22 aprile 2014

Pierantonio #Genestrone (#Confcommercio): Dove erano i nostri 35 legislatori?


Pierantonio Genestrone, presidente di Confcommercio Valle d'Aosta, ha affidato ad una nota durissima il suo disappunto in merito alla sentenza dell Corte Costituzionale che boccia la legge sulla Grande distribuzione in Valle d'Aosta. 
Si tratta di un vero "j'accuse" nei confronti del mondo politico che riporto qui di seguito.


Sarebbe interessante sapere quanto i nostri 35 legislatori si siano preoccupati ed occupati, se mai ne sapessero qualcosa, della causa dinanzi alla Corte Costituzionale chiamata ad esprimersi dal Governo Centrale sulla legge regionale che regolava gli insediamenti della Grande distribuzione.

Infatti la Consulta ha deciso: centri commerciali e megastore potranno trasferirsi e aprire nuovi punti vendita nei centri storici della Valle d'Aosta. La Corte costituzionale, ha accolto (sentenza 104/2014) un ricorso del presidente del Consiglio dei ministri contro alcuni articoli della legge regionale "Principi e direttive per l'esercizio dell'attività commerciale" (5/2013). Secondo i Giudici la norma vincola "la libertà di iniziativa di coloro che svolgono o intendano svolgere attività di vendita".

In particolare la Consulta ha dichiarato incostituzionale l'articolo che prevede di subordinare ad una "autorizzazione rilasciata nel rispetto delle determinazioni assunte nel piano regolatore generale comunale urbanistico e paesaggistico" l'apertura, il trasferimento di sede e l'ampliamento di "strutture con superficie di vendita complessiva superiore a 1.500 metri quadrati".

Confcommercio ha condotto una lunga battaglia perché la legge regionale rispettasse il valore dei negozi di prossimità. Abbiamo condotto campagne stampa e pressato la politica valdostana perché recepisse la funzione sociale dei nostri negozi di montagna. Abbiamo chiesto pareri a costituzionalisti di chiara fama ed abbiamo contribuito ad redigere un testo che rispondesse alle esigenza di tutela dei piccoli esercizi.
Nella condotta di quella che è stata una nostra lunga e giustificata crociata, abbiamo avuto ,anche, un cospicuo supporto delle forze politiche sia di maggioranza che di opposizione della passata.
E stata una battaglia vanificata dalla sentenza della Corte Costituzionale che coordina il rispetto della legislazione regionale a quella nazionale. Il più delle volte il legislatore, ostaggio della burocrazia, opera con il paraocchi.

 A Roma si legifera con locchio del centralismo come se quando brilla il sole sul Colosseo su tutta Italia il cielo è sereno. LItalia è composta da mille varietà  e peculiarità. Quello che va bene a Marsana sicuramente non va bene a Gressoney.
Ora agli esercenti dei piccoli negozi non rimane che andare a palazzo regionale e consegnare le chiavi dei propri esercizi già in ginocchio per la pesante crisi.

I nostri 35 legislatori regionali da quasi tre messi hanno bloccato ogni attività politica per una questione di poltrone. C’è chi vuole sostituirsi a chi governa pur non avendo i numeri; chi governa non ha i numeri per farlo e così  tutto rimane bloccato e lo Stato ci aiuta ad andare a picco.
Le liberalizzazioni vanno bene ma è necessario tutelare gli esercizi di prossimità che hanno contribuito alla crescita della Valle d'Aosta. Nella nostra regione la grande e media distribuzione già copre  adeguatamente il fabbisogno locale e turistico. Sono quindi inopportune eventuali nuove aperture che pregiudicano la sopravvivenza di tanti esercizi a conduzione familiare. Gli interessi di pochi, se non di singoli, compromettono l'esistenza di tanti negozi di prossimità che hanno contribuito a mantenere vivi i nostri villaggi favorendo lo sviluppo e creando ricchezza per tutta la comunità.

In Valle dAosta la grande distribuzione produce desertificazione sociale. Oltre ai dati di comodità dell'acquisto e di struttura della famiglia, che diventa sempre più anziana,  un ulteriore aspetto di rilevanza sociologica che induce alla rivalutazione delle piccole superfici, integrate nel tessuto cittadino, a pochi passi dalla propria abitazione, è costituito dalla vicinanza non solo geografica ma sociale.
Per questo sollecitiamo i litiganti a mettere da parte le velleità di potere e dedicarsi per qualche mese alla tutela di chi crea reddito e ricchezze per i bilanci regionali a differenza, invece, di multinazionali o grossi gruppi che fanno della speculazione l'atteggiamento giornaliero e perpetuo e non premiano le eccellenze agroalimentari valdostane, che sono parte integrante ed importante dell'economia valdostana.

Chiediamo limpegno a rimuovere una sentenza che ha per effetto la marginalizzazione o la scomparsa delle piccole imprese di distribuzione e che non gioverebbe affatto alla concorrenza ma priverebbe i consumatori degli specifici vantaggi, in termini di qualità e varietà dellofferta, di accessibilità dei servizi propri della piccola distribuzione.

Per questo a tutte le forze politiche valdostane e a tutti i Consiglieri regionali ricordiamo che:
Se un negozio chiude contribuisce a spopolare i nostri paesi.
Se i nostri paesi si spopolano muore il turismo.
Se muore il turismo leconomia valdostana va a rotoli.
Se leconomia va a rotoli noi non saremo più padroni della nostra Valle
perché altri ne approfitteranno per trarne vantaggio.
Noi saremo semplici valdostani senza patria.

CI ASPETTIAMO DAI CONSIGLIERI REGIONALI E DA TUTTE LE FORZE POLITICHE UN IMPEGNO DI RESPONSABILITÀ.

5 commenti:

giancarlo borluzzi ha detto...

Viva la Corte Costituzionale. Abbasso Genestrone & c. Le persone vanno difese, facendo risparmiare loro denaro e tempo. In un'economia di scala si compera di tutto a prezzo inferiorissimo e senza saltellare da negozio a negozio. Tentare di imporre la tipologia di sviluppo commerciale sulla pelle delle persone è tanto criticabile quanto anacronistico. Ci sono residenti in Valle (5000 al massimo) che andrebbero trasferiti d'ufficio a Los Angeles impedendone a vita il rientro in Italia. Così la Valle si depurerebbe da mentalità illiberali e anacronistiche in più campi.

Fabrizio Favre on 23 aprile 2014 21:23 ha detto...

@Borrluzzi
Mi sembra che la Valle d'Aosta e i valdostani siano per lei un'ossessione infatti ritiene il problema del rapporto tra Gdo e piccolo commercio una tara della petite patrie.
Se cerca on line "Gdo e piccolo commercio" scoprirà che le persone da trasferire a Los Angeles (perché proprio lì è un mistero...) sono molte di più di 5000.

Fabrizio Favre on 23 aprile 2014 21:23 ha detto...

@Borrluzzi
Mi sembra che la Valle d'Aosta e i valdostani siano per lei un'ossessione infatti ritiene il problema del rapporto tra Gdo e piccolo commercio una tara della petite patrie.
Se cerca on line "Gdo e piccolo commercio" scoprirà che le persone da trasferire a Los Angeles (perché proprio lì è un mistero...) sono molte di più di 5000.

giancarlo borluzzi ha detto...

Sfuggire il problema è l'imperativo di FF. Esiste una valenza nazionale della tematica, ma localmente questa è ingigantita dal voler costruire un territorio ad hoc, funzionale ai presupposti del localismo ma contrario agli interessi dei cittadini (risparmiare tempo e denaro). Inoltre: non esistono i valdostani: se uno si sposta tra sette regioni, non si identifica mai in quella di ultima residenza. Inoltre ancora: la famiglia di FF compra le fragole al Carrefour o nel negozietto pagandole il doppio? Essendo democratico, lascerei scegliere a FF tra villa a Malibu e attico a Beverly Hills. Completamente spesato vita natural durante.

giancarlo borluzzi ha detto...

Chiedere al Gran Mufti di Gerusalemme un parere sulle religioni è come rivolgere la domanda in questione al presidente della Confcommercio valdostana, presidente sempre a galla anche perché costantemente abbozzante sulle caratteristiche fasulle con cui le menti dissociate dal reale vogliono vestire la Valle.

 

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