulazione. La fase più critica del «from research to market» è stata completata con successo. Il passo successivo è quello più ambizioso di divenire riferimento e presidiare la nicchia di mercato individuata ossia quella del monitoraggio ambientale e strutturale. La tecnologia è forte e difendibile ma in Italia l’osmosi verso la PA, che rappresenta l’utente finale nella maggior parte delle nostre applicazioni, è lenta e assai difficoltosa. Occorrono capitali per sostenere questa nuova fase di scouting e di sperimentazione su larga scala. La voglia e la passione ci spingono alla ricerca di nuovi partner finanziari. Innumerevoli gli incontri e i tavoli presenziati ma alla fine si arruolano nuovi investitori che danno nuova linfa all’iniziativa.

Il successo di una iniziativa imprenditoriale dipende da innumerevoli fattori e provo a riassumere quelli che a mio parere sono i più importanti: squadra imprenditoriale competente e dinamica, prodotti o servizi in mercati in crescita, tecnologie differenzianti e difendibili e internazionalizzazione.

Un conto però è avere una buona idea, un conto è avere la capacità di valutarne la reale fattibilità e un altro conto ancora è avere poi le caratteristiche personali e gli strumenti idonei per metterla in atto.

Bisogna comunque sapere e accettare in ogni caso che anche con i migliori studi di fattibilità, con i migliori progetti e con le più accurate indagini di mercato è necessario essere pronti ad assumersi la propria quota di rischio imprenditoriale.

Nicolò Golisano


Chi è Nicolò Golisano?

Si laurea in ingegneria gestionale frequentando il Politecnico di Torino.

Dopo alcune esperienze nel settore automotive (Direzione Ingegneria di Prodotto FIAT AUTO e IT Consultant presso IVECO FRANCE – sede di Lyon), matura una importante esperienza internazionale come Business Analyst nella Divisione Gas & Power di Eni.

Nel 2005 è Angel Investor e Business Development manager in LACHESI Srl una promettente start up tecnologica dell’Incubatore delle Imprese Innovative del Politecnico di Torino insignita nello stesso anno del prestigioso premio «OK Italia» di Unicredit Banca come migliore start up tecnologica dell’anno.

La stessa società conta su numerosi brevetti estesi anche in Nord America e vanta pubblicazioni su «MIT Review» del Massacchussets Institute of Technology e riviste scientifiche distribuite in Italia come «Ponti e Gallerie».

Attualmente le avanzate tecnologie di monitoraggio sviluppate dalla società sono oggetto di sperimentazione su numerosi ponti ferroviari appartenenti alla Rete Ferroviaria Italiana (RFI).

Nell’ambito del progetto Guarini che consiste nel monitoraggio strutturale della Cappella della Sacra Sindone custodita nel Duomo di Torino gravemente danneggiata durante l’incendio del 2007 la società è partner tecnologico.

Dal 2010 Amministratore Delegato di Ecogas Srl di Quart (AO) attiva nel settore degli Impianti Tecnologici e delle Energie Rinnovabili.

16 giugno 2010

Giovani Imprenditori (3): Considerazioni sul Convegno di Santa Margherita Ligure

Edy Incoletti (Logic)
Terza puntata della rubrica promossa dai Giovani Imprenditori di Confindustria Valle d'Aosta e ospitata su questo blog. Ora tocca a Edy Incoletti di Logic.Tocca a lui illustrarci i contenuti dell'appuntamento di Santa Margherita Ligure di cui molto avete letto sui quotidiani e sentito ai Telegiornali in questi giorni. Qui trovate tutti i post pubblicati. Tu ricordo che lo spazio commenti è a tua disposizione per qualunque tipo di intervento o di quesito sull'argomento.

Il mondo dei Giovani imprenditori di Confindustria è, come evidenziato nel precedente post di Ettore La Carruba, un contenitore pieno di attività, occasioni e «obblighi». Tra tutti, tuttavia, ve ne è uno che sentiamo in modo particolare e a cui per nessun motivo vorremmo sottrarci.

Si tratta dell'obbligo di pensare al futuro.

I già ricordati convegni di Capri e di Santa Margherita Ligure, sono sempre stati un momento per pensare a quello che succederà o che vorremmo succedesse nei prossimi anni. Chi ha partecipato al recente convegno ligure, tuttavia, non ha potuto ignorare un cambiamento che ha colpito le tesi del nostro gruppo.

Si è sempre parlato del nostro futuro, ma l'avverbio «dopo», che nella scorsa edizione era anche parte del titolo del convegno, ha lascito il posto a «oggi», «adesso» e «subito». Questa sostituzione non è dettata
da un cambiamento in quelle che riteniamo le nostre priorità, ma dall'urgenza, per l'Italia, di attuare subito le riforme da noi richieste.

Adesso dobbiamo far tornare nei giovani l'interesse per la politica, per i quotidiani, la stampa tradizionale in genere e per il proprio paese riequilibrando i fondi per le politiche sociali, aumentando gli interventi a favore di chi entra nel mondo del lavoro (giovani, formazione, donne), piuttosto che a favore di chi esce.

Adesso dobbiamo riprendere le privatizzazioni, semplificare la pubblica amministrazione e far sì che la politica smetta di spendere risorse che non ci sono solo per garantirsi il consenso, imponendo quel pareggio di bilancio che avevamo raggiunto per la prima e ultima volta nel 1876 e che la Germania si è recentemente imposta.

Adesso dobbiamo chiedere una democrazia della responsabilità: responsabilità dei cittadini, ma anche degli amministratori e dei politici.

Adesso dobbiamo creare un'imposizione fiscale, un sistema giudiziario e delle leggi eque e comprensibili. Dobbiamo rimuovere quei vincoli economici e burocratici che, come sottolineato dal ministro Tremonti, se fossero stati già presenti negli anni '30 avrebbero fatto sì che Guglielmo Marconi, in seguito agli esperimenti condotti proprio a Santa Margherita, ricevesse multe e denunce, invece di un Nobel.

Adesso dobbiamo fare tutto quanto indicato perché, come ricordato da Luca Cordero di Montezemolo, queste cose le stiamo chiedendo già da più di 15 anni e, soprattutto, perché non vi sarà più una prova d'appello.

Dobbiamo farlo oggi per smetterla di essere imprenditori «nonostante», ma anche giovani «nonostante», ritornando a sperare, come hanno fatto i nostri genitori, in un futuro migliore dell'oggi in cui viviamo.

Queste sono le proposte fatte da Federica Guidi, presidente del nostro gruppo durante il convegno e che, in larga parte, gioverebbero anche a chi è giovane nella nostra Regione.

Edy Incoletti

Chi è Edy Incoletti?
Si laurea in ingegneria informatica frequentado il Politecnico di Torino e l'ENSIMAG - école d'ingénieurs informatique mathématiques appliquées di Grenoble. Dopo alcune collaborazioni con imprese come FIAT Avio e Reply, nel 1999 fonda, ad Aosta, insieme a Fabio Statti e Fabrizio Merivot, la società Logic focalizzata sullo sviluppo software e la consulenza in ambito IT. In 11 anni l'azienda ha ampliato le proprie attività in tutto il nord ovest d'Italia e offre i propri servizi sia a piccole realtà, sia a organizzazioni di rilevanza nazionale.

1 giugno 2010

Giovani Imprenditori (2): Chi sono i Giovani Imprenditori di Confindustria?

Seconda puntata della rubrica promossa dai Giovani Imprenditori di Confindustria Valle d'Aosta su questo blog. Il dibattito ancora langue. Speriamo che qualcuno sappia cogliere l'utilità di questo spazio che cerca di gettare un ponte tra impresa e giovani. Questa settimana tocca a Ettore La Carrubba, 39 anni, concessionario dei marchi Audi e Bmw con Alpicar, un curriculum personale caratterizzato da un impegno rilevante nel direttivo nazionale dei giovani imprenditori. Tocca a lui spiegarci chi sono i giovani imprenditori di Confindustria e qual è il senso di aderire ad un simile movimento.

I Giovani imprenditori di Confindustria sono fra le più antiche e partecipate associazioni presenti in Italia, al Movimento dei Giovani Imprenditori possono iscriversi persone di età compresa tra i 18 e i 40 anni, che abbiano responsabilità di gestione in aziende iscritte alle Associazioni territoriali aderenti alla Confindustria. Il nostro Movimento è andato assumendo, negli anni, una configurazione sempre più vasta fino a comprendere oggi oltre 12.500 associati, organizzati in 104 Gruppi Territoriali e 20 Comitati Regionali.

Si parla di Movimento perché, a differenza di quanto naturalmente si immagina, non è composto da aziende (come Confindustria) ma da persone, gli iscritti, infatti, non si presentano con la loro azienda ma come singoli. Questo fatto delinea lo “scopo sociale” del movimento: riunire persone che abbiano in comune quello che viene chiamato “spirito d’ impresa”, con l’ obiettivo di sviluppare e promuovere questa “cultura” fra di essi e nella società. Spero sia ora chiaro che non si tratta di rappresentare gli interessi delle imprese, come singoli o sistema, a questo ci pensa già Confindustria.

Una lunga ma necessaria premessa, spesso è difficile intendersi con i nostri interlocutori proprio perché non è chiaro questo fondamentale antefatto.

Oggi, nell’ epoca del Capitalismo Personale un movimento come il nostro può essere (almeno potenzialmente) quanto mai attuale, per chi ne è parte, ma anche per il Paese. Utile per suggerire: punti di vista, suggestioni per leggere la complessità del momento, proposte per il futuro dei singoli, delle classi dirigenti e del Paese. Non si tratta quindi di una semplice rete relazionale, naturalmente è anche questo, ma di una rete capace di elaborare proposta, di essere riconosciuta e riconoscibile.

I numeri che sono citati qui sopra ma, soprattutto l’ organizzazione che li tiene insieme, sono la sostanza di cui è costruita la rete mentre le Tesi dei nostri convegni (soprattutto quelli Santa Margherita Ligure a Giugno e di Capri a Ottobre ) i posizionamenti giornalieri sui giornali ed in TV, la capacità di penetrazione dei nostri ex associati nei sistemi di rappresentanza, la presenza in innumerevoli commissioni e gruppi di lavoro in tutto il Paese a tutti i livelli, la presenza internazionale attraverso il coordinamento fatto da YES e molto altro, sono il risultato delle connessioni neurali che questa rete permette, la dimostrazione che questo Movimento è produttore di contenuti e di proposta per i suoi associati e, ci auspichiamo, per tutti.

La collaborazione con questo Blog, in fin dei conti, può essere vista come il materializzarsi dei concetti sopra esposti. E’ in quest’ottica che Oliviero Gobbi, il nostro presidente, ci ha presentato questa attività: confrontiamoci in un’arena aperta fra di noi e con tutti coloro i quali vorranno intervenire su temi che ci possono interessare come Movimento e quindi come imprenditori, ma infine, anche come cittadini… alla fine potrebbe uscirne qualcosa di utile per tutti.

Ecco cosa sono i Giovani Imprenditori di Confindustria, spero che vogliate interagire con noi nei prossimi mesi.

Ettore La Carrubba

26 maggio 2010

I Giovani Imprenditori Fanno Impresa sul Blog ImpresaVda

Un piccolo promo, diffuso oggi da Confindustria Valle d'Aosta attraverso una nota dell'associazione, di una iniziativa che se sei un visitatore attento di ImpresaVda ricorderi essere stata lanciata qualche giorno fa e che puoi leggere qui. Ti rinnovo il mio invito a dire la tua, a porre quesiti, ad esprimere riflessioni.

Informare dialogando. Non uno slogan ma l’obiettivo che accomuna il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Valle d’Aosta, guidati da Oliviero Gobbi, e il blog ImpresaVdA, diretto dal giornalista Fabrizio Favre.

Da alcuni giorni, infatti, è nata una collaborazione tra il gruppo giovanile industriale valdostano e il mondo del giornalismo economico e di impresa valdostano. Nei dettagli il blog ospiterà una rubrica del gruppo Giovani Imprenditori, aggiornata con cadenza quindicinale. A proporre degli scritti, dedicati al fare impresa, saranno alcuni componenti dell’associazione. Gli argomenti spazieranno da chi sono i giovani imprenditori, passando per i pro e contro del fare impresa in Valle d’Aosta fino a temi pratici quali i rapporti con le banche. La finalità è, dunque, anche quella di parlare ad altri giovani che siano interessati ad entrare nel mondo dell’imprenditoria oppure che, con una loro attività, ne facciano già parte. L’obiettivo, come già accennato, è dunque quello di dialogare, di confrontarsi e di riflettere su argomenti pratici, riguardanti il mondo del fare impresa in Valle d’Aosta.

«Per puntare a questi ambiziosi obiettivi - fa rilevare il Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Valle d’Aosta, Oliviero Gobbi - abbiamo scelto il blog ImpresaVdA, ritenendolo uno strumento moderno e sicuramente giovane che ci offre la possibilità di confronto, interventi, domande e risposte».

18 maggio 2010

Giovani Imprenditori (1): «L'Italia Non è un Paese per Giovani»

A partire da oggi ImpresaVda avvia una collaborazione con il Gruppo dei Giovani Imprenditori di Confindustria Valle d'Aosta, guidati da Oliviero Gobbi.

Due volte al mese alcuni componenti dell'associazione proporranno degli scritti dedicati al fare impresa. Partendo da chi sono i giovani imprenditori, passando per i pro e i contro del fare impresa in Valle d'Aosta fino a temi di estrema praticità come il rapporto con le banche. 
L'obiettivo è di parlare ad altri giovani che siano interessati ad addentrarsi in questo mondo oppure che, con una loro attività, ne facciano già parte.

Si tratta però di un dialogo e non di un monologo. Lo spazio dei commenti servirà a capire se l'intervento proposto coglie nel segno e se ci sono dei temi che vorresti vedere trattati o, ancora, se per proporre una tua riflessione sul tema.
Si comincia con Oliviero Gobbi, il presidente, di cui trovi al termine del post un mini curriculum.

Perché questa rubrica?

I fratelli Cohen, celebrati registi di fama mondiale, non avrebbero potuto girare il loro pluripremiato film del 2007 “Non è un paese per vecchi” in Italia. O meglio, avrebbero potuto, ma adeguando il titolo al contesto nazionale: “non è un paese per giovani”! Di questo infatti si tratta. Non può essere un caso che il nostro Presidente della Repubblica compia a fine giugno 85 anni, e che il Presidente del Consiglio vada per i 74, a fronte di un Presidente francese che ha 55 anni, un neo premier britannico 44 e un Presidente USA 49. In Italia gli unici giovani “famosi” sono sportivi (calciatori) o personaggi dello spettacolo, mentre la “classe dirigente” ha i capelli grigi. Infatti solo lo 0,9% dei politici, lo 0,6% dei professionisti e lo 0,4% dei rappresentanti del mondo economico ha meno di 35 anni. E forse il dato peggiore di tutti è relativo alla disoccupazione giovanile, che in Italia è il doppio rispetto alla media OCSE!

Viviamo dunque in una società spesso controllata da “non giovani” e verso i giovani poco aperta. Si potrà obiettare che sono i giovani i primi a non darsi da fare e a cercare la vita comoda, ma è proprio qui che vogliamo intervenire. Probabilmente in ogni momento storico, dal passato al futuro, la generazione che si apprestava a passare il testimone ha guardato la nuova generazione con occhi critici e sospettosi. Sicuramente in molti casi ha avuto ragione. Ma la spinta dei giovani arriva e avanza, e il futuro appartiene a loro, adeguati o inadeguati che siano. Ed è proprio a loro che intendiamo parlare.

Vorremmo convincerli a buttare il cuore oltre l’ostacolo, a rischiare e a mettersi in gioco dandosi degli obiettivi e lottando per raggiungerli. Portando le nostre storie e i nostri esempi di giovani imprenditori, vorremmo mostrar loro che il percorso dell’imprenditore è un’alternativa possibile, ricca di sfide ma anche di grandi soddisfazioni.

Vorremmo anche parlare ai giovani che già seguono questa strada per «fare rete», trovando momenti di confronto costruttivo, condividendo esperienze e valutando possibili percorsi comuni.

Per puntare a questi ambiziosi obiettivi abbiamo scelto questo blog. Lo strumento, moderno e sicuramente giovane, ci offre possibilità di confronto, interventi, domande e risposte. E a nostro avviso proprio Impresa VdA dà ai temi economici e imprenditoriali della nostra Regione la giusta serietà e continuità.
Buona lettura.
                                                                                                                               Oliviero Gobbi

Chi è Oliviero Gobbi?
Oliviero Gobbi
Oliviero Gobbi ha conseguito una laurea in fisica teorica presso l’Università di Milano e successivamente un Master alla Bocconi. Dopo gli studi ha lavorato come consulente strategico di direzione presso la Bain & Company Italy e la Value Partners SpA a Milano, dove ha operato in diversi settori, dall’industria alla finanza, dall’energia al private equity e alle telecomunicazioni.

Nel 2007 è tornato in Valle d’Aosta a lavorare nella storica azienda di famiglia, la Grivel Mont Blanc di Courmayeur, azienda leader nell’attrezzatura da montagna. È Amministratore Unico della ABC Company srl di Verrayes (ex Rossignol Ski Poles Vallée d’Aoste), acquisita dalla famiglia nel gennaio 2008 e primario produttore di bastoni da sci e da montagna.

È Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Valle d’Aosta da giugno 2009.
Vive ad Aosta e ha un figlio.
 

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