3 novembre 2008

Roberto Nicco: parlamentare europeo e federalismo i temi più caldi (1)

Sul Corriere della Valle d'Aosta del 23 ottobre ho pubblicato un'intervista all'on. Roberto Nicco che come sempre propongo ai lettori del blog divisa in due parti. Oggi e domani. In merito al parlamentare europeo ricordo che una recente spedizione romana bipartisan del nostro Consiglio regionale non sembra essere stata coronata da successo. L'intervista è precedente.

Che cosa pensa dell’approccio al federalismo del governo?
E’ un passaggio fondamentale di cui si è per ora tracciato solo il quadro di riferimento generale. Già nella scorsa legislatura si è a lungo discusso del cosiddetto federalismo fiscale. Come è noto, vi era una bozza governativa che, per quanto riguarda le Regioni a Statuto speciale, era fortemente penalizzante e che, anche a seguito di un nostro intervento direttamente con il Presidente Prodi (3 aprile 2007), fu ritirata. Tra Governo e Regioni si sviluppò poi un intenso confronto da cui scaturì un articolo sostanzialmente condiviso inserito nel disegno di legge 3100. Su quella base, in questa legislatura è proseguita la discussione tra Regioni e Governo che, per quanto concerne le Regioni a Statuto speciale, si è conclusa con un testo concordato, l’art. 20, in base al quale il concorso al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà, nonché l’assolvimento degli obblighi posti dall’ordinamento comunitario, avviene tramite norme di attuazione. Questo è per noi il punto cardine positivo. Come è noto, le norme di attuazione vengono predisposte da una Commissione paritetica Stato-Regione, e dunque nulla potrà essere fatto senza il consenso della Regione. La Commissione è in via di ricostituzione e diventerà uno strumento essenziale nei prossimi mesi dovendo, tra l’altro, definire anche quali nuove funzioni statali potranno essere trasferite o delegate alla Regione nel quadro di attuazione del federalismo.

Che opinione hanno gli altri parlamentari della Valle d’Aosta?
Più che con la Valle d’Aosta, il confronto avviene con la componente delle minoranze linguistiche nel suo assieme, e dunque con Valle d’Aosta e Sud Tirolo, le cui problematiche rispetto allo Stato sono spesso coincidenti. E’ noto che le Regioni a Statuto speciale hanno parecchi nemici, a destra e a sinistra. Basta scorrere le proposte di legge presentate da esponenti di entrambi gli schieramenti per l’abolizione degli Statuti speciali. O ricordare le recenti affermazioni del ministro Brunetta. Ricordo tuttavia che abbiamo anche importanti difensori, tra cui, in primo luogo, il Capo dello Stato Napolitano che negli incontri con i parlamentari valdostani sempre ha riconosciuto sia il ruolo importante svolto dalla Valle d’Aosta nella trasformazione regionalista dell’Italia, sia il significato della presenza delle minoranze linguistiche quale positiva espressione di pluralismo culturale per l’intero Paese.

In questi primi mesi della legislatura su quali provvedimenti si è concentrata la sua attenzione? Molti i temi in discussione. Tra i principali il decreto Tremonti in materia economica e il decreto Gelmini sulla scuola. In entrambi ho presentato un emendamento per l’inserimento della già citata clausola di salvaguardia. Seppur riformulata, è stata accettata, nel primo con votazione in aula, 477 sì su 483 presenti, nel secondo, dopo l’approvazione in Commissione, con l’inserimento nel maxiemendamento su cui il governo ha posto la questione di fiducia. Anche il decreto Gelmini non sarà dunque applicato direttamente in Valle d’Aosta. Ora siamo ad uno dei passaggi per noi cruciali della legislatura. Mentre scrivo è all’esame della Camera la nuova legge sull’elezione del Parlamento europeo che avverrà tra pochi mesi, nel giugno 2009.
L’Europa è diventata sempre più un centro decisionale fondamentale che, con le sue direttive, incide direttamente sulla vita di tutti noi, singoli cittadini ed imprese. La Valle d’Aosta rivendica perciò da molto tempo un proprio rappresentante al Parlamento europeo. Nella scorsa legislatura avevo presentato, assieme ai colleghi della SVP, una nostra proposta di legge. La I Commissione della Camera, dopo lunghe discussioni era infine giunta, il 20 dicembre 2007, ad un testo unificato che ridisegnava le circoscrizioni elettorali su base regionale e delle province autonome di Trento e Bolzano ed assicurava comunque un seggio ad ogni circoscrizione. Quindi anche alla Valle d’Aosta. La crisi di governo e la fine anticipata della legislatura hanno poi impedito di concludere l’iter legislativo. Già pochi giorni dopo le elezioni, il 29 aprile, sempre assieme ai colleghi Zeller e Brugger della SVP, è stata perciò presentata una proposta di legge che riprende quel testo unificato. Ma la maggioranza di centro-destra ha deciso di seguire una strada che contrasta apertamente con la nostra impostazione, mantenendo un collegio unico Piemonte-Valle d’Aosta-Liguria che, di fatto, impedisce l’elezione diretta di un rappresentante
della Valle d’Aosta. Tra l’altro avanzando motivazioni inaccettabili. La rappresentanza della Valle d’Aosta, Regione ed espressione di una minoranza linguistica costituzionalmente garantita, sarebbe non un diritto, ma “un privilegio”! Stiamo ora operando, in subordine, per rendere reale il cosiddetto “apparentamento”, soluzione di ripiego perché costringe ad una logica di schieramento, con un emendamento che propone la riduzione dei voti necessari da 50.000 a 25.000, senza la quale anche questa via è illusoria.

1 commenti:

bruno courthoud ha detto...

evviva la sincerità (federalismo fiscale).
"nulla potrà essere fatto senza il consenso della regione" dice Nicco, perché bisognerà passare attraverso apposite norme di attuazione concordate Stato-regione. Questo, aggiunge Nicco, è il punto cardine, per noi, della legge-quadro sul federalismo fiscale.
I nostri "privilèges et avantages" (così li ha chiamati sbadatamente Caveri nel suo ultimo calepin) blindati dalla legge-quadro sul federalismo fiscale e in attesa di blindatura nello statuto con apposita norma (la famosa intesa).
Intanto Rollandin approva il nuovo bilancio (circa 13.300 euro/abitante da spendere) ed aggiunge: "ora si tratta di giustificarli", cioè di dimostrare che sono assolutamente necessari per far fronte alle nostre competenze e necessità.
Questo è quanto interessa ai nostri amministratori del principio del "fédéralisme global" di cui all'art. 1 dello Statuto dell'UV (perché non chiamarlo "fédéralisme local"?)
E gli altri? Chi se ne frega.

Personalmente, che non ci sia un rappresentante della VDA in Europa, non mi fa né caldo né freddo, anzi: cosa ci sarebbe andato a fare se non a mendicare soldi come sta già facendo Caveri (Alpmed, ecc.)? Pensate un po' se ogni "peuple" o provincia europea di 120.000 abitanti (ad es. gli ch'tis del Nord-Pas de Calais) si mettessero in testa di avere un rappresentante in Europa!
Il y a des peuples ... (almeno sapessimo spendere bene i soldi che, bene o male, abbiamo invece, invece di sprecarli con trenini, casinò, ecc.).

 

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