8 ottobre 2015

Paolo #Savio: per i 60 anni della #Savio arriva il #Genepy fior d'acqua alpina


Marco Savio
Intervista a Marco Savio della Savio di Châtillon, azienda attiva nel settore dei liquori. L'intervista è già stata pubblicata sul Corriere della Valle d'Aosta.

La vostra è una storia aziendale che sfiora ormai i 60 anni...
Papa ha fondato l'azienda nel 1958, tra l'altro 1° maggio festa del Lavoro, iniziando ad occuparsi di caffe ed estendendo poi l'attività ai liquori tipici. Poi i grandi passi della nostra azienda sono stati negli anni '70 l'internazionalizzazione, iniziando ad esportare, a fare trading e ad importare dall'estero bevande alcoliche francesi, scozzesi, nel 1989 io ho terminato gli studi e ho subito raggiunto l'azienda e nel 2000 ci siamo allargati al mondo dei rum centramericani, iniziando a produrre i nostri marchi e dal 2008 abbiamo sviluppato e approfondito il primo amore, cioè i liquori valdostani, scoprendo la ricetta del genepy fior d'acqua alpina, partendo solamente dai fiori freschi del genepy, anziché dalla piantina intera.

Di cosa vi occupate anche?
Il nostro gruppo dal 2009 si occupa anche di hotellerie. Abbiamo due hotel-motel in provincia di Torino, essenzialmente legati alla clientela business.

Da dove nasce la scelta di occuparvi anche di prodotti che non appartengono al territorio. Penso al Rum...
La nostra azienda fin dagli anni '70 ha rappresentato dei prodotti esteri. Negli anni '90 siamo stati fra i primi distributori di un rum del centramerica, poi abbiamo avuto dei problemi con questa azienda e abbiamo notato che sarebbe stato comunque difficile collaborare con queste aziende latino-americane che hanno una mentalità un po' troppo diversa rispetto al marketing europeo. A questo punto abbiamo fatto il passo di investire nella produzione di una etichetta, di una bottiglia specifica per creare un nostro brand e da lì iniziare a venderlo prima in Italia, dove era iniziato un vero e proprio boom dei rum, e poi piano piano, in quanto non siamo un'azienda enorme, e le forze umane e finanziarie sono limitate, abbiamo iniziato a vendere prima nei paesi più vicini e poi in tutto il mondo.

La voce export è molto significativa nei vostri bilanci... 
Si. E' una voce che può variare negli anni. Vendiamo in Germania, Olanda, Francia, recentemente anche in Cina e Giappone e da quest'anno negli Usa. Dipende molto dall'andamento di alcuni paesi. Pensiamo in questi ultimi anni alla Russia che è veramente altalenante. Può in alcuni anni arrivare al 50 percento. Ed è sicuramente - per delle aziende attive in una realtà piccola come quella valdostana - l'unico sbocco per crescere in modo importante.

Ma come fa un'azienda valdostana come la vostra a rimanere dinamica su un mercato così globale?
Lavorando molto e pensando altrettanto molto. Bisogna sempre stare attenti a quel che succede in giro. Viaggiare molto per confrontarsi sempre con chi è più bravo di noi, cercando di rubare qualche segreto agli amici, ai concorrenti e ai colleghi. Rimanere qui vuol dire rischiare di chiudersi un po'. Il tutto  con difficoltà di logistica, un sistema paese e regione che non è perfettamente tarato per facilitare chi vuol fare impresa, soprattutto quando si tratta di un'impresa completamente slegata da forniture pubbliche. Comunque fino a quando potrò considerare il mio lavoro come il mio hobby p divertente non ci sono problemi a proseguire.

Professionalmente recentemente avete rafforzato il vostro managemet… 

La crescita del rum in tanti Paesi del mondo ci ha portato ad allargare il reparto marketing. Alcuni mesi fa è rientrata nel nostro staff Annalisa Consol,  che si occupa del marketing del rum e della ricerca di clienti in paesi nuovi. Consol era stata mia assistente appena uscita dalla università, poi aveva fatto un'esperienza internazionale, nazionale ora è rientrata.

Si è occupata di turismo?
Una parte. E visto che il gruppo ha anche due Hotel questo poteva tornarci utile.

Prossimi passi aziendali?
Per quanto riguarda la parte turistica, non escudo a medio termine un terzo albergo. Italia o addirittura America Centrale.  Per la parte liquoristica-alimentare sempre focus sul rum , ma senza chiudere gli occhi, mantenendo un'antenna che ci permetta di captare se esce qualcosa di nuovo, qualche nicchia, qualche opportunità do sviluppo in qualche paese. Non si sa mai.

Come mai avete abbandonato il settore del caffé?
Il mercato del caffé si divide in due parti: casa e bar. Il mercato bar è diventato più un mercato finanziario che di compravendita di caffé. Pubblicità, vetrine, tazzine, finanziamenti al bar per riuscire ad aprire e, quindi, un mercato un po' diverso dalla compravendita di un prodotto alimentare. La grande concentrazione poi di produttori caffé famiglia da un lato e di supermercati dall'altro fanno sì che le torrefazioni tradizionali abbiano sempre meno spazio. E la Valle d'Aosta fa sempre 110mila abitanti in 74 comuni.

Qualche novità in merito al vostro genepy?
Nel 2008 abbiamo inventato il Genepy fatto con i fiori freschi ora stiamo studiando una novità di prodotto e di processo per la quale potremmo essere pronti per Natale al più tardi per l'inizio del 2016.

Un vostro punto di vista come operatori del settore su Expo?
Sono due i punti di vista. All'expo i prodotti liquori, data la collocazione estiva dell'evento e i problemi di trasporto della bevanda alcolica in aereo - la bottiglia di vetro in bagaglio a mano non si può e in valigia può rompersi - hanno avuto un appeal inferiore rispetto ad altri prodotti food. Ciò non toglie che come imprenditore io sia assolutamente entusiasta che in Italia di tanto in tanto si facciano dei grandi eventi mondiali in cui da un lato si fa ricordare l'Italia o zone dell'Italia – ad esempio io quando sono in qualche angolo strano del mondo per spiegare dove siamo dico che siamo vicini a Torino dove c'è stata l'Olimpiade invernale del 2006 e la gente se lo ricorda – e dall'altro dà anche dell'entusiasiasmo. L'ottimismo a tutti i costi non aiuta, ma neppure il pessimismo.

Un sogno imprenditoriale da realizzare? 
Più che di sogni io parlerei di progetti difficili di lungo periodo. Me ne vengono in mente due. Il primo, legato al rum, è trasformare la Savio in un'azienda globale che distribuisce un prodotto a livello internazionale e intercontinentale. E poi – davvero a lunghissimo tempo cominciare a pensare che l'azienda deve continuare possibilmente sempre e iniziare a pensare un'organizzazione che possa proseguire anche quando volessi a livello personale rallentare il ritmo attuale. Un tema ovviamente attuale di tutte le aziende famigliari.

In quanto tempo un processo del genere si può innescare?
Difficile da dire. Nel mondo alimentare si tratta sempre di processi molto lunghi. Non ci sono le mode improvvise che magari caratterizzano altri comparti come quello tecnologico.

1 commenti:

Fabrizio Favre on 23 giugno 2016 12:53 ha detto...

Aggiornamento

http://www.aostasera.it/articoli/2016/06/23/40805/guerra-sul-whiskey-la-savio-di-chatillon-perde-la-battaglia-con-lamericana-jack-daniels

 

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