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4 novembre 2016

Aosta: #Zamagni al De La Ville - Economie e città a misura d'uomo. Un nuovo approccio

Stefano Zamagni
Questa sera, venerdì 4 novembre, alle 20.45, al Théâtre de la Ville di Aosta, all'interno del ciclo Fede & Scienza, organizzato dalla Diocesi di Aosta, ti segnalo la conferenza del professor Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, sul tema «Economie e città a misura d’uomo. Un nuovo approccio». A Partire dalle 20,35 diretta, condotta dall'autore di questo blog, su Radio Proposta in Blu. Un appuntamento che merita. Ampia cronaca la prossima settimana sul Corriere della Valle. 

21 dicembre 2014

Luigino #Bruni: «Se vuoi capire a che livello di bene comune è una società guarda come tratta i suoi poveri»


Questo testo è stato pubblicato sul Corriere della Valle della scorsa settimana.

L’Economia è stata la grande protagonista della terza conferenza che giovedì scorso ha concluso il ciclo di incontri, organizzato dalla Diocesi di Aosta, di «Fede e Scienza», dedicati alla conoscenza e all'approfondimento dell'esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii Gaudium, in particolare del quarto capitolo "La dimensione sociale del l'evangelizzazione". Titolo dell’appuntamento al De la Ville: «L'economia di Francesco e le sfide dell'oggi». Relatore Prof. Luigino BRUNI, Professore ordinario di economia politica all’ Università LUMSA di Roma. Economia che «troppo spesso – come ha detto introducendo l’ospite il Vescovo di Aosta, Mons. Franco Lovignana - consideriamo come un campo a lato del Vangelo tanto è vero che è spesso assente dalla catechesi». E proprio per evidenziarne la centralità il Vescovo ha citato un passaggio dell’Evangelii Gaudium dove Papa Francesco scrive «dobbiamo convincerci che la carità è il rapporto non soltanto delle micro relazioni, rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici. E’ indispensabile che i governanti e il potere finanziario alzino lo sguardo e amplino le loro prospettive. Che facciano in modo che ci sia un lavoro degno, istruzione, assistenza sanitaria per tutti. E perché non ricorrere a Dio affinché ispiri i loro piani? Sono convinto che a partire da un’apertura alla trascendenza potrebbe formarsi una nuova mentalità politica ed econo­mica che aiuterebbe a superare la dicotomia asso­luta tra l’economia e il bene comune sociale».

Tre premesse
Bruni, fra l’altro coordinatore della Commissione internazionale di Comunione, è partito da tre premesse per inquadrare l’esortazione del Papa che per il professore consiste prima di tutto in uno stimolo che il Pontefice dà anche al mondo degli economisti «in quanto il Papa in alcuni punti tocca temi di teoria economica». «La prima premessa – ha proseguito Bruni – è dunque che l’economia è importante per i cristiani. Non è un caso. Già nel paragrafo 2 si parla di consumo. E io non posso che gioire questa scelta. Senza economia non si fa bene comune. E in questi tempi in cui c’è molta crisi economica, c’è pure una giusta diffidenza verso l’economia, non dobbiamo fare l’errore di immagine che ci possa essere una buona società senza una buona economia e senza una buona finanza. Oggi, come ieri, l’economia è fondamentale per il bene comune. Senza una prassi economica diversa i cristiani non possono cambiare l’economia». La seconda premessa è che Papa Francesco «usa la povertà come una prospettiva sul mondo. Guarda il mondo dalla prospettiva di Lazzaro e non del ricco Epulone. La povertà è un giudizio sul mondo, non è semplicemente un problema per le persone che sono sotto una determinata soglia di reddito. Se noi oggi vogliamo capire il mondo dobbiamo guardare i poveri. Sotto il tavolo dove sta Lazzaro vedi dimensioni che non vedi da sopra».

 Il Papa per Bruni utilizza la categoria della povertà per dire la sua sul capitalismo. «La povertà – prosegue il professore - è il centro del patto sociale. Se vuoi capire una società a che livello è di bene comune guarda come tratta i poveri. Ecco perché oggi considero Papa Francesco il principale critico del capitalismo e dice che deve trasformarsi in qualcos’altro in quanto produce esclusione, crea vinti». L’ultima premessa è che dietro a tutta l’esortazione c’è la questione antropologica, la grande domanda: «la persona che cos’è?». E Papa Francesco ha un’idea molto chiara di cosa sia l’essere umano. «Nel primo capitolo del Genesi quando Dio crea l’uomo dice che è “cosa molto buona”, mentre prima diceva soltanto cosa buona. Quel molto vuol dire quasi tutto. Cioè che per quanto possa essere bella la Valle d’Aosta, è meno bella di Maria che vive come barbona alla Stazione Termini. C’è cioè nell’essere umano una bellezza che supera tutte le bellezze del creato. C’è una bontà dell’essere umano che è più grande dei vizi, delle malattie, dei problemi. Caino arriva dopo l’Adam, nel quarto capitolo, dove per la prima volta compare la parola peccato, e non uccide questa immensa vocazione che c’è. Anche l’autore biblico se avesse guardato il suo tempo avrebbe dovuto partire da Caino eppure non lo fa. Di qui anche lo sguardo generoso e buono del magistero di questo Papa sull’uomo. E anche noi siamo chiamati ad avere questo sguardo sul mondo. Soltanto così è possibile un’economia diversa, di comunione, sociale. E’ possibile il bene comune perché c’è questa visione biblica. Altrimenti saremmo destinati ad un mondo in mano agli interessi e alle cattiverie». Per Bruni il cristiano deve guardare al mondo in maniera più positiva. «La prima cura è lo sguardo in quanto c’è un cinismo, uno scetticismo civile in Italia che è spaventoso. Invece di guardare al mio vicino come ad un alleato per il bene comune penso a lui come ad un evasore. Questo significa declino dei popoli. In un ‘Italia che soffre per un eccessivo pessimismo il cristiano dice che si può sperare, che c’è tanta bellezza nel mondo».

L’esortazione
Bruni affronta l’esortazione a partire dal tema della carità. «Una carità che non è un fatto privato, ma è capace di cambiare le relazioni sociali, politiche ed economiche è un concetto fondamentale». Ma che cosa è carità? «Caritas è una parola latina che è la traduzione di due parole greche. Non solo di agape, ma pure di Karis. Nel mondo greco l’amore poteva essere detto in due modi: eros e philia. L’eros era una reciprocità diretta, biunivoca, esclusiva, dove l’altro viene amato perché ci colma una indigenza, ci sazia, riaccendendolo, un desiderio vitale. Nella philia greca (che assomiglia a ciò che oggi chiamiamo amicizia), la reciprocità è più articolata: si tollera la mancata risposta dell’altro, non si fanno sempre i conti di dare e di avere, e si può perdonare molte volte. I cristiani devono esprimersi in greco ma l’amore che avevano sperimentato con Gesù non poteva essere espresso attraverso philia e eros in quanto non esprimevano l’amore per il nemico». Questa nuova parola fu agape, non del tutto inedita nel vocabolario greco, ma nuovi furono l’uso e il significato che le attribuirono i cristiani. Ma poi nacque il problema di tradurla in latino. «E la scelta – continua Bruni - cadde sulla parola charitas, che nei primi tempi era scritta con l’acca, una lettera tutt’altro che muta, perché diceva molte cose. Innanzitutto che quella charitas non era né amor né amicitia, era qualcos’altro. Poi che quella charitas non era più la caritas dei mercanti romani, che la usavano per esprimere il valore dei beni (ciò che costa molto, che è “caro”). Ma quell’acca voleva anche ricordare che charitas rimandava anche ad una altra grande parola greca:charis, grazia, gratuità. Non c’è agape senza charis, né charis senza agape. Una dimensione dell’amore che ti porta oltre le equivalenze, oltre la condizionalità. Il problema grande dell’amore umano è che la gente ama se è riamata».
Così la philia può perdonare fino a sette volte, l’agape fino a settanta volte sette; la philia dona la tunica, l’agape anche il mantello; la philia fa un miglio con l’amico, l’agape due, e anche col non–amico. L’eros sopporta, spera, copre poco; la philia copre, sopporta, spera molto; l’agape spera, copre e sopporta tutto. «Eppure gli esseri umani – aggiunge Bruni - sono capaci di atti più grandi di questo in quanto sono ad immagine di Dio e sono capaci di atti senza reciprocità. Di andare avanti da soli. Sono quelli che in contesti di illegalità pagano le tasse. Sanno che sono gli unici ma lo fanno lo stesso. La forma d’amore dell’agape è anche una grande forza di azione e di cambiamento economico e civile, capace di spezzare le trappole di povertà. La carità è dunque una forza straordinaria».

La cultura idolatrica
Bruni cita Papa Francesco quando al secondo capitolo dell’esortazione scrive “questa civiltà ha posto il consumo al centro e ha subordinato tutte le altre dimensioni della vita al consumo”. «Ed è verissimo – aggiunge –. Appena arrivi ad Aosta che cosa vedi? I centri commerciali. Ciò che salta all’occhio oggi è il consumo non è il lavoro. Prima non era così. L’economista Federico Caffè diceva che bisognava far iniziare i corsi di economia non con il consumo ma con la produzione. Far vedere dove nasce il valore. Poi questo valore viene distribuito. Il punto di partenza è come nasce il reddito, come si crea ricchezza. Invece tutta l’enfasi della cultura contemporanea è sul consumo. Tende a creare nei giovani l’idea che ci possa essere consumo senza lavoro. Il bombardamento è pubblicitario è tale che in qualche i soldi da qualche parte devono arrivare». 

Di qui l’idea che la nostra società stia vivendo dentro ad una cultura idolatrica, un concetto ripreso molte volte dal Papa. «per capire meglio questo – spiega Bruni – si deve leggere il libro dell’Esodo. La grande fatica che ha fatto il popolo di Israele è stata quella di dire il nostro Dio non è un idolo. E’ questa la nostra grande tentazione, non tanto l’abbandono di Dio per un idolo, quanto il far diventare Dio il vitello d’oro. Se avviene questo non c’è più conversione. Ti accontenti. Il popolo d’Israele ha fatto sempre una grande fatica a salvare la sua religione-fede diversa. Il suo è il Dio della vita che però non può essere rappresentato con i simboli della vita e della fertilità (tori, donne); è il Dio della voce che però solo Mosè riesce ad ascoltare; è il Dio che ha svelato il suo nome, un nome però impronunciabile. Troppo diverso, troppo nuovo. E anche oggi la nostra non è una cultura atea, ma idolatrica. Oggi il denaro permette di comprare tutto e così il denaro diventa tutto».

La prima nota di fondo di tutti i regimi idolatrici è proprio l’assenza di gratuità, che è invece la prima dimensione della fede biblica. La creazione è dono, l’alleanza è dono, la promessa è dono, la lotta all’idolatria è dono. Gratuità è l’altro nome di YHWH. La cultura dell’idolo odia il dono. «La gratuità – precisa Bruni – è una categoria economica, diversamente non serve a niente. E’ l’eccedenza rispetto ai contratti, al potere, ai comandi. E’ la differenza tra il professor Bruni e Luigino, cioè ciò che ti spinge a dare il meglio che hai ai tuoi studenti. Questo può essere soltanto dono. E questo è ciò che fa di un’impresa un luogo bello o brutto e se io dai lavoratori non ho questa voglia di vivere io non ho nulla, soltanto il contratto. La gratuità è questa eccedenza rispetto al doveroso. La famiglia è una scuola di gratuità, cioè il luogo dove impari che alcune cose vanno fatte in sé non perché c’è uno che ti paga. E quando questo manca l’impresa fallisce». 

Oggi però manca la capacità di vedere il dono che c’è nel lavoro e questo fa sì che «la gente non si senta ringraziata abbastanza». Non è un caso che il lavoro sia una grande parola di questa esortazione. «Finché la nostra politica non imparerà a guardare il lavoro così, e continuerà a guardare gli insegnanti come fannulloni, non farà nessuna riforma. In quanto la prima riforma parte dalla stima delle persone. Se tu non ti senti stimato non dai il meglio di te». 

L’esortazione si conclude con un paragrafo dal titolo «il tempo è superiore allo spazio». Ma che cosa vuol dire questo per l’economia. «Dietro all’idea del sabato – ha concluso Bruni - c’è il concetto biblico che il tempo e la terra non sono tuoi, ma sono dono e, quindi, ti devi fermare. Il riportare il tempo al centro del sistema economico implica dei concetti fondamentali: il primo è che i profitti delle imprese devono guardare al lungo periodo. Le imprese non possono giudicare i manager a tre mesi, diversamente è predatoria. Oggi abbiamo impoverito l’economia perché abbiamo reso troppo veloce il rapporto tra investimento e ritorno. E così i nostri imprenditori hanno smesso di investire nel lavoro e hanno iniziato a investire nella finanza speculativa che era molto più redditizia. Questo vale moltissimo per i giovani. Vanno attesi non possono avere esperienza se devono iniziare a lavorare. Serve una cultura dell’ospitalità aziendale. Un patto vero che dà modo ad un giovane di diventare un lavoratore semplicemente lavorando. Il grande problema del mestiere oggi è che i giovani non hanno mestieri. Per fare questo servono imprese pazienti». 

3 dicembre 2014

Liberare il potenziale dell’economia sociale per la crescita europea

Luigino Vallet
Questo testo di Luigino Vallet è stato pubblicato sull'ultimo numero del Corriere della Valle in vista della conferenza dell'economista Luigino Bruni che si svolgerà domani sera, alle 20,45, al Cinema Théâtre de la Ville. Diretta su Radio Proposta in Blu.

Il 17 e 18 dicembre il Governo Italiano, nel semestre in cui ha la Presidenza di turno del Consiglio  dell’Unione Europea, ha organizzato una conferenza a Roma dal titolo “Liberare il potenziale dell’economia sociale per la crescita europea”. Io ho partecipato come invitato per essere da molti anni impegnato, con diversi ruoli di responsabilità, in alcune organizzazioni - associazioni di volontariato, cooperative sociali, coordinamenti di associazioni, fondazioni - che fanno riferimento all’economia sociale in Valle.

Erano gli stessi giorni cui in Valle si discuteva in modo animato sul ruolo di alcuni coordinamenti del volontariato - realizzati con molta fatica nel corso del tempo - ma con tutta un’altra prospettiva. A tale convegno sono giunti a Roma quasi 200 relatori provenienti da 25 Paesi europei rappresentanti delle Istituzioni, esponenti dell'economia sociale, ricercatori e studiosi, ma anche semplicemente persone che sono
interessate a questo settore che ha, pur con molte difficoltà, non ha diminuito la sua presenza in questo perdurante periodo di crisi.

Davanti alla platea dell'Auditorium Massimo nel quartiere Eur il sottosegretario Luigi Bobba ha spiegato i motivi di questo convegno: «Questa conferenza vuole attirare attenzione su un settore importante. Il Governo ha scritto un'ampia Riforma in discussione alla Camera su volontariato, associazionismo e cooperazione sociale. Abbiamo seguito un percorso che altri Paese europei hanno imboccato in questi anni. Siamo convinti che dal confronto tra tutti questi attori possano arrivare idee e soluzioni».

Ha poi ricordato i dati Istat sull'economia sociale con i numeri (incidenza di circa il 10% sul Pil e le cifre sull'occupazione nel settore) e ha sottolineato l'esigenza dell'innovazione: «I servizi offerti dal Pubblico non sono più in grado di risolvere i problemi o fornire risposte ai bisogni: beni che solo le organizzazioni sociali possono garantire. Bisogna assumere una  prospettiva che guardi al medio e lungo termine. Anche la task force del G7 ha presentato qui il suo rapporto sull'impatto sociale.   Urge un passo avanti: da queste due giornate uscirà la Strategia di Roma per l'economia sociale».

A precedere l'intervento di Bobba è stato il professore Jean Paul Fitoussi che ha molto criticato le politiche economiche dell'Europa. La sua fondamentale esortazione è stata quella di «Partire dal capitale umano». Fitoussi ha messo in campo i temi della democrazia e della partecipazione alle politiche economiche degli ultimi anni. «In Europa la protezione sociale è vista come ostacolo alla competitività, dal Fiscal compact al Patto di Stabilità. Questa strategia ha come conseguenza una democrazia che non può correggersi come giusta combinazione tra solidarietà e profitto e così i cittadini possono anche cambiare i governi ma non le politiche economiche. Da questo assistiamo così all'ascesa del populismo. Negli Usa in due anni hanno cambiato queste politiche ed è arrivata la ripresa, in Europa invece si rischia la scomparsa delle protezione sociali e delle assicurazioni collettive».

In conclusione rispondendo ad una domanda del moderatore che gli chiedeva «se ci sia spazio ancora all'ottimismo» Fitoussi ha risposto: «Io sono ottimista per il futuro. Parliamo di povertà ma l'Europa è ricca di tante cose anche se è mal gestita. Arriverà un momento in cui se ne renderanno conto: serve il capitale umano per produrre quello materiale».

I convenuti hanno poi lavorato in 10 gruppi che concentrandosi su alcune specifiche tematiche dell’economia sociale realizzando in concreto delle occasioni di incontro e scambio e riaffermando contenuti forse oggi consolidati, ma che è comunque strategico portare all'attenzione delle istituzioni comunitarie, quali la consapevolezza del ruolo fondamentale dell'economia sociale per la «realizzazione di diversi obiettivi  importanti dell'Unione Europea, come ad esempio la creazione e il mantenimento dell'occupazione, la coesione sociale, l'innovazione sociale,  lo sviluppo rurale e regionale, inclusa la cooperazione internazionale e lo sviluppo, la tutela dell'ambiente», ecc.nonché la convinzione che «il suo ruolo è diventato ancora più significativo negli ultimi anni, poiché le organizzazioni dell'Economia Sociale hanno dimostrato di essere una forza anti-ciclica per affrontare la crisi economica che colpisce il nostro continente».

Importante intervento in una successiva tavola rotonda in cui è stato evidenziato come in Europa sia realizzato il 50% del welfare mondiale e che le imprese sociali contribuiscono a realizzarne il 50%, dando
lavoro a 14 milioni di persone. In Italia, le imprese sociali offrono servizi di welfare a 7 milioni di famiglie
e creano occupazione per 400mila persone.

Rispetto alle conclusioni viene raccomandata la definizione di referenze istituzionali chiare per l'economia
sociale a livello comunitario, la necessità di linee guida e monitoraggio rispetto all'applicazione della Direttiva
Appalti e della Direttiva Concessioni, l'ampliamento delle collaborazioni tra istituzioni e terzo settore basate
su «una logica di sussidiarietà, co-progettazione e co-produzione», la destinazione di investimenti
comunitari non solo alle infrastrutture materiali, ma anche agli investimenti sociali, il rafforzamento di strumenti
finanziari a sostegno dell'economia sociale; infine si prende opportunamente atto che in tema di impatto sociale il dibattito è ancora ampiamente da sviluppare.

28 novembre 2014

Giovedì 4 Dicembre Luigino #Bruni ad #Aosta: L'#economia di #Francesco e le sfide dell'oggi

Il ciclo di conferenze, organizzato dalla Diocesi di Aosta, dedicato alla conoscenza e all'approfondimento dell’esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii Gaudium, in particolare del quarto capitolo “La dimensione sociale del l’evangelizzazione”, si conclude, giovedì 4 dicembre, alle 20,45, ad Aosta, presso il  Cinéma Théâtre de la Ville, con la conferenza del professor Luigino Bruni, Ordinario di Economia Politica dell'Università LUMSA di Roma, dal titolo «L’economia di Francesco e le sfide dell’oggi». La conferenza sarà trasmessa anche in diretta su Radio Proposta in Blu e per chi abita fuori valle è possibile seguirla in streaming. Come sempre il Corriere nel numero della prossima settimana darà ampio spazio all'evento.

Ma chi è Luigino Bruni?
Nato ad Ascoli Piceno, il 30 maggio 1966. Dal novembre 2012 Professore Ordinario di Economia Politica, presso il Dipartimento di Scienze economiche, politiche e delle lingue moderne, Università Lumsa di Roma. Da novembre 2010 Professore Ordinario idoneo (Concorso Università di Padova, Facoltà di Economia, primo classificato). Dal Febbraio 2005 a Ottobre 2012: Professore Associato di Economia Politica, presso la Facoltà di Economia, Università di Milano-Bicocca. 20012004: Ricercatore di Economia Politica, presso la Facoltà di Economia, Università di MilanoBicocca. Vicedirettore del Centro Interuniversitario ECONOMETICA. 
Questi sono alcune delle sue pubblicazioni: L'uomo spirituale e l'homo oeconomicus. Il cristianesimo e il denaro, con N. Riccardi, P. Rota Scalabrini, Sapientia, 2013; Economia con l’anima, Emi, Milano, 2013; Le prime radici. La via italiana alla cooperazione e al mercato, Il Margine, Trento, 2012; 5. Le nuove virtù del mercato, nell’era dei beni comuni, Città Nuova, Roma, 2012; 6. La leggerezza del ferro, Una introduzione alle teoria economica delle Organizzazioni a Movente Ideale, con A. Smerilli, Vita e Pensiero, Milano, 2011 (con A.Smerilli); Microeconomia, con L. Becchetti e S. Zamagni, Il Mulino, Bologna, 2010; L’Impresa civile, EgeaBocconi, Milano, 2009; Benedetta Economia, Cittanuova, Milano, 2008 (con A. Smerilli); Il prezzo della gratuità, Città Nuova, Roma, 2006; Reciprocità. Cooperazione economia società civile, Bruno Mondadori, Milano, 2006; L’economia, la felicità e gli altri. Un’indagine su beni e benessere, Città Nuova, Roma, 2004; Economia civile, con S. Zamagni, Il Mulino, Bologna 2004 e Vilfredo Pareto. Alle radici della scienza economica del novecento, Collana “Economisti Italiani”, Polistampa, Appuntamenti - Ecco chi sono i relatori dell’edizione di quest’anno Ritorna Fede e Scienza. 

Di Luigino Bruni propongo un articolo pubblicato dal quotidiano Avvenire il 24 marzo 2013, probabile spunto dell’intervento dell’economista 

Francesco è un nome che dice molte cose, anche all'economia e alla finanza. E, se sappiamo e vogliamo
ascoltare, ci lancia messaggi essenziali per curare, veramente e in profondità, le nostre crisi. Francesco d’Assisi, perché amante di 'madonna povertà', è anche all’origine di importanti cambiamenti economici,
teorici e pratici. Il movimento francescano diede vita alla prima importante scuola di pensiero economico,
ed è anche all'origine della tradizione di banca e di finanza (gli ormai famosi Monti di Pietà, i prodromi della
finanza popolare e solidale italiana). Non si ricorda però a sufficienza che queste istituzioni bancarie popolari
fiorirono due secoli dopo una profonda e sistematica riflessione culturale e filosofica su economia, moneta e mercato. Olivi, Scoto, Occam, e decine di altri maestri francescani furono dottori anche di economia,
perché colsero, per istinto carismatico, che dovevano studiare le res novae del loro tempo, dovevano riflettere profondamente sui grandi cambiamenti della loro epoca, quando stava iniziando una grande rivoluzione commerciale e cittadina che poi fiorì nell'Umanesimo civile. Studiarono economia per amore
della loro gente, soprattutto dei poveri. Il primo messaggio che ci proviene da Francesco e dal suo movimento carismatico è il significato morale e civile dello studio e della scienza. Questa crisi ci sta dicendo ogni giorno con maggiore forza che l’economia e la finanza a una sola dimensione (quella dei profitti di
breve periodo) produce disastri e disumanesimo (Cipro è l’ennesimo segnale). Ma, mentre la crisi continua a mietere le sue vittime, in tutte le università si continua a studiare e a insegnare la finanza e l’economia
retta dagli stessi princìpi che hanno causato queste crisi. I libri di testo sono gli stessi, i dogmi
e la spocchia imperialista di noi economisti sono gli stessi del pre-crisi, i nostri migliori studenti continuano
a formarsi in scuole di dottorato con gli stessi programmi del 2007. Francesco allora invita i veri amanti del bene comune  e quindi di 'madonna povertà' (il primo metro di bene comune sono sempre le condizioni
dei poveri) a investire molto di più nello studio delle res novae del nostro tempo, che sono i temi del lavoro, del management delle imprese, dell’economia e della finanza, che oggi soffrono anche 'per mancanza di
pensiero'. E, sull'esempio degli antichi Monti di Pietà, il mondo si cambia dando vita non solo a libri e a conferenze, ma a nuove istituzioni. I carismi hanno prodotto anche università che sono state sulle frontiere
delle innovazioni culturali del loro tempo, perché è tipico del carisma vedere prima e più lontano. Oggi la nostra cultura e la nostra scienza soffrono per mancanza dei carismi, che debbono tornare a svolgere il loro compito, che è anche compito civile, scientifico e culturale. C’è un estremo, vitale, bisogno di dar vita a nuovi istituti di ricerca e a nuove università dove si possano studiare diversamente contenuti diversi da quelle che
continuano a insegnare i templi del sapere, molti dei quali finanziati dai proventi di questa (brutta) finanza. C’è bisogno di nuovi studi e nuove scholae dove si produca ad alto livello pensiero economico e sociale diverso, e poi di scuole popolari che diffondano e alimentino con la vita quel nuovo pensiero a tutti i livelli: dove sono? Se non lo faremo, continueremo a lamentarci della crisi e della disoccupazione, ma non saremo all'altezza
di Francesco e dei francescani che lavorarono per orientare la società del loro tempo, anche con idee e  scienza nuove. Un secondo messaggio di Francesco è, e non può che essere, la povertà. È molto legato
al primo messaggio – non a caso la 'scienza' è un frutto dello Spirito, ed è lo stesso Spirito ad essere 'padre dei poveri'. Ci sono parole che sono sempre e solo negative: menzogna, schiavitù, razzismo… La povertà
non è una di queste, perché dopo Francesco (e quindi dopo il cristianesimo) quando si parla di povertà dovremmo sempre specificare di quale povertà stiamo parlando. Questa grande parola copre un ampio spettro semantico, che va dal dramma di chi la povertà la subisce fino alla beatitudine di chi la povertà la sceglie liberamente, spesso per riscattare altri da povertà non scelte e subite. La nostra cultura non ha strumenti adeguati per affrontare le antiche e nuove povertà non scelte, perché ha perso contatto con le
semantiche della bella povertà scelta, che si chiamano stili di vita sobri, solidali, soprattutto comunione conviviale e fraterna. Francesco ci ricorda che solo chi ama la buona povertà sa prima vedere, e quindi
combattere, quella cattiva. Finché i programmi governativi, pubblici e privati di lotta alla povertà
saranno pensati e implementati da politici e funzionari che alternano convegni sulla povertà a vacanze da ricchi epuloni, la povertà continuerà a essere oggetto di studi (spesso inutili), report e convegni, ma né vista né capita, quindi non curata. Per curare la povertà servono i carismi, quindi poveri che curano poveri. Il capitalismo filantropico sta aumentando le istituzioni che si occupano di povertà, senza però che tra chi aiuta e chi è aiutato si crei nessun incontro autentico. Francesco ha curato, quantomeno, l’anima, dei lebbrosi di Assisi (a Rivotorto) abbracciandoli e baciandoli: è l’abbraccio la prima forma di cura. Francesco oggi
ci ricorda e ci ammonisce di non cadere nelle trappole della nostra cultura dominata dall'immunità, una cultura del non abbraccio che si sta insinuando anche all'interno delle nostre istituzioni nate per 'curare'
le povertà, dove stanno crescendo i professionisti della cura e dell’assistenza (ed è cosa buona), ma dove rischiano di diminuire gli abbracci. L’indice di fraternità – altra splendida parola francescana – è dato dal grado di inclusione comunitaria dei poveri, che può essere inverso alla creazione di enti specializzati
per gestirli, ai quali  si appalta la 'cura dei poveri' al fine di tenerli ben lontani dalle nostre città immuni e immunizzanti. Rimettiamoci allora all'ascolto di Francesco, dei suoi messaggi antichi, dei suoi messaggi di
futuro.

22 dicembre 2013

Economia #solidale, #Welfare e #Nonprofit: intervista alla professoressa Anna Maria Merlo e al Presidente della Fondazione Comunitaria Luigino Vallet

Intervista a Luigino Vallet, presidente della Fondazione Comunitaria e Anna Maria Merlo, docente di Economia solidale e gestione delle aziende non profit presso l’Università della Valle d’Aosta.

Vallet prima di tutto ricordiamo il compito della Fondazione Comunitaria…
Pur interessandoci in questo momento ad aiuti concreti legati alla crisi come il «Pronto soccorso» gestito con la Caritas, la Fondazione cerca di sostenere con dei progetti esemplari un modo nuovo di affrontare la crisi delle risorse.

Professoressa Merlo cosa si intende per economia solidale e come questa si relaziona con il no profit?
Per economia solidale intendiamo un modo differente di fare economia, di fare impresa, di svolgere delle attività produttive, di produrre dei beni o dei servizi, di generare ricchezza e di utilizzarla, investirla o spenderla. Un modo differente rispetto ai modelli applicati nel ‘900. Sono stati dei modelli economici «classici» caratterizzati da una spiccata propensione per un'alta produttività, per competitività, per un'attitudine alla generazione di ricchezza, di profitto, la realizzazione anche di lucro e negli ultimi decenni del secolo scorso anche caratterizzati da una propensione speculativa, il cosiddetto capitalismo finanziario che è una delle ragioni maggiori della crisi nella quale ci troviamo. Economia solidale dunque come dice la parola stessa caratterizzata da comportamenti cooperativi, solidali dove per solidali possiamo pensare alla definizione di "responsabili in solido" come si usa dire nel diritto, ciò significa che siamo tutti responsabili: i singoli individui, la collettività, le imprese e le istituzioni. Questo si intende per economia solidale. Siamo tutti responsabili del benessere, della risposta ai bisogni delle persone, della comunità, e pure dell'ambiente.

Entrambi avete partecipato al convegno «Leggere il non profit attraverso i dati del censimento». Professoressa Merlo che cosa emerge da questa analisi?
Il trend di fondo è di un ruolo sempre più cruciale del non profit, del terzo settore. E il non profit è un attore molto rilevante nell'economia solidale in quanto è caratterizzato per sua natura da atteggiamenti, valori, modi di funzionare cooperativi e responsabili. Emerge questa combinazione tra terzo settore, non profit ed economia solidale.

Vallet, l’evento è stato patrocinato dalla Camera di Commercio perché una realtà che normalmente offre servizi alle imprese profit è interessata al terzo settore?
Noi abbiamo coinvolto la Camera di Commercio per due motivi. Il primo è che la Camera è un soggetto che h nell'ambito delle sue attività l'obiettivo di promuovere impresa. E ovviamente il mondo del terzo settore è un mondo di un'impresa particolare, quella sociale, che produce servizi sul piano del fondamento del conto economico, ma pure valore aggiunto in termini di relazionalità. Tra l'altro questo ha fatto sì, ad esempio, che nella Camera di Commercio di Torino creassero due ambiti: un osservatorio di economia civile e un laboratorio continuativo della sussidiarietà. Quest'ultimo è l'altro motivo per cui riteniamo opportuno coinvolgere la Chambre con la voglia di farsi coinvolgere non soltanto per il profit ma pure per il non profit.

Professoressa Merlo possiamo collegare i concetti di economia solidale e di welfare?
Assolutamente sì. Se pensiamo che welfare significa benessere, cioè che le persone abbiano le risposte ai loro almeno più importanti bisogni. Se dunque ricordiamo che l'economia solidale è un'economia che si ripropone di essere responsabile dei bisogni delle persone e dei loro gruppi sociale ecco che il collegamento tra le due componenti appare evidente e naturale. Molto più naturale rispetto a quello che poteva succedere nei modelli di economia classica del passato. Pensiamo agli Stati Uniti. Alla fatica che si sta facendo in quel paese per poter introdurre il diritto all'assistenza socio-sanitaria per tutti, prescindendo dalla ricchezza delle persone. Questo è un buon esempio che ci fa capire come nei sistemi economici molto liberisti, come quello statunitense, il welfare è vissuto quasi come un intruso, una specie di riserva indiana, mentre invece in un modello di economia solidale il welfare è una componente naturale e fondamentale. In quanto in un'economia dove le persone non stanno bene non possono funzionare neppure le altre attività.

Vallet può illustrarci come si è svolto l’evento?
L'evento si è articolato in due parti. Dopo i saluti istituzionali c'è stata una presentazione da parte del professor Nereo Zamara, dirigente dell'Istat, dei dati quantitativi del censimento. Dopo questo esame fatto attraverso un confronto con altre realtà alpine come Trento e Bolzano e del Nord Ovest. Successivamente siccome l'obiettivo della Fondazione comunitaria voleva essere anche proporre un momento di riflessione, collegato alla precedente conferenza del professor Borzaga Miglietta Scavini sul ruolo dell'economia sociale abbiamo voluto sollecitare questo mondo attraverso una tavola rotonda, preceduta da un intervento di Dario Ceccarelli, responsabile dell'Osservatorio economico-sociale regionale, per definire la cornice di riferimento di questo mondo, con interventi di rappresentanti del mondo della cooperazione sociale, delle organizzazioni di volontariato e dell'associazionismo di promozione sociale e del mondo delle Fondazioni che è un po' la scoperta di questi ultimi anni,il soggetto emergente, soprattutto nell'ambito dell'istruzione.

In questo quadro le istituzioni giocano un ruolo importante...
Sicuramente. Ad esempio l'Assessore alla Sanità Antonio Fosson dovrebbe entrare in un ruolo di governo non tanto sul fronte della gestione ma della valorizzazione degli attori presenti sul territorio. La Chambre invece è stata incaricata di realizzare concretamente il censimento del non profit di qui il suo ruolo tutt'altro che secondario.

Vallet Una novità da annunciare come Fondazione comunitaria?
Posso annunciare un progetto sperimentale legato all'istituto dell'affidamento mirato a cambiare la strategia in questo momento di crisi. Partire anziché dal soggetto individuale da famiglia a famiglia. Cercare di recuperare il più possibile il ruolo della famiglia dove il bambino ha difficoltà cresce.

Professoressa Merlo abbiamo un sogno legato al futuro del terzo settore ma pure dell'economia? E non aggiungo la parola solidale in quanto a mio avviso l'economia solidale non è un'economia nuova ma il proporre la realtà economica nella sua giusta realtà...
Il mio è un sogno culturale cioè che tutte le persone, in particolare i giovani e gli studenti con i quali lavoro e che cerco di far riflettere moltissimo su questo, le istituzioni e pure le imprese, insomma gli attori di tutti i settori, capiscano che comportarsi in una maniera differente in campo economico e quindi in modo responsabile e solidale e non più con un approccio speculativo, attento unicamente al profitto e alla ricchezza, non è soltanto un comportamento o un'attitudine che contiene dei valori, quindi buona o giusta, ma è prima di tutto un comportamento razionale e una risposta intelligente rispetto alle difficoltà e alle necessità delle persone e del mondo, sarebbe una reazione razionale rispetto ai fallimenti ormai evidenti dell'economia classica. Il mio sogno è che essere speculatori egoisti, opportunisti, irresponsabili non sia assolutamente più di moda, non sia ritenuto intelligente, ma un comportamento anacronistico e sbagliato. Aggiungerei antieconomico da tutti i punti di vista.

5 dicembre 2013

Venerdì 6 dicembre Anna Maria Merlo (#Economia solidale) e Luigino Vallet (Fondazione Comunitaria) ospiti a #ImpresaVda su Radio Proposta in Blu

Carissimo visitatore, ti ricordo per Venerdì 6 dicembre l'ottavo appuntamento con «ImpresaVda»,  alle 9,35, su Radio Proposta in Blu. Il programma come già negli anni passati è realizzato in collaborazione con la Chambre Valdôtaine, con il coinvolgimento anche quest'anno dello sportello europeo di supporto alle imprese «Enterprise Europe Network».

Ti aspetto allora domani Venerdì 6 dicembre, sempre alle 9,35 per la puntata numero 134.   Avrò come ospite Anna Maria Merlo, docente di Economia solidale e gestione delle aziende non profit presso l’Università della Valle d’Aosta e Luigino Vallet, presidente della Fondazione Comunitaria. Nel frattempo ti segnalo che qui puoi trovare l'intervista del 29 novembre a Stefano Collé (Les Bières du Grand-Saint-Bernard), la versione cartacea è disponibile anche sul Corriere della Valle che troverai in edicola domani.

Ti ricordo che il programma è in diretta per cui puoi intervenire sia telefonicamente (0165 - 44575) sia via mail diretta@radiopropostainblu.it).

Come sempre ti chiedo di scrivere nell'oggetto della mail «ImpresaVda» in modo che io possa capire subito se si tratta di un lettore del blog.

Puoi naturalmente anche lasciare messaggi direttamente su ImpresaVda, possibilmente prima della trasmissione. Di che genere? E' molto semplice: domande sui temi trattati e suggerimenti sugli argomenti da trattare o gli ospiti da invitare.

Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0.

Buon ascolto.

19 marzo 2013

Monami (#Noi&gliAltri): «investiamo in una gastronomia moderna»

Dopo trent’anni di lavoro nella ristorazione collettiva rivolta ai bambini, la Cooperativa sociale Noi e gli Altri, si lancia in una nuova avventura, tutta privata e apre una gastronomia moderna. Un negozio con piatti da asporto, dal nome evocativo Di Sana Pianta, in cui si trova cibo fresco, sano, di stagione, il più possibile biologico e locale, cucinato dai cuochi e nella cucina della Cooperativa.

Al centro del progetto imprenditoriale vi è la ferma convinzione che “siamo quello che mangiamo”. Di qui la voglia di prendere il sapere acquisito nel campo dell’alimentazione e metterlo al servizio di una attività rivolta a clienti consapevoli e desiderosi di acquistare piatti sani e di qualità.

«In un momento di crisi economica, come quella che stiamo attraversando – commenta il Presidente della Noi e gli Altri, Cristina Monami – abbiamo scelto il coraggio dell’investimento. Siamo una realtà economica-imprenditoriale sana, ricca di talenti, che ha voglia di scommettere sul futuro. Con questa nostra nuova avventura, vogliamo dimostrare che l’impresa sociale può stare sul mercato salvaguardando la sua missione, di attenzione alla persona e alla comunità. Con il negozio Di Sana Pianta, inoltre, non solo abbiamo mantenuto posti di lavoro ma ne abbiamo creati di nuovi».

Di Sana Pianta è una gastronomia moderna, anche se la parola gastronomia può essere fuorviante, poiché il lavoro accurato di selezione dei fornitori e della materia prima, ha disegnato un negozio di cibo al cui centro vi è la verdura. Tanta. Cucinata in tutti i modi. A partire dalle zuppe e dalle minestre, di cereali e di legumi. Ma anche, le carni e il pesce fresco, cucinati con tecniche cha sanno mantenere le proprietà nutritive del prodotto alimentare. E ancora sughi e salse. Pasta fresca. Frutta. Con un’attenzione particolare anche ai bambini, ai quali saranno riservati piatti specifici.

Di Sana Pianta offre una soluzione interessante per la cena e per il pranzo, soprattutto di chi lavora. Ecco allora i nostri cosiddetti Cibi da Passeggio, o i take away salutari e origianali A cominciare dai panini speciali, con lievito madre, per finire con  lo yogurt.

«Per prepararci a questa nuova avventura – spiega Laura Raspino, vicepresidente della Cooperativa – abbiamo acquisito anche la forma della Cooperativa di tipo B, cosa che ci consente di fare inserimento lavorativo a favore dei soggetti svantaggiati che ne hanno diritto e svolgere in maniera più continuativa tirocini di formazione e orientamento al lavoro. Chi viene nel nostro negozio troverà professionalità, cibo buono e saprà che dietro questa impresa vi è sempre e ancora attenzione al sociale.. Per garantire ai nostri clienti un prodotto di alta qualità - ha aggiunto Raspino – non ci siamo affidati solo alla nostra lunga esperienza, ma abbiamo ritenuto importante anche la formazione per i nostri cuochi. In quest’ottica ci siamo rivolti alla consulenza e alla docenza dello chef Paolo Bertholier, con il quale abbiamo affinato l’idea progettuale, consegnando alla città un negozio che riteniamo speciale».

L'inaugurazione è venerdì 22 marzo a partire dalle 16 fino alle 19.30, in Croce di Città 48, con la straordinaria partecipazione dei ragazzi de L'école du Rock a cui si aggiungono nel corso del pomeriggio i Nandha Blues e Arte inTesta.
Di Sana Pianta è aperto dal martedì al sabato, dalle ore 10 alle 14.30 e dalle 16 alle 20. 

18 marzo 2013

Un Ristorante...sociale

Un progetto di integrazione lavorativa dedicato alle persone disabili e svantaggiate, che unisce la buona e genuina cucina alla solidarietà. Si chiama “Progetto altro che” la prima pizzeria/ristorante sociale che verrà inaugurata mercoledì 20 marzo, alle 17.30, in via Pollio Salimbeni 9, nei locali dell’ex mensa delle Acli, dietro la chiesa di Maria Immacolata. 
 
L’iniziativa, autofinanziata, nasce dall’esperienza dalla Cooperativa sociale EnAIP Vallée d’Aoste, attiva da oltre 10 anni come ente di formazione e nella gestione dei servizi alle persone. Proprio dall’esperienza maturata in questi anni e dall’incontro con l’Associazione di persone con disabilità, familiari, operatori e amici, “Girotondo”, la Cooperativa ha deciso di creare un luogo dove le persone con disabilità o con situazioni di svantaggio sociale possano formarsi ed apprendere, attraverso stage e tirocini, ma anche affrontare un percorso di inserimento lavorativo. In questo senso in sala fin da subito opereranno due persone disabili.
 
«Il ristorante  - spiega Luisa Trione, Presidente dell’EnAIP VdA – vuole inoltre essere un luogo aperto per accogliere le persone che vogliono incontrarsi con gli amici o per una veloce ma ottima pausa-pranzo dal lavoro, un punto di riferimento per la comunità, il quartiere, la parrocchia ma anche uno spazio accogliente, sicuro, accessibile, a disposizione di gruppi e associazioni, per dibattiti e confronti, per presentare agli altri le proprie opere, idee e servizi».
 
“Progetto altro che” raccoglie infine le varie esperienze del mondo della cooperazione per metterle in rete. In questo senso le divise del personale del ristorante sono state realizzate dalla Cooperativa sociale “L180” di Trieste mentre le tovaglie verranno inviate alla lavanderia del carcere, gestita dalla Cooperativa Mont Fallère. In futuro alcune materie prime arriveranno dagli orti curati dalla Cooperativa Les Relieurs.
 
Dopo l’inaugurazione del 20 marzo, con la benedizione di Padre Luigino Da Ros, parroco dell’Immacolata, il ristorante sarà aperto dal martedì al venerdì dalle 11.30 alle 14.30 e dalle 18.30 alle 22.30, il sabato dalle 18.30 alle 22.30 e il lunedì dalle 11.30 alle 14.30. Giorno di chiusura la domenica.

16 marzo 2013

Economia sociale: Vuoi Conoscere il Gruppo di Acquisto Solidale «#GASAosta»?

Il Gruppo di Acquisto Solidale “GAS Aosta” ha organizzato un incontro aperto al pubblico, per domenica 17 marzo, alle 17, presso il CSV (Centro Servizi per il Volontariato) di Aosta. 

Durante l’evento il GAS Aosta illustrerà la propria attività agli aderenti e agli interessati. In particolare, verrà presentata la nuova “Associazione GAS Aosta”. 

Il Gruppo, nato nel 2004 per iniziativa di alcune persone, ha continuato la sua attività fino ad oggi, arrivando a comprendere circa 90 famiglie. 

La forma associativa consentirà di portare avanti al meglio gli obiettivi del gruppo, che consistono nella pratica di acquisti collettivi auto-organizzati mirati al rispetto dei seguenti criteri:
-          km 0 e sostegno ai piccoli produttori locali;
-          biologico e sostenibilità ambientale;
-          equità e rispetto dei diritti dei lavoratori.

L’obiettivo ultimo è quello di creare relazioni tra persone in modo da incentivare l’adozione del consumo critico e di stili di vita corretti, rispettosi di salute, ambiente, equità economica, che possano innescare un cambiamento positivo sia in chi li pratica, sia nella società.

L’Associazione mette in atto anche occasioni di approfondimento, ricerca e studio legate alle tematiche degli stili di consumo sostenibili.

L’attività dell’associazione si svolge a titolo volontario e senza fini di lucro.
Nel corso dell’incontro sarà possibile associarsi.

28 febbraio 2013

L'importanza dell'economia sociale e solidale

Approfondire il ruolo positivo che gioca l’economia sociale nei confronti di questa crisi che investe sia il modello di sviluppo economico sia i valori di riferimento della nostra società. Nasce con questi presupposti il convegno “Dall’economia sociale e solidale siamo tutti coinvolti” organizzato dalla Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta in collaborazione con l’Università della Valle d’Aosta, presso cui da sempre si dedica attenzione anche ai temi dell’economia solidale e del welfare, e il Coordinamento Solidarietà Valle d’Aosta e previsto sabato 16 marzo ad Aosta presso l’Aula magna dell’ateneo valdostano. 

Anche la Valle d’Aosta si misura oggi con una situazione di crescente disagio delle persone alle prese con problemi legati alla casa, con un aumento progressivo della disoccupazione, che interessa in particolare le fasce giovanili e con nuove tensioni sociali. Sul piano dei valori si registrano poi comportamenti caratterizzati da passività, qualunquismo, individualismo e  dalla difficoltà a prendersi carico del “bene comune”.

Su questo fronte fanno eccezione le realtà della società civile organizzata che quotidianamente si spendono in opere di cura del territorio e di promozione sociale. Sono associazioni di volontariato, cooperative sociali, centri di primo ascolto, gruppi di acquisto solidale, ONG, fondazioni di comunità, associazioni civili di lotta alla mafia, organizzazioni di consumo critico che con il loro impegno hanno contribuito alla tenuta della coesione sociale proponendo valori di fraternità e di giustizia sociale in risposta ad egoismi e interessi corporativi. Queste esperienze di solidarietà vissuta in più di un caso hanno sperimentato alternative innovative e  credibili e hanno creato situazioni lavorative che permettono  di vivere ad una proficua relazione tra società ed economia, dando nuovo slancio ideale e nuova vitalità alla nostra comunità.

Il convegno intende, quindi, approfondire il ruolo che potrebbe giocare l’economia sociale nel superare, nel contesto più ampio italiano ed europeo, questo momento di perdurante crisi economica e sociale.  Da stimolo alla nascita di nuove esperienze di sviluppo per le comunità locali, a riscoperta del mutualismo delle “Societés Ouvrières”, al rilancio ancora dell’impiego non tradizionale legati allo sviluppo delle cooperative sociali, dell’housing sociale, delle produzioni agricole biologiche.

 «Sappiamo infatti che anche nella nostra realtà ci sono esperienze, capacità e sensibilità adatte ad essere “portatori di intenzionalità” generative, e ci consideriamo, da questo punto di vista una risorsa, anche se piccola, ma riteniamo preziosa per la nostra comunità» dichiara Luigino Vallet, Presidente della Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta, da sempre impegnata in una logica di welfare territoriale nel riscatto delle competenze e nel protagonismo e nella solidarietà delle comunità locali.

Al convegno interverranno, tra gli altri, Carlo Borzaga, docente di Politica Economica, Università degli Studi di Trento, Angelo Miglietta, docente di Economia e gestione delle imprese, IULM, Milano e Felice Scalvini, avvocato, presidente Assifero. 
 

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