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7 maggio 2013

Penso a quelle 32 imprese...

In merito alla vicenda Gottardi-Martino mi dichiaro esterrefatto. Più leggo i resoconti giornalistici costruiti a partire da una nota della Guardia di Finanza che lascia pochi dubbi e più mi chiedo come sia possibile quanto accaduto.

Comunque la si legga 32 imprese (o forse di più) sono state danneggiate e si ritrovano in una condizione di evasione totale involontaria con cui comunque dovranno fare i conti e di questi tempi non è di certo cosa facile... Per il mondo delle associazioni di categoria (anche se Confesercenti non è direttamente coinvolta nella vicenda) sicuramente una brutta pagina.

Ho atteso un po' di tempo a commentare quanto accaduto ipotizzando elementi nuovi che però non ci sono stati. Terrò comunque d'occhio la vicenda.

2 marzo 2009

Saldi tutto l'anno: che cosa ne pensate?

Ho chiesto a Flavio Martino, presidente di Confesercenti, di poter pubblicare l'articolo di Riccardo Rapetto, uscito su «Détaillants Montagnards», quindicinale della Confesercenti della Valle d’Aosta, dal titolo «Saldi: come erano, come sono e come potrebbero essere regolati». La rivista invita a scrivere le vostre opinioni a info@confesercentiaosta.it in modo da pubblicarle nei prossimi numeri e utilizzarle come spunti di discussione e confronto con l’Amministrazione Regionale. Io vi chiedo anche di lasciare un commento nel mio blog sull'argomento sia come commercianti che come clienti.

Passato
Correva l’anno 2005, con una situazione economica normale. La legge regionale n.36 del 2004, stabiliva, tra l’altro, che dal 5 gennaio erano vietate in Valle d’Aosta le vendite promozionali selvagge e che queste «possono essere effettuate per un massimo di tre settimane per ciascun periodo, esclusivamente tra il 15 aprile e il 31maggio e tra il 1° e il 31 ottobre, dandone comunicazione al Comune… ecc. mentre i periodi dei saldi è fissato per la stagione invernale dal 10 gennaio e le vendite straordinarie non possono più coincidere con i saldi…».

A quei tempi la Valle d’Aosta era storicamente l’ultima regione a entrare nella fase delle vendite di fine stagione, in quanto i saldi iniziavano dal 10 febbraio e terminavano il 31 marzo.
Era quindi uso comune iniziare subito dopo Capodanno vendite promozionali più o meno selvagge in attesa dei saldi veri e propri. In quell’occasione per una serie di disguidi burocratici la nuova legge si accavallò con la precedente creando non poca confusione tra i commercianti tanto che la Confersercenti scrisse di «scelta intempestiva» per quanto riguardava i tempi di pubblicazione della nuova disposizione invitando «gli organi di sorveglianza a non applicare in questa prima fase sanzioni, ma a concorrere allo sforzo di comunicazione verso esercenti e consumatori».

Presente
Corre l’anno 2009, con il primo anno horribilis di recessione. Il 10 gennaio, come da calendario, è partita la stagione dei saldi. A dire la verità mai come quest’anno, e ben prima di Natale, si sono viste sulle vetrine «vendita promozionale», «svendita prenatalizia», «sconti su tutta la merce», «sconti all’interno»; ecc. con i negozianti di abbigliamento che si sono inventati di tutto pur di portare un po’ di soldi in cassa.

La legge fa partire i saldi soltanto da gennaio, ma se i conti non tornano, allora si sfidano anche le regole e quando si parla di sconti vale la regola del «si fa ma non si dice»». Anticipare gli sconti è stata quest’anno una scelta obbligata, pochi in questa fase di recessione erano disposti a spendere per qualcosa che dopo pochi giorni sarebbe costata almeno il 20% in meno. I prezzi ribassati già prima di Natale sono stati il regalo più gradito per i clienti.

Futuro
Per gli anni che verranno. Viste queste premesse e appurato che ognuno si arrangia come può, è urgente una revisione della legge regionale sulle vendite promozionali e i saldi di fine stagione. Hanno liberalizzato il commercio e i prezzi ma per i saldi sono rimaste sempre regole rigide
che impediscono la concorrenza tanto che se un commerciante volesse ribassare la merce perché ha venduto poco negli ultimi mesi, e tutti sappiamo quanto ciò sia sempre più vero, lo può fare ma non pubblicizzarlo.

Una corrente di pensiero dice che, visti i tempi grami, è arrivato il momento di liberalizzare le vendite promozionali, e le vendite di fine stagione.
I vantaggi, se gli sconti potranno essere effettuati tutto l'anno, sarebbero duplici: i piccoli commercianti, che potrebbero effettuare in ogni periodo dell'anno sia il saldo che la vendita promozionale, per eliminare le giacenze di magazzino; i consumatori che avrebbero più occasioni di fare acquisti vantaggiosi garantiti da maggiore trasparenza.

Altri dicono che la liberalizzazione creerebbe il caos e favorirebbe solo i furbi a discapito della grande maggioranza dei commercianti che rispetta le regole. Giusto ma visto che le regole sono sempre più aggirate bisogna ragionare sul come evitare la svendita selvaggia e incontrollata. Sicuramente si dovrebbe modificare la data di inizio saldi legandola a quella delle regioni vicine. In tempi di crisi non si può regalare una settimana di saldi alle grandi città. Si potrebbe anche proporre unanimi liberalizzazione delle vendite promozionali durante tutto l’arco dell’anno predisponendo dei «corner» all’interno di ogni punto vendita nei quali poter saldare, liquidare o promozionare parte delle proprie rimanenze senza dover per forza aspettare le vendite di fine stagione.

Tale liberalizzazione renderebbe più facile la gestione delle rimanenze di magazzino che rappresentano anch’esse un onere assolutamente iniquo. La discussione sui saldi e sui finti saldi contro la crisi, è appena iniziata.

13 ottobre 2008

Buoni di benzina addio? In Vallée si studiano le zone franche montane

Per il 2009 i valdostani dovrebbero ancora godere dei quarantasei milioni di euro di cui 5,2 a vantaggio delle imprese, in particolare quelle artigiane, garantiti dai buoni carburante (vedi precedente post). Il condizionale è però d’obbligo. Una direttiva dell'Unione europea sin dal 1992 imporrebbe infatti alla Valle d'Aosta di «abolire i buoni per i carburanti in esenzione fiscale», attualmente pari a 0,6768 euro al litro per la benzina e a 0,5076 per il gasolio per autotrazione (legge 3 agosto 1949, n.623). A dare rassicurazioni per primo in merito è stato il Presidente della Giunta Augusto Rollandin (Union Valdôtaine) con una frase che però lascia aperti molti scenari. «Se non arrivano novità da Bruxelles i buoni benzina ci saranno anche nel 2009». Più cauto ancora l’assessore alle Attività Produttive Ennio Pastoret (Uv) che ha chiaramente detto, rispondendo ad una interrogazione in Consiglio regionale, come, pur auspicando il mantenimento dell’attuale sistema, l’Amministrazione regionale stia già lavorando alla predisposizione di alcune misure «analoghe e di compensazione». Nessuna indicazione però è stata data per ora. Il precedente assessore aveva ipotizzato la creazione di buoni energetici, ma per Pastoret è invece ancora prematuro sbilanciarsi. Va, in parte, in questa direzione, l’intenzione, già annunciata da tempo dal Presidente Rollandin, di chiedere all’Ue che la Valle d’Aosta sia riconosciuta come zona franca montana sulla falsariga delle zone franche urbane (Zfu). L’idea arriva dalla Francia e si sta diffondendo anche in Italia. Le Zfu sono state istituite, soprattutto nel Sud Italia (ma sono previste anche a Massa Carrara in Toscana e Ventimiglia in Liguria), allo scopo di riqualificare aree economicamente depresse e socialmente degradate. Le imprese che vi si insediano possono beneficiare, a determinate condizioni, di sgravi contributivi e di esenzioni fiscali. «Per la Valle d'Aosta vogliamo applicare pienamente l'articolo 14 del nostro Statuto, relativo alle zone franche. Oggi si parla molto di creare zone franche urbane in Italia, noi pensiamo invece ad aree montane, che, con il consenso dell'Unione Europea e del resto del paese, possono attrarre investimenti e consentire la crescita delle piccole e medie imprese». Un’idea che non dispiace al presidente di Confindustria Valle d’Aosta Giuseppe Bordon. «Premesso che non credo così semplice far rientrare la nostra regione in questi canoni credo, tuttavia, che la zona franca montana potrebbe trasformarsi finalmente nello strumento atteso da tempo per far riconoscere lo svantaggio produttivo di chi fa impresa sul nostro territorio. Penso ai contributi. Se in pianura posso dare 10, in montagna mi è concesso arrivare fino a 30. Si tratta di agevolazioni che compensano degli svantaggi oggettivi». Bordon apre anche una parentesi sui buoni benzina. «Credo che sarebbe bene – osserva – prevedere un’agevolazione che possa andare a vantaggio di tutta la popolazione valdostana e non soltanto dei possessori di auto. Faccio un esempio. Se non ci saranno più i buoni aumenterà il valore delle accise all’interno del bilancio regionale. Questa cifra potrebbe essere utilizzata per una iniziativa mirata e non dispersa in mille rivoli». Non si dice invece particolarmente entusiasta dell’idea Flavio Martino, presidente di Confesercenti. «Credo che la constatazione, reale, dei maggiori costi derivanti dallo svolgere la propria attività in montagna e l’individuazioni di particolari misure di sostegno andrebbero ricondotte all’interno della tanto attesa Legge sulla montagna. Il ragionamento non può riguardare soltanto la Valle d’Aosta, ma tutto l’arco alpino». Più possibilista Coldiretti. «Come rappresentanti del mondo agricolo –commenta il direttore Ezio Mossoni - possiamo però sottolineare come le grandi decisioni strategiche nazionali vengano prese sempre tenendo in considerazione primaria le esigenze dei grandi centri urbani ove vi sono pochi spazi presidiati da molti uomini, tenendo in minore considerazione i grandi spazi agricoli che sono però gestiti da pochi. Una politica di zona franca che tenga più conto del territorio è perciò certamente condivisibile». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest dell'8 ottobre 2008)

12 agosto 2008

Commercio: la preoccupazione degli operatori

L’ultima iniziativa pubblica nel settore del commercio è del comune di Aosta. Nel triennio 2008-2010 l'Amministrazione comunale investirà nel Consorzio di commercianti «Aosta Insieme»oltre 281 mila euro per finanziare le attività del Consorzio stesso. La bozza di convenzione prevede un programma di iniziative tese a promuovere l'albo degli esercizi storici e tradizionali, organizzare eventi enogastronomici, promuovere attività in altre località turistiche per richiamare turisti nel capoluogo regionale, avviare studi e progettazioni per dare nuovo impulso all'attività economico-turistica del capoluogo valdostano. «La situazione del piccolo commercio – spiega Flavio Martino, presidente di Confesercentiè critica. I saldi non stanno andando per niente bene. Inoltre in questi ultimi anni con il diminuire dei margini di redditività dei singoli esercizi si è aggravata la problematica degli affitti, onere sempre più pesante nei bilanci delle piccole aziende commerciali». «In merito poi alla presenza degli esercizi commerciali nei centri storici – sottolinea Martino - si deve fare una seria riflessione. Occorre intervenire, ad esempio, sulle tasse comunali. In questo momento gli affitti sono troppo alti». E cresce così il fenomeno del franchising. «Per molti piccoli commercianti – prosegue Martino- si tratta di una vera e propria ancora di salvezza, soprattutto ora che esiste una legge che ha ben definito diritto e doveri di entrambe le parti. L’unico aspetto negativo è il rischio che nel centro storico di Padova e di Aosta finiscano per esserci gli stessi negozi. Bisognerebbe individuare strumenti adatti a favorire gli esercizi che promuovono la tipicità». Preoccupato anche Giuseppe Sagaria, vicepresidente di Ascom-Confcommercio. «Inutile girarci intorno – osserva – i saldi non stanno andando secondo le aspettative degli esercenti. La gente non si fa vedere in negozio. Chi un tempo aspettava i saldi per spendere ora preferisce risparmiare per coprire altre spese. I magazzini così restano pieni». Sagaria, da poco eletto nel direttivo della Chambre, confida nell’impegno dell’ente a favore del progetto del «Centro commerciale naturale» su cui però deve ancor aessere definita una tempistica precisa. «Anche il nuovo regolamento sui Dehors – prosegue - approvato dal Consiglio comunale del capoluogo regionale ci trova concordi». I numeri messi a disposizione da Unioncamere non sembrano ancora evidenziare un’emorragia significativa. Il saldo tra imprese registrate e cessate è pari a –1,55%, quasi perfettamente in linea con la media italiana del –1,50%. «E’ chiaro però – conclude Sagaria – che chi decide di aprire un’attività in questa particolare congiuntura deve davvero fare molto bene i suoi conti. Io sarei molto cauto».

22 dicembre 2007

Imprese valdostane: più luci che ombre

Sono stato intervistato da Flavio Martino per la rivista «Détaillants Montagnards» di Confesercenti. Il numero è in distribuzione in questi giorni. Per chi non lo ricevesse, in un impeto di narcisismo, propongo il testo della chiaccherata fatta con il Presidente di Confesercenti.


Da diversi anni, anche per conto del più autorevole quotidiano economico nazionale (il Sole 24ore), ti occupi delle problematiche delle imprese valdostane e della nostra economia - senza dimenticare la lunga inchiesta che stai dedicando sul Corriere della Valle dal titolo “Viaggio fra chi fa impresa in Valle d’Aosta”- dalla tua finestra privilegiata, che idea ti sei fatto dei vizi e delle potenzialità della nostra Regione?
Ho tracciato i profili di una trentina di aziende in questi ultimi mesi e posso dire che l’imprenditoria valdostana presenta molte più luci che ombre nonostante stiamo appena uscendo da una congiuntura difficile. Ci sono imprenditori che sanno cosa significa competere. Tuttavia il sistema non sempre li aiuta. Alcuni si sentono soffocati da un eccesso di burocrazia. Talvolta perfino superiore a quello comunitario. Tuttavia ultimamente la giunta regionale ha dato alcuni segnali a mio avviso positivi. La cessione delle aree a Thermoplay, Gps e Mdm è un giusto riconoscimento per realtà imprenditoriali sane, radicate sul territorio e che portano il savoir faire industriale valdostano sui mercati internazionali.


Tutti dicono che le imprese valdostane sono troppo piccole e che devono ingrandire le loro dimensioni per essere competitive sul mercato globale: siccome non esistono bacchette magiche tu che idee ti sei fatto in merito? Come possono crescere le imprese?
Ho potuto analizzare in alcune sue parti lo studio Ambrosetti, commissionato alcuni mesi fa dalla giunta regionale. Sono due i punti a mio avviso fondamentali individuati dalla società milanese: il favorire insediamenti di enti scientifici e poli tecnologici con il conseguente sviluppo di competenze locali e la promozione di consorzi di aziende locali e attività di rete. Innovare e mettere il maggior numero di servizi in rete e, dove possibile, favorire la fusione tra le aziende. In alcuni settori è una strada obbligata, pena l’implosione.


Supposto che anche tu sia tra quelli che pensano che la Regione (e la pararegione) deve gestire di meno e governare di più cosa pensi si debba fare per raggiungere questo obiettivo? Che futuro abbiamo?
Montezemolo parla di “neostatalismo municipale”. Io non sono un fan delle privatizzazioni ad ogni costo. Tuttavia occorre molta onestà intellettuale e valutare in quali settori le partecipate regionali finiscono per fare concorrenza sleale ai privati.


Da qualche tempo hai lanciato un tuo blog “www.impresavda.blogspot.com” come è nata questa idea? Che obiettivi ti sei posto?
Prima di tutto volevo sperimentare un nuovo strumento di comunicazione, poi si è fatta sempre più forte l’idea di creare un luogo dove sia possibile ragionare in modo permanente su cosa significhi fare impresa. L’ambizione più grossa è realizzare un primo esempio di rete virtuosa fra gli imprenditori attraverso un confronto mi auguro il più possibile costruttivo.
 

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