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| Da sinistra Massimo Lévêque, Gioachino Tommaselli, Luigi Bedin e Arnaldo Colasanti |
Come anticipato, ieri mattina, presso la Casa di Babel in Piazza Chanoux ad Aosta, ho assistito al workshop dal titolo «
Libertà d’impresa: criticità e prospettive», organizzato dalla Chambre Valdôtaine.
Leggere modifiche al panel, come sempre magistralmente gestito dal giornalista Arnaldo Colasanti, talvolta perfino troppo a suo agio sul palco, al posto di Luca Capula, Amministratore Delegato della GPS Standard di Arnad, il responsabile Gioachino Tommasellli, e, invece, di Ivano Vuillermin, titolare della Vuillermin Gualtiero di Verrès, il dirigente Luigi Bedin. Al suo posto invece l'economista Massimo Lévêque. I lavori sono stati aperti dal Presidente della Chambre Nicola Rosset.
Una prima premessa. Pochi gli imprenditori tra il pubblico. La mia impressione (condivisa anche da altri operatori del settore) è che l'imprenditore non sia interessato ad ascoltare altre esperienze di impresa. O per lo meno non lo ritenga un modo utile per occupare il proprio tempo. «Da noi è diverso». E' il leit-motif che giustifica l'assenza a certi eventi. Il risultato è che se si vive troppo a lungo rinchiusi nel proprio mondo prima o poi finirò l'ossigeno. Provate a non cambiare mai l'acqua ad un pesciolino rosso.
Scritto questo provo ad offrire qualche flash per chi non c'era.
Tommaselli:
«Lavorando in un settore non caratterizzato da grandi volumi dobbiamo per forza mettere molto valore aggiunto in ogni prodotto».
«L'internazionalizzazione ci permette di compensare la momentanea crisi del mercato italiano».
Lévêque:
«Il motore dello sviluppo è l'imprenditore-innovatore (Shumpeter)».
«Il vero rischio non è la Cina. Il vero rischio è là dove non c'è un'ecosistema favorevole alle imprese. Il paese deve diventare capace di riassecondare i processi produttivi. Le nostre università sono in fondo alle classifiche mondiali non per la didattica, ma per la ricerca».
«La Cina non è di certo un esempio di libertà di impresa, ma è una grande opportunità per l'Occidente. Purtroppo le Pmi hanno difficoltà a raggiungerla. Innovazione e internazionalizzazione: un aiutino da parte dello Stato ci vorrebbe».
«Aprire un'attività è una cosa difficile. Far fronte ad una assunzione, ottenere credito, il patrimonio, il rischio professionale non sono concetti insegnati nelle nostre scuole. Pensate che nei nostri istituti da pochi anni non si studia più la stenografia. Aprire una Srl con un euro? Ma poi chi ti dà credito?».
Tommaselli e Bedin all'unisono pur operando in settori molto differenti
«In Valle d'Aosta si fatica a trovare manodopera qualificata».
Bedin che lavora sostanzialmente un materiale molto povero ma anche molto prezioso:
«la scommessa di rigenerarsi continuamente pur proponendo la stessa minestra. Significa lavorare sugli spessori. Rinforzare il nostro materiale con il carbonio. Creare con una retroilluminazione a led. Alla fine ogni volta si finisce per creare dei pezzi unici. Difficile perciò essere copiati dai cinesi. E' ovvio che tutto questo richiede molta fatica. Molto tempo da investire nella sperimentazione».
Bedin merita il premio per l'aneddotto più amarcord:
«Gualtiero Vuillermin, il nostro fondatore, faceva il segretario comunale. Un giorno per un'esigenza famigliare doveva rifare il piano del comò. Decise di farlo in marmo. Si informò su come tagliare la pietra e gli piacque così tanto che la pietra divenne la sua vita. Di certo nel 1951 per aprire l'attività non incontrò particolari problemi burocratici».