24 luglio 2013

#AostaFactor: alcune considerazioni

Il futuro di Aosta Factor è nuovamente oggetto di riflessione a livello politico. 

Tra le interrogazioni a risposta immediata della seduta di oggi il Consigliere Alberto Bertin (Alpe) ha posto il quesito «se corrisponde a verità quanto appreso dai giornali sulla possibile cessione di questa società appartenente al gruppo Finaosta».

Nella risposta, il Presidente della Regione, Augusto Rollandin, ha confermato che «è maturata l'opportunità di una cessione della società, decisione che è dettata dalle norme sulle società finanziarie emanate dalla Banca d'Italia e non da motivazioni di altro genere. Considerato che sono in corso le negoziazioni relative ai termini della cessione non entro nei dettagli, ma vi assicuro fin d’ora la disponibilità del Governo regionale e di Finaosta a illustrare alla Commissione competente i termini dell’operazione non appena questi saranno definiti».

Nella replica, il Consigliere Bertin ha dichiarato che «sono scelte importanti che dovrebbero inserirsi in una strategia generale riguardante le società controllate dalla Regione che dovrebbero essere oggetto di un dibattito pubblico. Sulla questione riteniamo opportuno dover approfondire in seconda Commissione gli aspetti di questa vicenda».

Mi permetto alcune considerazioni. Curiosamente a distanza di circa otto mesi dall'iniziale ipotesi di liquidazione  in presenza di conti specchiati siamo passati a quella di vendita alla Banca Sistema.
Il che almeno sul fronte della logica appare più sensato. E' un fronte percorribile e su cui Banca d'Italia non dovrebbe avere nulla da opinare (a differenza - come avevo già fatto notare - della liquidazione). 

Rimangono però delle perplessità. Prima di tutto non mi sono chiare quali sono le normative sulle società finanziarie di Banca d'Italia che dovrebbero portare a consigliare la vendita. Poi mi chiedo se fare cassa con una società che opera su un asset strategico come quello del credito alle aziende sia opportuno. La gestione di Aosta Factor è fatta seguendo tutti i sacri crismi del caso, ma di certo ha da sempre percezione di una propria mission territoriale. Siamo sicuri che una proprietà senza radici locali manterrebbe simili attenzioni? 

Se proprio si deve fare cassa perché non cedere quote in Rav o Sav dove la capacità di incidere della Regione non è di certo proporzionale alla propria partecipazione? Inoltre non dimentichiamoci che in Aosta Factor opera già un socio privato, il Gruppo Banco Popolare con il 20% rispetto all'80% di Finaosta. Non so quanto sarà entusiasta di ritrovarsi in minoranza con un altro socio privato. Un nuovo istituto di credito potrebbe anche essere fatto entrare nella compagine societaria magari con un dimagrimento della quota di Finaosta che potrebbe pure fermarsi al 51%. 

2 commenti:

Fabrizio Favre on 21 agosto 2013 08:54 ha detto...

Sul sito di Finaosta è stato pubblicato l'invito alla manifestazione di interesse.

http://www.finaosta.com/finaosta/index.php/newsid/56

Fabrizio Favre on 29 agosto 2013 09:04 ha detto...

Articolo di Enrico Martinet su La Stampa di oggi.

E io vendo. Sintesi della volontà di Finaosta per il destino di Aosta Factor, società di factoring di cui detiene l’80 per cento (il 20 è del Gruppo banco popolare). Il perché è nella prossima attuazione del decreto legislativo numero 141 del 2010, modificato nel 2012, che in parte riforma anche il Testo unico bancario. Finaosta, in quanto società che detiene l’80 per cento di Aosta Factor, dovrebbe inglobarla, diventando così «capo gruppo finanziario». Ma c’è un ostacolo, lo statuto della finanziaria regionale (di proprietà della Regione) che indica come missione interventi a favore delle aziende valdostane. E Aosta Factor che acquista e gestisce crediti delle imprese ha l’80 per cento della clientela in Piemonte, Lombardia (dove ha una sede) e Liguria; il mercato valdostano rappresenta soltanto il 20 per cento dell’attività.

Finaosta si troverebbe quindi costretta a eliminare l’80 per cento dell’attività della società di factoring qualora fosse costretta a inglobarla. Prima conseguenza: tagli all’occupazione, da 11 a 4 dipendenti. Di qui la decisione di vendere, mantenendo intatta l’attività di Aosta Factor. La vicenda è stata esaminata con poche battute durante l’ultimo Consiglio regionale. Con un’interrogazione a risposta immediata il consigliere di Alpe Alberto Bertin chiedeva informazioni sulla «possibile cessione di Aosta Factor». Gli ha risposto il presidente Augusto Rollandin: «E’ maturata l’opportunità di una cessione della società, decisione dettata dalle norme sulle società finanziarie emanate dalla Banca d’Italia e non da motivi di altro genere». Ancora: «Considerato che sono in corso le negoziazioni relative ai termini della cessione non entro nei dettagli, ma vi assicuro fin d’ora la disponibilità del governo regionale e di Finaosta a illustrare alla commissione competente i termini dell’operazione non appena saranno definiti».

Il decreto legislativo delega a Banca d’Italia le modalità di attuazione, ormai imminenti. Finaosta ha reso pubblico un «invito a manifestare interesse», una sorta di bando per la vendita dell’80 per cento, con l’avvertenza che il socio minoritario (Gruppo banco popolare) può esercitare il diritto di prelazione entro 60 giorni. La banca, qualora una società manifesti l’intenzione di comperare Aosta Factor, potrebbe cioè esercitare il suo diritto a comperare. Finora non pare essere interessata.

Il bando scade il 5 settembre. Possono partecipare banche italiane o straniere che abbiano un patrimonio netto di dieci milioni; oppure intermediari finanziari con uguale patrimonio. Quello di Aosta Factor è di 26 milioni: l’80 per cento è il prezzo di vendita. Il suo capitale sociale è di 14 milioni 993 mila euro. I dipendenti sono undici e il Consiglio di amministrazione è formato dal presidente Jean Claude Mochet, il vice Francesco Trifone e i consiglieri Antonio Grosso, Luca Merano e Giancarlo Telloli. Il direttore generale è Marziano Bosio. Alcuni dei servizi sono esternalizzati attraverso consulenze. Il 2012 è stato un anno positivo: l’utile netto è stato di un milione 646 mila e 430 euro. Mochet e Bosio hanno così commentato il bilancio: «I risultati del 2012 hanno superato le più ottimisticheprevisioni a confermare come il modello di gestione dell’attività e le strategie di mercato adottate dalla società si stiano rivelando di successo e con reali potenzialità di crescita, in particolare mirando a rafforzare ed allargare ulteriormente il sostegno finanziario all’imprenditoria valdostana».

Il 2012 era il primo anno del nuovo piano industriale pensato fino al 2014. Il 2013 - si legge ancora nei risultati dell’esercizio 2012 - è cominciato bene per Aosta Factor: «I dati relativi ai primi mesi confermano un trend positivo, in linea con gli obiettivi fissati».

 

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