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20 maggio 2011

Imprenditori Alpini: Tanta, tanta passione

Mi riesce sempre difficile scrivere degli eventi che mi trovo a moderare. Figuriamoci di quest'ultimo in cui sono pure parte in causa in quanto autore (con il professore Carmine Garzia) del volume, in uscita presso Egea nel mese di giugno, «Dieci casi di ordinaria imprenditorialità - Aziende innovative in Valle d'Aosta». Provo tuttavia a trascrivere qualche breve appunto sull'evento, conclusosi da una manciata di ore, riservandomi altri post per approfondire o, comunque, offrire ulteriore materiale.

Pur dispiacendomi per le presenze di pubblico un po' scarse devo però dire che gli interventi dei cinque imprenditori, quelli che nel libro definiamo «innovatori alpini», sono stati davvero pieni di una passione quasi contagiosa. Il tutto introdotto dal saluto dell'Assessore Ennio Pastoret che ha ben evidenziato l'importanza e la necessità di dare voce alle aziende, seguito da Garzia che ha esposto la teoria di cosa sia fare impresa in Valle d'Aosta. Ed è stato davvero interessante come certe definizioni suggerite dalla dottrina economica trovassero nelle successive testimonianze la loro perfetta applicazione pratica.

Come ciascuno declina il concetto di innovazione nella sua impresa e l'importanza del territorio alpino sono stati i temi affrontati da Alessandra Fulginiti (Valgrisa) che ci ha raccontato la sfida insita in una produzione di nicchia che si basa su risorse estremamente limitate (la lana Rosset); da Gioachino Gobbi (Grivel) che da un lato ha sottolineato come un'impresa come Grivel non potesse che nascere ai piedi delle Alpi, ma allo stesso tempo ha ribadito anche la volontà di continuare a vivere in questa Valle; da Riccardo Trisoldi (Compagnia Valdostana delle Acque) che ha annunciato un po' a sorpresa (almeno per me) l'interesse per il mercato francese, delineando il profilo di un'azienda per la quale innovazione significa non fermarsi mai e rilanciare sempre; da Costantino Charrère (Les Crêtes) che ha illustrato la sua strategia di «marketing emozionale» attraverso una sala degustazione (di prossima costruzione) davvero innovativa; fino a Marilena Péaquin (Maison Bertolin) che ci ha raccontato di una madre di famiglia (con quattro figli) diventata imprenditrice per rifornire il salumificio di patate, barbabietole e aromi e che presto farà addirittura un assunzione. 


Si è trattato di una tempesta quasi perfetta (nel pomeriggio c'è stato pure un improvviso acquazzone...) i cui effetti credo siano stati ben recepiti da chi era presente in sala come dimostra un messaggio che ho ricevuto via facebook da Vilma Maria Cianci«Oggi ho partecipato alla conferenza con gli imprenditori alpini, sono una piccola "imprenditrice" che come tanti fatica molto per tenere in piedi la propria impresa. Sentire questi IMPRENDITORI, venire travolta dalla Passione con cui svolgono la loro attività, sentire sulla pelle la loro professionalità, la loro competenza la loro continua curiosità la voglia di esplorare di continuare a lottare ogni giorno mi ha emozionata, mi ha dato forza e coraggio per continuare ad andare avanti per proseguire sulla mia strada per continuare ad inseguire un sogno. Grazie»

18 maggio 2011

Ma come si Individua una Personalità Creativa?

Rino Rumiati
Il professor Rino Rumiati (Psicologia cognitiva) in occasione dell'intervista pubblica del 28 aprile con il professor Paolo Legrenzi mi ha lasciato alcune slides in merito al suo intervento su come si definisce una personalità creativa. Te le propongo...

11 maggio 2011

Innovatori alpini: gli Imprenditori Valdostani si Raccontano

Ultimo atto con qualche variante sul tema.

Come da copione Giovedì 19 maggio, alle 14,30, presso la sala Cogne della Pépinière d’Entreprises Espace Aosta, Vallée d’Aoste Structure proporrà, all’interno del ciclo «I Dialoghi dell’innovazione» di cui ho scritto in lungo e in largo su questo blog,  la Tavola Rotonda dal titolo «Innovatori Alpini: gli imprenditori valdostani si raccontano». Invece la conferenza serale con Piero Angela sulle grandi innovazioni della Storia si farà più avanti a causa di un’improvvisa indisponibilità del relatore (e vi assicuro che non si tratta di una formula rituale).

Ma chi saranno i protagonisti della tavola rotonda? Oltre all'autore di questo blog, presente in qualità di moderatore,  parteciperanno Ennio Pastoret, Assessore Regionale alle Attività Produttive, Carmine Garzia dell’Università della Valle d’Aosta, Riccardo Trisoldi, Compagnia Valdostana delle Acque, Gioachino Gobbi, Grivel, Costantino Charrère, Les Crêtes, Guido Bertolin, Maison Bertolin, e Alessandra Fulginiti, Valgrisa.

Durante l’evento sarà presentato il volume «Dieci casi di ordinaria imprenditorialità ‐ Fra Innovatori alpini e Campioni del territorio», edito da Egea e realizzato a cura dell’Università della Valle d’Aosta. Per chi si fosse perso qualche pezzo per strada gli autori della pubblicazione sono il titolare di questo blog e il già citato professor Garzia. Vorrei però che fosse chiaro da subito che non si tratta di un «the best of», ma di una selezione di aziende, analizzate anche con un approccio scientifico o meglio di dottrina economica, che, ad avviso degli estensori dell'opera, sono esempi interessanti di cosa sia fare impresa in Valle d'Aosta. Chissà che di lavori simili non ne seguano altri?

Mi sembra giusto offrire qualche dato in più sul mio co-autore (anzi in realtà sono io il suo co-autore visto che sicuramente il suo contributo è stato indubbiamente maggiore del mio). Carmine Garzia è ricercatore di economia aziendale presso l’Università della Valle D’Aosta, Facoltà di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, e professore a contratto di strategia e Politica Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano è inoltre membro fondatore del centro di ricerca sull’imprenditorialità - CEF - presso l’Università della Svizzera Italiana, Lugano. Le sue aree di interesse scientifico sono la nascita e lo sviluppo di nuove imprese e l’innovazione e il cambiamento strategico. Si è laureato in Economia Aziendale e ha ottenuto il Ph.D in Management presso l’Università Bocconi di Milano.

Siccome si avvicina l'ultimo atto ti ricordo che come sempre sono interessato ai tuoi commenti. Mi piacerebbe fare con te un bilancio di questo evento. Che cosa era ok e che cosa va rimesso a punto. Scrivimi pure. Ti leggerò volentieri.

Come sempre ti ricordo che l’iniziativa, promossa dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta, Assessorato alle attività produttive, Direzione assistenza alle imprese, ricerca, qualità e formazione professionale, è realizzata nell’ambito del progetto di Animazione Territoriale di Carattere Economico finanziato dal Programma operativo FESR Competitività Regionale 2007/2013. L’attuazione del progetto è affidata a Vallée d’Aoste Structure in qualità di soggetto attuatore con il supporto organizzativo dell’associazione Centro Scienza Onlus.

9 maggio 2011

La Creatività e l'Innovazione in Azienda: il Caso di Dora

Da sinistra Pietro Menniti e Paolo Legrenzi
In occasione dell'intervista pubblica ai docenti di psicologia Paolo Legrenzi e Rino Rumiati sula tema «Creativi si nasce o si diventa?» di giovedì 28 aprile la testimonianza locale è stata affidata a Pietro Menniti, amministratore delegato di Dora S.p.A, società ospitata nell’area industriale Espace Aosta, che svolge attività di ricerca e sviluppo nel settore della microelettronica. Fondata nel 2000, Dora è stata rilevata al 100% nel 2002 dalla STMicroelectronics, produttore globale indipendente di semiconduttori e leader nello sviluppo, produzione e  commercializzazione di soluzioni integrate per un’ampia gamma di applicazioni microelettroniche, ed ha conseguentemente ampliato il proprio campo di ricerca. 


Ti propongo le slides che Menniti ha utilizzato per illustrare il suo intervento

28 aprile 2011

Legrenzi, Rumiati e il Post-It

Come sempre ti lascio con un regalo in merito all'intervista pubblica di oggi. I professori Paolo Legrenzi e Rino Rumiati, entrambi psicologi cognitivi, hanno risposto al quesito «Creativi si nasce o si diventa?», dando vita ad una piacevole chiacchierata, ricca di spunti. Il mio consiglio spassionato sia che tu fossi in sala oppure no è di comprarti (sono 9,80 euro e puoi chiederlo alla Libreria La Page) il libro di Legrenzi «Creatività e innovazione», edito da «Il Mulino». Se c'eri so che non devo aggiungere altro perchè sicuramente raccoglierai il mio consiglio, ma se non c'eri devo giustamente farti venire la voglia e lo faccio proponendoti un brano tratto dalla stessa pubblicazione. 

Impegnati nella ricerca di una formula chimica in grado di garantire una maggiore resistenza ed efficacia alla colla prodotta, i laboratori della 3M, una multinazionale americana, trovarono, per puro caso, una formula che ad una prima analisi sembrava un insuccesso. Una buona colla, infatti, deve tenere insieme due o più pezzi con molta forza e per molto tempo, mentre il nuovo ritrovato di 3M non si induriva e rimaneva sempre appiccicoso.
La leggenda vuole che una segretaria, venuta a sapere per puro caso di questa pseudo-colla, avesse cominciato ad adoperarla per fissare dei foglietti di appunti su superfici lisce, così che questi potessero fungere da promemoria. Altre segretarie la imitarono. Venne così scoperta una nuova funzione per quel tipo di colla «mal riuscita». Era una colla cattiva solo dal punto di vista delle proprietà adesive tradizionali. Uscendo da quei canoni, ci si poteva accorgere di aver scoperto un nuovo prodotto, il Post-it (così verranno chiamati dalla 3M i foglietti gialli autoadesivi). Il Post-it svolge funzioni a cui, nessuno, fino ad allora, aveva pensato. Parafrasando Oscar Wilde: geniale non è chi trova le risposte ma chi sa porre le giuste domande. La segretaria della 3M aveva visto una «potenzialità» di domanda per una nuova funzione adesiva. In un certo modo è stata lei a creare il Post-it, non chi aveva fabbricato la colla cattiva. Insomma non si trattava di risolvere in modo creativo un problema dato. Creativo è stato inventare un nuovo bisogno: questa è l'essenza dell'innovazione tecnologica!

10 Consigli per Sviluppare la propria Creatività

Non so bene a chi attribuire la paternità di questo decalogo. L'ho trovato all'interno di una dispensa, curata da Silvia Motta, preparata per il seminario per ricercatori all'interno della Settimana della Creatività e dell'Astronomia organizzata dall'amministrazione regionale qualche anno fa. Mi sembra uno spunto curioso per ricordarti l'appuntamento di oggi,  giovedì 28 aprile, alle 17.30, presso la Pépinière d’Entreprises Espace Aosta, in via Lavoratori vittime del Col du Mont, 24, con i professori Paolo Legrenzi dell'Università Ca’Foscari, di Venezia e Rino Rumiati dell'Università di Padova, quinto incontro con il ciclo di interviste pubbliche denominato «I Dialoghi dell'Innovazione», sul tema: «Creativi si nasce o si diventa?». Vi aspetto numerosi.


1.         Dialogare con i bambini, reimparando la loro ingenuità e curiosità

2.         Riscoprire l'uso dei cinque sensi. Esercitarsi a: vedere, sentire, gustare, ascoltare, toccare il mondo come se fosse la prima volta.

3.         Cambiare orizzonte: rinnovare di tanto in tanto qualche cosa nel proprio ambiente... o partire per un viaggio ed esplorare.

4.        Esercitare il proprio talento creativo realizzando almeno un'opera ogni mese (letteraria, artistica, organizzativa...)

5.        Farsi nuove conoscenze, anche più lontano possibile dall'ambiente familiare e dalle preoccupazioni professionali.

6.         Apprendere a praticare analogie a partire da persone, oggetti o concetti

7.         Praticare regolarmente esercizi di rilassamento e concentrazione.

8.         In ogni situazione, ricavare gli aspetti positivi (ce ne sono sempre). Servirsene per costruire la soluzione più vantaggiosa.

9.         Manipolare in tutti i sensi l'oggetto o il problema che preoccupa. Sforzarsi di vedere ciò che succederebbe ingrandendolo (o restringendolo), moltiplicandolo (o dividendolo), invertendolo, o aggiungendogli (o togliendogli) qualche cosa, combinandolo con...

10.       Ritrovare il proprio equilibrio psicosomatico dedicandosi alla pratica regolare di sport e attività manuali.

20 aprile 2011

Paolo Legrenzi e Rino Rumiati ai Dialoghi dell'Innovazione sul tema «Creativi si nasce o si diventa?»

Giovedì 28 aprile, alle 17.30, presso la Pépinière d’Entreprises Espace Aosta, in via Lavoratori vittime del Col du Mont, 24, quinto appuntamento con il ciclo di interviste pubbliche denominato «I Dialoghi dell'Innovazione», il penultimo prima della chiusura, prevista per il 19 maggio, con la tavola rotonda dedicata agli «Innovatori alpini» e la conferenza-evento di Piero Angela sulla storia dell'innovazione, presso il salone del Palazzo regionale.
Di grande interesse il tema che parte dall'accattivante quesito: Creativi si nasce o si diventa? O meglio si può imparare a essere creativi o si può almeno migliorare la capacità di avere idee nuove ed originali? Per rispondere a questa domanda bisogna chiarirsi le idee su che cosa è la creatività e se sia possibile apprenderla.
E a a rispondere alle domande del sottoscritto (e ovviamente alle vostre) non ci sarà soltanto un relatore ma addirittura due. Oltre al già citato Paolo Legrenzi dell'Università Ca’Foscari, di Venezia interverrà anche Rino Rumiati dell'Università di Padova. Vista la new-entry diamo un po' di informazioni sul curriculum dei due docenti. Due veri big del settore.


Chi è Paolo Legrenzi?
Paolo Legrenzi
Insegna Psicologia cognitiva presso lo IUAV di Venezia, ai dottorati di ricerca della Bocconi e della Scuola Superiore S. Anna di Pisa. Visiting professor allo University College di Londra e alla Princeton University. Pubblica articoli sulle più importanti riviste internazionali scientifiche, dirige la Scuola di dottorato dei due atenei veneziani e la Scuola di Alti Studi sull’Arte, membro del Comitato Direttivo dell’Associazione Il Mulino e presidente del nucleo di valutazione alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa e all’Università di Bologna. Fra le sue pubblicazioni per il Mulino: La mente (2002); Creatività e innovazione (2005); Credere (2008); con C. Umiltà Neuro - mania. Il cervello non spiega chi siamo (2009); La Fantasia. I nostri mondi paralleli (2010); Non occorre essere stupidi per fare sciocchezze (2010). Per Laterza: Prima lezione di scienze cognitive (2002); Come funziona la mente (2008).




Rino Rumiati
Chi è Rino Rumiati?
E' Professore ordinario di Psicologia Generale nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova, dove insegna Psicologia Cognitiva, Psicologia della Comunicazione e Psicologia delle Decisioni. Nel 1986 è stato visiting researcher presso il Department of Psychology dell’Università dell’Oregon. E’ autore e curatore di venti volumi, di quaranta pubblicazioni su riviste internazionali e cinquanta nazionali e di oltre cinquanta contributi in volumi nazionali e internazionali. Attualmente è componente della Giunta del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione e del Collegio Docenti del Dottorato in Scienze Cognitive dell’Università di Padova. Fra le sue pubblicazioni, tutte edite da Il Mulino, ricordiamo con Salvadori Rischiare (2009), Decidere (2009) e con Bonini Le Decisioni manageriali (2010)

La testimonianza locale
Come sempre di livello la testimonianza locale che vedrà intervenire Pietro Menniti, amministratore delegato di Dora S.p.A, società ospitata nell’area industriale Espace Aosta, che svolge attività di ricerca e sviluppo nel settore della microelettronica. Fondata nel 2000, è stata rilevata al 100% nel 2002 dalla STMicroelectronics, produttore globale indipendente di semiconduttori e leader nello sviluppo, produzione e  commercializzazione di soluzioni integrate per un’ampia gamma di applicazioni microelettroniche, ed ha conseguentemente ampliato il proprio campo di ricerca. I principali settori di Ricerca e Sviluppo in cui attualmente Dora è impegnata sono: comunicazione e trasmissione di dati audio e video utilizzando le linee dell’alimentazione elettrica a 220V; gestione dell’alimentazione nei sistemi portatili (notebook, palmari, ecc.) e nei sistemi per networking (LAN switches, routers, IP Phone); conversione di potenza per applicazioni automotive, consumer, computing; LED driving; controllo motore per robotica e lo studio degli ElectricalOverStress nei circuiti integrati e ricerca di nuove strutture di protezione.

Mi sembra giusto ricordare, trattandosi di uno degli ultimi incontri, che si tratta di un evento realizzato da Vallée d’Aoste Structure s.r.l. con il supporto organizzativo dell’associazione Centro Scienza Onlus, promosso dall’Assessorato regionale alle Attività produttive, Direzione assistenza alle imprese, ricerca, qualità e formazione professionale, e finanziato dal programma operativo FESR Competitività regionale 2007/2013.

19 aprile 2011

L'auto del Futuro secondo Paola Carrea (4)

Quarto e ultimo post dedicato all’intervista pubblica fatta il 3 marzo, presso l'incubatore di Aosta, dal sottoscritto a Paola Carrea (Magneti Marelli) sul tema «L’auto del futuro», all'interno del ciclo «I Dialoghi dell'Innovazione».
Qui trovi il primo. E il secondo.
 E il terzo.

C’è anche chi sta lavorando ad un’auto interamente governata dal computer, anche tenendo conto del fatto che le statistiche dicono che il 90% degli incidenti in auto è causato da errore umano…
Già da anni stiamo lavorando a veicoli che si muovono completamente in automatico, anche se siamo molto lontani dal lancio produttivo perché il contesto vero della strada è molto critico, complicato. Si fa davvero fatica a riprodurre tutte le situazioni che si possono individuare lungo la strada. Sarebbe però fattibilissimo immaginare di avere delle corsie dell’autostrada dedicate a dei plotoni di veicoli: le auto entrano, si schiaccia un pulsante – lo abbiamo già fatto – e si arriva dall’altra parte dell’autostrada, ti sganci dal plotone, schiacci il bottone e inizi a guidare tu.  Per fare questo c’è bisogno di molta intelligenza artificiale e di sistemi particolarmente complessi e in questo senso si parla di auto guidata dal computer, facendo però molta attenzione che un computer è un computer, è un po’ come un telefonino. Se cade la linea richiamiamo. Però se sono in auto e ho bisogno attraverso l’e-call che parta la chiamata di soccorso io ho bisogno che parta perché rischio di morire e non accetto che qualcuno mi dica “scusa è caduta la linea”. E lo stesso vale per il computer. Noi stessi quando abbiamo iniziato a lavorare con Microsoft all’inizio degli anni 2000 abbiamo dovuto spiegare a questi signori che sull’auto non esiste il “control alt del” per resettare tutto. Quindi c’è bisogno di un computer con gradi di affidabilità, robustezza, vibrazioni elevati, capacità di sopportare i -40 e i +80°, cioè di un Pc molto sofisticato. Ad essere veramente realistici - e pensando a quello a cui stanno oggi lavorando i costruttori di automobili - potremmo ipotizzare non un computer, ma come minimo a tre. Oggi sulla macchina ci sono più di 80 centraline elettroniche e circa 3 chilometri di cavi che mettono in comunicazioni l’alzacristalli, lo specchietto, etc. E’ ovvio che tutto questo va razionalizzato. C’è ad esempio il consorzio Autosar che sta cercando di dire facciamo degli hardware comuni - da cui questa idea dei 3 computer – uno dovrà gestire cambio e motore, l’altro sospensioni e parti non meccaniche e l’altro body, infotaiment, cioè tutto quello che si trova nella plancia. Questi tre computer dovranno comunicare fra di loro attraverso degli standard in parte già definiti, in parte in via di definizione. E ci saranno dei grossi player – tra cui anche Marelli - che saranno gli sviluppatori prevalentemente dell’hardware e del livello base del software, cioè capacità di questi computer di dialogare con la macchina. Le strategie poi - cioè come voglio controllare il motore, il sistema di navigazione che voglio metterci sopra, la capacità dei fari di girare a destra, sinistra, insieme con il volante - possono essere di terze parti. Si rompe il concetto che chi offre una centralina per il veicolo la offre in blocco e ne è responsabile e nasce l’idea di poche centraline e tanti software di terze parti. Ci sono costruttori di software che si stanno arricchendo o comunque investendo molto per arricchirsi con licenze che venderanno ai diversi fornitori di hardware perché se vuoi fare quella una certa cosa io ti do il mio software, ma tu mi paghi la licenza. Un po’ come si è arricchita la Microsoft...
I costruttori sono favorevoli?
Sono proprio loro a volerlo perché diventano molto più competitivi. Ad un certo punto potranno scegliere i pezzi di software dai migliori svincolati dalle soluzioni hardware. L’unico aspetto negativo è che oggi il coltello dalla parte del manico è in mano ai tedeschi. Oggi stanno dettando le regole del Consorzio Autosar Bmw, Wolkswagen che lavorano molto con dei software e provider tedeschi. Così hanno un vantaggio competitivo rispetto a noi che facciamo comunque parte dei consorzi, però dobbiamo cercare di essere molto più presenti.

O che diventi qualcosa di europeo...
Lo sarà di sicuro. La rete di bordo sul veicolo si chiama Can (Controler area network) ed è standardizzata per tutte le centraline con la famosa interfaccia Can. I francesi avevano provato ad osteggiarlo e si erano inventati il Van (veicolar area network), ma il Can è stato standardizzato a livello europeo dai tedeschi. Si tratta di non perdere il treno.

Diventa necessario anche un dialogo fra chi costruisce le auto e chi le strade. Sono due mondi chiamati a comunicare fra loro….
Si deve fare molto in questa direzione. E’ inutile che chi fa automobili continui a lavorare all’auto intelligente, chi fa strade alla strada intelligente e i due mondi viaggino in parallelo senza mai incontrarsi. Non è sostenibile dal punto di vista economico. Il paradosso è che l’auto può essere un po’ meno intelligente e la strada pure se le due cooperano e cooperando costano un po’ di meno e siamo tutti più contenti e soprattutto più sicuri. E’ chiaro che dal punto di vista degli interessi ognuno vuole enfatizzare quello che sta realizzando anche se bisogna cedere qualcosa da entrambe le parti. E’ un dialogo fondamentale anche se difficile da mettere in piedi perché gli attori sono tanti. Dieci anni fa quando già parlavamo di ecosistema di mobilità, di far parlare l’auto con l’infrastruttura in pochi capivano, oggi avverti invece che c’è interesse. Iniziano ad esserci dei player attivi per andare in quella direzione. Una cosa che aiuterà tantissimo sarà la normativa e la legislazione perché risolve il problema degli standard. In Brasile il governo ha detto che tutte le auto devono dialogare con l’infrastruttura attraverso uno specifico protocollo e se le auto non hanno il protocollo non sono omologabili. Oggi tutte le auto sarebbero in grado di parlare tra di loro. Arrivare ad uno standard de facto senza una normativa è impossibile.

A che punto siamo con i carburanti alternativi?
Sull’elettrico si stanno ipotizzando dei nuovi paradigmi di mobilità. Ad esempio delle pensiline dove l’auto arriva, viene sollevata e fa il proprio cambio pacco batterie e riparte. C’è però la necessità di monitorare come vengono utilizzate queste batterie perché se si scarica più dell’80% si danneggia molto rapidamente e allora non tutti sono disposti a fare il cambio del proprio pacco batterie con chi non le cura alla stessa maniera. Anche l’ibrido metano/idrogeno vede dei test molto significativi anche se l’idrogeno è ancora molto lontano per motivi di costo. Un pieno di idrogeno qualche anno fa costava 200 euro e riuscivi a fare un centinaio di chilometri. Più vicino lo sforzo sulle regolazioni delle centraline controllo motore per migliorare le perfomances. Poi c’è il metano, dove Fiat è leader, che sta procedendo molto bene. E in Brasile – anche se si deve fare sempre i conti con la sostenibilità del sistema – c’è il bio-fuell, cioè l’utilizzo della canna da zucchero per ricavare carburante. Qui si trovano molti distributori. Lì però ci sono enormi estensioni, in Europa non sarebbe sostenibile perché consumo molto di più per recuperare il materiale per realizzare il carburante in questione. Anche se mi dicevano dei giornalisti brasiliani che già lo scorso anno hanno avuto problemi perché stanno rendendosi conto che conviene vendere lo zucchero più che il bio-fuell data la crisi in alcuni Paesei produttori di zucchero. Poi ci sono degli esperimenti come recuperare i gas dalla spazzatura. Però sono iniziative molto di nicchia e a livello industriale non sono ancora state prese in considerazione

I trend di sviluppo della mobilità sono impressionanti… L’auto privata è davvero un modello così irrinunciabile?
Oggi i dati dell’Istat dicono che quando ad una persona viene chiesto perché invece dell’autobus per recarsi a lavorare preferisce l’auto privata le risposte che si intuiscono è che l’autobus è un po’ da poveri. Al di là di questo aspetto d’immagine che in alcuni paesi c’è, in maniera altresì provocatoria rispondo no. Nel futuro si vedono molto bene dei paradigmi di mobilità pubblica individuale. Immaginiamoci delle auto in car sharing messe a disposizione del pubblico e quando uno arriva in un posto la lascia in un posto ad hoc dove qualcun altro la prende e si muove a sua volta. Abbiamo fatto noi un esercizio di questo genere su Torino con 10mila vetturette di questo tipo e ne è risultato che si riuscirebbe a gestire molto bene la mobilità nella downtown di Torino eliminandoli trasporto privato. Poi per ridistribuire queste macchine – ma qui andiamo proprio nel futuro – si fa in modo che quando ci si accorge che la distribuzione delle auto è troppo periferica i veicoli in automatico ripartono e si avvicinano alle zone dove statisticamente si sa che potrebbe esserci una richiesta. Alla sera le auto si riconcentrano nelle zone periferiche per il rientro dal lavoro. Volevamo fare una flotta significativa per Torino 2011, per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ma non ci siamo riusciti. Stiamo invece equipaggiando una flotta significativa di smart in quanto Mercedes ha lanciato un progetto denominato “car2go” che parte proprio da questo presupposto. Prendi l’auto con una smart card, ti muovi, la lasci e così via. E quindi concetti di trasporto pubblico individuale, così ti muovi in autonomia, sono validi. Ci vogliono gli hub logistici. Ci sono già dei modelli nuovi di trasporto pubblico collettivo fatto a domanda e si tratta di iniziative che andrebbero aumentate in quanto contribuirebbero alla sicurezza e alla fluidificazione del traffico. Togliere auto dalla strada spesso diventa l’unico modo in grado di migliorare la mobilità e così nuovi paradigmi di mobilità, magari un po’ bizzarri, si stanno facendo strada. (fine)

18 aprile 2011

L'Auto del Futuro Secondo Paola Carrea (3)

Terzo dei quattro post dedicati all’intervista pubblica fatta il 3 marzo, presso l'incubatore di Aosta, dal sottoscritto a Paola Carrea (Magneti Marelli) sul tema «L’auto del futuro», all'interno del ciclo.
Qui trovi il primo. E il secondo. 

Lei ci ha mostrato un enorme mercato legato al settore della sicurezza e della gestione del traffico, mentre molti di noi erano abituati, soprattutto leggendo i giornali, a ragionare sui cosiddetti motori verdi...
Non voglio farvi credere che questo terzo pilastro non sia fondamentale. Bisogna però sempre tenerli tutti e tre molto uniti. Da studi che abbiamo fatto viene fuori con evidenza che il solo utilizzo delle tecnologie ICT può impattare sulla Co2 anche fino al 15%. Una percentuale altissima ed una tecnologia che oggi è disponibile. E’ chiaro che c’è la necessità di un ecosistema adeguato. Non dipende soltanto dal veicolo.

Tempo di green-mobility…
Sembrerebbe che tutte quelle policy che anni fa avevano ammazzato il motore elettrico siano state distrutte. La politica ha cambiato direzione e anche molti costruttori automobilistici ci stanno credendo. Sulle batterie si sta investendo davvero molto. Posso raccontarvi una bella esperienza. Abbiamo sviluppato per esempio il Kers per la Formula 1, andando a recuperare molta energia nelle decelerazioni e dalle frenate. Ovviamente la Formula 1 è un posto dove simili sperimentazioni si possono fare. Ora, partendo da questa tecnologia, stiamo sviluppando la 500 elettrica. Ci sono insomma tecnologie che nascono in un settore estremo e poi diventano fondamentali anche per il veicolo elettrico più tradizionale. Esistono delle batterie molto performanti e molto contenute. Non era difficile immaginarlo visto quello che è successo sui telefonini. Nel 91 avevamo dei padelloni enormi con un pacco batteria insieme ad una cornetta di telefono ed oggi siamo arrivati ad avere dei telefonini piccolissimi. Noi stiamo lavorando ad esempio con STMicroeletronics su nuove tecnologie. Le batterie sono un’area dove c’è molta debolezza e se dovessi consigliare ad uno studente dove puntare, dove crescere, sicuramente questa è un’area dove c’è ancora molta ignoranza. Tutte le scatole telematiche al loro interno hanno le batterie – milioni e milioni – perché in caso di crash perdo tutta l’alimentazione, perdo tutti i dati del veicolo, ma la chiamata d’emergenza deve partire. Sono pochissimi i fornitori, quasi monopoli, pochissimo anche il know how nelle imprese. Poi c’è l’ibrido. Toyota ci ha creduto ai tempi e ha fatto bene. Oggi c’è un nuovo concetto di ibrido metano-idrogeno. E’ più fattibile anche dal punto di vista della distribuzione, grazie ala rete del metadonodotto. Si tratta di una soluzione meno onerosa, su cui stiamo lavorando. E poi c’è il Fuell cell che, paradossalmente pareva il futuro e oggi invece si è molto rallentato. Deve essere chiaro che alcuni veicoli green saranno di nicchia. Si deve perciò continuare a lavorare su veicoli con benzina, gasolio, più convenzionali diciamo, ma gestiti da centraline di controllo motore particolarmente sofisticate e capaci di contenere e ridurre le emissioni.

Quindi su questo versante lei non vede ancora una grande espansione…
Magari verrò smentita, però confrontandomi anche con persone più esperte di me per il momento si parla di una nicchia di mercato, non della mass market.

Riprendendo il suo suggerimento all’ipotetico studente ricordo anche che in alcuni suoi interventi lei spesso utilizza il concetto di trasversalità della conoscenza. In cosa consiste?
Molte volte di un settore specifico si conosce tutto. Ti capita poi mentre lavori di inciampare in altri settori, ad esempio quello delle infrastruttura, nel nostro caso specifico si trattava proprio del Traforo del Monte Bianco, e lì scopri che le centraline messe a bordo strada per monitorare il traffico e gestire i semafori hanno dei prezzi molto alti, molto più costose delle centraline motore che posizioniamo su un automobile e ti rendi conto che dal punto di vista delle performances sono più degradate di quelle delle centrali motore. Preciso però che si tratta di una soluzione risalente a diversi anni fa. Oggi non so. Trasversalità della tecnologia significa comunque capire che una determinata tecnologia sviluppata per un settore può essere trasportabile in un altro, garantendo un vantaggio competitivo. La stessa domotica può crescere attraverso tecnologie che arrivano dal consumer o dall’automotive. Ad esempio, inseguendo soluzioni telematiche per l’automobile abbiamo incontrato i produttori di container che stavano cercando delle soluzioni per tracciare i loro carichi. Ed è nato il tracking container. E così abbiamo lanciato le basi per un business parallelo diverso dal nostro e comunque con alto potenziale. (continua)

14 aprile 2011

L'auto del Futuro secondo Paola Carrea (2)


Secondo dei quattro post dedicati all’intervista pubblica fatta il 3 marzo, presso l'incubatore di Aosta, dal sottoscritto a Paola Carrea (Magneti Marelli) sul tema «L’auto del futuro», all'interno del ciclo. Qui trovi il primo.

Quali sono i principi fondamentali della mobilità sostenibile?
Provo a sintetizzare attraverso tre parole chiave. Prima di tutto la sicurezza. La Commissione Europea ci sta chiedendo i “zero incidenti” e noi siamo ancora molto lontani. Purtroppo più del 90% degli incidenti è dovuto ad errore umano. E quindi sicurezza significa prevenire l’errore umano. Perché poi una volta che questo è avvenuto si deve garantire un soccorso in tempi rapidi. Immagino che avrete sicuramente sentito parlare della direttiva europea sulla chiamata di emergenza che dovrebbe essere operativa a partire dalla fine del 2013 e che obbligherà tutti i veicoli ad essere dotati di un sistema telematico o come qualcuno lo ha definito un air bag elettronico? In questa maniera in seguito ad incidente, ad una esplosione di air bag nel giro di 20 minuti sarà mandatorio intervenire con ambulanza, carabinieri – perché i primi 20 minuti possono servire a salvare la vita. Si tratta di sicurezza post crash, ma, in realtà, molto bisogna lavorare su quella pre-crash. E quindi su sistemi preventivi basati su telecamere che riescono a capire se l’utente sta uscendo di strada perché si è addormentato o se c’è un ostacolo fermo. Oltre alle telecamere si tratta di utilizzare anche sistemi radar o basati su tecnologia laser. Il radar riesce a vedere nella pioggia o nella nebbia fitta quando il nostro occhio umano non scorge nulla. Però ha un grosso limite: vede tutto, e vede anche il guard rail di una curva di fronte a te e lo interpreta come un ostacolo. E’ molto importante imparare a discriminare. Ci sono ancora tanti algoritmi basati su intelligenza artificiale, data processing, signal processing da mettere a punto. Si può fare precenzione anche attraverso l’integrazione di questi sistemi con sistemi di comunicazione. Negli Usa c’è un progetto enorme che si chiama Intellidrive. Qui tutte le case automobilistiche stanno investendo sulla comunicazione veicolo-veicolo perché  potrebbe rivelarsi utilissima nel segnalare la presenza di ghiaccio, di acqua-planning, insomma pericoli sulla strada, tempo reale.

Che tempistiche ha questa direttiva?
Entro il 2013 tutte le case automobilistiche devono mettersi in regola. Si tratta di una tecnologia che aprirà un mondo. Un’esperienza per noi della Magneti Marelli già vissuta in Brasile dove si sta per approvare una legge finalizzata a favorire il recupero del mezzo rubato a causa dell’alto numero di furti perpetrati a mano armata nel Paese. E’ un fenomeno diffuso. Io stessa quando mi reco in Brasile viaggio oltre che con l’autista anche con una guardia del corpo. La legge in questione si chiama «rastreador», cioè tracciamento. Se il veicolo è rubato dopo che si è spento il motore con la chiave non si riaccende più, scatta il blocco motore. La legge purtroppo sta subendo qualche ritardo. Da due anni ne aspettiamo l’approvazione. Da notare che finito di sviluppare questo oggetto i costruttori automobilistici si sono chiesti: adesso che metto una scatola telematica sul veicolo che cos’altro posso fare? Un veicolo dotato di telematica è per eccellenza un sensore di dati di traffico – così come lo sono già i telefonini, però con molta più precisione- e quindi posso usare i dati che provengono dal veicolo per ridistribuire informazioni di traffico.

E questo è il secondo pilastro?
Sì. Quindi sicurezza e infomobilità: dai servizi di traffico, ai servizi assicurativi. Oggi questi sistemi si diffondono molto in after-market, cioè dopo che il veicolo è stato comprato, allo scopo di ottenere uno sconto assicurativo. Domani con la scatola a bordo di tutti i veicoli si pagherà soltanto il servizio e non sarà necessario ripagare la scatola. Ci sarà la possibilità di fare effetto volano grazie a questi decreti per tutto un mondo di servizi che stiamo aspettando già da parecchi anni. Non sono ancora decollati e chi ha investito nei servizi non sta ancora guadagnando quello che il suo business model gli aveva fatto sperare, ma è soltanto questione di tempo. Del restol’Europa ha investito tantissimo per il sistema satellitare Galileo in competizione con il GPS su cui sono basati tutti i nostri Tom Tom e navigatori satellitari vari. Qual è l’enorme differenza fra il Galileo e il GPS? E’ la certificazione del dato, cioè l'essere capaci di confermare che quel giorno lì, a quell’ora lì, in quel momento lì io mi trovavo lì con la mia macchina o il mio telefonino. Ora dopo che l’Europa ha investito tantissimo in Galileo ci obbligherà ad usarlo. E come farà? Con queste leggi. L’e-call è per eccellenza una di queste. Un’altra legge che sta arrivando – per la quale alcuni Paesi membri sono già molto attivi è l’e-tool, il pagamento elettronico del pedaggio. Oggi in Italia conosciamo tutti il Telepass di Società Autostrade. L’e-tool prevede un pagamento pedaggio fre-flow. Tu entri in una zona in cui devi pagare il Galileo traccerà il tuo percorso e assegnerà la cifra al gestore in base ai chilometri in gestione. La Francia ha fatto per prima a livello europeo un enorme gara per tutto il territorio nazionale per il pagamento pedaggio per i camion. Nel 2012 i 600mila camion presenti sulle strade francesi dovranno avere un pagamento pedaggio elettronico. E’ un’opportunità enorme. La Francia è il primo Paese ad aver fatto una gara, poi toccherà al Belgio. L’Olanda l’aveva già fatta e poi l’ha interrotta. Pensate che l’Olanda intende far pagare il bollo con un simile sistema di pagamento, quindi non solo i camion, ma pensa in grande e intende partire con tutti i mezzi. Tenete conto che in merito a queste tecnologie gli analisti dicono che ci sarà necessità di 17 milioni di soluzioni telematiche. Oggi after market, domani – ma domani è ieri – bisognerà essere capaci di integrare la scatola telematica dell’e-call con quello che manca per fare anche un pagamento pedaggio. Di conseguenza occorre avere questa visione sinergica, integrata e il coraggio di investire. Purtroppo molte aziende a causa della crisi e del fatto che apparentemente ciò che più conta è vedere tutti i mesi il numerino che dice se hai venduto oppure no, non riescono ad investire su tecnologie che già nel breve avranno un grande futuro. (continua)

13 aprile 2011

L'auto del Futuro secondo Paola Carrea (1)


Paola Carrea (Magneti Marelli)
Ti propongo in quattro post il testo - sbobinato dal sottoscritto e riletto dalla diretta interessata - dell’intervista pubblica fatta il 3 marzo, presso l'incubatore di Aosta, dal sottoscritto a Paola Carrea (Magneti Marelli) sul tema «L’auto del futuro», all'interno del ciclo «I Dialoghi dell'innovazione». Credo che questo testo metta bene in evidenza il livello dei contenuti proposti in questi incontri.

Lei ha partecipato all'apertura del Salone di Ginevra. Quali notizie ci porta?
Il primo messaggio importante che ho portato da Ginevra è che quest’anno per la prima volta, dopo due-tre anni di scarsa partecipazione, il salone era stracolmo di gente. Significa che qualcosa si sta di nuovo muovendo. Per quanto riguarda le automobili è impressionante lo sforzo che tutti stanno facendo con l’elettrico, dal concept – presentato fra l’altro dai nostri migliori designer italiani – al prodotto vero e proprio. Soprattutto i costruttori tedeschi hanno fatto vedere alcuni veicoli a trazione completamente elettrica. Interessante anche l’ibrido. Grossa presenza anche di coreani, che, tra l’altro, stanno facendo un market-sharing in Europa significativo. Stanno crescendo davvero molto. Quasi tutti i veicoli poi sono ormai equipaggiati con display. Attraverso un display è possibile visualizzare delle informazioni che possono arrivare dall’esterno oppure dall’ interno per il guidatore. Consistente presenza di sistemi infotelematici di bordo, anche molto avanzati. Quadri di bordo sostituiti dai display. In pratica il consumer sta arrivando sull’automobile. Veicoli di bassa gamma nuovi, poche novità sul medio e, di nuovo, novità significative sull’alto di gamma, anche perché alcuni car maker europei hanno come primo mercato la Cina e in Cina i veicoli più venduti e di magior successo successo sono legati all’alto di gamma.

Si allarga la parte «verde»…
Si allarga il consumer su veicolo. Quando descrivo questi sistemi telematici intendo veicoli capaci di connettersi in maniera sicura con un telefono cellulare e visualizzarne le informazioni direttamente sul quadro di bordo. Sistemi attraverso i quali puoi sentire il tuo Mp3 comodamente. Quello che noi chiamiamo in gergo un po’ tecnico simless portability. Siamo oramai abituati ad avere nel nostro palmare, nel nostro telefono cellulare tutta una serie di servizi e quando saliamo sul veicolo vogliamo usufruirne alla stessa maniera. Si inizia poi a ragionare sul wifi, cioè sulla possibilità di scaricare dati da veicolo o ricevere su veicolo attraverso degli hot spot.

Noi siamo abituati al fatto che la tecnologia evolva a grande velocità. In questo settore invece ad improvvisi scatti in avanti possono alternarsi imprevisti rallentamenti. Qual è la sua esperienza in questo senso?
Io porto sempre un esempio. Nel 2000 abbiamo presentato a Torino la Nea. Si trattava di un concept realizzato su brand Lancia e doveva essere la macchina del 2020. Su quest’auto abbiamo messo di tutto: internet, sensori perché l’auto guidasse da sola e riconoscesse il pedone che attraversava la strada, ecologia. Un veicolo che ancora oggi è molto attuale. Anche se sul versante della sensoristica c’è ancora molto da fare prima di arrivare in produzione, per ragioni di costo, ma anche di sicurezza. Perché se io dico che con il sistema presente su quest’auto tu non avrai una collisione e poi avviene bisogna poter stabilire di chi è la colpa. Bene. Su quest'auto così avveniristica però non avevamo messo la presa Usb. Nel 2005 i primi costruttori automobilistici, tra cui anche Fiat, sono usciti in produzione con un veicolo pubblicizzato attraverso lo slogan della «sesta porta», cioè la porta Usb. Nel 2000 in realtà non sapevamo ancora che sarebbe arrivata l’ Usb. Poi è arrivata è andata in produzione e ha avuto una diffusione incredibile. Da dove arriva questa chiavetta? Dal consumer. Questo significache i un’attenzione forte il settore automobilistico e i centri di ricerca devono riservarla a tecnologie che provengono da un mondo che non è “sicuro” per eccellenza – anzi è molto lontano da questi concetti - ma che è molto invasivo. Ha ormai conquistato tutti noi e pretendiamo di averlo sul nostro veicolo. (continua)

1 aprile 2011

Internet e Impresa: Il caso di Biodigitalvalley

Enrico Bucci
Enrico Bucci, Direttore Scientifico nonchè fondatore con il gruppo di Ivrea RGI di BioDigitalValley, l'azienda attualmente insediata nell'incubatore d'impresa di Pont-Saint-Martin, una cinquantina di pubblicazioni al suo attivo e una decina di brevetti ancora validi, con un passato da direttore del Bio Industry Park di Ivrea, ha portato una interessantissima testimonianza locale in occasione dell'intervista pubblica che io ho fatto al professor Mario Calderini sul tema «Internet e impresa: il nuovo sistema nervoso dell’economia» all'interno del ciclo di conferenze denominato «I Dialoghi dell'Innovazione», ospitato presso l'incubatore di impresa di Aosta. 

Bucci ha fatto un ragionamento su come le reti oggi aiutino chi fa impresa. Eccoti le slides del suo intervento.

29 marzo 2011

Perché con un litro di Benzina Percorro Soltanto 25 Chilometri quando dovrei farne 64?

Davide Bettoni (Mavel) in occasione della conferenza di Paola Carrea del 3 marzo sul tema «L'auto del futuro», all'interno del ciclo di conferenza «I Dialoghi dell'Innovazione», attraverso delle slides molto approfondite, ci ha raccontato passato, presente e...futuro di un'azienda che sa sognare in grande.

E che sa porsi - aggiungo io - domande davvero curiose: perchè con un litro di benzina non percorro 64 chilometri (come dovrebbe essere) ma soltanto 25? Un quesito che di questi tempi si fa sempre più pressante, soprattutto quando vai a fare il pieno.

Dai un'occhiata alle slides e dimmi che cosa ne pensi.


24 marzo 2011

Calderini & Bucci? L'Opinione di chi era presente in sala

Ero indeciso su cosa scrivere in merito all'intervista pubblica fatta oggi dal sottoscritto a Mario Calderini sul tema «Internet e impresa: il nuovo sistema nervoso dell'economia» e sull'intervento di Enrico Bucci di Biodigitalvalley (le cui slides proporrò a brevissimo), quarto appuntamento dei «Dialoghi dell'innovazione», poi girovagando su facebook e twitter alla ricerca di reazioni mi sono imbattuto nel commento di una giovane partecipante all'iniziativa (Isabella Pivot - classe 1991) e mi è sembrato che l'opinione spassionata di chi era presente in sala potesse valere molto di più di qualunque genere di partigiana pappardella avrei potuto scrivere io.


Te la propongo: «Relatori di grande cultura, con grandissima capacità espositiva che hanno saputo analizzare e spiegare in maniera chiara e semplice gli sviluppi economici permessi dalla diffusione della rete, sempre però in un'ottica realista e a volte critica, in particolar modo rivolta ad una stagnante Italia, che dovrebbe rivolgersi alla ricerca per raggiungere l' innovazione necessaria a far funzionare le nostre imprese. Dommage per gli assenti!».


Se eri presente alla conferenza utilizza lo spazio commenti per dire le tue impressioni.

20 marzo 2011

Mario Calderini: Nuovi schemi per Innovare


Per darti un'idea del relatore che interverrà questo giovedì, il 24 marzo, presso la Pépinière d’Entreprises di Aosta, in via Lavoratori vittime del Col du Mont, 24, all'interno del ciclo «I dialoghi dell’Innovazione», .sul tema «Internet e impresa: il nuovo sistema nervoso dell’economia», ti offro un suo commneto pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 3 marzo 2010, dal titolo «Nuovi schemi per innovare». Il testo è stato scritto quando Calderini era ancora presidente di Finpiemonte.

La concezione di una nuova generazione di strumenti di finanza pubblica a sostegno dell'innovazione non può prescindere dalla considerazione che nel prossimo futuro le risorse disponibili saranno largamente insufficienti a sostenere un impianto politico simile a quello che ha caratterizzato gli anni passati. Ciò in ragione non solo della difficile situazione della finanza pubblica ma soprattutto dell'esaurirsi dei fondi strutturali destinati alle Regioni, così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi, già a partire del 2013.

In particolare, per Regioni che – come il Piemonte – hanno destinato nel passato quinquennio ingenti risorse alle politiche per la ricerca e l'innovazione, in particolare nel settore delle cosiddette clean tech, è indifferibile il problema di concepire un portafoglio di strumenti di intervento più coerente e compatibile con la presumibile futura dotazione di risorse pubbliche. Già in questa legislatura, con la forte concentrazione delle risorse su alcuni grandi progetti innovativi e con l'introduzione del principio di negoziazione diretta tra finanziatore e finanziato, ad esempio attraverso le piattaforme tecnologiche e i poli di innovazione, il Governo regionale ha avviato il processo di progressiva sostituzione dei tradizionali strumenti di finanza agevolata con un portafoglio di strumenti di finanziamento di nuova generazione. Nell'assumere la sua forma futura, tale portafoglio dovrà necessariamente articolarsi lungo due grandi linee d'azione, le forme evolute di partenariato pubblico-privato da un lato e l'utilizzo della domanda pubblica come leva di sostegno all' innovazione dall'altro.
 
Il ricorso al partenariato pubblico-privato prevede la compartecipazione del finanziatore pubblico e di partner privati in progetti finalizzati alla realizzazione di infrastrutture tangibili o intangibili; senza entrare nel dettaglio delle diverse articolazioni specifiche del partenariato, una caratteristica distintiva di tale forma di intervento è
 la volontà della Pa di appropriarsi del valore associato ai progetti di innovazione di cui è finanziatrice. Tale appropriazione, nel caso della ricerca ed innovazione, può avvenire sia attraverso la definizione di un opportuno regime di proprietà intellettuale sui risultati attesi, sia attraverso iniziative imprenditoriali congiunte, tipiche del partenariato pubblico-privato istituzionalizzato, con relativa ripartizione dei profitti attesi: non c'è infatti ragione per cui la Pa, nel ruolo di finanziatrice, si debba dedicare ossessivamente ed esclusivamente al controllo di correttezza della spesa, trascurando invece di rivendicare il proprio legittimo ritorno sui risultati. 

Il ricorso al partenariato pubblico-privato nelle sue diverse forme è quindi auspicabile per almeno quattro ordini di ragioni. Primo, per raggiungere la scala minima di investimento, reclutando risorse private complementari a quelle pubbliche. Secondo, per tutelare nella sua interezza il valore generato dall'investimento di risorse pubbliche, che spesso non si limita alle sole generiche ricadute indirette sulla competitività del sistema industriale. Terzo, per sfruttare virtuosamente la capacità di leadership tecnologica e di indirizzo dei grandi innovatori. Quarto, per innescare un circolo virtuoso tra gli investimenti pubblici in ricerca ed innovazione, i profitti che questi possono generare ed il reinvestimento degli stessi profitti in nuovi
progetti. 

I grandi investimenti in ricerca e innovazione nel settore delle energie rinnovabili rappresentano probabilmente il più importante terreno di sperimentazione per le nuove forme di partenariato pubblico-privato. Al successo di una nuova generazione di politiche e di strumenti di finanziamento è probabilmente legata la capacità della nostra Regione e delle sue imprese di intraprendere e percorrere con successo le traiettorie innovative che conducono alle tecnologie pulite del futuro.
 

17 marzo 2011

Mario Calderini ai Dialoghi dell'Innovazione interverrà sul tema «Internet e impresa: il nuovo Sistema nervoso dell'Economia»

Mario Calderini (Politecnico di Torino)

Giovedì 24 marzo, a partire dalle 17,30, quarto appuntamento, presso la Pépinière d’Entreprises di Aosta, in via Lavoratori vittime del Col du Mont, 24, con «I dialoghi dell’Innovazione». Il tema credo possa essere di grande interesse per te che visiti spesso questo blog: «Internet e impresa: il nuovo sistema nervoso dell’economia». Il relatore sarà il professor Mario Calderini del Politecnico di Torino. Classe 1966 Calderini ha il profilo giusto per aiutarci a riflettere su come internet ha cambiato il modo di fare impresa, sulle nuove opportunità di business create dalla rete e sui (sic) ritardi infrastrutturali che l'Italia sembra non voler affrontare e che rischiano di farci perdere il treno dell'innovazione.

Chi è Mario Calderini?
Nato a Milano, il 23 Maggio 1966 è laureato in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino, ha ottenuto il PhD in Economics presso la University of Manchester.  E’ Professore Ordinario presso il Dipartimento di Sistemi di Produzione ed Economia dell’Azienda del Politecnico di Torino, dove insegna Strategia e Management dell’Innovazione. E’ Vice Direttore della Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino e Direttore del IP Finance Institute. I suoi interessi di ricerca si concentrano nel campo dell’economia e del management dell’innovazione, con particolare riferimento alle politiche pubbliche per l’innovazione ed alla finanza per l’innovazione. Ricopre numerosi incarichi in organizzazioni ed istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali. In particolare, dal 2008 è Consigliere di Amministrazione dell’Agenzia della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la Diffusione delle Tecnologie per l'Innovazione, siede nell’Advisory Board della European Patent Office Academy, è Consigliere di Amministrazione della Fondazione Torino Wireless e Presidente del Comitato di Distretto Aerospaziale Piemontese. Dal 2005 al 2010 è stato Presidente di Finpiemonte, la finanziaria di sviluppo della Regione Piemonte.

Enrico Bucci (BioDigitalValley)
Di qualità come sempre la testimonianza locale. Interverrà Enrico Bucci, Direttore Scientifico di BioDigitalValley. Si tratta di una giovane azienda innovativa, localizzata nell’incubatore di impresa di Pont Saint Martin, nata due anni fa come spin-off del gruppo RGI. Attualmente sta lavorando alla creazione della piattaforma «ProteinQuest» il cui obiettivo consiste nell' integrare i dati della letteratura scientifica biomedica con vari altri tipi di dati e immagini biomediche, allo scopo di ottenere informazioni rilevanti sulle relazioni tra geni, proteine e malattie supportate da esperimenti di laboratorio, individuare geni target per la scoperta di biomarcatori e lo sviluppo dei farmaci, estrarre le informazioni rilevanti nei vari stadi dello sviluppo clinico, estrarre le reti di proteine e mappare la conoscenza scientifica su determinati argomenti di interesse (istituzioni, autori ecc.). Ma sarà lo stesso Bucci ad illustrarci l'importanza di questa ricerca e, soprattutto, ci spiegherà come  - proprio grazie alla rete - sia possibile che una simile impresa metta radici nella nostra regione.
 

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