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23 marzo 2012

Vinitaly 2012: la Valdôtaine presenta i suoi tesori

Il sidro Maley
Il Saint Marcel, l’originale prosciutto crudo alle erbe di montagna, sarà presente, presso l’area riservata alla “La Valdôtaine” (Stand A3- Pad. 11), durante la 46° edizione di Vinitaly “Another love story in Verona”.

Il Saint Marcel accompagnerà le degustazioni dei prodotti La Valdôtaine, tra i quali il pregiato Sidro del Monte Bianco Maley di Gianluca Telloli, che si terrà dal 25 al 28 marzo nella zona fieristica di Verona.

Questo prosciutto viene prodotto da oltre 28 anni in Valle d’Aosta, seguendo l’antica ricetta paesana, riproposta dall’azienda La Valdôtaine. La qualità del prodotto è data dall’affinamento in quota e dal processo di aromatizzazione, effettuato con una miscela speciale di erbe, la cui ricetta segreta, viene gelosamente conservata in azienda.

La Valdôtaine presenterà anche due nuovi distillati figli del “terroir”.

Eau de l’enfer - BrandyBrandy il cui suggestivo nome di EAU DE L’ENFER (acqua dell’inferno) vuole sottolineare che è ottenuto da l’Enfer d’Arvier: vino intenso, dal sapore corposo tra i primi vini valdostani ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata. La distillazione di questo nobile vino, un lento invecchiamento di oltre 30 mesi in barrique di rovere di Slavonia ha generato un brandy di caratteristiche organolettiche elevate con bilanciati sentori di liquirizia e prugna.

Vetera – Grappa riservaGrappa ottenuta da una selezione di vinacce della valle e quivi distillate in alambicchi di rame discontinui a vapore diretto. 18 mesi di riposo in piccole botti nella penombra delle antiche cantine rendono morbido e affascinante questo distillato generato dai vitigni guerrieri delle alpi. All'assaggio i sentori di liquirizia, pane tostato e legno in un'affascinante concerto di percezioni sensoriali.

9 giugno 2010

Terroir Vino: con Telloli e Saraillon Siamo Passati dal Virtuale al Reale

Non so se ti ricordi l'impegno di questo blog per far partecipare alcuni produttori di vino valdostani alla manifestazione «Terroir Vino» di Genova. Qui trovi i post precedenti dedicati all'argomento.

Ebbene a Genova, il 7 giugno, ha partecipato un primo drappello di eroici valdostani. Per saperne di più ti rinvio al blog Enofaber dove,  a firma di Fabrizio Gallino, trovate un post che fa una prima cronaca dell'evento (altri ne seguiranno).

Anche Gallino è stato uno degli artefici di questa impresa e a lui va il mio grazie per essere riusciti a trasformare il virtuale in reale.

Chissà se Gianluca Telloli (Cave de Morgex) e Omar Saraillon (L’Atouéyo) hanno voglia di raccontarmi , utilizzando lo spazio commenti del blog, come è andata questa giornata in riva al mare?

18 febbraio 2009

Agli americani piace il «Blanc de Morgex et de La Salle»: parola di The New York Times

Con evidente soddisfazione Gianluca Telloli, enologo della Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle della Co-Enfer di Arvier (di cui ho scritto già in passato come potete leggere qui), mi ha segnalato un articolo comparso sul sito del «The New York Times» dove la produzione di bianchi della Cave e citata come un bell'esempio di vino italiano dall'ottimo rapporto qualità prezzo (da 10 a 20 dollari). Trovate qui il link all'articolo.
«Tale articolo - si legge nella mail - è frutto della sinergia costruita tra Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, Co-Enfer e la società Polaner Selection di New York (si tratta del più grande distributore di bevande degli Stati Uniti ndr) che da anni opera all’insegna della passione per il vino nelle sue forme più interessanti tra vari produttori di tutto il mondo. Con quasi il 10% di fatturato sul mercato estero, la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle vede premiato lo sforzo di portare in giro per il mondo l’immagine del Monte Bianco e di una Valle d’Aosta dinamica e competitiva grazie a……..”found practically nowhere else in the world”…..! Negli ultimi giorni di marzo la direzione di Cave du Vin Blanc e di Co-Enfer sarà impegnata proprio in una missione a New York per l’incontro annuale dei suoi 700 clienti nella prestigiosa Gotham Hall, BROADWAY, NYC».

20 novembre 2008

Le bollicine valdostane conquistano la Francia con l'Ancestrale Rougeffervescence

Grande soddisfazione ad Arvier in casa «4000 mètres vins d’altitude», la neo società consortile costituita da Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, Co-enfer, Crotta di Vegneron, e Società delle Guide del Cervino e di Courmayeur ha ottenuto al più prestigioso concorso di spumanti al mondo «Effervescents du Monde 2008» la medaglia d’argento sul vino spumante «Ancestrale Rougeffervescence».
La sesta competizione qualitativa tra i migliori spumanti al mondo si è svolta a Dijon (Bourgogne) dal 13 al 14 novembre 2008. Sono state assegnate 43 medaglie d’oro e 96 d’argento, 10 sono state le aziende premiate italiane.
«Al suo primo millesimo prodotto - spiega in una nota l'enologo Gialuca Telloli - l’ancestrale spumante rosso figlio del vitigno gamay coltivato nell’areale di Chambave, e spumantizzato a Morgex secondo il metodo ancestrale, ottiene un risultato sorprendente, che oltre a confermare la maestria spumantistica valdostana premia la concertazione tra cantine volta a creare prodotti d’eccellenza».

20 settembre 2008

Scopriamo i vigneti ancestrali

Desideri scoprire i vigneti ancestrali? Io, ieri pomeriggio, approfittando del sole che faceva finalmente di nuovo la sua comparsa nei cieli valdostani mi sono già messo in cammino. Ho raggiunto il Grand Hotel Mont Blanc Village di La Salle dove i primi cittadini di Morgex, La Salle e Faucigny hanno illustrato l’iniziativa di cooperazione transfrontaliera presentata sul bando 2005 del programma ALCOTRA Italia-Francia (Alpes). Lineare l'idea e realizzata con cura grazie ad un finanziamento complessivo di € 394.401,00 a valere sull’asse strategico «Sistemi turistici»: ritagliarsi una nicchia nel settore dell'enoturismo. Sfruttare l'elemento comune dei territori coinvolti, cioè la presenza di vitigni non contaminati da innesti di uva americana dai quali vengono prodotti, in Italia, il «Vallée d’Aoste DOC - Blanc de Morgex et de La Salle» (ottenuto dal Prié Blanc, il vitigno più alto d’Europa) e, in Francia, il vino bianco «Ayze AOC» (ottenuto da uva Gringet).«A’ la découverte des Cépages ancestraux des territoires du Mont-Blanc», questo il nome del progetto, rappresenta così l’opportunità, per gli attori pubblici e privati dei due territori transfrontalieri coinvolti, di disegnare un orizzonte di sviluppo finalizzato alla costruzione di un’identità comune e all’avvio e alla promozione di un sistema turistico attorno ad un’offerta vitivinicola comune. Dopo la teoria è piacevolmente giunto il momento della pratica e ho potuto raggiungere il luogo di uno di questi famosi vigneti. Una passeggiata circondati da filari luccicanti e solari, ammirando uno scenario che potrebbe essere apprezzato anche da tanta cinematografia contemporanea che, in questi ultimi anni, ha fatto spesso del vino un elemento narrativo non secondario. In cima la scopertura di un cippo a solennizzare il momento e poi l'immancabile brindisi all'insegna dell'enologia valdostana e savoiarda, ovviamente preceduta dalle dotte spiegazioni degli enologi, Gianluca Telloli in primis. Poi tutti alla Cave di Morgex, ma non il sottoscritto, altri doveri mi hanno richiamato a valle. Vista la bellezza dei paesaggi vi propongo una slideshow più che «ad hoc» direi direttamente...«doc».

26 agosto 2008

Cave du vin Blanc de Morgex et de La Salle: uno spumante da rifugio

Rifugio Monzino a quota 2590 metri, l’ultimo avamposto prima di addentrarsi nel cuore del Monte Bianco. Qui Giancarlo Telloli, enologo della «Cave du vin blanc de Morgex et de La Salle» (150mila bottiglie 20 ettari e 90 soci), sta curando la sua ultima creatura. «Puntiamo a creare uno spumante in quota – commenta Telloli – in modo da ottenere oltre che un prodotto di grande carattere, dato il particolare contesto microbiologico, anche un vino fortemente legato alla montagna». In effetti da diversi anni la Cave ha costruito intorno al marchio «Vin du terroir du Mont Blanc», una forte partnership con i colleghi della Savoia e del Vallese. Del resto i rapporti con la realtà d’oltralpe sono avviati da quando la Cave, sotto la presidenza di Mauro Jaccod, alla fine degli anni ’90, ha deciso di trasformarsi nello «spumantizzatore» regionale, coprendo oggi il 98% della produzione valdostana. Dopo alcuni contatti con Valdobbiadene per approfondire la tecnica italiana, l’attenzione si sposta sulla tradizione spumantistica savoiarda che risale addirittura al 1814. «Il primo spumante, prodotto in un numero limitatissimo di bottiglie, è realizzato nel 1983 in seguito ad una intuizione dell’allora presidente Bruno Salice. Ma il decollo vero e proprio della produzione – aggiunge Telloli – avviene soltanto nel 2001. Nel 2002 poi vengo inviato presso l’Istituto enologico della Champagne di Reims. Il risultato saranno le attuali 20.000 bottiglie di spumante metodo classico che si aggiungono alle altre 50.000 del metodo italiano». Al centro di tutto questo movimento il vitigno autoctono Prié blanc, biotipo Blanc de Morgex, selezionato attraverso i secoli dagli antichi abitanti della Valdigne per le particolari caratteristiche di adattamento alle condizioni climatiche locali. «La sua prerogativa – ci spiega Telloli – è quella di compiere l’intero ciclo vegetativo in un periodo di tempo molto breve, grazie al germogliamento tardivo e ad una precoce maturazione». Ma parlare del Blanc de Morgex non avrebbe alcun senso senza citare l’opera di don Alexandre Bougeat, parroco a Morgex dal 1946 al 1972, scomparso prematuramente all’età di 55 anni. Telloli ci mostra una bottiglia del 1954 di Blanc de Morgex, conservata con le cure di un oggetto da museo. «Se si legge l’etichetta – precisa – ci si renderà conto che la nostra attuale comunicazione è esattamente la stessa lanciata oltre cinquant’anni fa da don Bougeat. Con il linguaggio dell’epoca si sottolinea la biologicità del prodotto, si mette in evidenza che nasce dalle vigne più alte d’Europa che crescono ai piedi del Monte Bianco sul greto delle valanghe, cioè a 1200 metri. Sono intuizioni importantissime che fanno, secondo me, di don Bougeat, il primo uomo comunicazione del vino valdostano». «Del resto – prosegue – lo constatiamo un po’ a tutte le fiere internazionali. Se ci presentiamo come la cantina del Monte Bianco tutti capiscono. Non accade la stessa cosa quando facciamo riferimento alla Valle d’Aosta». Una strategia che paga visto che attualmente la Cave fa il 50% del proprio fatturato al di fuori dei confini regionali con una percentuale di estero tra il 12 e il 15. «I nostri mercati migliori – conclude Telloli – sono Stati Uniti, Olanda, Irlanda e piccoli quantitativi raggiungono anche il Belgio, la Francia, la Germania, l’Ucraina, la Svezia e il Giappone». Una presenza destinata a rafforzarsi ora che è ufficiale, l’atto di costituzione di fronte al notaio è stato firmato la scorsa settimana, la nascita del superconsorzio «Quatremille» che raggruppa le cantine sociali Crotta di Vegneron di Chambave, la Cave de l’Enfer di Arvier e, appunto la Cave du vin Blanc de Morgex et de La Salle. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 31 luglio 2008)

6 luglio 2008

Il ruolo delle cantine sociali in Valle d'Aosta: in arrivo il super-consorzio

Le cantine sociali studiano nuove strategie per sfruttare al meglio il buon momento del vino valdostano e far crescere la redditività dei propri produttori. Con 11.300 quintali di uve lavorate, 1,24 milioni di bottiglie prodotte, e 4,2 milioni di fatturato le sei «Caves Coopératives» (vedi tabella) della piccola regione autonoma rappresentano il 60-70% del mondo vitivinicolo valdostano e, nel corso del 2007, hanno trasformato in vino il lavoro di quasi 700 soci distribuiti su 162 ettari. Un peso economico rilevante che però, rispetto al passato, richiede di focalizzare maggiormente l’attenzione sulla qualità in vigna e durante la vinificazione nonché su tutto ciò che oggi significa commercializzazione: dallo studio del packaging fino alle campagne di comunicazione al di fuori dei confini regionali. In questa logica c’è particolare attesa per l’annuncio, previsto per la prima quindicina di luglio, dell’ufficializzazione del Consorzio unico «Quatremillemètres» che porterà sotto una regia unica l’attività di tre cantine sociali: la «Cave du vin Blanc de Morgex et de La Salle», la «Cave de l’Enfer d’Arvier» e la «Crotta di Vegneron» di Chambave. Regista dell’operazione Gianluca Telloli, attuale enologo e responsabile commerciale di Morgex e Arvier. «Nascerà un soggetto che con le sue 540mila bottiglie sarà il primo produttore valdostano (primato fino ad ora detenuto dalla «Cave des Onze Communes»di Dino Darensod con le sue 450 mila bottiglie ndr) – sottolinea Telloli –. Un’alleanza fondamentale sia sul mercato regionale che su quello nazionale che ha già alle spalle la positiva esperienza degli spumanti Fripon Dry, Refrain Dry e Ancestrale Dry realizzata proprio grazie all’azione comune delle tre cantine. Ora però arriva la parte più complessa. Tra luglio e agosto dovremo impegnarci per razionalizzare e amalgamare le scelte produttive di ogni realtà».
Mario Dalbard, presidente della Cave di Donnas e della Associazione Route des vins, ritiene necessario creare occasioni di promozione comuni dei vini valdostani. «La commercializzazione sul territorio regionale – osserva – avviene grazie alla Comproval, una cooperativa di secondo grado di cui fanno parte tutte le cooperative, non soltanto quelle viticole. Uno strumento utile cui però si deve dare maggiore autonomia di gestione. La struttura di vendita deve essere più flessibile, soprattutto per quanto riguarda la scontistica, e non doversi attenere rigidamente a quanto fissato dalle singole Cave. Solo così possiamo competere con i privati».
Interrogato sulla recente questione del Brunello «allungato» Dalbard spiega come in Valle i controlli siano sicuramente superiori ad altre regioni. «Da un lato ci sono i tecnici regionali e poi i responsabili delle cantine sociali. I controlli avvengono già in vigna. Inoltre il conferimento non è fatto tramite trattori, ma in cassette e c’è sempre un componente della Cave a vigilare. Se la qualità dell’uva non è considerata sufficiente il viticultore se la riporta a casa».
Ivo Joly, presidente de «La Kiuva» di Arnad, è invece maggiormente interessato a fare sinergia con il territorio. «Al di là delle alleanze con le altre cantine – spiega Joly che è anche assessore comunale all’agricoltura – per noi è più importante legare la nostra immagine alla realtà enogastronomica di Arnad, cioè al suo Lardo Dop. Il salumificio Bertolin da solo porta in paese 20mila turisti soltanto per visitare lo stabilimento». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 25 giugno 2008)
 

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