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10 gennaio 2019

Ezio Toscoz (#CooperativaProduttoriLatteFontina): «Sul prezzo della #fontina si può e si deve lavorare»

Questa settimana proponiamo l’intervista a Ezio Toscoz, direttore della Cooperativa Produttori di
Latte e Fontina. 

Partiamo dall’ultima novità l’accordo con Mc Donalds: in cosa consiste e cosa significa per
la Cooperativa?
Per tutto il 2019 la Fontina sarà utilizzata in uno dei panini della linea “My selection” di Mc donalds.
Questa linea è firmata dal ristoratore italoamericano e star televisiva Joe Bastianich. Il panino che conterrà anche la Fontina si chiamerà “My chicken” e oltre alla Fontina sarà farcito con Pollo proveniente da allevamenti Italiani, Speck Alto Adige Igp e salsa ai fughi porcini. La fornitura
prevista nel prossimo anno è di circa 80 tonnellate di prodotto che potranno subire delle variazioni in più o in meno in base al gradimento del panino. A parte l’aspetto economico decisamente importante,
voglio anche sottolineare che questa è un’importante opportunità per far conoscere il nostro prodotto su un nuovo mercato e ad un pubblico decisamente giovane che magari conosce poco la Fontina
DOP. Le campagne di comunicazione che Mc Donalds metterà in campo nel corso dell’anno  consentiranno alla fontina DOP di avere una grande visibilità peraltro del tutto gratuita.

Quali sono stati i numeri di produzione dell’ultima annata?
Il numero complessivo delle forme che la Cooperativa stagiona e commercializza in un anno
circa 250.000. Questo numero è ormai abbastanza stabile da diversi anni e anche nell’anno che sta volgendo al termine questo numero è confermato. A questo dobbiamo aggiungere circa 35.000 forme di Toma di Gressoney che produciamo nel nostro caseificio di Fontainemore.

Fontina ma non soltanto. Cosa possiamo dire sugli altri prodotti?

La Fontina è ovviamente il nostro prodotto principale. Oltre alla forma intera siamo in grado di confezionarla in atmosfera modifica in confezioni che vanno dai 200 g alla mezza forma. Da
qualche anno siamo in grado di fornirla anche affettata in fettine sottili e questo è il caso della fornitura Mc Donalds. A parte la Fontina, un altro prodotto che ci dà dei buoni risultati è la fonduta
alla valdostana che commercializziamo in confezioni da 400 g e da 800 g per la ristorazione. Abbiamo poi aggiunto negli ultimi anni anche una versione di fonduta alla valdostana con fontina
e tartufo. Un altro prodotto che ci sta dando delle buone soddisfazioni è la toma di Gressoney . I numeri sono cresciuti negli anni e quest’anno superiamo le 35.000 forme. Oltre a questo commercializziamo anche il burro in due formati da 250 e 500 g oltre ad uno per gli alberghi
da 10 g .

Uno dei temi di cui spesso si discute è il prezzo. Punto di arrivo o si può ancora migliorare?
Il prezzo può e deve essere migliorato. Per ottenere questo occorre lavorare su più fronti partendo
dalla qualità. Solo con un prodotto di qualità elevata e costante si può ottenere il giusto riconoscimento dal mercato. Occorre poi investire in comunicazione per far conoscere le caratteristiche e le peculiarità del prodotto. Noi abbiamo un centro visitatori a Valpelline dove accompagniamo i turisti interessati in visita al magazzino. Ci siamo resi conto che sono in pochi quelli che conoscono la realtà produttiva della Fontina.

Un altro problema molto sentito è purtroppo quello delle imitazioni e dei falsi.
Purtroppo sia a livello locale, nazionale e internazionale questa è un piaga che arreca un grave danno al prodotto. 

Al netto dei falsi quanta fontina viene commercializzata fuori valle?
Circa il 92% della nostra produzione viene commercializzata fuori valle. Di questo 92% circa il 12-
13% viene commercializzata all’estero. Quindi in definitiva 8 % valle d’Aosta, 80% resto d’Italia e
12% all’estero.

Una curiosità: mi sono trovato a fare il giurato al Modon d’or e confesso che è stato molto  impegnativo: come si riconosce un Fontina fatta a regola d’arte?
Innanzitutto iniziamo a fare una verifica molto semplice alla portata di tutti. Controlliamo che
su una delle due facce piane del formaggio ci sia il marchio della Fontina. Spesso vengono spacciati
come Fontina formaggi similari. E’ Fontina solo quando è marchiata con il timbro ad inchiostro del Consorzio con la montagna stilizzata e la scritta fontina DOP. Questo è il primo passo. Passiamo poi ad un esame visivo della forma: la crosta deve essere compatta, di colore marrone chiaro che diventa
più scuro con il procedere della maturazione. Per quanto riguarda la pasta, deve essere elastica,
morbida e l’occhiatura non eccessiva e dispersa nella forma, colore dall’avorio al giallo paglierino
più o meno intenso. La pasta fondente in bocca ha un sapore dolce e delicato che può diventare più intenso con il procedere della maturazione.

Novità per il 2019? 
La fornitura al Mc Donalds mi sembra un buon inizio per il 2019. Abbiamo poi alcuni contatti
importanti con altri possibili clienti che speriamo di concretizzare.

Un sogno come Direttore della Cooperativa da  realizzare?
La Cooperativa è stata istituita nel 1957 per raccogliere, stagionare, commercializzare e valorizzare
la produzione dei propri soci e questo è per la Cooperativa il primario obiettivo per cui lavoriamo
da sempre. Io ho svolto praticamente quasi tutta la mia attività lavorativa in Cooperativa e credo fermamente che la cooperazione e quindi l’aggregazione dell’offerta sia un sistema molto valido per avere successo sul mercato. Il mio augurio e il mio auspicio è quello che questa mia convinzione possa essere anche quella di molti produttori.

20 dicembre 2018

Ezio Toscoz (#CooperativaProduttori LatteeFontina) ospite il 21 dicembre a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 21 dicembre, alle 9,35, tredicesima puntata del nuovo ciclo di ImpresaVda su Radio Proposta in BluIn studio Ezio Toscoz, direttore della Cooperativa Produttori di Latte e Fontina

A circa un'ora dalla trasmissione della puntata puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.

Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0. 

23 febbraio 2018

Mauro Treves (#CooperativaProduttoriLatteeFontina): «Impegnati nel valorizzare il nostro latte»

Intervista a Mauro Treves, Presidente della Cooperativa Produttori Latte e Fontina e della Cooperativa Evançon.

Di cosa si occupa la vostra Cooperativa?
La Cooperativa ha compiuto 60 anni l’anno scorso. Si occupa della stagionatura e della vendita delle fontine conferite dai nostri soci. Ha un fatturato di circa 20 milioni di euro, commercializza circa 300mila forme di fontina ogni anno. I nostri soci ci conferiscono le loro fontine appena prodotte, noi le stagioniamo nei nostri magazzini e quando sono pronte le immettiamo nel mercato. Un mercato che è principalmente nazionale, con un po’ di estero oltre a quello che si consuma in Valle.

Ricordiamo dove sono i magazzini che sono sempre una meta turistica…
Abbiamo la sede a Saint-Christophe. Il nostro magazzino principale si trova a Valpelline dove c’è anche un centro visitatori. Qui abbiamo la parte tradizionale da un lato dove stiamo sfruttando una vecchia miniera e dall’altra parte un galleria costruita appositamente negli anni ’90 e ha una capienza di più di 40mila forme. La caratteristica del magazzino tradizionale è che per movimentare le forme al suo interno, quasi un chilometro di estensione, usiamo il trenino un tempo a disposizione della miniera. Inoltre a fianco del centro visitatori, ristrutturato di recente, è stato realizzato un percorso di visita dove è possibile ripercorrere la storia della fontina e della Cooperativa e, ovviamente, si può degustare e acquistare i nostri prodotti. Abbiamo anche due magazzini a Pré-Saint-Didier sempre recuperati da due vecchi fortini militari e altri due in Bassa Valle, a Montjovet e Issogne. Si tratta di vecchie gallerie dell’Enel utilizzate per portare fuori materiale dai canali Enel. Si prestano molto alla stagionatura perché hanno al loro interno una particolare caratteristica climatica. Un’altra struttura è a Valgrisenche.

Quali sono i numeri della Cooperativa ad esempio dal punto di vista occupazionale?
Forse è un argomento che viene poco considerato ma anche l’agricoltura, la zootecnia a livello caseario in particolare, dà un contributo occupazionale non indifferente. Prima di tutto i diretti interessati, cioè gli allevatori che si sono creati un posto di lavoro che dà reddito alla loro famiglia e soprattutto è utile al mantenimento del nostro territorio che – non va dimenticato - è a vocazione turistica. Di conseguenza il ruolo degli allevatori è indispensabile. Per quanto riguarda le aziende zootecniche io non ho dei dati precisi però a livello cooperativistico possiamo parlare di più di 200 persone - soltanto la cooperativa ha una sessantina di dipendenti -  che lavorano stagionalmente o tutto l’anno per la produzione, la stagionatura e la vendita. In questi anni l’occupazione è cresciuta anche a livello professionale in quanto sono state rinnovate le nostre strutture, le nostre tecnologie di lavorazione.

Uno dei temi su cui spesso c’è dibattito è il prezzo del latte: qual è la situazione?
Se noi guardiamo dal punto di vista del produttore – io sono un produttore – tenendo conto della situazione attuale creatasi in seguito alla crisi, il prezzo del latte per le nostre aziende non è sufficiente. Siamo un’impresa e dovremmo lavorare con degli utili mentre al momento stiamo cercando di lavorare bene mantenendo le nostre posizioni. Se poi facciamo un paragone a livello nazionale e internazionale sono pochi quelli che pagano il latte meglio di noi. Questo ci fa pensare che il lavoro che stiamo facendo porta i suoi risultati. In questo momento il latte con il venire meno delle quote latte ha delle oscillazioni dei prezzi a livello internazionale continue e sempre tendenzialmente verso il basso con piccole risalite. Noi facendo un prodotto DOP abbiamo un prezzo più stabile e lentamente stiamo cercando di farlo crescere. Ovviamente non viviamo fuori dal mondo e se vogliamo crescere ancora con il prezzo dobbiamo tenere altissima la qualità e investire tanto – molto di più di adesso - sulla promozione per far conoscere il nostro prodotto. Se si fa un buon lavoro sul fronte dell’informazione un cliente può essere disposto a spendere di più per comprare la fontina. Diversamente c’è un paniere di formaggi talmente vasto, con dei prezzi anche molto più abbordabili dei nostri, che diventa difficile rimanere competitivi.

E non dimentichiamoci la questione dei falsi: all’estero ci sono dei formaggi che hanno il nome fontina ma sono tutta un’altra cosa…Immagino che per voi sia un bel problema
Da una parte ci gratifica perché se si è imitati vuol dire che si è importanti. Però è inutile nascondere che si tratta di un problema. A volte facciamo un lavoro di inserimento del nostro prodotto all’interno di catene di distribuzione o catene di vendita anche all’estero e purtroppo sovente ci scontriamo con il prezzo perché li raffrontano con dei falsi che vengono commercializzati a livello internazionale neppure prodotti in Italia. Sono prodotti che a volte non hanno neppure qualcosa a che fare con il formaggio. Ovviamente più andiamo lontani da casa più è difficile difendersi se non siamo aiutati dalle istituzioni. Ma è anche un problema a livello locale. Anche nel nostro piccolo c’è tanta confusione su quello che viene commercializzato occorrerebbe fare più sistema anche a livello regionale.

Cresce il turista alla ricerca di sapori locali: cosa ci potete dire dal vostro osservatorio? Quanto è attrattiva la fontina?
Il nostro Centro visitatori è fatto su misura per rispondere a questa esigenza. Il turista in questi anni è molto cambiato oltre a venire a sciare, a vedere le montagne e a fare le attività sportive che si possono fare in montagna, è molto attratto dall’enogastronomia locale e la fontina fa un po’ da regina. Informare correttamente il turista sui nostri prodotti può rivelarsi utile anche nel combattere i falsi.

Fontina ma non soltanto. Quali sono gli altri vostri prodotti?
La Cooperativa in questi anni ha cercato di creare un paniere di prodotti, ovviamente anche derivati dalla fontina, ad esempio le sottilette, ma soprattutto il porzionato, confezionato nei nostri magazzini, che se mantenuto nella sua confezione conserva la sua fragranza in maniera perfetta. Oltre a questo da dieci anni stiamo gestendo anche il caseificio di Fontainemore dove abbiamo ripreso e incrementato la produzione della Toma di Gressoney, ormai siamo a poco meno di 40mila forme all’anno. Un prodotto che ha riscontrato un buon successo in quanto alternativo alla fontina poiché è un formaggio parzialmente scremato.

Cosa possiamo segnalare per il 2018?
Ogni anno partecipiamo a tutta una serie di fiere e manifestazioni anche internazionali che riteniamo importanti per il comparto lattiero-caseario. Il 2018 dovremo dedicarlo però principalmente alla creazione di un sistema che metta in relazione tutti i soggetti e ci permetta di investire in maniera più incisiva sulla promozione della fontina. Se vogliamo farla conoscere dobbiamo fare più informazione. Noi rappresentiamo il 60% della produzione e c’è anche l’altro 40% realizzato da privati da coinvolgere.

Un sogno da Presidente di Cooperativa da realizzare?
Bisogna sempre fare sogni realizzabili. Io ne ho visto realizzato uno, cioè il sogno dei nostri fondatori. Se chi ha realizzato la Cooperativa 60 anni fa potesse vedere che essa è ancora presente potrebbe dire di aver realizzato un bel sogno. Io spero che i nostri figli, i nostri nipoti possano avere la stessa fortuna in quanto credo che la cooperazione in una realtà di montagna come la nostra sia più che mai attuale. Anche se sembra un sistema datato, antico, anche se si è supermoderni e globalizzati la cooperazione ha ancora più motivo per esistere. Io mi auguro che i giovani sappiano vivere da un lato un sano individualismo che ti porta a competere e a migliorare, ma allo stesso tempo senza perdere il senso della comunità: se si sta bene tutti insieme è meglio per tutti.

1 febbraio 2018

Venerdì 1° febbraio Mauro Treves (#ProduttoriLatteeFontina) ospite a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 1° febbraio, alle 9,35, quindicesima puntata di ImpresaVda su Radio Proposta in Blu. L'ospite sarà Mauro Treves Presidente della Cooperativa Produttori Latte e Fontina e della Cooperativa Evançon.  

Domani a circa un'ora dalla trasmissione della puntata - se te la sei persa - puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.


Sul Corriere della Valle in edicola questa settimana trovi l'intervista a Carla Chiarle della Cooperativa l'Esprit à l'Envers.

Ne approfitto anche per ricordare che ImpresaVda va in ondacon il patrocinio della Camera di Commercio di Aosta che per dodici puntate patrocinerà la nostra trasmissione, Camera di Commercio che –lo ricordiamo – di cui ricordiamo l’adesione, dello Sportello SPIN2 – gestione associata tra Chambre valdôtaine e Unioncamere Piemonte, alla rete Enterprise Europe Network, rete europea di supporto alle imprese.


Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0.

6 dicembre 2017

Made in Italy, falsi 6 su 10 : anche la #Fontina tra i più “taroccati” guarda le foto (#mossoni08)

Ci sono più fontine (taroccate) nel mondo che fontine vere in tutta la Valle d'Aosta!











Dagli Spagheroni prodotti in Olanda alla Salsa Pomarola venduta in Argentina, dal Pompeian Oil realizzato negli Stati Uniti alla Zottarella prodotta in Germania fino al Caccio Cavalo scovato in Brasile, sono particolarmente fantasiose le imitazioni dei prodotti italiani che si trovano all’estero.

L’Italia si accinge a raggiungere nel 2017 il record storico delle esportazioni agroalimentari con un valore superiore ai 40 miliardi di euro che potrebbe migliorare considerevolmente poiché sei prodotti alimentari di tipo italiano su dieci in vendita sul mercato internazionale sono il risultato dell’agropirateria internazionale che sul falso Made in Italy fattura 60 miliardi di euro nel mondo. 
Ma non basta, il fenomeno costa al Paese, da una stima Coldiretti, circa trecentomila posti di lavoro.  In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi, a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche la Mozzarella, il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago e la Fontina. Poi ci sono i nostri salumi più prestigiosi dal San Daniele alla Mortadella, ma anche gli extravergine di oliva, le conserve e gli ortofrutticoli come il pomodoro San Marzano. Se gli Stati Uniti sono i “leader” della falsificazione, le imitazioni dei formaggi italiani sono molto diffuse dall’Australia al Sud America, ma anche sul mercato europeo. Una tendenza che è degenerata in alcuni Paesi dove sono stati messi addirittura sul mercato “magic box” per la produzione casalinga dei formaggi, vini e salumi italiani più tipici in pochi giorni. Il fenomeno dell’italian sounding è assolutamente trasversale e talmente radicato che non ci si preoccupa ormai neppure di mantenere la fedeltà al nome originale della specialità Made in Italy copiata. Così gli spaghetti, se in Belgio aggiungono il termine “napoletana” per qualificare maggiormente il prodotto, nei Paesi Bassi diventano Spagheroni e in Corea addirittura Chapagetti.  La mozzarella è sicuramente uno dei prodotti più imitati, i cui falsi sono reperibili in ogni angolo del pianeta ma anche sui salumi la scelta è ampia. Si va dal San Daniele Prosciutto, prodotto in Canada, alla Mortadela siciliana realizzata in Spagna, dalla Finocchiona in vendita negli Stati Uniti ai Napoli Mastro tradizionali del Canada, sino al Dobro Salama Napoli ottenuto in Croazia.
Altrettanto diffuso è il fenomeno delle contraffazioni del vino. Negli Stati Uniti si trovano falsi Chianti e Tuscan moon, mentre il Barbera (bianco) è imitato anche in Romania e il nostro Prosecco, scovato anche in Russia, è divenuto a tal punto star dei mercati internazionali da trovare una folta schiera di imitatori che ne mettono a rischio l’ascesa. Ma un vero e proprio schiaffo all’immagine del nostro Paese viene anche dai prodotti che richiamano il fenomeno della mafia come il Fernet mafiosi o le Spezie Palermo mafia shooting vendute in Germania, un autentico oltraggio a tutti quegli italiani che tanti anni fa emigrarono in terra tedesca, dando un contributo sicuramente non secondario alla crescita di quella nazione.
Per quanto riguarda la nostra Fontina invito il lettore curioso a passare qualche minuto su internet. E’ sufficiente digitare “Fontina cheese” e “Fontina queso” su Google e poi andare a vedere il link “immagini”  nella ricerca;  c’è veramente da stupirsi che la legge permetta,  malgrado l’attività attenta del Consorzio -  che ha le mani legate quando si esce dall’Italia, figuriamoci nei paesi extra UE -   l’elusione di quelle che sarebbero normali norme di trasparenza a favore dei produttori e dei consumatori. Chi mangia palesi imitazioni di bassa qualità ed è convinto che quello sia il prodotto originale quale opinione si può fare?

Ezio Mossoni

13 ottobre 2017

Modon d’or: Concorso nazionale #Fontina d’Alpage


L’Assessorato dell’Agricoltura e risorse naturali della Regione autonoma Valle d’Aosta in collaborazione con la Chambre Valdôtaine e la Fondation Grand Paradis e con il supporto tecnico-scientifico del Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina e della Cooperativa Produttori Latte e Fontina, sta organizzando il Modon d’Or-Concorso nazionale Fontina d’Alpage 2017, iniziativa finalizzata alla valorizzazione del prodotto simbolo della Valle d’Aosta che, attraverso il riconoscimento della miglior Fontina DOP prodotta in alpeggio durante la stagione estiva, vuole promuovere l’intero comparto agricolo della Regione nel conseguimento di traguardi di qualità e di eccellenza.

L’iniziativa rientra strategicamente all’interno delle azioni che l’Assessorato ha portato avanti in questi ultimi mesi per il sostegno della filiera enogastronomica di qualità della Valle d’Aosta. Al momento, l’Assessorato sta coordinando le diverse attività tecniche che porteranno a una nuova formula di valorizzazione del prodotto e che culmineranno in due giornate, il 7 e 8 dicembre 2017, dove saranno presenti personaggi conosciuti dal grande pubblico, i quali si faranno interpreti e promotori della Fontina DOP.

Sono ammesse al Concorso, le Fontine DOP prodotte nel mese di luglio 2017, in numero di una per alpeggio. I partecipanti dovranno far pervenire alla segreteria del Concorso, presso l’Ufficio promozione dell’Assessorato, entro il 24 ottobre 2017 la scheda di adesione, mentre la forma di Fontina DOP, da loro stessi individuata, andrà conferita al magazzino della Cooperativa a Saint-Christophe entro il 31 ottobre 2017.

La miglior Fontina DOP prodotta in alpeggio nel mese di luglio, sarà premiata con l’assegnazione del Modon d’Or (il punteggio più alto superiore ai 90/100) e della Médaille d’Or (per quanti raggiungano un punteggio superiore ai 75/100) e verranno inserite in un percorso di commercializzazione che andrà a valorizzare anche economicamente la qualità del prodotto.

La premiazione della miglior Fontina d’Alpeggio 2017, alla presenza di noti personaggi televisivi e delle settore gastronomico, si svolgerà il 7 dicembre nella suggestiva cornice del Castello di Sarre.
Attraverso un’azione di maggiore promozione del Concorso, l’Assessorato intende insistere in modo particolare sulla valorizzazione delle filiere di produzione del comparto agricolo, con un cenno speciale alle produzioni DOP, incoraggiando i produttori nel conseguimento di traguardi di qualità e portando con azioni puntuali a una promozione dei prodotti Valle d’Aosta soprattutto fuori dai confini regionali.


Per eventuali informazioni è possibile consultare il sito www.regione.vda.it/agricoltura oppure contattare l’Ufficio Promozione della qualità, supporto alle imprese e semplificazione delle procedure dell’Assessorato Agricoltura e risorse naturali al recapito telefonico: 0165 275213 – 5215.

22 settembre 2015

#Cheese2015: piace ai visitatori «Lo Gran Tor de la #Fontina»

 



Ottimo riscontro di pubblico a Cheese 2015 conclusosi ieri, lunedì 21 settembre. Lo stand allestito dall’Assessorato dell’agricoltura e risorse naturali, in collaborazione con la Chambre Valdôtaine, il Consorzio Produttori e Tutela della Dop Fontina e la Cooperativa Produttori Latte e Fontina, ha accolto un gran numero di visitatori, che hanno mostrato vivo interesse per “Lo Gran Tor de la Fontina”.

Ispirato all’endurance trail Tor des Géants, “Lo Gran Tor de la Fontina” è consistito in una apprezzata “maratona dei golosi”, che ha offerto ai partecipanti il privilegio di assaggiare ben diciassette tipi di Fontina Dop prodotta in altrettanti alpeggi, localizzati nei luoghi maggiormente significativi sulle vie del Tor des Géants e comprendenti i dieci alpeggi e montagnards premiati al concorso Fontina d’Alpage 2014.

L’iniziativa ha coinvolto oltre tremila visitatori, che hanno letteralmente preso d’assalto lo stand valdostano per le degustazioni, le quali si sono poi tradotte nell’acquisto di oltre cento forme di Fontina Dop.

2 febbraio 2014

Costo di produzione del #latte in Valle d'#Aosta: Così non va...

Tratto dalla rivista di Coldiretti «L'Agriculteur Valdôtain» ti propongo l'articolo dal titolo «Costo di produzione del latte in Valle d'Aosta». Il tema è di sicuro interesse.

L'INEA (Istituto Nazionale di Eco­nomia Agraria) ha elaborato - su incarico della Amministrazione 
Regionale - un interessantissimo studio sul costo di produzione del latte in Valle d'Aosta pubblica­to su un quaderno INEA a cura di patrizia Borsotto. Riprendiamo di seguito alcuni passaggi significati­vi e utili al mondo agricolo. I dati citati sono relativi al 2011. 

Intanto la produzione di latte, nel periodo 2007/2011 è risultato di circa 45.000 tonnellate medie an­nue registrando una progressiva diminuzione dei titolari di "con­segne" per circa il 15% (risultato della concentrazione delle aziende zootecniche) ma il quantitativo di latte consegnato ai caseifici è ri­masto costante per circa 33.000 tonnellate. A differenza delle altre regioni si registra una incidenza si­gnificativa delle "vendite dirette" con poco meno di 12.000 tonnel­late, ben il 27% della produzione mentre, nel resto d'Italia, la me­dia si aggira intorno a 3%. Da no­tare che il 64% degli allevamenti produce meno di 50 tonnellate an­nui dando un significativo segnale di forte permanenza sul territorio di aziende medio piccole.

L'INEA, nel suo studio articolato, ha tenuto conto della strutturazio­ne dei vari tipi di allevamento in­crociando tali situazioni con i costi espliciti (foraggi, mangimi, e spese generali) che quelli impliciti (am­mortamenti, costo lavoro, ecc). Sono stati analizzati quattro tipi di "gestione aziendale":

A) Aziende di fondovalle che af­fidano a terzi il bestiame per l'alpeggio: (523 aziende) sono generalmente costituite da un campione con un numero di UBA allevati piuttosto basso e il co­sto totale del processo è pari a 0,78 euro al chilogrammo.

B) Aziende di fondovalle che mantengono in loco i capi tut­to l'anno non praticando l'al­peggio (273 aziende) anch'esse con un numero di capi basso ma con un costo totale migliorato rispetto alla situazione prece­dente con un costo totale del processo pari a 0,69 euro al chi­logrammo.

C) Aziende che praticano fondo­valle e alpeggio solo con i pro­pri capi (92 aziende): le mandrie sono composte - mediamente - da 55 UBA con 32 capi lattiferi e una produzione di circa 35 quintali per capo. Il costo del processo risulta, mediamente, di 0,79 euro al chilogrammo.

D) Aziende che praticano fondo­valle con i propri capi e alpeg­gio prendendo in affida anche capi da terzi: (306 aziende) tali aziende rappresentando la tipica azienda valdostana. Tali aziende sono in crescita, era­no 250 nel 2007 e quasi 400 nel 2011. Tale organizzazione aziendale è - indubbiamente - la migliore, arrivando ad una per­formance di 0,62 euro per chi­logrammo

Fin qui le analisi dell'INEA, a noi rimane l'amaro compito di rilevare, ancora una volta, come il settore agricolo sia strangolato dai costi di produzione che sono in continuo aumento mentre i ricavi sono fer­mi a quanto si ricavava anni fa. Si fa presto a dire che chi conduce in alpeggio propri capi e capi presi in affida da terzi riesce a mantenere i costi (sigh!) in 0.62 euro al chilo. Sappiamo tutti che si tratta delle aziende più strutturate ma sappia­mo tutti che sono rr a numero chiu­so"! gli alpeggi quelli sono, e non possiamo certo farli crescere, anzi sono inflazionati da un mercato che - abbiamo visto anche questa primavera in occasione di alcune aste comunali- porta i conduttori a fare offerte di canone affitto sempre più importanti andando cosi - di fatto - a diminuire costan­temente i ricavi. La maggioranza delle aziende zoo tecniche è costi­tuita da allevatori che affidano in estate in proprio bestiame a terzi, il tessuto naturale è quello ed è, quindi, facile ipotizzare un costo medio generalizzato molto vicino ai 0,78 euro per chilo.
Se rapportato ai ricavi diventa ve­ramente difficile immaginare una corretta gestione aziendale che ritenga gli aiuti una integrazione del reddito agricolo ma, di fatto, si rischia che l'aiuto venga ritenu­to, esso stesso, il reddito agricolo, con evidenti rischi alla sopravvi­venza considerando che gli aiuti dipendono da altri fattori che non quelli gestionali dell'impresa agri­cola.

25 giugno 2013

La #Fontina #valdostana su «Cucchiaio d'argento»


Su segnalazione via Twitter di Fabrizio Gallino (@enofaber) ti invito a leggere un post di Stefano Caffarri sul sito «Il Cucchiaio d'argento», dedicato alla fontina valdostana che si fa apprezzare soprattutto per la sua photogallery come puoi vedere dalla foto che ti propongo in questo mini-post. Buona visione...

8 maggio 2012

3 Cose da sapere sulla Fontina



Si è riunita questa mattina, a Saint-Christophe, l'Assemblea dei soci della Cooperativa produttori Latte e Fontina. 




Ecco tre cose da sapere: 




- il fatturato è sostanzialmente stabile


- aumentano i resi e diminuiscono i ricavi


- troppi plagi e pochi controlli


25 gennaio 2012

La Cooperativa dei Produttori di Latte e Fontina Risponde all'Interrogazione di Alpe

Dopo i dibattiti su facebook sull'autostrada (evento permettetemi mediaticamente un po' gonfiato). Ora tocca alla interpellanza su blog. Chissà se quelli di Alpe vogliono già scrivere nello spazio commenti se sono o no soddisfatti della risposta?


I sottoscritti Consiglieri regionali del Gruppo “ALPE”, La pregano di iscrivere all'ordine del giorno del prossimo Consiglio la seguente

 

INTERROGAZIONE



RICHIAMATE le numerose precedenti iniziative del nostro Gruppo volte ad approfondire e conoscere la situazione produttiva e commerciale del principale prodotto D.O.P. della nostra Regione, la Fontina;
 
TENUTO CONTO del peso rilevante della Fontina sul reddito delle aziende zootecniche della nostra Regione e delle altrettanto rilevanti risorse finanziarie pubbliche destinate a sostenere e rafforzare il settore della trasformazione;
 

RILEVATA l’assoluta priorità riservata da sempre al settore cooperativo e segnatamente alla Cooperativa Produttori Latte e Fontina nella destinazione degli aiuti regionali, in considerazione del suo ruolo strategico di concentrazione dell’offerta;

CONSIDERATE  le crescenti difficoltà della Cooperativa Produttori Latte e Fontina nel fare fronte ai suoi scopi sociali che consistono nella raccolta e commercializzazione di tutti i prodotti provenienti dai trasformatori di latte ad essa associati;

tutto ciò premesso i sottoscritti Consiglieri regionali


INTERROGANO



l'Assessore competente per sapere:

1)  se sia al corrente che nel corso del 2011 si sono registrate notevoli difficoltà di commercializzazione del prodotto FONTINA, tanto da costringere la CPLF a stoccare in magazzino e per diversi mesi le forme già  marchiate, prima di poter provvedere alla loro immissione sul mercato,

2)  se sia al corrente, e se può darne conferma, che per l’anno in corso la CPLF abbia deciso di invitare i propri associati a non trasformare una parte del latte raccolto avviandolo invece alla vendita ad aziende terze;

3)  se, considerati i notevoli aiuti pubblici erogati alla CPLF sia in conto capitale che nella dotazione di importanti e costose infrastrutture, sia nel sostegno delle sue campagne promozionali, l’amministrazione regionale possa condividere tale scelta;

4)  sulla base di qual piano industriale della CPLF la Regione abbia deciso di investire per la realizzazione di un nuovo magazzino nei pressi della sede di Saint-Christophe e quale sia l’attuale livello di operatività della Società Ge.Ca SpA.



                                                                                     F.to:       Albert CHATRIAN

                                                                                                   Giuseppe CERISE


Ed ecco la risposta Cooperativa Produttori Latte e Fontina. L'Assessore farà copia e incolla?

In merito all’interrogazione del Gruppo Alpe, iscritta all’ordine del giorno del Consiglio regionale in programma mercoledì 25 e giovedì 26 gennaio, la Cooperativa Produttori Latte e Fontina, ritiene doveroso fare alcune considerazioni e precisazioni.

 Lungi dall’individuare il significato e la ragione di tale interrogazione, a nostro parere rivolta ad ottenere come effetto immediato lo screditamento della nostra Cooperativa con ovvie ricadute negative per il settore, va detto che la Cooperativa Produttori Latte e Fontina – che da oltre 55 anni, si occupa della raccolta, trasformazione e commercializzazione della produzione lattiero casearia dei propri soci – ha, sempre, pienamente raggiunto i suoi scopi sociali; quello cooperativo è un sistema aperto ed il rapporto mutualistico con il socio ne rappresenta la priorità.

Per quanto riguarda la commercializzazione della Fontina DOP, facciamo rilevare come, anche negli ultimi anni, pur essendo in presenza di una congiuntura economica nazionale ed internazionale negativa, la Cooperativa ha mantenuto sostanzialmente i volumi di vendita e il fatturato complessivo, con una stabilità nei prezzi riconosciuti ai soci. Tali risultati, evidenti dalla semplice lettura dei nostri bilanci, e relativi allegati, sono stati ottenuti grazie alla  razionalizzazione della gestione produttiva, al risparmio sul versante dei costi oltre all’impegno sui mercati nazionali ed internazionali.

Dal 2009, la Cooperativa ha registrato un importante aumento dei conferimenti e, pertanto, per mantenere un equilibrio tra la domanda del mercato e l’offerta, ha deciso di acquistare, da alcuni dei propri associati, latte anziché forme di formaggio destinate a diventare Fontina, collocandolo poi,  sul mercato locale. Tale scelta, è stata fatta non solo nell’interesse dei propri soci, ma dell’intero comparto agricolo valdostano, poiché permette di evitare i costi di trasformazione, stagionatura e commercializzazione, e soprattutto di svendere il prodotto utilizzando canali di distribuzione che non sono minimamente interessati alla qualità, ma solo al prezzo. È del tutto evidente che si tratta di una strategia d’alleggerimento dello “stock”, transitoria e legata al fatto che la Cooperativa, a differenza delle aziende non cooperative che in caso di necessità  possono ridurre  la produzione, deve sempre raccogliere e commercializzare tutta la produzione dei propri soci. Compito che esegue con successo dal 1957.

Per quanto riguarda i contributi pubblici, teniamo a precisare come la cooperativa ha semplicemente usufruito dei contributi previsti dalla legge regionale 12 dicembre 2007 che prevede aiuti a tutte le aziende operanti nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, quindi non solo alla Cooperativa.

A questo proposito, la Cooperativa ha dovuto far fronte, con proprie ingenti risorse, alla parte non coperta da contributi. Testimonianza di ciò sono i notevoli investimenti effettuati nell’ultimo periodo, tra cui quelli legati all’automazione del magazzino di Valpelline,  all’acquisto di una nuova linea per il confezionamento in vaschette "termoformate" di Fontina DOP (distribuite peraltro durante la manifestazione dell’ultimo dell’anno a Courmayeur) e la costruzione di un nuovo magazzino interrato adiacente alla sede di Saint-Christophe con una capacità complessiva superiore alle 90 mila forme in fase di ultimazione.

I grandi investimenti effettuati, sono una conferma del fatto che la Cooperativa Produttori Latte e Fontina è un’azienda viva e  dinamica che, attraverso l’innovazione e il miglioramento della propria immagine ed efficienza, sta cercando di far fronte al periodo di crisi che da tempo ha colpito L’Italia tutta, Valle D‘Aosta compresa.

Infine, sul sostegno alle campagne promozionali, agli interpellanti di “Alpe” è sfuggito, forse volutamente, che la Cooperativa, da sempre, investe molteplici risorse per la promozione della Fontina DOP e che le campagne promozionali, per poter usufruire dei contributi previsti dalla “Misura 133” del Piano di sviluppo rurale 2007-2013, (sostegno alle associazioni di produttori per attività d'informazione e promozione riguardo ai prodotti che rientrano nei sistemi di qualità alimentare), devono essere prive del marchio commerciale. Quindi, prive del marchio della Cooperativa. Ciò significa che le campagne promozionali vanno a beneficio di tutti i produttori di Fontina, anche ai produttori non aderenti alla Cooperativa stessa che, in ogni caso, ne finanzia una parte.

In conclusione, si ribadisce come tutto ciò che abbiamo sinteticamente illustrato, trovi più ampia espressione nei nostri bilanci che sono pubblici e che consigliamo di leggere a coloro che hanno bisogno di risposte sul ruolo della nostra cooperativa nell’economica regionale.

                                                                                                              

Mauro Trèves                                                                    Ezio Toscoz

                             Presidente                                                                              Direttore    

2 febbraio 2011

Studiare Food Marketing

Dal 7 all’11 febbraio, 40 studenti della Athens University of Economics & Business (Department of Marketing & Communication) soggiorneranno in Valle d’Aosta per visitare realtà produttive alimentari locali e apprendere i principi del Food Marketing sotto la guida della professoressa Chiara Mauri della Facoltà di Scienze dell’Economia e della gestione aziendale.

«L’iniziativa è nata da un interesse di ricerca di un collega greco, il prof. Spiros Gounaris spiega il preside della facoltà Chiara Mauri Da tempo mi occupo di marketing nei settori di largo consumo, e in particolare nel settore alimentare. Il prof. Gounaris mi ha chiesto se eravamo disponibili a un incontro per approfondire sia le conoscenze sia le modalità di realizzazione di prodotti alimentari per i quali l’Italia vanta una reputazione in tutto il mondo. L’incontro è un’occasione di apertura internazionale per la nostra Università, di condivisione culturale sul modo di fare impresa e di valorizzare i prodotti».

Il programma della visita inizierà lunedì 7 febbraio presso la sede di Saint-Christophe con un seminario sul food marketing. Gli studenti visiteranno poi alcune realtà produttive alimentari tra cui la Cooperativa Produttori Latte e Fontina, il Salumificio Bertolin di Arnad e alcune aziende piemontesi, per concludere il soggiorno con una giornata di sci sui comprensori valdostani.

Il seminario sul food marketing in programma il 7 febbraio, tenuto dalla professoressa Chiara Mauri, si svolgerà in lingua inglese dalle 17 alle 21 ed è aperto al pubblico. 

27 gennaio 2011

Sirha di Lione: Imprenditori Valdostani Soddisfatti

Si conferma salone di grande interesse il Sirha di Lione dove sei imprese valdostane (Via delle Indie, Grosjean vini, Cooperativa Produttori Latte e Fontina, Caseificio Valdostano e 4000 mètres Vins d’altitude) e un albergo Saveur (il Mont Blanc Hotel di La Salle), il cui chef stellato ha curato un vin d’honneur, hanno proposto i loro prodotti e servizi alle migliaia di operatori intervenuti da sabato 22 a mercoledì 26 gennaio.
«Questo salone è di grande valore per noi perché non si tratta di una manifestazione istituzionale o di pura promozione. La totalità dei frequentatori sono operatori del mestiere, interessati unicamente  a fare  business» ha commentato  Raffaele Bellizia, amministratore delegato della Via delle Indie. 


«Stiamo avviando - aggiunge Gerardo Cuomo, Ad del Caseificio Valdostano - una strategia focalizzata sulla esportazione di prodotti alimentari made in Italy in Francia e Svizzera e qui abbiamo incontrato controparti di grande interesse per la nostra azienda. Inoltre un salone come il Sirha è l’occasione per osservare le strategie degli altri player, traendo spunti per la nostra attività». 

«La partecipazione al Sirha come Maison du Val d’Aoste è quest’anno un esperimento che si conferma azzeccato e che pone le premesse per un investimento di più ampio raggio nelle edizioni dei prossimi anni
- ha precisato il Presidente della Regione, Augusto Rollandin -. Si tratta infatti di un salone operativo e professionale, basti citare che l’accesso ai cosiddetti “particuliers” ossia i non professionisti è del tutto marginale e il tempo che le imprese investono nella loro partecipazione è sicuramente ben speso».

3 agosto 2010

Fontina: in due anni il Prezzo di Conguaglio è Cresciuto del 18,63%

«Il prezzo di conguaglio corrisposto ai soci per la fontina di latteria è cresciuto nell’ultimo biennio del 18,63% (+6% nel corso del 2009 ndr). E’ un dato in assoluta controtendenza rispetto all’andamento generale dell’economia e del settore».Mauro Treves, presidente della Cooperativa Produttori Latte e fontina, indica una precisa serie di percentuali come il risultato più importante della sua presidenza. Cresce la fontina di alpeggio (18,02%), il formaggio valdostano (31,23%) e lo zangolato di creme fresche (21,46%). L’aumento della redditività dei soci è infatti l’indicatore che meglio mostra il buon lavoro della Cooperativa. «Pensate che i cereali – osserva Treves – nel 2009 hanno perso il 28,2% e l’olio di oliva il 13,2%».

Il fatturato commerciale dell’esercizio 2009 è aumentato del 1,07% rispetto all’anno precedente. Un dato comunque significativo visto che i conferimenti complessivi nello stesso anno sono in calo: i chili di fontina Dop raccolti dalla Cooperativa sono diminuiti: sono passati dai 2,11 milioni del 2008 agli 1,84 del 2009. Trasformati in forme significa 247.831 contro 216.054. In forte aumento, invece, il formaggio valdostano: 93.411,30 chili contro i 46.942,80 del 2008. Praticamente raddoppiato il numero delle forme: da 5.678 a 11.238. I ricavi complessivi sono risultati pari a 20,32 milioni con un incremento di circa 25mila euro rispetto al 2008, ma, come già sottolineato, in un contesto di calo della produzione.

Si tratta di un trend perfettamente in linea con il dato di produzione regionale come fatto rilevare dal Consorzio dei produttori: sono state 391mila le fontine marchiate nel 2009 contro le 416.298 dell’anno precedente. Sul 2010 Treves appare leggermente più pessimista. «La crisi sta facendosi sentire sui consumi, anche se per ora si tratta di perdite minime. Inoltre va detto che per noi il periodo migliore è l’autunno, quindi, se nel frattempo si registrasse la ripresa il nostro saldo finale potrebbe anche non risentirne».

Un magazzino supertecnologico
Proprio per assicurare maggiore efficienza ed efficacia all’attività della Cooperativa il Consiglio di amministrazione ha deciso di realizzare a Saint-Christophe un proprio un magazzino interrato per la raccolta, la stagionatura e la conservazione delle forme di Fontina DOP. La struttura avrà una capacità complessiva di circa 96mila forme «e permetterà – spiega Treves – anche di limitare l’uso di alcuni magazzini tradizionali che a causa delle continue modifiche derivanti dalle normative igienico sanitarie costringono la Cooperativa ad effettuare continui e costosi interventi di manutenzione».

L’impegno di spesa complessivo ammonta a 7,4 milioni: 6 per le opere edili ed impiantistiche, 0,31 per le spese tecniche, 0,80 per la fornitura ed installazione di due robots automatizzati predisposti alle procedure di salatura e spazzolatura delle forme di Fontina DOP stoccate nelle celle; e 0, 33 per l’impianto automatico passante per il lavaggio delle tavole in legno di stagionatura delle forme. L’amministrazione regionale interverrà con un contributo pari al 40% della spesa cioè 2,98 milioni che verranno assegnati nel triennio 2010-2012, data entro la quale la struttura sarà terminata.

Si tratta di una scelta fatta sull’onda lunga dei buoni risultati ottenuti attraverso la gestione diretta di alcuni caseifici a partire da quello di Fontainemore cui si è aggiunta dal mese di giugno la conduzione di quello di Salirod a Saint-Vincent e da luglio del punto vendita di Valtournenche annesso al sito produttivo della Cooperativa Valle del Cervino. «Come previsto, nell’ultimo trimestre del 2009, conclude Trèves – è stata portata a termine l’automazione del magazzino di Valpelline. Una scelta che nel corso del 2010, anno in cui sarà a regime, porterà ad un risparmio dei costi del personale e testimonia come la Cooperativa sia attenta anche a valutare le possibili innovazioni tecnologiche che permettono di razionalizzare al meglio i processi di produzione».

Le finte fontine
Sullo sfondo rimane il problema della contraffazione. «Entro la fine dell'anno – spiega il Presidente del Consorzio Livio Vagneuril Consorzio intende aderire ad un'iniziativa intrapresa a livello nazionale che prevede il coordinamento degli agenti vigilatori attualmente operativi sul territorio al fine di offrire ai Consorzi di tutela riconosciuti la possibilità di svolgere azioni di vigilanza e sorveglianza, in fase di commercializzazione dei prodotti D.O.P. e I.G.P., dei mercati nazionali e comunitari».

2 dicembre 2009

Oro Bianco: l'Acqua Batte il Latte


Secondo articolo del Rapporto Valle d'Aosta pubblicato sul Sole 24 Ore del lunedì del 30 novembre. Anche questa volta propongo la versione «valdostana» o potrei dire «anselmiana».

L’ambiente alpino è per la Valle d’Aosta una risorsa non soltanto turistica. E’ sufficiente, ad esempio, analizzare con più attenzione il fenomeno della produzione di energia idroelettrica per trovarsi di fronte ad una realtà economica che di «distretto» non ha soltanto il nome. La piccola regione autonoma presenta infatti realtà di eccellenza sia nel macro con l’impegno della Compagnia Valdostana delle acque, che nel micro dove meritano di essere segnalati gli impianti di teleriscaldamento realizzati da Sea di Pollein e il micro-idroelettrico di montagna, in particolare nell’Alta Valle d’Aosta, della Fratelli Ronc di Introd, questi ultimi esportatori del loro know anche all’estero, sui nuovi mercati dell’Albania e della Romania.

Per dare un’idea della dinamicità del settore - anche in tempi sicuramente non brillanti - è sufficiente ricordare come l’utile netto della Compagnia Valdostana delle acque, guidata dal manager Riccardo Trisoldi - sia passato dai 60,48 milioni del 2007 (che apparivano come un risultato già estremamente soddisfacente) ai 69,70 del 2008. E’ aumentato il valore della produzione (da 200,24 a 206,53 milioni), il margine operativo lordo (da 145,93 a 153,09), il patrimonio consolidato da 711,64 a 763,35, ma soprattutto è nettamente migliorata la posizione finanziaria netta, indebitamento dovuto all’acquisizione delle centrali da Enel, che nel 2005 presentava un rosso di 107,97 milioni e, oggi, è in positivo a quota 127,24. Quest’ultimo dato è davvero «esplosivo» se si pensa che l’uscita dal passivo, salutata con grande soddisfazione in occasione della presentazione del bilancio del 2007, era pari a 58,85.

Cva: nel 2009 ricavi +15%
E il 2009 non sarà da meno. Cva nel corso di quest’anno registrerà un ulteriore crescita nei ricavi del 15% grazie al record di produzione del 2008 con tre miliardi di Kwh. La Cva è indubbiamente un imponente volano di sviluppo per la regione visto che entro nel 2015 ha pianificato investimenti pari a 440 milioni. «Questo ovviamente – spiega il Presidente Riccardo Trisoldi – se oltre alle due centrali che realizzeremo nel comune di La Thuile andranno in porto anche le altre cinque per cui abbiamo fatto domanda di concessione in modo da assicurarci un aumento di produzione pari a 400 milioni di kwh». «Un risultato - osserva ancora Trisoldi - che nasce a più livelli. Non soltanto una crescita dei ricavi, ma anche un miglioramento dei proventi e degli oneri finanziari. Nel 2007 negativi, pari a 400mila euro, e oggi positivi a quota 3,45 milioni».

A Cva si deve anche l’intuizione di fidelizzare la clientela fornendole l’opportunità di esporre il marchio «Eaux de la Vallèe», un brand che garantisce alla clientela, soprattutto istituti di credito e player della grande distribuzione, di poter dimostrare, anche grazie ad una attenta campagna di comunicazione, l’utilizzo di energia completamente proveniente da fonti alternative. Un atout che in tempi di bilancio sociale è particolarmente gradito dai committenti.

La capacità di fare rete
Il settore sta poi dimostrando anche una grande capacità di fare rete. Una delle prossime sfide - che vedrà in gioco know-how interamente valdostano -sarà la realizzazione del teleriscaldamento della città di Aosta. Un progetto del valore di 73 milioni di euro. A realizzarlo sarà la Telechauffage Aoste srl (Telcha), società costituta ad hoc per dare vita all’impianto, di cui fanno parte la Cva con una quota del 49 per cento e la società Energetica Aosta e la Fratelli Ronc, entrambe con il 25,5%. Si tratterà di un impianto estremamente innovativo. «In Italia - spiega Pietro Giorgio, ad di Sea - ce n’è uno simile soltanto a Milano».

Insomma l’acqua sembra essere il vero «oro bianco» (anche sotto forma di neve) della Valle d’Aosta in grado di permettere di ritagliarsi un ruolo significativo in un’economia che sempre più scommette sull’ambiente. Ancora in salita invece la strada di un altro «oro bianco», particolarmente caro a chi abita ai piedi delle Alpi: il latte. In questo settore il player principale è la Cooperativa Produttori di Latte e Fontina che con i suoi 20 milioni di fatturato annuale cerca di assicurare una rendita dignitosa a chi vive di zootecnia. Ezio Mossoni, direttore di Coldiretti Valle d’Aosta, evidenzia come il mercato non presenti affatto elementi rassicuranti e pone sotto accusa il prezzo del latte. «So che molti si stupiranno. Noi dovremmo essere l’isola felice con il latte pagato anche oltre 50 centesimi al litro, mentre nelle altre regioni si punta ai 30 centesimi. Ma nessuno si chiede perché il nostro latte vale quasi il doppio dell’altro e gli allevatori si lamentano? Semplice, perché il nostro latte vale tanto come l’altro, forse perfino meno».

In effetti i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria dimostrano che i costi di produzione del latte in Valle d’Aosta sono in assoluto i più alti d’Italia: pari a 73 centesimi al chilo. Il ragionamento di Mossoni si completa poi con la constatazione della stasi del mercato. «Il prezzo della Fontina - aggiunge - liquidato ai produttori era di 12.000 lire nel 1996 che equivalgono a euro 6,19. Nel 2007 il prezzo era di 6,38 euro. Una differenza di 0,19 centesimi in 10 anni. La Cooperativa, con grandi sforzi, è riuscita a portare il prezzo del 2008 a 7,13, ma l’incidenza sul decennio è, purtroppo, pressoché irrilevante. Diciannove centesimi al chilo di Fontina in dieci anni corrisponde a 0,02 centesimi al litro di latte dopo dieci anni. Quanto sono aumentati nel frattempo i costi? Nel 1996 un consumatore per il miglior latte alimentare che trovava sul mercato pagava circa 1.000 lire. Oggi anche un euro e sessanta, cioè circa 3.100 lire. I conti sono presto fatti».

27 novembre 2009

Zootecnia Valdostana Sottoshock

La Zootecnia Valdostana è sotto shock e con lei il suo prodotto simbolo, la fontina Dop: circa 400mila fontine commercializzate all’anno (416.298 nel 2008)  per un valore di 30 milioni di euro. Una maxi-inchiesta condotta dai Nas di Torino e coordinata dal Pm Pasquale Longarini ha infatti portato all’arresto di 13 persone - due in carcere e 11 ai domiciliari (9 già revocati ndr) - tra allevatori, veterinari e produttori di Fontina. Tre i filoni di indagine: in Svizzera acquistavano sperma per rendere le mucche da combattimento più aggressive, «contaminando» dal punto di vista genealogico razza pezzata nera castana; nel nord Italia compravano foraggio per le bovine da latte destinate alla produzione della Fontina, violando così il disciplinare della Dop, e abbattevano i capi infetti per mantenere il titolo di allevamento indenne da tubercolosi sostituendoli per sottrarli ai controlli e, di fatto, introitando contributi regionali non dovuti.

Le reazioni del mondo politico
Ad appesantire il clima anche il fatto che fra gli arrestati ci sia il presidente regionale dell’Associazione allevatori, Gabriele Viérin, che, peraltro, al momento rifiuta ogni addebito (e mercoledì si è dimesso dalla carica di Presidente ndr). Un fatto che ha subito assunto anche una valenza politica tanto da essere oggetto mercoledì scorso di un’interrogazione a risposta immediata in Consiglio regionale. E che ha portato l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Isabellon a sottolineare come «il sistema di sostegno, da una parte, e di monitoraggio dall’altra, messo in atto dall’Assessorato è vasto e ricopre un settore che oggi comprende oltre 3.000 aziende agricole, delle quali 1.700 di allevamento bovino e ovicaprino». In merito ai dati sull'andamento del risanamento, l'Assessore alla Sanità Albert Lanièce ha poi aggiunto che «al 15 novembre 2009, su 1250 aziende controllate, 16 sono risultate positive, con una prevalenza dell'1,28%, e molto probabilmente siamo al di sotto alla prevalenza dell'anno scorso, che si attestava sul 3%». Critica l’opposizione. «C'è una situazione di emergenza che ci pare voi stiate ignorando. Si utilizzano procedure standardizzate, ma siamo nel mezzo di una bufera, in cui la politica deve intervenire» ha detto Enrico Tibaldi (Pdl).

Le ricadute sul mercato
Fortunatamente l’affaire non ha avuto ricadute di tipo commerciale sull’immagine del prodotto. «Non dimentichiamoci che dal punto di vista della produzione della fontina - osserva il direttore della Cooperativa Produttori di Latte e Fontina Ezio Toscoz - si tratta di un produttore su circa 170. Se qualcuno ha sbagliato è chiaro che deve pagare, ma questo non deve andare a scapito di tutti gli altri. La qualità è diffusa e in continua crescita». Anche i grossisti che normalmente commercializzano sul territorio nazionale la fontina non hanno modificato il loro interesse per il prodotto. «Ci sono state soltanto richieste alcune certificazioni per dimostrare il non coinvolgimento della Cooperativa nella vicenda. Cosa che non ci è stato difficile dimostrare» precisa Toscoz.
Sulla stessa lunghezza d’onda Marcello Panizzi, fondatore nel 2004 della società «Centrale laitière de la Vallée d’Aoste» allo scopo di rilevare dal fallimento la Centrale del latte di Gressan, società costituita nel 1965 dall’Amministrazione regionale. Un’operazione da 400 mila euro per risollevare un’azienda che aveva già messo a dura prova l’Abit Cooperativa produttori latte di Grugliasco (Torino). «Il mercato interno sta reagendo bene. Abbiamo ricevuto qualche telefonata in più da qualche consumatore preoccupato e attraverso una breve nota abbiamo ribadito come la bontà dei prodotti Centrale Laitière Vallèe d’Aoste è ottenuta e garantita durante tutto il percorso, dalla raccolta alla lavorazione, grazie ad attenti controlli e ad una ricerca costante della qualità. Del resto anche quest’anno registreremo una crescita di fatturato rispetto al 2008 intorno a l0%». Consumatori fiduciosi anche al Gros Cidac dove dopo una prima settimana caratterizzata da cali nelle vendita fra gli scaffali del lattiero-caseario la situazione sta tornando alla normalità. «Abbiamo semplicemente notato rispetto al passato - spiegano in reparto - una certa preferenza da parte della clientela per le fontine di alpeggio». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 25 novembre 2009)

4 novembre 2009

Note in Libertà sulla Crisi della Nostra Agricoltura: il Prezzo del latte


Ti propongo uno scritto che mi è stato inviato da Ezio Mossoni, direttore di Coldiretti Valle d'Aosta.

Che il settore agricolo Valdostano stia attraversando un periodo di crisi è un dato di fatto, ma dobbiamo stare attenti – soprattutto noi addetti al settore – nell’analizzare la situazione evitando di confondere, nella necessità immediata di affrontare la crisi, gli effetti con le cause.


La mancanza di liquidità
Certo al momento, il problema è la mancanza di liquidità e – sulla bocca di tutti – sono i ritardi sulla erogazione degli aiuti, indennità compensative e agroambiente su tutto. Se sui gravi ritardi esistono parziali motivazioni, e vedremo quali possono essere, la nostra riflessione ci deve portare ad imparare qualcosa, evitare di ripetere errori e sollecitare interventi che vadano ad aiutare, nell’immediato, le aziende in crisi ma anche nella direzione della programmazione più attenta, pur – ce ne rendiamo conto – dovendo rispettare i vincoli normativi Comunitari ma, soprattutto in questa fase, i vincoli e le bizze che ci impone il mercato.

Naturalmente mi riferisco principalmente alla zootecnia, ma soltanto perché la zootecnia rappresenta la stragrande maggioranza (quasi il 90% della PLV agricola della Regione) del reddito del settore agricolo valdostano.

I ritardi negli aiuti
Cominciamo dall’analisi della situazione rispetto al ritardi degli aiuti: con la programmazione comunitaria 2007/2013 la Regione ha adeguato la gestione dei premi al sistema informatico nazionale (SIAN), anziché tramite il sistema informatico Regionale (SIAR) e – dovendo interfacciarsi con l’Agea sono sorti alcuni problemi di lettura e interpretazione delle domande, la necessità di dotare Agea del processo matematico attraverso il quale a tutti i dati aziendali venissero applicate le formule tradotte dai provvedimenti del PSR, e le gestione delle anomalie. Se dal punto di vista tecnico le operazioni – per diversi motivi – sono andati a rilento dobbiamo riconoscere che sono stati messi in atto interventi tampone: gli anticipi della indennità compensativa 2007 e 2008 rispettivamente il 100 % e il 70% degli importi e, per le misure agroambientali nella misura del 50%. Evidentemente le aziende più strutturate – gli alpeggi e poche altre ( circa 500) – sono quelle che lamentano maggior difficoltà di liquidità perché la parte degli aiuti ancora da riscuotere è importante.

Un solo problema: il prezzo del latte
Ma, come detto, cerchiamo di vedere la luna e non solo il dito, perché si è creata una situazione che rende così fondamentale la soluzione del problema immediato ? Crediamo che il problema sia lo stesso che attanaglia tutti gli allevatori d’Europa : il prezzo del latte ! Ma come, dovremmo essere l’isola felice, il latte pagato anche oltre 50 cent al litro mentre fuori ( la trattativa in Piemonte è in stallo) si punta – come obiettivo – a raggiungere i 30 cent !

Certo detto così ……….eppure a nessuno viene in mente di chiedersi “perché” il nostro latte vale quasi il doppio dell’altro e gli allevatori si lamentano ! Semplice, perché il nostro latte vale tanto come l’altro, forse meno !

Vi sono almeno tre elementi, strettamente legati tra loro, rispetto ai quali deve essere indirizzato il ragionamento : la capacità produttiva delle nostre razze, i costi di produzione, la stasi decennale del mercato.

La Fontina
Non vi è dubbio che la “fortuna” dell’agricoltura valdostana sia legata alla Fontina. Il disciplinare è serio, sono seri anche i controlli, si tratta di uno dei pochissimi disciplinari (forse l’unico) che lega in maniera indissolubile il prodotto con la razza e l’alimentazione. La razza non potrebbe che vivere in zone di montagna, deve poter andare in alpeggio, deve avere le caratteristiche per vivere nel suo territorio ma produce la metà ( anche meno) del latte rispetto ad una qualunque altra razza da latte che vive nella pianura padana, ma anche solo ai confini piemontesi della nostra regione.

Questo basterebbe già…..se gli allevatori Europei sono strozzati dal prezzo a 25 centesimi ma le loro vacche producono il doppio del latte si capisce come i 50 centesimi della Valle d’Aosta non siano certo il tesoro che sembra, ma mettono i nostri allevatori esattamente sullo stesso piano di tutti gli altri, visto che allevare una vacca dovrebbe costare – più o meno uguale – per tutti. Ma ciò non è vero, possiamo certamente affermare - per la verità non lo affermiamo noi ma l’Istituto Nazionale di Economia Agraria – che i costi di produzione del latte, nella nostra regione sono – in assoluto – i più alti d’Italia. L’INEA, appunto, stima ( dati riportati nell’ultimo PSR ) in 73 cent/kg il costo a carico dei produttori……..sempre più facile fare i conti !

La stasi del mercato
L’ultimo elemento che citavo è la stasi del mercato: il prezzo della Fontina liquidato ai produttori era di 12.000 lire nel 1996 che equivalgono a euro 6,19. Nel 2007 il prezzo era di 6,38 euro. Una differenza di 0,19 centesimi in 10 anni ! La Cooperativa, con grandi sforzi, è riuscita a portare il prezzo del 2008 a 7,13 ma l’incidenza sul decennio è (purtroppo) pressoché irrilevante.

Diciannove centesimi al chilo di Fontina in dieci anni vuol dire 0,02 centesimi al litro di latte dopo dieci anni !

Quanto sono aumentati – dal 1996 al 2007 – i costi ? e, in ultimo quanto pagava nel 1996 il consumatore per il miglior latte alimentare che trovava sul mercato ? 900….1.000 lire ? oggi anche un euro e sessanta, che sono circa 3.100 lire ! ……...Capito “perché ?”
 

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