31 dicembre 2014

Che sia l’anno della gratuità - Buon 2015 a tutti!!!!



Carissimi lettori,

Grazie a Cesare Cossavella e a numerosi suoi amici collezionisti quest’anno proporrò agli abbonati del Corriere della Valle  un calendario ricco di immagini provenienti dal passato (sarà loro recapitato l'8 gennaio, ma sarò felice di farne dono anche a chi si abbonerà successivamente, sono soltanto 40 euro pensateci). Di istantanee che mostrano località in tempi in cui la presenza dell’uomo era sicuramente meno impattante di oggi o addirittura testimoniano eventi di fede (ad esempio i funerali dell’Abbé Chanoux).

Soltanto una scelta estetica? Non del tutto. 

Scriveva Carlo Levi che il «futuro ha un cuore antico». E le nuove sfide che affronteremo nel nuovo anno richiedono forse di non dimenticare quel ricco e intimo patrimonio di valori su cui si è fondata la nostra comunità. Per lungo tempo le “grandi opere” non erano esclusivamente edilizie, ma anche di carità. Vale la pena di ricordarlo oggi che le situazioni di povertà sono in aumento anche nella nostra regione. Fraternità, bene comune e gratuità sono parole che iniziano ad essere prese in considerazione da una società che per lungo tempo ha pensato di poterne fare a meno. 

L’Economista Luigino Bruni che abbiamo tutti avuto la fortuna di ascoltare in occasione del ciclo di conferenze Fede e Scienza organizzato dalla Diocesi in merito alla gratuità scrive: «La cultura tradizionale insegnava un modo di stare al mondo basato sull’etica delle virtù che poi si trasmetteva direttamente alle imprese e agli uffici: oggi questo patrimonio civile fondamentale è in crisi, perché solo le famiglie, e non tutte, continuano ad educare alla gratuità, ma non basta più. Se non si è capaci di gratuità non si è neanche capaci di capire il contratto e di essere buoni lavoratori né imprenditori». 

E più avanti aggiunge: «La cultura che legge la gratuità come “prezzo zero” o come la cultura del gratis, ad esempio, porta anche a teorizzare che i lavori di cura e di assistenza debbono essere pagati di meno, proprio per salvaguardare la loro natura di gratuità. È questo un grave errore economico e civile, che porta, tra l’altro, a giustificare stipendi più bassi per molti lavori educativi e di cura (a maggioranza femminili): non dobbiamo necessariamente associare indigenza e gratuità: la povertà scelta è beatitudine, ma l’indigenza subita da una cultura sbagliata rende la vita molto difficile, a volte impossibile, a chi vuol coltivare una propria vocazione lavorativa nei settori dell’educazione e della cura, e non ha un coniuge ricco o rendite. Tutto ciò non è giusto, e grave. Oggi una buona battaglia di civiltà è quella che distingue la gratuità dal gratis, che non contrappone contratto a dono, una equa remunerazione alla gratuità. Nella nostra civiltà si pone un grande problema di redistribuzione del reddito: non dobbiamo restare inermi e silenti di fronte ad un sistema economico-politico che remunera con stipendi milionari manager privati e pubblici, e lascia indigenti maestre e infermieri. E’ una questione di giustizia, e quindi oltre che politica, anche etica e spirituale».

A tutti, anche a nome della redazione, l’augurio di un 2015 in cui parole come fraternità, bene comune e gratuità pervadano in profondità la comunità valdostana.

Gianotti (#Celva): per uno #Sportello davvero al servizio delle #imprese

Intervista a Dario Gianotti, Responsabile del Servizio associato di Sportello Unico

Prima di tutto spieghiamo in cosa consiste lo sportello unico?
Il SUEL (www.sportellounico.vda.it) è l’unico punto di accesso a tutti i procedimenti amministrativi (licenze, permessi, autorizzazioni) che coinvolgono l’attività produttiva; è il riferimento privilegiato con la pubblica amministrazione per gli imprenditori che intendono avviare o sviluppare un’impresa; è la struttura organizzativa degli enti locali che ha come obiettivo la semplificazione di tutti i procedimenti amministrativi, compresi quelli edilizi, e la conclusione delle pratiche in tempi certi e rapidi. In pratica l’imprenditore rapportandosi con lo sportello può risolvere tutte le sue problematiche. Mentre in passato doveva contattare più soggetti oggi è lo Sportello a svolgere quella attività. Dalla sua entrata in funzione nel 2003, lo Sportello ha operato per promuovere la semplificazione e la standardizzazione dei procedimenti autorizzativi.

Lo sportello ora ha una nuova veste. Non cambiano i suoi compiti ma si modifica lo stile. E’ vero?  Quali criticità avete risolto?
Un primo passaggio obbligato è stato che dal 2013 giugno del 2013 il SUEL interagisce con l'utente in modalità esclusivamente telematica, semplificando la formulazione delle istanze e determinando una riduzione dei costi per gli imprenditori e i professionisti, grazie all’abbattimento dei supporti cartacei. Questo impegno è stato premiato lo scorso febbraio dalla Commissione europea, che ha scelto il SUEL come uno dei 10 casi studio di maggiore interesse a livello europeo in ambito di “Public Services for Businesses: recipes for supporting growth”. Per continuare a fare fronte ad un panorama economico e normativo in costante e continua evoluzione e qualificare il servizio erogato, gli enti locali hanno ripensato il modello organizzativo del SUEL, prevedendo nell’aprile 2014 la presenza di 74 front office, localizzati presso i singoli Comuni, e di almeno un addetto per ente; 2 sportelli di accoglienza all’impresa, localizzati a Pont-Saint-Martin e Gignod; 3 uffici di back office e 1 organismo di coordinamento dei responsabili del servizio. In pratica è stato necessario offrire un servizio di tipo più consulenziale all’impresa chiamata  a gestire poi la procedura autonomamente. Inutile dire che si è trattato di un grosso cambiamento di abitudine che inizialmente è stato visto anche con una certa difficoltà. In quanto per l’impresa comporta comunque un modo nuovo di approcciare il mondo della pubblica amministrazione. Ci tengo anche a sottolineare come in un simile scenario sia importante che l’imprenditore prenda piena coscienza delle potenzialità che hanno strumenti quali la firma digitale e la posta elettronica certificata. Le procedure online infatti permettono di liberare completamente l’imprenditore da vincoli di orari degli uffici, code, difficoltà di reperire il referente. Teoricamente una pratica può essere presentata 24 ore su 24 e sette giorni su sette.

In sintesi un elemento importante è che il 100% delle pratiche avviene online quindi l’imprenditore potrebbe sentirsi un po’ solo ma non è così…
Esattamente. C’è sempre una realtà di sportello a livello comunale. Il nuovo corso punta dunque  a valorizzare ulteriormente i presidi comunali nel loro ruolo di accompagnare sia personalmente che telefonicamente l’imprenditore illustrandogli il funzionamento del sistema e al contempo è stato fatto uno sforzo per dare un’ulteriore possibilità di supporto per i casi più complessi potenziando le strutture di back office maggiormente specializzate di Pont-Saint-Martin e Gignod .

Una nuova “governance” che ha determinato la necessità di formare in maniera adeguata anche gli addetti comunali che dialogano direttamente con i cittadini, per favorire l’uniformità e la qualificazione del servizio…
E’ stato fatto proprio recentemente un percorso formativo: dopo che il Comitato esecutivo del CPEL ne ha approvato la riorganizzazione, individuando in ciascuno dei 74 Comuni valdostani uno specifico punto di accesso dedicato alle aziende, l’intero personale del SUEL si è impegnato in un ampio progetto di ripensamento del servizio attraverso momenti formativi mirati, promossi con il supporto del CELVA. Nelle ultime settimane sono stati più di 80 gli addetti coinvolti in 4 moduli di lavoro, concentratisi su come migliorare la qualità del servizio, attraverso una nuova attenzione all’utente, la riduzione dei tempi e l’abbattimento delle richieste di integrazione alle pratiche presentate. Il servizio risulta così completamente ripensato sulle esigenze delle imprese che cambiano e dei professionisti che le supportano.

Dietro a questo progetto c’è un profondo cambiamento di mentalità del rapporto tra pubblica amministrazione e imprese…
Non è facile attuarlo, ma c’è forte l’esigenza dell’impresa di avere le idee chiare. Oggi il quadro normativo portano da un alato a doversi confrontare con processi sempre più complessi in presenza di uno scenario che impone tempi sempre più stretti. L’impresa deve essere guidata per poter lavorare con tranquillità.

Sarà attivo anche un sistema di “customer satisfaction” come funzionerà?
E’ stata prevista anche un’attività di misurazione delle prestazioni di servizio, tramite un sistema di “customer satisfaction” a cui potranno aderire imprenditori e professionisti. Ci servirà per capire se quanto fatto è stato realizzato nel migliore dei modi.

Avete già presentato il nuovo sportello alle associazioni di categoria?
C’è stata un’azione informativa con una nota del Presidente del Consiglio permanente degli enti locali.

Per saperne di più: www.sportellounico.vda.it

30 dicembre 2014

Delibere di Giunta - Segnalazioni per le imprese (278): #Inva centrale unica di committenza

PRESIDENZA DELLA REGIONE

Inva centrale unica di committenza
E’ stata designata la Centrale unica di committenza regionale, individuata nella Società INVA, quale soggetto aggregatore per il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, attraverso la razionalizzazione della spesa per l'acquisto di beni e di servizi.

ATTIVITA’ PRODUTTIVE, ENERGIA E POLITICHE DEL LAVORO

Crescita e occupazione
E’ stato approvato l’invio al Consiglio regionale della deliberazione che definisce il programma di investimenti per la crescita e l’occupazione 2014/2020 del Fondo sociale europeo.

Microcredito
Il Governo regionale ha dato parere favorevole alle direttive di attuazione del Piano operativo destinato al Fondo Microcredito, finanziato sul Programma operativo regionale del Fondo sociale europeo occupazione.

Arco spedizioni
E’ stato concesso un mutuo a tasso agevolato a favore dell’impresa Arco Spedizioni. L’impegno di spesa è di oltre 530 mila euro.

BILANCIO, FINANZE E PATRIMONIO

Siti e tralicci
La Giunta ha dato parere favorevole alla classificazione delle postazioni regionali di radiocomunicazione (siti e tralicci) e dei relativi canoni, così come all’avvio pubblico, per gli operatori di emittenti radiotelevisive e per gli operatori delle telecomunicazioni, a manifestare l’interesse di essere ospitati, sulle nuove postazioni di proprietà regionale, definite nel Piano straordinario redatto nel 2008.

ISTRUZIONE E CULTURA

Edifici scolastici
Il Governo regionale ha dato parere favorevole al Piano regionale per gli interventi di adeguamento e di nuova edificazione degli edifici scolastici, in particolare per quanto riguarda i lavori della Scuola primaria e dell’infanzia di Charvensod.

Teatro locale
E’ stato definito il Piano di riparto dei contributi a sostegno dell’attività teatrale locale, che per l’anno 2014 assegna alle varie compagnie un importo complessivo di 170 mila euro.

Musei
E’ stato affidato alla Società di servizi Valle d’Aosta Spa il servizio di supporto operativo per la vigilanza, la custodia, la biglietteria e la didattica museale nei castelli e nei siti monumentali, per i primi tre mesi del 2015. L’impegno di spesa è di oltre 400 mila euro.

Convenzione Pont d’Aël
E’ stato approvato la nuova convenzione tra la Regione e il Comune di Aymavilles per la gestione del sito monumentale archeologico di Pont d’Aël.

OPERE PUBBLICHE, DIFESA DEL SUOLO E EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

Arer
Sono stati definiti gli indirizzi della Regione al Consiglio di Amministrazione dell’ARER per la definizione e l’individuazione degli interventi da attuare, nell’anno 2015, nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica.


TURISMO, SPORT, COMMERCIO E TRASPORTI

Radiotraffic
E’ stato affidato all’Agenzia Radiotraffic il servizio di raccolta e di inserimento dati nel sistema Infomobilitàdella Valle d’Aosta, in partenariato con le Società SAV, RAV, GEIE e SISTRASB, per il periodo 1° gennaio – 30 giugno 2015, per la diffusione delle informazioni funzionali alla situazione viabilità della Valle d’Aosta.

Fondazione Rinaldo #Bertolin: un bilancio


Dopo un anno di attività, la fondazione Rinaldo Bertolin, nata dalla decisione della Consigliera Regionale Peaquin Marilena, moglie di Rinaldo, di devolvere una parte della propria indennità di consigliera per iniziative di sostegno al mondo delle imprese, fa un primo bilancio delle attività svolte.

La Fondazione ha organizzato nel mese di marzo un corso per l’utilizzo del defibrillatore al quale hanno partecipato 15 persone; inoltre, nello stesso mese, il consiglio direttivo della fondazione ha incontrato la cooperativa “Lo Dzeut” di Champorcher, gettando le basi per una strategia di sviluppo della cooperativa stessa.

Nel mese di Aprile è stato acquistato il nono defibrillatore (gli altri otto erano stati donati da Bertolin negli anni precedenti in vari comuni della Valle d’Aosta), che viene posto simbolicamente nel piazzale adiacente alla Maison Bertolin nel comune di Arnad.

I mesi di giugno e luglio sono stati fondamentali per intraprendere un progetto con il politecnico di Verrès, volto a favorire la nascita di startup e la realizzazione di progetti presentati dagli studenti di diverse scuole. Negli stessi mesi il direttivo della fondazione ha incontrato gli organi di VdAStructure.

In occasione della quarantacinquesima edizione della festa del Valle d’Aosta Lard d’Arnad DOP, grazie all'intervento diretto della Fondazione, è stato messo a disposizione della cooperativa “Lo Dzeut” uno chalet personalizzato che ha permesso di realizzare un’importante vendita dei prodotti della cooperativa e ha permesso di far conoscere le bellezze e il lavoro tradizionale valdostano a turisti di tutto il mondo.

Nel mese di settembre, un'altra attività volta a favore della cooperativa artigianale di Champorcher, con l’acquisto di uno spazio espositivo nell’importante manifestazione del FAI organizzata a Castello Masino.
I fratelli Bertolin
Nel mese di novembre, la fondazione ha sondato nuovamente il terreno per una collaborazione con l’università della Valle d’Aosta, incontrando il rettore della stessa. 
Infine, nel mese di dicembre, è stato deliberato il possibile acquisto ad inizio 2015 di un nuovo telaio per la cooperativa “Lo Dzeut”, realtà nella quale la fondazione crede molto anche se ritiene siano necessari dei cambiamenti sostanziali a livello produttivo/commerciale.
Per migliorare questi punti deboli, si sono instaurati importanti rapporti con alcune Case di moda italiane tra le più importanti del mondo nel settore tessile. Nel mese di Gennaio 2015 è previsto un incontro di possibile collaborazione con la Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta.

28 dicembre 2014

Christian Trione: «Vogliamo continuare la tradizione famigliare»

Intervista a Christian Trione, panettiere e pasticcere di Saint-Christophe, dalla lunga tradizione famigliare.

Da quante generazioni operate in questo settore?
Da quattro. Il primo ad iniziare è stato il mio bisnonno di cui posseggo una foto del 1934 bellissima davanti al forno del paese, poi la professione si è alternata ad altri mestieri ma tutti in famiglia abbiamo avuto un trascorso da panificatori.

Come mai ha deciso di proseguire il lavoro avviato dai suoi genitori?
Io ho iniziato in azienda con mio padre nel 1988, all’età di quattordici anni e ho portato avanti questo mestiere appassionandomi e cercando di raggiungere i livelli più alti di professionalità possibile.

La pasticceria è stata un’aggiunta successiva?
E’ stata aggiunta quando in azienda è entrata mia moglie.

Quanti siete in azienda?
In sei. Io e mia moglie, da quest’anno mi figlio e altri tre dipendenti.

Recentemente avete superato le prove per entrare nel Richemont Club Italia. Di cosa si tratta e perché è così importante? 
E’ un traguardo importante che nasce da una situazione famigliare difficile. Abbiamo avuto una brutta tragedia familiare e ci siamo trovati ad un ceryo punto a comprendere che per onorare chi non c’è più e ci vuole bene la cosa migliore da fare fosse fare quello che sappiamo fare al meglio. Di qui la voglia di iscriversi al Richemont Club, di fare l’esame d’ammissione. E’ un club esclusivo nel senso che opera ad alti livelli della panificazione e della pasticceria a livello nazionale e internazionale dove vengono selezionati i rappresentanti della nazionale che vanno alla Coupe du monde. Passati gli esami a settembre a novembre tutti i soci partecipano a questa selezione del Panettone d’autore dove si porta il proprio panettone a giudicare da una giuria particolarmente qualificata e se si raggiunge un determinato punteggio si ottiene il riconoscimento.

Una curiosità: come è organizzato il vostro lavoro? Proviamo a descrivere una vostra giornata tipo?
Si inizia alle 2 di notte. Io vado in laboratorio a impastare poi a scaglioni arrivano i ragazzi e le commesse e si produce pane, pizze, grissini e dolci.

Rimane sempre un lavoro di grande sacrificio…
E’ uno dei lavori che comporta più sacrifici. Dal lunedì al sabato. La Domenica è libera per nostra scelta. E purtroppo o per fortuna dipende dai punti di vista ci sono anche tanti colleghi che devono lavorare la Domenica.

Dal punto di vista imprenditoriale quali sono le maggiori difficoltà che incontrate in una simile attività?  
Come tutti i piccoli imprenditori penso che le difficoltà siano un po’ comuni. La tassazione e, nel settore alimentare, la burocrazia. Da quando ci è stata aggiunta la tracciabilità alimentare, l’hcc, tutto quello che è il pacchetto sicurezza è avvenuto che spesso noi piccoli artigiani ci ritroviamo spesso a fare i segretari piuttosto che il nostro mestiere e questo pesa un po’. In famiglia ce lo dividiamo tra me e mia moglie però ci piacerebbe fare io il panettiere e lei la pasticceria.

Ci sono anche dei corsi legati a queste problematiche…
Indipendentemente dai corsi che la giornata una tantum ci può anche stare è proprio il tempo quotidiano legato alla burocrazia che va ad occupare il 30-40% della nostra giornata.

Al di là dei gusti personali quali sono le caratteristiche di un panettone classico?
Quello che sento dire più spesso sul nostro panettone dalla clientela è che l’ho mangiato, l’ho digerito bene, non mi ha dato bruciori di stomaco e questo perché un panettone artigianale, fatto ad hoc, non deve contenere nessun tipo di aroma artificiale e lievito chimico. Deve fare la sua lievitazione – e il nostro panettone è fatto con esclusivo uso di lievito madre – e soltanto con aromi naturali. Il nostro è al 100% naturale.

Oltre al panettone classico?
Quest’anno proponiamo in particolare quello della Richemont club, ma ne abbiamo anche al cioccolato, con fichi, noci e uvetta e pandori.

Una novità da annunciare per ImpresaVda come azienda?
Ora siamo molto concentrati sul Panettone d’autore, ce ne saranno da gennaio e potrete scoprirle seguendoci sulla nostra pagina Facebook dedicata a «Le con du pain».

Un sogno imprenditoriale da realizzare…
Il mio sogno è quello di riuscire a trovare e formare dei ragazzi che riescano a portare avanti questo lavoro difficile e pieno di sacrifici. Attualmente ce ne sono due oltre a mio e mi auguro che possano essere i panettieri del futuro in modo da riuscire a dare più prodotti alla gente.

27 dicembre 2014

FSE: 55 milioni alla Valle d’#Aosta per investimenti a favore di crescita e occupazione da sistemare


Con decisione della Commissione Europea C(2014 9921) del 12 dicembre è stato adottato il P.O.R. FSE Valle d'Aosta 2014-2020, nell'ambito dell'obiettivo “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione”.

«L’approvazione del Piano Operativo Regionale da parte della Commissione europea, attesa all’inizio del 2015 e quindi anticipata rispetto alle previsioni, è una notizia molto positiva, in quanto conferma l’assegnazione di importanti risorse alla Valle d’Aosta, che ci consentono di avviare l’adozione degli atti amministrativi previsti dai regolamenti europei e necessari per la realizzazione delle attività a sostegno dell’occupazione e della formazione, a cui questi fondi sono stati destinati» sottolinea l’Assessore alle Attività Produttive Pierluigi Marquis.

Il Programma, che vede una dotazione finanziaria complessiva nei sette anni di 55milioni 572mila euro, di cui 26milioni 119mila a carico dell’Unione Europea, opererà con investimenti in quattro principali Assi d’intervento:

• “Occupazione“, la cui dotazione ammonta a circa 22 milioni di euro, attraverso i quali si intende sostenere l’occupabilità dei soggetti deboli, in particolare disoccupati adulti di difficile collocazione/ricollocazione, e creare le condizioni necessarie ad assicurare più rapido e migliore inserimento occupazionale dei giovani;

• “Inclusione Sociale e lotta alla povertà” che agirà, con poco più di 10 milioni di euro, nel sostegno ai cittadini in condizioni di relativo svantaggio e per rafforzare i servizi dedicati alla prevenzione, assistenza e cura per la popolazione più disagiata,;

• “Istruzione e formazione”, i cui 19 milioni di euro in dotazione verranno impiegati per il contenimento degli abbandoni scolastici, per lo sviluppo di un’offerta di istruzione superiore, per potenziare l’accesso degli adulti ad opportunità formative lungo l’arco della loro vita lavorativa;

“Capacità istituzionale ed amministrativa ”, volto a rafforzare efficienza e qualità dei servizi offerti dall’Amministrazione regionale e locale, con una dotazione di circa 1 milione di euro.

Ulteriori risorse saranno in dotazione dell’asse Assistenza Tecnica.

Avviata sin dal 2013, la procedura che ha portato all’approvazione di questo importante documento ha visto dapprima la definizione dell’Accordo di partenariato tra Italia e Unione Europea, nel quale sono stati definiti i vincoli e gli ambiti su cui il Programma andava ad incidere, quindi un secondo momento di individuazione puntuale delle priorità specifiche della Valle d’Aosta. E’ in questa fase, tra il 2013 e il 2014, che si è concentrato l’importante lavoro di concertazione e di analisi dei bisogni con le rappresentanze di settore, i portatori d’interesse, i potenziali beneficiari e gli stakeholder locali da parte dell’Autorità di Gestione del FSE, in capo alla Struttura politiche della formazione e dell’occupazione del Dipartimento politiche del lavoro e della formazione.

Ne è emerso un significativo ventaglio di interventi per il mercato del lavoro, della formazione e dell’istruzione, che andranno ad inserirsi in una più ampia strategia locale di sviluppo, cui afferiscono tutti i fondi europei e statali: la Politica regionale di sviluppo 2014/20.

Il Programma è consultabile sul sito della Regione nella sezione Lavoro.

Nell’arco dei primi mesi del 2015 il Programma verrà presentato nella sua versione definitiva ed illustrato ai destinatari ed ai beneficiari nel corso di eventi, previsti dai regolamenti comunitari.

24 dicembre 2014

Tanti carissimi auguri a tutti!


21 dicembre 2014

Pierpaolo #Valzolgher (#Fastalp) è il miglior #imprenditore #valdostano del 2014

Pierpaolo Valzolgher

Per il settimo anno grazie ai lettori di questo blog ho il piacere di assegnare il premio dell’imprenditore valdostano dell'anno. Per il 2014 tocca a Pierpaolo Valzolgher di Fastalp con 775 voti su 1916, che può vantare un business che si sta consolidando nella banda larga, in Internet, nella telefonia e nei servizi innovativi in modo completamente alternativo rispetto agli operatori tradizionali. Dove i primi non arrivano Fastalp fa in modo di arrivare. 

E ancora una volta i visitatori di questo blog sembrano indicare una strada per il futuro di questa regione, invitando a indirizzare i riflettori verso tutto ciò che è ICT. 

La prima edizione è stata vinta dallo scomparso Piero Enrietti (Thermoplay) (qui puoi leggere come si era conclusa). La seconda è stata invece appannaggio di Gioachino Gobbi (Grivel). Poi finalmente è stato premiato il gentil sesso con Silvana Perucca (Hotel de Ville), i giovani hanno avuto in Oliviero Gobbi (Abc Company), allora presidente dei Giovani Industriali di Confindustria Valle d'Aosta, il loro portabandiera, dopodiché è toccato a Giusto Giovannetti (Centro Colture Sperimentali Aosta) ed infine nel 2013 è stata la volta addirittura ad un Under 30 Cristiano Revil di Hextra con 909 voti su 2607. E ora Valzolgher.

Ti propongo il resto della classifica con i voti e le famose motivazioni (con qualche aggiornamento) in base alle quali i nominativi erano stati scelti.

Marco Linty (BCC Valdostana): 503 voti
Giustamente c'è chi ha detto non è un imprenditore ma un manager tuttavia la centralità della Bcc per il tessuto imprenditoriale valdostano è tale che questa nomination vuole anche essere un sostegno morale per la sfida che sicuramente, grazie alla sua competenza, sarà in grado di affrontare. 

Leandro Bornaz (3D ad hoc solutions): 201 voti
Uno degli ultimi lavori li ha portati in Argentina dove con i loro scanner hanno riprodotto l'intera metropolitana. L'azienda, nata da un gruppo di amici del Politecnico di Torino, si occupa infatti di geomatica, cioè progetta e realizza rilievi laser scanner in base alle esigenze dei clienti con un sistema particolarmente innovativo da loro ideato. Se il lavoro non si trova in patria fortunatamente per loro sono spalancate le porte del mondo. Ma La Valle secondo me dovrebbe ricordarsi un po' più di loro.

Andrea Nicola (Dottor Nicola): 174 voti
La sua linea cosmetica fortemente radicata sul territorio regionale attira l'attenzione di valdostani e turisti e può vantare un numero di partnership di elevata qualità. Inoltre la sua recente presenza a Eataly con «food for skin» è testimonianza di un modo moderno e innovativo di proporre prodotti caratterizzati da un alto valore aggiunto. In questi giorni va segnalata la grande novità del Valgrisa Store.


Nuova vincente (e anche avvincente) avventura imprenditoriale per l'imprenditrice valdostana che già vanta nel suo albo d'oro l'aver dato vita al brand internazionale Napapijri, ceduto agli americani all'apice del successo. Dopo une pausa di riflessione è tornata con un nuova sfida imprenditoriale che dalla Valle nuovamente guarda già al mondo. Di recente ha pure vinto il premio di ImpresaVda come miglior ristorante valdostano.


Sempre più si parla di economia sociale di conseguenza non può mancare un rappresentante del mondo della cooperazione all'interno di questo sondaggio. Ed è giusto rendere merito a La Sorgente che ha fatto fronte ad un periodo difficile, segnato dalla crisi e dalla comparsa di nuovi soggetti provenienti da fuori valle piuttosto agguerriti, senza perdersi d'animo, non licenziando nessuno, e investendo in un bene come il Piccolo albergo di comunità che è indubbiamente  l'esempio più brillante di riconversione della forza lavoro della Cooperativa che si è aperta a settori nuovi come quelli della ristorazione e del turismo.

Marcello Panizzi (Centrale laitière): 30 voti
Vinta la sfida imprenditoriale della Centrale del Latte di Gressan ora con il latte fresco, il latte Uht, lo yogurt e il formaggio Bleu d’Aoste non solo  si sta proponendo con successo in tutto il Nord Ovest  ma in questi ultimi anni ha sfondato nel mercato dell’Alta Savoia con un prodotto ad hoc. Si tratta del Bleu ai tre lati molto cremoso che in terra transalpina continua ad incontrare tantissimo i gusti dei locali consumatori. Una chiara dimostrazione di cosa significhi operare con competenza e professionalità in un mercato che per Panizzi, anche per storia famigliare, non ha più segreti. 


Prosegue l’avventura famigliare per un’azienda che sia sul territorio nazionale che su quello internazionale sta diventando il vero ambasciatore del prodotto tipico valdostano con il suo lardo dop.  La Bertolin ha rivitalizzato il tessuto imprenditoriale di tutta Arnad e con il suo show room aziendale offre ai fortunati turisti la possibilità di un viaggio nell’enogastronomia valdostana a vantaggio di tutto il comparto agroalimentare.  

Abbandonare un posto pubblico per avviare un'attività imprenditoriale nel settore agricolo (nello specifico ortofrutticolo), come ha fatto Mattia,  è già un buon motivo per una nomination. Ma mi sembra anche giusto aggiungere che il brand «Le Potager de grand mère», in quel di Fénis,  dei fratelli Sergio e Mattia Nicoletta (nella nomination vogliamo comunque raggruppare entrambi), è una splendida testimonianza di come i giovani possano raccogliere e innovare il lavoro dei padri. 

Passaggio di consegne e di nomination all'interno della famiglia Charrère. Costantino già da tempo ha ceduto lo scettro alle figlie Eleonora e Elena e ci è sembrato giusto riconoscerlo senza contare che quest'anno il sondaggio presentava la lacuna di avere pochi alfieri dell'imprenditoria femminile. Eleonora, per giunta da pochi mesi mamma (ancora tanti auguri!), ne è sicuramente un virtuoso esempio.

Polverizzare l'elettronica e andare alla conquista del mercato europeo a partire da quello tedesco. La start up incubata ad Aosta attiva nel settore dell'elettronica per veicoli industriali e macchine agricole forte dei suoi brevetti intende bruciare velocemente le tappe. La parola magica è «Itech» un sistema innovativo che estremizza il concetto di centralina elettronica riducendo al minimo i cablaggi merito anche di un'illustre partnership con l'Istituto italiano di tecnologia del professor De Marchi. 

Corrado Neyroz (Hôtel Hermitage): 14 voti
Titolare dell’Hotel Hermitage di Cervinia,  in corsa in passato a livello mondiale addirittura per la presidenza dell'associazione «Relais & Château», marchio che dovunque nel mondo garantisce un’offerta di qualità altamente esclusiva. Albergo e ristorante sono fra gli alfieri della ricettività e del savoir faire enogastronomico della Valle d’Aosta nel mondo. 


Continua nei marosi della crisi a guidare con prudenza e competenza la Chambre Valdôtaine e nello stesso tempo la sua Saint-Roch prosegue nel mietere successi a livello internazionale. Il mercato dei liquori non è proprio in grande spolvero, ma la Saint-Roch riesce a farsi rispettare tenendo alta la barra della qualità.

Luca Ciancetti (Podium enginering) : 11 voti
E' uno dei magnifici sette di un'azienda nata nel maggio 2011 e ancora oggi under 30 attiva nel campo dell’automotive e dei prototipi ibridi sia di  vetture da competizione in esemplare unico che di  vetture da esposizione. La loro P4/5 ad esempio è la prima vettura ibrida ad aver concluso una 24 ore omologata dalla Fia un biglietto da visita che li ha proiettati in uno scenario importante con clienti che non possono essere neppure citati in virtù di vincolanti contratti di riservatezza.

Giusto Giovannetti (Centro Colture Sperimentali Aosta) : 5 voti 
Un business esponenziale. Dal 2006 l’azienda, che ha la sua sede a Quart, ha brevettato a livello europeo l’uso di «consorzi microbiologici della rizosfera per eliminazione di inquinanti da prodotti agricoli e diminuzione delle micotossine e dei nitrati da prodotti agricoli ed incremento di anti-ossidanti in prodotti agricoli». Risultati eccellenti che però non sono stati sufficienti a garantire una vittoria bis nel nostro concorso. 

Luigino #Bruni: «Se vuoi capire a che livello di bene comune è una società guarda come tratta i suoi poveri»


Questo testo è stato pubblicato sul Corriere della Valle della scorsa settimana.

L’Economia è stata la grande protagonista della terza conferenza che giovedì scorso ha concluso il ciclo di incontri, organizzato dalla Diocesi di Aosta, di «Fede e Scienza», dedicati alla conoscenza e all'approfondimento dell'esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii Gaudium, in particolare del quarto capitolo "La dimensione sociale del l'evangelizzazione". Titolo dell’appuntamento al De la Ville: «L'economia di Francesco e le sfide dell'oggi». Relatore Prof. Luigino BRUNI, Professore ordinario di economia politica all’ Università LUMSA di Roma. Economia che «troppo spesso – come ha detto introducendo l’ospite il Vescovo di Aosta, Mons. Franco Lovignana - consideriamo come un campo a lato del Vangelo tanto è vero che è spesso assente dalla catechesi». E proprio per evidenziarne la centralità il Vescovo ha citato un passaggio dell’Evangelii Gaudium dove Papa Francesco scrive «dobbiamo convincerci che la carità è il rapporto non soltanto delle micro relazioni, rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici. E’ indispensabile che i governanti e il potere finanziario alzino lo sguardo e amplino le loro prospettive. Che facciano in modo che ci sia un lavoro degno, istruzione, assistenza sanitaria per tutti. E perché non ricorrere a Dio affinché ispiri i loro piani? Sono convinto che a partire da un’apertura alla trascendenza potrebbe formarsi una nuova mentalità politica ed econo­mica che aiuterebbe a superare la dicotomia asso­luta tra l’economia e il bene comune sociale».

Tre premesse
Bruni, fra l’altro coordinatore della Commissione internazionale di Comunione, è partito da tre premesse per inquadrare l’esortazione del Papa che per il professore consiste prima di tutto in uno stimolo che il Pontefice dà anche al mondo degli economisti «in quanto il Papa in alcuni punti tocca temi di teoria economica». «La prima premessa – ha proseguito Bruni – è dunque che l’economia è importante per i cristiani. Non è un caso. Già nel paragrafo 2 si parla di consumo. E io non posso che gioire questa scelta. Senza economia non si fa bene comune. E in questi tempi in cui c’è molta crisi economica, c’è pure una giusta diffidenza verso l’economia, non dobbiamo fare l’errore di immagine che ci possa essere una buona società senza una buona economia e senza una buona finanza. Oggi, come ieri, l’economia è fondamentale per il bene comune. Senza una prassi economica diversa i cristiani non possono cambiare l’economia». La seconda premessa è che Papa Francesco «usa la povertà come una prospettiva sul mondo. Guarda il mondo dalla prospettiva di Lazzaro e non del ricco Epulone. La povertà è un giudizio sul mondo, non è semplicemente un problema per le persone che sono sotto una determinata soglia di reddito. Se noi oggi vogliamo capire il mondo dobbiamo guardare i poveri. Sotto il tavolo dove sta Lazzaro vedi dimensioni che non vedi da sopra».

 Il Papa per Bruni utilizza la categoria della povertà per dire la sua sul capitalismo. «La povertà – prosegue il professore - è il centro del patto sociale. Se vuoi capire una società a che livello è di bene comune guarda come tratta i poveri. Ecco perché oggi considero Papa Francesco il principale critico del capitalismo e dice che deve trasformarsi in qualcos’altro in quanto produce esclusione, crea vinti». L’ultima premessa è che dietro a tutta l’esortazione c’è la questione antropologica, la grande domanda: «la persona che cos’è?». E Papa Francesco ha un’idea molto chiara di cosa sia l’essere umano. «Nel primo capitolo del Genesi quando Dio crea l’uomo dice che è “cosa molto buona”, mentre prima diceva soltanto cosa buona. Quel molto vuol dire quasi tutto. Cioè che per quanto possa essere bella la Valle d’Aosta, è meno bella di Maria che vive come barbona alla Stazione Termini. C’è cioè nell’essere umano una bellezza che supera tutte le bellezze del creato. C’è una bontà dell’essere umano che è più grande dei vizi, delle malattie, dei problemi. Caino arriva dopo l’Adam, nel quarto capitolo, dove per la prima volta compare la parola peccato, e non uccide questa immensa vocazione che c’è. Anche l’autore biblico se avesse guardato il suo tempo avrebbe dovuto partire da Caino eppure non lo fa. Di qui anche lo sguardo generoso e buono del magistero di questo Papa sull’uomo. E anche noi siamo chiamati ad avere questo sguardo sul mondo. Soltanto così è possibile un’economia diversa, di comunione, sociale. E’ possibile il bene comune perché c’è questa visione biblica. Altrimenti saremmo destinati ad un mondo in mano agli interessi e alle cattiverie». Per Bruni il cristiano deve guardare al mondo in maniera più positiva. «La prima cura è lo sguardo in quanto c’è un cinismo, uno scetticismo civile in Italia che è spaventoso. Invece di guardare al mio vicino come ad un alleato per il bene comune penso a lui come ad un evasore. Questo significa declino dei popoli. In un ‘Italia che soffre per un eccessivo pessimismo il cristiano dice che si può sperare, che c’è tanta bellezza nel mondo».

L’esortazione
Bruni affronta l’esortazione a partire dal tema della carità. «Una carità che non è un fatto privato, ma è capace di cambiare le relazioni sociali, politiche ed economiche è un concetto fondamentale». Ma che cosa è carità? «Caritas è una parola latina che è la traduzione di due parole greche. Non solo di agape, ma pure di Karis. Nel mondo greco l’amore poteva essere detto in due modi: eros e philia. L’eros era una reciprocità diretta, biunivoca, esclusiva, dove l’altro viene amato perché ci colma una indigenza, ci sazia, riaccendendolo, un desiderio vitale. Nella philia greca (che assomiglia a ciò che oggi chiamiamo amicizia), la reciprocità è più articolata: si tollera la mancata risposta dell’altro, non si fanno sempre i conti di dare e di avere, e si può perdonare molte volte. I cristiani devono esprimersi in greco ma l’amore che avevano sperimentato con Gesù non poteva essere espresso attraverso philia e eros in quanto non esprimevano l’amore per il nemico». Questa nuova parola fu agape, non del tutto inedita nel vocabolario greco, ma nuovi furono l’uso e il significato che le attribuirono i cristiani. Ma poi nacque il problema di tradurla in latino. «E la scelta – continua Bruni - cadde sulla parola charitas, che nei primi tempi era scritta con l’acca, una lettera tutt’altro che muta, perché diceva molte cose. Innanzitutto che quella charitas non era né amor né amicitia, era qualcos’altro. Poi che quella charitas non era più la caritas dei mercanti romani, che la usavano per esprimere il valore dei beni (ciò che costa molto, che è “caro”). Ma quell’acca voleva anche ricordare che charitas rimandava anche ad una altra grande parola greca:charis, grazia, gratuità. Non c’è agape senza charis, né charis senza agape. Una dimensione dell’amore che ti porta oltre le equivalenze, oltre la condizionalità. Il problema grande dell’amore umano è che la gente ama se è riamata».
Così la philia può perdonare fino a sette volte, l’agape fino a settanta volte sette; la philia dona la tunica, l’agape anche il mantello; la philia fa un miglio con l’amico, l’agape due, e anche col non–amico. L’eros sopporta, spera, copre poco; la philia copre, sopporta, spera molto; l’agape spera, copre e sopporta tutto. «Eppure gli esseri umani – aggiunge Bruni - sono capaci di atti più grandi di questo in quanto sono ad immagine di Dio e sono capaci di atti senza reciprocità. Di andare avanti da soli. Sono quelli che in contesti di illegalità pagano le tasse. Sanno che sono gli unici ma lo fanno lo stesso. La forma d’amore dell’agape è anche una grande forza di azione e di cambiamento economico e civile, capace di spezzare le trappole di povertà. La carità è dunque una forza straordinaria».

La cultura idolatrica
Bruni cita Papa Francesco quando al secondo capitolo dell’esortazione scrive “questa civiltà ha posto il consumo al centro e ha subordinato tutte le altre dimensioni della vita al consumo”. «Ed è verissimo – aggiunge –. Appena arrivi ad Aosta che cosa vedi? I centri commerciali. Ciò che salta all’occhio oggi è il consumo non è il lavoro. Prima non era così. L’economista Federico Caffè diceva che bisognava far iniziare i corsi di economia non con il consumo ma con la produzione. Far vedere dove nasce il valore. Poi questo valore viene distribuito. Il punto di partenza è come nasce il reddito, come si crea ricchezza. Invece tutta l’enfasi della cultura contemporanea è sul consumo. Tende a creare nei giovani l’idea che ci possa essere consumo senza lavoro. Il bombardamento è pubblicitario è tale che in qualche i soldi da qualche parte devono arrivare». 

Di qui l’idea che la nostra società stia vivendo dentro ad una cultura idolatrica, un concetto ripreso molte volte dal Papa. «per capire meglio questo – spiega Bruni – si deve leggere il libro dell’Esodo. La grande fatica che ha fatto il popolo di Israele è stata quella di dire il nostro Dio non è un idolo. E’ questa la nostra grande tentazione, non tanto l’abbandono di Dio per un idolo, quanto il far diventare Dio il vitello d’oro. Se avviene questo non c’è più conversione. Ti accontenti. Il popolo d’Israele ha fatto sempre una grande fatica a salvare la sua religione-fede diversa. Il suo è il Dio della vita che però non può essere rappresentato con i simboli della vita e della fertilità (tori, donne); è il Dio della voce che però solo Mosè riesce ad ascoltare; è il Dio che ha svelato il suo nome, un nome però impronunciabile. Troppo diverso, troppo nuovo. E anche oggi la nostra non è una cultura atea, ma idolatrica. Oggi il denaro permette di comprare tutto e così il denaro diventa tutto».

La prima nota di fondo di tutti i regimi idolatrici è proprio l’assenza di gratuità, che è invece la prima dimensione della fede biblica. La creazione è dono, l’alleanza è dono, la promessa è dono, la lotta all’idolatria è dono. Gratuità è l’altro nome di YHWH. La cultura dell’idolo odia il dono. «La gratuità – precisa Bruni – è una categoria economica, diversamente non serve a niente. E’ l’eccedenza rispetto ai contratti, al potere, ai comandi. E’ la differenza tra il professor Bruni e Luigino, cioè ciò che ti spinge a dare il meglio che hai ai tuoi studenti. Questo può essere soltanto dono. E questo è ciò che fa di un’impresa un luogo bello o brutto e se io dai lavoratori non ho questa voglia di vivere io non ho nulla, soltanto il contratto. La gratuità è questa eccedenza rispetto al doveroso. La famiglia è una scuola di gratuità, cioè il luogo dove impari che alcune cose vanno fatte in sé non perché c’è uno che ti paga. E quando questo manca l’impresa fallisce». 

Oggi però manca la capacità di vedere il dono che c’è nel lavoro e questo fa sì che «la gente non si senta ringraziata abbastanza». Non è un caso che il lavoro sia una grande parola di questa esortazione. «Finché la nostra politica non imparerà a guardare il lavoro così, e continuerà a guardare gli insegnanti come fannulloni, non farà nessuna riforma. In quanto la prima riforma parte dalla stima delle persone. Se tu non ti senti stimato non dai il meglio di te». 

L’esortazione si conclude con un paragrafo dal titolo «il tempo è superiore allo spazio». Ma che cosa vuol dire questo per l’economia. «Dietro all’idea del sabato – ha concluso Bruni - c’è il concetto biblico che il tempo e la terra non sono tuoi, ma sono dono e, quindi, ti devi fermare. Il riportare il tempo al centro del sistema economico implica dei concetti fondamentali: il primo è che i profitti delle imprese devono guardare al lungo periodo. Le imprese non possono giudicare i manager a tre mesi, diversamente è predatoria. Oggi abbiamo impoverito l’economia perché abbiamo reso troppo veloce il rapporto tra investimento e ritorno. E così i nostri imprenditori hanno smesso di investire nel lavoro e hanno iniziato a investire nella finanza speculativa che era molto più redditizia. Questo vale moltissimo per i giovani. Vanno attesi non possono avere esperienza se devono iniziare a lavorare. Serve una cultura dell’ospitalità aziendale. Un patto vero che dà modo ad un giovane di diventare un lavoratore semplicemente lavorando. Il grande problema del mestiere oggi è che i giovani non hanno mestieri. Per fare questo servono imprese pazienti». 

20 dicembre 2014

Dario Giovanetto (#Federmeccanica): «Vogliamo che i #giovani conoscano di più il mondo delle imprese»

Dario Giovanetto
Intervista a Dario Giovanetto, presidente di FEDERMECCANICA Valle d’Aosta.

Venerdì scorso avete presentato l’indagine trimestrale sull’industria metalmeccanica in Italia. Prima di inoltrarci nei numeri è giusto sottolineare che l’evento voleva anche essere l’occasione per lanciare un messaggio: quale?
Il messaggio principale è dato dalle riflessione nate da questa prolungata crisi che stiamo vivendo. La necessità dell’unità di tutti i componenti di questa nazione per cercare di superare questo momento così critico. Ci siamo resi conto che nessun ente di questa nazione può pensare di essere autonomo e andare avanti da solo. Ma soltanto insieme si può cercare di creare i presupposti per lentamente uscire da questa crisi.

Qual è la situazione italiana in base ai dati n vostro possesso?
Sono appena tornato dall’Assemblea nazionale che abbiamo tenuto a Milano e i dati non sono ancora buoni, anche se c’è il segnale di essere arrivati ad un appiattimento della curva di discesa del grafico si riscontra ancora qualche numero negativo. Sono ancora pesanti i numeri sulla cassa integrazione, e, più in generale, quelli che arrivano da tutte le aziende. Però non sono così disastrosi come un tempo. Si sono accumulati numeri che certamente non sono piacevoli ma dovremo aver smesso di scendere.

Quali sono i numeri della metalmeccanica in Valle?
L’industria metalmeccanica valdostana rispecchia abbastanza quello che è successo in Italia. Ci sono poco meno di 2000 occupati che però hanno il pregio di produrre un po’ più del 50% delle esportazione della Valle d’Aosta. Vorrei infatti che si capisse che noi non siamo pessimisti, ma, dopo aver preso visione dei dati che vanno osservati con realismo, dopo occorre essere ottimisti per il futuro. Noi crediamo di essere il comparto principale della Nazione. Il messaggio che il Presidente nazionale ci ha dato all’incontro di Milano era chiaro: dobbiamo renderci conto che il saldo positivo derivante dalle esportazioni metal meccaniche sono quelle che permettono all’Italia di poter accedere a tutti i beni che produce il resto del mondo. E lo stesso avviene per la Valle d’Aosta. Questo ci riempie di soddisfazioni in quanto significa che il lavoro fatto è utile.

Del resto il ridursi della presenza del pubblico dell’economia rende necessario un protagonismo delle imprese…
Chiaramente. Soprattutto ho visto molte facce che avevano voglia di continuare a fare impresa e continuare a provare in un mercato mondiale con tutte le difficoltà che comporta.

Una delle richieste fatte a livello nazionale è quella della necessità di una politica industriale. E’ un problema che avverte anche  a livello regionale? 
Si avverte in tutti i ragionamenti che si fanno pure individualmente. Riportare cioè l’industria, in questo caso quella metalmeccanica, al centro delle prospettive delle persone. Lo sforzo che faremo sarà di andare in questa direzione, mentre a volte è accaduto nel passato che l’industria non fosse vista con una luce benevola, noi oggi riteniamo che soltanto l’industria può essere di aiuto in questo e non deve più essere snobbata. C’è l’orgoglio di essere dei lavoratori che producono del reddito per tutta la nazione e desideriamo che questo possa essere colto anche dai più giovani.

Che tipo di attività svolgono le aziende di cui è amministratore?
Le attività principali sono la costruzione di carpenterie metalliche, carpenterie pesanti. Siamo principalmente al servizio di altre industrie. Nel caso della Valle d’Aosta della Cogne Acciai Speciali e di altre aziende. Facciamo anche montaggi meccanici, manutenzioni e tutte le attività che possono essere al servizio di altre industrie. Costruiamo anche dei manufatti che cerchiamo di vendere sui mercati per quello che è possibile. Siamo metalmeccanici fino in fondo.

Quali sono le maggiori difficoltà che state incontrando?  
Attualmente operiamo principalmente sul mercato locale ma abbiamo intenzione di fare qualcosa sul fronte dell’export per il futuro. Le difficoltà maggiori sono innanzitutto il credito. Non è soltanto nostro ma di tutte le imprese del comparto. Non credo di dire niente di nuovo. Le banche hanno avuto i loro problemi. La crisi ha creato problemi a tutti e investire non è facilissimo in questo momento. Forse perché siamo venuti da anni in cui questa attività era molto più semplice ora si sono ristrette le maglie. Poi c’è il problema della qualità dei lavoratori che si riescono ad avere. Anche in questo momento di crisi i dipendenti sono essenziali affinché le aziende vadano avanti. E non sempre e facile reperire la manodopera qualificata adatta.

Un’impressione da osservatore esterno è una certa difficoltà delle imprese valdostane a lavorare in rete. E’ un’impressione reale o la crisi sta modificando anche questo?
L’individualismo valdostano c’era. E’ inutile legarlo. La crisi sta facendo capire che soltanto creando imprese in rete si può favorire il superamento della crisi. L’impressione è che ci si stia aprendo maggiormente con altre imprese.

Una novità da annunciare per ImpresaVda come azienda o come federmeccanica?
L’obiettivo del prossimo anno sarà riuscire a trasformare in realtà lo scuola-lavoro. Adesso con i decreti attuativi cercheremo di avere i giovani in azienda. Vogliamo realizzare una collaborazione tra imprese e mondo della scuola in modo che i giovani prima di terminare i loro studi possano già provare cosa significhi lavorare in un’azienda. Un delegato a Milano diceva vogliamo portarli dentro e far vedere loro che negli stabilimenti di oggi non c’è più il fumo, il freddo o il caldo che sono diventati moderni.

Pensate sia davvero la volta buona?
Sì. E’ l’obiettivo anche delle mie aziende.

Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Vorrei avere dei ragazzi giovani che vanno ancora a scuola ma che pure vengono passino un po’ del loro tempo in azienda e prendano contatto con una realtà che poi magari sarà anche il loro futuro. Addirittura si intendeva di avere degli studenti molto giovani affinché capiscano che esistano anche i metalmeccanici. E’ importante che vedano la realtà dal di dentro, con i loro occhi. I tedeschi già lo fanno. Per gli istituti superiori vorremmo arrivare addirittura a proporre 200 ore nell’anno. Speriamo di riuscirci.

19 dicembre 2014

Le #Fontine d'alpeggio al #Peck di Milano


Giovedì 18 e venerdì 19 dicembre presso il negozio milanese Peck si è svolta una presentazione al pubblico delle Fontine premiate nell’ambito del Concorso Fontine d’Alpage 2014.


L’iniziativa promossa dalla Chambre Valdôtaine in collaborazione con l’Assessorato regionale Agricoltura e Risorse naturali e con il Consorzio Produttori e Tutela della Fontina Dop, rientra nell’ambito delle iniziative messe in campo per promuovere e sostenere la commercializzazione delle Fontine premiate con la Médaille d’Or e la Grande Médaille d’Or.

Nel corso dei due giorni i clienti dello storico negozio milanese, che si sviluppa su tre piani a due passi dal Duomo e che è considerato una delle istituzioni a livello nazionale per quanto riguarda la gastronomia, hanno avuto la possibilità di degustare ed acquistare la Fontina d’Alpeggio dopo averne scoperto la storia e le caratteristiche illustrate dagli esperti della Cooperativa Produttori Latte e Fontina coadiuvati dal personale della Chambre e dell’Assessorato regionale. 

«Quella del Peck – spiega il Presidente della Chambre Nicola Rosset rappresenta una delle vetrine più importanti a livello nazionale per quanto concerne il settore della gastronomia. Per questa ragione abbiamo voluto presentare in quella sede le nostre migliori Fontine d’Alpeggio. Siamo infatti convinti che per le nostre produzioni di eccellenza sia di fondamentale importanza uscire dai confini della Valle d’Aosta per farsi conoscere ed apprezzare anche su mercati più ampi. Si tratta di una scelta che va nella direzione di promuovere attraverso la qualità delle nostre eccellenze l’intero sistema Valle d’Aosta in una logica di trasversalità che possa interessare l’enogastronomia, ma anche il turismo, l’accoglienza, la ristorazione, l’agricoltura ed il commercio che proprio dalla presenza delle Fontine d’Alpeggio al Peck potrebbero trarre significativi vantaggi».

#Chambre e #Confidi unite per il sostegno all'accesso al #credito delle #PMI valdostane

Da sinistra Leonardi, Calgaro, Rosset,  Grosjacques e Genta

Il Presidente della Camera di Commercio Nicola Rosset, il Presidente di Valfidi Andrea Leonardi, il Presidente di Confidi CTS VDA Pieluigi Genta ed il Presidente di Confidi Valle d’Aosta Pericle Calgaro hanno firmato nella mattinata di venerdì 19 dicembre una convenzione finalizzata all'avvio di un progetto per il sostegno al credito delle piccole e medie imprese valdostane.


Il progetto (che conta anche sulla condivisione e sulla collaborazione del Confidi Agricoltori Valle d’Aosta che non ha potuto aderire per problemi di de minimis), vede la Chambre mettere a disposizione, tramite i Confidi aderenti, un importo complessivo di 500 mila euro da destinare a cogaranzia per operazioni di finanziamento delle imprese di importo non inferiore ai 10 mila euro e non superiore ai 25 mila euro, a copertura di costi inerenti il pagamento di fornitori.

Le garanzie rilasciate a favore del sistema bancario a valere sul fondo della Chambre, nel limite degli importi trasferiti a ciascun Confidi, saranno pari al 20% dell’importo finanziato, ad integrazione di analoga garanzia pari al 50% dell’importo finanziato rilasciata dai Confidi su fondi propri.

L’iniziativa, che si pone come obiettivo quello di garantire una immediata liquidità a disposizione delle imprese per poter meglio rispondere a quelle che sono le incombenze quotidiane, consentirà la messa in circolo di fondi fino ad un massimo di 7,5 milioni di euro e di rispondere alle richieste di un numero di aziende compreso tra le 300 e le 500 unità a seconda dell’ammontare dei finanziamenti richiesti.

I Confidi potranno deliberare la concessione di garanzie fino al 30 novembre 2015 e le imprese richiedenti dovranno essere in regola con il pagamento del diritto camerale annuale.

«Il tema del credito delle piccole e medie imprese – spiega Rosset – è un argomento di grandissima importanza, soprattutto in un momento di difficoltà economica come quello attuale. Per questa ragione la Chambre, in accordo con tutti i Confidi, ha voluto dare vita ad un progetto che speriamo possa dare una mano in particolare alle imprese che necessitano di un supporto di liquidità per quelle che sono le spese “di tutti i giorni” e che rischiano di condizionare profondamente l’attività di una azienda. Nonostante il difficile momento che anche la Chambre sta affrontando a seguito dei tagli imposti a livello nazionale, abbiamo voluto dare un segnale forte e destinare una parte dei fondi a disposizione ad una iniziativa che crediamo possa dare una risposta immediata e concreta alle esigenze delle nostre imprese proprio per dimostrare quanto la Camera di Commercio possa e debba essere un interlocutore privilegiato ed un supporto fondamentale per tutto il comparto imprenditoriale valdostano».

#Turismo: quali sono le priorità della Valle d'#Aosta?

Recentemente discutevo con un imprenditore (non del settore turistico) della testimonianza, rilasciata durante la tavola rotonda di Fondimpresa, da parte del Presidente di Bolzano di come era stata affrontata la crisi che - è giusto dirlo - morde anche lì. Eppure Valentinelli aveva descritto un processo di una linearità impressionante. Analisi del problema, confronto tra mondo politico e mondo imprenditoriale e individuazione di una prima soluzione che ha (numeri alla mano) attutito la crisi. La percezione è che in Valle d'Aosta se i rapporti personali sono molto friendly istituzionalmente politica e imprenditoria fatichino a parlare la stessa lingua. Per questo ho molto apprezzato l'intervento del Presidente degli albergatori Alessandro Cavaliere che nell'ultima Assemblea degli Albergatori, svoltasi martedì a Pollein, ha indirizzato al Presidente della Giunta Augusto Rollandin e all'Assessore al Turismo Aurelio Marguerettaz. Il testo, risultato di un lavoro corale, si fa apprezzare in quanto destruens e allo stesso tempo costruens. La politica può fare le sue osservazioni e recepire quello che ritiene utile ma non può esimersi dal constatare l'onestà intellettuale dell'analisi e il desiderio di marciare tutti nella stessa direzione. La coesione di una comunità non implica l'abolizione del conflitto ma si fonda sul desiderio di dare il proprio contributo al suo bene comune. 
In questa logica ti propongo l'intervento di Cavaliere. 

Buona sera Presidente Rollandin, buona sera Assessore Marguerettaz, buona sera Consiglieri Regionali e amici del nostro Assessorato al Turismo che avete accettato ancora una volta l’invito a condividere un appuntamento per la nostra associazione molto importante. Grazie.

Quella di dicembre è solitamente la nostra Assemblea pubblica, in cui consolidiamo relazioni e invitiamo ospiti con i quali confrontarci anche pubblicamente. Quest’anno i nostri associati ci hanno chiesto un lavoro che guardasse più profondamente al nostro interno, per affrontare, come intorno ad un grande tavolo, le questioni centrali che ci riguardano e che meritano tutta la nostra attenzione. Abbiamo con serietà cercato i contenuti, piuttosto che la forma. E su questi contenuti ci siamo confrontati nella parte privata della nostra assemblea, cercando una sintesi che portasse ad una posizione ufficiale dell’Adava su questioni fondamentali non più trascurabili.

I tre grandi temi oggetto del nostro lavoro sono stati: i Trasporti, la Promozione e il futuro degli Immobili ad Uso Ricettivo.

E’ evidente come sarebbe stato molto più comodo per noi stare lontani da alcuni di questi temi “caldi”, e mi riferisco in particolar modo ai Trasporti, evitando così di urtare o deludere qualcuno. E invece vorrei partire proprio da questo difficile tema per ricordare a tutti che l’Adava rappresenta l’Industria Turistica Valdostana
e che quindi la nostra visione dei Trasporti non può che essere quella di chi lavora per ottenere le migliori risposte e soluzioni a beneficio delle aziende turistiche e quindi dei turisti che devono raggiungere il nostro territorio. Abbiamo profondo rispetto delle posizioni dei cittadini valdostani, dei residenti, dei pendolari ma,
nella paura di ledere i legittimi diritti di queste categorie, abbiamo forse lasciato uno spazio vuoto nel dibattito sul futuro dei trasporti che sono anche nostri, delle nostre aziende turistiche e quindi dei nostri turisti.

Nel corso dei nostri approfondimenti e studi è apparso poi molto chiaro come questo spinoso tema fosse oramai diventato oggetto di posizioni preconcette e quasi inamovibili, frutto spesso di uno scontro politico nel quale come imprenditori NON VOGLIAMO ENTRARE e che rischia di compromettere qualsiasi buon lavoro che insieme invece si potrebbe fare. Abbiamo come l’impressione che l’atteggiamento sui Trasporti sia troppo spesso quello di, concedetemelo, gettare il bambino con tutta l’acqua sporca. Per noi non è così.

Bisogna avere il coraggio di dire che raggiungere la nostra Regione in treno rappresenta un’avventura, che farlo per via aerea, a meno che non si disponga di un jet privato, è attualmente impossibile e che farlo su gomma costa più che in ogni altra tratta autostradale italiana. Ma bisogna anche avere il coraggio di dire
che i vincoli strutturali e geografici e la complessità dei contenziosi legali e contrattuali che gravano sulla Ferrovia e sull’Aeroporto non avrebbero, a nostro avviso, potuto immaginare una gestione ordinaria molto migliore. Riconosciamo quindi che, a fronte delle enormi e quasi insuperabili difficoltà, si è comunque garantito un servizio in una situazione in cui questo non era per nulla scontato. 

Chiediamo invece ora alla nostra politica di fare uno sforzo comune, URGENTE, per uscire dall'emergenza della gestione ordinaria, dalla clausura dei contenziosi legali, e tornare a progettare, anche insieme alle categorie produttive, il futuro della nostra rete di trasporti. L’ultimo piano trasporti di questa regione risale al
1988. 1988. Più di 25 anni fa. E’ urgente un lavoro comune, di tutte le forze qui rappresentate questa sera, politiche ed imprenditoriali, che porti ad un piano realistico, che tenga conto dei vincoli di una regione alpina che non arriva a 130.000 abitanti ma non dimentichi i 3 milioni di presenze turistiche che, con le giuste infrastrutture e l’adozione delle corrette politiche, potrebbero molto verosimilmente superare i 4 milioni in breve tempo. Un Piano Regionale dei Trasporti che tenga seriamente conto delle priorità della principale industria economica di questa regione. Quella turistica. 

Quali sono le nostre priorità?
Se vivessimo in un mondo ideale con ampia disponibilità di risorse finanziarie ci verrebbe da dire tutto: un treno ad alta velocità che in 50 minuti ci porti all’aeroporto di Torino Caselle, ma anche uno scalo aeroportuale regionale che permetta l’atterraggio di voli Low Cost e, perché no, un’autostrada gratuita come
in Germania.
Ma siamo imprenditori. E, per natura un po’ folli forse, visti i rischi che abbiamo scelto di affrontare, ma anche molto realisti. Abbiamo dinnanzi agli occhi una realtà particolarmente complessa, con scelte, strategie e investimenti pensati in tempi lontani e con risorse molto diverse da quelle disponibili oggi. Siamo quindi costretti a delle scelte a favore non di cosa idealmente desidereremmo, ma di quegli interventi realisticamente realizzabili sia in termini di risorse finanziarie quanto realizzabili in tempi brevi.

La Ferrovia. E’ la Ferrovia valdostana una priorità turistica realisticamente ipotizzabile?
I costi annui oggi sostenuti dalla Regione per la tratta valdostana sono pari a 23 milioni di euro.
Nello studio di fattibilità per l’adeguamento e il miglioramento del collegamento ferroviario Aosta–Torino elaborato dall’Ing. Caposio del Politecnico di Torino nel 2005 erano previsti interventi per circa 1 miliardo di euro per una riduzione totale dei tempi di percorrenza della tratta pari a 26 minuti.

Se dovessimo provare ad ipotizzare un intervento davvero risolutivo di tutte le problematiche strutturali della linea Torino–Aosta (e che bene tutti conosciamo: il binario unico, l’elevato numero di passaggi a livello, la lunetta di Chivasso, il raggio di curvatura, l’elettrificazione, ...), queste opere non sarebbero realisticamente
realizzabili senza lo stanziamento di investimenti inferiori ai 2/3 miliardi di euro.
Del tutto diversa la situazione dell’altra linea valdostana, la Aosta–Pré-SaintDidier, i cui costi annui oggi sostenuti dalla Regione sono pari a circa 4 milioni di euro, a fronte di una fruizione media pari a 350 passeggeri al giorno e la presenza di un servizio su gomma parallelo alla stessa linea e durante le stesse fasce orarie della giornata.

Per gli ingenti costi e le importanti tempistiche di realizzo di una più efficiente linea che possa effettivamente avvicinarsi agli standard di una clientela abituata all’alta velocità, riteniamo che la Ferrovia non possa essere inclusa in questo momento – ribadisco in questo momento - nelle immediate priorità dell’industria turistica valdostana. Cioè quelle priorità che richiedono un’azione immediata al fine di produrre un rapido effetto positivo sulla nostra industria turistica.

Aeroporto. E’ l’Aeroporto valdostano una priorità turistica realisticamente ipotizzabile?
Aperto al traffico commerciale nazionale e internazionale dal 1995, lo scalo aostano è gestito con un contratto sino al 2034 dalla società AVDA (49% di proprietà RAVA e 51% AirVallée riconducibile al gruppo Costantino). 
Da anni ormai è in corso un duro contenzioso tra la Regione e il socio privato di maggioranza che di fatto blocca ogni iniziativa. L’ultima vittima a farne le spese è stato il volo Aosta–Roma che un bando di gara
aveva affidato alla compagnia elvetica Darwin Air Line (che attualmente vola sulla linea Bolzano–Roma ed è stata acquisita dagli arabi di Etihad Airways) e che un ricorso al Tar di Air Vallée ha di fatto annullato.
Abbiamo analizzato a fondo il Master Plan di sviluppo aeroportuale approvato dal Consiglio Valle nel 2004. A fronte dei 13.090 passeggeri registrati nel 2001, l’ultimo anno di attività (dei quali effettivamente solo 9.000 imputabili al traffico commerciale) si stimava per il 2015 una previsione di 241.000 passeggeri (inclusi
anche i voli dell’outgoing e cioè di quei valdostani che sarebbero partiti da Aosta per volare fuori dalla nostra regione e che, evidentemente, hanno per noi un peso minore). Ebbene, depurata tale stima da quella dell’outgoing, la previsione netta di passaggi imputabile all’incoming non supererebbe il 5/6% delle attuali presenze turistiche in Valle. Un numero troppo poco significativo per fare dell’Aeroporto Valdostano la nostra priorità numero uno.

Appoggiamo quindi senza esitazioni la decisione dell’Assessore Marguerettaz di una urgente remise à jour del Master Plan dell’Aeroporto per verificarne la sua attualità alla luce dei molti mutamenti avvenuti negli ultimi 10 anni nel settore aeroportuale.

L’Autostrada. E’ l’Autostrada valdostana una priorità turistica realisticamente ipotizzabile?
Per quanto ad oggi rappresenti la principale via di accesso alla nostra Regione, i meccanismi che regolano i rapporti tra lo Stato e le società concessionarie delle autostrade sembrano non consentire margini di manovra per ottenere un contenimento significativo dei costi dei passaggi autostradali. Non è nelle nostre possibilità conoscere se effettivamente esistano via alternative che possano riportare a livelli di fruibilità sostenibile un investimento strutturale strategico che ha reso potenzialmente unica l’accessibilità alla nostra regione alpina rispetto a tutte le altre nostre concorrenti. Anche su questo fondamentale tema, chiediamo l’impegno bipartisan delle forze politiche affinché congiuntamente lavorino all’obiettivo comune della ricontrattazione degli scatti tariffari. Questa è sì per l’industria turistica una questione della massima priorità, non solo
perché la stragrande maggioranza della nostra clientela raggiunge le destinazioni alpine via gomma (in Valle d’Aosta così come in Trentino Alto Adige e Lombardia), ma anche perché proprio su gomma passa la più grande priorità che la nostra industria turistica oggi ha individuato: quella dei collegamenti ai nostri principali
hub aeroportuali di Caselle, Malpensa e Ginevra.

I Transfer aeroportuali sono una priorità turistica in tema di trasporti realisticamente ipotizzabile.
Quanto pesano i turisti che utilizzano l’aereo per raggiungere la Valle d’Aosta? Per il medio raggio continentale ed extracontinentale i Paesi che forniscono un maggior numero di arrivi turistici alla nostra regione sono la Danimarca, il Giappone, la Norvegia, i Paesi Bassi, la Polonia, il Regno Unito, la Russia, la
Spagna, gli USA e la Svezia (escludendo i paesi di prossimità quali Francia, Svizzera, Germania e Belgio).

ESTATE
Arrivi totali stranieri estate 2012: 136.693
Di questi quelli che venivano da paesi di prossimità (Francia, Svizzera, Germania, Belgio) erano 89.678 mentre i turisti provenienti da paesi a medio raggio continentale o extracontinentali erano 47.015

Arrivi totali stranieri estate 2013: 143.033
Di questi quelli che venivano da paesi di prossimità (Francia, Svizzera, Germania, Belgio) erano 92.927 mentre i turisti provenienti da paesi a medio raggio continentale o extracontinentali erano 50.106

Arrivi totali stranieri in estate 2014: 153.685
Di questi quelli che venivano da paesi di prossimità (Francia, Svizzera, Germania, Belgio) erano 98.954 mentre i turisti provenienti da paesi a medio raggio continentale o extracontinentali erano 54.731

INVERNO
Arrivi totali stranieri in inverno 2011: 128.434
Di questi quelli che venivano da paesi di prossimità (Francia, Svizzera, Germania, Belgio) erano 41.201 mentre i turisti provenienti da paesi a medio raggio continentale o extracontinentali erano 87.233

Arrivi totali stranieri in inverno 2012: 126.499
Di questi quelli che venivano da paesi di prossimità (Francia, Svizzera, Germania, Belgio) erano 40.135 mentre i turisti provenienti da paesi a medio raggio continentale o extracontinentali erano 86.364

Arrivi totali stranieri in inverno 2013: 137.859
Di questi quelli che venivano da paesi di prossimità (Francia, Svizzera, Germania, Belgio) erano 48.619 mentre i turisti provenienti da paesi a medio raggio continentale o extracontinentali erano 89.240

Facendo poi un’analisi dei potenziali scali utilizzati da questi ultimi scopriamo che gli “hub” di riferimento sono Torino Caselle (con oltre 3 milioni di passeggeri all’anno), Milano Malpensa (con circa 18 milioni di passeggeri/anno) e Ginevra (con oltre 14 milioni di passeggeri all’anno). 

Ma una volta arrivati in aeroporto, come raggiungono questi turisti le località di montagna?
Sul sito dell’Aeroporto di Caselle (che riteniamo certamente il nostro scalo di riferimento) viene indicato il collegamento con bus verso le stazioni di Torino P.S. e P.N. ogni 15/30 minuti, ma c’è anche un’altra importante indicazione: “Le stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa sono collegate, direttamente o
con transfer bus, con le più importanti stazioni sciistiche del Piemonte (Sestriere, Sauze d’Oulx, Cesana, Sansicario, Claviere, Bardonecchia, Pragelato, Pinerolo, Limone Piemonte) e della vicina Francia (Montgenevre, Briançon/Serre Chevalier)”.

Nessun riferimento invece alla Valle d’Aosta per raggiungere la quale i turisti, a parte due servizi di shuttle condivisi che operano su Cervinia, Courmayeur e La Thuile ad un prezzo contenuto, ma con dei limiti legati alla frequenza e agli orari, hanno come unica alternativa il noleggio dell’auto (a costi proibitivi e che poi
rimane ferma nel garage dell’albergo durante tutto il soggiorno perché non c’è sostanzialmente in Valle un punto di riconsegna) o il dispendioso servizio di transfer privato.

Riconosciamo al nostro Assessorato al Turismo di aver fatto un primo importante tentativo al fine di canalizzare la variegata offerta di servizi di NCC valdostani (i Noleggi Con Conducente) in un’unica piattaforma con l’obiettivo, attraverso l’aperta concorrenza, di calmierare i prezzi ed efficientare i costi dei singoli attraverso servizi condivisi. Il tentativo, non è un segreto, non ha finora ottenuto i risultati sperati, salvo un singolo caso che stiamo attentamente monitorando e cercando di sostenere come categoria.

Chiediamo perciò con grande determinazione che vengano stanziate concrete risorse a favore di un servizio di collegamento efficiente con i nostri principali aeroporti di riferimento (Caselle, Malpensa, Ginevra) anche a costo di dover sacrificare opzioni di trasporto per la nostra industria obiettivamente secondarie quali l’Aeroporto regionale Corrado Gex oppure la linea Aosta-PréSt-Didier.
Riteniamo prioritario dirottare sulla nostra regione quote sempre maggiori di stranieri che già di fatto volano su questi 3 aeroporti piuttosto che attendere l’avverarsi di ipotetiche stime previsionali del nostro aeroporto regionale.

Non grandi pullman con una corsa la mattina ed una la sera, ma un servizio continuo offerto con piccole navette brandizzate “Valle d’Aosta”; con un’organizzazione delle corse sulla base di uno studio che incroci i dati degli arrivi dei principali voli provenienti da paesi strategicamente rilevanti con i periodi di previsto afflusso e accordi e collaborazioni mirate con gli aeroporti di Torino Caselle, Milano Malpensa e Ginevra, d’inverno così come d’estate.

Questa la nostra prima priorità turistica in tema di trasporti Signor Presidente, Signor Assessore e Signor Consiglieri: nell'urgenza di un aggiornamento e ripensamento dell’intero piano di trasporti regionale che concentri l’attenzione non più esclusivamente sui residenti, ma anche e soprattutto sulle aspettative e
le necessità dei turisti, la nostra priorità urgente è quella del varo immediato di un progetto di collegamenti aeroportuali all'avanguardia che, attraverso la nostra modernissima rete autostradale, rendano finalmente competitivo il nostro prodotto turistico. 
 

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