12 aprile 2008

Termovalorizzatore in Valle d'Aosta: perchè sì (1)

Per illustrare la posizione favorevole al termovalorizzatore la scelta non poteva che cadere sull'Assessore al Territorio, Ambiente e Opere Pubbliche Albert Cerise. Ecco le le sue risposte.

Assessore Cerise da dove nasce lo studio in base al quale avete deciso che in Valle si debba costruire un termovalorizzatore?
Lo Studio nasce dall’esigenza di fornire risposte alla mozione votata dal Consiglio regionale in data 21 dicembre 2005, che impegnava la Giunta regionale a “presentare una valutazione tecnica, economica ed ambientale delle diverse possibilità di valorizzazione energetica dei rifiuti valdostani, compresi eventuali accordi con impianti ubicati fuori del territorio regionale, oppure attraverso l’ipotesi di realizzazione in Valle d’Aosta di un impianto di termovalorizzazione ad uso esclusivo dei rifiuti termovalorizzabili prodotti e/o già stoccati in Valle d’Aosta, comprendendo la valutazione di percorsi amministrativi per attuare le diverse soluzioni”.
Le attività di studio, condotte a partire dalla primavera 2006, hanno fornito alla Regione Autonoma Valle d’Aosta gli elementi per una valutazione comparata dei possibili sistemi di riorganizzazione e gestione dei servizi di smaltimento e recupero finale dei rifiuti urbani e assimilati e dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani, tenuto anche conto dell’evoluzione normativa che condiziona il rispetto degli obiettivi della pianificazione regionale vigente e della mancanza di un luogo idoneo ad accogliere l’eventuale collocazione di una nuova discarica.
Tale documento individua ed analizza due possibili scenari di gestione dei rifiuti:
- il primo basato sull’analisi degli interventi attuativi previsti dal Piano regionale di gestione dei rifiuti, approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 3188/XI, in data 15 aprile 2003, e integrati con le norme introdotte dal decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36;
- il secondo, in forza della mozione del Consiglio regionale approvata in data 21 dicembre 2005, basato su una soluzione di gestione dei rifiuti alternativa a quella prevista dal Piano regionale, fondata su un intervento integrato di termovalorizzazione dei rifiuti prodotti in Valle d’Aosta e di recupero e riqualificazione ambientale del sito ospitante l’attuale discarica regionale di Brissogne. Lo studio riporta un confronto tecnico, impiantistico, ambientale, economico e tariffario dei due scenari assunti a riferimento con il sistema attuale di gestione, che si basa fondamentalmente sulla discarica come impianto di riferimento.
Bisogna, inoltre, tenere presente che lo Studio sviluppato dalla Regione è riferito alla sola fase terminale di gestione dei rifiuti (trattamento e smaltimento) e presuppone che a monte sia pienamente operativo tutto il sistema di raccolta e trasporto, affidato alle Comunità Montane e al Comune di Aosta, che si basa sul potenziamento e miglioramento delle raccolte differenziate.
Va poi anche ricordata la condivisione del progetto espressa dal Consiglio Permanente degli Enti locali, come documentata dall’allegato alla delibera n. 807 del 20 marzo 2008, nonché quella della IIIA Commissione consiliare.

Quali sono gli aspetti che vi hanno fatto maggiormente propendere per la soluzione del termovalorizzatore?
Così come evidenziato nella relazione allegata alla deliberazione della Giunta regionale n. 807, del 21 marzo 2008, le principali motivazioni che emergono dall’esame dello Studio comparativo predisposto, nonché dai documenti di approfondimento, a supporto del parere espresso dalla Giunta regionale, a favore dello scenario di smaltimento che prevede la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione in Valle d’Aosta ed il recupero ambientale del sito di Brissogne attraverso la bonifica delle discariche annesse al Centro regionale di trattamento dei rifiuti urbani e la selezione dei rifiuti da avviare alla termovalorizzazione, sono le seguenti:
- consente di rispettare a pieno le prescrizioni gestionali conseguenti all’entrata in vigore delle nuove norme in materia di gestione e smaltimento dei rifiuti;
- consente di attuare un sistema coordinato di recupero e smaltimento dei rifiuti che permette una semplificazione dei flussi di gestione delle diverse tipologie di rifiuto rispetto alla soluzione di piano attualmente in vigore;
- consente alla Regione Valle d’Aosta di conseguire l’autosufficienza in materia di gestione dei rifiuti che rappresenta uno dei requisiti richiesti dalle disposizioni comunitarie nell’ambito dell’individuazione di un sistema coordinato di recupero e smaltimento dei rifiuti;
- consente la programmazione della riqualificazione ambientale di una importante zona posta alle porte della città di Aosta conseguente alla progressiva eliminazione delle discariche del Centro regionale di Brissogne;
- comporta un elevato investimento per la realizzazione del termovalorizzatore ma consente importanti introiti derivanti dalla vendita dell’energia elettrica prodotta, che costituiscono elementi di abbattimento delle tariffe applicate agli utenti, oltrechè la valorizzazione del cascame termico, con possibilità di fornire calore ad un numero significativo di utenti, riducendo di conseguenza le emissioni in atmosfera derivanti dai relativi impianti di riscaldamento, concorrendo, pertanto, ad un miglioramento della qualità ambientale;
- consente di affrontare e risolvere il problema della gestione dei rifiuti per un periodo relativamente lungo (non meno di 25 anni) a partire da fine 2012 in avanti. (Continua)

11 aprile 2008

Termovalorizzatore in Valle d'Aosta: perchè no (2)


Propongo la seconda parte del documento del Comitato Zero Rifiuti sul termovalorizzatore. Domani tocchera ad un'intervista all'Assessore Albert Cerise.


Si può passare adesso a parlare delle problematiche della termovalorizzazione.
La prima questione che si pone è la scala dell’impianto: in Valle d’Aosta siamo 125.000 abitanti e
vogliamo fare un impianto da 85.000 tonnellate annue, nella provincia di Bolzano sono oltre 4 volte noi e hanno un impianto da 70.000 tonnellate annue, con raccolta differenziata oltre il 70% e una tassa aggiuntiva per il materiale che anziché essere recuperato viene avviato ad incenerimento.
Non si sognano di bruciare una discarica. Gli aspetti di ricaduta sulla popolazione dell’inceneritore sono piuttosto articolati: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha recentemente prodotto un documento nel quale si ammette che in prossimità degli impianti di incenerimento vi sono aumenti di concentrazione di diossine, metalli pesanti e altre sostanze patogene e cancerogene. L’OMS non nega la nocività degli impianti, bensì afferma che è difficile attribuire agli stessi una relazione di causa diretta con gli aumenti di patologie della popolazione, a causa dei tempi di latenza, dei numeri ristretti, di concause disturbanti. Questo è ben diverso dal dire che gli impianti di incenerimento non hanno effetti negativi sulla salute umana, occorrono semplicemente maggiori e più approfondite indagini. Viceversa in 46 studi epidemiologici pubblicati fra il 1987 e il 2003, nei quali veniva principalmente puntata l’attenzione sul cancro, ma anche su effetti avversi sulla riproduzione e sul sistema respiratorio, vengono evidenziati con una certa riproducibilità rischi significativi per i tumori polmonari, i sarcomi dei tessuti molli, i linfomi non Hodgkin e le leucemie infantili. Gli studi sull’aumentato rischio di sarcomi dei tessuti molli e linfomi non Hodgkin corroborano un ruolo di causa diretta della diossina, mentre non ci sono per motivi di tempi di latenza studi epidemiologici relativi agli effetti a lungo termine sugli inceneritori di nuova generazione.
Riteniamo gravi le dichiarazioni del prof. Veronesi e invitiamo di andare a leggere sul sito
della fondazione Veronesi chi sono gli sponsors. Ascoltare anche un’altra opinione potrebbe
essere utile per farsi una propria idea, quindi chiediamo alla popolazione di partecipare alle
conferenze della prof. Gentilini, oncologa di riconosciuta fama, che sarà a Pont Saint Martin e
ad Aosta il 28 aprile. Il principio di precauzione vorrebbe che quando esiste il sospetto che un impianto possa immettere nell’ambiente sostanze nocive, non bisogna costruire l’impianto. Per gli inceneritori non v’è il sospetto, si sa che emettono diverse sostanze cancerogene, non ultime le PM 2.5 e le nanopolveri, per cui anche l’OMS ha dichiarato che occorrono approfondimenti a riguardo.
Apprendiamo con stupore che la rivista Panorama venga annoverata dai nostri
amministratori come rivista scientifica al pari di Science e Health environment e con altrettanto
rammarico abbiamo letto del parere positivo al termovalorizzatore del Consiglio Permanente degli Enti Locali. Sappiamo però che era presente solo la metà dei sindaci valdostani, e gli altri?
Il fatto che in diversi paesi si ricorra all’incenerimento non implica che si inceneriscano
anche le discariche, né che non esistano oggi sistemi di trattamento meno impattanti che in una
regione a valenza ambientale e turistica come la nostra dovrebbero essere presi in
considerazione. Il “così fan tutti” non è un motivo valido e contribuisce soltanto ad aumentare la
disaffezione dalla politica dei cittadini.
Diciamo due parole sui costi dell’operazione che la Giunta intende mettere in atto: nella
relazione Genon - Ziviani si legge che i costi di trattamento attuali per una tonnellata di rifiuti è di 73,61€. Tale cifra, dopo la realizzazione del piano regionale e in assenza di incentivi salirebbe a
176,61€. Oltre il doppio! Nell’analisi dei costi contenuti negli allegati della relazione di cui sopra
non compaiono i costi per il trasporto e lo smaltimento delle ceneri leggere, che dovrebbero essere smaltite in impianti dedicati perché pericolose, mentre si citano unicamente i costi per il trasporto delle scorie a Issogne, sapete dare ragione di questo fatto? Nella medesima analisi compaiono i contributi per l’incenerimento dovuti ai certificati verdi per la produzione di energia da fonti rinnovabili ed assimilate. Gli inceneritori godono di questo contributo perché i rifiuti vengono inseriti nella categoria “assimilabili”, per questo l’Unione Europea ha aperto procedure di infrazione nei confronti dell’Italia ed è probabile che tali incentivi spariscano, di sicuro mettere a bilancio un introito incerto per i prossimi 25 anni è un azzardo. Senza questi contributi l’impianto avrebbe una gestione in perdita, nonostante le vendita di calore e di una minima quota di energia elettrica. Se sommiamo a tutto ciò i costi per la costruzione e per la ristrutturazione dell’impianto, necessaria dopo 12 anni, si arriva ad un ammontare complessivo di circa 300 milioni di Euro: non sembra una soluzione proprio economica per smaltire il rifiuto annuo prodotto dalla nostra regione.
Questi ed altri punti critici si trovano nelle precisazioni della Giunta, noi siamo dei semplici
cittadini e non abbiamo la pretesa di essere i depositari della verità, né sappiamo l’esito di questo dibattito. Certo è che su un tema così importante che determinerà il nostro futuro ci siamo
documentati in modo approfondito e invitiamo la popolazione valdostana a fare altrettanto
informandosi in modo consapevole, nel sito web del nostro Comitato http://www.rifiutizerovda.altervista.org/ vi sono diversi documenti consultabili e comunque in internet l’informazione sul tema è ampia è accessibile a tutti. (...). Facciamo un breve riassunto e concludiamo. La Valle d’Aosta è una regione alpina, di dimensioni ridotte e delicata dal punto di vista ambientale. La produzione di rifiuti è minima, se si intraprendessero azioni di riduzione, di riuso e di aumento della raccolta differenziata, con reale recupero dei materiali, introducendo la raccolta della frazione organica laddove viene prodotta, l’avanzo di rifiuti indifferenziati sarebbe di 20/25.000 tonnellate annue, meno delle ceneri del termovalorizzatore che si intende costruire. Questa quantità è insufficiente a mantenere un impianto di incenerimento. Svuotare la discarica per asservirla al termovalorizzatore è un evento mai realizzato, la normale gestione post chiusura garantirebbe da sola l’abbattimento degli odori e l’inertizzazione del rifiuto. Non si può parlare di bonifica di discarica perché non vi è un sito contaminato, fatta eccezione per le vecchie discariche non impermeabilizzate. Il rifiuto indifferenziato residuo potrebbe essere trattato con sistemi a freddo, sul modello di altre realtà italiane ed estere già consolidate. Questi sistemi garantiscono il recupero di alcuni materiali come vetro e metalli e lo scarto in uscita può essere depositato in discarica senza i problemi delle ceneri. Il Comitato Rifiuti Zero Valle d’Aosta intende organizzare una visita ad un impianto esistente, gli amministratori sono invitati. Ci sembra che non si possa paragonare la Valle d’Aosta alla Germania, non è detto che le scelte altrui siano ottimali e per una volta si potrebbe optare per qualche scelta all’avanguardia, vista la particolarità della nostra regione. La scelta del termovalorizzatore nella nostra terra è ricca di incognite e di aspetti critici.

10 aprile 2008

Via delle Indie: nessun accordo con Esselunga

Celebriamo il quinto mese di blog con un'errata corrige. Pace. Tutto sommato uno ogni cinque mesi è una buona media. Ecco lo scritto dell'Amministratore unico della Via delle Indie.
A seguito dei colloqui telefonici intercorsi, Vi richiediamo immediata rettifica delle dichiarazioni imputate al ns. Amministratore, sull'articolo comparso sul Corriere, in quanto non corrispondenti all'intervista rilasciata.
Tutta la parte riguardante la catena "Esselunga" risulta essere un profondo malinteso, poichè nessun rapporto di fornitura è stato avviato, bensi' sono state unicamente formulate delle proposte di prodotto che la scrivente si augura di poter concretizzare.
Sicuri che Vi attiverete per una immediata smentita, restiamo in attesa di ricevere copia dell' errata corrige.

Distinti saluti
Via delle indie
Amministratore Unico
Raffaele Bellizia

Termovalorizzatore in Valle d'Aosta: perchè no (1)

Il tema del termovalorizzatore sta creando un intenso dibattito nella comunità valdostana tanto che, messo all'ordine del giorno dell'ultimo Consiglio regionale, su pressione delle forze di opposizione è stato rinviato alla prossima legislatura. Il materiale a disposizione è particolarmente ricco. Io stesso sul Sole 24 Ore Nord Ovest di ieri ho dedicato due articoli all'argomento e la settimana precedente me ne ero anche occupato sul Corriere della Valle. Tuttavia non nascondo che riuscire a fornire un informazione davvero completa sull'argomento è molto difficile. E in questo l'on line ci aiuta un po' di più. Per questo ho deciso di dedicare quattro post del mio blog all'argomento. Due dedicati a chi è contro e due a chi è favorevoli, puntando a permettere ad entrambe le parti di avere uno spazio possibilmente ampio. Per illustrare le posizioni di chi è contro ho scelto un recente documento, diffuso dal Comitato Zero Rifiuti. Il documento polemizza con precedenti affermazioni della Giunta regionale, ma può essere tranquillamente letto senza esserne a conoscenza.

Ridurre la produzione di rifiuti, aumentare la raccolta differenziata, introdurre un sistema di
tariffazione a peso ed evitare come smaltimento finale la discarica e l’incenerimento sono proposte del nostro Comitato e di un altro organismo riconosciuto come sovversivo: l’Unione Europea. Addirittura l’Unione Europea ha pubblicato una “Guida per la gestione dei rifiuti in aree di montagna” in cui sta scritto: “l’incenerimento presenta numerosi inconvenienti, soprattutto
ambientali, in quanto genera importanti impatti negativi sull’aria e sull’acqua ma anche sul piano
paesaggistico; tali impatti sono aggravati, nelle aree di montagna, dalle condizioni naturali (rilievo e inversione termica) e sono maggiormente subiti a causa della fragilità del territorio.
L’incenerimento non esclude la necessità di uno stoccaggio definitivo, in questo caso di rifiuti
pericolosi, più oneroso e con vincoli più restrittivi”.
Il Ministero dell’Ambiente in ogni suo comunicato sull’argomento afferma che occorre
“buttare meno e buttare meglio”. Sarebbe interessante conoscere quali iniziative valide di riduzione della produzione dei rifiuti e di incremento della raccolta differenziata ha perseguito questo governo regionale. Certo è che nella recente legge regionale gli obiettivi proposti sono minimi: 60 per cento di raccolta differenziata e 50 per cento di valorizzazione, entro il 31 dicembre 2011. Basti pensare che ad oggi la città di Ivrea ha raggiunto il 69% di raccolta differenziata, e anche in valle il comune di Etroubles è passato dal 25 al 60% in meno di un anno. Il piano regionale approvato il 15 aprile 2003 è stato così lungimirante da necessitare oggi di una revisione. Riguardo agli scenari studiati, occorre innanzitutto fare una critica di metodo. Una legge regionale ha istituito l’ARPA (Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente) come ente strumentale della Regione. Sono assegnati all’ARPA diversi compiti, quali la consulenza e l'assistenza tecnico-scientifica alle strutture regionali, la collaborazione con l'Amministrazione regionale per la predisposizione e l'attuazione dei piani regionali in materia ambientale e sanitaria anche in riferimento a particolari rischi ed emergenze per l'ambiente e la popolazione.
Gli studi comparativi di valutazione degli scenari dovevano essere affidati all’ARPA, invece
si è preferito incaricare consulenti esterni, pagati con soldi pubblici e senza garanzia di imparzialità. Come se ciò non bastasse, gli stessi consulenti che hanno prodotto le valutazioni
sull’inceneritore, hanno anche ricevuto l’incarico di valutare i sistemi di trattamento alternativi,
come quelli a freddo, scartandoli senza tanti complimenti.
Lo scenario del termovalorizzatore è stato comparato con quello del piano regionale, non
con il trattamento meccanico biologico. C’è stata insomma una mancanza di imparzialità e di
serietà di base sulla quale è inutile dilungarsi.
Secondo la Giunta la bonifica della discarica sarebbe indipendente dalla realizzazione del
termovalorizzatore. Per legge la discarica costituisce il luogo finale di smaltimento del rifiuto, la
bonifica è possibile solo se il sito risultasse contaminato e costituisse un fattore di rischio per la
popolazione. Se si togliesse al rifiuto prodotto in Valle d’Aosta la frazione minima di raccolta differenziata obbligatoria per legge al 2012, rimarrebbero 35/40.000 tonnellate all’anno: insufficienti a far funzionare un impianto di incenerimento. Da dove prendere la parte mancante? Importare rifiuti da fuori valle non incontra troppo il consenso popolare, eliminare la discarica sembrerebbe un colpo di genio. Peccato che nessuna discarica sia mai stata svuotata per alimentare un inceneritore, peccato che l’attuale discarica non inquini la falda, come provano le misure dell’ARPA, peccato che i teli impermeabili possano resistere oltre 2 secoli, peccato che una volta esaurita tra pochi anni, realizzate le operazioni obbligatorie per legge di copertura e di aspirazione di biogas e di percolato, la discarica smetterebbe di diffondere odori che causano gravi disturbi alla popolazione. Nello studio specifico che consiglia la bonifica si legge che oltre il 60% dell’attuale discarica è costituito da materiale inutilizzabile, che l’operazione di svuotamento andrebbe avanti per 25 anni con liberazione di odori, che non vi sono precedenti si asservimento di una discarica ad un inceneritore. Perché l’esperto incaricato dalla Regione per fare valutazioni sulla bonifica della discarica durante l’incontro con la popolazione ha detto che i costi sarebbero stati di 3,5 € alla tonnellata e pochi giorni dopo in un seminario tenuto ad Aosta e organizzato dalla Valeco, è emerso che i costi sarebbero stati di 50 € alla tonnellata? Memoria corta o malafede? Nello studio non si dice quanto renderebbe i termini economici lo smantellamento della discarica, di certo c’è che la bonifica da sola costerebbe 75 milioni di Euro. (Continua).

9 aprile 2008

Approvata la nuova legge sull'editoria regionale

Mi permetto un breve momento di autoreferenzialità professionale per fare i complimenti al sindacato dei giornalisti, guidati da Giorgio Machiavello, e unirmi alla soddisfazione per l'approvazione della nuova legge per l'editoria che offre una sicura tutela a tutta la categoria. Un apprezzamento, in questo senso, va anche alla Giunta e al Consiglio regionale, che hanno permesso l'approvazione di questo provvedimento in zona Cesarini. Ecco il comunicato dell'Asva che volentieri propongo anche ai visitatori del blog.

«L’Associazione Stampa Valdostana esprime grande soddisfazione per l’approvazione della legge regionale a sostegno dell’editoria locale avvenuta ieri sera. La nuova normativa, alla cui stesura ha partecipato anche l’Asva, contiene importanti norme che tutelano i giornalisti valdostani. In particolare, il primo comma dell’articolo che fissa i requisiti richiesti agli editori che vogliono accedere ai contributi impone che le testate “siano in regola con gli obblighi di legge in materia di trattamento contrattuale del personale dipendente e applichino a tutto il personale giornalistico dipendente le pertinenti norme dei contratti nazionali di lavoro giornalistico sottoscritti dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana”.
Questo comma contiene l’emendamento presentato dall’Asva e sostenuto con forza in ogni sede competente (Presidenza della Regione, Assessorato alle Attività Produttive, seconda Commissione consiliare permanente). La prescrizione per gli editori di applicare al personale giornalistico dipendente i contratti sottoscritti dalla Fnsi è una chiara garanzia a favore sia dei colleghi già occupati nelle redazioni delle testate locali, sia di quelli che potranno essere assunti in futuro. Un obbligo che limiterà eventuali intenzioni, da parte degli editori che vorranno usufruire dei contributi pubblici regionali, di applicare forme contrattuali non riconosciute dal Sindacato dei giornalisti italiani.
I Consiglieri regionali che hanno votato a favore di questa legge (23 sì, 3 no, 3 astenuti) hanno mostrato la giusta sensibilità nei confronti del lavoro giornalistico, sempre più sottoposto ai tentativi da parte di molti editori (come confermano le vicende legate al rinnovo del Contratto collettivo nazionale e alla recente disdetta del Protocollo d’intesa interregionale) di limitare i diritti acquisiti.
Per l’Asva, quindi, un grande risultato in termini sindacali. Per tutti i colleghi impiegati nelle testate valdostane la garanzia della salvaguardia della loro dignità professionale».

Civa: le cave non le vuole più nessuno sul proprio territorio

Civa: Consorzio commercio inerti Valle d’Aosta. Una sigla unica (con un fatturato complessivo di 5 milioni di euro) che raggruppa, almeno sotto il profilo commerciale, cinque cavatori e cinque impianti di cave: la Nuova Zerbion di Châtillon, la Se.Li di Pontey, l’Henriet di Quart, l’Ir.Va di Gressan e Cave Chavonne di St-Pierre. Un sodalizio consolidato da 26 anni di lavoro fianco a fianco in una regione dove l’aggregarsi per crescere insieme è considerata una curiosa anomalia. Un’attività per giunta aggravata, commenta Angelo Lain, direttore della Civa dalla su fondazione nel 1982, dal fatto che «la cava è qualche cosa che nessuno vuole più sul proprio territorio». Lain è anche presidente di Assocave, 18 aziende che danno lavoro a 600 dipendenti, indotto compreso, per un fatturato complessivo di circa 10 milioni. Un osservatorio importante, tanto che immediatamente l’attenzione dall’azienda passa al settore anche perché l’attualità ha molto da offrire dopo l’approvazione della nuova legge regionale su cave, miniere, terme e acque minerali. Una legge attesa da tempo. Ma Lain sull’argomento è categorico. «Il nuovo testo non risolve i problemi del settore». «Il provvedimento – osserva dopo una breve pausa – ha indubbiamente recepito alcune delle nostre richieste, ma la definizione del quadro giuridico è relativa se poi dovremo confrontarci con un piano regionale delle attività estrattive, presumibilmente in Consiglio regionale per la prima settimana di aprile, che, di fatto, dimezza l’estrazione degli inerti (il provvedimento è già stato approvato ndr)».
Per Lain il nuovo piano che doveva essere già presentato agli operatori un anno fa per la categoria è inaccettabile. «Alcune zone individuate hanno subito diminuzioni naturali di cui nell’aggiornamento non si tiene conto – aggiunge Lain – altre sono state cassate dai sindaci dei comuni interessati senza addurre nessuna spiegazione di carattere tecnico, altre sono state ridotte e altre ancora, pur comprese, sono in realtà in via di ultimazione nella coltivazione. Insomma c’è veramente il rischio che si debba andare a lavorare fuori da questa regione e qualche imprenditore ha già minacciato di farlo». Per Lain non ci si rende conto che se le imprese valdostane si vedranno costrette a rivolgersi fuori Valle per reperire gli inerti, a causa del crescere dei costi di trasporto si creerebbe un effetto domino sui prezzi con ricadute immediate sui tariffari delle opere edili e quindi sugli appalti pubblici regionali. «Le cave oltretutto sono mal distribuite – prosegue Lain -. Intorno ad Aosta dove operano otto aziende c’è soltanto la cava di Brissogne che assicura una produzione annua di circa 200.000 metri cubi. Inoltre esiste il problema della programmazione. L’ultimo piano ci assicura risorse per non più di un quinquennio». Il presidente di Assocave in particolare è rattristato dalla reazione dei primi cittadini. «E dire che per venire loro incontro avevamo visto con favore – commenta un po’ amareggiato – l’introduzione di una tassa di concessione comunale sull’attività estrattiva pari a 0,5 euro al m3». Gli imprenditori nel tentativo di reperire nuove risorse estrattive hanno anche da tempo proposto all’Assessore al Territorio, Ambiente e Opere Pubbliche Alberto Cerise la creazione di aree di esondazione a fianco delle centrali idroelettriche. «Si otterrebbe – conclude Lain - un doppio vantaggio: in termini di sicurezza in quanto il fiume ha un’area di sfogo in caso di piena e in termini economici in quanto i detriti che il fiume porta con sé troverebbero un luogo dove poter essere accorti. Annualmente si tratta di circa 200.000 metri cubi di materiale. Questo però per ora non è possibile in quanto il materiale che si trova nella Dora può essere utilizzato soltanto per regimazioni idrauliche». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 20 marzo 2008)

8 aprile 2008

Alpicom: una cordata piemontese per il Wi-Max in Vallée

«Alpi Communication (Alpicom)», sede valdostana, ma cuore azionario completamente piemontese, porterà il Wi-Max (acronimo di Worldwide Interoperability for Microwave Access, tecnologia che permette la diffusione della banda larga su frequenze radio) nella piccola regione autonoma. La società si è costituita pochi giorni fa ed ha come oggetto principale la fornitura di «Servizi di Telecomunicazione, telefonia vocale, servizi di comunicazione mobili e personali anche via satellite, applicazioni dect (digital european cordless telephone), servizi di connettività wireless su frequenze pubbliche o soggette a licenza, trasmissione dati, trasmissione di segnali video». La società a responsabilità limitata è composta dalla cordata piemontese che il 28 febbraio scorso si è aggiudicata, con un investimento di 280 mila euro, uno dei ventuno diritti d’uso regionali assegnati attraverso il meccanismo dell’asta competitiva dal Ministero delle Comunicazioni. Complessivamente nove giornate di rilanci, articolate in 48 tornate, con un incasso finale pari a € 136.337.000,00 (+ 176% sulla base d’asta), il più elevato fra le gare WiMax sin’ora svolte nell’Unione Europea. Le aziende che hanno dato vita al nuovo soggetto sono tutte piemontesi: la «Ribes Informatica» di Ivrea (Torino), la «Hal Service» di Vercelli, la «Lan Service» di Casale Monferrato (Alessandria), dell’«Informatica System» di Cuneo, la «BBBell» del Verbano Cusio Ossola e, infine, la «Tex97» di Torino. Il passo successivo, fanno sapere dall’azienda, sarà quello di mettersi in ascolto delle esigenze del territorio. «L’amministrazione regionale – spiega Maria Grazia Fanciullo, responsabile delle Relazioni esterne - ci ha già invitati ad un tavolo di confronto dove saranno presenti tutti gli operatori valdostani in modo da meglio comprendere le necessità del territorio locale e fissare una serie di priorità». «Non è assolutamente nostra intenzione – prosegue - imporre un nostro piano a priori. Ecco perché accoglieremo volentieri tutte le sollecitazioni che ci giungeranno in quella sede». I diritti d’uso delle frequenze di gara avranno una durata di 15 anni a partire dalla data di rilascio, sono rinnovabili e non possono essere ceduti a terzi senza la preventiva autorizzazione del Ministero. Del resto ogni aggiudicatario al momento dell’assegnazione dei diritti ha già garantito una significativa copertura territoriale ed un particolare impegno nelle aree a «digital divide». La copertura territoriale è stata calcolata con un meccanismo a punti previsto dal disciplinare di gara e risultante dall’installazione di impianti nei Comuni dell’area interessata. Trascorsi i 30 mesi dal rilascio del relativo diritto d’uso, gli aggiudicatari che non utilizzino completamente le frequenze assegnate, sono tenuti a soddisfare richieste di soggetti terzi di accesso alle frequenze stesse, sulla base di negoziazione commerciale.

7 aprile 2008

Professionisti valdostani - 8: Avvocati, i diritti dei cittadini vanno meglio tutelati


Identikit

Iscritti dell'ultimo triennio: 24

Totale iscritti oggi: 155

Età media: 40 anni

Suddivisione maschi e femmine: 95 maschi e 60 femmine

Composizione direttivo: Paolo Caveri (Presidente), Carla Chanu (Tesoriere) e Paolo Sammaritani (segretario) e Giovanni Borney, Fabrizio Maule, Adele Murino, Elena Nelva Stellio, Domenico Palmas e Claudia Tomiozzo.

Il trend nei prossimi anni in termini di iscritti:
in costante aumento 10 nuovi iscritti ogni anno

Mail e sito internet:
avvaosta@tiscalinet.ít

http://www.diclemente.it/avvAosta



Le domande

Quali le principali problematiche a livello regionale e nazionale
E' sotto gli occhi di tutti la crisi della giustizia nei suoi vari ambiti civile, penale ed amministrativo, crisi sostanzialmente causata da carenze di personale, di risorse finanziarie e dalla lunghezza dei processi. L'Avvocatura non rivendica né privilegi né trattamenti speciali, ma chiede interventi normativi che permettano di tutelare efficacemente ed in tempi ragionevoli i diritti dei cittadini

Esistono possibilità di lavoro in Vallee d'Aosta oppure il settore è saturo? Quali sono i nuovi sbocchi professionali?
La professione forense nonostante le sue specificità, sembra segnata dalla comune vicenda che investe i cambiamenti della società italiana: l'alto numero degli iscritti agli albi e la progressiva riduzione degli ambiti di esercizio dell'attività professionale forense sono fattori che trasformano le caratteristiche della Avvocatura tradizionale e ne rendono sicuramente problematico l'accesso per i giovani che intendono avviarsi alla professione di avvocato.

Quali le iniziative di formazione realizzate nel 2007 e in programma nel 2008?
Abbiamo un ricco calendario di appuntamenti di formazione che coinvolge molti colleghi. Si va dalle indagini difensive fino alla responsabilità nelle professioni intellettuali, con particolare riguardo alle professionis anitarie.

Alcuni consigli per chi si vuole avvicinare alla professione...
L'accesso alla professione forense deve avere alla sua base una seria ed approfondita formazione universitaria, formazione che deve essere arricchita con la frequenza di master e corsi post universitari. Chi si avvicina alla professione deve sapere che lo studio e l'approfondimento accompagneranno tutta la sua vita professionale.

Qual è il rapporto con il mondo delle imprese?
Gli avvocati vedono le imprese fra i loro clienti ed alle stesse forniscono le loro prestazioni professionali particolarmente qualificate ed apprezzate sia nell'ambito stragiudiziale (pareri, contratti ecc.) sia nell'ambito giudiziale (civile, penale amministrativo).

5 aprile 2008

Spunti di riflessione - 19: Il tavolo tributario si occupa di agricoltura, zootecnia e viticoltura

Si è svolto il 27 marzo, nella ex Sala Consigliare del Comune di Aosta, il terzo appuntamento con il Tavolo Permanente Tributario della Valle d’Aosta, nato da un’idea di Orlando Formica. Tema: Agricoltura, zootecnia e viticoltura, con la partecipazione di rappresentanti dell’Amministrazione Pubblica e di organismi economici dei settori in esame. Sul Corriere della Valle trovate un ampio servizio a cura di Antonio Vizzi. All’interno dello spazio dedicato agli spunti di riflessione che, eccezionalmente, questo sabato fa il bis, trovate uno stralcio dell’ottima sintesi fatta da Antonio Vizzi.

Davide Adolfo Ferrè, consulente della Coldiretti della Valle d’Aosta
Per i settori operativi hanno fornito un notevole contributo il dottor Davide Adolfo Ferrè, consulente della Coldiretti della regione, che nel confermare l’analisi di Mochet, ha sottolineato come «... l’impianto fiscale in agricoltura deve essere considerato generalmente buono se confrontato ad altri settori dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo. Tuttavia, si potrebbe migliorare per esempio evitando la distinzione dei prodotti assoggettati all’imposta diretta e all’IVA. Spesso tali elenchi comportano difficoltà perché per l’IVA ci sono prodotti agricoli non considerati tali. Sarebbe opportuno intervenire per chiarire e uniformare la materia».

Vincenzo Grojean , presidente Associazioni piccoli produttori valdostani,
A questo punto è stato chiamato in causa Vincenzo Grosjean, presidente dei viticoltori valdostani che ha confermato come abitualmente i viticoltori si affidino al commercialista. «La materia è tanto complessa – ha aggiunto – che anche con tutta la buona volontà il “vigneron” valdostano non riuscirebbe a districarsi. Il viticoltore deve pensare ai molteplici problemi, dalla gestione alla produzione e, infine, alla commercializzazione del prodotto dell’azienda viticola o vitivinicola. Inoltre mi sembra che ci sia disparità di trattamento fiscale nei riguardi degli agricoltori che vivono in montagna da quelli che lavorano in pianura. Sappiamo che produrre uva in terreni con forte pendenza non sia sempre semplice. Sappiamo anche che spesso i vini migliori si ottengono con uve prodotte su terreni a forte pendenza, ossia nei peggiori posti in quanto a comodità. Ecco che mi sento di suggerire una mia personale valutazione. Forse sarebbe opportuno che il legislatore potesse sottolineare tali differenze, che non sono solo peculiarità della Valle d’Aosta. Pensiamo, per esempio, ai terreni in forte e fortissima pendenza della Liguria dai quali si ottengono vini pregiati».

Vittorio Cociti, consulente aziendale: il modello stalla valdostano in Romania
È poi stato invitato l’ingegnere Vittorio Cociti, consulente aziendale, che ha detto «Sono qui oggi come uditore. Sono infatti interessato al mondo agricolo perché da due anni mi sto dedicando ad un progetto legato con l’esportazione del modello valdostano della zootecnia. Infatti avendo visitato la Romania mi sono accorto che in alcune zone dei Carpazi, dove la situazione attuale è arretrata di almeno cinquanta anni rispetto alla nostra, manchi totalmente una economia produttiva. Ho pensato allora, proprio perché le condizioni di quelle zone che ho visitato possono essere rapportate alla Valle d’Aosta, di suggerire all’Assessorato all’Agricoltura e Risorse Naturali della Regione di provare ad esportare il nostro modello di stalla, molto efficiente, con capi di pezzata rossa, la famosa mucca valdostana. L’Assessorato ha gradito la proposta e quindi partirà dalla Valle d’Aosta un’iniziativa per aiutare quel lontano Paese per l’avvio di un’economia agricola con i nostri professionisti del settore. Si tratterà, una volta lanciato l’impianto, di confrontarci anche con il sistema fiscale della Romania. Saremmo i primi a farlo, anche se il Piemonte sta intervenendo in pianura con allevamenti intensivi. Noi vogliamo replicare il nostro modello nelle zone che presentano caratteristiche simili alla Valle d’Aosta. E, naturalmente, lo faremo con grande orgoglio».

La replica di Salvatore Taverna
L’idea e il progetto dell’ingegnere Cociti è stata, immediatamente, confermata dal dottor Salvatore Taverna, giudice tributario ed esperto internazionale di problemi dell’agricoltura, che ha partecipato di recente alla nascita di una comunità montana nei Paesi dell’Est, e pertanto ritiene che la Valle d’Aosta possa, a ragione, esportare il proprio modello di allevamento di bestiame con le razze valdostane e possa ambire a far produrre i relativi derivati. L’iniziativa, secondo Taverna, si può trasferire sui Carpazi e sugli Urali con grande beneficio di quelle lontane popolazioni di montanari e di contadini.

Alessandro Rota dell’Assessorato all’Agricoltura e Risorse Naturali
Infine ha preso la parola il dottor Alessandro Rota in rappresentanza dell’Assessorato regionale all’Agricoltura e Risorse Naturali, che ha fornito alcuni dati sulla realtà del settore dell’agricoltura, della zootecnia e della viticoltura in Valle d’Aosta. «Innanzitutto occorre rilevare – ha riferito Rota – che stabilire le quantità non è semplice, perché le stesse cambiano a seconda della fonte. Infatti, se per l’ISTAT le aziende in agricoltura in Valle d’Aosta sono 6500, per il nostro Assessorato sono invece 3500. Altri dati sulle superfici. Per l’ISTAT la Valle ha a disposizione 70.000 ettari di terreno utilizzabile, per noi dell’Assessorato sono 30.000/40.000. Sugli addetti ai lavori abbiamo 4500 per l’ISTAT, 1800 per l’INPS, 2500 per la Camera di Commercio e 3300 per il nostro Assessorato in quanto ci basiamo sui contributi economici agricoli erogati. In Valle d’Aosta l’agricoltura è rappresentata quasi esclusivamente dall’allevamento di bovini che produce l’oramai famosa Fontina Dop dalla quale si ricava un reddito di circa 30 milioni di €, poi viene la viticoltura che con i suoi circa 2 milioni di bottiglie raggiunge i 10 milioni di € di fatturato. Purtroppo il numero delle aziende, che hanno un’estensione media di 10/12 ettari, – ha concluso Rota – in Valle sta diminuendo».

Spunti di riflessione - 18: Il prezzo del grano è sceso ma i costi no!

Pubblico molto volentieri all'interno del consueto spazio settimanale dedicata gli spunti di riflessione un intervento di Ezio Mossoni, direttore della Coldiretti valdostana. Spero che altri vogliano utilizzare questo spazio per offrire contributi utili al dibattito sullo sviluppo dell'economia regionale. Ecco il testo di Mossoni


L’aumento generalizzato dei prezzi sta occupando televisioni e giornali, ma – soprattutto – sta preoccupando tutti gli italiani. Spetta a chi governa trovare i rimedi affinché, come si suol dire, si possa «arrivare» a fine mese o meglio ancora poter risparmiare, operazione nella quale gli italiani sono sempre stati grandi protagonisti. Ai problemi delle famiglie si contrappongono i problemi delle imprese; la continua crescita dei costi di trasporto e degli altri costi logistici mettono a rischio la competitività delle imprese Made in Italy, che va affrontata con interventi strutturali.
Il settore agricolo è stato coinvolto nell’aumento dei prezzi a causa dell’aumento del costo delle materie prime che, secondo alcuni, ha origine dal prodotto tolto dal mercato alimentare per essere dirottato sul mercato delle bioenergie.
Mi viene da dire «magari così fosse!» i benefici sociali sarebbero certamente più alti dei costi, vorrebbe dire che avremmo trovato una valida alternativa al petrolio e che ad un aumento del prezzo degli alimentari corrisponderebbe un crollo del prezzo del petrolio, ma attenzione costerebbero meno anche i trasporti, l’energia elettrica, la produzione delle plastiche e degli imballaggi e il tutto di tradurrebbe con un aumento dei prezzi alla produzione ( Dio sa quanto il mondo agricolo ne ha bisogno!) e lo stesso prezzo ( o forse meno) al mercato! La verità è che i prodotti agricoli destinati a creare biocombustibili sono ancora troppo pochi per influenzare i prezzi mondiali, e l'andamento delle quotazioni delle materie prime come il grano è fortemente condizionato dalle speculazioni internazionali che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli delle commodities. A influenzare le quotazioni sono le informazioni sulle prospettive dei raccolti in funzione delle semine e del maltempo in diverse parti del mondo, mentre si registra una richiesta senza precedenti di prodotti agricoli da parte di Paesi in rapido sviluppo come Cina ed India. E qui si sviluppa un altro discorso che ci deve fare riflettere. Il pensiero trasversale degli economisti occidentali era che la «globalizzazione» avrebbe «girato» attorno agli Stati Uniti d’America, mentre il fulcro reale della globalizzazione sta attorno ai Paesi come, appunto, la Cina e l’India. Praticamente due continenti, con quasi 2,5 miliardi di persone che si stanno - evviva! - occidentalizzando; 2,5 miliardi di persone che, per loro grande fortuna, si stanno aprendo e chiedono di…mangiare, stufi da secoli di un pugno di riso al giorno! E, quindi per la più vecchia legge economica del mondo sappiamo tutti che domanda e offerta regolano i prezzi e che 2,5 miliardi di persone sono certamente in grado di influenzare i mercati mondiali. Intanto, però, a dimostrazione di come le speculazioni internazionali siano efficienti, il prezzo del grano continua a crollare e fa segnare un calo del 6 per cento in un giorno e torna sui valori della fine dello scorso anno con quotazioni inferiori a 0,23 euro al chilo al Chicago Board of Trade, che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. Il prezzo del grano è crollato al valore di 9,29 dollari per bushel (pari a 27,2 chili) perdendo quasi un terzo del valore raggiunto con il massimo storico fatto segnare il mese scorso. L'esperienza del passato purtroppo dimostra che il prezzo al consumo dei derivati del grano al consumo aumenta rapidamente in caso di crescita della materia prima, ma non inverte la rotta in caso di riduzioni come quelle che stanno avvenendo. Peraltro, ad esempio, il grano incide appena per il 10 per cento sul prezzo del pane. Il contenimento dei prezzi dei prodotti alimentari a vantaggio dei consumatori si affronta eliminando le distorsioni nel percorso dei prodotti dal campo alla tavola lungo il quale in media i prezzi aumentano da cinque a dieci volte. Nella forbice dei prezzi tra l’origine e il consumo c'è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori e a tutte le componenti della filiera senza per questo aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi con gli acquisti familiari che sono in decisa caduta.
Intanto, però, l'aumento dei prezzi del petrolio e dell'energia spinge alle stelle i costi di produzione in agricoltura che fanno segnare un aumento medio del nove per cento con incrementi record per l'attività di allevamento e la coltivazione dei cereali come frumento, mais e riso. L'aumento record delle bollette energetiche colpisce sopratutto le attività agricole che necessitano del riscaldamento delle serre (fiori, ortaggi e funghi), di locali come le stalle, ma anche per l'essiccazione dei foraggi destinati all'alimentazione degli animali, oltre a quelle che utilizzano il carburante per il movimento delle macchine come i trattori. Contro l'aumento dei prezzi del greggio va percorsa con decisione, tra altre politiche di contenimento dei costi, proprio la strada delle sviluppo delle energie alternative rinnovabili recuperando i ritardi accumulati.

4 aprile 2008

Via delle Indie lancia nuovo metodo di abbattimento della carica batterica nei prodotti alimentari

La Via delle Indie , azienda valdostana leader nella lavorazione delle spezie, ha recentemente portato a conclusione un importante progetto. Infatti, nell’ambito di un programma di ricerca e sviluppo, l’azienda valdostana ha lavorato per circa un anno sulla «debatterizzazione dei prodotti vegetali in ciclo continuo». La ricerca ha permesso un significativo abbassamento della carica batterica nei prodotti vegetali lavorati mantenendo però il 93% dei principi attivi presenti nei vegetali stessi. L’ottimo risultato viene maggiormente evidenziato se si considera che mediamente i prodotti, al termine del processo di abbattimento delle cariche batteriche, mantengono appena il 30/40% dei principi attivi. Secondo Raffaele Bellizia, amministratore dell’azienda, «questo metodo permetterà una migliore lavorazione delle carni fresche, come ad esempio i salumi, particolarmente esposte alle cariche batteriche, e finalmente si potrà abbandonare per sempre l’inserimento nelle carni di aromi artificiali». «In questa maniera – commenta ancora Bellizia – riusciamo a far coesistere il rispetto dei parametri industriali che necessitano di prodotti con una bassa carica batterica con la genuinità dei prodotti. Si tratta di un brevetto che ha suscitato un grande interesse nell’industria italiana e che, sicuramente, ci aprirà nuovi mercati». Grandi aziende quali la Barilla, la Rovagnati e la Citterio fruiranno di questo ottimo risultato consolidando così il rapporto commerciale con l’azienda di Champdepraz. «La Via delle Indie - si legge in una nota - da sempre attenta alle innovazioni tecnologiche, ha nuovamente investito nella sua ricerca ed ora i suoi prodotti si presentano ancor più genuini e naturali».

La querelle Regione-Agenzia delle Entrate si è chiusa. Leggetevi l'Ansa

Elezioni politiche in Valle d'Aosta 5 - : Ego Perron e Antonio Fosson

Si conclude qui il viaggio fra i candidati valdostani per le elezioni politiche 2008. L’ultima puntata è dedicata alla lista Vallée d’Aoste.


Vallée d’Aoste

Ego Perron (Camera)

Classe 1967, componente del Consiglio Valle dal 1993 è Presidente del Consiglio regionale dal dicembre 2002 e Presidente della Commissione internazionale per l’educazione e gli affari culturali permanenti dell’Apf e componente del Coordinamento della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali.


Antonio Fosson (Senato)

Classe 1951, medico chirurgo all’ospedale di Aosta, è stato eletto nel 2003 nelle liste dell’UV con 3677 voti. E’stato cofondatore dell’Associazione valdostana Paraplegici e fondatore e responsabile fino al 2003 del Banco Alimentare della Valle d’Aosta. Fino ad ora ha ricoperto l’incarico di Assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali.


Il quesito

In materia di sviluppo economico, quali sono i provvedimenti utili alla Valle d’Aosta e all’Italia su cui intendete impegnarvi se sarete eletti?



La risposta

Crediamo nell’impresa quale motore dello sviluppo economico della Regione e del Paese. Per questo riteniamo necessarie alcune riforme che possano garantire agli imprenditori i giusti sgravi fiscali per gli investimenti, per la sicurezza sul luogo di lavoro ma soprattutto per la ricerca. E’ necessario aumentare i finanziamenti agevolati alle imprese per i nuovi investimenti e ridurre le imposte sul trasporto delle merci e sulle esportazioni. Ci impegneremo anche per agevolare il commercio elettronico e l’interscambio tra le imprese affinché si formino dei veri consorzi artigiani capaci di competere per qualità in maniera sinergica. Dovremo altresì operare per agevolare ulteriormente il sistema alberghiero e per legare la cultura al turismo e al naturalismo affinché il label Vallée d’Aoste si trasformi in risorsa autosostenibile capace di futuri sviluppi per l’intera Regione.

3 aprile 2008

Rossopomodoro sbarca ad Aosta e regala le sue mozzarelle

La cucina napoletana sbarca oggi ad Aosta e lo fa con un marchio che punta a garantire la qualità di tutta la sua filiera su tutto il territorio nazionale e non solo. Il brand "Rossopomodoro" scende in piazza ad Aosta (ma anche a Milano, Bologna, Torino e Roma) per difendere i prodotti tipici campani, che non solo costituiscono il principale vanto del brand, ma rappresentano indubbiamente anche la migliore tradizione gastronomica italiana nel mondo.
Un'iniziativa che ad Aosta coincide con l’apertura di una nuova pizzeria napoletana della catena (aperta al pubblico dal 4 aprile) dove, oggi, Rossopomodoro distribuirà gratuitamente la sua mozzarella con il certificato di buona salute.
Confesso di essere rimasto ben impressionato da questa volontà di fare brand con la tradizione napoletana. Credo sia una case history da studiare soprattutto pensando ai nostri "Saveurs du Val d’Aoste". L'operazione di comunicazione è incisiva e punta su una sinergia interessante.
Ad Aosta il nuovo locale (diretto da Raffaele e Roberto) è in corso Ivrea 146 ( tel. 0165 267141). Due note sulla pizzeria: 1000 metri quadri, 250 posti a sedere, e due forni a legna ‘Fornodoro’, piastrellati con 20mila mattonelline a mosaico in oro della Sicis. In tal modo il locale può servire addirittura 1000 pizze all’ora.

Elezioni politiche in Valle d'Aosta 4 - : Giuseppe Gambardella e Cleto Benin

Quarto appuntamento con i candidati alle elezioni politiche valdostane. Al centro sempre il tema dello sviluppo economico. Oggi tocca al Popolo della Libertà.

Il Popolo della Libertà




Giuseppe Gambardella (Camera)


Ha 61 anni, ed è sposato con 3 figli. Laureato in Economia e Commercio e Dottore Commercialista. Ha rivestito i seguenti incarichi: Direttore Generale dell’Agenzia delle Entrate, Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, Membro della Commissione Paritetica Stato Regione.


Cleto Benin (Senato)


Ha 59 anni. Titolare della ET Holding S.p.A. (Eurotravel, Travelshop, ET Hotels & Resorts). Incarichi in Valle d’Aosta: Presidente della Fondazione per la Formazione Professionale Turistica; Membro del Consiglio Esecutivo della ADAVA; Delegato alla Presidenza della FIAVET; Consigliere della Banca d'Italia.


Il quesito

In materia di sviluppo economico, quali sono i provvedimenti utili alla Valle d’Aosta e all’Italia su cui intendete impegnarvi se sarete eletti?


La risposta
I provvedimenti utili per l’Italia sono le proposte contenute nel programma nazionale del Popolo della Libertà, assolutamente in linea con le reali necessità del Paese. Gli stessi interventi potranno essere applicati per la Valle d’Aosta, oltre ad altre iniziative puramente locali, come ad esempio migliorare le vie di comunicazione (sia ferroviarie che autostradali, con particolare riferimento all’attraversamento del centro di Aosta), creare le opportunità fiscali e finanziarie per attirare investimenti e creazione di nuove imprese nella nostra regione, e soprattutto sviluppare il turismo, che rappresenta la nostra prima risorsa economica, e che è rimasto privo di qualsiasi strategia per ormai troppo tempo. Sarà inoltre necessario definire una legge per gli aiuti all’economia di montagna, oltre ad una legge quadro per il Parco del Gran Paradiso, e una nuova norma per sancire il principio dell’Intesa Stato-Regione, a difesa della nostra autonomia, messa in pericolo da atteggiamenti controversi dell’attuale governo della Valle d’Aosta.

2 aprile 2008

Raspelli in Valle d'Aosta: una bella iniziativa per promuovere la fontina

Devo fare i complimenti alla Coldiretti e alla Cooperativa Produttori Latte e Fontina per un'iniziativa che, a costo praticamente zero, garantisce un ottimo ritorno di immagine alla Valle d'Aosta. La presenza nella nostra regione di Edoardo Raspelli (la foto che trovate in questa pagina vale più di mille articoli) e della sua trasmissione assicurerà alla fontina sicuri ritorni in termini di diffusione del marchio. Vi propongo la nota della Coldiretti, redatta da Ezio Mossoni, che illustra l'evento.

Con l’organizzazione della Coldiretti Valdostana e della Cooperativa Produttori Latte e Fontina, Edoardo Raspelli sarà, nella trasmissione MELAVERDE di domenica prossima 6 aprile, in Valle d’Aosta, alla scoperta di uno dei formaggi più noti e più importanti: la Fontina DOP.
Il viaggio partirà da un luogo incredibile e pieno di fascino, in cui stagionano migliaia di forme. Si tratta della galleria di una miniera, a Valpelline, che è stata abbandonata nella prima metà del secolo scorso, in cui prima si estraeva il rame, mentre oggi è stata riconvertita proprio a magazzino di stagionatura della Fontina.
Si partirà quindi dal periodo di maturazione del formaggio, che qui dura circa cento giorni, durante i quali le forme vengono lavorate a mano quotidianamente con le operazioni di salatura e di spazzolatura indispensabili per la formazione della caratteristica crosta rossa che ricopre la Fontina. Si analizzeranno, quindi, le caratteristiche qualitative che il formaggio deve raggiungere prima di essere sottoposto all’analisi dei funzionari del Consorzio di Tutela, che provvedono alla marchiatura solo delle forme che raggiungono i requisiti stabiliti dal disciplinare.
Raspelli si occuperà poi della razza bovina autoctona, la Valdostana e dell’economia agricola che da secoli regola la produzione della Fontina, con le stalle del fondovalle, le stazioni di pascolo intermedie e gli alpeggi che qui raggiungono quote altissime. Capiremo in che modo tutto questo influenzi il prodotto finale.
Infine, naturalmente, scopriremo la tecnica di produzione delle forme nel caseificio e impareremo a fare la più classica delle ricette in cui si utilizza la Fontina: la fonduta.
Si tratta della terza trasmissione, da dicembre a oggi, che Melaverde dedica alla agricoltura e all’agroalimentare della nostra regione in collaborazione con la locale Coldiretti.

Elezioni politiche in Valle d'Aosta 3 - : Patrizio Giovannacci e Sergio Ferrero

Terzo appuntamento con le elezioni politiche valdostane. Vi ricordo che il Corriere della Valle di questa settimana offre una panoramica ancora più ampia sui programmi dei candidati in corsa per il parlamento italiano. Oggi tocca ai candidati della Lega Nord.



Lega Nord


Patrizio Giovannacci (Camera)



55 anni, originario di Sant’Angelo Lodigiani, da quattro anni ad Antey-Saint-André, ristoratore e commerciante.


Sergio Ferrero (Senato)



63 anni, maestro di sci ed esperto in produzioni cinematografiche.


Il quesito

In materia di sviluppo economico quali sono i provvedimenti utili alla Valle d’Aosta e all’Italia su cui intendete impegnarvi se sarete eletti?


La risposta

A livello italiano si deve prima di tutto far volare Malpensa e la Padania attraverso Tav, Pedemontana, gli assi stradali e ferroviari di Sempione, Gottardo e Brennero, regionalizzare le autostrade e potenziare il trasporto fluviale. In materia fiscale è necessario che la riscossione delle imposte spetti solo ed esclusivamente alle regioni. In merito alla Valle d’Aosta il problema prioritario da affrontare a Roma è sicuramente la modernizzazione della tratta ferroviaria Chivasso-Aosta-Pré-Saint-Didier e la sua eventuale elettrificazione. Si può creare una sorta di metropolitana leggera e veloce in modo da raggiungere facilmente il collegamento con la Tav, e questo servirebbe anche ad incrementare il turismo nella nostra Regione. Altro argomento importante è l’introduzione dell’equo Canone Agrario in modo che sia i padroni che gli agricoltori siano favoriti e vengano così valorizzati tutti i terreni agricoli, gli alpeggi e i prodotti tipici.

1 aprile 2008

Detrazioni Tv con decoder digitale: l'agenzia non ha ancora rettificato

Duro comunicato stampa contro l'Agenzia delle Entrate da parte dell'amministrazione regionale della Valle d'Aosta in merito alla detrazione del 20% da effettuare sull’acquisto di TV dotati di decoder digitale. L'agenzia non ha ancora apportato, come promesso a suo tempo, le correzioni alle istruzioni riportate per la compilazione del modello “730/2008 Redditi 2007” e di cui questo blog si era già occupato il 24 gennaio 2008 con un post ad hoc che vi invito a leggere e che riporta un articolo uscito sul Corriere della Valle d'Aosta.

Elezioni politiche in Valle d'Aosta 2 - : Giancarlo Borluzzi e Marinella Monza

Secondo giorno di presentazione dei candidati alle elezioni politiche valdostane. Ricordo che ulteriori approfondimenti potete trovarli sul Corriere della Valle d'Aosta attualmente in edicola.

Azione sociale con Alessandra Mussolini




Giancarlo Borluzzi (Camera)


Friulano di nascita, vedovo con due figli, laurea in architettura e progettista strutturale. Giramondo con amore per la montagna, che l’ha portato in Valle dopo studi a Torino. Dichiara di non volersi piegare a quella sagra della bugia a 360 gradi che è la politica locale.



Marinella Monza (Senato)


Nata a Milano, sposata e un figlio, laurea in architettura e attività di progettazione di interni. Giramondo, con amore ripartito tra la montagna e il mare dell’Andalusia ove spesso si rifugia, si è spinta in politica non accettando che ai figli venga imposta una cultura linguistica inutile per fini ideologici assurdi.


Il quesito
In materia di sviluppo economico quali sono i provvedimenti utili alla Valle d’Aosta e all’Italia su cui intendete impegnarvi se sarete eletti?


La risposta

La spesa pubblica, oggi pari al 40% del PIL , va ridotta e riqualificata per spostare risorse verso gli investimenti, accrescendo così la produttività del sistema Italia. Una nuova organizzazione si impone: lo Stato e i Comuni sono imprescindibili, ma in mezzo va posta una sola entità , fatta di miniregioni o maxiprovince (la Valle resterebbe immutata ), con strutture e personale adeguato ma non sovrabbondante. Una spesa pubblica ridisegnata permetterebbe di ridurre le tasse, incrementando così quel potere d’acquisto che crea sviluppo costante nell’interesse di tutti. Anche i rapporti finanziari Stato-Regioni vanno rivisitati in un’ottica di solidarietà nazionale, senza creare parassitismi che limitano la spinta alla libera imprenditoria. Purtroppo, per improduttiva demagogia, la politica parla solo di tasse da ridurre, ma questo obiettivo è correlato allo snellimento dell’elefantiaca macchina statale, che dovrebbe nel medio e lungo termine spostare prsonale dal pubblico al privato.

31 marzo 2008

Elezioni politiche in Valle d'Aosta 1 - : Roberto Nicco e Carlo Perrin

Anche quest’anno come Corriere della Valle ho proposto (nel numero che trovate ancora in edicola) tre domande uguali per tutte le cinque liste che si confronteranno durante questa campagna elettorale. L'obiettivo, come già negli anni scorsi, è quello di offrire un aiuto per meglio conoscere i candidati in gara. Quest'anno offro questo piccolo servizio anche al popolo di internet.

Questi sono i tre quesiti che ho posto le cui risposte potete leggere sul Corriere della Valle di questa settimana:
1°) Quali sono le priorità per l’Italia del prossimo quinquennio?
2°) Perché gli elettori dovrebbero votarvi?
3°) Quali sono i problemi valdostani che ritenete debbano essere affrontati anche a livello nazionale?

Vi è poi una quarta domanda che ho sottoposto ai candidati esclusivamente per il blog. Il quesito, chiaramente, è di natura economica ed è il seguente:
In materia di sviluppo economico quali sono i provvedimenti utili alla Valle d’Aosta e all’Italia su cui intendete impegnarvi se sarete eletti?

Nel proporre le risposte delle varie liste seguo rigorosamente l'ordine alfabetico. Una lista al giorno,a partire da oggi, per cinque giorni.


Autonomie-Liberté-Democratie




Roberto Nicco (Camera)


Docente di ruolo in materie letterarie, poi ricercatore presso l’Istituto Storico della Resistenza in Valle d´Aosta, è stato consigliere comunale e regionale (XI e XII legislatura), Assessore all'Ambiente, territorio e trasporti e Vicepresidente del Consiglio. Eletto deputato nel 2006, è membro della IX Commissione Trasporti della Camera.


Carlo Perrin (Senato)


Da sempre ha occupato funzioni amministrative importanti quali Sindaco di Torgnon, Assessore regionale all’Agricoltura e alle Risorse Naturali e Presidente regionale. Eletto il 10 aprile 2006 Senatore della Repubblica, fa parte del gruppo parlamentare ‘Per le Autonomie’ e ricopre la carica di vice-Presidente della XIV Commissione permanente Politiche dell’Unione europea.


La risposta

Prioritaria per la Valle d’Aosta è la tutela dell’Autonomia, specialmente quella finanziaria e decisionale. Fondamentali sono altresì gli interventi finalizzati alla riduzione della pressione fiscale e alla lotta al precariato, grave fonte di instabilità. Per ciò che concerne la piccola-media impresa si ritengono doverosi tutti quei provvedimenti congrui a fronteggiare le ricorrenti crisi industriali colpenti anche la realtà valdostana e a sostenere il rilancio del settore, soprattutto a favore della ricerca e dell’innovazione. Necessari sono altresì gli interventi tesi alla tutela della montagna e di tutte quelle attività industriali, commerciali, turistiche e agricole in essa praticate in modo tale che queste siano valorizzate e facilitate, anche economicamente. Sotto tale profilo si ritiene essenziale incentivare la presenza di attività commerciali e artigianali, specie di artigianato locale, le produzioni tipiche e le attività agricole ed agrituristiche nei comuni montani e promuovere specifiche iniziative in campo turistico rivolte, in particolare, ai giovani, alle scuole e agli anziani.
 

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