7 aprile 2013

Rapporto sulla situazione sociale (ed economica) valdostana (prima parte)

L’Osservatorio economico e sociale della Regione Autonoma Valle d’Aosta, in collaborazione con i Dipartimenti, ha realizzato un rapporto sulla situazione sociale valdostana nel quinquennio 2008/2012, allo scopo di mettere in luce continuità e discontinuità e le conseguenze che la crisi ha avuto sulla nostra regione. In termini di rilevazione statistica, un quinquennio non è un lasso di tempo ampio. «La presentazione di questo studio – spiega il Presidente della Giunta Augusto Rollandin - mette in luce l’esigenza di analizzare attentamente cos’è successo in questi anni per capire come tutto questo sia in parte congiunturale e molto strutturale. Cioè com’è cambiato effettivamente il modo di fare economia, il modo di coniugarsi con le nuove prospettive e soprattutto l’esigenza di mettersi insieme per cercare di fare fronte comune. Quindi, le strategie di domani dovranno tener conto di quelli che oggi abbiamo presentato come dati aggiornati e su cui lavorare per il futuro». Per Dario Ceccarelli, responsabile dell’ Osservatorio economico e sociale della Regione Autonoma Valle d’Aosta, «si tratta di elementi che vanno visti in un arco di tempo più lungo, almeno quelli che riguardano il discorso territoriale, ambientale, le modalità di consumo. Oggi assistiamo anche a cambiamenti negli atteggiamenti di consumo delle persone che però non sappiamo ancora quanto siano soggettivi e quanto invece diventino dei dati di fondo della nostra realtà. Per cui è chiaro che è necessario considerare un arco di tempo un po’ più ampio per capire quali sono i reali cambiamenti. Ma certamente questo lasso di tempo ci permette di individuare almeno qualche linea di indirizzo e di orientamento di questi cambiamenti». L’incontro di presentazione del rapporto ha anche fornito lo spunto per presentare un’ulteriore iniziativa regionale: il programma triennale per la trasparenza e l’integrità. Il Piano risponde al dettame della normativa nazionale e regionale in materia, fornendo anche criteri per giudicare l’operato dell’Amministrazione, e confluirà successivamente nel più ampio Piano triennale di prevenzione della corruzione. Il principale strumento di attuazione del piano è il sito Internet istituzionale. Già oggi si compone di oltre un milione 200 mila pagine e tutte le informazioni che favoriscono la trasparenza confluiranno in una nuova sezione, denominata «Trasparenza, valutazione e merito». Un’azione che la Regione porta avanti anche in sinergia con gli enti locali.  Il referente di questa rete sarà il Segretario generale della Regione, Luigi Malfa, nella doppia veste di responsabile della prevenzione e di responsabile della trasparenza.

Il dossier
a ora proviamo a cogliere gli elementi più importanti di questo dossier che presentano un’economia sotto pressione ed una società in affanno. Una trentina di pagine che cerchiamo di riassumere in questo più esiguo spazio giornalistico. Il post è diviso in due tranche per facilitarne la lettura

Un’economia sotto pressione
Sotto il profilo macroeconomico, la lettura dell’economia valdostana tra il 2008 ed il 2012 mostra come il periodo si apra con una situazione critica che tocca il proprio culmine nel 2009, anno in cui il Pil regionale si contrae in termini reali del -5,8%. I successivi anni ci restituiscono un trend contrastato: dopo un nuovo saldo positivo nel 2010, nel 2011 si registrano ulteriori e significativi rallentamenti, mentre per il 2012 le attese indicano un nuovo episodio recessivo, al momento stimato in circa -1,8%. In termini reali il livello della produzione in Valle d’Aosta a fine 2011 è rimasto sostanzialmente invariato (-0,5%) rispetto al valore del 2007, ultimo anno pre crisi. Nello stesso arco temporale, il Pil italiano si sarebbe contratto, sempre in termini reali, del -4,5% e quello dell’Italia nord occidentale del -2,7%. Se poi si guarda alle singole componenti la domanda, tra il 2008 ed il 2011 l’Istat valuta che i consumi interni delle famiglie si siano ridotti, in termini reali, del -2%, mentre le previsioni per il 2012 stimano una contrazione della spesa delle famiglie rispetto al 2011 di circa il -3%. Parallelamente nel triennio 2008-2010 gli investimenti fissi lordi risultano in sensibile contrazione (-7,8%) e le previsioni per il biennio 2011-2012 indicano un ulteriore peggioramento, nell’ordine del -9%. A questi elementi si deve poi aggiungere che, sulla base dei dati consolidati, la domanda estera tra il 2008 ed il 2012 è andata anch’essa riducendosi (-16,9%), oltre al fatto che il saldo del 2012 interrompe i dati positivi del biennio 2010-2011 che avevano portato ad una, seppure modesta, risalita dell’export regionale. Nello stesso periodo la dinamica dei prezzi, seppur con andamenti non lineari, risulta crescente fino a quasi tutto il 2011, mentre a partire dalla fine di quell’anno è andata progressivamente riducendosi. Nel complesso, su base annua, i dati attualmente disponibili indicherebbero per il 2012 un tasso di inflazione medio annuo del 2,9%, a fronte di un valore del 3,2% registrato nel 2008.

Nuovi equilibri settoriali
Il settore industriale esca da questa fase congiunturale ulteriormente ridimensionato, anche perché oggetto delle principali difficoltà economiche. I dati delineano, infatti, un profilo delle attività secondarie connotato da saldi fondamentalmente negativi. Nel quadriennio 2008-2011 il valore aggiunto del settore secondario si sarebbe ridotto, in termini reali, del -9,7%, mentre il contributo del settore alla formazione del valore aggiunto regionale si sarebbe contratto di oltre due punti percentuali, passando dal 23,9%, al 21,5%; la riduzione avrebbe riguardato principalmente l’industria manifatturiera (-17,2%), ma avrebbe interessato anche quella delle costruzioni, seppure in misura quantitativamente limitata (-0,7%). Lo stock di imprese attive del settore si contrae del -3,2% e nello stesso periodo l’occupazione del settore si riduce di circa il -13%, ma quella dell’industria in senso stretto registra una contrazione di circa il -17% e quella delle costruzioni del -8%. Il settore dei servizi registra invece una crescita del valore aggiunto (in termini reali +4%), un risultato che porta ad accrescere ulteriormente il contributo del settore terziario alla formazione della ricchezza regionale, che arriva a fine periodo ad incidere per oltre il 77%. «Si deve peraltro sottolineare – si legge sempre nel rapporto - che il settore terziario non è comunque esente dalla crisi, anzi gli effetti negativi della congiuntura sono evidenti ed interessano, seppure eterogeneamente, i diversi comparti che lo compongono. Ad esempio il complesso delle attività commerciali e turistiche registra una contrazione del valore aggiunto in termini reali nel periodo considerato (in questo caso 2008-2011) del -3,3%, a fronte però di una crescita del +4,2% delle Attività finanziarie e assicurative, immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche. D’altro canto, anche nel settore industriale si osservano comparti e aziende che segnano risultati positivi». L’industria regionale affronta problemi di tipo strutturale: «il permanere di ampie e diffuse attività incentrate sulle fasi più standardizzate della produzione, una limitata diffusione dell’innovazione di prodotti e tecnologie, un modesto potenziamento delle funzioni superiori di impresa (ricerca, marketing, finanza, ecc.), una parcellizzazione produttiva, oltre che un’ancora debole promozione di processi di internazionalizzazione, espongono maggiormente il sistema industriale regionale alle fasi congiunturali più sfavorevoli».
Per Ceccarelli «poiché sono probabilmente venuti meno alcuni dei fattori propulsivi della crescita dei periodi precedenti, è quanto mai opportuno ipotizzare un nuovo motore per il sistema economico regionale, puntando in particolare su di una maggiore apertura delle imprese, sui possibili legami virtuosi tra industria manifatturiera e terziario, tra tradizione e innovazione e, più in generale, tra locale e globale. Appare inoltre strategico far crescere, più che il numero delle imprese, la loro adeguatezza rispetto al nuovo quadro che si è andato delineando. Infatti, come molti osservatori sottolineano da tempo, la reale sfida che si deve affrontare oggi è la capacità di innovare e generare valore, guardando soprattutto agli aspetti qualitativi della crescita. L’uscita dalla crisi passa necessariamente per l’innovazione, considerato che la crescita ormai avviene per effetto del ricambio di beni di investimento e di consumo durevoli già posseduti. E’ l’obsolescenza dei beni, dovuta appunto all’innovazione tecnologica, il principale motore del ricambio che ne induce la loro sostituzione per beneficiare di prestazioni migliori o comunque di beni con una qualità differente da quella di cui già si dispone». Una nota positiva deriva dal fatto che la dinamica della spesa nella ricerca nel periodo 2004-2009 ha registrato per la nostra regione un incremento sostenuto (circa il 15% in termini di tasso medio annuo), tra i più elevati delle regioni italiane, pur fermandosi su di una percentuale rispetto al Pil ancora modesta. Inoltre, tra il 2008 ed il 2010, nella nostra regione è aumentata significativamente, sia l’incidenza di imprese innovatrici (aziende che hanno introdotto nel complesso delle innovazioni tecnologiche, organizzative e di marketing), portando la relativa percentuale ad allinearsi al dato medio nazionale, sia la quota di aziende che hanno effettuato innovazioni di prodotto-servizio. 

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