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7 giugno 2016

#MaisonAnselmet: 10 anni per un nuovo #Prisonnier

Nel settore agricolo il processo di riproduzione è particolarmente affermato, per quanto riguarda le piante è sufficiente moltiplicare un frammento vegetale, come una radice o un ramo, per avere un prodotto dalle caratteristiche uniformi, sempre ripetibili. Per estendere la superficie di una vigna, quella de Le Prisonnier, Maison Anselmet deve dedicare ben dieci anni.
 Cinque anni fa, Giorgio Anselmet decide di selezionare le viti già presenti nelle vigne de Le Prisonnier. «Ho scelto questa vigna perché rispondeva alle condizioni necessarie: prima di tutto sarebbe stato possibile recuperare uno spazio di dimensioni interessanti - spiega Giorgio - per poterla espandere. Tramite terrazzamenti non più in pietra, il cui costo costruttivo avrebbe comportato spese improponibili, ma in tronchi di castagno, abbiamo recuperato quasi 2.800 mq». In questa superficie potranno essere piantate circa 2.800 barbatelle, mantenendo la densità di 10.000 ceppi per ha, confidando in una percentuale di attecchimento prossima al 98%.
A partire dalla vigna esistente è stato necessario un lavoro particolarmente impegnativo di selezione delle viti, sono state identificate ed escluse le più deboli, quelle non perfettamente sane o infine quelle maggiormente sofferenti ai (pochi) parassiti. «Un lavoro lungo protrattosi per oltre tre anni! Insieme a mia moglie Bruna Cavagnet che dirige tutte le operazioni in vigna, e con l'aiuto di esperti del settore, abbiamo selezionato e mantenuto le viti migliori. E quindi abbiamo iniziato l'ampliamento delle superfici e provveduto all'acquisto delle barbatelle adatte all'espansione della superficie coltivata».
Il processo che porta alla generazione delle barbatelle è lungo ed insidioso che si sviluppa presso strutture autorizzate. Dopo la selezione del 'genitore' si avvia il processo di generazione dell'apparato radicale con una prima fase di spinta per la formazione della radice ed una seconda, con forzatura in serra, per il potenziamento dell'apparato stesso. Tra selezione e clonazione sono stati necessari altri due anni di attesa affinchè le barbatelle potessero essere acquistate.

Ora arrivando nella corte di Maison Anselmet c'è una piccola foresta di barbatelle pronte per la messa a dimora in vigna. Le piantine hanno un apparato radicale già abbastanza sviluppato, con la contemporanea crescita della parte vegetativa al punto che alcune barbatelle già mostrano un inizio di piccolo grappolo.
Contrariamente a quanto si possa ipotizzare, la fase successiva è operazione altrettanto delicata e ad alta criticità. Gran parte delle barbatelle hanno le radici che si sono estese oltre la calza di contenimento; se venissero piantate così come si trovano, la parti terminali si spezzerebbero, sarebbero schiacciate dal rincalzo del terreno e andrebbero incontro a morte certa.

Il lavoro di Bruna Cavagnet, in questi giorni in vigna è proprio questo! Evitare che accada. Pianta per pianta vanno rimosse le parti terminali in eccesso, procedendo poi con una piccola trivellazione e deponendo sul fondo del 'foro' uno strato spesso di torba morbida che impedisca l'impatto violento della barbatella con il terreno e predisponga l'ambiente per un sviluppo corretto, in termini di direzione e forza.
Se poi tutto va secondo quanto previsto occorrerà attendere ancora tre anni per avere delle viti con un solido impianto produttivo, un paio di vendemmie per valutarne la reale qualità senza alcun risultato significativo in cantina e poi ….

In pratica passeranno dieci anni dall'idea al primo risultato con una sola certezza, l'assenza di certezze. I presupposti sono buoni anzi ottimi, l'emozione negli occhi di Cavagnet nel guardare le nuove barbatelle è emozione vera, quella che aiuta nei momenti di dubbio, l'entusiasmo di Giorgio nel parlare del prossimo vino, quello che ancora non sa come sarà, una garanzia.

La vigna di Le Prisonnier è una vigna fortunata. È stata impiantata secoli fa in quella posizione, non è stata espiantata come successo ad altri vigneti in tempi recenti, è stata riscoperta quasi per caso e recuperata da agricoltori preparati. Cavagnet commenta senza distogliere lo sguardo dalla sua vigna «La maestria che deriva dalla tradizione da sola non basta a migliorare, il lavoro dei nostri nonni è stato importante, ma per noi è una partenza non un arrivo, deve aiutarci a farci dire: ecco come saremo e non ecco come eravamo!».

2 febbraio 2016

Renato Anselmet (#MaisonAnselmet): «Il #pinotnoir per noi è una grande passione»

Renato Anselmet
Intervista al produttore vitivincolo Renato Anselmet, con il figlio Giorgio fondatore dell'etichetta Maison Anselmet.

Semel pater. Suo figlio Giorgio le ha dedicato un vino. E' un omaggio pieno di affetto ma pure impegnativo...
Il Semel Pater è vinificato con uve di Pinot Noir prodotte da un vigneto situato sul Mont Torrette nel comune di St. Pierre he, come ben sapete, è una zona viticola molto vocata e già citata da diversi autori sin dal 1800. Sono molto orgoglioso che mio figlio Giorgio mi abbia dedicato un vino e lo ringrazio per questo pensiero anche perché letteralmente la frase “Semel Pater Semper Pater” significa: una volta padre, si è padri per sempre. Ovviamente l’etichetta non basta, Giorgio ha prodotto un grande vino come si è dimostrato dai vari riconoscimenti che abbiamo ricevuto quest’anno come, ad esempio i tre bicchieri del Gambero Rosso.

E' un vino che soprattutto racconta la passione di famiglia per il Pinot Noir
Il Pinot Noir per noi è veramente una passione perché riteniamo che questo vitigno dia la massima espressione di un vino sotto l’aspetto degustativo ed enologico.

Per par condicio ricordiamo anche lo spumante “perlabruna” che Giorgio ha dedicato alla moglie...
Il Perla Bruna è un metodo classico di Chardonnay barricato e Blanc de Morgex che affina sui lieviti dai 36 ai 42 mesi. È letteralmente una dedica a Bruna, la moglie di Giorgio, che si occupa di tutta la parte di gestione della vigna, dalla potatura alla vendemmia.

Attualmente quante bottiglie producete e che tipologie di vino proponete?
Annualmente produciamo dalle 80000 alle 100000 bottiglie con 20 tipologie divise in 70% rosso e 30% bianco. Per quanto riguarda i vini rossi, abbiamo 2 vini che fanno la parte di affinamento solo in acciaio mentre tutti gli altri fanno la parte di affinamento in barrique.
Per i bianchi, invece, è il contrario. Facciamo passare in barrique lo Chardonnay e la Petite Arvine mentre gli altri fanno solo la parte in acciaio.

Che cosa ci dobbiamo aspettare dall'ultima vendemmia?
La vendemmia 2015 è stata, sotto l’aspetto sanitario, eccezionale. Le uve erano molto sane e ben mature. La resa, però, è del 5-7% minore rispetto agli anni scorsi. Questo perché abbiamo avuto un’estate con temperature molto alte e poche precipitazioni.

Voi avete una cantina realizzata con molto gusto e soprattutto molto accogliente. C'è qualche visita di qualche appassionato che merita di essere raccontata?
Quando siamo partiti per costruire la cantina avevamo parecchi dubbi su come impostarla. La prima necessità era quella di far sposare la funzionalità e la tecnologia, in modo da poter lavorare comodamente e in modo durevole. Cosa piuttosto difficile e dispendiosa; nonostante ciò, siamo riusciti a trovare le attrezzature che ci servivano riuscendo ad impostare un lavoro qualitativamente all’altezza delle nostre aspettative. La seconda necessità era quella di poter soddisfare le necessità e le curiosità dei clienti che ci sarebbero venuti a trovare in cantina.Abbiamo pensato, dunque, di costruire la sala degustazioni con un’architettura tipica, in modo che l’ospite si potesse rendere conto di essere in una costruzione valdostana. Sotto l’aspetto della degustazione, essa doveva essere soddisfacente e lasciare un’emozione profonda. Ci piace prenderci cura di chi viene a trovarci e sembra che questo sia apprezzato.

Il vino valdostano sta crescendo sul fronte dell'export. E' un fenomeno che riscontrate anche voi?
Noi esportiamo principalmente negli Stati Uniti, in Giappone, in Francia e in Germania.
Le richieste che ci arrivano dall’estero sono molteplici, ma purtroppo non riusciamo a soddisfarle tutte perché i nostri quantitativi sono piccoli e puntiamo molto a rifornire il mercato locale.

I riconoscimenti non si contano più si va dai Tre bicchieri per Semel Pater al Cangrande...
Si, nell’anno appena passato, fortunatamente, abbiamo ricevuto molti riconoscimenti.
Il primo è stato il premio come Benemerito al Cangrande, poi abbiamo ricevuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso con Semel Pater e le 4 viti di VITAE sempre con il Semel.
Con l’Henri (Syrah) abbiamo vinto la medaglia d’oro al CERVIM e i cinque grappoli di Bibenda.
Slow wine, invece, ci ha premiato sia come azienda (Bottiglia) che come vino, attribuendo alla nostra Petite Arvine il premio di Grande Vino.È sempre un grande onore ricevere questi premi. Sono un po’ il riconoscimento del lavoro che ogni anno svolgiamo dentro e fuori dalla cantina.

Per il 2016 qualche novità da annunciare?
Non abbiamo ancora deciso nulla in quanto dipende molto dall'evoluzione del vino in quanto le variabili in cantina sono tantissime e non sappiamo ancora come questi vini verranno. Dipende dalla qualità dell'uva che portiamo in casa, da come riusciamo a farla evolvere in cantina. In linea di massima dovremmo confermare quanto fatto l'anno scorso.

Nuovi mercati internazionali in vista?
Pensavamo all'Inghilterra però anche lì è dura entrare sul mercato.

Un sogno da imprenditore da realizzare?
Vorrei riuscire a collocare il nostro prodotto nella maggior parte degli hotel stellati in Italia e all'estero. E poi spero che questa crisi finisca al più presto.

12 giugno 2015

Maison #Anselmet: Semel Pater


Giorgio e Renato Anselmet hanno sin dall'inizio puntato su due capisaldi della Borgogna: lo Chardonnay e il Pinot Noir.Con lo Chardonnay i risultati sono stati immediati: un’affermazione in Italia prima, inquadrato ai massimi livelli da praticamente tutte le guide del Belpaese, nel Regno Unito poi con le medaglie assegnate da Decanter e infine negli Stati Uniti dopo che Wine Spectator lo ha posizionato tra i migliori 14 vini bianchi italiani.

“«Ora è il momento del Pinot Noir, di Semel Pater… semper pater, cioè una volta che si diventa padre, lo si è per sempre - spiega Giorgio - un vino che ho voluto dedicare a mio padre che, insieme a mia moglie Bruna mi è sempre stato vicino sostenendomi e aiutandomi. Noi Anselmet abbiamo una vera e propria passione per il Pinot Noir, infatti agli inizi, negli anni '90 io e mio padre siamo partiti e siamo andati a studiare tecniche e trucchi in Borgogna».

«Giorgio ci ha messo la tecnica - prosegue Renato - acquisita dopo tanti anni di gavetta, ma io ci ho messo la passione, tanta passione e insieme abbiamo creato Maison Anselmet e questo duro lavoro, impegno e tenacia ci hanno però ripagato con tante soddisfazioni. Questo Pinot Noir è un vino complesso sia nella realizzazione sia nella degustazione, caratterizzata da una complessità di profumi, e di sapori che si evolvono in bocca in modo inatteso e persistente»”.

La vigna è stata impiantata da Renato nel 1989 con cloni di pinot noir selezionati da Giorgio in Borgogna (#113, #115, #777), l'evoluzione vegetativa delle viti è seguita da Bruna Cavagnet, moglie di Giorgio; da ultimo, ma non per importanza, la selezione visiva e manuale delle uve è fatta dai giovani occhi delle nipoti di Renato, una Maison di nome e di fatto.

La vendemmia si svolge al mattino presto e, sfruttando un'antica tecnica francese, Giorgio verifica il bilanciamento tra acidità e zuccheri e decide come procedere. Arrivata l’'uva in cantina parte la fermentazione spontanea che dura tre giorni con piégeage manuali sino a 6 nell’'arco di 24 ore. La piégeage consiste in una pressione meccanica esercitata sul cappello (composto dalle bucce degli acini sospinte verso l’alto dalla CO2) fino a romperlo, facendolo affondare un pezzo per volta nel mosto sottostante. Si passa alla macerazione a freddo per circa 15 giorni a temperatura controllata (8°-10°C) con un paio di travasi. La malolattica avviene in barrique francese, l’'affinamento viene perfezionato in barrique francesi nuove (50%) e di più passaggi (50%) per i travasi si usa la tecnica del sous-tirage (il  travaso da barrique a barrique, estraendo dal basso e re-immettendo dall’'alto) per un periodo di affinamento totale di almeno 18 mesi. L’'annata 2013 è stata imbottigliata ad aprile 2015 e ha visto prodotte 2700 bottiglie borgognotte grand cru.

20 marzo 2015

#Vinitaly: a Giorgio #Anselmet la Medaglia di #Cangrande

 

Domenica 22 marzo, a Verona, nell’ambito della giornata inaugurale di Vinitaly, 49° Salone Internazionale dei Vini e dei Distillati, Giorgio Anselmet della Maison Anselmet di Villeneuve sarà proclamato Benemerito della vitivinicoltura italiana e riceverà la Medaglia di Cangrande.

Il riconoscimento, istituito nel 1973, premia ogni anno, per ogni regione d’Italia, una persona che si sia distinta per aver saputo promuovere e valorizzare la cultura vitivinicola del proprio territorio.

Giorgio Anselmet è stato ritenuto meritevole dell’onorificenza per il suo grande impegno nella promozione e valorizzazione della viticoltura valdostana, avendo contribuito a diffondere il nome della Valle d’Aosta nel mondo grazie anche a numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali, ultimo dei quali la segnalazione tra i 14 vini bianchi “migliori d’Italia” della rivista Wine Spectator, a ulteriore conferma della vivacità e dell’eccellenza della nostra Regione nel comparto vitivinicolo.

Anche i visitatori di ImpresaVda nel 2012 hanno premiato l'impegno di Giorgio Anselmet
«La Maison Anselmet, della quale Giorgio è titolare, - si legge in una nota diffusa dall'amministrazione regionale - è un’attività nata sulla scia della passione del nonno Enrico e del padre Renato, che prosegue con il coinvolgimento della moglie Bruna e dei figli Henri, Stéphanie e Arline, e, in tal senso, rappresenta la vera essenza della azienda di famiglia, prerogativa e vanto delle aziende della nostra Regione che pur nella loro dimensione familiare hanno saputo migliorarsi ed affermarsi nel corso degli anni».

19 marzo 2015

Un po' di Valle d'#Aosta al lancio di #Foodinitaly

Presenti, fra gli altri, i vini di Giorgio Anselmet e il Jambon de Bosses della DeBosses

Martedì sera (il 17 marzo) in pieno centro a Milano si è svolto il lancio ufficiale di Foodinitaly il portale sviluppato da Italia on line / Virgilio come facilitatore del cibo italiano di qualità certificata a livello mondiale.

Qualivita, partner del progetto, ha invitato Maison Anselmet a partecipare al lancio e, la pluripremiata cantina valdostana, è stata accompagnata in questa serata da altre eccellenze della Valle d’Aosta. Sollecitate a partecipare, hanno aderito il VdA Fromadzo e la Fontina Bio Dop della Fromagerie Haut Val d’Ayas e  il VdA Jambon de Bosses Dop della DeBosses.

Anfitrioni del lancio Mauro Rosati, DG di fondazione Qualivita che ha fornito e garantito le informazioni sui prodotti certificati derivanti da una più che decennale frequentazione dei prodotti di qualità certificata, Gabriele Mirra, COO di Italia on line che si è occupata degli aspetti tecnici e di sistema del portale e che si occuperà della promozione del portale sia in Italia che all’estero, Alessandro Borghese Chef che ha riconosciuto gli alti valori dell’iniziativa sia come punto di riferimento per le Scuole Alberghiere sia per i professionisti che visto l’elevata frammentazione di prodotti di qualità in Italia spesso hanno difficoltà nel conoscere prima e nell’approvvigionarsi poi di prodotti DOP IGP ecc..
Alla serata anche Marc Bianchi GM di ContattoFebe negli anni impegnato nella promozione della produzione di qualità della VdA in particolare per Maison Anselmet, poi Fontina Dop Bio e Fromadzo oltre che per Jambon de Bosses.

La presenza dei prodotti valdostani alla promozione del portale FoodinItaly continua a Milano nelle prossime due settimane con serate di degustazione, e, in particolare, una serata sarà dedicata esclusivamente alla degustazione delle Dop della VdA con Chardonnay di Maison Anselmet, Jambon de Bosses di Debosses, Fontina della Fromagerie Haut Val d’Ayas.

9 marzo 2015

#WineSpectator: due #vini bianchi valdostani fra i 14 migliori italiani


Mancano pochi giorni all'evento esclusivo “OperaWine, Finest Italian Wines: 100 Great Producers" Première che Vinitaly, in collaborazione con la rivista americana di riferimento per il mercato americano Wine Spectator, ha espressamente dedicato agli operatori specializzati di tutto il mondo. Previsto il 21 marzo a Verona.

OperaWine è arrivato alla sua quarta edizione e si propone come un concentrato dell'eccellenza vinicola del Bel Paese. Obiettivo primario dell'iniziativa è la valorizzazione delle caratteristiche intrinseche dei vini italiani e dei loro produttori, un modo immediato e veloce per favorire soprattutto gli operatori internazionali e permettere loro di incontrare le aziende produttrici, conoscerle nel loro contesto culturale, capirne le scelte e più di ogni altra cosa apprezzarne le peculiarità.

Quest'anno oltre alla cantina Les Crêtes, di cui ho scritto spesso in passato in questo blog, la presenza valdostana si arricchisce. Anzi raddoppia. Ma non solo. Su 14 vini bianchi segnalati a livello italiano ben due - entrambi Chardonnay, il Elévé en Fût de Chêne di Anselmet e il Cuvée Bois di Charrère, sono valdostani.

«Questa è la mia prima volta ad OperaWine e sono allo tempo stesso felice e in apprensione. - commenta Giorgio Anselmet -  Ho lavorato molto su questo vino, nel corso degli anni, anche dopo i primi consensi, non mi sono mai fermato, andando di volta in volta alla ricerca di qualche piccolo dettaglio in più. Non è affatto importante aggiungere un riconoscimento in bacheca,  ma verificare che il mio lavoro di rifinitura abbia fatto evolvere un vino nel quale ho sempre creduto in modo da essere riconosciuto di riferimento non solo nel mercato italiano, il cui gusto è facilmente riconducibile al mio, ma su tutti i principali mercati internazionali: il francese e lo svizzero prima, l'inglese poi e ora l'americano. Mi affascina conoscere il giudizio di chi degusta i miei vini, ascoltare come enologi e sommelier descrivano i profumi e i sapori per ritrovare nelle loro parole i miei obiettivi iniziali, la mia ricerca. Ognuno di noi percepisce e apprezza un bicchiere di vino a modo suo, secondo l'umore di un momento, l'ambiente che lo accoglie, la compagnia che lo circonda. Quando produco, anzi quando 'compongo' i miei vini, mi pongo degli obiettivi armonici, vado alla ricerca di un sapore, un gusto, una rotondità, una armonia, un equilibrio per me fondamentali. Se ritrovo queste caratteristiche nel giudizio di chi degusta il mio vino allora so di aver ottenuto il più alto dei riconoscimenti a cui potessi ambire».

17 dicembre 2014

#MaisonAnselmet lancia lo #spumante #Perlabruna

Maison Anselmet chiude il 2014 con un'altra novità, dopo il successo di Bardas, Giorgio Anselmet si prepara a brindare al 2015 con il suo nuovo vino spumante Perlabruna e, per il lancio ufficiale, sceglie Cervinia.

Perlabruna è un vino “dedicato” con un perlage piccolo e persistente da grande metodo classico italiano. Come ogni vino di Anselmet nasce da un'ispirazione. «Perlabruna - si legge in una nota - è stato pensato e dedicato alla moglie Bruna che, con la sua schietta effervescenza, con il suo carattere dalle mille sfaccettature, con la sua naturale riservatezza di persona semplice e diretta rappresenta la parte spumeggiante della cantina».

Composto per il 50% da Chardonnay (da vitigno chardonnay per base spumante) e per il restate 50% da Prié blanc, Perlabruna è un vino spumante dall'acidità finale perfettamente bilanciata grazie alle prerogative delle vigne di montagna che garantiscono un basso contenuto di solfiti favorito proprio dalle temperature caratteristiche della quota. Nonostante 1150 m a cui è posizionata la vigna, la vendemmia viene effettuata a settembre perché il Prié è un vitigno prematuro.

La pressatura viene fatta da uva intera, scartando il 5% iniziale ad evitare l’inclusione di acini attaccati da vespe e quelli troppo maturi. Si utilizza poi il 45% di vino fiore, soffice a pressatura che non può superare le 0.3 atmosfere, mentre il rimanente 50% viene scartato. La fermentazione viene sviluppata in quattro passaggi per 12 mesi in barrique di rovere francese a temperatura controllata. Per l’edizione 2014, la presa di spuma è stata fatta il 3/5/2012, rifermentata a 11°C in grotte barmet di Villeneuve, ed è stato poi lasciato 30 mesi sui lieviti arrivando al degorgement del 5 novembre 2014.

Perlabruna è uno spumante Pas Dosée senza liquore di spedition. Dando un’occhiata esperta al fondo della bottiglia di vetro, si evidenzia immediatamente che il remunage è stato effettuato a mano. Per il 2014 Perlabruna è prodotto in solo 1000 bottiglie  (750ml).

12 luglio 2014

#Vino: #Bardas, 1000 e non più (di) 1000


Serata speciale, giovedì 10 luglio, presso la Maison Anselmet.
Un'occasione per degustare un nuovo vino che viene dal ricordo e che è destinato a un ricordo.

Il ricordo è di Giorgio Anselmet a cui il nonno ha trasmesso la prima “impressione” dell'agricoltura. «Mio nonno – ricorda Giorgio - era di Hône e la domenica andava a bere con gli amici. Ciascuno versava una quota e con il ricavato della raccolta si acquistava un grande vino generalmente un Amarone o un altra etichetta importante. Io non partecipavo alla colletta, ma avevo l'opportunità di assaggiare qualche piccolo sorso di questi grandi vini. Quando a distanza di vent'anni in una degustazione ho assaggiato un grande Amarone dentro di me ho esclamato: '.. ma questo è il vino del nonno!'. Da sempre visito cantine di grandi produttori ai quali mi ispiro e con i quali avvio lunghi scambi di opinioni su come fare vino, ma da quell'assaggio il mio chiodo fisso era diventato quello di produrre, e di farlo per una sola volta un vino che mi producesse le stesse ispirazioni di un tempo, la partenza era stata un Amarone, l'arrivo è il mio Bardas».

Il ricordo di Giorgio diventerà quello di coloro che hanno degustato Bardas. Infatti questa produzione unica non potrà essere altro che un ricordo. È imbottigliato quest'anno e solo quest'anno in mille esemplari numerati e cento magnum. “Mille e non più mille” per degustarlo e ricordarlo.
Giorgio Anselmet


Apre la serata, preparando i palati alla successiva degustazione, una coscia di VdA Jambon de Bosses Dop di 34 mesi affettata a mano, profumi di fieni e di erbe autoctone nel dolce sapido del prosciutto di Saint Rhémy. Poi, grande apprezzamento per l'accostamento di Bardas con formaggi altrettanto ricercati. «Quando ho assaggiato Bardas per scegliere gli accostamenti - confida Roberta Raviola di La Chevre Heureuse - ho capito subito che la sua complessità necessitava di compagni gentili che non lo 'soffocassero', ho scelto quindi una lattica di capra stagionata di solo due settimane e una con stagionatura in grotta, un misto di tre latti (capra, pecora e vacca) e, da ultimo, un pecorino, un prodotto in cui credo molto».

.L'altro abbinamento della serata è stato con i cioccolati di Morandin, niente fondente che avrebbe chiuso i profumi di Bardas, ma una selezione di cioccolati al latte.

Note su Bardas
Bardas è composto da 40% Petit Rouge, 30% Fumin, 25% Cornalin, 5% Mayolet. L'unica vendemmia si è svolta nel 2009, l'ultima domenica di ottobre con successivo appassimento sino al 10 dicembre. Pigiato a mano, è stato poi lasciato a fermentare sino ad esaurimento quasi totale degli zuccheri. Nel primo anno vi è stato il passaggio in legno nuovo, poi il secondo anno a maturare sempre in legno, ma in barriques francesi. Il terzo anno ha visto il mantenimento dell'assemblage in acciaio. È stato messo in bottiglia il 7 febbraio di quest'anno 2014.

25 giugno 2014

#Decanter Wine World Awards: #Anselmet conquista l'oro con il suo Petit Arvine

Partecipare ai Decanter Wine World Awards significa sottoporre il proprio vino al giudizio dei palati più autorevoli, significa mettersi in gioco prima e in discussione poi. In sintesi 15.000 vini degustati da tutto il mondo e una giuria composta da oltre duecento tra commercianti, sommelier, scrittori e giornalisti.

Risultati particolarmente brillanti sono stati raccolti dall'etichetta valdostana Maison Anselmet. che con i suoi vini Vallée d'Aoste Petite Arvine Dop, Vallée d'Aoste Chambave Muscat Dop e vallèe d'Aoste Müller Thurgau Dop, tutti e tre del 2012, ha ottenuto la medaglia d'oro, quella d'argento e una menzione.

«Il confronto è sempre difficile, ma stimolante! - ha detto Giorgio Anselmet - Quando poi è di alto livello lo è ancora di più. Per me è fondamentale capire cosa pensano dei miei vini gli esperti internazionali. Maison Anselmet è una realtà piccola, ma le nostre ambizioni sono grandi perché crediamo nella qualità e nella professionalità del nostro lavoro e quindi abbiamo deciso di partecipare ai DWWA per la terza volta, e siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti».

Buoni risultati anche per i vini di altri due produttori valdostani: medaglia d'argento e menzione per i Fratelli Grosjean rispettivamente con il Vigne Rovettaz Fumin del 2010 e il Vigne Rovettaz Petite Arvine del 2012 e per les Crêtes medaglia di bronzo e menzione con il Fumin del 2010 e il Cuvèe Bois Chardonnay del 2011. 

19 maggio 2014

Un prezioso...prigioniero

E' sicuramente con il Chardonnay Cuvée Bois di Les Crêtes e il Pinot Gris di Lo Triolet uno dei miei vini valdostani preferiti (ma dovrei pure aggiungere il Muscat Chambave sia dolce che secco de La Vrille e il Torrette dei fratelli Grosjean... per non parlare di tutti i vari Fumin di cui la Valle è ricca) Insomma mi sono accorto io per primo che indicare i propri tre vini valdostani preferiti, come avevo chiesto ai visitatori di questo blog,è un'impresa titanica. Per questo voglio per lo meno fare un omaggio a un rosso davvero speciale: il Prisonnier la cui storia è raccontata in maniera accattivante  da una nota fatta predisporre dalla famiglia Anselmet che riesce ad esprimere il fascino di un vino prezioso e sontuoso. 

La Storia del Prigioniero

Questa è la storia di una vigna prigioniera, imprigionata dalla natura tra due grandi formazioni rocciose e imprigionata dall'uomo con i suoi disciplinari.

Questa vigna dal lungo passato, si parla di due secoli fa, è costituita da sette terrazze situate a 800 m s.l.m., ed è protetta quasi in un abbraccio da due angeli custodi, le formazioni rocciose, che le assicurano una doppia escursione termica.

Al mattino la vigna è avvolta dalle basse temperature che durante il giorno risalgono e quando poi alla sera la temperatura tende a calare nuovamente, il calore della roccia trattenuto durante il giorno mitiga questa condizione e nella notte il calore viene rilasciato in modo significativo. Questa doppia escursione regala all’uva un bilanciamento tra acidità e zuccheri di raro equilibrio.

Il risultato è Le Prisonnier, un vino nato un po’ per caso!
Giorgio Anselmet


Essendo situata in piena zona di produzione del VdA Torrette Dop, il destino di questa vigna era abbastanza segnato, ma gli Anselmet hanno riscontrato che la percentuale di uva Petit Rouge non era sufficiente per rispettare le proporzioni di uvaggio necessarie per rientrare nel disciplinare di produzione del VdA Torrette Dop. Si è fatta quindi strada l'intenzione di espiantare un numero notevole di vitigni per poter rientrare nei criteri della Doc.

Il caso o la fortuna hanno voluto che l'espianto fosse rimandato e visto che l'uva c'era tanto valeva vendemmiare. Non per caso o per fortuna, ma grazie ad un'approfondita ricerca, Giorgio Anselmet decide di sperimentare adottando un metodo di vinificazione risalente a documentazioni del 1800 che definivano, il vino prodotto da questa vigna, come il migliore di tutta la penisola.

L’intuizione di Giorgio si rivelò vincente. La passione del Vigneron per la sua terra, per le sue vigne, per i suoi vini lo avevano portato alla nascita di Le Prisonnier determinando un risultato talmente sorprendente e inaspettato che la vigna venne lasciata dolcemente imprigionata tra le rocce, ma libera dai disciplinari, libera di dare un vino unico.

Le Prisonnier, una vigna imprigionata, un vino libero!

31 gennaio 2014

Lo Chef Heston #Blumenthal sceglie #MaisonAnselmet per la serata di apertura del #MountainGourmetSkiExperience all'Auberge de la Maison di #Courmayeur


Il famoso chef Heston Blumenthal, una carnet pieno di stelle Michelin e riconoscimenti internazionali. Pioniere della cucina molecolare, ribalta la scena, abbandona il suo regno britannico e attraverso il Mountain Gourmet Ski Experience si avvicina al cliente nell'intento di scoprire nuove idee ed esperienze.

Teatro di questa rivoluzione è Courmayeur scelta in quanto capace di coniugare l’Italian way of life e l’atmosfera rarefatta ed elegante del Mont Blanc.
Per quattro giorni il grande chef britannico inviterà ad assaporare l’inedito abbinamento tra cucina valdostana ed estro creativo affiancato in questa sfida da due tra i migliori chef internazionali, Sat Bains e Marcus Wareing.

Blumenthal, Sat Bains e Marcus Wareing si dedicheranno alla scoperta e alla rielaborazione della cucina locale tradizionale, utilizzando i preziosi gioielli dell'enogastronomia valdostana. 

L'apertura ufficiale avrà luogo il 2 febbraio all'Auberge de La Maison di Entrèves (Courmayeur). 

Al Piedino di maiale caramellato e alla Cipolla cotta nel fieno della Val Ferret verrà abbinato il Chambave Muscat '12, con il risotto alla barbabietola e le crepinette d'agnello verrà degustato il Pinot Noir, come dessert non poteva non esserci il “Monte Bianco” accompagnato dallo splendido Arline.

22 maggio 2013

#MaisonAnselmet: bis d'argento ai #Decanter World Wine Awards

Giorgio Anselmet
Si è appena concluso il Decanter World Wine Award (DWWA2013), il più completo e autorevole punto di riferimento a livello mondiale per gli amanti del vino. Questa competizione di eccellenze, giunta alla decima  edizione, deve tanto successo al suo unico sistema di valutazione, basato su commissioni formate da giudici di caratura mondiale. I vini sono degustati alla cieca (bottiglie inserite in sacchetti che ne impediscono la identificazione) in gruppi suddivisi per regione d’origine e fascia di prezzo, in modo da tener conto dell’espressione di “terroir” e di categorie equiparabili. 

Quest'anno le etichette in gara sono state 14.362 provenienti da 52 nazioni e sono state giudicate da 75 Masters of Wine e da 13 Master Sommeliers parte fondamentale di un già importante team di 219 critici e degustatori esperti ciascuno della propria regione. 


Per giudicare i vini in gara ci sono voluti diversi giorni, ma ora le medaglie sono state assegnate e Giorgio Anselmet, della omonima Maison, festeggia i tre vini presentati alla competizione con altrettante medaglie:


Medaglia d'Argento per Le Prisonnier 2009

Medaglia d'Argento per Arline

Menzione speciale per Chardonnay Élevé en Fût de Chène 2009

22 settembre 2012

Visita il nuovo sito internet di Maison Anselmet

Giorgio Anselmet

Mi permetto di segnalarti il nuovo sito di Maison Anselmet (clicca qui) l'etichetta premiata dal sondaggio del miglior produttore di vino valdostano del 2011 di ImpresaVda.

Qui potrai trovare tutte le news riguardo allo splendido lavoro svolto da Giorgio e Renato Anselmet di cui ancora ricordo con grande piacere la cortese e generosa ospitalità in occasione della consegna del premio. Leggi qui. Spero al più presto di far loro visita da interessato cliente.


21 settembre 2012

I «Tre bicchieri 2013» Valdostani del Gambero Rosso


Sul sito del Gambero Rosso sono stati resi noti oggi i «Tre Bicchieri 2013» valdostani. 

Sono sei i vini scelti. L'anno scorso erano 5 (mentre nel 2011 erano sei). Si tratta del 
Vallée d'Aoste Chambave Muscat Flétri 2010 La Vrille 
Vallée d'Aoste Chardonnay Elevé en Fût de Chêne 2011 Anselmet 
Vallée d'Aoste  Chardonnay Cuvée Bois 2010 Les Crêtes 
Vallée d'Aoste Petite Arvine 2011 Ottin 
Vallée d'Aoste Petite Arvine 2011 Chateau Feuillet 
Vallée d'Aoste Pinot Gris Elevé en Barrique 2010 Lo Triolet 

Per saperne di più clicca qui. Come sempre devo all'amico @enofaber la tempestiva segnalazione dell'evento via Twitter.

28 maggio 2012

La Valle d'Aosta enoica sugli scudi anche secondo la prestigiosa rivista Decanter


Con molto piacere ospito un post dell'amico wineblogger Fabrizio Gallino (in arte blogger Enofaber) che mi ha segnalato questa notizia che fa ancora più crescere il credito internazionale dei vini valdostani. Curiosa coincidenza, entrambi i produttori di cui si legge in questo post sono stati premiati nelle prime due edizioni del mio sondaggio. Qualcosa vorrà pur dire...


La prestigiosa rivista anglosassone ha stilato la tradizionale classifica World Wine Awards 2012, in cui vengono premiati i vini più importanti ed apprezzati di tutto il mondo.

In Italia la Valle d'Aosta è rappresentata da ben due produttori: Les Cretes e Maison Anselmet (leggi qui).

La cantina di Aymavilles si porta a casa ben due medaglie d'oro con il Fumin 2008 (già considerato miglior vino autoctono a Bolzano lo scorso ottobre) e la Petite Arvine 2008. Questo risultato non fa altro che premiare la costanza e l'altissima qualità de Les Cretes, realtà oramai consolidata e trainante il settore vitivinicolo valdostano al di fuori dei confini regionali e nazionali.

Maison Anselmet invece conquista la menzione come vino raccomandato con lo Chardonnay Élevé en Fût de Chène 2010.

Insomma, un gran bel risultato per la piccola regione delle montagne, che indica come la strada intrapresa negli ultimi anni sia foriera di risultati soddisfacenti, a livello di critica e pubblico, sia in Italia sia all'estero

20 maggio 2012

Concorso Miglior Produttore di Vino Valdostano del 2012: 12 Domande a Giorgio Anselmet

Giorgio Anselmet
Come Grosjean ho intervistato anche Giorgio Anselmet, il primo classificato del Concorso. Le domande sono un po' meno delle 17 preventivate. Per l'esattezza sono 12.  Per alcune infatti ti rinvio all'intervista del papà Renato, lasciata non molti giorni fa a ImpresaVda. Clicca qui.

1) Giro di affari 2011: meglio o peggio del 2010?
Abbiamo fatto registrare un +25%

2) Avete Dipendenti?
Nei periodi di potatura e di legatura abbiamo bisogno di più persone e ci rivolgiamo ad una cooperativa. Il lavoro in cantina è fatto tutto da noi.

3) Tipologie di vino prodotte?
Lo Chardonnay affinato in barriques, il Pinot Noir anch'esso affinato in legno, un Muller Thurgau, il Pinot Grigio. Ma abbiamo anche il Broblan (uve Cornalin), il Chambave Muscat, il Fumin, l'Henry (Sirah), il Monrosé, il Pellerin (Merlot), il Petit Rouge, la Petite Arvine, Il Torrette, anche nella versione SuPérieur, il Prisonnier e lo Stephanie. Come avrete notate in alcuni casi si tratta di nomi di fantasia, spesso dedicati ad un parente. Questo perché non credo nella Doc. Hanno stufato. Però il consumatore finisce inevitabilmente per fare dei paragoni tra le Doc con lo stesso nome e la prima cosa che si nota è la diversità di prezzo e non il tipo di lavorazione che c'è dietro. Io faccio un Torrette Supérieur in una determinata maniera ed esco con un certo prezzo e poi mi ritrovo alla Cidac un altro Torrette Supérieur venduto a 3,80 euro. Come si fa? Il consumatore alla fin fine è confuso. Come può comprendere quali sono le differenze fra i due prodotti?

4) Particolarità e preferenze nella vinificazione?
Cerchiamo di fare qualità. Il potere scegliere in cantina è una spetto indispensabile. Lavorando sul freddo e sul caldo lavoriamo sulla fermentazione. Va detto che l'uva fermenta anche sena aggiunte. Il vino si fa anche da solo però in condizioni particolari di temperatura si riescono a gestire nel modo migliore. Ciò non toglie che si possa fare ancora meglio, Le potenzialità ci sono. Esistono delle tecniche particolari come il lavoro sulla feccia fina che potremmo applicare ottenendo risultati qualitativamente ancora più importanti.

5) Come è andata l’ultima vendemmia?
Direi bene.

6) Il più bel complimento che avete ricevuto e da chi?
Domenico Clerico, un barolista molto noto nel settore, ha avuto parole di elogio per il mio Pinot Nero.

7) Lezioni imparate a vostre spese sul mondo del vino?
Piantare a forchetta in Valle d'Aosta. E' una tecnica che permette di piantare tantissime piante molto velocemente. Significa impiantare 1500 viti a persona. Purtroppo abbiamo avuto il 50% di viti morte. Non hanno attecchito. Le barbatelle non ce la facevano.

 8) La difficoltà maggiore che incontrate nel fare il vostro lavoro?
I rapporti con gli enti in generale spesso sono difficoltosi. Ma in qualche maniera li superiamo. La grandine che si è abbattuta sui nostri raccolti qualche mese fa l'anno scorso ci ha danneggiato pesantemente. Tu fai potatura, leghi, togli i tralci e via dicendo e il 23 di agosto il tuo lavoro rischia di essere distrutto in pochi minuti. Bisogna essere preparati.

9) La soddisfazione maggiore che vi siete preso?
Essere premiati in Svizzera nel 1997 a Vinea come il miglior Pinot Nero del mondo. C'erano davvero i più grandi produttori: francesi, austriaci, tedeschi, neozelandesi, sudafricani e americani oltre ovviamente ai padroni di casa. Poi è chiaro che non ci si deve neanche troppo fossilizzare sui premi però quello vinto nel Vallese è quello che ricordo con maggior piacere.

10) Vinitaly sì o Vinitaly no?
Vinitaly un anno sì e un anno no. In parte perché è un costo e quando vai devi avere già degli agganci prefissati. Diversamente è dispersivo. Il meglio sarebbe un anno da produttore e uno da visitatore in modo da vedere che cosa fanno gli altri.

11) Bisogna fidarsi delle guide?
Il consumatore non è stupido è in grado di fare le sue giuste valutazioni. In generale il livello medio di chi beve e compra vino è aumentato. Il bâtonnage, ad esempio, cioè l'azione di rimettere il sospensione la feccia del vino, quando io ho iniziato non sapevo cosa fosse,  adifferenza di alcuni miei attuali clienti. Nel 1988 sono andato con Moriondo alla ricerca di qualcuno che ci spiegasse come si faceva. Abbiamo girato per due giorni senza che nessuno ci dicesse nulla finché non abbiamo trovato un signore molto anziano che ci ha invitato nella sua cantina e ci ha spiegato come si faceva. E così nel 1990 ho iniziato a farlo anch'io

12) Progetti futuri?
Mi piacerebbe lasciare alcune vigne che ho in affitto e realizzare alcuni vigneti in zone storiche, curare dei Cru. Ci sono dei posti che, secondo me, sono favolosi e di cui si parlava in molti libri sulla viticoltura già a partire dall'800. La Valle d'Aosta era tutta vitata. Un vero spettacolo.

Concorso Miglior Produttore di vino valdostano del 2012: La ricerca della qualità degli Anselmet (Primo Classificato)

Da sinistra Giorgio Anselmet con la moglie e il papà Renato
Non ho particolari titoli per esprimermi sulla qualità del vino, ma di certo questo blog mi autorizza a dire la mia sul fronte del fare impresa e devo confessare che la visita fatta alla cantina di Giorgio e Renato Anselmet (in compagnia di alcuni amici e collaboratori del mio blog) mi ha ulteriormente convinto della validità della scelta operata dai visitatori di ImpresaVda nel votare l'etichetta Anselmet come la migliore del 2012.

Entrambi, padre e figlio, colpiscono per la continua ricerca di un'innovazione che sia al servizio della genuinità del vino (solo un'altra cantina in Italia ha il loro sistema di aspirazione della CO2), per il desiderio di apprendere e per questo di cercare gli insegnanti migliori (Gaja e molti maestri della Borgogna), fino alla cura minuziosa dei particolari simbolicamente rappresentata dalla cantina, costruita ex-novo in frazione Vereytaz 30, ma piena di innesti d'antan spesso con una storia da raccontare, come quella porta che porta che un tempo  conduceva a ben altre storie nelle vecchie carceri di Torino. E l'attenzione all'ambiente con pannelli solari e i tralci utilizzati come cippato per il riscaldamento dei locali dove si depositano le uve.

E poi i profumi. Quando si entra nella stanza buia dove il vino riposa nelle barrique se si chiude egli occhi si ha l'impressione di avere in mano uno di quei bicchieri enormi da rosso (le prime botti che si incontrano appena superata la soglia sono quelle del Prisonnier, vino realizzato seguendo le attente indicazione del Gatta, di cui gli Anselmet producono soltanto 400 bottiglie) e di prepararsi all'assaggio. E, infine, la degustazione finale. Quattro bevute meravigliose: Chardonnay barrique, Chambave Muscat, Pinot Nero e Fumin. Le foto raccontano un po l'evento. con la consueta foto della coppa.

Più tardi proporrò anche l'intervista. Le stesse 17 domande già poste a Grosjean.

Qualche altra info la puoi trovare sul loro sito che però non li soddisfa, tanto da avermi già annunciato la loro intenzione di realizzarne uno in grado di offrire una migliore accoglienza della clientela.
Breve annotazione
In verità la visita risale a ieri mattina, ma i fatti di Brindisi mi hanno indotto a non proporre un avvenimento così festoso in una simile giornata. Purtroppo a neppure a 24 ore di distanza a dolore si è aggiunto altro dolore. Il mio pensiero cerca di abbracciare tutti.

16 maggio 2012

Miglior Produttore di vino valdostano del 2012: le Coppe per i Magnifici Tre


Tra domani e sabato porterò a termine la premiazione del Concorso lanciato dal mio blog in collaborazione con Vino al Vino di Franco Ziliani per individuare il miglior produttore di vino valdostano del 2012, giunto alla seconda edizione. Partirò dalla terza piazza Frères Grosjean, proseguirò con Didier Gerbelle per concludere con Maison Anselmet. Saint-Christophe, Aymavilles e Villeneuve, una piccola route des vins che non posso che consigliarti.
Anche quest'anno infatti il sondaggio premia produttori importanti, conosciuti fuori Valle, sicuramente caratterizzati da stili di vinificazione differenti, ma ugualmente in grado di far ben figurare il vino made in Valle d'Aosta. E, soprattutto, che non devono mancare nella tua cantina.

Credo proprio che una simile tradizione non debba essere fermata per cui sicuramente ci sarà una terza edizione che vedrà Anselmet fuori panel in virtù della regola che mi sono dato per tutti i miei sondaggi che chi vince sta fuori almeno un giro.

Ho rinunciato alla premiazione tutti insieme perché ho intenzione di trasformare ogni mia visita in un post (che pubblicherò tra giovedì e sabato) dove offrire un'adeguata vetrina ai primi tre classificati. Se hai qualche curiosità da sottoporre ad uno di questi tre produttori segnalamela nello spazio commenti di questo post.

Ti propongo, comunque, in anteprima le coppe, come sempre messe a disposizione dal sottoscritto.

20 marzo 2012

Miglior Produttore di Vino Valdostano 2012: The winner is...

La famiglia Anselmet
The winner is. L'etichetta Anselmet (Giorgio e Renato) con 918 voti ha conquistato la piazza più alta del concorso  lanciato dal sottoscritto e dal blog Vino al Vino di Franco Ziliani dedicato al miglior produttore di vino valdostano del 2012. Un premio meritato da chi da sempre fa vino di qualità senza scendere a compromessi. Un successo rafforzato anche dalla grande partecipazione del popolo della rete al sondaggio.

Didier Gerbelle
Complessivamente i suffragi sono stati 2124 contro gli 880 dell'anno scorso (leggi qui), segno di un interesse crescente visto che la finestra per votare si è ampliata soltanto di una decina di giorni.

Ottimo risultato per  Didier Gerbelle che con i suoi 483 voti conquista il secondo posto e conferma, data la giovane età, il suo ruolo di promessa mantenuta tra gli encaveurs della piccola regione autonoma ai piedi delle Alpi.
Terza piazza per l'etichettà Frère Grosjean con 212 suffragi che si porta così a casa l'ultima coppa disponibile.

Quarta posizione per Elio Ottin con 78 voti, destinato a diventare un protagonista delle prossime edizioni. Seguono a 65 preferenze L'Atoueyo e a 59 la Crotta di Vegneron di Chambave, prima delle Cantine sociali.


I Grosjean

A 36 voti la Cave Coopérative di Donnas e a 29 Feudo di San Maurizio, che stranamente non bissano il buon risultato dell'anno scorso quando si piazzarono rispettivamente terza e seconda.


Seguono poi a 28 suffragi  Lo Triolet, a 27  la Cave des Onze Commune, a 26 La Kiuva di Arnad, a 25 l'Institut Agricole Régional, a 23 La Vrille, a 22 Maison Agricole D & D, a 19 Les Granges, a 18 Di Barrò e Nicola Rosset, a 15 la Cave Coopératives de l'Enfer e a 12 Marziano Vevey.

Fanalino di coda con 11 suffragi Château Feuillet.

Come ho già scritto l'anno scorso tutti i produttori che hanno partecipato al concorso, indipendentemente dal loro piazzamento,  meritano di essere presenti nella tua cantina. E se non conosci qualcuna di queste etichette potrebbe essere un'idea acquistarne una bottiglia e ampliare la tua conoscenza vitivinicola. Nel frattempo tieni d'occhio il blog perchè ti farò sapere tutte le news in merito alla premiazione dei primi tre classificati. Le coppe di ImpresaVda si preparano a trovare spazio in nuove cantine...

Che cosa ne pensi di come si è concluso il concorso? Qual è il tuo giudizio sull'esito del sondaggio? Lo spazio commenti è come sempre a tua disposizione.

25 ottobre 2011

I 4 Moschettieri Valdostani di Slow Wine 2012: Anselmet, Les Crêtes, La Vrille e Lo Triolet

Qualche giorno fa ho scritto un super post sulle guide dei vini indicando tutti i rsisultati oettenuti dalle etichette e le cantine valdostane (leggi qui) e Domenica e lunedì c'è stata la presentazione in terra lombarda della Guida Slow Wine 2012. A raccontarci l'evento è Elena Charrère di Les Crêtes in una breve nota che sottopongo alla tua attenzione.

Da sinistra Giorgio Anselmet, Monique (collaboratrice di Les Crêtes), Elena Charrère, Hervé de Guillame (La Vrille) e Marco Martin (Lo Triolet)
Due giorni di degustazione a Milano il 23 e 24 ottobre in occasione della presentazione della nuova Guida Slow Wine 2012, un interessante progetto editoriale appena commercializzato con l’intento di permettere ai lettori di scoprire e visitare le cantine italiane, entrando in contatto diretto con i produttori.  Una guida dove ciò che conta è la visione globale della viticultura, lo stile, l’approccio, la filosofia … insomma l’anima del vino.

In questa occasione alcune cantine della nostra regione hanno rispettivamente  ottenuto: LES CRÊTES la Chiocciola per l’accoglienza e la menzione GRANDE VINO; LA VRILLE la Chiocciola e LO TRIOLET, MAISON ANSELMET e CHATEAU FEUILLET la Bottiglia.
Si tratta di notevoli riconoscimenti legati a vini dalle qualità organolettiche spiccanti, che raccontano una storia, a volte curiosa, altre commovente, ma che ha come protagonisti i volti e le mani di  viticoltori dalla grande sensibilità agricola, che ogni giorno cercano di interpretare e di trasmettere al meglio quei valori organolettici, territoriali, ambientali e identitari in perfetta sintonia con la filosofia di Slow Wine.  
 

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