17 dicembre 2013

Il Re è Crudo

Anche quest’anno, il Comitato per la Promozione e la Valorizzazione del Vallée d’Aoste Jambon de Bosses Dop rinnova l’invito a tutti gli amanti della buona tavola a partecipare alle serate de “Il Re è crudo!”, due momenti di degustazione guidata ad alcuni prodotti tipici locali. Nelle serate del 29 Dicembre 2013 e del 4 Gennaio 2014, "Il Re è crudo!" aspetta tutti nell’antico e restaurato Castello di Bosses (ante XIV sec.) a Saint-Rhémy-En-Bosses..

Ed alla Corte del re si faranno assaggiare il Lard d’Arnad Dop, la Motzetta e l’olio di noci, e il prosciutto alla braise di St. Oyen. Dopo il successo riscosso nella passata edizione torna ancora una volta la Souppa alla Valpellinentze, mentre, il Re dei crudi accoglie, per la prima volta alla sua corte, i vini de “La cantina di Nadir Cuneaz” un piccolo produttore di Gressan dall'Ancien Cepage, infatti buona parte dei suoi vigneti erano del padre e prima ancora del nonno.

Attenzione però. Per motivi organizzativi le degustazioni hanno un numero limitato di posti, quindi è indispensabile la prenotazione: etroubles@turismo.vda.it

Per chi non lo conoscesse il Vallée d’Aoste Jambon de Bosses Dop è un prosciutto dalle origini antichissime (registri inventariali di vendita risalenti al XIV secolo) e dalla naturale bontà, si distingue anche per la sua qualità certificata dalla Denominazione di Origine Protetta. Grazie a un ambiente con un microclima particolare e all’abilità di uomini che si tramandano una tecnica di produzione artigianale lunga secoli, il Vallée d’Aoste Jambon de Bosses Dop è il gioiello di una tradizione plurisecolare dove tutto il processo di lavorazione è sottoposto a controlli costanti: dalla selezione delle migliori cosce di suini italiani di razza pregiata ai metodi manuali di salatura, fino all’attenta stagionatura. Recentemente si è costituito un Comitato per la sua promozione e valorizzazione per garantirne la qualità e smascherare le molte imitazioni.

2 commenti:

giancarlo borluzzi ha detto...

Feuerbach: l'uomo è ciò che mangia. In realtà è innanzitutto spirito, ma ciò poco conta per un filosofo materialista. Importa dire che un maiale, che non risulta avere spirito, coincide sicuramente con ciò che mangia, o ha mangiato, se poi se lo pappano le persone. Questo articolo è purtroppo improntato a una celebrativa propaganda suina in una regione dai tic etnolinguistici: i porcelli a Bosses arrivano da altre parti d'Italia e se il prosciutto di Bosses fosse buono (la distanza dal Parma e dal San Daniele è comunque ritenuta siderale da ogni buongustaio, non da io me che non mangio cadaveri trattati)lo sarebbe in primis perché mangiò bene altrove, non per il vento valdostano o la tecnica di salatura imparata dai salassi, fatti marginali che ogni prosciuttaro dello stivale conosce, al di là di ogni preindicata propaganda suina.

Fabrizio Favre on 9 gennaio 2014 14:31 ha detto...

Sull'argomento mi è giunta una mail del Presidente del Consorzio Edy Lavoyer

Leggo con grande soddisfazione lo scritto di Borluzzi che mi da' conferma che la strada intrapresa dal Comitato per la Valorizzazione e Promozione del VdA Jambon de Bosses Dop che presiedo sia quella giusta! Per molti più motivi di quelli che potrebbero apparire.
Innanzitutto una così attenta e disinteressata lettura della brochure o del sito, non so quali strumenti siano più familiari al nostro estimatore, significa che a livello di comunicazione l'obiettivo è centrato.
Il secondo è che siamo accomunati dal grande rispetto per le origini noi, valdostani di valle di confine, teniamo alle nostre tradizioni così come altri possono essere legati al San Daniele delle proprie origini.
Da ultimo notiamo con piacere che il nostro ospite sposa la nostra scelta di carni di qualità: le cosce devono infatti provenire da regioni italiane selezionate e i maiali devono essere nutriti secondo rigide direttive. Invitiamo il nostro ad una lettura più attenta relativamente alla materia prima, occasione questa per un buon ripasso della nostra brochure. E se avremo il piacere di accoglierlo per una degustazione gli spiegheremo anche perché le cosce erano fatte arrivare da fuori valle, da sempre! Come l'individuo è un'entità non assolutamente autonoma, ma dipendente da una realtà oggettiva: la natura, anche il nostro prosciutto è un prodotto che dipende oltre che dalla materia prima selezionata, proprio da alcune mani che svolgono queste lavorazioni con sapienza artigiana e solo il Vda JdB ha queste mani, così come dal microclima e dalle erbe autoctone e solo il Vda JdB ha questo clima e queste erbe, altri prodotti certificati ne potranno avere di simili, ma nello specifico non questi.

C'è però un aspetto che non ci vede convergere, come prevedibile.
Vengono citati due consorzi di produttori di prosciutto, Parma (milioni di cosce prodotte in un anno) e San Daniele (un po' meno ma sempre milioni di cosce) che ci fanno orgoglio in Italia e nel mondo, ma noi non possiamo essere confrontati con loro! Le nostre cosce sono quasi chiamate per nome, in un mese produciamo (400 cosce) quello che ciascuno di loro produce in meno di un'ora. È come se venissero confrontate alta moda e Pret a porter, non ha senso.
Da ultimo l'esagerazione per le troppe lodi. Ha ragione, siamo un po' a decantare un prodotto di cui siamo fieri, dovremmo invece far parlare chi ci loda in modo incondizionato. Lo consideriamo peccato veniale, spesso c'è chi in valle e fuori si autoincensa senza avere un prodotto di qualità certificata.
Di questa sua critica facciamo tesoro, potrebbe essere un motivo da sviluppare in una prossima brochure: “Quello che pensa di noi chi ama il nostro prosciutto!”. Possiamo prevedere che al momento Lei non sarà tra gli intervistati, ma non possiamo creare solo consensi.

 

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