22 febbraio 2009

L'attento operato dell'Ufficio delle Dogane di Aosta

Realizzando il mio articolo sull'autoporto sono entrato in contatto con la locale Agenzia delle Dogane, diretta da Leonardo Stillavato. Il direttore , molto cortesemente, mi ha inviato alcune informazioni sull'attività dell'Agenzia. Siccome molti dati non ho potuto utilizzarli per l'articolo mi sembra che potrebbe essere di qualche interesse renderli noti ai miei visitatori.
Ecco il testo della nota:

«L’Ufficio delle Dogane di Aosta ha riscosso nell’anno 2008 diritti doganali per oltre 7.250.000 euro, mentre ammontano ad oltre 7.350.000 euro quelli riscossi nell’anno 2007.
Da evidenziare però che i dazi rappresentano soltanto circa l’1% delle somme riscosse.
Ciò è dovuto all’applicazione di trattamenti preferenziali, con applicazione di aliquote daziare ridotte o esenti, per via di accordi con Paesi terzi (es. Svizzera). La restante parte riscossa è dovuta all’IVA all’importazione per circa l’87% e ad altri diritti per circa il 12%.

Da evidenziare che dal 1993 buona parte delle operazioni di import/export controllate dagli Uffici doganali si sono trasformate, a seguito dell’abolizione delle barriere doganali fra gli Stati europei, in operazioni di cessione/acquisti intracomunitari, al cui controllo è attivamente impegnata l’Agenzia delle Dogane per le rilevanti evasioni fiscali scoperte nello specifico settore (frodi carosello).

Colgo l’occasione per illustrare le innumerevoli attività istituzionali dell’Agenzia delle Dogane, che contemplano, oltre al contrasto all’evasione fiscale (Dazi, Accise ed IVA intracomunitaria), la tutela della produzione nazionale (contraffazione, made in Italy), del patrimonio culturale, dell’ambiente, della sicurezza, della salute ed il contrasto al traffico di droga.

L’Agenzia delle Dogane facilita gli adempimenti degli operatori anche attraverso una mirata informazione professionale ed un corretto e fiduciario rapporto con gli stessi e le associazioni di categoria, applicando metodologie di controllo finalizzate alla compliance doganale, anche attraverso la promozione della innovativa figura dell’Operatore Economico Autorizzato Comunitario (A.E.O.), per rispondere alla duplice esigenza di garantire la sicurezza degli scambi internazionali e la velocità delle pratiche e dei controlli doganali».

A che cosa mi serve la Quaresima?

Vi propongo il mio, ormai consueto, editoriale.

Sull’ultimo numero della rivista «Settimana», rivista delle edizioni dehoniane, si pone un interrogativo, un po’ spiazzante, ma da non sottovalutare. «A che cosa mi serve la Quaresima?».

In generale tutti sanno che cosa implichi, preghiera, digiuno ed elemosina. Elementi che lo stesso Papa invita a riscoprire e a praticare in quanto «privarsi del cibo materiale che nutre il corpo facilita un’interiore disposizione ad ascoltare Cristo». O meglio, a tutti è evidente come si tratti di un cammino di preparazione alla Pasqua. Ma questa preparazione, si legge sempre su Settimana, può essere affidata soltanto all’ascesi?

Abbiamo visto con il dossier di otto pagine proposto la scorsa settimana dal Corriere sul tema «Giovani e religione» che molti giovani hanno una visione della fede più di tipo tradizionale e lentamente si allontanano dalla Chiesa cattolica. Tutto questo, forse, perché non ne capiscono il senso, magari allontanati anche da una certa ritualità che appare opaca. Perché, almeno questo si deduce dalla ricerca, mancano adulti disposti a far loro capire che nella liturgia non c’è soltanto una forma, ma un’essenza che dà senso alla propria vita.

Io provo a dare la mia risposta. La Quaresima è prima di tutto fare un serio esame di coscienza. Rivedere le priorità dell’esistenza. Ridare a Dio la centralità nella nostra vita. Ma non può ridursi ad una parentesi di 40 giorni, di cui molti, influenzati dalla società moderna, danno una lettura tra il fitness e l’ecologico, «un tempo – si legge – di essenzialità dei consumi dopo le incoerenze alimentari dell'’inverno».

Penso invece che dovremmo avere tutti il ricordo di una Quaresima in cui abbiamo ripreso in mano la nostra vita. Magari non per sempre, perché le cadute ci sono e fanno parte del limite dell’umana condizione, ma con l’intenzione di prendere la strada che ci porta davvero verso una Pasqua di Risurrezione.

Ecco a cosa serve la Quaresima.
(Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 19 febbraio 2009)

21 febbraio 2009

L'Autoporto si prepara ad ospitare Inva e punta a far crescere l'appetibilità dell'area

Quarantaquattro attività insediate in un’area di circa 180mila metri quadri che danno lavoro a circa 700 persone e un bando da appaltare del valore di quasi 5 milioni. Sono questi i numeri su cui il nuovo management, guidato dall’amministratore delegato Renato Praduroux (un passato recente di due legislature in Consiglio regionale e diversi anni alla guida di un comune della Bassa Valle per l’Union Valdôtaine), sta costruendo il futuro della Società Autoporto Valle d’Aosta di Pollein e Brissogne.

E’ ormai alle spalle il piano di riconversione e ristrutturazione dell’area da 60 milioni, portato praticamente compimento dal precedente a.d. Ettore Calchera - con la realizzazione del serpentone, del modulo di raccordo e dell’edificio direzionale - divenuto indispensabile dopo l'apertura delle frontiere comunitarie nel 1993 e la conseguente notevole riduzione del traffico pesante (l'anno scorso sono stati 3.949 i Tir di passaggio che hanno effettuato pratiche doganali, con un calo del 2,7% rispetto al 2007). Una diminuzione che comunque non ha impedito fino ad oggi una raccolta di imposte e diritti doganali pari a circa 201 milioni di cui, per il riparto fiscale, i 9/10 sono rimasti in Valle d’Aosta.

L’ultimo tassello sarà costituito dall’assegnazione dei lavori per le opere interne della Torre della telecomunicazioni, edificio sia dal punto di vista estetico-architettonico che infrastrutturale fortemente innovativo e che anche in virtù di queste sue particolari caratteristiche garantirà alla struttura un futuro nel settore dell'ct. La struttura interna della Torre, elastica ed articolabile, prevede oltre a 4.600 metri quadri di uffici, un grande salone per conferenze, un bar/ristorante ed una panoramica sala per riunioni, dotata di videoconferenza, situata all’ultimo piano che, grazie ad una ampia parete vetrata consente una splendida vista sul settore occidentale della Valle d’Aosta. «Nei giorni scorsi – spiega Praduroux – abbiamo avuto proprio un incontro con il presidente della Giunta per fare il punto sui lavori che sono realizzati attraverso finanziamenti europei. Contiamo di assegnare l’appalto nel corso del 2009 e poi avremo tempo fino al 2011 per completare la Palazzina».

Ad attendere con impazienza la fine degli interventi di risistemazione il braccio esecutivo informatico della piccola regione autonoma. Nel nuovo edificio saranno ospitati gli uomini del «Dipartimento Innovazione e tecnologia» e l’Inva, società informatica dal 2007 in house providing, a capitale sociale completamente pubblico. Telecom ha infatti ceduto il 40 % delle sue azioni e così il nuovo assetto societario vede una partecipazione della Regione al 75 %, del Comune di Aosta al 15 % e dell’Usl regionale al 10 %. «Qui si troverà il datacenter di tutta la pubblica amministrazione. Complessivamente – precisa Praduroux – si tratta di 280 addetti. In questa maniera è molto probabile che supereremo presto i mille occupati».

Ma l’intenzione dei nuovi vertici è quella di far crescere ulteriormente l’appetibilità dell’area, attualmente occupata all’80%, nonostante il non facile momento economico. In particolare molti sforzi si stanno concentrando sulla galleria commerciale «Les Corbeilles» che attualmente può contare su una copertura di circa il 60%. «In passato alcuni di questi commercianti – aggiunge Praduroux - si sono lamentati della scarsa visibilità dei loro esercizi. Per far crescere i passaggi presso i loro punti vendita stiamo avendo una serie di incontri con i responsabili dell’ipermercato Carrefour, anche lui insediato da diversi anni nell’area, allo scopo di ottimizzare gli ingressi in maniera tale da favorire un maggior accesso alla Galleria». «Inoltre – annuncia - intendiamo semplificare il regolamento per l’accesso all’area. Alcuni parametri, forse, necessitano di essere rivisti in quanto troppo rigidi».

Intanto la difficile congiuntura economica inizia farsi sentire anche nell’area dove quotidianamente si fermano da 200 a 300 automezzi pesanti. Nel mese di gennaio alcuni operatori hanno denunciato una diminuzione del giro di affari tra il 7 il 10 per cento a seconda della tipologia di bene commercializzato. Un dato che si sposa perfettamente con i timori, già espressi da tempo, da parte delle società concessionarie di autostrade e trafori in merito ai ricavi previsti per il primo trimestre del 2009. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 18 febbraio 2009)

20 febbraio 2009

Le condizioni di successo delle imprese alberghiere: il territorio non basta più servono nuove strategie e capacità di management

Carmine Tripodi, ricercatore di Economia Aziendale presso l'Università della Valle d'Aosta nonchè docente dell'Area Strategia e Imprenditorialità della Scuola di Direzione Aziendale dell'Università Bocconi, svolge da anni attività di ricerca e di formazione in merito alle imprese turistiche e alberghiere. Recentemente ha pubblicato, con l'editore Egea, società editoriale controllata dall'Università Bocconi, un testo all'interno collana «biblioteca dell'economia d'azienda», che non può non interessare gli operatori turistici valdostani. Il titolo del testo è «Le condizioni di successo delle imprese alberghiere. Scelte strategiche e risultati aziendali». Al di là del fatto che nel libro c'è un po' di Valle d'Aosta, con la case history dell'Hôtel Bellevue di Cogne, di cui spesso ho scritto anche in questo blog - indicato come esempio di percorso fortemente orientato alla qualità e alla cultura dell'accoglienza che «disponendo di un numero di stanze più contenuto - scrive Tripodi - ed essendo situato in una destinazione di minore charme, ha cercato di ampliare il proprio raggio di azione estendendo i confini dell'impresa al di là dei soli servizi alberghieri, per garantirsi un adeguato livello di redditività» - il testo è soprattutto apprezzabile perchè si propone come un vero manuale grazie al quale è possibile identificare le condizioni di successo delle imprese alberghiere, analizzare le scelte di posizionamento, i percorsi di sviluppo e l'impatto sulle modalità di funzionamento dell'intera destinazione.

Non c'è tempo da perdere
Tripodi è molto chiaro. Il mercato turistico è sottoposto a continui cambiamenti. Entrano in scena nuovi attori che devono essere affrontati ripensando alle strategie e ai modelli gestionali delle imprese alberghiere italiane che per troppo tempo si sono accontentate di affidare lo sviluppo del proprio business esclusivamente alla ricchezza del territorio. Un male nazionale, che è anche, ovviamente, un male valdostano. Il testo già a partire dall'indice presenta una struttura estremamente pragmatica (pur non rinunciando ad alcuni passaggi di dottrina economica).

Il primo capitolo inquadra gli attori, le attività e le strategie nella filiera turistica, nozioni fondamentali per comprendere cosa significa veicolare un prodotto turistico. Tripodi illustra, fra gli altri, il ruolo delle agenzie di viaggio, dei tour operator, dei global distribution system, cioè degli intermediari del settore turistico che forniscono sistemi di prenotazione automatica attraverso i quali le agenzie di viaggio possono verificare la disponibilità di un ampio insieme di servizi e procedere immediatamente all'acquisto e di cui, purtroppo, si servono davvero poco gli operatori del comparto alberghiero italiano. A fronte di una presenza media del 35% delle strutture ricettive europee l'Italia non va oltre il 9%.

Nel secondo capitolo il ricercatore illustra il modello di riferimento per l'analisi e riconduce le determinanti del successo nel settore alberghiero a tre fattori principali: la configurazione del settore; la qualità della strategia adottata dalle imprese e le caratteristiche della destinazione. Tripodi ragiona sul distretto turistico ed introduce il concetto di «destination management», un approccio che «deve contribuire alla formulazione di una visione di sviluppo unitaria dell adestinazione, alla creazione di condizioni idonee alla realizzazione di attività imprenditoriali, al completamento del sistema di prodotto turistico per la parte che non può spettare alle singole imprese». Ma qual è il soggetto che può farsi carico di una simile mission? Che possa sorvegliare precise aree progettuali: dalla formulazione di visioni di sviluppo, alla costruzione del sistema prodotto, allo sviluppo del patrimonio intangibile (il capitale umano di un'area e le sue competenze), la realizzazione della comunicazione esterna e la valorizzazione di sinergie e di interrelazioni. Tripodi evidenzia al difficoltà di individuare facilmente un simile osggetto. Tuttavia le piccole dimensioni della Valle d'Aosta - aggiungo io - potrebbero aiutarci.

Il terzo capitolo si occupa dell'attrattività del settore alberghiero in Italia.
Di particolare interesse, oltre allo sguardo al contesto internazionale, utile per il confronto, l'analisi dei flussi turistici nazionali. Dati normalmente non facilmente rintracciabili.

Il quarto capitolo analizza i modelli di sviluppo delle imprese
e illustra i percorsi di sviluppo perseguibili dalle imprese alberghiere congiuntamente alla discussione dei principali aspetti critici che esse devono affrontare. Nella prima parte si analizzano due possibili direttrici di sviluppo particolarmente importanti nel settore per i vantaggi ad esse associati. Si tratta dell'espansione dell'ambito geografico, accompagnato dall'apertura di strutture alberghiere, che consente di cogliere numerosi benefici legati alla dimensione, nonché del miglioramento della qualità del servizio, basato sulla maturazione di una più forte cultura dell'ospitalità, che favorisce la ricerca dell'eccellenza nel processo di erogazione. Nella seconda si procede a discutere i percorsi di sviluppo separatamente per le due principali categorie di imprese del settore: gli operatori indipendenti e le catene alberghiere. Qui trovate molti interessanti casi aziendali, tra cui il già citato Bellevue.

Nel quinto si prende in considerazione il contributo della destinazione.
Mi limito ad una citazione che ho trovato quanto mai efficace. «Presidiare quanto avviene a livello di destinazione e porsi l'obiettivo di contribuire al rafforzamento del vantaggio competitivo del territorio rispetto ad altre località concorrenti implica, in capo a ciascuna impresa, la necessità di sviluppare competenze idonee ad interagire con due categorie di soggetti: gli attori istituzionali e le imprese turistiche che offrono prodotti complementari». Questo implica un maggior protagonismo degli operatori privati che deve anche essere favorita dal soggetto pubblico. Ma questo - come scrive Tripodi - è possibile se le imprese riescono ad accreditarsi come operatori qualificati, capaci di portare idee e contributi di valore al dibattito locale; partecipano ai momenti di lavoro comune, mettendo a disposizione risorse ed energie adeguate e riescono a far percepire la propria importanza per lo sviluppo dell'area locale.

In sintesi conclude il ricercatore dell'Ateneo valdostano «gli albergatori devono crescere, contribuire allo sviluppo delle professionalità, porsi come operatori esigenti e stimolare comportamenti virtuosi. Gli attori istituzionali devono coinvolgere le imprese nella programmazione e stimolare comportamenti virtuosi anche attraverso il riconoscimento della qualità del lavoro svolto».

19 febbraio 2009

Legge giovani imprenditori: che cosa ne pensate?

Sul bollettino ufficiale numero 7 di martedì 17 febbraio è stata pubblicata la legge regionale 3 del 23 gennaio 2009 riguardante «Interventi regionali per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile». Propongo ai miei visitatori una nota in cui è riportata l'opinione del presidente dei giovani industriali Luca Minini. Ovviamente mi attendo commenti sulla validità del provvedimento legislativo. Qui trovate i post dedicati all'argomento. Inutile aggiungere che data la difficile congiuntura economica la legge - il cui obiettivo è di favorire la nascita di start up - non arriva in un momento facile.
«Si tratta di un intervento positivo, gli aiuti economici regionali servono soprattutto in un momento in cui il sistema creditizio è molto attento nell’erogazione di prestiti.
Aspettiamo comunque di conoscere il regolamento di attuazione per dare un giudizio definitivo. Avviare un’impresa oggi non è facile e richiede sacrifici, responsabilità e impegno che non sempre si trovano tra i giovani che preferiscono un lavoro meno interessante e, a lungo termine, meno redditizio ma sicuro.Non ci si improvvisa imprenditori: avviare un’attività significa avere un bagaglio di conoscenze che non si apprendono in un percorso scolastico. Basti pensare alle norme relative alla sicurezza, alla legislazione sul lavoro, agli adempimenti burocratici, previdenziali, autorizzativi e così via. In passato l’apprendistato, per alcune attività soprattutto artigianali, era il percorso standard: oggi purtroppo non è più così
».

18 febbraio 2009

Core Informatica entra nel Gruppo Comdata: nasce una nuova realtà di rilievo nel mercato dei servizi ICT

Il Gruppo Comdata, partner industriale per la gestione dei processi operativi di business, ha stretto un accordo di compartecipazione con Core Informatica, System Integrator con una presenza consolidata a livello nazionale. In base all’accordo, Core Informatica acquisisce il ramo di Comdata Tech dedicato ai servizi di integrazione e gestione delle infrastrutture ICT, mentre Comdata entra nel Consiglio di Amministrazione di Core, consolidando così lo sviluppo ed il posizionamento commerciale della propria offerta tecnologica, fattore strategico del piano di crescita del Gruppo.
Grazie a questa operazione nasce una nuova realtà nel panorama italiano dell’Information Technology, che si propone al mercato come player in grado di offrire direttamente servizi di eccellenza a grandi gruppi nei diversi segmenti di mercato e di garantire ancora maggiore solidità ai partner tradizionali.
Nello specifico, la Divisione Comdata ICT, cui fa capo Comdata Tech, rafforza le proprie competenze nella gestione delle infrastrutture informatiche e si apre al settore della fornitura di prodotti hardware, proponendosi come partner ICT a tutto tondo per le aziende.
Per Core Informatica si tratta di un passo importante, che le consente di entrare a far parte di un gruppo di grandi dimensioni, in grado di garantire nuove risorse specializzate e radicamento territoriale per valorizzare l’offerta di Core su scala nazionale.
«La Divisione ICT del Gruppo Comdata, attraverso i professionisti di Comdata Tech, già oggi fornisce i servizi necessari all’integrazione di tutti gli strumenti informatici e alla gestione dell’intero ciclo di vita ICT, attraverso un modello di erogazione flessibile e modulare – ha affermato Paolo Carminati, Presidente Comdata Tech, Gruppo Comdata - Attivando le dovute sinergie con Core Informatica, la Divisione ICT potrà proporsi al mercato con competenze di integrazione sistemistica ancora più complete e con una struttura rafforzata nell’area dell’assistenza hardware e software, al fine di garantire sempre migliori risultati ai propri clienti». «Core Informatica è ormai conosciuto come System Integrator a livello nazionale, con particolare specializzazione nei servizi di assistenza remota – ha dichiarato Francesco Emiliani, Presidente di Core Informatica -. Legando la nostra crescita a quella della Divisione ICT del Gruppo Comdata, possiamo ampliare la nostra presenza territoriale in maniera più capillare e contare su un team di professionisti ancora più esteso, consolidando e allargando al contempo il perimetro della nostra offerta: in questo modo, poniamo solide basi per far fronte a tutte le opportunità del mercato ed estendere il nostro parco clienti».

Agli americani piace il «Blanc de Morgex et de La Salle»: parola di The New York Times

Con evidente soddisfazione Gianluca Telloli, enologo della Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle della Co-Enfer di Arvier (di cui ho scritto già in passato come potete leggere qui), mi ha segnalato un articolo comparso sul sito del «The New York Times» dove la produzione di bianchi della Cave e citata come un bell'esempio di vino italiano dall'ottimo rapporto qualità prezzo (da 10 a 20 dollari). Trovate qui il link all'articolo.
«Tale articolo - si legge nella mail - è frutto della sinergia costruita tra Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, Co-Enfer e la società Polaner Selection di New York (si tratta del più grande distributore di bevande degli Stati Uniti ndr) che da anni opera all’insegna della passione per il vino nelle sue forme più interessanti tra vari produttori di tutto il mondo. Con quasi il 10% di fatturato sul mercato estero, la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle vede premiato lo sforzo di portare in giro per il mondo l’immagine del Monte Bianco e di una Valle d’Aosta dinamica e competitiva grazie a……..”found practically nowhere else in the world”…..! Negli ultimi giorni di marzo la direzione di Cave du Vin Blanc e di Co-Enfer sarà impegnata proprio in una missione a New York per l’incontro annuale dei suoi 700 clienti nella prestigiosa Gotham Hall, BROADWAY, NYC».

17 febbraio 2009

Vacanze sotto le Alpi: a Courmayeur gli operatori sono ottimisti

A Courmayeur tutti gli operatori turistici sono orientati a stimare un +10% di presenze per dicembre con un gennaio leggermente sottotono o comunque in linea con l’anno precedente. Roberto Rota, presidente del Consorzio Valle del Monte Bianco parla di un gennaio a due velocità. «Il week-end - commenta - si lavora molto bene, ma dal lunedì al venerdì la crisi si sente. Tuttavia sul futuro della stagione c’è ottimismo. La neve c’è e la gente lo sa. Le settimane bianche in febbraio ci stanno dando segnali molto buoni e riscontriamo anche un utilizzo più intenso delle seconde case». L’impressione è che qualche italiano abbia preferito rinunciare a qualche meta esotica per godersi la tranquillità della montagna. All’appello manca invece la clientela inglese. «Il trend - riprende Rota - era già negativo da alcuni anni, ma quest’anno la fase discendente si è pesantemente accentuata. Il rafforzamento dell’euro e la crisi della City finanziaria sono i motivi della latitanza di questa particolare tipologia di clientela».

Il ritorno degli italiani
Un giudizio confermato anche da Leo Garin, presidente dell’Aiat Monte Bianco (pronta a confluire nell’unica Aiat regionale che avrà la sua sede ad Aosta) e titolare dal 1996 dell’«Auberge de la Maison» e della notissima «Maison de Filippo». «A parte qualche russo, venuto qui a festeggiare il natale ortodosso e qualche giapponese, questa stagione invernale - sottolinea Garin - dimostra ancora una volta che la clientela che sa rimanere più fedele a Courmayeur è quella italiana e che i nostri sforzi promozionali vanno concentrati prima di tutto in quest’area». Per l’albergatore va anche curata maggiormente l’area francofona. «D’estate i francesi sono molto presenti - precisa - sfiorando quasi il 50% delle presenze complessive. D’inverno invece il calo è vertiginoso e abbiamo ampi margini di miglioramento». In questo senso sta dando buoni risultati l’iniziativa della società Courmayeur Mont Blanc Funivie Spa di creare il biglietto «Mont Blanc Unlimited» che permette la traversata su entrambi i versanti garantendo il bus gratuito per raggiungere la parte opposta oppure uno sconto sul Traforo del Monte Bianco. «E’ un’iniziativa - aggiunge Garin - che ci ha portato molta clientela di giornata».

Annunciati due «cinque stelle»
Nel frattempo a Courmayeur ha destato molto rumore fra gli operatori l’annuncio della futura costruzione di un cinque stelle nella località ai piedi del Bianco. La notizia ha destato scalpore in quanto sarebbe la prima nella piccola regione autonoma dove attualmente sono presenti 51 strutture «quattro stelle» di cui sette a Courmayeur. La struttura, che dovrebbe aprire entro il 2012, si chiamerà «Grand Hotel Imperiale» ed offrirà 330 posti letto divisi in 137 camere per una grandezza totale di 47mila metri cubi, con tre ristoranti, quattro sale congressi, un centro benessere, due piscine e un grande spazio da cento metri quadrati dedicato ai bambini, il tutto per un investimento complessivo di circa 50 milioni. Ma, a detta degli operatori, non è l’unico progetto in cantiere. Anche nei pressi del Parco Bollino una cordata di imprenditori di fuori Valle starebbe trattando per la costruzione di un altro cinque stelle. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord ovest dell'11 febbraio)

16 febbraio 2009

I confidi valdostani superano la soglia di 100 milioni di erogato garantito nel 2008

Cresce nell’ultimo quinquennio il peso dei confidi regionali nell’economia valdostana. Sono ormai 6309 le aziende affidate ad uno dei cinque consorzi attualmente operativi sul territorio della piccola regione autonoma (5471 nel 2004), ammonta a 358,2 milioni l’importo globale degli affidamenti, mentre nel corso del 2008 l’erogato garantito ha toccato quota 104,1 (era 69 nel 2004), risultato in massima parte dovuto alle buone performance dei consorzi Valfidi (dai 48,4 del 2007 a 55,8 milioni di quest’anno) e degli albergatori da 3 a 7. (Qui trovate tutti gli articoli scritti su questo in blog in merito ai Consorzi fidi valdostani).

Nasce il primo maxi-consorzio
Ad animare uno scenario, incalzato dal definitivo andare a regime delle regole di Basilea 2, l’annuncio della firma di un protocollo d’intesa per la costituzione di un maxi-consorzio di garanzia fidi in Valle d'Aosta. i presidenti dei Confidi Commercio turismo e servizi (Cts), Albergatori e Agricoltori hanno infatti ufficializzato la loro intenzione di avviare un cammino comune che dovrebbe portare alla costituzione di un soggetto finanziario con 2.492 soci, un patrimonio di 16,5 milioni, un fondo rischi di 12 e uno stock affidamenti di 115,2 milioni. «Potremo così - hanno spiegato Pierluigi Genta (Turismo, servizi e commercio), Pericle Calgaro (Albergatori) e Angelo Lanièce (Agricoltori) - relazionarci con le banche con un voce sola, avendo un maggiore peso e sperando di ottenere, tra l'altro, tassi e condizioni bancarie più vantaggiosi». Genta è convinto di poter operare a favore delle imprese anche rimanendo all’interno dell’articolo 106 del Testo unico bancario. «Noi ci crediamo in questa operazione – osserva il Presidente – perché ci permette di aumentare il patrimonio, di essere più vicini alle microimprese che caratterizzano fortemente il territorio valdostano inoltre non crediamo che i confidi uniti siano in grado di sostenere gli impegni di un 107, sottoposti ai continui controlli della Banca d’Italia». Un'opinione condivisa anche dagli altri partners. «Attualmente – aggiunge Calgaro – stiamo portando avanti una serie di incontri settimanali in modo da pianificare con attenzione la creazione del polo. In questa logica è stato dato mandato al commercialista Andrea Bo di Aosta di studiare l’accorpamento sia sul fronte tecnico che su quello burocratico».

Valfidi da sola verso il 107
Prosegue invece in solitaria la strada verso il 107 di Valfidi. «A breve – ci spiega il presidente Andrea Leonardi dovremo dare il via ad un aumento di capitale. Stiamo infatti studiando quale sia la maniera più graduale per arrivarci. Di sicuro nel corso del 2009 comunque raggiungeremo l’obiettivo. Fino ad ora la scadenza era fissata nel 30 agosto. Noi però confidiamo in una proroga fino alla fine dell’anno». Lo staff di Valfidi, guidato dal direttore Roberto Ploner, sta analizzando gli aspetti organizzativi e la sostenibilità economica di tutta l’operazione. «Inizialmente – sottolinea Leonardi – molte attività saranno in outsourcing. Nel medio periodo invece tutti i servizi saranno riassorbiti dalla struttura. Questo però significa da sette a otto persone in più rispetto alle attuali». Sulle misure anti-crisi, messe in campo dalla Giunta regionale guidata da Augusto Rollandin, dai vertici di Valfidi arriva un giudizio positivo. «Confidiamo però – precisa Leonardi – che queste misure ci permettano in futuro di poterci anche dotare di risorse utili per costituire nuovo patrimonio di vigilanza». Per Leonardi, ad esempio, nel 2009 si dovrà cercare di agevolare le richieste di finanziamento a medio e lungo termine, che sarà sempre più difficile vedersi concesse dagli istituti creditizi se non con opportune garanzie.

Agli industriali piacciono le misure anti-crisi della Regione
Apprezzamenti sull’azione dell’amministrazione regionale anche da parte di Federico Jacquin, presidente del Confidi industriali. «Sono tuttavia preoccupato – commenta il Presidente – dal fatto che si possa pensare che una volta approvate le misure tutto sia risolto. Nel corso del 2009 l’attenzione della politica in realtà non deve mai venire meno e va chiarito che non possiamo più affrontare le situazioni rifacendoci ai parametri di un anno fa. Si tratta di una chiave interpretativa superata». Per Jacquin il nuovo quadro economico potrebbe imporre addirittura una seria revisione degli accordi di Basilea 2. Quello che invece nessuno dice è che la presenza di alcuni confidi in 106 e altri in 107 darà vita inevitabilmente ad un nuovo scenario con cui l’amministrazione regionale prima di tutto e il mondo degli istituti di credito dovranno inevitabilmente confrontarsi. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest dell'11 febbraio 2009)

14 febbraio 2009

Vacanze sotto le Alpi: la neve e la nuova telecabina regalano a Pila una stagione invernale da record

Una telecabina da 25 milioni insieme ad un abbondante cascata di oro bianco sulle piste hanno assicurato a Pila un avvio di stagione invernale eccezionale. Remo Grange, 44 anni, assessore comunale a Gressan, dal mese di ottobre sul ponte di comando della Pila spa raccoglie soddisfatto, aiutato anche da un pizzico di fortuna, i frutti del lavoro del suo predecessore, Roberto Francesconi, ritornato in Finaosta dopo aver speso le sue energie per il risanamento della società che negli ultimi quattro anni ha sempre chiuso i suoi bilanci in utile. «I passaggi fino al 25 gennaio – spiega Grange – fanno registrare una crescita rispetto all’anno precedente molto vicina al 20%. Il 2 gennaio abbiamo stabilito il record di primi passaggi dell’impianto, sfiorando quota 10mila. Sono tornati in forze gli italiani dell’ex triangolo industriale, mentre diminuiscono gli inglesi, penalizzati da una sterlina troppo debole rispetto all’euro». Un quadro confermato da Cristina Galassi, presidente dell’Aiat di Aosta. «I dati di dicembre, dopo un 2008 in continuo ritardo rispetto alla passata stagione, – osserva Galassi – sono positivi. Terminato il naturale calo fisiologico che si verifica nel mese di gennaio dopo l’Epifania le previsioni di febbraio sembrano essere buone». Un‘analisi confermata da Susy Cunéaz, presidente del Consorzio turistico Espace di Pila e titolare dell’agenzia immobiliare Lo Sabot. «Sulla prima e sulla seconda settimana di febbraio – precisa – non c’è ancora molto movimento anche perché dipende tutto dalle vacanze invernali. La zona di Genova e dintorni vuole le due settimane centrali, mentre francesi e belgi si concentrano soprattutto dal 15 febbraio al 1° marzo». Gli operatori del turismo guardano con grande interesse alla telecabina e sperano che si ampli il suo utilizzo notturno. «L’apertura prolungata il giorno dell’inaugurazione, con 1400 passaggi, - commenta Cunèaz – fino alle 23, e quella in occasione della Fiera di Sant’Orso fino alle 19 dimostrano che una simile scelta può portare clientela da Aosta per un aperitivo a Pila e viceversa assicurare a chi passa le sue vacanze in montagna una possibilità confortevole di shopping nel capoluogo regionale. Senza contare che saremmo l’unica stazione di sci a livello europeo collegata direttamente con una città». I vertici della Pila spa hanno confermato la loro intenzione di proseguire l’esperienza. «Ne abbiamo già parlato con l’assessore regionale al Turismo Marguerettaz – commenta Grange - che si è detto estremamente interessato dall’idea. Di conseguenza nel corso del 2009 sarà prolungato l’orario di apertura della telecabina in occasione di eventi di un certo rilievo sia a Pila sia ad Aosta in modo da rafforzare e consolidare la reciproca offerta turistica». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord ovest del 4 febbraio 2009)

13 febbraio 2009

Impianti a fune: con la nuova legge dal 2004 sono stati impegnati quasi 100 milioni

Sono diciotto ormai (ma alla fine dovrebbero essere ventitre) le nevicate (rifatevi qui gli occhi) che hanno assicurato sino ad oggi alla Valle d’Aosta un manto nevoso da record. E i turisti, soprattutto italiani, questa volta non si sono fatti pregare tanto che all’Epifania Ferruccio Fournier e Massimo Lévêque, rispettivamente presidente della Associazione Valdostana Impianti a fune e direttore di Siski, la società che commercializza lo ski pass unico regionale, possono dichiarare un +25% nei passaggi. «In particolare – osserva Lèvêque – sono state le piccole e le medie località a beneficiare dell’eccezionale innevamento. Stazioni come Champorcher nella Bassa Valle, Torgnon nella Valtournenche, Crevacol nella Valle del Gran San Bernardo hanno raddoppiato i loro passaggi». La crisi alla fine si è incredibilmente rivelata un’opportunità per gli operatori della piccola regione autonoma. «E’ tornato il turismo di prossimità. – prosegue il direttore – Sono state riaperte alcune seconde case. Qualche italiano ha rinunciato alle tradizionali mete esotiche di queste periodo». E così il comparto - composto da 26 società (molte a partecipazione pubblica comunale e regionale) con 741,95 chilometri di piste commerciali e 166 impianti per una portata oraria complessiva di 225.823 persone – sogna una stagione 2008-2009 da ricordare. Non va poi dimenticato che il settore dal 2004 può contare su una legge ad hoc (la numero 8) per il suo sviluppo data la «natura di infrastrutture di base» e la «rilevanza pubblica degli impianti funiviari». Grazie a questa legge per il biennio 2008-2009 sono già stati stanziati, attraverso la delibera 3842 del 30 dicembre, 17,1 milioni, suddivisi in tre principali voci di spesa: impianti a fune (10,3 milioni), innevamento (4,88) e battipista (1,96). Le società maggiormente beneficiate per questa nuova tranche di aiuti sono state la Sirt di Torgnon con 6,84 milioni, la Monterosa con 2,15, la Cime Bianche con 2,06 e il Comune di Rhêmes-Notre Dame con 2,03. Tre gli interventi di maggior peso: la sostituzione della sciovia Collet con una seggiovia quattro posti ad ammorsamento automatico e la conseguente costruzione di opere di difesa a Torgnon per un impegno di spesa complessivo di 8,18 milioni, la sostituzione delle attuali sciovie Chanavey di Rhêmes–Notre Dame con una seggiovia biposto fissa per un importo di 2,54 milioni, e la predisposizione del Bacino per l’innevamento della loc. Nouva da parte della società Pila per un valore di 2 milioni, interventi finanziati tutti e tre all’80% dalla già citata legge 8/2004. Il settore a partire dal 2004 ha visto stanziati a suo favore somme particolarmente importanti: 54,98 milioni per il triennio 2004-2006 (delibera 4504 del 6 dicembre 2004) e un impegno di 23,33 per il biennio 2007-2008 (delibera 3973 del 27 dicembre 2007). Praticamente con l’ultima tranche non si è molto lontani dalla soglia dei 100 milioni in un quinquennio. «Le consistenti risorse finanziarie che, nel tempo, la Regione Valle d’Aosta ha messo a disposizione – precisa Fournier – sono state ben spese e dimostrano la funzione di volano del settore con effetti moltiplicatori sull’indotto». Non va sottostimato anche l’intervento, pur nelle disponibilità dei propri bilanci, degli enti pubblici locali. Un quadro che però per gli operatori del settore presenta anche alcune criticità con le quali confrontarsi inevitabilmente. «Il punto di criticità maggiore del sistema turistico valdostano – aggiunge Fournier – deriva dal fatto che nelle nostre valli è stato privilegiato un particolare uso del territorio che ha prodotto molte seconde case che, nella maggior parte dei casi, hanno generato più forme di speculazione immobiliare – con creazioni di posizioni di rendita – che lo sviluppo di attività produttive legate al turismo».
Per Fournier per cambiare rotta occorre da un lato che i comuni blocchino la possibilità di costruire seconde case rivedendo le proprie disposizioni in materia di urbanistica, riservando le residue aree libere ad attività produttive. E dall’altro che la Regione riveda la propria normativa in materia di strutture alberghiere definendo «diverso e miglior sostegno anche a quelle esistenti, ma soprattutto emanando regole nelle materia di urbanistica e sovrintendenza più semplici, razionali e funzionali per attivare investimenti nel settore». Per i vertici dell’Avif senza una forte ricettività alberghiera, soprattutto di qualità, la Valle d’Aosta avrà sempre più difficoltà ad affermarsi nel panorama internazionale del turismo, in tutte le segmentazioni stagionali. La dinamicità del settore è dimostrata anche dal buon andamento del tele skipass che come il telepass autostradale consente di accedere direttamente agli impianti di risalita di tutti i comprensori sciistici della Valle senza passare preliminarmente in biglietteria per acquistare e caricare sul supporto lo skipass di giornata. «Ne sono già stati messi in commercio 2500. – conclude Lèvêque – Un risultato superiore alle nostre aspettative trattandosi del primo anno di sperimentazione. La nostra speranza è che questo nuovo prodotto garantisca una certa fidelizzazione della clientela». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 4 febbraio 2009)

12 febbraio 2009

Cva Trading pronta ad erogare il contributo del 30 per cento ai cittadini valdostani

CVA Trading ha sottoscritto la convenzione predisposta dalla Regione che permette di accedere immediatamente al contributo (pari al 30% del costo della componente energia) ed è pronta ad applicare la legge regionale rendendo, da subito, più leggera la bolletta dei residenti valdostani.
Il contributo, si legge in una nota diffusa oggi, sempre in ottemperanza della legge regionale, sarà retroattivo dal 1 gennaio 2008. L'estensione temporale sarà valida per tutti i clienti di CVA Trading, indipendentemente dalla data di sottoscrizione del contratto di fornitura, ma in funzione della data di residenza. I clienti di CVA Trading riceveranno, nei prossimi giorni, una busta contenente una lettera esplicativa che illustra l’iniziativa e un modulo che il cliente stesso dovrà restituire debitamente compilato e sottoscritto mediante la busta preaffrancata anch’essa contenuta nel plico ricevuto. La restituzione di tale modulo sarà indispensabile per usufruire del contributo.
Per tutti coloro che non fossero ancora clienti di CVA Trading e desiderassero sottoscrivere il contratto o volessero informazioni aggiuntive, è a disposizione ad Aosta lo sportello sito in Via Conseil des Commis 23, aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.00. In alternativa, è possibile contattare il numero verde gratuito 800 99 89 44, oppure scrivere una e-mail a: clienti.casa@cvaspa.it o scaricare la documentazione relativa direttamente sul sito web www.cvatrading-ao.it.
Per usufruire del contributo, non è fissata una scadenza, pertanto sarà possibile accedervi anche nei prossimi mesi.

Lettera da Londra: incominciamo dalla fine (seconda parte)

Seconda parte della prima puntata della rubrica Lettera da Londra di Gilles Quey, pubblicata sul Corriere della Valle del 5 febbraio. Per la prima cliccate qui.

Non penso sia difficile capire come si fosse innestato un sistema di tipo piramidale basato su disponibilità finanziaria creata a sua volta da disponibilità finanziaria; sono sempre stato convinto che il prezzo di un bene non sia il suo vero valore, ma semplicemente quanto una persona sia disposta a pagarlo e penso che la disponibilità sia stato ciò che maggiormente ha influenzato i valori di scambio.
Immagino a questo punto venga spontanea una domanda: «Ma chi ha finanziato tutto questo? Chi ha prestato questi soldi?».
Io direi tre soggetti in particolare
I) Gli istituti finanziari inizialmente
II) La crescita economica
III) Le economie dei paesi emergenti ed in particolare quella cinese.
Mi soffermerò qui solo sui punti (II) e (III).
La crescita economica (crescita del PIL) è pari alla variazione annua di tutti i beni venduti. Più è elevata più un paese, inteso come sistema, aumenta la propria disponibilità finanziaria e di conseguenza la massa monetaria e la ricchezza dei singoli.

Torniamo negli Stati Uniti: l'amministrazione Bush ha intrapreso una politica di riduzione della pressione fiscale (tipica dei governi repubblicani ma generalmente più contenuta) unitamente ad una spesa pubblica elevata (in particolare relativa a spese militari). Il finanziamento di tale aumento della spesa pubblica se congiunta a tagli del gettito fiscale non può che venire dal debito pubblico drasticamente esploso durante gli ultimi dieci anni di amministrazione. Ci si dovrebbe chiedere chi abbia sottoscritto tali emissioni di debito. In altre parole, chi ha finanziato la crescita a stelle e strisce? Ovviamente ci sono molti investitori nonostante i rendimenti molto contenuti e una valuta sotto pressione, ma una su tutti è stata la sottoscrittrice delle emissioni americane: la Cina (più in generale tutte le economie asiatiche).
Il motivo sottostante a tale scelta di investimento è semplice, comprare dollari per evitare una rivalutazione della valuta locale in maniera tale da mantenere un export molto competitivo.
Lo scenario è dunque in maniera semplicistica sintetizzabile come segue:
a) La Cina mantiene alto il tasso di incremento della produzione
b) con il ricavato finanzia la crescita americana e di converso gli acquisti verso se stessa
c) l'America cresce e spende in via sempre maggiore entrando nella spirale di arricchimento
da disponibilità
d) La Cina acquista titoli di Stato americano e valuta, poi si torna al punto a).
Alla fine di questo processo sorge spontanea la domanda: ma a chi appartengono gli Stati Uniti? Quale è il potere Cinese nei confronti dello Stato Americano? Quale è il grado di dipendenza di un paese verso l'altro? Ci troviamo di fronte ad uno scenario globale decisamente evoluto in cui per anni si sono perseguiti obiettivi di corto periodo e respiro favorendo una crescita incontrollata con buona pace di tutti, e non solo dei banchieri, convinti che questo meccanismo non si sarebbe mai inceppato. Tutti ci siamo sentiti giorno per giorno più ricchi dimenticando di stare viaggiando su un'auto lanciata a forte velocità contro un muro chiamato realtà.
L'economia ed i mercati hanno delle regole e sono un sistema artificiale. E' sbagliato rifiutarne i limiti e non è facile per nessuno fare delle scelte impopolari o portare risultati inferiori a quelli
dei propri concorrenti in un mercato come quello di oggi, o meglio, quello di un anno fa' in cui tutti abbiamo risposto ad un solo assioma.... parafrasando una vecchia canzone.... finché il mercato va lascialo andare.

11 febbraio 2009

Valgrisa ha presentato al Pitti il jeans di canapa fatto a mano

La Valle da Aosta da indossare è sbarcata, dal 13 al 16 Gennaio, alla manifestazione «Pitti Immagine Uomo», ospitata a Firenze nella Fortezza da Basso. Valgrisa, azienda simbolo del «prêt-à-porter montagnard» che può contare fra i suoi soci fondatori Luciano Barbera, nome notissimo della moda italiana e internazionale, è stata fortemente voluta alla manifestazione dalla Commissione del Pitti «per l’originalità e la raffinatezza dei suoi capi», alcuni dei quali realizzati con la lana proveniente dalla tosatura delle circa 1.800 pecore «Rosset», rarissima razza autoctona, e «per la particolarità della lavorazione artigianale effettuata nei piccoli laboratori di tessitura, collocati in alta montagna», da parte delle socie delle cooperative «Les Tisserands» di Valgrisenche e «Lou Dzeut» di Champorcher, presenti anche quest’anno con un loro stand alla fiera di Sant’Orso. «La nostra presenza al Pitti – spiega l’amministratore delegato Alessandra Fulginiti, insieme alla socia Silvia Tambosco, il braccio operativo della griffe sui mercati nazionali ed esteri – è stata caratterizzata da quattro mini eventi che ci hanno permesso di far conoscere i nostri nuovi prodotti, il sistema di tracciabilità che caratterizza tutti i nostri capi e la realtà del Valgrisa Club una vera e propria community di clienti estimatori che nel tempo si sono fidelizzati al marchio e si sono avvicinati al territorio valdostano, scoprendone le qualità e le emozioni che può offrire». L’attenzione di molti buyers è stata in particolare attratta dalla presentazione del primo jeans realizzato in canapa tessuta a mano. «Oggi quasi tutte le griffe hanno interpretato questo capo rifinendolo e arricchendolo fino a farlo diventare un cult esclusivo. – sottolinea Fulginiti – Come Valgrisa, per i patiti del fatto a mano, proponiamo un prodotto davvero esclusivo. Solo quaranta centimetri di tessuto realizzati in un’ora di duro lavoro manuale: ecco l’unicità di questo tessuto in cui è bello scoprire le appena percettibili irregolarità date dalla lavorazione artigianale». Ma c’è di più. La griffe valdostana (circa 400 mila euro di fatturato nel 2008) ha allargato i propri orizzonti al mondo dello sport offrendo alla propria clientela una linea di sci costituita da tre diversi modelli: uno sci pensato per il mondo femminile contraddistinto dal la sobrietà dei colori e per la grafica originale delle decorazioni; un modello da gran turismo, adatto a tutte le nevi e, infine, per i più nostalgici, uno sci costruito interamente con legno di noce valdostano «che - commenta Fulginiti - “regala” la sensazione e il piacere di sciare con uno sci d’antan, ma realizzato con le più attuali tecniche artigianali». Sul fronte commerciale il Pitti è stata una vetrina importante. «Sono stati davvero molti i contatti ma – conclude Tambosco – è però ancora presto per stabilire con chiarezza quelli che si concretizzeranno nel breve termine e definire la nostra programmazione per il 2009. Il nostro obiettivo prioritario è quello di consolidarci sul mercato nazionale e coprire l’area dell’arco alpino dove esistono ancora alcune piazze scoperte, ad esempio Cortina e Madonna di Campiglio, sicuramente interessate alla nostra linea di abbigliamento». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 28 gennaio 2009)

10 febbraio 2009

La casa da gioco dà il suo brand in franchising

Diversificare l’offerta, promuovere il brand attraverso il franchising e, perché no, contrastare l’avanzata del gioco pubblico sul territorio. Sono questi in sintesi gli obiettivi di «4Games», società di cui è azionista al 51 per cento la Casa da Gioco di Saint-Vincent in partnership con Cogetech spa, leader nel settore giochi e scommesse. Nel corso del 2009 la start up ha aperto due sale in gestione diretta con il marchio «Casinò di St-Vincent Slot Club», a Quart e a Torino, facendo registrare risultati nettamente superiori alle previsioni del business plan triennale di 4Games. Il negozio di gioco valdostano (vietato ai residenti) ha incassato circa 955 mila euro da agosto a dicembre. Da giugno a dicembre il capoluogo piemontese ha assicurato invece ricavi per un milione e 28 mila euro. Si sviluppa anche il franchising. E’ dei primi giorni di dicembre l’apertura di una sala nel centro di Torino, nei pressi della stazione di Porta Nuova, frutto dell’accordo con l’imprenditore torinese Milanesio. La sala ha garantito nei primi 24 giorni di attività ricavi netti pari a 14 mila euro. E altre domande saranno oggetto di valutazione da parte dello staff dirigenziale nei prossimi giorni. Sullo sfondo rimane ancora il settore dell’online, sempre nel core business del nuovo soggetto imprenditoriale, ritenuto dai vertici aziendali di grande interesse per il suo enorme potenziale, anche se molto dipenderà dalle strategie che lo Stato vorrà mettere in atto e che saranno determinate dall’evolversi del nuovo quadro legislativo in materia di regolamentazione del gioco d’azzardo. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 21 gennaio 2008)

9 febbraio 2009

Federgioco scrive ad azionisti e Governo

Si è riunito venerdì 6 febbraio a Saint-Vincent il direttivo di Federgioco. Il risultato finale è un documento che sottopongo all'attenzione dei miei visitatori in versione integrale.

Ai rappresentanti delle proprietà

Spunti di riflessione per un'azione comune


Premessa:
Le case da gioco italiane stanno attraversando, anche a causa della concorrenza del gioco pubblico gestito direttamente dallo Stato, una fase di crisi misurabile con la forte contrazione delle presenze di clienti e di introiti, che ha inciso negativamente sulla possibilità di far fronte ai rilevanti costi organizzativi e del personale.
In tale fase resa difficile dalla forte influenza di fattori di mercato legati al forte sviluppo del gioco pubblico, si sono inserite problematiche di natura legislativa che hanno reso la congiuntura, già negativa, ancor più difficoltosa: ci riferiamo all’entrata in vigore del d. Lgs. N. 231/2007 (c.d. normativa antiriciclaggio estesa anche alle case da gioco) e alle numerose proposte di legge che intendono promuovere la diffusione del gioco d’azzardo in altre aree del paese ad alta vocazione turistica.
La Federgioco, ha svolto un’attività instancabile di sensibilizzazione delle autorità di Governo e dei Parlamentari di riferimento, per esporre la propria posizione e quella dei quattro casinò rappresentati, in ordine alle delicate tematiche appena evidenziate. Di seguito se ne sintetizzano i contenuti:

Attuali maggiori criticità:

a) Antiriciclaggio:
Su tale tema la Federgioco ha messo in evidenza che nonostante i ripetuti richiami rivolti alle commissioni competenti sul carattere vincolante e sul contenuto circostanziato della norma comunitaria di riferimento (Art. 10, paragrafo 2, della Direttiva 2005/60/CE) essa non è stata recepita dal legislatore italiano nel decreto legislativo n. 231/2007, che impone alle case da gioco italiane, tutte soggette a controllo pubblico, l’onere di adempimenti e di procedure di identificazione e registrazione delle operazioni di acquisto e cambio di gettoni per importo pari o superiore a 2.000 euro (obbligo già previsto dalla legge all’art. 24 del D. lsg 231/2007, ma allo stato non ancora in vigore, per l’assenza del decreto ministeriale attuativo che avrebbe dovuto stabilire le caratteristiche tecniche dei sistemi informatici per la registrazione).
Non si comprende la ragione per cui si sia inteso adottare misure di controllo ulteriori nei confronti di società pubbliche, quali sono le società di gestione dei casinò italiani, rispetto a quanto disposto dalla Direttiva europea. Tali misure aggiuntive hanno l’unico effetto di spostare risorse tributarie dagli Enti pubblici italiani a società concorrenti site in altri paesi comunitari e di privare i cittadini italiani di quelle forme di garanzia e di controllo che sono assicurate dai Casinò pubblici nazionali.
Per quanto precede facendo seguito a quanto già inoltrato al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai ministri competenti, ai Sottosegretari competenti, ai Presidenti e Vice Presidenti delle Commissioni parlamentari competenti, si chiede in sintesi che il Governo voglia adottare ai sensi dell’art.1 della L. n.29/2006 un decreto legislativo correttivo che, allo scopo di dare una corretta attuazione al secondo paragrafo dell’articolo 10 della Direttiva 2005/60/CE e all’art.22 della legge n.29/2006, preveda, per le case da gioco soggette a controllo pubblico, che gli obblighi di identificazione e registrazione siano assolti mediante l’identificazione e la verifica dell’identità dei clienti al momento del loro ingresso nelle sale da gioco, indipendentemente dall’importo dei gettoni acquistati o venduti, evitando in tal modo ogni penalizzazione, sotto il profilo della parità delle condizioni di concorrenza, delle case da gioco pubbliche italiane rispetto a quelle di altri Paesi europei.

b) Sull’apertura di nuove case da gioco:
Dalla lettura delle diverse iniziative e proposte legislative per l’apertura di nuove case da gioco sul territorio nazionale emerge un approccio abbastanza superficiale, probabilmente legato ad una insufficiente conoscenza delle case da gioco in particolare o del mercato del gioco più in generale, ovvero da una scarsa considerazione della complessità nella gestione.
Al contrario a nostro avviso l’avvio di una iniziativa legislativa così importante richiede, metodo, rigore ed approfondimenti ed analisi propedeutiche.


La posizione di Federgioco e delle case da gioco pubbliche italiane sul tema è così sintetizzabile:
- promuovere studi accurati e interdisciplinari sullo sviluppo del gioco d’azzardo e sulle conseguenze sociali di tale fenomeno al fine di indirizzare lo sviluppo futuro;
- bloccare lo sviluppo e la diffusione ulteriore del gioco d’azzardo sino alla conclusione di studi approfonditi sul fenomeno;
- adattare criticamente e consapevolmente, in base alle risultanze degli studi, l’offerta di gioco pubblico per evitare le attuali distorsioni (aumento del gioco patologico con conseguente aumento dei costi sociali del fenomeno, pericolo di infiltrazioni criminali nella gestione, mancanza di adeguati ed efficaci sistemi di controllo sulla regolarità del gioco e delle relative transazioni);
- prevedere un apparato di controllo efficace sul sistema del gioco a tutela del consumatore e dei molti operatori del settore e prevedere mezzi di contrasto energici ed efficienti per arginare il fenomeno del gioco illegale;
- nell’ottica della tutela del cliente e degli operatori del settore, nonché in considerazione delle negative ricadute di una eccessiva liberalizzazione, prevedere un limite alla diffusione del gioco legale, stabilendo dei parametri territoriali massimi che tengano conto dello sviluppo economico delle aree di riferimento;
- contrastare l’apertura di nuove case da gioco, in quanto quelle esistenti sono certamente in grado fare fronte alla domanda interna, garantendo standard elevati di controllo e di sicurezza.
Le motivazioni su cui si fonda la posizione di contrasto all’apertura di nuove case da gioco da parte di Federgioco si possono così sintetizzare:
- in primis la considerazione secondo cui le fattispecie penali di cui agli artt. 718 e ss. che vietano l’esercizio del gioco d’azzardo rispondono all’interesse della collettività a vedere tutelati la sicurezza e l’ordine pubblico in presenza di un fenomeno che si presta a fornire l’habitat ad attività criminali;
- assicurare elevati standard di controllo e sicurezza sia sulla correttezza dei giochi, che sulle transazioni economiche;
- gli ingenti, costosi ed indispensabili organi e sistemi di controllo che attualmente operano nei casinò per garantire la sicurezza, la tutela del cliente e dei dipendenti e la regolarità del gioco, difficilmente potrebbero essere riprodotti in realtà di dimensioni inferiori, quali risulterebbero i nuovi casinò in caso di liberalizzazione del mercato;
- scongiurare la sottrazione di risorse economiche agli enti locali che attualmente ne beneficiano e che in assenza di queste, dovrebbero ottenerne il ripianamento da parte del Stato;
- scongiurare seri contraccolpi di natura economico-sociale alle risorse umane attualmente occupate nel comparto.
Una lungimirante valutazione sulle opportunità offerte dal comparto del gioco non può prescindere dall’esatta valutazione delle potenzialità economiche della domanda interna, dell’attuale bacino d’utenza delle casa da gioco già operanti nel nostro Paese, della misura delle entrate che esse assicurano agli Enti Locali di riferimento, e delle risorse umane che in modo diretto o indiretto beneficiano della loro attività.
In sintesi sarebbe necessario:
- tradurre in accurato studio gli esiti di tali verifiche propedeutiche da cui scaturiscano anche le basi per una trattazione dell’argomento accurata ed informata;
- prevedere, con l’entrata in vigore della legge sull’apertura di nuovi casinò, l’eliminazione di tutte le slot machine da tutti gli altri esercizi, sull’esempio di quanto già avvenuto in Francia e in Svizzera;
- coinvolgere, nella stesura del progetto di legge, la Federgioco (associazione che riunisce le società di gestione delle quattro case da gioco italiane), per assicurare un contributo professionale di assoluto rilievo, atteso che il gruppo di lavoro da questa istituito ha già da tempo individuato i punti critici sui quali focalizzare l’attenzione.
Al di là delle valutazioni e delle motivate aspettative, è appena il caso di far notare comunque che nessuna iniziativa legislativa seria potrà prescindere, nella stesura del testo e ancor prima nella valutazione dell’opportunità, dalla collaborazione professionale di Federgioco, atteso che in essa si condensano tutte le migliori professionalità italiane in materia di case da gioco, che ricordiamo sono state acquisite in oltre 60 anni di esperienza.
Il coinvolgimento di Federgioco potrà assicurare l’impiego delle migliori professionalità del settore per aspirare ad ottenere uniformità ed efficienza organizzativa e gestionale, sicurezza dei giochi e delle transazioni economiche, rispetto della legalità, forme di contrasto al gioco patologico e, nel contempo, scongiurare che gli esuberi di personale, che inevitabilmente si produrrebbero nelle società di gestione attualmente operanti, possano contribuire ad appesantire il quadro di crisi economica che si va delineando.

Conclusioni:
Le quattro case da gioco auspicano che gli azionisti di riferimento e la Federgioco svolgano ogni possibile attività di sensibilizzazione sulle Autorità Politiche e di Governo competenti, affinché i principi rappresentati nel presente documento possano essere condivisi e recepiti.

8 febbraio 2009

La sofferenza: una dimensione della vita

Vi propongo, anche se non di natura economica, il mio fondo sul Corriere della Valle.

La Giornata per la vita (e le cronache di questi giorni) ci ha posto quest’anno davanti ad uno scenario particolare. Ci ha invitato, attraverso le parole del Papa, a fare i conti con la sofferenza. Fa parte dell’esistenza trovarsi di fronte a gioie e dolori. Lo sperimentiamo quotidianamente.
La vita ci offre vette e precipizi. Entrambi fanno parte di un comune paesaggio esistenziale. Come ha detto anche Mons. Giuseppe Anfossi in questi giorni non è possibile testimoniare la nostra fede ai figli omettendo la croce, e cioè il fatto che la sofferenza è parte integrante della missione di Cristo. «Per entrare nella sua gloria - ha detto il Papa domenica all’Angelus - deve patire molto, essere rifiutato, condannato e crocifisso». La croce, ricorda ancora il Papa, appartiene al mistero divino, è espressione del suo amore fino alla fine. Chi omette la croce, omette l’essenza stessa del cristianesimo». Tutto ciò è misura di un amore grande ed è proprio a questo che siamo chiamati. Di fronte ad una società che sembra non comprendere le nostre parole, sorda ai nostri timori, infastidita dalle nostre preoccupazioni, dobbiamo ritrovare la forza di una testimonianza fatta di vicinanza a chi soffre sia nel corpo sia nello spirito. L’approssimarsi del tempo quaresimale ci offre un’occasione irrinunciabile per provare a mettere in pratica questo nuovo approccio. «La Quaresima – si legge nell’invito finale del messaggio per la Quaresima di Benedetto XVI – sia pertanto valorizzata in ogni famiglia e in ogni comunità cristiana per allontanare tutto ciò che distrae lo spirito e per intensificare ciò che nutre l'anima aprendola all'amore di Dio e del prossimo. Penso in particolare ad un maggior impegno nella preghiera, nella lectio divina, nel ricorso al Sacramento della Riconciliazione e nell’attiva partecipazione all’Eucaristia, soprattutto alla Santa Messa domenicale. Con questa interiore disposizione entriamo nel clima penitenziale della Quaresima» (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 5 febbraio 2009)

7 febbraio 2009

Guido Cossard: «giovani, sport e innovazione tecnologica le nostre priorità» (2)

Prosegue la pubblicazione dell'intervista all'Assessore Guido Cossard. Qui trovate le altre interviste alla giunta comunale e la prima parte dell'intervista di ieri.

E poi ci sono i corsi di avviamento allo sport…
Sì. Sono molto seguiti e la varietà è enorme. Con quote d‘iscrizione molto economiche. Si va dai 25-30 euro di sport come la rampicata, l’aikido e il mini-basket al massimo dei 180 euro dello snowboard però per un’intera stagione. Infine ricorderei anche le manifestazioni sportive come ad esempio il «7 Torri», una manifestazione organizzata direttamente da noi molto importante perché mette insieme sport e cultura. La gara sportiva attraverso alcuni monumenti importanti cui vogliamo dare risalto.

Chiudiamo sull’innovazione tecnologica. Quali sono i progetti più significativi?
Sicuramente il più importante in assoluto è la carta d’identità elettronica che partirà nel giro di qualche mese, spero tra febbraio e marzo. Lì abbiamo già istituito un nucleo di sperimentatori per provarne le funzionalità Abbiamo anche posizionato presso le biblioteche dei totem. Se ne trova anche uno nel palazzo comunale per cui chi non dispone di un computer può tranquillamente usufruire dei servizi. La carta d’identità elettronica si affianca a quelli che sono già i servizi on line, particolarmente numerosi ma non ancora promossi a sufficienza. Sul sito si trova tutto. Se uno, ad esempio, deve stamparsi le norme del Piano regolatore o la cartografia può farlo direttamente da internet. E con la carta tutto diventa interattivo: uno può addirittura cambiarsi al residenza. E’ chiaro che anche qui noi i servizi lì daremo un po’ per volta per verificarne il corretto avvio. E poi c’è tutta una serie di autocertificazioni guidate fatte comodamente da casa. Naturalmente legato a questo esiste tutto lo sviluppo che c’è a monte, e cioè il sito internet, la rete intranet, il sistema di cablaggio interno e quello di protezione per l’apertura sull’esterno. E’ importante sottolineare è che legato a tutto ciò c’è il progetto regionale «Partout» che consiste nello stabilire una rete fra tutti gli enti in modo che ogni realtà della pubblica amministrazione possa comunicare con le altre. E poi c’è il progetto “riuso”, cioè lo scambio di software e il suo riutilizzo. Si tratta di un progetto realizzato con l’amministrazione regionale e il Comune di Firenze. Sarà questo il pacchetto successivo che verrà inserito sulla carta d’identità elettronica.

Come contate di spendere questo atout?
Un primo aspetto positivo è costituito dalla’acquisita professionalità di coloro che per il Comune hanno collaborato al progetto e che saranno chiamati a diventare un punto di riferimento per tutta la rete. Il secondo è che con la carta d’identità elettronica entriamo a pieno titolo nel club dei comuni tecnologicamente più avanzati. Siamo in compagnia di Ancona, Firenze… E questo è molto importante sia come proiezione sull’esterno sia come prospettive future. La tecnologia cammina così in fretta che ha delle ricadute enormi sull’economia e sulla qualità di vita. Da qui a 5-10 anni le valutazioni che faranno società, enti, industrie su localizzazioni,possibilità di lavori, di scambi, non saranno più soltanto quelle tradizionali, cioè trasporto, infrastruttura, manodopera specializzata, ma una discriminante molto forte sarà quella dell’innovazione tecnologica.

Cioè?
Io mi aspetto che chiedano quanti dati al secondo si riesce a passare nel vostro comune? Qual è la velocità con la quale posso interagire con la pubblica amministrazione? Questa introduzione della carta d’identità elettronica va colta non solo come comodità, ma come rafforzamento enorme della forza di attrazione della città.

Insomma, non si tratta di maquillage...
Esatto. E’ un risultato sostanziale ed è la discriminante dei prossimi dieci anni.

6 febbraio 2009

Guido Cossard: «giovani, sport e innovazione tecnologica le nostre priorità» (1)

Focalizziamo ancora una volta la nostra attenzione sulla città di Aosta. E questa volta lo facciamo con l’assessore alla Pubblica istruzione, cultura e giovani, sport e innovazione tecnologica Guido Cossard (Stella Alpina). L’intervista è stata pubblicata sul Corriere della Valle in versione leggermente ridotta. Inoltre la versione on line, suddivisa in due parti, oggi e domani, è stata leggermente modificata in modo da renderla sufficientemente attuale. Qui trovate le altre interviste alla giunta.

Assessore la cittadella dei giovani vuole rappresentare un po’ la punta di diamante dell’attenzione da parte della pubblica amministrazione al mondo giovanile. A che punto siamo?
Abbiamo recentemente coinvolto l’amministrazione regionale perché ci siamo resi conto che pur essendo sul territorio del capoluogo regionale, pur essendo realizzata dal Comune di Aosta la cittadella avrà in realtà una valenza di carattere regionale. Noi ci aspettiamo che diventi il punto di riferimento non soltanto dei giovani di Aosta, ma per lo meno della cintura se non addirittura di tutta la Valle. Sempre non dimenticando che c’è anche un progetto di scambi a livello europeo in tutta l’area francofona. I finanziamenti provenienti dall’Unione europea sono previsti in particolare per questo tipo di attività. La Regione ha raccolto il nostro invito e così è stato costituito un gruppo di lavoro trasversale, comprendente due rappresentanti comunali, due dell’assessorato regionale alla sanità, uno dell’Assessorato regionale alla Cultura ed uno del Celva. Questo gruppo sta elaborando alcune linee guida per quella che è l’armonizzazione del lavoro di tutti. Il gruppo si è già messo al lavoro e contiamo di chiudere molto in fretta. La Cooperativa «Ombre con l’Acca» che gestisce il Progetto Giovani ha effettuato un’indagine, raccolto dei questionari su quelle che erano le richieste dei ragazzi. Queste sono già state esposte pubblicamente e sono abbastanza chiare. Il nodo centrale sarà la creatività. Cioè una Cittadella che sia anche luogo d’incontro, ma in qualche modo apportatrice di stimoli nuovi e offrire anche uno sbocco dal punto di vista lavorativo, pur con tutti i limiti che ci possono essere in una operazione del genere.


I tempi?
Puntiamo ad inaugurarla per metà del 2009. All’inizio dell’estate. Questo perché prima intendiamo chiarirci definitivamente le idee, anche attraverso un confronto con la commissione consiliare competente, poi ci vorranno un paio di mesi per bandire materialmente la gara e poi i tempi tecnici…

Quali caratteristiche dovrà avere il futuro gestore?
Proprio perché vogliamo che la Cittadella non sia soltanto un luogo d’incontro - obiettivo peraltro rispettabilissimo ma che non ci soddisfa ancora – il futuro gestore dovrà avere competenze specifiche tre che nei rapporti con i giovani, anche nelle specifiche attività che verranno svolte, e quindi teatro, musica, informatica.


Si tratta di un concetto ampio del tempo libero…
Esatto. E tra l’altro si inquadra bene nei risultati ottenuti nelle ultime classifiche, di cui tanto si è parlato e scritto in questi giorni. Secondo il Sole 24 Ore siamo tra ai primissimi posti nel tempo libero, nello sport, nella cultura per cui si tratta poi di integrare nella fascia giovanile un lavoro già avviato da tempo. Il tessuto culturale di Aosta è molto vivo. Risulta anche chiaro dalla ricerca fatta dal nostro Ateneo.


Il 2009 sul fronte degli impianti sportivi quali novità porterà?
I nostri impianti sono 21. Lo dico perché spesso non si ha la percezione del numero e della varietà. Sono campi da calcio, palestre, impianti più specifici come il maneggio, il poligono, il campo da rugby, da baseball. Credo oltre tutto che sia importante evidenziare la giusta scelta fatta nel passato di privilegiare strutture in grado di ospitare quelli che, a torto, sono considerati sport minori. La presenza della nazionale di rugby, ad esempio, dimostra la bontà di questa intuizione. Il 2009 è l’anno della riapertura del Palaghiaccio che nel progetto presentato dal gestore dovrebbe ospitare un maggior numero di attività rispetto al passato. Oltre ad essere uno stadio del ghiaccio la struttura e chi la gestirà ospiterà manifestazioni, creerà eventi in modo da utilizzare l’impianto con più valenze, ottimizzando gli spazi. Dovrebbe poi essere anche l’anno di riapertura della piscina scoperta dotata di una vasca olimpionica. Di conseguenza accanto all’attività di tipo più ricreativo sarà possibile organizzare gare di un certo livello. Gli impianti sono in parte gestiti direttamente da noi e in parte dati ad un gestore, generalmente legato alle società, con l’unica eccezione del Palaghiaccio perché il primo bando era andato deserto e la legge regionale prevede un secondo bando aperto a tutti. E’ chiaro però che gli impianti portano grosse spese, anche perché vogliamo mantenere tariffe basse per l’utenza e, inoltre, perché nelle strutture gestite da noi i ragazzi sotto i sedici anni non pagano assolutamente nulla. Questo per mandare un messaggio molto forte sia a quello dello sport che a quello giovanile.

5 febbraio 2009

Ma qual è il nostro modello turistico?

La Repubblica oggi in edicola con un articolo a firma dell'inviato Giampaolo Visetti mette all'indice il modello turistico valdostano. Il titolo lascia adito a pochi dubbi: «Valle d'Aosta. L'inverno record non salva la montagna del cemento». Un occhiello lungo sintetizza così l'articolo: «Le neve porta incassi da favola alla regione più ricca. Ma il suo modello di sviluppo è in crisi: con le speculazioni sono sorti solo grandi hotel e skilift. Che non rendono più come prima».
Visetti raccoglie tantissime testimonianze, una dietro l'altra in maniera incalzante, e, ogni tanto, secondo me, calca la mano più del necessario. Tuttavia riesce nel benemerito intento di evidenziare con sapienza narrativa alcuni nervi scoperti su cui politici e operatori turistici devono interrogarsi da tempo.

E' questo il modello di turismo che vogliamo offrire? E soprattutto abbiamo davvero un modello di turismo da offrire? Sono convinto che sulle ampie disponibilità finanziarie non si debba mai recriminare, tuttavia l'eccesso di risorse non sempre aiuta ad aguzzare l'ingegno. Non voglio però aggiungere altro. Mi piacerebbe su un tema così stimolante sentire le opinioni dei miei visitatori che invito caldamente ad utilizzare lo spazio dei commenti che ultimamente tristemente langue.

Se non avete letto l'articolo su Repubblica poco male, eccovi il link, gentilmente offerto dalla rassegna stampa di Legambiente. Cliccate qui. Un piccolo accorgimento tecnico. Per leggere cliccate sull'immagine dell'articolo, mettete la finestra che si aprirà a tutta pagina e ingrandite ancora. Ad un certo punto il testo diventerà leggibile.

Galleria di sicurezza del Traforo del Gran San Bernardo: previsto in autunno l'inizio dei lavori

In autunno, tra settembre e ottobre, saranno aggiudicati i lavori per la realizzazione di una nuova galleria di servizio e sicurezza per il Traforo internazionale del Gran San Bernardo (nella foto il Presidente Lorenzo Chentre). Il cronoprogramma dei vertici aziendali italiani è già ben definito. Bandita la gara a novembre ora si attende il 16 febbraio, data in cui scadono i termini per presentare le offerte. Seguiranno altri sei mesi per l’analisi e l’aggiudicazione dell’appalto dopodiché partiranno definitivamente i lavori. Il costo globale dell’intervento sarà di 53 milioni suddiviso in quattro lotti. La gara di appalto appena bandita riguarda soltanto i primi due che dal punto di vista operativo saranno di competenza italiana per una spesa di circa 40 milioni (equamente suddivisi con i colleghi svizzeri). Il primo lotto comprende le opere civili nei piazzali dei due imbocchi Nord e Sud, la galleria con le corrispondenti piazzole d’inversione e i cunicoli di collegamento. Sempre all’interno del primo lotto sono compresi anche gli impianti di ventilazione, dell’antincendio e la carpenteria necessaria alla predisposizione dei luoghi sicuri. Il secondo è invece costituito dall’edificio Sud, comprese le sistemazioni esterne finali del piazzale. Il terzo è sostanzialmente analogo al secondo ma situato sul lato svizzero. L’ultimo è, invece, costituito per la totalità da impianti comprendenti la distribuzione elettrica, l’illuminazione, i sistemi di sorveglianza,la segnaletica e tutto ciò che è legato alla sicurezza. La galleria sarà scavata procedendo contemporaneamente dai due fronti. La durata dei lavori complessiva è valutata in circa quarantotto mesi tenendo conto anche dei test per la messa in servizio degli impianti. Per finanziare i lavori della canna il 27 ottobre il Consiglio di amministrazione di Sitrasb ha convocato un’assemblea in seduta prima ordinaria e poi straordinaria in modo da presentare e condividere con i soci il progetto complessivo dell’opera e contemporaneamente far votare l’aumento di capitale sociale da 8 a 11 milioni. L’opera è anche inserita nel contratto di programma tra Anas e Ministero delle Infrastrutture, con un contributo di 19 milioni di euro. Anas ha anche confermato, circa un mese fa, che è in corso la nuova progettazione della variante di Ėtroubles, raccordabile con il tratto già appaltato di Saint-Oyen, un intervento atteso da tempo. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 14 gennaio 2009)

4 febbraio 2009

Lettera da Londra: Incominciamo dalla fine (prima parte)

Sul Corriere della Valle del 29 gennaio ho ospitato una firma nuova. Si tratta di Gilles Quey, 31 anni, laureato in Bocconi (110/110), un’esperienza da broker a Londra proprio nell’occhio del ciclone della crisi economica che ha lasciato il segno a livello mondiale. Quey nel 2002 inizia come trader sui derivati per poi spostarsi nel mondo delle banche d'affari dove si è occupato di fusioni e acquisizioni di società in qualità di analista. Si trasferisce a Londra nell'ottobre del 2006 dove ricopre fino all'agosto dell'anno scorso la posizione di associato sempre nella divisione fusioni e acquisizioni (M&A). Nell’attuale pausa forzata un comune amico ha fatto sì che la sua strada incrociasse la mia ed è nata questa idea di raccontare da Londra che cosa ci sta succedendo. Questa settimana sul blog ospito la prima parte del suo intervento mentre sul Corriere in edicola venerdì trovate già la seconda. La rubrica ora osserverà una cadenza quindicinale. Mi raccomando scriveteci (a me e a Gilles) i vostri commenti.

Incominciamo dalla fine (prima parte)

E' sempre molto difficile iniziare un articolo o introdurre un argomento: occorre contestualizzare ciò che si vuole trattare ed è per tale motivo che preferisco iniziare dalla fine. Ma qual è o meglio che cos’è questa fine? E' quella di un sistema finanziario che si è sviluppato a partire dalla seconda metà degli anni ‘90 e che ha visto la sua fine nell'estate del 2007 con le prime avvisaglie di una crisi sistemica che ha dato origine a parole oramai di uso «comune» quali «credit crunch» e «subprime».

Scrivo da Londra, l'epicentro del sistema finanziario mondiale e di conseguenza l'epicentro della crisi. La capitale inglese rappresenta la maggiore piazza finanziaria al mondo essendosi lasciata alle spalle New York e Tokyo in termini di volumi scambiati. Rappresenta inoltre la culla del sistema capitalistico, il posto in cui lo stesso ha visto i natali e dove i servizi fi-nanziari si sono concentrati.

Io facevo il «banchiere». L’ho fatto prima a Milano e successivamente mi sono trasferito nel Regno Unito, una tappa quasi obbligata per chi fa il mio mestiere. Sono cosciente che la parola banchiere susciti attualmenteun senso di sfiducia e di colpa in un clima da caccia alle streghe e di ricerca di capri espiatori, ma non intendo soffermarmi su aspetti personali né utilizzare il mio spazio per tentare una difesa di una categoria sicuramente colpevole al pari di molte altre.

Ma torniamo alla fine ed all'inizio del famigerato effetto domino ed immaginiamo di essere negli Stati Uniti. Siamo in uno scenario di crescita economica forte e tassi di interesse molto favorevoli, non rappresentativi del rischio che stanno finanziando, ma di una forte liquidità nel sistema. Si sta sviluppando una sorta di corsa nel prestare denaro nella convinzioneche il valore dell'asset finanziato sia stabile o in crescita e, di converso, il debito garantito dal valore dell'attivo stesso. Prendiamo come riferimento una casa (anche se il settore immobiliare è stato solo la goccia in un oceano di sbagli) del valore di 100 su cui una banca eroga un mutuo di 70 a un determinato tasso. Alcuni mesidopo il valore diventa 110 e un'altra banca per impiegare il proprio denaro rifinanzia il mutuo erogato dalla prima banca per 90, sicura che il valore della casa aumenti ancora, il proprietario così si trova 20 in più con i quali effettuare ristrutturazioni o ancora acquistare altri beni. Inizia in tale modo a crearsi un circolo virtuoso per banche e soggetti finanziati in cui l'accesso al credito diventa sempre più facile e le banche, per non perdere quote di mercato, e di conseguenza utili, sono disposte ad assumere rischi sempre più elevati.

Si giunge in questa maniera a finanziare oltre il 100% del valore del bene acquisito e a concedere mutui anche a soggetti che non hanno reddito sufficiente (e pertanto più rischiosi, definiti subprime) erogando mutui variabili, molto convenienti sui primi anni (solo quota interessi), i cosiddetti killer su quelli a venire. D'altronde, se il soggetto finanziato non riuscirà a ripagare le rate, la banca entrerà in possesso del bene e ne trarrà comunque profitto. I finanziatori non si limitano però a questo e decidono di vendere i rischi assunti, in maniera tale da contenerli, e i rendimenti ad essi collegati sul mercato sotto forma di prodotti finanziari (cartolarizzazioni) dividendoli in base alloro profilo, o più banalmente in base al tipo di attivo e soggetto finanziato in maniera da creare pacchettipiù o meno omogenei e certificati dalle agenzie di rating. Questi prodotti permettono di ripartire il rischio su più entità ed offrono rendimenti interessanti, poi a loro volta vengono creati mix di questi prodotti con altri ecc... e alla fine la catena, che collega finanziamento originale e finanziatore, diventa complessa e fatta di molti passaggi. Non intendo scendere in complicazioni ulteriori come ad esempio la possibilità di comprare del debito, ossia uno di questi portafogli, con ulteriore debito (specialità questa degli hedge funds). (continua)

3 febbraio 2009

Casa da gioco di Saint-Vincent: gennaio ridà fiducia dopo un 2008 difficile

Il primo mese dell’anno 2009 si chiude «in positivo» per il Casino de la Vallée: i proventi lordi di gioco nel complesso sono stati pari a Euro 9.014.658 con un incremento di Euro 683.094 (+8,2%) rispetto allo stesso mese del 2008. I Giochi Americani fanno registrare complessivamente una performance eccellente. Altro dato significativo è quello relativo ai Giochi Elettronici che, grazie al rinnovo del parco macchine avviato in autunno e al supporto di alcune attività promozionali dedicate, tornano, dopo 14 mesi, ad evidenziare un segno positivo. In sofferenza i Giochi Francesi anche a causa di alcuni risultati negativi dovuti all’aleatorietà del gioco. Un segnale incoraggiante giunge dalle Presenze che nel mese sono cresciute del 7,3% circa, con una percentuale sensibile di nuovi clienti, nonostante condizioni climatiche spesso avverse. Propongo ai visitatori del blog l'articolo ch ehos critto per il Sole 24 Ore Nord Ovest dove faccio il punto su come si è concluso il 2008. Nell'articolo c'è già un primo accenno al prudente ottimismo del mese di gennaio.

Il maggior concorrente delle case da gioco italiane? Lo Stato. La crescita esponenziale del gioco pubblico (gratta e vinci in primis) e la continua liberalizzazione del settore (slot nei locali pubblici e scommesse solo per fare alcuni esempi) unita alla crisi economica sono alla base del difficile momento dei casino italiani, a partire da Saint-Vincent che nel 2008 ha accusato un passivo rispetto ai ricavi dell’anno precedente di 15,14 milioni (-12,9%). «In realtà la difficile congiuntura economica – osserva l’amministratore unico Luca Frigerio, 42 anni, una lunga esperienza presso il Casino di Campione d’Italia – non sarebbe di per sé un problema in quanto è statisticamente dimostrato che nei periodi di recessione il mercato nazionale del gioco è sempre cresciuto o comunque ha mantenuto le sue quote di mercato in netta controtendenza rispetto al trend generale». «Tuttavia lo Stato dal 2000 ha fatto crescere enormemente la sua capacità di fuoco. Secondo i dati forniti dall’agenzia specializzata Agicos – precisa Frigerio – sono stati oltre 42 miliardi di euro giocati complessivamente dagli italiani nel 2007 tra lotto, superenalotto, lotterie nazionali e gratta e vinci, giochi a base sportiva e ippica, bingo e apparecchi da intrattenimento dei quali circa 7,2 sono finiti nelle casse dell’erario». Più nel dettaglio Saint-Vincent ha fatto registrare un calo fortissimo dei giochi francesi (-17,24%) che per la prima volta in termini di ricavi sono stati superati da quelli americani (-4,6%), dopo il testa a testa dell’ultimo biennio, grazie ai positivi risultati fatti registrare da Craps (+29,9% circa) e Punto Banco (+16,7%). Un sorpasso che, secondo i vertici aziendali, evidenzia la tendenza della clientela a prediligere i giochi a bassa puntata con componente di divertimento più elevata come prima conseguenza della congiuntura economica che da mesi affligge il Paese. Il trend fortemente negativo dei Giochi Francesi sarebbe anche frutto di assenze illustri ai tavoli da gioco. I grandi giocatori hanno diradato le loro presenze, la situazione di incertezza economica ha ulteriormente influito, come ha influito la complessità delle norme antiriciclaggio recentemente introdotte. Forte crollo anche per i giochi elettronici (-15%) che passano da 54,74 a 46,48 milioni, messi in forte difficoltà dall’ampliarsi delle possibilità di gioco legalizzato sotto casa. Gli ingressi nel 2008 calano rispetto al 2007 (-8,65%), ma meno dei proventi a conferma della minore spesa pro capite della clientela per il gioco, «inoltre – sottolinea Frigerio - le condizioni meteo dei mesi di novembre e dicembre hanno pesantemente influito sui risultati mortificando gli sforzi atti a frenare il decremento delle presenze nelle Sale Giochi». Le novità introdotte negli ultimi mesi nel comparto dei Giochi Elettronici stanno comunque producendo i primi apprezzabili risultati, e nel 2009 è previsto il quasi totale rinnovamento del parco macchine che restituirà certamente competitività alla Casa da gioco. Un quadro complessivo che nel breve periodo richiede però una svolta. «O si cambia o si rischia di essere messi k.o. Dobbiamo adeguarci alle nuove caratteristiche del mercato – conclude Frigerio - e cambiare le nostre proposte secondo un piano industriale che stiamo delineando in questi ultimi giorni e che, entro la fine di gennaio, sarà inviato alla Giunta regionale e poi sottoposto al Consiglio, non prima ovviamente di un presentazione e condivisione all’interno dell’azienda». Il documento parte da un’analisi dell’attuale congiuntura economica, fa poi una valutazione del mercato globale dei giochi e di quello dei casino italiani in particolare. seguita da una valutazione della situazione di Saint-Vincent ed una definizione dei gap della struttura valdostana, chiudendosi con una serie di proposte strategiche, organizzative e infrastrutturali per il completo rilancio del Casino della cittadina termale nell’arco di un triennio. Una mission che passa anche attraverso un attento processo di riorganizzazione aziendale. La scorsa settimana, ad esempio, si sono insediati due nuovi dirigenti: Franco Boggi in qualità di nuovo direttore dei Giochi, con alle spalle una lunga esperienza a Campione d’Italia, e Pier Francesco Caria, nuovo responsabile del marketing, già Direttore Marketing a livello mondiale del Gruppo Festina, precedentemente in RCS Media Group. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 21 gennaio)

2 febbraio 2009

Messaggi in bottiglia - 41: Gli svedesi ci guardano...

Non capite neanche voi un'acca di svedese come il sottoscritto? Bene allora siamo in due a non poter completamente gioire delle inaspettate attenzioni della Nordic wine company che cita il mio post, pubblicato in agosto, «Importatore svedese adotta vitigno valdostano: le meraviglie dell'Enfer». Credo si tratti dello stesso importatore di cui parlo nell'articolo per cui non bisogna ecedere nell'enfasi, anche se comunque non nascondo come faccia piacere una simile tribuna.

Comunicatori credibili sulle orme di San Paolo


Il mio fondo sul Corriere della Valle di questa settimana.

Tutti dicono che se San Paolo fosse vissuto oggi sarebbe stato un giornalista e avrebbe trasformato le sue lettere in articoli di giornale. Io credo che sicuramente sarebbe stato un frequentatore della rete delle reti, da un lato come creatore di contenuti dall’altro come fruitore di quelli che oggi vengono chiamati social network, fenomeni come facebook di cui sicuramente avete letto in questi giorni o, per lo meno, avete seguito qualche servizio in tv.
San Paolo avrebbe puntato ad intessere relazioni puntando sulla credibilità delle sue parole e delle sue azioni, senza scoraggiarsi se magari il seme faticava a germogliare. E tutto questo non per il gusto della modernità. Il mistero che Paolo ha comunicato nel suo ministero e che noi tutti siamo chiamati a diffondere non ha bisogno di restyling, ma deve innervare di sé la società, scegliendo, di volta in volta i canali che gli uomini del tempo prediligono.
Di qui non deve stupire l’apertura improvvisa del Papa alle nuove tecnologie digitali e il suo appello accorato ai giovani affinché si facciano «missionari sulle strade tracciate oggi dalle tecnologie digitali, dove la domanda di senso e di verità rischia di essere soffocata dall'apparenza e dall'effimero». Anche se devo dire che la parte che ho maggiormente apprezzato del messaggio del Santo Padre per la giornata delle Comunicazioni sociali è stata quella dedicata al concetto di amicizia. «Il concetto di amicizia - scrive il Papa - ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali emerse negli ultimi anni. Tale concetto è una delle più nobili conquiste della cultura umana. Nelle nostre amicizie e attraverso di esse cresciamo e ci sviluppiamo come esseri umani. Proprio per questo la vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l'essere umano possa disporre. Per questo motivo occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l'esperienza dell'amicizia».

1 febbraio 2009

Messaggi in bottiglia - 40: Pagato per ululare nei boschi?

Non è un argomento economico però questa notizia riportata su «Il Giornale» di oggi non può non destare più di una perplessità.
 

© ImpresaVda Template by Netbe siti web