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27 ottobre 2010

L'Occupazione Straniera in Valle d'Aosta secondo il Dossier Statistico Caritas/Migrantes sull'Immigrazione 2010



Ieri, martedì 26 ottobre, presso il Magazzino della Caritas di Aosta, è stato presentato, in contemporanea con la sede nazionale di Roma e altri sedi italiane, il «Dossier Statistico sull’Immigrazione 2010» di Caritas Italiana/Migrantes. Il primo Rapporto sull’immigrazione venne pubblicato nel 1991 e l’edizione 2010, vent’anni dopo, rappresenta una ricorrenza speciale riassumibile con il motto: «Dossier 1991 – 2010: per una cultura dell’Altro». Il Dossier è stato presentato dal prof. William Bonapace, autore di alcuni capitoli del testo (insieme a Monica Monteu Giolitto con un intervento del giornalista, scrittore ed educatore Karim Metref. A dare il saluto alla platea il direttore della Caritas don Aldo Armellin che ha dato subito la parola a Mons. Giuseppe Anfossi che ha sottolineato come uno dei grandi insegnamenti della sociologia consista nel fatto che mentalità e cultura sono fondamentali nell’approccio al tema dell’immigrazione e il Vescovo ha poi commentato come invece «la politica che si fa in Italia di accoglienza delle persone che arrivano da fuori del territorio nazionale sia troppo poco attenta alla cultura di queste popolazioni».


Riporto qui di seguito il paragrafo sull'occupazione straniera in Valle d'Aosta. Potrai leggere il testo, quasi integrale, del rapporto sul Corriere della Valle che sarà in edicola venerdì.


L'occupazione straniera
I lavoratori nati all'estero occupati in Valle d'Aosta sono 6.875, il 13,4% dei 51.289 lavo­ratori occupati complessivi, con una crescita superiore al 120% rispetto al 2000, quando erano 3.017, e del 3,3% rispetto all'anno precedente. Sottraendo alla prima cifra i francesi, gli svizzeri e gli altri immigrati dall'UE a 15, così come gli statunitensi, gli occupati prove­nienti da paesi a forte pressione migratoria risultano essere 5.796, l'11,3% di tutti gli occu­pati locali.

Le donne incidono per il 43,8% sugli immigrati occupati e rappresentano il 47,7% delle nuove assunzioni di cittadini nati all'estero. Il loro saldo occupazionale (differenza tra assunti e cessati) è però negativo (-61) come lo è per gli uomini (-99). L'età dei lavoratori di origine straniera è in genere bassa: quasi il 50% non raggiunge i 35 anni, anche se aumentano gli occupati ultra40enni (36,3%).

La principale collettività, tra i lavoratori immigrati, è la romena (1.671 occupati), a cui segue la marocchina (1.224): queste due collettività costituiscono da sole il 50% circa di tutti gli occupati nati all'estero, esclusi gli UE a 15 e gli USA; seguono gli albanesi (555), i tunisini (264) e i polacchi (246). I latino-americani sono 663 (11,4% degli occupati provenienti da paesi a forte pressione migratoria) e gli asiatici 293, di cui 122 cinesi e 35 filippini. Il principale settore di impiego degli immigrati sono i servizi, con 4.287 lavoratori; seguono l'industria con 1.961 e l'agricoltura con 580.

Ma le diverse collettività non si distribuiscono nei settori in modo omogeneo, segno di una significativa segmentazione nazionale delle professioni. Infatti se i lavoratori romeni si collocano per il 56% nei servizi, tra gli albanesi tale quota scende al 44% per lasciare spazio all'industria (42,3%), mentre i marocchini, particolarmente presenti nel commercio, hanno una percentuale nei servizi del 52%, a cui si affianca un 17,2% in agricoltura. Anche i cinesi risultano in buona parte occupati nei servizi (63%) e il rimanente nell'industria, mancando del tutto in agricoltura. Gli indiani, al contrario, sono per il 67,3% concentrati nell'industria e nel settore primario. Ancora più rilevante è la quota dei latino-americani nei servizi (79,3%), per la forte presenza di lavoratrici impiegate nella cura alla persona, come pure degli africani subsahariani (percentuale analoga). Una situazione che in assenza di dovuti "correttori" potrebbe portare, nel tempo, ad una difficoltà nei processi di mobilità sociale e a una etnicizzazione del mercato.

Un'ultima considerazione meritano le rimesse: nel corso del 2009 sono stati inviati ben 8.249.000 euro da parte dei cittadini stranieri verso i loro paesi di provenienza, per un aumento annuo di 277.000 euro. In nove anni, a partire dal 2000, dalla Valle d'Aosta sono stati inviati 38.100.000 euro, un contributo fondamentale di aiuto a chi è rimasto e un segnale di attenzione e responsabilità da parte di chi è partito. Le cifre maggiori provengono dalle collettività più numerose: in primo luogo dalla romena che ha inviato, nell'ultimo anno, 1.888.000 euro, seguita dalla marocchina (1.454.000 euro). Particolarmente significativo è anche il contributo dei latino-americani (2.092.000 euro) tra cui spiccano i dominicani (996.000 euro).

23 novembre 2008

Immigrati: mercato del lavoro e imprenditorialità

«Lungo le strade del futuro». E’ questo lo slogan scelto dalla Caritas per presentare il dossier statistico 2008. Un titolo che dice, come ha spiegato il professore William Bonapace, con Monica Monteu Giolitto redattore della parte riguardante la Valle d’Aosta, che la realtà dell’immigrazione è matura e non è un fenomeno di passaggio, ma anzi addirittura in crescita. Sul Corriere della Valle abbiamo dedicato ampio spazio all'argomento. Sul blog mi limito a riportare soltanto una sintesi del paragrafo dedicato a mercato del lavoro e imprenditorialità.

Il contributo dei lavoratori di origine immigrata al valore aggiunto della regione derivante dalla loro attività è pari, nel 2005, al 7% (8,8% a livello nazionale). Al 31 dicembre 2007, gli occupati nati all’estero sono 5.925, pari all’11,8 % del totale degli occupati nella regione. Di questi, il 43,1 % sono donne (2.554 unità), un valore superiore di ben 8 punti percentuali rispetto a quello rilevato per l’intero Nord Ovest (35,1 %), ma in linea con il dato nazionale (42,7%). I nuovi assunti nati all’estero nel 2007 sono stati 1.195, di cui 575 donne (48,1%). La loro età è in netta maggioranza riconducibile alla fascia compresa tra i 18 e i 40 anni (3.907 unità, pari al 66%), in linea con la situazione generale del paese. Allo stesso tempo, però, bisogna sempre tenere a mente che il 33% dei lavoratori di origine straniera è di età superiore ai 40 anni, un dato che indica che ci troviamo di fronte ad un fenomeno d’invecchiamento della forza lavoro straniera, non sempre adeguatamente tutelata e garantita. I principali settori occupazionali dei cittadini
immigrati risultano essere in primo luogo ancora quello turistico-alberghiero, che dà lavoro a 1.954 persone (33% vs il 30,8% del 2006), e il settore delle costruzioni, con 1.326 occupati nati all’estero (22,4% vs il 21,5% del 2006). L’industria in senso stretto, nei suoi diversi rami, occupa il 18,1% della forza lavoro immigrata, l’agricoltura il 5,2% (8,6% nel 2006), mentre il commercio al dettaglio il 4,5%. I paesi d’origine dei lavoratori immigrati ricalcano le dinamiche migratorie di questi ultimi anni, che hanno visto una crescita esponenziale della presenza dei cittadini dei paesi neocomunitari e in particolare della Romania. È infatti quest’ultimo paese che raccoglie il maggior numero di lavoratori/lavoratrici: 1.255 occupati, pari al 21,2 % di tutti gli
occupati nati all’estero, che sale al 25,6% se si escludono i lavoratori UE a 15 e gli svizzeri. Seguono i marocchini, con 1.016 persone (il 17,1 % del totale dei lavoratori nati all’estero e quasi il 21% con l’esclusione degli UE a 15 e degli svizzeri). Cresce nel 2007 il numero delle imprese con titolari stranieri provenienti da paesi a forte pressione migratoria (699, 10% in più rispetto
al 2006), con una concentrazione nel settore delle costruzioni (200) e nel commercio (142). I lavoratori extracomunitari iscritti all’ufficio del collocamento nel mese di gennaio 2008 erano 1.031 su 6.242 iscritti totali, pari al 16,5%. Un valore elevato rispetto all’incidenza degli stranieri sulla popolazione residente, segnale di una maggiore difficoltà di inserimento lavorativo (regolare), almeno per alcune frange del mondo dell’immigrazione. Come emerso anche in recenti ricerche (M. Fiorucci, W. Bonapace, a cura di,Immigrazione: dinamiche di integrazione e percorsi di inserimento in Valle d’Aosta, IRRE VdA, Aosta, 2007), una delle principali criticità del mondo del lavoro straniero è la scarsa mobilità ascendente degli immigrati, collocati in buona parte nei settori meno qualificati del mondo produttivo.
 

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