5 febbraio 2009

Ma qual è il nostro modello turistico?

La Repubblica oggi in edicola con un articolo a firma dell'inviato Giampaolo Visetti mette all'indice il modello turistico valdostano. Il titolo lascia adito a pochi dubbi: «Valle d'Aosta. L'inverno record non salva la montagna del cemento». Un occhiello lungo sintetizza così l'articolo: «Le neve porta incassi da favola alla regione più ricca. Ma il suo modello di sviluppo è in crisi: con le speculazioni sono sorti solo grandi hotel e skilift. Che non rendono più come prima».
Visetti raccoglie tantissime testimonianze, una dietro l'altra in maniera incalzante, e, ogni tanto, secondo me, calca la mano più del necessario. Tuttavia riesce nel benemerito intento di evidenziare con sapienza narrativa alcuni nervi scoperti su cui politici e operatori turistici devono interrogarsi da tempo.

E' questo il modello di turismo che vogliamo offrire? E soprattutto abbiamo davvero un modello di turismo da offrire? Sono convinto che sulle ampie disponibilità finanziarie non si debba mai recriminare, tuttavia l'eccesso di risorse non sempre aiuta ad aguzzare l'ingegno. Non voglio però aggiungere altro. Mi piacerebbe su un tema così stimolante sentire le opinioni dei miei visitatori che invito caldamente ad utilizzare lo spazio dei commenti che ultimamente tristemente langue.

Se non avete letto l'articolo su Repubblica poco male, eccovi il link, gentilmente offerto dalla rassegna stampa di Legambiente. Cliccate qui. Un piccolo accorgimento tecnico. Per leggere cliccate sull'immagine dell'articolo, mettete la finestra che si aprirà a tutta pagina e ingrandite ancora. Ad un certo punto il testo diventerà leggibile.

3 commenti:

Unknown on 6 febbraio 2009 alle ore 17:05 ha detto...

mi sembra un'analisi fatta dal giornalista per fare effetto sul lettore. E' vero che ci sono le grandi stazioni che vivono in questo modo ma molte piccole stazioni ed altre realtà si stanno muovendo su strade diverse. In molti luoghi della Valle d'Aosta sono state avviate politiche diverse, non pensiamo però che se chiudessimo gli impianti di colpo lo stesso numero di persone si dedicherebbe alle ciaspole, alle cascate di ghiaccio oppure allo scialpinismo. E' vero che un numero maggiore di persone cerca l'ambiente ma è ancora una piccola minoranza. Se in una domenica qualsiasi contiamo le persone viediamo che alcune decine di migliaia sono a sciare sulle piste e nell'ambiente sono meno di mille.
Questo solo per dire che, pur credendo personalmente nello sviluppo del turismo di ambiente sono anche coscente che dobbiamo mantenere i grandi comprensori sciistici. La cosa che invece si potrebbe fare è quella di aumentare (cosa che in Svizzera stanno facendo) la collaborazione tra le grandi stazioni e le altre potenzialità del territorio

ImpresaVda on 6 febbraio 2009 alle ore 18:14 ha detto...

Ti ringrazio per l'intervento. Soprattutto perchè tenti di fare un ragionamento costruttivo. Certi articoli fanno effetto ma talvolta appaiono già impostati sulla base di una tesi un po' troppo preconfezionata. Ad esempio l'eccesso di cemento mi sembra una critica più da anni '80 e l'eccessiva presenza di alberghi nelle mani di tour operator non mi sembra un acritica così vicina alla realtà. Anzi. Ciò non toglie che l'articolo, come ho scritto, non possa aiutarci a riflettere.

Amici della Manzoni on 10 febbraio 2009 alle ore 12:25 ha detto...

L'articolo non mi convince, mi sembra troppo negativo. E non sono così sicuro che quel tipo di problemi riguardino solo la Valle d'Aosta. A Natale, d'altronde, ho visto tanta gente come non ce n'era mai stata negli ultimi anni. Guarda caso c'era un sacco di neve.
I problemi eistono e si chiamano prezzi alti, offerta non sufficientemente variegata in alcune località, scarsa ricettività, scarsa attenzione alle esigenze dei turisti, marketing non adeguato ma forse Visetti ha calcato un po' la mano.
E' vero però, come suggerisce l'articolo e come molti sostengono nel mondo del turismo, che forse la pista da sci non basta più e bisognerebbe migliorare l'offerta per tuti quelli che non sciano o che vogliono attività alternative.
Luigi Ferro

 

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