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10 settembre 2015

#GamberoRosso: sono sei i #TreBicchieri2016 della Valle d'#Aosta



La guida del Gambero Rosso regala alla Valle d'Aosta uno splendido risultato.
Sono ben sei i Tre Bicchieri 2016
Ecco l'elenco:

Valle d'Aosta Chambave Moscato Passito Prieuré '13 - La Crotta di Vegneron
Valle d'Aosta Chardonnay Cuvée Bois '13 - Les Crêtes
Valle d'Aosta Petite Arvine '14 - Elio Ottin
Valle d'Aosta Pinot Gris '14 - Lo Triolet
Valle d'Aosta Pinot Noir Semel Pater '13 - Maison Anselmet
Valle d'Aosta Syrah '13 - Rosset Terroir 


Ma non solo va alla Valle d’Aosta il premio speciale Dolce dell’Anno con la versione di Chambave Moscato Passito ’13, il Prieuré della Crotta di Vegneron.

Il giudizio è davvero entusiastico e te lo riporto qui sotto.

«La Valle d’Aosta del vino offre uno dei panorami più affascinanti sotto il profilo dei paesaggi e delle varietà autoctone. Non troverete in nessun’altra regione d’Italia (e in pochissime nel mondo) vigne oltre i 1200 metri di quota. Nessun altro terroir può vantare una tradizione di viticoltura di montagna plurimillenaria come quella valdostana. Il fascino di questi vini antichi, vere sfide alla natura, ci ripaga anche dell’unico neo di questa bella storia, la difficoltà di reperimento legata all’esiguità di queste produzioni.
Quest’anno c'è una crescita, particolarmente sensibile tra quei produttori che cercano di esprimere le potenzialità di queste straordinarie vigne d’alta quota e dei vitigni autoctoni valdostani. E il risultato c'è: va alla Valle d’Aosta il premio speciale Dolce dell’Anno (una sfolgorante versione di Chambave Moscato Passito ’13, il Prieuré della Crotta di Vegneron) e il numero dei Tre Bicchieri sale a 6, massimo storico per la Valle. I tre bianchi sono dei classici, ma molte belle notizie vengono dai rossi. Massimo premio per due straordinari rossi da vitigni internazionali che però qui hanno trovato un habitat interessantissimo, che gli permette di esprimere con eleganza i caratteri varietali senza rinunciare alla tipica impronta alpina. Buone prove anche da numerosi Fumin, Cornalin, Mayolet e Vuillermin, ma anche Nebbiolo.
Segnali più che positivi. I giovani stanno tornando a coltivare le vigne eroiche di montagna, determinati a raccontare storie enologiche sempre più fascinosamente locali, che non possono prescindere dallo straordinario patrimonio di esperienze della tradizione e dalla ricchezza di varietà autoctone».



2 ottobre 2013

#Vino: ti spiego come nascono i Tre Bicchieri valdostani!


Qualche settimana fa ho dedicato un post ai nuovi tre bicchieri valdostani. E così avevo concluso il mio scritto: «Di Barro e Château Feuillet sono sicuramente meritevoli ma è possibile che la «truppa» valdostana non potesse passare da sei a otto?». Con piacere ho scoperto che qualcuno si è sentito in dovere di rispondermi e spiegarmi come vengono decisi i 3 bicchieri ai piedi delle Alpi.

A riferirmi il tutto è il contatto valdostano del Gambero Rosso che ormai da cinque anni dà il via ad una macchina seria e complessa. Il nome non è importante. Chi ha voluto informarmi non cerca pubblicità personale. Non ne ha bisogno. La prima cosa che mi ribadisce è che ha accettato di farsi carico di questo ruolo (che ha più oneri che onori) a patto di avere “campo libero”. 

Inutile dire che il personaggio in questione è uno dei massimi esponenti della cultura del vino nella nostra regione (e non solo)e ha un grande credito a livello nazionale e internazionale. Un credito che spende con convinzione a beneficio della Valle d’Aosta. Il premio a La Vrille come miglior passito italiano ne sono un esempio. Il Gambero Rosso anche in presenza di una qualità elevata non prende in considerazione produzioni inferiori alle 6000 bottiglie. Ma come disse lui ai signori del Gambero Rosso: «se il vino è buono il problema del numero di bottiglie è del produttore». E così fu.

Ma torniamo all’iter che porta al 3 bicchieri. Prima di tutto a priori non c’è nessun numero stabilito. Il Gambero rosso interpella tutti i produttori affinché inviino le loro bottiglie. Queste arrivano presso un Centro raccolta in Valle d’Aosta, l’addetto al centro numera e copre le bottiglie dividendole per tipologia. Arriva poi la Commissione che fa la degustazione al buio. 

La Commissione è composta da un rappresentante di zona, uno del Gambero Rosso, un giornalista e due esperti provenienti dall'estero. 

Le regole sono precise. I vini che raggiungono o superano i 90 centesimi si inviano a Roma, per quelli fermi a 89 se ne discute. In questi ultimi cinque anni la media di vini inviati è stata fra i 17 e i 20. Quest’anno sono stati 17. 

A Roma i vini vengono nuovamente divisi e separati. Gli Chardonnay con i Chardonnay, gli autoctoni, come ad esempio la Petite Arvine, con vini similari. Le commissioni sono estratte a sorte e poi la prassi è identica a quella regionale:  90 centesimi significa 3 bicchieri,  89 si discute. 

I vini valdostani quest’anno hanno abbondantemente superato i 90 centesimi.
 

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