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29 giugno 2016

Maxiappalto: botta e risposta tra #Cna Valle d'#Aosta e Comune di #Aosta



Botta e risposta tra CNA e Comune di Aosta sul maxiappalto

La nota di CNA

Le micro e le piccole imprese rappresentano il tessuto economico e produttivo più vivace della nostra Regione: l’articolo 51 del nuovo Codice degli appalti, entrato in vigore il 19 aprile 2016, intende tutelare la concorrenza e valorizzare queste realtà produttive e imprenditoriali tramite l’obbligo di suddivisione dell’appalto in lotti.

Le linee guida per la nuova gara per i servizi scolastici del Comune di Aosta, presentate ieri mattina in III Commissione consiliare dall'assessore comunale all'Istruzione Andrea Edoardo Paron, vanno nella direzione opposta rispetto a queste indicazioni.
L’appalto, infatti, non riguarda solamente la refezione: nei prossimi 3 anni, per 1 milione 500 mila euro l’anno, il vincitore della gara dovrà occuparsi anche della manutenzione ordinaria delle aree esterne, delle aree verdi, senza dimenticare lo sgombero neve e lo spargimento del sale. Inoltre, a questi, si aggiungono i servizi extrascolastici, con la gestione delle due ludoteche comunali e dei centri estivi, il coordinamento del personale ausiliario, i servizi di trasporto tra Arpuilles, Excenex e Gignod e l’assistenza al pedibus in città.

CNA Valle d’Aosta sottolinea che concentrando la domanda e aumentando la taglia dell’appalto, non si determinano automaticamente risparmi: al contrario, come dimostrato da diverse esperienze, spesso l’unico risultato è rappresentato dalla vittoria di figure di impresa attrezzate più per fare eseguire, che per eseguire direttamente i lavori, oppure di imprese lontane dal territorio, talvolta autentiche scatole vuote.

CNA Valle d’Aosta esprime la propria preoccupazione per la linea adottata e invita l’Amministrazione comunale a favorire il principio della pertinenza e della specializzazione delle imprese e a valorizzare le realtà valdostane che offrono professionalità, qualità dei servizi, competenze e specificità e che pagano i tributi alle casse regionali.


CNA Valle d’Aosta si chiede inoltre con quale criterio i pluripremiati dirigenti comunali abbiano valutato la pertinenza del servizio di refezione con tutte le altre prestazioni inserite nel bando e quali saranno le ricadute economiche sulle famiglie che usufruiranno della mensa. 

La risposta del Comune

L’obiettivo dell’Amministrazione comunale è quello di fornire una serie di servizi alle scuole e alle famiglie della città in modo funzionale, integrato e coordinato, privilegiando, in sede di gara, valutazioni di competenza, esperienza, professionalità e progettualità, anziché basarsi esclusivamente sul ribasso economico, cosa che avverrebbe proprio se dividessimo i servizi tra di loro, in lotti che necessariamente, trattandosi di servizi standardizzati, sarebbero oggetto soltanto di massimo ribasso.

La logica è quella di guardare al mondo scolastico aostano nella sua complessità, con le sue molteplici esigenze e sfaccettature, dalla cura degli ambienti al doposcuola, dal pasto alla fruizione delle aree esterne, al fine di fornire risposte sempre più puntuali alla scuola pubblica, che riveste una centralità fondamentale nel programma di Governo.
L’esperienza di questi anni ci suggerisce di proseguire sulla strada dei servizi integrati, già intrapresa nel 2012, in quanto decisamente più funzionale per dare risposte rapide alle richieste di scuole e famiglie, rispetto alle situazioni del passato, disfunzionali e dispendiose in termini di gestione contrattuale, con servizi gestiti per lo più da imprese di fuori Valle e non coordinati tra loro, pur rivolgendosi alla medesima utenza.

Una suddivisione in lotti, nel caso specifico e in un’ottica di servizi integrati, non garantirebbe una visione complessiva del mondo scolastico, né gli stessi lotti potrebbero essere indipendenti tra loro in progettualità, garantendo al contempo l’economicità e la funzionalità complessiva dell’appalto.

E’ proprio invece nell’ottica di valorizzare le esperienze, la specificità e la conoscenza del territorio e delle sue esigenze, nonché offrire nuove opportunità di lavoro, che sono state elaborate le linee guida insieme alla 3° Commissione consiliare, cui seguiranno tutti gli atti di gara in collaborazione con la CUC, che terranno evidentemente conto di tutte le normative in vigore.

Opinione personale
Le dimensioni dell'appalto mi appaiono davvero enormi. L'unica possibilità è che le imprese valdostane si consorzino. Comunque in base a come andrà l'appalto si capirà chi aveva ragione. 

30 ottobre 2014

Giancarlo Giachino (Piccola Industria #Aosta): «va abbattuto il muro insidioso della #burocrazia»

Giancarlo Giachino 
Intervista a Giancarlo Giachino, presidente della Piccola Industria di Confindustria Valle d'Aosta e titolare della Cesarina Viérin.

Lei è presidente dal 3 febbraio 2014. Fra i suoi primi impegni ha annunciato l’intenzione di «creare un ponte tra scuola e imprese». Che cosa state facendo in questa direzione?
Continuiamo come Piccola a partecipare all’iniziativa nazionale PMI DAY di Confindustria, arrivata quest’anno alla sua quinta edizione, che si terrà il 14 novembre prossimo. Nel corso della giornata le aziende che hanno aderito apriranno i loro stabilimenti alle classi delle scuole superiori per far conoscere la loro realtà e consentire alle giovani generazioni di toccare con mano cosa vuol dire realizzare un bene attraverso tutte le sue fasi di realizzazione. Le scuole superiori stanno aderendo e spero che anche quest’anno diano una risposta massiccia. Per venire incontro alle scuole, sapendo che hanno dei magri bilanci, abbiamo anche messo a disposizione dei fondi per coprire i costi di trasporto. La Piccola industria ha deciso inoltre fare squadra con il Gruppo Giovani di Confindustria facendo delle iniziative insieme che hanno come obiettivo quello di far conoscere il mondo del lavoro, in senso ampio, alle scuole. A partire da quest’anno abbiamo aderito al progetto EUREKA di Federmeccanica che è rivolto alle scuole elementari e che consiste nel far costruire ai bambini, partendo da un kit di materiale fornito loro, un giocattolo che deve avere quale unica caratteristica vincolante l’essere mobile.

Confindustria ha recentemente presentato la sua indagine previsionale. Il sentiment non è positivo. Lei opera nei servizi cosa ci può dire dal suo osservatorio?
Non solo il manifatturiero, ma anche le imprese del settore servizi, nel senso più ampio, stanno soffrendo, soprattutto quelle valdostane che hanno per lo più come mercato di riferimento la Valle d’Aosta. La recessione ha inciso notevolmente sulle dinamiche aziendali. Le imprese investono di meno nei servizi che, a torto o a ragione, non considerano essenziali, penso agli investimenti informatici o alle consulenze specialistiche. Le imprese dei servizi, come la mia, devono affrontare quotidianamente la richiesta di sconti o dilazioni di pagamento o calo delle commesse. Quelle che operano poi nel settore dell’edilizia, vedi impiantisti, sono praticamente ferme e si trovano ad affrontare una crisi quasi epocale. Le imprese che lavorano nel settore degli appalti devono affrontare una concorrenza sempre più agguerrita che gioca solo sul ribasso del prezzo e tante lavorano sottocosto.

Il jobs act può realmente rilanciare l’occupazione?
“La "jobs act", letteralmente significa "legge per il lavoro. E’ il primo passo nella direzione giusta, abbiamo bisogno di regole chiare e definitive. Il mercato del lavoro in Italia è ingessato e non aiuta la ripresa. Abbiamo bisogno di regole nuove per un mondo che è cambiato radicalmente in questi 10 anni. Troppi vincoli e regole rigide allontano i giovani dal mercato del lavoro. Dobbiamo ripensare al contratto a tempo indeterminato, inserire più flessibilità nei contratti e rivedere gli ammortizzatori in modo da dare una copertura minima a chi perde il lavoro. Dobbiamo anche favorire di più la contrattazione aziendale in modo da legare i salari ai risultati aziendali.

Il 3 e il 4 ottobre lei ha partecipato a Napoli al XIV Forum della Piccola Industria di Confindustria, dal titolo "Innovare è l'impresa". Di cosa avete parlato?
Abbiamo parlato di innovazione come medicina per superare la crisi. Secondo il sondaggio fatto da Confindustria sulle PMI, il 54,2% investe in innovazione più del 5% del fatturato. Il Presidente della Piccola Alberto Baban ha detto che vorrebbe essere testimone di tanti nuovi battesimi di nuove imprese e per questo ha lanciato le due proposte della Piccola Industria per le PMI innovative: 1) ridurre gli 8 anni per ammortizzare un macchinario innovativo e poter applicare un’aliquota di ammortamento annuo flessibile; 2) identificare con esattezza, come in Francia, quali sono le imprese innovative e garantire loro un accesso prioritario ai finanziamenti.

Il Presidente Giorgio Squinzi nel suo intervento ha detto: «L’innovazione è uno dei pochi antivirus che abbia funzionato contro la crisi»…
L’innovazione non subisce la crisi economica anzi, come ha detto Squinzi, la combatte. Certo innovare costa fatica, tempo, disponibilità, apertura, errori, insuccessi e denaro, ma conviene. Produce nuovi prodotti, processi, modelli di business. Innovare è prima di tutto un modo di pensare, è mettersi in discussione, stringere relazioni con altre imprese, ascoltare gli altri, imparare da chi fa meglio. Innovare è comprendere che il modo di fare impresa è cambiato, che occorre ridisegnare l’azienda, saper soddisfare i requisiti richiesti dal mercato, realizzare un prodotto o un servizio a misura del consumatore. Si è detto che dobbiamo esportare all’estero il nostro prodotto manifatturiero. Ebbene l’estero non è più l’Europa ma il Giappone, L’Australia, la Cina o l’India.

Quante sono le aziende che fanno parte del Comitato Piccola Industria e quali attività avete in programma dalla fine del 2014 al 2015?
Della Piccola fanno parte le imprese che hanno fino a 50 dipendenti che, escluso quelle che fanno parte di gruppi, sono 117 e rappresentano l’87%. Il 44% ha meno di 10 dipendenti. Dopo aver ospitato i Presidenti della Piccola del Piemonte il 10 settembre scorso che ci ha consentito di far loro conoscere il settore idroelettrico valdostano con la visita alla Centrale di Champagne di CVA, il 14 novembre organizzeremo il PMI DAY e seguiremo insieme ai Giovani il progetto Eureka e avvieremo altre iniziative per avvicinare sempre di più il mondo della scuola e del lavoro.

Ci parli un po’ della sua azienda ?
Non sono qui per parlare della mia azienda ma delle aziende. Mi limito perciò ad alcune informazioni essenziali. La nostra azienda che è la Viérin Cesarina srl nasce più di 35anni fa e si occupa di servizi, più precisamente operiamo nel settore delle pulizie. Abbiamo anche un negozio dove si vendono articoli sempre del settore.

Una novità da annunciare per ImpresaVda?
Mi piacerebbe annunciare che per le imprese è finito il periodo di crisi, ma purtroppo non è così. Una nota positiva c’è, il mondo delle Associazioni datoriali e dei professionisti sta provando a lavorare insieme su alcune problematiche che sono comuni alle imprese di tutti i settori ed ha fatto sette proposte alla politica. Il fatto che la Regione abbia ritenuto strategico il coinvolgimento delle Associazioni con l’apertura tre tavoli su occupazione, credito e semplificazione, mi pare un segnale importante, c’è la volontà di lavorare insieme per risolvere i problemi.

Un sogno imprenditoriale da realizzare…
“Una repubblica corrotta e burocratica ha bisogno di moltissime leggi” scriveva Tacito negli Annali. Era il 112 dopo Cristo. Sono cadute le barriere ideologiche, si sono aperti i mercati, la rivoluzione digitale velocizza e mette tutto in trasparenza, faremo le fatture elettroniche, abbiamo due Papi, un governo con destra, sinistra e centro al governo, il Presidente del Consiglio non eletto dal popolo italiano, e via discorrendo. Eppure il muro invisibile di cui scriveva Tacito è ancora lì. Qualsiasi disegno di policy anche illuminato e moderno non sopravvive alla giungla normativa e alla debolezza sul piano dell’attuazione della macchina pubblica italiana e di conseguenza regionale. Il muro è insidioso, è fatto di complicazione e opacità, di tempi infiniti e di autorizzazioni che sono diventati nel tempo un favore e non un diritto. Dobbiamo fare di tutto per abbatterlo questo muro prevaricatore. Ecco, Un sogno che spero si realizzi per il bene di tutta la collettività.  

16 giugno 2014

#Censimento: 11832 imprese attive in Valle d'#Aosta


Settimana ricca di numeri la scorsa. Dopo la presentazione della Giornata dell'Economia della Chambre  è stato presentato venerdì 13 giugno il  9° Censimento dell'industria e dei servizi e il Censimento delle istituzioni non profit.


In Valle d’Aosta il 9° Censimento generale dell’industria e dei servizi ha censito 11.832 imprese attive che, nel complesso, impiegano 39.229 addetti. Con riferimento alle dimensioni, le micro-imprese (da 0 a 9) addetti rappresentano più del 95 per cento del totale, valore peraltro in linea con il dato nazionale.

 Le piccole e medie imprese con 10-49 addetti rappresentano il 4,4 per cento del totale e quelle con 50-249 addetti lo 0,4 per cento; le grandi imprese con almeno 250 addetti rappresentano la classe più esigua con solo lo 0,04 per cento. Le micro-imprese occupano più della metà degli addetti complessivi (56,9 per cento) mentre le imprese più grandi impiegano circa l’8,6 per cento del totale. L’analisi della dimensione di impresa evidenzia una struttura per classi dimensionali che si differenzia parzialmente da quella nazionale, in particolare: da un lato, per una maggiore incidenza della quota di addetti delle micro-imprese, che in Valle d’Aosta è superiore di circa 10 punti percentuali rispetto all’Italia; dall’altro, in ragione del fatto che in regione la percentuale di addetti delle imprese con 250 unità e oltre pesa circa la metà del dato nazionale, concentrando poco meno del 10 per cento degli addetti. 

Dall’analisi della distribuzione delle imprese per forma giuridica emerge una netta preponderanza delle forme non societarie (imprese individuali, professionisti e lavoratori autonomi) che incidono per circa il 63 per cento sul totale delle imprese; per contro, la maggioranza degli addetti è impiegato in imprese con forme giuridiche societarie, anche se le forme giuridiche non societarie concentrano da sole circa il 30 per cento degli addetti (il dato nazionale è pari al 26,1 per cento). Con riferimento alle unità locali  la frammentazione produttiva si manifesta nella ridotta dimensione media dell’unità locale (pari a 3,3 addetti) che, però, risulta in aumento rispetto al 2001 (+1,6 per cento). La quota di addetti nelle unità locali con almeno 250 addetti mostra inoltre un sensibile incremento (+15,8 per cento), a fronte tuttavia di un calo degli addetti in questa classe dimensionale (-17,3 per cento). A livello comunale spicca il capoluogo che occupa il 28,2 per cento degli addetti della regione, in leggera contrazione rispetto al 2001. 

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23 novembre 2012

Nono #Censimento Industria e Servizi e Istituzioni non profit: restituiti pochi questionari / Sanzioni a chi non consegna



E’ iniziato il conto alla rovescia per la chiusura delle operazioni censuarie del 9° Censimento industria e servizi e istituzioni non profit, partito il 10 settembre per concludersi il 20 dicembre. I dati sulle restituzioni dei questionari mostrano sinora una partecipazione non adeguata da parte di imprese e, soprattutto, di istituzioni non profit.

Ad oggi, infatti, sono soltanto 1225 i questionari che risultano restituiti compilati, su un totale di 2713 unità rispondenti, pari al 45%.
I numeri testimoniano dunque una insufficiente collaborazione da parte dei soggetti coinvolti, chiamati a partecipare ad un grande Censimento del Paese: «Questa tornata censuaria ha propositi e finalità di assoluto rilievo sia per il tessuto economico e sociale italiano, sia per le strategie dei decisori politici ma anche, in via diretta, per imprese e istituzioni – commenta il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini - Si tratta di informazioni preziose anche per le imprese stesse, che potranno utilizzarle, grazie alla creazione di un apposito portale. Le informazioni sul non profit aiuteranno a conoscere le dimensioni del fenomeno e il suo peso sull’economia nazionale».

Dal 20 ottobre sono i rilevatori protagonisti del recupero dei questionari che ancora mancano all’appello. Il coordinamento della rilevazione sul campo spetta, infatti, agli Uffici Provinciali di Censimento (UPC) costituiti presso le Camere di Commercio, con la supervisione dell’Istat. Al loro interno operano appunto  i rilevatori, che forniscono assistenza alla compilazione e sorvegliano affinché la restituzione dei questionari avvenga entro i tempi previsti. I contatti (anche telefonici) degli UPC di pertinenzaterritoriale sono disponibili sul web.

 Partecipare al Censimento, del resto, è un dovere sancito dalla legge (art. 7 e 11 del D.lgs. n. 322 del 6 settembre 1989). Restano aperti il canale web per la compilazione on line del questionario e gli sportelli di accettazione presso gli Uffici Provinciali di Censimento.
  
Le imprese e le istituzioni non profit che entro il 20 dicembre 2012 non provvederanno a restituire il questionario compilato saranno soggette all’accertamento della violazione dell’obbligo di risposta. La procedura sanzionatoria prevede che l'interessato riceva una diffida ad adempiere; in caso di mancata risposta, sarà recapitata la notifica dell'atto di contestazione contenente gli estremi dell'accertamento e le indicazioni sulle modalità di pagamento.
   
Chi non avesse ancora provveduto, quindi, è invitato a farlo nel breve termine prestando la dovuta collaborazione ai rilevatori.

Nella regione Valle d’Aosta sono coinvolte 819 imprese e 1894 istituzioni non profit interessate alla rilevazione censuaria.

Per qualsiasi ulteriore informazione in merito, occorre contattare l’Ufficio di Censimento al n. di tel. 0165/573024 o all’indirizzo e-mail censimento.inp@ao.camcom.it o di visitare il sito  censimentoindustriaeservizi.istat.it 

24 ottobre 2010

Demografia d'Impresa: nell'ultimo decennio Crescono Servizi e Industria e Cala l'Agricoltura

Nell’ultimo decennio il tessuto imprenditoriale valdostano ha mutato la sua trama ma non ha modificato le sue dimensioni. Nel 1997 le imprese attive erano infatti 13.056 contro le attuali (il dato è del secondo trimestre 2010) 12.461 (-4,55%). Una discesa che si è fatta più ripida nell’ultimo biennio con 12.628 aziende nel 2008 e 12.448 nell’anno in cui la crisi ha graffiato di più, il 2009. 


Se poi l’analisi si sposta sui comparti ci si rende conto di come il dato negativo sia imputabile al settore agricolo, passato dalle 3.512 imprese del 1997 alle 2.037 del 2009, una parabola discendente contrastata da Servizi (da 6.059 a 6.387) e Industria (da 3.232 a 3.910), rispettivamente +5,5% e +20,09%. Va precisato che il dato prima del 1997 non può essere preso in considerazione in quanto per motivi amministrativi è mutata la classificazione delle imprese agricole. Di conseguenza non si tratta di un improvviso boom del settore.


Diminuisce invece in maniera più significativa il peso della manodopera industriale sugli occupati, dovuto anche alla forte terziarizzazione della società valdostana. Lo storico Elio Riccarand nel terzo volume della «Storia della Valle d’Aosta contemporanea» fa notare come il peso industriale sia passato dal 28,6% del 1991 al 24,8% dei giorni nostri. In assoluta controtendenza il comparto delle costruzioni. «Nel 1991, - scrive lo studioso - l’attività manifatturiera ed energetica impiegava 8.369 addetti contro i 6.334 delle costruzioni; nel 2008 il rapporto si è invertito, con 6.942 addetti nel manifatturiero e nell’energetico e 7.169 addetti nelle costruzioni». Trend che ovviamente trova conferma nel 2010: a fronte di circa 13mila occupati nel settore industriale 8mila operano nelle costruzioni su una forza lavoro di circa 58mila unità. 


Ma che cosa ha comunque mantenuto le imprese industriali sul territorio? «Questo scenario di stabilita – osserva la presidente di Confindustria Valle d’Aosta Monica Pirovano, amministratore delegato della Cogne Acciai Speciali - è stato favorito dal fatto che molte aziende valdostane hanno solide radici nella loro regione: dovute alla tipologia di impresa, alle loro dimensioni, al sostegno continuo, ed esplicitato in mille forme, da parte della pubblica amministrazione che ha, in parte, sopperito ad una logistica che di certo non rende facile il fare impresa industriale in questa regione. Sul fronte dell’attrazione di nuove imprese invece risulta utile la legge regionale in materia di ricerca e sviluppo». Per Pirovano la politica industriale regionale deve favorire sempre di più la nascita di filiere verticali. «In passato si è poco ragionato sulla possibilità di creare poli industriali, tuttavia oggi si potrebbe sviluppare, come si fa in altre regioni, le reti di impresa. Si mantengono gli assetti societari, ma ci sono vantaggi fiscali e economie di scala. E’ un processo fondamentale per garantire la competitività delle nostre aziende». 


L’assessore alle Attività Produttive Ennio Pastoret così riassume l’impegno dell’amministrazione regionale per il mantenimento e lo sviluppo del settore industriale sul territorio valdostano. «C’è un dato di fondo che è giusto premettere – osserva Pastoret – il fatto che il sistema produttivo valdostano si presenti come robusto». In proposito Pastoret cita una ricerca fatta dall’advisor indipendente Iperion Corporate Finance in base alla quale il 60,8% delle Pmi valdostane ha chiuso il bilancio di esercizio 2009 in utile contro una media nazionale del 38,9. La Valle d’Aosta, pur tenendo conto dei suoi piccoli numeri, ha fatto meglio di Lombardia e Emilia Romagna. «Il nostro apporto a questo scenario – conclude l’assessore -penso possa essere colto soprattutto nella legge sugli aiuti alla ricerca - che in questi ultimi anni ha visto raddoppiare il tetto massimo di contribuzione -  e in quella che norma gli aiuti ai settori industriale e artigiano, unitamente alla disponibilità di aree ben attrezzate, ad esempio gli incubatori, all’insediamento di nuove aziende».  (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 20 ottobre 2010)















11 giugno 2008

Relazione Banca d'Italia: l'economia valdostana corre meno di quella italiana

Continua a crescere l’economia valdostana anche se con una velocità inferiore a quella italiana. A dirlo è l’ultima relazione della Banca d’Italia, presentata questa mattina dallo staff dell’attuale direttore della filiale aostana, Giuseppe Manitta. Domani, per i più solerti, sarà possibile leggersi on line il testo integrale e sarà mia cura farvi sapere attraverso il blog come e dove. Come sempre per gli amanti del cartaceo rinvio alla lettura del Corriere della Valle in edicola venerdì. Volendo utilizzare un’immagine di tragica attualità verrebbe da dire che la Regione continua a mettere benzina in un macchina il cui motore gira, in questi ultimi tempi, un po’ più a fatica. Pensate che con un +1,4% di crescita del Pil mi dimostro un po' troppo pessimista? Non dimenticate che i piccoli numeri valdostani rendono davvero difficili simili operazioni di previsione. L'anno scorso la stima finale del Pil per il 2006 si aggirava intorno all'1,8 per poi attestarsi allo 0,9%, cioè la metà. Ma non vorrei correre il rischio di semplificare troppo il quadro economico regionale. Analizziamo perciò più da vicino i numeri.

Sulla base dei dati di fonte Prometeia nel 2007 il Pil è cresciuto in Valle d’Aosta dell’1,4 per cento (0,8 nel 2006). «Nel 2007 – si legge nella relazione - il rallentamento della domanda alle imprese industriali nell’ultima parte dell’anno ha attenuato il positivo andamento della produzione e si è riflesso negativamente sulle decisioni di investimento. Anche le imprese nel settore delle costruzioni hanno mostrato alcuni segnali di indebolimento dell’attività, anche la domanda di opere pubbliche è tornata a crescere». Nei servizi i principali indicatori evidenziano un peggioramento rispetto all’anno precedente. Al calo del fatturato e degli investimenti si è associata la diminuzione delle presenze di turisti, anche nella componente straniera; per contro, le vendite nel commercio al dettaglio sono aumentate a un ritmo superiore a quello delle regioni del Nord Ovest.
Il rallentamento nei principali settori non ha però inciso sul numero di occupati, nuovamente cresciuto nella media del 2007, «determinando – si legge ancora nella relazione - un incremento dei tassi di occupazione e di attività». Il tasso di disoccupazione è lievemente peggiorato, restando comunque tra i più bassi in Italia. Qualche criticità più significativa si riscontra nel settore del credito. «I prestiti bancari – evidenzia Banca d’Italia - hanno nel complesso decelerato; vi hanno influito la dinamica negativa dei finanziamenti alle imprese dei servizi e il rallentamento del credito bancario alle famiglie consumatrici, sia nella componente dei mutui per l’acquisto di abitazioni sia in quella del credito al consumo. La rischiosità del credito è leggermente aumentata». Più in generale i risparmiatori valdostani hanno continuato a orientarsi prevalentemente verso strumenti finanziari caratterizzati da livelli di rischio abbastanza contenuti. I depositi bancari e gli investimenti in obbligazioni emesse dalle banche sono ulteriormente aumentati, anche se a ritmi più contenuti rispetto all’anno precedente, mentre hanno accelerato i titoli di Stato e le obbligazioni non bancarie. Sono invece ancora diminuiti gli investimenti in azioni, in gestioni patrimoniali e in quote di OICR. Dati, questi ultimi, che confermano un certo profilo particolarmente prudente del risparmiatore valdostano. La relazione presenta un focus particolarmente interessante dedicato ai tratti strutturali e alla dinamica recente dell’economia regionale. «Rispetto alla media italiana – spiega lo staff di Banca d’Italia - il sistema produttivo valdostano, caratterizzato da una maggiore incidenza delle attività dei servizi e delle costruzioni, è cresciuto a un ritmo più elevato nel periodo 2001-03 e uguale nel 2004, mentre nel biennio 2005-06 il divario è stato negativo. Il maggiore sviluppo intervenuto nel triennio di inizio de-cennio è da attribuire principalmente ai positivi risultati ottenuti dai comparti industriali della meccanica e della produzione di energia elettrica ed è stato attenuato da eventi eccezionali verificatisi tra il 1999 e il 2001 (chiusura del traforo del Monte Bianco e alluvione) che hanno influito negativamente su importanti branche dei servizi». Nel triennio successivo il peggioramento della dinamica economica regionale è, invece, riconducibile agli andamenti nel settore industriale e in quello delle costruzioni, che si sono allineati alle medie nazionali, e a quello nel settore dei servizi, il cui valore aggiunto si è invece contratto per effetto dei risultati negativi registrati nei comparti della Pubblica amministrazione e dei servizi vari a imprese e famiglie. Ma le difficoltà incontrate nel biennio 2005-06 dai settori manifatturiero e dei servizi sono riscontrabili anche dall’analisi dei bilanci delle imprese. Al crescente grado di indebitamento (leverage), registrato in entrambi i settori, si è aggiunta una redditività negativa in quello dei servizi che si protrae dal 2002. L’aumento del leverage e la redditività negativa, unitamente al maggiore fabbisogno finanziario, si sono riscontrati tra le imprese di dimensioni maggiori, influenzando in modo più rilevante i risultati aggregati complessivi.

27 novembre 2007

Banca d'Italia 2 - La relazione semestrale: i servizi e gli scambi con l'estero

La Banca d’Italia ha diffuso in questi ultimi giorni le note semestrali sulla congiuntura della Valle d’Aosta. Per gentile concessione del direttore della filiale di Aosta Giuseppe Manitta pubblico a puntate il testo della relazione.

I servizi
In base alle indicazioni fornite da un campione di imprese regionali del settore dei servizi, nell’ambito del sondaggio congiunturale condotto dalla Banca d’Italia, il fatturato a prezzi correnti nei primi tre trimestri del 2007 è aumentato rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente per il 30 per cento delle aziende intervistate, a fronte di un 60 per cento che ha dichiarato un valore stabile.
Secondo i dati dell’ANFIA, nei primi nove mesi del 2007 le immatricolazioni di autovetture e di veicoli commerciali in Valle d’Aosta sono aumentate, rispettivamente, del 21,7 e del 2,9 per cento sul corrispondente periodo del 2006.
Secondo i dati dell’Assessorato al turismo della Regione Autonoma Valle d’Aosta, tra gennaio e agosto del 2007 si è registrato, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, un calo delle presenze del 2,8 per cento mentre gli arrivi sono aumentati solo lievemente e in misura inferiore alla media dell’anno precedente (0,2 e 1,9 per cento, rispettivamente). Sul risultato negativo ha influito il calo dei flussi di turisti esteri. La permanenza media è scesa da 3,9 giorni dei primi otto mesi del 2006 a 3,8. In particolare, nella stagione estiva 2007 sono calate sia le presenze sia gli arrivi (-3,9 e -2,6 per cento, rispettivamente).

Gli scambi con l’estero
In base ai dati provvisori dell’Istat, nel primo semestre del 2007 il valore delle esportazioni regionali è notevolmente aumentato rispetto a quello dello stesso periodo del 2006 (73,1 per cento; 19,4 per cento nel complesso del 2006)
La forte accelerazione è attribuibile principalmente al comparto dei metalli e prodotti in metallo, che rappresenta il primo settore di esportazione (102,1 per cento). In tale comparto, di trasformazione di prodotti di base, sono parimenti cresciute anche le importazioni. Tra le altre branche, sono aumentate a tassi elevati e superiori a quelli dell’intero 2006 le vendite all’estero di macchine e apparecchi meccanici (41,2 per cento), di prodotti alimentari (25,0 per cento) e di mezzi di trasporto (17,5 per cento). Sono invece diminuite le esportazioni di apparecchiature elettriche e ottiche (-12,6 per cento). Le esportazioni verso i paesi dell’area dell’euro, che rappresentano quasi la metà del totale, hanno accelerato al 79,3 per cento. La crescita delle vendite nel Regno Unito è rimasta stabile, mentre si è irrobustita nell’area degli altri paesi europei (54,1 per cento). Le esportazioni negli Stati Uniti hanno continuato a calare, sia pure in misura meno marcata rispetto alla media dell’anno precedente; hanno accelerato le vendite nei paesi dell’America centromeridionale e in Cina, mentre sono diminuite nei mercati delle economie dinamiche dell’Asia (EDA).
Anche il valore delle importazioni è aumentato ad un ritmo più sostenuto rispetto a quello registrato nello scorso anno (76,8 e 39,1 per cento, rispettivamente). Il saldo dell’interscambio commerciale è salito a 171,6 milioni di euro.
 

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