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20 gennaio 2009

E' di nuovo tempo di Rigenergia: la Vallée sogna l'automotive ecosostenibile

Centocinquanta espositori, 6000 metri quadri di area espositori (3000 l’anno scorso), una nuova sede, il «Pala Expo» in località Autoporto, al fianco del quale sorgerà una pista di prova per permettere ai visitatori di sperimentare i veicoli a basse emissioni, leggasi auto elettriche. Sono questi alcuni dei numeri della terza edizione di Rigenergia in programma dal 5 al 7 giugno 2009. Le tre giornate, organizzate dalla Chambre Valdôtaine e dall’Assessorato alle Attività Produttive, saranno precedute da un percorso di avvicinamento orientato soprattutto verso le imprese. «Dopo gli impiantisti, i professionisti e le scuole, oltre naturalmente al grande pubblico, abbiamo ritenuto opportuno – commenta il vicepresidente della Chambre Mario Felix Rissocompletare il percorso formativo e informativo coinvolgendo e interessando da vicino proprio le imprese del settore che, in base ai registri camerali, costituiscono con oltre 2.000 unità un potenziale di sviluppo di tutto rilievo». Del resto da tempo Rigenergia vuole essere un laboratorio d'eccellenza su energie rinnovabili, risparmio energetico e riduzione delle emissioni nelle zone di montagna e l’edizione 2009 si apre anche ai temi dell’arredo urbano, della mobilità sostenibile e della gestione ambientale. «L’apertura a questi nuovi temi – spiega l’assessore alle Attività Produttive Ennio Pastoretnon deve trarre in inganno. Il tutto è affrontato in una chiara logica di politica industriale. Occuparsi di mobilità infatti è tutt’altro che fuori luogo. Se l’automotive è in difficoltà non si può dire la stessa cosa dello sviluppo di una mobilità legata a fonti energetiche alternative». In attesa che qualcuno raccolga la sfida lanciata dall’assessore per dare vita nella piccola regione autonoma a qualche progetto che metta in rete il know how dell’automotive, presente ad esempio nella bassa valle, con quello della produzione di energia ecosostenibile il comparto manifesta comunque una certa effervescenza, pur nella delicatezza del momento. La Sea di Pollein (13,8 milioni di fatturato e 80 dipendenti) unitamente alla Fratelli Ronc (14 milioni e 55 occupati) da tempo è impegnata in progetti al di fuori in Albania e Romania. E nel corso del 2009 potrebbero concretizzarsi nuove occasioni di business al di fuori dei confini nazionali anche se i vertici aziendali ritengono ancora prematuro fare annunci. «Stiamo esportando know-how – spiega l’amministratore delegato di Sea Pietro Giorgiosia per quanto riguarda le piccole centrali di montagna che gli impianti di teleriscaldamento cittadini. Le richieste sono crescenti». In particolare su quest’ultimo versante è di rilievo il ruolo di Icssea, società del gruppo Sea, che recentemente si è occupata della progettazione del futuro impianto di teleriscaldamento della città di Aosta e sta lavorando ad altri impianti simili in Toscana, Veneto, Piemonte e Basilicata. La Compagnia Valdostana delle acque, con i suoi 650 milioni di fatturato e una produzione di 5,5 miliardi di Kwh vero dominus del settore, ha appena incassato la riconferma del rating «A1 stabile» da parte di Moodys, merito della posizione finanziaria netta e del mantenimento di una elevata redditività con un utile ante imposte sui livelli dell’anno precedente (104,536 nel 2007). «Guardiamo con attenzione – spiega il presidente Riccardo Trisoldiai settori dell’eolico e del fotovoltaico con l’obiettivo di cogliere le opportunità di business offerte dal mercato. Nel frattempo prosegue il nostro programma di investimenti in nuovi impianti idroelettrici con un investimento di circa 400 milioni entro il 2013». Punta fortemente sull’innovazione Lachesi Impianti, start up nata alla fine del 2007 dall’integrazione di Ecogas Energia, Sie Service e Lachesi, con la costruzione e successiva gestione della centrale a trigenerazione di Variney presso la sede della Comunità Montana Grand Combin, un intervento da 2,5 milioni di euro. «La grossa novità – spiega l’ad Mauro Papagniè che si tratta di una centrale di produzione termica, elettrica e di refrigerazione alimentata a biomassa con filiera corta, cioè con materiale raccolto nell’arco di settanta chilometri in modo da poter accedere ai certificati verdi. Un progetto particolarmente apprezzato dalle amministrazioni comunali. Morgex e Hône si sono dette interessate anche se per concretizzare nuove operazioni si preferisce attendere l’andamento dell’impianto-pilota di Valpelline».

17 dicembre 2008

Energie rinnovabili: una vocazione tutta valdostana

Ieri sul Sole 24 Ore è stato pubblicato il rapporto Valle d'Aosta. Chi legge il quotidiano avrà notato che ho collaborato anch'io insieme al collega Domenico Albiero. Un po' di Valle d'Aosta al di fuori dei confini patrii. Di conseguenza i miei articoli trovano anche spazio sul blog. Inizio da quello sul'energia che è stato titolato in una maniera che può ingannare «Da maggio in vetta all'Italia. A Variney nascerà la più grande centrale di rinnovabili del Paese». In realtà la centrale di Variney è sicuramente fortemente innovativa, ma è la più grande per dimensioni all'interno della sua particolare nicchia di fonte rinnovabile di cui leggerete nell'articolo. Vi propongo perciò la versione originale del mio scritto.

La Valle d’Aosta non è mai stata un distretto industriale, ma di certo ha una spiccata vocazione per il settore energetico. Una contingenza logistica, l’enorme potenziale di energia idroelettrica derivante dalle sue acque, che ha incontrato un management preparato sia nel settore pubblico che in quello privato. Nasce ad esempio da una azione di partnership il progetto di impianto di teleriscaldamento al servizio della città di Aosta: 73 milioni spalmati in cinque anni. A costruirlo sarà la neonata Telechauffage Aoste srl (Telcha), società con sede a Châtillon, costituta ad hoc per dare vita all’impianto. Soci in Telcha sono la Compagnia Valdostana delle Acque, partecipata di Finaosta, con una quota del 49 per cento e la Società Energetica Aostana (13,8 milioni di fatturato nel 2007 e 70 dipendenti) e i Fratelli Ronc (circa 14 milioni di fatturato e 55 dipendenti), entrambe con il 25,5%. Cva è indubbiamente il vero dominus del comparto. Nel 2007 ha fatto registrare il suo miglior bilancio dal 2001 con 60,4 milioni di utile netto d’esercizio contro i 54,3 dell’anno precedente (+11,25% rispetto al 2006). Il margine operativo lordo della società ha registrato un incremento, rispetto allo scorso anno, del 7%, attestandosi a quota 145,931 milioni, corrispondenti al 72,8% del valore della produzione. L’utile ante tasse è così passato da 89,59 milioni a 104,653, pari al 52,56% dello stesso valore. Il Gruppo CVA conferma poi, da una parte il piano di investimenti in impianti idroelettrici in Valle d’Aosta per circa 370 milioni di euro entro il 2013, dall’altra l’obiettivo di valutare nuove opportunità di produzione fuori Valle da fonte rinnovabile, anche di natura «non idroelettrica», per ottenere, in cinque anni, un incremento della capacità produttiva di circa 200 milioni di kWh. Ma al di del buono stato di salute delle singole aziende va evidenziato la forte spinta verso l’innovazione manifestata dal settore. A predisporre, ad esempio, la progettazione dell’impianto di teleriscaldamento cittadino è stata Icssea, società del gruppo Sea, che ha già al suo attivo gli impianti di Morgex, San Benedetto del Tronto e Pré-Saint-Didier e sta lavorando ad altri impianti simili in Toscana, Veneto, Piemonte e Basilicata, oltre che Romania. Un’opera illustrata con dovizia di particolari in un volumone di 236 pagine (allegati esclusi) e presentata dai suoi protagonisti come innovativa. «Prima di tutto – osserva l’ingegnere Pietro Giorgio, amministratore delegato di Sea mostrandoci alcune pagine del documento – va evidenziata la diversificazione delle fonti che garantisce l’utilizzo di fonti rinnovabili, efficienza e risparmio energetico e ne fa un unicum a livello italiano. Non è un caso se riceviamo richieste di partnership da tutta Italia per la realizzazione di simili opere. In questo momento stiamo esportando, al di fuori dei confini regionali, il nostro know how». Per la primavera del 2009 è annunciata invece da Lachesi Impianti (6 milioni di fatturato e 60 occupati) - start up nata nell’ottobre 2007 dall’integrazione delle competenze e delle risorse di Ecogas Energia, Sie Service e Lachesi Torino nel campo degli impianti tecnologici e dei dispositivi di monitoraggi - la costruzione e successiva gestione della centrale a trigenerazione di Variney presso la sede della Comunità Montana Grand Combin, un intervento che prevede un investimento di 2,5 milioni di euro. «La grossa novità – spiega l’ad Mauro Papagniè che si tratta di una centrale di produzione termica, elettrica e di refrigerazione alimentata a biomassa con filiera corta, cioè con materiale raccolto nell’arco di settanta chilometri in modo da poter accedere ai certificati verdi». Per i non addetti ai lavori va fatto anche rilevare che questo impianto verrà realizzato attraverso una tecnologia innovativa. «In pratica –precisa Papagni - abbiamo dovuto unire due tecnologie diverse per poter creare questa centrale, dando così vita ad una nuova applicazione. Abbiamo cioè, per la prima volta, unito i motori utilizzati per la produzione di energia elettrica alimentata a biomasse alle torri evaporative in modo da ottimizzare la produzione del termico e garantire il canale di refrigerazione». Una centrale che una volta ultimata sarà la prima in Italia per dimensioni con i suoi 800 Kw termici e 300 Kw elettrici. (Pubblicato sul Sole 24 Ore del 16 dicembre)

1 ottobre 2008

Lachesi impianti: il business energetico si fonda sulla ricerca

A ottobre 2007 compirà un anno di vita. Ma è una start up sui generis. Lachesi Impianti (di cui ho già scritto come potete leggere qui) in effetti nasce già piuttosto solida con 60 occupati e un bilancio che alla fine del 2008 si attesterà intorno ai sei milioni di euro. L'azienda infatti nasce dall’integrazione delle competenze e delle risorse di Ecogas Energia, Sie Service e Lachesi Torino nel campo degli impianti tecnologici e dei dispositivi di monitoraggio. Le prime due sono imprese con oltre 25 anni di attività, mentre l’ultima è una società dell’incubatore di impresa del Politecnico di Torino. «In collaborazione con prestigiosi istituti come il Politecnico di Torino, l’Università di Torino e l’Istituto di Ricerca Mario Boella, Lachesi – spiega l’amministratore delegato Mauro Papagni, 37 anni, presidente di Cna Impianti - sviluppa soluzioni di monitoraggio indirizzate alla sicurezza strutture rchitettoniche e all’ambiente. Lachesi studia i fenomeni connessi a situazioni di rischio, per esempio le alluvioni, i sismi e le frane, e i suoi sensori controllano la sicurezza di opere come ponti, dighe e gallerie». Il core business è chiaro. L’azienda, che ha la sua sede in località Amérique, costruisce impianti tecnologici, in particolare impianti di produzione di energia (elettrica e termica) con particolare riferimento alle unità che sfruttano le fonti rinnovabili (solare, biomassa, geotermia) ed al teleriscaldamento, elettrici ed idricosanitari. Offre anche servizi connessi alla gestione dell’energia e opera nel settore della Bioedilizia e dei sistemi di monitoraggio senza fili e telecontrollo. L’impegno più importante che l’azienda intende portare a termine è previsto per la primavera del 2009 (i lavori dovrebbero partire nel mese di marzo) ed è la costruzione e successiva gestione della centrale a trigenerazione di Variney presso la sede della Comunità Montana Grand Combin, un intervento che prevede un investimento di 2,5 milioni di euro. «La grossa novità, oltre al fatto che saremo noi a gestirla, – spiega Papagni – è che si tratta di una centrale di produzione termica, elettrica e di refrigerazione alimentata a biomassa con filiera corta, cioè con materiale raccolto nell’arco di settanta chilometri in modo da poter accedere ai certificati verdi. Abbiamo semplicemente chiesto alla Comunità montana di avere il terreno in locazione d’uso per trent’anni e di siglare una convenzione con loro per l’acquisto dell’energia termica che noi produciamo, ovviamente con prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli che hanno attualmente. E noi ovviamente vendiamo l’energia elettrica prodotta in eccedenza alla Coooperativa elettrica Gignod». Per i non addetti ai lavori va fatto anche rilevare che questo impianto verrà realizzato attraverso una tecnologia innovativa. «In pratica –precisa Papagni - abbiamo dovuto unire due tecnologie diverse per poter creare questa centrale, dando così vita ad una nuova applicazione. Abbiamo cioè, per la prima volta, unito i motori utilizzati per la produzione di energia elettrica alimentata a biomasse alle torri evaporative in modo da ottimizzare la produzione del termico e garantire il canale di refrigerazione». Un impianto che una volta ultimato sarà il primo in Italia per dimensioni con i suoi 800 Kw termici e 300 Kw elettrici. La Lachesi guarda anche ai mercati esteri. «Stiamo lavorando molto in Francia, soprattutto nell’edilizia privata. Ad esempio - conclude Papagni - adesso con alcun ditte italiane stiamo realizzando gli interventi impiantistici per 200 alloggi a Chamonix. Inoltre, insieme a Sea Energia, abbiamo vinto alcuni appalti particolarmente interessanti in Albania». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 18 settembre)

26 gennaio 2008

Energia: tecnologia valdostana alla conquista di Albania e Romania


«Le Pmi valdostane si possono proporre all’estero soltanto se si consorziano». Per Pietro Giorgio, ad della Sea Energia di Pollein, il fare rete è molto più di uno slogan, soprattutto quando la pillola di saggezza in materia di management è dispensata a pochi giorni dall’aggiudicazione di ben cinque gare bandite dal Ministero dell'Ambiente, Foreste e Gestione idrica dell'Albania, in collaborazione con quello italiano, riguardanti lo sviluppo delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica con investimenti previsti di circa tredici milioni, cifra calcolata per difetto in quanto si tratta ancora di stime preliminari. La Sea operante nel settore dei servizi energetici e delle reti, e la Fratelli Ronc, specializzata nella costruzione e gestione di centrali idroelettriche, hanno infatti guidato ben sette differenti raggruppamenti (di alcuni faceva anche parte la valdostana Lachesi Impianti, operante nel settore degli impianti tecnologici e delle energie rinnovabili) – differenziati in base alle competenze necessarie alla realizzazione del progetto – sui nove complessivi banditi dal Governo albanese avendo la meglio per cinque volte su altre sei cordate italiane. «La collaborazione tra i due governi – spiega Pietro Giorgio – ha come obiettivo principale quello di introdurre i requisiti necessari per lo sviluppo dei progetti per la riduzione delle emissioni nel sistema istituzionale e nel sistema giuridico albanese, tramite la costituzione di una unità locale permanente in grado di attuare le disposizioni della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ratificata dall’Albania nell’ottobre 1994 e in vigore dal 1° gennaio 2005». In questa logica Sea e Fratelli Ronc costruiranno la mini-centrale idroelettrica di Zalli (investimento stimato 5,5 milioni), l’impianto di cogenerazione del Centro ospedaliero universitario Madre Teresa di Calcutta (5,7 milioni), realizzeranno l’efficienza energetica nella casa dello studente a Tirana (stima preliminare attualmente non disponibile) e le discariche di Elbasan (600mila) e Vlore (600mila). «Gli interventi – osserva l’ad – sono in parte finanziati dallo Stato italiano e in parte dalle aziende che ottengono il diritto alla commercializzazione attraverso i crediti di carbonio generati appunto da progetti per la riduzione delle emissioni, come previsto dal Protocollo di Kyoto. Il potenziale dell’Albania si aggira tra i 14,5 e i 22 milioni all’anno».

Un’analisi del ministero dell’Ambiente italiano sottolinea come l’Albania abbia «un enorme potenziale elettrico, ma solo il 35% è stato sinora utilizzato». Le riserve di energia idroelettrica sono stimate in circa 3000 MW con una generazione potenziale annua che potrebbe raggiungere i 10 TWh. E c’è ampio spazio anche per le altre energie rinnovabili: dal geotermico (numerose sono le sorgenti terminali lungo il confine greco-albanese) al solare. Ecco perché, allo scopo di operare con continuità sul territorio di Tirana, Sea e Fratelli Ronc, con una quota del 25%, in partnership hanno dato vita con il gruppo italo albanese «Curraj Hydropower station» alla società di diritto albanese Hidropower Nord Albania e stanno valutando la realizzazioni di altri due nuovi impianti. Ma l’azione delle aziende valdostane intende svilupparsi con forza anche nell’area dell’est-europeo, in particolare in Romania. «Abbiamo fatto un partenariato – conclude l’imprenditore valdostano - con la municipalità di Râmnicu-Sărat per uno studio di un campo eolico e realizzeremo un impianto a biomassa in joint-venture con l’amministrazione comunale di Miercurea Ciuc». In entrambi i casi si tratta di cittadine di circa 40.000 abitanti, gli stessi abitanti di Aosta. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Mord Ovest del 23 gennaio)
 

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