14 dicembre 2007

Spunti di riflessione - 3

Lavorare e vivere in montagna. Svantaggi strutturali e costi aggiuntivi

Oggi Alle ore 17, nella sala Conferenze dell’Opera Mortai, al Forte di Bard, il Presidente della Regione, on. Luciano Caveri, e il Commissario dell’Istituto nazionale della Montagna, (Imont) on. Luigi Olivieri, presentano il libro “Lavorare e vivere in montagna. Svantaggi strutturali e costi aggiuntivi”. Il tema è particolarmente interessante. Fare impresa in Valle d’Aosta (dall’azienda agricola a quella industriale) comporta inevitabilmente di dover far fronte a costi che in pianura sono decisamente più contenuti con il rischio di essere meno competitivi o comunque di vedere i propri margini ridursi eccessivamente.
Attraverso un breve tour su internet ho raccolto alcuni pensieri dell’onorevole che possono essere degli utili antipasti in vista dell’incontro di oggi. Olivieri è convinto che sia necessario «rilanciare un progetto di governance per la montagna, che prenda le mosse dai principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione e dalla considerazione che i piccoli Comuni italiani, la maggior parte dei quali di montagna, non sono più in grado di rispondere singolarmente alle richieste dei propri concittadini e di erogare servizi fondamentali sul territorio. Per evitare una sovrapposizione di competenze e rendere efficiente ed economicamente sostenibile la gestione associata dei servizi intercomunali sul territorio montano, è necessario rivedere i rapporti istituzionali e gli equilibri interni al sistema Comuni Comunità montane. Si dovrà prevedere che la Comunità montana sia l'unico strumento associativo dei Comuni montani rivedendone, nel contempo, anche i meccanismi elettivi e di rappresentanza». Olivieri è anche convinto che «il concetto di "montanità" non può più prescindere da un elemento altimetrico coniugato con il grado di accessibilita` dei territori, con gli indici ISTAT di invecchiamento della popolazione, con le condizioni climatiche, con la pendenza delle superfici e con la durata del periodo vegetativo. Questi criteri saranno definiti dalla normativa nazionale, in quanto unificanti e di principio. Potranno essere meglio dettagliati dalle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano secondo le loro specificità territoriale. Tutto ciò perché le montagne Alpine sono diverse da quelle Appenniniche e delle Isole. Occorre inoltre togliere dalle aree montane quelle aree che montante non sono perché le risorse sono scarse ed è necessario focalizzare gli interventi e selezionare i beneficiari».
Nel sito dell'Imont ho pure trovato questa presentazione della pubblicazione. Che come sempre propongo ai miei lettori:
Nell’ambito delle scienze economiche, la letteratura scientifica presenta una curiosa lacuna: mancano studi sui sovraccosti della montagna, cioè sui costi aggiuntivi che gravano sulle popolazioni che vivono ed esercitano le loro attività nei territori montani, rispetto a coloro che abitano e operano in pianura.A colmare questo vuoto intende provvedere ora una ricerca, commissionata dalla Presidenza della Regione Valle d’Aosta e condotta da un gruppo di studiosi delle Università della Valle d’Aosta, di Trento e del Molise, che l’IMONT ha voluto valorizzare, pubblicandone i risultati all’interno della propria collana “Quaderni della Montagna”. All’origine dei sovraccosti della montagna ci sono fattori di natura sia fisica sia antropica, esterni al controllo delle singole imprese e delle amministrazioni locali che forniscono servizi: selezionando sette specifici settori d’attività in tre differenti aree montane del Paese, lo studio verifica l’esistenza effettiva dei differenziali di costo e ne individua le determinanti, misurandone l’incidenza. I casi studio oggetto dell’indagine (la produzione di latte, la depurazione delle acque, la raccolta dei rifiuti solidi urbani, la distribuzione del gas, il trasporto pubblico locale, i servizi sanitari, la distribuzione commerciale al dettaglio) sono stati selezionati tra i settori più sensibili al condizionamento ambientale della montagna; delle tre aree oggetto della ricerca – la Valle d’Aosta, il Molise e la provincia di Trento – vengono analizzati a fondo i sistemi territoriali, dai quali emergono realtà profondamente differenti, con specificità e articolazioni interne proprie di ciascuna area. “Questa ricerca – dice Luigi Olivieri, commissario straordinario dell’IMONT - non solo fa fronte alle lacune della letteratura scientifica in merito, ma costituisce un ulteriore tassello nella costruzione di una rigorosa base tecnico-scientifica, necessaria per promuovere una nuova politica per le zone montane, che faccia fronte realmente ai bisogni e alle esigenze delle popolazioni di tali aree”.
I tre autori del libro sono: Giovanni Cannata è professore ordinario di Economia e Politica Agraria presso la Facoltà di Economia e Rettore dell’Università degli Studi del Molise. È Presidente della Società Italiana di Economia Agraria (SIDEA). Giuseppe Folloni è professore straordinario di Economia Applicata presso l’Università degli Studi di Trento. Fa parte del Comitato direttivo della School on Local Development ed è membro del Group of Research and Analysis on Development (GRADE) dello stesso ateneo. Gianluigi Gorla è professore ordinario di Economia Urbana e Regionale presso l’Università della Valle d’Aosta e attualmente è presidente dell’Associazione Italiana di Scienze regionali (AISRe).

Boom dell’export in Vallée
Tra gennaio e settembre, secondo l’Istat, la Valle d’Aosta ha fatto registrare un +66,9% nell’esportazioni (da 405 a 675 milioni di euro, cioè dallo 0,2 allo 0,3% dell’export complessivo nazionale). Un risultato che sicuramente fa morale su cui però, visti i piccoli numeri valdostani, pesa sicuramente in maniera consistente il buon andamento della Cogne. Si legge infatti nella nota Istat «Nei primi nove mesi del 2007, nell’ambito delle esportazioni dell’Italia nordoccidentale (più 10,6 per cento) la Valle d’Aosta e la Liguria hanno registrato i più elevati incrementi (rispettivamente più 66,9 e più 14,1 per cento). Le esportazioni della Valle d’Aosta sono dovute soprattutto alle vendite del settore metalmeccanico, caratterizzate dai metalli e prodotti in metallo, dalle macchine e apparecchi meccanici, dai mezzi di trasporto e dai prodotti alimentari. Le vendite della Liguria (più 14,1 per cento) sono derivate soprattutto dalle cessioni dei prodotti del settore metalmeccanico, in particolare dei mezzi di trasporto e dei prodotti chimici e fibre sintetiche e artificiali. Le esportazioni della Lombardia (più 11,3 per cento), hanno riguardato in particolare il settore metalmeccanico, compresi i mezzi di trasporto, i prodotti chimici, il tessile e cuoio. Le vendite del Piemonte (più 7,6 per cento) sono dovute in particolare ai metalli e prodotti in metallo, alle macchine e apparecchi meccanici, ai mezzi di trasporto, ai prodotti agroalimentari e agli articoli in gomma e materie plastiche».

13 dicembre 2007

Musumeci: valorizzare l'atout della francofonia


L’editore Paolo Musumeci é stato recentemente nominato Amministratore Delegato di PCL
Holding SA, importante gruppo grafico della Svizzera Romanda all’interno del quale due anni fa’ era entrata la Musumeci spa di Quart. «Con questa operazione – aveva spiegato Musumeci – diamo un nuovo futuro all’azienda passando da un assetto societario a carattere famigliare,
non più adatto alle attuali caratteristiche del mercato, come rilevato anche da diversi studi, ad una dimensione di respiro internazionale grazie alla quale apriremo una nuova fase di sviluppo della Musumeci sul mercato europeo
». Musumeci era entrato, attraverso un’operazione di concambio di azioni, a far parte del Consiglio di amministrazione della holding elvetica in qualità di secondo socio, preceduto soltanto dalla fondazione Sandoz, che controlla il pacchetto di maggioranza del Gruppo.
Il Gruppo, fondato nel 1930, è attualmente presieduto dall’avvocato François Carrard, che vanta un illustre passato all’interno del Comitato internazionale olimpico e dopo l’entrata della Musumeci presenta un fatturato di 31 milioni di franchi svizzeri e 160 dipendenti. Musumeci è stato così di parola permettendo alla sua azienda di affacciarsi da protagonista sul mercato continentale.
«Credo che sia evidente come la mia nomina alla guida del Gruppo – prosegue l’imprenditore – dimostri concretamente che non si è trattato di una mera operazione finanziaria, ma di un passaggio necessario per un progetto industriale di grande respiro ». «Spesso – prosegue
Musumeci - gli imprenditori sono stati criticati di attendere l’intervento della pubblica amministrazione come unica panacea. Io credo che i reciproci ruoli siano chiaramente definiti. Come imprenditori dobbiamo essere pronti a cogliere le evoluzioni del mercato, a cercare
nuove soluzioni per dare un futuro alla nostra azienda; mentre alla pubblica amministrazione
spetta di creare un territorio attrattivo per gli investimenti e favorevole a chi già fa industria nella nostra regione, spetta dare a questa Regione una politica industriale
».
Musumeci affronta il suo nuovo incarico con una mission perfettamente definita. «Gli azionisti – sottolinea Musumeci – hanno chiaramente indicato la loro volontà che il gruppo si affermi
quale attore centrale dell’industria grafica in Svizzera ed in Europa, consolidando le sue competenze sui mercati specifici del libro e delle edizioni d’arte. In particolare mi è stato affidato il compito di compito di realizzare una nuova e più incisiva strategia di sviluppo, caratterizzata da una cultura di gruppo che miri a rinforzare le sinergie e le complementarietà tra le diverse filiali: PCL Presses Centrales SA, Imprivite SA, Imprimerie Cornaz SA, Imprimerie Vaudoise SA e Musumeci Spa
».
Musumeci ricoprirà anche l’incarico di amministratore delegato e direttore della Pcl Presses Centrales, rimanendo ovviamente contemporaneamente ad della Musumeci spa con i suoi 43 dipendenti e i 6,2 milioni di fatturato. «La mia vicenda si fonda su tre pilastri: il primo – osserva Musumeci che ricopre anche l’incarico di Presidente regionale della Piccola impresa – è la consapevolezza che si può affrontare un mercato maturo o comunque una congiuntura negativa puntando sull’aggregazione tra aziende, il secondo è l’atout della francofonia, il terzo, infine, è la necessità di ragionare anche al di fuori dei tradizionali canoni dell’impresa familiare, a prescindere dalla proprietà, arrivando addirittura a rilanciarsi in un ruolo di tipo più manageriale».
Per il futuro sembra un po’ delinearsi il sogno di Musumeci di dare vita in Valle d’Aosta ad un polo grafico di eccellenza che utilizzi il bilinguismo come un atout commerciale per proporsi ai mercati svizzero e francese. L’idea piace e affascina ma Musumeci preferisce prudentemente evitare annunci troppo prematuri e che per ora possono rischiare di limitarsi a pure dichiarazioni di intenti. Di certo nel futuro della Pcl c’è l’intenzione grazie ad un cash flow corposo di acquisire nuove aziende funzionali all’attuale asset del gruppo.
Tuttavia i nuovi scenari non impediscono a Paolo Musumeci di guardare alle radici di un’azienda nata nel 1837 con il nome di «Imprimerie Lyboz» e poi divenuta nel 1962 Industrie Grafiche Musumeci, sotto la guida attenta del padre Sergio, una storia lunga costellata spesso da scelte innovative e controcorrente, alla ricerca sapiente dell’onda più alta. «In questo momento – conclude Paolo Musumeci – il mio pensiero va proprio a mio padre che è stato il mio grande maestro, con la sua enorme voglia di fare e il suo carattere forte, e a mia madre. A loro sono riconoscente per i valori che mi hanno trasmesso e che io spero di trasmettere a mia volta alle mie figlie». (pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 4 Ottobre)

12 dicembre 2007

Rollandin: «registro un eccesso di burocrazia»


Augusto Rollandin ha dato la scorsa settimana le dimissioni dalla Presidenza della Compagnia Valdostana delle acque. Si è congedato come Presidente dalla Cva (ma rimane sempre consigliere nel Consiglio di amministrazione) con una conferenza stampa sottolineando la sua soddisfazione e il suo apprezzamento per i risultati raggiunti. Proponiamo una sintesi, fornita dalla Cva, dei dati di produzione e finanziari.

Il 2007 di Cva
Si stima che l’energia prodotta nel 2007, malgrado lo sfavorevole avvio d’inizio anno, sarà di circa 2,6 miliardi di kWh e che l’energia netta commercializzata sarà complessivamente di circa 4,8 miliardi di kWh.
Il Margine Operativo Lordo si attesterà, per il 2007, intorno al valore di 191,5 milioni di euro, pari al 30,8% del valore della produzione, mentre l’utile netto si stima di circa 61 milioni di euro e le imposte totali versate di oltre 125 milioni di euro. Il Patrimonio Netto consolidato sarà di circa 715 milioni di euro e gli investimenti saranno di circa 23,1 milioni di euro. La generazione lorda di cassa sarà pari a circa 102,3 milioni di euro.
Ad ulteriore conferma della solidità finanziaria e delle valide prospettive strategiche del Gruppo CVA, Moody’s ha riconfermato il rating di “A1 stabile”; Fitch è anch’essa in fase di rilascio del rating “AA1 stabile”.
Il Gruppo CVA conferma, da una parte il piano di investimenti in impianti idroelettrici in Valle d’Aosta per circa 370 milioni di euro al 2013/14, dall’altra l’obiettivo di valutare nuove opportunità di produzione fuori Valle da fonte rinnovabile, anche di natura “non idroelettrica”, per ottenere, in cinque anni, un incremento della capacità produttiva di circa 200 milioni di kWh. Il Gruppo CVA ha una partecipazione di minoranza in Téléchauffage Aoste Srl, società che attraverso il teleriscaldamento della città di Aosta contribuirà ad una significativa riduzione del Co2, delle polveri sottili e del Nox.
Per il 2008 Il Gruppo CVA consolida il suo posizionamento commerciale nel mercato elettrico nazionale con una quota di mercato rappresentata da circa 5 miliardi di kWh venduti e circa 28.600 punti di consumo somministrati in tutta Italia, confermandosi anche per il prossimo anno fornitore leader di energia elettrica per la grande distribuzione e per le banche.

L'articolo del Corriere
«Registro anch’io un eccesso di burocrazia. Da parte di alcuni funzionari constato un certo sospetto, per non dire un atteggiamento nei confronti di chi fa impresa. E’ un peccato perché
la Valle d’Aosta potrebbe fare dell’efficienza della pubblica amministrazione un vero fiore all’occhiello
». Una simile affermazione per chi frequenta il mondo delle imprese non è nuova, tuttavia fa un certo effetto se a dirla è Augusto Rollandin, politico di lungo corso della petite patrie, e oggi alla guida della Compagnia Valdostana delle acque: un bilancio consolidato
2006 con 90 milioni di utile ante imposte, 320 occupati e 450 milioni di investimenti per ampliare i vecchi impianti e costruirne di nuovi previsti nel sessennio 2007-2013.
«I tempi di attesa di molte procedure burocratiche – aggiunge Rollandin – spesso si allungano danneggiando chi fa impresa e per un’azienda come la nostra tre mesi di ritardo corrispondono a cifre significative. D’altra parte devo anche rilevare una buona disponibilità degli enti locali nell’avviare iniziative di partnership attraverso la costruzione o la gestione di alcune centrali comunali».
Anche sul fronte esterno Cva, in seguito alla definitiva liberalizzazione del mercato
energetico, deve mantenere alta l’attenzione. «Attualmente sul territorio – spiega Rollandin –
sono presenti venticinque trader che attraverso un porta a porta particolarmente insistente stanno cercando di acquisire clientela in Valle d’Aosta. Si tratta di aziende in massima parte multiutility che con l’energia vogliono crearsi un pacchetto clienti per poi in seguito proporre altri servizi, come ad esempio il riscaldamento. Noi stiamo cercando di far capire alla
popolazione che l’offerta della Cva è la migliore. Inoltre, una volta che sarà realizzato il teleriscaldamento ad Aosta anche noi potremmo assicurare l’offerta di un maggior
numero di servizi e sicuramente a prezzi più concorrenziali
».
E proprio in questa logica con l’obiettivo di dare un esempio concreto l’11 settembre Cva ha presentato un’offerta di fornitura di energia per la famiglie valdostane con il 10% di sconto sulla componente di generazione dell’energia, assicurando agli utenti l’opportunità di un’offerta competitiva e vantaggiosa rispetto a tutti gli altri attori del mercato, con l’aggiunta di un bonus “una tantum” di 30 € per la prima attivazione. «Si tratta di un’iniziativa importante – ha sottolineato ancora il Presidente Rollandin - che va incontro alle esigenze delle famiglie valdostane e contribuisce concretamente a ridurre il loro costo dell’energia elettrica, grazie ad un risparmio che la nostra società realizzerà nelle modalità di gestione e nell’ottimizzazione dei canali di attivazione delle forniture. Abbiamo valutato di poter offrire uno sconto significativo, unitamente al bonus d’ingresso, anche grazie alla scelta di non ricorrere ad un’aggressiva
propaganda e a dispendiose reti di agenti. In questo senso, avvieremo invece delle azioni informative sul territorio regionale che, con chiarezza e puntualità, porteranno a conoscenza dei nostri utenti tutti gli elementi utili per una scelta consapevole e conveniente. In tal modo riteniamo anche di poter soddisfare le aspettative dei titolari di partite IVA, già nostri clienti, che così potranno vederci come unico fornitore, godendo dei vantaggi di entrambe le nostre proposte
».
A partire da gennaio 2008 i residenti in Valle potranno usufruire di questa fornitura. Da ottobre 2007 si potranno avviare le pratiche di richiesta attraverso tre modalità: telefonando al numero verde 800 99 89 44, inviando un fax al numero 0166 821030 oppure, via web, all’indirizzo http://www.cvatrading-ao.it/. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 27 settembre 2007)

11 dicembre 2007

Incidenti sul lavoro: qual è la situazione in Valle d'Aosta?

Il mondo dell’impresa si confronta con i problemi legati alla sicurezza del lavoro. La strage degli operai della Thyssen Krupp di Torino ha posto il tema come centrale nell’agenda politica. Anche in Valle d’Aosta il tema è diventato subito di attualità. L'assessore alle Attività Produttive, Leonardo La Torre, ha annunciato «l'avvio di un monitoraggio nelle maggiori aziende, ma che successivamente sarà esteso anche alle medie aziende dove l'attività necessità di una maggiore attenzione alle questioni attinenti la sicurezza dei lavoratori». Anche a me, magari, con l’aiuto di qualche testimone privilegiato, del mondo imprenditoriale e sindacale, piacerebbe nei prossimi giorni capire qual è la situazione in Valle. Il tutto al di là delle rivendicazioni politiche che giustamente devono fare da pungolo ma non possono rimanere fine a se stesse. Parlare alla testa più che agli stomaci. Personalmente sono convinto che le leggi ci siano. E’ necessario soltanto farle rispettare. In merito trovate sul Corriere della Valle che uscirà questa settimana anche un interessante intervento di Cristiano Nervegna, segretario nazionale del movimento lavoratori di Azione Cattolica.
Chi vuole esprimere le sue opinioni scriva sul blog.

Maison Bertolin: 50 anni guardando al futuro


Il 7 dicembre la Maison Bertolin di Arnad ha celebrato ufficialmente i suoi 50 anni. Vi propongo l'articolo che ho pubblicato nel mese di settembre sul Corriere all'interno della mia inchiesta. La Maison ha, fra l'altro, annunciato il lancio di un nuovo prodotto: il Reinhold Speck per celebrare i cinquant'anni di attività e ricordare Rinaldo Bertolin il titolare morto lo scorso anno mentre scendeva dall'aereo al rientro da un viaggio commerciale in Russia. (Nella foto Guido Bertolin presenta il nuovo prodotto)

«Doveva essere una bella festa…». Marilena Péaquin fa trasparire un velo di tristezza
quando la si interroga sui cinquant’anni dell’azienda, ma si riprende subito. Il miglior modo di onorare la memoria del marito Rinaldo, scomparso prematuramente un anno fa,
e di celebrare i 50 anni della Bertolin, fondata dal nonno Guido e nata come macelleria ad Arnad è quello di impegnarsi, insieme al figlio Guido, nello sviluppare un’azienda che, a partire dagli anni 90, non ha conosciuto battute d’arresto, come dimostrano i 30 dipendenti, i 150 quintali di produzione settimanale (50 soltanto di lardo Dop) e i 4,9 milioni di fatturato del 2006.
L’attenzione al mercato in costante evoluzione ha permesso al Salumificio Maison Bertolin di diversificare la produzione tanto che oggi, oltre al famoso Lard d’Arnad DOP dal 1996, il prodotto leader del salumificio di Arnad, sono oltre trenta le tipologie di salumi prodotte e commercializzate. L’ingrediente principale è ovviamente la carne, suina, bovina, equina o di selvaggina, trattata e miscelata con i profumati aromi naturali del luogo, dall’alloro
alla salvia, al rosmarino e al ginepro. «Da un’intuizione di Rinaldo - spiega Marilena Bertolin - in considerazione dei mutamenti e delle tendenze del mercato alimentare e con un occhio all’allargamento del mercato della piccola ristorazione nella nostra regione, abbiamo lanciato
nel 2005 la sfida dei prodotti da freezer con la produzione della nuova linea «Cuisine de La Maison
». Oggi Bertolin produce e commercializza in Valle d’Aosta le cinque referenze della linea «Cuisine de La Maison», piatti pronti in monoporzione di ricette tipiche valdostane: La Sorsa, La Verzè, La Puarò, Le Crespelle e La Favò. Attualmente si tratta di circa 7-8000 pezzi all’anno. Una voglia di crescere testimoniata anche dalla costruzione, adiacente all’attuale stabilimento, di un caseggiato destinato alla lavorazione dell’olio di noce. Dall’esperienza e dalla profonda conoscenza del territorio, che caratterizzano il lavoro della famiglia Bertolin-Péaquin, è
infatti nato Dinus Donavit, l’Olio di Noce, un prodotto unico perché ottenuto dalla prima spremitura a freddo di noci valdostane selezionate, a basso contenuto di acidità.
«Attualmente - spiega Marilena Péaquin - mettiamo sul mercato circa 5000 bottiglie e ben 2000 sono state esportate negli Stati Uniti, più precisamente a New York e San Francisco». L’amore americano per l’olio valdostano nasce proprio dalle sue particolarità dietetiche in
quanto negli Stati Uniti la lotta all’obesità sta portando il settore della ristorazione e della distribuzione a scelte di campo molto precise. «Se in America è difficilissimo esportare salumi -aggiunge Péaquin - posso assicurare che per l’olio ci siamo trovati di fronte una situazione diametralmente opposta. Siamo stati aiutati in tutte le pratiche tanto era l’interesse del
mercato e del governo per il nostro olio. Aumentando la produzione puntiamo anche a far crescere la nostra quota di export. Anche in questa logica invitiamo tutti i produttori
valdostani di noci a contattarci. Per noi la valdostanità del prodotto è un dato ineliminabile
». «Siamo anche fortemente convinti – sottolinea Guido Bertolin - dell’importanza del gioco di squadra sia a livello aziendale che come territorio. Diversi dei nostri dipendenti sono con noi da più di quindici anni e sono una risorsa fondamentale per il successo dell’azienda».
Un lavoro di qualità a 360° testimoniato anche dall’ottenimento, nel giugno di quest’anno, della
certificazione «Iso 9001». «Nella vendita al dettaglio - sottolinea Guido Bertolin - può apparire irrilevante, ma ormai non se ne può più fare a meno quando ci si confronta con la grande distribuzione a livello nazionale. E ormai il 40% della nostra produzione va al di fuori
dei confini valdostani
». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 20 settembre 2007)

Paolo Massobrio a La Cave de Lamérique presenta la sua guida per la famiglia



I testimonial, soprattutto nel settore enogastronomico, tassello fondamentale di un’economia che vuole fare dell’accoglienza il suo punto di forza, sono sempre molto importanti. Per questo motivo mi piace segnalare l’iniziativa di Nicola Rosset, amministratore delegato della Saint-Roch, che ospita oggi, alle 18, presso la sua «Cave Lamérique» di Quart il critico gastronomico Paolo Massobrio che ormai ha un notevole feeling con le ricchezze alimentari della nostra regione. Nella nota che segue qualche informazione per chi vuol saperne di più.

Si chiama Adesso, 366 giorni da vivere con gusto, ed è il nuovo libro di Paolo Massobrio scritto per riportare il gusto dentro alle famiglie italiane. Il giornalista autore de Il Golosario e fondatore di Papillon - movimento di consumatori con 50 sedi e 6.000 soci in tutta Italia - lo presenterà martedì 11 dicembre alle 18 presso l’Enoteca Cave Lamérique di Quart.
Il volume di 500 pagine è in distribuzione per i tipi di Comunica Edizioni (21,00 euro); volume di lusso, con belle immagini e quadri d’autore, segue la scansione quotidiana di un'agenda, dove ogni giorno vengono pubblicate “pillole” conoscitive per stare bene in famiglia e nella propria casa.
Si tratta di un vero e proprio scrigno di informazioni, curiosità e segreti che ruotano intorno alla casa, alla cucina, al vivere insieme e ricorda, con i suoi consigli, l’inestimabile valore della saggezza di un tempo quando la vita familiare era vissuta con un’altra attenzione e i ritmi erano meno frenetici di oggi.
«Siamo nell’epoca di internet – commenta Massobrio - abbiamo accesso a tutte le informazioni possibili e immaginabili e sembra di conoscere meno che nel Medioevo. E il tempo sfugge via. Soprattutto il “nostro tempo” dedicato alla famiglia, dove spesso manca quella solennità antica che attorno alla tavola e, al posto a tavola, diventava educazione».
Ma come e quando può diventare appassionante, bella, riposante e, perché no?, memorabile la vita nella propria a casa? La risposta è semplice: Adesso.
«Sì perché è solo adesso, o mai - prosegue Massobrio - che si gioca la bellezza di stare insieme, accorgendosi che siamo al centro di un fenomeno dove incredibilmente tutto ruota intorno a noi. Per questo Adesso si apre con un breve racconto intitolato "Dell'universo", ovvero un percorso che ogni mese indaga su cosa lega noi a tutto il cosmo».
Il libro, è poi suddiviso in 12 mesi e in 366 giorni: ogni giorno il santo, lo spazio per segnare l’evento memorabile, come in un libro da tenere per la vita, e poi le “pillole” quotidiane dedicate al gusto (162 ricette), alla spesa (27), alla salute (59), all’arredamento della casa (37), all’economia domestica (51), all’ascolto del vino (107), alla cura dell’orto e del giardino (67), all’utilizzo del pesce in cucina (48), ai prodotti tipici (40), agli alimenti del mese (121), a come rielaborare gli avanzi (40), fino alla buona accoglienza, al galateo a tavola e alla capacità di fare festa agli ospiti (74).
Non mancano infine spunti per un rapporto sano tra persona e cibo, consigli per mantenere pulita e in ordine la casa e un glossario con i termini di uso corrente in campo enogastronomico.
Ma a Quart Paolo Massobrio presenterà anche le altre novità di Comunica Edizioni: Il Golosario 2008, guida alle cose buone d’Italia e la XVI edizione della Guida Critica Golosa al Piemonte e alla Lombardia, entrambe con una sezione dedicata alla Valle d’Aosta.
Alle 20, Massobrio sarà poi all’Ipra di Chatillon (rue de la Gare, 39) per presentare un altro libro fortunato, che su nove libri dedicati al problema delle diete, è stato l'unico ad essere stato promosso a pieni voti dalla rivista Altroconsumo. Si intitola Maramangio, educarsi dimagrendo, dimagrire appassionandosi… e con l'assessore regionale alla Sanità Antonio Fosson e al presidente delle Regione On. Luciano Caveri, sarà presentata l'edizione speciale della Valle D'Aosta, terra di salubrità e benessere.

10 dicembre 2007

raggiunti i primi mille accessi: una piccola soglia simbolica

Sono stati superati i 1000 accessi al blog nel primo mese di vita. Ovviamente nulla di straordinario. Voglio evidenziarlo soltanto perché è stata superata una prima soglia che indica come il blog stia prendendo piano piano vita. Per ora si tratta di un neonato che deve imparare ancora a camminare. Direi anche a parlare oltretutto. Sul fronte del dibattito infatti il suo contributo e quello dei suoi visitatori non appare ancora particolarmente significativo. Per ora mi accontento di questo primo traguardo simbolico.

Grazie a tutti
Fabrizio Favre

Laser: allearsi per crescere tutti


«Dal 2000 al 2005 abbiamo registrato una fase di forte espansione. Nell’ultimo biennio invece
anche una Pmi come la nostra ha dovuto confrontarsi con la globalizzazione e valutare la possibilità di alleanze che possano dare peso specifico alla nostra presenza sul mercato.
Dobbiamo consolidarci
». Paolo Conta, 47 anni, amministratore delegato di Laser Informatica, 35 dipendenti, un fatturato di oltre 4 milioni di euro e un’attività divisa fra le due sedi di Aosta e Strambino, crede fortemente in una sapiente politica di alleanze e lo ha dimostrato con convincenti scelte di partnership nei tre settori tecnologici di competenza: Web Integration, Mobile Integration e Network Integration.

La Laser è, ad esempio, una delle aziende, che fanno parte del primo consorzio industriale di
servizi della Valle d’Aosta, denominato «Intese», una strategia portata avanti anche su sollecitazione del mondo politico che da tempo chiedeva agli imprenditori valdostani di
fare massa critica e che ora resta in attesa di occasioni dove poter esprimere il suo potenziale. Conta ritiene anche fondamentale l’investimento r&s «La scelta di tecnologie innovative vincenti, un impegno costante negli investimenti in ricerca e nella formazione delle risorse
umane,
- precisa l’a.d. - hanno guidato i successi di Laser in oltre 20 anni di attività».

E in questa logica si inserisce la costituzione, promossa fra l’altro dalla stessa Laser,
del primo consorzio privato di imprese valdostane per dare vita ad un centro di ricerca nell’ambito della sensoristica. La neonata società consortile a responsabilità limitata,
l’atto di nascita è stato firmato dal notaio il 16 maggio, si chiama «Vallée Network
Technology (VNTECH)
» ed è composta da Laser Informatica di Pont-Saint-Martin, Dora
(Gruppo St Microelettronics) di Aosta, Sea Energia di Pollein e GPS Standard di Arnad.

Illustre il partner scientifico dell’operazione: l’Istituto Mario Boella di Torino, fondato dalla Compagnia di San Paolo, di cui è ente strumentale, e dal Politecnico di Torino. L’Istituto è oggi un Centro di Ricerca Applicato Industriale nelle tecnologie wireless con circa 200 ricercatori occupati in numerose aree di ricerca tra loro sinergiche fra le quali figurano la e-Security, i Networking e protocolli wireless, la Digital Terrestrial Television, e, appunto, la Sensors Wireless Netwoks (SWN). Ogni impresa si è impegnata oltre al versamento del capitale sociale per la costituzione della società (pari a 10.000 euro) a sostenere i costi per l’assunzione di una risorsa umana. L’operazione nel suo complesso porterà ad un investimento nel triennio di circa 800mila
euro. «Il trasferimento tecnologico università-impresa – spiega - è una delle
carte vincenti per aumentare la competitività del sistema economico. I modelli di trasferimento attraverso cessioni brevettuali, infatti, non hanno dato i risultati sperati e soprattutto non si auto-alimentano nel tempo. Per ottenere dei risultati occorre invece stabilire un ciclo virtuoso che si basi su di un rapporto diretto e stabile nel tempo tra centro di ricerca universitario e impresa
».

Il centro di ricerca si presenta come multisettoriale e del resto la caratteristica principale di questa tecnologia è proprio quella di essere orizzontale e quindi applicabile in diversi ambiti: bio-medicale (monitoraggio pazienti), trasporti (controllo traffico), automazione di edifici (Ottimizzazione Energia), controllo Accessi– controlli strutturali, automazione domestica (comando elettrodomestici), controllo industriale (controllo processi) e PC & Peripherals (stampanti).

«Un altro obiettivo – prosegue Conta – è quello di dare vita ad un oggetto in grado di generare delle professionalità di profilo tecnico elevato residenti. Purtroppo attualmente uno dei drammi che vivono le aziende è proprio quello di reperire personale che abiti in Valle d’Aosta, ad esempio attraverso stage formativi. Crediamo, infatti, che l’apertura del canale università-impresa dovrebbe migliorare l’attrattività esercitata sulle risorse umane da parte delle aziende che fanno e faranno parte del Consorzio. Inoltre attualmente in Italia non esistono centri specializzati di conoscenza esclusivamente su questa tecnologia e questo dovrebbe riuscire a garantire una visibilità a livello nazionale». Conta si augura anche un coinvolgimento della pubblica amministrazione. «Penso che sia nell’interesse della stessa amministrazione regionale – conclude Conta – sfruttare a livello progettuale le competenze raccolte in questo Centro di ricerca perché esistono tecnologie e applicazioni nel settore della sensoristica a corto raggio che si prestano a sperimentazioni in ambito pubblico».

L’azienda in particolare sta sviluppando il settore del mobile-marketing. Laser, collaborando con le aree di comunicazione e marketing di aziende e PA si è specializzata nella progettazione e realizzazione di soluzioni basate sull’utilizzo di SMS e MMS a supporto di concorsi a premi, eventi socio-culturali, manifestazioni sportive e fiere al fine di coinvolgere attivamente gli utenti finali grazie ad uno strumento diffuso e immediato quale il cellulare. «Uno degli ultimi esempi – conclude Conta – è l’invio su richiesta dell’utente dei percorsi sentieristici della Valle d’Aosta, manifestazioni comprese, consultabili direttamente sul proprio telefonino. E’ un’iniziativa realizzata in collaborazione con l’amministrazione regionale che ha riscosso un buon successo». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 13 settembre 2007)

7 dicembre 2007

Thermoplay: siamo competitivi sul mercato mondiale


Quarta azienda a livello mondiale con una fetta di mercato che, per ora, vale il 6% di tutta la torta, dietro a due colossi canadesi (ma da loro la ricerca viene finanziata al 100%) e ad un’azienda coreana che – ci spiegano - fa più quantità che qualità. Sono queste le dimensioni planetarie della Thermoplay di Pont- Saint-Martin che ora si prepara al grande balzo con l’ampliamento della superficie. L’azienda (160 dipendenti e 20 milioni di euro di fatturato nel 2006 con una previsione di +15% nel 2007) specializzata nei sistemi di iniezione a canale caldo per stampi di materie plastiche raddoppierà la superficie produttiva del proprio stabilimento entro maggio 2008 (nella foto potete vedere quale sarà il risultato finale), e assumerà circa cinquanta nuovi dipendenti nel prossimo quinquennio.
Un ampliamento reso possibile dall’acquisto (con una spesa di 420 mila euro), formalizzato nel mese di agosto, ad Aosta, di 10 mila metri quadri nell’area industriale dell’ex Illsa Viola di proprietà della Regione Autonoma Valle d’Aosta, di cui la metà già occupati in diritto di superficie dalla stessa azienda. Uno dei primi risultati della nuova strategia avviata dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta in materia di aree industriali. Una rivoluzione copernicana attesa da tempo. Per l’azienda, infatti, l’acquisto dello stabilimento attuale e la sua futura espansione costituiscono un passaggio fondamentale per il suo futuro sviluppo. Dimostrare di avere alle spalle un buon patrimonio con le nuove norme dettate da “Basilea 2” in merito alla “capacità di credito” delle aziende è diventato ormai un vincolo insormontabile per poter ricorrere al credito o ad altre forme di finanziamento. In questa logica il fatto che l’immobile non fosse di proprietà, ma che l’azienda potesse soltanto disporne per un certo numero di anni era un handicap fortemente penalizzante per lo sviluppo della Thermoplay. “La Regione ha capito che la logica del diritto di superficie era un errore e che, sul lungo periodo, danneggiava le aziende in grado di camminare sulle proprie gambe”.
Piero Enrietti, 71 anni, dal 1995 presidente della Società Thermoplay di Pont-Saint-Martin, finalmente sorride soddisfatto dopo che per lungo tempo non riusciva a capacitarsi di come certi lacciuoli burocratici finissero per limitare il potenziale della sua azienda fondato su
una grande capacità di sfornare brevetti in grado di interpretare il mercato nel prossimo quinquennio. “Spesso – dice Enrietti con un sorriso sornione – sento dire che le aziende per salvarsi devono fare ricerca e sviluppo, ma se un’azienda è già in difficoltà non riesce a risollevarsi in questa maniera. La ricerca che facciamo oggi guarda al mercato fra cinque anni. Non è possibile fare diversamente”. “Noi – spiega il figlio Roberto Enrietti, 43 anni, amministratore delegato dell’azienda - monitoriamo constantemente con attenzione le esigenze della nostra clientela in modo da capire in anticipo qual è il prodotto che manca oggi sul mercato”.
La soddisfazione di Enrietti è palpabile anche se, sotto sotto, si percepisce che avrebbe maggiormente gradito festeggiare il decennale aziendale con già la certezza di ampliare la produzione. Senza contare che qualche commessa particolarmente significativa proprio in virtù di questa attesa ha preso altre strade. Nonostante la lunga querelle in questi anni la famiglia Enrietti non è comunque rimasta inattiva e ha rafforzato la sua presenza sui mercati esteri. Alle tre sedi estere di Pontoise in Francia, Basildon in Inghilterra e Ludenscheid in Germania si sono aggiunte Marinha Grande in Portogallo e Itatiba nello stato di San Paolo,in Brasile. Nel corso del 2007 sono stati aperti due uffici commerciali: uno negli Stati Uniti e un altro in India. Oggi si guarda anche con interesse a Russia e Bielorussia. “Bisogna essere però molto cauti – conclude Roberto Enrietti – per noi occidentali si tratta di mercati difficili, dove non è facile muoversi essendo rimasti per lungo tempo chiusi”. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 6 settembre 2007)

Spunti di riflessione - 2

Il sistema Toyota
Si svolge oggi presso la Pépinière d’entreprises di Aosta un convegno dal titolo “Fare qualità: come ridurre i costi della non qualità nell’industria, nei servizi, nella pubblica amministrazione, in sanità”.
Il convegno, organizzato dall’Assessorato alle Attività produttive e Politiche del lavoro in collaborazione con la Galgano & Associati s.r.l., ha l’obiettivo di sensibilizzare gli operatori delle imprese e della pubblica amministrazione all’innovazione organizzativa. «Nella maggioranza delle aziende – si legge in una nota dell’Assessorato - i costi della “non qualità” superano il 10% del fatturato; riuscire a dimezzare questi costi significa aumentare il profitto dell’azienda di almeno il 5%. Se quindi si vogliono ottenere riduzioni di costi, aumenti di qualità e riduzione dei tempi di ciclo occorre combattere la variabilità dei processi principali dell’azienda e questa sfida richiede conoscenze di metodologie e strumenti specifici di tipo statistico e di tipo organizzativo». Fondamentale è la concretezza delle attività di miglioramento, che porta l’organizzazione a lavorare in tempi brevi su progetti specifici che danno risultati a breve termine. Si tratta quindi di un approccio che, a differenza dei vari tipi di programmi di qualità che richiedono un tempo lungo di preparazione culturale prima di poter operare e dare risultati, è utilizzabile da subito e offre risultati di riduzione di costi e miglioramento delle performance in tempi brevi. Aprirà i lavori l’imprenditore Pietro Giorgio ( ad Sea) di Confindustria Valle d’Aosta, seguito da Giuseppe Negro della «Galgano & Associati». Il clou dell’incontro sarà però l’intervento di Monica Maiolino della direzione regionale Inps Piemonte Area Formazione che h illustrato «L’applicazione estesa del Sistema Toyota in una realtà di servizi».
L’intervento illustrerà un Sistema che si sta affermando nel mondo dei Servizi e della Sanità. Il Sistema consente di ottenere rilevanti aumenti di produttività, forti miglioramentidella qualità, maggiore flessibilità, tempi di realizzazione molto ridotti e personalefortemente motivato. Il Corriere della Sera in merito ha pubblicato lunedì 6 marzo un articolo di 6 colonne dal titolo: «L’Ospedale Modello? Come una fabbrica – In corsia con le regole della Toyota. Risultati: cure migliori e risparmi».Chi non potesse essere presente oggi può farsi almeno un’idea visionando la seguente sintesi in powerpoint, che ho trovato su internet, cliccando sul link riportato qui sotto. Anche chi fosse indeciso se andare oppure no clicchi per farsi un'idea. Un po' di formazione non guasta mai.
http://www.forumpa.it/forumpa2006/convegni/relazioni/891_alberto_galgano/891_alberto_galgano.ppt

6 dicembre 2007

Intervista a Giuseppe Bordon sullo stato dell'arte dell'industria valdostana: dallo studio Ambrosetti al Bilancio regionale


Proponiamo ai lettori del nostro blog un’intervista a Giuseppe Bordon, presidente di Confindustria Valle d'Aosta. Fra i temi trattati anche il bilancio regionale che, pur un po’ oscurato in queste ore dal "toto Rollandin", rimane comunque uno dei provvedimenti principe della difficile arte dell’amministrare.

Come avrà visto stiamo proponendo un sondaggio che si ispira alle prime conclusioni dello studio Ambrosetti. Cosa pensa di queste conclusioni?
Ritengo ancora prematuro emettere un giudizio sullo studio attualmentein fase di realizzazione da parte della società di consulenza Ambrosetti. Ho incontrato i rappresentanti di Ambrosetti per esporre il punto di vista dell'Associazione ed ho avuto l'impressione che il lavoro sarà portato a termine in modo serio e rigoroso, e potrà contribuire ad orientare le scelte future della nostra Regione. I campi d'intervento individuati mi paiono coerenti e con la dimensione territoriale valdostana e con le tendenze di sviluppo economico a livello globale. Non dimentichiamoci però che i tempi dell'economia pianificata sono finiti. Le imprese le fanno gli imprenditori, dobbiamo puntare a far rinascere in Valle d'Aosta la voglia di fare.

Secondo lei esiste un settore in cui la Valle d'Aosta può meglio concentrare le sue energie?
A differenza di altri territori italiani, in Valle d'Aosta non abbiamo avuto la nascita di un "distretto" produttivo concentrato su di una tipologia di prodotto e non credo che sia il caso ora di provare a crearlo. Sicuramente l'insediamento del Politecnico di Torino in Verrès potrà stimolare la crescita di attività collegate nel campo dell'informatica e della meccatronica e sarà opportuno impegnarsi affinchè le aziende presenti sul territorio sappiano cogliere questa opportunità per migliorare la produzione dal punto di vista qualitativo e di valore aggiunto.

Recentemente alcune aziende da poco insediate in Valle hanno manifestato forti criticità. Sembrerebbe sempre più valida l'idea che la Regione debba aiutare di più chi è radicato in Valle piuttosto che facilitare chi arriva dall'esterno?
E' sbagliato scegliere tra le due opzioni, entrambe devono essere supportate. Le aziende già presenti sul territorio sono una realtà da coltivare e fare crescere, rappresentano quanto il tessuto economico ha saputo esprimere negli anni, costituiscono una base certa sulla quale costruire. Le aziende di nuovo insediamento sono delle scommesse per il futuro, non bisogna "giocare d'azzardo", ma una dose di rischio deve sempre essere messa in conto se vogliamo che la nostra regione progredisca. Non dobbiamo stupirci che le aziende chiudano, dobbiamo preoccuparci se le aziende non nascono.

In questo senso, anche se con un certo ritardo, è indubbiamente positiva la cessione delle aree a Thermoplay, Gps e Mdm...Cosa ne pensa?
Tra i primi problemi che ho dovuto affrontare quando fui eletto presidente di Confindustria Valle d'Aosta nel marzo 2002, vi fu la piena applicazione della legge sulle locazioni industriali. Con l'aiuto della struttura associativa ho cercato di risolvere i molteplici nodi allora presenti, e dopo numerosi incontri con gli Uffici regionali competenti, si giunse a redigere un contratto-tipo per le aziende industriali. Nel contempo ho sempre sollecitato gli Amministratori regionali a prendere in esame la possibilità di cedere, anziché locare, gli immobili di proprietà regionale alle aziende serie, presenti sul territorio da anni, e con buone prospettive di produzione. Con l'abrogazione della legge regionale n° 1/1998 e l'emanazione della legge regionale n° 10/2004 la situazione si è modificata, ed è stato possibile iniziare la discussione per la cessione degli immobili industriali a quelle aziende che nel frattempo avevano manifestato il loro interesse. Certo che i tempi sono stati lunghi, ma posso dire che il risultato è positivo e sono soddisfatto che tutto il lavoro svolto stia dando i suoi frutti. Vi sono ancora situazioni da definire, e mi auguro che possano essere chiuse in tempi brevi.

Come giudica il bilancio regionale in quanto presidente di Confindustria Valle d'Aosta?
Ritengo positiva la riduzione dell'IRAP, anche se un giudizio sulla portata redistributiva dell'intervento richiede un approfondimento non appena saranno emanate le norme applicative. Tale misura si innesta in un circolo virtuoso previsto anche a livello nazionale per ridurre la pressione fiscale sulle imprese, ispirandosi a quanto realizzato in altri Paesi europei, che porterà ad un significativo sostegno alla crescita. Per intensificare l'effetto di questo intervento si potrebbe inoltre prevedere un'aliquota ridotta per le imprese che si insedieranno in Valle in modo da rendere più attrattivo in nostro territorio. Condividiamo l'intento di ridurre i costi del personale, che speriamo non venga vanificata dal ricorso alle consulenze. Avremmo auspicato però un taglio più significativo delle spese correnti e la destinazione della parte di maggiori entrate-extragettito ad investimenti e al finanziamento di politiche di sostegno allo sviluppo più incisive. Positivo il nuovo meccanismo che consente di recuperare l'anno successivo le spese relative a fondi assegnati a qualsiasi titolo allaRegione e non impegnate. Riguardo agli interventi di politica del lavoro sarebbe interessante conoscere la reale efficacia degli stessi nel triennio precedente in modo da indirizzare le azioni verso misure più adeguate.
Una analisi più attenta delle spese correnti e di quelle di investimento con una loro riclassificazione consentirebbe di capire meglio la dinamica degli interventi della Regione nei vari settori dell'economia e di confrontare la spesa regionale con il Pil. Il rifinanziamento dei fondi per la ricerca dà credibilità e concretezza alle misure adottate. Vengono confermate le misure per gli investimenti a valere sulla LR 6/2003 e LR 7/2004, anche se si tratta di interventi che hanno subito un forte ridimensionamento per gli aiuti in conto capitale.
Giudichiamo in senso negativo la trasformazione dell' INVA in società in house e la destinazione di altre risorse pubbliche per la sua capitalizzazione. Si sarebbe dovuto intervenire in senso opposto prevedendo la cessione ai privati con l'affidamento in outsourcing di attività non istituzionali per la tutela della concorrenza e del mercato. Destano perplessità gli interventi diretti della Regione nel settore dell'agricoltura per l'acquisizione e realizzazione di strutture e impianti fissi, con affidamento a terzi della gestione, emerge infatti un orientamento decisamente contrario alla politica nazionale, sostenuta da Confindustria, di delimitare la presenza pubblica nell'economia.

Il marchio Valgrisa comunica l'immagine valdostana

«Il marchio “Valgrisa” sta facendo conoscere le realtà artigianali valdostane al di fuori dei
confini regionali e, credo, che abbia portato la stessa immagine della Valle d’Aosta sui media della moda di alta qualità
». Jean-Claude Passerin d’Entrèves così sintetizza il successo del prête à porter montagnard lanciato nel 2004 dalla piccola regione autonoma.
Una griffe nata per volontà, e un po’ per scommessa, tra Andrea Nicola, Alessandra Fulginiti – moglie di Andrea -, Luciano Barbera, nome notissimo della moda italiana e internazionale e Rita, sua consorte, i quali hanno preso ispirazione dall’esistenza di una realtà di tessitura a Valgrisenche, in Valle d’Aosta. Tutti i capi prodotti fanno riferimento alla Valle d’Aosta: o per l’uso di materie prime (come la rarissima lana Rosset) o di lavorazioni autoctone (come la tessitura a Valgrisenche e a Champorcher) o per la storia contenuta nel capo (come nel caso di Chasse Royale, che riprende l’uniforme dei Guardia Caccia di re Vittorio Emanuele II). «E’ questa la caratteristica di un progetto – sottolinea Passerin d’Entrèves - che in poco
tempo ha interessato numerosi proprietari dei più prestigiosi negozi d’abbigliamento in Italia
ed all’estero : il recupero di antiche lavorazioni associato alla storia di una Regione che ha saputo preservare l’autenticità delle proprie tradizion
i».
Il primo capo lanciato da Valgrisa è stato il capospalla chiamato Lodra’: il nome è quello del tipico tessuto realizzato a Valgrisenche dalla cooperativa Les Tisserands, che per semplificazione ha subìto l’elisione. Lo drap è infatti il nome del panno – ma anche del vestito – nella tradizione franco-provenzale. Le forme sono quelle della giacca che indossavano le guide di Courmayeur nel XIX secolo, rese attuali dalla maestria di Luciano Barbera. La rarità, quindi la numerazione di ciascuna giacca, deriva dalla scarsità del vello di queste rare pecore Rosset, iscritte nei registri della F.A.O. delle razze in via d’estinzione: solo 1.600 capi, che fanno di questa razza una delle meno diffuse al mondo. A questo primo capo è seguita la Queelta (coperta in drap e fustagno), quindi altri capi quali Chasse Royale e Arc-en-Ciel e poi altri accessori, quali borse, ombrelli, cinture. «Il 2007 – aggiunge Passerin d’Entrèves - sarà l’anno dei capi in canapa: non paga del filato contemporaneo, Valgrisa e la cooperativa Lou Dzeut di Champorcher hanno scoperto delle scorte di filato militare, che risalgono all’inizio del secolo scorso. Un filato realizzato a mano, quindi irregolare e sovente con qualche impurità ma carico di storia, quella di una fibra funzionale e solida, coltivata anche in Valle d’Aosta sino alla fine del XVIII secolo. Il connubio con i telai di concezione rinascimentale ha prodotto un tessuto unico, frutto del paziente lavoro delle socie della cooperativa. Una produzione limitatissima: in condizioni ottimali, infatti, sui telai piccoli si producono circa 80 cm. di tela all’ora, mentre su quelli più grandi la produttività scende a 50/60 cm. all’ora ».
In poco tempo, i capi e gli accessori si sono fatti conoscere anche grazie alla collaborazione di oltre 40 rivenditori, tra i più prestigiosi in Italia ed all’estero. Germania, Austria, Stati Uniti, Giappone, Francia e Svizzera: Paesi dove un’alternativa alla moda dell’Oriente alpino è stata accolta con attenzione particolare. Il 2007 sarà anche l’anno di nuove giacche in drap, di nuove borse ed ancora nuovi accessori. «Ovunque in Valle d’Aosta – conclude Passerin d’Entrèves - vi sia ispirazione e storia, ovunque vi sia cultura, lì Valgrisa interviene con gusto ed eleganza». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 30 agosto 2007)

5 dicembre 2007

Lettera dal mondo dell’impresa 1 – Jacquin e il settore delle costruzioni: «non siamo più capaci di pensare in grande»

Federico Jacquin in quanto presidente della sezione edile di Confindustria Valle d’Aosta ci invia un suo commento sull’andamento del mercato. L’idea è che questo appuntamento diventi un’occasione mensile di confronto sul settore. Una possibilità che sto offrendo anche ad altre associazioni di categoria. Ogni associazione potrà scrivermi una sorta di lettera dal mondo dell’impresa in cui fa il punto sul suo comparto indipendentemente dalla presenza di notizie catastrofiche o particolarmente mirabolanti. Oggi ci occupiamo di costruzioni.

Ormai è un dato di fatto. Siamo portati per natura a pensare al 70% in negativo. Non siamo più capaci di pensare in grande per due motivi, diametralmente opposti. Da un lato esiste un problema di stipendi. Gli attuali stipendi in Italia non garantiscono una vita dignitosa. Sempre meno famiglie possono permettersi di comprare una casa. Un bene da ritenersi ormai primario. In questo senso sono d’accordo con chi parla di salario minimo garantito, anche se questo non può pesare totalmente sulle aziende. La verità è che bisogna entusiasmare di nuovo questo paese dove troppe categorie economiche in questo momento giocano al risparmio, stanno in difesa. Contemporaneamente però tutto il catastrofismo che ci circonda induce molte persone che hanno mezzi economici significativi, dovuti principalmente a rendite di tipo immobiliare, a vivere pensando in piccolo, tenendo tutto per sé, scegliendo impieghi comodi che garantiscono un buon stipendio a fronte di tanto tempo libero. Molte di queste persone hanno rilevanti disponibilità economiche, sia in termini di liquidità che dal punto di vista immobiliare, ma non li mettono in circolo. Timori accresciuti dalla paura legata ai mutui subprime che ha colpito anche l’Italia il cui peso sul mercato dei mutui europeo però è di appena il 5%. (Quindi ci troviamo di fronte ad un allarmismo fasullo. In Italia l’unica accortezza necessaria sarebbe quella di allungare i tempi di restituzione delle rate e renderle meno pesanti sul bilancio famigliare. Il risultato è che in Valle d’Aosta da tempo ci sono tantissimi capitali bloccati che non vengono più messi a disposizione dello sviluppo. Si difende quello che si ha. Tantissime persone vivono al di fuori dell’impresa e finiscono perfino per guardarla con sospetto. E’ svanita la rete di solidarietà che un tempo caratterizzava la parrocchia o la sezione del partito e così svaniscono i punti di riferimento. Ognuno pensa soltanto a se stesso. Al proprio tornaconto. Anche la politica non guida lo sviluppo. Nessuno vuole abbracciare un grande progetto. Ad esempio garantire la casa a tutti gli immigrati. Darsi un grande obiettivo e trovare gli strumenti per raggiungerlo. Nessuno prova a sognare il futuro, ad avere una propria personalissima visione di cioè che sarà la Valle d’Aosta fra dieci anni. E’ un vero peccato. Ecco perché anche per me come imprenditore del comparto delle costruzioni è sempre più difficile lavorare in Valle d’Aosta.
Federico Jacquin
Presidente Sezione edile Confindustria Valle d'Aosta

Martin: «con la qualità c'è spazio per tutti»


Tre ettari, una produzione di 30 mila bottiglie, nove tipologie di vini. Sono i numeri di Marco
Martin
, 42 anni, agrotecnico, uno dei tre “Tre bicchieri” valdostani (l'anno scorso ndr) per il suo Pinot gris. “Nove tipologie – commenta sorridendo – sono forse perfino troppe. Soprattutto in funzione di un mercato che va sempre più all’esterno. Quando però ho avviato l’azienda ho soprattutto pensato al mercato locale: di conseguenza, presentandomi con diversi prodotti, la commercializzazione appariva facilitata. Ora per certi vini, in particolare i bianchi, mi confronto con una domanda leggermente superiore alla mia attuale produzione”.
L’Azienda vitivinicola “Lo Triolet” di Introd trae le sue origini da una tradizione vitivinicola basata sulla produzione di vino per il consumo familiare e caratterizzata da una grande passione per la coltivazione del vigneto tipica dei vignerons valdostani.
L’eredità di questi valori, unita all’ampliamento e al rinnovamento varietale dei vigneti, ha
dato i suoi frutti nel 1993 con la prima produzione aziendale di Pinot Gris. Questo vitigno si è rivelato particolarmente adatto agli 850 metri di altitudine e al microclima della zona viticola di Introd in quanto permette di produrre un vino molto profumato e di buon corpo caratterizzato da un’ottima evoluzione anche nella versione vinificata in barriques (da segnalare anche la vendemmia tardiva denominata “Mistrigri”). A partire dal 2000, grazie ai nuovi impianti effettuati nella zona di Nus, la gamma dei prodotti si è ampliata con i vini Gamay, Nus e Coteau Barrage. Attualmente l’azienda coltiva circa 3 ettari di vigneto con la varietà Pinot Gris e di Nus con le varietà Gamay, Syrah, Fumin, Vien de Nus, Petit Rouge e Pinot Nero.
Attualmente oltre il 50% della produzione è veicolato sul mercato locale (circa 20.000 bottiglie),
5.000 sul territorio nazionale e circa 5000 all’estero di cui 3000 negli Stati Uniti e 1000 in Germania. “Sto avviando alcuni primi contatti con la Polonia. Inoltre – aggiunge Martin – ci sono ristoratori Greci e Olandesi che vengono direttamente in azienda a caricare il vino”. Piccoli segni che la notorietà dei vini valdostani, in particolare di quelli bianchi, è in forte crescita. “Il primo approccio spesso avviene attraverso le guide – precisa – poi magari lo degustano in un ristorante e decidono l’acquisto. La guida aiuta ad essere considerati poi, ovviamente, tocca al viticoltore mantenere alta al qualità dei suoi prodotti”.
Tuttavia anche se in presenza di una domanda da parte dei consumatori positiva non va dimenticato che la viticoltura di montagna presenta difficoltà logistiche notevoli. “Oltre alle pendenze – sottolinea Martin – ci dobbiamo confrontare con l’eccessiva parcellizzazione
dei terreni e con la presenza di terreni incolti a fianco dei vigneti. Ad esempio come Triolet abbiamo vigne a Nus, Introd e Villeneuve. Gli spostamenti sono problematici, inoltre ogni zona richiede interventi specifici
”. Martin non nasconde anche la preoccupazione di un’azienda basata principalmente sulla sua persona. “E’ ovviamente un aspetto inevitabile ma ciò non toglie che si tratti di una debolezza”.
Martin crede molto nella collaborazione tra produttori. In questa logica rientra l’“Argenteum”, una vendemmia tardiva di moscato bianco, vinificata dallo stesso Martin, ma prodotta con l’etichetta del proprietario dei vigneti, Giorgio Lale Murix, che prende
il suo nome da “Castrum argenteum”, toponimo del 1176 che sta ad indicare l’area di Châtel
Argent, maniero dove un tempo i Savoia battevano moneta. «Visti i piccoli numeri della Valle – conclude Martin - sono convinto che ci possa essere davvero spazio per tutti. E il lavoro dell’Associazione “viticulteurs-encaveurs” lo dimostra». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 2 agosto 2007)

4 dicembre 2007

Documenti 1 - I 50 anni del traforo del Gran San Bernardo

Lorenzo Chentre, presidente della Società italiana che gestisce il Traforo del Gran San Bernardo (63,5% Regione Autonoma Valle d’Aosta e 36,5% Sav) ha aperto venerdì scorso 30 novembre, al castello di Saint-Rhémy en Bosses, le celebrazioni per i 50 anni della costruzione dell’importante collegamento con uno sguardo al futuro. Per il 2009 saranno infatti avviati i lavori per la costruzione della galleria di sicurezza. Chentre però ne ha anche approfittato per ripercorrere la storia dell’importante collegamento stradale. Trovate qui di seguito il suo intervento.

Un po’ di storia
Sin dall’antichità, il valico del Gran San Bernardo svolse un ruolo fondamentale nelle relazioni tra il nord ed il sud dell’Europa. Già i Romani trasformarono lo stretto sentiero utilizzato dai Galli in una via larga più di 3 metri e nel 58 a. C., Giulio Cesare fece varcare il colle ad una sua legione.
Su questo asse internazionale transitarono inoltre i Longobardi, le truppe di Carlo Magno e di Federico Barbarossa e nel maggio del 1800 quelle di Napoleone Bonaparte con il suo esercito di 40.000 uomini. Attraverso il valico del Gran San Bernardo passa inoltre la Via Francigena, la via dei pellegrini che collega Canterbury a Roma, che fin dal medioevo è stata anche la strada che univa i grandi centri commerciali e finanziari della Pianura Padana e della Toscana alle città mercantili della Fiandra e della Francia settentrionale.
Dopo la costruzione della strade napoleoniche del Sempione e del Cenisio, il transito dei viaggiatori e delle merci per il valico del Gran San Bernardo scemò di molto ed il traffico si ridimensionò quasi a livello locale.
Successivamente, con l’entrata in esercizio dei valichi ferroviari del Fréjus e del Sempione, il passo del Gran San Bernardo, chiuso per circa otto mesi all’anno, perse tutta la sua importanza, limitandosi a rappresentare un semplice sfogo di punta nei periodi di massima affluenza turistica. L’intero tracciato delle strade di valico venne comunque in quel periodo rivisto su entrambi i versanti e venne inaugurato il 14 luglio 1905.

I primi studi
Malgrado successivi miglioramenti la strada divenne assolutamente insufficiente ed inutilizzabile per i mezzi pesanti non consentendo la percorribilità nei mesi invernali. Si imponeva quindi la realizzazione di una nuova arteria, che per renderla transitabile con qualsiasi condizione di tempo, necessitava della costruzioni di una galleria di valico.
Nel 1936 iniziarono i primi studi di fattibilità che prevedevano la realizzazione di un traforo sotto il massiccio del Gran San Bernardo. Dopo il 1945 vennero proposte alcune soluzioni con gallerie più o meno lunghe e poste a quote diverse a monte degli abitati di Saint-Rhémy e Bourg-Saint-Pierre. Successivamente due comitati, uno italiano a Torino e uno svizzero a Losanna promossero la realizzazione dell’opera e i contatti diplomatici tra il Governo Italiano e quello Svizzero iniziarono nella primavera del 1957 per concludersi positivamente il 23 maggio 1958 con la sottoscrizione, a Berna, dell’accordo per la costruzione e l’esercizio della prima galleria stradale sotto le Alpi.
Il progetto definitivo prevedeva una galleria di valico della lunghezza di m. 5.798 con l’imbocco italiano a quota m. 1875 e quello svizzero a quota m. 1918.
Per rendere accessibili gli imbocchi in ogni stagione si rese altresì necessaria la costruzione di due raccordi stradali di circa 10 Km sul lato italiano e di circa 6 Km sul lato svizzero, adeguatamente protetti ed in parte coperti.

Nasce la Sitrasb
Il 29 novembre 1957 veniva costituita a Torino la SITRASB SpA.
Questa data segna il tornante tra l’era dei sogni, delle idee, dei progetti e il passaggio all’età delle realizzazioni. Noi vogliamo ricordare oggi questi valorosi rappresentanti di enti pubblici e società private che ebbero la capacità e la volontà di portare a realizzazione questa grande idea.
Un importante esempio di collaborazione tra pubblico e privato è dato dalla costituzione della SITRASB S.P.A.: il Comune e la Provincia di Torino con ciascuno il 17,5 %; la Regione Autonoma della Valle d’Aosta con il 12,5 %; la Camera di Commercio di Torino con il 2,5 %;
e la FIAT S.P.A. con il 50 %.
Successivamente, nel 1985, si modificò l’assetto societario con l’uscita della Fiat a favore della Regione Valle d’Aosta. Attualmente gli azionisti sono: la Regione Valle d’Aosta con il 63,5% del pacchetto azionario e la S.A.V. SpA con il restante 36,5%.
Gli amministratori della società concessionaria, contrariamente a ciò che avverrà in seguito, non avranno unicamente l’onere di gestire l’opera, ma, soprattutto, il gravoso compito di realizzarla e, pertanto, meritano oggi di essere qui ricordati.
Il primo Consiglio di amministrazione vedeva alla presidenza l’avv. Vittorio Badini-Confalonieri coadiuvato da: Vittorio Bonadé-Bottino, Giuseppe Curreno di Santa Maddalena, Camillo Ghiglione, Enrico Marone-Cinzano, Giovanni Nasi, Enrico Minola, Ugo Vallecchi (designati dalla Fiat SpA); Giuseppe Ferdinando Bionaz, Alberto Diémoz (designati dalla Regione Valle d’Aosta)., Ignazio Marcello Gallo, Michele Rosboch (designati dal Comune di Torino), Carlo Luda di Cortemiglia, Felice Bardelli (designati dalla Provincia di Torino), Giovanni Vitelli (designato dalla Camera di Commercio di Torino). I sindaci che hanno costituito il primo Collegio Sindacale sono: Carlo Bozzola, presidente, coadiuvato da: Michele Marchiando, Aurelio Curti, Renzo Forma, Giuseppe Franco.

Finisce l’era dei progetti: nasce il primo traforo delle Alpi
Gli studi di progettazione e la Direzione Lavori vennero affidati all’Ing. Giorgio Dardanelli, professore al Politecnico di Torino.Finita quindi l’era dei progetti, i lavori iniziarono, sul versante italiano, nella primavera del 1958 e nella primavera successiva vennero avviati anche dalla parte svizzera. Il 5 aprile 1962 ebbe luogo l’incontro dei due cantieri, mediante l’abbattimento dell’ultimo diaframma di roccia che divideva l’Italia dalla Svizzera.
L’intenso ritmo di lavoro permise di terminare l’opera in ogni sua parte ai primi di marzo del 1964 e il 19 dello stesso mese, a conclusione delle prove e controlli di funzionamento, il traforo venne aperto al traffico.
Era il primo traforo stradale a superare la barriera delle Alpi. Il costo totale dell’opera per la parte italiana ammontava, nel 1964, a lire 12 miliardi 600 milioni circa. Un aggiornamento dei costi effettuato con dati ISTAT alla fine del 1995, portava tale importo a lire 186 miliardi circa.
Dalla data di apertura ad oggi più di 23 milioni di veicoli sono transitati in tutta sicurezza attraverso il traforo del Gran San Bernardo.

Un bilancio
In questi oltre quarant’anni di esercizio le società preposte alla gestione hanno sempre prestato la massima attenzione agli aspetti della sicurezza. Gli impianti e le infrastrutture sono stati adeguati ed ammodernati e l’organizzazione adattata alle nuove esigenze manifestatesi anche a seguito delle tragedie verificatesi negli altri trafori alpini.
Il sistema di ventilazione del traforo è stato trasformato, al fine di garantire anche la rapida evacuazione dei fumi in caso di un eventuale incendio.
E’ stato creato, poi, un servizio di pronto intervento formato da personale addestrato in grado di intervenire, in caso di emergenza, in pochi minuti e sono stati acquistati attrezzature ed idonei mezzi di intervento appositamente concepiti per la galleria.
Al fine di elevare ulteriormente i livelli di sicurezza del traforo è stato predisposto un progetto per la realizzazione di una galleria di servizio e sicurezza atta a permettere l’evacuazione degli utenti in caso di emergenza. Sono inoltre in corso importanti lavori e progetti per il miglioramento delle strade di accesso sui due versanti.
Al fine di concorrere al miglioramento della viabilità comunale di accesso agli impianti sciistici di Crévacol, è stato trasferito il casello di esazione dalla località di Prédumaz all’imbocco del Tunnel.
Successivamente veniva affrontata, per gradi, la completa riqualificazione dell’area di servizio, con la realizzazione di nuove strutture commerciali e turistiche al servizio dell’utenza del traforo e delle comunità locali.
A questo proposito si comunica che il prossimo 14 dicembre verrà inaugurato il nuovo ristorante “Le relais du pèlerin”. Tutte queste opere contribuiranno a migliorare significativamente questa importante via di collegamento che per secoli ha facilitato i rapporti tra il nord ed il sud dell’Europa e che per il futuro intende continuare ad esercitare, a pieno titolo, tale funzione.
Per meglio ricordare coloro che tenacemente propugnarono l’iniziativa e parteciparono, a tutti i livelli (progettisti, imprese, maestranze), alla sua realizzazione, la SITRASB ha curato la ristampa del volume pubblicato nel 1964. Ringraziamo, con particolare gratitudine, Alberto Saltarelli che ha curato la ristampa, integrandola con alcune note e fotografie relative ai quarant’anni e più trascorsi dal lontano giorno dell’apertura al traffico del Traforo.

Vicentini: gli imprenditori devono essere più formati


Cambio generazionale, rapporto tra scuola e impresa e miglior qualificazione degli imprenditori.
Sono questi tre alcuni dei nodi cruciali di chi vuole fare impresa in Valle d’Aosta secondo Marino Vicentini, 63 anni, dall’aprile 2006 presidente dell’Associazioni Artigiani Valle d’Aosta. In Valle d’Aosta il mantenimento di un’azienda un minimo strutturata all’interno della stessa famiglia è reso sempre più difficoltoso. Marino Vicentini con la Fratelli Vicentini & C., società operante nel settore dell’impiantistica, sul primo punto ha avuto più fortuna o, meglio, è stato più previdente iniziando a lavorare all’ipotetico passaggio di consegne già a partire dal 2000. Dal primo gennaio 2007 a Marino e Bruno Vicentini, sono infatti subentrati nelle cariche amministrative i figli, Laura e Davide, entrambi poco più che trentenni, e nella direzione tecnica i due soci accomandanti Vicentini Massimo e Manella Ezio. Con il 2007 si è così felicemente completato il passaggio alla seconda generazione della ditta inizialmente costituitasi in forma singola nel 1969, con Marino Vicentini, e successivamente, nel 1973, allargatasi ad altri
due soci, i fratelli Bruno e Remigio, con la trasformazione in s.d.f e poi in s.n.c nel 1984. Fino alla
trasformazione nel 2002 in s.a.s. con l’inserimento di due dipendenti quali soci accomandanti. «Quest’ultima decisione – spiega Vicentini – è nata dalla volontà di mantenere in azienda due professionalità particolarmente valide. Del resto il problema del reperimento della manodopera qualificata è sempre più grave in Valle. E in questo al momento il mondo della scuola non ci aiuta ancora a sufficienza. Sono convinto che bisognerebbe trovare formule più prfessionalizzanti con collegamenti più consolidati, ad esempio, con le associazioni di categoria». «In passato – aggiunge il presidente - avevo suggerito il modello tedesco dove esistono addirittura delle scuole legate alle aziende con un giusto mix tra teoria e pratica».
La società, che ha sede in Aosta, in Ruelle des Fermes n. 6, opera sia per committenti pubblici che privati. Ampio il raggio delle attività specifiche: installazione, trasformazione, ampliamento, manutenzione, riparazione, assistenza e progettazione di impianti civili e industriali; home & building automation, antenne terrestri e satellitari, telefonici citofonia e videocitofonia, cablaggio
strutturato, antincendio, protezione da scariche atmosferiche, antintrusione solari e impianti fotovoltaici. «Inizialmente – sottolinea Vicentini - avevamo scelto di specializzarci negli appalti pubblici di grosse dimensioni. Ma oggi l’azienda con i suoi otto dipendenti è in grado di farsi carico anche di lavori di dimensioni più ridotte come l’impiantistica di piccoli alloggi. Ad esempio abbiamo sempre pronta una squadra per le manutenzioni».
Fra i lavori eseguiti dalla società di Aosta il museo archeologico di Aosta, la casa da gioco di Saint-Vincent, il Municipio di Courmayeur e l’ipermercato Gros Cidac, soltanto per citarne alcuni. Interventi anche tecnologicamente avanzati come gli impianti elettrici e speciali (impianto di chiamata clinos 2000 e impianto di gestione e controllo EIB BUS) presso alcuni reparti dell’Ospedale regionale di Viale Ginevra. In questa logica dal 2004 la società è partner autorizzato ABB per i sistemi di domotica e building automation. Vicentini evidenzia anche la necessità che gli stessi imprenditori curino di più la loro formazione culturale.
«Oggi non è più soltanto sufficiente saper far bene il proprio lavoro. – conclude Vicentini – La gestione di un’azienda è sempre più impegnativa e non può più essere sottovalutata. Ci sono tantissimi obblighi normativi, molti derivanti dalla legislazione comunitaria, che prima non avevamo. Occorrono, perciò, corsi di aggiornamento per imprenditori. Oggi non ci si può più improvvisare». (Pubblicato sul Corriere della valle d'Aosta del 26 luglio 2007)

3 dicembre 2007

Aosta: i prezzi delle case sono cresciuti del 3.1%

L’Ufficio studi del Gruppo Tecnocasa ha diffuso la sua nota semestrale sul mercato della casa in Valle d’Aosta. La proponiamo ai nostri lettori. La tabella completa dei prezzi rilevati nel capoluogo regionale la potrete trovare sul Corriere della Valle in edicola questo venerdì.

Centro storico dinamico
Mercato moderatamente positivo per la zona dell’Arco di Augusto e del Centro storico. Sono state ultimate le ristrutturazioni degli immobili di epoca medioevale e di epoca romana nel Centro storico. L’area nei pressi dell’Arco D’Augusto diventerà presto zona pedonale. Una soluzione ristrutturata costa mediamente 2800 € al mq, ma si possono raggiungere punte di 3500 € al mq per le soluzioni situate in piazza Chanoux.
Per quanto riguarda l’acquisto di immobili, la tipologia più richiesta dai giovani è il bilocale (50 mq), mentre le famiglie si orientano prevalentemente sui trilocali (80 mq). Nel Centro storico si acquista anche per investimento. Gli affittuari sono trasfertisti impiegati in istituti bancari o presso la Regione ed il canone di locazione di un bilocale arredato è di 450 € al mese, di un trilocale 550-600 € al mese. Nel Centro storico di Aosta, anche a causa di un’offerta più bassa, il prezzo di un box si aggira sui 40 mila €. In via Clavalité sono in corso d’opera i lavori per la costruzione di alcuni garage privati oltre che della nuova caserma dei carabinieri e della finanza.
Dinamico il mercato immobiliare in Piazza della Repubblica. Ciò è attribuibile, in parte, alla costruzione di nuovi immobili nella zona degli Impianti Sportivi, nei pressi di corso Lancieri di Aosta. Questa area è interessata da un processo di riqualificazione e di recupero degli impianti sportivi esistenti. Si sta procedendo poi alla creazione di una piscina scoperta.
La tipologia più richiesta è il trilocale (70-80 mq) e gli acquirenti sono soprattutto famiglie.
Ancora sostenuta la domanda per investimento nella zona della Scuola Militare Alpina, destinata a diventare una sede universitaria.

Locazioni: la domanda supera l'offerta
Il mercato delle locazioni della zona vede protagonisti il personale ospedaliero e i finanzieri la cui domanda supera nettamente l’offerta. I canoni di locazione mensili oscillano tra 400 e 450 € per un bilocale e tra i 500 ed i 600 € per un trilocale.
Continuano i lavori per il recupero delle aree dismesse dell’acciaieria che si trova nella zona sud della città, nei pressi di via Paravera e della strada per Pont Suaz: sorgeranno molti laboratori artigianali ed è già attivo il Nuovo Centro Conferenze.
L’incremento di organico attuato dall’Acciaieria nell’ultimo periodo ha portato ad un aumento delle locazioni. La domanda è composta più che altro da operai provenienti in prevalenza dalle altre regioni del Nord Italia. Le locazioni sono di 400-500 € al mese per un bilocale e di 500-650 € al mese per un trilocale. Numerose le richieste da parte di impiegati trasfertisti che lavorano presso l’Ufficio delle Entrate.

Cresce Regione Borgnalle e in collina arrivano gli stranieri
Continua lo sviluppo edilizio di Regione Borgnalle dove si realizzano nuovi quartieri residenziali ed il nuovo si vende a 2100-2200 € al mq e della zona Couturier dove costruiscono monofamiliari, bifamiliari e trifamiliari. Il nuovo si vende a 2800-2850 € al mq. Presente anche una buona richiesta di terreni edificabili.
Ancora positivo il mercato immobiliare della zona collinare intorno all’Ospedale di Aosta dove la domanda è sostenuta da professionisti che acquistano ville bifamiliari e trifamiliari oppure appartamenti in palazzi costruiti tra il 1965 ed il 1978, concentrati nella parte bassa della collina. Una villetta bifamiliare da 120-130 mq costa da 300 a 400 mila €. In tutta l’area collinare sono in costruzione trifamiliari, bifamiliari e monofamiliari.
Numerosi gli acquisti per investimento e per questa finalità si prediligono monolocali e bilocali concessi in affitto al personale ospedaliero. Il canone mensile di un bilocale è di 400-450 €. Il prezzo di un appartamento medio usato è di 1900 € al mq.
Nelle zone di Villa Chicco, Regione Bussayez e Porassan sono disponibili ville singole, bifamiliari e trifamiliari. Una villa singola con circa 500 mq di giardino può costare da 400 a 500 mila €. In queste zone i terreni edificabili scarseggiano ma il nuovo piano regolatore dovrebbe sbloccare alcune aree e permettere la costruzione di nuove villette.
Da segnalare l’acquisto di seconde case in collina e in montagna da parte di turisti inglesi, olandesi e belgi. Continua lo sviluppo edilizio delle zone di rue du Coutumier e di Porossan dove si costruiscono monofamiliari, bifamiliari e trifamiliari (il nuovo si vende a 2800-2850 € al mq); presente anche una buona richiesta di terreni edificabili.
Sono in corso i lavori per il recupero dell’ex Macello in zona Arco d’ Augusto dove sorgerà la cittadella dei giovani, nel parco Saumont si prevede un’area verde pubblica con parcheggi. Prevista anche la riqualificazione di via Sant’ Anselmo con una nuova illuminazione e pavimentazione.

Pietro Giorgio (Sea): serve più semplificazione


La Società Energetica Aostana di Pollein, azienda operante come core business nel settore dei
servizi energetici e delle reti (1050 impianti di teleriscaldamento gestiti su tutto il territorio regionale) con un occhio di riguardo per il settore delle energie rinnovabili (dagli impianti a biomassa fino all’eolico passando per il solare), ha fatto registrare nel 2006 una crescita record
nel fatturato passando da 8,7 a 13,8 milioni (+ 50%). Un aumento che se si tiene anche conto dei livelli occupazionali (70 dipendenti nel 2006 contro i 44 del 2004 e i 30 del 2001) colloca l’azienda, che proprio quest’anno compie i suoi primi quindici anni di vita, tra le realtà industriali di dimensioni medio-grandi della piccola regione autonoma. In crescita anche la quota di fatturato ottenuta al di fuori del confine regionale, attualmente pari a circa il 20%, raggiunta anche attraverso tre società di scopo in Molise, Basilicata e Sicilia. «Stiamo esplorando
– spiega l’ingegnere Pietro Giorgio, Presidente della Sea – possibili attività in Italia con dei
partner locali nel settore delle energie rinnovabili
». «In questa logica – prosegue - abbiamo attivato una società che si occupa di energia solare in Sicilia, e altre due operative in quella idroelettrica e eolica nell’area centromeridionale. Senza dimenticare l’esperienza avviata a San Benedetto legata agli impianti di teleriscaldamento che però stiamo in parte rivoluzionando attraverso l’inserimento dell’energia solare».

Il forte trend espansivo non fa però diminuire la volontà della società di consolidare il suo radicamento sul territorio valdostano dove l’attività è nata e ha potuto svilupparsi. Pietro Giorgio chiede in particolare due attenzioni da parte dell’Amministrazione regionale.
«Ci sono alcuni aspetti che, a mio avviso, - osserva – sono più utili dei contributi. Da un lato credo che ci possa essere un partenariato con le grandi aziende pubbliche della nostra regione, Cva o Inva ad esempio. A patto ovviamente che ci sia il giusto rispetto di quanto è iniziativa privata. Tuttavia credo che sia possibile un’alleanza pubblico-privato e possa dare buoni frutti, come la recente esperienza del teleriscaldamento per la città di Aosta. Dall’altro è profondamente necessaria un’azione di semplificazione della burocrazia che nella nostra regione talvolta raggiunge livelli davvero eccessivi». «Ad esempio – prosegue Pietro Giorgio - sul nuovo disegno di legge in materia di ricerca e sviluppo inspiegabilmente la nostra Regione ha fatto tutta una serie di scelte più restrittive rispetto ai paletti indicati dall’Unione europea. Questo ovviamente ci rende meno competitivi. In un quadro italiano che già non ci aiuta. E’ sufficiente citare l’aumento dei contributi per l’apprendistato. Un aumento di oneri che rischia di rendere sempre più difficile fare nuove assunzioni. Sono costi che pesano sulle Pmi come la nostra e finiscono per assorbire una parte ingente delle agevolazioni che, magari, altre leggi ci concedono. La cultura del fare in Italia e in Valle d’Aosta va aiutata di più».

Pietro Giorgio crede che anche le imprese valdostane debbano però operare tra di loro in maniera più sinergica. E in questa logica l’imprenditore è stato fra i fondatori del Consorzio Intese, nato circa un anno fa. Si tratta del primo consorzio industriale di servizi della Valle d’Aosta, e coinvolge una decina di aziende (circa 400 occupati), creato con lo scopo di potersi confrontare ad armi meno impari con le grosse aziende di servizi nazionali che con sempre maggiore intensità, nell’ultimo quinquennio, si sono presentate agli appalti banditi dagli enti pubblici della piccola regione autonoma (dal Comune di Aosta alla Regione), sfruttando l’atout di
una migliore competenza territoriale. «Questa iniziativa – conclude l’a.d. di Sea - è la prova che in Valle d’Aosta è possibile aggregarsi e dare servizi di qualità uguale se non superiore alle grandi aziende di servizi. Credo che da parte del mondo industriale si sia fatto uno sforzo importante e doveroso per rimanere competitivi. E’ una dimostrazione che in Valle l’industria dei servizi esiste, è viva e vegeta e vuole lavorare». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 19 luglio 2007)

1 dicembre 2007

Si discute il bilancio regionale...




Da lunedì pomeriggio fino a giovedì 6 dicembre il consiglio regionale discute il bilancio. Se avete voglia di saperne di più, in particolare rispetto a quanto prevede la finanziaria sul mondo dell’impresa, cliccate su http://www.consiglio.regione.vda.it/iter_leggi/default_i.asp . Poi cliccate su “disegno di legge” e poi su

Bilancio di previsione della Regione autonoma Valle d'Aosta per l'anno finanziario 2008 e per il triennio 2008/2010

e su

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione autonoma Valle d'Aosta (Legge finanziaria per gli anni 2008/2010). Modificazioni di leggi regionali

Ciccate su “testi” e poi su “testo assegnato”. In base ai computer e alla Adsl in certi casi ci vuole un po’ di pazienza prima che il testo dei due ddl si apra.
Se volete cimentarvi nella lettura, mentre attendete l’apertura,
fatevi un buon caffè. Vi consiglio poi di copiare il testo sul vostro programma di scrittura. La lettura sarà migliore. Chi vuole può farmi anche pervenire le sue opinioni via mail.


Per chi non avesse molto tempo o non fosse abbonato al Corriere della Valle (A dicembre è partita la campagna abbonamenti: 35 euro per un anno di buona informazione. Pensateci) propongo un articolo che cerca di riassumere i contenuti più importanti del Bilancio regionale



1,62 miliardi di euro

Il bilancio regionale per l’anno 2008 pareggia in 1.625.000.000 di euro, al netto delle partite di giro, e mostra un incremento del 6,9% rispetto alle previsioni formulate per il 2007. Il bilancio per l’anno 2009 pareggia sulla cifra di 1.633.000.000 di euro e 1.663.000.000 di euro per l’anno 2010, sempre al netto delle partite di giro. Il documento è stato presentato dal Presidente della Giunta Luciano Caveri e dall’Assessore al Bilancio Aurelio Marguerettaz. Tra gli interventi più significativi figurano il supporto allo Sviluppo economico attraverso la riduzione dell’IRAP per le aziende virtuose in termini di incremento del valore della produzione e del costo del personale; i 211 milioni assegnati alla Finanza degli enti locali per l’anno 2008 in aumento di circa 16 milioni rispetto al 2007 e i 260 a favore della Sanità con un aumento del 6,2 % rispetto al 2007. Nell’ambito sociale è stato autorizzato l’aumento del fondo per le politiche sociali di 2 milioni nel 2008. Lo stanziamento dello stesso fondo nel triennio ammonta a 88 milioni di euro. Nella finanziaria trovano anche posto l’attenzione verso il settore dell’assistenza socio sanitaria con la previsione di diversi interventi di adeguamento delle strutture destinate all’assistenza delle persone anziane ed inabili e di costruzione di strutture socio sanitarie territoriali; l’avvio di un percorso finalizzato alla stabilizzazione del personale precario in ambito sanitario e l’attuazione di misure volte ad incentivare l’adesione a fondi complementari territoriali di previdenza nel comparto sanitario. Per le Politiche del lavoro la legge garantisce le risorse necessarie per l’attuazione del Piano triennale degli interventi di politica del lavoro per il periodo 2008/2010. Sono confermate le misure per il contenimento della spesa per il personale della Regione e delle autonomi locali. Nel sistema delle autonomie locali è prevista anche una misura di contenimento dei costi della politica in attesa della revisione della legge regionale 23 del 2001. La legge prevede anche il rifinanziamento per l’anno della l.r. 18/2007 in materia incentivi per il rinnovo tecnologico del parco auto e moto.

Le Entrate
Nell’esame del Bilancio, la crescita prevista delle entrate del 6,9% rispetto all’anno 2007 costituisce un elemento particolarmente significativo, in quanto deriva interamente dall’andamento delle entrate correnti, mentre si riducono, rispetto alle previsioni per il 2007, le entrate derivanti dalla vendita di beni, e soprattutto la previsione di ricorso all’indebitamento. Le entrate per tributi propri della Regione e le entrate derivanti dal gettito dei tributi erariali rappresentano più dell’83% dell’ammontare complessivo delle risorse disponibili. Le previsioni di tali tipologie di entrata (Titolo 1), per il 2008, evidenziano una crescita rilevante (+8%, quasi 100 milioni in più) rispetto all’esercizio precedente, crescita attribuibile in larga parte al gettito delle compartecipazioni erariali. Per gli anni successivi, le entrate di tale titolo sono previste prudenzialmente con un tasso di crescita di circa il 2% annuo, ovvero secondo una previsione di crescita di poco superiore all’inflazione programmata. L’indebitamento previsto è stato ridotto per il 2008 rispetto alle previsioni iniziali per il 2007 (- 10 milioni).

Le Spese
Sul versante della spesa, il 69,08% delle risorse è destinato alla spesa corrente, mentre il 30,94% agli investimenti presentando un miglioramento rispetto al 2007 quando il rapporto si attestava al 69,81%, e un miglioramento anche rispetto all’anno 2006. La ripartizione delle spese per settore evidenzia come oltre un miliardo di euro, pari al 64,4% delle risorse, è destinato alle spese di intervento e più specificatamente quasi il 18,4% agli interventi a carattere generale, mentre il 46% agli interventi a carattere specifico, ovvero allo sviluppo economico, alla tutela dell’ambiente, alla sanità, al sociale, alla scuola e alla cultura. In materia di sicurezza sociale sono previsti investimenti pari a quasi 323 milioni con un incremento di 18,1 milioni rispetto allo stanziamento dell’anno 2007. Ai programmi di Assistenza sociale e beneficenza pubblica sono destinati più di 51 milioni di euro, di questi 27 milioni al fondo per le politiche sociali (in incremento rispetto al 2007). Nello sviluppo economico sono iscritte risorse per 245 milioni di euro a favore dei settori produttivi della Regione: formazione professionale, trasporti, risorse energetiche, agricoltura e zootecnia, turismo e commercio, industria e artigianato.
 

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