24 maggio 2019

La mia (ma non solo mia) intervista a #CarloCottarelli: «#Evasione e #Burocrazia peccati capitali dell'economia italiana»


Venerdì 10 maggio, presso la sala congressi dell’Hostellerie du Cheval Blanc, ho avuto il piacere di moderare una serata con il Professor Carlo Cottarelli, organizzata dai Rotary Club Aosta e Courmayeur-Valdigne, col sostegno di Banca Passadore e la collaborazione di Confindustria Valle d’Aosta, degli Ordini dei Dottori Commercialisti e dei Consulenti del Lavoro della Valle D’Aosta e dell’Università della Valle d’Aosta. Tema della serata «Il Sistema Italia nel contesto internazionale: quale equilibrio tra competitività e stato sociale?». Ne è nata (anche con l'aiuto del pubblico) una intervista che ho avuto il piacere di sottoporre ai lettori del Corriere e ora propongo in versione integrale ai visitatori del blog. Il reportage fotografico è a cura di Bruno China Bino e Matilde Quaglia. Aggiungo che è stato bello vedere tra le oltre 300 persone presenti molti dei nostri fedeli abbonati. 
Fabrizio Favre


Professor Cottarelli lei nel suo libro scrive che l'Italia non cresce come dovrebbe dal 1999. Da dove nascono le fatiche italiane?
Partiamo prima di tutto dai dati della congiuntura immediata. Oggi (venerdì 10 maggio ndr) sono usciti i dati della produzione industriale che a marzo è scesa dell'1%. Tra gennaio e febbraio è cresciuta, mentre nell'ultimo trimestre del 2018 era scesa. Che cosa sta succedendo? L'anno scorso c'è stato un forte rallentamento nella crescita Europea e noi abbiamo subito questo rallentamento. Ma siccome il nostro tasso di crescita in generale è più basso il nostro risultato è stato negativo anche se di poco. Negli ultimi trimestri del 2018 abbiamo avuto così una piccola recessione tecnica. Va comunque detto che ci abbiamo messo del nostro. Quando il Governo ha cominciato a dire basta con le regole europee, basta con l'austerità e ha presentato una legge di bilancio che prevedeva un significativo aumento del deficit pubblico i mercati si sono spaventati e lo spread è salito. Il mitico spread è qualcosa che non è tangibile, ma fa male all'economia. Quando sale diventa più difficile per le banche prestare e se sale troppo si rischia di tornare nel 2011, quando a quota 600 l'economia è crollata. Come quindi il rallentamento dell'anno scorso nasceva dal rallentamento dell'Europa, la ripresa di questi primi mesi è dovuto alla ripresa dell'economia europea. L'area europea è passata da 0,2 a 0,4 e noi siamo passati – 0,1 a 0,2. Anche in questo caso abbiamo dato comunque un nostro contributo perché grazie all'accordo trovato tra l'Italia e l'Europa sui conti pubblici di quest'anno lo spread è sceso. La sostanza è che noi quest'anno riusciremo ad avere un segno positivo sulla crescita. Il Governo è stato molto prudente ipotizzando uno 0,2, io sono convinto che si possa arrivare anche ad un + 0.4. L'aspetto drammatico è che si parla sempre di “zero virgola”, ma noi non dovremmo crescere come l'area dell'euro, ma più rapidamente perché negli ultimi 20 anni abbiamo perso terreno. Di quanto? Alla fine degli anni '90 la Germania aveva un reddito pro capite in termini di potere di acquisto più alto del nostro del 4% ora siamo tra il 20 e il 25%. In questo momento abbiamo lo stesso reddito pro capite di 20 anni. E non era mai successo dal 1861 che ci fosse un periodo di 20 anni senza crescita.




Quali prospettive sono possibili?
Ci sono due scenari: quello buono è quello in cui non cresciamo a meno di non fare riforme importanti. Con un grosso punto di domanda però: la legge di Bilancio del prossimo anno. Comunque è lo scenario che ritengo più probabile anche se non è un grande scenario. C'è poi lo scenario preoccupante in cui ricadiamo nella crisi del 2011 di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. Non è un rischio altissimo, però non è irrilevante. Cosa può scatenare questa crisi? La crisi del 2011 è avvenuta perché lo spread è salito quasi a 600 e il PIL era in calo ad un ritmo del 4%. La disoccupazione è salita rapidissimamente. Gli investitori stranieri e domestici hanno cominciato a temere che l'Italia uscisse dall'euro e che quindi se io investo in euro potevo venire ripagato dopo un anno in nuove Lire. Un dubbio che è venuto in quanto l'Italia negli anni precedenti era cresciuta poco e aveva esportato poco. Noi avevamo uno squilibrio nei nostri conti con l'Estero. Questo perché dopo l'entrata nell'euro avevamo perso competitività. Per un po' di anni abbiamo continuato ad avere un aumento dei nostri costi e dei nostri prezzi superiore alla Germania. Una volta questo non era un problema perché noi ogni tanto svalutavamo, ma ora non era più possibile. Le nostre esportazioni ne hanno risentito. Tra il 1999 e il 2009 le esportazioni italiane non sono cresciute, quelle tedesche sono invece cresciute di quasi il 70%. Di conseguenza un paese in queste condizioni poteva avere la tentazione di uscire dall'Euro. Inoltre l'Italia aveva e ha un debito pubblico molto elevato, il secondo dopo la Grecia, e un Paese così potrebbe di nuovo avere la tentazione di uscire dall'Euro e riavendo la propria Banca Centrale stampare moneta e ripagare il debito pubblico. Questi due motivi hanno creato preoccupazione nei mercati finanziari. Non c'è stata nessuna congiura internazionale per far cadere l'allora Governo Berlusconi, ma c'erano motivi oggettivi per cui un Paese in una simile situazione venisse attaccato dai mercati finanziari. Da allora i conti con l'estero sono migliorati. Esportiamo più di quanto importiamo, anche perché importiamo poco. C'è stato anche un po' di recupero di competitività rispetto alla Germania: non perché i costi nostri si sono ridotti, ma perché in Germania sono aumentati più rapidamente. Il problema dei conti pubblici è rimasto irrisolto. Si aggira intorno al 132%. L'anno scorso è un po' cresciuto e quest'anno potrebbe crescere ancora un po'. In questo contesto la Legge di bilancio per il prossimo anno diventa cruciale. Il problema è che come far tornare i conti in autunno non sarà per niente facile in quanto sono stati già decisi degli aumenti di spesa. Ad esempio il reddito di cittadinanza e quota 100 e altre misure, che avranno il loro impatto pieno il prossimo anno. A carte ferme e senza aumenti dell'Iva il prossimo anno potremmo trovarci un debito pubblico tra il 3,3 e il 3,5% del PIL. Non sono numeri enormi ma quest'anno finiremo sul 2,3, quindi si tratta di un punto in più in una situazione in cui il PIL non cresce molto. A questo punto potremmo trovarci di nuovo in autunno con i mercati finanziari che cominciano a dubitare che l'Italia non riesca a rispettare le regole sui conti pubblici europei, che il deficit cresca a un livello per cui il debito comincia ad aumentare rapidamente e che lo spread riprenda a rapidamente la sua corsa. Sono convinto che alla fine un accordo con l'Europa si troverà, anche se adesso non so immaginarmi quale soluzione si possa trovare di contenimento del deficit del prossimo anno. Anche la promessa della flat tax pone la grande incognita di dove si possano trovare le risorse necessarie per attuarla. Difficile dare una risposta. Vediamo cosa succede in autunno.




Nel suo libro sui sette peccati capitali il settimo, che li tiene dentro un po' tutti, è quello sulla difficoltà italiana a convivere con l'Euro. Probabilmente anche perché non si fanno le riforme che lei ha spiegato come necessarie. Quali sono queste riforme?
Va detto che non tutti gli economisti sono di questa opinione. Come ho già detto quando l'Italia è entrata nell'euro per un po' di anni dal 1999 al 2009 i nostri costi di produzione sono aumentati rapidamente. Ma perché? Prima di tutto per inerzia. Noi avevamo sempre aumenti di costi e di stipendi più alti in termini nominali che in Germania, l'inflazione era però più alta da noi. Poi si è verificato un caso di scuola, presente in tutti i testi di economia internazionale: quando un paese come l'Italia che ha tassi di interesse e di inflazione alti si unisce dal punto di vista monetario con un Paese come  la Germania che ha tassi di interesse bassi, i tassi di interesse alti scendono se l'accordo di cambio è credibile. E l'Euro era credibile inizialmente. E così diventa più facile prendere a prestito soldi dalla Banca e spenderli, il che spinge verso l'alto i prezzi, compresi quelli delle case. I mutui ipotecari sono aumentati del 20%. Il libro di testo di economia internazionale dice che c'è un rimedio a questo, cioè che lo Stato spenda di meno, invece lo Stato italiano, una volta entrato nell'Euro, ha detto: “i tassi di interesse scendono anche per me. Io non devo più prendere a tassi di interesse del 10% ma del 2%. E allora a questo punto posso ricominciare a spendere anche io”. E così il Governo tra il 2000 e il 2006 ha ricominciato a spendere molto, perdendo l'occasione di mettere a posto i nostri conti pubblici una volta per sempre. Lì c'è stato un errore di valutazione. All'epoca, fra l'altro, io ero il capo delle missioni del Fondo Monetario che faceva le ispezioni annuali in Italia e con il Ministro dell'Economia di allora, Tremonti, ci furono delle tensioni in quanto noi gli dicevamo che stavano spendendo troppo. Questa ulteriore spesa ha buttato benzina sul fuoco dell'inflazione e si è creata questa perdita della competitività. Il costo del lavoro per unità di prodotto tra il 1999 e il 2009 è aumentato in Italia di circa il 30%, mentre in Germania è stato pari a zero. Di conseguenza abbiamo perso quote di mercato. Le riforme necessarie sono tutte quelle che fanno recuperare produttività e competitività alle imprese italiane. Non vuol dire tagliare i salari. Ci sono altri costi. Le PMI italiane ogni anno per compilare moduli spendono dai 30 ai 35 miliardi. Una cifra enorme. Un imprenditore di Mantova mi ha detto di avere 100 operai che producono biciclette e 20 negli uffici che riempiono i moduli. In Germania il rapporto è di 100 a 5. Sono i costi della burocrazia. E' essenziale che si faccia qualcosa per ridurla. E non parlo dei dipendenti pubblici, ma del numero di regole che ci sono. La CGIA di Mestre da anni produce statistiche sul numero di moduli che si devono compilare ogni anno. La burocrazia sono anche i tempi di attesa che influiscono sulle decisioni di investimento e con macchine nuove l'operaio che produce biciclette invece di 10 al giorno ne fa 20 e così il costo del lavoro per unità di prodotto si dimezza. Gli investimenti privati in Italia sono frenati dal livello della tassazione, dalla burocrazia e dalla lentezza della giustizia civile, un altro dei peccati capitali di cui parlo nel libro. Un processo legato ad un contratto in Italia può durare oltre 7 anni, in Germania due anni e due mesi, in Spagna due anni e tre mesi, In Polonia un anno e due mesi. Ora se voi avete un contratto e la controparte non fa quello che dovrebbe fare, e voi andate dal giudice e dovete aspettare in media più di 7 anni significa che non avete in mano un contratto valido e il lavoro degli imprenditori deve essere basato sulla certezza del diritto. Qui occorrono riforme. E poi c' il livello della tassazione. Tagliare le tasse è facile, ma non può essere fatto in deficit. E' un problema perché non è credibile. Se io per farlo prendo soldi a prestito il taglio di tasse non è detto che sia permanente. Vanno trovate delle fonti permanenti di finanziamento se vogliamo farlo. Ce ne sono due: la lotta all'evasione fiscale - ogni anno lo Stato perde 130 miliardi per evasione fiscale, tenete conto che la spesa per la Pubblica Istruzione in Italia è pari a 65 miliardi - e poi il risparmio sul lato della spesa. Occorrono delle spending review serie. Occorrono delle priorità. E' chiaro che non si va tagliare istruzione e welfare, ma in tutte le altre aree credo che ci sia qualcosa su cui è possibile risparmiare. Queste sono le riforme utili a portare una maggiore crescita e così risolvere il problema del debito pubblico. Più crescita, più entrate per lo Stato. Occorre però anche avere un po' di fortuna in quanto richiedono tempo e dobbiamo sperare che l'Europa cresca, noi continuiamo a crescere, magari meno dell'Europa, ma questo ci dà il tempo per fare le riforme e così riusciamo a riprendere a crescere.




Alcuni dei peccati capitali di cui lei accenna nel libro sono legati alla debolezza del capitale sociale italiano. Oltre alla politica anche noi cittadini siamo chiamati a dare un contributo...
Purtroppo spesso come italiani non ci comportiamo da buoni cittadini. Ad esempio non si pagano le tasse quando si dovrebbero pagare oppure il funzionario pubblico si fa corrompere perché tanto il Paese è corrotto, lo fanno tutti e, quindi, lo faccio anche io. Diversi peccati capitali sono spiegabili così. Addirittura la lentezza della giustizia in parte è dovuta a questo fatto. Ogni anno cominciano tantissime cause. Siamo molto più litigiosi di quanto avviene all'estero. La spesa per la giustizia in Italia è più o meno come negli altri paesi, ma la domanda è molto più alta dell'offerta. L'impressione è che talvolta si inizi una causa per dar fastidio a qualcun altro, magari so che non ho ragione, ma la comincio lo stesso. E così per 6-8 anni ho dato fastidio a questo qualcun altro. Anche questo è un comportamento egoistico. Se tutti fanno così il sistema si intasa e si danneggiano anche quelle cause che sono del tutto legittime. Purtroppo non si fanno le riforme utili a risolvere certi problemi. E così ce la prendiamo con i politici. Ma chi li elegge i politici? I politici li eleggiamo noi e quindi eleggiamo politici che non vogliono fare certe cose o preferiscono farne altre. Se vi dico votatemi per rendere la giustizia civile più rapida o per ridurre la burocrazia sicuramente sono argomenti validi, ma hanno più effetto proposte come l'andare in pensione prima o il reddito di cittadinanza. Al di là di tutto c'è un problema di cultura per cui noi ormai da anni, e non mi riferisco tanto a quest'ultimo governo, eleggiamo governi che non fanno certe riforme che sono nel lungo periodo più efficaci, ma nell'immediato non danno grossi risultati. Ecco perché ormai di lavoro faccio il “predicatore” vado in giro nelle parrocchie, nelle scuole, nelle Università, perché mi sono convinto che per cambiare le cose in Italia si deve cercare di cambiare la mentalità. E noi economisti siamo stati sempre molto bravi a parlare tra di noi ma poco a metterci la faccia e andare a parlare in pubblico.


L'Italia è il secondo Paese in Europa nel campo manifatturiero e il settimo nel mondo. Il risparmio italiano è tra i più elevati in Europa. La ricchezza italiana è nei primi dieci nel mondo. Tutti questi elementi un valore lo avranno? Secondo lei c'è soltanto un problema di sfiducia verso l'Italia oppure veramente il cigno nero sta per arrivare?
Il mio scenario di base non prevede una crisi tra pochi mesi. Perché ci sia una crisi in Italia occorre un incidente di percorso. Il problema è la fragilità del sistema Italia. Nel 2011 c'è stata la crisi greca che ha messo in luce che l'euro non era eterno. Io temo, come ho già detto, una recessione in Europa. Una recessione dell’1 e 1,5% non so se la reggiamo. Significa riduzione del PIL e perdita di entrate da parte dello Stato. Il deficit aumenta e il rapporto tra debito pubblico e PIL cresce di 3-4 punti percentuali. Noi per ora stiamo tranquilli perché il debito aumenta di poco. Occorre molta prudenza per non finire nella crisi perché quando ci si trova nella crisi non c'è una ricetta facile. La medicina dell'austerità è sempre amara però la si deve prendere. Io però vorrei evitare di arrivare a quella situazione. E questo significa fare riforme prima finché siamo in tempo. Nel maggio del 2011 lo spread era 130 noi siamo oggi a 270, sei mesi dopo eravamo a 600. Io non mi fido dei mercati finanziari perché sono erratici. Stanno tranquilli e poi all'improvviso tutti scappano verso l'uscita. Il motivo per cui noi dovremmo ridurre il debito pubblico finalmente è perché questa sarebbe davvero una operazione di indipendenza, renderci indipendenti dall'erraticità dei mercati internazionali. Il Primo ministro svedese che negli anni '90 decise di abbattere il debito pubblico lo fece perché era stufo di andare a mendicare soldi a Londra. Questa deve diventare una priorità anche per l'Italia.


Mancano 15 giorni alle elezioni (era il 10 maggio ndr). Cosa pensa possa succedere a livello europeo e se non succedesse niente a livello di equilibri politici quale influenza potrebbe avere sui nostri conti, sul nostro PIL?
Io credo che ci sarà una avanzamento delle cosiddette forze sovraniste, anche se le forze tradizionali manterranno la maggioranza. E' però una pia illusione sperare che questo avanzamento potrebbe portare un cambiamento nelle regole sui conti pubblici a livello europeo, perché i sovranisti d'oltralpe sono cattivissimi quando si parla di conti pubblici. Ho incontrato questa mattinata una delegazione di deputati europei olandesi e il più accanito contro i conti pubblici italiani era l'unico parlamentare appartenente all'area sovranista. Scordiamoci il fatto che in caso di vittoria di queste forze politiche potremo fare quel che vorremo con i nostri conti pubblici. Non accadrà mai.


Secondo lei una riduzione dei livelli di tassazione può portare ad una riduzione di evasione?
E' possibile, ma non ci conterei. Il livello di evasione sull'Iva non è influenzato dal livello di tassazione. Detto questo io penso che si possa sperare che se abbasso le tasse ci sia un po' meno la tentazione di evadere. E' però una speranza. Non ci posso contare ex-ante. Sarebbe sbagliato e rischioso soprattutto per una paese con un debito pubblico elevato come l'Italia.




A livello di taglio della spesa pubblica a partire dalla sua analisi fatta quando si è occupato della spending review che cosa è possibile fare?
L'apparato della Pubblica Amministrazione in Italia è troppo frammentato, troppo complesso. Ci sono 8000 comuni, ancora 10mila società partecipate dagli enti territoriali, ci sono 200 enti pubblici centrali, ci sono gli enti pubblici regionali. Lo Stato stesso è frammentato nel senso che è presente in quasi tutte le province d'Italia con più di un ufficio ministeriale. Anche soltanto il Ministero dell'Economia ha l'Agenzia delle Entrate. Questo sistema è costoso. Ci sono poi anche enti pubblici inutili. Ma esistono anche due problemi nel risolvere la situazione. Il primo è che comunque fare riforme per snellire l'apparato dello Stato richiede tempo, un investimento politico e che dà risultati nel giro di tre anni. Si può pianificare ma spesso la legge di bilancio è preparata all'ultimo momento e se uno ha una proposta che fa risparmiare soldi fra tre anni si preferisce lasciar perdere in quanto servono soldi subito. Come Commissario della revisione della spesa ho visto casi del genere. L'altro problema grosso è quello del personale. Tutti siamo d'accordo nel chiudere un ente inutile, ma normalmente il 70% dei costi di un ente inutile sono stipendi. Quando io ho detto a un Presidente del Consiglio che si doveva affrontare il problema dei costi del personale è chiaro che diventa tutto più complicato. Cosa facciamo licenziamo le persone? Non fa parte della nostra cultura. Ci sono però modi di risparmiare senza licenziare a patto di pianificare la propria azione. Per esempio ci sono servizi che lo Stato compra dall'esterno e potrebbero essere fatte con risorse interne. Ad esempio io ho sostenuto che spesso ci sono delle duplicazioni tra le cose che fanno le varie forze di polizia. Il mio esempio preferito è la Guardia di Finanza che ha i reparti antisommossa. Perché la Finanza debba fare i servizi antisommossa a Roma non l'ho mai capito? Oppure spesso ci sono le auto blu guidate dalle forze di polizia. Questi poliziotti potrebbero essere utilizzati al Tribunale di Milano che invece usa guardie giurate. Con un po' di organizzazione questi eccessi di personale potrebbero essere utilizzati per risparmiare servizi che attualmente lo Stato compra dall'esterno.




Quali conseguenze possiamo aspettarci dalla fine del mandato di Mario Draghi alla BCE?
La prima è quella cui pensano tutti. Draghi se ne va, l'Europa decide di aumentare i tassi di interesse, arriva un tedesco, un olandese e i tassi di interesse aumentano. In realtà credo che la Banca Centrale Europea sia vincolata dal suo mandato. Questo scenario potrebbe avvenire soltanto se ci fossero spinte inflazionistiche in Europa, ma se ci fossero vorrebbe dire che in Europa l'economia sta tirando. Ciò che mi preoccupa molto è come verrebbe gestita una crisi come quella del 2011 in presenza di un Presidente tedesco. Un anno fa Weidman, uno dei possibili candidati, in un incontro a porte chiuse alla mia domanda se lei fosse Presidente della BCE e l'Italia andasse in crisi e ci fosse un governo pronto a fare delle riforme che cosa direbbe? “Va bene italiani facciamo scendere il tasso di interesse per aiutarvi” oppure “Italiani vi abbiamo dato otto anni di interesse bassi, non avete messo i vostri conti pubblici e ora vi arrangiate”? Mi ha risposto “la seconda”. Non credo che accadrà però è chiaro che la personalità che guida la BCE diventerebbe cruciale in un periodo di crisi. Uno dei problemi del 2012 è che lo spread con Monti ci ha messo nove mesi a scendere. Non basta l'austerità perché i tassi scendano, occorre anche un intervento della Banca centrale che è arrivato nel luglio del 2012. Draghi non poteva appena nominato Presidente della BCE far subito scendere i tassi per il proprio Paese. Sarebbe stato poco credibile. L'Italia ha dovuto conquistare la fiducia degli altri Paesi prima di ottenere la discesa dei tassi. Purtroppo per questi nove mesi l'Italia è stata tenuta sulla graticola. Per uscire dalla crisi oltre che fare i compiti a casa serve una BCE che agisca rapidamente.


Se fosse chiamato a guidare un governo tecnico per prima cosa che farebbe?
Chiariamo subito un aspetto. Quello per cui ero stato chiamato io era davvero un governo tecnico in quanto la chiamata era arrivata senza avere avuto la fiducia dal Parlamento e che quindi avrebbe potuto gestire l'ordinaria amministrazione. E quindi non può fare riforme. Un governo guidato da un tecnico ma con una maggioranza politica come quello di Monti non è tecnico, ma politico. E' stato votato. Ha avuto la fiducia. Tutti i provvedimenti di Monti sono stati votati dal Parlamento. Poi adesso si dice tecnico perché i politici non hanno voluto prendersi la responsabilità. In questo secondo caso io avrei tre priorità: primo ridurre la burocrazia, secondo ridurre la burocrazia e terzo ridurre la burocrazia.

23 maggio 2019

Assemblea #BCCValdostana


Si svolgerà venerdì 24 maggio, a partire dalle 17, presso la sala conferenze della BCC di Gressan, in Fraz. Taxel 26, l’Assemblea ordinaria della BCC Valdostana. All’incontro sono convocati i quasi 10.000 soci dell’Istituto per deliberare sui cinque punti all’ordine del giorno. Oltre alla presentazione e approvazione del bilancio al 31 dicembre 2018, l’ordine del giorno prevede la
determinazione dell’importo del sovrapprezzo, l’approvazione delle politiche di remunerazione e incentivazione, la risoluzione consensuale dell’incarico di revisione legale e l’informativa in merito all’adozione del Regolamento di Gruppo per la gestione delle operazioni con soggetti collegati. Ad aprire l’assemblea sarà la relazione del presidente di BCC Valdostana Davide Adolfo Ferré, che ripercorrerà gli importanti eventi che hanno caratterizzato il 2018, con particolare riferimento al cambiamento del modello di business, nonché i cambiamenti determinati dall’entrata di BCC Valdostana nel Gruppo bancario di Cassa Centrale Banca, costituito da 84 banche di credito cooperativo e casse rurali su tutto il territorio italiano.
Sarà, inoltre, presentato il percorso di consolidamento e risanamento della struttura della BCC Valdostana concordato con Cassa Centrale Banca, che ha portato anche al ripensamento della presenza sul territorio regionale della banca, alla conseguente riorganizzazione delle filiali, anche in risposta al crescente utilizzo dell’internet-banking e alla crescita dei servizi di consulenza sui prodotti offerti dall’istituto.

«Una BCC Valdostana più forte, più protetta, più solida e con una prospettiva di crescita ben pianificata. Su questi aspetti e molti altri abbiamo lavorato nel corso del 2018, attraverso la costruzione di un percorso di risanamento e consolidamento che ci permette, già dal 2019, di guardare avanti positivamente – ha dichiarato il presidente Ferré – Sono questi gli elementi che avremo modo di presentare e spiegare ai nostri soci nel corso dell’Assemblea. Elemento importante è che cresce per BCC Valdostana l’indicatore della solidità patrimoniale passato dall’8,04% del 2017 al 9,34% al 31.12.2018, e che nel primo trimestre 2019 si è attestato al 9,94%».

Le principali componenti patrimoniali vedono un mantenimento sostanziale della raccolta complessiva (oltre 800 mln. €) che evidenzia un miglioramento sul profilo di concentrazione, un miglioramento del comparto Crediti dove migliora la componente deteriorata con una diminuzione del 22% rispetto al 2017 e un aumento della copertura che sulle sofferenze passa dal 54% del 2017 al 63% nel 2018. Con riguardo alle componenti economiche, migliorano i ricavi caratteristici (+510mila € interessi e commissioni), i proventi di gestione (+ 883mila €) ma soprattutto il costo del credito si riduce a 4,8 mln (-75% rispetto al 2017) e le spese amministrative sono in concreta riduzione. Ultimo aspetto è l’efficientamento della rete distributiva, con la creazione di tre aree commerciali (alta, media e bassa valle), di filiali “madri o hub” in grado di soddisfare tutte le esigenze della clientela e filiali “figlie o spoke” che ne garantiscono le esigenze operative e con una rivisitazione della presenza delle filiali sul territorio in quanto, con l’adesione alla Capogruppo, la BCCV ha esteso la competenza territoriale al 99% dei comuni valdostani.

11 maggio 2019

#Grandangolo sulle #Professioni in Valle d'Aosta: Gli #Odontoiatri

Questa settimana proponiamo l’intervista a Massimo Ferrero, Presidente dell’Albo degli Odontoiatri.

IDENTIKIT

Iscritti totali anno 2018: 79


Presidente:Massimo Ferrero
Segretario: Fabrizio Perret
Consiglieri: Walter Madiai, Franz Stuffer, Carel Kreutzberg

                                                          
Il trend nei prossimi anni in termini di iscritti si prevede in lieve aumento

Sito internet: www.omceo.vda.it


Intervista al Presidente Massimo Ferrero

Quali sono le principali problematiche a livello regionale e nazionale?

La professione negli ultimi 25 anni ha subito moltissimi cambiamenti e adattamenti in linea con quello che è avvenuto nella nostra società e quindi un incremento delle problematiche di carattere fiscale, previdenziale, organizzativo, autorizzativo, inoltre il rapporto con il cittadino-paziente è diventato sempre più complesso in quanto non c’è più quel paternalismo che ammantava la professione medica e odontoiatrica, ma il cittadino è spesso più cosciente e competente, anche se spesso la competenza deriva da una conoscenza approssimativa acquisita dai media o via internet e così si creano delle difficoltà comunicative cui dobbiamo ovviare grazie alle nuove tecnologie.

Esistono possibilità di lavoro in Valle d’Aosta oppure il settore è saturo?
Una dei maggiori problemi è stato quello legato alle frammentazioni delle competenze in seguito alla devoluzione di esse alle regioni. In effetti le nostre difficoltà derivano dal confrontarci con le specifiche normative che la Regione emana a volte difformi da quelle vicine. Da un punto di vista professionale in questi ultimi venti anni possiamo dire che il numero degli odontoiatri è rimasto costante. Abbiamo però - proprio a seguito dell’introduzione di normative nazionali che in qualche modo consentivano anche la pubblicità dell’attività odontoiatrica – avuto l’accesso e la creazione di nuovi centri odontoiatrici anche nella nostra regione che si vanno ad affiancare a quella che è l’offerta tradizionale dell’odontoiatra come professionista esercente una professione eminentemente intellettuale. Le nuove normative prevedono infatti che il Direttore sanitario della struttura in questione deve essere iscritto all’Ordine regionale. Per le strade si vedono molti cartelloni pubblicitari che pubblicizzano sorrisi splendenti, visite gratuite presso centri odontoiatrici aperti ad Aosta ma pure centri aperti fuori regione che in qualche modo pubblicizzano addirittura trasporti e rimborsi delle spese di viaggio gratuiti. Non solo nelle regioni vicine, ma pure in altre nazioni, come la Croazia, con tutte le problematiche, in questo caso, che possono derivare dal non avere un dialogo con il proprio curante. La vigilanza su tutto questo mondo è un nostro cruccio.

Esistono nuovi sbocchi professionali?
Il settore è saturo. In 20 anni gli iscritti a livello nazionale sono passati da 25mila a quasi 60mila. Anche per noi che siamo ai confini italiani c’è una migrazione costante dalle regioni vicine, soprattutto dalle città con sedi universitarie. Ma non è questo il problema visto che si tratta di un numero programmato da 30 anni pari a 900 nuovi accessi alla facoltà all’anno. Il problema che abbiamo maggiormente riscontrato in questo ultimo triennio e l’iscrizione di un numero sempre maggiore di laureati provenienti da università straniere: Romania e Spagna ad esempio. Un numero che si aggira intorno alle 500 unità. Di conseguenza la programmazione basata sulle effettive esigenze e sul trend i anzianità dei nostri iscritti non ha più un riscontro perché oltre la metà dei nuovi iscritti provengono da università estere e non rientrano nella programmazione nazionale.

Iniziative di formazione realizzate nel 2018 e in programma nel 2019?
E’ uno dei compiti previsti istituzionalmente dalla nostra legge istitutiva che ormai ha oltre 70 anni e che prevede che gli Ordini si facciano promotori della formazione e la garantiscano. Più recentemente è nato il programma di educazione continua in medicina (ECM) che prevede l’acquisizione di 150 crediti formativi, pari a 150 ore nell’arco di tre anniv e l’Ordine è garante del fatto che i propri iscritti abbiano seguito questa formazione come previsto dalla Commissione nazionale. Noi a livello locale abbiamo degli eventi per i nostri iscritti. Delle conferenze dedicate a vari temi ad esempio questa settimana ne abbiamo organizzato uno sulla fotografia in quanto la documentazione fotografica sta diventando sempre più importante: da un lato nel rapporto con il paziente che deve vedere e rendersi conto delle problematiche del suo cavo orale, dall’altro dal punto di vista storico perché ci consente di registrare delle situazioni che in un futuro ci potrebbero essere contestate. A maggio abbiamo in programma un evento sull’endodonzia cioè sulla devitalizzazione dei denti con il professor Berutti dell’Università di Torino. In autunno altri eventi sull’odontoiatria legale e anche sui problemi previdenziali.

Consigli per chi si vuole avvicinare alla professione?
E’ una professione molto complessa con un’alta valenza dal punto di vista tecnologico oltre che sanitario. Bisogna avere una certa predisposizione manuale. La giornata non finisce mai. C’è sempre da fare, da studiare e continuare per tutta la vita ad attivarsi per essere sempre più efficienti. Ma soprattutto i giovani che si approcciano alla professione esclusivamente per motivazioni economiche ci devono un po’ ripensare in quanto non è più una professione così attrattiva, probabilmente potrebbero trovare altri sbocchi.

Ci sono problemi sul fronte pensionistico?
L’ente di previdenza e assistenza della Fondazione odontoiatri è attiva da oltre 70 anni. Ed è l’ente di previdenza privatizzato con le maggiori disponibilità economiche. Abbiamo un capitale che supera i 22 miliardi di euro. E grazie ad una gestione oculata e attenta possiamo dire di avere raggiunto un equilibrio fra contributi e pensioni erogate a 50 anni. Noi a seguito delle normative emanate da Monti e Fornero abbiamo dovuto procedere ad alcune modifiche del nostro sistema, ma riusciamo comunque a essere perfettamente pronti a garantire queste pensioni per un periodo di tempo così lungo. I nostri iscritti devono però rendersi conto che la pensione sarà proporzionale al contributo versato, cosa che non sempre si ricordano.

Il mondo digitale è entrato nelle vostre professioni? E se sì come?
E’ entrato anche in una professione che è molto a contatto con l’uomo, con la persona. Una professione che cura e provvede anche alla riabilitazione che passa storicamente attraverso i momenti in cui si prende l’impronta della dentatura, del cavo orale. Adesso con la digitalizzazione riusciamo ad utilizzare delle telecamere che ci consentono la ripresa dell’impronta e la trasmissione del file al laboratorio che può essere anche distante 4000 chilometri, negli Stati Uniti, per cui un file di rilievo di una cavità a livello dentale può essere trasmesso così distante e l’azienda negli USA può mandarci il manufatto finito. Poi abbiamo le stampanti 3D, attualmente ancora con costi elevati, ma in un futuro si potrà pensare di realizzare delle protesi, delle dentiere, realizzate con la stampante 3D. E poi c’è tutta la documentazione che ci aiuta nella acquisizione e conservazione dei dati.

Un valore professionale da recuperare in questa nostra società?
Come cultore della deontologia professionale da molti anni – la prima volta che sono stato presidente è stato nel 1990 – posso dire che rispetto a quegli anni si è perso molto del senso del decoro della professione, un termine forse desueto, ma per me ha ancora un significato. Per me decoro significa non eccedere in quello che è il messaggio pubblicitario. Il professionista poi non deve seguire il codice soltanto nell’attività professionale, ma deve trattarsi di uno stile di vita e quindi io richiamerei tutti quanti a riflettere su questo. Non dimentichiamoci che noi non vendiamo un prodotto ma curiamo le persone. 

10 maggio 2019

Michelangelo Chasseur: #Touchware sbarca nella #DragonValley

Proponiamo l'intervista a Michelangelo Chasseur della Touchware.

C’è una grossa novità di cui parlare subito...
E' il Fablab, una struttura pensata per la manifattura digitale dove ci sono alcune particolari attrezzature ed è pensata per permettere a imprese, professionisti o privati di accedere a spazi presso la nostra sede in Regione Borgnalle per mettere insieme il digitale e il fisico.

Come avete deciso di occuparvi del Fablab?
La tipologia di attività che si fa all'interno del Fablab è molto affine o comunque è parallela rispetto alla nostra attività che è legata allo sviluppo software. Qui si tratta di mettere il software al servizio di attività un po' più fisiche, di coniugare l'aspetto artistico-manifatturiero con quello digitale dello sviluppo. Del resto l'acquisto di stampanti 3D o di frese CNC era qualcosa che ci sarebbe sempre piaciuto fare ma non avevamo mai avuto il coraggio di fare questo passo in quanto gli investimenti sono significativi. Abbiamo potuto farlo grazie alla Camera di Commercio che alla fine dell'anno scorso ha bandito una gara per dare alla Valle d'Aosta una struttura di questo tipo e quindi ci siamo lanciati e siamo riusciti ad aggiudicarci questo bando che ci ha permesso di far partire l'attività.

Il fablab cosa ha portato alla vostra azienda?
Un'opportunità, la possibilità di esandere i nostri confini, le nostre vedute. E' interessante anche per il contatto che può creare tra la nostra azienda e le aziende o i professionisti in Valle in quanto nella nostra idea dovrebbe diventare un punto di incontro di professioni che più legate al mondo tradionale si vogliono avvicinare al mondo digitale.

Siete nati nel 2012 non mi sembra che patite la crisi del settimo anno...
Ci sono alti e bassi. Si fa fatica. Essere fisicamente in Valle non ci aiuta in quanto la maggior parte dei nostri clienti sono nella grandi città d'Italia, Milano e Roma, anche all'estero. Io viaggio molto. L'azienda comunque nonostante la crisi continua a crescere.

A cosa state lavorando in questo periodo?
Stiamo per lanciare a brevissimo un progetto molto interessante. Si tratta di una piattaforma che abbiamo sviluppato in collaborazione con Fondazione Terrasanta, che fa riferimento alla Custodia francescana di Terrasanta. Questa piattaforma si chiama “In parrocchia” ed è dedicata a tutte le parrocchie italiane per permettere ai parroci una comunicazione più diretta e strutturata con la propria comunità. L'idea è che questo servizio permetta ai parroci di avere una comunicazione digitale attraverso una App con la propria comunità in modo da rendere più smart i bollettini parrocchiali, le comunicazioni.

Un progetto particolarmente impegnativo che avete affrontato in questi mesi?
Stiamo sviluppando delle piattaforme legate al mondo industriale dove c'è la necessità di collegarsi ai PLC e alle macchine, fare aggregazioni di dati ed estrarre dei sistemi di analisi anche predittiva per la visualizzazione dei dati. Parliamo di impianti di produzione quindi l'obiettivo è il miglioramento delle performances. Il cliente è una multinazionale e ci stiamo lavorando in partnership con lacune aziende di Milano. Sono progetti molto importanti che ci permettono di costruire il know how ed utilizzarlo anche in altri contesti.

Sognavate gli Stati Uniti: c’è stata qualche evoluzione in questo senso?
Abbiamo ridotto un po' le nostre aspettative, più che altro per la distanza, però l'anno scorso abbiamo aperto una filiale in Polonia nell'ottica di riuscire ad espanderci sul territorio europeo. Diciamo che per ora ci limitiamo a tutto ciò che è a distanza di un volo aereo in giornata. L'area dove abbiamo aperto la nostra sede è a Cracovia e che sta all'interno di un'area geografica che hanno denominato Dragon Valley, un po' sulla scorta della Silicon Valley americana, ed è un'area tecnologicamente molto rilevante a livello europeo perchè c'è disponibilità di risorse tecniche con profili professionali elevati. E' un'area famosa per gli ingegneri di software.

Novità per il 2019?
Abbiamo siglato un accordo con SAP, multinazionale tedesca leader nel settore dei gestionali per aziende di certe dimensioni. Siamo stati contattati da loro l'anno scorso, c'è stato un processo di conoscenza reciproca e alla fine abbiamo deciso di fare questo passo che per noi è importante perchè al di là dell'investimento economico che comporta, vorrà dire per noi formare personale, per SAP vuol dire avere un centro di competenza certificato in Valle d'Aosta. Sul territorio italiano attualmente hanno una quarantina di partner, la maggior parte situati nel centro-nord. In Valle d'Aosta per SAP Business One che è la soluzione entry level di SAP non c'era nessuno. Stiamo lavorando molto - anche per via della nostra delocalizzazione - sul tema del lavoro in partnesrhip e quest'anno ci stiamo muovendo molto bene con una azienda milanese con cui collaboriamo da tempo e con cui a breve stringeremo un rapporto di join-venture molto stretto in modo da avviare un percorso che avvicini le due aziende.

Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Ho imparato che mettendosi degli obiettivi, quando questo si raggiunge dopo ce n'è sempre un altro. I sogni quindi continuano perciò mi piace pensare che il sogno un po' lo stiamo anche vivendo. Se uno ama fare ciò che fa come dicono gli americani “living the dream”. 

#Grandangolo sulle #Professioni in Valle d'Aosta: I #Medici

IDENTIKIT

Iscritti totali anno 2018: 694 (79 odontoiatri, 644 medici e 29 doppie iscrizioni)

Composizione del Consiglio Direttivo
Presidente: Rosset Roberto
Vice Presidente: Sirianni Piero
Segretario: Brachet Contul Riccardo
Tesoriere: Ciccarelli Antonio
Consiglieri: Brinato Franco, Borrelli Paolo, Caramanico Laura, Cerruti Antonio, Ferrero Massimo, Madiai Valter e Venturella Nunzio.

Trend:Nel corso del 2019 si prevedono 17 iscrizioni

E-Mail: segreteria@omceo.vda.it

Sito internet: https://www.omceo.vda.it/


L'INTERVISTA AL PRESIDENTE ROBERTO ROSSET

Quali sono le principali problematiche a livello regionale e nazionale?

In modo molto più attenuato che in altre Regioni anche in Valle di Aosta la professione medica sta vivendo un periodo di profondi cambiamenti con la percezione che il proprio ruolo stia  profondamente mutando nella società. Al medico viene in effetti sempre più richiesto non solo di fare
diagnosi e terapia ma anche di governare i sempre più crescenti gradi di complessità che presenta
l'irriducibile singolarità del malato ormai, a un tempo, persona, cittadinoe consumatore. E' necessario
acquisire nuove competenze per padroneggiare il nuovo, complesso, ecosistema salute in un'ottica di visione comune, aprendosi a nuove forme di dialogo tra stakeholders e operatori sanitari affinché ognuno assuma le giuste decisioni attraverso la condivisione degli obiettivi. In più, il medico 4.0 deve fornire informazioni qualificate al paziente, soprattutto in un mondo in cui esiste uno smodato uso della comunicazione e in cui le informazioni sono molto sovente scorrette e/o interessate. Nel futuro dobbiamo quindi immaginare una relazione medicopaziente che riesca a mediare tra empatia, fiducia,
comprensione umana e richiesta di salute. Il passaggio non è facile e qualche medico, in questo
momento, avverte una perdita di autorevolezza e di libertà di azione. In effetti nonostante la recente
legge 24/2017 sulla responsabilità sanitaria il contenzioso rimane molto alto in un settore, quello sanitario, in cui gli eventi avversi sono elevati in tutto il mondo e prescindono dalla competenza
e dalla professionalità degli operatori: 300.000 sono oggi le cause giacenti nei tribunali italiani, 35.000 sono le cause intentate ogni anno (praticamente una ogni dieci medici) e anche se il 95% dei procedimenti penali vengono respinti il costo morale, il danno di immagine, i problemi di natura disciplinare, assicurativa e amministrativa che comunque il medico subisce fanno sì che la paura di azioni legali da parte del paziente o della sua famiglia comporti forti tensioni nell'esercizio della professione. Molti medici avvertono anche la difficoltà nel gestire la burocrazia con un rapporto sovente conflittuale con il settore burocratico-amministrativo che governa il sistema e in cui l'aspetto
economico, gestionale, e organizzativo richiede al medico di essere comunque “sostenibile” con le
risorse disponibili, con l’imposizione del vincolo nazionale alla spesa per il personale sanitario e con
il blocco del turnover introdotti dalla legge finanziaria 2007 e che in molte Regioni ha creato condizioni lavorative molto impegnative

Esistono possibilità di lavoro in Valle d’Aosta oppure il settore è saturo?
Qualcuno si preoccupa anche che del fatto che il medico in Italia stia quasi a rischio di estinzione a
causa del numero chiuso per l'accesso all'Università, dell’imbuto formativo dovuto alla carenza di
posti per le scuole di specializzazione (gli attuali 64 mila studenti in medicina avranno a disposizione
38 mila posti per la specializzazione in sei anni) e del progressivo pensionamento dell’attuale
classe medica. A causa della 'gobba demografica' tra il 2019 e il 2025 andranno in pensione quasi
la metà dei 105mila medici del Servizio Sanitario Nazionale, mentre la carenza di specialisti potrebbe
ragionevolmente attestarsi intorno al 18% del totale. Oggi i posti resi disponibili per le scuole di specializzazione sono complessivamente circa 6.500 l'anno, ma secondo le stime ne sarebbero  necessari almeno 8.500. Si stima che a mancare nelle corsie saranno soprattutto pediatri, chirurghi, ginecologi e cardiologi. Più in dettaglio raggiungeranno i requisiti per andare in pensione: 5.189 pediatri: si faranno contratti di formazione per 2.900 specialisti e dunque ne mancheranno all'appello
circa 2.289. 4.406 igienisti: 4.006 andranno in pensione, 1.400 ne arriveranno e la carenza stimata è di 2.606 specialisti. 3.615 cardiologi: se ne formeranno 2.480 e dunque la carenza stimata è di
1.135. 4.054 chirurghi: se ne formeranno 2.710 e le 'assenze' saranno 1.344. 3.674 ginecologi:
se ne formeranno 2.160 e il saldo negativo è pari a 1514. E, infine, 2.482 psichiatri: se ne formeranno 1.820 e dunque ne mancheranno 662. Quanto a medicina interna la differenza tra pensionati
(2.804) e neospecialisti (2.280) è pari a -524. Per ortopedia, urologia e geriatria le carenze stimate
sono rispettivamente pari a 182, 143 e 142 specialisti.

Possiamo dire che questi sono i nuovi sbocchi professionali?
Sì. Inoltre le misure pensionistiche volute dal governo, come “quota 100”, vanno naturalmente a
peggiorare ancora di più questo dato. Il governo ha individuato una soluzione tampone che  consentirebbe  di poter, anche solo da corsisti, accedere alle aree carenti i cui concorsi ora vanno deserti per mancanza di specialisti. In effetti già la riforma della Sanità, attuata con la legge 502 del 1992, a cui ha fatto seguito il Decreto legislativo 517 del 21 dicembre 1999 prevedeva che il medico
potesse conseguire la specializzazione durante il servizio ospedaliero, acquisendo non solo la professionalità richiesta, ma anche il necessario “rapporto clinico” con colleghi e superiori.
In realtà non è mai stato cambiato l’impianto in quanto sono mancati i decreti attuativi conseguenti,
anche perché nel frattempo si sono recepite la direttive europee sulle specializzazioni e non si è trovata armonizzazione tra l’allora ministero dell’Istruzione e l’allora ministero della Sanità per quanto riguarda la formazione didattica. Anche per questi motivi nell’arco di 10 anni oltre 10mila camici bianchi hanno messo lo stetoscopio in valigia e sono andati all’estero dove trovano migliori condizioni lavorative.

Iniziative di formazione realizzate nel 2018 e in programma nel 2019?
Tutti i medici sono obbligati all'ECM (Educazione Continua in Medicina) che consiste nell'acquisizione di almeno 150 crediti formativi nel triennio. Tali crediti vengono erogati da Providers accreditati attraverso attività formative e relative valutazioni di apprendimento.

Consigli per chi si vuole avvicinare alla professione?
Valutare le proprie attitudini ad aiutare gli altri, a studiare in modo continuo durante tutta la vita professionale ed essere certi di possedere una elevata capacità relazionale e empatica.

Ci sono problemi sul fronte pensionistico?
I medici Convenzionati hanno una loro cassa previdenziale privata, l'Enpam, che è sottoposta a vigilanza ministeriale, è solida ed eroga i trattamenti pensionistici in base al sistema contributivo. I medici dipendenti afferiscono all'INPS come tutti i Dirigenti pubblici e hanno modalità erogative
che solo recentemente sono passate dal retributivo al contributivo, motivo per cui attualmente il trattamento è più generoso

Il mondo digitale è entrato nelle vostre professioni? E se sì come?
I medici sono stati la prima categoria professionale a sposare l'informatica e la telematica. La trasmissione dei dati di salute è un elemento fondamentale per la correttezza e la qualità delle cure.
Purtroppo le disposizioni e i problemi inerenti alla protezione dei dati personali stanno molto complicando il sistema impedendo quell'approccio immediato che sovente è indispensabile sopratutto
in emergenza/urgenza

Un valore professionale da recuperare in questa nostra società?
Sicuramente il rapporto di fiducia e l'alleanza terapeutica. Il medico si prende comunque cura del
cittadino anche se sovente purtroppo non può guarirlo (malattie croniche) Deve difenderlo da
false aspetttative e dalla pressione del marketing che inducono prestazioni sempre più numerose a
cui non sempre corrispondono effettivi benefici di salute.

Gianni Buffa (#Cnos): al fianco di chi cerca lavoro e delle imprese

Questa settimana proponiamo l'intervista a Gianni Buffa del Cnos-Fap (Centro Nazionale Opere Salesiane - Formazione Aggiornamento Professionale).

Che cosa è il CNOS?
Il CNOS è Centro Nazionale Opere Salesiane, Formazione Aggiornamento Professionale, quindi a tutti gli effetti siamo una delle realtà che si trovano all'interno del Don Bosco di Châtillon e noi operiamo sul territorio valdostano dal 2001 e siamo di fatto un ente di formazione accreditato presso la Regione Autonoma Valle d'Aosta.

Tutto nello spirito salesiano...
Noi attualizziamo per la Valle d'Aosa l'esperienza formativa di don Bosco e dei salesiani in generale. Ricordiamo atutti che don Bosco è ricordato come il santo del lavoro, il patrono degli apprendisti, il padre e maestro della gioventù. Aveva già avuto lui questa intuizione nel 1842 quando fondava per i giovani in difficoltà di quella Torino che iniziava a diventare industriale le scuole serali, festive e diurne, i primi laboratori per i calzolai, i sarti, i legatori, faleganami, tipografi e fabbri. Noi portiamo avanti questa intuizione di don Bosco proprio per formare in maniera integrale i giovani che ci vengono affidati.

Di cosa si occupa in generale il CNOS? 
In generale il Cnos si occupa di collaborare con enti pubblici e privati e comunitari, qundi realizziamo quasi il 98% delle nostre iniziative con fondi europei proprio per proporre iniziative sul territorio che vadano a formare, qualificare, riconvertire lavoratori ad ogni livello. I settori prioritari sono industria, artigianato, edilizia, ambiente, sicurezza e territorio.

Nel dettaglio quali attività svolgete?
Nello specifico abbiamo corsi di qualifica di primo livello, corsi biennali per giovani che vanno dai 14 ai 20 anni nei settori della meccanica auto, carrozzeria, edilizia e termoidraulica; iniziative di formazione postdiploma per neo diplomati che si accingono ad entrare nel mondo del lavoro; corsi di apprendistato e per disoccupati; corsi di formazione continua per occupati; corsi personalizzati per le aziende e, negli ultimi periodi, anche tirocini formativi. Insomma un'attività davvero a 360 gradi che va ad intercettare le esigenze di più persone sul territorio valdostano. In questo momento ad esempio siamo in promozione con tutti i corsi di abilitazione sull'utilizzo di attrezzature di lavoro,i patentini, per i soggetti disoccupati sia giovani che adulti.

Quanti giovani seguono e hanno seguito quest'anno i vostri corsi?
L'anno formativo 2017/2018 si è concluso con 2200 persone che sono passate dal CNOS per le noztre varie attività, di queste circa 150 erano giovani.

Come è il rapporto con le aziende?
E' fondamentale. Noi coltiviamo il rapporto con tutto il mondo produttivo del territorio, sia a livello regionale che nazionale, e abbiamo messo progressivamente a regime delle modalità per raccordare la nostra offerta con le esigenze delle aziende e propore sempre di più ai nostri allievi e a chi frequenta i nostri corsi una formazione imperniata sulle competenze. Una modalità è quella dello stage, cioè la possibilità di avere delle esperienze di alternza scuola/lavoro per i nostri studenti sin dai primi anni di studio e poi le esperienze di tirocinio presso le imprese per quanto riguarda gli adulti. Un altro aspetto importante sono le testimonianze. Abbiamo la fortuna di avere una rete fitta di rapporti con le imprese e così le imprese vengono a fare formazione o testimonianza di aspetti tecnci o trasversali delle loro realtà all'interno della nostra struttura.

Se capisco bene i corsi nascono da un lato in seguito alle esigenze manifestate dalle imprese e dall'altro attraverso un'analisi dei bisogni svolta da voi...E' corretto?
Sì. Da una parte ci sono i contatti diretti. E quindi sono le aziende o gli stessi liberi professionisti che ci chiamano e ci chiedono determinate iniziative oppure i soggetti che si trovano in stato di disoccupazione che propongono anche delle iniziative in una logica di riconversione personale. Il più delle volte siamo anche noi che analizziamo i fabbisogni del territorio proprio in virtù del rapporto a monte con le aziendee di quello che è il nostro costante monitoraggio del territorio.

Di cosa c'è bisogno in questo momento?
Vi sono molti comparti in crisi e le esigenze sono quelle di affinare le competenze e potersi proporre alle aziende con un bagaglio culturale ed un set di competenze integrato con della formazione e con altri aspetti innovativi. Servono percorsi di innovazione in quanto le aziende progrediscono e le persone devono satre al passo.

Voi collaborate anche con molte associazioni di categoria?
Con tutte. E' un rapporto fondamentale. Mi permetto di ringraziarle tutte per la disponibilità. Molte iniziative senza la loropresenza sarebbero impossibili. In particolare vorrei ringraziare l'Ente Paritetico Edile della Valle d'Aosta e la Rete Amica Carrozzeria che in questi anni ci hanno molto supportato nei nostri percorsi biennali nel settore edilizia-termoidraulica e in quelli triennali della meccanica auto e della carrozzeria.

Novità per il 2019?
Ricordiamo soprattutto ai ragazzi che stanno frequentando il terzo anno delle Scuole Medie che prosegue la sperimentazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale, che stanno diventando un punto di riferimento per quei ragazzi che don Bosco chiamava i ragazzi con l'intelligenza nelle mani, per ragazzi che vogliono attraverso un sapere pratico affrontare quella che è una qualifica di primo livello e stanno diventando anche un punto di riferimento per quella che è la lotta alla dispersione scolastica, un'offerta concreta per questi giovani che vogliono frequentare percorsi altermativi a quelli standard della scuola. Un'altra novità importante è che stiamo ampliando il catalogo dei corsi sia per soggetti privati che per le imprese e in autunno avremo delle novità interessanti per i soggetti disoccupati.

Un sogno come Centro da realizzare?
Concludo con una frase di don Bosco che in una intervista diceva “Pensi ognuno che l'uomo è nato per il lavoro e che solitamente chi lavora con amore ed assiduità ha la pace nel cuore e trova lieve la fatica e potrà imparare l'arte intrapresa per procacciarsi onestamente il vitto”. Il sogno nostro è davvero quello di consentire a tutte le persone che frequentano i nostri corsi di trovare un'attività lavorativa che porti nuovamente quella dignità alla persona per vivere in maniera serena con lapropria famiglia.

9 maggio 2019

#Grandangolo sulle #Professioni in Valle d'Aosta: I #Geometri

IDENTIKIT

Iscritti totali anno 2018: 398

Composizione del Consiglio Direttivo
Presidente:Vautherin Rémy
Vice Presidente: Lavy Ettore
Segretario: Avoyer Denise
Tesoriere: Repele Giorgio
Consiglieri: Neyroz Giuliano, Repele Stefano e Verando Davide.

Delegato Cassa per il quadriennio 2017-2021: Perruquet Carlo

Trend: nei prossimi anni in termini di iscritti si prevede in discesa

E-Mail: sede@collegio.geometri.ao.it

Sito internet: www.collegio.geometri.ao.it/


INTERVISTA AL PRESIDENTE REMY VAUTERIN

Quali sono le principali problematiche a livello regionale e nazionale?
A livello nazionale probabilmente la situazione si presenta migliore di quella regionale. C'è un lieve
miglioramento del mercato che normalmente noi gestiamo, cioè catasto, rilievi, gestione immobili,
assistenza agli atti e tutta una serie di altre situazioni in quanto è molto vasto il nostro campo. In campo regionale è venuta a mancare tutta una serie di finanziamenti e di aiuti che la Regione normalmente dava e su cui si è impostata tutta l'economia regionale, tanto che adesso lo scenario
è veramente critico in quanto sono sei anni che il trend è in continuo calo. E' tutto fermo, anche
con l'agricoltura che è stata praticamente azzerata. Il comparto dell'edilizia è calato di oltre il 30% in Valle d'Aosta.
La sede del Collegio

Esistono possibilità di lavoro in Valle d’Aosta oppure il settore è saturo?
Per paradosso sì, nel senso che ci sono alcuni nostri anziani colleghi che stanno abbandonando per via dello scenario di crisi e di una burocrazia che ormai non ha più limiti: questo fa sì che, raggiunta l'età della pensioni, abbandonino completamente l'attività. Di qui la possibilità di sostituire
questi professionisti. Per i giovani insomma un po' di mercato c'è.

Esistono nuovi sbocchi professionali? 
Ce ne sono sempre. Ad esempio tutto quello che riguarda il campo energetico può essere una buona
opportunità di lavoro. Penso alle certificazioni e via dicendo. Il Catasto è sempre in evoluzione. La
stessa Agenzia delle Entrate ha sempre maggiori necessità di più precisazioni in materia di accertamenti urbani, fabbricati, di conseguenza da quel punto di vista ci sono sempre opportunità.
E poi ci sono dei settori che possono crescere da un momento all'altro, a partire dalla gestione degli immobili che con le nuove normative di fatto comportano più professionalità e anche gli immobili
pubblici avrebbero bisogno di una management molto più professionale ed esterno alle sole degli uffici tecnici della Regione o dei Comuni.

Iniziative di formazione realizzate nel 2018 e in programma nel 2019?
E' un tema che da oltre dieci anni continuiamo a gestire. Già nel 2009 per noi era diventata  obbligatoria la formazione continua. Tanti di questi temi sono trattati dal Collegio regionale, altri più a livello nazionale. Ovviamente quello che riguarda la Regione è più attinenente alla formazione che serve direttamente ai nostri colleghi. E quindi ci attiviamo quotidianamente nel tentativo di offrire tutto quello che è utile approfondire con corsi, convegni e anche seminari.

Consigli per chi si vuole avvicinare alla professione?
Noi abbiamo anche la fortuna di avere in Valle d'Aosta la scuola collegata con la nostra professione, peccato che non ci sia più la sede di Châtillon-Saint- Vincent. Ora la scuola è diventata il Cat e noi siamo molto presenti all'interno della scuola con l'obiettivo di far capire ai ragazzi che stanno intraprendendo questo tipo di scuola in cosa consista il nostro lavoro. Tra l'altro abbiamo un progetto nazionale che si chiama “geoorientiamoci” dedicato alle Scuole Medie. Da tre anni contattiamo
i ragazzini delle Medie e facciamo loro vedere che cosa facciamo come geometri. Con un programma
specifico diamo loro la possibilità di progettare la loro classe. L'anno scorso abbiamo dato
vita a 25 laboratori, cioè 25 classi delle scuole Medie contattando quasi 500 ragazzi.

Ci sono problemi sul fronte pensionistico?
Anche noi come altri Ordini abbiamo dei problemi ereditati da situazioni precedenti. Ha avuto infatti
una evoluzione molto rapida e imprevedibile tutto il comparto del settore pensionistico.Avendo la
possibilità di gestircelo si sono fatte delle scelte talvolta non condivise da tutti in quanto voleva dire fare delle rinunce importanti. Tutto sommato noi abbiamo una proiezione per il futuro che almeno attiene ai 50 anni che è quello che il Ministero ci impone.

Il mondo digitale è entrato nelle vostre professioni? E se sì come?
Assolutamente sì. Ormai operiamo quasi quotidianamente online dalle nostre postazioni con il Catasto e con tutti i Comuni. Abbiamo la possibilità di inviare tutte le pratiche edilizie online, soprattutto con lo Sportello unico. Adesso quasi tutti i comuni si stanno attrezzando per ricevere le pratiche più semplici, ad esempio le Scia, cioè la segnalazione di certificato inizio attività, e il Catasto ormai le riceve online da un decennio. Fortunatamente abbiamo anche la possibilità di operare sul territorio, sicuramente l'aspetto più bello della professione, ma anche qui possiamo avvalerci delle tecnologie più moderne come il GPS, i rilievi fatti con i droni che dialogano direttamente con le postazioni in ufficio. Il livello tecnologico è alto.

Un valore professionale da recuperare in questa nostra società?
Tanto della professione del Geometra è rivolto alla società. Noi siamo il tramite tra la società, il cittadino, e tutte le istituzioni. Questo è un valore che va assolutamente recuperato. Non siamo noi quelli che impongono la burocrazia, ma il mezzo per cercare di risolverla e renderla più facile. Inoltre
abbiamo da sempre un po' il compito di aiutare le persone a gestire il proprio patrimonio edilizio
anche solo dei terreni. Purtroppo ci stiamo accorgendo che, messi sul mercato come se fossimo
delle persone che devono imporsi economicamente, alla fine si rischia sempre di passare dalla parte
del mercante piuttosto che del professionista. Il rapporto con il professionista nel passato era sempre
di tipo fiduciario, ora con la concorrenza, talvolta sleale, non è più così.

8 maggio 2019

#Grandangolo sulle #Professioni in Valle d'Aosta: Gli #Agenti di #assicurazione

Identikit del Sindacato nazionale degli Agenti di assicurazione



Iscritti totali anno 2018: 22


Presidente:Sergio Amail
Vice Presidente: Davide Omezzolli
Segretario e Tesoriere: Zaverio Manino
Consiglieri: Cesare Clap, Flavia Zanella, Roberto Bettanin e Nicole Moussanet
                                                          
Il trend nei prossimi anni in termini di iscritti si prevede: stabile

Sito internet: http://www.snaservice.it/


Intervista al Presidente Sergio Amail


Quali sono le principali problematiche a livello regionale e nazionale?
Noi abbiamo un contratto nazionale che è scaduto nel 2003 e che per vari motivi non è mai stato rinnovato in quanto le compagnie di assicurazione vorrebbero ridurre le tutele presenti in questo accordo e proponendo un accordo molto stringato e rimandando tutto il resto alla contrattazione di secondo livello, cioè tra gruppi di agenti e compagnie di assicurazione. Inoltre a livello professionale i competitors sono aumentati notevolmente in questi ultimi anni.


Esistono possibilità di lavoro in Valle d’Aosta oppure il settore è saturo?
Per quanto riguarda il comparto RCAuto è saturo. Come sappiamo tutti è un settore con molta competizione dove si stanno affacciando banche e compagnie online che aggrediscono il mercato in maniera piuttosto pesante. Il problema è che viene fatta una offerta dove c’è poca intermediazione, poca consulenza, una semplice offerta di prodotto puntando sul prezzo. Negli altri rami invece, cioè protezione, previdenza, tutela legale, pensione integrativa, teoricamente ci sarebbe un potenziale elevato di lavoro da fare.

Esistono nuovi sbocchi professionali?
Per i giovani sicuramente sì in quanto oggi nella nostra categoria manca il ricambio generazionale. Purtroppo il nostro lavoro sta diventando sempre più complicato quindi spesso è stato un lavoro tramandato di padre in figlio. Le difficoltà che stiamo affrontando in questi anni cioè la diminuzione della redditività e altri problemi burocratici lo rendono meno appetibile.

Iniziative di formazione realizzate nel 2018 e in programma nel 2019?
Abbiamo già un obbligo di aggiornamento professionale di 30 ore annue. Inoltre quando vi sono cambi normativi importanti come sezione provinciale di Aosta chiamiamo specialisti del settore che organizzano dei corsi di livello elevato e spesso ci sono anche colleghi di altre regioni che partecipano ai nostri corsi. Inoltre il nostro sindacato nazionale organizza diversi incontri in varie località dove noi siamo presenti per cogliere tutte le novità che possono interessare la nostra categoria. La nuova direttiva europea sulla distribuzione assicurativa in vigore da quest’anno detta nuove regole, molto severe e stringenti, a tutela del consumatore e ci obbliga ad aggiornarci su questo tema.

Consigli per chi si vuole avvicinare alla professione?
Innanzitutto converrebbe avere almeno una laurea in economia. Consigliamo comunque di rivolgersi al nostro sindacato che è in grado di preparare chi vuole avvicinarsi a questo lavoro e dargli una formazione anche per superare un esame di stato che è previsto per l’abilitazione e l’iscrizione al nostro registro unico intermediari. Una volta superato l’esame si può o collaborare con altri colleghi che hanno già mandati da compagnie sulla piazza oppure cercare una compagnia alla quale richiedere un mandato per poter operare. Chiaramente è consigliabile fare una trafila un po’ più prudente e, quindi, avvicinarsi a qualche collega e cominciare a collaborare. Insomma un po’ per gradi. Non bisogna avere fretta. Anche perché aprire subito un’agenzia significa spese immediate. Il passo rischia di essere un po’ troppo lungo.

Ci sono problemi sul fronte pensionistico?
A livello generale, chi come studia questo settore da anni, sa che problemi sul fronte pensionistico ce ne sono da più di 30 anni. Gli effetti si sono manifestati prima con la Riforma Dini, passando dal sistema retributivo a quello contributivo, e poi si sono accelerati con la Fornero. In merito alla nostra professione siamo assimilati alla Cassa dei Commercianti, inoltre abbiamo un nostro fondo di categoria dove versiamo tutti gli anni e quindi all’età dell’acquiescenza ci fornirà una pensione integrativa a quella di base statale.

Il mondo digitale è entrato nelle vostre professioni? E se sì come?
I sistemi che noi adoperiamo nelle nostre agenzie per l’emissione dei contratti, per la manutenzione e quant’altro sono tutti online già da molti anni e sono in continua evoluzione. Utilizziamo sempre di più gestionali informatici e quindi anche noi siamo stati costretti ad utilizzare questa tecnologia per tutta la nostra attività. Questo ci ha spinto sempre di più verso un profilo professionale di tipo consulenziale. Ci tengo a sottolineare che noi siamo rivolti mentre tanti nostri competitors si concentrano sul prodotto. Noi prima di tutto ascoltiamo le esigenze dei nostri assicurati, cercando di fornire lori i prodotti più adeguati.

Un valore professionale da recuperare in questa nostra società?
L’intermediazione. Come ho già detto noi siamo orientati al cliente. Non forniamo un prodotto a prescindere, ma valutiamo le sue necessità e gli forniamo il prodotto che è più adeguato per lui come del resto prevede anche la nuova direttiva comunitaria. Altri competitors hanno un prodotto e lo devono vendere e fanno così leva sul prezzo. Come dico spesso ai miei assicurati le polizze sono dei contenitori la differenza la fa il contenuto. 

6 maggio 2019

Carlo Cottarelli ad Aosta il 10 maggio

I Rotary Club Aosta e Courmayeur-Valdigne, col sostegno di Banca Passadore & C e la collaborazione di Confindustria Valle d’Aosta, Ordine dei Dottori Commercialisti Valle D’Aosta, Ordine dei Consulenti del Lavoro e Università della Valle d’Aosta, organizzano una conferenza con il Prof. Carlo Cottarelli che terrà una relazione sul tema: «Il Sistema Italia nel contesto internazionale: quale equilibrio tra competitivita’ e stato sociale?» che si terrà ad Aosta il 10 maggio, alle 20,30, presso la sala congressi dell’Hostellerie du Cheval Blanc, che avrò il piacere di moderare.

Vi aspetto.

L’evento sarà aperto al pubblico e la partecipazione gratuita, ai partecipanti dei rispettivi ordini professionali organizzatori saranno attribuiti i crediti validi ai fini della formazione continua obbligatoria.

3 maggio 2019

Complementi di arredo made in #Brazzale


Proponiamo l’intervista a Stefano e Simone Brazzale della Brazzale design, una delle tante
realtà imprenditoriali ospiti di Maison & Loisir. I due fratelli si sono alternati nell’intervista che riportiamo come fossero un’unica voce. Entrambi sono stati intervistati nel corso della Fiera Maison & Loisir.

Prima di tutto spieghiamo di cosa vi occupate?
Siamo una piccola azienda che progetta, disegna e produce artigianalmente mobili su misura e soluzioni architettoniche in legno e ferro.

Come sta andando la fiera?
Ringraziamo innanzitutto l'organizzatrice Miriam Ghigo per averci convinti a partecipare a Maison &
Loisir. Nei primi due giorni sono passate in fiera moltissime persone, abbiamo avuto l'occasione di
creare diversi contatti, di conoscere e farci conoscere da persone che appartengono a realtà più o meno vicine alla nostra, e persino di concludere qualche affare. Questo per noi non è una cosa così scontata, nelle fiere di settore ci è infatti capitato spesso di stabilire contatti per possibili occasioni future. Molto più rare sono state invece le vendite dirette.

Il vostro è un settore legato al mercato immobiliare non deve essere un momento semplice…
Non crediamo che la crisi del mercato immobiliare sia tra i maggiori responsabili delle difficoltà che
contraddistinguono il nostro settore. Crediamo invece che l'ostacolo più grande da affrontare per
le piccole imprese e gli artigiani, sia il riversarsi di una grande fetta della richiesta, verso i grandi distributori e le grandi fabbriche che producono arredamento a prezzi imbattibili. Sta succedendo secondo noi ciò che è già successo in passato alla categoria dei sarti, passati da una situazione in cui confezionavano, cucivano, riparavano abiti e accessori per tutti ad una nuova realtà dove rammendare
un calzino costa di più che comperarne tre paia di nuovi.

Festeggiate dieci anni di azienda. Iniziate ad essere una realtà consolidata...
In una realtà che è in continuo cambiamento, dopo 10 anni di attività, la nostra realtà personale sicuramente si è consolidata, e altrettanto sicuramente, per stare al passo deve essere in continua evoluzione.

Cosa vuol dire fare innovazione in un settore come il vostro?
Nel nostro settore innovare oggi significa collaborare, nel senso di appoggiarsi alle aziende concorrenti, che in questo caso diventerebbero colleghe di lavoro, per effettuare alcune lavorazioni all'interno di un processo produttivo, con il fine di contenere i costi a vantaggio del cliente
finale che lo richiede. Non tutti sanno fare tutto, è giusto riconoscere le competenze di tutti. Un altro
tipo di innovazione crediamo sia quella di dare un prodotto di alta qualità, di modo che sia ben visibile all'occhio del cliente la differenza tra un prodotto artigianale e uno fatto in catena di montaggio. Sempre più persone oggi non sono più disposte a parità di prodotto a giustificare un prezzo maggiore per il fatto che uno sia fatto a mano. Pertanto il prodotto artigianale secondo
noi deve distinguersi, adattarsi all'esigenza particolare del cliente e non limitarsi ad imitare uno standard.

Vi rivolgete esclusivamente a clientela locale?
I nostri clienti sono all'incirca per un 40% locali, per un 50% sono persone non Valdostane ma
che qui in Valle hanno una seconda casa per le vacanze. Il restante 10% delle commesse proviene
da fuori regione.

Se doveste avviare un’attività imprenditoraile oggi che cosa non fareste?
Come prima cosa crediamo sia importante capire in anticipo a quale fetta di mercato rivolgere il proprio prodotto e confezionarlo su misura per il futuro cliente. Quello che invece crediamo sia da non fare, anche se ci dispiace molto, è investire in manodopera. Un macchinario che faccia più lavorazioni sembra essere un investimento migliore rispetto alle risorse umane. Una tendenza delle grandi imprese è infatti quella di dislocare la produzione all'estero, in paesi dove gli stipendi dei lavoratori siano più bassi. E dal canto mio, io come italiano, quando indosso i panni del consumatore
pretendo un prezzo basso e mi ritrovo quindi a chiedere al me stesso che indossa quelli del lavoratore
di abbassarmi lo stipendio oppure di lavorare più velocemente. Questo sembra paradossale ma
credo che sia un po' il quotidiano di tutti noi.

Novità per il 2019 come impresa?
Investire in comunicazione col fine di farci vedere più spesso, con un più ampio raggio d'azione, per
far conoscere le capacità e i punti di forza che ci contraddistinguono ai nostri clienti potenziali.

Un sogno imprenditoriale da realizzare?
Un sogno ce lo abbiamo! Quello di avviare la produzione della nostra collezione di pezzi. Si tratta
di complementi d'arredo che negli anni abbiamo creato e che ora ci piacerebbe fare arrivare oltre i
confini della nostraValle. Questi pezzi racchiudono in loro la qualità e lo stile del made in Italy con
un’importante influenza che deriva dalla tradizione artigianale valdostana che ricordiamo, grazie alla
fiera di Sant’Orso, è per noi una scuola millenaria. Utilizziamo nei nostri prodotti materie antiche
come il legno e il ferro, li accostiamo insieme creando forme che assecondino la sostanza di cui sono fatti. Immaginate il piano in legno di un grosso tavolo, spesso per esigenza, che è sorretto da alcune lastre di ferro che invece sono molto sottili. Questo è un esempio di cosa intendiamo quando diciamo che nei pezzi di Brazzale Design la forma è sostanza.

2 maggio 2019

#Confidi agricoltori: confermati Balicco e Quendoz

Confermati alla Presidenza Giuseppe Balicco di Nus e alla vice-Presidenza Raffaella Quendoz di Gressan. Gli altri amministratori eletti dall’Assemblea, per il prossimo quinquennio sono Dalbard Remo di Pollein, De Zordo Adele di Verrès, Denarier Marino di Avise, Diemoz Italo di La Salle, Dondeynaz Marcello di Verrès, Lanièce Angelo di Champdepraz, Mossoni Ezio di Aosta, Perraillon Yves di Chambave. Faranno, inoltre, parte del Consiglio Direttivo Nicoletta Alessio di Fénis e Vacquin Savino di Brusson, su designazione di Coldiretti Aosta, e Pascal Daniele su designazione della Amministrazione Regionale. La Dottoressa Daniela Martorina segue l’organizzazione amministrativa con incarico di Direttore. «Da una parte la soddisfazione per il riconoscimento del lavoro sinora fatto, dall’altra le preoccupazioni per poter sostenere adeguatamente il mondo agricolo in un momento tanto difficile» questo il primo commento di Balicco dopo la riconferma.

Balicco ha voluto anche «ringraziare i colleghi amministratori, la struttura e le banche convenzionate, tutti elementi senza i quali non sarebbe possibile fornire l’adeguata assistenza». Balicco ha poi sottolineato alcune preoccupazioni rispetto al dibattito locale e nazionale «incentrato esclusivamente sulla creazione di grandi soggetti vigilati dalla Banca d’Italia, frutto di fusioni resesi necessarie a seguito dell’innalzamento dei parametri richiesti. Un dibattito che escluderebbe, ad oggi, le realtà più piccole come la nostra che - grazie ad una buona patrimonializzazione e una gestione snella - sono, invece, ancora fondamentali per molte piccole aziende agricole. Il nostro futuro di confidi minore sarà definito, - ha concluso Balicco - con l’ufficializzazione delle norme attuative di un decreto del 2010 che, a nove anni di distanza, ancora non hanno visto la luce, sempre nella speranza che tali norme non rappresentino esclusivamente oneri ed impegni ma anche la possibilità, per le piccole e sane realtà come la nostra, di continuare a prestare – al meglio – i propri servizi alle aziende associate».

Il Confidi Agricoltori è nato nel 1981 su iniziativa di Coldiretti Valle d’Aosta al fine di fornire
intermediazione bancaria e consulenza finanziaria alle aziende agricole della Regione. Oggi conta
circa 260 soci ed eroga garanzie per circa 9, 5 milioni di Euro. Il settore zootecnico, come da previsione, costituisce il settore di attività con il maggior peso delle garanzie in essere con ben il 79%
del totale. Una buona crescita si è registrata per le produzioni ortofrutticole e la coltivazione della
piante officinali (8%) oltre ad un aumento nel settore vitivinicolo (6%), tra i fiori all’occhiello
della realtà valdostana. Gli affidamenti a breve erogati nell’ultimo anno sono stati pari a circa € 2,
9 milioni mentre i finanziamenti (a medio e lungo termine) sono risultati pari a circa € 2, 1 milioni
per un importo complessivo di affidamenti in essere pari a circa € 17, 8 milioni. Le garanzie in essere
ammontano complessivamente a circa € 9, 5 milioni a fronte di un patrimonio netto del Consorzio di oltre € 3, 7 milioni. Gli Istituti convenzionati sono BCCV, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di
Sondrio, e Finaosta. Gli utenti possono trovare, presso il Confidi, diverse agevolazioni; naturalmente
la partecipazione alle garanzie, ma anche costi di istruttoria estremamente accessibili, riduzione
delle procedure burocratiche e un iter procedurale molto rapido al fine di poter erogare finanziamenti, aperture di credito e anticipazioni sui premi comunitari spettanti alle imprese agricole nel minor tempo possibile. In questo scenario va rimarcato come anche nel 2018, in maniera ormai sistematica
e cronica, gli agricoltori abbiano dovuto affrontare il problema dei contributi AGEA - un sistema
che da anni non riesce a dare garanzie sugli importi dei contributi e sui tempi di erogazione degli
stessi. Proprio per far fronte a questa criticità il Confidi Agricoltori ha continuato ad offrire il
suo prodotto specifico – anticipazioni PSR e PAC - con garanzia all’80% ed abbattimento dei costi
commissionali (0, 25% al posto del 0, 60%): un prodotto che nel corso del 2018 ha visto l’erogazione
di finanziamenti per quasi € 1, 4 milioni.
 

© ImpresaVda Template by Netbe siti web