Visualizzazione post con etichetta Nicco Roberto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nicco Roberto. Mostra tutti i post

24 luglio 2012

Confartigianato e Confesercenti hanno incontrato i parlamentari valdostani

Da sinistra Antonio Fosson e Roberto Nicco
Una delegazione di Confcommercio e Confesercenti ha incontrato ieri, alle 19, in via Charrey, 1 nell’ufficio del deputato valdostano, i Parlamentari valdostani: il Senatore Antonio Fosson e l’Onorevole Roberto Nicco per confrontarsi sul ddl regionale 204/2012 concernente anche la media e grande distribuzione in Valle d’Aosta. Tema già trattato diffusamente in questo post.

«E’ stato - commentano Pierantonio Genestrone, presidente di Confcommercio, e Paola Gottardi, rappresentante di Confesercenti - un confronto serio e concreto nella distinzione dei ruoli istituzionali nel corso del quale i parlamentari hanno condiviso le preoccupazioni delle categorie per la possibile liberalizzazione della Grande distribuzione mettendo in evidenza che il provvedimento segue le direttive emanate in materia del Governo Monti».

Confcommercio e Confesercenti VdA prendono atto di quanto affermato dai parlamentari valdostani e ribadiscono la disponibilità a partecipare ad un tavolo di confronto con le forze politiche e le forze sociali al fine di individuare quelle soluzioni utili a salvaguardare le prerogative autonomistiche della Regione nel rispetto delle norme statali tutelando e valorizzando le piccole attività commerciali in particolare i negozi di prossimità e di montagna.

«Ringraziamo i nostri parlamentari - concludono Genestrone e Gottardi - per la disponibilità ad incontrarci, dandoci così modo di manifestare il difficile momento che sta attraversando il comparto che rischia di aggravarsi ancor più con la liberalizzazione selvaggia delle autorizzazioni per la media e grande distribuzione e confidiamo di poter avere analogo e costruttivo confronto con tutte le forze politiche valdostane chiamate a legiferare in materia».

28 aprile 2011

Debito pubblico, Pressione Fiscale e Tasso di crescita: l'Analisi dell'On. Nicco

Roberto Nicco
La Commissione Trasporti della Camera ha esaminato il 27 aprile il «Documento di economia e finanza 2011». L'on. Roberto Nicco mi ha inviato una sua analisi del testo che pubblico volentieri.

In queste centinaia di pagine di analisi, tabelle e dati il rischio è di perdersi e di non riuscire a cogliere il filo conduttore.

Ci sono tuttavia alcuni indicatori tra quelli contenuti nel Documento che più di altri determinano il quadro in cui ci si sta muovendo. E che non possono non preoccuparci. Ne ricordo tre:

1. Debito pubblico: in ulteriore crescita dal 119 al 120% del PIL (p. 41). Sempre al top delle classifiche mondiali. E qui si prevede che vi sia un incremento progressivo della spesa per interessi, anche per “molto probabili incrementi non trascurabili dei tassi di interesse all'emissione su tutte le scadenze” (p. 68).

2. Pressione fiscale, sulla cui riduzione molto questo Governo ha puntato, che rimane stabile a livelli alquanto elevati, 42.5 nel 2011, 42.7 nel 2012, 42.6 nel 2013 e 42.5 nel 2014 (p. 43).

3. Tasso di crescita, quantomai contenuto: 1.1 nel 2011, 1.3 nel 2012, 1.5 nel 2013 (p. 46). Altri sono i dati dei Paesi con cui dobbiamo competere e non solo quelli delle economie emergenti, al 6,5%, ma anche di Eurolandia, all'1,6 nel 2011. E questo è uno dei nodi cruciali come è stato da più parti sottolineato, in particolare dal Governatore della Banca d'Italia Draghi.

Si afferma spesso che queste criticità sono l'effetto, il risultato, della crisi finanziaria che ha scosso l'intero sistema finanziario internazionale. Certo. Ma non solo.

La crisi ha toccato tutti i Paesi, eppure la pressione fiscale si è collocata nella media dei Paesi OCSE a livelli ben più contenuti che in Italia: 33.7% nel 2009, quasi 10 punti in meno di quella italiana (43,1). E pressione fiscale in diminuzione: era il 34.8 nel 2008 e il 35.4 nel 2007.

Riuscirà il Paese a crescere, mantenendo la stabilità? Sono adeguati gli strumenti proposti con questo Documento? I programmi, compreso il PNR (Programma nazionale di riforma) si lasciano scrivere, e altrettanto disattendere.

E poco ci rassicurano le dichiarazioni del ministro Tremonti. Spesso condivisibili in linea di principio, come le ultime sulla semplificazione e sugli eccessivi controlli fiscali, “oppressione”, sulle imprese.
Ma abbiamo imparato a diffidare delle parole.

Faccio un esempio concreto: si è fatto un gran parlare di famiglia quale centro e pilastro della coesione sociale della comunità. Poi abbiamo visto come è andata a finire nella Legge di stabilità. Con il Sottosegretario Giovanardi che ha definito la situazione “francamente insostenibile” e che, a fronte della decurtazione del fondo per la famiglia di più del 90% in tre anni, ha dichiarato di “non essere in grado di esercitare la delega”.

Il banco di prova vero sarà dunque costituito dai provvedimenti, dai decreti che il Governo porterà in Parlamento, in particolare dalla manovra di bilancio per il 2013-2014, per tradurre sul piano legislativo questo Documento di economia e finanza.
E dunque oggi sospendiamo il giudizio e su quelli giudicheremo.

Per quanto concerne poi l’allegato Programma delle infrastrutture strategiche, non essendo state introdotte variazioni rispetto ai contenuti dell’analogo allegato allo Schema della decisioni di finanza pubblica 2011-2013, il giudizio critico rimane quello espresso in sede di Commissione il 6 ottobre scorso, con particolare riferimento al permanere della grave inadeguatezza del collegamento ferroviario tra la Regione Valle d’Aosta e la rete nazionale ed internazionale.

17 febbraio 2011

Roberto Nicco (Camera): «Soltanto sei milioni di euro per i Territori Montani»

Il deputato Roberto Nicco il 16 febbraio è intervenuto alla Camera in merito al progetto di legge Disposizione in favore dei territori montani, tema particolarmente caro alla Valle d'Aosta e che non manca di avere anche risvolti di tipo economico. Riporto qui di seguito il testo del suo intervento.


Da ormai parecchi anni, anche troppi, il Parlamento discute delle problematiche relative ai territori montani.
Lo spopolamento è stato a lungo il dramma, umano ed economico, delle aree montane e la conseguente necessità di invertire quella tendenza per mantenere un essenziale presidio del territorio ha impegnato e impegna gli amministratori locali nella messa in campo di politiche adeguate.
E’ di tutta evidenza che le aree montane, territori molto vasti con scarsa densità demografica, generano inevitabilmente costi pro-capite elevati tanto nelle attività economiche tradizionali quanto nelle opere infrastrutturali e nei servizi.

Il differenziale nei costi è stato ampiamente provato da attendibili studi. Già lo abbiamo ricordato in quest’aula in occasione delle discussioni su federalismo e perequazione. Nell’attività agricola, fondamentale per mantenere i delicati equilibri idrogeologici della montagna, la raccolta del latte comporta un sovraccosto dell’80% e le spese per la meccanizzazione del 74%. La costruzione e la manutenzione di una rete stradale, idrica o fognaria su quel tipo di orografia hanno costi decisamente più elevati che altrove. Nel trasporto pubblico locale gestire un adeguato servizio di collegamento di villaggi ed edifici sparsi comporta evidenti costi aggiuntivi. Lo stesso dicasi per la raccolta dei rifiuti solidi urbani o l’assistenza domiciliare per gli anziani.
Ci siamo chiesti se una legge nazionale sia lo strumento più adeguato per affrontare questo ordine di questioni, o se, essendo le realtà montane tutt’altro che omogenee, e dipendendo non solo dall’altimetria o dalla pendenza, ma dal tipo di antropizzazione che si è storicamente sviluppata, non siano più opportune politiche complessive sui territori montani poste in capo alle diverse Regioni che meglio conoscono ciascuna il proprio territorio.

Fatta comunque la scelta di una legge nazionale si tratta di capire se questa metta in campo gli strumenti e le risorse necessari.
Nella scorsa legislatura, su impulso del Gruppo Amici della Montagna del Parlamento, era stato elaborato un testo bipartisan, coordinato dai senatori Perrin e Santini, che affrontava con una certa organicità la materia, dai servizi pubblici e sociali (sistema informativo, sanità, scuola), alla gestione delle risorse idriche ed alla difesa del suolo, alle attività economiche. La fine anticipata della legislatura ne interruppe l’iter.
Sulla scia di quella proposta, anche in questa legislatura, in particolare ad opera del Consiglio della mia Regione, la Valle d’Aosta, sono state avanzate proposte di intervento ampio ed articolato.

Il testo oggi in discussione ha purtroppo recepito in parte assai limitata quelle indicazioni.
Un testo che, da un lato, all’art. 3, promuove progetti socio-economici volti alla realizzazione di obiettivi molto ambiziosi: dal potenziamento e valorizzazione dei servizi pubblici e del sistema scolastico, agli incentivi per l’accesso dei giovani alle attività agricole, dallo sviluppo dell’agriturismo, del turismo montano e degli sport di montagna alla valorizzazione della filiera forestale e delle biomasse a fini energetici, fino alla salvaguardia del prato pascolo.

Ma, dall’altro, non indica poi gli strumenti normativi e fiscali con cui promuovere tutto ciò.
Vi sono alcune specifiche norme, certamente utili, sui lavori pubblici, i rifugi di montagna o i fabbricati rurali.
Altro è, evidentemente, incidere sulle questioni strutturali a cui si è prima accennato.

E, soprattutto, si mettono a disposizione risorse francamente limitate, 6 milioni di euro annui per tutto il territorio nazionale. Non vorrei che, a conti fatti, paradossalmente, la spesa sostenuta complessivamente dai comuni per la redazione dei progetti socio-economici risultasse alla fine superiore ai finanziamenti ottenuti!

In conclusione ci sembra questa un’occasione mancata e ci auguriamo che sul tema si possa ritornare con altra organicità, proprio nel quadro della perequazione legata al federalismo, e con risorse adeguate.

30 settembre 2010

Governo Berlusconi: il Senatore Antonio Fosson ha detto «oui»

Dopo il «non» di Roberto Nicco.
A marzo l'ardua sentenza?

17 aprile 2010

IVA Addio sui Pedaggi al Gran San Bernardo

Anche il Senato, nella seduta del 14 aprile, ha approvato la ratifica ed esecuzione dell’accordo sulla non imponibilità dell’IVA sui pedaggi riscossi al traforo del Gran San Bernardo, che ora diventerà legge.

Soddisfazione è stata espressa dai parlamentari valdostani, Antonio Fosson e Roberto Nicco, per la conclusione di un lungo iter legislativo iniziato già nella scorsa legislatura ed interrotto a causa della fine anticipata della legislatura stessa.

Tra fine maggio e i primi di giugno è ipotizzabile la definitiva riduzione del pedaggio sul versante italiano.

12 marzo 2010

Gran San Bernardo: l'Addio all'Iva Attende l'Ok del Senato

Costerà il 20% in meno raggiungere la Svizzera attraverso il Traforo del Gran San Bernardo. Con il placet dell’Unione Europea la Camera ha ratificato l’accordo sulla non imponibilità dell’IVA sui pedaggi riscossi al traforo valdostano che collega l’Italia alla Svizzera, quasi una legge «ad personam», trattandosi dell’unico Tunnel che collega ad uno stato non Ue. Una decisione che ora dovrà anche essere ratificata dal Senato - attualmente il provvedimento dal 16 febbraio è stato assegnato alla terza Commissione permanente «Affari esteri e comunitari» - in modo da porre fine ad un ingiusto balzello che gravava soprattutto sul traffico turistico.
«Non essendo prevista in Svizzera l’IVA sui pedaggi, - ha spiegato il deputato valdostano Roberto Nicco che aveva depositato il primo progetto di legge sulla materia poi confluito in un ddl di iniziativa governativa - si era venuta a creare una disparità dei costi per gli utenti italiani rispetto a quelli elvetici, nonché una distorsione nel settore della concorrenza degli abbonamenti – per il minor costo di quelli acquistati in Svizzera – oltre a difficoltà amministrative nella gestione congiunta italo-elvetica del traffico del Gran San Bernardo e della ripartizione degli introiti connessi».
 In pratica un auto che dall’Italia va in Svizzera paga un biglietto di andata di 23,60 euro ed uno di ritorno di 19,60. «Una situazione – spiega Ugo Voyat, Presidente di Sitrasb, la società italiana di gestione del Traforo – che spesso causava non poche discussioni con la clientela, la quale, giustamente, non comprendeva come fosse possibile una simile disparità».

Ora la palla è nelle mani del senatore valdostano Antonio Fosson chiamato a seguire nelle varie commissioni l’iter del disegno di legge. Valutando che dall’approvazione devono trascorrere 30 giorni per la pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale e che il giorno dopo l’uscita il testo è immediatamente in vigore si potrebbe ipotizzare che già in primavera qualche automobilista potrebbe avvantaggiarsi dello sconto. I vertici aziendali sperano anche che il prezzo maggiormente conveniente permetta di recuperare qualche piccola quota di mercato nel cantone di Ginevra che, da sempre, preferisce utilizzare il Traforo del Monte Bianco rispetto a quello del Grande. «Da parte nostra – commenta Voyat – abbiamo già preso contatti con la società che gestisce il nostro software di tariffazione in modo da poter essere quasi immediatamente operativi. Tuttavia il passaggio al senato non va dato per scontato».

I precedenti, in effetti, inducono ad una certa prudenza. Già in occasione della riunione della Commissione Mista italo svizzera tenutasi nell’ottobre del 2006 era stata data notizia dell’imminente sigla dell’accordo tra lo stato svizzero e quello italiano. Successivamente il 31 ottobre 2006 l’accordo era stato firmato e l’8 novembre 2007 la Commissione Trasporti della Camera aveva approvato il disegno di legge di ratifica, ma l’iter di votazione del provvedimento si era interrotto a causa della caduta del Governo Prodi. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 3 marzo 2010)

9 febbraio 2010

Approvata alla Camera la non Imponibilità dell’IVA sui Pedaggi al Gran San Bernardo

Nella seduta di oggi, la Camera ha ratificato l’accordo sulla non imponibilità dell’IVA sui pedaggi riscossi al traforo del Gran San Bernardo.


Soddisfatto il deputato valdostano Roberto Nicco, relatore del provvedimento nella Commissione Trasporti. La ratifica dell’Accordo in esame era già stata oggetto di esame parlamentare nella precedente legislatura. In quella occasione l’iter di esame non fu completato a causa dell’interruzione anticipata della legislatura stessa.

Il 4 agosto 2008, Nicco, con i colleghi Brugger e Zeller, ha perciò ripresentato una proposta di legge in materia (AC 1608), cui è seguito, il 13 novembre 2009 il disegno di legge del Governo (AC 2935).

L’Accordo con il Consiglio federale elvetico, fatto a Roma il 31 ottobre 2006, fa seguito alla decisione del Consiglio dei Ministri dell’Economia e delle Finanze (ECOFIN) dell’Unione europea del 21 ottobre 2004, che ha autorizzato l’Italia ad applicare una misura in deroga alla direttiva 77/388/CEE.

L’autorizzazione, richiesta dal Governo italiano, ha lo scopo di stabilire la non imponibilità dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) sul pagamento dei pedaggi dovuti per il transito del traforo del Gran San Bernardo.

Non essendo prevista in Svizzera l’IVA sui pedaggi, infatti, si era venuta a creare una disparità dei costi per gli utenti italiani rispetto a quelli elvetici, nonché una distorsione nel settore della concorrenza degli abbonamenti – per il minor costo di quelli acquistati in Svizzera – oltre a difficoltà amministrative nella gestione congiunta italo-elvetica del traffico del Gran San Bernardo e della ripartizione degli introiti connessi.

La Convenzione del 23 maggio 1958 tra Italia e Svizzera, relativa alla costruzione e all’esercizio di un traforo stradale sotto il Gran San Bernardo, all’articolo 8 prevede espressamente che eventuali questioni fiscali relative alla costruzione e alla gestione del traforo siano regolate da appositi Accordi, come quello oggi approvato.

18 marzo 2009

Roberto Nicco alla Camera: «troppi federalisti a giorni alterni»

Siccome sono tornato ad occuparmi di federalismo fiscale pubblico la nota diffusa dall'onorevole Roberto Nicco sul dibattito alla Camera in merito al disegno di legge in materia di federalismo fiscale. I titoletti sono, come sempre, a mia cura.

Non si può essere federalisti a giorni alterni
Intervenendo in aula, il deputato Nicco ha ricordato che per la Valle d’Aosta «il federalismo è da gran tempo un fondamentale punto di riferimento ideale, politico ed istituzionale, avendo trovato un terreno fecondo in una terra la cui storia si era sviluppata tutta attorno alla difesa, sotto ogni regime, da quello sabaudo, a quello fascista a quello repubblicano, della propria autonomia e volontà di autogoverno». «Oggi (ieri ndr) -ha proseguito- pare che tutti siano diventati federalisti. Anche in quest'aula. Se così effettivamente fosse non potremmo che rallegrarcene. Ma a noi qualche dubbio, di fronte al concreto agire del Parlamento e dei Governi, francamente rimane. Esemplare è stata la recente vicenda della legge sulle elezioni per il Parlamento europeo. In uno stato a base federale le Regioni dovrebbero esserne gli elementi costitutivi. In quella prospettiva non si può negare rappresentatività in una sede tanto importante quale il Parlamento europeo a tutte le Regioni. Si è invece opposto, ancora una volta, il dato puramente quantitativo, delle dimensioni numeriche. Ma questa, cari colleghi è la negazione del federalismo, sistema in cui ognuno, nelle dimensioni che la storia ha definito, deve poter avere pari dignità. Non si può essere federalisti a giorni alterni».

Meglio definire prima la struttura della casa comune
Nicco ha poi sottolineato che il federalismo è innanzitutto politico: «Sarebbe perciò stato opportuno definire in primo luogo il nuovo assetto istituzionale. Ovvero quella riforma troppe volte rinviata del cuore del sistema, già in aula nella scorsa legislatura e poi, colpevolmente, insabbiata, incentrata attorno ad un Senato federale espressione delle Regioni, dalle funzioni differenziate rispetto a questa Camera e con una migliore definizione delle competenze tra Stato e Regioni, fonte oggi di inevitabile e frustrante conflittualità. Solo allora, solo una volta definita concordemente la struttura della nuova casa comune, si sarebbe dovuto, conseguentemente, logicamente, passare, sulla base proprio delle competenze effettivamente esercitate dalle Regioni, alla approvazione della parte fiscale e finanziaria».
Nicco ha comunque dato atto al ministro Calderoli di aver positivamente proseguito il confronto con le Regioni e di aver proposto al Parlamento un testo sostanzialmente condiviso. Testo che prevede sedi comuni di elaborazione per la fase attuativa, tra cui ora, con l’emendamento 25.500, un tavolo di confronto tra il Governo e ciascuna Regione a Statuto speciale e provincia autonoma. Ricordando peraltro che esistono già le Commissioni paritetiche, tuttora in attesa, dopo quasi un anno, di essere attivate.

Le ragioni delle sperequazioni
«Che ci siano sperequazioni -ha proseguito Nicco- è di tutta evidenza. Ma più che sulla constatazione del fatto, è sulle ragioni di tale sperequazione che occorrerebbe meglio puntare l’attenzione. Ragioni che possono essere di tue tipi. Primo: sprechi, inefficienza, duplicazioni, disorganizzazione, incapacità, clientele. Giusto, sacrosanto, urgente quindi intervenire per ridurre gli scostamenti. Secondo: le differenze possono però essere generate da insopprimibili differenziali nei costi. Ed anche questi sono stati ormai ampiamente dimostrati da attendibili analisi. In una recente ricerca dal titolo Lavorare e vivere in montagna, si dimostra che: la raccolta del latte nelle zone montane comporta un sovraccosto dell'80% e le spese per la meccanizzazione del 74%; il trasporto pubblico locale del 17-20%. E così per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, la sanità ed altri settori. E' evidente che in questo secondo caso l'applicazione di costi standard, senza i dovuti correttivi, significa ridimensionamento di attività produttive quali l'agricoltura e drastica riduzione, taglio, dei servizi ai cittadini, con conseguente abbandono della montagna».

Gli attacchi contro lo Statuto
Nicco ha poi replicato agli attacchi giunti da più parti in questi giorni alle Regioni a Statuto speciale, «con qualche privilegio, in questo caso certamente sì, nella virulenza degli attacchi, per la piccola Valle d'Aosta. Tentativo non nuovo certo, anzi ricorrente, a volte aperto, altre volte subdolo. Quasi a cercare un obiettivo su cui dirottare il malcontento, un capro espiatorio. Ricordo, all'inizio degli anni Novanta, le proposte della Fondazione Agnelli di costituire le macroregioni. Le comunità storicamente determinate, con la loro storia, cultura, identità, dovevano soccombere, lasciare il campo ai nuovi aggregati costituiti sulla base di criteri puramente economico-fiscali-finanziari. Vessillo sbandierato fin da allora dai presunti innovatori era il residuo fiscale pro-capite. Allora come oggi. Mai che si correlino quei numeri alle funzioni e relative spese poste a carico del bilancio regionale ed altrove sostenute dallo Stato. Dalla spesa sanitaria a quella per il sistema scolastico, dai trasferimenti agli enti locali alle spese per il corpo forestale e numerose altre. Mai che si richiamino qualità e tempestività degli interventi. Nel 2000 la Valle d'Aosta è stata colpita da una spaventosa alluvione, una delle più terribili della sua storia, con 17 vittime e danni rilevantissimi. Oggi di tutto ciò non vi è più traccia. Non credo che così avvenga ovunque in questo Paese».
«Da più parti -ha concluso Nicco- oggi ci si richiama alla difesa della Costituzione. Ebbene voglio ricordare che di quella Costituzione fanno parte integrante, essenziale, anche l'articolo 6 sulla tutela, con apposite norme, delle minoranze linguistiche, e l'articolo 116 sulle Regioni e province autonome. Per noi Costituzione e Statuto sono un tutt'uno. Democrazia e autonomia si sono forgiate assieme, in quella drammatica pagina della nostra storia, di lutti e sofferenze, dalla quale, attraverso la Resistenza, è nata l'Italia libera. Ed assieme intendiamo difenderli.
Certo, da allora il mondo è cambiato. Il quadro di riferimento è diventato sempre più quello europeo. E noi non siamo affatto per l'immobilismo.
Le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome hanno aperto la strada in Italia alla trasformazione regionalista del Paese ed anche in questa fase, proprio per la loro storia, intendono svolgere una funzione positiva e non certo di conservazione. Ma se nuove regole devono esserci, queste vanno riscritte assieme, assicurando a tutti pari dignità istituzionale».

5 novembre 2008

Sen. Antonio Fosson: dopo il federalismo fiscale serve quello istituzionale (1)

Dopo l’onorevole Roberto Nicco tocca ora al senatore Antonio Fosson riferirci del suo impegno romano. Oggi pubblico la prima parte domani la seconda.

Che cosa pensa dell’approccio al federalismo del governo?
E’ sicuramente l’argomento più importante di tutto l’autunno. In questi giorni è scoppiata la contestazione nel mondo della scuola altrimenti nell’agenda dei lavori parlamentari il federalismo sarebbe sicuramente il dossier più importante. Fra l’altro è incardinato al Senato quindi ne discuteremo prima noi. Per una regione, poi, come la Valle d’Aosta, dove da sessant’anni si parla di federalismo, di autonomie mi verrebbe anche da aggiungere meno male che si affronta questo tema. Meno male che finalmente si vuole abbandonare lo statalismo del passato. Vuol dire che la nostra strada di rispetto del particolare è significativa e che lo Stato la riconosce come percorribile.

Ma perché è importante?
Perché alla base del federalismo c’è sempre la difesa della persona nella sua particolarità. Non esiste un sistema che rispetti maggiormente la persona di questo che va a governare nel piccolo, ispirandosi al principio di sussidiarietà. Una dimensione federale che però deve comunque preservare quella nazionale. Secondo me è una grande occasione per riformare l’amministrazione. Anche noi la vediamo in maniera positiva in quanto ci troviamo di fronte ad un sistema italiano che non riusciamo più a gestire. I cardini sono due: il primo è quello della spesa reale. Ne abbiamo parlato a lungo con il ministro Calderoli e siamo convinti, sono convinto, che si tratti della scelta che garantisca la maggior equità, che è il secondo cardine. Una appendicectomia deve costare 5000 lire a Palermo come a Milano. I bilanci analizzati sotto il punto di vista della spesa storica come è stato fatto ultimamente non sono equi perché, soltanto per fare uno dei tanti esempi possibili, risentono di regole amministrative non corrette. Io perciò dico che la spesa reale è il cardine da cui partire. Fra l’altro questo criterio ci dà la possibilità di far finalmente pesare quei costi sanitari aggiuntivi, pari a circa il 25%, di cui da tempo parliamo, derivanti dalla particolare conformazione geografica del territorio regionale. E così giustificare il fatto che non abbiamo dei privilegi, ma delle spese in più.

Con il cardine dell’equità a cosa fa riferimento?
Chiaramente al fondo di perequazione. La Giunta regionale ha già annunciato da tempo la propria intenzione di aderire al fondo in quanto deve essere data a tutti la possibilità che la già citata appendicectomia possa essere operabile dovunque su tutto il territorio nazionale alle stesse condizioni. Vorrei però aggiungere che il federalismo fiscale è soltanto un primo passo di quello che poi deve essere un federalismo istituzionale. Diversamente c’è il rischio che ad uno statalismo imperante si sostituisca un regionalismo imperante. Il federalismo istituzionale
dà più possibilità di intervento agli enti locali, alle comunità montane se ci saranno ancora, alle associazioni di comuni. Serve una mentalità che dica sì è giusto che la persona si determini attraverso una sussidiarietà trasversale, attraverso una partecipazione delle decisioni. Aggiungo però che la Regione Valle d’Aosta non nasconde alcuni timori. Per la nostra specificità noi avevamo già una condizione di autonomia, giustificata dalle spese. Non si tratta di privilegi.
Con quello che riceviamo in più paghiamo la sanità mettendo un terzo in più di quello che farebbe lo Stato. Se ci dicessero di tagliare di un terzo le spese sanitarie tante cose che si fanno adesso non si potrebbero fare più. E così nella scuola, ad esempio nelle scuole di montagna, che pur in presenza di un decreto Gelmini possono continuare la loro attività.

Che cosa pensano, gli altri parlamentari, della Valle d’Aosta?
Alcuni parlamentari vedono la Valle d’Aosta come una regione privilegiata. Poi se conoscono un po’ di più la realtà della nostra regione l’opinione cambia. In particolare capiscono che noi abbiamo delle spese di cui loro non si rendono conto. Ad esempio abbiamo delle tac particolarmente sofisticate per 120mila abitanti. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 30 ottobre 2008)

4 novembre 2008

Roberto Nicco: parlamentare europeo e federalismo i temi più caldi (2)

Seconda parte dell'intervista all'on. Roberto Nicco. La prima la trovate qui.

Nei prossimi sei mesi quali sono i temi più importanti che sarà chiamato ad affrontare?
I due temi centrali che impegneranno le Camere sono quelli su cui già mi sono soffermato: nuova legge elettorale per il Parlamento europeo e federalismo fiscale. E’ iniziato anche l’esame della legge finanziaria 2009, profondamente ed opportunamente riformata rispetto ai testi illeggibili degli ultimi anni. Vi sono tre soli articoli e mi auguro che non vengano gonfiati da centinaia di emendamenti sulle più svariate materie. Intanto si prevede che siano rese permanenti, dal 1° gennaio 2009, le agevolazioni su gasolio e GPL per le zone montane. Manca invece la copertura per la fiscalizzazione degli oneri sociali sui contributi previdenziali e assistenziali per le aziende agricole montane e su questo interverremo.

Qual è il tema che le sta più a cuore?
Quella riforma dello Stato di cui da troppi anni si parla invano e che è essenziale, a partire dal cuore stesso del sistema, dal Parlamento, con la riduzione del numero dei parlamentari e la differenziazione delle funzioni tra la Camera ed un Senato che sia espressione delle Regioni, e con la produzione di leggi semplici e chiare che tutti i cittadini possano comprendere.

Quale è la situazione della tanto attesa legge sulla montagna?
Credo che si pongano troppe attese sulla legge sulla montagna, quasi che possa taumaturgicamente risolvere tutte le questioni. E’ certamente necessaria ed il Gruppo interparlamentare Amici della Montagna sta procedendo alla redazione di un testo, sulla base dei lavori della scorsa legislatura coordinati dal senatore Perrin. Ma certo più importante sarebbe il diretto trasferimento delle competenze alle Regioni, con definizione delle aree effettivamente montane.

Come giudica la «coabitazione » con Fosson?
Abbiamo seguito percorsi politici differenti che ci hanno portati ad una responsabilità che non può che essere comune: rappresentare la Valle d’Aosta nel suo assieme all’interno del Parlamento italiano. Siamo in una situazione in cui la maggioranza ha numeri schiaccianti. Tanto più è dunque necessaria la piena intesa e collaborazione tra i due parlamentari valdostani. In questi primi mesi abbiamo operato in tal senso, in piena sintonia.

E i rapporti con il Governo regionale?
Da parte mia confermo piena disponibilità a collaborare, nel rispetto dei ruoli. Abbiamo certamente un buon supporto nell’Ufficio di Rappresentanza a Roma.

Con i numeri della maggioranza alla Camera quali sono i suoi reali margini di manovra?
Talvolta la maggioranza, proprio perché è troppo convinta di essere schiacciante, è stata battuta alla Camera, a causa delle molte assenze nei banchi del centrodestra, nonostante i pianisti sempre all’opera, ed anche di qualche segnale politico giunto dal suo interno! E comunque non c’è solo la legge dei numeri. Essenziale è costruire delle relazioni trasversali a difesa degli interessi della Valle d’Aosta.

3 novembre 2008

Roberto Nicco: parlamentare europeo e federalismo i temi più caldi (1)

Sul Corriere della Valle d'Aosta del 23 ottobre ho pubblicato un'intervista all'on. Roberto Nicco che come sempre propongo ai lettori del blog divisa in due parti. Oggi e domani. In merito al parlamentare europeo ricordo che una recente spedizione romana bipartisan del nostro Consiglio regionale non sembra essere stata coronata da successo. L'intervista è precedente.

Che cosa pensa dell’approccio al federalismo del governo?
E’ un passaggio fondamentale di cui si è per ora tracciato solo il quadro di riferimento generale. Già nella scorsa legislatura si è a lungo discusso del cosiddetto federalismo fiscale. Come è noto, vi era una bozza governativa che, per quanto riguarda le Regioni a Statuto speciale, era fortemente penalizzante e che, anche a seguito di un nostro intervento direttamente con il Presidente Prodi (3 aprile 2007), fu ritirata. Tra Governo e Regioni si sviluppò poi un intenso confronto da cui scaturì un articolo sostanzialmente condiviso inserito nel disegno di legge 3100. Su quella base, in questa legislatura è proseguita la discussione tra Regioni e Governo che, per quanto concerne le Regioni a Statuto speciale, si è conclusa con un testo concordato, l’art. 20, in base al quale il concorso al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà, nonché l’assolvimento degli obblighi posti dall’ordinamento comunitario, avviene tramite norme di attuazione. Questo è per noi il punto cardine positivo. Come è noto, le norme di attuazione vengono predisposte da una Commissione paritetica Stato-Regione, e dunque nulla potrà essere fatto senza il consenso della Regione. La Commissione è in via di ricostituzione e diventerà uno strumento essenziale nei prossimi mesi dovendo, tra l’altro, definire anche quali nuove funzioni statali potranno essere trasferite o delegate alla Regione nel quadro di attuazione del federalismo.

Che opinione hanno gli altri parlamentari della Valle d’Aosta?
Più che con la Valle d’Aosta, il confronto avviene con la componente delle minoranze linguistiche nel suo assieme, e dunque con Valle d’Aosta e Sud Tirolo, le cui problematiche rispetto allo Stato sono spesso coincidenti. E’ noto che le Regioni a Statuto speciale hanno parecchi nemici, a destra e a sinistra. Basta scorrere le proposte di legge presentate da esponenti di entrambi gli schieramenti per l’abolizione degli Statuti speciali. O ricordare le recenti affermazioni del ministro Brunetta. Ricordo tuttavia che abbiamo anche importanti difensori, tra cui, in primo luogo, il Capo dello Stato Napolitano che negli incontri con i parlamentari valdostani sempre ha riconosciuto sia il ruolo importante svolto dalla Valle d’Aosta nella trasformazione regionalista dell’Italia, sia il significato della presenza delle minoranze linguistiche quale positiva espressione di pluralismo culturale per l’intero Paese.

In questi primi mesi della legislatura su quali provvedimenti si è concentrata la sua attenzione? Molti i temi in discussione. Tra i principali il decreto Tremonti in materia economica e il decreto Gelmini sulla scuola. In entrambi ho presentato un emendamento per l’inserimento della già citata clausola di salvaguardia. Seppur riformulata, è stata accettata, nel primo con votazione in aula, 477 sì su 483 presenti, nel secondo, dopo l’approvazione in Commissione, con l’inserimento nel maxiemendamento su cui il governo ha posto la questione di fiducia. Anche il decreto Gelmini non sarà dunque applicato direttamente in Valle d’Aosta. Ora siamo ad uno dei passaggi per noi cruciali della legislatura. Mentre scrivo è all’esame della Camera la nuova legge sull’elezione del Parlamento europeo che avverrà tra pochi mesi, nel giugno 2009.
L’Europa è diventata sempre più un centro decisionale fondamentale che, con le sue direttive, incide direttamente sulla vita di tutti noi, singoli cittadini ed imprese. La Valle d’Aosta rivendica perciò da molto tempo un proprio rappresentante al Parlamento europeo. Nella scorsa legislatura avevo presentato, assieme ai colleghi della SVP, una nostra proposta di legge. La I Commissione della Camera, dopo lunghe discussioni era infine giunta, il 20 dicembre 2007, ad un testo unificato che ridisegnava le circoscrizioni elettorali su base regionale e delle province autonome di Trento e Bolzano ed assicurava comunque un seggio ad ogni circoscrizione. Quindi anche alla Valle d’Aosta. La crisi di governo e la fine anticipata della legislatura hanno poi impedito di concludere l’iter legislativo. Già pochi giorni dopo le elezioni, il 29 aprile, sempre assieme ai colleghi Zeller e Brugger della SVP, è stata perciò presentata una proposta di legge che riprende quel testo unificato. Ma la maggioranza di centro-destra ha deciso di seguire una strada che contrasta apertamente con la nostra impostazione, mantenendo un collegio unico Piemonte-Valle d’Aosta-Liguria che, di fatto, impedisce l’elezione diretta di un rappresentante
della Valle d’Aosta. Tra l’altro avanzando motivazioni inaccettabili. La rappresentanza della Valle d’Aosta, Regione ed espressione di una minoranza linguistica costituzionalmente garantita, sarebbe non un diritto, ma “un privilegio”! Stiamo ora operando, in subordine, per rendere reale il cosiddetto “apparentamento”, soluzione di ripiego perché costringe ad una logica di schieramento, con un emendamento che propone la riduzione dei voti necessari da 50.000 a 25.000, senza la quale anche questa via è illusoria.

15 aprile 2008

Elezioni politiche in Valle d'Aosta: la cronaca della giornata elettorale

Vi propongo un'anticipazione di quanto troverete sul Corriere della Valle di questa settimana, in edicola a partire da venerdì. Un Corriere ampiamente dedicato alla tornata elettorale con servizi, interviste, fotografie e, ovviamente, tutti i risultati comune per comune.

Roberto Nicco (Alleanza Autonomista Progressista) e Antonio Fosson (Vallée d’Aoste) sono i due nuovi parlamentari della Valle d’Aosta. Il primo, candidato alla Camera, ha vinto di misura con 29.311 voti (39,12%) contro i 28.439 (37,84%) di Ego Perron in un testa a testa davvero appassionante fino agli ultimi venti seggi quando Nicco ha dimostrato di avere ancora fiato per correre la sua corsa fino in fondo e ampliare il suo vantaggio. Il secondo si è aggiudicato la sfida più agevolmente con 29.186 voti (41,39%) contro i 26.375 (37,4%) del senatore uscente Carlo Perrin. Poco meno di tremila voti che hanno permesso al neoeletto senatore di fare una corsa in scioltezza, perdendo la sfida soltanto di una manciata di voti (7.103 contro 7.512) perfino nel capoluogo regionale, da sempre più ostico alle forze regionaliste. Nel 2006 il senatore uscente Augusto Rollandin aveva raccolto soltanto 5.402 suffragi (26,6%) contro i 9.121 (44,9%) di Perrin. Un gap ad Aosta quasi annullato che unito alla riconquista di numerosi comuni, nel 2006 appannaggio del Galletto, ha reso la strada di Fosson meno accidentata. Operazione non riuscita invece a Perron che nel capoluogo ha accusato un distacco di quasi duemila voti (8.396 contro 6.470), determinanti per il risultato finale.

Gli altri schieramenti
Rispetto al 2006 lo scenario degli altri sfidanti si è semplificato. Da otto liste in gara si è passati a cinque. Il Popolo delle Libertà alla Camera e al Senato ha fatto registrare score percentuali e assoluti leggermente migliori rispetto al 2006: Giuseppe Gambardella ha raccolto 13.877 suffragi (18,52%) contro i 13.374 di Massimo Lattanzi (17,0%) e Cleto Benin ha toccato quota 12.166 (17,25%) contro gli 11.505 (15,6%) di Luigi Magnani. La Lega Nord al Senato con Sergio Ferrero ha sfiorato il 3% (2.081 voti contro i 1.573 del 2006) e alla Camera con Patrizio Giovannacci ha fatto ancora meglio arrivando al 3,1% (2322 suffragi contro i 1566 dell’ultima tornata elettorale). Un risultato generato esclusivamente dalla presenza del simbolo visto che i due candidati hanno fatto pochissima campagna elettorale sul territorio regionale. Nessuna sorpresa per il risultato di Azione Sociale con Alessandra Mussolini: Marinella Monza al Senato ha raccolto soltanto 712 voti (1,01%) e Giancarlo Borluzzi alla Camera 1066 (1,42%). Nel 2006 la lista era arrivata al 2% con una candidatura di eccezione come quella di Alessandra Mussolini.

Il clima in sala stampa
I primi risultati del senato fanno pensare ad un film a parti invertite rispetto al 2006. Fosson vince un po’ dappertutto con convinzione. Recupera alcuni comuni che nel 2006 avevano improvvisamente cambiato casacca e dove Perrin mantiene il punto riduce il distacco. L’impressione è che Aosta potrebbe diventare decisiva. In realtà già all’ottantunesima sezione scrutinata il risultato appare delineato. Fosson ha sino ad allora il 43,5% dei voti contro il 36%, la forbice appare ormai incolmabile. Inoltre le prime sezioni di Aosta che compaiono sui teleschermi confermano che il trend di Perrin nel capoluogo regionale non è assolutamente quello del 2006. Nel frattempo arrivano i primi risultati della Camera. Fino alla sezione 50 il trend appare simile a quello di Fosson, addirittura alcuni risultati farebbero pensare ad un successo più rotondo. Interpellato per un primo commento Rudi Marguerettaz, coordinatore regionale di Stella Alpina, preferisce attendere che il risultato di Perron si comprenda meglio. E non è soltanto per scaramanzia. Le prime sezioni di Aosta fanno presagire un cambio di marcia. Di lì a poco inizia un testa a testa impressionante. Poco dopo le 19 Nicco è ancora in testa per una manciata di voti. 17.835 contro 17.799. Da quel momento in poi il distacco lentamente si allarga. Intanto in sala stampa è arrivato anche Fosson per le interviste di rito. Il suo arrivo in solitaria fa pensare più d’uno che il risultato di Perron possa essere compromesso. Si sa il siège solitamente batte quasi sempre la sala stampa sul tempo. Fosson non conferma e invita a tenere gli occhi sui teleschermi dove il gap tra i due sfidanti appare ancora colmabile. A distanza di mezz’ora arriva anche Guido Cesal, il presidente dell’Union. Conferma. Perron dovrebbe perdere di circa 600-700 voti. Si sbaglierà di poco. L’incrocio è fatto. Una soluzione che non piace affatto al presidente dell’Uv. «E’ la soluzione peggiore. Si ritorna ai tempi di Pierre Fosson e Ruggero Millet, per noi una delle legislature peggiori – commenta a caldo –. Dovremmo riflettere a lungo sul significato di questo voto. Di positivo c’è che è stata chiaramente battuta la dissidenza autonomista che oggi ha portato acqua al mulino della sinistra, l’altra vincitrice di questa tornata elettorale insieme all’Union». Analisi ovviamente non condivisa da Elio Riccarand, coordinatore regionale dell’Arcobaleno per il quale il progetto dell’alleanza autonomista progressista ha comunque raggiunto un risultato importante. «Va valorizzato il lavoro fatto e si deve proseguire con l’alleanza in vista delle regionali lavorando su un programma comune» conclude Riccarand. In sala stampa anche il Presidente della Giunta Luciano Caveri che sceglie un profilo di «compostezza istituzionale». Concede l’onore delle armi a Carlo Perrin, si dice vicino a Perron, fa gli auguri a Nicco e abbraccia idealmente Fosson «sicuro che sarà un grande Senatore della Valle d’Aosta».

I candidati
In sala stampa dalle prime ore ci sono Sergio Ferrero e Patrizio Giovannacci della Lega Nord. Non si vedranno invece né Borluzzi e Monza di Azione Sociale (assenze già note per motivi personali) né Gambardella e Benin del Pdl. Poi, quando è ormai certa la sconfitta, si presenterà Carlo Perrin. Seguito da Antonio Fosson che si presta alle interviste di rito. Più tardi anche Ego Perron si presenterà ai giornalisti. «Sono convinto di aver fatto il mio dovere fino in fondo – spiegherà – ho comunque recuperato diecimila voti. Guardando ai risultati credo che qualcuno a metà campagna si sia convinto di aver già vinto e si è messo a pensare alle regionali. Comunque non ho nulla da rimproverarmi. Sono a disposizione dell’Union Valdôtaine e della coalizione». Infine Roberto Nicco. Il riconfermato deputato con una battuta accenna «alle larghe intese fatte dai valdostani» riferendosi al voto incrociato. Un commento che però si rivela anche una possibile lettura politica visto che lo stesso Nicco non manca di sottolineare come «nei due programmi elettorali dell'Alleanza autonomista progressista e del centro autonomista ci sono punti comuni che ci consentiranno di lavorare insieme, come il principio dell'intesa, la richiesta di un parlamentare europeo per la Valle d'Aosta e la legge sulla montagna». La stretta di mano tra senatore e deputato sarà il preludio di un lavoro comune? Di certo per entrambi la legislatura non sarà semplice visto che il loro voto non è più determinante né alla Camera né al Senato.

14 aprile 2008

Nicco-Fosson: avviata la coabitazione

Ormai la notizia è di dominio pubblico. Roberto Nicco alla Camera e Antonio Fosson al Senato sono i nuovi parlamentari valdostani. Dopo oltre vent'anni (allora toccò all'abbinata Pierre Fosson e Ruggero Millet) si ripropone l'inedito scenario con Fosson e Nicco. Come più d'uno ha commentato in sala stampa le «larghe intese le hanno fatte i valdostani». Per il Presidente dell'Union Guido Cesal è un risultato su cui ci sarà molto da riflettere all'interno del movimento. Fosson e Nicco con molto fair-play si sono stretti la mano in sala stampa. La coabitazione è appena cominciata e in un parlamento dove il voto valdostano, sia alla Camera sia al Senato, non è così determinante come un tempo ci sarà parecchio da lavorare.

Nicco sempre in testa

Rettifico. Dopo 105 sezioni Nicco dimostra di non avere nessuna intenzione di cedere ed è avanti di una manciata di voti: 17.835 contro 17.799. Incredibile. Un risultato che mi sorprende, non tanto per il valore del candidato, quanto perchè i valdostani non amano molto incrociare il voto. Si va verso una gran finale.

31 marzo 2008

Elezioni politiche in Valle d'Aosta 1 - : Roberto Nicco e Carlo Perrin

Anche quest’anno come Corriere della Valle ho proposto (nel numero che trovate ancora in edicola) tre domande uguali per tutte le cinque liste che si confronteranno durante questa campagna elettorale. L'obiettivo, come già negli anni scorsi, è quello di offrire un aiuto per meglio conoscere i candidati in gara. Quest'anno offro questo piccolo servizio anche al popolo di internet.

Questi sono i tre quesiti che ho posto le cui risposte potete leggere sul Corriere della Valle di questa settimana:
1°) Quali sono le priorità per l’Italia del prossimo quinquennio?
2°) Perché gli elettori dovrebbero votarvi?
3°) Quali sono i problemi valdostani che ritenete debbano essere affrontati anche a livello nazionale?

Vi è poi una quarta domanda che ho sottoposto ai candidati esclusivamente per il blog. Il quesito, chiaramente, è di natura economica ed è il seguente:
In materia di sviluppo economico quali sono i provvedimenti utili alla Valle d’Aosta e all’Italia su cui intendete impegnarvi se sarete eletti?

Nel proporre le risposte delle varie liste seguo rigorosamente l'ordine alfabetico. Una lista al giorno,a partire da oggi, per cinque giorni.


Autonomie-Liberté-Democratie




Roberto Nicco (Camera)


Docente di ruolo in materie letterarie, poi ricercatore presso l’Istituto Storico della Resistenza in Valle d´Aosta, è stato consigliere comunale e regionale (XI e XII legislatura), Assessore all'Ambiente, territorio e trasporti e Vicepresidente del Consiglio. Eletto deputato nel 2006, è membro della IX Commissione Trasporti della Camera.


Carlo Perrin (Senato)


Da sempre ha occupato funzioni amministrative importanti quali Sindaco di Torgnon, Assessore regionale all’Agricoltura e alle Risorse Naturali e Presidente regionale. Eletto il 10 aprile 2006 Senatore della Repubblica, fa parte del gruppo parlamentare ‘Per le Autonomie’ e ricopre la carica di vice-Presidente della XIV Commissione permanente Politiche dell’Unione europea.


La risposta

Prioritaria per la Valle d’Aosta è la tutela dell’Autonomia, specialmente quella finanziaria e decisionale. Fondamentali sono altresì gli interventi finalizzati alla riduzione della pressione fiscale e alla lotta al precariato, grave fonte di instabilità. Per ciò che concerne la piccola-media impresa si ritengono doverosi tutti quei provvedimenti congrui a fronteggiare le ricorrenti crisi industriali colpenti anche la realtà valdostana e a sostenere il rilancio del settore, soprattutto a favore della ricerca e dell’innovazione. Necessari sono altresì gli interventi tesi alla tutela della montagna e di tutte quelle attività industriali, commerciali, turistiche e agricole in essa praticate in modo tale che queste siano valorizzate e facilitate, anche economicamente. Sotto tale profilo si ritiene essenziale incentivare la presenza di attività commerciali e artigianali, specie di artigianato locale, le produzioni tipiche e le attività agricole ed agrituristiche nei comuni montani e promuovere specifiche iniziative in campo turistico rivolte, in particolare, ai giovani, alle scuole e agli anziani.
 

© ImpresaVda Template by Netbe siti web