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7 dicembre 2017

Paolo Calosso (Consorzio #Traitdunion): «#Housing e #welfare aziendale sono la nostra nuova frontiera»


Paolo Calosso 

Questa settimana vi propogo l’intervista a Paolo Calosso, presidente del Consorzio Trait d’Union.


Il Consorzio è una realtà economica importante della Valle. Nel 2015, in una precedente intervista il vostro fatturato aggregato era di circa 10 milioni di euro con circa 500 dipendenti. Oggi?
I valori complessivi grosso modo non sono variati. E questo però è anche una grande successo perché se la crisi rispetto ad altri territori qui è arrivata tardi il fatto di essere riusciti a mantenere gli stessi fatturati e lo stesso occupazionale è un grande successo. Ovviamente abbiamo cercato di esplorare nuove aree non ci siamo più interfacciati soltanto con i grandi bandi pubblici ma anche con quelli delle fondazioni bancarie e poi abbiamo esplorato il mercato privato e questo ci ha permesso, anche se con una grossa frammentazione delle attività e dunque con una gestione molto più complessa, di non perdere pezzi sia sul lato del fatturato che dei dipendenti.

Una delle grandi scommesse – immagino – è stata la gestione della Cittadella. Come sta andando?
Sta andando molto bene. E’ un po’ la punta di diamante del Consorzio. Prima di tutto perché ha visto un lavoro corale un po’ di tutte le cooperative e poi perché ha cambiato il volto di quel posto. La Cittadella non è più soltanto un luogo che propone ma anche che accoglie. Dove i giovani, le persone, le associazioni possono proporre le loro attività e trovare professionisti, anche non del nostro settore, che possono accompagnarle nel costruire le loro iniziative. Dunque un posto di scambio dove si costruiscono legami e dove in qualche maniera si realizzano sia le organizzazioni che le persone.

Il rapporto con la pubblica amministrazione nell’ultimo quinquennio si è modificato moltissimo. Quali criticità e quali opportunità sono nate?
Il rapporto si è intensificato sia in termini di scambio che di riconoscimento reciproco. Credo che in realtà così piccole come quella valdostana si debba in base al proprio ruolo, senza sconfinare in situazioni poco chiare, sempre garantendo la massima trasparenza, lavorare fianco a fianco per il bene della collettività. Da una parte emergono sempre nuovi bisogni più complessi e meno definibili in termini di classica analisi dei bisogni. Se non vogliamo trovarci in un pantano dobbiamo ripensare insieme lo sviluppo delle nostre comunità, ma non solo con l’amministrazione pubblica, ma con tutta la società civile. Questa idea non è solo nella mia testa ma è stata anche pensata dal legislatore che con la riforma del terzo settore all’art 55 della legge delega prevede un lavoro di coprogrammazione e coprogettazione che ci vedrà fianco a fianco a ripensare e riprogettare insieme i servizi, cercando di rispondere in modo attento ai bisogni della comunità, che sono cambiati nel corso tempo, ma anche di favorire modalità maggiormente partecipate ed inclusive con tutta la società civile. Un modo nuovo di lavorare che ci riconnette con le comunità con cui lavoriamo. Per tanti anni abbiamo discusso sulla questione della territorialità o meno, cioè se dovevamo andare al di fuori dei confini della Regione, oggi invece viene riproposta fortemente una condizione di forte territorialità dove noi dobbiamo essere il trait d’union tra la società civile e la pubblica amministrazione.

Esperienze sul fronte universitario?

Si continuiamo ad avere scambi con l’Università in quanto abbiamo molto bisogno di ricerca e sviluppo. L’Università in questo è un punto di riferimento e ci sono alcuni docenti con cui abbiamo rapporti costanti anche per connettere l’esperienza di studio con nuove opportunità di lavoro all’interno delle nostre organizzazioni.

Avete intenzione di esplorare nuovi settori?
Si , continuamente, a volte anche con grande fatica e dispendio di energie. Non possiamo rimanere fermi ad aspettare semplicemente l’uscita di un bando, perché questo modo prefigura la fine delle nostre organizzazioni. In questo momento stiamo valutando due aree di investimento: L’area del Food con due cooperative che hanno già da alcuni anni dato l’avvio a produzioni di altissimo livello rivolte al mercato interno, ma anche a quello esterno con accordi con distributori che operano a livello nazionale e con organizzazioni che operano nel settore del commercio Equo. Le due cooperative sono Mont Fallère con Madame Escargot (produzioni di lumache fresche e trasformate in sughi con l’ausilio di un grande chef di fama internazionale che è Mirko Zago) e Enaip con Brutti e Buoni (prodotti da panificazione e dolciari). E l’area del turismo, dove vorremmo proporre una applicazione per device che possa mettere in rete i diversi attori di un territorio definito per arricchire la loro proposta turistica con i nostri servizi rivolti alle persone (assistenza e accompagnamento anziani, bambini e persone con disabilità, ecc). L’idea è quello di trasferire il nostro know how, di gestori di servizi alle persone, nel settore del turismo in modo da arricchire l’offerta turistica e rinforzare un’area strategica per tutta la Valle.

Lei in passato auspicava una maggior contaminazione tra profit e no profit. E’ stato fatto qualche passo avanti in questo senso?
Continuiamo a lavorare in quest’ottica in quanto siamo profondamente convinti che entrambe le aree abbiano qualcosa da scambiare. Da una parte noi dobbiamo imparare dall’imprenditore classico, che lavora sui mercati ordinari, come si lavora in termini di economicità, di efficienza, di performance; dall’altra parte noi possiamo però portare un modello che è inclusivo e tiene conto della domanda e dell’offerta in maniera integrata. A brevissimo partirà un’esperienza che ci vede insieme con la Cofruit per la vendita e la promozione dei prodotti del nostro territorio all’interno del mercatino di Natale. E’ un’operazione molto interessante in quanto si va a consolidare i produttori locali attraverso la possibilità di avere uno sbocco commerciale. Secondo noi è una operazione di senso perché parte dalle specialità di questo territorio e le rende accessibili anche alle persone che vengono da fuori e che vogliono portarsi a casa un pezzo di Valle d’Aosta.

La recente Settimana sociale dei cattolici di Italiani si è occupata del tema del Lavoro. C’è qualche suggestione che vi è parsa interessante per la vostra attività?
Posso dire che la Diocesi di Aosta è stata in questo molto innovativa. Da quattro anni con la Diocesi stiamo portando avanti un progetto interessante che prevede l’integrazione di alcune persone all’interno di percorsi di inserimento lavorativo. Abbiamo costruito dei cantieri apposta in modo che le persone non percepiscano un semplice contributo magari per pagare la bolletta o integrare il loro reddito per far fronte alle difficoltà giornaliere che hanno, ma abbiamo loro dato una riposta in termini lavorativi. Dove? Direttamente nelle comunità. All’interno delle parrocchie. In modo che loro possano riacquistare dignità ed essere visti come lavoratori capaci e che possono contribuire ad un bene comune perché le parrocchie sono vissute non soltanto dalle persone che frequentano la Chiesa, ma da tutti attraverso gli oratori, le famiglie, i ragazzi.

Adesso su cosa state lavorando? Progetti futuri?
Si tratta di alcune iniziative che escono un po’ dai progetti classici su cui lavoriamo normalmente. Prima di tutto il Progetto dello Sprar , una servizio di accoglienza integrata rivolto ai richiedenti asilo, basata su progetti sviluppati assieme agli enti locali, che prevede iniziative di integrazione all’interno delle comunità e di avviamento al lavoro. E poi l’ Housing sociale, dentro al quale stanno aree diverse. Non soltanto la fragilità legata all’abitare ma anche il turismo o gli studenti. L’idea di favorire un maggior accesso alla casa o a soluzioni abitative innovative (co-housing) per persone che si trovano in situazioni di difficoltà temporanea legate alla precarietà del lavoro o ad altri soggetti che per qualunque motivo cercano soluzioni abitative temporanee e non definitive. Un’altra area interessantissima è quella del Welfare aziendale. C’è stata una riforma fiscale che garantisce la defiscalizzazione dei benefit e delle prestazioni che l’azienda eroga per migliorare la qualità̀ della vita e il benessere dei dipendenti e dei loro familiari. Rispetto all’erogazione in denaro, non sono soggetti a tassazioni e hanno un evidente e immediato risparmio economico sui premi di risultato.
In questo momento stiamo definendo un accordo con confindustria per poter rendere visibili e accessibili all’interno di un portale dedicato la pluralità di servizi che le cooperative del Consorzio possono offrire alle aziende e ai lavoratori. Questo percorso nasce all’interno di una collaborazione con Eudaimon, una società che offre a livello nazionale una proposta completa e integrata per il welfare aziendale. Segnalo anche i laboratori occupazionali che sono un’altra formula innovativa e integrata per portare le persone con disabilità all’interno di contesti produttivi con forti connessioni con il mercato. Le cooperative coinvolte hanno progettato percorsi integrati dove i destinatari, adeguatamente accompagnati possano sperimentare una pluralità di attività lavorative che si connettono con il tessuto produttivo valdostano e dunque con un forte orientamento al mercato. I nostri laboratori sono quattro: laboratorio di Sartoria, un negozio di abiti usati, un laboratorio di cucina e uno di serigrafia.

Un sogno cooperativo da realizzare?
E’ un sogno molto ambizioso cioè riuscire a riportare il lavoro in valle, e fare in modo che i giovani possano rimanere e investire nelle nostre organizzazioni.

26 maggio 2017

Presentato il progetto #Welfare Valled'Aosta uno strumento "chiavi in mano” per la piccola e grande azienda

Questa mattina Confindustria Valle d'Aosta in collaborazione con Eudaimon S.r.l. e con l'Ordine dei Consulenti del Lavoro della Valle d'Aosta hanno presentato oggi ad Aosta la nuova piattaforma di welfare per le aziende valdostanei
ll progetto è stato presentato di fronte ad un'ampia platea di imprenditori e Consulenti del Lavoro valdostani, da Marco Lorenzetti Responsabile del Lavoro e delle Relazioni Industriali di Confindustria Valle d'Aosta che ha analizzato gli aspetti giuslavoristici, da Eleonora Deluca Area Economica ed Incentivi di Confindustria Valle d'Aosta per quanto riguarda aspetti fiscali e da Emanuele Cipriani Direttore Commerciale di Eudaimon S.r.l. che ha presentato la piattaforma in tutte le sue funzioni. 

ll Welfare aziendale assume oggi un ruolo di centralità all'interno dell'azienda, permetterà il miglioramento della propria immagine, del clima lavorativo, oltre al benessere dei lavoratori e del loro senso di appartenenza. ll welfare sarò parte della politica retributiva aziendale, come previsto dal
recente rinnovo del CCNL metalmeccanici che prevede gia a partire dal mese di giugno 20l7 un importo di lOO€  che e aumenterà ad € l5O nel 2Ol 8 e ad € 200 nel 2Ol9 e consentirà da un lato una riduzione del costo del lavoro per l'azíenda, dall'altra un maggiore potere di acquisto del "netto" in busta paga per il lavoratore.
Per sostenere le aziende in questo percorso Confindustria Valle d'Aosta ha sottoscritto un accordo con Eudaimon Srl, societa specializzata nei servizi di welfare aziendale, al fine di offrire alle aziende associate una piattaforma dedicata proprio al welfare aziendale, nella quale ogni lavoratore avrà a 
disposizione un budget per acquistare beni e/o servizi in funzione delle proprie esigenze (aiuti alla famiglia e alla conciliazione vita-lavoro, sostegno per la cura e l'istruzione dei figli, assistenza agli anziani e non autosufficienti, buoni acquisto, buoni carburante, voucher welfare, biglietti per eventi e tanto altro...). 

«L'attenzione rivolta alle risorse umane e quindi alle esigenze dei dipendenti - spiega, Paolo Giachino, Presidente di Confindustria Valle d'Aosta - rappresenta un elemento fondamentale e di forte impatto sui risultati economici delle imprese. Per questo motivo è importante ragionare sul lungo termine, è necessario poter fare affidamento su un programma che offra un'ampia gamma di servizi e che permetta dunque, ad ogni lavoratore, di usufruire di ciò di cui più necessita. Questo darò la possibilita inoltre, alla singola azienda, di avere un maggior potere attrattivo nei confronti di figure di spicco all'interno del panorama lavorativo. Confindustria Valle d'Aosta ha individuato in Eudaimon S.r.l., azienda leader in welfare aziendale, il partner ideale per avviare questo progetto nelle imprese valdostane, in modo particolare per i nostri associati che potranno contare su condizioni particolarmente vantaggiose».

«Ci siamo trovati subito in sintonia con gli obiettivi di Confindustria Valle d'Aosta - spiega Cipriani, - e siamo molto contenti di poter mettere a disposizione del progetto Welfare Valle d'Aosta la nostra esperienza quindicinale nel campo del Welfare aziendale e il know-how maturato in altri contesti confindustriali. In qualita di partner tecnico ci occuperemo di implementare il modello di welfare aziendale territoriale adatto al contesto valdostano, mettendo a disposizione di tutte le aziende (micro, piccole, medie e grandi) gli strumenti necessari a cogliere i vantaggi e le opportunità che la normativa vigente prevede: una piattaforma web per la conversione dei Premi di Risultato in servizi di welfare o per ottemperare agli obblighi contrattuali, come prevede quello dei Metalmeccanici, Buoni Acquisto e Voucher Welfare detassati. In sintesi, grazie a Confindustria Valle d'Aosta e sotto la sua governance, metteremo a disposizione di tutti i lavoratori valdostani le migliori soluzioni di cui abitualmente godono i Dipendenti di una grande azienda che investe nel welfare come leva per lo sviluppo».

L'accordo siglato tra Confindustria Valle d'Aosta ed Eudaimon S.r.l. prevede la realizzazione di un portale web attraverso il quale i dipendenti delle aziende che vi aderiscono potranno accedere ad un'ampia gamma di beni, servizi e prestazioni di welfare, oltre che a sconti e convenzioni presso un vasto network di partner. L'adesione al portaie è rivl|ta a tutte le aziende dei tessuto produttivo valdostano e condizioni particolarmente vantaggiose saranno riservate alle associate a Confindustria Valle d'Aosta. Tutta la necessaria assistenza e consulenza sarò disponibiie presso gli uffici di Confindustria Valle d'Aosta ed in più sarà possibile concordare una visita personalizzata in azienda al fine di progettare la soluzione più adatta ad ogni esigenza.

23 marzo 2016

Venerdì 25 marzo Lea #Lugon (#FédérationdesCoopératives) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, dopodomani, venerdì 25 marzo, ImpresaVda. avrà come ospite Lea Lugon, Presidente della Fèdération des Coopératives. Flavio Lanese che ci nformerà su come sta andando avanti il suo progetto SpeedyBRICK.

L'ospite della scorsa settimana è stato Flavio Lanese che ci ha raccontato come sta andando avanti il suo progetto SpeedyBRICK.   Qui (se te la sei persa o la vuoi riascoltare) puoi trovare la sua intervista.

Il prossimo appuntamento, patrocinato dalla BCC Valdostana, sarà, dunque, Venerdì 25 marzo, sempre alle 9,30. Avrò come ospite Lea Lugon.

Le interviste a Lanese e Lugon saranno anche pubblicate sul Corriere della Valle in edicola nelle prossime settimane. Questa settimana trovi quella a Charrey.

Ti ricordo che il programma è in diretta per cui puoi intervenire sia telefonicamente (0165 - 44575) sia via mail diretta@radiopropostainblu.it).

Come sempre ti chiedo di scrivere nell'oggetto della mail «ImpresaVda» in modo che io possa capire subito se si tratta di un lettore del blog.


Puoi naturalmente anche lasciare messaggi direttamente su ImpresaVda, possibilmente prima della trasmissione. Di che genere? E' molto semplice: domande sui temi trattati e suggerimenti sugli argomenti da trattare o gli ospiti da invitare.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0.

Buon ascolto. 

6 novembre 2015

Un seminario dedicato al #welfare #generativo



Superare il modello di welfare basato quasi esclusivamente su uno Stato che raccoglie e distribuisce risorse tramite il sistema fiscale e i trasferimenti monetari per costruire un nuovo welfare in grado di rigenerare le risorse (già) disponibili, responsabilizzando le persone che ricevono aiuto, al fine di aumentare il rendimento degli interventi delle politiche sociali a beneficio dell’intera collettività. E’ la proposta culturale, lanciata dalla Fondazione Zancan, e che prende il nome di "welfare generativo" (WG).

La sfida del “Welfare generativo”, lanciata dalla Fondazione Zancan nel Rapporto sulla lotta alla povertà 2012 e ripresa e approfondita nel Rapporto 2013, sarà al centro di un seminario per addetti ai lavori che si terrà giovedì 12 novembre, a partire dalle ore 14.30, nell’aula magna dell’Università della Valle d’Aosta. A promuoverlo è la Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta in collaborazione con la Caritas diocesana e con l’Università della Valle d’Aosta.

Ospite del seminario il Direttore Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato, che presenterà le idee e le esperienze di Welfare generativo. Il programma prevede poi, dopo i saluti introduttivi, del rettore dell’Università Fabrizio Cassella e del Presidente della Fondazione comunitaria Luigino Vallet, gli interventi di Andrea Gatto, Direttore Caritas Diocesi di Aosta, Gianni Nuti, Dirigente Struttura Politiche Sociali dell’Assessorato regionale Sanità, Salute e Politiche sociali, Sabina Fazari, Portavoce Terzo Settore Valle d’Aosta, Claudio Latino, Vice Presidente Coordinamento Solidarietà Valle d’Aosta, Patrik Vesan, Ricercatore Università della Valle d’Aosta, Riccardo Jacquemod, Federsolidarietà e Roberto Presciani, Consorzio Trait d’Union.

Il seminario è gratuito. Le persone interessate possono inviare le loro preiscrizioni via mail a presso la Segreteria della Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta: segreteria@fondazionevda.it

9 ottobre 2014

Riccardo Jacquemod (Cooperativa La Sorgente): «Pienamente coinvolti nei progetti che possono sviluppare l'#Economiacivile»

Riccardo Jacquemod
Questa settimana abbiamo intervistato Riccardo Jacquemod, responsabile della Cooperativa La Sorgente. L’intervista è stata mandata in onda in occasione della trasmissione di esordio della nuova stagione di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu e poi pubblicata sul Corriere della Valle.

Lei è già stato ospite di ImpresaVda nel 2010. In quattro anni quanto è cambiato il perimetro di azione della Cooperativa La Sorgente? Sono stati anni complessi…
In questi quattro anni lo scenario economico si è radicalmente trasformato. Da una parte la crisi ha evidenziato tutte le sue facce ed ha incominciato a mordere anche nel tessuto socio economico valdostano, quindi contrazione dei consumi, risorse pubbliche in diminuzione, livelli di occupazione in calo. Questi eventi hanno profondamente inciso sull’attività della cooperativa. La cooperativa è stata toccata pesantemente. Infatti mentre la linea di sviluppo negli anni 2000 era legata alla possibilità di rispondere a nuovi bisogni o a realizzare e acquisire nuovi servizi, dopo il 2010 ci si è trovati di fronte alla contrazione dei servizi esistenti, alla perdita progressiva di utenza e soprattutto davanti all’esigenza di spendere meno da parte delle pubbliche amministrazioni. La Cooperativa ha così cominciato a muoversi in altri territori, forse anticipando il periodo di crisi e mettendo a frutto gli investimenti effettuati nei periodi più floridi. Ora l’orientamento attuale è di sviluppare attività che intercettino i bisogni delle persone e della comunità attraverso l’offerta privata. Sono nati in questi anni il servizio La bonne Famille, che si occupa di intermediazione per l’individuazione di assistenza famigliare, il piccolo albergo di comunità. Hanno resistito le progettazioni innovative negli  ambiti come la mediazione culturale, l’intermediazione lavorativa, e anche l’offerta di servizi per le famiglie in relazione a bisogni estemporanei o specifici, con il centro estivo o l’ospitalità di persone con varie caratteristiche.

Quanto si è modificato invece il mondo dell’impresa sociale?
In corso ci sono dei grossi cambiamenti. Gli ambiti di attività convenzionati hanno subito in generale una contrazione e ogni organizzazione ha reagito con l’esplorazione di mercati o proposte differenti. Emerge con chiarezza un confronto con il mondo dei servizi più attento e maturo: non basta più un progetto interessante ma deve essere anche mirato a bisogni effettivi e contenuto nei costi. Ci sono stati degli sviluppi interessanti in situazioni a forte disagio sociale, per esempio il carcere, o il mondo della malattia della mente, o quello delle disabilità. Settori che anche in questi anni di crisi hanno avuto uno sviluppo abbastanza significativo. E soprattutto sono state valorizzate le iniziative che puntavano alla promozione umana: laddove l’inerzia o l’assenza di servizi si rivela più costosa in termini di garanzia di assistenza rispetto al costo dei servizi. E poi c’è il mercato privato, la cosiddetta domanda pagante, dove però l’offerta deve farsi più precisata, non più solo sottoposta all’osservazione dei criteri dettati dal pubblico, ma deve essere in grado captareil mercato e crescere all’interno del mercato. Per la cooperazione, per l’economia sociale in genere è un cambio di pelle. Siamo proprio di fronte ad un cambio di paradigma…  

A proposito di nuovi servizi. Con il piccolo albergo di comunità avete anche predisposto un ricco calendario di eventi.
Abbiamo provato a mettere insieme alcune riflessioni. In quanto a noi sembra che nelle nostre comunità ci siano alcune priorità da mettere più a fuoco. E Il bisogno culturale diventa anche un bisogno sociale. C’è bisogno di discutere, di confrontarsi di condividere momenti con altre persone, non necessariamente della propria cerchia. C’è bisogno di approfondire temi delicati su cui spesso si concentrano invece approcci ideologici che negano le posizioni reciproche e impediscono di andare a capire effettivamente che cosa sono le situazioni, a comprenderle. I problemi più importanti  come giovani, lavoro e stranieri sono trattati in modo superficiale. Le iniziative che sono in programma al piccolo albergo di comunità vogliono offrire una spazio di confronto su questi ambiti, per ritrovare il gusto di stare insieme nella convivialità, con la cura dei contenuti ma anche del cibo e degli ambienti, perché insieme le cose si vedono meglio. Insieme si riesce a uscire dalle difficoltà più forti e più velocemente. Il programma si trova sul sito della cooperativa – www.lasorgente.it – su facebook alla pagina degli eventi PAC (l’acronimo di Piccolo albergo di comunità). Ci fa piacere incontrare tante persone e costruire insieme gli eventi…

 E’ cambiato e come il rapporto con le istituzioni?
Con le istituzioni il rapporto è cambiato anche se è sempre molto  intenso. Non si può immaginare un welfare senza l’apporto decisivo delle istituzioni che ne hanno la piena responsabilità. In questa fase le istituzioni sono impegnate ad assimilare la contrazione delle risorse. E’ un momento ancora molto faticoso e in alcuni casi ancora in abbozzo. Ma nella relazione con il mondo istituzionale si stanno aprendo spazi di co-costruzione effettiva. Queste sono opportunità per il mondo del terzo settore che deve imparare a relazionarsi con un interlocutore nuovo e che deve essere in grado di sviluppare azioni e progetti concreti, un po’ abbandonando la logica della “questua” e misurandosi con le proprie capacità di proposta.

L’impressione è che comunque l’importanza del contributo della cooperazione sociale al welfare sia destinato ad aumentare. E’ vero? O dovrebbe essere vero?
Diciamo che sarebbe bello fosse vero. L’opportunità di dare un contributo maggiore è legata alla capacità di cambiare e di adattarsi della cooperazione sociale stessa: il cambiamento non ci deve paralizzare. Come ogni organizzazione economica la cooperazione sociale è figlia del contesto istituzionale dove si trova ad operare. Se riesce a modificare le sue modalità di relazione gli spazi nel welfare sono destinati a crescere notevolmente. Ma il cammino del cambiamento è lungo e impervio e non ci sono tante scorciatoie. 

Si parla spesso di economia civile…Immagino che il mondo della cooperazione si senta pienamente chiamato.
Pienamente coinvolti. Quest’anno c’è un gruppo di approfondimento sul tema che fa riferimento alla figura del professor Zamagni. Alle giornate di Bertinoro il tema è proprio questo mettere insieme, in quanto sono state sempre molto separate, l’economia con la società civile. E’ sempre più importante che ci sia un coinvolgimento pieno delle persone anche dentro al mondo del lavoro. L’economia civile o sociale ha degli spazi musicali.

A livello nazionale il Governo ha predisposto un nuovo testo sul terzo settore. Voi cosa ne pensate? Che cosa vi piace e cosa no?
Abbiamo avuto un confronto ad Agosto con il sottosegretario al lavoro, Gigi Bobba che è promotore delle linee guida sul terzo settore. A noi pare che la traccia abbia molti punti validi, come l’enfasi sulla sussidiarietà e sulla libera iniziativa dei cittadini, come il servizio civile. Sono spunti molto interessanti. Tutto sta nel vedere se nel percorso queste linee guida inducano un effettivo cambio di passo. In effetti tutto sta nel vedere se si riesce a cancellare, come diceva anche Bobba nell’incontro,  anche culturalmente la coincidenza dell’interesse pubblico con il perimetro della Pubblica Amministrazione.  

Sul fronte regionale: come giudicate le politiche locali in campo sociale?
Abbiamo vissuto fino al 2010 un ventennio di grande sviluppo delle politiche di welfare che in questo periodo si è interrotto e rischia anche di arretrare. La regione ha avuto e ha ancora una regia forte, determinata soprattutto dalla capacità di spesa. Ora è impegnata a conciliare un modello di welfare ricco e a volte anche poco efficiente con la riduzione delle risorse. Una sfida tutt’altro che semplice.

Prossimi progetti?
Continuare a Investire le risorse, umane prima e poi economiche della cooperativa nel costruire il benessere della nostra comunità. Abbiamo progetti di sviluppo legati ad alcuni beni da sistemare in Aosta e ad alcune idee progettuali di servizio da sviluppare e offrire a un mercato più ampio. Vorremmo riuscire anche a guardarci anche intorno, intendo fuori valle per imparare e ampliare il volume delle nostre attività. E avere anche un ritorno di competenza al nostro interno.

E’ stato accennato di sfuggita però mi sembra il caso evidenziare come il Piccolo Albergo di Comunità sia stata un’azione di investimento. In momenti difficile le imprese per non arretrare cercano di investire…
E’ stata un po’ una scommessa. Però un investimento che con il lavoro di anni di tutti i soci della Cooperativa siamo riusciti a mettere insieme. Adesso le opportunità sono tante. Ci sembra di avere in mano più leve per riuscire ad uscirne bene oppure non riuscire ad uscirne. Insomma siamo più responsabili di quello che facciamo.

Un sogno imprenditoriale da realizzare…
Il sogno riguarda quella che per noi è una priorità importante: i giovani. Il nostro sogno è di poter offrire la cooperativa come base di lancio per la costruzione del futuro delle nostre nuove generazioni: contribuire a cambiare l’idea di lavoro, il gusto del lavoro del nostro contesto ci appare come una delle sfide importanti. Ci stiamo ragionando in quanto nella cooperativa iniziano ad esserci persone giovani ma pure meno giovani e queste ultime devono essere un po’ contaminate dall’energia delle nuove generazioni.

14 marzo 2014

#Welfare e Terzo Settore



Il  Forum permanente del Terzo Settore della Valle d'Aosta organizza per domani, sabato 15 marzo, dalle 15 alle 19, presso il salone della  Fédération des Cooperative valdotaines, in Località Grand Chemin, 33 a Saint-Christophe (AO) la conferenza dal titolo “Il Welfare, il Terzo Settore, il Paese, la Valle d'Aosta devono cambiare! Forza! Diamoci da fare! In movimento!”.

Il seminario, organizzato con il Patrocinio della Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta, vedrà i saluti del suo presidente Luigino Vallet

Intervengono all'incontro:

Riccardo Bonacina, direttore responsabile VITA

Elide Tisi,  Vice-Sindaco di Torino, responsabile WELFARE ANCI PIEMONTE

 Felice Scalvini,   Assessore alle Politiche per la Famiglia, le Persone e la Sanità -  Comune di Brescia

Marco Canta,  portavoce del Forum 3S PIEMONTE

Conclusioni a cura di Andrea Borney e Francesca Testa – Portavoce FORUM3S VALLE D’AOSTA


22 settembre 2013

La famiglia, speranza e futuro per la società italiana

Ti propongo l'editoriale che ho pubblicato questa settimana sul Corriere della Valle attualmente in edicola.

«Il tema di questa Settimana Sociale è"La famiglia, speranza e futuro per la società italiana". Esprimo tutto il mio apprezzamento per questa scelta, e per aver associato alla famiglia l’idea di speranza e di futuro. E’ proprio così!Ma per la comunità cristiana la famiglia è ben più che "tema": è vita, è tessuto quotidiano, è cammino di generazioni che si trasmettono la fede insieme con l’amore e con i valori morali fondamentali, è solidarietà concreta, fatica, pazienza, e anche progetto, speranza, futuro. Tutto questo, che la comunità cristiana vive nella luce della fede, della speranza e della carità, non è mai tenuto per sé, ma diventa ogni giorno lievito nella pasta dell’intera società, per il suo maggior bene comune». Le Parole di Papa Francesco ai partecipanti alla Settimana torinese si sono concretizzate nel corso dei lavori iniziati con le parole, pacate ma severe, del Cardinale Angelo Bagnasco che non ha mancato di ricordare come destabilizzare la famiglia inevitabilmente indebolisca la società, anche perché la famiglia - ha detto il presidente della Cei nella sua Prolusione - è pure «l’antidoto alla stessa crisi, l’unica alternativa praticabile ad una esasperazione dell’individuo, la cui pesantezza è diventata insostenibile sotto l’imperativo di un’autonomia rivelatasi ben presto ingenua e cinica allo stesso tempo».

Una Settimana caratterizzata anche da analisi approfondite e proposte concrete. Welfare, lavoro giovanile, famiglie immigrate, agenzie educative, sistema fiscale sono stati alcuni dei temi affrontati. Minimo comune denominatore di molti interventi la percezione di una sottovalutazione da parte della Società del ruolo della famiglia.

Il professor Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di mIlano, non ha mancato, ad esempio, di sottolineare come nel corso degli ultimi vent’anni l’aumento della pressione fiscale sulle famiglie abbia ridotto il loro reddito medio reale e la loro capacità di risparmio, con profonde conseguenze sulla domanda interna, gli investimenti e il potenziale di crescita: la pressione fiscale è aumentata a causa di irrisolti squilibri strutturali, in particolare bassa produttività e bassi salari, che hanno provocato tre grandi manovre fiscali il cui onere è ricaduto in gran parte sulle famiglie, innescando una spirale economica al continuo ribasso.

I numeri sono impressionanti. «Il reddito medio lordo disponibile per famiglia – ha detto Campiglio - in termini “reali”, cioè al netto dell’inflazione, è diminuito del -25% fra il 2012 e il 1991». La conseguenza economica più rilevante è stata la diminuzione del tasso di risparmio delle famiglie, diminuito dal 24% all’inizio degli anni ’90 all’8% nel 2012, con una parallela diminuzione della capacità d’investimento interno e quindi un maggior ricorso al risparmio estero. L’elevato tasso di risparmio ha consentito di stabilizzare i consumi reali delle famiglie fino al 2007, ma al prezzo di una sua rapida diminuzione: questo meccanismo si è interrotto con la Grande Crisi e la caduta del tasso di risparmio, e di conseguenza il consumo reale per famiglia è caduto del -12% fra il 2007 e il 2012, con una conseguente paralisi della domanda interna.

Per Campiglio «per almeno metà delle famiglie italiane il sistema tributario presenta caratteristiche regressive, o al meglio di proporzionalità, che possono essere riequilibrate solo diminuendo la disuguaglianza con maggiori opportunità di lavoro, introducendo un vincolo di equità basato sul reddito familiare e un efficiente sistema di protezione sociale».

Ma l’intervento che mi ha maggiormente colpito è stato quello del professor Luca Antonini, ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università di Padova, che ha offerto un’analisi davvero impietosa del nostro sistema di welfare. Nella sua analisi il professore evidenzia come dal dopoguerra fino agli anni 1970, quando i modelli familiari prevalenti sono stati abbastanza stabili, le politiche sociali si sono limitate ad assistere le famiglie con interventi di tipo  compensativo e di riparazione dei deficit familiari. «A partire dalla metà degli anni 1970, - osserva il docente - si è affermata una linea teorica e pratica di forte deistituzionalizzazione della famiglia e una certa liquefazione dei modelli familiari. L’accento delle politiche sociali è stato spostato sul carattere preventivo degli interventi. Di fatto, in ogni caso, le pratiche sociali di tutela della famiglia si sono sempre più ispirate ad un’etica di individualismo emancipatore, che si è avvalso di strategie ‘opportunistiche’, volte a cercare soluzioni che, in linea di principio, dovevano aumentare il benessere degli individui sollevandoli dai loro carichi familiari».

Per Antonini «di questa pochezza culturale e politica è emblematico quanto avvenuto sul piano fiscale, dove l’ordinamento si è sviluppato in palese elusione della Costituzione, che invece, prevede: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei relativi compiti, con particolare riguardo alle famiglie numerose” (art. 31). Mai una disposizione fu tanto inattuata: oggi il fisco italiano riconosce una detrazione di 800 Euro per figlio a carico, che equivale ad un abbattimento dell’imponibile di poco più di 3.000 Euro. La spesa media di mantenimento di un figlio oscilla invece tra 7.700 e i 9.400 Euro all’anno. In questi termini il fisco italiano colpisce i genitori (anche quelli poveri) come se quanto speso in più rispetto alla detrazione fosse rimasto nelle casse domestiche. E’ una palese violazione anche del principio costituzionale di capacità contributiva, che inizia solo dopo aver assolto alle esigenze primarie della vita».

Non è inutile ricordare che Giovanni Paolo II, quando parlò al Parlamento italiano, insistette sulla necessità di una “iniziativa politica che, mantenendo fermo il riconoscimento dei diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, secondo il dettato della stessa Costituzione italiana, renda socialmente ed economicamente meno onerose la generazione e l’educazione dei figli”.

Quell'appello a oggi è rimasto inascoltato.

 

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