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19 settembre 2011

Tibaldi (Pdl): Un'Assemblea regionale da 21 Consiglieri

Enrico Tibaldi
Me ne ero già occupato il 14 agosto. Ecco perchè mi sembra giusto ospitare anche su questo blog l'articolo che ho scritto per il Corriere in merito alla proposta di Legge costituzionale del consigliere Enrico Tibaldi (Pdl). Anche perchè si tratta solo in apparenza di un tema istituzional-politico. Come si sceglie e si seleziona una classe dirigente è un pilastro fondante di un sistema paese. Non trovate ancora riferimento alle proposte del Partito Democratico e di Alpe (di cui leggerete sul Corriere la prossima settimana). Suggerimenti validi, ma il taglio da 35 a 30 mi appare come troppo timido.
«Dobbiamo dare l’esempio noi per primi. Sono convinto che questa scelta ci darà l’autorevolezza necessaria per ulteriori tagli significativi ai costi della politica. E’ però fondamentale che siamo noi i primi a fare  sacrifici». Così il consigliere del Pdl Enrico Tibaldi (in non casuale solitudine) ha presentato, in una conferenza stampa presso l’Ad Forum di Aosta, una proposta di legge costituzionale per modificare l’articolo 16 dello Statuto speciale per la Valle d’Aosta. In particolare, il primo comma del medesimo articolo che stabilisce il numero dei Consiglieri regionali. La proposta è passare dagli attuali 35 a 21. «Nel corso degli ultimi vent’anni, - osserva Tibaldi - il Consiglio regionale ha subìto una sostanziosa riduzione delle sue funzioni istituzionali e amministrative, che sono state gradualmente trasferite e concentrate nella Giunta regionale. Il depauperamento funzionale dell’assemblea regionale costituisce la risultante di precise scelte politiche che hanno privilegiato il potenziamento dell’organo esecutivo a discapito di quello legislativo: il Consiglio, pur rimanendo il luogo principale del confronto e dell’indirizzo politico, riveste un ruolo residuale nelle atre funzioni istituzionali, tra le quali quella di iniziativa legislativa, ormai prioritariamente svolta dall’esecutivo». Ma sin qui il ragionamento potrebbe apparire riduttivo, quasi che la legge si limitasse a ratificare una sostanziale inutilità dei consiglieri regionali, soprattutto dei “peones” della maggioranza. In realtà Tibaldi, numeri alla mano, fa notare come «oggi, ogni consigliere regionale rappresenta mediamente 3.600 cittadini e che tale rapporto è sicuramente sproporzionato se confrontato con quello di altre realtà regionali, speciali od ordinarie. La riduzione dei componenti permetterebbe di elevare questo rapporto a un valore più adeguato alla situazione contingente (un consigliere ogni 6.000 abitanti)». Un’eventualità che, comunque, manterrebbe la Valle fanalino di coda a livello nazionale visto che il Molise, che occupa la penultima piazza, ha un consigliere ogni 10.608 abitanti.
Va da sé che una simile riduzione potrebbe avere effetti anche sulla legge elettorale (il meccanismo delle tre preferenze necessiterebbe di qualche modifica) ed inoltre ci potrebbero essere delle ricadute sugli enti locali. «L’aspetto congiunturale – precisa Tibaldi - non è comunque di secondaria importanza, visto che riguarda il contenimento dei costi della politica. Si tratta di un argomento particolarmente sentito dall’opinione pubblica, che chiede giustamente e da tempo una sforbiciata al numero e agli emolumenti di coloro che si dedicano all’amministrazione della cosa pubblica, a prescindere dal livello istituzionale preso a riferimento». «Le risorse disponibili – prosegue il consigliere - sono in costante diminuzione e, per tale ragione, una revisione numerica al ribasso della composizione del Consiglio Valle costituisce non solo un risparmio finanziario tangibile nei capitoli del bilancio regionale, ma è soprattutto un buon esempio offerto dalla massima assemblea ai cittadini residenti, che sono anche contribuenti; tale esempio potrà essere mutuato con analoga convinzione presso gli enti locali della Valle d’Aosta».

23 giugno 2011

Cva: Utile netto da 78,3 Milioni di Euro

Riccardo Trisoldi (Cva)

Utile netto da 78,3 milioni per la Compagnia Valdostana delle acque. 125,3 ante tasse, dato tutt’altro che irrilevante visto che  i 10 decimi del riparto fiscale oggi  rimangono sul territorio regionale. Se il 2009 con i suoi 82 milioni era già stato annunciato l’anno scorso dai vertici della Cva  come un anno da record, difficilmente ripetibile, di sicuro l’assemblea dei soci, giovedì scorso,  non ha disdegnato uno score comunque superiore a quanto ottenuto nel 2008 (70,6), nel 2007 (61,6), nel 2006 (55,1) e nel 2005 (51,9) e che consolida ulteriormente la posizione finanziaria attiva dell’azienda pari, come si rileva dalla relazione al bilancio, a 250 milioni, contro i 220 del 2009 e i 130 del 2008. Lieve il calo nella produzione passata da 4,1 miliardi di Kwh a 4. A quota 17.900 i clienti (soci compresi) con una crescita riconducibile soprattutto al segmento dell’utenza domestica valdostana. Stabili i dipendenti: 368 contro i 371 dell’anno precedente. 

«Nel corso del 2010 – ha spiegato il Presidente Riccardo Trisoldiè proseguito poi il nostro impegno nel diversificare la produzione di energia da fonti alternative con  l’impianto fotovoltaico di Alessandria pari a 7,3 Mwh di picco e quello di la Tour a Quart (località della cintura di Aosta ndr) con i suoi 187 Kwh. Quest’anno metteremo in produzione un nuovo campo, sempre in Piemonte, con un potenziale di 5Mwh». 

Nel frattempo Cva è particolarmente attiva sul fronte delle nuove acquisizioni. Non va dimenticato che la Giunta ha conferito l’incarico a Finaosta per l’acquisto, da parte della partecipata CVA, del 51 % del capitale sociale delle società Deval e Vallenergie, operanti sul territorio valdostano e controllate da Enel spa, operazione ovviamente quasi contemporanea alla cessione da parte della stessa finanziaria regionale sempre a Cva del 49 %  del capitale sociale delle due società. Un’operazione da 37,2 milioni di euro.  Si riesce così a mettere sotto uno stesso tetto l’intero comparto elettrico regionale visto che Deval distribuisce l'Energia Elettrica all'utenza regionale e Vallenergie esercita l’attività di vendita di energia elettrica ai clienti in maggior tutela. 

«L’operazione – spiega Trisoldi – è stata definita negli aspetti contrattuali. Ora però considerate le dimensioni di Cva è necessario sottoporre l’accordo all’Autorità garante della Concorrenza e del mercato, attualmente sospensivamente condizionato a questo parere. Quando ci giungerà il parere favorevole potremo perfezionare l’operazione con il pagamento e il passaggio delle quote. Confidiamo di avere la risposta entro la fine di giugno». 

L’attività della società sarà oggetto oggi di una interpellanza dei consiglieri di opposizione dell’Alpe. Sotto esame l’acquisizione del 35% della Water Gen Power, società genovese già in passato al centro delle attenzioni del consiglio regionale per via di alcune interpellanze del consigliere Enrico Tibaldi (Pdl) sulla qualità della fornitura per una commessa di turbine di provenienza cinese. I consiglieri di Alpe nello specifico chiedono quali siano le finalità dell’acquisizione e le logiche che ispirano la scelta di diventare socio di una società fornitrice di materiale. «Il sistema degli incentivi per le fonti rinnovabili in pesante contrazione e le sempre maggiori difficoltà che incontriamo nel potenziamento o nella costruzione di nuovi impianti idroelettrici, unitamente alle crescenti richieste degli stakeholders - ha concluso Trisoldi - ci impongono uno sforzo di riduzione dei costi a partire, ad esempio, anche dai componenti elettromeccanici. Con questo ingresso minoritario puntiamo a consolidare un canale di fornitura con il mercato cinese che si è dimostrato soddisfacente sia sul fronte della qualità che del prezzo».

25 marzo 2011

News Flash 4 - Water Gen Power Querela Tibaldi

Inaspettato colpo di scena...con retrogusto al pesto (non cinese ovviamente...).

28 settembre 2010

Una Deval Vale un Voto a Berlusconi?

Per Enrico Tibaldi of course. Vedremo domani se si tratta di un'opinione condivisa dal Senatore Antonio Fosson (e da tutto lo Stato maggiore dell'Uv). Pregevole poi l'utilizzo da parte del consigliere pidiellino, ammantato di soave ironia, del termine «restitution».
Il quesito tuttavia - permettetemi - può porsi anche in senso inverso. Il voto di Fosson vale una Deval?

19 luglio 2010

Agosto Caldo alla Verrès SpA

Vi invito a leggere un post di Enrico Tibaldi dal titolo «Verrès SpA, agosto caldo per l’occupazione» che offre qualche informazione in più sui problemi che sta affrontando la società della bassa valle che opera nel settore della monetazione.

24 gennaio 2010

Casa da Gioco di Saint-Vincent sotto il Muro dei 100 milioni

Per la prima volta nell’ultimo decennio i ricavi della Casa da Gioco di Saint-Vincent abbattono il muro psicologico dei 100 milioni. Il 2009 chiude con ricavi pari a 94,47 milioni, 7,78 in meno rispetto ai 102,25 dell’anno precedente. Il dato è ancora più impressionante se si guarda al trend dal 1999 ad oggi. I giochi francesi hanno dimezzato i loro introiti (da 46 a 22,76 milioni), mentre quelli americani registrano un calo più contenuto: 46, 2 nel 1999 e 42,5 nel 2009, ma con una punta di 67 nel 2004, ai tempi di Alberto Arrigoni. Unico dato in controtendenza gli ingressi: dopo 12 anni, nei quali la media annua di perdita era del 5% circa, sembra essersi finalmente invertito il trend negativo delle presenze che hanno fatto registrare una crescita, anche nell’ultimo mese dell’anno (+10,6%), raggiungendo quota 60.583, presenze che su base annuale aumentano del 4,9%, per un totale di 589.328 ingressi, 27.474 in più rispetto al 2008. Un dato non attribuibile soltanto ai residenti, che da alcuni mesi possono frequentare alcune zone dedicate ai giochi elettronici: gli ingressi «valdostani» sono stati 13.339, inferiori al 50% dell’incremento consolidato nel 2009.


Nell’ultimo giorno dell’anno l’afflusso è stato decisamente superiore rispetto al 2008, gli ingressi registrati nella notte di San Silvestro sono stati 5.285. Nel periodo tra il 25 il 31 dicembre, l’incremento, rispetto all’anno precedente, è stato pari a 4.051 presenze. L’amministratore unico Luca Frigerio ritiene tuttavia «inutile per non dire impossibile, continuare a fare paragoni con il passato quando si analizzano le performance dei Casinò su base annuale».

Per Frigerio l’anno che si è appena concluso ha confermato che lo scenario in cui operano i Casinò italiani è radicalmente cambiato. Non solo, i cambiamenti sono continui e molto rapidi. «Il Mercato – osserva - non è più quello di 10 anni fa, ha raggiunto piena maturità, le abitudini dei giocatori e il loro profilo sono molto diversi e gli introiti non possono essere paragonati a quelli anche solo di 2 o 3 anni fa. I fattori sono molteplici e complessi, sicuramente l’attore principale, e più importante, che interviene sulla scena, è lo Stato attraverso il lancio di nuovi prodotti nell’ambito del cosiddetto Gioco Pubblico, come ad esempio le Video Lottery, un prodotto che genererà una nuova forte concorrenza, o l’introduzione di provvedimenti legislativi che rischiano di condizionare pesantemente la marginalità e l’operatività delle Case da gioco italiane».

Il 2010, in questa logica, dovrebbe rappresentare una sorta di “Anno Zero” in cui si capirà la reale tendenza del Mercato e durante il quale si potrà verificare se la fase di congiuntura economica negativa sarà, o meno, superata. «Per il Casinò di Saint-Vincent il 2009, grazie al contenimento dei costi di gestione e nonostante i significativi investimenti affrontati, - sottolinea Frigerio - si chiuderà con un margine positivo decisamente superiore alle aspettative e con all’orizzonte ancora la sfida del “cambiamentoe dell’innovazione: sarà infatti aperta nel 2010 la nuova Sala Giochi di 1.700 mq, verranno progettati e avviati i lavori di ristrutturazione della Casa da gioco, si affronterà la fusione con la società di gestione del Grand Hotel Billia, con l’obiettivo di rilanciare in tempi rapidi l’attività della struttura che ha interesse certamente strategico per il Casinò».

Chi invece non rinuncia ad uno sguardo più complessivo sull’attività della Casa da Gioco è Enrico Tibaldi, consigliere regionale di opposizione del Pdl, da sempre attento osservatore delle vicende del Casinò. «Nel decennio appena trascorso – osserva Tibaldi - la Casa da gioco ha subito una metamorfosi non indifferente nella sua natura giuridica e nei suoi rapporti con l’ente Regione. Archiviata nel 2003 la formula commissariale della Gestione Straordinaria, è stata poi istituita la Casinò S.p.A. che, a fronte di un’apparente configurazione privatistica, non si discosta nei metodi direzionali e nel controllo politico dallo schema preesistente. Più marcati sono invece i divari numerici. Le quasi 800 mila presenze dell’inizio del millennio si sono ridotte a 589 mila a fine 2009 e gli incassi sono scemati da una quota oscillante intorno ai 148 milioni annui ai poco più di 94 dello scorso anno. La sopravvivenza dell’azienda è stata garantita dalle continue ricapitalizzazioni societarie e grazie soprattutto a una consistente revisione delle aliquote di ripartizione del gettito a favore del Casinò, al punto che la società oggi trattiene il 90% dei ricavi. Non è difficile fare quadrare i bilanci con questi presupposti».

15 dicembre 2009

Le Domande di Tibaldi su Cva

Segnalo un interessante post sul blog di Enrico Tibaldi dal titolo «Cva, dalla Cina con furore».
Se qualche dirigente di Cva fosse già on line e avesse voglia di rispondere a qualcuno dei quesiti sappia che lo spazio commenti è tutto suo... Diversamente aspetterò pazientemente il Consiglio regionale di domani...

21 novembre 2009

Zona Franca Montana: Strada Difficile


Strumento di rilancio e non aiuto camuffato. Sull’ipotesi di zona franca montana (Zfm) avanzata dal Presidente della Giunta Augusto Rollandin la Presidente di Confindustria Valle d’Aosta ha indubbiamente le idee molto chiare. «Istituire una zona franca di montagna – commenta - va bene a condizione che serva alle imprese per investire in tecnologie e per crescere, per qualificarsi, per creare filiere e reti tra le aziende e non diventi solo una occasione per chiuderci in noi stessi, nel nostro campanilismo, una scappatoia per coprire i maggiori costi perché la competizione oggi è globale e non si gioca su qualche aiuto pubblico».

La storia
L’argomento Zfm era già stato introdotto a inizio legislatura da Rollandin. Il presidente aveva allora dichiarato al Sole 24 Ore Nord Ovest di voler «capire se possiamo creare delle piccole aree, magari nella media montagna, dove insediare attività ad alta tecnologia con un numero significativo di ricercatori». Si parlò anche di una formula sperimentale allo studio di cui però poi si persero le tracce. Il tema è tornato in agenda in seguito all’approvazione da parte del Governo di 22 zone franche urbane (quasi tutte situate al Sud con l’eccezione della ligure Ventimiglia) e, soprattutto, dopo l’autorizzazione della Commissione europea che ha constatato come la creazione di questi nuovi soggetti non incida sulla concorrenza in maniera sproporzionata. Queste zone godranno infatti di un regime di esenzioni fiscali a favore delle piccole e micro imprese che iniziano una nuova attività economica. In particolare, le imprese in queste aree beneficeranno di un’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’imposta regionale sulle attività produttive, dall’imposta comunale sugli immobili e dai contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente.

Una sorpresa
L’ok di Bruxelles ha sorpreso il mondo politico valdostano. Enrico Tibaldi, consigliere di opposizione del Pdl ha addirittura lanciato l’accusa di doppiopesismo. Bruciante per la Valle la perdita dei buoni di benzina sancita dall’Unione Europea e definitivamente confermata circa un mese fa. «È triste constatare – ha commentato Tibaldi - che l’Europa usi più pesi e più misure nel definire la legittimità delle zone franche, guardando con occhio favorevole alcune situazioni e voltando le spalle ad altre». «Se nel definire queste 22 nuove aree - ha aggiunto il consigliere di centrodestra - è valso il criterio dello svantaggio socio-economico, vale la pena ricordare a Bruxelles che la montagna rappresenta intrinsecamente una condizione difficile per la vita dei suoi abitanti, sia per l’orografia accidentata, sia per il clima più rigido, sia per i trasporti e le comunicazioni e - non ultimo - anche per l'insediamento e lo sviluppo di attività economiche».

L'azione della Giunta
Rollandin ha evitato di polemizzare con i vertici comunitari e in occasione della Conferenza dei presidenti delle Regioni ha preso la parola per sottolineare che «è necessario approfondire le problematiche istituzionali e finanziarie del sistema montagna per giungere alla definizione degli aspetti di coesione territoriale e quindi poter sviluppare politiche mirate per i territori montani. Da qui la necessità dell’istituzione di Zone Franche Montane, simili a quelle Urbane, per garantire le agevolazioni e gli incentivi previdenziali e fiscali in grado di attrarre gli investimenti di capitale e sostenere le imprese, con benefici per l’occupazione». La strategia d’ora in poi dovrebbe dipanarsi secondo due filoni: da un lato l’impegno del presidente all’interno del Comitato montagna Stato-Regioni da lui presieduto con l’obiettivo di raccogliere la solidarietà più ampia possibile intorno al tema e dall’altro la messa a punto di uno studio per presentare il progetto di zona franca montana». «Si tratta di una strada molto in salita – osserva Roberto Franzé, docente di diritto tributario della facoltà di Economia di Aosta -. La stessa concreta applicazione delle Zfu è tutta da verificare. Di certo – dati per assodati i rigidi limiti comunitari in materia di aiuti di Stato – l’unica carta da giocare è quella della montagna come zona svantaggiata». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 18 novembre 2009)

3 novembre 2009

Quale Futuro Possibile per l'Area Tecdis?


A dicembre saranno due anni che l’area dell’insediamento ex Tecdis è tornata alla Regione Autonoma Valle d’Aosta attraverso la sua società controllata «Vallée d’Aoste Structure». Ben 16.660 mq, di cui più di 10.000 adibiti a produzione e magazzini, 1.700 ad uffici, e il restante per servizi, aree comuni e locali tecnici, che in passato hanno dato lavoro a circa 300 dipendenti. Ma si tratta per il momento di un possesso aleatorio in quanto i tempi lunghi della curatela fallimentare rallentano lo svuotamento dell’insediamento e ne condizionano la disponibilità, impedendone una riconversione per l’avvio di nuove attività imprenditoriali in Châtillon. «Un peccato – commenta Enrico Tibaldi, consigliere del Pdl che sull’argomento ha scritto una lettera alla Giunta regionale – perché nonostante la crisi c’è tuttavia un fermento locale, costituito da piccoli imprenditori che guardano con attenzione agli immobili di Viale della Stazione per espandere o reinsediare la propria attività, vista anche la scarsa disponibilità di altre superfici edificabili nel comprensorio».

Esiste poi un altro scoglio da superare costituito dalla scelta strategica di Valle d’Aoste Structure, condivisa dal punto di vista politico dall’Assessore alle Attività Produttive Ennio Pastoret, in base alla quale «l’insediamento di un unico imprenditore è sicuramente auspicabile considerato l’alto potenziale dell’immobile, per il quale l’ipotesi di suddivisione fra più aziende introdurrebbe la necessità di sostenere consistenti investimenti che non sono necessari nel primo caso».
Per l’area le stime possibili variano su una forbice che va da 6 a 7 milioni.

I pretendenti
In effetti le dichiarazioni di interesse per l’area non mancano, ma a fronte di un affitto (se proprio non è possibile una vendita) a lotti e non in blocco. Francesco Mauris dell’azienda Doucevallée, impresa specializzata nella lavorazione dei piccoli frutti, è uno di questi imprenditori. «Le nostre coltivazioni – racconta Mauris – si trovano sulla collina di Châtillon. Stiamo perciò cercando da tempo un’area di circa 500 metri per potere espandere la lavorazione dei nostri prodotti. L’-ex-Tecdis sarebbe perfetta. Se alla fine non troveremo dovremo lasciare Châtillon». Rino Comito, responsabile del punto vendita Conad, fino a qualche mese fa era a caccia di circa 1500 metri quadri. «I 980 metri quadri della sede precedente non ci bastavano più – osserva -. Per questo ho visitato l’area. Rispondeva bene alle nostre esigenze. Purtroppo i tempi hanno cominciato ad allungarsi ed oltretutto da parte della Regione era stata manifestata chiaramente la preferenza per un unico acquirente di conseguenza mi sto orientando altrove». Fra i primi fautori entusiasti di una cordata di imprenditori castiglionesi nell’area ex-Tecdis Giorgio Baldelli, titolare dell’azienda omonima che commercializza registratori di cassa e macchine per la casa professionali. «Le soluzioni – osserva – sono due: o realizzare un enorme centro commerciale con 40-50 esercizi oppure definire 10-15 attività interessate ad insediarsi nell’area. Con il passare del tempo è inevitabile che gli imprenditori si guardino intorno perché devono dare risposte celeri ai loro business. Io stesso ho già provveduto ad acquistare l’area di 1000 metri di cui avevo bisogno. Ancora oggi c’è comunque chi guarda all’ex-Tecdis con interesse».

Il futuro
«Nel corso di un recente incontro, - precisa l’Assessore Pastoret - Vallée d’Aoste Structure ha nuovamente rappresentato alla curatela fallimentare i danni economici conseguenti il mancato utilizzo dell’immobile. La curatela per uscire dall’empasse ha espresso la propria disponibilità a depositare presso il Tribunale fallimentare un’istanza che l’autorizzi a trasferire, a un costo simbolico, i beni mobili a Vallée d’Aoste Structure a fronte dell’accollo di oneri e responsabilità della custodia, della rottamazione o della cessione a terzi». In sintesi gli impianti risultano ormai così obsoleti che perfino sgomberarli è diventato un costo insostenibile. Insomma per il 2010 sembra aprirsi qualche spiraglio. «Sono al vaglio – conclude l’assessore - le soluzioni percorribili per poter entrare definitivamente in possesso dell’area, tenuto conto che l’iter individuato per il trasferimento a Structure dei beni costituenti la massa fallimentare, dovrà essere necessariamente autorizzato dal Tribunale». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 29 ottobre 2009)

9 ottobre 2009

Un Blog, Tibaldi e la Tecdis


Spesso tiro le orecchie ai politici valdostani perchè su internet si fanno vedere poco e sembrano non amare l'on line che, forse, ad alcuni non piace perchè permette un contatto poco elettorale. Nessuna pacca sulla spalla all'interlocutore che mi chiede informazioni, nessuna stretta di mano a sancire il fraterno rendez-vous, nessuna possibilità di intessere (in maniera del tutto legale sia chiaro) un rapporto umano da trasformare in voto nell'urna. Insomma nell'on line o hai delle cose da dire e sai che cosa dire oppure sei fritto. Tutto il resto è relativo.

Abbandonando però questi ameni ragionamenti degni di un trattato in tre volumi di antropologia politica sono piacevolmente rimasto sorpreso dal blog di Enrico Tibaldi che offre numerosi spunti di riflessione, ricavati dalla sua attività di consigliere regionale del Pdl.

In particolare ho trovato interessante la sua proposta di riorganizzare il sito Tecdis per più imprenditori. Vi invito perciò a leggere il suo post direttamente nel suo blog.
Un'unica pecca. Aprirei i post alla possibilità di commentare, magari con un'attenta attività di moderazione, che personalmente consiglio sempre a chi si cimenta in simili avventure. Premesso che, purtroppo, sono pochi i valdostani che lasciano commenti nei blog e che c'è sempre qualche «Troll» pronto a catapultarsi negli spazi liberi della rete, in via di principio mi sembrerebbe un bell'atto di democrazia web 2.0.

25 febbraio 2008

Cresce la spesa per le consulenze in Valle d'Aosta

Cresce la spesa per consulenze e incarichi in Valle d’Aosta (Vedi tabella). Dai 3,23 milioni del 2006 ai 4,35 del 2007, con una previsione di 5,88 milioni per il 2008 (quest’ultimo dato però, a detta dei tecnici regionali, è fisiologicamente sovrastimato). Nella piccola regione autonoma la materia è normata da un decennio attraverso la Legge regionale n. 18 del 28 aprile 1998 «Norme per il conferimento di incarichi a soggetti esterni all’Amministrazione regionale, per la costituzione di organi collegiali non permanenti, per l’organizzazione e la partecipazione a manifestazioni pubbliche e per azioni promozionali e pubblicitarie».
In base a questa normativa presso la segreteria della Giunta regionale è tenuto un elenco cartaceo, costantemente aggiornato e pubblico, degli incarichi conferiti nel quale sono indicati l’oggetto dell’incarico, i soggetti destinatari e i compensi previsti.
«La legge regionale n. 18/1998 – spiega Peter Bieler, coordinatore del Dipartimento bilancio, finanze, programmazione e partecipazioni regionali - prevedeva già fin dall’inizio il rispetto del principio di trasparenza, in quanto all’art. 10 istituiva l’elenco degli incarichi conferiti. Tale elenco trimestralmente aggiornato viene pubblicato sull’albo notiziario della regione, oltre che mediante comunicazione al Consiglio regionale. E’ in corso la predisposizione della pagina del sito web per una ulteriore pubblicazione. Peraltro, come noto, tutte le deliberazioni sono pubbliche e disponibili sul sito, ciò che manca è un elenco organizzato, ma le informazioni sono disponibili per i cittadini». Lista che sarà messa on line nel corso del 2008. Fra gli incarichi più significativi va segnalato il recente rinnovo (26 gennaio 2008) al prof. avv. Gianfranco Garancini e all’avv. Antonella Banfi dello Studio Legale «Garancini e Associati» di Varese, dell’incarico per undici mesi di prestare alla Regione consulenza in materia giuridico-amministrativa di 134.640 euro oppure quello di 207.000 euro alla società Ambrosetti di Milano per l’elaborazione del Piano strategico regionale di posizionamento e sviluppo del territorio. Sulla materia è spesso acceso il dibattito con le opposizioni. Enrico Tibaldi (Casa della libertà) ritiene che il ricorso alle consulenze da parte dell’amministrazione regionale sia eccessivo. «Soprattutto – spiega il consigliere – se teniamo conto delle dimensioni della macchina amministrativa, cioè circa 3000 dipendenti regionali per 120mila abitanti. Le risorse professionali interne non mancano. Bisognerebbe utilizzarle di più e meglio». Anche la trasparenza nell’assegnazione degli incarichi è spesso oggetto delle attenzioni da parte delle opposizioni. Recentemente in Consiglio regionale il gruppo Arcobaleno ha presentato una mozione in base alla quale doveva essere indicato in delibera l’eventuale grado di parentela con componenti dell’esecutivo di persone destinatarie di incarichi di consulenza da parte dell’Amministrazione. Il Presidente Luciano Caveri, ricordando come già in simili casi fosse previsto l’allontanamento del componente della Giunta dalla sala prima dell’inizio della discussione della proposta e fino all’effettuazione del voto, si è impegnato a precisare nella parte preliminare delle delibere che quando un assessore si assenta è perché l’incarico comporta legami di parentela. L’argomento è tornato nuovamente in Consiglio con un'iniziativa del Gruppo Arcobaleno. (Pubblicato sul Corriere della Valle del 21 febbraio 2008).
La consigliere Secondina Squarzino durante la seduta del Consiglio regionale della settimana scorsa ha evidenziato in particolare la mancanza di un miglioramento della qualità dei servizi forniti dalla pubblica amministrazione nonostante l'aumento della spesa di consulenza. Affermazione ritenuta «denigrante» dal Presidente Caveri nei confronti dei dpendenti regionali e in particolare dei dirigenti. In merito al ricorso al personale esterno all'amministrazione il Presidente ha poi specificato come esso avvenga in funzione «di puntuali esigenze».

20 febbraio 2008

Dite la vostra sul nuovo Cda della Casa da gioco di Saint-Vincent

La giunta regionale (o se vi piace di più l’assemblea degli azionisti cioè 99% Regione e 1% Comune di Saint-Vincent), indisponendo non poco le opposizioni (come credo si vedrà concretamente nel Consiglio regionale di oggi), ha provveduto alla nomina del nuovo Consiglio di amministrazione della Casa da gioco. Enrico Cheillon e Riccardo Varvello saranno rispettivamente presidente del nuovo Cda e amministratore delegato della Casinò de la Vallee Spa. Il Cda sarà anche composto da Walter Lillaz (vice presidente) e dai consiglieri Roberto Oggiani e Sergio Vitali. Cheillon è stato per molti anni funzionario regionale presso la casa da gioco, mentre Lillaz ha ricoperto il ruolo di capo del personale dell'Amministrazione regionale. Varvello è un manager di Valtournenche con esperienze nell'informatica e nella gestione delle risorse umane. Più sotto trovate il mio ultimo articolo sulla Casa da gioco (pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest il 13 febbraio) un piccolo riassunto delle puntate precedenti.
Come spesso accade le prime reazioni alle nomine sono state svariate. Alcune particolarmente ispirate a ira funesta. La più gettonata appare quella che evidenzia la chiara politicizzazione dei suoi componenti. I primi tre all’Uv e gli altri due rispettivamente a Fédération Autonomiste e Stella Alpina. Personalmente, data la situazione in cui versa la Casa da Gioco, mi aspettavo una cura più drastica con professionalità più importanti, magari perfino strappate alla concorrenza. Tuttavia non va nascosto che anche il precedente Presidente, Moreno Martini, vantava un ottimo curriculum (anche se non nel settore specifico) e i risultati non sono arrivati lo stesso. Forse è bene aspettare e vedere cosa farà il nuovo Consiglio.
Chi invece ha già le idee chiare può votare il mio nuovo sondaggio che è proprio sulla Casa da Gioco dove vi chiedo che cosa pensate delle nomine e di come sono state fatte. Vi pregherei di argomentare le vostre risposte con qualche e-mail, così tanto per provare a ragionarci insieme. "Si interest" ovviamente.
Casinò senza puntate a Gennaio
«Gennaio horribilis» per la Casa da Gioco di Saint-Vincent Consiglio di amministrazione decapitato (dimissioni date il 26 gennaio su richiesta pressante dell’azionista di maggioranza, cioè la Regione), incassi in forte calo (-13,61%) e presenze a picco (-21,63%), come dire che un cliente su cinque ha disertato il casinò della cittadina termale. Ora la Regione dovrà decidere chi sostituirà il presidente Moreno Martini, il vice Edo Chatel e i consiglieri Gianni Zandano, Pietro Conca e Aldo Stesuri. Se le dimissioni del Cda erano da tempo nell’aria (oltre alle forze di opposizione anche ambienti interni alla maggioranza chiedevano un azzeramento del vertice) il crollo degli incassi a gennaio ha colto molti impreparati anche perché il 2007 si era chiuso con un sostanziale mantenimento dei proventi lordi del 2006, cresciuti del 0,61%, e un lieve decremento in termini di presenze (-1,41%).
I primissimi giorni del 2008 hanno da subito fatto segnare una pesante inversione di tendenza. Nei primi sei giorni la casa da gioco ha perso 7.121 presenze (13.559 alla fine del mese) e 1.128.668 di incassi lordi (1.312.696 alla fine di gennaio). Negativo l’andamento dei giochi Americani (-25,19%) e dei giochi Elettronici (-20,75%), non compensati dalle buone performance messe a segno dai giochi Francesi (+17,33%) e dai giochi Misti (+275,60%). «Dal 2 di gennaio – spiega Marco Fiore, responsabile del settore comunicazione del Casinò - abbiamo assistito ad un effetto svuotamento che non si era mai verificato negli anni precedenti. I primi 7-10 giorni dell’anno - a seconda di come si collocava la festività della befana- ci hanno sempre garantito afflussi significativi sia in termini di massa monetaria che di presenze. Quest’anno le cose sono cambiate e temo non sia troppo difficile capire il perché: la congiuntura economica che interessa il Paese non è “virtuale”, ma reale e quindi festeggiato doverosamente il Capodanno, il problema di far quadrare il bilancio mensile da parte degli Italiani, si è ripresentato con tanto di aumenti tariffari e prezzi dei carburanti in continua ascesa». Di diverso parere le opposizioni che da tempo chiedono nuove strategie per la gestione della Casa da gioco. In particolare sia il Partito democratico che la Casa della Libertà hanno presentato due proposte di legge per modificare la legge 36 del 30 novembre 2001 concernente la «Costituzione di una società per azioni per la gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent». La proposta del Pd mira ad attribuire al Consiglio regionale, e non più alla Giunta, la competenza in materia di nomina dei rappresentanti della Regione nel Consiglio di amministrazione. Un obiettivo condiviso anche dalla Cdl che però con la sua proposta intende introdurre anche la possibilità che la Casa da gioco sia amministrata da un amministratore unico in alternativa alla consueta gestione in forma collegiale che si realizza attraverso un consiglio di amministrazione (in questo caso comunque composto da non più di tre persone). «La facoltà di scegliere un organo monocratico al vertice della Casino de la Vallée S.p.A. – si legge nella relazione che accompagna la pdl - permette agli azionisti di optare per una formula gestionale più snella e più agile, soprattutto nei casi in cui siano richieste tempestività ed efficacia delle strategie aziendali adottate». «Prendendo spunto dalle esperienze rissose del recente passato - ha ricordato Enrico Tibaldi, vice presidente del Consiglio regionale - la legge intende evitare che all'eccessivo numero dei consiglieri consegua l'impossibilità, o anche solo la difficoltà, di perseguire le comuni intenzioni condivise dagli azionisti e che ciò si traduca, quindi, in un danno per la gestione aziendale nel suo complesso».
Va anche detto che le forze di opposizione in un documento congiunto, presentato il 17 gennaio, visto l’avvicinarsi della scadenza elettorale, avevano chiesto «l'immediato azzeramento dell'attuale Consiglio di Amministrazione e, al fine di superare l'impasse di questa fase transitoria, si proceda alla contestuale nomina di un organo monocratico, autorevole e competente, che possa garantire un'efficace conduzione dell'azienda in grado di restituire serenità e fiducia ai dipendenti». Per i quattro gruppi consiliari (Arcobaleno, Casa delle Libertà, Partito Democratico e Per il Partito Democratico appariva «assolutamente inopportuno confermare o sostituire l'attuale consiglio di Amministrazione a soli quattro mesi dalla scadenza della legislatura» ritenendo che dovesse essere «compito della futura maggioranza e della nuova Giunta regionale la designazione di un nuovo Consiglio di Amministrazione».

5 febbraio 2008

Cogne ai Russi? No solo partner commerciali

Nel Consiglio regionale che si riunirà domani la Casa delle Libertà interrogherà il Presidente della Regione o l’Assessore delegato a sapere sul fatto (Bilancio o Attività produttive immagino) in merito alle indiscrezioni, giunte agli interroganti, secondo le quali sarebbero in fase di perfezionamento le trattative per l’acquisto di Cogne Acciai Speciali S.p.A. da parte di un importante gruppo siderurgico russo. Esperti russi starebbero compiendo, da diversi mesi, analisi e sopralluoghi presso gli uffici e i capannoni dello stabilimento aostano. Notizie che, a detta dei consiglieri regionali di opposizione, stanno suscitando qualche comprensibile preoccupazione tra i dipendenti. Tuttavia in base a voci aziendali non ufficiali con i russi in questione si starebbero in realtà imbastendo rapporti commerciali che garantiranno alla Cogne una maggior penetrazione nell’area. Altro che ipotesi di cessione! Sono proprio curioso di vedere cosa risponderà la Giunta a Enrico Tibaldi, Dario Frassy, Massimo Lattanzi e Eddy Ottoz. Del resto la Cogne comincia a farci il callo a queste curiose indiscrezioni. Qualche giorno fa si era diffusa la notizia che la Cogne fosse interessata all’acquisizione della Alfa Acciai di Brescia. Volete sapere se quest’ultima news sia vera oppure no? E soprattutto con chi era in competizione la Cogne? Leggetevi il Sole 24 Ore Nord Ovest di domani nella pagina dedicata alla Valle d’Aosta. Oppure ricollegatevi a questo blog.
 

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