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12 giugno 2018

Alessandra Mondino (#Pastorale del Lavoro): «alla caccia di buone pratiche imprenditoriali»


Intervista a Alessandra Mondino, responsabile della pastorale Sociale e del Lavoro della nostra Diocesi.

Presentando la veglia del Lavoro sul Corriere lei ha messo in evidenza un tema: “realizzare nella vita delle imprese i principi della Dottrina sociale della Chiesa”. Quali motivi l’hanno spinta a a scegliere questo tema?
Un po' l'esperienza della Settimana sociale di Cagliari al termine della quale abbiamo tutti un po' avuto il mandato di continuare a tenere accesa e viva l'attenzione sul tema del lavoro. I Vescovi italiani nel loro messaggio hanno ribadito questo concetto e anche la Commissione regionale piemontese nel suo messaggio per il 1° maggio ha di nuovo insistito sul fatto che bisogna pregare innanzitutto perché gl imprenditori pensino, creino, inventino lavoro buono. Il Papa ci ha invitato a questa attenzione e senza gli imprenditori, senza questo riferimento alto alla Dottrina sociale diventa difficile orientarsi in questo mondo nel quale siamo effettivamente tirati da tutte le parti, un po' perché dobbiamo fare profitto, invece c'è anche qualcosa altro e forse il profitto è solo un indicatore non il fine del nostro fare impresa.

Concretamente cosa significa? Il versante è doppio lavoratore e imprenditore...
I poli sono due partendo però dal presupposto che la Dottrina sociale della Chiesa dice che le imprese devono valorizzare e mettere a tema la dignità della persona e il bene comune. Tutti poi all'interno dell'impresa sono chiamati con un senso di corresponsabilità a raggiungere queste due finalità e quindi la nostra veglia ha voluto anche riprendere un documento che è stato scritto negli anni scorsi dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace che metteva proprio in evidenza la vocazione dell'imprenditore. E in questo documento si è anche fatta molta attenzione a dire quali sono le corresponsabilità dei lavoratori. E' vero da un lato l'imprenditore deve fare in modo di creare le condizioni affinché il lavoro sia buono, fatto in sicurezza, ma dall'altro c'è anche una corresponsabilità dei lavoratori affinché le regole siano seguite e questo obiettivo raggiunto.

La veglia come è stata strutturata viste le premesse?
La Veglia riprende parti del documento che ho citato prima estrapolando alcuni temi riletti alla luce della Parola di Dio e quindi c'è stata un'alternanza di questi testi centrati su alcuni temi che sono poi gli snodi intorno cui si sviluppa un'impresa cristianamente orientata.

Questo è l’inizio di un cammino: come proseguirà a livello diocesano?
Il cammino inizia con questa proposta di preghiera e poi nella testa di chi come me ha partecipato alla Settimana sociale di Cagliari c'è l'intenzione di coinvolgere e sensibilizzare di più la nostra comunità locale ai temi del lavoro e dell'Ufficio pastorale, cioè giustizia, pace e salvaguardia del Creato.

Mi pare inevitabile il riferimento all’economia civile di cui spesso abbiamo scritto anche sul Corriere...
Potrebbe essere considerato comeil fil rouge che tiene insieme tanti aspetti dell'attenzione che si vuole dare a quello che è anche un modo di affrontare la quotidianità e il nostro tempo. L'Economia Civile è un paradigma che spiega i modo alternativo i fenomeni economici, ma anche quelli sociali e dunque è un modello cui poter fare riferimento per poter capire anche in modo alternativo quella che è la situazione nella quale viviamo e che ci circonda. Noi siamo stati abituati, anche un po' per studi, che l'economia sia quella cosa che ci hanno imposto e che pure la finanza ci sta imponendo, cioè un allontanamento dalla realtà del mondo economico ed imprenditoriale. Si parla di finanziarizzazione dell'economia. L'economia civile vuole farci riflettere sulla concretezza di produrre e produrre benessere rispettando le persone, l'ambiente e quello che è un sistema sociale che non è votato al profitto puro, ma allo sviluppo inteso nelle sue tre dimensioni: la crescita, ovviamente, ma anche la dimensione sociale-relazionale e pure spirituale.

Rimane forte il legame con la Settimama sociale di Cagliari…
Senz'altro. Come ufficio vorremmo anche iniziare un'attività di ricerca di buone pratiche anche nella nostra Diocesi. In Italia questo lavoro è stato fatto in alcune Diocesi e a Cagliari sono state presentate circa 400 buone pratiche. Adesso vorremmo provare a fare anche noi a fare questo lavoro con l'aiuto dell'Ufficio nazionale che ha impostato i requisiti per essere considerati una buona pratica in ambito non soltanto in ambito imprenditoriale ma anche di pubbliche amministrazioni e associazioni. Questo sarà il nostro impegno dopo la veglia.

Ci tengo a ricordare che come ImpresaVda abbiamo dedicato molto spazio alle imprese sociali. Quindi in merito a questo cammino siamo sicuramente disponibili a dare un contributo...
Grazie

Un sogno in questo caso come Ufficio da realizzare?
Aiutare la comunità valdostana a riscoprire il loro spirito imprenditoriale. E' un sogno culturale e anche di vocazione perché ovviamente senza una vocazione che va scoperta e coltivata gli imprenditori non si esprimono e non rispondono alla chiamata che Dio ha fatto loro, quindi aiutarli nel comprendere la fioritura del loro talento e della loro vita.

28 novembre 2014

Giovedì 4 Dicembre Luigino #Bruni ad #Aosta: L'#economia di #Francesco e le sfide dell'oggi

Il ciclo di conferenze, organizzato dalla Diocesi di Aosta, dedicato alla conoscenza e all'approfondimento dell’esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii Gaudium, in particolare del quarto capitolo “La dimensione sociale del l’evangelizzazione”, si conclude, giovedì 4 dicembre, alle 20,45, ad Aosta, presso il  Cinéma Théâtre de la Ville, con la conferenza del professor Luigino Bruni, Ordinario di Economia Politica dell'Università LUMSA di Roma, dal titolo «L’economia di Francesco e le sfide dell’oggi». La conferenza sarà trasmessa anche in diretta su Radio Proposta in Blu e per chi abita fuori valle è possibile seguirla in streaming. Come sempre il Corriere nel numero della prossima settimana darà ampio spazio all'evento.

Ma chi è Luigino Bruni?
Nato ad Ascoli Piceno, il 30 maggio 1966. Dal novembre 2012 Professore Ordinario di Economia Politica, presso il Dipartimento di Scienze economiche, politiche e delle lingue moderne, Università Lumsa di Roma. Da novembre 2010 Professore Ordinario idoneo (Concorso Università di Padova, Facoltà di Economia, primo classificato). Dal Febbraio 2005 a Ottobre 2012: Professore Associato di Economia Politica, presso la Facoltà di Economia, Università di Milano-Bicocca. 20012004: Ricercatore di Economia Politica, presso la Facoltà di Economia, Università di MilanoBicocca. Vicedirettore del Centro Interuniversitario ECONOMETICA. 
Questi sono alcune delle sue pubblicazioni: L'uomo spirituale e l'homo oeconomicus. Il cristianesimo e il denaro, con N. Riccardi, P. Rota Scalabrini, Sapientia, 2013; Economia con l’anima, Emi, Milano, 2013; Le prime radici. La via italiana alla cooperazione e al mercato, Il Margine, Trento, 2012; 5. Le nuove virtù del mercato, nell’era dei beni comuni, Città Nuova, Roma, 2012; 6. La leggerezza del ferro, Una introduzione alle teoria economica delle Organizzazioni a Movente Ideale, con A. Smerilli, Vita e Pensiero, Milano, 2011 (con A.Smerilli); Microeconomia, con L. Becchetti e S. Zamagni, Il Mulino, Bologna, 2010; L’Impresa civile, EgeaBocconi, Milano, 2009; Benedetta Economia, Cittanuova, Milano, 2008 (con A. Smerilli); Il prezzo della gratuità, Città Nuova, Roma, 2006; Reciprocità. Cooperazione economia società civile, Bruno Mondadori, Milano, 2006; L’economia, la felicità e gli altri. Un’indagine su beni e benessere, Città Nuova, Roma, 2004; Economia civile, con S. Zamagni, Il Mulino, Bologna 2004 e Vilfredo Pareto. Alle radici della scienza economica del novecento, Collana “Economisti Italiani”, Polistampa, Appuntamenti - Ecco chi sono i relatori dell’edizione di quest’anno Ritorna Fede e Scienza. 

Di Luigino Bruni propongo un articolo pubblicato dal quotidiano Avvenire il 24 marzo 2013, probabile spunto dell’intervento dell’economista 

Francesco è un nome che dice molte cose, anche all'economia e alla finanza. E, se sappiamo e vogliamo
ascoltare, ci lancia messaggi essenziali per curare, veramente e in profondità, le nostre crisi. Francesco d’Assisi, perché amante di 'madonna povertà', è anche all’origine di importanti cambiamenti economici,
teorici e pratici. Il movimento francescano diede vita alla prima importante scuola di pensiero economico,
ed è anche all'origine della tradizione di banca e di finanza (gli ormai famosi Monti di Pietà, i prodromi della
finanza popolare e solidale italiana). Non si ricorda però a sufficienza che queste istituzioni bancarie popolari
fiorirono due secoli dopo una profonda e sistematica riflessione culturale e filosofica su economia, moneta e mercato. Olivi, Scoto, Occam, e decine di altri maestri francescani furono dottori anche di economia,
perché colsero, per istinto carismatico, che dovevano studiare le res novae del loro tempo, dovevano riflettere profondamente sui grandi cambiamenti della loro epoca, quando stava iniziando una grande rivoluzione commerciale e cittadina che poi fiorì nell'Umanesimo civile. Studiarono economia per amore
della loro gente, soprattutto dei poveri. Il primo messaggio che ci proviene da Francesco e dal suo movimento carismatico è il significato morale e civile dello studio e della scienza. Questa crisi ci sta dicendo ogni giorno con maggiore forza che l’economia e la finanza a una sola dimensione (quella dei profitti di
breve periodo) produce disastri e disumanesimo (Cipro è l’ennesimo segnale). Ma, mentre la crisi continua a mietere le sue vittime, in tutte le università si continua a studiare e a insegnare la finanza e l’economia
retta dagli stessi princìpi che hanno causato queste crisi. I libri di testo sono gli stessi, i dogmi
e la spocchia imperialista di noi economisti sono gli stessi del pre-crisi, i nostri migliori studenti continuano
a formarsi in scuole di dottorato con gli stessi programmi del 2007. Francesco allora invita i veri amanti del bene comune  e quindi di 'madonna povertà' (il primo metro di bene comune sono sempre le condizioni
dei poveri) a investire molto di più nello studio delle res novae del nostro tempo, che sono i temi del lavoro, del management delle imprese, dell’economia e della finanza, che oggi soffrono anche 'per mancanza di
pensiero'. E, sull'esempio degli antichi Monti di Pietà, il mondo si cambia dando vita non solo a libri e a conferenze, ma a nuove istituzioni. I carismi hanno prodotto anche università che sono state sulle frontiere
delle innovazioni culturali del loro tempo, perché è tipico del carisma vedere prima e più lontano. Oggi la nostra cultura e la nostra scienza soffrono per mancanza dei carismi, che debbono tornare a svolgere il loro compito, che è anche compito civile, scientifico e culturale. C’è un estremo, vitale, bisogno di dar vita a nuovi istituti di ricerca e a nuove università dove si possano studiare diversamente contenuti diversi da quelle che
continuano a insegnare i templi del sapere, molti dei quali finanziati dai proventi di questa (brutta) finanza. C’è bisogno di nuovi studi e nuove scholae dove si produca ad alto livello pensiero economico e sociale diverso, e poi di scuole popolari che diffondano e alimentino con la vita quel nuovo pensiero a tutti i livelli: dove sono? Se non lo faremo, continueremo a lamentarci della crisi e della disoccupazione, ma non saremo all'altezza
di Francesco e dei francescani che lavorarono per orientare la società del loro tempo, anche con idee e  scienza nuove. Un secondo messaggio di Francesco è, e non può che essere, la povertà. È molto legato
al primo messaggio – non a caso la 'scienza' è un frutto dello Spirito, ed è lo stesso Spirito ad essere 'padre dei poveri'. Ci sono parole che sono sempre e solo negative: menzogna, schiavitù, razzismo… La povertà
non è una di queste, perché dopo Francesco (e quindi dopo il cristianesimo) quando si parla di povertà dovremmo sempre specificare di quale povertà stiamo parlando. Questa grande parola copre un ampio spettro semantico, che va dal dramma di chi la povertà la subisce fino alla beatitudine di chi la povertà la sceglie liberamente, spesso per riscattare altri da povertà non scelte e subite. La nostra cultura non ha strumenti adeguati per affrontare le antiche e nuove povertà non scelte, perché ha perso contatto con le
semantiche della bella povertà scelta, che si chiamano stili di vita sobri, solidali, soprattutto comunione conviviale e fraterna. Francesco ci ricorda che solo chi ama la buona povertà sa prima vedere, e quindi
combattere, quella cattiva. Finché i programmi governativi, pubblici e privati di lotta alla povertà
saranno pensati e implementati da politici e funzionari che alternano convegni sulla povertà a vacanze da ricchi epuloni, la povertà continuerà a essere oggetto di studi (spesso inutili), report e convegni, ma né vista né capita, quindi non curata. Per curare la povertà servono i carismi, quindi poveri che curano poveri. Il capitalismo filantropico sta aumentando le istituzioni che si occupano di povertà, senza però che tra chi aiuta e chi è aiutato si crei nessun incontro autentico. Francesco ha curato, quantomeno, l’anima, dei lebbrosi di Assisi (a Rivotorto) abbracciandoli e baciandoli: è l’abbraccio la prima forma di cura. Francesco oggi
ci ricorda e ci ammonisce di non cadere nelle trappole della nostra cultura dominata dall'immunità, una cultura del non abbraccio che si sta insinuando anche all'interno delle nostre istituzioni nate per 'curare'
le povertà, dove stanno crescendo i professionisti della cura e dell’assistenza (ed è cosa buona), ma dove rischiano di diminuire gli abbracci. L’indice di fraternità – altra splendida parola francescana – è dato dal grado di inclusione comunitaria dei poveri, che può essere inverso alla creazione di enti specializzati
per gestirli, ai quali  si appalta la 'cura dei poveri' al fine di tenerli ben lontani dalle nostre città immuni e immunizzanti. Rimettiamoci allora all'ascolto di Francesco, dei suoi messaggi antichi, dei suoi messaggi di
futuro.

8 ottobre 2014

#Savethedate: #Bressan, #Truffelli e #Bruni a Fede e Scienza: venerdì 10 ottobre la prima conferenza



Il mio editoriale-invito di questa settimana sul Corriere della Valle.

Anche quest’anno la Diocesi di Aosta ripropone una serie di incontri sul tema «FEDE e SCIENZA». Filo rosso delle tre conferenze di quest’anno il mettersi alla scuola di Papa Francesco ed in particolare dell’esortazione Evangelii Gaudium, dove al capitolo quarto “La dimensione sociale dell’evangelizzazione”, fra l’altro, si legge: «L’accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l’amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare, e avere a cuore il bene degli altri».

 Gli incontri si terranno presso il Cinéma Théâtre de la Ville (Aosta, via Xavier de Maistre 21) alle ore 20.45 e come già negli anni passati saranno trasmessi in diretta su Radio Proposta in Blu, a partire dalle 20,30 e condotti dall'autore di questo blog. Come sempre le conferenze vedranno anche un significativo impegno della redazione del settimanale diocesano nel rendere disponibili i contenuti degli interventi dei relatori in modo che chi non potesse essere presente possa, almeno in parte, recuperarne la ricchezza, e chi era presente riflettervi ulteriormente.

Il ciclo inizia questo Venerdì 10 ottobre, il Prof. Mons. Luca Bressan, Teologo e Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione sociale dell’Arcidiocesi di Milano, interverrà sul tema «”Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione” (EG 83). Una Chiesa in uscita: le sue sfide, il suo futuro», sarà una sorta di inquadramento del documento.

Giovedì 30 ottobre il Prof. Matteo Truffelli, Docente di Storia delle Dottrine politiche presso l’Università di Parma e Presidente Nazione dell’Azione Cattolica, affronterà il tema «”Il tutto è superiore alla parte” (EG 234). Evangelii Gaudium e bene comune».

Infine, Venerdì 14 novembre, il Prof. Luigino Bruni, Economista, Professore ordinario di Economia aziendale e bancaria presso l’Università LUMSA di Roma interverrà sul tema «L’economia di Francesco e le sfide dell’oggi».

In merito all’insegnamento della Chiesa sulle questioni sociali nella Evangelii Gaudium il Papa scrive: «nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini. Chi oserebbe rinchiudere in un tempio e far tacere il messaggio di san Francesco di Assisi e della beata Teresa di Calcutta? Essi non potrebbero accettarlo. Una fede autentica – che non è mai comoda e individualista – implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra. Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità. La terra è la nostra casa comune e tutti siamo fratelli. Sebbene “il giusto ordine della società e dello Stato sia il compito principale della politica”, la Chiesa “non può né deve rimanere ai margini della lotta per la giustizia”. Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore. Di questo si tratta, perché il pensiero sociale della Chiesa è in primo luogo positivo e propositivo, orienta un’azione trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore pieno d’amore di Gesù Cristo». 

6 settembre 2014

Buon San #Grato con la Lettera Pastorale


Per celebrare San Grato, il patrono della Diocesi (messa domani pomeriggio in Cattedrale alle 15 con diretta su Radio Proposta in Blu) ti propongo un estratto  della prima lettera pastorale del nuovo Vescovo di Aosta, Mons. Franco Lovignana, dal titolo «Portiamo la gioia di Cristo!», che verrà consegnata alla comunità diocesana. La lettera contiene anche un messaggio ai giovani dal titolo «Patiamo insieme» che verrà consegnata questa sera durante la Route dei giovani  all'eremo di San Grato.

 Per saperne di più acquista il Corriere che troverai in edicola questa settimana dove ho pubblicato il testo integrale del documento.

Il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i   segni che la accompagnavano… Annunciare con le opere

La vita cristiana è come un fermento capace di far lievitare il mondo. Un primo ambito di lievitazione evangelica è quello delle relazioni interpersonali arricchite dalle opere di misericordia, che non sono affatto passate di moda. Queste opere danno spessore e concretezza alla parola misericordia che spesso pronunciamo, molto invochiamo e, forse, troppo poco pratichiamo. Vale la pena richiamarle: Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell'ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti. Tra queste opere, fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna.

Un secondo ambito di lievitazione evangelica è quello delle relazioni sociali e quindi del nostro impegno nella società civile: lavoro, scuola, salute, giustizia, politica, cultura, volontariato, tempo libero … È urgente la presenza operosa di cristiani preparati, convinti e organizzati. E la comunità cristiana (diocesi, parrocchie, aggregazioni laicali) deve lavorare molto per formarli, incoraggiarli e sostenerli. Al riguardo vorrei fare due raccomandazioni.

Occorre riscoprire l’insegnamento conciliare circa la ministerialità laicale. In questi anni abbiamo forse insistito troppo sul servizio dentro alla comunità, dimenticando che il luogo primo e genuino dell’esercizio ministeriale dei laici è il mondo: Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità.

Occorre anche riscoprire il valore di fare rete e ricreare condizioni e modalità adatte all'oggi perché famiglie e singoli possano unirsi nell'elaborare e nel proporre un contributo cristiano ad una visione e ad una pratica del lavoro, della cultura, della salute, dell’educazione, della solidarietà sociale degne e rispettose della persona umana e di tutte le persone umane. Se vogliamo, come discepoli di Gesù, metterci oggi al servizio degli uomini nostri fratelli, dobbiamo farlo insieme: l’associazionismo cristiano, nelle sue molteplici forme, è oggi da valorizzare più che mai; a volte è da ripensare e ricreare. Non sono lo spirito della crociata ideale e la logica mondana della lobby che ci spingono a questo, ma solo l’amore di Cristo per l’uomo, per ogni uomo e per tutto l’uomo. 

6 settembre 2012

Buon San Grato a Tutti con la nuova Lettera Pastorale

Da sinistra il Vicario generale don Ferruccio Brunod, il Vescovo di Aosta Mons. Franco Lovignana e l'autore di questo blog
Per celebrare San Grato, il patrono della Diocesi (messa domani mattina in Cattedrale alle 9,30 con diretta su Radio Proposta in Blu) ti propongo un estratto  della prima lettera pastorale del nuovo Vescovo di Aosta, Mons. Franco Lovignana, dal titolo «Vivere la bellezza e la gioia di essere cristiani!», che verrà consegnata alla comunità diocesana. Per saperne di più acquista il Corriere che troverai in edicola questa settimana dove ho pubblicato il testo integrale del documento..

Ho scelto il brano dedicato alla politica come espressione di carità in quanto più adatto ai contenuti di questo blog, ma tutta la lettera merita una attenta lettura, in particolare un paragrafo dedicato ai non credenti e a coloro che si sono allontanati dalla Chiesa.


Nei solchi della storia credere e amare fanno tutt’uno: Se uno dice: "Io amo Dio" e odia suo 
fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non 
vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello (1 Gv 4, 20-
21). La carità prende forme diverse quante sono le domande, le esigenze e gli ambiti della 
vita umana. Essa si esprime non solo nel gesto personale e nascosto, ma anche 
nell’assunzione di una responsabilità pubblica, scelta ed elaborata all’interno di un 
programma di vita e di intervento nella società. 
 Oggi torna ad essere più urgente l’impegno 
sociale e politico dei cattolici, non solo per la caduta di livello della vita pubblica nel nostro 
paese, ma anche per lo stare della Chiesa nel mondo come segno e strumento dell’intima unione 
con Dio e dell’unità di tutto il genere umano. 



L’amore con cui Dio si prende cura di tutti i suoi 
figli chiede di essere testimoniato. Come cristiani non possiamo nasconderci e coltivare 
privatamente la fede. Vogliamo invece rendere visibile e udibile il Vangelo di Gesù Cristo, 
invitando gli uomini e le donne del nostro tempo a scoprire che Dio è presente nella nostra
storia e può fare bella e ricca di significato la vita di tutti.

 Ricordo ed incoraggio i fratelli e le sorelle che dedicano la loro vita con amore a chi è solo, 
emarginato o escluso come a colui che è il primo verso cui andare e il più importante da sostenere, 
perché proprio in lui si riflette il volto stesso di Cristo.


Nel momento di crisi che stiamo 
attraversando siamo chiamati a riscoprire e a mettere in valore il carisma di istituti religiosi e 
le forme di volontariato ecclesiale capaci di dare  sollievo a chi è piccolo e in difficoltà, ma 
anche le forme di solidarietà tra vicini che possono rendere meno dura e solitaria l’avventura 
dell’esistenza per le persone e per le famiglie.  
 Non voglio neppure dimenticare che nel 2013 saremo chiamati alle urne. I pastori della 
Chiesa sono indubbiamente sopra alle parti nelle competizioni elettorali, ma non possono 
trascurare un fatto tanto importante per la vita sociale. È un appuntamento al quale nessuno 
deve sottrarsi, tanto meno un credente. La coscienza, formata dal Vangelo, ci chiede di 
valutare candidati e programmi non per interessi di parte o, peggio, per interessi personali, 
ma guardando al bene comune. A chi si candida per legiferare e per amministrare la cosa 
pubblica dobbiamo chiedere intelligenza, competenza, onestà e trasparenza di vita. Al 
credente che si candida chiediamo le stesse qualità, ma anche di lasciarsi ispirare e guidare 
dal Vangelo di Cristo e dalla Dottrina sociale della Chiesa. Egli deve mettere sempre al 
primo posto la vita della persona, con la sua dignità e la sua libertà, la famiglia e la comunità. 


Questi valori non possono essere declinati solo a parole o al minimo; vanno promossi e difesi in tutta la loro ampiezza e concretezza. Questa concretezza deve oggi farsi carico innanzitutto del lavoro e della qualità della vita per le fasce più deboli della popolazione, per evitare il lento scivolare di tante famiglie nella  povertà ed assicurare invece a tutte una sussistenza serena e dignitosa. 

31 luglio 2012

Sviluppo Economico e Chiesa Cattolica: la Ricerca di due docenti dell'Ateneo Valdostano


Segnalo con piacere uno studio dei docenti Paolo Gheda  Elisa Pintus dell'Università della valle d'Aosta dal titolo:

Sviluppo locale e responsabilità sociale nella Chiesa Cattolica: un caso di studio


Si tratta di un tema che tocca due temi nelle mie corde personali e professionali, cioè lo sviluppo economico (come testimonia da tempo il blog e la mia trasmissione su Radio Proposta in Blu) e il ruolo della Chiesa Cattolica (sono direttore del settimanale e della radio della Diocesi di Aosta).


Anticipo un breve passaggio del testo che potrai leggere.


«Storicamente, l’attività economica, espressione propria dell’impresa, è stata inquadrata dal mondo cattolico prevalentemente in un’ottica sociale. La responsabilità, come espressione di eticità, ha sollecitato l’imprenditore credente a inserire la propria attività e i suoi risultati nel contesto del territorio, considerandola come elemento concorrente alla promozione del bene comune. Il documento chiave della Chiesa sulle questioni sociali, la Rerum Novarum di Leone XIII (1891), ha sottolineato come la logica competitiva ed egoistica propria del liberismo debba essere contemperata dalla disponibilità a rendere le proprie attività produttive in grado di realizzare interventi in favore della società, specialmente nelle sue maggiori urgenze, procedendo dal contesto regionale in cui si trovano ad operare».

22 febbraio 2012

Mercoledì delle Ceneri: Inizia la Quaresima

Come faccio ogni anno, anche dalle colonne di questo blog, mi permetto di proporre alcune briciole di riflessione per aprire questo tempo di Quaresima (alle 18,30 Mons. Franco Lovignana celebra in Cattedrale la liturgia dell'imposizione delle ceneri).

Le frasi virgolettate appartengono ad un passaggio dell'editoriale scritto da Mons. Lovignana che troverete domani sul Corriere della Valle.  Vi invito ovviamente ad una lettura completa del testo sulle colonne del settimanale da me diretto.
«Innanzitutto la Quaresima è dono di Dio, un dono che si ripete di anno in anno. L’iniziativa è Sua e viene incontro alla nostra debolezza che ci costringe a sempre riprendere in mano la nostra vita per ricollocarla alla presenza del Signore, sotto la Sua Parola che illumina, giudica e salva. Si tratta di un tempo di preparazione alla celebrazione della Pasqua. Come si preparano gli atleti ad una gara, come ci si prepara ad un incontro importante o ad accogliere qualcuno in casa, così siamo invitati a preparare la Pasqua. Essa infatti non è pura ricorrenza, ma mistero, cioè punto di incontro fra Dio e l’uomo, luogo spirituale nel quale attingere pienezza di vita nuova dal Cristo crocifisso e risorto».

Buon inizio di Quaresima a tutti...

18 dicembre 2011

Il Vescovo è nella Chiesa, di fronte alla Chiesa e per la Chiesa

Mons. Franco Lovignana
Ti propongo l'editoriale che ho pubblicato sull'ultimo numero del Corriere della Valle, in edicola proprio in questi giorni.

Questa Domenica ci prepariamo a vivere come comunità diocesana un momento storico: l’inizio di un nuovo episcopato e, soprattutto, con un Vescovo scelto nel presbiterio diocesano. Mons. Franco Lovignana sarà, infatti, l’80° Vescovo della Diocesi di Aosta.

A partire dalle 15, vivremo anche un importante momento di Chiesa, come testimonia la presenza dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia che presiederà l’ordinazione. Con lui in veste di Vescovi co-ordinanti, S. E. Mons. Giuseppe Anfossi, Vescovo emerito di Aosta, e S. E. Mons. Alberto Maria Careggio, Vescovo di Ventimiglia-San Remo. E molti altri Vescovi della regione conciliare Piemonte-Valle d’Aosta hanno già annunciato la loro presenza.

Nei confronti di questa nomina c’è emozione, entusiasmo, ma anche desiderio di comprendere come sarà questo nuovo episcopato. L’ho riscontrato notando il grande interesse con cui è stata letta la prima intervista rilasciata al Corriere della Valle a poche ore dalla nomina. Premesso che, al di là di tutte le riflessioni possibili, la via maestra per il Popolo di Dio rimane quella di mettersi a disposizione del nuovo Vescovo, verso un cammino comune al servizio della Diocesi, con un ricordo incessante nella preghiera, mi pare stimolante proporvi le conclusioni di uno scritto del futuro Vescovo, pubblicato dal Corriere della Valle, in occasione della nomina di Mons. Anfossi.

Il testo, datato 19 gennaio 1995, si intitola «Figura e missione del Vescovo nella Chiesa locale». Mons. Lovignana sviluppa il suo scritto a partire da un testo conciliare, il "Christus Dominus", Decreto sull’ufficio pastorale dei Vescovi nella Chiesa. La sua riflessione, come sempre particolarmente puntuale e dettagliata, si conclude con uno slogan: «Il Vescovo è nella Chiesa, di fronte alla Chiesa e per la Chiesa. E’ nella Chiesa, fratello tra fratelli e sorelle, perché in essa “comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia dei figli, comune la chiamata alla perfezione, una sola la salvezza, una sola la speranza e una la carità senza divisione” (LG 32). Il Vescovo è di fronte alla Chiesa, perché rappresenta Cristo Capo della Chiesa e in suo nome la guida: la sua autorità di Pastore e Maestro non gli viene dal consenso della comunità, ma da Cristo stesso. Il Vescovo è per la Chiesa perché il Signore lo manda e lo pone al servizio del suo Popolo». E così conclude: «L’ottica con cui guardare al ministero episcopale non è di ordine funzionale manageriale, ma sacramentale: il Vescovo è a capo della Chiesa locale, ma non come i grandi di questo mondo (cfr. Mt 20,25-26); in virtù della sacra ordinazione egli è configurato a Cristo Buon Pastore e lo rende presente con la sua persona e la sua vita, lo rappresenta per la Chiesa (cfr LG 21)».

A nome mio e della redazione del Corriere della Valle da me diretta faccio i miei migliori auguri a Mons. Lovignana per il suo episcopato affinché, con il sostegno dello Spirito Santo, possa essere guida paternamente attenta e premurosa della Comunità diocesana. 

L'evento sarà trasmesso in diretta su Radio Proposta in Blu a partire dalle 14 e su la webtv www.bobine.tv.

7 settembre 2011

Buon San Grato a tutti!


Da sinistra il vicario generale don Franco Lovignana, Mons. Giuseppe Anfossi e l'autore di questo blog
 Per celebrare San Grato, il patrono della Diocesi (messa oggi in Cattedrale alle 9,30 con diretta su Radio Proposta in Blu) ti propongo il mio articolo, pubblicato sul quotidiano Avvenire in cui riassumo i contenuti della nuova lettera pastorale del Vescovo che verrà consegnata oggi alla comunità diocesana. Per saperne di più acquista il Corriere che troverai in edicola questo venerdì.

Famiglia diventa comunità credente ed evangelizzante! La nuova lettera pastorale del Vescovo di Aosta, Mons. Giuseppe Anfossi, si pone in perfetta continuità con quella dello scorso anno «Priscilla e Aquila, miei collaboratori in Cristo (Rom 16, 3)». L’invito è chiaro «dedicare ancora intelligenza, affetto e discernimento spirituale ai problemi degli sposi e delle famiglie», aiutandoci con un modello ed un testimone caro alla Chiesa e ai valdostani: il Beato Giovanni Paolo II, in occasione della ricorrenza del 25° anniversario della visita del Santo Padre alla Diocesi di Aosta. Il titolo è tratto dalla Familiaris consortio, l’enciclica dedicata dal papa polacco alla famiglia. Una scelta che crea un ponte anche con l’anno prossimo visto che il 3 giugno 2012 si terrà a Milano il VII Incontro Mondiale delle Famiglie, iniziativa sempre voluta dal Papa polacco. Sono tre i punti che il Vescovo chiede di approfondire in questo nuovo anno pastorale.
Il primo è il lavoro con il pensiero, il cuore e l’azione per far nascere dei buoni matrimoni e per mantenerli vivi. «Per questo – si legge nella lettera - occorre  migliorare i percorsi di preparazione al matrimonio, curare la formazione di gruppi adulti, se possibile anche di gruppi famiglia e promuovere altre iniziative in favore dei giovani sposi, degli sposi genitori dei bambini e dei ragazzi del catechismo, degli oratori e dei gruppi giovani, e altro come, ad esempio, una pastorale delle giovani coppie».
Il secondo induce le comunità cristiane «a sentirsi immedesimate nella maternità della Chiesa e ad inventare segni concreti che la manifestino, sia pure senza compromessi, in particolare nei confronti degli sposi che vivono (e spesso con sofferenza), il dramma della separazione». Per il Vescovo non deve essere il compito di qualcuno che se ne incarica con la paura di esporsi o di incontrare una certa indifferenza, «ma una sensibilità condivisa di più da tutta la comunità. Non si risolve neppure con la sola organizzazione di gruppi di preghiera e di incontri rivolti a questi fratelli e sorelle, cosa però che auspico».
Il terzo punto è il fenomeno delle convivenze giovanili. Dopo aver tracciato un’analisi del fenomeno dal punto di vista sociologico il Vescovo non esita a far notare come la convivenza sia fondamentalmente dovuta alla paura, al timore del futuro, alla mancanza di fiducia. «Chi ha fede – scrive - è certamente consapevole della sua debolezza e del suo peccato e delle incertezze anche economiche del tempo che viviamo, ma ciononostante invoca la grazia di Dio perché ‘salvi’ il suo amore coniugale e lo difenda da ogni fragilità e incertezza. Nella convivenza è presente quindi la previsione delle difficoltà e del fallimento che si traduce nella libertà mantenuta di comune accordo di lasciarsi senza troppo dolore, senza difficoltà burocratiche e senza strascichi di cattiveria». Il Vescovo però si dice fortemente inquietato dalla strana leggerezza con cui i giovani oggi entrano nella convivenza: «la danno come normale, non è discussa né approfondita, e ci scivolano dentro senza una seria riflessione». Un fatto che il Vescovo contesta con decisione «A mio modo di vedere sono molti i problemi ai quali i giovani rischiano di non dedicare tempo, intelligenza, discussione e progetto: il futuro politico ed economico del mondo, la povertà e la ricchezza, il terzo mondo e i profughi, il mondo dei valori, la legalità o l’illegalità … E questo del matrimonio e della famiglia (quale famiglia?) è uno non di poca importanza». Mons. Anfossi però scrive anche di dover «rimproverare prima me stesso, gli adulti della mia generazione e la Chiesa perché i luoghi della discussione offerti ai giovani non ci sono o sono estremamente limitati o deresponsabilizzanti. Si può fare di più forse nella scuola, nella comunicazione sociale, nella vita politica e istituzionale … e nella Chiesa?».
 

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