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21 agosto 2015

#Delibere di Giunta - Segnalazioni per le imprese (308): Veglio Direttore Generale #Usl


AGRICOLTURA E RISORSE NATURALI

Apicoltura

Sono stati individuate le azioni prioritarie da intraprendere per l’incremento dell’apicoltura locale e per la valorizzazione e la commercializzazione del miele.

ATTIVITA’ PRODUTTIVE, ENERGIA E POLITICHE DEL LAVORO

Piano di Politica del Lavoro

E’ stato rinnovato il nucleo tecnico di valutazione come previsto dal Piano di politica del lavoro, con la conferma, come componenti esterni del nucleo, del professor Federico Visconti e del dottor Edo Chatel.

ISTRUZIONE E CULTURA

Film Commission
E’ stato approvato il piano di intervento annuale 2015 della fondazione Film commission Vallée d’Aoste, così come è stato concesso alla fondazione il contributo regionale annuale.



SANITA’ SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Massimo Veglio Direttore Generale

E’ stato approvato l’aggiornamento dell’elenco regionale dei candidati idonei alla nomina a Direttore generale dell’Azienda USL della Valle d’Aosta ed è stato designato il dottor Massimo Veglio quale Direttore generale.

8 maggio 2014

Quale futuro per la Valle d’#Aosta? La #Cisl ne parla con gli esperti valdostani

Riprendendo quanto discusso con l’economista Aldo Berrini il 27 gennaio a proposito degli aspetti europei e nazionali della crisi socio-economica che stiamo vivendo, la Cisl della Valle d’Aosta riunisce i propri quadri sindacali per discutere ed esaminare le problematiche socio economiche che sta attraversando la nostra regione. E’ una crisi molto profonda, molto grave, che mette in discussione il modello economico e sociale all’interno del quale stiamo vivendo.

«La nostra politica economica - si legge in una nota del segretario Riccardo Monzeglio - ha bisogno di una programmazione lungimirante che non pensi solo alle prossime elezioni, ma che sia in grado di delineare scenari futuri di crescita. Si produce troppo, generando invenduto, mentre i lavoratori perdono il lavoro e aumentano le ore di cassa integrazione. Le tariffe dei servizi aumentano, mentre, nella migliore delle ipotesi, i salari rimangono invariati. Sembra che non esistano spiragli di uscita da questo circolo vizioso Siamo al punto in cui le soluzioni tecniche non servono più. Servono politiche basate su visioni e modelli che permettano di superare questa impasse, senza imboccare derive autoritarie, senza sacrificare libertà politiche e sindacali».

Di tutto ciò il 9 maggio, alle 9,30, presso la Pepinière d’Entreprise d’Aoste, in Via Lavoratori Vittime del Col du Mont 24, ad Aosta, la Cisl discute con Dario Ceccarelli, Capo dell’Osservatorio Economico sociale della Valle d’Aosta, e con i Professori dell’Università della Valle d’Aosta Federico Visconti e Massimo Leveque.

Io purtroppo sarò in radio e non potrò essere presente, ma mi sembra una valida iniziativa.

19 dicembre 2013

10 Motivi per cui (forse) il mio #blog potrebbe esserti utile



Oggi sono tornato in Università invitato dal professore di Economia aziendale Federico Visconti con cui ho spesso collaborato in passato. Ovviamente la mia non è stata una lezione ma una testimonianza. Ho presentato alcuni spezzoni di Startuppers (funestato a dir la verità da qualche problema tecnico) in modo da far conoscere alcune imprese a loro non note attive negli incubatori di Pont-Saint-Martin e Aosta, ho loro illustrato il mio blog proponendoglielo come risorsa molto empirica per la loro attività di studio ed ho risposto ad alcune stimolanti domande degli studenti.

Fra i temi trattati la necessità di individuare una vocazione per questa regione e anche l'importanza talvolta di dire dei no, l'individuazione dei settori ritenuti più interessanti per raccogliere una sfida imprenditoriale, la necessità di contributi assegnati nel merito di un progetto e non a fondo perso, l'importanza dell'innovazione. Tutti ragionamenti all'insegna del buon senso, e espressi dai giovani studenti anche con entusiasmo, passione, desiderio di trovare un proprio spazio. Come sempre in questi casi la gratitudine è tanta.



Per l'occasione avevo preparato delle slides che illustravano quale fosse l'utilità di questo blog. Uno spot che in aula ho fatto scivolare molto velocemente, ma che invece qui voglio offrirti in visione integrale. Ovviamente vanno lette pensando che gli interlocutori sono studenti universitari.

Dimmi che cosa ne pensi.


26 ottobre 2013

Il futuro dell'impresa manifatturiera: Provincia di #Bolzano e Valle d'#Aosta a confronto

Martedì 19 novembre, alle 18, presso la Cittadella dei Giovani di Aosta, si svolgerà l'Assemblea
Stefano Pan, Presidente Assoimprenditori Alto Adige
pubblica di Confindustria Valle d'Aosta
che questa avrà un tema, a mio avviso di notevole interesse (e non solo perchè come leggerai è coinvolto nell'evento anche l'autore di questo blog).

Monica Pirovano, Presidente Confindustria Valle d'Aosta, Stefano Pan, Presidente Assoimprenditori Alto Adige, Pierluigi Marquis, Assessore Attività produttive, energia e politiche del lavoro della Regione Autonoma Valle d'Aosta, Federico Visconti, Professore Ordinario di Economia Aziendale dell'Università della Valle d'Aosta, e il Presidente della Giunta Augusto Rollandin parteciperanno alla tavola rotonda: «IL FUTURO DELL'IMPRESA MANIFATTURIERA: due realtà alpine a confronto, Regione autonoma Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano». Modera il giornalista Fabrizio Favre.

Mi piacerebbe sapere che cosa pensi del tema. Sono aperto a commenti e suggerimenti.

24 luglio 2013

10 consigli per dare vita ad una #Startup

L'amico professore Carmine Garzia di cui ho spesso scritto in questo blog mi ha regalato sotto forma di decalogo un' interessante serie di consigli per chi desidera avviare una startup.
 Se li unite alle mini-lezioni che il professor Federico Visconti dà alla fine di ogni puntata di Startuppers avete una prima infarinatura di economia aziendale che non guasta mai.

1) Conoscere il settore in cui si opera. Analizzare bene il mercato, non focalizzarsi solo sui concorrenti, ma imparare bene a valutare le barriere all’ingresso

2) Tecnologia e vantaggio competitivo. Valutare l’utilità economica della tecnologia che si propone. Non serve avere una tecnologia superiore se non porta vantaggi economici ai clienti. Il successo di una nuova tecnologia si può valutare guardando ai benefici che ne derivano per gli utilizzatori.

3) Le alleanze. Analizzare il ruolo della alleanze, in particolare quelle industriali e commerciali.

4) La gestione operativa. Concentrarsi sul delivery. Stabilire delle milestones operative per mantenere una tensione verso gli obiettivi. Non focalizzarsi solo sulle milestone di sviluppo tecnologico. Occorre lavorare sulle milestone commerciali, che attestano la capacità dell’azienda di penetrare sui mercati.

5) Utilizzate il parere dei referee esterni: esperti tecnici, commerciali, gestionali. I loro consigli sono preziosi per affinare le strategie.

6) Le relazioni con l’università. Mantenere uno stretto legame/coltivare le relazioni con il mondo universitario, che può fornire conoscenze tecniche e scientifiche e che consente di “fare network”.

7) Eccellenza operativa. Puntare da subito all'eccellenza operativa. Implementare strumenti di controllo di gestione evoluti sin da subito. Monitorare il fabbisogno finanziario. Servirsi eventualmente di consulenti esterni che aiutino a costruire bene i processi aziendali .

8) Gestire gli aspetti legali e brevettuali. Quando di fa innovazione occorre pensare da subito a cosa si potrà brevettare e quindi difendere ed eventualmente licenziare. I brevetti sono l’asset più importante di una start-up.

9) Gestire le risorse umane. Dedicare tempo alla selezione e alla gestione dei collaboratori. Le strutture organizzative piccole non sono facili da gestire anche per via della prossimità fisica tra i collaboratori di una start-up. Occorre dedicare attenzione anche alla gestione degli incentivi tipo i bonus e i piani di stock options.

10) Il partner finanziario. Scegliere il partner finanziario giusto, avere chiari i suoi obiettivi e considerare che possono non essere allineati agli obiettivi della start-up. Essere pronti a condividere in controllo dell’azienda con gli investitori. Negoziare gli accordi legali con il partner finanziario, disciplinando le diverse opzioni di uscita dello stesso dall'investimento.

26 giugno 2013

Giornata dell'Economia: Le #PMI nella «tempesta perfetta» della grande crisi

Federico Visconti
Impegni personali improrogabili hanno fatto sì che oggi arrivassi in ritardo alla Giornata dell’economiaappuntamento annuale dedicato all’analisi economica del territorio, organizzato dalla camera di Commercio di Aosta e ospitato presso la sala conferenze dell’Institut Agricole Régional. 

Mi è dispiaciuto molto non poter ascoltare l'intervento del professor Federico Visconti che con il collega Massimo Angelo Zanetti dell’Università della Valle d’Aosta ha presentato il rapporto 2012 sull’economia della Valle d’Aosta realizzato dall’Ufficio Studi Camera di Commercio valdostana

Oltre che per la competenza dei docenti sono sempre molto grato in particolare a Visconti per la sua disponibilità, concretizzatasi nella prefazione per il libro scritto a quattro mani con l'amico Carmine Garzia e nelle sue pillole imprenditoriali che potrai vedere dal 3 luglio al termine di ogni puntata di Startuppers su Rai 3 Regione Valle d'Aosta a partire dalle 20.

Sul Corriere della Valle in edicola la prossima settimana troverai comunque i contenuti dell'evento che ho recuperato grazie alla disponibilità di Claudia Nardon della Chambre. A partire dall'intervento di Nicola Rosset.

Per il momento vorrei comunque proporti le slides presentate da Visconti sul tema «L'evoluzione del sistema delle imprese». Una lettura stimolante e istruttiva.


18 giugno 2013

Camera di Commercio di #Aosta: Giornata dell'Economia 2013


Mercoledì 26 giugno, alle 17, presso l’Institut Agricole Régional, organizzata dalla camera di Commercio di Aosta, si svolgerà  la “Giornata dell’economiaappuntamento annuale dedicato all’analisi economica del territorio.

Nel corso dell’incontro, che ospiterà gli interventi del Presidente della Regione, Augusto Rollandin, del Presidente Chambre, Nicola Rosset, e del rettore Fabrizio Cassella e dei professori Federico Visconti e Massimo Angelo Zanetti dell’Università della Valle d’Aosta verrà presentato il rapporto 2012 sull’economia della Valle d’Aosta realizzato dall’Ufficio Studi Camera di Commercio valdostana.

In particolare, sono previsti, a cura di Visconti e Zanetti, previsti degli approfondimenti sull’imprenditoria locale e sui giovani, argomento sul quale il rapporto presenta un raffronto realizzato nell’ambito del progetto “Alps Benchmarking”, programma di analisi economica territoriale che coinvolge, oltre ad Aosta, le Camere di commercio di Bolzano, Cuneo, Sondrio, Trento e Verbano Cusio Ossola, in una logica di analisi e studio comparato delle realtà economiche dell’arco alpino.


13 novembre 2012

Un'impresa chiamata futuro: il tuo! Progettare oggi l'impresa di domani

Giovedì 22 novembre il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Valle d'Aosta con il patrocinio del Comune di Aosta organizza la Tavola rotonda «Un'impresa chiamata futuro: il tuo! Progettare oggi l'impresa di domani» che si terrà, alle 17, presso la Cittadella dei Giovani di Aosta (Via Garibaldi, 7).

Interverranno: Andrea Paron, Assessore Pubblica Istruzione, Cultura, Politiche giovanili, Innovazione Tecnologica e Rapporti con l'Università del Comune di Aosta; Chiara Mauri, Professore ordinario di Economia e gestione delle imprese e Direttore del Dipartimento di Scienze economiche e politiche presso l’Università della Valle d’Aosta e Federico Visconti, Professore ordinario di Economia Aziendale presso l’Università della Valle d’Aosta. Modera: Oliviero Gobbi, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Valle d'Aosta

Puoi segnalare anche la tua presenza sulla pagina Facebook dell'evento. 

Se hai voglia scrivi quali sono le tue attese da un evento come questo.

22 aprile 2012

Incontriamoci nel reale...

Mi permetto per domani un piccolo spot personale. Alle 13, all'interno di Babel, nella giornata dedicata all'Università della Valle d'Aosta l'autore di questo blog e l'amico-prof di Economia aziendale Carmine Garzia presenteranno il libro, edito da Egea, “Storie d’imprenditorialità. Aziende Innovative in Valle d’Aosta” (di cui ho già scritto qui).

Segnalo anche alle 12,15 (per gli interessati all'argomento economico) l'intervento della preside di Economia Chiara Mauri e del professor Federico Visconti che presenteranno le rispettive pubblicazioni: «Marketing delle PMI» e «Gli imprenditori. Il valore dei fatti», editi da Egea.

Un invito, caro visitatore,  ad incontrarci nel reale...

18 marzo 2012

Un libro sul Dna Imprenditoriale

Ho appena terminato la lettura del libro dei professori  Federico Visconti e Guido Corbetta «Gli imprenditori. Il valore dei fatti». Una pubblicazione (140 pagine - costo 22 euro) inserita in una collana molto particolare dell'editore Egea, la SDA Bocconi School of Management, di cui entrambi sono docenti senior dell'area Stategia e imprenditorialità. Visconti come molti lettori sapranno è pure professore ordinario di Economia aziendale presso l'Università della Valle d'Aosta. Corbetta oltre ad essere professore presso l'Alberto Falck di Strategia delle imprese familiari presso la Bocconi è pure consigliere di amministrazione del Fondo italiano di Investimento, la più importante iniziativa italiana di private equity.

Con Visconti la conoscenza è già da tempo consolidata e a lui debbo la prefazione della pubblicazione redatta in partenrship con l'amico docente Carmine Garzia.

Nella seconda di copertina gli autori così descrivono la loro opera: «Di fronte ai cambiamenti epocali che stanno investendo il sistema economico, l'Italia non ha grandi alternative: deve favorire la crescita di persone in grado di innovare, di proiettarsi sui mercati internazionali, di catturare le opportunità che si presentano anche nei periodi di difficoltà, di mobilitare energie verso obiettivi ambiziosi. In poche parole, ha bisogno di imprenditori, risorsa oggi più che mai fondamentale per lo sviluppo economico. Ma di che profilo? Con quali caratteristiche? E come creare le condizioni di contesto che ne liberino a pieno il potenziale? Il libro prova a dare delle risposte, guardando avanti e fissando un orizzonte simbolico di riferimento, il 2020. Fa emergere il patrimonio di idee, di attitudini, di abilità che occorre tutelare. Identifica le strade da percorrere, i vincoli e le resistenze al cambiamento da superare. Sollecita il contributo di tutti gli attori che, a vario titolo, lavorano al fianco degli imprenditori. Cerca di trasmettere quel senso della sfida e quell'orientamento ai fatti di cui gli imprenditori sono autorevoli testimoni».

Tutto vero. Io però aggiungerei che il libro è uno stimolante viaggio in tutto ciò che costituisce il Dna imprenditoriale. E' un'opera che pur invitando a fare nuovi passi avanti trasmette una enorme fiducia nell'imprenditore e dà il giusto valore al cammino fatto. E' una sorta di check-in per verificare se si ha con sè tutto ciò che serve per un nuovo viaggio. Ne consiglio la lettura (e ovviamente l'acquisto) a tutti gli imprenditori in ascolto...

ops...mi dimenticavo di segnalare l'illustre prefazione di Dario di Vico del Corriere della Sera.

13 ottobre 2011

Dieci Storie d'Imprenditorialità. Aziende Innovative in Valle d'Aosta

«Storie d'imprenditorialità. Aziende innovative in Valle d'Aosta». Incredibilmente il libro di cui ho spesso scritto in questo blog realizzato in collaborazione con il professor Carmine Garzia, docente di Economia aziendale presso la Facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell'Università della Valle d'Aosta e, fra l'altro, professore a contratto presso l'Università Bocconi, ha fatto la sua prima comparsa nella libreria proprio della Bocconi. Del resto il volume è edito da Egea, casa editrice dell'illustre università lombarda. Il fenomeno è dunque presto spiegato...


Dando a Cesare quel che è di Cesare. Anzi in questo caso a Carmine quel che è di Carmine, è giusto scrivere che, per quanto l'amico docente mi abbia onorato di figurare al pari suo nella copertina del libro, il mio contributo rimane pur sempre quello di un giornalista prestato al mondo della ricerca, cioè in massima parte empirico. Si è trattato comunque di un bel lavoro di squadra che spero si percepisca in questa pubblicazione.


In vetrina nella libreria dell'Università Bocconi
I contenuti a qualche visitatore assiduo dovrebbero essere già noti. Si parte dall'assunto che le Pmi possono sviluppare modelli di business innovativi anche in contesti geografici ed economici non favorevoli come quelli di una piccola regione di montagna, la Valle d’Aosta, con un territorio difficile e con una vocazione imprenditoriale relativamente limitata rispetto a quella di altre regioni del Nord Italia. Si propone poi l’analisi comparata di dieci casi di piccole e medie imprese valdostane concentrandosi sui processi di sviluppo di risorse distintive che hanno supportato scelte di posizionamento innovativo in termini di prodotti, servizi e mercati. E , infine, attraverso l’analisi dei modelli di business delle imprese valdostane si sono elaborate alcune interessanti implicazioni per manager e imprenditori operanti in contesti socio-economici simili a quelli della Valle d’Aosta. 


Quali le aziende scelte? Eccole: Compagnia Valdostana delle Acque, GPS Standard, Grivel, Gros CIDAC, Laser, Les Crêtes,  Maison Bertolin,  SEA, Thermoplay e Valgrisa. Come già detto in passato non si tratta di un "the best of", ma di modelli che ci appaiono come significativi.


Tuttavia mi rendo conto che scrivere di sè è un po' imbarazzante e per dare ancora qualche pennellata sulla pubblicazione (a proposito qui trovi l'introduzione, l'indice e, se fossi interessato, come acquistarla)
ti propongo due passaggi tratti dalla prefazione di Federico Visconti, professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università della Valle d'Aosta. Un testo che completa felicemente l'opera.


Scrive Visconti: «Negli attuali scenari,  segnati da forti tensioni socio-economiche e da grandi preoccupazioni sul futuro,  mettere a fuoco un “qualcosa che funziona”, un fenomeno positivo, un punto di leva è un atto dovuto.  Schiacciati da una tempesta di dati sul Pil che ristagna, sugli Stati che rischiano l’insolvenza,  sui consumi che sono fermi e sul mercato del lavoro che non riparte, si fatica a cogliere, nella ampia e articolata realtà italiana, i “fatti” che contrastano le statistiche, le cellule di reazione alla crisi, le iniziative da ammirare e da imitare. Eppure ce ne sono, e tante, a tutti i livelli della società civile. Con questo libro, Garzia e Favre ci documentano uno dei principali  fenomeni che ha accompagnato la storia del nostro Paese e che lo sta sostenendo anche in questi anni di difficoltà: il ruolo degli imprenditori e il contributo dell’imprenditorialità innovativa». 

E ancora: «In conclusione, ponendo  a tema la “sostenibilità”  della strategia delle aziende osservate, il libro fa riflettere sulle condizioni interne all’impresa (qualità del management, capacità di sviluppo di risorse e competenze,  livello di vulnerabilità rispetto ai concorrenti, ….) ma solleva anche la questione delle variabili di contesto, locale e nazionale, che possono valorizzare il potenziale imprenditoriale che, verrebbe da dire “per fortuna”, ancora abbiamo nel Paese. Proprio per questo, il lavoro di Garzia e Favre si rivolge idealmente ad un vasto pubblico di lettori: gli studenti che intendono approfondire   casi aziendali di particolare interesse,  gli imprenditori che vogliono riflettere sui contenuti e sulle modalità di realizzazione della innovazione strategica, i policy makers che mirano ad esplorare i bisogni reali delle imprese per fornirvi risposte tempestive ed efficaci e, non ultimi, gli studiosi  di strategia sensibili all’innovazione e ai legami impresa-territorio. In un momento come questo, l’attenzione verso gli imprenditori e le imprese innovative è responsabilità di tutti». 

Buona lettura. I commenti (anche critici) sono sempre ben accetti.

23 ottobre 2010

Le Radici dell'Impresa

Al territorio come «radice dell’impresa» sarà dedicato l'evento di Confindustria Valle d’Aosta che si svolgerà lunedì 25 ottobre, a partire dalle 17,30 all’albergo Etoile du Nord di Sarre. «Siamo convinti – si legge in una nota di presentazione dell’iniziativa – che per i sistemi produttivi localizzati nelle zone alpine la competizione economica si gioca in condizioni strutturalmente diverse da quelle che si trovano in altre aree, ma le aziende possono comunque raggiungere risultati di eccellenza puntando su qualità, innovazione e ricerca». 

Attorno al Tavolo del confronto per discutere e far discutere, dopo l'apertura dei lavori da parte di Monica Pirovano, Presidente di Confindustria Valle d'Aosta, interverranno Augusto Rollandin, Presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta, Guido Martinetti Vice Presidente, Amministratore delegato Gromart S.p.A., Luciano Brunero, Socio Amministratore Alpenzu S.n.c., e Andrea Barmaz, Direttore ricerca e sperimentazione Institut Agricole Régional. La Tavola rotonda sarà moderata dal giornalista Francesco Antonioli Responsabile del Sole 24 Ore Nord Ovest.
Si tratta del primo di una serie di incontri che Confindustria Valle d'Aosta vuole organizzare per sottolineare l'impegno delle imprese che hanno scelto la Valle d'Aosta come terreno della sfida contro la crisi. Gli industriali valdostani vogliono così mettere a disposizione di tutti il patrimonio culturale delle imprese valdostane, le esperienze di chi le dirige e i programmi futuri.



Il secondo appuntamento in calendario è previsto ad Aosta il 16 novembre all'Università della Valle d’Aosta, alle 17.30, in occasione della IX Settimana della Cultura d'Impresa organizzata da Confindustria a livello nazionale. Tema dell'evento «La futura classe dirigente: l’impegno di tutti per sviluppare la cultura d’impresa». «Le persone - spiega la presidente Pirovano - rappresentano il patrimonio più importante per ogni impresa, ne costituiscono fattore cruciale di competitività, specialmente per le aziende di minori dimensioni. E’ dunque interesse delle istituzioni, della scuola e delle imprese ogni forma di valorizzazione e promozione delle persone e della loro crescita professionale».

Dopo i saluti del Professor Pietro Passerin d’Entrèves, Rettore Università Valle d’Aosta - Université de la Vallée d’Aoste, i lavori saranno aperti dalla Presidente di Confindustria Valle d'Aosta Monica Pirovano. Seguirà il dibattito con: Laurent Viérin, Assessore Istruzione e Cultura Regione autonoma Valled’Aosta, Alberto Bertone, Presidente e Amministratore delegato Acqua Sant’Anna, Federico Visconti, Professore ordinario Economia Aziendale Università Valle d’Aosta - Université de la Vallée d’Aoste, Mirko Lingeri, Amministratore Delegato Honestamp S.r.l. Il dibattito sarà moderato dal giornalista Pierluigi Bertello.

A questi due primi appuntamenti ne seguiranno altri già previsti per i primi mesi del 2011 che avranno come argomenti il cambio generazionale nelle piccole e medie imprese e le relative problematiche legate alla successione, le reti e le filiere d'impresa, l'internazionalizzazione delle imprese, l'imprenditoria giovanile, la green economy e altri temi che consentiranno di leggere una parte fondamentale del territorio attraverso gli occhi di chi quotidianamente fa impresa.



Il Concorso
Al termine della Tavola Rotonda seguirà la Premiazione del Concorso «Il kit del neoimprenditore per lanciare una idea vincente».
Il Concorso promosso da Confindustria Valle d’Aosta, con il patrocinio dell’Assessorato Istruzione e cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta e dell’Università della Valle d’Aosta – Université de la Vallée d’Aoste ha l'obiettivo di dare la parola ai giovani e lasciare che esprimano la loro idea di impresa. Un'iniziativa che mi piace molto e che può creare un bel ponte tra mondo della scuola e mondo dell'imprenditoria.

1 dicembre 2009

In Valle d'Aosta Si fa Strada la «Green Economy»

Inizia oggi la serie di articoli (in tutto sono quattro) che ho realizzato per il Rapporto Valle d'Aosta, pubblicato sul Sole 24 Ore del Lunedì del 30 novembre. Come già ho scritto si tratta della «versione valdostana». La differenza principale con quella «ambrosiana» consiste nella fusione di due articoli in uno solo ed in alcune aggiunte fatte telefonicamente e in qualche taglio qua e là.


Ironia della sorte il futuro della francofona Valle d’Aosta sta tutto in una parola inglese: «green-economy». L’economista Massimo Levêque che ogni anno, per la Camera di Commercio di Aosta, presenta il rapporto sull’economia valdostana non ha dubbi. «Io sostengo da tempo – commenta – che le aspettative riposte dai più attenti osservatori in una ripresa centrata sullo sviluppo della cosiddetta “green economy” - legata alla valorizzazione delle risorse naturali e ambientali, delle energie rinnovabili, delle bio-produzioni, delle tipicità - appaiono particolarmente compatibili e vocazionalmente appropriate con la realtà alpina e, in particolare con quella valdostana».

Turismo soft, filiera del legno (al Politecnico è stato affidato uno studio sul mobile valdostano), l’idroelettrico mini e maxi (come dimenticare l’impegno della Compagnia Valdostana delle Acque), i prodotti tipici Dop (dal lardo alla fontina fino al vino) sono alcuni degli atout che possono dare e, in parte, già danno una marcia in più alla Valle d’Aosta.

Anche se proprio sul fronte della tipicità il settore della zootecnia deve pagare il pegno di un’inchiesta giudiziaria nel mondo dell’allevamento che pur colpendo un numero ridotto di imprese, accusate di aver contraffatto alcune fontine, ha scosso non poco l’opinione pubblica regionale. Del resto il settore, al di là dei fatti giudiziari, vive comunque da tempo la difficoltà di un prezzo del latte inevitabilmente poco remunerativo per chi svolge l’attività zootecnica in montagna rispetto a chi la esercita in pianura.

Le strategie di cui non si può fare a meno diventano perciò forzatamente migliorare il lavoro di rete, diversificare, ma non solo. L’economia valdostana è chiamata anche a favorire l’ibridazione tra i settori con un agricoltura che è allo stesso tempo turismo e tutela del territorio o un commercio che si fa latore di cultura dell’accoglienza.

In questa logica Federico Visconti, docente di economia aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università della Valle d’Aosta, sostiene che la parola d’ordine è «ricomposizione dei settori». «L’estrazione tecnologica, la produzione tipica – osserva – non sono più la chiave adatta per leggere il futuro. In dottrina si chiama convergenza competitiva, cioè settori che partono da origini industriali diverse e danno vita a partnership per produrre nuovi prodotti». Ma come applicare questo nuova strategia alla Valle d’Aosta? «Il problema fondamentale – precisa Visconti – in simili processi sono i ruoli, soprattutto viste le piccole dimensioni della regione autonoma. Da noi non si possono creare delle joint-venture tra player nazionali o addirittura mondiali». E allora come si facilitano certi processi di contaminazione? «E’ molto semplice. – risponde - Ciò che conta è il leader, la presenza di un regista superiore, legittimato dai partner di filiera, con la giusta visione per fissare le strategie. E badate bene non deve essere un soggetto terzo, in qualche maniera emanazione della pubblica amministrazione, occorre che sia un imprenditore, diversamente ci troviamo di fronte soltanto ad una ennesima sovrastruttura che prima o poi le imprese rifiuteranno o bypasseranno».

Dall’osservatorio della Chambre il Presidente Pierantonio Genestrone pone l’attenzione sulle difficoltà provenienti dal mondo edile. «Registriamo una crescita delle imprese artigiane – dice – ma spesso si tratta di dipendenti che si mettono in proprio e continuano a lavorare per la stessa azienda. Una situazione tutt’altro che priva di criticità in tempi in cui le aziende lamentano una diminuzione dei lavori sia nel settore pubblico che in quello privato, confido però che le recenti novità in materia energetica dovrebbero ridare fiato al settore». Genestrone intravede una ripresa a livello industriale che nel 2010, superato il primo trimestre, dovrebbe consolidarsi. Sul commercio la Valle paga ancora una certa scarsa propensione alla specializzazione. «Sul tappeto c’è da tempo l’ipotesi del Centro commerciale naturale, realizzato attraverso la messa in rete degli esercizi commerciali del centro storico della città di Aosta, ma temo che se ne dovra parlare dopo le elezioni comunali del maggio 2010»

5 novembre 2009

Visconti (Università Valle d'Aosta): Migliorare il Dialogo tra Impresa e Pubblica Amministrazione


Federico Visconti, Preside della Facoltà di Scienze dell’Economia e della Gestione aziendale presso l’Università della Valle d’Aosta, bocconiano, nasce come aziendalista e, di conseguenza, ha una conoscenza del tessuto imprenditoriale italiano molto approfondita. Ecco perché quando gli si chiede se in Valle la cultura imprenditoriale sia un po’ carente, se talvolta non manchi il guizzo, è portato a porsi anche dalla parte di chi quotidianamente si confronta con i problemi e le sfide aziendali.


Professor Visconti non le pare che talvolta in Valle d’Aosta sia un po’ carente la cultura d’impresa?
Nel distretto orafo di Vicenza hanno chiuso negli ultimi due anni circa 500 aziende. E di certo quella non è una zona che si può accusare di poco spirito imprenditoriale. La situazione valdostana non mi pare di certo così critica. Il ricorso alla cassa integrazione è cresciuto, ma in maniera proporzionale con la criticità del momento.

Quindi secondo lei si tratta di un falso problema?
Non è esatto. Premesso che la particolare congiuntura economica non rende la vita facile a nessuno, sono anche convinto che la cultura d’impresa, in particolare industriale, in una regione come la Valle d’Aosta possa anche essere più scarsa che in altre regioni per ragioni storiche e geografiche senza che questo desti particolare scandalo. Non è forse un caso che in Valle non sia mai nato un distretto e che siano stati sperimentati, con diversi gradi di successo, meccanismi di “traino” dall’area canavesana prima con l’Olivetti e piemontese dopo attraverso l’automotive.

Lei ha al suo attivo diverse pubblicazioni sul mondo delle Pmi, fra le quali «Piccole imprese - spirali di crisi, percorsi di successo», edito da Egea, qual è il suo giudizio sugli imprenditori valdostani?
Anche in Valle ci sono aziende che catturano opportunità, che mobilitano risorse attorno a progetti sfidanti, che difendono con forza la loro nicchia. Per giudicare, partirei da lì.

E la presenza della Giunta regionale nell’economia valdostana? Molti la ritengono una pesante zavorra...
Io la considero in realtà un’opportunità. Il vero problema è che occorre migliorare e riequilibrare il gioco di squadra tra imprese e pubblica amministrazione, che talvolta sembrano parlare lingue diverse. Su questo si può lavorare di più.

Quali ricette sono possibili?
Lo sviluppo economico di un determinato contesto territoriale presuppone l’avvio ed il funzionamento di un processo cui concorrono tante variabili: in primis, l’esistenza di imprese innovative e competitive; poi la qualità del capitale umano disponibile, l’efficace alimentazione di meccanismi relazionali tra i diversi attori socio-economici, una sana tensione al cambiamento. E’ anche, ma solo in parte, un problema di risorse finanziarie. Si tratta di una sfida alta che chiama a raccolta imprese e interlocutori istituzionali, ciascuno per le aree di specifica competenza, nella prospettiva della costruzione di quel “bene comune” di cui, non a caso, si è cominciato a riparlare da un anno a questa parte.

26 luglio 2009

Visconti (Università della Valle d'Aosta): molti imprenditori dovrebbero fare tesoro della «Caritas in Veritate»

Oggi a Les Combes Benedetto XVI reciterà la preghiera dell'Angelus. Come sempre il Corriere dedicherà nel numero prossimamente in edicola ben otto pagine alla settimana valdostana del Pontefice sarà l'ultimo speciale con tante fotografie e testi integrali (ad esempio l'omelia del Santo Padre in Cattedrale). Anche ImpresaVda vuole offrire una riflessione adatta alla giornata e così vi propongo l'intervista fatta al professore Federico Visconti, preside della facoltà di Economia presso l'Università della Valle d'Aosta, sull'ultima enciclica del Papa (qui trovate il testo integrale) e pubblicata sul numero del Corriere attualmente in edicola.

«Sono rimasto particolarmente colpito dall’enciclica per il fatto che da essa emerge chiaramente una concezione di impresa e imprenditorialità a tutto tondo». Così si esprime Federico Visconti, preside della facoltà di economia dell’Università valdostana, in merito alla Caritas in Veritate, interpellato dal Corriere per comprendere meglio quali erano state le ricadute accademiche della lettera.
Visconti in proposito sottolinea, fra l’altro, come il testo proponga una riflessione sul profitto che diventa censurabile non in quanto tale ma nelle sue patologie o, meglio, se non diventa occasione di sviluppo. «L’enciclica, a mio avviso, più di altre – spiega il preside – presenta una straordinaria accoglienza dimolti fattori tipici dell’economia ed è perfettamente calata nella realtà storica di questo momento. È un testo di grande concretezza, che offre una intelligente lettura dei fatti di questi mesi. Molti imprenditori dovrebbero farne tesoro».

Visconti è stupito dal linguaggio. «Un esempio? C’è un’attenta analisi sulle differenze tra il breve e il lungo periodo. Il testo si presenta con uno stile chiaro, incisivo. Non c’è la necessità di astrarre certe riflessioni per poterle mettere in pratica».

Per il docente la redazione dell’enciclica ha richiesto una vasta documentazione su quanto accaduto all’economia mondiale di cui il testo finale è una riuscita lettura e non trascura nessuno dei nodi cruciali di questa crisi. Visconti in particolare apprezza, da aziendalista, la messa in evidenza del concetto di responsabilità sociale dell’impresa. «Il Papa giustamenteaggiunge Visconti - non manca di specificare come questo stesso concetto per come è inteso da alcune aziende non corrisponda a quanto indicato dalla Dottrina sociale della Chiesa. È questo è profondamente vero. Basta pensare che, mentre
si scrivevano le nuove regole di trasparenza, contemporaneamente si dava vita a prodotti finanziari che di socialmente responsabile non avevano proprio nulla».

30 marzo 2009

Il contributo alle imprese del mondo universitario valdostano

Cresce il mondo universitario valdostano e sempre più punta a mettere la sua attività di ricerca al servizio delle imprese. Un impegno sostenuto da nuovi fondi in arrivo dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che ha preso atto dei Programmi attuativi regionali (Par) cofinanziati dal Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas), predisposti da nove regioni italiane, fra le quali la Valle d’Aosta. Il Par, per il periodo 2009/2015, prevede un investimento complessivo di 58,5 milioni di cui 24,09 andranno per la realizzazione del futuro Polo universitario regionale, all’interno dell’attuale Caserma Testafochi di Aosta.

Il Politecnico e l'Ex-Brambilla
In forte evoluzione anche l’impegno a favore delle imprese del Politecnico di Torino nella sede distaccata di Verrès. Sulle ceneri dell’ex-Brambilla, nei piani della regione, deve sorgere, un importante polo tecnologico. Qui tutto si concentra invece intorno al laboratorio di meccatronica (unico come lo stesso corso di laurea in tutto il Politecnico), completamente trasferito nella località della Bassa Valle. Un’azione che non va disgiunta dal lavoro sviluppato, attraverso il professor Maurizio Rebaudengo all’interno del tavolo per l’innovazione tecnologica .

Il tavolo costituto sulla base di una convenzione tra Regione, Università della Valle d’Aosta e Politecnico vede anche il coinvolgimento di Confindustria, Finaosta e Vallée d’Aoste Structure. Un primo risultato concreto del lavoro svolto sino ad oggi è giunto dai bandi (quattro per un valore complessivo di 1,4 milioni) per la realizzazione di progetti di innovazione dove le imprese valdostane sono state invitate a concorrere in partnership con un centro di ricerca. Su sei domande presentate (una riguardante «Tecnologie per il monitoraggio e la sicurezza del territori» e le altre cinque in materia di «Energie rinnovabili e risparmio energetico») ben cinque vedono la partecipazione del Politecnico. «Il primo bando – commenta Rebaudengo – che aveva come scadenza il 30 dicembre ci aveva deluso profondamente avendo ricevuto una sola domanda. La situazione è migliorata con il secondo, scaduto il 28 febbraio, in quanto con cinque progetti di ricerca sarà finalmente possibile fare una selezione». Non va comunque dimenticato che, già nel corso del 2008, il Politecnico, insediato a Verrès soltanto dal mese di marzo, aveva comunque siglato una prima convenzione con la Compagnia Valdostana delle acque sul «monitoraggio degli impianti». Sullo sfondo il lavoro di rete che sul piccolo territorio regionale vuole diventare capillare. «La Regione – spiega Rebaudengo – intende creare una filiera nel campo dell’ innovazione che coinvolga oltre al Politecnico anche gli incubatori di impresa di Aosta e Pont-Saint-Martin, le imprese innovatrici valdostane e i Centri di Eccellenza nel settore della ricerca della piccola regione autonoma. Addirittura alcune imprese potrebbero nascere a Verrès prima di trasferirsi negli incubatori». Le prime adesioni al progetto sono arrivate dal Consorzio «Vntech», operante nel settore delle reti di sensori wireless, composto da quattro imprese valdostane (Dora, GPS Standard, Laser, Sea Energia) ed un istituto di ricerca (Istituto Superiore Mario Boella), e dalla «4 C Politospace», società spin off del Politecnico impegnata nella ricerca nel campo dei satelliti per l’osservazione della Terra.

La ristrutturazione della Testafochi
Strategie dalle quali ovviamente non è esclusa l’Università della Valle d’Aosta che con la ristrutturazione della Testafochi ha già chiaro l’obiettivo di potenziare e diversificare l’offerta regionale di alta formazione universitaria, migliorandone il grado di accesso, e creare sinergie con il tessuto socio economico regionale. Una priorità, quest’ultima, che sta particolarmente a cuore al rettore Pietro Passerin d’Entrèves e che per ora è stato raggiunto soltanto in parte. Nel 2008 la maggior parte dei progetti di ricerca avviati riguardavano infatti la pubblica amministrazione (Celva, Regione) o le sue partecipate (Finaosta).

Unica eccezione la Cogne che ha commissionato alla facoltà di Scienze dell’Economia della Gestione aziendale un corso di formazione per i propri dirigenti sulla gestione aziendale e lo sviluppo del management. Non è però un caso che l’anno accademico 2009/2010 sia stato inaugurato dal prof. Federico Visconti, Preside della Facoltà di Economia, con una prolusione su «Imprenditorialità e Managerialità per lo sviluppo delle imprese e del territorio».
Visconti ha concluso sottolineando come si fosse tutti chiamati ad una sfida alta che impone profili di feconda imprenditorialità e di robusta managerialità a livello di imprese ma anche di interlocutori istituzionali. «Tra di essi vi è anche l’Università, - ha precisato - che continuerà ad offrire il proprio contributo, per lo sviluppo del Paese e della Valle d’Aosta».
Un impegno solenne preso anche di fronte al Presidente della Giunta regionale Augusto Rollandin che non ha mancato di evidenziare come sia necessario comprendere, specie in periodi di recessione globale e di grave crisi economica, che la sostenibilità futura per la Regione delle attività universitarie, è fortemente legata al «loro concreto contributo allo sviluppo del sistema regionale». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 25 marzo)

1 marzo 2009

Imprenditorialità innovativa e sviluppo economico: alla ricerca di relazioni virtuose

Terza ed ultima parte dell'intervento tenuto dal professor Federico Visconti in occasione dell'inaugurazione dell'Anno accademico. La prima e la seconda sono state pubblicate ieri e l'altro ieri.

Il punto da cui muovere è la corretta identificazione degli attori coinvolti, dei loro contributi e delle loro responsabilità. A puro titolo esemplificativo, non si può pensare che il successo di determinati localismi trovi spiegazioni nell’esclusivo impegno degli imprenditori; probabilmente anche enti pubblici territoriali, banche e finanziarie locali, centri di formazione ed altre istituzioni vi hanno offerto il proprio prezioso contributo. Né sarebbe saggio attribuire le ragioni dell’insuccesso di molti interventi a sostegno dell’imprenditorialità alle inefficienze della pubblica amministrazione, alla complessità degli iter burocratici, ai ritardi di applicazione delle leggi.

E’ più che lecito ipotizzare che vi abbiano concorso anche fenomeni connessi alla sfera privatistica, basti pensare agli imprenditori che non hanno saputo cogliere le opportunità offerte ed a quelli che invece ne hanno approfittato, ma non nella prospettiva di concorrere alla crescita dell’intero sistema economico.

La legittimazione sociale dell'impresa
A tema, dunque, non vi sono singoli attori o parti del sistema locale; a tema, vi sono i valori, gli atteggiamenti, i convincimenti che permeano l’intero contesto di riferimento, nei suoi molteplici protagonisti, con esplicito riguardo ad un aspetto di fondo: il ruolo e la legittimazione sociale dell’impresa.

Nel 1920, indagando le ragioni del successo di alcuni distretti tessili inglesi, Marshall osservava che «i misteri dell’industria non sono più tali, è come se stessero nell’aria e i fanciulli ne apprendono molti inconsapevolmente».

Commentando le forti spinte alla crescita che hanno caratterizzato il proprio distretto, un imprenditore ha affermato: «Arzignano è un paese piccolo, con una sola piazza, dove tutti si incontrano ogni giorno e ogni sera. Così tra gli imprenditori si è creata una escalation di ambizioni, ognuno vuol far vedere che è più bravo e vuole diventare sempre più grande». Esempi come questi, tra lo scientifico e il folkloristico, legittimano lo sviluppo economico di molte aree territoriali, soprattutto nel nostro Paese.

Al centro di queste storie di sviluppo vi è il grande sogno del «fare l’imprenditore», il profondo fascino dell’attività imprenditoriale, l’elevata stima per l’impresa innovativa (Preti, Puricelli, 2007).

Un modello virtuoso
Ecco perché «promuovere un clima di stima per l’impresa competitiva vuol dire promuovere atteggiamenti auto-imprenditivi, di chi si attiva, di chi pensa che i posti di lavoro possono venir fuori dal risparmio, dagli investimenti, dall’impegno personale, dall’osservare quali sono i bisogni del contesto ambientale in cui si vive» (Coda, 1994).

Il volano del modello virtuoso per lo sviluppo economico di un determinato territorio sta essenzialmente nella legittimazione dell’attività d’impresa e nella stima per l’imprenditorialità di successo. Se tale volano è debole, il territorio, non disponendo del driver di sviluppo più importante, ne risulta sensibilmente penalizzato. Se tale volano invece esiste, possono essere attivate una serie di azioni volte a valorizzarne compiutamente il potenziale.

Si tratta di spazi di intervento che si dispiegano «al fianco» delle imprese, in logica di «metamanagement» e che vanno dall’analisi dello stato di salute del sistema locale alla identificazione di una serie di azioni finalizzate alla sua crescita, dall’esercizio di un ruolo di integrazione e di coordinamento dei molteplici interlocutori coinvolti nei progetti di sviluppo alla mobilitazione delle risorse organizzative e finanziarie necessarie, dalla verifica dei risultati raggiunti alle eventuali correzioni di rotta.

Il senso della community...
Si pensi, a titolo esemplificativo, allo sviluppo del patrimonio intangibile o, se si vuole, del capitale umano. Iniziative volte a qualificare il mercato del lavoro, a diffondere conoscenze innovative, a far emergere nuove professionalità, a sostenere il confronto con altri contesti economici, spingono, nella loro varietà, in una direzione fondamentale, quella di alimentare i processi di apprendimento, di favorire l’apertura verso l’esterno, di iniettare energia nel sistema. Al fondo, si tratta di iniziative che trasmettono un forte senso di «community entrepreneur» e che, in quanto tali, devono essere concepite e valutate.

Si rifletta sulla gestione dei progetti di intervento e sui meccanismi operativi che ne governano la realizzazione. In chiave manageriale e sempre in prospettiva di «metamanagement», è di cruciale rilevanza identificare ed adottare quegli strumenti di comunicazione, programmazione e controllo, allocazione delle risorse, incentivazione, ricompensa che possono agevolare la compiuta attuazione dei progetti stessi.

E, ancor prima, in fase progettuale, può essere opportuno promuovere una filosofia selettiva, indirizzando le risorse su iniziative di ampio respiro, nella consapevolezza che «una politica per l’impresa innovativa deve essere soprattutto una politica di rimozione di ostacoli (a livello di ordinamento fiscale, di mercato e di legislazione del lavoro, di meccanismi di funzionamento dei mercati finanziari, di infrastrutture), più che una politica di invenzione di incentivi» (Coda, 1994).

L'obiettivo del volano
Gli spazi di azione «intorno al volano» sono dunque numerosi.
Per perseguirli con efficacia ed efficienza è di fondamentale importanza che:

- siano concepiti all’interno di una visione di sviluppo unitaria del sistema economico locale. Si tratta, al fondo, di progettare iniziative che concorrano all’innesco di logiche sistemiche e che non esprimano uno sterile approccio «una tantum»;

- siano identificati e selezionati tenendo in adeguata considerazione la continuità con i valori, le competenze, le risorse, l’immagine, l’avviamento di un determinato contesto territoriale. Detto in altri termini: una rottura con la storia, in qualche caso ineluttabile, è sempre traumatica e non necessariamente produttiva;

- siano progettati, «coltivati» e valutati nella corretta prospettiva temporale. Alcuni interventi sono destinati a manifestare i loro risultati già nel breve periodo. Altri, toccando elementi intangibili del sistema, possono imporre un orizzonte temporale di medio-lungo periodo.

In conclusione: lo sviluppo economico di un determinato contesto territoriale presuppone l’avvio ed il funzionamento di un processo cui concorrono molteplici variabili: l’esistenza di imprese innovative e competitive, la qualità del capitale umano disponibile, l’efficace alimentazione di meccanismi relazionali, la presenza di una leadership “metadirezionale” illuminata e riconosciuta. E’ anche, ma solo in parte, un problema di risorse finanziarie.

La sfida, come si è tentato di documentare, è alta e impone profili di feconda imprenditorialità e di robusta managerialità a livello di imprese ma anche di interlocutori istituzionali. Tra di essi vi è anche l’Università, che continuerà ad offrire il proprio contributo, per lo sviluppo del Paese e della Valle d’Aosta.

28 febbraio 2009

Imprenditorialità innovativa e contesto territoriale

Seconda parte dell'intervento tenuto dal professor Federico Visconti in occasione dell'inaugurazione dell'Anno accademico. La prima è stata pubblicata ieri. Domani la terza ed ultima parte.

Alla luce di quanto osservato, si può correre un rischio, se non addirittura cadere in una facile tentazione. Quella di concludere che il problema dell’imprenditorialità innovativa sorge, si affronta e si risolve dentro i confini dell’impresa, alla scrivania del suo management. Così non è, per tante e ovvie ragioni. Una su tutte: le profonde interazioni che l’impresa esprime con il territorio in cui è insediata (Porter, 2000).

Qualche esempio al riguardo.
Si pensi agli elementi distintivi dei distretti industriali: molte imprese, di piccole e medie dimensioni, specializzate per fasi produttive e coinvolte con ruoli e modalità differenti nella realizzazione di prodotti appartenenti ad una determinata categoria merceologica (Becattini, 1989). Le relazioni sistemiche che legano le imprese e le logiche di cooperazione, di emulazione, di competizione che sono alla base dei loro rapporti non possono essere compiutamente comprese se si prescinde dalla storia e dai valori del contesto locale.

Si pensi, ancora, alla competitività delle destinazioni turistiche, dove il confronto concorrenziale ruota attorno ad un pacchetto d’offerta che è il risultato dell’azione di numerosi attori e che deve apparire al mercato integrato, coerente ed attrattivo (Tripodi, 2008). Non c’è solo, al loro interno, un problema di management delle singole strutture; c’è anche, e forse soprattutto, un problema di destination management.

Si rifletta sull’interazione che si sviluppa tra territorio e imprese di grandi dimensioni. Le dinamiche possono essere diverse: l’impresa cresce fisiologicamente all’interno di un contesto caratterizzato da una propria e diffusa vitalità imprenditoriale oppure si insedia dall’esterno allo scopo di rilanciare un’economia in progressivo logoramento se non di vivificare un’area imprenditorialmente sterile, assurgendo al tanto discusso modello delle «cattedrali nel deserto».
In alcuni casi l’interazione funziona, alimentando posti di lavoro, sviluppando competenze distintive, generando relazioni forti e sperimentando forme innovative di welfare occupazionale. In altri casi, si rivela opportunistica, asfittica, di corto respiro. Quel che è certo, è che l’interazione esiste ed è a due vie.

Si considerino, da ultimo, quei contesti la cui economia non manifesta una specifica vocazione imprenditoriale ma si caratterizza per articolati e diversificati subsistemi di relazioni, per originali esperienze cooperative e consortili, per importanti progetti di innovazione che coinvolgono attori di varia natura, pubblica e privata. Ancora una volta, è difficile conoscere l’impresa e riflettere sulle sue condizioni di sviluppo se si prescinde dal suo habitat di riferimento.

Non è questa la sede per approfondire i caratteri strutturali dei contesti citati, per legittimarne l’evoluzione storica, per teorizzarne le condizioni di successo o le determinanti della crisi.
Contesti territoriali troppo diversi, modelli economici troppo diversi, fasi storiche troppo diverse.

L'interazione con il contesto locale
Tanta eterogeneità, un punto fermo: l’impresa vive in stretta interazione con il contesto locale; ad esso offre opportunità di lavoro e di crescita; con esso si confronta sul piano culturale e valoriale; da esso attinge risorse, riceve stimoli e subisce condizionamenti; con esso alimenta processi virtuosi o viziosi di influenza e di apprendimento (Pfeffer, Salancik, 1978).

Se questo è vero, non è difficile giungere ad alcune ipotesi-forti: le capacità di innovazione e di trasformazione di un sistema economico non dipendono solo dalle imprese; il circuito della imprenditorialità innovativa è sostenuto da più variabili, non esclusivamente aziendali; la continuità di sviluppo di un territorio impone visioni e comportamenti sinergici tra più attori, interconnessioni forti a più livelli.

Il legame c’è ed è forte, di mutua dipendenza, di reciproco «nutrimento».
Il problema è farlo funzionare al meglio, con un gioco a somma maggiore di zero, all’interno di una spirale virtuosa. Sono queste le tipiche situazioni in cui le aspettative nei confronti degli studiosi salgono, alla ricerca di soluzioni taumaturgiche che finirebbero per banalizzare una realtà i cui elementi costitutivi scontano decenni se non secoli di storia; valori, usi e costumi consolidati; situazioni economiche (settoriali e dimensionali) articolate e complesse; pressioni al cambiamento più o meno forti; modelli di interazione tra i diversi attori più o meno in equilibrio.

Detto in tutta franchezza: una «ricetta» non esiste. Esistono invece delle linee-guida, o, se si vuole, dei principi forti che possono fluidificare i circuiti di interazione tra imprese e contesto locale. (Continua e si conclude domani)

27 febbraio 2009

L'imprenditorialità innovativa

Ho chiesto al Prof. Federico Visconti, Preside della Facoltà di Scienze dell’Economia e della Gestione Aziendale dell’Università della Valle d’Aosta, di poter pubblicare il testo della prolusione da lui tenuta mercoledì scorso in occasione dell'inaugurazione dell'Anno accademico dal titolo «Imprenditorialità e managerialità per lo sviluppo delle imprese e del territorio». Lui molto cortesemente mi ha permesso di ospitare sul mio blog l'intervento che propongo ai miei visitatori in versione quasi integrale suddiviso in tre post successivi. Come sempre i commenti dei visitatori sono bene accetti e mi impegno a farli conoscere anche al professore. La formattazione del testo è a mia cura in modo da meglio adattarla alla lettura on line. Stesso discorso vale per i titoletti.

Il concetto di imprenditorialità recepisce ed esplode la natura sistemica dell’impresa proprio perché è evocativo della capacità di concepire, elaborare e realizzare una sintesi economicamente valida tra i bisogni di una determinata classe di clienti, da un lato, e le risorse e le competenze valorizzabili per darvi risposta, dall’altro lato (Invernizzi, 1993).

L’imprenditorialità tende ad esprimere e a liberare il proprio potenziale di innovazione lungo molteplici direttrici (Schumpeter, 1933). Può trattarsi, ed è il riferimento più tradizionale ed immediato, del lancio di nuovi prodotti, della penetrazione di nuovi mercati, della promozione di nuove tecnologie, della esplorazione di nuovi canali distributivi.

Ma può anche trattarsi di profondi cambiamenti nei meccanismi e nelle strutture organizzative, negli assetti produttivi e logistici, nelle politiche di comunicazione o di finanziamento, negli investimenti di ricerca, cambiamenti adottati al fine di far crescere la produttività aziendale e di migliorare l’efficienza operativa.


Visioni strategiche, opportunità e risorse
Una sintesi imprenditoriale che fa leva su tali elementi è sempre e comunque, nell’azienda di qualsiasi dimensione e settore di attività, il risultato del lavoro di individui che sanno formulare visioni strategiche, catturare opportunità, aggregare e mobilitare risorse attorno a progetti sfidanti.

Sono individui disposti a rischiare (come imprenditori o nel più ampio contesto degli assetti manageriali in cui sono impegnati) per perseguire le molteplici dimensioni del finalismo aziendale: soddisfare la clientela meglio di quanto non facciano i propri concorrenti, rispondere alle attese dei propri interlocutori sociali e in primis dei lavoratori, generare profitto e continuità di sviluppo (Coda, 1988).

Il finalismo d’impresa non è «piramidale», è «circolare» e per realizzarlo, soprattutto in scenari come quelli attuali, occorre generare vigorosamente ed incessantemente innovazione strategica ed organizzativa. (Continua domani e dopodomani)

9 ottobre 2008

Morandini (Piccola Industria): «Aggregazioni e alleanze sono il codice Pin del futuro di tante nostre aziende»

«Aggregazioni e alleanze sono il codice Pin del futuro di tante nostre aziende. In particolare per chi non può acquistare, ma neppure vuole vendere è la soluzione più intelligente». Giuseppe Morandini, Presidente della Piccola Industria di Confindustria, è stato il piatto forte del seminario (moderato da Andrea Milano, Direttore de L’Imprenditore) «Aggregazioni tra Imprese per accelerare lo sviluppo» organizzato dal Comitato Piccola Industria di Confindustria Valle d’Aosta, in collaborazione con il Comitato Piccola Industria di Confindustria
Canavese, svoltosi venerdì scorso (26 settembre ndr), presso la Sala Archi Candidi del Forte di Bard. Un intervento (qui potete leggere l'intervista a Morandini) che ha indubbiamente scosso gli imprenditori presenti raccomandando loro di fare attenzione al principale difetto dell’imprenditore «quello di farci possedere dalla quotidianità aziendale, mentre ogni tanto occorre fare quello che io chiamo l’esercizio di salute pubblica, cioè il pensare a come vi vedete in azienda fra 2-3 anni. E chiedervi soprattutto se vi vedete». Un esercizio che ha portato l’imprenditore friulano a dare il via ad un’azione di aggregazione grazie alla quale è riuscito ad assicurare un futuro alla sua azienda. Prima di Morandini era intervenuto Tiziano Ianni, Presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Canavese, che ha evidenziato da subito «la difficoltà di essere troppo piccoli rispetto alla globalizzazione, all’evoluzione dei mercati mondiali, alla sempre più agguerrita concorrenza ed all’attuale congiuntura economica e finanziaria». Federico Visconti, Preside della Facoltà di Scienze dell’Economia e gestione aziendale dell’Università della Valle d’Aosta, ha invece sottolineato come «per certi mestieri» le soglie si stiano alzando, senza dimenticare che spesso per alcune imprese «il mercato interno è giunto al capolinea». Di qui la necessità di sviluppare una cultura dell’aggregazione, ancora prima di individuare le formule con cui realizzarla. Il ruolo del credito per favorire l’integrazione è stato illustrato da Corrado Piazzalunga, Responsabile Regione Commerciale Ovest UniCredit Corporate Banking. «Il 2007 – ha spiegato Piazzalunga - ha confermato il trend italiano di ripresa delle fusioni e delle acquisizioni. Le operazioni sono salite da 685 del 2006 a 822. Il dato più significativo da rilevare è che non si tratta solo di operazioni di alto rango o aggregazioni puramente finanziarie, considerato che il 45% dei target è rappresentato da aziende che fatturano meno di 25 milioni di euro. Raggruppamento che vale il 58% se si sale fino alla soglia dei 130 milioni di euro». «In quest’ottica, UniCredit Corporate Banking – ha concluso Piazzalunga - si presenta al mercato offrendo alla PMI una serie completa di servizi ad elevato livello qualitativo. Sfruttando la vocazione internazionale del gruppo UniCredit, la cui rete è estesa in 22 paesi, UniCredit è in grado di assistere le PMI che cercano partner all’estero per creare joint venture e per individuare imprese, sia italiane che estere, come possibili target per operazioni di fusioni e acquisizioni». Di particolare interesse anche la testimonianza di Enrico Fini, di Obiettivo 50. L’associazione nasce nel 2004, a Milano, per volontà di una quarantina di Dirigenti Industriali over 50, che, scomparse molte delle grandi Imprese nelle quali hanno maturato la propria esperienza professionale ricoprendo ruoli di A.D., D.G., Direttori di Divisione, costituiscono l’Associazione per proporsi nel mondo delle PMI ed offrire alla Creatività dell’Imprenditore, in momenti di decisioni straordinarie, un “Metodo” collaudato di lavoro per: dare priorità, pianificare e tradurre in numeri gestionali. Una disponibilità su chiamata di cui potrebbero usufruire molte Pmi interessate ad avviare un processo di aggregazione. Ha concluso poi i lavori Paolo Musumeci, presidente della Piccola Industria della Valle d’Aosta. L’imprenditore ha voluto lanciare un messaggio di ottimismo. «Sempre di più ci troviamo di fronte ad aziende buone ad aziende cattive. Questo perché l’imprenditore che sa far bene il proprio lavoro riesce a fare utili anche in settori maturi. Magari le marginalità si riducono, ma è possibile raggiungere risultati positivi».
(Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 2 ottobre 2008)
 

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