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23 marzo 2019

Laura Ricchetti (#SEC): Mettere in #sicurezza gli ambienti complessi


Questa settimana proponiamo l’intervista a Laura Ricchetti della Sec, start up insediata nell’incubatore di Pont-Saint-Martin. Ringraziamo Ricchetti per essere ai nostri studi.

Il vostro nome dice bene cosa fate. Ricordiamolo…
Sta per “Securité des environnements complexes”, cioè la sicurezza degli ambienti complessi in quanto nasciamo con l’idea di portare soluzioni che vadano a rispondere ai fabbisogni di ambienti soggetti a rischi ambientali, a calamità naturali, che abbiano la necessità di elevare la qualità della vita proprio in funzione di alcune complessità intrinseche dell’ambiente.

Fate questo con una rete di tecnologie all’avanguardia. Cioè?
Possiamo intendere il concetto di Rete in un duplice significato. In quello più “fisico” si tratta proprio dei nostri prodotti e della loro possibilità di essere configurati per operare nell’ambito di una rete di monitoraggio e di servizi integrati, quindi sostanzialmente abbiamo negli anni sviluppato idee e soluzioni, che sono state anche oggetto di brevetto d’invenzione depositato a livello sia italiano che europeo, e che hanno portato allo sviluppo di prodotti che possono essere sensori ottici, elettronici, termici, e piattaforme più complesse anche con integrazione di hardware e di software che vanno a svolgere attività di monitoraggio del territorio, monitoraggio di fenomeni idrogeologici, prevenzione da rischio valanghe, sistemi che consentono anche la geolocalizzazione di mezzi e persone sul territorio, e quindi anche la possibilità di gestire flotte in campo sia a fine di protezione civile piuttosto che per attività di teleassistenza medica anche in quelle zone in cui è difficile arrivare in maniera tempestiva con il medico o con altri tipi di supporto. Tutto ciò può essere integrato in una rete in cui i vari sensori operano contemporaneamente ed andare a convergere all’interno di una struttura di acquisizione ed elaborazione dei dati per poter poi fornire servizi predittivi e supportare nella prevenzioni di situazioni di rischio. Il concetto di rete, poi, può essere inteso in un senso più “imprenditoriale” in quanto per noi la rete consiste nella possibilità di poter contare sulla partnership di numerose realtà all’avanguardia che portano un importante valore aggiunto ai nostri prodotti e servizi. La partnership principale naturalmente è quella con tutte le aziende del Gruppo Insis, cui Sec appartiene, ed in primis con il laboratorio di ricerca di Insis che ha insediato una succursale proprio in Valle d’Aosta. Un laboratorio nato nel 1997 e riconosciuto dal MIUR a livello nazionale, con oltre 20 anni di ricerca svolta da ingegneri e ricercatori in materie estremamente complesse che spaziano dall’elettronica alla meccanica di precisione, dall’areonautica all’ingegneria di sistema, e che porteranno valore aggiunto nella capacità di Sec di rendere questi prodotti maggiormente rispondenti alle esigenze del contesto. Poi abbiamo numerose partnership con uno studio di ingegneria ambientale in ambito valanghe, con un’azienda che produce a livello mondiale apparati per il distacco forzato di valanghe, con alcune Università, tra cui quelle di Pisa e di Pavia e anche nuove collaborazioni che stiamo cercando in Valle d’Aosta dove abbiamo trovato un forte nucleo con competenze verticali molto spinte con cui speriamo di poter concretizzare nuove opportunità.

Essere insediati in Valle d’Aosta è quasi un fatto dovuto…

La scelta è stata veramente più che dovuta per consentire lo sviluppo di alcuni prodotti; ad esempio per la realizzazione e test della palina per il monitoraggio dell’altezza e della temperatura della neve per prevenire fenomeni di distacco valanga, ci siamo ritrovati in passato, provenendo dalla Liguria, con la forte difficoltà a trovare la neve per poter mettere a punto il prodotto, quindi siamo andati a cercarla in montagna, e sicuramente la valle d’Aosta, anche per tutte le altre linee di prodotto legate al monitoraggio aereo, offre un panorama idrogeologico assolutamente complesso e completo

Come siete stati accolti dal territorio?
Siamo stati accolti in maniera molto positiva. Abbiamo avuto modo di entrare in contatto sia con le istituzioni sia con le altre realtà imprenditoriali. C’è stata data la possibilità di insediarci all’interno di un incubatore, Pepinieres des Enterprise, che offre la possibilità alle start up come la nostra di potersi incontrare, di potersi confrontare su problematiche anche di avvio e di lancio dell’azienda e offre tutta una serie di servizi legati proprio alla crescita degli imprenditori anche con eventi formativi, eventi di confronto, workshop e quant’altro, il tutto all’interno di strutture che sono state messe a disposizione dalla Vallée d’Aoste Structure che è sempre molto presente nel cercare di comprendere le nuove esigenze eventualmente anche evolutive per poter creare ambienti di lavoro adeguati. Oltre a questo dobbiamo ricordare anche tutto il supporto degli enti regionali, ad esempio l’Assessorato alle Attività Produttive, la Fondazione Brodolini e tutti i servizi che ogni giorno ci sono messi a disposizione per poter capire come funziona la Regione e quali potrebbero essere le opportunità per noi per poter accelerare lo sviluppo della start up. Anche con le altre aziende siamo entrati in contatto e vediamo che ci sono parecchie realtà interessate ad intraprendere collaborazioni con noi.

A cosa state lavorando in questo periodo?
Oltre alla palina abbiamo sviluppato altri prodotti che nascono da brevetti del laboratorio di ricerca del Gruppo che riguardano sostanzialmente lo sviluppo di sensori che possano effettuare il monitoraggio del territorio fornendo informazioni tridimensionali dello stesso, e quindi la possibilità di fornire misure 3D dell’ambiente e prevedere fenomeni di rischio, sversamenti, smottamenti. Ma c’è anche tutta la parte legata al monitoraggio infrastrutturale che è un tema molto sensibile in questo periodo, e quindi stiamo lavorandoper poter migliorare le prestazioni degli altri prodotti che abbiamo sviluppato e che possono essere impiegati in questa direzione. Inoltre stiamo cercando di avviare un nuovo progetto che spero ci possa consentire di spostare il concetto di ambiente complesso anche all’ambiente dello spazio celeste e poter sviluppare soluzioni tecnologiche che ci portino anche nel mondo della robotica spaziale

Novità per il 2019?
Lo sviluppo di moduli radio che consentano di effettuare telecomunicazioni sicure da integrare anche con i nostri prodotti ambientali e poi massimo focus su tutti i progetti che ci permetteranno di entrare nell'ambito space e di creare una nuova divisione per l’intero gruppo e dare così una identità molto solida alla Sec.

Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Sec è nata come una sorta di spin off del gruppo, ma è stato uno spin off un po’ differente dalle altre aziende del gruppo, perché è nata anche dall’idea di un team di ingegneri come me, che sono poi i miei collaboratori, e come me portano il nome come inventori su alcuni brevetti. Il nostro impegno è volto a dare una identità a questi brevetti e provare a farne qualcosa che possa essere proposto sul mercato. Il sogno di questo gruppo è quindi quello di portare la Sec ad avere una identità sua ed essere un terzo filone del gruppo, essendo gli altri due orientati principalmente per il momento al settore civile e a quello della difesa,un filone nuovo che sia dedicato al settore degli ambienti complessi e dello spazio, con un volume di business tale da poter costituire una line of business del gruppo totalmente autonoma.

31 maggio 2017

Il #turismo accessibile nei #parchi e negli ambienti naturali di #montagna


Un turismo che punta su una sempre più ampia accessibilità, anche negli ambienti naturali e nelle aree protette di montagna, non è solo un diritto per chi vuole fruire dello spettacolo fornito dal patrimonio naturalistico, ma anche un'opportunità per creare lavoro, indotto, economia, oltre ad un nuovo modello di business più aperto e legato al mondo delle sensazioni da vivere.

Questo lo spunto con cui si è aperto l’incontro di studi “Il turismo accessibile nei parchi e negli ambienti naturali di montagna” organizzato a Palazzo regionale dall'Osservatorio sul Sistema montagna “Laurent Ferretti” della Fondazione Courmayeur Mont Blanc, dal CSV Onlus, dal Consorzio delle Cooperative sociali Trait d’Union e dalla Cooperativa C’Era l’Acca, tenutosi venerdì 26 maggio 2017.

Ad aprire i lavori è stato l'Assessore regionale al Turismo Claudio Restano che, in rappresentanza dell’amministrazione regionale, ha illustrato quanto promosso in tema di turismo accessibile e ha evidenziato gli obiettivi che l'amministrazione vuole raggiungere: «Le aree protette e naturali offrono un turismo diverso, in costante crescita e che rappresenta un potente attrattore turistico. La Valle d'Aosta ha iniziato ad investire sull'accessibilità sin dagli anni '80, ora serve implementare idee sempre nuove, come il turismo legato alla pesca, la valorizzazione del lavoro sulla sentieristica ed il rafforzamento dei progetti già avviati, quali quello sulla via Francigena. Siamo molto impegnati nel creare un'offerta diversificata per un turismo sociale che tenga conto anche delle potenzialità della 'media montagna'».

Uno sviluppo che, come spiegato invece dal giornalista del Corriere della Sera Simone Fanti, non può prescindere dalla comunicazione: «Questa regione è ricca di possibilità per le persone con disabilità, ci sono enormi potenzialità e capacità che sono però ancora poco comunicate. La prima sfida di questo nuovo modo di valorizzare il territorio è proprio la comunicazione. Spesso le iniziative legate alla disabilità sono frutto del volontariato, manca la mentalità di fare impresa, il turismo accessibile rappresenta anche un’importante opportunità economica.
I disabili sono persone che vogliono vivere emozioni, la Valle d’Aosta le può senz’altro offrire grazie al suo meraviglioso territorio».

La prima sessione dei lavori, moderata dal Coordinatore del CSV Fabio Molino, ha puntato sui percorsi di sviluppo in Valle d’Aosta riguardo al turismo accessibile in montagna, oltre ad esperienze innovative in altre realtà alpine. Il primo intervento, illustrato dai dirigenti regionali Gabriella Furfaro e Paolo Oreiller, ha evidenziato i “Cammini e percorsi” dell'accoglienza accessibile in montagna, partendo dalla realizzazione di un percorso accessibile a Champdepraz e di un'area attrezzata – che porta a 34 il numero di quelle presenti sul territorio regionale – a Verrayes. In entrambi i casi sono stati installati pannelli informativi utilizzabili da tutti, anche per chi ha difficoltà motorie o visive, mentre nell'area di Verrayes sono presenti un percorso ad anello per usufruire di tutto lo spazio, pannelli sulla fauna presente e punti di sosta con panche, tavoli e barbecue pensati specificamente per essere fruiti da persone con disabilità motoria.

Graziella Anesi, Presidente della Cooperativa Handicrea di Trento, ha spiegato il funzionamento dell'App gratuita per smartphone Trentino Accessibile che permette, grazie ad un sistema Gps, di conoscere il grado di accessibilità di oltre 1350 strutture pubbliche e private della Provincia di Trento, interessando 12 diverse tipologie di disabilità.

In chiusura della prima parte, il titolare dell'Agenzia di viaggio Sicuramente Vacanze, Walter Jacquemet, e la coordinatrice della Cooperativa Sociale C'era l'Acca, Maria Cosentino, hanno illustrato il progetto “Valle per Te”, una rete per il turismo accessibile in Valle d'Aosta che, attraverso il miglioramento dell'accessibilità, intende attrarre una ulteriore fetta del mercato turistico.

La seconda sessione dell’incontro di studi, moderata da Jean Frassy del Consorzio Trait d'Union, si è concentrata sulle testimonianze dirette ed i progetti legati al turismo accessibile nei parchi e nelle aree protette. Accessibilità sviluppata nel concetto di “Montagne partagée”, spiegato da Cécile Borghini, guida naturalistica francese che ha portato la sua esperienza in merito a trekking per persone con disabilità, e nei progetti avviati dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Alle esperienze extra-valdostane hanno fatto seguito le esperienze locali maturate nell’ambito dei due parchi presenti in Valle d’Aosta. Barbara Rosai del Parco Nazionale del Gran Paradiso ha illustrato, tra gli altri, il progetto Un paradiso accessibile che approfondisce lo stato dell’arte ed il grado di fruibilità del sito web e degli otto centri visitatori. Massimo Bocca, direttore del Parco naturale del Mont Avic ha illustrato il Parcours découvertes che permettono a famiglie con bambini e a scolaresche di vivere la montagna in sentieri attrezzati, anche di notte.

6 marzo 2017

Eco Wellness Hotel Notre Maison di #Cogne riceve il Premio Italian Pool Award 2017

 

Eco Wellness Hotel Notre Maison, struttura situata nella Valle di Cogne, cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, annuncia la vincita del premio Italian Pool Award 2017.
Italian Pool Award è il concorso che premia l’eccellenza dell’industria della piscina italiana focalizzandosi sugli impianti che rappresentano un esempio di struttura ben progettata e costruita, nella quale si possano distinguere contenuto tecnologico, rispetto e capacità di integrazione con l’ambiente, un design accurato e attenzione al risparmio energetico.
Quest’anno la giuria ha deciso di conferire il riconoscimento a Italpool Piscine & Wellness per il progetto del laghetto alpino realizzato presso l’Eco Wellness Hotel Notre Maison con la seguente motivazione: «la giuria ha ritenuto meritevole le scelte operate in relazione alla decisione di utilizzare materiali bioresistenti e autosterilizzanti, con un occhio di riguardo al consumo di cloro, puntando a rendere la piscina un ambiente più sano ed ecologico. Apprezzata inoltre, la scelta di non trascurare l’inserimento della vasca nel contesto naturale: la piscina infatti pur essendo funzionale, è caratterizzata da un’atmosfera suggestiva che ricorda un laghetto di montagna».
«Siamo entusiasti di ricevere questo prestigioso riconoscimento e ringraziamo la giuria per aver attentamente analizzato il nostro progetto ritenendolo il migliore in Italia - ha dichiarato in merito la Famiglia Celesia, proprietaria della struttura. - Siamo orgogliosi che Il laghetto alpino, completamente ideato da Andrea e progettato da papà Angelo, sia riscaldato dal calore proveniente dalla nostra centrale di cogenerazione a biomassa alimentata da fonti rinnovabili che ci garantiscono l’indipendenza energetica».
Grazie al sempre crescente impegno ecologico, lo scorso ottobre l’Eco Wellness Hotel Notre Maison ha inoltre vinto il premio Green Travel Award, assegnatogli alla fiera TTG Incontri dal Gist -Gruppo Italiano Stampa Turistica – come migliore Green Accommodation. 

2 febbraio 2017

Bruno #Engaz: «Il serramento aiuta l'ambiente»


Questa settimana intervistiamo Bruno Engaz, titolare dell'omonima azienda attiva nel settore della falegnameria, in particolare dei serramenti.
La vostra è un'azienda storica della Valle d'Aosta: quattro generazioni. E' una bella responsabilità…
Sì è una bella responsabilità, ma io penso anche sicuramente un atout. Credo che il fatto di poter dire che operiamo sul mercato  dei serramenti da più di 100 anni sia una buona garanzia.
Può raccontarci la vostra storia?
L'attività di produzione di serramenti in legno è stata iniziata dal mio bisnonno. Lui all'inizio del 1900 faceva il muratore a Torgnon. Durante i mesi invernali, quando non era possibile lavorare all'esterno costruiva  le porte le finestre per le case che aveva costruito. Nel 1953 mio nonno ha abbandonato l'attività di costruttore edile e si è poi dedicato completamente all'attività di falegnameria. Ha quindi realizzato un piccolo laboratorio a Champagne. Nel 1964 papà ha costruito la falegnameria nelle vicinanze del vecchio laboratorio dove si trova tuttora. Negli anni seguenti abbiamo ampliato i capannoni, abbiamo ampliato l'azienda.
Come è cambiato il settore della falegnameria in questi anni?  
Come tutti i settori produttivi anche quello della falegnameria in genere ma soprattutto quello della produzione dei serramenti si è notevolmente modernizzato. La filiera produttiva grazie alle nuove tecnologie che ovviamente sono state applicate in questo campo si è parecchio automatizzata. Naturalmente quando si va ad automatizzare un processo si riducono gli errori e quindi si va ad aumentare la qualità. Si sono fatti anche grandi passi avanti nel campo della sicurezza sia dei macchinari che degli ambientii
Sul vostro sito si legge “Centro valdostano del serramento”. Anche questo è un settore in forte evoluzione?
Il settore del serramento oggi è un settore in forte evoluzione, questo perché al giorno d'oggi si fa molta più attenzione al consumo di energia e all'ambiente, quindi il serramento diventa sicuramente un punto di forza. Un buon serramento permette di risparmiare energia e quindi di ridurre l'inquinamento e di salvaguardare l'ambiente
Innovazione e ricerca sono parole sempre più importanti nel settore dell'artigianato…
Sono d'accordo. Innovazione e ricerca sono sicuramente due fattori di estrema importanza per una azienda artigianale che produce serramenti e soprattutto grazie alla ricerca e quindi all'innovazione continua che si riesce a dare una qualità sempre più elevata. Credo poi che noi abbiamo sempre investito molto anche nella formazione perché tutti i nostri ragazzi - che per la maggior parte provengono dall'Istituto don Bosco di Châtillon - sono arrivati da noi molto giovani e alcuni di loro posso dire che sono con noi da più di 30 anni.
Quanti dipendenti?
Siamo in nove più 4  posatori.
Vi proponete soltanto sul mercato valdostano o anche al di fuori dei confini regionali e nazionali?
Lavoriamo principalmente in Valle d'Aosta perché preferiamo essere vicini ai nostri clienti. Dobbiamo fare parecchi visti in cantiere quindi più siamo vicini e meglio è. Comunque qualche lavoro lo facciamo anche in Piemonte, in Lombardia, abbiamo anche lavorato in Liguria e stiamo anche facendo alcuni lavori in Svizzera e Francia. Del mercato straniero ci occupavamo già diversi anni fa e recentemente si è di nuovo aperto. Cerchiamo di seguirlo anche se gli spostamenti non sono comodi per un lavoro come il nostro.
I lavori di cui andate particolarmente orgogliosi?
Io devo dire che siamo orgogliosi di tutti i nostri lavori, di tutte quelle volte in cui riusciamo ad accontentare il cliente al 100%. E questo devo dire che fortunatamente succede spesso.
Soprattutto clienti privati?
Il nostro cliente tipo è quello privato che ristruttura l'alloggio, fa la casetta, sempre lavori non eccessivamente grandi.
Il mercato delle seconde case è ripartito?
Direi di sì. Noi lavoriamo molto nelle zone turistiche: Cervinia e Valtournenche. Sono alloggi magari un po' datati che vanno ristrutturati.


Ci sono novità in vista dal punto aziendale per il 2017?
Nel corso di quest'anno andremo a sostituire completamente la linea  di produzione del serramento nonché tutto il software che la controlla e anche quello che controlla i preventivi e le vendite, in questo modo pensiamo di essere più flessibili e più rapidi nelle consegne. Pensiamo anche di aumentare la qualità. Poi quest'anno vogliamo anche spingere maggiormente un nostro prodotto: un serramento in legno e alluminio che non necessita di manutenzione. Un sistema innovativo che permette all’utilizzatore di non pensare più alle manutenzioni del legno all’esterno. Cambierà tutto dal punto di vista operativo per l’azienda.
Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Le nostre città, i nostri paesi e i nostri villaggi sono pieni di abitazioni che oggi non rispondono più alle nuove esigenze di contenimento energetico. Un sogno imprenditoriale allora potrebbe essere quello di contribuire a migliorare l’isolamento di queste abitazioni e quindi di ridurre in questo modo l’inquinamento dovuto ad un eccessivo uso di combustibili e così di salvaguardare l’ambiente nel quale viviamo.

23 gennaio 2017

#CVA compra parco eolico da #TozziGreen


Tozzi Green S.p.A., società operante da 60 anni nel settore energetico, specializzata in soluzioni, servizi e progetti pe rlo sviluppo d’impianti e per la generazione di energia da fonti rinnovabili, ha venduto il suo parco eolico di Tarifa (LE) a C.V.A. S.p.A. (Compagnia Valdostana delle Acque).

L’impianto, con una capacità installata di 22 MW, è stato progettato, realizzato e allacciato da Tozzi Green nel corso del 2016 e, grazie agli 11 aerogeneratori Vestas modello V100 e V90, è in grado di produrre circa 50 GWh annui.

Franco Tozzi, Fondatore e Presidente di Tozzi Green S.p.A. e Andrea Tozzi, Amministratore Delegato sono soddisfatti e hanno dichiarato :«Con la realizzazione del parco eolico di Tarifa, Tozzi Green consolida ulteriormente il proprio track-record esperienziale nel settore delle energie rinnovabili in Italia arrivando ad oltre 600 MW installati fino ad oggi. La cessione del parco eolico Tarifa, già prevista dal piano industriale 2016-2020, è funzionale alla realizzazione di nuove e sfidanti iniziative da parte del Gruppo nel settore delle rinnovabili in Italia e all’estero».  Il Presidente di C.V.A. S.p.A,  Riccardo Trisoldi ha commentato: «Con l’acquisizione del progetto di Tarifa il Gruppo CVA consolida la propria crescita nell’ambito della generazione eolica, che raggiunge ora i 110MW di capacità installata, e continua con il proprio piano di investimenti volto a valorizzare la propria posizione di spicco nella generazione di energia da fonti rinnovabili in Italia».

Per questa operazione, Tozzi Green è stata assistita da L&B Partners Studio Legale Associato, con Michele Di Terlizzi, Bartolo Cozzoli, Giulia Paternostro, Vincenzo Telera e Federica Desiderato. L&B Partners, con il team composto da Flavio Di Terlizzi, Gianguido Arcangeli, Sveva Iermano e Domenico Magistri, ha invece assistito Tozzi Green in qualità di financialadvisor. C.V.A. è stata invece assistita, per le attività di due diligence tecnica dal team di RENAM guidato da Simone Pinamonte, per le attività di due diligence legale e per la predisposizione e finalizzazione della documentazione legale dallo studio legale Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners con un team composto da Ottaviano Sanseverino, Gherardo Cadore, Stefano Cunico, Filippo Manaresi e Davide Corriero. Hideal Partners, con Roberto Massarenti e Lodovico Bianchi Di Giulio, ha invece agito in qualità di M&A e financial advisor.Lo studio del dott. Massimo IGUERA ha svolto la due diligence fiscale.

Da sapere su Tozzi Green S.p.A.
 La famiglia Tozzi che opera da 60 anni, in Italia e all'Estero, nei settori dell'impiantistica elettro-strumentale e dei quadri elettrici, già a partire dalla fine degli anni ’90 ha iniziato a concentrare parte della propria attività nei settori delle energie rinnovabili. Sin dalla sua costituzione nel 2003, Tozzi Green S.p.A. ha sviluppato e realizzato numerosi impianti alimentati da fonti rinnovabili con un’importante diversificazione sia geografica (Italia, Madagascar, Sud Africa, Perù) che tecnologica (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomassa e biogas), posizionandosi tra i principali produttori di energia da fonti rinnovabili del mercato italiano. Tozzi Green opera a 360 gradi nel settore dell’energia rinnovabile in Italia e all’estero (produzione elettrica, servizi di EPC, O&M e Asset Management, componentistica) con un diversificato mix tecnologico. E’ oggi il più importante produttore italiano di aerogeneratori di piccola taglia attivo nel mercato internazionale del minieolico. Dal 2006 gli investimenti italiani ed esteri si sono concentrati anche nel settore dell’agricoltura.

20 novembre 2016

#Zamagni: «#Ambiente e #povertà facce della stessa medaglia» (seconda e ultima parte)


Ecco la seconda parte dell'intervento di Stefano Zamagni. Qui trovi la prima.


Beni comuni

La seconda tesi fondamentale che emerge dall’enciclica è che l’ecosistema è un bene comune globale. In economia si distinguono diverse tipologie di beni: privati, pubblici e comuni. Tra queste
tre diverse categorie le differenze sono notevoli e l'implicazione pratica è che per ognuna di queste
categorie di beni le regole di governancesono diverse.
«Questa giacca è un bene privato, se la indosso io non la potete indossare voi. - ha commentato Za-
magni - E la questione dei beni privati si risolve con la legge della domanda e dell'offerta. Per il bene io devo pagare un certo prezzo. I beni pubblici sono invece quelli che l'ente pubblico si fa carico di affrontare, produrre e distribuire ai cittadini. Il Papa dice che l'ambiente non è né un bene privato
né pubblico: è un bene comune globale. Questo significa che non basta sistemare le cose in casa
propria, così sarebbe se il bene comune fosse locale. Se ad Aosta si ripulisce l'aria di tutti i gas ci si illude di avere ottenuto un risultato perché se la vicina Francia o il vicino Piemonte non fanno altret-
tanto il problema ambientale non è risolto. Questo è compreso da tutti. Le regole di governance non devono essere né di tipo privatistico né di tipo pubblicistico, ma chiamare in causa la comunità. Biso-
gna che sia la gente che avverte l'esigenza di inventarsi regole di autogestione capaci di affrontare
il problema, ma questa è la cosa più difficile da far apire alla gente. Tutti dicono che ci deve pensare
l'ente pubblico e questo aggrava la situazione.

L'ente pubblico non può risolvere il problema ecologico se non ha il sostegno della comunità delle
persone che occupano un territorio. Il Papa dice che questo è il limite più grosso. Dal punto di vista della filosofia morale questo ha delle conseguenze nefaste perché noi non ci sentiamo responsabili del male che stiamo facendo.
L'effetto aggregato di tanti ragionamenti ambientali produce il disastro ambientale che conosciamo. Un discorso che ovviamente vale anche per le imprese. Avete mai visto un'impresa sentirsi responsabile per l'inquinamento? Io no. Loro dicono di creare posti di lavoro e quindi fanno del be-
ne. E' chiaro che fai del bene, ma se per fare il bene a qualcuno produci il male ad altri questo non è
ammissibile per l'etica, soprattutto per quella cristiana». Per Zamagni questo è il modo attraverso
cui il Papa ci invita a rivedere le nostre mappe cognitive e a trovare linee di azione congruenti al
nostro obiettivo. Un’enciclica che ha dato effetti positivi come il summit sull'ambiente, di Parigi,
che per la prima volta ha prodotto frutti. Anche grazie all'autorità morale del Papa che ha scosso le
coscienze.

Biodiversità

La terza tesi è quella della biodiversità, non solo bionaturale cioè biologica naturale, ma biodiversità socio economica. «Se vogliamo seriamente essere interessati alla risoluzione del problema in questio-
ne - ha detto Zamagni - bisogna che l'arena del mercato sia popolato da una pluralità di forme di im-
presa. Come nel mondo naturale abbiamo bisogno della biodiversità delle speci animali e vegetali
perché la natura possa continuare a riprodursi, ad evolvere, lo stesso vale in economia. Una tesi che
ha dato fastidio a molti in quanto significa che nell'area del mercato non possono operare solo imprese di tipo capitalistico, cioè che operano con il fine del profitto. Accanto a queste ci sono altre imprese, cooperative, imprese sociali. Le cosiddette benefit corporation che in Italia si chiamano  società benefit. Fino ad adesso le imprese di tipo capitalistico fino a tempi recenti hanno impedito che potessero nascere altre imprese. La riforma del Terzo Settore in Italia è stata approvata nel maggio di quest'anno. E perché alla fine i politici si sono arresi perché le realtà del terzo settore hanno fatto sentire la loro voce. Perché se io voglio avere il titolo di impresa devo essere di tipo capitalistico? Su questo non nascondo le colpe degli economisti che continuano ad insegnare nelle
facoltà di economia delle cose sbagliate. Ciò che ti rende imprenditore non è la tua capacità di fare
profitto, ma la tua capacità di produrre valore e soddisfare bisogni. Se poi ottieni profitto e te lo met-
ti in tasca nessuno te lo impedisce. Ma tu non devi impedire ad altri che vogliono generare valore
avendo un altro fine in testa, cioè il bene comune. Basta con questa ipocrisia. Ci sono certe organizza-
zioni di volontariato che sono più imprenditoriali di certe imprese. La parola impresa significa chiun-
que è capace di generare benessere. Invece gli economisti scrivono nei loro libri che l'impresa è quella che massimizza il profitto».

Per Papa Francesco i vari paesi devono organizzarsi in modo tale da dare la libertà d'impresa alle persone. Tutti devono avere pari opportunità di realizzare nel rispetto delle leggi gli obiettivi che caratterizzano i carismi di ciascuno. Negli ultimi due capitoli dell'enciclica il Papa suggerisce alcune linee di azione: occorre attuare prima di tutto una trasformazione radicale della finanza, per realizzare la cosiddetta transizione ecologica. Il sistema produttivo infatti non può essere cambiato velocemente. «Il valore dei derivati è pari a 700.000 miliardi di dollari cioè 12 volte superiore al PIL mondiale. ha spiegato Zamagni - Questo significa che la finanza è diventata autoreferenziale, cioè non serve più a finanziare l'attività reale di chi produce, delle imprese e delle famiglie, ma serve soltanto ad alimentare se stessa per ottenere profitti speculativi. Basterebbe il 10% di quell'ammontare per creare un fondo tale da finanziare la transizione delle vecchie tecnologie inquinanti alle nuove. E questa sarebbe una grande opportunità per creare lavoro. Prima di tutto serve la volontà politica di fronte ad una situazione scandalosa in cui l'1% della popolazione ha una ricchezza pari a quella di 3miliardi e mezzo di persone. Il problema è che non si vuole operare per reindirizzare la finanza al suo ruolo naturale cioè servire da ponte per consentire a chi ha progetti, idee di poterli realizzare». La seconda proposta del Papa è quella di dare vita ad una OMA, OMA vuol dire organizzazione mondiale dell’ambiente, all'interno del sistema delle Nazioni Unite. Esistono delle organizzazioni mondiali, la più nota è quella del Commercio. Ce ne è anche una per l'attività bancaria. «Questa organizzazione - ha commentato Zamagni - avrebbe il potere di sanzionamento di quanti hanno firmato l'accordo e non lo ratificano al loro interno. A livello bancario dopo la crisi le dieci banche più grosse d'affari del mondo hanno ricevuto una multa pari a 225 miliardi di dollari. Inoltre l'organizzazione servirebbe a stabilire delle regole di corrispondenza con l'Organizzazione Mondiale del Commercio perché le regole del commercio internazionale sono contrarie alla conservazione, preservazione ambientale in quanto questa pensa soltanto a rendere fluidi gli scambi commerciali, ma se ci fosse un'altra organizzazione gemella ci sarebbe dialogo e confronto». La terza linea di azione che sta tanto a cuore al Papa è intervenire sul mutamento dei modi di vita, non solo degli stili. «Molti li confondono - ha proseguito il professore - Lo stile di vita va cambiato, si parla di sobrietà.

Ma il Papa dice che la sobrietà non basta, bisogna cambiare i modi con cui beni si producono, la ricchezza si genera, il reddito viene distribuito. Non basta che io nella mia vita individuale insegni ai miei bambini che bisogna fare la raccolta differenziata. Io mi devo coinvolgere insieme ad altri per esercitare quella pressione popolare, veramente politica, che serva a dire ai governanti bisogna cambiare certe regole. Pensate alle slot machines. L'Italia è il uno degli stati
in che ha più gioco d'azzardo indirettamente gestito dallo Stato. Il Governo dice che ne ricava 9 mi-
liardi di tasse. Ma per avere 9 miliardi sacrifichi la vita di moltissime persone che diventano malati di
gioco d'azzardo. E dal punto di vista economico ti dimentichi le spese che il servizio sanitario sostiene per curare quelli che cadono nella spirale del gioco d'azzardo. Qui non basta educare i  bambini a non giocare d'azzardo, ma bisogna mettersi insieme per alzare la voce e dire al Parlamento “Basta con questo sconcio di una legge che consente che in Italia abbiamo più slot machines che in tutti gli altri paesi”. Questo vuol dire cambiare i modi di vita. Non si può tollerare che il fisco faccia cassa con il vizio. Per cambiare lo stile di vita basta l'individualismo, ma per cambiare il modo di vita serve una forte pulsione al bene comune».

Zamagni spiega che se ci si limita alla sola razionalità non ne veniamo fuori. «Mai come in questo momento occorre recuperare la dimensione dell'etica delle virtù. Le etiche sono di diversa matrice: quella utilitaristica, quella del doverismo kantiana, quella contrattualistica, ma c'è anche l'etica delle virtù che è quella inventata da Aristotele e recuperata da San Tommaso ed è l'etica fondativa del pensiero cristiano. Questo per dire che è l'esercizio delle virtù che consente di impedire la caduta nel comportamento deviante. Se noi non ritorniamo nelle nostre scuole, nei nostri ambiti di vita a parlare di etica delle virtù non ci sarà niente da fare.
Ed è quello che non si vuole fare. La Chiesa è sotto attacco per questa ragione, Siccome è l'unica agenzia nel mondo che parla di virtù. La verità è che bisogna tornare a fare educazione. Oggi si fa formazione, istruzione, ma la scuola non può e non deve educare. Un professore che educa rischia la denuncia in quanto si dice che l'educazione è una violazione della libertà del singolo. Il docente deve insegnare, istruire, formare, non deve proporre un progetto educativo, in sintesi non deve parlare delle virtù. Per istruire, per insegnare basta essere competenti, ma per educare bisogna essere. Un professore non può essere educatore soltanto perché sa spiegare bene la materia, se lui non testimo-
nia con la sua vita l'adesione a certi valori non potrà mai educare. Gli allievi se e accorgono subito. Se
poi noi non ci liberiamo di questa corazza che è l'individualismo libertario non ne verremo fuori. Questo è un problema culturale. L'individualismo libertario è quella tesi psico-filosofica. pedagogica che dice "volo ergo sum", cioè io voglio dunque sono. Ed è il messaggio dominante fra i giovani, cioè che bisogna lasciare che ognuno faccia quel che vuole. Se si parte da qui è ovvio che anche la questione ambientale non potrà mai essere risolta. L'opposizione a questa frase è “Tu es ergo sum”, cioè “tu sei dunque io sono” che significa che tu sei importante per me. Io per realizzare la mia personalità e il mio progetto di vita ho bisogno di te e dell'interazione con te».

Un racconto

Zamagni ha concluso la sua relazione raccontando una vicenda di carattere personale. «Dovete sapere che io ho quattro nipoti. La più piccola si chiama Margherita ed ha otto anni. L'anno scorso viene da me e mi dice "nonno insegnami delle cose difficili" perché voleva mettere gli altri tre in castagna. Io allora le dico "tu lo sai cosa è la bellezza?". E lei mi dice "nonno questo è molto difficile dimmelo tu". E io allora le ho dato la risposta di San Tommaso "la bellezza è lo splendore della verità". Lei tutta contenta va dallo zio, uno dei miei generi ingegnere, e gli dice "Zio tu sai che cosa è la bellezza?". Lui la guarda e dice "Ma non vedi che io qui sto lavorando? Che domande mi fai? Non ho tempo da perdere". E lei "Non preoccuparti te lo dico io. La bellezza è lo splendore della verità". Mio genero per poco non sviene e allora gli ha detto "Io non ho saputo rispondere alla tua domanda vediamo se tu sai rispondere alla mia. Dimmi che cosa è la verità?". Margherita le risponde "La verità è quella che dice il nonno". Dopo quando me l'ha detto le ho dato un milione di bacini e poi le ho detto che quando avrebbe iniziato il catechismo per la prima comunione le avrebbero insegnato che la verità non è quella che ice il nonno, ma quella che dice Gesù. Però nel frattempo le ho detto di continuare così. Devo dirvi che questo episodio non mi ha fatto dormire diverse notti e a mia moglie dicevo ma qual è il messaggio che una creatura di quell'età ha voluto inviarmi. Nulla avviene mai per caso. C'è sempre una regia superiore che ci manda dei messaggi e noi, a volte, siamo superficiali e passiamo oltre. Poi ho capito e ho compreso la pagina evangelica dove Gesù dice "se non tornate come bambini". I bambini arrivano alla verità non per via di ragione in primis, ma per via di cuore, cioè di amore. Lei sa che io le voglio bene e, quindi, ha pensato se il nonno mi vuole bene non può dirmi le bugie, e allora ecco il messaggio che mi ha messo un po' in crisi: noi adulti pensiamo che per risolvere i problemi si debba fare appello a forme di razionalità sempre superiore. E' una illusione perché in certe situazioni di vita si arriva alla soluzione prima per via di amore, cioè di carità. Il che non vuol dire escludere la ragione ed è questo il motivo per cui ho capito bene la famosa frase di Sant'Anselmo quando dice "credo ut intelligam" che vuol dire proprio questo: io credo per poter capire. Prima si crede in Dio e lo faccio così poi capisco. Ed è esattamente questo. L'atto del credere è un atto d'amore e allora il dare la precedenza alla via della carità è il modo più efficace, oltre che per certi aspetti semplice, per arrivare alla verità delle cose. Questo è vero a livello di vita individuale, collettiva e anche per affrontare problemi come quelli di cui ci siamo occupati questa sera a proposito della Laudato si'».

19 novembre 2016

#Zamagni: «#Ambiente e #povertà facce della stessa medaglia» (prima parte)


Con Stefano Zamagni si è concluso il ciclo di conferenze Fede e Scienza sulla «Laudato si'». Il professore, il 4 novembre  al De La Ville, nel suo intervento dal titolo "Economie e città a misura d'uomo. Un nuovo approccio", dopo essere stato presentato dal Vescovo di Aosta, Mons. Franco 
Lovignana, ha subito evidenziato come si tratti di  una enciclica molto speciale in quanto è la prima 
interamente dedicata alla questione ecologica ed in essa il Papa mostra a tutti quello che è il fondamento filosofico del suo magistero di Pontefice. Riporto qui di seguito (in due puntate) l'articolo che ho pubblicato sul Corriere della Valle e che ripercorre in manier adettagliata l'intervento del professore.

«Paolo VI aveva scelto come sua guida il Personalismo di Maritain, - commenta Zamagni - Giovanni Paolo II aveva scelto per sé l'esistenzialismo cristiano, Benedetto XVI il neotomismo e Papa Francesco si autodefinisce un realista storico, corrente caratterizzata dal fatto che occorre che i principi, uguali per tutti nel corso del tempo, debbano essere calati nella realtà ed è questo il motivo per cui questa enciclica usa un linguaggio che a molti non pare teologico, in quanto se sei un realista storico devi partire dai fatti, questi li devi interpretare alla luce dei principi ed infine indicarne le azioni». Nel capitolo cinque e sei il Papa non si limita a denunciare il fenomeno, a indicare quello che non va, ma si spinge a proporre linee di azione, chiamando in causa le responsabilità di tanti.
«Quest'ultima novità a qualcuno ha dato fastidio. Eppure più passa il tempo e più i consensi verso questa enciclica vanno aumentando, forse di più fra i non credenti che non i credenti. E questo perché
il Papa non si limita a denunciare ma a dire lungo quali vie occorre muoversi se si vuole seriamente e
con coraggio risolvere i problemi affrontati nell'enciclica». Un testo che oltre tutto ha un fondamento scientifico robusto. Questa enciclica è stata preceduta un anno e tre mesi prima dal lavoro della Pontificia Accademia delle Scienze e dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, di cui 
Zamagni fa parte. «Il Papa ci chiese di sviluppare della documentazione, delle riflessioni puramente
scientifiche sulla questione ambientale, senza dirci che questo doveva servire come materiale a sua disposizione per scrivere l'enciclica. Lo abbiamo scoperto dopo. E questo lavoro è stato presentato
alla fine di aprile del 2014. 
L'enciclica è stata scritta un anno dopo e il capitolo uno e due della Laudato si' sono presi pari pari dal lavoro di queste Accademie». Da non dimenticare che tra i componenti dell'Accademia ci sono otto premi Nobel, tra fisica, chimica e biologia. Questo significa che chi ha criticato il documento sottolineandone la scarsa scientificità ha mosso in realtà una critica di tipo ideologico.

Le tesi fondamentali

Per Zamagni sono tre le tesi che si possono estrarre da questo documento. La prima tesi è che la lotta alla povertà e la questione ecologica sono come le due facce della stessa medaglia, cioè devono essere affrontati simultaneamente, fino ad allora la letteratura e il dibattito pubblico era focalizzato da due poli: da un lato gli ecologisti estremi, coloro che affermano una superiorità della natura sull'uomo e sul versante opposto l'antropocentrismo esasperato di chi afferma la dominanza e la superiorità dell'uomo sulla natura. «Se osservate con attenzione - ha precisato Zamagni - tutte le varie politiche che sono state implementate negli ultimi decenni a seconda dell'orientamento politico del momento hanno fatto prevalere l'una o l'altra.

Pensate all'australiano Pita Singa, docente universitario a Princeton di filosofia morale per il quale
"abbattere una pianta e uccidere una persona è lo stesso crimine". In quanto sostiene che gli esseri vi-
venti sono tutti al medesimo piano. Sul lato opposto chi mette l'antropos al centro e tutto il resto al
suo servizio. Ebbene la prima tesi che l'enciclica difende con grande forza è che entrambe le posizio-
ni sono sbagliate. Pensate ai rifugiati ambientali, termine coniato dall'ecologista Lester Brown nel 1976. Oggi quello che lui aveva anticipato si sta verificando. L'ultimo rapporto delle Nazioni Unite ci
informa che, se non si interverrà fin da adesso in maniera radicale, nel 2050 i rifugiati ecologici, quelli che saranno costretti ad abbandonare le loro terre per ragioni climatiche, ad esempio il livello del mare che si alza o la desertificazione, saranno 250 milioni nel mondo. Ci sono intere regioni
dell'Africa sub-sahariana, dell'America Latina e dell'Asia che sono senz'acqua e quindi senza agricoltura, senza allevamento.

Oggi abbiamo i rifugiati per ragioni politiche che sono soltanto quattro milioni e siamo già in diffi-
coltà. Cosa succederà quando saranno 250 milioni?». Il Papa introduce nell'enciclica anche il problema della povertà che costringe molti a migrare. «Voi vi chiederete ma perché sono diventati
poveri e una volta non lo erano? . ha aggiunto Zamagni - Non erano forse ricchi ma avevano almeno
da mangiare. La risposta è che il fenomeno del landgrabbing costringe queste popolazioni ad bbando-
nare le loro terre. In italiano significa accaparramento delle terre, un terzo delle terre dell'Africa
subsahariana non è più degli africani. Le multinazionali e alcuni paesi come la Cina vanno in que-
ste zone e con la scusa di usare metodi di coltivazione più efficienti e più produttivi ottengono dai go-
verni nazionali contratti della durata di 99 anni che consente a queste multinazionali lo sfruttamento totale della terra.

Espellono così dai campi i lavoratori, non assumendoli perché non li ritengono adeguati. Questi 
vanno a riempire le bidonville delle città e poi prendono la via dell'Europa. Da qui ancora una volta si capisce come il fenomeno climatico e quello ambientale sono inestricabilmente connessi. Il primo grido di allarme del Papa è che si smetta tutti di fare gli ipocriti. Per risolvere la questione sociale occorre risolvere quella ambientale». Zamagni ha posto un filo rosso tra alcuni importanti documenti pontifici: Leone XIII nella Rerum novarum nel 1891 scopre le cose nuove dell'industrializzazione e descrive la cosiddetta questione operaia. Giovanni Paolo II che nel 1991, con la Centesimus Annus, focalizza l'attenzione sulla novità della globalizzazione. E infine Papa Francesco che con questa enclicica focalizza l'attenzione sull'antropocene, parola coniata una ventina d'anni fa da un fisico tedesco, premio Nobel, Krutzen, significa era dell'uomo. «Oggi viviamo in una situazione - ha spiegato il professore - nella quale noi uomini vivendo in società siamo in grado di cambiare il corso della natura, di cui magari dopo ci lamentiamo. Noi ci preoccupiamo dell'anidride carbonica per la quale si stanno firmando degli accordi, ma il peggio è il gas di teflon che è mille volte più distruttivo del CO2 e di questo nessuno vuole parlarne a parte il Papa». 

continua

12 febbraio 2016

#Delibere di Giunta - Segnalazioni per le imprese (332): #Moratoria esame domande derivazione #acqua


PRESIDENZA DELLA REGIONE

Cooperazione Italia-Svizzera
E’ stata approvata la proposta di deliberazione che riguarda il Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2014/2020 (FESR).

AGRICOLTURA E RISORSE NATURALI

Piano interventi Dipartimento
Nel settore della forestazione, la Giunta ha approvato il piano degli interventi del Dipartimento agricoltura, risorse naturali e corpo forestale per l’anno 2016 che si articola in tre tipologie di attuazione: mediante attività in amministrazione diretta con personale idraulico-forestale a tempo indeterminato, nell’ambito del piano straordinario annuale con l’impiego di lavoratori  “over 45 donne e over 50 uomini” a tempo determinato e con l’affidamento in appalto a imprese private. Così come è stata approvata l’esecuzione dei lavori in amministrazione diretta, a cura e sotto la direzione del Dipartimento agricoltura, risorse naturali e corpo forestale, in collaborazione con le strutture sottordinate competenti, per l’anno 2016, mediante l’impiego di addetti idraulico-forestali assunti con rapporto di lavoro di natura privatistica a tempo indeterminato.
 
ATTIVITA’ PRODUTTIVE, ENERGIA E POLITICHE DEL LAVORO

Sviluppo imprese artigiane e industriali
E’ stato deliberato un contributo per un’azione finalizzata allo sviluppo delle imprese artigiane e industriali.

OPERE PUBBLICHE, DIFESA DEL SUOLO E EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

Moratoria esame domande derivazione acqua
La Giunta ha definito gli indirizzi agli uffici per una moratoria nell’esame delle domande di derivazione d’acqua a scopo idroelettrico, a integrazione delle disposizioni previste dal Piano regionale di tutela delle acque.
 
SANITA’ SALUTE E POLITICHE SOCIALI
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Servizi anziani e disabili
Sono state esaminate le modalità che definiscono il finanziamento agli enti gestori (Unités des Communes e comune di Aosta) dei servizi in favore delle persone anziane e inabili per l'anno 2016, tramite le quote non vincolate dell'avanzo di amministrazione degli Enti locali, in attuazione della L.R. 19/2015, sino alla concorrenza dell'importo di 19,7 milioni di euro. Il documento andrà ora al parere della Commissione consiliare competente e al CPEL.

 
TURISMO, SPORT, COMMERCIO E TRASPORTI
Aosta in bicicletta
E’ stata approvata la concessione di un contributo al Comune di Aosta per la realizzazione di parte del progetto Aosta in bicicletta, inserito nell’ambito del Programma Investimenti per la crescita e l’occupazione 2014/2020 (FESR).

25 gennaio 2016

#Aosta leader nella #mobilità sostenibile in Italia con il nuovo parco #auto #elettrico della #CogneAcciaiSpeciali

«Siamo davvero soddisfatti per essere riusciti a finalizzare in meno di tre mesi la sostituzione del vecchio parco auto con i nuovi mezzi elettrici e per avere così raggiunto uno degli obiettivi che ci eravamo prefissati nell'elaborazione del progetto sulla riorganizzazione della mobilità all'interno dello stabilimento. Tale iniziativa si inserisce all'interno del piano di azioni promosso e sostenuto dalla Cogne Acciai Speciali in accordo con le Amministrazioni regionale e comunale, con lo scopo di contenere e ridurre l’impatto ambientale della fabbrica». E’ questo in sintesi quanto dichiarato da Monica Pirovano, Amministratore Delegato della Cogne Acciai Speciali, in occasione della presentazione ufficiale del nuovo parco mezzi elettrici del quale l’azienda si è dotata: 36 auto e 21 cassonati.

All’incontro, oltre ai vertici aziendali, erano presenti il presidente della Regione Augusto Rollandin, gli assessori regionali Luca Bianchi e Raimondo Donzel, il sindaco di Aosta Fulvio Centoz e gli assessori comunali Delio Donzel ed Edoardo Paron, oltre che Thierry Rosset, l’amministratore delegato di Vallée d’Aoste Structure proprietaria dei terreni e degli immobili dello stabilimento.

«Si tratta – ha poi evidenziato il sindaco Centoz – di un’iniziativa importante che, insieme ad altre avviate dalla nostra amministrazione, contribuisce a far diventare la città di Aosta uno dei migliori esempi di mobilità sostenibile in Italia. Con 79 veicoli elettrici da lavoro, il nostro capoluogo si pone infatti in cima alla speciale graduatoria che parametra il numero dei mezzi elettrici presenti in un comune rispetto al numero totale di veicoli comunali con motorizzazione termica circolanti. In tale contesto la figura del Mobility manager assume un rilievo sempre più importante e strategico nella definizione delle politiche di mobilità comunali e nel coordinamento dei tempi di apertura di scuole e uffici».

La presentazione dei nuovi mezzi elettrici è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione sullo stato di avanzamento del Progetto Cogne 2016, definito in un “Protocollo di intesa” tra RAVA, Comune di Aosta e CAS e finalizzato alla condivisione dei piani di sviluppo industriale, coerentemente con le tematiche legate alla co-esistenza dell'industria nel contesto cittadino aostano (impatto ambientale ed estetico, viabilità).


«Il completamento delle azioni previste in questo documento – ha spiegato Roberto Marzorati, Vice Presidente CAS risulta fondamentale per portare avanti il piano di riconversione industriale fortemente voluto dalla dirigenza aziendale e appoggiato dalle amministrazioni regionale e comunale con l’obiettivo di superare gli effetti negativi indotti dalla crisi, recuperare redditività e sviluppare interessanti prospettive positive per il futuro. E proprio perché strettamente funzionale alla realizzazione delle nuove politiche industriali, tale documento è stato costruito con un orizzonte temporale di 2 anni. Al riguardo, mi preme ringraziare la Regione, il Comune e Vallée d’Aoste Structure che, grazie alla professionalità dei loro uffici, hanno disposto tempestivamente e nei tempi previsti tutti gli atti necessari affinché quanto di loro competenza favorisse l’avvio dei cantieri».

Articolato in 4 ordini di priorità a loro volta suddivise in 7 interventi di varia portata, il “Progetto Cogne 2016” prevede investimenti per circa 1 milione e 830 mila euro, nel limite di un milione in carico alla Regione per l’esecuzione della riqualificazione e lo sviluppo di immobili e la restante parte a carico della CAS per la realizzazione di nuove opere, la sistemazione di aree e l’acquisto di nuovi impianti.

«La riqualificazione e la modernizzazione dello stabilimento previste nel Piano Cogne 2016 – ha commentato Rollandin – premieranno un più generale processo di innovazione legato, da un lato alla produzione e dall’altro ad un miglioramento dell’impatto urbanistico della fabbrica sull’intera area. Il progetto dei  nuovi mezzi elettrici segue il piano regionale dedicato alle colonnine elettriche che l’amministrazione sta portando avanti, inserendosi così a pieno titolo all’interno della strategia regionale orientata alla mobilità elettrica. Se enti pubblici e soggetti privati operano le stesse scelte, si può parlare di sinergia e di potenziamento di obiettivi comuni».

Nello specifico, le attività prevedono la creazione di un nuovo ingresso lato est per i dipendenti dell’area a freddo dello stabilimento, l’adeguamento delle aree di viabilità e di sosta pubbliche necessarie per l’ottimizzazione delle funzionalità del nuovo accesso; la messa in sicurezza del capannone vecchia fucina, l’abbattimento di vecchi capannoni per la creazione di nuove aree di stoccaggio e l’ampliamento del parco rottami.

«Particolarmente delicato risulta il recupero della cosiddetta piccola fucina – ha spiegato ancora Marzorati – che sarà dedicata allo sviluppo degli acciai destinati all’Aerospace e delle leghe a base Nichel. Trattandosi di prodotti destinati ad ambiti molto particolari che richiedono produzioni, lavorazioni, trattamenti, verifiche e certificazioni specifiche e tecnicamente ‘sofisticate’, queste nuove produzioni di fatto ci obbligheranno ad aggiornare e riprogettare alcuni flussi e metodi di lavorazione, comportando anche la creazione di nuove aree da dedicare quasi esclusivamente alla lavorazione e allo stoccaggio dei prodotti di questi due nuovi settori».

Operativamente, il primo intervento di apertura di un nuovo ingresso per i lavoratori dell’area a freddo sarà completato entro la fine del mese di febbraio, mentre con l’inizio della primavera dovrebbero essere pubblicati i bandi per la realizzazione delle opere riguardanti la piccola fucina e l’abbattimento dei vecchi capannoni dove troveranno posto le nuove aree di stoccaggio dei materiali.

18 giugno 2015

Luca Ghirardi (#Ecometer): vogliamo #brevettare il nostro #snowallert



Intervista a Luca Ghirardi di Ecometer

Di cosa si occupa la vostra azienda?
L’azienda si occupa di tutto quello che è monitoraggio, qualità dell’aria, acqua e meteo, dall’acquisizione del dato, alla sua trasmissione, alla visualizzazione/elaborazione e pubblicazione. Ecometer è costituita da due soci, una segretaria amministrativa, un tecnico strumentista ed una informatica. Nel tempo il mio socio Saudin si è specializzato in programmazione e gestione database ed ultimamente, grazie all’arrivo della collaboratrice informatica, anche nella creazione di siti internet. Per garantire un servizio professionale ai nostri clienti abbiamo conseguito nel 2010 la “Certificazione Motorolawns” un valore aggiunto per l’azienda che gli ha permesso di acquisire le competenze per il corretto management dei prodotti WNS e WLAN Motorola.

Quest'anno l'azienda compie vent'anni ? Come è nata l'idea di dedicarvi a questo settore?
Nel 1995 un azienda di Milano, la Rancon Instruments, cercava dei tecnici valdostani da formare per poter gestire la rete di monitoraggio della qualità dell’aria dell’Assessorato all’Ambiente (l’ARPA non era ancora nata) ed io e Saudin ci siamo trovati casualmente rispondendo a questa richiesta. 

In vent'anni è cambiato molto il vostro lavoro. Basta pensare soltanto all'utilizzo dei droni...
In 20 anni la tecnologia ha fatto passi da gigante e come azienda, per non perdere il treno, abbiamo dovuto aggiornarci. Due anni e mezzo fa, in collaborazione con l’Ingegnier Diotri Fabrizio e dopo numerosi tentativi amatoriali di autocostruzione a livello hobbistico, ci siamo buttati nel mondo dei droni specializzandoci nei rilievi fotogrammetrici e rilievi termografici; per quest’ultimo punto, nel 2014, abbiamo conseguito l’abilitazione come operatore di secondo livello. Per i droni stiamo terminando il percorso di abilitazione ENAC che fortunatamente ha regolamentato l’ambiente ma purtroppo la normativa è in continua evoluzione. 

Voi proponete dei vostri prodotti. Si tratta di brevetti, di applicazioni di vostra invenzione?
Al momento nessun brevetto, ma assembliamo componenti presenti sul mercato creando il prodotto ad ok per il cliente. Brevetti no ma invenzioni si, con l’università la bicocca di Milano e l’Ing Diotri abbiamo sviluppato un sistema automatico “Snow_Allert” di riconoscimento neve; il sistema acquisisce l’immagine nello spettro del visibile ed un algoritmo di calcolo determina la presenza o assenza di neve al suolo. Uno sviluppo dei rilievi con drone sono postazioni fisse per il monitoraggio in continuo di frane, ghiacciai dove un microcontrollore, gestendo una camera fotografica ci permette di acquisire con intervalli programmabili, dell’immagini che sfruttando la fotogrammetria ci permette di restituire al cliente dei modelli 3D. Altro utilizzo di queste postazioni fisse è nell’ambito fenomenologico dove, analizzando le immagini acquisite, si possono studiare i fenomeni biologici periodici (fioritura, riproduzione o malattie) 

Per chi lavorate normalmente?
I nostri clienti sono principalmente enti pubblici quali ARPA, RAVA (Centro Funzionale , nucleo A.I.B. del Corpo Forestale ed Ufficio valanghe). Nel privato gestiamo il monitoraggio della qualità dell’aria e dell’acqua di falda e meteo della discarica di rifiuti speciali pericolosi di Barricalla (Torino), nella discarica di rifiuti speciali non pericolosi di Torrazza Piemonte (Chivasso). Nelle Valli di Lanzo (Torino) abbiamo la gestione meteo dell’ex cava di Amianto di Balangero, per Valeco (Aosta) gestiamo il monitoraggio in continuo delle polveri. 

Un esempio di un vostro recente lavoro o su cui state lavorando in questi giorni?
Una delle recenti attività è stata la consegna di una nuova stazione di monitoraggio della qualità dell’aria all’ARPA VdA. Oltre al monitoraggio ci proponiamo nell’ambito della realizzazione software ed abbiamo consegnato, per la stagione invernale 2014/2015, il portale per la gestione dell’attività delle commissioni locali valanghe. 

Voi siete una ulteriore dimostrazione di come oggi la parola artigiano si coniughi sempre più con il concetto di innovazione...
Visto il settore particolare del quale ci occupiamo, dove la tecnologia ogni giorno fa salti da gigante, come piccola azienda artigiana, come dicevamo prima, non possiamo permetterci di rimanere fermi ma dobbiamo costantemente aggiornarci.

Altre novità in vista per la vostra azienda?
Per lavorare in completa regolarità con il drone dobbiamo concludere il percorso ENAC, al momento abbiamo il corso costruttore, corso pilota, assicurazione, visata medica e ci manca l’accreditamento all’ente nazionale per l’aviazione civile

Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Come sogno, visti i tempi, vorremmo continuare a lavorare e perché no portare a termine il brevetto dello snowallert.

17 giugno 2015

#ExpoVda: La Valle d’#Aosta ha presentato la propria «Cultura della Qualità»

 

Si è tenuta martedì 16 giugno, a Milano, la conferenza stampa di presentazione dei progetti per Expo 2015 della Valle d'Aosta alla presenza del Presidente della Regione Augusto Rollandin, del curatore dei numerosi progetti culturali per Expo Valle D'Aosta Davide Rampello, autore di Padiglione Zero, degli Assessori all'Istruzione e Cultura Emily Rini, all'Agricoltura Renzo Testolin, al Turismo, sport, commercio e trasporti Aurelio Marguerettaz e del Presidente di Expo VdA, Claudio Restano.

Il Presidente della Regione, Augusto Rollandin ha sottolineato che «la Valle d’Aosta si presenta nel suo insieme, con tutte le sue peculiarità nei diversi settori che esprimono molta qualità, malgrado la sua piccola dimensione. La Regione si sta impegnando in una serie di iniziative di grande rilievo in grado di far emergere le eccellenze nel campo eno-gastronomico, culturale, montano. Tanti “turismi” quanti sono gli alpeggi, le vette più alte d’Europa, i castelli e i siti architettonici come il Forte di Bard, i villaggi, i sentieri di montagna. Vogliamo introdurre una vera cultura della qualità».

«La Valle D'Aosta è emblema di qualità, ove la cultura della qualità nasce dalla cultura delle differenze, senza le quali non esiste alcuna eccellenza. - dichiara Davide Rampello - Il mondo della montagna, la tutela della biodiversità, la qualità del cibo e del vino, le numerose iniziative culturali sono alcuni aspetti in cui Valle D'Aosta esprime al massimo livello la propria capacità di bellezza ed eccellenza in grado di incantare i numerosi visitatori».

Nel corso dell’incontro sono state evidenziate le iniziative di respiro internazionale legate alla cultura dell'alta montagna, come l’inaugurazione delle funivie Skyway Monte Bianco, già ribattezzate “la terrazza sull'ottava meraviglia del mondo” e simbolo della Regione Valle d'Aosta a Expo e 150 anni dalla conquista del Cervino.  

Sono stati, quindi, affrontati i temi legati alla tutela ambientale e biodiversità, sottolineando il ruolo importante del Parco Nazionale Gran Paradiso che è entrato a far parte della Green List Iucn delle aree protette oltre che la proprietà regionale delle risorse idroelettriche, eoliche e fotovoltaiche.

Sempre facendo riferimento alla natura legata allo sport e al trekking, è stato presentato, per coloro che vogliono mettere alla prova le proprie capacità di resistenza fisica tra i sentieri e i boschi della valle, il Tour Trail Valle D'Aosta(TTVDA), un circuito di gare di trail e ultratrail per gli atleti di professione, ma anche per i semplici appassionati, oltre all’evento più atteso, per la sua particolarità e durezza, che è il Tor des Géants, considerato il trail più duro al mondo.

«Un altro tema centrale, su cui la Regione sta investendo molto, - si legge nella nota diffusa da ExpoVda - è proprio quello dell'agroalimentare di qualità. Vera e propria filiera del cibo perfetto, la Valle d'Aosta ha intrapreso un progetto di tracciabilità e sicurezza denominato Saveurs du Val d'Aoste per connotare al meglio le proprie eccellenze enogastronomiche. Grazie a una speciale etichettatura realizzata con inchiostri anti-contraffazione, l’apposizione di un codice identificativo unico e di un QR code sui quattro DOP valdostani sarà possibile identificare e autenticare ciascun prodotto, tracciarne il percorso lungo tutta la filiera e promuovere al tempo stesso i produttori e il territorio. Dal 2015 la Valle d’Aosta si è inoltre dotata di un disegno di legge che introduce il divieto di impiego di organismi geneticamente modificati, divenendo di fatto la prima regione d'Italia completamente Ogm free».

Infine, è stata presentata la prima attesissima edizione della manifestazione Vins Extrèmes. Il meglio dei vini d'alta quota, che andrà in scena il prossimo 21 e il 22 novembre al Forte di Bard. Il focus è la cosiddetta viticoltura “eroica”, frutto di vitigni unici, che vengono allevati su terreni in forte pendenza e ad altitudini piuttosto elevate. 

8 aprile 2015

Muriel Lavy (#Isenet): #Ambiente, #Agricoltura e #videogames


Questa settimana abbiamo intervistato Muriel Lavy della Isenet, Spin-off del Politecnico di Torino che si occupa di Ingegneria Ambientale, Geologia Applicata, GIS, rilievi con laser scanner e da drone. L'intervista è già stata pubblicata sul Corriere della Valle d'Aosta.

Siete da alcuni mesi insediati nell'incubatore di Aosta ma la vostra attività si svolge in buona parte all'aperto....
Esattamente. L'azienda lavora nel settore dell'ingegneria ambientale e della geologia applicata e svolge numerose attività di campo e di rilievo ambientale. Siamo dotati di una vasta gamma di tecnologia avanzata , all'avanguardia, che ci permette di effettuare tutta una serie di rilievi in campo per il monitoraggio ambientale nell'ottica di ottimizzare la gestione del territorio e fare delle valutazioni di rischio a livello ambientale.


Come nasce la vostra azienda?
Nasciamo come spin off del Politecnico di Torino e si è incubata all'I3P nel giugno 2012 con l'obiettivo di mantenere una stretta correlazione tra attività imprenditoriale e ricerca applicata a livello universitario favorendo così il mantenimento di un alto livello scientifico, mantenendosi così aggiornati. Oltretutto nascendo da un'attività universitaria l'obiettivo era quello di offrire uno sbocco lavorativo ai dottorandi e ricercatori presenti in Università anche perché come sappiamo al giorno d'oggi la carriera universitaria è molto difficile. L'idea dello spin off ci permetteva di avere anche uno sbocco di questo tipo.

Come arrivate in Valle d'Aosta?
Noi già come Politecnico di Torino, come dipartimento Ambiente e Territorio avevamo già lavorato sul territorio della Valle d'Aosta nel settore dell'idrogeologia applicata. Oltretutto fra i collaboratori dello spin off ci sono diversi ragazzi valdostani, di conseguenza per unire l'attività che s faceva sul territorio, le passioni di ognuno e avere uno sbocco effettivo abbiamo deciso di insediarci anche in Valle d'Aosta. E dal settembre 2014 siamo effettivamente incubati alla pépinière di Aosta.

Concretamente proviamo a spiegare a chi segue da casa le vostre varie attività...
Innanzitutto va detto che come ingegneri ambientali siamo tutti anche dottorandi o già dottorati nell'analisi dei vettoriali. Quindi ci occupiamo di tutto quello che il monitoraggio ambientale nei suoi vari comparti. Cioè comparto acque, con monitoraggio di acque superficiali e sotterranee, e comparto suolo, con applicazioni su frane piuttosto che crolli in roccia, piuttosto che tutte le attività collegate al rischio. Per andare nel dettaglio noi abbiamo fatti diversi rilievi, finalizzati al monitoraggio del rischio glaciale per esempio in collaborazione con la Fondazione Montagna Sicura con la quale abbiamo monitorato il ghiaccio del Grand Jorasse. Abbiamo anche fatto delle demo, sempre in collaborazione con la Fondazione, sul ghiacciaio del Lys. Abbiamo anche svolto uno studio sul rischio sulla frana de La Saxe che è una delle più importanti incombenti frane sul territorio nazionale, oltre a tutta la parte legata alla gestione delle risorse quindi monitoraggio di qualità e quantità delle acque sotterranee e superficiali nell'ottica di ottimizzare la risosrsa.

Il vostro mercato immagino che sia nazionale?
Oltre ai lavori appena citati noi con le tecnologie laser scanner e drone abbiamo lavorato anche sul territorio nazionale. Abbiamo fatto ad esempio un rilievo con laser scanner a Roma sulle sponde del fiume Tevere nell'ottica di implementare e ottimizzare la modellizzazione idraulica. Abbiamo svolto dei lavori nella terra dei fuochi nell'ottica di monitorare le discariche abusive che emergono quotidianamente. Abbiamo svolto delle indagini di monitoraggio integrate sia tecnologia laser che drone per quanto riguarda gli invasi, cioè dighe sia in terra che in cemento. Ma oltre a questo noi lavoriamo in un panorama internazionale. Abbiamo ad esempio collaborato con i gestori delle vigne del Bordeaux in Francia per la produzione del vino del vino del Château Kirwan i quali volevano utilizzare delle tecnologie all'avanguardia come il laser scanner terrestre per andare ad individuare quelli che erano gli ammaloramenti delle vigne o situazioni di scarsa presenza d'acqua. Uscendo dall'ambito ambientale noi realizziamo con queste tecnologie anche dei veri e proprio modelli 3d virtuali e quindi ci siamo anche aperti alla realtà del gaming. In collaborazione con una software house americana stiamo tentando di fornire degli ambienti virtuali che siano il più possibile simili a quelli reali per andare a realizzare degli ambienti di gaming.


Qual è il valore aggiunto che siete in grado di offrire solo voi e che fa sì che qualcuno debba scegliere voi e non un'altra azienda?
Per quanto riguarda le competenze noi possiamo vantarci di una grande multidisciplinarietà all'interno dell'azienda. E il fatto comunque di avere questo know how derivante dalla ricerca universitaria ci permette di mantenere un'altissima specializzazione e rimanere sempre costantemente aggiornati sia sulle tecnologie che le applicazioni possibili partecipando anche a convegni, congressi, fiere internazionali di ogni tipo. L'altro aspetto è che il nostro laser scanner per la sua particolarità – ha una portata di quattro chilometri ed è uno dei pochissimi in Europa che ha questo range di portata – si presta molto bene a quelle che sono le applicazioni ambientali.

Un lavoro di cui vi siete occupati recentemente?
Un progetto che stiamo portando avanti in questi giorni è quello sull'agrotec finalizzato ad una agricoltura di precisione che svolgiamo in collaborazione con un partnerariato internazionale importante in quanto oltre a noi c'è un'altra azienda italiana la Droneservice che si occupa della piattaforma drone finalizzata nel loro caso alla cinematografia ma che stiamo cercando di applicare al settore dell'agricoltura, dei partner tedeschi e americane di ICT. L'obiettivo è andare a sviluppare una piattaforma su drone integrata per l'acquisizione di dati di varia natura su colture d'interesse, ad esempio vigneti e risaie ma non solo, e in funzione dei sensori montati restituire in real time delle mappe di analisi dettagliate così da poi ottimizzare gli interventi degli agrotecnici. La stessa tecnologia può essere utilizzata proprio durante queste operazioni di intervento. Pensiamo a come la piattaforma drone possa permettere lo spargimento di fitofarmaci o antiparassitari nelle zone individuate.

Qualche novità in vista?
Stiamo collaborando con un'azienda americana per sviluppare dei prodotti sia desktop che mobile di realtà aumentata ovvero generare degli ologrammi per la visualizzazione dei nostri modelli 3d che realizziamo con le nostre tecnologie.

Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Sicuramente la speranza che questa realtà possa andare avanti e crescere sempre di più, ma soprattutto mantenere questo approccio scientifico che mette insieme ricerca e sviluppo in modo da dare spazio sia a giovani leve che escono dal mondo dell'università permettendo loro di applicare quanto imparato al mondo imprenditoriale. Il sogno insomma è creare lavoro.
 

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