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7 settembre 2017

Buon San #Grato

Da sinistra Mons. Franco Lovignana e l'autore di questo blog
Si è svolta ieri mattina, nel salone del Vescovado, la conferenza stampa di presentazione della lettera pastorale di Mons. Franco Lovignana dal titolo «Ma che cos’è questo per tanta gente? (Gv 6, 9b)».

 Sul Corriere della Valle in edicola venerdì (giovedì agli abbonati) potete trovare il testo integrale della lettera e un articolo che cerca di riassumerne i contenuti.

Questa mattina, in Cattedrale, alle 9,30, Santa messa presieduta dal Vescovo di Aosta seguita dalla tradizionale processione per le vie cittadine, e nel pomeriggio, alle 18, i Vespri animati dalla cappella musicale Sant'Anselmo. 

Buona Lettura e Buona festa patronale a tutti.

7 settembre 2016

Buon #SanGrato a tutti

Oggi alle 9,30 in Cattedrale il Vescovo di Aosta, Mons. Franco Lovignana, celebra solennemente San Grato, patrono della Diocesi e della Città.

Sul Corriere della Valle d'Aosta che arriverà nelle vostre case domani se siete abbonati o che troverete venerdì in edicola  la cronaca dell'evento e il testo integrale della lettera pastorale dal titolo «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra (Mc 4,26)». 

Nell'immagine la copertina degli orientamenti pastorali che prende spunto dalla parabola del seminatore.. 

Buona festa e buona lettura.

7 settembre 2015

Buon #SanGrato a tutti

Per celebrare San Grato, il patrono della Diocesi (messa questa mattina in Cattedrale alle 9,30,  con diretta su Radio Proposta in Blu), ti propongo un estratto  della lettera pastorale del Vescovo di Aosta, Mons. Franco Lovignana, dal titolo «Misericordiosi come il Padre».

 Per saperne di più acquista il Corriere che trovi in edicola questa settimana dove ho pubblicato il testo integrale del documento.

6. Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi (Lc 15, 22) 

Come possiamo farci testimoni ed annunciatori della misericordia di Dio nel mondo di oggi? Raccolgo due piste dalla Misericordiae Vultus: perdono e opere di misericordia. Diventiamo apostoli del perdono vivendolo in prima persona e coltivandone le ragioni culturali nella società. In questo anno ognuno di noi può impegnarsi a guarire con la medicina del perdono le relazioni malate della propria vita e della propria famiglia e comunità. Il punto di partenza è la guarigione che Dio stesso offre a noi. Così Gesù ha insegnato nella parabola del servo spietato (cfr Mt 18, 21- 35), rispondendo a Pietro che riduceva il perdono ad una pratica della legge: se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? (Mt 18, 21). Il perdono non è una norma da praticare ma è il frutto che matura in un cuore guarito e trasformato dalla misericordia di Dio: «La parabola contiene un profondo insegnamento per ciascuno di noi. Gesù afferma che la misericordia non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli. Insomma, siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è stata usata misericordia. Il perdono delle offese diventa l’espressione più evidente dell’amore misericordioso e per noi cristiani è un imperativo da cui non possiamo prescindere. Come sembra difficile tante volte perdonare! Eppure, il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici». L’anno santo è il momento per riprendere relazioni interrotte, ricucire strappi operati nel tempo, riaprire situazioni di chiusura nelle quali abbiamo sigillato la nostra vita o bloccato la vita delle nostre famiglie e comunità. La testimonianza del perdono può stimolare anche la società in cui viviamo, spesso improntata ad una mentalità lontana dalla logica della misericordia: «È triste dover vedere come l’esperienza del perdono nella nostra cultura si faccia sempre più diradata. Perfino la parola stessa in alcuni momenti sembra svanire. Senza la testimonianza del perdono, tuttavia, rimane solo una vita infeconda e sterile, come se si vivesse in un deserto desolato. È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono … forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza». Facciamoci promotori di una cultura del perdono nella scuola, nel lavoro, nello sport, nella politica, nel volontariato sociale … Cerchiamo di mostrane la forza e le ragioni. Soprattutto accompagniamo con pazienza e generosità tutti i tentativi di pacificazione e di riconciliazione tra persone e istituzioni, resistendo sempre alla tentazione di alimentare contrapposizioni e divisioni.

7. Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita (Lc 15, 23-24) 

 La seconda pista per farci testimoni ed annunciatori della misericordia di Dio nel mondo di oggi è quella delle opere di misericordia. Già lo scorso anno le avevo indicate come mezzo di evangelizzazione all’interno delle relazioni interpersonali. Esse ci vengono riproposte da papa Francesco come segno del giubileo e noi ne approfondiremo la conoscenza e l’esercizio. Vogliamo considerarle come il segno della gioia che viviamo ricevendo continuamente grazia e misericordia da Dio. La pratica delle opere di misericordia ci fa uscire di casa, come il padre della parabola, per raggiungere quei fratelli e quelle sorelle che, per tante ragioni, rimangono fuori della porta, perché anche loro possano entrare e prendere parte alla festa di Dio e dei suoi figli. Suggerisco alle parrocchie un cammino di catechesi sulle opere di misericordia per il tempo quaresimale. Chiedo agli operatori di pastorale giovanile di assumere nei loro cammini e nelle loro proposte questa attenzione, come richiesto espressamente da tanti giovani nella loro Assemblea. Le opere di misericordia chiedono al cristiano anche un impegno stabile nelle strutture sociali. Per questo propongo di lavorare su due progetti da elaborare in questo anno santo e da realizzare in seguito per rimanere segno permanente della sollecitudine della nostra diocesi. In primo luogo penso alla preparazione di un percorso all’impegno sociale e politico per i giovani. Costituiremo un gruppo di lavoro che, durante il giubileo, studierà tempi, modalità e contenuti per dare volto a tale proposta. In secondo luogo penso ad una casa della carità, un luogo visibile, accanto alla nostra cattedrale, nel quale raccogliere alcune attività della Caritas in risposta alle esigenze più immediate ed urgenti delle persone bisognose. Perché il progetto coinvolga tutta la comunità e sia espressione di un dono che nasce dalla concretezza della vita di tanti mi permetto di chiedere fin d’ora il contributo di idee, di professionalità e di offerte.

6 settembre 2014

Buon San #Grato con la Lettera Pastorale


Per celebrare San Grato, il patrono della Diocesi (messa domani pomeriggio in Cattedrale alle 15 con diretta su Radio Proposta in Blu) ti propongo un estratto  della prima lettera pastorale del nuovo Vescovo di Aosta, Mons. Franco Lovignana, dal titolo «Portiamo la gioia di Cristo!», che verrà consegnata alla comunità diocesana. La lettera contiene anche un messaggio ai giovani dal titolo «Patiamo insieme» che verrà consegnata questa sera durante la Route dei giovani  all'eremo di San Grato.

 Per saperne di più acquista il Corriere che troverai in edicola questa settimana dove ho pubblicato il testo integrale del documento.

Il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i   segni che la accompagnavano… Annunciare con le opere

La vita cristiana è come un fermento capace di far lievitare il mondo. Un primo ambito di lievitazione evangelica è quello delle relazioni interpersonali arricchite dalle opere di misericordia, che non sono affatto passate di moda. Queste opere danno spessore e concretezza alla parola misericordia che spesso pronunciamo, molto invochiamo e, forse, troppo poco pratichiamo. Vale la pena richiamarle: Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell'ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti. Tra queste opere, fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna.

Un secondo ambito di lievitazione evangelica è quello delle relazioni sociali e quindi del nostro impegno nella società civile: lavoro, scuola, salute, giustizia, politica, cultura, volontariato, tempo libero … È urgente la presenza operosa di cristiani preparati, convinti e organizzati. E la comunità cristiana (diocesi, parrocchie, aggregazioni laicali) deve lavorare molto per formarli, incoraggiarli e sostenerli. Al riguardo vorrei fare due raccomandazioni.

Occorre riscoprire l’insegnamento conciliare circa la ministerialità laicale. In questi anni abbiamo forse insistito troppo sul servizio dentro alla comunità, dimenticando che il luogo primo e genuino dell’esercizio ministeriale dei laici è il mondo: Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità.

Occorre anche riscoprire il valore di fare rete e ricreare condizioni e modalità adatte all'oggi perché famiglie e singoli possano unirsi nell'elaborare e nel proporre un contributo cristiano ad una visione e ad una pratica del lavoro, della cultura, della salute, dell’educazione, della solidarietà sociale degne e rispettose della persona umana e di tutte le persone umane. Se vogliamo, come discepoli di Gesù, metterci oggi al servizio degli uomini nostri fratelli, dobbiamo farlo insieme: l’associazionismo cristiano, nelle sue molteplici forme, è oggi da valorizzare più che mai; a volte è da ripensare e ricreare. Non sono lo spirito della crociata ideale e la logica mondana della lobby che ci spingono a questo, ma solo l’amore di Cristo per l’uomo, per ogni uomo e per tutto l’uomo. 
 

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