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29 ottobre 2009

Zone Franche Montane: Game Over?


Rollandin alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni sollecita le Zone Franche Montane. L'argomento è già in agenda da tempo e non mi sembra si siano fatti grandi passi avanti.

Nel luglio 2008 Rollandin intervistato per il Sole 24 Nord Ovest e per il Corriere della Valle dichiarava: «La Valle d’Aosta può ancora essere un’area di interesse per le aziende per la ricchezza di energia pulita, per la sua acqua, per l’ambiente oltre ad una serie di disponibilità di infrastrutture tecnologiche. Nel nostro programma è indicato, ad esempio, il progetto di collegamento delle vallate laterali con la fibra ottica. Oggi poi con la normativa europea non è più possibile come un tempo offrire contributi a fondo perso per l’insediamento. Stiamo però studiando la procedura per attuare una formula sperimentale di «zona franca montana». Vogliamo capire se possiamo creare delle piccole aree, magari nella media montagna, dove insediare attività ad alta tecnologia con un numero significativo di ricercatori». Su quello che è successo dopo non ci è dato sapere. Sul tema i parlamentari non sembrano essere stati coinvolti. E' vero, la palla è tutta europea ma un'azione parlamentare poteva permettere di comprendere meglio se e quali fossero le strade percorribili. Invece il silenzio.

Non sono poi d'accordo con Enrico Tibaldi (Pdl) che nel suo blog evidenzia un certo doppiopesismo europeo. Chiamare Bruxelles matrigna serve molto meno di quando lo si faceva con Roma. Anzi con Roma qualche risultato lo si otteneva anche se non ho mai condiviso questo modo di fare politica con la lista della spesa. In sintesi ho semplicemente l'impressione che la sollecitazione arrivi in ritardo. I margini di mediazione non ci sono. Forse non c'erano neppure un anno fa'. Chissà?! Nessun rimpianto se sarò smentito dalle future magnifiche sorti progressive.

Per chi volesse approfondire il tema delle zone franche urbane segnalo il blog dell'amico Rocco Iemma.

16 luglio 2008

Augusto Rollandin: «questa sarà la mia presidenza» (3)

Terza parte dell'intervista a Rollandin. Cliccate qui per il post completo. In merito alla mia intervista pubblicata sul Corriere della Valle d'Aosta e ora on line vi segnalo anche una interessante discussione che si è sviluppata all'interno del blog di Vincenzo Calì. L'intervista è oggetto di un'analisi stimolante, anche nelle parti critiche.

Sembra esserci poca simpatia in Italia per le regioni a Statuto speciale. Quali risposte si possono dare?
I rapporti con lo Stato li devo ancora personalmente verificare. Nell’ultima finanziaria sono stati annunciati tagli alle regioni. Io posso anche accettarli purché me ne sia spiegato l’utilizzo e siano proporzionali, cioè si tenga conto delle spese di cui si fa carico direttamente la Valle d’Aosta e delle particolari condizioni geografiche della nostra regione.

Lei ha manifestato chiaramente l’intenzione di rendere meno pesante la macchina burocratica. Come pensa di agire? Che cosa cambierà per le imprese?
Un primo esempio lo abbiamo dato in Presidenza della Giunta dove abbiamo snellito sia l’Ufficio di Gabinetto che i servizi ad esso collegati, come l’Ufficio stampa. E un’operazione simile avverrà un po’ in tutti gli assessorati. Dobbiamo razionalizzare l’organizzazione interna dell’amministrazione. Per fare questo intendiamo aprire da subito un confronto con i capiservizi per riuscire a capire perché in alcuni settori è così difficile attivare determinate pratiche e verificare i carichi di servizio. Senza dimenticare che alcune competenze sono passate ai comuni, ma a questi ultimi non è stato trasferito personale. E’ un processo che va completato anche perché noi vogliamo avvicinare sempre di più i servizi sul territorio al cittadino. Il cittadino non deve essere obbligato a venire ad Aosta e questo è un obiettivo che può essere raggiunto con l’utilizzo delle reti informatiche.

Lei ha ribadito con forza l’affermazione che la politica deve tornare a decidere. E’ un principio importante, ma di mezzo c’è anche una legge 45 del 1995 in materia di organizzazione degli enti locali che, se non sbaglio, ha modificato i rapporti tra guida politica e dirigenti…
La legge va rivista in moltissimi punti dalla riorganizzazione dei servizi al collegamento con i comuni fino alla ripartizione delle competenze tra responsabili. E’ un confronto che vogliamo avviare, ovviamente, con i sindacati. Gli obiettivi sono quelli di ottimizzare l’organizzazione amministrativa, di valorizzare le competenze dei dirigenti e dei dipendenti, di introdurre strumenti più idonei e snelli per la rilevazione delle presenze e la gestione del personale, di valorizzare adeguatamente i dipendenti meritevoli, di offrire strumenti contrattuali e servizi per venire incontro alle esigenze dei lavoratori pubblici. Dobbiamo far crescere l’efficienza. Oggi la domanda di contributo di un agricoltore o di attivazione di un’impresa transita in troppi uffici.

Le spese correnti continuano a crescere: come pensate di ridurle?
Gli esempi sono tantissimi. Ne faccio uno semplicissimo. Introdurre i badge per segnare le presenze al posto dei cartellini. Pensate che oggi ci sono 21 persone deputate alla lettura successiva e alla trasposizione dei cartellini. Ogni capitolo di spesa verrà letto con attenzione.

La Regione ha in mano una leva da quasi 2 miliardi: si può utilizzare meglio? Concentrandosi su quali versanti?
Vanno fatti degli sforzi per sfruttarla meglio non dimenticando però che non si può paragonare una realtà montana ad una di pianura. Ci sono studi, ad esempio, che dimostrano che mediamente la sanità ci costa dal 30 al 35% in più rispetto ad altre aree. Fatta questa premessa stiamo stimolando i comuni a utilizzare le risorse che annualmente loro trasferiamo per la creazione, dove possibile, di servizi inter-comunali. Va dato vita ad un sistema che responsabilizzi di più le comunità locali.

L’ipotesi di Aiat unica?
E’ nel programma. Prima la facciamo e meglio è. Inoltre vorremmo che l’Aiat si occupasse della gestione dell’affitto delle seconde case. Quello che viene denominato l’albergo diffuso. Una volta si affittava per un’intera stagione oggi al massimo per quindici giorni e molti privati non sono preparati a gestire questi cambi.

Quale sarà la prima misura di tipo sociale della vostra amministrazione?
Particolare attenzione sarà dedicata alla realizzazione di asili nido aziendali in strutture adeguate. A tal scopo sarà esplorata la possibilità di concertare con il Comune di Aosta una sede appropriata. A supporto delle mamme lavoratrici preferiamo procedere privilegiando la logica del “servizio offerto” rispetto a quella del “contributo finanziario”.

Per quale motivo vorrebbe che questa sua Presidenza fosse ricordata?
Per aver ridato al cittadino la certezza di quelli che sono i suoi diritti.

15 luglio 2008

Augusto Rollandin: «questa sarà la mia presidenza» (2)

Seconda parte dell'intervista a Rollandin. Cliccate qui per il post completo.

A questo si ricollega l’intenzione della sua giunta di rivedere l’impostazione dell’Università. Ho l’impressione che lei voglia una università meno generalista e più di nicchia. E’ corretto?
Io sono convinto che l’Università valdostana ha un senso se è a livello europeo. Ma oltre a questo ci sono anche situazioni paradossali. Nella nostra regione le lauree sono triennali e tutti i nostri concorsi pubblici prevedono lauree quinquennali. Qui c’è uno sfasamento incomprensibile. Dobbiamo avviare una riflessione con l’università sul suo scopo, su cosa può fare per questa regione.

Ma lei la vede più tecnica?
Faccio un esempio: il fatto che l’università oggi sforni 120 psicologi risponde davvero ad una necessità della nostra regione? Dobbiamo confrontarci sulle linee di indirizzo. Su quale futuro vogliamo dare ai nostri giovani. Del resto proprio all’assemblea di Confindustria abbiamo sentito che gli imprenditori non trovano il personale adatto. E allora confrontiamoci su queste necessità.

La presenza a Verrès del Politecnico può quindi essere potenziata?
E’ un’esperienza positiva ma va meglio messa a fuoco.

Uno dei temi che ha posto tra le priorità del suo programma è l’ambiente. In particolare l’aggiornamento del Piano territoriale paesistico.
Il Ptp è figlio di un periodo in cui c’era una corsa esasperata all’edilizia con il rischio di una urbanizzazione incontrollata. Di conseguenza è stato pensato in una logica di vincoli dati al territorio. Oggi, tenendo comunque anche conto della normativa europea che sulla materia si è particolarmente evoluta, deve diventare la base su cui lavorare per la redazione dei piani regolatori comunali. Questi devono essere analizzati da un punto di vista tecnico e con scelte politiche dando delle risposte possibilmente motivate e celeri dopo una consultazione con i comuni. Occorre perciò puntare al massimo recupero dei centri abitativi esistenti, a ridurre il più possibile le zone di nuova costruzione e a razionalizzare le aree artigianali-industriali in una logica di zona e non semplicemente comunale. Se sapremo lavorare bene sicuramente cresceranno gli spazi per le attività produttive di cui la nostra regione ha molto bisogno.

L’inceneritore rimane una necessità per la Valle?
Sulla base delle nostre valutazioni sì, almeno per quanto riguarda lo smaltimento della discarica. Portato a termine quel compito la tecnologia potrebbe aver fatto dei passi tali da farci prendere in considerazione altre soluzioni. (Continua)

14 luglio 2008

Augusto Rollandin: «questa sarà la mia presidenza» (1)

Ho pubblicato un'intervista al neo-eletto Presidente della Giunta regionale Augusto Rollandin sia sul Corriere della Valle d'Aosta che sul Sole 24 Ore Nord Ovest (insieme al collega di Torino Marco Ferrando). Qui propongo in tre puntate una versione praticamente integrale della chiacchierata. Nelle prossime settimane, questa volta soltanto sul Corriere, troverete l'intervista agli altri componenti della Giunta. La versione on line si farà, in questo caso, attendere un po' di più. Insomma se volete leggervela con una tempistica adeguata andate in edicola (1,20 euro) oppure abbonatevi (35 euro).

«Il primo provvedimento legislativo che intendo realizzare sarà la modifica della composizione dell’attuale Consiglio di amministrazione della casa da gioco che passerà da cinque a tre consiglieri per poi arrivare all’amministratore unico». Augusto Rollandin, 59 anni, veterinario, già senatore della Repubblica, neo-eletto Presidente della Giunta regionale per l’Union Valdôtaine, torna a Place Deffeyes per la terza volta e riparte da uno dei temi più incandescenti della passata legislatura: la Casa da gioco.

Ma la gestione pubblica rimane l’unica soluzione?
Dobbiamo essere molto concreti. La gestione del Casino va razionalizzata. E questo passa prima di tutto attraverso una riorganizzazione verticale delle competenze e delle responsabilità in sede aziendale. Ci vuole una chiara individuazione delle posizioni, dei ruoli e delle responsabilità dei dirigenti. A noi spetta di dare le linee politiche e poi tocca al Cda gestire in piena autonomia, senza ingerenze. In questo momento non è pensabile cedere a terzi la Casa da Gioco. Occorre prima risollevarne le sorti e poi si potrà valutare se affidarne la gestione a dei privati, ma abbiamo bisogno di trovare delle regole che ci permettano di scegliere il partner.

Non pensa comunque che sia necessario un ripensamento della presenza dell’amministrazione regionale nell’economia attraverso le sue società partecipate?
Il giudizio non può essere globale. Ci sono società come la Compagnia Valdostana delle Acque che hanno dimostrato di sapersi confrontare con il mercato e ottenere risultati importanti e altre più in difficoltà per le quali si potrebbe attivare un sistema misto oppure lasciare direttamente il solo privato ad occuparsene.

Significa che venderete qualche partecipata?
Laddove c’è un soggetto che chiede di subentrare, il che non è così semplice. Sono convinto che in determinati casi la presenza della Regione possa limitarsi soltanto alla fase dello start up.

Cva è in gioco nella grande partita delle utilities del Nord?
E’ un discorso che ci interessa. Ci sono stati dei primi contatti. Poi la situazione si è un po’ arenata più per difficoltà loro che nostre.

La scorsa settimana il presidente di Confindustria Valle d’Aosta Giuseppe Bordon in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore Nord Ovest ha detto che la Valle ha perso capacità attrattiva. Quali sono secondo lei le potenzialità da valorizzare?
La Valle d’Aosta può ancora essere un’area di interesse per le aziende per la ricchezza di energia pulita, per la sua acqua, per l’ambiente oltre ad una serie di disponibilità di infrastrutture tecnologiche. Nel nostro programma è indicato, ad esempio, il progetto di collegamento delle vallate laterali con la fibra ottica. Oggi poi con la normativa europea non è più possibile come un tempo offrire contributi a fondo perso per l’insediamento. Stiamo però studiando la procedura per attuare una formula sperimentale di «zona franca montana». Vogliamo capire se possiamo creare delle piccole aree, magari nella media montagna, dove insediare attività ad alta tecnologia con un numero significativo di ricercatori. Del resto stiamo anche ristrutturando l’aeroporto e l’idea di creare un hub non va scartata.

Qualche idea su possibili incentivi per le aziende valdostane?
Oggi più che dare incentivi dobbiamo ridurre il gap infrastrutturale che hanno con le altre aziende a partire da una ferrovia che non funziona. E poi intendiamo consolidare le agevolazioni in materia di tariffe energetiche. Ma non solo. Siamo convinti che si debba favorire un’attenta formazione e riqualificazione del personale e un collegamento stretto con il mondo della scuola. Lavoro e formazione sono state infatti riunite in un unico dipartimento. (continua)
 

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