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22 giugno 2017

#Coldiretti: fondo #latte, fino al 30 giugno aperto lo sportello per le nuove domande


Le imprese produttrici di latte bovino potranno accedere, entro il 30 giugno 2017, alla misura del Fondo Latte destinata alla copertura dei costi sostenuti per interessi maturati su mutui bancari negli anni 2015 e 2016.

La misura prevede un contributo massimo di Euro 15.000,00 (pari al valore massimo del "de minimis" in agricoltura) per la copertura delle rate di preammortamento e di ammortamento (quota interessi) maturate e pagate negli anni 2015 e 2016 sui mutui bancari a medio-lungo termine.
Sono comprese anche le quote interessi corrisposte in vigenza di moratoria, ma non sono ammessi gli interessi di ritardato pagamento (e ogni altro onere connesso alla medesima operazione) e gli interessi corrisposti su operazioni a breve termine o a revoca.

Alla domanda, da effettuarsi online direttamente sul portale ISMEA (www.strumenti.ismea.it), andrà allegata:
1) la dichiarazione sugli aiuti "de minimis" percepiti negli ultimi tre anni;
2) la dichiarazione riportante i dati del certificato di iscrizione alla CCIAA;
3) la documentazione rilasciata dalla propria Banca attestante i costi sostenuti per gli interessi sui mutui bancari negli anni 2015 e 2016.


Gli uffici della Coldiretti Valle d'Aosta (ad Aosta, Châtillon e Verrès) sono a disposizione per ulteriori informazioni e per l'assistenza alle aziende interessate.

15 aprile 2016

#Coldiretti: avviso urgente per gli # allevatori sul Premio Latte 2015 - SCADENZA al 20 APRILE


Il direttore di Coldiretti Ezio Mossoni ci ha inviato questa nota che diffondiamo

«Con la “solita” tempestività Agea – l’agenzia per le erogazioni in agricoltura – ha comunicato la scadenza del premio latte 2016 alla data del 20 aprile.Il Premio è ricompreso nel pacchetto della nuova PAC – Politica Agricola Comunitaria – e deve essere presentato tramite i CAA – Centri di Assistenza Agricola – L’aiuto sarà erogato solo  ai produttori che hanno rispettato particolari caratteristiche di qualità del latte. I dati relativi alle analisi vengono forniti dal laboratorio dell’Assessorato all’Agricoltura  pertanto gli interessati che consegnano il latte ai caseifici non dovranno portare nessuna documentazione; invece le imprese agricole che trasformano direttamente il latte  dovranno presentarsi muniti del registro di contabilità vendite dirette aggiornato con tutti i dati del 2015. Alla stessa scadenza dovranno essere presentate le domande per vacche nutrici e macellazione bovini».

5 febbraio 2015

Delegazione #Coldiretti #Aosta a Torino per «Un Giorno da allevatore»

Una delegazione di Coldiretti Valle d’ Aosta parteciperà domani, a Torino, alla manifestazione a favore del latte italiano che Coldiretti ha organizzato nelle piazze delle maggiori città italiane.

Il mercato del latte sta attraversando un periodo difficilissimo, con prezzi alla stalla intorno ai 35 centesimi al litro, cifre che mettono in ginocchio il settore con ingenti quantitativi di latte e di cagliare che arrivano dall’estero e che, a causa della mancata tracciabilità del latte a lunga conservazione , vengono spesso spacciati per prodotto nazionale.

«Nella nostra Regione, al momento, non abbiamo preoccupazioni di quantitativi significativi di latte importati - ricorda il presidente della Coldiretti Giuseppe Balicco - la stragrande maggioranza del latte è destinato alla produzione di Fontina Dop che, come noto, si può realizzare solo con latte da razze valdostane e solo sul territorio della Regione Valle d’ Aosta; è chiaro, però, che i mercati sono collegati e ulteriori diminuzioni potrebbero presto preoccupare anche i nostri allevatori . Altra cosa il latte alimentare UHT e molti formaggi che arrivano tutti i giorni sulle tavole dei nostri consumatori i quali, quasi sempre inconsapevolmente, consumano materia prima proveniente dall’ estero».

Altre DOP, come come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, ad esempio, scontano l’inganno ai consumatori attraverso il "simil grana" prodotto nei paesi dell’ Est Europa e che sfrutta il richiamo all’ italianità attraverso la parola " grana".

I dati sono impressionanti: a fronte di 1,4 milioni di tonnellate di latte UHT solo cinquecentomila tonnellate provengono da stalle italiane, mentre mezzo milione di tonnellate di latte viene importato già pronto e confezionato.

Di cagliate e caseinati ne arrivano circa 1 milione di quintali all’anno che finiscono, per quasi un terzo in Campania e diventano mozzarelle senza latte.

Gli allevatori chiedono, tra l’altro:

  • Che venga introdotto l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte UHT;
  • Che - sembrerà paradossale - la definizione "formaggio " venga riservata esclusivamente a ciò che deriva dal latte fresco e non da diversi prodotti;
  • Di rendere pubblici i dati relativi alle importazioni di latte e di prodotti derivati dal latte, dati che oggi sono secretati e sono disponibili solo aggregati;
Il latte proveniente dall’estero a prezzi ridicoli e spacciato per italiano è responsabile della chiusura di quasi 10.000 stalle a livello nazionale dal 2008 ad oggi.

Il rischio reale è che si arrivi all’appuntamento dell’Expo dove è centrale il tema del cibo e verranno esposti i prodotti dell’eccellenza nazionale mentre le stalle chiudono a causa del crollo dei prezzi. «Quando una stalla chiude - conclude amaramente Balicco - è definitivo, non riaprirà mai più, ma forse è proprio quello che vogliono certe multinazionali dell’agroalimentare».


23 maggio 2014

#Coldiretti & Quote #latte: niente multe per gli allevatori

Niente multe latte per gli allevatori italiani quest’anno perché l’Italia non ha superato il proprio livello quantitativo di quota latte assegnato dall’Unione Europea. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che allevatori italiani di bovine da latte non devono versare il prelievo e tanto meno gli acquirenti devono trattenerlo. 

Il latte ceduto alle latterie dagli allevatori italiani è stato di 10,831 milioni di tonnellate, al di sotto - sottolinea la Coldiretti – del quantitativo nazionale delle consegne di latte assegnato all’ Italia che è di 10,923 pr l’annata che va inizia il fino al 1 aprile al 31 marzo. 

E’ il quarto anno consecutivo che la produzione nazionale - precisa la Coldiretti - rimane sotto il tetto massimo assegnato dall'Unione Europea all'Italia, oltre il quale scatta il cosiddetto splafonamento e le sanzioni conseguenti. Nel resto d’Europa molti Paesi grandi produttori di latte come Germania, Olanda, Danimarca, Irlanda, Austria e Polonia hanno chiesto tramite le loro Organizzazioni agricole un aumento del loro quantitativo assegnato dal momento che le loro produzioni di latte hanno abbondantemente superato la loro quota produttiva, con la Coldiretti che è stata l’unica Organizzazione italiana ad opporsi a questa ingiustizia nell'interesse dei propri allevatori. 

L'anno prossimo al 31 marzo cesserà il regime delle quote latte istituito nell'Unione Europea dai primi anni 80 per fronteggiare la sopra produzione di latte che però nel nostro paese copre appena il 65 % del fabbisogno nazionale con massicce importazioni di latte e prodotti succedanei che sta mettendo a serio rischio l’allevamento italiano della vacche da latte. 

La proposta di Coldiretti per fronteggiare il dopo quote parte innanzitutto dall'introduzione dell’ obbligatorietà dell’indicazione dell’ origine del latte su tutti i prodotti caseari non solo sul latte fresco, ma occorre anche combattere con tutte le forze in campo la grande battaglia dell’ agro pirateria sia all’ interno del nostro Paese che all’ estero. 

Si avvicina peraltro - conclude la Coldiretti – la straordinaria occasione dell’EXPO per far conoscere in tutto il mondo i grandi formaggi italiani DOP soprattutto in quei Paesi che hanno ampie fasce di popolazione sempre più abbienti perché saranno queste che potranno assicurare alle nuove leve di allevatori italiani il proprio futuro. 

2 febbraio 2014

Costo di produzione del #latte in Valle d'#Aosta: Così non va...

Tratto dalla rivista di Coldiretti «L'Agriculteur Valdôtain» ti propongo l'articolo dal titolo «Costo di produzione del latte in Valle d'Aosta». Il tema è di sicuro interesse.

L'INEA (Istituto Nazionale di Eco­nomia Agraria) ha elaborato - su incarico della Amministrazione 
Regionale - un interessantissimo studio sul costo di produzione del latte in Valle d'Aosta pubblica­to su un quaderno INEA a cura di patrizia Borsotto. Riprendiamo di seguito alcuni passaggi significati­vi e utili al mondo agricolo. I dati citati sono relativi al 2011. 

Intanto la produzione di latte, nel periodo 2007/2011 è risultato di circa 45.000 tonnellate medie an­nue registrando una progressiva diminuzione dei titolari di "con­segne" per circa il 15% (risultato della concentrazione delle aziende zootecniche) ma il quantitativo di latte consegnato ai caseifici è ri­masto costante per circa 33.000 tonnellate. A differenza delle altre regioni si registra una incidenza si­gnificativa delle "vendite dirette" con poco meno di 12.000 tonnel­late, ben il 27% della produzione mentre, nel resto d'Italia, la me­dia si aggira intorno a 3%. Da no­tare che il 64% degli allevamenti produce meno di 50 tonnellate an­nui dando un significativo segnale di forte permanenza sul territorio di aziende medio piccole.

L'INEA, nel suo studio articolato, ha tenuto conto della strutturazio­ne dei vari tipi di allevamento in­crociando tali situazioni con i costi espliciti (foraggi, mangimi, e spese generali) che quelli impliciti (am­mortamenti, costo lavoro, ecc). Sono stati analizzati quattro tipi di "gestione aziendale":

A) Aziende di fondovalle che af­fidano a terzi il bestiame per l'alpeggio: (523 aziende) sono generalmente costituite da un campione con un numero di UBA allevati piuttosto basso e il co­sto totale del processo è pari a 0,78 euro al chilogrammo.

B) Aziende di fondovalle che mantengono in loco i capi tut­to l'anno non praticando l'al­peggio (273 aziende) anch'esse con un numero di capi basso ma con un costo totale migliorato rispetto alla situazione prece­dente con un costo totale del processo pari a 0,69 euro al chi­logrammo.

C) Aziende che praticano fondo­valle e alpeggio solo con i pro­pri capi (92 aziende): le mandrie sono composte - mediamente - da 55 UBA con 32 capi lattiferi e una produzione di circa 35 quintali per capo. Il costo del processo risulta, mediamente, di 0,79 euro al chilogrammo.

D) Aziende che praticano fondo­valle con i propri capi e alpeg­gio prendendo in affida anche capi da terzi: (306 aziende) tali aziende rappresentando la tipica azienda valdostana. Tali aziende sono in crescita, era­no 250 nel 2007 e quasi 400 nel 2011. Tale organizzazione aziendale è - indubbiamente - la migliore, arrivando ad una per­formance di 0,62 euro per chi­logrammo

Fin qui le analisi dell'INEA, a noi rimane l'amaro compito di rilevare, ancora una volta, come il settore agricolo sia strangolato dai costi di produzione che sono in continuo aumento mentre i ricavi sono fer­mi a quanto si ricavava anni fa. Si fa presto a dire che chi conduce in alpeggio propri capi e capi presi in affida da terzi riesce a mantenere i costi (sigh!) in 0.62 euro al chilo. Sappiamo tutti che si tratta delle aziende più strutturate ma sappia­mo tutti che sono rr a numero chiu­so"! gli alpeggi quelli sono, e non possiamo certo farli crescere, anzi sono inflazionati da un mercato che - abbiamo visto anche questa primavera in occasione di alcune aste comunali- porta i conduttori a fare offerte di canone affitto sempre più importanti andando cosi - di fatto - a diminuire costan­temente i ricavi. La maggioranza delle aziende zoo tecniche è costi­tuita da allevatori che affidano in estate in proprio bestiame a terzi, il tessuto naturale è quello ed è, quindi, facile ipotizzare un costo medio generalizzato molto vicino ai 0,78 euro per chilo.
Se rapportato ai ricavi diventa ve­ramente difficile immaginare una corretta gestione aziendale che ritenga gli aiuti una integrazione del reddito agricolo ma, di fatto, si rischia che l'aiuto venga ritenu­to, esso stesso, il reddito agricolo, con evidenti rischi alla sopravvi­venza considerando che gli aiuti dipendono da altri fattori che non quelli gestionali dell'impresa agri­cola.

30 maggio 2013

#Coldiretti: Quote #Latte - Anche in Valle d'#Aosta niente multe per gli #allevatori

Scongiurato il rischio multe per le quote latte nella campagna 2012-2013, con la produzione nazionale che è rimasta sotto il fatidico tetto dei 10 milioni e 883mila tonnellate assegnato dall’Unione Europea all’Italia, oltre il quale scatta il cosiddetto splafonamento e le sanzioni conseguenti. 


E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Agea dai quali è giunta la conferma che il quantitativo consegnato, rettificato in base al tenore di materia grassa, è inferiore alla quota di consegne nazionale, adeguata con le mobilità temporanee, pari a 10.871.559 tonnellate.

Dopo le maggiori produzioni del primo trimestre della campagna lattiera, in cui si è assistito ad un notevole aumento delle consegne di circa il 3-4 per cento rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno che aveva provocato un diffuso allarme tra gli allevatori, c’è stata una lenta regressione dei livelli produttivi nei mesi da luglio ad ottobre, che ha avuto una decisa accelerata dal mese di dicembre. Il trend di calo è quindi
proseguito anche a gennaio, febbraio e marzo.

Naturalmente si tratta di un’ottima notizia anche per quei produttori Valdostani che, per diversi motivi, hanno superato, nella campagna scorsa il loro quantitativo di riferimento. Per questi – già da subito – viene bloccato il cosiddetto “superprelievo” relativo a marzo 2013, che ammonta a circa 28 centesimi per ogni chilo di latte prodotto ed eccedente la propria quota. E’ allo studio il provvedimento di restituzione, che naturalmente auspichiamo, delle somme già trattenute nei mesi scorsi. 

Va ricordato che la programmazione Comunitaria agricola in discussione prevede l’abolizione del regime delle quote latte dal primo aprile 2015. Su tale indicazione convergono sia la Commissione, che il Palamento e il Consiglio dell’UE, per cui, secondo Coldiretti «la norma dovrebbe essere pressoché certa». 
 

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