13 giugno 2018

Nora Martinet (#Fondazione per la Formazione professionale alberghiera): «Sogno un campus dell'era del #food in Valle d'Aosta»


Questa settimana proponiamo l’intervista a Nora Martinet, direttore della Fondazione per la formazione professionale alberghiera.

Prima di tutto complimenti. Una delle vostre classi ha vinto la tappa regionale di Imprese in Azione...Di che progetto si trattava?
Di un progetto di impresa formativa simulata. Infatti la classe quarta B formata da 23 giuvani studenti del nostro Istituto professionale ha simulato di essere una società di servizi la 4BBetter, società che si occupa di organizzazione di eventi enogastronomici sul territorio valdostano e la sua missione si concretizza nella valorizzazione del territorio valdostano e dei suoi prodotti tipici però con la creazione di preparazioni culinarie tradizionali rivisitate in chiave giovane e dinamica. Il progetto è un modo per fare alternanza scuola-lavoro, infatti questo progetto si giova del finanziamento del Fondo sociale europeo e la Fondazione ha potuto realizzarlo perché ha aderito ai bandi emessi dalla Pubblica Istruzione che promuovono l’imprenditorialità giovanile.

Si tratta di un progetto più ampio. Quante classi e quanti ragazzi sono stati coinvolti come Istituto?
Il nostro progetto ha coinvolto tutte le classi del quinquennio, ogni anno con un progetto particolare. Ad esempio le classi prime con 49 allievi sperimentano un’area esperienziale che è un laboratorio di conoscenza del territorio turistico per 50 ore durante l’anno. Le seconde con 52 allievi avranno e svolgeranno a luglio uno stage di 100 ore presso le strutture ricettive della Valle d’Aosta. Le terze anche loro uno stage di 160 ore, mentre le quarte con 43 allievi si dedicano alla simulazione dell’attività di impresa. In ultimo le classi quinte con 60 allievi che sono stati inseriti in 48 aziende diverse, tutte valdostane, per due turni ogni studente per circa 50 ore. Per la prima volta abbiamo pensato di inserire gli allievi nelle aziende per ampliare la conoscenza di tutta la filiera dell’agroalimentare e del vitivinicolo, mentre fino all’anno scorso i nostri allievi venivano inseriti soltanto nelle strutture ricettive. Abbiamo voluto aggiungere questo pezzo per dare delle competenze in più ai nostri allievi e per questo il progetto si è chiamato “Ambizione d eccellennza”. E’ stata una bella ambizione provare ad entrare nelle aziende con le quali non avevamo nessun tipo di relazione a parte i fabbisogni.

Per mettere in piedi un programma così intenso vi siete avvalsi di molti esperti del settore...
La Fondazione a settembre, dopo che i vari docenti hanno progettato e approvato il progetto di alternanza scuola-lavoro per tutte le 13 classi dell’itituto che coinvolgono 265 allievi, ha fatto una scelta cosciente nel senso che dopo un periodo di ricerca ha individuato una risorsa che avesse delle conoscenze delle politiche del lavoro e dell territorio e delle aziende dovendo costruire da zero relazioni che la Fondazione non aveva. Si è trattato di un investimento. Molti professionisti, ma anche diverse associazioni ci hanno permesso di realizzare questi progetti, ma anche la Chambre, gli assessorati che ci finanziano e riconoscono, dal turismo alla pubblica istruzione alle politiche del lavoro. E’ stato un lavoro di gruppo molto complesso, però sicuramente la scelta di individuare una risorsa che si spendesse per la scuola andando a bussare porta a porta e creando una relazione è stato fondamentale.

Come era strutturato il vostro progetto nel complesso. Sono tante le imprese coinvolte?
Si tratta di un volume orario di quasi 30mila. Abbiamo generato una quantità di ore impressionante. Le new entries sono state 48 e sul fronte delle strutture ricettive si tratta di altre 130-140 strutture.

Cosa pensa dell’alternanza scuola-lavoro? La legge è perfezionabile o tutto sommato va bene così
In Italia vi sono stati segnali di un crescente interesse per il sistema duale tedesco considerato un modo per curare i mali del mercato del lavoro. La legge della Buona Scuola fa riferimento al modello tedesco e auspica una via italiana al sistema duale. Però io penso che non è possibile esportare un sistema che non appartiene all’Italia in Italia, ma si possano sicuramente tracciare dei modelli percorribili, prendere alcune componenti per tutti i paesi che desiderano implementare il sistema duale tedesco altrove. In quanto esso deve essere visto come un punto di partenza e non di arrivo. E’ un errore metodologico. Detto questo io penso che la legge 107 sia coraggiosa e che ha accolto sicuramente alcune componenti del modello tedesco, ma siamo soltanto all’inizio. E’ normale che ci siano delle criticità. Ma occorre avere il coraggio di farle partire e va fatto tutti insieme: la scuola, l'amministrazione regionale, gli operatori, i docenti, gli allievi, le famiglie, le aziende in modo da trovare delle possibili soluzioni.

La qualità dell’offerta valdostana è cresciuta molto in questi ultimi anni. Possiamo dire che è anche merito della Fondazione?
Indirettamente sì in quanto la Fondazione per far crescere i propri livelli di qualità dell’offerta formativa nell’ambito della formazione iniziale propone delle azioni di stage all’estero in strutture di elevata qualità, realizza laboratori speciali, organizza eventi tematici, soprattutto realizza tutto questo con l’Adava ed è un aspetto importantissimo. E’ cresciuta la qualità perché si fa un lavoro di sinergia.

Cosa può fare ancora la Fondazione per il turismo valdostano?
Migliorare quanto fatto fino ad ora e poi mettendosi a disposizione del sistema turistico valdostano, facendo una analisi dei fabbisogni del settore e condividendo e mettendo a punto nuove tecniche che possono interessare tutti i reparti. La sala, il bar, la cucina, l’housekeeoping.

Torniamo ai ragazzi. Cosa pensate di fare per il nuovo anno scolastico?
Sicuramente dovremo analizzare i dati del monitoraggio di quanto fatto quest’anno. Poi a giugno verrà sviluppato un nuovo progetto. I docenti saranno impegnati nella progettazione di dettaglio, quello che posso dire e che partiremo sicuramente dalle relazioni che abbiamo instaurato con le aziende, e che tra l’altro si sono tutte rese disponibili a ripetere il progetto il prossimo anno. Noi possiamo soltanto migliorarci ma non da soli. E’ importante poter contare sulle aziende del territorio. Non posso ancora quali novità ci saranno, ma sicuramente ne avremo.

Guarderete alla normativa nazionale se ci saranno novità…
Va detto che per la natura della Fondazione noi abbiamo sempre fatto qualcosa in più rispetto a quanto proposto a livello nazionale in quanto siamo sostenuti a livello di amministrazione regionale attraverso l’Assessorato al Turismo.

Un sogno da direttore della Fondazione da realizzare?
Creare un campus dell’era del food dove i giovani attraverso insegnamenti particolari imparino ad allenarsi alla vita sviluppando le proprie potenzialità individuali e i propri talenti.

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