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26 aprile 2011

Metropolitana Regionale? La Provincia di Trento ci sta già Pensando

Lorenzo Dellai
Il quotidiano Repubblica ha dedicato alcuni giorni fa un’intera pagina al progetto Metroland, il Metrò delle Dolomiti che vuole realizzare la Provincia Autonoma di Trento. L’idea è quella di decongestionare il traffico della provincia, collegando i nodi principali del Trentino con una rete ferroviaria quasi metropolitana che permetta di raggiungere le Dolomiti in Val di Fassa da Trento in 30 minuti contro le quasi due ore in macchina.

Ecco alcune cifre che testimoniano la grandezza del progetto:
- 4 linee principali: Trento-Malè, Treno Tione, Trento Soraga (Val di Fassa), Trento – Primiero;
- 200 chilometri totali di rete di cui ben 170 in galleria;
- budget: circa 3,6 miliardi di euro;
- fine lavori previsto: 2030.

A portare avanti l’iniziativa il Presidente della Provincia Lorenzo Dellai (ospite di Mons. Giuseppe Anfossi alcuni mesi fa in occasione del tradizionale incontro con i sindaci valdostani).

Dellai - governatore del centrosinistra giunto al suo terzo mandato (e ultimo, visto lo Statuto) - la vede così: «Dobbiamo fare in modo che chi sarà giovane fra vent'anni non debba lasciare i paesi di montagna». E allora, mentre si lavora a portare le fibre ottiche sulle Dolomiti, si ragiona anche su come spostare le persone: 200 chilometri di binari di cui 170 in galleria (le dorsali) e bus elettrici alimentati a idrogeno (saranno sperimentati ai prossimi Mondiali di sci nordico in Val di Fiemme nel 2013) per collegare le stazioni della "metropolitana" con paesi e frazioni (l'ultimo miglio)».

Per giustificare la partenza di un progetto che impegnerà il Trentino per i prossimi vent'anni cita Alcide De Gasperi (anche lui trentino) e il suo motto secondo cui «bisogna governare pensando alle nuove generazioni e non alle elezioni».

Forse anche in Valle si potrebbe immaginare invece di una metropolitana cittadina di dimensioni davvero mini qualcosa di più grande, magari regionale, in grado di mandare definitivamente in pensione la ferrovia. Non sono un urbanista però…

21 novembre 2010

Lorenzo Dellai: «L'Autonomia Speciale Deve Essere uno Strumento per Produrre Valore e non soltanto per Ridistribuirlo»

Da sinistra Augusto Rollandin, Lorenzo Dellai, Elso Gerandin e Mons. Giuseppe Anfossi
Le sfide e il senso delle autonomie speciali in un contesto in forte cambiamento sono stati il filo conduttore del dibattito promosso dal quarto '”Incontro con il personaggio”, consueto appuntamento promosso dal Vescovo di Aosta, Monsignor Giuseppe Anfossi, in collaborazione con il Consorzio degli Enti Locali della Valle d'Aosta (Celva). L'iniziativa, dal titolo “Le nuove sfide dell’Autonomia: le comunità autonome di fronte ai cambiamenti del nostro tempo”, si è svolta venerdì ad Aosta presso il Seminario vescovile, ed è stata proposta agli amministratori degli enti locali valdostani nel quadro del Piano Formativo annuale del Celva.

L'Incontro con il personaggio 2010, al quale hanno partecipato il Presidente della Regione Augusto Rollandin e il Presidente del Consiglio permanente degli enti locali (Cpel) Elso Gerandin, ha avuto come ospite d'eccezione il Presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai, che ha testimoniato le riflessioni sul tema delle autonomie promosse in una realtà affine a quella valdostana come è la Provincia autonoma di Trento. Ho avuto la fortuna di essere presente e sono davvero rimasto entusiasta di alcuni affondi portati avanti dal relatore. Li propongo in modo antologico. Dellai ha parlato di sfide esterne ed interne quanto scrivo è attribuibile con buona approssimazione al Presidente di Trento. Sul Corriere della Valle che sarà in edicola questo venerdì troverai un ampio servizio a cura di Roberto De Vecchi, responsabile della Pastorale sociale della Diocesi.


Le sfide esterne

L'autonomia speciale è molto di più del federalismo
Quest'ultimo è un tentativo comprensibile e lodevole che lo Stato mette in campo per promuovere il decentramento sui territori, mentre il concetto di autonomia speciale è molto più esigente. L'autonomia speciale è qualcosa di preesistente e che lo Stato ha riconosciuto. E' il frutto di un patto, non il risultato di una volontà paternalista dello Stato nei confronti di alcune regioni.

Attenti al pericolo della banalizzazione
L'autonomia non può essere ridotta ad un mero problema di risorse finanziarie.

La globalizzazione
Si può essere autonomi soltanto se si impara a rapportarsi con quanto accade al di fuori dei confini regionali.


Le sfide interne

La sindrome del pitone
Si tratta di un corpo che mangia, mangia e mentre digerisce si impigrisce, perde di dinamicità. Guai se il cittadino ha soltanto pretese nei confronti della pubblica amministrazione, se pensa che la ricchezza sociale e culturale conquistate siano date una volta e per sempre. L'autonomia speciale deve essere uno strumento per produrre valore e non soltanto per ridistribuirlo.

La perdita della memoria storica
Guai se si perde memoria del processo storico e umano che ha portato all'autonomia. Anche le nuove generazioni devono conoscere bene questo percorso.

Il pericolo della concentrazione del potere
Le autonomie speciali si prestano a questo pericolo. Occorre perciò creare degli anticorpi, occorre favorire un'autonomia diffusa ed una società civile forte.

L'omologazione culturale
Non si può essere un'autonomia speciale se il proprio popolo è culturalmente omologato.
 

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