22 giugno 2013

#Energia: la #Cva rinuncia a Chavonne

Su La Stampa di oggi in un articolo a firma di Cristian Pellissier il Presidente della Compagnia
Valdostana delle Acque Riccardo Trisoldi ha ufficializzato l'addio all'ampliamento della centrale di Chavonne, a Villeneuve. Un investimento da 200 milioni di euro che avrebbe dovuto generare ricavi significativi e di cui non scrivevo su questo blog da parecchio tempo. Con le dichiarazione del  Presidente il cerchio si chiude.

«Quel progetto non è più attuale in questo contesto economico, quindi l'abbiamo abbandonato. L'idea di quell'intervento nasceva in seguito a varie considerazioni. La prima riguardava l'infrastruttura: la centrale è dei primi del ’900, quindi ha molte condotte a cielo aperto e necessita di frequenti interventi di manutenzione; avevamo ipotizzato un progetto di potenziamento, al posto delle semplici manutenzioni. Avevamo anche incontrato la popolazione, i Comuni e il Parco e, anche in seguito a questi incontri, avevamo rivisto in parte il progetto».

2 commenti:

Fabrizio Favre on 25 giugno 2013 13:49 ha detto...

Sull'argomento segnalo il comunicato di Legambiente.

La CVA rinuncia al progetto di quasi triplicazione della centrale idroelettrica di Chavonne Scongiurato uno scempio ambientale senza precedenti nella nostra regione


Il Circolo Legambiente Valle d’Aosta accoglie con un sospiro di sollievo la notizia della rinuncia, da parte della CVA, alla realizzazione del progetto di ristrutturazione dell’impianto idroelettrico di Chavonne.
L’opera, val la pena di ricordarlo, prevedeva: la realizzazione di una diga a Cogne, in Fraz. Crétaz; una seconda opera di presa in Valsavarenche; lo scavo di 20 km di gallerie sotto le montagne, per convogliare le acque captate dalle due valli alla nuova centrale; e infine, la realizzazione di due enormi depositi per stoccare il materiale di risulta degli scavi, a Plan Pessey, villaggio situato a pochi chilometri da Cogne, e nei pressi della vetta del Mont Poignon, in comune di Aymavilles. Qui un avvallamento naturale sottostante la cima della montagna sarebbe stato totalmente riempito, e sopra di esso sarebbe sorta una collima di 17 metri. Il comune di Villenueve avrebbe poi dovuto sopportare gran parte della viabilità dei cantieri, con l’allargamento della strada che conduce al Mont Poignon, la costruzione in quota delle piazzale per il montaggio della fresa e la circolazione continua dei mezzi. CVA aveva stimato in 7 anni il tempo necessario alla realizzazione dell’opera.

Tutto questo avrebbe portato ad uno scempio ambientale senza precedenti.
La metà delle opere previste, inoltre, ricadeva nel territorio del PNGP.
“Il Parco avrebbe perso il significato stesso di area protetta - dice la Presidente del Circolo, Alessandra Piccioni - e l’economia turistica, che dal Parco trae benessere, avrebbe subito un danno forse irreversibile, creando inoltre un precedente preoccupante: la realizzazione dell’opera avrebbe infatti significato che di fronte alla produzione di energia ogni altro settore economico è sacrificabile.”

Tutto questo, per fortuna, non accadrà, a causa della rimodulazione degli incentivi statali sull’energia idroelettrica, come spiega CVA, ma, a nostro avviso, anche per le molte voci perplesse o contrarie all’opera che si sono levate nella nostra regione (ricordiamo che i 4 Comuni coinvolti avevano presentato osservazioni chiedendo modifiche profonde al progetto) e anche al di fuori di essa.
Insieme a Legambiente, anche WWF, LIPU e Mountain Wilderness avevano espresso forte contrarietà.

“Insomma – conclude Piccioni - se tutti fossero stati zitti e il progetto fosse stato approvato, oggi ci ritroveremmo con un’opera insostenibile sia sul piano ambientale che economico, uno sfregio a quel bene comune insostituibile che è la nostra montagna“
Non resta che ringraziare tutte le persone che a vario titolo hanno avuto un atteggiamento critico verso il progetto e, lo ripetiamo, tirare un profondo sospiro di sollievo.

Fabrizio Favre on 25 giugno 2013 13:50 ha detto...
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