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31 marzo 2016

#ChardonnayCuvéeBois di #LesCrêtes secondo fra vini i bianchi italiani

L’autorevole rivista Gentlemen ( Class Editori ), con la  firma del noto giornalista Cesare Pillon, ha compilato nel numero in uscita ad  Aprile,  la classifica dei migliori vini bianchi Italiani 2016.

Dall’incrocio dei risultati delle sette guide Italiane di settore   maggiormente  seguite dai “wine lowers “  ( Gambero Rosso,  Espresso, Veronelli, Bibenda, AIS, Cernilli, Maroni ), lo Chardonnay Cuvée Bois  2013 di Les Cretes di Aymavilles si è piazzato sul podio Nazionale dei vini bianchi.

La classifica  vede al primo posto il Cervaro della Sala 2013  di Antinori (Umbria ), con 658 punti, al secondo posto lo Chardonnay Cuvée Bois  2013 Les Cretes ( Valle d’Aosta ), con 653 punti, al terzo posto il Muller Thurgau Feldmarchall 2013 di Tiefenbrunner ( Alto Adige ), con 648,5 punti.

A far la parte del leone nella classifica   per Regioni sono  il Friuli e l’Alto Adige, pari merito  al primo posto del podio con nove vini,  seguono le Marche con tre vini, ed il Veneto con 2 vini.


«Per la Nostra Azienda,  per i nostri. dipendenti,  - spiega Costantino Charrère - questo risultato è motivo  di grande soddisfazione. Ancora una volta  lo  Chardonnay Cuvée Bois prodotto ad Aymavilles,  mette in luce il lavoro della Famiglia Charrère,  che nel solco delle generazioni,  produce  in montagna  con impegno e passione. Ed è anche  motivo di orgoglio per la Valle d’Aosta, territorio unico e irripetibile, in grado di offrire ai Valdostani stessi, ai turisti, e al grande pubblico degli appassionati,  vini bianchi di caratura Internazionale».

13 marzo 2015

#LesCrêtes al #Vinitaly: tre appuntamenti

L'etichetta Les Crêtes della famiglia Charrère sarà presente al prossimo Vinitaly, dal 22 al 25 marzo, a ben tre eventi.

The Good, the Bad and the Ugly of Artisanal Wines
Vini certificati bio frutto di un'attenzione per l'ambiente o vini naturali e artigianali che raccontano
storie di un indissolubile legame con il territorio, vini che piacciono sempre più sui mercati internazionali, con piccole e piccolissime cantine più conosciute all'estero che nel proprio Paese.
A Vinitaly, in programma ci saranno due saloni specializzati, Vinitalybio e Vivit, e quest'anno per la prima volta una collettiva Fivi. Per fare un po' di chiarezza, quest’anno è addirittura in programma il 24 marzo (Sala Argento – Palaexpo, ingresso A2, piano -1) un Executive Wine Seminar con degustazione finale dal curioso titolo «The Good, the Bad and the Ugly of Artisanal Wines», organizzato dalla Vinitaly International Academy – VIA, che con il contributo di esperti internazionali definirà cosa sono e come si qualificano – anche dal punto di vista commerciale sui diversi mercati – le varie tipologie di prodotto; al termine una degustazione di vini italiani ed esteri per capire il valore organolettico dei vini artigianali, in crescita anche dal punto di vista qualitativo.
Moderator sarà Stevie Kim, Managing Director of Vinitaly International. Speakers: Pedro Ballesteros Torres MW, Decanter WWA Panel co-Chair. / The letter of the law: defining artisanal, biologic, organic and biodynamic in Europe and the rest of the world; Monty Waldin, Decanter. / The good about biodynamics and green agriculture; Robert Joseph, wine expert and writer. Founder of Wine International Magazine and the London International Wine Challenge. / All that is bad in natural and artisanal wines; Ian D'Agata, Scientific Advisor of Vinitaly International and Scientific Director of Vinitaly International Academy. / Why it can all get ugly: the biology and biochemistry of artisanal wines; State of the Art lecture: Olivier Humbrecht MW, co-owner of Domaine Zind Humbrecht. / My twenty years experience with artisanal and bio wines e il nostro Costantino Charrère, owner of Les Cretes and past president of FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti)./ I vini artigianali nell’esperienza dei piccoli produttori, ieri oggi. Scenari futuri. A seguire vi sarà una degustazione di 8 vini artigianali italiani e stranieri. Si tratta di un appuntamento che, con rigore scientifico, vuole dare risposte alle domande più frequenti di chi si approccia a questi vini o di chi è scettico: cosa vuole dire essere artigianale nel mondo del vino? Può una grande azienda essere artigianale? O solo coloro che si sporcano le mani in vigna tutti i giorni con piccole produzione possono godere di questa definizione? E i vini non biologici possono essere anch'essi artigianali? Ma poi, cosa vuole dire esattamente vino biologico? A parlarne grandi esperti del mondo del vino italiano e internazionale: il Master of Wine Pedro Ballesteros Torres, che introdurrà i concetti legali di biologico, biodinamico e altri termini (ad esempio, ciò che è biologico in Italia non lo è in USA, e viceversa); Costantino Charrère, proprietario di Les Cretes ed ex presidente Fivi, che illustrerà il lavoro delle piccole aziende che spesso fanno viticoltura eroica; Monty Waldin, della rivista Decanter e autore di oltre dieci libri e video sull'agricoltura biodinamica; Ian D'Agata, responsabile scientifico VIA e Vinitaly International, che analizzerà la biologia e la biochimica di vini naturali; Robert Jospeh, uno dei decani del wine writing mondiale, fondatore di Wine International Magazine e del London International Wine Challenge; Olivier Humbrecht, cotitolare della alsaziana Zind Humbrecht, una delle trenta più famose aziende di vino del mondo che sarà presente al Vinitaly per racconare la sua ventennale esperienza nel mondo del vino artigianale e biologico. I lavori si chiuderanno con una speciale degustazione guidata di otto tra vini italiani ed esteri, di produttori famosissimi in tutto il mondo, dall'italiano Gulfi (espositore di Vinitaly) al francese Leroy.

Per partecipare a questo Executive Wine Seminar VIA è necessario iscriversi gratuitamente on-line sul sito di Vinitaly, nella sezione DEGUSTAZIONI – EXECUTIVE WINE SEMINARS dell'Area Visitatori.

Fivi al Vivit (padiglione 12)
Evento ormai consolidato, Vivit, vetrina dei vini artigianali, frutto del lavoro di quei produttori che si riconoscono nell’autenticità di un territorio e nella individualità, viene riproposto per il quarto anno nella sua formula ormai tradizionale e di successo. Oltre 120 le cantine presenti, provenienti oltre che dall'Italia da Gran Bretagna, Francia, Germania, Austria e Slovenia. Collettiva Fivi (pad. 8) - Per la prima volta sarà presente a Vinitaly una collettiva di 56 aziende vitivinicole aderenti alla Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti). La Fivi è un'associazione di aziende vitivinicole (convenzionali, biologiche e biodinamiche) che svolgono al loro interno tutto il ciclo dalla raccolta dell'uva alla commercializzazione del vino prodotto con le proprie uve, con lo scopo di rappresentare la figura del viticoltore di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e l'autenticità dei vini italiani.

Les Cretes a “I Tre Bicchieri al Vinitaly 2015”Domenica 22 marzo, dalle 11.30 alle 16.30, presso la "Sala Argento", piano interrato Palaexpo, Les Cretes con il Petite Arvine 2013 Stelvin tra i premiati nella 28ma edizione di Vini d’Italia sarà in degustazione al Vinitaly. Dopo lo straordinario successo delle scorse edizioni Gambero Rosso e Vinitaly presentano per il quarto anno la grande degustazione dei vini premiati nell’edizione 2015 di Vini d’Italia. In degustazione troverete, tra gli altri, i vini che hanno ottenuto i PREMI SPECIALI (miglior rosso, miglior bianco, migliori bollicine, ecc. ecc.), i TRE BICCHIERI sotto i 15 euro (ben 108), e i TRE BICCHIERI VERDI, quelli prodotti da aziende sensibili alle istanze della sostenibilità ambientale. All’evento parteciperanno produttori, importatori, distributori, ristoratori, giornalisti della stampa italiana ed estera, opinion leader e ospiti internazionali.

9 marzo 2015

#WineSpectator: due #vini bianchi valdostani fra i 14 migliori italiani


Mancano pochi giorni all'evento esclusivo “OperaWine, Finest Italian Wines: 100 Great Producers" Première che Vinitaly, in collaborazione con la rivista americana di riferimento per il mercato americano Wine Spectator, ha espressamente dedicato agli operatori specializzati di tutto il mondo. Previsto il 21 marzo a Verona.

OperaWine è arrivato alla sua quarta edizione e si propone come un concentrato dell'eccellenza vinicola del Bel Paese. Obiettivo primario dell'iniziativa è la valorizzazione delle caratteristiche intrinseche dei vini italiani e dei loro produttori, un modo immediato e veloce per favorire soprattutto gli operatori internazionali e permettere loro di incontrare le aziende produttrici, conoscerle nel loro contesto culturale, capirne le scelte e più di ogni altra cosa apprezzarne le peculiarità.

Quest'anno oltre alla cantina Les Crêtes, di cui ho scritto spesso in passato in questo blog, la presenza valdostana si arricchisce. Anzi raddoppia. Ma non solo. Su 14 vini bianchi segnalati a livello italiano ben due - entrambi Chardonnay, il Elévé en Fût de Chêne di Anselmet e il Cuvée Bois di Charrère, sono valdostani.

«Questa è la mia prima volta ad OperaWine e sono allo tempo stesso felice e in apprensione. - commenta Giorgio Anselmet -  Ho lavorato molto su questo vino, nel corso degli anni, anche dopo i primi consensi, non mi sono mai fermato, andando di volta in volta alla ricerca di qualche piccolo dettaglio in più. Non è affatto importante aggiungere un riconoscimento in bacheca,  ma verificare che il mio lavoro di rifinitura abbia fatto evolvere un vino nel quale ho sempre creduto in modo da essere riconosciuto di riferimento non solo nel mercato italiano, il cui gusto è facilmente riconducibile al mio, ma su tutti i principali mercati internazionali: il francese e lo svizzero prima, l'inglese poi e ora l'americano. Mi affascina conoscere il giudizio di chi degusta i miei vini, ascoltare come enologi e sommelier descrivano i profumi e i sapori per ritrovare nelle loro parole i miei obiettivi iniziali, la mia ricerca. Ognuno di noi percepisce e apprezza un bicchiere di vino a modo suo, secondo l'umore di un momento, l'ambiente che lo accoglie, la compagnia che lo circonda. Quando produco, anzi quando 'compongo' i miei vini, mi pongo degli obiettivi armonici, vado alla ricerca di un sapore, un gusto, una rotondità, una armonia, un equilibrio per me fondamentali. Se ritrovo queste caratteristiche nel giudizio di chi degusta il mio vino allora so di aver ottenuto il più alto dei riconoscimenti a cui potessi ambire».

28 febbraio 2015

#LesCrêtes: un «Rifugio» per gli appassionati del #vino

Costantino Charrère (merito anche delle figlie Eleonora ed Elena alle cui solide mani è ora affidata l'azienda, senza dimenticare il sostegno appassionato della moglie Imelda) ha uno sguardo fisso sul futuro e piedi ben piantati su un passato consolidato.

Fare viticoltura in Valle d'Aosta (con l'etichetta Les Crêtes produce, su un territorio di venti ettari, 180mila bottiglie per un fatturato di 1,4 milioni) vuol dire confrontarsi con i difficili terreni montani che più che sfidati devono essere compresi.

Green e innovazione sono le leve sapientemente mosse dal maggior produttore privato di vino valdostano che, ancora nel marzo 2014, grazie al suo Chardonnay Cuvèe Bois 2011, è stato selezionato dalla rivista Wine Spectator, fra le 100 migliori cantine Italiane.

L’intera gestione agronomica di Les Crêtes è basata sul rispetto e sulla valorizzazione del “terroir”, con la ferma convinzione che essere in armonia con l’ambiente, rispettare e preservare il terreno e il suo equilibrio è fondamentale per continuare ad avere buon vino. Da alcuni anni Les Crêtes applica i principi dell’agricoltura biodinamica e biologica su selezionati appezzamenti, al fine di porre le basi di una viticultura sempre più sostenibile. Ma in generale sono tante le scelte “verdi” dell'azienda.

«Si va dal non utilizzo di insetticidi – spiega Costantino - sostituiti con il controllo per confusione sessuale degli insetti alla gestione del vigneto con pratiche agronomiche e a basso impatto chimico, all'impianto fotovoltaico di 15Kw, all'utilizzo di energia idroelettrica prodotta da acqua per caduta, all'installazione nell'impiantistica di due pompe di calore per il ricupero energetico. E prossimamente, in azienda, vogliamo realizzare una piletta per il ricarico di auto elettriche».

Sul fronte dell'innovazione non va dimenticato la sperimentazione di tappi prodotti con materiali bioplastici di origine vegetale con zero impronta di carbonio e l'uso di tappi a vite Stelvin che consentono una marcata riduzione di additivi all'imbottigliamento. Ma su tutto attualmente – l'inaugurazione è prevista per il mese di giugno – si eleva con forza la nuova cantina (un investimento da due milioni di euro), progettata dall'architetto di Courmayeur Domenico Mazza, perfetta sintesi tra tradizione e modernità. Dotata di una sala degustazione motivazionale vuole essere una sorta di «Rifugio» per gli appassionati del vino.

3 marzo 2014

#WineSpectator seleziona #LesCrêtes fra le 100 migliori cantine italiane

La famiglia Charrère

Anche quest’anno con il Cuvée Bois 2011, l'Azienda Les Crêtes è stata selezionata dalla celebre rivista americana Wine Spectator, fra le 100 migliori cantine Italiane, per il Grand Tasting di Opera Wine "Finest ItalianWines: 100 Great Producers", a Palazzo della Gran Guardia di Verona, Sabato 5 Aprile (dalle 16 alle 18.30), dove l’eccellenza dei vini italiani sarà degustata da un limitatissimo pubblico di 500 invitati.

20 dicembre 2013

#Farinetti: «Dobbiamo raddoppiare l'esportazione e far crescere la coscienza civica»

Da sinistra Costantino Charrère, Oscar Farinetti e Carmine Garzia
L'aula magna dell'Università della Valle d'Aosta, organizzata dal Dipartimento di Scienze Economiche e Politiche dell'Università, ha ospitato ieri sera lo spirito di speranza, la voglia di fare e l'amore per la bellezza di due imprenditori che, pur nella fatica, credono che ci sia una strada affinché il Paese si rialzi.

Di questo e di molto altro hanno parlato per oltre un'ora Oscar Farinetti, Fondatore di Eataly, e Costantino Charrére, Fondatore dell’azienda vinicola Les Crêtes, amichevolmente moderati da Carmine Garzia, Docente di Economia Aziendale presso il Dipartimento di scienze Economiche e Politiche dell’Università della Valle d’Aosta, nel corso della conferenza dal titolo “Storie di Coraggio. Fare impresa nel mondo del cibo e del vino”. Come molti sapranno è in parte il titolo del libro di Farinetti, ma devo dire che non si è trattato di una presentazione della pubblicazione, ma di un evento culturale che credo abbia molto interrogato le coscienze.

Affido a due video una breve testimonianza degli interventi di  Farinetti e Charrère, utile soprattutto per chi non c'era.

Mi limito a citare una frase di Farinetti che mi ha molto colpito: «I Paesi che vanno avanti nel mondo hanno tutti due caratteristiche in comune: esportano molto e hanno un'ottima coscienza civica».
La crisi italiana - aggiungo io - o meglio la difficoltà nel rialzarsi più che la caduta sembra essere più un fenomeno etico che economico.

6 dicembre 2013

Il 19 dicembre Conferenza di Oscar #Farinetti (#Eataly) e Costantino #Charrère (#LesCrêtes) all'Università della Valle d'#Aosta

Il Dipartimento di Scienze Economiche e Politiche dell'Università della Valle d'Aosta organizza una conferenza dal titolo “Storie di Coraggio. Fare impresa nel mondo del cibo e del vino” che si svolgerà il 19 dicembre, dalle 18 alle 19,30, presso l'Aula Magna dell'Università.
Interverranno Oscar Farinetti, Fondatore di Eataly, e Costantino Charrére, Fondatore dell’azienda vinicola Les Crêtes. Modera Carmine Garzia, Docenti di Economia Aziendale presso il Dipartimento di scienze Economiche e Politiche dell’Università della Valle d’Aosta

«L'uscita del volume Storie di Coraggio per i tipi di Mondadori - spiega Garzia - rappresenta un innovativo racconto dell'imprenditoria di successo italiana nel mondo del vino. L'autore è l'imprenditore italiano più celebre nel mondo del cibo, Oscar Farinetti, ed ha percorso l'Italia raccogliendo le storie e il racconto del proprio successo imprenditoriale di dodici realtà clou della produzione enologica nazionale. Tra queste, spicca la prima azienda incontrata: quella del valdostano Costantino Charrére, fondatore di Les Crêtes. L’incontro costituisce un’occasione di riflessione sul contributo del settore del cibo e del vino allo sviluppo dell’economia nazionale e sulle sfide competitive che le aziende che operano nel settore devono affrontare nel mercato internazionale».

9 ottobre 2013

Storie di #Vino: Il Coraggio di Costantino Charrère

Ho letto davvero con grande piacere l'articolo pubblicato oggi su La Stampa a firma di Francesca Soro dove si racconta che Oscar Farinetti, patron di Eataly, ha inserito Costantino Charrère, fondatore dell'etichetta Les Crêtes, fra le dodici storie umane e di impresa del suo libro, edito da Mondadori, «Storie di coraggio», dedicato a 12 produttori tra i più importanti in Italia.

12 dialoghi che, attraversando lo stivale, oltre a Charrère hanno coinvolto Angelo Gaja, Beppe Rinaldi, Walter Massa, Marilisa Allegrini, Josko Gravner, Piero Antinori, Nicolò Incisa della Rocchetta, Ampelio Bucci, Francesca e Chiara Lungarotti, Josè Rallo, Francesca e Alessio Planeta.

Confesso che sapere che c'è un valdostano fra nomi così illustri mi fa davvero piacere e credo sia un riconoscimento che illumina tutto il mondo vitivinicolo valdostano. Mi fa perfino essere un po' più ottimista sul futuro di questa regione. E aggiungo che a Costantino va riconosciuta una tenacia ed una lungimiranza non comuni, che nascono da una passione sincera per il fare bene il proprio lavoro. 

Scrive Farinetti nel presentare il suo libro:

«Il coraggio non è soltanto superamento delle paure, forza d'animo, determinazione nell'agire: per come lo vedo io, se non è accompagnato da capacità di analisi, studio attento dello scenario, tenacia e predisposizione al dubbio, non è coraggio. Non c'è coraggio senza rispetto, cioè senso civico, volontà di vivere in armonia con la natura e con le persone. Non c'è coraggio senza senso di responsabilità: fare e rispondere di ciò che si fa. Una comunità di persone che non si prendono le proprie responsabilità è destinata al fallimento. Non c'è coraggio senza amicizia: insieme ai veri amici è più facile diventare coraggiosi per affrontare un progetto. Non c'è coraggio senza bontà: essere buoni significa essere giusti. (...) Non c'è coraggio senza matematica: conoscere i numeri è fondamentale perché sono l'indicatore più preciso in assoluto dello stato delle cose. Non c'è coraggio senza il mix equilibrato di onestà e furbizia, che devono sempre convivere. Non c'è coraggio senza orgoglio: per ciò che si rappresenta, per la terra, la fabbrica, il proprio lavoro, anche fosse il più umile, la famiglia, la Nazione, la storia. (...) Nelle esperienze che vi raccontiamo non aspettatevi gesti eclatanti e clamorosi. C'è leggerezza e armonia nei vignaioli che ho intervistato. C'è famiglia, c'è impegno, c'è futuro, ma anche passato, c'è l'amore, c'è l'Italia, il mondo, c'è la politica, c'è la speranza. Ma c'è soprattutto tanto coraggio».
C'è poco da aggiungere.Complimenti ancora Costantino. E a tutti gli altri...buona lettura.

13 luglio 2013

Vignaioli Indipendenti: passaggio di consegne fra Costantino #Charrère e Matilde #Poggi


Mercoledì 10 luglio, presso la Reggia di Colorno, si è svolta l’assemblea ordinaria 2013 di F.I.V.I. - Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. I Vignaioli Indipendenti, dopo i saluti e i ringraziamenti di Costantino Charrère, Presidente in carica fin dalla fondazione nel 2008, e ora uscente, hanno votato il Consiglio Direttivo che guiderà la Federazione nel prossimo triennio 2013-16.

L’Ufficio di Presidenza è così composto: Presidente Matilde Poggi, VicePresidenti Leonildo Pieropan e Walter Massa, Segretario Nazionale Saverio Petrilli, Consigliere Delegato agli Affari Istituzionali Gianmario Cerutti. I Consiglieri eletti sono: Stefano Casali, Giulia Cavalleri, Lorenzo Cesconi, Costantino Charrère, Ettore Ciancico, Luca Ferraro, Celestino Gaspari, Armin Kobler, Marco Vercesi, Guido Zampaglione.

«Queste nuove nomine giungono in un momento importante per FIVI - ha detto Charrère - nel corso della sua relazione morale chr ha saputo in poco tempo ritagliarsi in Italia e in Europa grande autorevolezza nei confronti delle Istituzioni di riferimento, attraverso iniziative tangibili e in particolare grazie all’elaborazione del Dossier Burocrazia, documento concreto e dettagliato di sfoltimento burocratico. Il Dossier, recentemente presentato in Commissione Agricoltura del Senato, è stato adottato come testo base per una prima proposta di legge per la semplificazione del lavoro dei Vignaioli».

«FIVI -  ha dichiarato Poggi al momento del suo insediamento - continuerà a procedere, insieme a C.E.V.I. (Confédération Européenne des Vignerons Indépendants), con energia e convinzione sulla strada della tutela dei diritti dei Vignaioli presso tutte le istituzioni preposte sia in Italia sia in in Europa. La nostra presenza sarà attiva e propositiva a tutti i tavoli decisionali per il comparto vitivinicolo/agricolo e il nuovo Consiglio è consapevole dell’impegno e dello spirito di sacrificio necessario. Gli obiettivi si raggiungono operando uniti e insieme, è quindi fondamentale che tutti i vignaioli nostri soci si impegnino per comunicare e diffondere le iniziative e idee FIVI, e soprattutto il nostro marchio che in sé racchiude ciò che noi siamo: vignaioli che coltivano le loro vigne, imbottigliano il loro vino e curano personalmente il loro prodotto».

L’occasione migliore per conoscere i Vignaioli associati a FIVI e per gustare e acquistare i loro vini è l’appuntamento annuale con il grande Mercato dei Vini dei vignaioli indipendenti, che si svolge sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre alla Fiera di Piacenza200 produttori dalle zone vitivinicole di tutta la penisola, oltre 1.000 vini in assaggio, approfondimenti su specifiche tipologie attraverso degustazioni guidate, e soprattutto la possibilità di conoscere tanti territori, le loro unicità, la loro storia attraverso le voci dei Vignaioli. 

Sulla Fivi
Attualmente sono oltre 700 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 7.000 ettari di vigneto, quindi una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. 412.000 sono gli ettolitri di vino prodotti, 55 i milioni di bottiglie commercializzate e oltre 0,5 i miliardi di euro di fatturato. I 7.000 ettari di vigneto sono condotti per il 44 % in regime biologico/biodinamico, per il 18 % secondo i principi della lotta integrata e per il 38 % secondo la viticoltura convenzionale. 

20 aprile 2013

Vendita diretta di vino ai privati in Europa: i quesiti dei Vignaioli Indipendenti

In questi giorni Astrid Lulling, europarlamentare lussemburghese Presidente dellIntergruppo Vino del Parlamento Europeo ha depositato uninterrogazione scritta sulle barriere esistenti allinterno del mercato unico europeo per la vendita di vino fra paesi diversi. In contemporanea altra interrogazione sul medesimo argomento è stata avanzata dallitaliano Giancarlo Scottà. In merito segnalo una nota diffusa dai Vignaioli Indipendenti, come forse già saprai guidati dal valdostano Costantino Charrère, titolare dell'etichetta Les Crêtes. 



«Il tema è caldo - si legge nella nota - e le azioni dei membri del Parlamento fanno seguito alla presentazione da parte di CEVI - Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti e di FIVI Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti di un documento con dettagliate proposte di semplificazione della materia».

Questi alcuni dei quesiti delle interrogazioni:

- la Commissione intende intraprendere misure che permettano alle piccole e medie imprese   vitivinicole di partecipare attivamente al mercato interno europeo attraverso una semplificazione amministrativa?

- quali sono i motivi che impediscono di assimilare l'acquisto da parte dei privati alle vendite a   distanza nei limiti dei quantitativi previsti dalla Direttiva 2008/118/CE (90 litri per vini   tranquilli e 60 litri per gli spumanti)?

- I fondi destinati allo sviluppo rurale e in particolare alla promozione dellenoturismo, non
  sarebbero più efficaci se si permettesse ai viticoltori di intrattenere relazioni commerciali con i
  turisti anche a distanza?

- Quali misure intende intraprendere la Commissione per conseguire una soluzione a questa
  distorsione del mercato, per cui vengono agevolate maggiormente le aziende di grandi
  dimensioni?


Quali le considerazioni possibili? Nel settore vino la vendita diretta rappresenta una percentuale considerevole del totale degli scambi commerciali. In Italia, ad esempio, ben oltre il 30% dei consumatori preferisce acquistare direttamente dai produttori. Le piccole realtà produttive rappresentano spesso un'attrattiva turistica e lo sviluppo del settore enoturistico può rappresentare una soluzione alla crisi attuale per diverse realtà. Quando però un privato vuole acquistare a distanza piccole quantità di vino, da un produttore di un altro Stato membro, deve passare attraverso un rappresentante fiscale che paghi le accise e il prezzo della bottiglia aumenta. Queste barriere, di fatto, impediscono alle piccole e medie imprese di beneficiare del mercato comune e colpiscono al tempo stesso il consumatore.

Su questo e su altri fronti si confermano attivi i Vignaioli Indipendenti, reduci da un Vinitaly impegnativo e di grande soddisfazione, come ribadisce Matilde Poggi, Vignaiola in Bardolino e VicePresidente FIVI. «Siamo stati presenti per il primo anno con uno stand istituzionale in Fiera a Verona. La nostra postazione è stata luogo di incontro e scambio con i nostri associati, con i rappresentanti dei media, e momento di conoscenza della nostra realtà associativa da parte dei consumatori. Abbiamo offerto un servizio ai piccoli vignaioli, che hanno potuto affittare i tavoli presenti per appuntamenti con buyer e importatori, pur non essendo espositori a Vinitaly. È stata davvero una bella iniezione di energia laver registrato molte nuove iscrizioni e vedere quanto entusiasmo c’è intorno alla FIVI, il cui logo è ormai riconosciuto da consumatori e operatori del settore».

I prossimi appuntamenti che vedranno l'associazione protagonista saranno, da venerdì 19 a domenica 21 aprile, «Bewine  Mercato dei Vignaioli del Trentino», organizzato dagli associati trentini a TrentoFiere. E poi il tradizionale appuntamento di fine anno, sabato 30 novembre e domenica 1 dicembre alla Fiera di Piacenza, con il Mercato  dei vini dei  Vignaioli Indipendenti. 

I numeri della FIVI
Attualmente sono 700 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 7.000 ettari di vigneto, quindi una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola.
412.000 sono gli ettolitri di vino prodotti, 55 i milioni di bottiglie commercializzate e oltre 0,5 i miliardi di euro di fatturato.
I 7.000 ettari di vigneto sono condotti per il 44 % in regime biologico/biodinamico, per il 18 % secondo i principi della lota integrata e per il 38 % secondo la viticoltura convenzionale

8 ottobre 2012

I Vignaioli indipendenti ottengono l'utilizzo dei tappi alternativi per i Vini Dop


Segnalo con piacere alcune news della Fivi, la Federazione dei Vignaioli indipendenti che, come molti sapranno, è presieduta dal valdostano Costantino Charrère i cui vini noti con l'etichetta Les Crêtes.


Tappi alternativi
La XIII Commissione Agricoltura ha accolto la proposta di FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, di inserire nel Decreto Ministeriale relativo alle “chiusure per i vini DOP” la possibilità di utilizzar tappi in materiali alternativi al sughero.

La proposta è stata presentata personalmente dal Presidente FIVI Costantino Charrère in occasione della Pubblica Audizione del 14 gennaio 2010 presso la XIII Commissione Agricoltura.
Al termine dell’iter legislativo, il 28 agosto scorso il DM è diventato esecutivo con la pubblicazione sul n. 200 della Gazzetta Ufficiale.


FIVI aveva rilevato nel documento quanto fosse vitale un’apertura all’innovazione tecnologica da parte della Commissione Agricoltura sull’argomento “chiusure per i vini DOP”, per evitare di creare un forte svantaggio competitivo alle aziende vitivinicole italiane rispetto ai competitor provenienti dalle nazioni emergenti, ove il tappo a vite in particolare è utilizzato liberamente per tutti i prodotti.
Grazie a FIVI d’ora in poi ogni singolo produttore potrà quindi scegliere se utilizzare tappi in sughero o tappi di altro genere, per tutti i suoi vini.

Sono utili i nuovi sistemi di sicurezza?
I Vignaioli Indipendenti porteranno il loro contributo al Ministero delle Politiche Agricole in occasione della Pubblica Audizione sulla questione “Sistemi di sicurezza contro le contraffazioni dei prodotti agricoli e alimentari”, ovvero su quanto previsto dall’Articolo 59 bis della Legge n.134 del 7 agosto 2012 a tutela del Made in Italy.
FIVI ha presentato,
attraverso i parlamentari Fiorio, Trappolino e Sani, un’interrogazione al Ministro Catania (Politiche Agricole) e al Ministro Moavero Milanesi (Affari Europei) sui nuovi sistemi di sicurezza “realizzati dall’Istituto Poligrafico e Zecca di Stato, basati prioritariamente su elementi elettronici o telematici…” previsti dall’Art. 59 bis e sui loro costi: il Comma 1 infatti disciplina che tali costi siano “a carico dei soggetti che si avvalgono dell’etichettatura”, quindi dei singoli produttori.


I Vignaioli Indipendenti sottolineano come gli attuali controlli nel settore vitivinicolo siano più che sufficienti e già particolarmente onerosi. Evidenziano anche i costi aggiuntivi, difficilmente sostenibili dalle imprese (soprattutto le piccole e medie del settore vino, dotate di organizzazione artigianale). Costi che ricadrebbero poi inevitabilmente sui consumatori.


FIVI di conseguenza ha chiesto al Ministro Catania di verificare la necessità di questi nuovi adempimenti e la convocazione di un tavolo di concertazione con associazioni di categoria e consorzi di tutela interessati. 

12 luglio 2012

Consiglio di territorio di Unicredit: «Occorre un nuovo modello di sviluppo»

Da sinistra Vladimiro Rambaldi, Luisa Vuillermoz, Costantino Charrère e Andrea Celesia
Proseguo la cronaca (leggi qui la prima parte), iniziata ieri, dell'incontro organizzato dal Consiglio di Territorio di Unicredit sul tema sul tema «Business del passaggio al business dell'attrattività».

Gabriella MorelliCapo del servizio marketing, studi e progetti speciali dell'Assessorato al Turismo della Valle d'Aosta, pur ritenendo il modello altoatesino sicuramente uno stimolo importante ha messo in evidenza alcune differenze strutturali con l'offerta valdostana. «La nostra montagna attrae più lo straniero che l'Italiano che sceglie questo tipo di vacanza non tanto per la montagna, ma per il relax e cerca prima di tutto servizi per la famiglia e la presenza di una Spa. L'esperienza di un rifugio nelle Dolomiti si può fare in funivia. Da noi implica comunque un certo tempo di cammino. Ma al di là di questo i dati dell'Alto Adige vanno disaggregati occorre un analisi prodotto per prodotto per capire dove loro sono migliori».


Miriana Detti dell'Office du Tourisme, con alle spalle anche un'esperienza in Trentino ha sottolineato come prima di tutto il modello altaotesino sia caratterizzato da una differenza culturale e di sistema turistico sottolineando come si verifichi «una convergenza talmente stretta tra imprenditoria privata e sistema pubblico da produrre effetti moltiplicatori». In Alto Adige la cultura dell'accoglienza è tramandata da generazioni».


Andrea Celesia, vicepresidente dell'Adava, ha invitato tutti a guardare al futuro e ha espresso  tre certezze, in parte un po' controcorrente:


1°) Destagionalizzare oggi è un errore. L'onda lunga della crisi per Celesia ormai sta colpendo anche la Valle e per questo gli investimenti necessari per destagionalizzare rischiano di portare a risultati nettamente inferiori alle aspettative. «Viviamo difficoltà nelle stagioni estive. Sviluppare il mese di ottobre e poi promuoverlo in mezzo a questa crisi è uno sforzo che non possiamo permetterci. In quest'anno là dove c'è spazio occorre consolidare le stagioni tradizionali. Anche le tariffe andrebbero ritoccate inq uanto i nostri margini si sono troppo ridotti in questi ultimi anni».


2°) Prolungare i periodi di vacanza è un errore. «E' uno sforzo mostruoso. E' meglio puntare a far venire più gente. - spiega Celesia - Per questo occorrono anche sistemi di prenotazione più veloci. Il booking on line ad esempio. Vanno aumentati i volumi di prenotazione. Un'offerta con uno stile di pronta fruibilità credo sia la scelta giusta».


3°) Un'offerta variegata è l'obiettivo da avere.


L'imprenditore vitivinicolo e Presidente della Federazione dei Vignaioli indipendenti (Fivi) Costantino Charrère ha poi posto al centro della sua riflessione il concetto di famiglia, di azienda famigliare che, indubbiamente, è uno dei grandi atout del sistema altoatesino, a partire dal famoso maso chiuso (proprietà terriera al figlio maschio) che ha preservato l'unità delle proprietà immobiliari. Per Charrère questo modello imprenditoriale è ripetibile in Valle. «Una famiglia che investa nel settore vino con tre ettari e mezzo e una produzione di 35-40mila bottiglie può dare vita ad una azienda di grande sostenibilità imprenditoriale e ambientale». Charrère parla di un modello di sviluppo agro-pastorale-turistico che dovrebbe portare, con un occhio benevolo dell'Europa dove da tempo indagini statistiche dimostrano la disponibilità delle popolazione europee a sostenere il mondo agricolo, alla creazione di una rete di filiera in una regione alpina.


Vladimiro Rambaldi, responsabile di Territorio Nord Ovest di Unicredit ha sottoposto ai presenti quattro suggestioni.


1°) L'importanza della presenza in Valle di una produzione di qualità che permetta di costruire un'offerta turistica ad essa collegata sul modello di una realtà come Le Langhe.


2°) L'importanza del Turismo congressuale, dove piazze come Courmayeur e Saint-Vincent possono fare sentire la loro voce.


3°) L'impegno per una maggior copertura dei posti letto nel periodo invernale


4°) L'Alto Adige ha beneficiato anche di un permanente flusso turistico che inizialmente era di passaggio. Possibile che non sia pensabile un'attrattiva di permanenza per il turista francese e svizzero che transita in Valle d'Aosta?


Ricco il dibattito che ha visto intervenire fra gli altri anche Giorgio Gerard, presidente dei Giovani albergatori valdostani, e Ferruccio Fournier, presidente dell'Associazione valdostana degli impianti a fune, che ha detto come gli indicatori più importanti sul fronte dell'accoglienza in montagna siano principalmente due: «il numero dei fiori sul balcone in estate e il numero di luci accese in inverno».  Qui sembra che Valle d'Aosta e Alto Adige siano ancora molto distanti. 

11 luglio 2012

Consiglio di Territorio Unicredit: la Valle d'Aosta e il benchmark di riferimento dell'Alto Adige

Da sinistra Gabriella Morelli, Miriana Detti, Vladimiro Rambaldi, Luisa Vuillermoz e C ostantino Charrère
Si è parlato di turismo questo pomeriggio, nella  Sala colonna della Pépinière d’Entreprises Espace Aosta, in Via Lavoratori Vittime del Col Du Mont, 24, ad Aosta, in un incontro organizzato dal  Consiglio di Territorio Valle d’Aosta di UniCredit e lo si è fatto in una maniera nuova. Il tema? Dal business del passaggio al business dell'attrattività.


Un gruppo nutrito di operatori ed esperti riuniti intorno ad un tavolo rettangolare senza sostanziali gerarchie, fatta eccezione per il ruolo di moderatrice di Luisa Vuillermoz e del padrone di casa di Vladimiro Rambaldi di Unicredit. Qualche riflettore in più su Costantino Charrère che con Vuillermoz e Massimo Lévêque, quest'ultimo assente all'incontro, fanno parte del gruppo che ha preparato questo primo incontro. Senza dimenticare il ruolo fondamentale di Salvatore Cominu del Gruppo Aster di Aldo Bonomi (anche lui in futuro della partita) che ha inquadrato il benchmark di riferimento, cioè l'offerta altoatesina. Tutti i dati mostrano un'offerta valdostana in calo e una altoatesina in costante ascesa sul fronte presenze sia italiane che straniere. Nel 2003 le presenze in Valle erano 3,49 milioni nel 2010 sono 3,1. A Trento 13,8 contro 15,19 e a Bolzano 25,6 contro 28,5.  Fra i dati più critici quello della permanenza: se a Bolzano la vacanza media dura 5 giorni a Trento è 4,75 e ad Aosta 3,35 contro una media nazionale di 3,80. Anche sul fronte della destagionalizazione Bolzano presenta un distribuzione del turismo lungo tutto l'anno contro la specializzazione valdostana tutta invernale. Elemento che nasce anche dalla forte presenza di clientela tedesca che sostanzialmente va in vacanza in qualunque momento dell'anno.


Per Cominu tuttavia il gap con l'Alto Adige non nasce soltanto da elementi oggettivi. Il ricercatore arriva a sostenere che «non si tratta di un problema di qualità dell'offerta, ma di articolazione e differenziazione. E' come se la Valle d'Aosta non avesse completato pienamente il passaggio dal fordismo all'economia delle esperienze che sono frammentate, tribalizzate. Mentre l'offerta in Alto Adige è più variegata. Maggiore è il numero di canali, maggiore è la possibilità di intercettare tutte le tendenze del turismo contemporaneo».


Quella di oggi è stata sostanzialmente, come spiegato dalla Vuillermoz, la prima tappa di un viaggio che dopo aver definito lo stato dell'arte dell'offerta valdostana, punta sul confronto con la realtà della Provincia di Bolzano, grazie al locale Consiglio di territorio, attraverso una study-visit composta da una delegazione di una quindicina di persone, per concludere con un momento di restituzione in autunno, nell'Aula Magna dell'Università, con l'intervento del già citato professor Bonomi, e, in loco, dei professori Federico Visconti e Carmine Tripodi dell'Università valdostana. Presenti allo stesso tavolo Gabriella Morelli e Miriana Detti, rispettivamente Capo del servizio marketing, studi e progetti speciali dell'Assessorato al Turismo della Valle d'Aosta e direttrice dell'Office du Tourisme che si sono confrontate con competenza e disponibilità in un dibattito sicuramente molto aperto e franco. Per Morelli, in particolare, «la Valle d'Aosta fa numeri sommando nicchie. E il lavorare nelle nicchie è maggiormente impegnativo. Pubblicità e promozione vanno devono essere diverse e per ogni nicchia occorre una struttura organizzata. Si tratta di un percorso cominciato ma non ancora consolidato».


                                                                                            (continua domani con un altro post)

5 giugno 2012

Giornata economia: si Deteriora l'Economia Valdostana (parte prima)

Da sinistra Charrère, Lévêque, Rollandin e Rosset
Organizzato dalla Camera valdostana ieri, lunedì 4 giugno, presso la Sala Cogne della Pépinière d’Entreprises, si è svolta la “Giornata dell’economia”, appuntamento annuale dedicato all’analisi economica del territorio.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti il Presidente della Chambre, Nicola Rosset,  l’imprenditore Costantino Charrère (che i lettori di questo blog conoscono bene) e il Presidente della Regione, Augusto Rollandin. Come sempre l’intervento più atteso è stato quello del prof. Massimo Lévêque, economista e docente presso l’Università della Valle d’Aosta, che ha illustrato i risultati di una analisi economica da lui realizzata per conto della Camera di Commercio valdostana. Presente ai lavori ti offro un testo di sintesi che è stato dato ai giornalisti. Vale 93 pagine di ricerca ed è fitto di informazioni, proprio per questo te lo sottopongo in due puntate.
Inserita in un  contesto nazionale fortemente problematico, l’economia valdostana, che dapprima ha mostrato segni di parziale tenuta, stanti la durata, l’intensità e l’ampiezza della crisi, con il passare del tempo ha iniziato a manifestare preoccupanti segnali di deterioramento. In particolare il numero di imprese risulta in progressivo calo (tra fine 2007 e il marzo 2012 la riduzione è di 940 unità (-6,3%) e quella delle sole imprese artigiane tra il 2010 e il primo trimestre del 2012 è di circa 130 (-3%)) il mercato del lavoro indica tra il 2010 e il 2011 una flessione solo lieve di occupati, accompagnata però da un incremento della disoccupazione che, in media, nell’anno sale dal 4,4 al 5,3 per cento con punte, a fine 2011, superiori al 6%, con un aumento della precarizzazione negli avviamenti, e con un tasso di disoccupazione giovanile che si colloca al di sopra del 20 per cento;
Non mancano comunque indicatori che segnalano tendenze al miglioramento. Infatti, in positivo, vanno evidenziati, sul mercato del lavoro, la progressiva riduzione, in atto dal 2010, delle ore autorizzate di C.I.G., ordinaria e straordinaria, e la crescita fatta registrare dall’occupazione femminile negli ultimi 12 mesi, prevalentemente concentrata nel settore dei servizi. Si nota inoltre la tenuta, nel 2011, delle esportazioni del comparto metalmeccanico e le buone performance provenienti dall’interscambio internazionale di servizi, principalmente per effetto delle presenze turistiche straniere, in costante crescita nell’ultimo biennio. Infine, sul fronte del credito, si registra una situazione a fine 2011 che non indica né flessione dei depositi delle famiglie né contrazione degli impieghi verso le imprese.

In questo difficile contesto, debbono essere tenuti in considerazione il permanere anche per il 2012 del pacchetto di “misure anti-crisi” adottate dalla Regionesin da fine 2008, indirizzate alle imprese, alle famiglie e alle fasce deboli e la riduzione delle disponibilità finanziarie del bilancio regionale, determinata dagli effetti combinati delle misure per l’attuazione del federalismo fiscale e delle diverse disposizioni volte al contenimento della spesa decise dal Parlamento a partire dalla fine del 2010.
Nel breve, le aspettative sull’evoluzione del quadro economico locale risultano improntate a cautela e preoccupazione. In questo senso la consueta indagine trimestrale realizzata da Confindustria Valle d’Aosta indica, a partire dal quarto trimestre del 2011, un marcato deterioramento del “sentiment” degli imprenditori locali e, nel primo trimestre 2012, evidenzia un ulteriore peggioramento delle aspettative  “…. dovuto alla frenata degli scambi internazionali e dell’attività economica globale.”
Con riferimento all’economia locale, l’indagine indica il delinearsi, anche in Valle d’Aosta, di una “…flessione degli indici economici in tutti i comparti del settore manifatturiero e dei servizi.” Più in particolare, il primo trimestre 2012 evidenzia una tendenza al calo di produzione e ordini, anche provenienti dall’estero, che determina una riduzione dell’utilizzo degli impianti (dal 68 al 63 per cento nei 12 mesi) e una brusca frenata degli investimenti programmatiA riguardo dell’occupazioneaumentano rispetto al IV° trimestre 2011 le imprese che prevedono di ridurre i livelli occupazionali (dal 5 al 17%) quelle che prevedono di dover ricorrere alla C.I.G. (dal 5 al 22%). Dall’indagine emerge infine l’accentuarsi delle criticità sulla liquidità delle imprese che, nel 59% dei casi, segnala ritardi nell’incasso dei crediti (53% nel trimestre precedente).
Le indicazioni previsionali sulle economie locali pubblicate da Unioncamere ed elaborate dall’Istituto Tagliacarneindicanoanche per la Valle d’Aosta, un 2012 caratterizzato da una contrazione del valore aggiunto locale, benché di entità più contenuta rispetto alla stima nazionale (-1,2% contro -1,5%). Sempre secondo Unioncamere, la spesa per consumi delle famiglie si prospetterebbe in calo (+0,7% a valori correnti corrispondente ad una contrazione reale di almeno il 2,5%) mentre le previsioni sull’export confermerebbero un lieve incremento anche nel 2012 (+2,3% a valori reali contro il 2,8% nazionale).
Il quadro che complessivamente emerge, lascerebbe intravvedere per l’economia valdostana il rischio, da non sottovalutare nella sua portata prospettica, di un ulteriore depauperamento del tessuto industriale – e della sua occupazione diretta e indotta – con, come conseguenza, una terziarizzazione sempre più marcata del sistema localepolarizzato, da un lato, sui servizi legati al turismo e, dall’altro, sul comparto pubblicoSul turismo, soprattutto quello “domestico”, non possono non essere considerate le criticità e le potenziali turbolenze derivanti dal protrarsi e dall’aggravarsi della crisi a livello nazionale e dal suo previsto effetto sulla capacità di spesa delle famiglie. Sulle risorse finanziarie pubbliche e sulle connesse possibilità di assorbire ulteriore occupazione nelle amministrazioni pesano invece, da un lato, i vincoli di spesa posti dal Patto di Stabilità interno - che coinvolgono pesantemente anche gli enti locali - e, dall’altro, i limiti ormai raggiunti per la provvista “fiscale”, stante la già elevata pressione esistente, da molti ritenuta a livelli non più superabili.
Colpito da una crisi “strutturale”, che con tutta probabilità quando sarà seguita da un nuovo ciclo espansivo avrà lasciato poco o nulla “come prima”,  il tessuto imprenditoriale locale per trovarsi pronto all’appuntamento con la ripresa economica deve continuare a guardare avanti con coraggio e “non mollare” concentrando gli sforzi tecnici, organizzativi e gestionali dell’impresa sulla qualità dei prodotti e dei servizi offerti, non rinunciando ad investire ancora in innovazione, di prodotto e di processo, anche approfittando delle misure regionali di sostegno esistenti, mantenendo, rafforzando o, nel caso, attivando la presenza dell’impresa sui mercati esteri, in particolare su quelli europei ed extra-europei a domanda più dinamica. (continua)

30 maggio 2012

Giornata dell'Economia 2012: Massimo Lévêque e l'Alps Benchmarking


Massimo Lévêque

La Camera valdostana informa che lunedì 4 giugno, alle 17, presso la Sala Cogne della Pépinière d’Entreprises, si svolgerà la “Giornata dell’economia”, appuntamento annuale dedicato all’analisi economica del territorio. Qui puoi leggere il post che ho dedicato alla giornata dell'anno scorso.

Nel corso dell’incontro, che ospiterà gli interventi del Presidente della Regione, Augusto Rollandin, del Presidente Chambre, Nicola Rosset, e dell’imprenditore Costantino Charrère, il prof. Massimo Lévêque, economista e docente presso l’Università della Valle d’Aosta, illustrerà i risultati di una analisi economica da lui realizzata per conto della Camera di Commercio valdostana.

In particolare Lévêque, dopo aver fornito i dati di quadro e presentato l’andamento dell’economia valdostana nel 2011, proporrà un focus realizzato nell’ambito del progetto “Alps Benchmarking”, programma di analisi economica territoriale delle aree alpine che coinvolge, oltre ad Aosta, le Camere di commercio di Belluno, Bolzano, Trento e Verbano Cusio Ossola, e che mira, sotto la bandiera delle affinità territoriali, a porre le basi per la definizione di nuove sinergie e collaborazioni tra regioni alpine.

15 febbraio 2012

Les Crêtes: Preservare l'Ambiente per Continuare ad avere un buon Vino

La famiglia Charrère al gran completo: da sinistra Elena, Imelda, Costantino ed Eleonora
Anche la cantina Les Crêtes (per saperne di più leggi qui), aderisce alla campagna “M’illuminodimeno 2012”, promossa come ogni anno dal programma Radiofonico RaiRadioDue “Caterpillar”. Il 17 febbraio ogni persona che acquisterà i vini Les Cretes sul sito e i primi venti visitatori della cantina riceveranno una lampadina energetica a basso consumo.
«La nostra storia nasce da un mulino del ‘700 immerso nelle alpi – ricorda Elena Charrère, attualmente alla guida dell’azienda di famiglia – e siamo la testimonianza che la viticoltura, soprattutto quella cosiddetta eroica, di montagna, sia possibile solo grazie a comportamenti virtuosi a salvaguardia dell’ambiente, che è il principale ingrediente del vino. Da più di 20 anni conduciamo la nostra attività nell’ottica del rispetto ambientale, così come i nostri nonni ci hanno insegnato».

Les Crêtes si è dotata dal 2010 di un impianto fotovoltaico (pannelli solari di tipo integrato) posizionato sul tetto della cantina per una copertura totale di 104 m2. La produzione annua è di circa 15.954 KWh, che hanno consentito sino ad ora di ridurre parzialmente i costi dell’energia elettrica utilizzata a scopi produttivi con la conseguente riduzione di emissioni CO2 (emissioni CO2 annue evitate: 7.285 Kg). Leggi qui il mio precedente post.


L’intera gestione agronomica di Les Crêtes è basata sul rispetto e sulla valorizzazione del “terroir”, con la ferma convinzione che essere in armonia con l’ambiente, rispettare e preservare il terreno e il suo equilibrio è fondamentale per continuare ad avere buon vino. Da alcuni anni si applicano i principi dell’agricoltura biodinamica e biologica su selezionati appezzamenti, al fine di porre le basi di una viticultura sempre più sostenibile.

«Regalare una lampadina a basso consumo - si legge in una nota diffusa dall'azienda - vuole essere un gesto per consentire anche ai propri clienti e amici di sperimentare in prima persona le buone pratiche di riduzione degli sprechi e produzione di energia pulita. Un omaggio in grado di veicolare una cultura e un’educazione al risparmio energetico, che può apparire eroico come la produzione di vini di montagna, nel cui settore il fondatore di Les Crêtes, Costantino Charrère, padre di Elena ed Eleonora, fu uno dei pionieri italiani».

2 dicembre 2011

Il Vignaiolo Globalizzato: Vittima o Protagonista? Le risposte di Charrère

«Il Vignaiolo Globalizzato: vittima o protagonista?» sarà questo l'affascinante tema che affronterà domani mattina a Piacenza, a partire dalle 10, presso la sala B di Piacenza Expo, Costantino Charrère, il titolare del brand Les Crêtes che, fra l'altro, non dimentichiamolo, è pure presidente della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. Ed in questa veste darà il la alla tavola rotonda che apre la prima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti,che si svolgerà il 3 e il 4 dicembre, appunto a Piacenza.

In questi due giorni 200 vignaioli da tutta Italia ti aspettano per farti conoscere e degustare i propri vini, ma anche per raccontarti i propri territori e il proprio lavoro nel vigneto e in cantina. Andare al Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti sarà allora come ai vecchi tempi, quando il mercato era luogo di incontro, dove si scoprivano e si valutavano i beni esposti, si potevano chiedere informazioni sull’andamento dell’annata e si poteva acquistare direttamente dal contadino o, come in questo caso, dal vignaiolo.

Per saperne di più leggi qui.

14 ottobre 2011

Le Guide sul Vino e i Vini Valdostani: dai Tre Bicchieri ai 5 Grappoli 2012

In questi ultimi giorni sono incappato in molti link riguardanti il mondo del vino valdostano. Siccome segnalarteli ad uno ad uno mi sembrava poco produttivo ho deciso di proporteli in un unico post. 
Una sorta di viaggio fra quelle che le guide di settore considerano le cantine e i vini migliori della nostra regione. Si può discutere di chi c'è, ma, soprattutto, forse di chi non c'è. Di conseguenza non esitare a farmi segnalazioni di altri link e a lasciare commenti sulle scelte fatte.


Tre Bicchieri 2012
Prima di tutto ti segnalo i Tre Bicchieri valdostani dell'edizione 2012 della Guida Gambero Rosso.
Sono cinque (contro i sei dell'anno scorso) e ci sono tre conferme e due esordienti. Ecco l'elenco:


V.d’A. Chardonnay Cuvée Bois 2009 – Les Cretes
V.d’A. Elevé en Fut de Chenes 2010 – Anselmet
V.d’A. Fumin Esprit Follet 2009 – La Crotta di Vigneron
V.d’A. Petite Arvine 2010 – Chateau Feuillet
V.d’A. Petite Arvine 2010 - Ottin



Così la guida commenta il risultato dei nostri vini: «La tutela dei vitigni autoctoni fa della vitivinicoltura valdostana la punta di diamante di un sistema che si distingue per la genuinità e la tipicità dei suoi prodotti, figli della montagna, dotati di sapori e fragranze uniche, frutto di un ambiente incontaminato e di tanto lavoro umano». Il resto del post dal titolo «La scalata dei vini valdostani» lo trovi qui.  




Evviva Costantino!
Si parla invece di Costantino Charrère in qualità di Presidente della Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti in un post della rivista on line «Bereilvino» sulla vendemmia 2011. Qui puoi leggere il post citato.


Le chiocciole (e non solo) di Slow Wine
Slow Wine 2012 assegna invece le sue chiocciole valdostane alle cantine La Vrille e Les Crêtes (qui trovi l'elenco completo), una scelta che mi trova molto d'accordo. Complessivamente sono 1904 (contro le 1850 della precedente edizione) le cantine recensite nella seconda edizione di Slow Wine, la guida di Slow Food Editore che ha cambiato il modo di raccontare il vino, offrendo una visione globale della viticoltura e focalizzandosi sull’approccio, la filosofia e l’anima del vino.

L’opera, curata da Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, dedica ampio spazio ai protagonisti dell’enologia italiana, visti e considerati nel loro essere donne e uomini del vino. Più di 200 collaboratori hanno percorso in lungo e in largo la penisola per osservare di persona le aziende prima di procedere a darne un giudizio, valutando le cantine nel loro complesso e assegnando così i giusti riconoscimenti alle eccellenze italiane.






I numeri della Valle d’Aosta con alcuni dei nomi già comparsi sul sito nelle varie categorie.

 21 cantine segnalate

I riconoscimenti alle cantine:

-       3 Bottiglie (Anselmet - Château Feuillet e Lo Triolet)
cantine che vantano una gamma complessiva di prodotti di alto livello

-       2 Chiocciole (La Vrille e Les Crêtes)
il riconoscimento più ambito, assegnata a una cantina che viene scelta in modo speciale per come interpreta valori (organolettici, territoriali, ambientali e identitari) in sintonia con Slow Food

I riconoscimenti ai vini:

-       2 Vini Quotidiani
da mettere in tavola con maggiore frequenza senza che gravino troppo sulle tasche e allo stesso tempo esprimano un livello qualitativo interessante (che non superano i 10 € in enoteca)
Cave des Onze Communes     Valle d’Aosta Pinot Gris      2010
La Crotta di Vegneron     Valle d'Aosta Chambave Muscat     2010

-       5 Grandi Vini
le migliori etichette italiane sotto il profilo organolettico
Les Crêtes          Valle d’Aosta Petite Arvine           2010
Anselmet          Valle d'Aosta Chardonnay Élevé en Fût de Chêne            2010
Château Feuillet          Valle d'Aosta Petite Arvine          2010
Anselmet          Valle d'Aosta Petite Arvine            2010
Lo Triolet          Valle d'Aosta Pinot Gris           2010

-       3 Vini Slow
dedicati agli appassionati che desiderano bere un ottimo vino che possa anche aiutare a conoscere un territorio e suscitare emozioni.
Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle    Valle d'Aosta Blanc de Morgex Piagne          2010
La Vrille          Valle d'Aosta Chambave Muscat          2009
Di Barrò          Valle d'Aosta Torrette Sup. Clos de Chateau Feuillet            2008

Per saperne di più clicca qui.




Le Super Tre Stelle di Veronelli
Ci sono poi le Super Tre Stelle della Guida Oro Vini di Veronelli. L'edizione del 2012 comprende 2.935 aziende, di cui 226 esordienti, con 17.200 vini descritti e fra questi 2.014 al loro esordio in Guida. La novità di questa edizione è l’introduzione dei capitoletti regionali dedicati ai “I Luoghi del Buon Bere”, ossia la pubblicazione di una rigorosa selezione dei migliori ristoranti nei quali, oltre alla qualità dei cibi, si possono apprezzare i migliori vini che l’Italia produce. La guida per la Valle d'Aosta segnala soltanto l'Arline 2009 di Anselmet. Un po' pochino. Mi sembra. Per saperne di più clicca qui.


I 5 Grappoli di Duemilavini
Infine chiudiamo questo nostro viaggio con i 5 Grappoli di Duemilavini, una guida di  1.800 pagine per la recensione di 1.685 Aziende. Oltre 20.000 vini degustati, circa 900 finalisti e 437 quelli premiati con i 5 Grappoli, il punteggio dell’eccellenza, per 395 Aziende. In Duemilavini, oltre alla descrizione di tutti i vini degustati, per i vini premiati con i 5 Grappoli è prevista anche la pubblicazione dell’etichetta. Qui trovi il sito di Bibenda per saperne di più. I vini valdostani selezionati, avendo ottenuto un punteggio compreso fra 91 e 100 punti in questo caso sono due: il Vallée d'Aoste Chardonnay Cuvée Bois 2009 di Les Crêtes e il Vallée d'Aoste Torrette Supériuer Vigne de Torrette 2007 di di Barrò. 
 

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