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7 febbraio 2019

#ProImpresa 4 : Bando regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari (CROSA04)

Il bando “regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari”, cofinanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Rurale e dalla Regione, intende migliorare la conoscenza dei prodotti tutelati dai regimi di qualità riconosciuti a livello comunitario o nazionale, anche al fine di valorizzare gli aspetti  economici e commerciali delle singole produzioni.

Tra il 1° febbraio e il 30 settembre 2019 le risorse a disposizione sono 450.000 euro. I beneficiari sono associazioni di produttori coinvolte attivamente in uno o più regimi di qualità, compresi i consorzi e gli organismi promotori dei regimi di qualità, di prodotti agricoli e agroalimentari DOP e IGP, produzione e etichettatura di prodotti biologici, etichettatura e indicazione geografica di bevande spiritose, vini aromatizzati, bevande aromatizzate a base di vino e cocktail aromatizzati di prodotti vitivinicoli, settore vitivinicolo, etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari e sistema di qualità nazionale zootecnia.

Le domande di adesione devono avvenire per via informatica tramite il portale del Sistema  informativo Agricolo Nazionale SIAN. Il sostegno è concesso nella forma di contributo in conto capitale e l’intensità del sostegno è pari al 70% della spesa ammessa. Ogni beneficiario può ottenere il sostegno per una sola iniziativa/ progetto. Sono finanziabili solo le spese sostenute dal giorno successivo alla presentazione della domanda per pubblicazioni e prodotti multimediali, realizzazione di immagini fotografiche e video a scopo promozionale, realizzazione e sviluppo di siti web,  limitatamente alle attività di informazione e promozione, costi per cartellonistica e affissioni,  realizzazione di campagne ed eventi promozionali, comprese eventuali degustazioni e il materiale
promozionale divulgativo distribuito allo stesso scopo, realizzazione di seminari, incontri, workshop,
compresi i relatori, acquisto di spazi pubblicitari e pubbliredazionali, pubblicità su media e su piattaforma internet, organizzazione e partecipazione a fiere e mostre e parte delle spese tecniche generali.

Tra le spese non finanziabili troviamo le mere missioni aziendali finalizzate a stabilire contatti commerciali, la progettazione e realizzazione di confezioni ed etichette per la commercializzazione del prodotto, l'Iva, salvo che non sia recuperabile. Ad ogni domanda è attribuito un punteggio di merito in modo da selezionare i progetti che maggiormente possono contribuire alla realizzazione
della logica dell’intervento della misura e al raggiungimento dei target degli indicatori. Il punteggio
minimo per essere ammessi è 30 e le domande sono finanziate fino alla dotazione della copertura finanziaria. La graduatoria deve avvenire entro 90 giorni dalla chiusura del bando. Gli interventi devono essere conclusi e rendicontati entro diciotto mesi dalla data di notifica di concessione dell’aiuto.

La documentazione e i modelli sono reperibili sul sito istituzionale della Regione.


29 maggio 2017

#Delibere di Giunta - Segnalazioni per le imprese (389) - #Bandaultralarga e #Casadagioco

PRESIDENZA DELLA REGIONE

Nomine
L’esecutivo ha nominato Gloria Cocchetti Presidente del Collegio dei revisori dei conti del Consorzio regionale per la tutela, l’incremento e l’esercizio della pesca in Valle d’Aosta. Il Governo ha inoltre nominato Simone Gandolfo membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste.

AGRICOLTURA E RISORSE NATURALI
Riordino fondiario
Il Governo ha approvato il piano di riordino fondiario denominato Gaspard, Ross e Devin del Comune di Montjovet promosso dal consorzio di miglioramento fondiario Ru d’Arlaz.

Domande di aiuto per PMI
La Giunta  ha approvato la graduatoria delle domande di aiuto sotto forma di mutuo a tasso agevolato per l’effettuazione di investimenti da parte delle Piccole e Medie Imprese nei settori della produzione primaria e della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, ai sensi della legge regionale 3 agosto 2016, n. 17, a integrazione degli aiuti a fondo perduto previsti dal Programma di sviluppo rurale 2014/20, tipologia di intervento 4.1.1 - Investimenti in immobilizzazioni materiali.

ATTIVITA’ PRODUTTIVE, ENERGIA, POLITICHE DEL LAVORO E AMBIENTE

Tirocini
La Giunta ha approvato il documento Disciplina in materia di tirocini, in conformità agli accordi sottoscritti tra il Governo, le Regioni e le Province autonome in ultimo il 22 gennaio 2015. Il Governo ha inoltre adottato le Disposizioni in merito all’erogazione di indennità di frequenza a favore di disoccupati e inoccupati per la partecipazione ad azioni di politiche attive del lavoro, che prevede per i partecipanti a interventi diversi dal tirocinio un’indennità di frequenza comparabile all’indennità di partecipazione al tirocinio.

Medicina predittiva
La Giunta ha deliberato, su proposta dell’Assessorato delle Attività produttive, energia, politiche del lavoro e ambiente d’intesa con l’Assessorato della Sanità, salute e Politiche sociali, la costituzione di un gruppo di lavoro per la valutazione dell’opportunità di creare, sul territorio regionale, un centro di ricerca dedicato alla medicina predittiva, e delle modalità per la sua eventuale realizzazione.

Fondi europei
L’Esecutivo ha approvato sette schede degli interventi da avviare nel 2017 a valere sul Programma “Investimenti in favore della crescita e dell’occupazione” 2014/20 (FSE) e la ricollocazione di alcuni interventi in priorità diverse del programma. Le schede riguardano gli stage all’estero, l’orientamento ai percorsi formativi, l’imprenditorialità giovanile, l’apprendimento multilinguistico, l’alternanza scuola-lavoro,  il mentoring per gli studenti con fragilità e interventi per studenti con disabilità.

BILANCIO, FINANZE, PATRIMONIO E SOCIETA’ PARTECIPATE

Banda ultralarga
La Giunta regionale, su proposta dell’Assessore al bilancio, finanze, patrimonio e società partecipate d’intesa con il Presidente della Regione, nell’ambito dell’accelerazione delle procedure della diffusione della banda ultralarga della Valle d’Aosta, ha approvato la concessione del diritto d’uso delle fibre ottiche della Rete Pubblica Regionale alla Eolo S.p.A., alla Vodafone S.p.A., alla Fastweb S.p.A e alla Telecom Italia S.p.A per il periodo di 10 anni a partire dal collaudo finale dell’intera infrastruttura, dietro corresponsione di un canone di 269 mila 44,76 euro, determinato in base alla delibera 642/2016.

8 milioni per la Casa da gioco
Il Governo regionale ha approvato la concessione di un primo trasferimento in conto capitale, per il tramite di  Finaosta S.p.A, per 8 milioni di euro per il finanziamento del piano di ristrutturazione aziendale della Casino de la Vallée S.p.A. ai sensi della l.r. 7/2017.



OPERE PUBBLICHE, DIFESA DEL SUOLO E EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

Mutui agevolati
Il Governo regionale ha approvato l’ammissione ai benefici, ai sensi della legge regionale 13 febbraio 2013, n. 3 - Titolo IV - Capo III Disposizioni per la concessione di mutui agevolati per il recupero di fabbricati situati nei centri e nuclei abitati, delle richieste pervenute nel mese di marzo 2017, per complessivi 380 mila 258 euro.

Liceo Bérard
L’Esecutivo, su proposta dell’Assessorato delle opere pubbliche, difesa del suolo ed edilizia residenziale pubblica d’intesa con l’Assessorato dell’istruzione e cultura ha approvato il progetto definitivo relativo ai lavori di manutenzione straordinaria e adeguamento alle normative di sicurezza – in particolare di adeguamento sismico e per la prevenzione incendi – nonché di efficientamento energetico del liceo scientifico E. Bérard di Aosta, per un importo complessivo di 4 milioni 725 mila 284,52 euro.

Abitazioni in locazione
La Giunta ha determinato a favore delle fasce A (valore ISEE fino a 7 mila 500 euro) e B (valore ISEE fino a 12 mila euro) dell’elenco definitivo degli ammessi ai benefici del fondo per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, bando di concorso 2016, l’attribuzione delle seguenti percentuali del sostegno alla locazione spettante: fascia A: erogazione del 79% del sostegno alla locazione spettante; fascia B: erogazione del 66% del sostegno alla locazione spettante.

SANITA’ SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Fattore famiglia
L’Esecutivo, su proposta dell’Assessorato della sanità, salute e politiche sociali di concerto con l’Assessorato delle attività produttive, energia, politiche del lavoro e ambiente, l’Assessorato dell’istruzione e cultura, l’Assessorato delle Opere pubbliche, difesa del suolo e edilizia residenziale pubblica e l’Assessorato del turismo, sport, commercio e trasporti, ha approvato la costituzione di un gruppo di lavoro interistituzionale che studi le modalità e i tempi di adozione del fattore famiglia in Valle d’Aosta, ossia un documento contenente i dati sugli impatti economici prodotti sugli enti erogatori di prestazioni e servizi e la misurazione dei benefici per le famiglie.

TURISMO, SPORT, COMMERCIO E TRASPORTI
Sprechi alimentari
La Giunta ha approvato gli schemi di convenzione tra la Regione autonoma Valle d’Aosta e le Associazioni dei consumatori e degli utenti iscritte nei rispettivi elenchi regionali, per la realizzazione dell’intervento Una buona occasione (contribuisci anche tu a ridurre gli sprechi alimentari), per un impegno di spesa pari a 19 mila euro.

Trasporto disabili
La Giunta ha approvato i nuovi criteri e le nuove modalità per l’accesso e la fruizione del servizio di trasporto per disabili, introducendo alcune modifiche volte a ottimizzare il Regolamento di fruizione con un contenimento dei costi.


31 luglio 2014

Padroni del proprio destino...


In merito all'ultima seduta consiliare (qui trovi la tradizionale rassegna) si potrebbe passare molto tempo alla tastiera (un tempo si diceva consumare litri di inchiostro).

Mi limito ad un sobrio e lapidario commento.

I problemi sono tanti. L'attuale assetto consiliare però non appare in grado di assicurare stabilità. Votare mi pare l'unica soluzione percorribile.

 A quel punto gli elettori valdostani diventeranno padroni del loro destino e unici responsabili di quello che avverrà. Non saranno più ammessi alibi o facili capri espiatori. 

24 maggio 2014

#Elezionieuropee: Votiamo per costruire un mondo nuovo

L'editoriale che ho pubblicato sul Corriere della Valle di questa settimana. 

Buona lettura.

«E’ essenziale che noi tutti – uomini e donne della politica, candidati e interessati – contribuiamo in maniera costruttiva a plasmare il futuro dell’Europa. Abbiamo troppo da perdere dal naufragio del progetto europeo». Faccio mio l’appello dei vescovi europei per un invito al voto del 25 maggio tutt’altro che formale. 

Sono convinto che soltanto se si andrà davvero oltre gli egoismi nazionali, verso un’Europa realmente unita, realmente dei popoli e non soltanto caratterizzata da un’unica moneta il vecchio continente potrà ritagliarsi un ruolo da protagonista attingendo ad un umanesimo cristiano che non può non essere avvertito come fondamenta della casa (e causa) comune. 

E’ certo che non si può chiudere gli occhi su una burocrazia talvolta poco di buon senso o su un libertarismo slegato dalla realtà, ma a ben analizzare si tratta di contraddizioni che nascono da un’Europa ancora parziale, alla ricerca di una sua identità, dove chi grida più forte, anche se portatore di interessi minoritari, finisce per trasformare la parte per il tutto. 

E cosa c’è di più vicino al sentire comune dei popoli europei se non il riconoscersi in quelle radici cristiane profondamente condivise dai padri dell’Europa? Radici che uniscono Oriente ed Occidente e che più di tutte possono favorire l’integrazione. Come scrivono gli stessi Vescovi europei non dimentichiamoci che il messaggio cristiano è un messaggio di speranza. «È nostra convinzione che il progetto europeo sia ispirato da una visione nobile del genere umano. Singoli cittadini, comunità e anche stati-nazione devono essere capaci di mettere da parte l’interesse particolare alla ricerca del bene comune. L’esortazione papale "Ecclesia in Europa" pubblicata da papa Giovanni Paolo II nel 2003 è un messaggio di speranza, ed è con ferma convinzione in un futuro migliore che la Chiesa si accosta alla sfida europea». Il tutto mantenendo la rotta a partire da due principi fondanti: sussidiarietà e solidarietà. In questa logica per i Vescovi europei è importante che il susseguirsi dei passi nella direzione dell’unità all'interno dell’UE «non sacrifichi il principio di sussidiarietà, un pilastro basilare dell’unica famiglia di stati-nazione che costituiscono l’UE, né comprometta le tradizioni recepite prevalenti negli stati membri». 
E allo stesso tempo occorre che il principio della solidarietà, pilastro dell’Unione e principio della dottrina sociale della Chiesa, «guidi le politiche ad ogni livello all'interno dell’UE, tra le nazioni, le regioni e i gruppi della popolazione. Dobbiamo costruire un mondo nuovo, centrato sulla solidarietà».


22 dicembre 2013

Sviluppo rurale

Il GAL media Valle d’Aosta (comunità montane Grand Combin e Mont Emilius) ha pubblicato il 19 dicembre altri tre bandi a favore dei privati volti alla diversificazione in attività non agricole (misura 311), alla creazione e allo sviluppo di microimprese (misura 312) e all’incentivazione di attività turistiche. Le domande possono essere presentate presso la sede della comunità montana Grand Combin dalle 8,30 del 3 febbraio 2014  fino alle ore 12:00 del 5 febbraio 2014, seguendo l’orario di ufficio 8.30 – 12 e 13.30 – 15.

Gli animatori sono a disposizione degli interessati con incontri individuali, per appuntamento contattare direttamente gli animatori del GAL Luigi Cortese 339 1753187 e Lorena Usel 334 7773022.
L'niziativa si inserisce nell’ambito dei finanziamenti del Fondo Europeo Agricolo per lo sviluppo rurale – L’Europa investe nelle zone rurali. 

10 dicembre 2013

Un bando per la creazione e lo sviluppo di Unità di #ricerca davvero innovativo

Oltre 1,7 milioni in neppure due anni a favore della ricerca attraverso tre bandi. 11 progetti finanziati a fronte di 36 presentati. Sono questi i numeri che Fabrizio Clermont, Direttore della Direzione assistenza alle imprese, ricerca, qualità e formazione professionale, propone come bilancio positivo dell’azione sviluppata attraverso il “Bando per la creazione e lo sviluppo di Unità di ricerca”, nato nel 2011 da un progetto di gruppo sviluppato dalle strutture Ricerca, innovazione e qualità, Programmi per lo sviluppo regionale e politica per le aree montane e Politiche educative dell’amministrazione regionale. «E’ stato studiato un bando – commenta Clermont - che, sfruttando sia risorse del FSE che risorse del FESR, consente di finanziare le risorse umane e le attrezzature dei laboratori di ricerca, ponendosi come obiettivo quello di mettere in contatto i ricercatori (tramite Università e/o enti pubblici di ricerca) e le imprese utilizzatrici dei risultati della ricerca, per poter creare delle micro-reti regionali di nuove conoscenze». Un processo indubbiamente virtuoso per sviluppare sinergie sul territorio regionale

Con il primo bando (26 ottobre 2011) è stato ammesso a finanziamento il progetto “Malatrà - Monitoraggio dell'ambiente glaciale mediante tecnologia RFID - Unità di ricerca: Glacies” presentato dal capofila Fondazione Montagna Sicura con il partner Envisens Technologies s.r.l.. Il progetto, finanziato con un  contributo concesso pari ad euro 185.590,00, ha visto il coinvolgimento del Tecnologo di ricerca Salvatore Barone (borsa FSE).

Con il secondo (27 giugno 2012) sono stati ammessi a finanziamento ben sei progetti. Prima di tutto VDNA BARCODING"  Biotecnologie avanzate per lo studio della biodiversità alpina (suddiviso in un primo progetto dedicato alla “Creazione della prima banca dati del germoplasma della Valle d’Aosta con il supporto della caratterizzazione genetica di specie vegetali di interesse regionale” e un secondo su “Genomica e fauna alpina” presentato dal capofila Museo regionale scienze naturali con il partner 3BITE soc. coop., con un contributo pari a euro 194.900,00. Il progetto ha visto il coinvolgimento dei  Ricercatori team leader Velca Stefania Botti e Fabio Guglielmo (borse FSE). Poi è toccato all’unità di ricerca "ATLAS: Advanced Technology Laboratory for Automation Science” presentato dal capofila Fondazione Clément Fillietroz Onlus con il partner Novasis Innovazione s.r.l., con un contributo pari a euro 208.000,00. Il progetto ha visto il coinvolgimento del Ricercatore team leader Andrea Ettore Bernagozzi, del Tecnologo di ricerca Roberto Domolo (borse FSE) e del Professor Petr Kabánek. L’elenco prosegue con “Progetto OSDD” (“Progetto network analysis per lo studio e l'identificazione di nuovi target terapeutici per la malattia i parkinson” e “Sviluppo piattaforma open source drug discovery”) presentato dal  capofila BioDigitalValley s.r.l. con i partners CINI Consorzio Universitario Nazionale per l’Informatica e Istituto superiore Mario Boella sulle Tecnologie dell’Informazione e delle Telecomunicazioni (contributo di 203.125,00 euro), realizzato con il Professor Xhafà FATOS e i Tecnologi di ricerca Chadée Chappoz e Cristina Uva (borse FSE). “VIT-INNOVA” presentato dal capofila C.C.S. AOSTA s.r.l. con il partner CERVIM, con un contributo concesso pari a euro 189.562,50 (professori Roberto Causin, Vincenzo Longo e Maurizio Sorbini). “Dispositivi meccatronici per la sicurezza in montagna – dimesmont” (Dispositivi intelligenti per la diagnostica delle corde e Dispositivi per la sicurezza in ambienti innevati) presentato dal  capofila Politecnico di Torino con il partner Grivel s.r.l., con un contributo concesso pari a euro 200.000,00 e, infine, “Progetto Mountain Risk Research Team - MRR TEAM” presentato dal capofila Università della Valle d’Aosta con i partners Fondazione Montagna Sicura, Politecnico di Torino Dipartimenti DISEG e DIATI, NatRisk-LNSA dell’Università degli Studio di Torino e Monterosa S.p.A., con un contributo pari a euro 94.152,89. 

Nell’ultimo bando (8 luglio 2013) sono stati ammessi a finanziamento i seguenti progetti: “SITH: Sistema di fuSione da Ti/Hardware” presentato dal capofila Fondazione Clément Fillietroz Onlus con il partner Novasis Innovazione s.r.l., con un contributo concesso pari a euro 88.949,00. Il progetto ha visto il coinvolgimento del Ricercatore Jean Marc Christille (borsa FSE). “RAME: Rilievi in Ambienti Esterni” presentato dal capofila Struttura regionale ricerca e progetti cofinanziati – Laboratorio Analisi Scientifiche con il partner Mavitec s.r.l., con un contributo pari a euro 92.900,00 e il coinvolgimento del Ricercatore Nicoletta Odisio (borsa FSE). "RESEAU" (“Mesohabitat e idrosistemi alpini”) presentato dal capofila Consorzio regionale per la tutela, l’incremento e l’esercizio della pesca con i partners Flume s.r.l. e Dipartimento regionale programmazione, difesa del suolo e risorse idriche (contributo pari a euro 73.477,65)  coinvolgendo il Ricercatore Melinda Siciliano (borsa FSE). E, infine, "NUTRALP VDA" (primo progetto dal titolo “Longevità in un sorso di mela” e il secondo “La vite per la vita”) presentato dal capofila Institut Agricole Régional con i partners Maley s.r.l., Ottin Elio s.s. e Les Crêtes di Charrere e C. s.a.s., con un contributo pari a 186.540,00 euro. Il progetto ha visto il coinvolgimento dei Ricercatori Monica Chasseur e Marcello Freguglia (borse FSE).

Una modalità di finanziamento apprezzata anche dalle imprese come conferma Andrea Cappellari di Mavitec «Il nostro progetto consisteva nella creazione di un sistema di visione per poter scansionare informazioni tridimensionali su elementi architettonici o beni culturali in generale. L’obiettivo finale è mettere questa nostra tecnologia su di un drone che automaticamente monitori diverse strutture e possa rilevare modifiche senza la necessità di un operatore che si rechi sul posto. In pratica per quattro mesi è stato possibile finanziare i lavoro di un nostro ricercatore. Inoltre le legge prevede la possibilità, a patto di trovare un accordo con l’ente capofila, di poter sfruttare il risultato della propria ricerca anche in altri ambiti o con altri committenti in quanto è possibile registrare il brevetto. Una modalità di finanziamento che aiuta concretamente le imprese».

Nel frattempo il 3 dicembre, presso l’Institut agricole régional, sono stati presentati i primi risultati di uno dei tanti progetti finanziati: Vit-Innova ha reso noto il suo progetto «Consorzi microbici e vitigni di montagna».

22 settembre 2013

La famiglia, speranza e futuro per la società italiana

Ti propongo l'editoriale che ho pubblicato questa settimana sul Corriere della Valle attualmente in edicola.

«Il tema di questa Settimana Sociale è"La famiglia, speranza e futuro per la società italiana". Esprimo tutto il mio apprezzamento per questa scelta, e per aver associato alla famiglia l’idea di speranza e di futuro. E’ proprio così!Ma per la comunità cristiana la famiglia è ben più che "tema": è vita, è tessuto quotidiano, è cammino di generazioni che si trasmettono la fede insieme con l’amore e con i valori morali fondamentali, è solidarietà concreta, fatica, pazienza, e anche progetto, speranza, futuro. Tutto questo, che la comunità cristiana vive nella luce della fede, della speranza e della carità, non è mai tenuto per sé, ma diventa ogni giorno lievito nella pasta dell’intera società, per il suo maggior bene comune». Le Parole di Papa Francesco ai partecipanti alla Settimana torinese si sono concretizzate nel corso dei lavori iniziati con le parole, pacate ma severe, del Cardinale Angelo Bagnasco che non ha mancato di ricordare come destabilizzare la famiglia inevitabilmente indebolisca la società, anche perché la famiglia - ha detto il presidente della Cei nella sua Prolusione - è pure «l’antidoto alla stessa crisi, l’unica alternativa praticabile ad una esasperazione dell’individuo, la cui pesantezza è diventata insostenibile sotto l’imperativo di un’autonomia rivelatasi ben presto ingenua e cinica allo stesso tempo».

Una Settimana caratterizzata anche da analisi approfondite e proposte concrete. Welfare, lavoro giovanile, famiglie immigrate, agenzie educative, sistema fiscale sono stati alcuni dei temi affrontati. Minimo comune denominatore di molti interventi la percezione di una sottovalutazione da parte della Società del ruolo della famiglia.

Il professor Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di mIlano, non ha mancato, ad esempio, di sottolineare come nel corso degli ultimi vent’anni l’aumento della pressione fiscale sulle famiglie abbia ridotto il loro reddito medio reale e la loro capacità di risparmio, con profonde conseguenze sulla domanda interna, gli investimenti e il potenziale di crescita: la pressione fiscale è aumentata a causa di irrisolti squilibri strutturali, in particolare bassa produttività e bassi salari, che hanno provocato tre grandi manovre fiscali il cui onere è ricaduto in gran parte sulle famiglie, innescando una spirale economica al continuo ribasso.

I numeri sono impressionanti. «Il reddito medio lordo disponibile per famiglia – ha detto Campiglio - in termini “reali”, cioè al netto dell’inflazione, è diminuito del -25% fra il 2012 e il 1991». La conseguenza economica più rilevante è stata la diminuzione del tasso di risparmio delle famiglie, diminuito dal 24% all’inizio degli anni ’90 all’8% nel 2012, con una parallela diminuzione della capacità d’investimento interno e quindi un maggior ricorso al risparmio estero. L’elevato tasso di risparmio ha consentito di stabilizzare i consumi reali delle famiglie fino al 2007, ma al prezzo di una sua rapida diminuzione: questo meccanismo si è interrotto con la Grande Crisi e la caduta del tasso di risparmio, e di conseguenza il consumo reale per famiglia è caduto del -12% fra il 2007 e il 2012, con una conseguente paralisi della domanda interna.

Per Campiglio «per almeno metà delle famiglie italiane il sistema tributario presenta caratteristiche regressive, o al meglio di proporzionalità, che possono essere riequilibrate solo diminuendo la disuguaglianza con maggiori opportunità di lavoro, introducendo un vincolo di equità basato sul reddito familiare e un efficiente sistema di protezione sociale».

Ma l’intervento che mi ha maggiormente colpito è stato quello del professor Luca Antonini, ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università di Padova, che ha offerto un’analisi davvero impietosa del nostro sistema di welfare. Nella sua analisi il professore evidenzia come dal dopoguerra fino agli anni 1970, quando i modelli familiari prevalenti sono stati abbastanza stabili, le politiche sociali si sono limitate ad assistere le famiglie con interventi di tipo  compensativo e di riparazione dei deficit familiari. «A partire dalla metà degli anni 1970, - osserva il docente - si è affermata una linea teorica e pratica di forte deistituzionalizzazione della famiglia e una certa liquefazione dei modelli familiari. L’accento delle politiche sociali è stato spostato sul carattere preventivo degli interventi. Di fatto, in ogni caso, le pratiche sociali di tutela della famiglia si sono sempre più ispirate ad un’etica di individualismo emancipatore, che si è avvalso di strategie ‘opportunistiche’, volte a cercare soluzioni che, in linea di principio, dovevano aumentare il benessere degli individui sollevandoli dai loro carichi familiari».

Per Antonini «di questa pochezza culturale e politica è emblematico quanto avvenuto sul piano fiscale, dove l’ordinamento si è sviluppato in palese elusione della Costituzione, che invece, prevede: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei relativi compiti, con particolare riguardo alle famiglie numerose” (art. 31). Mai una disposizione fu tanto inattuata: oggi il fisco italiano riconosce una detrazione di 800 Euro per figlio a carico, che equivale ad un abbattimento dell’imponibile di poco più di 3.000 Euro. La spesa media di mantenimento di un figlio oscilla invece tra 7.700 e i 9.400 Euro all’anno. In questi termini il fisco italiano colpisce i genitori (anche quelli poveri) come se quanto speso in più rispetto alla detrazione fosse rimasto nelle casse domestiche. E’ una palese violazione anche del principio costituzionale di capacità contributiva, che inizia solo dopo aver assolto alle esigenze primarie della vita».

Non è inutile ricordare che Giovanni Paolo II, quando parlò al Parlamento italiano, insistette sulla necessità di una “iniziativa politica che, mantenendo fermo il riconoscimento dei diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, secondo il dettato della stessa Costituzione italiana, renda socialmente ed economicamente meno onerose la generazione e l’educazione dei figli”.

Quell'appello a oggi è rimasto inascoltato.

27 luglio 2013

L'altare

Ospito sul blog l'ultimo editoriale che ho pubblicato questa settimana sul Corriere della Valle 

«Gelateria con altare per battere la crisi». La notizia è stata data dalle pagine regionali de «La Stampa» sabato scorso. La scelta di inserire un altare («scovato nella cappella di una villa sulla collina torinese») nell’arredo di una gelateria, anche se ospitata in una palazzina di pregio, lascia un po’ perplessi. 

Lo stesso autore dell’articolo, pur incensando il coraggioso imprenditore,  un po’ freudianamente si lascia sfuggire la parola «kitsch» prontamente supportata dai termini «voluto e raffinato». Tuttavia non è questo il motivo principale per cui scrivo. Il fastidio, l’irritazione non sono mai buoni motivi per dare sfogo ai propri pensieri. Del resto l’obiettivo di simili «trovate» è anche un po’ il suscitare lo scandalo affinché la gente ne parli e ulteriormente scriverne o peggio stigmatizzare l’evento è rendersi facilitatori degli addetti al marketing. 

O almeno così credevo. 

In realtà sono stato costretto a scriverne per un evento che mi ha colto impreparato. Diverse persone si sono rivolte a me (e non solo a me) esprimendo il loro dolore e la loro sofferenza per una scelta che avvertono come uno sfregio alla loro fede. Non c’era ira nelle loro parole. Apparivano come feriti nel profondo. Più d’uno mi ha detto di non riuscire neppure a guardare dentro al locale. Anche in campo laico c’è chi mi ha rivelato una certa inquietudine nell'acquistare un gelato sotto lo sguardo di un luogo deputato ad ospitare l’eucaristia. 

La verità è che l’idea imprenditoriale è un boomerang e che terrà sicuramente lontane molte persone dal locale. La curiosità avrà il fiato corto e presto lascerà spazio ad una sensazione di disagio. E allora? Mi verrebbe da suggerire ai proprietari se non è possibile fare qualche passo indietro. 

L’imprenditore che ha dato vita a questa attività ha davvero i numeri per dare gambe ad una impresa con la qualità e la costanza del lavoro e senza trucchi suggeriti dai «guru del design». 

Sarebbe un gesto apprezzato di cui daremmo ampia e diffusa notizia.

31 maggio 2013

#Regionalivda & #Politicavda: Una opportunità importante


Ti propongo l'editoriale che ho pubblicato sul Corriere della Valle di questa settimana a commento del risultato elettorale.

Ci sono tre punti saldi da cui partire dopo questa tornata elettorale. Il «tornado nichilista» del non
voto che ha imperversato sul resto d’Italia non si è abbattuto sulla Valle d’Aosta; siamo in presenza di una
maggioranza definita e di una coalizione uscente riconfermata. Si tratta però - e qui sta il terzo elemento – di una maggioranza ristretta e con numeri che non consentono, come fatto rilevare da alcuni osservatori, l’approvazione di "leggi statutarie" su importanti materie, compresa quella elettorale, per le quali è richiesta una maggioranza di 24 voti.

Di conseguenza chi governa è chiamato al difficile esercizio di predisporre leggi che possano anche, in talune occasioni, essere accolte dalle opposizioni. Occorre insomma un’attenta azione di concertazione esterna, non dando per scontata quella interna.

In tutto questo io però leggo una opportunità importante. Ritorna nuovamente centrale il ruolo del Consiglio e viste le sfide a cui la Valle d’Aosta sarà chiamata nei prossimi cinque anni occorre l’apporto davvero di tutti e si deve avere davvero a cuore il bene di tutti. Una produzione legislativa che segua anche canali alternativi a quelli della Giunta o che comunque possa implementare l’azione di questa al di là delle singole casacche deve essere letta come una ricchezza, un’elevazione del dibattito politico di cui abbiamo disperato bisogno. 

Sia chiaro. Non auspico larghe intese tout court, ma un esercizio profondo - da parte dei futuri protagonisti
della legislatura - del proprio ruolo esecutivo e legislativo, di maggioranza e di opposizione, vissuto senza
pregiudizi ideologici.

Imprescindibile sia il rispetto delle singole persone e del loro desiderio di portare un contributo alla vita della nostra comunità. Cito, pensando all’impegno dei futuri consiglieri, quanto detto da Mons. Lovignana nell’intervista che pubblichiamo su questo numero del Corriere della Valle (da oggi in edicola) in merito all’ultima Assemblea della Cei dove il card. Angelo Bagnasco ha invitato la politica a non perdere di
vista i veri problemi del Paese. «Si tratta di mettere al centro delle preoccupazioni la persona e la famiglia. – ha detto il nostro Vescovo - Il lavoro ha a che fare con la dignità dell’una e dell’altra. Qui la responsabilità grande è in mano alla politica e all’imprenditoria che possono attingere ispirazione e luce dalla dottrina sociale della Chiesa. Sono però necessarie quali premesse indispensabili onestà, rettitudine, disponibilità a servire il bene comune, rinunciando ad interessi personali e di parte».

Buon lavoro a tutti.

24 maggio 2013

#Elezioniregionali2013: Visione coerente di futuro

Ti propongo il testo del mio editoriale del Corriere della Valle che trovi in edicola oggi.

«Pensare alla gente è l’unica cosa seria» e occorre «pensarci con responsabilità e senza populismi  inconcludenti».
Ho riflettuto a lungo su cosa dire nel mio editoriale che prepara all’appuntamento elettorale del 26 maggio.
Nel 2008 scrissi un’accorata lettera ai futuri consiglieri regionali dove, fra l’altro, domandavo «amore per il popolo e non per le clientele, intese come piccoli egoismi da soddisfare», «amore per la competenza più che per la piaggeria»; «più professionalità nella politica e meno politici di professione» e ancora, rivolgendomi alle future forze di opposizione chiedevo di «evitare inutili demagogie e demonizzazioni».
Oggi credo che le parole del cardinale Angelo Bagnasco, dette nella prolusione all’Assemblea nazionale della Cei, e sintetizzate all’inizio di questo scritto siano le uniche che davvero contano.

Il momento è serio, critico, difficile. Chi governerà la Valle d’Aosta nei prossimi cinque anni deve essere all’altezza di una sfida complessa, con scelte non immediate da fare, dove l’unica bussola da seguire sarà
l’avere a cuore davvero la gente di questa regione nella consapevolezza di un percorso non semplice, irto di
difficoltà, attraverso le quali assicurare un futuro alla Valle d’Aosta. Penso, ad esempio, alla necessità di una nuova lettura dell'autonomia in chiave moderna, che sia fonte di efficienza, equità e responsabilità. Ma prima di tutto credo che sia un dato innegabile come anche nella nostra regione, pur partendo da uno scenario meno drammatico (ma è un piano inclinato ripidissimo), l’occupazione inizi ad essere un tema in agenda, legato inevitabilmente ad un modello di sviluppo che deve essere riletto nel nuovo contesto mondiale.

In proposito il Presidente della Cei cita il Santo Padre: “Il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità di una persona. Il lavoro, per usare un’immagine, ci ‘unge’ di dignità, ci riempie di dignità; ci rende simili a Dio che ha lavorato e lavora, agisce sempre; dà la capacità di mantenere se stessi, la propria famiglia, di contribuire alla crescita della Nazione. (…) Desidero rivolgere (…) ai Responsabili della cosa pubblica l’incoraggiamento a fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all’occupazione; questo significa preoccuparsi della dignità della persona (Udienza Generale 1.5.2013)”.

E le scelte sull'occupazione si riverberano inevitabilmente su che futuro sogniamo per questa regione. Non credo che ci sia un'unica ricetta, ma di certo una strada va individuata e deve essere all'insegna di un binomio, apparentemente abusato, ma su cui – ne sono convinto - si gioca il futuro della nostra Valle: il merito come criterio di valutazione per chi opera e l'innovazione come modus operandi di ogni azione. Spetta alla politica dare concretezza ad una visione coerente di futuro.

22 maggio 2013

Elezioni Regionali 2013: Risposte collettive ai problemi



Ti propongo l'editoriale che ho pubblicato sul Corriere della Valle attualmente in edicola.

Si avvicina l’appuntamento elettorale del 26 maggio.Ogni voto è importante ma sicuramente le elezioni regionali rivestono per la Valle d’Aosta una dimensione ancora più pregnante. Il prossimo quinquennio sarà fortemente caratterizzato da grandi sfide per la nostra regione in un contesto di riforme che si spera in grado di disegnare nuovi scenari e di rimettere la Politica, intesa come visione di futuro in un’ottica di servizio, al centro dell’agire dei nostri futuri amministratori.

Non a caso il Vescovo, in occasione della Veglia di preghiera con il mondo del lavoro, celebrata a Pont-St-Martin il 30 aprile, ha chiesto a chi si è candidato alle prossime elezioni regionali e in particolare a chi sarà eletto ad amministrare per i prossimi anni, a chi avrà responsabilità di governo un impegno serio per
promuovere il lavoro: «posti di lavoro certamente, ma anche e soprattutto promozione di una cultura del lavoro, dell'impresa, dell'iniziativa».

Uno sguardo da cittadino, quello del Vescovo, che osserva come «a volte ci sono opere o incentivi che
forse offrono un posto di lavoro immediato ad alcuni, arricchiscono pochi e diventano un peso per la collettività domani. Non si potrebbe pensare ad investimenti in realtà che diventino produttive facendo attenzione al nostro territorio, alla sua storia e alle sue potenzialità, nel settore dell'agricoltura, dell'artigianato, ... del turismo, aprendosi anche al turismo culturale e sociale?».

Ma l’invito più appassionato rimane comunque quello di «percorrere sentieri nuovi o appena abbozzati con maggiore coraggio, ma soprattutto pensando davvero al bene comune e al futuro delle nuove generazioni, senza calcoli di tornaconto personale o di parte».

Al di là delle varie piste che possono essere scelte la Politica può riacquistare rispetto e dignità se sceglie la trasparenza ad ogni costo. Non soltanto l’onestà, ma la scelta di non dare neppure adito a dubbi sulla propria condotta. Ancora prima della legalità occorre interrogarsi sull’opportunità di certe scelte. Non è un percorso facile ma la fiducia della gente va conquistata ponendo come centrale il bene della collettività e non solleticando gli egoismi di parte.

In tempi di crisi, come quelli che stiamo affrontando,  occorre trovare il modo di dare risposte collettive. La
ricerca di un lavoro, ad esempio, deve essere aiutata dalle strutture pubbliche e non dalle mediazioni del mondo politico.

Novant'anni dopo la «Rerum novarum», Giovanni Paolo II ha dedicato l'enciclica «Laborem exercens» al lavoro, bene fondamentale per la persona, fattore primario dell'attività economica e chiave di tutta la questione sociale.

L’enciclica delinea una spiritualità e un'etica del lavoro, nel contesto di una profonda riflessione teologica e filosofica. Il lavoro non dev'essere inteso soltanto in senso oggettivo e materiale, ma bisogna tenere in debita considerazione anche la sua dimensione soggettiva, in quanto attività che esprime sempre la persona. Oltre ad essere paradigma decisivo della vita sociale, il lavoro ha tutta la dignità di un ambito in cui deve trovare realizzazione la vocazione naturale e soprannaturale della persona.

E’ il rispetto della persona che deve far sì che il lavoro sia prima di tutto un diritto e non una concessione.

11 marzo 2013

Quei passi che devono essere fatti quando la casa brucia



Ti propongo il testo dell'editoriale che ho pubblicato questa settimana sul Corriere della Valle.

Uno degli aspetti che più mi colpisce dell’attuale congiuntura politica è che - per quanto ci possa essere
confusione sul come e mi riferisco al tipo di maggioranza – la società civile nel suo complesso (forze sociali,
mondo cattolico, associazioni di categoria) indichino tutti – se si ha davvero a cuore il futuro dell’Italia una
precisa road map.

Una nuova legge elettorale (personalmente ritengo il doppio turno alla francese uno dei modelli più validi), la riduzione del numero dei parlamentari e dei loro emolumenti, lo snellimento di tempi e procedure legislative sono passaggi obbligati prima di tornare al voto. Ma non solo. 

L’Azione Cattolica diocesana in sintonia con quella nazionale, prima delle elezioni politiche ha diffuso un documento dove, fra l’altro, è posta come urgente una regolamentazione dei partiti politici, «a partire da una seria disciplina, che garantisca la trasparenza dei finanziamenti e dei rimborsi elettorali, fino ad una definizione di meccanismi di selezione interna su base democratica e alla limitazione dei mandati parlamentari, per garantire la pienezza del diritto di scelta dei cittadini».

E faccio notare che si tratta di un elenco che tiene conto delle particolari condizioni di governabilità del nostro Parlamento in quanto per tutta un’altra serie di provvedimenti occorrerebbe un governo in grado di pianificare un’azione almeno quinquennale con una svolta davvero riformista per dare un futuro alla nostra nazione. Insomma da tempo ciò che si deve fare, almeno in parte, appare chiaro. 

Eppure il passo rimane lento, poco cadenzato, invischiato negli interessi di parte. Di certo non da montanaro. «Oltre ogni sterile proclama, - si leggeva sempre in quel testo - serve uno scatto di corresponsabilità tra cittadini e rappresentanti: uno slancio civile e morale che sappia tenere unito il Paese, e che veda impegnati insieme, in questa delicatissima fase storica, giovani e adulti, partiti e società civile, per restituire finalmente all’Italia normalità, pace sociale, sviluppo e benessere, quindi più vita per tutti».

E' davvero tempo di ritrovarsi intorno ad un comune sentire, ad una voglia di riscatto, appunto, che solitamente si è sempre rivelata come il silenzioso incubatore dei momenti migliori di questa nazione.  Anche la nostra tradizione di autonomia, la nostra specialità - celebrata Domenica scorsa, in un clima di preoccupazione crescente - la nostra cultura federalista acquisiscono credibilità e forza soltanto se letti come tessere di un mosaico tricolore, contributi alla ricchezza - valoriale più che economica - di uno Stato. 

Domenico delle Foglie, già vicedirettore di Avvenire, oggi alla guida del Sir, sostiene che sia l'ora dell'«orgoglio repubblicano», una formula che mi piace molto. E - nel tentativo di far comprendere la gravità del momento - aggiunge «Se qualcuno non l’ha ancora capito, la casa brucia. E se tutti i pompieri non collaborano, non possono bastare neppure la saggezza e la lungimiranza del presidente della Repubblica».

22 febbraio 2013

#ElezioniPolitiche2013: Votare per il Bene Comune



Ti propongo l'editoriale che ho pubblicato sul numero del Corriere che trovi questa settimana in edicola. 

Il 24 e il 25 febbraio saremo chiamati alle urne per votare il nuovo Parlamento italiano, che avrà un compito fondamentale per il futuro del nostro Paese, quasi una nuova costituente per ridare dignità, fiducia, speranza ad una società italiana fortemente provata dagli egoismi di parte. 

Come ha già scritto Mons. Vescovo nella sua lettera pastorale, si tratta di un appuntamento al quale nessuno deve sottrarsi, tanto meno un credente. E a cui dobbiamo presentarci consapevoli della responsabilità che ci assumiamo nell’individuare chi rappresenterà la nostra regione in Parlamento.

La coscienza, formata dal Vangelo, ci chiede di valutare candidati e programmi non per interessi di parte o, peggio, per interessi personali, ma guardando al bene comune.

Ma che cos’è il bene comune? Il Compendio della Dottrina sociale lo definisce così: «Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo,  accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l'agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l'agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune». Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.

Una società che, a tutti i livelli, vuole intenzionalmente rimanere al servizio dell'essere umano è quella che si
propone come meta prioritaria il bene comune, in quanto bene di tutti gli uomini e di tutto l'uomo. La persona
non può trovare compimento solo in se stessa, a prescindere cioè dal suo essere « con » e « per » gli altri.
«Tale verità - è ancora il Compendio a ricordarcelo - le impone non una semplice convivenza ai vari livelli della vita sociale e relazionale, ma la ricerca senza posa, in forma pratica e non soltanto ideale, del bene ovvero del senso e della verità rintracciabili nelle forme di vita sociale esistenti. Nessuna forma espressiva della socialità — dalla famiglia, al gruppo sociale intermedio, all'associazione, all'impresa di carattere economico, alla città, alla regione, allo Stato, fino alla comunità dei popoli e delle Nazioni — può eludere l'interrogativo circa il proprio bene comune, che è costitutivo del suo significato e autentica ragion d'essere della sua stessa sussistenza».

Concretamente a cosa siamo dunque chiamati? Prima di tutto a votare avendo a cuore una comunità e cercando nei possibili interlocutori politici veri sguardi di futuro e non risposte a singoli bisogni, inevitabilmente dal respiro corto. L’autonomia può essere difesa soltanto dimostrando come sia un modello in grado davvero di garantire il bene comune dell’intera comunità e non soltanto di una parte. 

Recentemente intervistato da Radio Proposta in Blu, Mons. Lovignana ha ricordato come l'appuntamento elettorale per un credente sia un appuntamento con la carità e con la coscienza.

«È un appuntamento con la carità – ha detto - perché il voto che esprimo contribuirà a decidere chi avrà in mano le sorti del paese e il suo orientamento dal punto di vista delle leggi che saranno fatte, dal punto di vista del bene comune, cioè del bene delle persone. È un appuntamento con la coscienza perché un cristiano non può votare per abitudine, per convenienza personale o in maniera superficiale, ma deve fare davvero discernimento sui programmi, sui partiti/movimenti che li propongono e sulle persone che si candidano ad attuarli».

Il vescovo ha sottolineato come il discernimento deve tener conto di tanti elementi, ma in particolare non possono mancare tre precise attenzioni. 

La prima è l’attenzione alla posizione (del programma, del partito/movimento, del candidato) circa i valori di fondo della società: il valore incondizionato della vita  umana (la sua dignità, i suoi diritti) dall'origine al termine dell'esistenza; il valore della famiglia, fondata sul  Matrimonio tra un uomo e una donna; il valore della giustizia sociale e il valore della pace. Si tratta di valori e diritti umani (non confessionali) e, quindi, capaci di ottenere ampio consenso tra persone di diverso orientamento culturale, religioso ed etico. Poi l’attenzione alle proposte concrete per rispondere alle urgenze sociali di questo momento storico nel quale sempre più numerose famiglie entrano o rischiano di entrare in quella zona grigia della società che è la povertà e quindi l'emarginazione dai circuiti della vita sociale.

In concreto si tratta di valutare che cosa viene proposto in ordine al lavoro, alle politiche familiari e allo stato sociale. E, infine, attenzione al modo in cui programma, il partito/movimento o il candidato si rapportano alla piaga della corruzione che sta divorando come un cancro la nostra società: viene presa seriamente in considerazione e si propongono soluzioni credibili per combatterla, per uscire da un sistema viziato oppure viene misconosciuta e/o minimizzata?

Pur nella confusione del momento politico abbiamo dei criteri che ci possono aiutare nel scegliere a chi dare la nostra fiducia e rispondere al nostro appuntamento con la carità e con la coscienza.

14 gennaio 2013

#Elezioni2013 - L'appuntamento delle urne: scegliamo la Speranza non il Disincanto

Questo editoriale che ho pubblicato sull'ultimo numero del Corriere della Valle, ovviamente non per merito io ma delle dichiarazioni del Vescovo che riporta, ha avuto una certa eco sugli altri organi di informazione. Mi interessa sapere che cosa ne pensi.


L'augurio di Luigino Bruni, docente di Economia politica all’università Lumsa di Roma, è che nascano scuole popolari che si occupino non solo di parole economiche come spread, fiscal compact e spending review ma che aiutino a governare la democrazia. E' una preoccupazione seria che deve riguardare tutti noi. 

Del resto sempre Bruni, in un editoriale sul quotidiano Avvenire, ha precisato che se ​«Economia» è stata la parola regina del 2012, la prima parola del 2013 dovrà essere «Politica», se vogliamo che l’anno che si sta aprendo sia migliore, anche per l’economia. 

«C’è, infatti, - scrive Bruni - un estremo bisogno di invertire una tendenza in atto da qualche decennio, quella che ha portato a usare sempre più la logica economica in ambiti non economici, quali scuola ("offerta formativa", debiti e crediti), sanità, cultura. E politica. Non è raro ascoltare importanti giornalisti economici italiani parlare oggi dei partiti come di «competitors», di «offerta» e «domanda» politica (quale sarebbe il «prezzo» di equilibro?)». Ma l'aspetto più grave è che nel Paese è diffuso un «sentire comune disincantato che a troppi non fa più credere che ci possano essere ancora cittadini, tanto meno politici, motivati anche dal bene comune e non soltanto da interessi privati. Il pan-mercatismo di questi decenni ha anche alzato il "cinismo medio", convincendo tanti di noi che la logica degli interessi sia la sola vera e realistica, e che tutto il resto è solo chiacchiere». Per Bruni non è vero. Anzi oggi sarebbero molti i cittadini «che vanno oltre il loro interesse economico continuando a tenere aperta un’impresa per non licenziare, a pagare tutte le tasse sapendo di essere quasi gli unici a farlo, a credere e a investire nella politica e ad andare a votare per amore civile, nonostante tutto. L’Italia ha già avuto dei momenti felici nei quali la politica, a tutti i livelli, è stata qualcosa di più e di diverso dalla ricerca di interessi privati di elettori ed eletti». 

Dobbiamo convincerci che uomini e donne sono capaci di agire anche per interessi più grandi di quelli privati, negarlo significherebbe negare l’umanità e la dignità della persona. «I decenni dai quali stiamo (forse) uscendo - ha scritto Bruni - hanno minato la virtù della speranza di poter cambiare: ma è da questa speranza, che a livello antropologico, e quindi politico, possiamo e dobbiamo ricominciare. Imboccando la strada della buona politica, che dipende certamente dalla "intelligenza media" del Parlamento prossimo venturo, ma dipende anche, e oggi soprattutto, dalla sua "moralità media"». E non solo. Dipende anche molto da noi. 

E il 2013 ci offre una doppia occasione di rendere veramente nuovi questi tempi. Tuttavia prima di tutto dobbiamo essere noi a scegliere la speranza e non il disincanto, a dimostrare di avere davvero a cuore il bene comune. Votare per stabilire quali saranno i futuri assetti regionali e nazionali è un esercizio di carità inestimabile. A ricordarcelo è stato il Vescovo di Aosta, Mons. Franco Lovignana, in occasione della messa del giorno del 1° gennaio, festa di Maria Madre della Pace. La fede è impegno dentro alla storia, quella storia in cui il Figlio di Dio, nato da donna, non ha disdegnato di entrare. Una storia che in questo anno ci porterà anche a vivere gli appuntamenti importanti delle urne. «Come cristiani - ha sottolineato il Vescovo nell'omelia - sappiamo che si tratta di fare un vero discernimento informandoci, confrontandoci e alla fine giudicando secondo coscienza. Dobbiamo prestare attenzione al particolare momento storico che stiamo vivendo e soprattutto avere sempre davanti agli occhi alcuni punti luminosi di riferimento che diventano criteri di scelta: bene comune, onestà, libertà, vita, famiglia, giustizia, solidarietà». 

Una scelta, qualunque essa sia alla fine, per la quale «non possiamo seguire logiche di parte o di interesse personale, ma solo la logica del bene comune come ci viene presentato dal Vangelo e dalla Dottrina sociale della Chiesa». Di qui una proposta. «Perché non prendere in mano e studiare in questo periodo il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa? - ha concluso il Vescovo - Guardiamo in faccia le persone che si presentano davanti a noi. Chiediamo loro piena trasparenza: non accontentiamoci delle parole, guardiamo alla loro vita, anche privata. Se hanno già avuto impegni pubblici, verifichiamo come hanno agito: hanno promosso il bene comune o se stessi? Hanno creato una cultura di libertà, di partecipazione, o un sistema di potere clientelare? Dobbiamo esigere da chi ci chiede il voto non favori per noi stessi o per la nostra famiglia, ma esigere trasparenza e progetti chiari e concreti sui problemi delle persone e delle famiglie, dei giovani in cerca di futuro … non promesse, ma progetti concreti sul lavoro, sulla salute, sui trasporti, sulle politiche a difesa e promozione della famiglia che va riconosciuta nella sua singolarità umana e sociale e quindi aiutata e non penalizzata; impegni chiari e non fumosi a difesa della vita in tutte le forme e in tutte le stagioni che vuol dire difesa della vita nascente e della vita al suo tramonto, ma anche diritto al lavoro, libertà di educazione, dignità e qualità della vita, diritto alla salute per tutti».

E' chiaro che queste parole implicano prima di tutto un serio esame di coscienza. Quali sono i criteri che mettiamo in campo al momento del voto? La Fede ci dà dei paletti chiari. Inequivocabili. Scegliamo perciò la speranza non il disincanto. 

25 marzo 2012

Fare i conti con la Famiglia

«Fare i conti con la famiglia». L’invito può apparire minaccioso, ma in realtà sottintende un insopprimibile desiderio di maggiore equità. Ormai da decenni il fisco italiano (a differenza di altre realtà europee) ignora la famiglia. È noto, infatti, che nel sistema fiscale italiano il variare dell’aliquota è determinato esclusivamente dal reddito percepito e non anche dal numero dei familiari a carico. Un sistema fiscale equo deve invece tenere in debito conto che chi ha figli da mantenere non può pagare la stessa entità di tasse, a parità di reddito, di chi figli non ne ha.

In questa logica il Forum delle Associazioni Familiari della Valle d’Aosta, l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, con il patrocinio del Comune di Saint-Christophe organizza per domani, lunedì 26 marzo, a partire dalle 9, “Fare i conti con la famiglia”, una giornata di approfondimento aperta al pubblico, a beneficio di quanti, politici, amministratori, operatori del settore, famiglie e persone interessate, intendano conoscere «Fattore famiglia», una proposta che il Forum Nazionale ha presentato al governo «riscuotendo – si legge in una nota diffusa dal Forum - l’attenzione dei ministri, quale misura strutturale e non a “spot”, che si presta ad una applicazione equa, graduale e flessibile, in grado, proprio in periodo di crisi, di dare slancio ad una ripresa dei consumi e ad un rilancio dell’economia, grazie alla diminuzione della pressione fiscale sulle famiglie».

Dell’evento ne ho scritto diffusamente negli ultimi due numeri del Corriere e domani a partire dal pomeriggio sarò presente ai lavori moderando la tavola rotonda conclusiva. Per saperne di più clicca qui.

Credo necessario ribadire la necessità di un’attenzione concreta da parte della politica nei confronti della realtà familiare a cui il Corriere dedica sempre grandi attenzioni.
Ci sono strade che si possono già percorrere e pure esempi di amministrazioni che lo hanno già fatto. Sarebbe bello fare della Valle d’Aosta un caso di attenzione alla realtà familiare da poter mostrare con orgoglio a livello nazionale. E’ possibile. Bisogna crederci e dare spazio alla dimensione dell’agire ciascuno in base alle proprie competenze e responsabilità.

8 dicembre 2011

Il mio Saluto e il mio Grazie a Mons. Giuseppe Anfossi

Da sinistra Mons. Franco Lovignana, Mons. Giuseppe Anfossi e l'autore di questo blog 
Oggi è il momento del congedo. Questo pomeriggio, giovedì 8 Dicembre, festa dell'Immacolata Concezione, alle 15, Mons. Giuseppe Anfossi, riceverà il grazie di tutta la comunità diocesana.
Con il Corriere della Valle, in queste settimane, ho cercato di ricostruire le fasi salienti di questo episcopato a partire da una lunga intervista che ha davvero toccato tanti temi importanti.
Riferendomi proprio a quello scritto comprendo, il Vescovo, quando, da me interpellato su quale sia il suo contributo più significativo dato alla vita pastorale diocesana, ammette di non sapersi giudicare, aggiungendo poi «e forse è troppo presto per farlo». Si è sempre molto critici verso il proprio operato anche perché, spesso, lo si confronta con i propri “desiderata” e così una maggior distanza temporale aiuta di più a cogliere il bene che si è davvero riusciti a realizzare. Il mio giudizio, tuttavia, si differenzia dal suo quando sostiene di avere soltanto seminato: «Ho gettato dei semi e ora prego il Signore perché, se crede, li faccia germogliare» mi ha detto.

Basta guardare al fiorire delle attività oratoriali, un po’ in tutte le parrocchie della Valle; alla maggior attenzione alla pastorale familiare attraverso anche la creazione di comunità accoglienti dove la coppia, qualunque sia la sua condizione nei confronti della Chiesa, possa sentirsi parte della vita parrocchiale; alla centralità dell’attenzione per la formazione culturale, sia religiosa (pensate all’esperienza di Effatà) sia laicale, di cui sono recente testimonianza gli incontri di Fede e Scienza, giunti ormai al loro secondo ciclo.

Se si tiene conto, insomma, soltanto di questo breve elenco, dal nostro piccolo osservatorio, possiamo assicurare che più di un seme indubbiamente sta portando frutto.Senza dimenticare quanto ci ha arricchito il suo impegno a livello nazionale all’interno della Commissione Episcopale per la Famiglia e la Vita della Cei.
Magari si tratta spesso di piccoli fiori che sbocciano qua e là, non sempre in maniera organica, ma che, lentamente, colorano il manto erboso di questa Diocesi.

Sicuramente poi ci sono altri semi che sono già sbocciati e non riusciamo a piegare alle logiche di questo bilancio. Penso alle tante persone che Mons. Anfossi ha incontrato in tutti questi anni: nelle visite pastorali grazie alle quali per ben due volte ha visitato tutte le parrocchie della Diocesi; nelle tante conferenze in cui ha saputo portare il suo contributo di approfondimento su temi non soltanto religiosi, ma pure sociali; nelle molte felici ricorrenze, ufficiali o ufficiose, in cui, invitato, non si è mai tirato indietro dall’assicurare la sua partecipazione. In ciascuna di queste persone la sua parola ha sicuramente lasciato un segno, un ricordo che potrebbe smuovere o aver già smosso un impegno.

Ecc.za, sicuramente fra queste persone ci sono anch’io e dei tanti dialoghi franchi, fatti in questi anni, farò indubbiamente tesoro. Il mio augurio è che il Signore continui a guidare il suo cammino lungo quei sentieri alpini che lei così tanto ama.

8 maggio 2011

Luce e Tenebra

Dopo molto tempo torno a proporti un mio editoriale del Corriere della Valle sul blog. Il tema è di così grande attualità che credo possa essere di interesse anche per i miei 15 manzoniani lettori on line...

La storia, talvolta, è fatta di improvvise e inaspettate accelerazioni. E così può accadere che la Beatificazione
di Giovanni Paolo II preceda di poche ore la cattura e l’uccisione di Osama Bin Laden.

Due eventi storici, collocati spazialmente a distanze abissali in una impressionante visione manichea di luce e tenebra. Tutto questo può aprire un decennio nuovo? Difficile affiancare personaggi così distanti: il Papa che ha abbattuto il Muro di Berlino, riunendo Est e Ovest, e l’uomo che ha creato morte e terrore facendo crollare le Torri Gemelle a New York, dando vita a quella lapide dell’orrore che è Ground zero. Tuttavia Giovanni Paolo II – se fosse stato ancora in vita – di certo non avrebbe esitato a metterci in guardia da questo strano clima che attualmente tutti ci pervade un po’, dove giustizia e vendetta sembrano stare sullo stesso piano.

Come giustamente ha sottolineato Riccardo Moro, direttore della Fondazione Giustizia e Solidarietà della Cei, «affermare – come ha fatto il Presidente Obama - che “giustizia è fatta” dopo aver ucciso unuomo non è accettabile. Nessuno vuole proporre angelismi, è del tutto chiaro che la morte di Osamafosse nelle prospettive possibili dell’azione Usa. La violenza e la morte dell’altro fanno parte – purtroppo – della storia dell’uomo. Un padre non rimane inerme se stanno violentando sua figlia. Ma la giustizia è altra cosa. È creare e alimentare quotidianamente relazioni umanizzanti, che promuovono la vita, non la violano».

Posso comprendere che questo distinguo possa apparire sproporzionato se paragonato al male fatto da quell’uomo e al male che ancora potrebbe essere fatto da chi crede in lui, ma – se ci diciamo cristiani – il «nessuno tocchi Caino» è scolpito a lettere incandescenti nelle nostre coscienze e proviene addirittura dall’Antico Testamento, dove ancora non è di casa la misericordia evangelica. Tutto questo tenendo conto di
come sia mia chiara convinzione che l’azione americana ha realmente indebolito il processo di aggregazione del terrorismo fondamentalista. Non ho timori sul futuro. Non ho paura che il blitz americano abbia aperto un nuovo vaso di Pandora. Anzi.

E credo sia giusto anche non colpevolizzarci eccessivamente se - in cuor nostro - improvvisamente ci è sembrato di vivere in un mondo migliore. Mia figlia è nata nell’agosto del 2001 e quando un amico mi ha telefonato dicendomi di accendere la Tv perché stava accadendo qualcosa di terribile, al vedere quelle torri in fumo il mio mondo, ma soprattutto il suo mi è sembrato crollare. Ieri mi sono scoperto anch’io a fare nuovi ragionamenti sul futuro. E’ una tentazione innegabile, ma dobbiamo aver ben chiaro che togliere la vita non può mai essere giustizia.

Sono andato a leggermi le parole di Giovanni Paolo II in occasione della XXXV Giornata mondiale della pace. Era il primo gennaio 2002, poco dopo i fatti di New York. Parole che ci possono aiutare ancora oggi. Scriveva il pontefice: «In questa Giornata della Pace, salga dal cuore di ogni credente più intensa la preghiera per ciascuna delle vittime del terrorismo, per le loro famiglie tragicamente colpite, e per tutti i popoli che il terrorismo e la guerra continuano a ferire e a sconvolgere. Non restino fuori del raggio di luce della nostra preghiera coloro stessi che offendono gravemente Dio e l'uomo mediante questi atti senza pietà: sia loro concesso di rientrare in se stessi e di rendersi conto del male che compiono, così che siano spinti ad abbandonare ogni proposito di violenza e a cercare il perdono. In questi tempi burrascosi, possa l'umana famiglia trovare pace vera e duratura, quella pace che solo può nascere dall'incontro della giustizia con la misericordia!».

13 febbraio 2011

Chiedimi se sono Felice...



Ti sottopongo l'editoriale che ho scritto per il Corriere della Valle attualmente in edicola. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi.

Sono in aumento gli economisti che vogliono mandare in pensione il Pil, sempre meno utile a dare l’idea dello stato di salute di un’economia; talvolta perfino maldestro anche nel segnalarne lo sviluppo visto che paradossalmente le catastrofi naturali sono uno degli elementi che maggiormente ne favoriscono la crescita. Perfino la crescita della litigiosità aiuta il Pil con certi compensi vertiginosi agli avvocati.
Ma di certo tutto questo non è sintomo di un’esistenza felice.

Oggi sempre più invece ci si interroga sull’importanza dei «beni relazionali», e su come fare affinché pesino nello stabilire lo sviluppo di un paese. Anche valori come democrazia e cultura devono contare qualcosa. Perfino la pubblicità (che ha spinto al limite dell’impossibile i nostri bisogni tanto che ci sentiamo più poveri se non possediamo l’ultimo modello di telefonino) se ne è accorta e una nota carta di credito gioca sul fatto che ci sono beni per i quali il denaro non serve, ma per tutto il resto...

Oggi, insomma, per la prima volta, si inizia a costruire ragionamenti intorno alla cosiddetta «economia della felicità», che non è l’apoteosi del consumismo. Anzi. La sobrietà ci aiuta a porre alla giusta distanza bisogni e necessità finanziaria, cogliendo con chiarezza l’esistenza di tantissimi beni che non necessitano di essere monetizzati. Sono riflessioni che si possono trovare in testi, tutt’altro che ispirati da una visione religiosa, da cui però emerge come la tenuta della famiglia costituisca ancora un bene primario. Anche se spesso vogliono convincerci del contrario.

Del resto se ciascuno pensa alla sua personale esperienza non può non percepire come profondamente vera questa considerazione. Ecco perché, anche dalle colonne di questo settimanale, si chiede, ad esempio, un fisco più a misura di famiglia; ecco perché – come sottolinea Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari – non possiamo non dirci inquieti di fronte a scelte politiche che disegnano una società in cui si sta un po’ giocando in difesa «dove i meccanismi di protezione sociale garantiscono lo “status quo”» senza preoccuparsi di alcune fasce in forte difficoltà, «in particolare giovani e famiglie con carichi familiari».

Ecco perché serve un nuovo paradigma dove non soltanto la solidità del tessuto imprenditoriale, ma pure la tenuta dei nuclei famigliari diventino volani di uno sviluppo che non si misura soltanto con il Pil. Come in quel film domandiamo agli economisti prima di chiudersi nella torre d’avorio della loro matematica finanziaria di farci una sola domanda: «chiedimi se sono felice…».

30 maggio 2010

Aosta è la Nostra Città

Anche se l'argomento non è strettamente economico ti propongo visitatore l'editoriale che ho pubblicato questa settimana sul Corriere della Valle.

Augusto Rollandin interpellato venerdì scorso, al termine della tradizionale conferenza stampa di giunta, su cosa dicessero gli ultimi sondaggi non aveva ovviamente risposto alla domanda (è vietato citarli nelle ultime settimane di campagna) limitandosi ad un sibillino «dice, dice». Il sorriso, trattenuto a forza, per non lasciarsi sfuggire altro, tuttavia doveva far pensare che nel quartiere maggiore unionista il risultato di Domenica fosse atteso.

Bruno Giordano e Alberto Follien sono infatti rispettivamente il nuovo sindaco e vice della città di Aosta, eletti con il 59,78%, (10.858). Su 28.897 elettori, i votanti sono stati 19.079 (66,02%). Il dato dell'astensione (che ormai è un must nazionale) è indubbiamente secondario rispetto ad una affermazione netta e che, nelle dichiarazioni più volte rese dai leader dell’attuale maggioranza, ufficializza l’apertura di un dialogo tra le forze regionaliste e l'attuale governo di centrodestra.

Tanti i temi sul tavolo, dal federalismo fiscale al capitolo tutto particolare dell’Iva da importazione. Un’affermazione che – sempre a detta dei diretti interessati – non modifica però gli equilibri regionali. Validità della strategia ed evoluzioni nelle alleanze saranno però meglio valutabili nei prossimi mesi. Lo scenario economico, i fatti della Grecia e la necessità di Tremonti di rimettere i conti a posto di certo non sembrano dei facilitatori di questi scenari. Ovviamente se ci limita a preoccuparsi della “cassa”.

Le tre forze autonomiste (anche per merito dell'eccezionale performance della Stella Alpina) hanno sfiorato, per una manciata di voti, la soglia del 50%. Il Pdl non è andato oltre il 10% e la lega Nord non è entrata in Consiglio comunale. Se si aggiunge che il Pd chiude al 12,2% ci si rende conto che i partiti regionalisti sono sempre più padroni del territorio dove ormai, in maggioranza o all'opposizione, leggasi Alpe, rappresentano il 69% dell'elettorato.

Ad una prima lettura sembrerebbe evidente che per questo elettorato il riferimento all'area di centrosinistra o di centrodestra non appare particolarmente vincolante, anche se è un dato di fatto che l'Uv rispetto al 2005 ha perso un migliaio di suffragi che però sembrerebbero essere stati intercettati dalla Stella Alpina o essere confluiti nel mare magnum dell’astensione. Quello che è certo è che quasi nessuno di questi voti ha trovato al di fuori della coalizione di maggioranza una casa sufficientemente accogliente.

Già la scorsa settimana sul futuro amministrativo di Aosta avevo espresso alcuni auspici sintetizzati dall’affermazione «dare una speranza a questa città». Vorrei oggi aggiungere che per dare speranza occorre agire avendo ben presente come il servizio politico sia una delle massime forme di carità e – mi auguro – che in tutti gli eletti questo profondo desiderio sia presente con passione. E mi rivolgo anche a coloro che sono rimasti fuori dall’assemblea consiliare affinché il loro impegno per il bene comune – che avevano manifestato con la scelta di candidarsi – non venga meno. Tutti dobbiamo percepirci responsabili di questa città e questo è possibile già a partire da piccolissimi gesti quotidiani che possiamo compiere tutti i giorni. Aosta è la nostra città.

21 maggio 2010

Dare una Speranza a questa Città

Vi propongo il fondo che ho pubblicato sul Corriere della Valle che trovate in edicola questa settimana, dedicato, ovviamente, alle elezioni comunali.

Un’agenda di speranza concreta ispirata coerentemente alla Caritas in Veritate, che vuole essere voce e strumento del popolo italiano con l’Eucaristia quale fondamento della dottrina sociale e del bene comune. Sono queste le indicazioni del Documento-Agenda preparatorio per la 46a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si svolgerà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010. Viene da chiedersi se anche la città di Aosta abbia bisogno di qualcosa di simile. Di certo c’è necessità di un progetto che parta da una vocazione, c’è necessità di capacità di ascolto e allo stesso tempo di guida.
Di saper distinguere i malumori che nascono da piccoli egoismi da quelli che sono frutto di giuste rivendicazioni. Non deve essere facile fare il primo cittadino di una città di neppure quarantamila anime che, per giunta, è pure capoluogo di regione. Sottoposti a mille pressioni. Dico questo perché voglio evitare di affacciarmi da un pulpito (anche se il Dna di questo giornale lo autorizzerebbe più di altri). Vorrei però non limitarmi al semplice invito al voto – che è peraltro importantissimo –. Per questo sempre attingendo dal documento vi propongo alcune parole chiave, declinabili a livello nazionale,regionale come comunale. Frammenti di una piccola bussola utili a chiunque si prepari a governare la città,
tasselli di un puzzle che aiutano il compiersi del bene comune. Ovviamente senza dimenticare anche l’importante appello del Forum delle Associazioni familiari che il Corriere ha pubblicato integralmente la scorsa settimana.

Una parola importante per il documento è “intraprendere”. «In Italia – si legge - c’è ancora una riserva di capacità di lavoro e di impresa che non teme il mercato. È certo questa una delle condizioni che ci consente di guardare realisticamente alla ripresa delle crescita secondo e verso il bene comune, e in particolare di quella sua componente che è la crescita economica». Credo che questo possa tradursi in un ascolto più attento delle associazioni di categoria da parte della politica che non soltanto possono offrire la loro personale visione della città, ma anche offrire un contributo creativo. Per chi si occupa di turismo in città sta per suonare l’ultima campanella. O si mette in campo uno sforzo comune oppure la città si avvierà al declino.

L’altra parola  è educare. «In un momento di emergenza educativa, - si legge ancora nel documento
- c’è una particolare risorsa che va liberata. Si tratta di quelle persone adulte che non vengono meno alla vocazione a crescere come persone e ad accompagnare nell’avventura educativa i giovani e i piccoli. Non c’è bene comune se ai soggetti dell’educazione non viene riconosciuto per intero il loro prezioso e insostituibile ruolo anche pubblico. L’emergenza educativa si manifesta come grave crisi di bene comune». Qui il piano comunale può tradursi nell’attenzione ai luoghi e alle strutture dove l’educazione si trasmette. Penso alle scuole, ai luoghi del tempo libero. Alla valorizzazione delle attività educative per l’attività ordinaria che quotidianamente compiono, come ad esempio gli Oratori. Quali riflessioni si sono fatte in tal senso rispetto ad una struttura come può essere la Cittadella?

Una città non è fatta soltanto di mura, ma soprattutto della voglia di viverci dei suoi cittadini.


Il Testo dell'appello del Forum così come è stato pubblicato sul numero della scorsa settimana del Corriere della Valle.

 

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