13 giugno 2019

#Grandangolo sulle professioni in Valle d'#Aosta: Gli #Infermieri

Identikit del Collegio degli Infermieri

Iscritti totali anno 2018: 992
Composizione del Consiglio Direttivo
Presidente: Claudia Soudaz
Vice Presidente: Gianluca Del Vescovo
Segretario: Paola Ascolese
Tesoriere: Maria Concetta Mezzatesta
Consiglieri: Micol Giachino, Patrizia Persico, Sonia Monticone,
Fabrizio Mastroianni e Roberto Peronetto

Trend: un numero variabile tra i 20 e 25 iscritti all'anno

E-Mail: opiaosta@gmail.com
Sito internet: www.opiaosta.it


L'INTERVISTA ALLA PRESIDENTE CLAUDIA SOUDAZ

Quali sono le principali problematiche a livello regionale e nazionale?
Prima di tutto la famosa quota 100 che creerà una uscita di parecchi colleghi professionisti e  contemporaneamente ci potrà essere l’opportunità dell’ingresso  di nuovi colleghi.Non parliamo infatti di professioni in esubero né nel mondo del pubblico impiego né tanto meno in quello privato. La quota 100 potrà interessare maggiormente l’Italia in generale molto di meno la Regione Valle d’Aosta perché il servizio sanitario valdostano è una eccellenza nella realtà italiana, ma anche europea. Basta pensare alla realtà del servizio domiciliare. Nessuna regione italiana ha tanti  i infermieri sul territorio come la Valle d’Aosta in questo momento.

Il Direttivo
Esistono possibilità di lavoro in Valle d’Aosta oppure il settore è saturo?
La quota 100 creerà una grande opportunità per gli infermieri per essere immessi in questa  professione. Oltretutto questa è una professione che è entrata in Università nel 2000 e quindi ha avuto
una notevole evoluzione, di conseguenza l’ingresso di nuovi infermieri laureati non potrà che portare
un grandissimo vantaggio al rinnovamento che è in atto.

Esistono nuovi sbocchi professionali?
La grande domanda è sempre concentrata sulla realtà ospedaliera. In realtà il futuro vedrà la professione infermieristica, ma più in generale tutte le professioni sanitarie, spostarsi sul territorio. E’
qui il vero futuro. L’Ospedale vedrà una riduzione degli operatori e dei posti letto in quanto gestisce la fascia acuta. La tecnologia ci permette oggi e ancora di più nel futuro di spostare buona parte delle attività sul territorio, sul domicilio del paziente che è il luogo migliore dove essere curati e guarire laddove non c’è una situazione di emergenza. Si tratta di un mondo in grande espansione con dei cambiamenti che adesso non riusciamo neppure ad immaginare, ma che ci saranno.

Iniziative di formazione realizzate nel 2018 e in programma nel 2019?
E’ tra le principali attività dell’Ordine. E nella nostra professione è evoluta parecchio con l’ingresso in Università. Ovviamente deve essere una formazione mirata ai bisogni emergenti del momento. Adesso abbiamo una formazione che si concentra molto sul dialogo tra le professioni. L’obiettivo di oggi è il paziente al centro per essere curato con un grande dialogo tra le professioni.

Consigli per chi si vuole avvicinare  alla professione?
Prima di tutto l’Università. In Valle abbiamo una sede staccata collegata a Torino. L’ordine poi è a disposizione per tutti i professionisti futuri, cioè giovani studenti che desiderano un confronto con la nostra professione. Ovviamente, chi è interessato a fare l’infermiere deve essere interessato alla cura delle persone, a prendersi cura dell’altro. La tecnologia ha portato una grande rivoluzione nella nostra professione, ma non dobbiamo dimenticarci però che l'operatore non è invisibile anche in presenza della tecnologia, ma rimane l’interlocutore principale per il paziente, soprattutto l’infermiere che è una delle professioni principe accanto al paziente. E’ quindi una scelta legata a grandi capacità relazionali: la scelta di vivere accanto alla persona malata e che ha bisogno. Ovviamente sono capacità che si acquisiscono e non devono essere necessariamente innate motivo per cui c’è un percorso di formazione di tre anni, la laurea triennale, con i successivi due anni di laurea magistrale e master vari di primo e secondo livello.

Ci sono problemi sul fronte pensionistico?
L’età media dei nostri iscritti è di 45 anni quindi al momento non si ravvisa un problema nei prossimi dieci anni, quanto dopo per l’uscita di un numero importante di iscritti e professionisti. La nostra professione per i liberi professionisti ha una cassa di previdenza, l’Enpapi, a cui obbligatoriamente
devono essere iscritti, e i dipendenti pubblici accedono alla cassa normalmente prevista. Certamente gli infermieri ad oggi rappresentano ancora il 40% della forza lavoro nel pubblico impiego per quanto riguarda il sistema sanitario. In Valle d’Aosta abbiamo un numero inferiore al 20% di liberi professionisti e questi colleghi andranno aumentando nel tempo.

Il mondo digitale è entrato nelle vostre professioni? E se sì come?
E’ entrato per ora in forma minore e vedrà un grande sviluppo in futuro con la telemedicina, cioè l’opportunità di portare al domicilio delle persone una tecnologia che prima poteva essere utilizzata solamente negli ambiti ospedalieri. Un esempio può essere la possibilità di controllare i parametri, i ventilatori con i tablet. Pensate ad una regione come la nostra costellata di valle laterali quanto la tecnologia può facilitare un paziente nel rimanere a domicilio e permettergli  i essere contattato
dall’ambulatorio, dall’infermiere, dal medico o ancora dal riabilitatore e poter registrare i parametri che potranno essere trasmessi. Si tratta di un settore che vedrà grandissime implementazioni e che ci permetterà di curare sempre di più le persone a casa e di facilitare la dimissione dall’ospedale per un veloce rientro a casa della persona, in famiglia e nell’ambito lavorativo in temi molto brevi.

Un valore professionale da recuperare in questa nostra società?
L’infermiere è accanto, vicino alla persona in difficoltà, al cittadino fragile. L’infermiere è pronto ad
aiutarlo nell'immediato. E’ quell'operatore che troviamo nei consultori, nei poliambulatori e in
ogni reparto nel momento in cui la persona è ricoverata. E’ la persona che si occupa dell’assistenza ai
bisogni essenziali di vita e si prende cura della persona sia nell’ambito lavorativo che in un ambito di
fragilità quale può essere la malattia.

Alessio Nicoletta (#Coldiretti) ospite il 14 giugno a #ImpresaVda su #RadioPropostainBlu

Carissimo visitatore, domani, venerdì 14 giugno, alle 9,35, trentunesima puntata del nuovo ciclo di ImpresaVda su Radio Proposta in BluIn studio Alessio Nicoletta, Presidente di Coldiretti Valle d'Aosta.

A circa un'ora dalla trasmissione della puntata puoi scaricare il podcast nell'apposita sezione sul sito di Radio Proposta in Blu.

In queste settimane sono saltati un po' di lanci che recuperiamo almeno in termini di cammino percorso: il 26 aprile sono stati intervistati Stefano e Simone Brazzale (Brazzale Design), il 3 maggio Lorenzo Tota e Massimiliano Pegorari (BNI Italia), il 10 maggio Alberto Bois (Ivit Energia), il 17 maggio Ezio Roppolo (Rimchain), il 24 maggio Christian Bordett (Gelateria Ivana), il 31  maggio Sergio Bisone (Peakjet) e il 7 giugno Davide Barberis (Blueticketing), intervista che puoi trovare nel Corriere in edicola.

Se non conosci ancora la radio ti ricordo le sue frequenze: Courmayeur 103.8 - La Salle 93.7 - Saint-Nicolas 107.6 - Aosta 107.8 - Saint-Vincent 107.4 - Bassa Valle 107.8 - Brusson 88.5 - Ayas 107.6 - Valtournenche 107.6 - Valle del Gran San Bernardo 107.6 e Valgrisenche 88.0. 

Ferriani (#ValdostanaGrandiCucine): «Il savoir faire italiano vince sempre»

Gianluca Ferriani
Proponiamo questa settimana l'intervista a Gianluca Ferriani della Valdostana Grandi Cucine.

Prima di raccontare un po’ coma nasce la vostra azienda è interessante approfondire la sua personale vocazione imprenditoriale...
Io non nasco imprenditore. Dopo il diploma sono entrato subito nel mondo del lavoro eho lavorato sia nel pubblico che nel privato come dipendente. L'esperienza più significativa è quella che ho fatto in banca èer una decina di anni. Periodo che mi è servito per formarmi professionalemente, per imparare molte cose, per conoscere le tecniche della comunicazione. Ad un certo punto però questa esperienza non era più la mia. Mi serviva fare qualcosa di diverso. Allora ho lasciato quello che per tutti è il posto fisso per lanciarmi nel mondo del commercio. Ho iniziato così a fare il venditore fino all'esperienza di oggi.

E ora veniamo all’azienda… una storia lunga...
Valdostana Grandi Cucine è nata nel 2010, ma in realtà è il risultato di una attività precedente che ormai ha raggiunto quasi i 60 anni. Nel 2010 io e i miei due soci abbiamo deciso di acquistare questa azienda e iniziare a camminare con le nostre gambe, sviluppando il nostro business, le nostre idee che ci hanno portato oggi ad avere dei risultati che ci soddisfano.

Però ad un certo punto occorre una nuova strategia... 
Come è facile immaginare la fornitura di una grande cucina avviene una volta ogni tanto. Le strutture valdostane come tutti sanno yhanno avuto uno sviluppo eccellente nel corso degli anni, ma oggi la situazione è un po' più difficile che nel passato. I grandi impianti sono stati fatti. La sostituzione delle apparecchiatture avviene molto gradatamente. Non che mancasse il lavoro ma ci faceva piacere intraprendere nuove strade per allargare il bacino di utenza. Abbiamo sviluppato così le nostre attività all'estero, sfruttando la nostra conoscenza scolastica del francese.

Il savoir faire italiano piace all’estero...e poi essendo pure blingui...
Conoscere il francese è stato determinante. E' vero che all'estero ci sono molti connazionali che conoscono l'italiano, ma è facilmente intuibile che le seconde e le terze generazioni ormai sono madre lingua francese. Gli architetti, gli imprenditori sono tutti di lingua francese e quindi èbene parlare con loro nel modo più facile ed immediato.

Qual è stata la commessa più stimolante? Perché?
La prima perché è stato l'inizio di tutto quanto. Il proprietario di quel locale è un italiano che desiderava modificare completamente la sua cucina. La parte interessante è stata imparare a muoversi nel territorio svizzero, interfacciarsi con la norimativa, la legislazione, con le abitudini, le caratteristiche. Certo il savoir faire italiano di là è un atout straordinario.

E quella più prestigiosa?
La città di Ginevra è diventata la nostra seconda unità lavorativa. All'interno di questa grande città che è ricchissima di locali pubblici legati alla ristorazione, italiani e non solo, l'aver contribuito a realizzare un paio di locali nel centro storico, nelle sone limitrofe del lago, è stata davvero una soddisfazione. Oggi quando andiamo a Ginevra per altre attività a me fa particolarmente piacere passare da questi clienti ed essere accolto simpaticamente come colui che ha risolto una difficoltà, ha introdotto una innovazione.

Come si rimane competitivi nel vostro settore?
E' un fatto che lavorare per una grande azienda come nel nostro caso ci fornisce molti spunti perchè veiamo formati, ci viene insegnato come si fanno le cose. Questo però non è sufficiente. E' indispensabile anche l'autoformazione, avere una mentalità aperta, essere pronti al confronto, prepararsi, cercare delle opportunità per imparare a fare meglio quello che già si sta facendo bene. La mia personale esperienza è di non volermi mai fermarte. Se ho raggiunto un obiettivo, professionalmente parlando ma anche nella vita, è bello proporsene un altro cosicchè ci sia sempre una piccola cosa da conquistare. A livello personale è un arricchimento, a livello commerciale consente alle aziende di continuare a crescere.

Novità per il 2019?
Attualmente stiamo lavorando a Courmayeur in un grande albergo che è stato recentemente costruito. E' una commessa importante che riconosce nell'azienda internazionale che noi rappresentiamo una competitività non soltanto economica ma di capacità tecniche, e noi di consegeunza che per conto di questa azienda ci occupiamo dell'installazione siamo molto soddisfatti. Ci fa piacere collaborare a questi grandi progetti sul territorio valdostano. Ne abbiamo terminato un altro l'anno scorso sulla piazza di Courmayeur, un altro a Cervinia e un altro ancora a Champoluc. Questo ci dice che l'ospitalità valdostana sta recuperando terreno, competitività, soprattutto grazie all'iniziativa di quest imprenditori locali che hanno voluto sfidare un mercato difficile investendo nelle proprie attività. Per quanto riguarda l'estero il progetto 2019/2020 è di incrementare ulteriormente. Se fino ad oggi circa il 20% del fatturato era conseguito all'estero mi piacerebbe aumentare significativamente questa percentuale. Continueremo ad investire all'estero in pubblicità, ma soprattutto continuando a lavorare bene affinchè il cosiddetto passaparola ci premi e ci dia l'opportunità di aumentare il nostro lavoro sulle piazze svizzere e francesi.

Novità in termini di prodotto?
Siamo tutti molto attenti al risparmio energetico. Crediamo di avere in mano delle attrezzature e delle soluzioni che riducono fortemente il consumo elettrico senza pregiudicare i risultati in fase di cottura. Questo è un elemento importante che stiamo cercando di veicolare anche a tutti i professionisti tecnici valdostani cosicchè sfruttino la nsotra competenza non necessariamente acquistando da noi il prodotto, ma capendo che è possibile raggiungere obiettivi come un tempo, ma con soluzioni più moderne.

Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Mi piacerebbe che il mondo del commercio diventasse più etico, mi piacerebbe che ci fosse fiducia fra chi vende e chi compra, mi piacerebbe che questa fiducia non fosse limitata alla sottoscrizione di un contratto ma che continuasse nel tempo cosicchè si crei un circolo virtuoso nella nostra comunità dove non ci sono coloro che hanno venduto e coloro che hanno comprato, ma semplicemene coloro che hanno contribuito al benessere sociale di tutti quanti noi.

8 giugno 2019

10 giugno #Grandangolo delle Professioni su #RadioPropostainBlu: I #Farmacisti

Lunedì 10 giugno aprile, alle 10,35, su Radio Proposta in Blu nuova puntata del nuovo ciclo di «Grandangolo: incontri con le professioni della Valle d'Aosta». L'ospite di questa settimana sarà Fabio Giacherio, Presidente dell'Ordine dei Farmacisti.

In queste settimane sono saltati un po' di lanci che recuperiamo almeno in termini di cammino percorso: il 29 aprile sono state intervistat le Ostetriche con Corinne Menabreaz, il 6 maggio per i Notati il Presidente Antonio Marzani, il 13 per i Periti Industriali Alfredo Mantovani, il 20 per gli Agenti immobiliari (Fiaip) Angelo Aresu, il 27 maggio i Veterinari e il 3 Giugno gli educatori professionali con Martina Vitillo. 

#Grandangolo sulle #Professioni in Valle d'Aosta: I #PeritiIndustriali


Identikit dell'Ordine dei Periti Industriali
Il Direttivo

TOTALE ISCRITTI ANNO 2018: 100

Presidente:  ANDREA MANTOVANI     
Segretario:  ANDREA MOTTA         
Tesoriere:    ERIK FARINA           
Consiglieri:  CAMPOMIZZI MARIO, ESQUISITO LORENZO, NEX CHRISTIAN e QUEY JEAN PAUL

Il trend nei prossimi anni in termini di iscritti si prevede: STABILE



L'INTERVISTA AL PRESIDENTE ALFREDO MANTOVANI


Quali sono le principali problematiche a livello regionale e nazionale?
Noi parliamo principalmente di Periti industriali che si occupano di progettazione impiantistica. In questi anni perciò la categoria ha subito l'effetto della crisi che c'è stata nel comparto in questi anni e che in Valle d'Aosta rispetto alla situazione nazionale perdura anche se con qualche segno di ripresa.C'è però da dire che in Valle è arrivata anche leggermente più tardi. Uno dei problemi che noto maggiormente è l'incertezza normativa. Le norme cambiano molto velocemente e gli utenti non sono in grado di percepire queste varizioni e quindi di usufruire di questi vantaggi. Ad esempio oggi siamo ai massimi storici per quanto riguarda le detrazioni e le agevolazioni per il risparmio enbergetico, ma le norme si susseguono così velocemente che gli utenti fanno fatica a comprendere che ci sono per loro dei vantaggi di cui approfittare. Io ritengo che una crescita più robusta si potrebbe avere con una stabilità normativa.


Esistono possibilità di lavoro in Valle d’Aosta oppure il settore è saturo?
Il settore è leggermente sovradimensionato in questo momento perchè negli anni precedenti la crisi c'erano più occasioni di lavoro. Io ritengo che correttamente nel futuro ci sarà un'ampia riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, cioè si costruirà meno ma si riqualificherà di più. Immaginiamo che il maggior numero di costruzioni in Italia sono state fatte negli anni '60-70 e poi decrescendo anni '80 e poi ancora molto decrescendo negli anni successivi. Questo significa che c'è un parco edilizio che ha come minimo 50 anni che inizia a necessitare di un riaggiornamento. Secondo me in questo campo ci sono dei margini per poter sviluppare la professione.

Esistono nuovi sbocchi professionali?
Rispetto ad un tempo occorre un considerevole aggiornamento professionale. In questo momento risentiamo di un problema che abbiamo in generale come professionisti, cioè sulla dimensione degli studi. In Italia ci sono molti professionisti, ma molti piccoli studi. Nel corso degli anni si dovrà stimolare l'aggregazione perchè oggi è richiesta una maggior specializzazione, rispetto ad un tempo il professionista onnisciente non esiste più.

Iniziative di formazione realizzate nel 2018 e in programma nel 2019?
Quest'anno come l'anno scorso cerchiamo di fornire ai professionisti iscritti al nostro Ordine un ampio ventaglio in modo che possano soddisfare i crediti formativi obbligatori per legge. Come tutte le professioni noi abbiamo 120 crediti quinquennali, il che vuol dire 24 crediti all'anno, ciò significa almeno 24 ore di frequenza in ambiti diversi. Cerchiamo di fornire come Collegio almeno 48 ore di formazione ai nostri iscritti in modo che possano sicuramente riuscire a formarsi. Per me questo è un mimimo formativo. Un buon professionista supera ampiamente questa soglia.

Consigli per chi si vuole avvicinare alla professione?
Di cercare di avere una preparazione ed una competenza molto elevate.In questo momento in cui, grazie alle nuove tecnologie, tutti pensano di sapere un po' tutto una formazione approfondita è necessaria. Gli utenti hanno in realtànecessità di essere condotti. Faccio un esempio. Si sta sviluppando nei Paesi anglosassoni la realtà del commissioning. E' quella figura che accompagna l'utente a capire quali sono le sue esigenze. Ancora prima di mandare in appalto un lavoro o di progettarlo, l'esperto segnala all'utente quali sono le sue esigenze e quali sono le modalità per soddisfarle. Il mondo oggi è molto puù complesso e sembra facile trovare le informazioni, ma serve comunque una figura professionale specializzata che possa condurre a capire cos auno desidera, quali sono le sue necessit. E in che modo è possibile soddisfarle. Aggiungo che fino ad ora i Periti Industriali sono sempre provenuti dagli istituti tecnici, in realtà nei prossimi anni, dopo il 2012, per iscriversi al nostro ordine dovranno essere per forza dei laureati. Da quest'anno partono anche in Valle d'Aosta le lauree professionalizzanti, cioè un alaurea triennale organizzata con l'Università di Torino e con sede a Pont-Saint-Martin proprio per iniziare a inserire i giovani Periti industriali nella professione e nell'industria. Non sarà più formativa ma molto teorica, ma una laurea che prevede uno stage annuale in azienda.

Ci sono problemi sul fronte pensionistico?
Noi dal 1996 abbiamo una Cassa di previdenza autonoma che è l'Eppi, cioè l'Ente di Previdenza Periti Industriali, che ha adottato sin da subito il metodo contributivo e in questi anni è riuscita anche a dividere una parte dell'integrativo, quello che si versa per il mantenimento della Cassa sui montanti individuali, dando un po' più di respiro a quelle che saranno le pensioni successive. E' chiaro che questo metodo rispetto al retributivo è più penalizzante.

Il mondo digitale è entrato nelle vostre professioni? E se sì come?
Come utenti è evidente che i controlli come impiantistica sono molto variati.La complessità è aumentata. Io direi che questa sarà anche una possibilità di un grosso risparmio energetico.

Un valore professionale da recuperare in questa nostra società?
La correttezza di cui mi pare ci sia un grosso bisogno.

#BancaPassadore: cresce la raccolta diretta


Il 16 maggio si è tenuta l’Assemblea della Banca Passadore & C. per l’approvazione del bilancio dell’ esercizio 2018, il 131° dalla fondazione della Banca. I principali dati del bilancio approvato sono riportati nel seguente prospetto con la variazione rispetto all’esercizio precedente:

Raccolta diretta
2.833 milioni 
+9,9%
Impieghi
1.701 milioni
+0,4%
Depositi titoli
4.682 milioni
+1,7%
Utile netto
16,7 milioni
+2,1%

Il totale delle masse amministrate sale a 7 miliardi e 515 milioni mentre, il risultato dell’esercizio, il migliore della storia della Banca, determina un indice di redditività (RoE) pari al 9,15% tra i più alti del sistema bancario. L’Assemblea ha approvato la distribuzione di un dividendo unitario di euro 0,30, equivalente a quello del precedente esercizio.
Il rapporto crediti deteriorati sul totale dei crediti scende al 2,24% senza che la banca abbia mai effettuato alcuna cessione di NPL.

Il coefficiente patrimoniale “CET 1 ratio” è pari al 13,15%, ampiamente superiore al corrispondente coefficiente di capitale richiesto dalla Banca d’Italia.
Prosegue il piano di espansione territoriale: dopo l’apertura, nel 2018, della Filiale di Portofino e il trasferimento nei nuovi locali della Agenzia di Genova-Molassana, divenuta la più grande della città, è previsto entro pochi mesi l’insediamento della Filiale di Alba nei nuovi prestigiosi uffici collocati in pieno centro. Nel piano strategico recentemente approvato è stata prevista  l’apertura di un nuovo punto operativo nel nord-est dell’Italia, che si andrà ad aggiungere ai 24 già esistenti in 7 Regioni e 17 città.

La Banca ha altresì avviato un importante programma di investimenti nel campo della digitalizzazione finalizzato a sfruttare appieno le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie nell’ambito del sistema informativo interamente sviluppato in proprio. In particolare, nel campo fintech, con la recente attivazione di Apple Pay, la Banca è tra le poche in Italia a poter offrire ai propri clienti l’intera gamma degli strumenti di pagamento tramite smartphone, particolarmente apprezzati dai giovani. A questi ultimi la Banca si rivolge nella sua qualità di main sponsor dell’ evento “We’re Back”, (a Genova il prossimo 8 giugno, con il patrocinio del Comune e della Regione) il quale, grazie  al contributo di speaker di successo, si propone di incoraggiare il rientro in Italia dei giovani talenti trasferitisi all’estero.

Nel primo trimestre del 2019, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, la Banca registra un’ulteriore sensibile crescita della raccolta diretta (+14,6%) ed indiretta (+ 9,5%); gli impieghi risultano in linea con l’anno precedente. Il risultato netto del trimestre sale a 5 milioni e 54 mila euro, uno dei migliori di sempre, e lascia prevedere un utile per l’intero esercizio altrettanto positivo rispetto a quello del 2018.

30 maggio 2019

#Credito: accordo tra #Valfidi e #Ascomfidi Nordovest

L’approvazione del bilancio dell’esercizio 2018 è stata al centro dell’Assemblea Ordinaria dei soci di Valfidi, convocata per martedì 21 maggio. Ma non solo. Il Presidente Laurent Vicquéry, presentando la Relazione del Consiglio di Amministrazione, ha messo in evidenza il percorso che il confidi dovrà effettuare nei prossimi 2 anni per raggiungere la soglia dei 150 milioni di Euro di attività finanziarie necessaria per mantenere l”iscrizione nell'Albo Unico ex art. 106 del TUB degli Intermediari Finanziari.

In proposito Vicquéry ha informato i presenti «circa l”accordo sottoscritto con Ascomfidi Nordovest che permetterà alle imprese valdostane del settore commercio, oggi supportate dal confidi piemontese, di tornare a beneficiare dei contributi in conto interessi e di mantenere i costi delle 
garanzie contenuti. Un accordo che può portare Valfidi a fare un importante passo avanti nel percorso di raggiungimento della soglia dei 150 Milioni di euro e rilancia la necessità di riprendere il dialogo con Confidi Valle d’Aosta per un percorso aggregativo a livello regionale».

Il Presidente ha posto l'accento sulle profonde differenze tra la realtà economica valdostana e quella delle altre regioni d’Italia, sulle importanti disparità tra l’operatività dei confidi valdostani rispetto ai confidi di altre regioni e sulle possibili sinergie tra i confidi valdostani, invitando a ulteriori riflessioni chi oggi sta valutando come prioritarie le soluzioni aggregative con confidi extra regionali, sottolineando come in passato quelle stesse scelte non abbiano prodotto risultati apprezzabili.

Ma veniamo ai numeri di Valfidi. 3.276 soci ordinari costituiti da imprese e professionisti e 7 soci sovventori. Nel corso del 2018 sono stati ammessi alla cooperativa 107 nuovi soci e ne sono fuoriusciti per recesso, decadenza o esclusione 84 soci. Al 31/12/2018 lo stock complessivo di garanzie ammonta ad euro 83.569.609 a cui corrispondono 184.339.000 di euro di finanziamenti e affidamenti attivi garantiti. Nel corso del 2018 Valfidi ha erogato 22.418.515 euro di nuove garanzie
corrispondenti ad Euro 41.459.000 di nuove linee di credito concesse dalle banche convenzionate.
Le garanzie in bonis rappresentano il 91% del totale, le garanzie deteriorate il 9%, di cui il 6,85% sono garanzie relative a pratiche a sofferenza presso le banche. Nel 2018 è proseguito il calo dell’indice di ingresso a deteriorato, con un miglioramento della qualità del credito, a dimostrazione del calo delle posizioni problematiche. Il patrimonio netto della società ammonta ad oltre 12.691.000 euro.

Nel commentare i numeri sopra riportati «Va evidenziato, - ha spiegato il Direttore Roberto Ploner
- come sia cresciuto l'importo delle nuove garanzie rilasciate nell'anno rispetto agli anni precedenti,
con una conseguente crescita dello stock di garanzie in bonis di 627.000 Euro (+0,83%). Positivo
anche il dato delle garanzie deteriorate in calo del 7% rispetto all’anno precedente. Le posizioni
classificate in stato deteriorato si attestano al 9% del totale del portafoglio garanzie, un dato questo al di sotto rispetto alle percentuali che rileva la Banca d”Italia sul sistema del credito in Valle d’Aosta, in particolare sul target delle micro e piccole imprese. Questi dati confermano come Valfidi in questi anni non abbia fatto mancare il suo sostegno alle imprese, soprattutto a quelle che ne avevano maggiore necessità, attingendo anche a risorse pubbliche, ad esempio il fondo di Garanzia per le PMI, idonee a mitigare il rischio di credito».

24 maggio 2019

La mia (ma non solo mia) intervista a #CarloCottarelli: «#Evasione e #Burocrazia peccati capitali dell'economia italiana»


Venerdì 10 maggio, presso la sala congressi dell’Hostellerie du Cheval Blanc, ho avuto il piacere di moderare una serata con il Professor Carlo Cottarelli, organizzata dai Rotary Club Aosta e Courmayeur-Valdigne, col sostegno di Banca Passadore e la collaborazione di Confindustria Valle d’Aosta, degli Ordini dei Dottori Commercialisti e dei Consulenti del Lavoro della Valle D’Aosta e dell’Università della Valle d’Aosta. Tema della serata «Il Sistema Italia nel contesto internazionale: quale equilibrio tra competitività e stato sociale?». Ne è nata (anche con l'aiuto del pubblico) una intervista che ho avuto il piacere di sottoporre ai lettori del Corriere e ora propongo in versione integrale ai visitatori del blog. Il reportage fotografico è a cura di Bruno China Bino e Matilde Quaglia. Aggiungo che è stato bello vedere tra le oltre 300 persone presenti molti dei nostri fedeli abbonati. 
Fabrizio Favre


Professor Cottarelli lei nel suo libro scrive che l'Italia non cresce come dovrebbe dal 1999. Da dove nascono le fatiche italiane?
Partiamo prima di tutto dai dati della congiuntura immediata. Oggi (venerdì 10 maggio ndr) sono usciti i dati della produzione industriale che a marzo è scesa dell'1%. Tra gennaio e febbraio è cresciuta, mentre nell'ultimo trimestre del 2018 era scesa. Che cosa sta succedendo? L'anno scorso c'è stato un forte rallentamento nella crescita Europea e noi abbiamo subito questo rallentamento. Ma siccome il nostro tasso di crescita in generale è più basso il nostro risultato è stato negativo anche se di poco. Negli ultimi trimestri del 2018 abbiamo avuto così una piccola recessione tecnica. Va comunque detto che ci abbiamo messo del nostro. Quando il Governo ha cominciato a dire basta con le regole europee, basta con l'austerità e ha presentato una legge di bilancio che prevedeva un significativo aumento del deficit pubblico i mercati si sono spaventati e lo spread è salito. Il mitico spread è qualcosa che non è tangibile, ma fa male all'economia. Quando sale diventa più difficile per le banche prestare e se sale troppo si rischia di tornare nel 2011, quando a quota 600 l'economia è crollata. Come quindi il rallentamento dell'anno scorso nasceva dal rallentamento dell'Europa, la ripresa di questi primi mesi è dovuto alla ripresa dell'economia europea. L'area europea è passata da 0,2 a 0,4 e noi siamo passati – 0,1 a 0,2. Anche in questo caso abbiamo dato comunque un nostro contributo perché grazie all'accordo trovato tra l'Italia e l'Europa sui conti pubblici di quest'anno lo spread è sceso. La sostanza è che noi quest'anno riusciremo ad avere un segno positivo sulla crescita. Il Governo è stato molto prudente ipotizzando uno 0,2, io sono convinto che si possa arrivare anche ad un + 0.4. L'aspetto drammatico è che si parla sempre di “zero virgola”, ma noi non dovremmo crescere come l'area dell'euro, ma più rapidamente perché negli ultimi 20 anni abbiamo perso terreno. Di quanto? Alla fine degli anni '90 la Germania aveva un reddito pro capite in termini di potere di acquisto più alto del nostro del 4% ora siamo tra il 20 e il 25%. In questo momento abbiamo lo stesso reddito pro capite di 20 anni. E non era mai successo dal 1861 che ci fosse un periodo di 20 anni senza crescita.




Quali prospettive sono possibili?
Ci sono due scenari: quello buono è quello in cui non cresciamo a meno di non fare riforme importanti. Con un grosso punto di domanda però: la legge di Bilancio del prossimo anno. Comunque è lo scenario che ritengo più probabile anche se non è un grande scenario. C'è poi lo scenario preoccupante in cui ricadiamo nella crisi del 2011 di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. Non è un rischio altissimo, però non è irrilevante. Cosa può scatenare questa crisi? La crisi del 2011 è avvenuta perché lo spread è salito quasi a 600 e il PIL era in calo ad un ritmo del 4%. La disoccupazione è salita rapidissimamente. Gli investitori stranieri e domestici hanno cominciato a temere che l'Italia uscisse dall'euro e che quindi se io investo in euro potevo venire ripagato dopo un anno in nuove Lire. Un dubbio che è venuto in quanto l'Italia negli anni precedenti era cresciuta poco e aveva esportato poco. Noi avevamo uno squilibrio nei nostri conti con l'Estero. Questo perché dopo l'entrata nell'euro avevamo perso competitività. Per un po' di anni abbiamo continuato ad avere un aumento dei nostri costi e dei nostri prezzi superiore alla Germania. Una volta questo non era un problema perché noi ogni tanto svalutavamo, ma ora non era più possibile. Le nostre esportazioni ne hanno risentito. Tra il 1999 e il 2009 le esportazioni italiane non sono cresciute, quelle tedesche sono invece cresciute di quasi il 70%. Di conseguenza un paese in queste condizioni poteva avere la tentazione di uscire dall'Euro. Inoltre l'Italia aveva e ha un debito pubblico molto elevato, il secondo dopo la Grecia, e un Paese così potrebbe di nuovo avere la tentazione di uscire dall'Euro e riavendo la propria Banca Centrale stampare moneta e ripagare il debito pubblico. Questi due motivi hanno creato preoccupazione nei mercati finanziari. Non c'è stata nessuna congiura internazionale per far cadere l'allora Governo Berlusconi, ma c'erano motivi oggettivi per cui un Paese in una simile situazione venisse attaccato dai mercati finanziari. Da allora i conti con l'estero sono migliorati. Esportiamo più di quanto importiamo, anche perché importiamo poco. C'è stato anche un po' di recupero di competitività rispetto alla Germania: non perché i costi nostri si sono ridotti, ma perché in Germania sono aumentati più rapidamente. Il problema dei conti pubblici è rimasto irrisolto. Si aggira intorno al 132%. L'anno scorso è un po' cresciuto e quest'anno potrebbe crescere ancora un po'. In questo contesto la Legge di bilancio per il prossimo anno diventa cruciale. Il problema è che come far tornare i conti in autunno non sarà per niente facile in quanto sono stati già decisi degli aumenti di spesa. Ad esempio il reddito di cittadinanza e quota 100 e altre misure, che avranno il loro impatto pieno il prossimo anno. A carte ferme e senza aumenti dell'Iva il prossimo anno potremmo trovarci un debito pubblico tra il 3,3 e il 3,5% del PIL. Non sono numeri enormi ma quest'anno finiremo sul 2,3, quindi si tratta di un punto in più in una situazione in cui il PIL non cresce molto. A questo punto potremmo trovarci di nuovo in autunno con i mercati finanziari che cominciano a dubitare che l'Italia non riesca a rispettare le regole sui conti pubblici europei, che il deficit cresca a un livello per cui il debito comincia ad aumentare rapidamente e che lo spread riprenda a rapidamente la sua corsa. Sono convinto che alla fine un accordo con l'Europa si troverà, anche se adesso non so immaginarmi quale soluzione si possa trovare di contenimento del deficit del prossimo anno. Anche la promessa della flat tax pone la grande incognita di dove si possano trovare le risorse necessarie per attuarla. Difficile dare una risposta. Vediamo cosa succede in autunno.




Nel suo libro sui sette peccati capitali il settimo, che li tiene dentro un po' tutti, è quello sulla difficoltà italiana a convivere con l'Euro. Probabilmente anche perché non si fanno le riforme che lei ha spiegato come necessarie. Quali sono queste riforme?
Va detto che non tutti gli economisti sono di questa opinione. Come ho già detto quando l'Italia è entrata nell'euro per un po' di anni dal 1999 al 2009 i nostri costi di produzione sono aumentati rapidamente. Ma perché? Prima di tutto per inerzia. Noi avevamo sempre aumenti di costi e di stipendi più alti in termini nominali che in Germania, l'inflazione era però più alta da noi. Poi si è verificato un caso di scuola, presente in tutti i testi di economia internazionale: quando un paese come l'Italia che ha tassi di interesse e di inflazione alti si unisce dal punto di vista monetario con un Paese come  la Germania che ha tassi di interesse bassi, i tassi di interesse alti scendono se l'accordo di cambio è credibile. E l'Euro era credibile inizialmente. E così diventa più facile prendere a prestito soldi dalla Banca e spenderli, il che spinge verso l'alto i prezzi, compresi quelli delle case. I mutui ipotecari sono aumentati del 20%. Il libro di testo di economia internazionale dice che c'è un rimedio a questo, cioè che lo Stato spenda di meno, invece lo Stato italiano, una volta entrato nell'Euro, ha detto: “i tassi di interesse scendono anche per me. Io non devo più prendere a tassi di interesse del 10% ma del 2%. E allora a questo punto posso ricominciare a spendere anche io”. E così il Governo tra il 2000 e il 2006 ha ricominciato a spendere molto, perdendo l'occasione di mettere a posto i nostri conti pubblici una volta per sempre. Lì c'è stato un errore di valutazione. All'epoca, fra l'altro, io ero il capo delle missioni del Fondo Monetario che faceva le ispezioni annuali in Italia e con il Ministro dell'Economia di allora, Tremonti, ci furono delle tensioni in quanto noi gli dicevamo che stavano spendendo troppo. Questa ulteriore spesa ha buttato benzina sul fuoco dell'inflazione e si è creata questa perdita della competitività. Il costo del lavoro per unità di prodotto tra il 1999 e il 2009 è aumentato in Italia di circa il 30%, mentre in Germania è stato pari a zero. Di conseguenza abbiamo perso quote di mercato. Le riforme necessarie sono tutte quelle che fanno recuperare produttività e competitività alle imprese italiane. Non vuol dire tagliare i salari. Ci sono altri costi. Le PMI italiane ogni anno per compilare moduli spendono dai 30 ai 35 miliardi. Una cifra enorme. Un imprenditore di Mantova mi ha detto di avere 100 operai che producono biciclette e 20 negli uffici che riempiono i moduli. In Germania il rapporto è di 100 a 5. Sono i costi della burocrazia. E' essenziale che si faccia qualcosa per ridurla. E non parlo dei dipendenti pubblici, ma del numero di regole che ci sono. La CGIA di Mestre da anni produce statistiche sul numero di moduli che si devono compilare ogni anno. La burocrazia sono anche i tempi di attesa che influiscono sulle decisioni di investimento e con macchine nuove l'operaio che produce biciclette invece di 10 al giorno ne fa 20 e così il costo del lavoro per unità di prodotto si dimezza. Gli investimenti privati in Italia sono frenati dal livello della tassazione, dalla burocrazia e dalla lentezza della giustizia civile, un altro dei peccati capitali di cui parlo nel libro. Un processo legato ad un contratto in Italia può durare oltre 7 anni, in Germania due anni e due mesi, in Spagna due anni e tre mesi, In Polonia un anno e due mesi. Ora se voi avete un contratto e la controparte non fa quello che dovrebbe fare, e voi andate dal giudice e dovete aspettare in media più di 7 anni significa che non avete in mano un contratto valido e il lavoro degli imprenditori deve essere basato sulla certezza del diritto. Qui occorrono riforme. E poi c' il livello della tassazione. Tagliare le tasse è facile, ma non può essere fatto in deficit. E' un problema perché non è credibile. Se io per farlo prendo soldi a prestito il taglio di tasse non è detto che sia permanente. Vanno trovate delle fonti permanenti di finanziamento se vogliamo farlo. Ce ne sono due: la lotta all'evasione fiscale - ogni anno lo Stato perde 130 miliardi per evasione fiscale, tenete conto che la spesa per la Pubblica Istruzione in Italia è pari a 65 miliardi - e poi il risparmio sul lato della spesa. Occorrono delle spending review serie. Occorrono delle priorità. E' chiaro che non si va tagliare istruzione e welfare, ma in tutte le altre aree credo che ci sia qualcosa su cui è possibile risparmiare. Queste sono le riforme utili a portare una maggiore crescita e così risolvere il problema del debito pubblico. Più crescita, più entrate per lo Stato. Occorre però anche avere un po' di fortuna in quanto richiedono tempo e dobbiamo sperare che l'Europa cresca, noi continuiamo a crescere, magari meno dell'Europa, ma questo ci dà il tempo per fare le riforme e così riusciamo a riprendere a crescere.




Alcuni dei peccati capitali di cui lei accenna nel libro sono legati alla debolezza del capitale sociale italiano. Oltre alla politica anche noi cittadini siamo chiamati a dare un contributo...
Purtroppo spesso come italiani non ci comportiamo da buoni cittadini. Ad esempio non si pagano le tasse quando si dovrebbero pagare oppure il funzionario pubblico si fa corrompere perché tanto il Paese è corrotto, lo fanno tutti e, quindi, lo faccio anche io. Diversi peccati capitali sono spiegabili così. Addirittura la lentezza della giustizia in parte è dovuta a questo fatto. Ogni anno cominciano tantissime cause. Siamo molto più litigiosi di quanto avviene all'estero. La spesa per la giustizia in Italia è più o meno come negli altri paesi, ma la domanda è molto più alta dell'offerta. L'impressione è che talvolta si inizi una causa per dar fastidio a qualcun altro, magari so che non ho ragione, ma la comincio lo stesso. E così per 6-8 anni ho dato fastidio a questo qualcun altro. Anche questo è un comportamento egoistico. Se tutti fanno così il sistema si intasa e si danneggiano anche quelle cause che sono del tutto legittime. Purtroppo non si fanno le riforme utili a risolvere certi problemi. E così ce la prendiamo con i politici. Ma chi li elegge i politici? I politici li eleggiamo noi e quindi eleggiamo politici che non vogliono fare certe cose o preferiscono farne altre. Se vi dico votatemi per rendere la giustizia civile più rapida o per ridurre la burocrazia sicuramente sono argomenti validi, ma hanno più effetto proposte come l'andare in pensione prima o il reddito di cittadinanza. Al di là di tutto c'è un problema di cultura per cui noi ormai da anni, e non mi riferisco tanto a quest'ultimo governo, eleggiamo governi che non fanno certe riforme che sono nel lungo periodo più efficaci, ma nell'immediato non danno grossi risultati. Ecco perché ormai di lavoro faccio il “predicatore” vado in giro nelle parrocchie, nelle scuole, nelle Università, perché mi sono convinto che per cambiare le cose in Italia si deve cercare di cambiare la mentalità. E noi economisti siamo stati sempre molto bravi a parlare tra di noi ma poco a metterci la faccia e andare a parlare in pubblico.


L'Italia è il secondo Paese in Europa nel campo manifatturiero e il settimo nel mondo. Il risparmio italiano è tra i più elevati in Europa. La ricchezza italiana è nei primi dieci nel mondo. Tutti questi elementi un valore lo avranno? Secondo lei c'è soltanto un problema di sfiducia verso l'Italia oppure veramente il cigno nero sta per arrivare?
Il mio scenario di base non prevede una crisi tra pochi mesi. Perché ci sia una crisi in Italia occorre un incidente di percorso. Il problema è la fragilità del sistema Italia. Nel 2011 c'è stata la crisi greca che ha messo in luce che l'euro non era eterno. Io temo, come ho già detto, una recessione in Europa. Una recessione dell’1 e 1,5% non so se la reggiamo. Significa riduzione del PIL e perdita di entrate da parte dello Stato. Il deficit aumenta e il rapporto tra debito pubblico e PIL cresce di 3-4 punti percentuali. Noi per ora stiamo tranquilli perché il debito aumenta di poco. Occorre molta prudenza per non finire nella crisi perché quando ci si trova nella crisi non c'è una ricetta facile. La medicina dell'austerità è sempre amara però la si deve prendere. Io però vorrei evitare di arrivare a quella situazione. E questo significa fare riforme prima finché siamo in tempo. Nel maggio del 2011 lo spread era 130 noi siamo oggi a 270, sei mesi dopo eravamo a 600. Io non mi fido dei mercati finanziari perché sono erratici. Stanno tranquilli e poi all'improvviso tutti scappano verso l'uscita. Il motivo per cui noi dovremmo ridurre il debito pubblico finalmente è perché questa sarebbe davvero una operazione di indipendenza, renderci indipendenti dall'erraticità dei mercati internazionali. Il Primo ministro svedese che negli anni '90 decise di abbattere il debito pubblico lo fece perché era stufo di andare a mendicare soldi a Londra. Questa deve diventare una priorità anche per l'Italia.


Mancano 15 giorni alle elezioni (era il 10 maggio ndr). Cosa pensa possa succedere a livello europeo e se non succedesse niente a livello di equilibri politici quale influenza potrebbe avere sui nostri conti, sul nostro PIL?
Io credo che ci sarà una avanzamento delle cosiddette forze sovraniste, anche se le forze tradizionali manterranno la maggioranza. E' però una pia illusione sperare che questo avanzamento potrebbe portare un cambiamento nelle regole sui conti pubblici a livello europeo, perché i sovranisti d'oltralpe sono cattivissimi quando si parla di conti pubblici. Ho incontrato questa mattinata una delegazione di deputati europei olandesi e il più accanito contro i conti pubblici italiani era l'unico parlamentare appartenente all'area sovranista. Scordiamoci il fatto che in caso di vittoria di queste forze politiche potremo fare quel che vorremo con i nostri conti pubblici. Non accadrà mai.


Secondo lei una riduzione dei livelli di tassazione può portare ad una riduzione di evasione?
E' possibile, ma non ci conterei. Il livello di evasione sull'Iva non è influenzato dal livello di tassazione. Detto questo io penso che si possa sperare che se abbasso le tasse ci sia un po' meno la tentazione di evadere. E' però una speranza. Non ci posso contare ex-ante. Sarebbe sbagliato e rischioso soprattutto per una paese con un debito pubblico elevato come l'Italia.




A livello di taglio della spesa pubblica a partire dalla sua analisi fatta quando si è occupato della spending review che cosa è possibile fare?
L'apparato della Pubblica Amministrazione in Italia è troppo frammentato, troppo complesso. Ci sono 8000 comuni, ancora 10mila società partecipate dagli enti territoriali, ci sono 200 enti pubblici centrali, ci sono gli enti pubblici regionali. Lo Stato stesso è frammentato nel senso che è presente in quasi tutte le province d'Italia con più di un ufficio ministeriale. Anche soltanto il Ministero dell'Economia ha l'Agenzia delle Entrate. Questo sistema è costoso. Ci sono poi anche enti pubblici inutili. Ma esistono anche due problemi nel risolvere la situazione. Il primo è che comunque fare riforme per snellire l'apparato dello Stato richiede tempo, un investimento politico e che dà risultati nel giro di tre anni. Si può pianificare ma spesso la legge di bilancio è preparata all'ultimo momento e se uno ha una proposta che fa risparmiare soldi fra tre anni si preferisce lasciar perdere in quanto servono soldi subito. Come Commissario della revisione della spesa ho visto casi del genere. L'altro problema grosso è quello del personale. Tutti siamo d'accordo nel chiudere un ente inutile, ma normalmente il 70% dei costi di un ente inutile sono stipendi. Quando io ho detto a un Presidente del Consiglio che si doveva affrontare il problema dei costi del personale è chiaro che diventa tutto più complicato. Cosa facciamo licenziamo le persone? Non fa parte della nostra cultura. Ci sono però modi di risparmiare senza licenziare a patto di pianificare la propria azione. Per esempio ci sono servizi che lo Stato compra dall'esterno e potrebbero essere fatte con risorse interne. Ad esempio io ho sostenuto che spesso ci sono delle duplicazioni tra le cose che fanno le varie forze di polizia. Il mio esempio preferito è la Guardia di Finanza che ha i reparti antisommossa. Perché la Finanza debba fare i servizi antisommossa a Roma non l'ho mai capito? Oppure spesso ci sono le auto blu guidate dalle forze di polizia. Questi poliziotti potrebbero essere utilizzati al Tribunale di Milano che invece usa guardie giurate. Con un po' di organizzazione questi eccessi di personale potrebbero essere utilizzati per risparmiare servizi che attualmente lo Stato compra dall'esterno.




Quali conseguenze possiamo aspettarci dalla fine del mandato di Mario Draghi alla BCE?
La prima è quella cui pensano tutti. Draghi se ne va, l'Europa decide di aumentare i tassi di interesse, arriva un tedesco, un olandese e i tassi di interesse aumentano. In realtà credo che la Banca Centrale Europea sia vincolata dal suo mandato. Questo scenario potrebbe avvenire soltanto se ci fossero spinte inflazionistiche in Europa, ma se ci fossero vorrebbe dire che in Europa l'economia sta tirando. Ciò che mi preoccupa molto è come verrebbe gestita una crisi come quella del 2011 in presenza di un Presidente tedesco. Un anno fa Weidman, uno dei possibili candidati, in un incontro a porte chiuse alla mia domanda se lei fosse Presidente della BCE e l'Italia andasse in crisi e ci fosse un governo pronto a fare delle riforme che cosa direbbe? “Va bene italiani facciamo scendere il tasso di interesse per aiutarvi” oppure “Italiani vi abbiamo dato otto anni di interesse bassi, non avete messo i vostri conti pubblici e ora vi arrangiate”? Mi ha risposto “la seconda”. Non credo che accadrà però è chiaro che la personalità che guida la BCE diventerebbe cruciale in un periodo di crisi. Uno dei problemi del 2012 è che lo spread con Monti ci ha messo nove mesi a scendere. Non basta l'austerità perché i tassi scendano, occorre anche un intervento della Banca centrale che è arrivato nel luglio del 2012. Draghi non poteva appena nominato Presidente della BCE far subito scendere i tassi per il proprio Paese. Sarebbe stato poco credibile. L'Italia ha dovuto conquistare la fiducia degli altri Paesi prima di ottenere la discesa dei tassi. Purtroppo per questi nove mesi l'Italia è stata tenuta sulla graticola. Per uscire dalla crisi oltre che fare i compiti a casa serve una BCE che agisca rapidamente.


Se fosse chiamato a guidare un governo tecnico per prima cosa che farebbe?
Chiariamo subito un aspetto. Quello per cui ero stato chiamato io era davvero un governo tecnico in quanto la chiamata era arrivata senza avere avuto la fiducia dal Parlamento e che quindi avrebbe potuto gestire l'ordinaria amministrazione. E quindi non può fare riforme. Un governo guidato da un tecnico ma con una maggioranza politica come quello di Monti non è tecnico, ma politico. E' stato votato. Ha avuto la fiducia. Tutti i provvedimenti di Monti sono stati votati dal Parlamento. Poi adesso si dice tecnico perché i politici non hanno voluto prendersi la responsabilità. In questo secondo caso io avrei tre priorità: primo ridurre la burocrazia, secondo ridurre la burocrazia e terzo ridurre la burocrazia.
 

© ImpresaVda Template by Netbe siti web