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13 giugno 2019

Il futuro? L'#agricoltura di precisione (#mossoni10)

Proponiamo una delle tante interessanti analisi che Ezio Mossoni scrive settimanalmente sulla pagina agricoltura del Corriere della Valle. Un buon motivo per abbonarsi. 

Senza dubbio l’immaginario comune - ma non solo l’immaginario, basta guardarsi attorno nella nostra regione – rileva un settore agricolo molto legato alla tradizione, a lavorazioni che si portano
appresso metodologie legate alle tradizioni e al tempo. E più le difficoltà operative sono importanti
a causa delle piccole dimensioni, della conformazione del territorio e del clima e più lo sviluppo delle
tecnologie rallenta, proprio a causa delle oggettive difficoltà.

Ma l’agricoltura (soprattutto quella mondiale, l’Italia è ancora tra i fanalini di coda con circa il 2% delle superfici, contro il 20% della Francia e il 70% in USA) si sta avvicinando alla “Agricoltura di Precisione”. 

Si tratta, in buona sostanza, della applicazione di tutte le tecnologie più moderne, anche molto moderne, per poter garantire qualità nelle produzioni ma, soprattutto, un esatto utilizzo delle risorse –
dalla forza lavoro, all’acqua irrigua, ai trattamenti – ai fini di ridurre i costi e anche, di rilevante importanza, l’impatto ambientale, con un evidente beneficio per territorio e gestione dell’ambiente, con minor utilizzo di sementi, fertilizzanti, agrofarmaci, acqua di irrigazione, carburanti, lubrificanti.

Con l’agricoltura di precisione sensori specifici collegati a impianti informatici rilevano, ad esempio,
con estrema esattezza l’umidità del terreno e stabiliscono quanta acqua e quante sostanze nutritive
servono per una determinata coltura senza sprecarne una sola goccia, ma anche eliminare infestanti
attraverso interventi mirati, prevenire patologie, migliorare la resa delle coltivazioni e la stessa qualità dei prodotti.

Sulla meccanizzazione l’impatto è straordinario: usando una tecnologia simile ai piccoli tagliaerba che agiscono autonomamente vi sono già, in Italia, oltre l’8% dei trattori che lavorano senza autista,
con il controllo remoto, a distanza, anche satellitare, e che si muovono su tracciati e percorsi predeterminati attraverso mappatura dei terreni eseguita, preventivamente, con l’uso dei droni.

Nella zootecnia da latte, poi, la voce “alimenti” rappresenta una quota superiore al 30% del costo
di produzione del latte bovino (nella nostra regione la percentuale è anche più elevata). Apposite
rilevazioni tarate sulle attitudini dei capi (razza, dimensioni, età, produzioni medie, ecc. ) possono
determinare meccanicamente il peso della razione quotidiana di acqua e cibo, consentendo risparmi considerevoli e maggiore benessere per l’animale. Si tratta, come ben comprensibile, di tecnologie difficilmente applicabili sul nostro territorio montano, salvo alcuni primi importanti pionieri legati soprattutto alla viticoltura, a causa di investimenti ingenti a fronte delle dimensioni aziendali, dell’età media degli addetti e, purtroppo, anche con tutto l’impegno di modernizzazione da parte del settore
agricolo si va a cozzare contro i problemi strutturali come la mancanza di collegamenti internet
nella aree rurali e montane e la non completa diffusione di banda larga e banda ultra larga.

Uno degli esempi, comunque molto indicativo, è quello della Maison Anselmet di Saint-Pierre dove vengono utilizzati, in vigna, sensori per stabilire il numero dei trattamenti – dimezzati, ha dichiarato il titolare – cioè il grado di umidità, le necessità del terreno e persino lacolorazione delle foglie, da cui si stabilisce la salute della vigna e, infine, sensori di calcolo dei parametri indicativi del momento esatto della vendemmia. 

È comunque evidente che le tecnologie innovative salvo, come evidenziato, specifiche situazioni, vedono la loro massima applicazione in agricoltura intensiva, con produzioni industriali, mentre l’agricoltura tradizionale – unita alle moderne tecniche igienico-sanitarie – fornisce altrettanta garanzia di qualità, salubrità, e tipicità, forse più ricercate dal consumatore attento. Non dimentico che il luogo comune che più ho sentito ricordare dopo “non ci sono più le stagioni” è “ non c’è più la Fontina di una volta!”.

12 ottobre 2018

Dino Planaz (#Arev): «La Dop non basta più»

Questa settimana proponiamo l'intervista a Dino Planaz, da pochi mesi alla guida dell’Arev, l’associazione degli allevatori valdostani.

Un passaggio di testimone arrivato un po’ all’improvviso...
Diciamo che se mi avessero detto un ano e mezzo fa che oggi sarei stato il Presidente degli allevatori non ci avrei creduto. Sono entrato come componente del direttivo poi per una serie di coincidenze fortuite mi sono ritrovato vice e, infine, presidente. Detto questo era chiaro che molti obiettivi fossero già condivisi, ad esempio la valorizzazione dei prodotti e di tutto ciò che oggi può garantire il mantenimento delle aziende agricole in Valle d'Aosta, da tempo messo a dura prova. Inoltre ci proponevamo un occhio di riguardo ai giovani.

Lei era già vice quindi la continuità non si discute, quale può essere però il suo particolare contributo da Presidente?
Ritengo che già portare avanti i progetti iniziati con il mio predecessore Chadel insieme a tutto il direttivo sia un grossoimpegno. Attualmente stiamo lavorando sulla valorizzazione del latte, prosegue l'impegno sulla differenziazione dei prodotti e avevamo ipotizzato una certificazione di IGP di latte valdostano che tuttora sta andando avanti. Riscontriamo qualche problematica sulla logistica, sui trasporti, su come far arrivare il nostro prodotto alla giusta clientela, un prodotto che magari può essere più richiesto al di fuori dei confini regionali. Siamo anche alla ricerca di qualche azienda che ci aiuti a portare a termine questo progetto. Anche la valorizzazione della carne. C'è in corso un progetto interreg e anche qui lavoreremo sulla promozione in modo da far conoscere di più il nostro prodotto. In Valle d'Aosta l'ostacolo maggiore non è avere un prodotto di qualità, che già c'è, ma spiegare alla gente come realizziamo questo prodotto, quanto è genuino, dove lo facciamo. Aspetti che spesso diamo per scontati ma al produttore interessano.

Il settore vive un momento critico. A cosa stavate lavorando come direttivo?
Il nostro punto di forza per anni è stata la Dop che tutela il marchio fontina. Oggi purtroppo questa non riesce a garantire la liquidità necessaria affinché le aziende possano affrontare le spese per produrre un ottimo prodotto di qualità. Cosa che avviene per le altre Dop. Altrove, e parlo di Francia, ma pure Italia il litro di latte può arrivare anche a costare 90 centesimi. Noi essendo pure una zona di montagna con aziende piccole, frammentate e costi di produzione più elevati se già raggiungessimo questi traguardi saremmo a buon punto, anche se forse non basterebbe ancora per garantire la funzionalità vera e propria dell'azienda.

Si parla spesso del problema del prezzo del latte, ma anche quello dei bovini in passato è stato oggetto di dibattito…
Secondo me valorizzando al massimo il prezzo del latte di conseguenza crescerebbe anche quello della carne o comunque dell'animale di allevamento. Oggi questa richiesta non c'è in quanto non c'è un guadagno che incentivi a fare più prodotto.

Il problema dei pagamenti Agea sembra il Duomo di Milano...
Non possiamo dire che la situazione sia molto migliorata. Ci sono ancora aziende che devono percepire premi dal 2015 e non hanno addirittura incassato nessun premio ad oggi. Questo chiaramente crea molta difficoltà nelle aziende. In tutti questi anni che abbiamo notato un forte calo di aziende risulta molto accentuato nei periodi di riorganizzazione del PSR o dei premi Pac. Quando non si è tempestivi nei pagamenti le aziende più in difficoltà gettano la spugna.

Il binomio agricoltura-turismo quanto è slogan e quanto può dare un futuro al settore?
Più che slogan è tutto per la nostra regione. Un'azienda agricola che fa bene il suo lavoro, produce un prodotto di qualità e conserva bene il proprio territorio è una bella cartolina per il turista per la regione dove questa azienda opera. Per questo puntiamo anche ad incentivare il consumo del nostro prodotto in loco.

Iniziative da segnalare per il 2019?
Abbiamo già tanto da portare avanti, basta soltanto pensare alle rassegne. Noi siamo una associazione che spiega quanto è importante la nostra razza, i nostri prodotti, il nostro territorio. Saremo anche molto attenti alla programmazione del nuovo Psr, della nuova Pac affinché non ci ritroviamo di nuovo a non riuscire a fare i pagamenti agli agricoltori, cioè che anche chi sta dietro ad una pratica di domanda di un fascicolo aziendale non incontri le stesse difficoltà di adesso di erogazione dei fondi.

Un sogno imprenditorial-associativo per il settore zootecnico da realizzare?
Il sogno è portare gli allevatori ad un guadagno dignitoso per avere la possibilità di svolgere il proprio lavoro bene e in tranquillità.

4 ottobre 2018

Dante Perino (#PerinoMarmi) ospite il 5 ottobre a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 5 ottobre, alle 9,35, terzaa puntata del nuovo ciclo di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu.
In studio Dante Perino della Perino Marmi. 

A circa un'ora dalla trasmissione della puntata puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.

Sul Corriere della Valle in edicola trovi invece l'intervista a Dino Planaz, neo-eletto Presidente dell'Arev.

Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0. 

14 giugno 2018

Jean Paul Chadel (#Arev): «Chiediamo di dare dignità alla categoria»

Questa settimana proponiamo l’intervista a Jean Paul Chadel, Presidente dell’Arev, l’associazione degli allevatori valdostani.

In vista della tornata elettorale avevate presentato un documento molto dettagliato sul fare zootecnia in Valle d’Aosta come è nato questo testo.
E’ nato dall’idea mia personale condivisa con il direttivo che, pur sapendo noi allevatori e noi rappresentanti degli allevatori che spetta alla politica gestire il bilancio in toto, chiediamo e crediamo che sia logico far sì che siano i rappresentanti delle associazioni a proporre come investire nel settore che rappresentano perché sono quelli che lo conoscono meglio.

Analizziamolo nel dettaglio. Prima di tutto ponete il tema della burocrazia e dell’efficienza amministrativa…
E’ una vita che non soltanto in Valle d’Aosta ma in tutta Italia si sente parlare della burocrazia come di un mostro alieno impossibile da combattere e in parte è vero perché la burocrazia nasce a Bruxelles, poi prosegue a Roma per poi arrivare in Valle d’Aosta e ognuno ci mette un pezzo in più e complica ulteriormente qualcosa che è già complesso di suo. E le strade sono due: laddove è possibile, dove le norme regionali possono semplificare le cose, chiediamo alla politica un intervento e abbiamo una serie di proposte amplissime, che vanno dall’agriturismo ai fabbricati rurali a mille altre cose che si possono fare a livello regionale; in altre situazioni però ci troviamo di fronte a un principio gerarchico per cui la Valle d’Aosta non può andare contro a direttive comunitarie o norme nazionali e lì l’unica strada possibile è quella di delegare. Esiste anche all’interno del PSR ma non è stata sfruttata una misura che permette di ottenere finanziamenti da Bruxelles perché ci sia qualcuno che noi possiamo delegare, come agricoltori e allevatori, alla gestione di questa parte burocratica. L’allevatore deve fare l’allevatore, ma deve potersi permettere di pagare qualcuno che vaghi per la giungla di uffici che dobbiamo affrontare al posto nostro.

Ponete poi quello che, a mio avviso, è un tema nuovo quello della concertazione e della condivisione di cosa si tratta?
Partiamo dagli errori del passato. Il PSR attuale, che sta evidenziando un’infinità di malfunzionamenti, di complessità burocratiche che lo rendono difficile da attuare oltre a vanificare tante volte gli interventi in quanto dispersi in mille piccole misure, è frutto di una concertazione. Coldiretti, Cia e la stessa Arev tanti anni fa presentarono un documento con una serie di proposte, in primo luogo ai tecnici dell’Assessorato all’Agricoltura e che poi avrebbero dovuto essere sottoposte a Bruxelles, ma questo non si è verificato. Queste proposte non sono state prese in considerazione e il piano è stato approvato e presentato alle parti sociali così come è stato deciso in funzione delle scelte dei dirigenti, non delle parti sociali, degli allevatori, non degli agricoltori. Questo deve cambiare.

Sulla programmazione dello sviluppo rurale passata siete molto critici... Un esempio?
Come potremmo non essere critici sono arrivati 20 milioni su 140. Non voglio essere polemico, ma resto dell’idea che il problema politico sia stato nel momento della stesura del piano. Allo stato attuale la politica ha responsabilità limitatissime. E’ più un problema dirigenziale. Io penso che con le competenze che abbiamo tra i tecnici all’interno della Regione un minimo di lungimiranza ci doveva essere e quindi capire che questo sistema non poteva funzionare non era così fantascientifico. Il problema è che di fondo chi deve pagare le conseguenze di questa inefficienza siamo sempre e soltanto noi. Io capisco che ci sia a volte la contrapposizione tra due punti di vista forse opposti. Noi agricoltori, anche nella nostra ignoranza, me ne rendo conto io per primo, abbiamo pretese che poi si scontrano con una serie di norme, di procedure, e poi vorremmo tutto più semplice. Però dall’altra parte tuta la parte burocratica - che vede all’interno dirigenti, funzionari e parte politica – esiste perché esistiamo noi, non il contrario. I finanziamenti che arrivano da Bruxelles giustificano l’esistenza stessa di tutta una serie di persone in Assessorato. Se non arrivano i fondi all’agricoltura che senso hanno questi fondi?

Per il 2020/2026 cosa si deve e anche cosa non si deve fare?
La parola d’ordine deve essere semplificazione. Stiamo vedendo quanto cercare di dare un incentivo puntuale per questo o quel tipo di intervento che l’agricoltore e l’allevatore svolge sul territorio sia un principio nobile, ma nella sua applicazione vado poi a prolungare i tempi in modo esponenziale. Ci sono due assi di agevolazione che possono essere illustrati. Uno riguarda il premio unico, un aiuto superficie che spetta a tutti quanti gli agricoltori d’Europa indipendentemente dal territorio più o meno svantaggiato. In questo la Regione, l’Assessorato, ha un ruolo marginale. Sono il sindacato, i patronati, che caricano le domande e le inviano ad Agea l’organismo pagatore che si trova a Roma presso il Ministero. E questo ha funzionato bene dove sono state presentate le domande, ma non tutti i sindacati, per ragioni diverse, le hanno presentate per tutti gli agricoltori e così buona parte degli agricoltori valdostani oggi si trovano ad avere un premio che non è paragonabile a quello del loro vicino di casa che fa lo stesso mestiere. E quindi a livello di competitività dell’azienda siamo in una situazione disastrosa. Per quanto riguarda l’altra parte del PSR con tutte le misure che passano sotto il controllo di Area Vda e sono il frutto di quanto legiferato dall’Assessorato nella concertazione con Bruxelles siamo in una situazione ugualmente disastrosa, ma per ragioni diverse in quanto è la complessità che chiede un controllo ulteriore da parte degli organismi regionali ad aver bloccato tutto. Perché le regole che si sono studiate sono molto complesse e tante volte controverse. Una altro esempio che posso fare sul PSR sono gli investimenti per i giovani agricoltori dove il sistema di regole è così complesso da impedire nei tre anni in cui il giovane agricoltore deve fare l’investimento di avere effettivamente il contributo che gli spetta. E per dirla in modo molto concreto, se io giovane agricoltore devo costruire una stalla e ho tre anni di tempo per farlo, ma non ho la risposta né tantomeno l'erogazione del contribuito prima del terzo anno come faccio? Ipoteco casa mia per costruire la stalla? Se ce l’ho la casa da ipotecare...Altrimenti sono finito prima di iniziare. Certo è che l’allevamento per oltre 50 anni ha dato una mano a tutta l’economia valdostana. Quando abbiamo investito sui fabbricati rurali abbiamo investito non sull’agricoltura, ma sull’edilizia, perché il fabbricato che in Piemonte costruisco con 200mila euro, in Valle d’Aosta lo costruisco con 400mila euro. E’ un dato di fatto che i nostri prodotti devono essere aiutati per essere competitivi su altri mercati, diversamente costerebbero già troppo in partenza.

Sulla valorizzazione dei prodotti avete molto da dire. Il prezzo è un tema inevitabilmente centrale...
Il documento era indirizzato alla politica, ma non è soltanto in funzione della politica in quanto una forte autocritica la dobbiamo fare. La valorizzazione dei prodotti spetta agli allevatori attraverso le proprie forme organizzate, ma ci sembrava corretto nel documento far sapere che c’è voglia d aparte degli allevatori di investire sui prodotti perché si è parlato a lungo di contributi, e noi non vogliamo assistenzialismo e non è assistenzialismo quello che permette alle aziende agricole di campare perché il 70% delle entrate sono i prodotti. La differenza grossa tra incentivo e assistenzialismo è che il primo va a premiare chi lavora in un certo modo. Se io produco una buona fontina, un buon formaggio e c’è la mia faccia su quel prodotto io azienda che lavoro bene avrò un ritorno superiore rispetto a chi produce un prodotto di qualità inferiore, niente è più incentivante di questo. Il contributo purtroppo questo non lo fa. Noi vogliamo quindi slegarci il più possibile da questa logica. Noi crediamo tantissimo nel prodotto fontina in quanto risponde perfettamente a quello che i consumatori chiedono non solo a livello regionale, ma a livello europeo perché parlare di allevamento di razze in via d’estinzione che si adattano ad un territorio montano, che vivono in un benessere che non è neppure paragonabile a quello di altre razze allevate in pianura che muoiono a cinque anni anziché 15, come può capitare ai nostri animali, chiuse in ambienti che non hanno nulla a che fare con i nostri alpeggi. Tutto questo è da promuovere e da far sapere e una forte autocritica va fatta in quanto non abbiamo saputo valorizzare tutto questo negli anni.

Un appello per il prossimo Governo regionale?
Vorremmo che si investisse di più e si spendesse di meno. Dare i soldi all’allevamento perché tiri avanti è una strategia che può avere senso soltanto in un momento di disperazione, di grave crisi, di difficoltà insormontabile, ma investire significa crearsi un futuro. Su ogni euro speso per l’agricoltura vorremmo che la parte importante andasse per la valorizzazione del prodotto in quanto è quella che dà dignità all’allevatore e gli permette di camminare sulle sue gambe. Investire non vuol dire dare dei soldi perché ci facciano pubblicità non sappiamo bene come. Ma mettere dei fondi o delle competenze affinché il prodotto possa essere conosciuto e valorizzato di più dentro e fuori la nostra regione. I sistemi per incentivare la qualità ci sono senza bisogno di risorse esterne e i sistemi per farci conoscere pure con un investimento di risorse esterne sicuramente inferiore rispetto ad altre modalità

Un sogno da Presidente dell’Arev da realizzare?
Dare dignità alla categoria. Io vorrei tanto che gli allevatori si rendessero conto del lavoro che fanno per tutti, non soltanto per se stessi, e che la Valle d’Aosta anche turisticamente è quella che è anche grazie a noi. E un po’ di autostima in più ci servirebbe anche nel prenderci qualche libertà che non ci siamo mai concessi perché qualunque lavoratore, qualunque imprenditore i frutti del proprio lavoro li merita, non gli sono regalati, e questa distorsione mentale è nata proprio da questo sistema di contributi. Ma l'agricoltore che lavora 10 ore al giorno - e curando gli animali in un modo che è fuori dal mondo se paragonato all’allevamento intensivo – si merita qualche cosa in più: un giorno libero ogni tanto, di poter stare con la propria famiglia, di poter vivere la montagna che noi stiamo curando, e al momento non è così.



17 maggio 2018

Venerdì 18 maggio Jean Paul Chadel (#AREV): ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 18 maggio, alle 9,35, ventottesima puntata di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu. L'ospite sarà Jean Paul Chadel, presidente dell'Associazione degli allevatori valdostani.   

Domani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata - se te la sei persa - puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0. 

1 febbraio 2018

Venerdì 1° febbraio Mauro Treves (#ProduttoriLatteeFontina) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 1° febbraio, alle 9,35, quindicesima puntata di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu. L'ospite sarà Mauro Treves Presidente della Cooperativa Produttori Latte e Fontina e della Cooperativa Evançon.  

Domani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata - se te la sei persa - puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.


Sul Corriere della Valle in edicola questa settimana trovi l'intervista a Carla Chiarle della Cooperativa l'Esprit à l'Envers.

Ne approfitto anche per ricordare che ImpresaVda va in ondacon il patrocinio della Camera di Commercio di Aosta che per dodici puntate patrocinerà la nostra trasmissione, Camera di Commercio che –lo ricordiamo – di cui ricordiamo l’adesione, dello Sportello SPIN2 – gestione associata tra Chambre valdôtaine e Unioncamere Piemonte, alla rete Enterprise Europe Network, rete europea di supporto alle imprese.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0.

6 dicembre 2017

Made in Italy, falsi 6 su 10 : anche la #Fontina tra i più “taroccati” guarda le foto (#mossoni08)

Ci sono più fontine (taroccate) nel mondo che fontine vere in tutta la Valle d'Aosta!











Dagli Spagheroni prodotti in Olanda alla Salsa Pomarola venduta in Argentina, dal Pompeian Oil realizzato negli Stati Uniti alla Zottarella prodotta in Germania fino al Caccio Cavalo scovato in Brasile, sono particolarmente fantasiose le imitazioni dei prodotti italiani che si trovano all’estero.

L’Italia si accinge a raggiungere nel 2017 il record storico delle esportazioni agroalimentari con un valore superiore ai 40 miliardi di euro che potrebbe migliorare considerevolmente poiché sei prodotti alimentari di tipo italiano su dieci in vendita sul mercato internazionale sono il risultato dell’agropirateria internazionale che sul falso Made in Italy fattura 60 miliardi di euro nel mondo. 
Ma non basta, il fenomeno costa al Paese, da una stima Coldiretti, circa trecentomila posti di lavoro.  In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche la Mozzarella, il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago e la Fontina. Poi ci sono i nostri salumi più prestigiosi dal San Daniele alla Mortadella, ma anche gli extravergine di oliva, le conserve e gli ortofrutticoli come il pomodoro San Marzano. Se gli Stati Uniti sono i “leader” della falsificazione, le imitazioni dei formaggi italiani sono molto diffuse dall’Australia al Sud America, ma anche sul mercato europeo. Una tendenza che è degenerata in alcuni Paesi dove sono stati messi addirittura sul mercato “magic box” per la produzione casalinga dei formaggi, vini e salumi italiani più tipici in pochi giorni. Il fenomeno dell’italian sounding è assolutamente trasversale e talmente radicato che non ci si preoccupa ormai neppure di mantenere la fedeltà al nome originale della specialità Made in Italy copiata. Così gli spaghetti, se in Belgio aggiungono il termine “napoletana” per qualificare maggiormente il prodotto, nei Paesi Bassi diventano Spagheroni e in Corea addirittura Chapagetti.  La mozzarella è sicuramente uno dei prodotti più imitati, i cui falsi sono reperibili in ogni angolo del pianeta ma anche sui salumi la scelta è ampia. Si va dal San Daniele Prosciutto, prodotto in Canada, alla Mortadela siciliana realizzata in Spagna, dalla Finocchiona in vendita negli Stati Uniti ai Napoli Mastro tradizionali del Canada, sino al Dobro Salama Napoli ottenuto in Croazia.
Altrettanto diffuso è il fenomeno delle contraffazioni del vino. Negli Stati Uniti si trovano falsi Chianti e Tuscan moon, mentre il Barbera (bianco) è imitato anche in Romania e il nostro Prosecco, scovato anche in Russia, è divenuto a tal punto star dei mercati internazionali da trovare una folta schiera di imitatori che ne mettono a rischio l’ascesa. Ma un vero e proprio schiaffo all’immagine del nostro Paese viene anche dai prodotti che richiamano il fenomeno della mafia come il Fernet mafiosi o le Spezie Palermo mafia shooting vendute in Germania, un autentico oltraggio a tutti quegli italiani che tanti anni fa emigrarono in terra tedesca, dando un contributo sicuramente non secondario alla crescita di quella nazione.
Per quanto riguarda la nostra Fontina invito il lettore curioso a passare qualche minuto su internet. E’ sufficiente digitare “Fontina cheese” e “Fontina queso” su Google e poi andare a vedere il link “immagini”  nella ricerca;  c’è veramente da stupirsi che la legge permetta,  malgrado l’attività attenta del Consorzio -  che ha le mani legate quando si esce dall’Italia, figuriamoci nei paesi extra UE -   l’elusione di quelle che sarebbero normali norme di trasparenza a favore dei produttori e dei consumatori. Chi mangia palesi imitazioni di bassa qualità ed è convinto che quello sia il prodotto originale quale opinione si può fare?

Ezio Mossoni

18 ottobre 2017

Venerdì 20 ottobre Danilo Grivon (Fromagerie Haut Val d'Ayas) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, dopodomani, venerdì 20 ottobre, alle 9,30, seconda puntata di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu. L'ospite sarà Danilo Grivon, Presidente della Fromagerie Haut Val d'Ayas.  

Sul Corriere della Valle in edicola questa settimana troverai l'intervista a Davide Casola, presidente della Cooperativa Elettrica Gignod. 

Dopodomani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata - se te la sei persa - puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.

Ti ricordo che il programma è in diretta per cui puoi intervenire sia telefonicamente (0165 - 44575) sia via mail diretta@radiopropostainblu.it).

Come sempre ti chiedo di scrivere nell'oggetto della mail «ImpresaVda» in modo che io possa capire subito se si tratta di un lettore del blog.


Puoi naturalmente anche lasciare messaggi direttamente su ImpresaVda, possibilmente prima della trasmissione. Di che genere? E' molto semplice: domande sui temi trattati e suggerimenti sugli argomenti da trattare o gli ospiti da invitare.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0.

Buon ascolto. 

13 ottobre 2017

Modon d’or: Concorso nazionale #Fontina d’Alpage


L’Assessorato dell’Agricoltura e risorse naturali della Regione autonoma Valle d’Aosta in collaborazione con la Chambre Valdôtaine e la Fondation Grand Paradis e con il supporto tecnico-scientifico del Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina e della Cooperativa Produttori Latte e Fontina, sta organizzando il Modon d’Or-Concorso nazionale Fontina d’Alpage 2017, iniziativa finalizzata alla valorizzazione del prodotto simbolo della Valle d’Aosta che, attraverso il riconoscimento della miglior Fontina DOP prodotta in alpeggio durante la stagione estiva, vuole promuovere l’intero comparto agricolo della Regione nel conseguimento di traguardi di qualità e di eccellenza.

L’iniziativa rientra strategicamente all’interno delle azioni che l’Assessorato ha portato avanti in questi ultimi mesi per il sostegno della filiera enogastronomica di qualità della Valle d’Aosta. Al momento, l’Assessorato sta coordinando le diverse attività tecniche che porteranno a una nuova formula di valorizzazione del prodotto e che culmineranno in due giornate, il 7 e 8 dicembre 2017, dove saranno presenti personaggi conosciuti dal grande pubblico, i quali si faranno interpreti e promotori della Fontina DOP.

Sono ammesse al Concorso, le Fontine DOP prodotte nel mese di luglio 2017, in numero di una per alpeggio. I partecipanti dovranno far pervenire alla segreteria del Concorso, presso l’Ufficio promozione dell’Assessorato, entro il 24 ottobre 2017 la scheda di adesione, mentre la forma di Fontina DOP, da loro stessi individuata, andrà conferita al magazzino della Cooperativa a Saint-Christophe entro il 31 ottobre 2017.

La miglior Fontina DOP prodotta in alpeggio nel mese di luglio, sarà premiata con l’assegnazione del Modon d’Or (il punteggio più alto superiore ai 90/100) e della Médaille d’Or (per quanti raggiungano un punteggio superiore ai 75/100) e verranno inserite in un percorso di commercializzazione che andrà a valorizzare anche economicamente la qualità del prodotto.

La premiazione della miglior Fontina d’Alpeggio 2017, alla presenza di noti personaggi televisivi e delle settore gastronomico, si svolgerà il 7 dicembre nella suggestiva cornice del Castello di Sarre.
Attraverso un’azione di maggiore promozione del Concorso, l’Assessorato intende insistere in modo particolare sulla valorizzazione delle filiere di produzione del comparto agricolo, con un cenno speciale alle produzioni DOP, incoraggiando i produttori nel conseguimento di traguardi di qualità e portando con azioni puntuali a una promozione dei prodotti Valle d’Aosta soprattutto fuori dai confini regionali.


Per eventuali informazioni è possibile consultare il sito www.regione.vda.it/agricoltura oppure contattare l’Ufficio Promozione della qualità, supporto alle imprese e semplificazione delle procedure dell’Assessorato Agricoltura e risorse naturali al recapito telefonico: 0165 275213 – 5215.

5 luglio 2017

#Agricoltura: I Numeri e la Crisi (#mossoni 04)


I numeri sono una delle poche cose certe che ci sono rimaste, i numeri devono, però, essere letti nel contesto a cui si riferiscono, e questo necessita la consapevolezza  del “contesto”, cosa non sempre facile. Ho sempre diffidato delle classifiche dei quotidiani economici sulla qualità della vita o sui processi economici delle varie realtà, provinciali o regionali che siano, (rievocando, mi rendo conto, il famoso “pollo” che ogni italiano si mangerebbe secondo Trilussa) proprio perché i numeri sono “aridi” se non analizzati con cura e conoscenze.
La Fédération des Cooperatives, nella sua assemblea annuale ha evidenziato – risultati contabili – come il settore agricolo  sia, in assoluto, il più dinamico, (34 cooperative, 1.429 soci e 190 addetti) con un fatturato che ha registrato un clamoroso più 14,5% nel settore zootecnico – dove il prezzo medio del latte alla stalla si è attestato a 49 centesimi/chilo – il settore vitivinicolo migliora del 6% mentre quello frutticolo ha risentito di alcuni problemi strutturali ma ha fatto registrare un più 0,20%. Alla luce di tali dati, come detto, in assoluto i più performanti nel settore della cooperazione, ci si potrebbe chiedere i perché della crisi che, invece, insegue senza tregua il settore primario.
Mi rendo conto che è bene – riferendoci al famoso “contesto” – ricordare che il settore agricolo Valdostano è avulso dalla organizzazione agricola del resto Paese; abbiamo privilegiato – da sempre – la tutela del territorio, la qualità anziché la quantità, il prodotto Fontina DOP,  le razze bovine e ovicaprine  autoctone, la DOP unica vitivinicola. Ma la fienagione “costa” molto di più che alimentare il bestiame con insilati, organizzare l’alpeggio costa molto più che tenere i capi in pianura, fare Fontina DOP costa il doppio ( il disciplinare prevede due lavorazioni al giorno) di altri pur famosi formaggi, mantenere capi di razza Valdostana costa uguale – o forse più – di altre razze , ma la produzione di latte è nettamente minore, e così via.
L’INEA - Istituto Nazionale di Economia Agraria (ora Crea n.d.a.) con un proprio quaderno – facilmente reperibile in internet – a firma Patrizia Borsotto, analizza il costo di produzione del latte in Valle d’Aosta e, con una attenta analisi eseguita suddividendo varie tipologie aziendali, sia pure con dati non recentissimi, stabilisce che il miglior allevatore, nelle migliori condizioni, sostiene un costo di produzione del latte di 62 centesimi al chilo, arrivando, a seconda dei casi, fino a punte di 79 centesimi.  Ammesso che tutti siano bravissimi, 49 centesimi di valore del latte alla stalla evidenziano ancora un meno 13 centesimi tra ricavi e costi. Ogni allevatore, in sintesi, perde 13 centesimi ogni chilo di latte che munge ! La Fontina non fa eccezione; l’ultimo prezzo fissato  ( a cui si dovranno aggiungere/togliere i premi qualità) è di 7.08 euro/chilo per la produzione di alpeggio e di 6,87 euro/chilo per la produzione di latteria ( prezzi IVA compresa).  Dagli annali scopriamo che, nel 1996, il prezzo era di 12.000 lire per l’alpeggio e 11.600 lire per la latteria. In venti anni il valore è aumentato poco più del 10%, mentre l’ISTAT stima, nel settore latte, un aumento dei costi – nello stesso periodo – del 32%. Un operaio agricolo, in alpeggio, costa,  circa 80 euro lorde al giorno: a 49 centesimi sono, più o meno, oltre  150  litri di latte da destinare per pagare la giornata del dipendente!

Ecco spiegata la crisi del comparto agricolo.  Il lettore attento si chiederà, allora, come ha fatto a resistere il settore, perché alla luce di questi dati non è possibile sopravvivere. Da una parte viene spiegato e ampiamente giustificato il ricorso agli aiuti, dall’altra l’agricoltore è, forse, l’unico “imprenditore” che (necessità virtù) non conta mai l’apporto della propria forza lavoro, si lavora perché si deve, semplicemente le proprie ore non si contano e, di conseguenza, non si dovranno remunerare!
Ezio Mossoni

22 giugno 2017

Jean Paul Chadel (#Arev): «Lavorare 15 ore al giorno e non potersi permettere un weekend con la famiglia è un qualcosa che non esiste per nessuno tranne che per gli allevatori»

L’intervista di questa settimana è a Jean Paul Chadel da poche settimane alla guida dell’Arev.

Da poche settimane è alla guida dell’Arev. Da quanto tempo opera nel settore?  
Sono allevatore praticamente da sempre. Mio padre lo era come suo padre. Poi ufficialmente ho aperto l’azienda agricola undici anni fa.

E’ un momento molto delicato per il mondo agricolo e per la zootecnia in particolare. Quali sono i numeri del settore?
Abbiamo circa 950 allevamenti gestiti in modo professionale, quindi con partite Iva che vivono sostanzialmente di questo. La fatica è tanta. Purtroppo i numeri stanno calando. Perdiamo mediamente 35 allevamenti all’anno e le prospettive non sono le più rosee anche perché l’età media supera i 50 anni.

 Quanto è importante l’Arev in un simile scenario?
A mio avviso è l’unico modo di sopravvivere. Siamo tutte aziende minuscole. Non possiamo pensare di camminare ognuno con le proprie gambe. Abbiamo bisogno di un sistema associativo che difenda i nostri diritti, ci aiuti anche a trovare le vie per i finanziamenti che mancano o per valorizzare i nostri prodotti. E per quest’ultimo obiettivo occorre un sistema cooperativa per valorizzare al meglio i nostri prodotti.

Quali sono gli obiettivi della sua presidenza?  
In ordine di emergenza più che di priorità assoluta vedo, purtroppo, la situazione legata ai contributi che stentano ad arrivare come dovrebbero. Ci sono allevatori che aspettano ancora quanto dovuto dal 2014-2015. Di conseguenza si fa fatica per un bilancio che comunque è fortemente legato a queste sovvenzioni che, ricordo, non sono un dono piovuto dal cielo ma sono legate al fatto che il nostro allevamento sul nostro territorio lavora in condizioni economicamente insostenibili, ma offre un servizio a tutti quanti gli abitanti, garantendo una tutela del territorio dal punto di vista idrogeologico oltre a favorire il turismo in una regione che senza il turismo non può sopravvivere. E quindi siamo molto in attesa di questi aiuti. I problemi burocratici noi li viviamo in fondo alla catena ma nascono tra Bruxelles e Roma e tra Roma e Aosta. Per il resto per fortuna voglio continuare ad insistere per quanto concerne la valorizzazione dei nostri prodotti. Abbiamo un latte e una carne che sono prodotti in un modo che non ha nulla a che vedere con l’allevamento intensivo come avviene nella maggior parte delle altre realtà proposte sul mercato mondiale. Dobbiamo però farlo sapere ai consumatori senza arrivare tanto lontano, facendolo semplicemente sapere ai nostri vicini di casa. Ci siamo un po’ isolati e questa è una colpa nostra categoria. Dobbiamo imparare a farci conoscere di più e a valorizzare il nostro lavoro. Con il nuovo direttivo che mi sembra molto motivato, in continuità con quanto già fatto in passato, cerchiamo di spingere affinché la nostra voce si faccia sentire.

Chi sono gli altri componenti?
I due vicepresidenti sono Davide Ronc e Dino Planaz. Oltre a loro ci sono altri 17 allevatori in rappresentanza un po’ di tutta la Valle e di tutti i settori, cioè non solo bovino, ma anche ovicaprino ed equino.

Il dialogo con il mondo della politica nell’ultimo quinquennio si è fatto più difficile…
Il mondo negli ultimi anni è cambiato, non soltanto il settore dell’allevamento. Le risorse non sono più quelle di un tempo e la stessa politica deve imparare ad affrontare i problemi in modo diverso. Se per tanti anni l’allevamento è stato aiutato in modo più o meno costruttivo dalla politica con aiuti regionali disponibili in quanto presenti nel bilancio regionale oggi non è più così. La politica, i dirigenti e chi opera in generale nella pubblica amministrazione deve reimparare un lavoro diverso e che vede i contatti con Bruxelles come l’unica possibilità di ottenere finanziamenti. Come allevatori abbiamo bisogno di una politica che sappia fare il suo mestiere. Come noi dobbiamo essere imprenditori nel 2017, c’è chi deve essere amministratore nel 2017. A ognuno compete un ruolo.

Pagamenti Agea, prezzo del latte, una burocrazia insostenibile sono alcuni dossier caldi. Come intendete muovervi?
Abbiamo una serie di proposte. Le aziende lamentano il bisogno da un lato di delegare una parte degli aspetti burocratici. C’è bisogno di una figura che possiamo chiamare di “segretario aziendale” che come associazione si occupi di più allevamenti e affronti gli aspetti burocratici più ostici. E’ ovvio che la compilazione e la firma delle domande spetta all’allevatore, ma ci sono tante volte dei problemi di comunicazione anche informatica tra programmi che non possono essere risolti dall’allevatore. Abbiamo bisogno di qualche tecnico che se ne occupi per noi. Ricordo che ci sono studi in base ai quali il settore dell’agricoltura e dell’allevamento in Italia e in Valle d’Aosta in particolare è soggetto ad un carico burocratico che non è paragonabile a quello di nessun altro settore produttivo. Io allevo 16 bovine da mungere e da due a tre mattinate alla settimana so per certo che devo stare in giro per uffici. Questa è una situazione veramente assurda. Un altro aspetto su cui come associazione vogliamo spingere, ovviamente attraverso il dialogo con chi effettua i controlli in loco sulle aziende, è avere qualcuno che possa sostenerci quando questi avvengono. Le regole sono tante, forse troppo. Un attimo di chiarezza in più su cosa sia necessario fare e quello che l’allevatore può scegliere di fare a seconda della disponibilità economica o di come vuole impostare la propria azienda andrebbe fatta. Ci sono norme chiare per tutte e vanno rispettate e chi non le rispetta, compresi io e i miei colleghi, andrà incontro a delle sanzioni e a quello che la legge prevede. Ma ci sono anche tanti altri aspetti su cui ognuno deve avere un minimo di libertà

L’allevamento è un lavoro difficile ma lo è ancora di più se svolto in montagna. Come si può fare affinché tra vent’anni ci siano ancora attivi giovani allevatori come lei?
Non vorrei apparire troppo materialista ma l’aspetto economico è fondamentale. Se un’azienda sta in piedi il giovane può dire mi dedico a questo lavoro che è duro, ma se lo si vuol fare c’è già una passione a monte che non deve mancare. Se questa c’è un ragazzo è disposto a lanciarsi nell’allevamento, ma – e parlo anche da educatore e da padre – siamo noi che lavoriamo qui nel presente a pensare al loro futuro cercando di evitare che questi ragazzi cavalchino la loro passione per poi ritrovarsi a fare una vita che al di sotto di qualunque livello socialmente accettabile. In quanto lavorare 15 ore al giorno e non potersi permettere un weekend con la famiglia è un qualcosa che non esiste per nessuno tranne che per gli allevatori. Questa è la norma per gran parte degli allevatori nella nostra regione. E se questo non cambia avremo seri problemi a mantenere i giovani nell’allevamento.

Guardando alla fine del 2017 e al 2018 c’è qualche novità in vista da anticipare ai nostri radioascoltatori?
C’è tutta la serie di manifestazioni legate a Alpages ouverts, iniziativa che va avanti con successo da diversi anni e che valorizza un po’ il punto forte del nostro allevamento cioè la vita d’alpeggio e i prodotti d’alpeggio, fontina in primis, anche con ricadute turistiche interessanti. Con l’Assessorato all’Agricoltura siamo in una fase di organizzazione di parecchi eventi che vanno in altri paesi, in altre regioni a far conoscere la nostra realtà. E’ una grossa novità.

Un sogno imprenditoriale-associativo per il settore zootecnico in Valle d’Aosta?
Posso sembrare poco ambizioso ma vorrei che chi lavora nel nostro settore raggiungesse un livello di qualità della vita degna perché è proprio su questo che siamo lontani da qualunque altro settore. Abbiamo già la fortuna di vivere in un paradiso terrestre e questo l’allevatore già lo vede tutte le mattine, abbiamo la fortuna di essere a contatto con animali splendidi e di avere un rapporto con loro che non esiste negli allevamenti di pianura però dobbiamo poter avere quel minimo di libertà che ci manca oggi, dobbiamo poter vedere come lavorano i nostri vicini del Vallese e della Savoia, dobbiamo poterci formare e formare, dobbiamo poter dedicare del tempo ai nostri cari, alla famiglia. E’ lì che vorrei arrivare. Quando gli allevatori potranno accettare nella loro cultura che il tempo libero è un diritto e non un lusso allora saremo un settore libero, indipendente e culturalmente preparato.

1 giugno 2017

Festa della Repubblica: ImpresaVda torna il 9 giugno

Carissimo visitatore, domani, venerdì 2 giugno,  ImpresaVda, programma patrocinato da Valfidi, si prende una pausa. Torneremo il 9 giugno su Radio Proposta in Blu.  

Il prossimo appuntamento sarà, dunque, Venerdì 26 maggio, sempre alle 9,30. Qui - se te la sei persa - trovi l'intervista della scorsa settimana a  Jean Paul Chadel, da pochi giorni alla guida dell'Arev con il quale abbiamo fatto il punto sulla zootecnia nella nostra regione.  

Sul Corriere della Valle in edicola troverai la seconda parte dell'intervista a Giorgio Girardi e Valerio Faccenda sulla esperienza di fonderia artistica alla Verrès spa. Domani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.

Ti ricordo che il programma è in diretta per cui puoi intervenire sia telefonicamente (0165 - 44575) sia via mail diretta@radiopropostainblu.it).

Come sempre ti chiedo di scrivere nell'oggetto della mail «ImpresaVda» in modo che io possa capire subito se si tratta di un lettore del blog.


Puoi naturalmente anche lasciare messaggi direttamente su ImpresaVda, possibilmente prima della trasmissione. Di che genere? E' molto semplice: domande sui temi trattati e suggerimenti sugli argomenti da trattare o gli ospiti da invitare.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0. 

Buon ascolto. 

25 maggio 2017

Venerdì 26 maggio Jean Paul Chadel (#Arev) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 26 maggio, trentacinqesima puntata di ImpresaVda. su Radio Proposta in Blu, con il patrocinio della Valfidi. Questa settimana tocca a Jean Paul Chadel, da pochi giorni alla guida dell'Arev con il quale faremo il punto sulla zootecnia nella nostra regione.  

Il prossimo appuntamento sarà, dunque, Venerdì 26 maggio, sempre alle 9,30. Qui - se te la sei persa - trovi l'intervista della scorsa settimana a  Graziano Dominidiato, Presidente di Confcommercio Valle d'Aosta

Sul Corriere della Valle in edicola troverai la prima parte dell'intervista a Giorgio Girardi e Valerio Faccenda sulla esperienza di fonderia artistica alla Verrès spa. Domani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.

Ti ricordo che il programma è in diretta per cui puoi intervenire sia telefonicamente (0165 - 44575) sia via mail diretta@radiopropostainblu.it).

Come sempre ti chiedo di scrivere nell'oggetto della mail «ImpresaVda» in modo che io possa capire subito se si tratta di un lettore del blog.


Puoi naturalmente anche lasciare messaggi direttamente su ImpresaVda, possibilmente prima della trasmissione. Di che genere? E' molto semplice: domande sui temi trattati e suggerimenti sugli argomenti da trattare o gli ospiti da invitare.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0. 

Buon ascolto. 

21 aprile 2017

#Coldiretti: settore lattiero-caseario valorizzato dall'etichettatura d'origine obbligatori


Al via ufficiale, dal 19 aprile 2017, l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte a lunga conservazione e dei suoi derivati che rende operativo il decreto “Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011”, firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.15 del 19 gennaio 2017.
Il provvedimento per il latte Uht è stato accolto positivamente dal 76% degli italiani e per yogurt e formaggi dal 91%, secondo quanto è emerso dalla consultazione on online del Ministero delle Politiche Agricole.
Due confezioni di latte a lunga conservazione su tre sono già in regola con la nuova etichetta di origine che consente di smascherare il latte straniero spacciato per italiano. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti che ha raccolto i campioni di latte in vendita nei principali supermercati e nei negozi italiani.

La Coldiretti Valle d'Aosta plaude all'importante conquista - frutto delle tante battaglie della propria Organizzazione a livello nazionale ed internazionale - sulla strada della trasparenza dell’informazione ai consumatori e della valorizzazione dei prodotti Made in Italy.
Un risultato che andrà a giovamento anche del settore lattiero-caseario valdostano - al di là della tracciabilità già garantita nella produzione della Fontina - permettendo alle aziende agricole locali di vedere riconosciuto in etichetta il loro lavoro: d’ora in poi, infatti, andrà specificato il paese di mungitura, quello di confezionamento e di trasformazione”.

Il provvedimento riguarda l'indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari e prevede l'utilizzo in etichetta delle seguenti diciture:
a) “Paese di mungitura”: nome del Paese nel quale è stato munto il latte;
b) “Paese di condizionamento o di trasformazione”: nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato.
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con l'utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte”: nome del Paese. Se invece le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: “latte di Paesi UE” per l'operazione di mungitura, “latte condizionato o trasformato in Paesi UE” per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Infine qualora le operazioni avvengano nel territorio di più Paesi situati al di fuori dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: «latte di Paesi non UE» per l'operazione di mungitura, «latte condizionato o trasformato in Paesi non UE» per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Per le violazioni si applicano le sanzioni di cui all'art. 4, comma 10, della legge 3/2/2011, n. 4.


L’ETICHETTA DI ORIGINE SULLA SPESA DEGLI ITALIANI
Cibi con l'indicazione origine
E quelli senza
Carne di pollo e derivati
Salumi
Carne bovina
Carne di coniglio
Frutta e verdura fresche
Carne trasformata
Uova
Frutta e verdura trasformata
Miele
Derivati del pomodoro diversi da passata
Passata di pomodoro
Sughi pronti
Pesce
Pane
Extravergine di oliva
Latte/Formaggi
Pasta in itinere

Riso in itinere




Fonte: Elaborazioni Coldiretti
 

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