24 giugno 2014

Corrado Trasino (#Oice): «a caccia di opportunità nei paesi francofoni»


Intervista a Corrado Trasino, responsabile Valle d'Aosta dell'Oice

Chi aderisce all'Oice e quanti sono gli aderenti alla sezione valdostana?
L'Oice è un'associazione di categoria costituita in Italia da oltre 400 società di varie dimensioni, sia grandi che piccole, e rappresentano un'eccellenza per il Paese. La maggior parte operano sia sul mercato italiano che su quello estero. Nella nostra regione sono sei le società iscritte con organici medi che variano da 10 a 15 unità tra soci, titolari, collaboratori e dipendenti. L'Oice aderisce a Confindustria per il settore dei servizi innovativi e tecnologici ed è socio fondatore dell'Efca che sarebbe l'associazione europea di tutte le società e gli organismi che rappresentano l'ingegneria organizzata in Europa.

Quali sono le finalità dell'Oice?
L'Oice al servizio degli iscritti opera in diversi ambiti ovviamente  a tutela della rappresentanza e degli interessi di categoria, promuove le attività di tipo culturale cioè corsi, servizi di informative sulle normative che escono, servizi per i bandi di gara, quindi tutti gli associati sono collegati in rete e se in Italia on in Europa escono delle gare a settore vengono informati e poi è a discrezione dell'iscritto approfondire per vedere come se e come partecipare. Un elemento molto importante è il peso  dell'Oice che ha rappresentanti in varie realtà come membri esperti e consulenti e quindi negli ultimi tempi ha influito molto a livello normativo. Ad esempio le leggi di settore sui lavori pubblici sono state emendate, corrette e riadeguate anche in funzione delle esigenze degli operatori del settore. L'Oice è rappresentato nell'Autorità dei Lavori Pubblici, nell'Ance, nei sistemi di certificazione Rina, Sincert e Accredia. Componenti dell'Oice sono anche presenti nei Comitati di indirizzo del Ministero dello Sviluppo economico.

E la realtà valdostana?
Viste le nostre modeste dimensioni ha una serie di particolarità. Porto dei numeri per farmi meglio capire. A livello nazionale chi fa  la libera professione nei servizi tecnici di progettazione tra ingegneri, architetti  e geometri sono circa 250mila cioè 4 tecnici ogni mille abitanti. Quella valdostana è sperequata in quanto sommando gli iscritti agli ordini abbiamo circa 1200 unità cioè quasi 11 professionisti ogni mille abitanti. Già questo ci fa capire che una contrazione del mercato del lavoro in Valle d'Aosta ha maggiori ricadute dirette visto questa oltre che doppia  presenza rispetto al dato nazionale. Questo si associa ad una diminuzione degli investimenti, del numero di gare e di affidamenti che di fatto in Valle d'Aosta è stato del 30% rispetto agli anni passati, abbastanza in linea con la media italiana, con però la differenza che questo calo in Italia era suddivisa su un numero di professionisti che era di meno della metà.

Un dato negativo...
E' nei fatti che negli ultimi due anni ci siano stati meno investimenti nelle infrastrutture, e meno gare e meno appalti di ingegneria e di architettura. Inoltre la prospettiva per gli anni  a venire non è rosea anche perché come dicono cadere dall'alto fa più male che dal basso e in valle d'Aosta ci si era abituati a lavorare in settori relativamente fiorenti.  Per il futuro per affrontare queste problematiche è per noi fondamentale avere sinergie di collaborazione, con tutti i soggetti che operano nella filiera delle costruzioni: dalla progettazione all'esecuzione fino alla gestione. I tempi moderni hanno anche comportato una modifica dei sistemi di realizzazione delle opere pubbliche infrastrutturali orientate sempre di più verso la multidisciplinarietà delle competenze, ovvero non è solamente un committenti, un progettista, un utilizzatore ma l'opera pubblica è gestita in sinergia, in funzione dei bisogni di queste tre figure che ho appena citato. Di conseguenza sistemi quali l'appalto integrato cioè una struttura composta da progettisti  e impresa, che portano ad una una stazione appaltante e un committente è sicuramente una delle procedure che in futuro verrà maggiormente sviluppata. Questo però necessità di collaborazione tra i vari componenti della filiera.

Proprio per rispondere alla crisi recentemente avete avuto un incontro con il Presidente dell'Oice nazionale. Tema dell'incontro l'internazionalizzazione. Di cosa si tratta?
Il 21 maggio presso la sede di Confindustria Valle d'Aosta si è svolto questo incontro. L'Oice proprio per dare delle opportunità agli associati ha aperto un settore dedicato al facilitare l'accesso ai mercati esteri delle imprese nazionali. Questo settore cerca ovviamente di spingere le imprese a muoversi in sinergia diversamente diverrebbero anti-economici.  Ci sono stati così illustrati i canali tematici, le possibilità operative, i contatti di rete da utilizzare nel caso si voglia partecipare ad una gara e ad una offerta in una paese fuori Italia. Nel nostro caso, data la particolarità regionale del bilinguismo, siamo orientati a conoscere le tipicità dei mercati francofoni, come quello del Sud-Mediterraneo e di alcuni Paesi dell'Est. Spero che risulti chiaro a tutti come in questo momento in cui il mercato locale si contrae la possibilità di aprire su mercati che visti i nostri numeri sono di dimensione infinita vada colta in maniera unitaria in quanto la struttura che va all'estero conta normalmente su una cinquantina di dipendenti. Si devono perciò prevedere forme consortili o associazioni temporanee. In casa si è avversari, ma all'estero lo spirito nazionale deve prevalere.  Realtà come Algeria e Marocco, politicamente relativamente stabili,  sono già conosciute e frequentate da società di ingegneria grosse confidiamo che ci sia una quota di mercato anche per noi.

Quale può essere un sogno imprenditoriale per chi fa parte dell'Oice?
Direi un auspicio cioè che tutto il sistema della pubblica amministrazione diventi più dinamico, più efficace, maggiormente adatto alle tempistiche di noi professionisti per quanto riguarda operatività, burocratizzazione,  apertura a situazioni, a procedure e a sistemi di finanziamento più moderni. Un esempio su tutti: la finanza di progetto. Sono tutte opportunità che all'estero usano già da anni e che noi ci auguriamo si diffondano negli anni a venire anche in Italia.

7 commenti:

giancarlo borluzzi ha detto...

Sarebbe per me istruttivo conoscere quali sarebbero i paesi francofoni dell'Est cui si fa riferimento: la mia ignoranza non me li fa vedere.
Inoltre, ci vuole fegato a proporre Algeria e Marocco, con la loro "relativa stabilità", quale paesi ove investire; ma l'uscita serve vuoi a giustificare il titolo del post agli occhi di chi non si addentra nella lettura, vuoi a soddisfare chi vive di finzioni linguistiche.

Fabrizio Favre on 25 giugno 2014 14:17 ha detto...

Il Paese dell'Est in questione è la Polonia. Inoltre la proposta (criticabile quanto vuole ci mancherebbe) arriva dai vertici nazionali dell'Oice
come può vedere da questo post
http://www.impresavda.blogspot.it/2014/05/progetto-internazionalizzazione-delloice.html
non è dunque una trovata locale. Di conseguenza per una volta - anche se per lei il francese è uguale al rosso per il toro - distingua bene chi sta sventolando la bandierina...

giancarlo borluzzi ha detto...

In Polonia si parlerebbe francese... essendo io tonto, nel mese colà trascorso, quando c'era ancora la cortina di ferro,non me ne sono per nulla accorto.... = la francofonia polacca è una facezia.
Sull'Oice dico che bisogna vivisezionare per bene i di lei consigli prima di cavalcarli. Sul titolo del post, opera di FF, intravvedo un compiacimento nel poter sciorinare la consueta bugia che mi fa provare la sensazione del toro davanti al rosso (sensazione non figlia del francese: io non me la prendo con le lingue portatrici di handicaps, ma con chi racconta fanfaluche su tale lingua). Nella fattispecie, la bugia consiste in un titolo che ingigantisce propagandisticamente un aspetto minore dell'intervista, per il resto apprezzabile.

Fabrizio Favre on 26 giugno 2014 14:57 ha detto...

Comunque vada è sempre colpa mia. Sic. A me sembra più reale la sua irritazione per il mio titolo che il mio compiacimento sciorinantemente propagandistico...

giancarlo borluzzi ha detto...

Autocalimerismo balotellico.
Mi irrita il suo non voler entrare mai nei meriti. Ad esempio: per FF la Polonia è francofona? Sarebbe come dire che l'Isis vuole uno Stato Cattolico tra Siria e Iraq.
Il titolo è il pedaggio che lei deve pagare a una ben nota "causa".

Fabrizio Favre on 27 giugno 2014 09:05 ha detto...

Ha ragione. In effetti non lo avevo scritto nel pezzo in quanto non ne ero sicuro. Mi sono dunque documentato meglio. Il paese in questione è la Romania che tra i paesi in cui il francese costituisce una lingua straniera (ovvero in cui non abbia ruoli ufficiali o amministrativi né legami di tipo coloniale), occupa una posizione particolare in quanto il francese ha costituito tradizionalmente la principale lingua straniera insegnatavi e il Paese ha sempre mantenuto vivi rapporti con le culture francofone occidentali. La Romania, che per locutori di francese è ai primi posti in Europa (dichiara di conoscerlo un quarto della sua popolazione) tanto da essere stato il primo (e finora unico) Paese di questo tipo a ospitare un sommet della Francofonia in riconoscimento del suo ruolo. Aggiungo a mia parziale discolpa che la Polonia è un membro osservatore dell'Oif e che i debiti verso il francese ci sono ma sono più letterari e risalgono ad un passato non più prossimo. Come testimonia questo video
http://www.tv5.org/cms/chaine-francophone/Revoir-nos-emissions/Destination-Francophonie/Episodes/p-27786-Destination-Pologne.htm

giancarlo borluzzi ha detto...

Purtroppo io viaggio e purtroppo ancora ho perfetta memoria.Singolare: accuso FF di avermi tirato addosso una zuppiera e lui mi corregge dicendo che era un vaso di fiori. In Romania ci sono stato nel 2006 soltanto perché avevo i biglietti Lufthansa gratis e per soli 12 giorni visitando la Transilvania(apprezzabile) e quello strazio di Bucarest, nonché Sinaia, non perché gemellata con Aosta ma in quanto sulla strada della mia auto a nolo. Di francese non ho mai sentito né letto una parola. Non FF, ma i fanatici della finzione francofona raschiano il fondo del barile delle frottole e forzano le verità sperando di avere un uditorio di soli beoni.
Se poi uno legge un sito islamico è ovvio che vi trovi le lodi dei principi coranici.

 

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