5 luglio 2008

Bordon presenta alla Giunta il suo «manifesto» (seconda parte)

Prosegue la pubblicazione, iniziata ieri, di alcuni stralci dell'intervento del Presidente di Confindustria Valle d'Aosta Giuseppe Bordon.

Economia
Bisogna avere una definizione chiara del modello di sviluppo che vogliamo nel prossimo futuro, solo così si potranno fare delle scelte strategiche. I tavoli di concertazione, così come sono strutturati, chiamati solo per raccogliere un consenso formale non hanno più ragione d’essere. Siamo disposti a sederci a tavoli tecnici, con poche persone competenti, con obiettivi e tempi predeterminati. Il Patto per lo Sviluppo, in questi otto anni di vita, è riuscito a produrre un solo documento concreto, grazie soprattutto all’impegno delle parti sociali che, messa da parte la conflittualità, hanno lavorato insieme per definire un testo condiviso sulle misure di aiuto a favore di lavoratori che si trovano temporaneamente inoccupati.

Industria
Il piano strategico elaborato su incarico del Governo regionale dalla società di consulenza Ambrosetti è molto ambizioso, strutturato nei dettagli, e propone un percorso fortemente innovativo. Dovremo fare grandi cambiamenti nel nostro sistema produttivo per essere sicuri che le imprese oggi presenti sul territorio saranno in grado di fare quel salto di qualità. E dovremo trovare nuove misure per aiutare le imprese a crescere, a fare rete, a innovare. I costi per la ricerca e l’innovazione, generalmente, non sono sostenibili dalle piccole imprese che non hanno una struttura adeguata.

Energia e ambiente
La Regione ha investito molto in questo campo. Le nostre imprese hanno degli sconti sull'energia elettrica maggiori di quelli che si possono trovare altrove. Dobbiamo pensare però al futuro e sostenere le attività di ricerca e sviluppo nel campo delle fonti rinnovabili, verificando anche la possibilità di una compartecipazione e di un coinvolgimento del settore industriale valdostano alle scelte della CVA.

Turismo
La geografia turistica è profondamente cambiata, complice la rivoluzione delle tecnologie e dei mezzi di trasporto, le pressioni competitive sono crescenti, tenuto conto che ogni destinazione del mondo è potenzialmente raggiungibile in poche ore. Il turismo ha tutte le carte in regola per risultare un settore con straordinari contributi economici a beneficio della Valle d’Aosta. C’è bisogno di una maggiore professionalizzazione del settore ed un approccio più industriale se si vogliono realmente costruire le condizioni per competere con successo, a partire da un insieme coordinato delle azioni promozionali, dalla creazione di una filiera integrata agro-industriale-turistica che coinvolga tutti i soggetti interessati. Il tutto nel rispetto delle identità ed autonomie di ciascun attore, e nella consapevolezza che soltanto una forte azione comune potrà portare all'eccellenza delle proposte e dei risultati.

Scuola – Istruzione - Formazione
Tra gli elementi più frequentemente ricordati dalle imprese e forse più allarmanti per il nostro Paese, vi è la difficoltà di reperire capitale umano sia a qualifica molto elevata, sia specializzato (v'è carenza di figure intermedie, a formazione secondaria di natura tecnica). Gli Istituti professionali e tecnici vanno ripensati e riqualificati, in modo da avvicinare di più i giovani al mondo del lavoro. Molte imprese hanno difficoltà a svilupparsi perché non riescono a trovare figure chiave dei processi produttivi. Non è il caso di creare allarmismi ma è necessario affrontare con serietà il problema. I figli portati faticosamente alla laurea hanno difficoltà a trovare un lavoro adeguato perché il mercato richiede figure tecniche o più mirate e non laureati in scienze politiche, psicologia o in comunicazione, per citarne alcuni. Mancano manutentori, elettricisti, amministrativi, ragionieri, sviluppatori di software. Ci vuole maggiore informazione sul lavoro e sulle imprese, bisogna anticipare l'andamento del mercato del lavoro, bisogna aumentare i servizi per i lavoratori che cercano una collocazione. Per rendersi conto della situazione, basta leggere i dati: gli iscritti al quinto anno scolastico 2007-2008 degli istituti tecnici e professionali in Valle erano 68, pari al 9,8% del totale. Molti di loro continueranno gli studi, altri sceglieranno dei percorsi lavorativi non coerenti con il titolo di studio. E’ di questi giorni la notizia che presso l’Istituto Professionale di Verrès sarà chiuso il corso per Meccanici a causa della scarsità di iscrizioni. Dichiariamo fin d’ora la nostra disponibilità a partecipare a qualsivoglia iniziativa, proposta dai competenti organi scolastici, per evitare tale chiusura e dare nuovo slancio a un corso di studi essenziale per il nostro settore. In mancanza di una sufficiente offerta di lavoro specializzato, le imprese si “rubano” i lavoratori tra di esse e in questa “caccia” sono privilegiate le aziende a più alta redditività o le società partecipate dal pubblico perché “offrono”, a parere dei dipendenti, maggiori garanzie di un posto fisso. In questo modo le imprese aumentano i costi produttivi e rischiano di non essere più competitive.
Da una recente analisi sul sistema della formazione professionale in Valle d’Aosta risulta che il sistema valdostano degli organismi accreditati è articolato e frastagliato. A fine 2006 se ne contavano 29 di cui 16 sono enti di formazione, 9 sono scuole, 1 università e 3 organismi misti. Solo 3 enti hanno gestito il 65% delle risorse messe a disposizione attraverso bandi, la maggioranza non raggiungono l'1% e uno di essi gestisce da solo il 39,1% del totale della spesa ammessa agli accreditati. In generale gli enti di formazione lamentano difficoltà di crescita e investimento, una fragile interlocuzione istituzionale, troppa burocrazia. L'impressione è che talvolta le risorse siano servite più agli enti formatori che alle imprese e alle persone da formare.

Semplificazione – burocrazia - liberalizzazioni
E' indispensabile eliminare le sacche di inefficienza: non possiamo più permetterci un settore pubblico dove la cultura del servizio ai cittadini e alle imprese è troppo poco diffusa, e prevale invece la ricerca del posto fisso e della rendita. Ci sono delle cause che frenano lo sviluppo legate al cattivo funzionamento della macchina pubblica, dove merito e concorrenza sono valori che continuano ad essere troppo spesso sconosciuti per la Pubblica Amministrazione che stenta ad individuare strumenti che premino effettivamente l’impegno dei singoli dipendenti. La burocrazia è un ostacolo micidiale alla crescita, limita le potenzialità di sviluppo delle aziende, è il principale motivo di non attrazione di investimenti esteri in Italia. Velocizzare la macchina amministrativa è diventata una priorità assoluta. L'imperativo è accelerare le procedure burocratiche con riduzione dei tempi e costi per le imprese. La burocrazia inefficiente è gravissima per le piccole aziende perché sottrae all'attività di impresa la risorsa più importante: il tempo dell'imprenditore. Abbiamo più volte denunciato la lentezza burocratica. Perché scrivere solo il termine massimo entro il quale deve essere emanato un provvedimento, non potremmo indicare anche un termine minimo? E valutare la produttività degli uffici sul numero delle pratiche concluse nel tempo minimo? Troppo spesso vengono emanate leggi e regolamenti che poco dopo la loro approvazione sono soggetti a variegate interpretazioni e modifiche. Dal 2003, anno di emanazione della legge regionale n. 6, che ha accorpato in un unico testo tutti gli aiuti al settore industriale, abbiamo assistito all'emanazione di ben diciotto modifiche delibere che sono intervenute più volte sui criteri di attuazione. Sorte non molto diversa hanno avuto in questi anni i criteri di attuazione della L.R. 84/1993 sulla ricerca e lo sviluppo.Mi spiegate come possono fare le imprese a stare dietro a tutte queste modifiche? Abbiamo chiesto di ridurre a sei mesi il periodo di tempo intercorrente tra una domanda di finanziamento e l'altra, che oggi è di un anno, perché le imprese, soprattutto le più piccole, hanno difficoltà a programmare con largo anticipo gli investimenti. Abbiamo chiesto di ridurre i tempi per ottenere un finanziamento che oggi arrivano a 180 giorni. Abbiamo chiesto di ridurre la documentazione per gli investimenti fino a 50.000 euro. Fino ad ora, purtroppo, non siamo stati ascoltati.
La burocrazia e l’inefficienza non si combattono con le rivoluzioni, è sufficiente applicare, seriamente, le regole che già ci sono.

4 luglio 2008

Bordon presenta alla Giunta il suo «manifesto» (prima parte)

«Le parole sono buone, ora vedremo i fatti». E’ stato questo il commento di molti industriali, ieri mattina, nella sala Cogne della la Pépinière d'Entreprises di Aosta, dopo l’intervento, breve, del neoletto presidente della Giunta Augusto Rollandin (preceduto dall’esordiente Assessore alle Attività Produttive Ennio Pastoret) che ha annunciato l’intenzione di mettere mano alla macchina, un po’ ingolfata, della pubblica amministrazione affinché l’interpretazione delle norme torni ad essere appannaggio «del legislatore e non del burocrate». Un Rollandin che ha pure sottolineato di essere venuto per «ascoltare». E il padrone di casa, il Presidente di Confindustria Valle d’Aosta Giuseppe Bordon, non ha di certo mancato di accontentarlo. Bordon nella sua relazione, dopo il consueto quadro macroeconomico sia internazionale che nazionale, è partito dalla fotografia dell’economia valdostana citando le indagini trimestrali previsionali, realizzate dal direttore Edda Crosa, e le ricerche di Unioncamere e di Banca d’Italia (il direttore Giuseppe Manitta era in sala ed è stato pubblicamente ringraziato dal Presidente Bordon). Argomenti che abbiamo già trattato ampiamente in altri post del blog e su cui soprassediamo e che, lentamente, hanno portato Bordon ad ingranare la quinta e così ha preso corpo quello che potremmo definire un piccolo «manifesto» di cosa si aspettano gli industriali dalla nuova Giunta regionale. Vi propongo in due puntate (oggi e domani) alcuni stralci del suo intervento. Quelli secondo me più interessanti

«Nel 2004 avevamo presentato al Governo regionale alcune priorità di interventi per il sostegno ed il rilancio competitivo del nostro settore (energia, appalti, aree industriali, fondo di garanzia, legge regionale n. 6/2003, semplificazione normativa e burocratica, indotto e Finaosta). Oggi chiediamo nuovamente, con forza, l’attenzione sul comparto industriale ed un deciso impegno dell’Amministrazione regionale per la creazione di un contesto adeguato e favorevole per evitare che vi sia un’ulteriore perdita di competitività del nostro territorio, con la consapevolezza che se non vengono sostenuti i suoi protagonisti, ci sarà un impoverimento di tutta l’economia valdostana».

L’analisi si è fatta ancora più incalzante quando Bordon si è soffermato sui conti pubblici regionali.

«La stabilità dei conti pubblici è fondamentale. Va cambiata la mentalità e il modo di lavorare, non possiamo avere ogni anno avanzi di gestione così consistenti, né possiamo pensare di averli ancora per molti anni, bisognerebbe anzi capire se ciò è dovuto a calcoli ragionieristici o all’incapacità di spesa. In più occasioni la stessa Regione ha manifestato preoccupazione per un bilancio che è sempre più ingessato, dove diventa difficile liberare risorse per lo sviluppo perché la maggior parte delle entrate sono destinate a coprire le spese di funzionamento. Abbiamo realizzato uno studio di riclassificazione ed analisi dei bilanci consuntivi della Regione, a partire dal 1990, adottando dei criteri di suddivisione delle spese per centri di costo indipendentemente dal settore di provenienza o destinazione.
Abbiamo, per esempio, accorpato tutte le spese che rappresentano il funzionamento della Pubblica Amministrazione, la domanda per lavori, forniture e servizi, dove la Regione o gli altri enti pubblici sono i committenti. Allo stesso modo abbiamo sezionato i capitoli destinati allo sviluppo economico, in modo da avere esclusivamente i capitoli relativi a contributi erogati a vario titolo alle imprese, a loro consorzi o associazioni. Si tratta di uno studio interno, i criteri che noi abbiamo assunto possono essere opinabili per altri e non intendiamo farne oggetto di dibattiti pubblici, ma vorremmo confrontare il nostro metodo con la Regione, vedere se può essere condiviso, se può essere in qualche modo utile per capire la dinamica delle spese. La spesa per gli enti locali, per esempio, dal 1990, si è quasi quintuplicata e quella sanitaria corrente triplicata, la quota di spesa regionale destinata alla “domanda pubblica” si è ridotta nel tempo, passando dal 40% nel 1990, al 27% nel 2005 (400 milioni di euro circa) e la componente lavori è la parte preponderante (80%). I trasferimenti al settore industriale restano stabili al 5%, artigianato e commercio passano dal 3 al 9%. Dal 1990 al 2005 la Regione ha trasferito al sistema locale qualcosa come 1.800 milioni di euro, il 10,5% del totale della spesa sostenuta nel periodo. Il 36% ha riguardato l’agricoltura, il 28% il comparto turistico, poco più del 6% è andato alle PMI artigiane e commerciali e poco meno del 6% al settore industriale. La spesa per le famiglie nello stesso periodo è cresciuta di tre volte e mezzo. Le politiche sociali, per le fasce deboli, per la famiglia, per il diritto allo studio e alla promozione sociale in genere rappresentano stabilmente il 3% della spesa regionale complessiva. Se confrontiamo l’andamento delle spese destinate ai vari settori produttivi e il relativo Pil, rileviamo che le risorse destinate all’agricoltura sono mediamente pari al 90% del Pil del settore, all’industria e all’artigianato spetta il 3-4% del valore aggiunto da loro prodotto, alle imprese di servizi è andato poco meno del 5% e quote analoghe si registrano per commercio e alberghi. Il valore aggiunto del settore delle costruzioni ammonta al 50% della domanda “lavori” regionale».

Bordon ha poi affrontato una serie di punti dove ha evidenziato alcune richieste in merito al mondo dell’impresa, guardando anche al di fuori dei confini industriali. Li riporto rispettando i titoletti della relazione. Fate conto che da qui in poi si tratti di un unico virgolettato che prosegue anche domani.

Riduzione delle imposte
Il Governo nazionale ha deciso di abolire l'ICI per la prima casa per portare un sollievo immediato per le tasche dei contribuenti. Chiediamo al nuovo Governo regionale di ridurre l'Irap di almeno un punto per tutte le imprese, in attesa che venga abolita definitivamente una imposta che è odiosa perché tassa il lavoro e il capitale investito, anche se non c’è reddito d’impresa.

Sicurezza sul lavoro
Ci vuole una nuova attitudine alla prevenzione dei rischi da parte delle istituzioni, lavoratori e imprese. Per questo chiediamo un maggiore dialogo costruttivo con gli organi preposti alla vigilanza e il varo di misure straordinarie per sostenere l'informazione e la formazione di lavoratori e imprese. (Continua)

3 luglio 2008

Oggi l'Assemblea di Confindustria Valle d'Aosta - Per il presidente Giuseppe Bordon la Vallée perde appeal

«Nel 2007 la domanda rivolta alle imprese industriali valdostane, pur restando su livelli positivi, ha mostrato segnali di decelerazione nell’ultima parte dell’anno; nel 2006 il valore aggiunto dell’industria in senso stretto, che rappresentava il 14,7 per cento del totale, era cresciuto dell’1,8 per cento». L’economia valdostana, in particolare il settore industriale in senso stretto con i suoi 394 milioni di valore aggiunto, pur continuando la sua crescita, sta rallentando. A dirlo è l’ultimo rapporto sull’Economia valdostana nel 2007 redatto dalla filiale di Aosta della Banca d’Italia, diretta da Giuseppe Manitta. Un’analisi che non coglie di sorpresa il Presidente di Confindustria Valle d’Aosta Giuseppe Bordon, che oggi, giovedì 3 luglio, alle 10,30, alla Pépinière d'Entreprise Espace Aosta,guiderà i lavori, prima in seduta privata e poi pubblica, dell’annuale Assemblea ordinaria dell'associazione diretta da Edda Crosa, proponendo a soci e autorità regionale la sua analisi dell’andamento del settore. «E’ da alcuni anni – spiega Bordon - che la nostra economia dà segnali di cedimento. Le cause sono in parte esogene come il rafforzamento del cambio euro/dollaro sopra 1,55 o il prezzo del petrolio vicino ai 140, senza dimenticare la chiusura del Traforo del Monte Bianco; e in parte endogene in virtù di un tessuto imprenditoriale caratterizzato da aziende troppo piccole che fanno fatica a reggere la concorrenza, obbligate ad avere sempre più una organizzazione imprenditoriale, a fare rete, altrimenti il rischio è la chiusura nel breve termine e questo riguarda tutti i settori: agricoltura, artigianato, alberghi, commercio, industria». Del resto la stessa relazione cita ampiamente le indagini trimestrali di Confindustria dimostrazione di quanto l’associazione abbia il polso della situazione. «Nella media del 2007 in base alle indagini trimestrali – si legge - gli indicatori qualitativi relativi agli ordini sono rimasti su livelli elevati anche se inferiori a quelli dell’anno precedente, risentendo del brusco calo nell’ultimo trimestre; è calata anche l’incidenza degli ordinativi con scadenza superiore ai tre mesi». Si sono invece mantenute positive nella media del 2007 le valutazioni sull’andamento della produzione e del grado di utilizzazione degli impianti, pur facendo registrare anch’essi un indebolimento, molto marcato per la produzione, nell’ultima parte dell’anno. Purtroppo nei primi mesi del 2008, sempre in base ai dati dell’associazione, il rallentamento degli ordini e della produzione è proseguito. Un andamento analogo è stato segnalato anche dalle imprese del campione della Banca d’Italia. In base all’indagine condotta dalla Banca d’Italia, la spesa per investimenti è cresciuta nel2007 a un ritmo elevato. Vi hanno contribuito principalmente le maggiori aziende operanti nella metallurgia e nell’energia elettrica. Gli altri comparti hanno in parte risentito dell’incertezza del quadro congiunturale: in base alle rilevazioni della Confindustria è invece diminuita la quota di imprese che ha dichiarato l’intenzione di effettuare investimenti, soprattutto per la parte destinata all’ampliamento della capacità produttiva. Gli industriali valdostani evidenziano una forte perdita di appeal da parte della piccola regione autonoma. «La Valle d’Aosta – precisa Bordon - sta perdendo attrattività in materia di nuovi insediamenti. In questi anni qualcosa non ha funzionato. Gli incentivi non sono più sufficienti, come in passato, per attrarre nuove aziende industriali. Gli incubatori di impresa non hanno saputo dare avvio ad iniziative imprenditoriali che siano cresciute ed abbiano trasferito all’esterno la loro attività creando occupazione e valore aggiunto di un certo rilievo». «Decidere se locarsi in Valle piuttosto che altrove – prosegue Bordon - presuppone una valutazione preventiva della caratteristiche del territorio: presenza di infrastrutture fisiche, strumentazione d’avanguardia e di strutture a servizio del trasferimento tecnologico, alta formazione, presenza di personale specializzato, ricercatori, sinergie con altre imprese in loco, centri di ricerca e Università, incentivi finanziari mirati, oltre ad una valutazione della Regione, proprietaria delle aree industriali, che deve stimare, tra l’altro, le possibili ricadute economiche e industriali delle attività possibilmente gravitanti nell’ambito dell’innovazione». Bordon tuttavia non fa richieste al mondo politico, il che potrebbe essere anche naturale essendosi proprio ieri mattina aperto un nuovo corso a livello amministrativo. «Non esistono ricette. – conclude Bordon - Esiste soltanto la volontà come imprenditori di voler andare avanti, nonostante le difficoltà quotidiane, guardando al medio termine, pensando che dobbiamo crescere, fare rete, cambiare la nostra organizzazione interna, i nostri prodotti, il nostro modo di fare impresa, essere meno chiusi e non pensare che il solito “contributo a pioggia regionale”, peraltro destinato a diminuire nel futuro per lasciare il posto a incentivi mirati per progetti specialistici, possa sopperire alle nostre inefficienze o ai maggiori costi dovuti al fatto che fare industria in montagna non è esattamente la stessa cosa che aprire una attività nella pianura padana». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 2 luglio 2008).

2 luglio 2008

Concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008»: Enrietti riconquista il primato

Dovrò andare più cauto nei post. I margini risicati non garantiscono post duraturi. E così Piero Enrietti della Thermoplay con 58 suffragi risponde all'attacco di Paolo Conta della Laser, fermo a quota 51. Per il resto basta fare il confronto con il post precedente.

Concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008»: Paolo Conta (Laser) ritorna in testa - Charrère (Les Crêtes) primo dei non industriali

Paolo Conta (Laser) strappa, anche se di una manciata di lunghezze (50 voti contro 48), il primato a Piero Enrietti della Thermoplay di Pont-Saint-Martin e torna a guidare la classifica. Un po’ più indietro Paolo Musumeci (Musumeci-Pcl) è ancora fermo a 38 e, nel frattempo, è stato raggiunto da Costantino Charrère (Les Crêtes), primo non industriale di questa speciale classifica. E così il concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano», si appresta a toccare quota 300 suffragi. Le ultime sette piazze, quelle che chi segue il nostro sondaggio sa che sono a rischio «retrocessione» (dai 10 voti compresi in giù), non hanno subito quasi nessuna modifica e per ora coinvolgono Roberto Marzorati (Cogne) e Pietro Capula (Gps) con 10 preferenze, Gioacchino Gobbi (Grivel) e Nicola Rosset (Saint-Roch) a 9, Pierre Noussan (Sicav) a 8, e, in coda, Alberto Celesia (Cidac) ha raggiunto Corrado Neyroz (Albergo Hermitage) a quota 7, sopravanzandolo però per anzianità. Pochi scossoni nel nucleo centrale della classifica, salvo il già citato scatto in avanti di Charrère. Il gruppo è guidato da Pietro Giorgio (Sea) con 15 suffragi, seguito da Piero Roullet (Albergo Bellevue) a 14, Marilena Péaquin (Maison Bertolin) e Mario Ronc (Fratelli Ronc) a 12 e Luca Minini (Mdm) a 11, il presidente dei giovani industriali che venerdì a Bard si prepara ad ospitare i colleghi del Piemonte. Un gruppo che però deve guardarsi le spalle con attenzione perché se non ci verificherà qualche nuovo scatto in avanti, o comunque qualche piccola operazione di consolidamento, potrebbe venire risucchiato nella lotta per evitare le ultime posizioni.

1 luglio 2008

Tra pochi minuti parte la tredicesima legislatura: ecco la giunta Rollandin III

Il conseil Fédéral, ieri sera, ha detto «oui». Oggi a partire dalle 9 la Giunta Rollandin III otterrà anche l'ok dal Consiglio regionale. Ecco i nomi, per ora ancora ufficiosi: Manuela Zublena (Ambiente-Urbanistica), Giuseppe Isabellon (Agricoltura), Ennio Pastoret (Attività produttive), Laurent Viérin (Istruzione e Cultura), Albert Laniece (Sanità e Politiche sociali), Aurelio Marguerettaz (Turismo, Sport, Commercio e Trasporti) dell'Union Valdôtaine, Claudio Lavoyer (Bilancio e Finanze) della Fédération Autonomiste e Marco Viérin (Opere pubbliche) della Stella Alpina. Il tutto sarà completato da Alberto Cerise (Uv) alla Presidenza del Consiglio coadiuvato dal Vice André Lanièce (Stella Alpina) e dal consigliere-segretario Emily Rini (Uv). Le nomine delle opposizioni (Vida Vive-Renouveau, Pdl e Pd) saranno rese note durante la seduta. Opposizioni che dovranno confrontarsi per la prima volta anche con la nomina di due presidenze di commissione - Istituzioni e autonomia e Servizi sociali -, un'apertura inedita, che giudico interessante, da parte del Presidente della Giunta regionale Augusto Rollandin. Se avete commenti, anche sull'andamento della giornata, visto che molti immagino seguiranno la seduta via internet anche dal luogo di lavoro, non esitate ad inviarmeli.

30 giugno 2008

It: Italia arretra sull'innovazione

E' stato diffuso oggi a Roma il rapporto Assinform, l’associazione nazionale, aderente a Confindustria, delle aziende operanti nel settore dell'Information technology (tecnologie, servizi e contenuti per l'informazione) che si pone come interlocutore di riferimento, nei confronti del mercato e delle forze politico-istituzionali, relativamente alle problematiche che attengono l’innovazione del Paese, e i dati su come è andato il biennio 2006/2007 e sulle previsioni per il 2008 purtroppo non sono positivi. Una sfida anche per la nostra regione. Trovate qui una sintesi del rapporto.

Concorso internazionale vini di montagna

Dal 2 al 4 luglio si svolgerà il 16° Concorso internazionale vini di montagna con più di 530 vini iscritti, oltre 60 in più rispetto allo scorso anno, provenienti, oltre che dall’Italia, da altre regioni europee: Francia, Svizzera, Germania, Grecia, Spagna, Portogallo e Austria.
La presentazione ufficiale del Concorso è in programma il 2 luglio alle 15,30 nella sala Monte Bianco del Grand Hotel Billia di St-Vincent. Subito dopo inizierà il lavoro delle Commissioni, che continuerà per tutta la giornata del 3 e nella mattinata del 4.
Il sistema di premiazione prevede: Menzione d’Onore: attribuita ai vini che ottengono il miglior punteggio (per un massimo del 30% di quelli iscritti in ciascuna categoria) purché raggiunto il minimo di 80 centesimi; Gran Medaglia d’Oro, Medaglia d’Oro, Medaglia d’Argento, attribuite ai 3 migliori vini di ciascuna categoria; Premio Speciale «CERVIM 2008», attribuito all’Azienda di ogni paese che ottiene il miglior risultato su tre vini presentati.
I vini partecipanti saranno valutati da 6 Commissioni di 5 componenti ciascuna, formate da tecnici del settore, degustatori esperti e giornalisti specializzati italiani e stranieri.
La premiazione dei vini vincitori si terrà il 6 settembre, alle 14, al Parco della Mandria di Venaria (Torino). I vini vincitori potranno essere degustati nello stesso pomeriggio subito dopo la premiazione.

29 giugno 2008

Come possiamo contribuire al dibattito politico?

Propongo il mio ultimissimo editoriale pubblicato sul Corriere della Valle attualmente in edicola.
Ricordo che, come sempre, sono ben accetti i commenti sull'argomento.

Mi sono chiesto spesso che cosa può fare un settimanale come il Corriere della Valle per contribuire al dibattito politico. E rimango dell’idea che il nostro impegno più grande debba andare nella direzione dell’offrire spunti di riflessione. Con una consapevolezza chiara. E’ una strada in salita, faticosa, che non dà frutti evidenti e che si deve rapportare con una politica valdostana (ma non solo) che non ama molto il confronto, e che, talvolta, non tiene nel dovuto conto l’importanza delle competenze. Il risultato è spesso il silenzio. Il documento che come uffici di pastorale proponemmo nel 2003 non ha sortito nessun effetto. Il certosino lavoro fatto dal Corriere durante la visita pastorale del Vescovo alla città neppure. Dispiace perché cresce il dubbio che se non si urla un po’, se non si fa crescere il tono della polemica più del necessario, non si ottiene la considerazione dovuta. Cosa, ovviamente, poco incline al Dna del settimanale che dirigo. Anche se talvolta, qualcuno mi ha fatto notare, bisognerebbe ritrovare il senso civico dell’indignazione, definendo come inaccettabili determinate scelte politiche che ledono la dignità delle persone o, peggio, mortificano il futuro di molti nostri giovani, costretti, in taluni casi, ad una appartenenza politica più “strumentale” che ideale. Tuttavia qualche spiraglio di confronto anche qui si apre. Ed è giusto segnalarlo. Recentemente la Camera di Commercio di Aosta ha chiesto alla Diocesi di produrre un proprio documento con alcune indicazioni sul rilancio dell’immagine della città. Il testo è stato predisposto da Roberto De Vecchi, e abbiamo deciso di proporlo in versione integrale su questo numero del Corriere (a pagina 3 del numero attualmente in edicola dal titolo «La comunità cristiana desidera un'Aosta più viva»).
Nel testo, che vi invito a leggere, sono indicate tre condizioni su cui costruire il futuro del capoluogo regionale che, secondo me, ben si applicano anche alla politica regionale.
La prima condizione è la centralità della persona. «Occorre partire dalla considerazione che la città – si legge - esiste per ospitare le persone e per permetterne la vita. Oggi purtroppo tutta la vita sociale, coi suoi orari e le sue necessità, è organizzata sulle esigenze della burocrazia e degli interessi commerciali, spesso in contrasto e a volte incompatibili con la vita delle famiglie». La seconda condizione sta nella ricchezza e nella felicità delle relazioni tra persone e tra gruppi. L’unità delle famiglie e la solidarietà dei gruppi è la base indispensabile di una comunità cittadina compatta e solidale. “Molti, abituati a giudicare tutto in base alla produzione e al profitto (o al capriccio individuale, che produce, su altro versante,gli stessi effetti) forse sorridono a sentir parlare di felicità nelle relazioni, ma è proprio questo sentimento il principale «costruttore» di una comunità solidale.
La terza condizione, infine, è un uso saggio del territorio, che consenta sia la vita delle persone e delle famiglie, sia l’esistenza delle attività economiche e sociali, in un positivo equilibrio.
(Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 26 giugno 2008)

28 giugno 2008

L'Obolo di San Pietro

Proseguo a proporre on line i miei fondi pubblicati sul Corriere della Valle.

Il 29 giugno ci è data un’occasione per aiutare il Papa (lo vedete nella foto mentre al suo arrivo saluta i giornalisti in occasione della sua ultima vacanza estiva in Valle d'Aosta). In tutte le parrocchie della diocesi la colletta domenicale confluirà nell’«Obolo di San Pietro» per la personale carità del Santo Padre. Un’occasione per noi valdostani per ringraziare il pontefice dell’attenzione che ha sempre manifestato per la nostra Regione, ma soprattutto un’occasione per pensare agli altri, per dare e, soprattutto, dare con efficacia.
Contribuire all’Obolo è condividere le sollecitudini del Successore dell’Apostolo Pietro per le molteplici necessità della Chiesa e del mondo. La sua specificità rispetto a tante altre forme di solidarietà nei confronti dell’attività caritativa della Chiesa sta nel fatto di non essere vincolato ad alcuna «etichetta» o destinazione specifica: è il Papa stesso, infatti, che ne dispone liberamente, tenendo presente le necessità del mondo che si manifestano di situazione in situazione, o le emergenze che straordinariamente bisogna fronteggiare. Al «cuore» dell’Obolo, commenta
Mons. Tullio Poli che segue annualmente l’iniziativa, sta il «respiro mondiale» che appartiene alla figura del Pontefice come «pastore della Chiesa universale»: la «comunione» e la «corresponsabilità» risiedono proprio nel «condividere le sollecitudini del successore di Pietro per le ‘frontiere’ della sua comunità, in tutta la sua ampiezza». Tra le realizzazioni concretizzatesi grazie all’Obolo, figurano nel 2007 e nel 2008 quelle a favore delle vittime delle guerre e dei disastri naturali, degli alluvionati in Birmania e dei terremotati in Cina. Senza dimenticare il sostegno alle diocesi in via di costituzione, ai centri di educazione cattolica (con relative borse di studio), ai villaggi di bambini orfani a causa di genocidi, guerre o Aids. Recente anche il sostegno allo sviluppo della comunità ecclesiale in Amazzonia. «Le offerte pervenute tramite bollettino postale, bonifici ed Internet – conclude mons. Poli – testimoniano di una generosità costante e in aumento dei fedeli laici. E’ confortante che il dato sulle offerte si mantenga e cresca, segno della crescente coscienza del valore di tale offerta, e della particolare tradizione di ‘appartenenza’ della Chiesa italiana agli orizzonti missionari e caritativi dell’azione del Pontefice». Tanti buoni motivi per non far mancare il nostro contributo. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 19 giugno 2008)

27 giugno 2008

Leonardi (Valfidi): arrivare all'articolo 107 è un'esigenza non un'opzione (seconda parte)

Ecco la seconda parte dell'intervento di Andrea Leonardi, presidente di Valfidi. La prima è stata pubblicata ieri.

A fronte di tale evoluzione, però, debbono essere soppesati i vantaggi, diretti ed indiretti, che deriveranno ai Soci di Valfidi, allorché il Consorzio accedesse all’Elenco degli Intermediari finanziari.
Quelli diretti sarebbero almeno due:
- senza dubbio, si apprezzerebbe un migliorato vantaggio del minor costo del credito;
- inoltre, vi sarebbe una maggiore disponibilità degli Istituti di Credito nel concedere credito alle imprese ed ai professionisti partecipi alla nostra Società. Infatti, i minori oneri derivanti alle Banche dall’acquisizione di garanzie ritenute valide ai fini delle norme imposte da “Basilea 2”, e quindi le garanzie dei Confidi operanti in articolo 107 T.U.B., permetteranno alle Banche stesse di effettuare minori riserve e accantonamenti di capitale, avendo acquisito garanzie da un Organismo vigilato. Quale la conseguenza per i Soci: i ridotti costi per le Banche dovrebbero ripercuotersi favorevolmente sulle imprese, vuoi per il minor costo del credito, vuoi per la loro accresciuta disponibilità a concedere ulteriore credito.

Quelli indiretti sarebbero altrettanto importanti:
1) da non sottovalutare è l’opportunità che la normativa offre ai Confidi operanti in articolo 107 T.U.B., per la gestione dei fondi pubblici senza alcun limite, al contrario di quanto previsto per i Confidi operanti in articolo 106 T.U.B.. Tale normativa permetterebbe di mantenere il rapporto con l’Ente Regionale della Valle d’Aosta, che tanto ha fatto in tema di retrocessione di interessi e di leggi speciali in favore di artigiani e commercianti;

2) non meno importante sarà la possibilità di esercitare, da parte del Consorzio – Intermediario finanziario – le cosiddette “attività residuali”, ossia le attività riservate agli altri Intermediari finanziari, ancorché entro un limite prestabilito.

3) altrettanto interessante, e da non mortificare, sarà la possibilità di continuare quell’opera di consulenza finanziaria che Valfidi, tramite i propri dipendenti, presta ed ha sempre prestato agli operatori valdostani, consulenza gratuita e spontanea che tanti vantaggi ha dato agli imprenditori per le scelte in materia di avvio di attività e di nuovi investimenti.

Bene, Valfidi è pronta per affrontare autonomamente il nuovo impegno. Ed in tal senso sta adoprandosi con gradualità, sia dal punto organizzativo che di patrimonio.
Sussiste ancora la possibilità – a quanto si apprende dalle dichiarazioni di rappresentanti di altri Consorzi regionali – di una aggregazione tra due o più Confidi operanti in Regione.
Valfidi non scongiura tale evenienza.
Molte manifestate intenzioni; tavoli del credito tra le organizzazioni rappresentanti gli imprenditori; diverse riunioni svolte tra i rappresentanti dei Consorzi; convegni; studi e progetti realizzati con il concorso di esperti del settore, incaricati in accordo tra tutti i Confidi regionali; concertazioni promosse dall’Ente Regionale, purtroppo vanificate nei risultati; tentativi di alcuni Consorzi regionali di trovare altrove soluzioni diverse, non andate a buon fine; rinnovati scambi di idee; non hanno portato ad oggi ad alcuna soluzione. E’ per questo che Validi ha continuato a perseguire il proprio percorso, per non giungere in affanno all’epoca della domanda di iscrizione eventuale nell’Elenco degli Intermediari.
Si, certo, una nostra aggregazione con altri Consorzi potrebbe essere valutata come una sana opportunità. E – si ribadisce – Valfidi rimane aperta per ogni possibile concertazione in merito a programmi aggregativi eventualmente proposti.
Bisognerà, però, sgomberare il campo dai pregiudizi; si dovrà accettare la valutazione dei singoli pesi patrimoniali e sociali dei Consorzi interessati; si dovranno sopportare i ridimensionamenti e le riduzioni delle presenze negli Organi sociali del nuovo Consorzio; si dovranno mettere da parte le speranze egemoniche, con il solo intento di portare vantaggi ai soci, (commercianti, operatori del turismo, artigiani, professionisti e piccole e medie imprese valdostane), nel rispetto degli scopi mutualistici degli organismi consortili.

26 giugno 2008

Leonardi (Valfidi): arrivare all'articolo 107 è un'esigenza non un'opzione (prima parte)

Come già anticipato ieri propongo ai visitatori del blog, in due puntate, il testo letto dal Presidente di Valfidi Andrea Leonardi al termine dell'Assemblea dei soci del Consorzio. Il documento si intitola «In tema di art. 107 t.u.b. e di possibile aggregazione con altri Consorzi di garanzia fidi».

Il problema che sta diventando pulsante, come peraltro già accennato nella Relazione del Consiglio di Amministrazione, è quello del graduale approdo all’Elenco degli Intermediari Finanziari ex articolo 107 del Testo Unico Bancario da parte della nostra Società.
Valfidi, infatti, proprio per la sua costante e fattiva attività, anche alla luce delle emanate norme del Ministero dell’Economia e della Banca d’Italia, raggiungerà nell’anno in corso – con un’alta probabilità – i limiti minimi per la iscrizione all’Elenco stesso.
La domanda alla Banca d’Italia, Organo di Vigilanza competente, potrà essere presentata immediatamente dopo la approvazione del Bilancio al 31 dicembre 2008; e cioè nel 2009, ormai relativamente lontano.
E’ questo un traguardo encomiabile, di grande soddisfazione.
E’ questo un rinnovato impegno che la nostra Società dovrà affrontare.
E’ – si sappia – un impegno che richiederà obblighi comportamentali per Valfidi, sacrificio ai Soci e ulteriore attività per gli Organi e le maestranze sociali.

Che cosa dovrà fare Valfidi, a breve termine dalla accettazione della domanda da parte dell’Organo di Vigilanza?

Dovrà:

· dotarsi di risorse e di necessari mezzi finanziari e patrimoniali.
Questo primo step sarà in linea con il primo dei cosiddetti «pilastri» - Requisiti patrimoniali minimi – posti da «Basilea 2» perché gli Intermediari Finanziari siano sani di patrimonio sociale e con un buon grado di solvency.
Ciò imporrà il ricorso ad un aumento di capitale Sociale, che sarà richiesto ai Soci, ma che sarà anche allargato ad Enti ed Istituti che, confidando nelle risorse di Valfidi, avrebbero già espresso la propria adesione all’iniziativa, ancorché ancora da concretizzare in seno ai propri Organi Sociali.
Non basterà, infatti, aver raggiunto i limiti minimi previsti dall’Organo di Vigilanza per ottenere l’iscrizione all’Elenco degli Intermediari Finanziari, ma si dovrà pensare ad essere più forti e solidi intermini di solvency, guardando, più che all’immediato, al futuro.

· dotarsi della necessaria organizzazione
si dovrà essere in linea con il secondo dei cosiddetti «pilastri» - Controllo prudenziale – posti da «Basilea 2» perché gli Intermediari Finanziari siano ben organizzati, abbiano un audit interno e le altre forme di controllo.

Qui il discorso è più complesso, anche perché si attendono più chiare disposizioni in merito da parte delle Autonomie interessate.
Certo è che Valfidi non potrà fare a meno di dotarsi di un organigramma rinnovato ed integrato rispetto a quello attuale, di adeguati software, di altri validi collaboratori interni ed esterni. (In questo settore ci siamo già adoprati per conoscere esattamente gli ambiti minimi organizzativi).
Tutto si tradurrà, purtroppo, in un aumento di costi e spese di gestione, che farà lievitare la percentuale di commissioni richieste per la concessione delle garanzie e la conduzione delle pratiche di affidamento.
Si ritiene che ciò comporterà un lieve aumento delle attuali commissioni, in vero sopportabili dai Soci attivi.
Per chiarire meglio l’importanza di questo possibile traguardo, si deve tenere presente che Valfidi non assumerà la veste di una Banca, ma sarà riconosciuta nel mondo degli Istituti che operano nel sistema creditizio, con le naturali conseguenze portate dalla normativa e con i giusti vantaggi per l’attività mutualistica
Si tenga presente che l’approdo all’Elenco degli Intermediari Finanziari non deve essere inteso come una scelta, una opzione.
Essa è una esigenza, se si vorrà evitare che il territorio della nostra Regione sia invaso da Organizzazioni consortili più forti, già operanti in fattispecie dell’art. 107 T.U.B., che possano dare agli Istituti di credito una maggiore – e più conveniente per questi ultimi – garanzia di rischio. Tali Organizzazioni, effettuata una ricognizione in ordine alle loro richieste, applicano ai godenti di garanzie costi e commissioni già molto più alte delle nostre attuali.

Il ritardo ovvero il mancato approdo all’Elenco degli Intermediari Finanziari comporterà, nostro malgrado:

· la graduale perdita del numero dei Soci, distratti sia dagli Istituti di credito, che cercheranno di stabilire rapporti con Consorzi vigilati da Banca d’Italia, sia dalla possibilità che verrà loro suggerita per migliore la capacità di credito;

· la vanificazione degli intenti perseguiti da Valfidi, e cioè la perdita della propria azione a favore degli operanti sul territorio della nostra Regione e la perdita dell’attività di localismo, particolarmente utile nella individuazione degli operatori in azione di start up o di propensione a nuovi investimenti;

· la oggettiva situazione in cui potrebbe cadere la Regione Valle d’Aosta, che molti interventi ha fatto per aiutare le imprese valdostane e per elargire contributi in conto interessi, nel caso in cui si dovessero instaurare rapporti con Consorzi con sedi in altre regioni d’Italia.
Ponendo lo sguardo alle altre attività consortili, sia regionali che extra regionali, si nota come le quote di capitale sottoscritte dai Soci ed i costi di gestione delle pratiche di garanzia ai fidi – commissioni ed altre spese – siano più alti di quelle attualmente (ma anche nei precedenti esercizi) praticati dalla nostra Società. Dunque, è bene considerare che Valfidi, a causa della ormai possibile mutazione del livello della propria attività, sarebbe costretta ad elevare sia le quote capitale che i costi di anzidetti, anche se – si ritiene allo stato delle cose – comunque in misura meno elevata rispetto a quelli praticati nel mercato finanziario corrente. (Continua)

25 giugno 2008

Concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008»: Piero Enrietti (Thermoplay) è il nuovo leader

Dopo Paolo Conta (Laser) e Paolo Musumeci (Musumeci-Pcl) il concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano», che ormai vede vicino il traguardo dei 250 voti, ha un nuovo leader. Si tratta di Piero Enrietti della Thermoplay di Pont-Saint-Martin che dopo aver sonnecchiato a lungo al terzo posto, quasi a studiare la situazione, da buon golfista oggi, con una ventina di voti, è andato in buca al primo colpo in maniera millimetrica. Con 39 preferenze si trova infatti davanti a Musumeci a 38 e a Conta a 36. Lo avevo detto: il concorso è lungo e le sorprese non sono ancora finite. La sfida potrebbe trovare molto presto altri nuovi contendenti. Le ultime sette piazze a rischio «retrocessione» (dai 10 voti compresi in giù) per ora coinvolgono Roberto Marzorati (Cogne) e Pietro Capula (Gps) con 10 suffragi, Gioacchino Gobbi (Grivel) e Nicola Rosset (Saint-Roch) a 9, Pierre Noussan (Sicav) a 8, Corrado Neyroz (Albergo Hermitage) a 7 e, fanalino di coda, Alberto Celesia (Cidac) a 6. Il nucleo centrale della classifica è guidato da Costantino Charrère (Les Crêtes) a 14, Piero Roullet (Albergo Bellevue) e Pietro Giorgio (Sea) a 13, Luca Minini (Mdm), Marilena Péaquin (Maison Bertolin) e Mario Ronc (Fratelli Ronc) a 11. Ribadisco. Votate e fate votare.

Valfidi: approvato il bilancio 2007

Lunedì sera l’assemblea dei soci di Valfidi (3193 soci attivi) ha approvato all’unanimità il Bilancio di esercizio 2007 del Consorzio. Il Presidente Andrea Leonardi, coadiuvato dal direttore Roberto Ploner ha dato lettura della relazione del Consiglio di amministrazione.
Nel corso del 2007 sono stati deliberati 48.558.000 € di affidamenti garantiti corrispondenti a oltre 24 Milioni di € di garanzie prestate nell’anno.
Gli affidamenti complessivamente garantiti al 31/12/2007 ammontano ad € 152.307.132 di cui il 47% rappresentati da fidi a Breve Termine e il restante 53% di finanziamenti a Medio Lungo Termine e leasing.
Di conseguenza le garanzie prestate da Valfidi ammontano ad oltre 72.500.000 € con un incremento del 2,67% rispetto al 31/12/2006.
La compagine sociale di Valfidi è cresciuta di 158 unità (dato al netto dei recessi) e conta 3.193 soci attivi, ovvero soci che hanno in essere garanzie consortili. Gli artigiani e le piccole imprese rappresentano oltre il 70% dei soci, seguiti da commercianti e albergatori con il 13% e dai professionisti 9,3%.
Le insolvenze nette del 2007 sono state pari a 67.387 € pari allo 0,09% delle garanzie in portafoglio; Se si esamina il dato degli ultimi 6 esercizi si nota che la percentuale media annua di insolvenze scende allo 0,02%.
Le garanzie segnalate dagli Istituti di Credito a sofferenza ammontano ad € 2.221.000 pari 2,9% delle garanzie in essere; relativamente a queste ultime Valfidi ha provveduto a costituire un apposito fondo a copertura del rischio di insolvenza che, incrementato anno dopo anno, al 31/12/2007 ammonta ad € 1.663.411. Si può quindi affermare che le sofferenze nette oggi rappresentano lo 0,76% delle garanzia in essere.
Il Patrimonio netto ammonta invece ad oltre 8.500.000 € con un incremento rispetto al 2006 del 4,80%, che garantisce una copertura dell’11,7% delle garanzie concesse, percentuale di tutta sicurezza in rapporto alle insolvenze maturate negli anni.
Ma al di là dei numeri - fuori relazione - Leonardi ha voluto leggere una comunicazione ai soci sul futuro del Consorzio e sulla inesorabilità di andare verso il «graduale approdo all’Elenco degli Intermediari Finanziari ex articolo 107 del Testo Unico Bancario da parte della nostra Società». Per il Presidente di Valfidi si tratta di una strada obbligata per i Confidi valdostani. Proporrò il testo in versione integrale su questo blog in due puntate: giovedì e venerdì.

24 giugno 2008

Abbonamento privilegiato per le aziende

Piccolo spot. Tutte le aziende coinvolte nell'inchiesta «Viaggio fra chi fa impresa in Valle d'Aosta» potranno abbonarsi per un anno al Corriere della Valle d'Aosta ad un prezzo speciale: 20 euro invece di 35. L'abbonamento dovrà però essere fatto entro il 1° agosto 2008.

23 giugno 2008

Energia: oltre 60 milioni di utile per la Compagnia Valdostana delle Acque

60,4 milioni di utile netto d’esercizio contro i 54,3 dell’anno precedente (+11,25% rispetto al 2006). Il Consiglio di amministrazione della Compagnia Valdostana delle Acque (Cva S.p.A). ha approvato nei giorni scorsi il suo miglior bilancio dal 2001. «Il risultato – ci fa notare il Vicepresidente Riccardo Trisoldiassume un maggiore significato in quanto corrisponde al 30,2% del valore della produzione, pari nel 2007 a 200,249 milioni, cioè un 5,4% in più rispetto al 2006». Un dato che va letto nell’ambito di un valore consolidato della produzione del gruppo che supera i 650 milioni. L’attività di Cva si è sviluppata attorno a due assi principali; la gestione diretta di tre impianti idroelettrici e di uno fotovoltaico e la messa a disposizione ai due consorzi di autoproduzione controllati da Cva – Idroenergia e Idroelettrica – di ventisette impianti. «Proprio la maggior produzione degli impianti affittati alle controllate – spiega Trisoldi – unita alla maggior remunerazione dell’energia sul mercato finale – ha inciso maggiormente sul positivo risultato finale». In un simile contesto, il margine operativo lordo (EBITDA) della società ha registrato un incremento, rispetto allo scorso anno, del 7%, attestandosi a quota 145,931 milioni, corrispondenti al 72,8% del valore della produzione. L’utile ante tasse è così passato da 89,59 milioni a 104,653, pari al 52,56% dello stesso valore. Fra gli aspetti particolarmente positivi il miglioramento della posizione finanziaria netta che per la prima volta, sempre nel corso del 2007 ha fatto registrare un ribaltamento della posizione debitoria. «La posizione finanziaria al 31 dicembre 2007 – sottolinea il componente del Cda – evidenzia un residuo di debito a medio termine di 227,9 milioni con un’incidenza sul valore della produzione del 114% e sul patrimonio netto aziendale pari al 30%. Al netto anche della liquidità investita e giacente in conto corrente, la posizione finanziaria diventa positiva per 58,8 milioni».
Cresce anche il ROE che, calcolato sul capitale sociale, è stato pari al 15,3%, contro il 13,7% dell’esercizio precedente. Cva ha poi pagato imposte sul reddito di esercizio pari a 44,167 milioni. Un dato anche questo non secondario visto che, in virtù del particolare regime di riparto fiscale della piccola regione autonoma, i 9/10 delle tasse pagate dall’azienda rimangono in Valle d’Aosta. Numeri che in generale testimoniano il buono stato di salute dell’azienda valdostana già sostenuto dalla scelta delle agenzie di rating Moodys e di Fitchratings di confermare i loro “A1 stabile” e “AA1 stabile”. Nel 2008 prosegue l’impegno della Cva per ampliare la base produttiva. «Nel 2007 il Cda – dice Trisoldi – ha approvato un piano pluriennale di investimenti finalizzato sia all’incremento dell’efficienza e della sicurezza degli impianti di Cva presenti sul territorio valdostano, sia allo sviluppo della capacità produttiva attraverso progetti di interesse locale e nazionale. Complessivamente si tratta di 450 milioni nel sessennio 2007-2013».

«Attualmente – osserva ancora il vicepresidente - due nuove centrali sono in corso di costruzione nel comune di La Thuile e per altre siamo nella fase di presentazione delle domande di concessione». Lo stesso Cda ha però anche approvato un piano denominato “non solo idro” che impegna l’azienda a valutare possibilità di espansione della propria attività anche nell’ambito di altre fonti di energia alternativa. «Come stiamo, ad esempio, facendo – precisa Trisoldi - all’interno di Telcha la società, dove siamo presenti con una partecipazione del 49%, che si occuperà della realizzazione del teleriscaldamento ad Aosta. Proprio in questi ultimi giorni stiamo definendo il business plan per poi prendere i primi contatti con i mercati finanziari». Ma la Compagnia Valdostana delle Acque intende operare anche al di fuori dei confini del mercato regionale. «Stiamo guardando – conclude il manager - con particolare attenzione al settore del fotovoltaico a livello nazionale. Il nostro obiettivo è quello di offrire alla nostra clientela un ventaglio più ampio di energia proveniente da fonti alternative in modo da fidelizzarla. In questa logica siamo anche interessati al settore eolico. Il mercato legato a questa particolare tipologia di fonte alternativa è in forte crescita anche se rimane caratterizzato da grosse difficoltà nell’ottenere le autorizzazioni necessarie per l’installazione degli impianti». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 18 giugno 2008)

20 giugno 2008

John McCain o Barack Obama? Se fossi in America chi voteresti?

Anche se il dollaro è messo all'angolo dall'euro ciò non toglie che le decisioni di chi guida la casa Bianca non ci tocchino da vicino su qualunque fronte. Economia in primis. E' sufficiente pensare ai mutui sub-prime. Ecco perchè un simile argomento può interessare anche un blog iperlocale come il mio. Del resto la campagna elettorale USA 2008 oltretutto piace agli italiani, e penso anche ai valdostani, i quali, molto probabilmente, sognano che, prima o poi, avvenga qualcosa di simile anche da noi. Due grossi partiti divisi non tanto dalle ideologie del passato o da interessi particolari ma con due diverse visioni di futuro. Con pregi e difetti ma, comunque, in grado di guidare una nazione a tutto tondo. Con un tot di valori ben definiti, senza inutili reciproche demonizzazioni e senza inciuci. Si può essere molto duri con l'avversario politico senza lederne la dignità. Ecco perchè vi propongo questo simpatico giochino estivo. Proviamo a sognare per un minuto di essere tutti americani. E tu stai con McCain o Obama?

Trione: brevetto valdostano per gli sci della Coppa del Mondo

Nel 2007 ha vinto otto gare e una coppa del mondo di specialità. E’ valdostano e ha iniziato la sua carriera sportiva nel 2001. No. Non è una nuova stella nascente dello sci regionale. E’ il «Trione» (la parte in corsivo va letta all’inglese), la riuscita invenzione di due valdostani, Paolo Trione, 33 anni, un passato da sciatore a livello regionale, e il padre Giulio, una esperienza a livello industriale nella meccanica di precisione di lungo corso. I due hanno messo insieme passioni e conoscenze per inventare (il brevetto depositato è loro) l’affilatore laterale, ormai noto appunto in tutto il mondo come «Trione». «A livello agonistico – spiega Paolo Trione – prima della nostra invenzione si utilizzava la lima, ma secondo mio padre era un metodo sbagliato come principio di lavorazione. Con la lima infatti non si può affilare. Inoltre non era garantita la ripetibilità dell’affilatura per non parlare della sua pericolosità. Le macchine erano utilizzate soltanto dai laboratori che ne dovevano realizzare numeri più consistenti». «Noi – osserva - abbiamo creato invece una macchina adatta alle scuole di sci o alle squadre agonistiche in grado di racchiudere in un’unica soluzione l’elevata tecnologia delle macchine del laboratorio e la praticità dei sistemi manuali». Il risultato è che attualmente si vendono all’anno circa 100 affilatori (il prezzo medio è di 1200 euro + Iva). L’80% è commercializzato in Francia Svizzera e Italia e il restante 20% fra Lussemburgo, Sud America, Canada. «Privati, gare master, negli ultimi due anni anche squadre nazionali di alto livello. Va però precisato – aggiunge Trione - che la commercializzazione è affidata ad un’altra società che si occupa della distribuzione e della vendita. E poi ci sono gli importatori nei vari stati». Trione collabora anche con gli sci club della Valle. «Con quello di Courmayeur siamo impegnati da tempo per lo sviluppo dell’affilatore. Ogni due anni circa innoviamo il prodotto rendendolo sempre più performante. Inoltre stiamo cercando di consolidare la nostra capacità di seguire le esigenze della clientela». Tuttavia anche se aumentano gli estimatori dell’affilatore ciò non toglie che il mercato presenti alcune resistenze. «Può sembrare incredibile – precisa Trione – ma in alcune zone, ad esempio l’Italia del Nord Est, non riusciamo neppure a far provare il prodotto in quanto si ritiene che il sistema manuale sia migliore e la mentalità è così conservatrice da non permetterci neppure di far vedere cosa può fare la nostra macchina. Talvolta poi incontro anche qualche difficoltà da parte dei miei fornitori nell’ottenere quell’alto livello di qualità che voglio che abbiano i miei prodotti». Ma Trione non si arrende e ha sviluppato altri prodotti in questi ultimi anni: la morsa in legno o alluminio, l’affilatore tuning, la squadretta e la pialla per raschietti. «Ogni brevetto Trione – conclude il giovane imprenditore -, dopo una prima fase di studi e collaudi interni al’azienda, viene ulteriormente perfezionato grazie alla collaborazione di atleti e ski man di alto livello per garantire all’utente finale prodotti ad altissima precisione, facilmente trasportabili, semplici da utilizzare e soprattutto sicuri. Le lamine affilate con le nostre macchine hanno una durata nettamente superiore rispetto a quelle lavorate con la lima e garantiscono una tenuta eccezionale su qualsiasi neve». Dall'autunno 2003 la produzione ha allargato i suoi orizzonti al settore dei lavori forestali con alcuni nuovi accessori per affilare le catene delle motoseghe. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 12 giugno 2008)

19 giugno 2008

Deval: «abbiamo le linee di alta tensione più alte d'Europa»

Venticinque minuti di interruzioni complessive (59,58 minuti) di trasmissione di energia elettrica lungo tutto l’arco dell’anno a cliente nel 2007 (contro i 43 minuti del 2006), medie migliori possono vantarle soltanto il Molise con 20 e l’Emilia Romagna con 22. Sono questi alcuni dei numeri che danno un’idea della qualità del servizio offerto da Deval (azienda al 51% Enel e al 49% dell’amministrazione regionale che possiede e gestisce le linee elettriche della piccola regione alpina) che ripetutamente negli anni passati ha ricevuto dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas il riconoscimento di un premio commisurato agli standards di qualità raggiunti che ha portato nelle casse circa 4 milioni di euro negli ultimi cinque anni, di cui 452.000 nel 2006. «Non si tratta di medaglie da mostrare con orgoglio o di muscoli da esibire fine a sé stessi –spiega il direttore Pierpaolo PieriniDeval ottiene dei vantaggi economici ad essere fra le prime società di distribuzione di energia. Un primato raggiunto partendo da un territorio molto particolare con caratteristiche quasi uniche, dovute essenzialmente all’orografia del territorio, che fa inevitabilmente lievitare il costo dei nostri interventi, ed alla forte vocazione turistica della Valle d’Aosta». Le linee a media tensione sono tra le più alte d’Europa tanto da arrivare fino ai 3500 metri di Punta Helbronner e il 40% della potenza immessa in rete è venduta oltre i 1500 metri. «Soltanto nel Domaine Skiable di Plan Checruit a Courmayeur all’altezza di 1600 metri e ai 2600 metri di Plan Maison a Cervinia –aggiunge Pierini- è concentrata una potenza sufficiente ad alimentare uno stabilimento siderurgico. Inutile dire che garantire il servizio a queste altezze è una vera scommessa quotidiana in certi periodi dell’anno». Inoltre la presenza di 49.000 seconde case che consumano 650 Kwh all’anno contro i 2400 della media, concentrati in 15 giorni all’anno costringe Deval a mantenere impianti dimensionati e gestiti per far fronte alle esigenze di un intero anno. «Maggiori costi – precisa Pierini - che i nostri tecnici sono riusciti a dimostrare ottenendo così, prima regione in italia, quella che viene chiamata una perequazione specifica aziendale. Cioè che le nostre tariffe, pur essendo calcolate sulla base dei costi medi nazionali, vedessero riconosciuta dall’Autorità una somma in grado di correggere lo squilibrio derivante dai maggiori costi senza danneggiare i consumatori». In pratica 3,1 milioni per il biennio 2004-2005, contabilizzati nel bilancio 2006, e 1,5 per gli anni successivi. Deval arriva da un 2007 particolarmente impegnativo. Fra gli atti sicuramente rilevanti per il futuro della società la cessione obbligatoria (gestione delle reti e commercializzazione per legge devono avvenire in regime di separazione societaria) del ramo aziendale di vendita dell’energia elettrica che ha portato alla nascita di Vallenergie (51% Enel e 49% Finaosta), segnata anche da alcuni momenti di tensione per i ritardi di fatturazione delle bollette che hanno inquietato non poco molti consumatori. Tensione rientrata con le assicurazione delle aziende interessate in merito alle modalità di pagamento e, soprattutto, con l’arrivo delle prime bollette che, per ora, non sembrano avere causato sgradite sorprese. Ma il 2007 è stato anche il primo anno dell’apertura del mercato che ha fatto registrare uno spostamento dei consumi dal mercato vincolato a quello libero con alcune parziali ricadute sui ricavi per vendita e trasporto di energia passati da 52,8 milioni a 47,4. E’ poi proseguito il piano di sostituzione dei contatori tradizionali con i gruppi di misura elettronici, i cosiddetti impianti di tele gestione, che al 31 dicembre 2007 sono 24.792. L’obiettivo per la fine del 2008 è quota 60 mila. Nel 2008 Deval prevede investimenti per migliorare la qualità del servizio pari a 15,2 milioni circa. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 29 maggio 2008)

18 giugno 2008

La Cogne con TerniEnergia entra nel settore fotovoltaico

«Valle d'Aosta energie», società del gruppo Cogne Acciai Speciali, operante nel settore delle energie rinnovabili, ha sottoscritto un accordo industriale con «TerniEnergia», uno dei principali operatori in Italia nel settore fotovoltaico, per lo sviluppo, la costruzione e la messa in esercizio in Italia di impianti fotovoltaici di potenza unitaria compresa indicativamente tra i 200 e i 5.000 kWp. «Si tratta - ha sottolineato Roberto Marzorati, vicepresidente della Cas - della prima importante operazione conclusa dalla nostra società per l'energia, nata lo scorso anno. Un percorso iniziato nel 2007 che ci porterà nei prossimi mesi alla possibile definizione di ulteriori progetti sia con soggetti specializzati nel campo delle energie rinnovabili, sia in proprio, con studi preliminari sul territorio del nord ovest». Nell'ambito dell’accordo è stata costituita dalla società valdostana e da quella umbra «EnergiaAlternativa S.r.l.», joint venture paritetica con clausola di non esclusività. Si tratta del secondo accordo di TerniEnergia, che fa parte del gruppo Terni Research, stipulato con importanti operatori del settore energetico e industriale dopo la joint venture (Terni SolarEnergy) siglata nel marzo 2007 con Edf En Italia spa, filiale del gruppo francese specializzata nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Ma la Cogne Acciai Speciali non è interessata soltanto al fotovoltaico. L'intesa in effetti prevede anche la possibilità di vendita dell'energia elettrica prodotta dagli impianti realizzati e lo sviluppo, la costruzione e la messa in esercizio di parchi eolici in Italia. «Nel triennio – precisa l’amministratore delegato di Cogne Monica Pirovano prevediamo la realizzazione di un numero di impianti tale da produrre circa 25 milioni di Kwh: 10 nel fotovoltaico e 15 nell’eolico». «Per lo sfruttamento dell’energia solare – prosegue Pirovano - sono già sotto esame alcune aree nel novarese e nel pavese e per l’eolico la Terni Energia ha già in cantiere 3-4 progetti di cui intende condividere la costruzione con noi. In questo caso opereremo quasi sicuramente in Puglia. Per motivo geografici e climatici maggiormente interessata da questa particolare tipologia di impianti». La scelta di Cogne Acciai Speciali nasce da una precisa volontà di diversificazione rispetto al core-business aziendale. «E’ chiaro – conclude Pirovano – che non puntiamo a produrre energia per l’autoconsumo, anche se tutti sanno quanto l’attività siderurgica sia fortemente energivora. In realtà siamo interessati a essere presenti in un settore dove attualmente il rischio di impresa è molto basso e, anzi, riteniamo ci siano interessanti opportunità da cogliere». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 18 giugno)

17 giugno 2008

Il caro-greggio e il crollo delle slot mettono k.o. la Casa da Gioco di Saint-Vincent

Le slot machine tradiscono la casa da gioco di Saint-Vincent (-14,65%). Nei primi cinque mesi del 2008 i ricavi del Casino della cittadina termale sono diminuiti di 4,2 milioni (-8,69%), fermandosi a quota 44 milioni contro i 48,2 del 2007, e gran parte della perdita è concentrata proprio nel settore dei giochi elettronici, passato dai 23,79 milioni del 2007 ai 20,33 di quest’anno. In leggera crescita i giochi francesi (11,7 contro 11,4). In flessione quelli americani: da 12,5 a 11,5. Un trend negativo alleggerito soltanto in parte dal positivo andamento del mese di maggio (+12,2%) con incassi pari a 9,4 milioni (contro gli 8,4 del 2007). «La performance positiva – spiega il Presidente Enrico Cheillon, un passato da funzionario regionale presso la Casa da Gioco - è frutto dell’ottimo risultato messo a segno dai Giochi Francesi, pari a circa 1,9 milioni, che ha permesso di rimediare ai risultati negativi degli altri settori». Per i vertici del Cda tuttavia è ancora troppo presto per ipotizzare un’inversione di tendenza. «Già l’anno scorso – osserva Cheillon mostrando le statistiche - avevamo registrato uno scostamento negativo delle stesse dimensioni, poi recuperato nella seconda parte dell’anno». Nei primi cinque mesi non si ferma neppure il calo delle presenze (-8,61%). Visti i positivi risultati dei giochi lavorati, soprattutto quelli francesi, per i quali la Casa da Gioco in termini di incassi fa registrare risultati inferiori soltanto a Venezia, appare evidente ai vertici aziendali come sia in calo la clientela di target medio-basso, maggiormente attratti dalla sempre più ampia offerta di azzardo dello Stato. Cheillon disegna un quadro complessivamente critico. «Alla già pesante congiuntura economica e alle limitazioni imposte dalle norme antiriciclaggio, - commenta - si aggiunge ormai anche l’effetto rincaro carburanti. L’insieme di questi fattori non fa ben sperare per il restante periodo dell’anno. La Casa da gioco è infatti penalizzata dalla collocazione geografica a causa degli spostamenti significativi che la clientela del bacino primario di utenza, cioè l’area del Nord Ovest, deve comunque affrontare per visitarla. L’incidenza dei costi di pedaggio autostradale e di carburante condizioneranno sicuramente il tasso di frequentazione del casinò da parte dei giocatori, anche occasionali e quindi di passaggio in Valle d’Aosta per motivi turistici. Alla fine si preferisce la slot da bar sotto casa oppure l’on line». E proprio per contrastare questa particolare tipologia di concorrenza e recuperare una fetta di clientela il Cda con due punti gioco in gestione diretta, ad Aosta e Torino, e, a partire dall’estate, altri negozi in franchising in diverse province italiane, ha proposto il brand del Casino de la Vallée nel settore delle scommesse e dei giochi autorizzati dai Monopoli di Stato. L'operazione sarà promossa dalla «4Games srl», di cui la casa da gioco è socio di maggioranza con Cogetech, società operante nel campo dei giochi in concessione. «Vogliamo cogliere - ha spiegato l'amministratore delegato, Riccardo Varvello - alcune opportunità offerte dall'evoluzione della normativa nazionale in ambito di gioco attraverso il ricorso alle nuove possibilità in campo telematico con il gioco on line e, sulla scia di quanto già intrapreso da altri Casinò nazionale, e raccordarci così con l'emergente mercato del gioco pubblico, attraverso lo sviluppo di un marchio di franchising». Cheillon è comunque convinto che i problemi della Casa da gioco siano più organizzativi che strutturali e individua nella riorganizzazione dei tavoli verdi una delle leve prioritarie per riportare definitivamente i conti in positivo. Una riorganizzazione che potrà poggiare su basi solide soltanto a partire da un nuovo contratto che unifichi definitivamente giochi americani e francesi. Il Presidente si fa forte del risultato positivo del bilancio del 2007 con un margine sui proventi lordi di quasi 2 milioni di euro (1.976.506), dopo la perdita di oltre 2 milioni dell'anno precedente. «Una parte del risultato positivo – conclude – si deve sicuramente al nuovo disciplinare che ci ha concesso un 9% in più di risorse rispetto al precedente, ma non è stato l’unico fattore. C’è stato un lieve incremento degli introiti lordi (+0,61% ndr), un azione di contenimento selettivo dei costi di gestione, già avviata dal precedente Cda, e una riduzione delle spese derivanti da collaborazioni esterne, ottenuta attraverso un maggior coinvolgimento delle risorse interne». (Pubblicato sul Sole 24 Ore dell11 giugno 2008)

16 giugno 2008

Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008: attenti agli ultimi sette posti

Prosegue al piccolo trotto il concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano». Nel momento in cui vi scrivo siamo arrivati a 187 voti in circa un mese. La classifica ha un leader da tempo in testa, ma il margine di voti e, soprattutto, la durata del Concorso rendono possibili ancora ribaltamenti. Come promesso vi indico alcuni paletti per il futuro andamento del sondaggio che si concluderà l'8 dicembre. Premesso che le vostre mail di segnalazione di imprenditori meritevoli e di commento sono sempre ben accette ho deciso di dare un po' di pepe alla classifica. Oltre al primo posto infatti, diventeranno piazze "sensibili", ovviamente in negativo, anche le ultime sei posizioni. Mi spiego meglio. Il prossimo anno delle attuali sedici nomination otto saranno nuovamente in corsa. Verrà escluso per un anno l'imprenditore vincitore e gli ultimi sette classificati. In caso di parità conterà l'anzianità. Di conseguenza voi potrete concorrere a definire ben otto nominativi. Il giudizio sarà tuttavia qualitativo. E' chiaro però che se riceverò tante mail ben motivate ne terrò sicuramente conto. Per queste segnalazioni scrivete però al blog utilizzando lo spazio per i commenti. Nei limiti del possibile evitate l'anonimato. Segnalate il concorso ai vostri amici e invitateli a votare.

14 giugno 2008

Spunti di riflessione - 27: L'ingiustizia della fame

Come ogni settimana propongo anche on line l'editoriale che ho scritto sul Corriere della Valle.

«L’ingiustizia regna quando le leggi di crescita economica e di sempre maggiore profitto determinano lerelazioni sociali, lasciando nella povertà e miseria coloro che non hanno altro da offrire se non il lavoro delle proprie mani. Pertanto la Chiesa non esiterà di farsi carico della causa del povero e di diventare la voce di coloro che non sono ascoltati quando parlano per chiedere giustizia, e non per domandare elemosina». Sono parole indirizzate da Giovanni Paolo II ai proprietari e operai delle piantagioni di canna da zucchero di Bacolod City (Messico), il 20 febbraio 1981, che sembrano risuonare come una profezia in un tempo in cui la piaga della fame non si cicatrizza e noi occidentali sempre più vorremmo rinchiuderci nei nostri confini e dimenticarci che il dramma degli immigrati è l’altra faccia della fame. Purtroppo il recente vertice della Fao a Roma ha deluso, rivelando un’incapacità ad affrontare i problemi tale da sfiorare l’ammissione dell’impotenza. C’è chi sostiene che ci sia attesa per le elezioni americane in novembre, ma ogni giorno che passa è una macchia sulla coscienza delle nazioni del Nord del mondo. Il tema alimentare è troppo importante perché si possa “lasciar fare” solo al mercato, che, in ultima istanza, è sempre un confronto tra rapporti di forza, tra poteri contrattuali diversi, in cui i più forti prevalgono.
Anche i più deboli hanno diritto di mangiare e questo precede qualunque altro obiettivo di politica economica. Di conseguenza le responsabilità delle nazioni più ricche non consiste soltanto nel mettere a disposizione maggiori risorse.
Il lavoro è molto più complesso, soprattutto ora che ci muoviamo in un mondo globalizzato. «La soluzione - come affermato da Riccardo Moro, direttore della «Fondazione Giustizia e Solidarietà» e componente del Comitato Ecclesiale Cei per la Riduzione del debito dei paesi più poveri - non sta nell’aumento dei fondi, comunque preziosi. Sta nella creazione di un’authority internazionale, con poteri di sanzione, che sovrintenda in cinque campi: quantità prodotte nelle diverse aree regionali e nazionali, prezzi internazionali, sussidi e barriere, speculazioni finanziarie, proprietà della terra». Per Moro con l’authority servono due iniziative speciali. La prima dedicata alla tutela della proprietà tradizionale dei contadini nel Sud del mondo, che si vedono spesso sottratta la terra per vie legali perché non sanno di doversi registrare nei catasti creati con le riforme agrarie. La seconda consiste nel rendere illegale ogni forma speculativa legata a prodotti alimentari. «In alcuni paesi – conclude Moro - è vietato legare titoli che scommettono sul raggiungimento di determinate quotazioni al cibo: se applicata dappertutto, questa norma può sterilizzare le spinte speculative che stanno arroventando il mercato alimentare». Una complessità che però non deve esimerci dal dare il nostro contributo:da un lato mettendo anche a disposizione delle risorse economiche, magari con il meccanismo dell’adozione a distanza; dall’altro, come già sottolineato, guardando ai fenomeni migratori consci del dramma di chi è costretto ad abbandonare il proprio paese per garantirsi una sopravvivenza.
E i tanti italiani nel mondo, cui oggi abbiamo dato voce nel nostro parlamento, dovrebbero aiutarci a fare memoria. (Pubblicato sul Corriere della Valle del 12 giugno 2008)

13 giugno 2008

Professionisti valdostani - 12: Serve lo psicologo di base

Identikit

Iscritti dell’ultimo triennio:
2007: 126
2006: 108
2005: 97

Suddivisione maschi e femmine:
M 90
F 27

Composizione direttivo:
Alfredo Mattioni (Presidente), Mariagrazia Sabatino (vicepresidente), Luca Scacchi (segretario), Anna Filiputti (tesoriere), Mariangela Cazzato, Angelo Tonello e Ivo Gerbaz (consiglieri)

Il trend nei prossimi anni in termini di iscritti:
A livello nazionale si ipotizza un aumento degli iscritti del 10%. All’Università della Valle d’Aosta gli iscritti alla laurea triennale sono attualmente cento.

Mail e sito internet:
mail: info@ordinepsicologi.vda.it
sito: http://www.ordinepsicologi.vda.it/


Le nostre domande:

Quali le principali problematiche a livello regionale… e nazionale?
La problematica maggiore è che il settore è assolutamente saturo, ma il numero di laureati non diminuisce. Anzi. Nel 2007 come Consiglio nazionale abbiamo presentato una relazione al Governo da cui si evince chiaramente come il 50% degli iscritti a livello nazionale e regionale fa un lavoro diverso da quello per il quale ha studiato. Alcuni fanno gli insegnanti, gli educatori. Altri addirittura cambiano completamente settore d’intervento. Inoltre oltre il 50% dei 67 mila psicologi attualmente iscritti, praticamente più di uno ogni mille abitanti, ha un livello reddituale basso. Soltanto 4000 psicologi hanno un reddito superiore a 3000 euro al mese. La maggior parte spesso non supera i mille euro. Un problema legato a questo è che un numero così alto non rende semplice il controllo della qualità delle prestazioni offerte. Il bisogno di redditività diventa così prioritario che molti si adattano a lavorare senza talvolta disporre degli strumenti idonei.

Esistono possibilità di lavoro in Valle d’Aosta oppure il settore è saturo?
E’ chiaro che non ci sono. Anche se comunque nella nostra regione circa 30 psicologi hanno una occupazione stabile nell’area del benessere.

Iniziative di formazione realizzate nel 2007 e in programma nel 2008?
Uno degli aspetti che curiamo di più dell’aggiornamento è la possibilità di collaborare con le altre professioni sanitarie. In questa logica abbiamo organizzato un convegno in collaborazione con gli ordini dei medici, degli assistenti sociali, degli infermieri. Al centro del Convegno i problemi legati alla linguistica e alle modalità di collaborazione. Si tratta di un evento che vorremmo riportare ad Aosta per migliorare la nostra rete di collaborazione. Nel 2008 offriremo ai nostri iscritti la possibilità di un approfondimento in materia di deontologia professionale in modo da garantire al cliente un professionista corretto. Poi abbiamo in programma due seminari: uno sulla valutazione peritale, in modo da offrire allo psicologo uno strumento per esprimere le proprie opinioni in sede di perizia in Tribunale o in caso di adozioni o separazioni, e poi un seminario sulla valutazione neuropsicologica in modo da offrire degli strumenti per la diagnosi.

Esistono nuovi sbocchi professionali?
Esistono nuovi campi di indagine come la psicologia aziendale, della strada o scolastica. In particolare quest’ultimo in Valle è stato un po’ troppo accantonato, mentre credo che gli psicologi debbano essere più presenti. Proprio per questo abbiamo creato un gruppo di lavoro ad hoc su questa tematica. E’ sufficiente pensare al bullismo per comprendere quanti e quali possano essere i problemi dell’età dell’adolescenza. Quanti i fenomeni di disadattamento. Spesso la scuola si appoggia al personale presente sul territorio che però spesso si deve anche occupare di altre tipologie e la risposta rischia di non essere soddisfacente. Servono invece interventi mirati. Inoltre, a livello nazionale, come Ordine degli psicologi, stiamo studiando una serie di iniziative di promozione anche a livello politico della necessità di istituire la figura dello psicologo di base.
Non dimentichiamoci che il 35% delle richieste che arrivano ai medici di famiglia sono di natura psicologica. Lo psicologo di base diventerebbe un sostegno valido e professionale per affrontare le situazioni di crisi psicologica che si possono presentare nel corso del ciclo di vita. Inoltre, nei casi in cui il sostegno psicologico non basti, lo psicologo è in grado di effettuare una diagnosi accurata
e indirizzare la persona verso lo specialista più adatto al suo caso. Per esempio, il disturbo di apprendimento di un bambino ha bisogno di un intervento diverso da quello di un disturbo ansioso o da una crisi adolescenziale. Eppure nella maggior parte dei casi , quando si tratta di un problema di natura psicologica, le persone girano da un medico all’altro prima di arrivare ad un corretto inquadramento del problema e all’indicazione della terapia necessaria. E se non bastasse, lo psicologo di base avrebbe anche le competenze per indirizzare le persone verso le strutture di assistenza territoriali più adatte.

Qual è il rapporto con il mondo delle imprese?
Le dimensioni delle aziende valdostane in generale non rendono possibile la presenza di psicologi aziendali negli organici. Tuttavia, nel campo dell’orientamento, ci sono alcuni colleghi che offrono il loro valido servizio presso l’Agenzia del lavoro. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 12 giugno 2008)

12 giugno 2008

Tutto quello che c'è da sapere sull'economia valdostana

Come promesso segnalo il link al sito della Banca d'Italia dove i più coscienziosi (consiglieri regionali in primis, ma anche imprenditori) potranno farsi un'idea più approfondita del fatto se l'economia valdostana sia caratterizzata più da luci che da ombre. Scaricate il file e buona lettura.

11 giugno 2008

Relazione Banca d'Italia: l'economia valdostana corre meno di quella italiana

Continua a crescere l’economia valdostana anche se con una velocità inferiore a quella italiana. A dirlo è l’ultima relazione della Banca d’Italia, presentata questa mattina dallo staff dell’attuale direttore della filiale aostana, Giuseppe Manitta. Domani, per i più solerti, sarà possibile leggersi on line il testo integrale e sarà mia cura farvi sapere attraverso il blog come e dove. Come sempre per gli amanti del cartaceo rinvio alla lettura del Corriere della Valle in edicola venerdì. Volendo utilizzare un’immagine di tragica attualità verrebbe da dire che la Regione continua a mettere benzina in un macchina il cui motore gira, in questi ultimi tempi, un po’ più a fatica. Pensate che con un +1,4% di crescita del Pil mi dimostro un po' troppo pessimista? Non dimenticate che i piccoli numeri valdostani rendono davvero difficili simili operazioni di previsione. L'anno scorso la stima finale del Pil per il 2006 si aggirava intorno all'1,8 per poi attestarsi allo 0,9%, cioè la metà. Ma non vorrei correre il rischio di semplificare troppo il quadro economico regionale. Analizziamo perciò più da vicino i numeri.

Sulla base dei dati di fonte Prometeia nel 2007 il Pil è cresciuto in Valle d’Aosta dell’1,4 per cento (0,8 nel 2006). «Nel 2007 – si legge nella relazione - il rallentamento della domanda alle imprese industriali nell’ultima parte dell’anno ha attenuato il positivo andamento della produzione e si è riflesso negativamente sulle decisioni di investimento. Anche le imprese nel settore delle costruzioni hanno mostrato alcuni segnali di indebolimento dell’attività, anche la domanda di opere pubbliche è tornata a crescere». Nei servizi i principali indicatori evidenziano un peggioramento rispetto all’anno precedente. Al calo del fatturato e degli investimenti si è associata la diminuzione delle presenze di turisti, anche nella componente straniera; per contro, le vendite nel commercio al dettaglio sono aumentate a un ritmo superiore a quello delle regioni del Nord Ovest.
Il rallentamento nei principali settori non ha però inciso sul numero di occupati, nuovamente cresciuto nella media del 2007, «determinando – si legge ancora nella relazione - un incremento dei tassi di occupazione e di attività». Il tasso di disoccupazione è lievemente peggiorato, restando comunque tra i più bassi in Italia. Qualche criticità più significativa si riscontra nel settore del credito. «I prestiti bancari – evidenzia Banca d’Italia - hanno nel complesso decelerato; vi hanno influito la dinamica negativa dei finanziamenti alle imprese dei servizi e il rallentamento del credito bancario alle famiglie consumatrici, sia nella componente dei mutui per l’acquisto di abitazioni sia in quella del credito al consumo. La rischiosità del credito è leggermente aumentata». Più in generale i risparmiatori valdostani hanno continuato a orientarsi prevalentemente verso strumenti finanziari caratterizzati da livelli di rischio abbastanza contenuti. I depositi bancari e gli investimenti in obbligazioni emesse dalle banche sono ulteriormente aumentati, anche se a ritmi più contenuti rispetto all’anno precedente, mentre hanno accelerato i titoli di Stato e le obbligazioni non bancarie. Sono invece ancora diminuiti gli investimenti in azioni, in gestioni patrimoniali e in quote di OICR. Dati, questi ultimi, che confermano un certo profilo particolarmente prudente del risparmiatore valdostano. La relazione presenta un focus particolarmente interessante dedicato ai tratti strutturali e alla dinamica recente dell’economia regionale. «Rispetto alla media italiana – spiega lo staff di Banca d’Italia - il sistema produttivo valdostano, caratterizzato da una maggiore incidenza delle attività dei servizi e delle costruzioni, è cresciuto a un ritmo più elevato nel periodo 2001-03 e uguale nel 2004, mentre nel biennio 2005-06 il divario è stato negativo. Il maggiore sviluppo intervenuto nel triennio di inizio de-cennio è da attribuire principalmente ai positivi risultati ottenuti dai comparti industriali della meccanica e della produzione di energia elettrica ed è stato attenuato da eventi eccezionali verificatisi tra il 1999 e il 2001 (chiusura del traforo del Monte Bianco e alluvione) che hanno influito negativamente su importanti branche dei servizi». Nel triennio successivo il peggioramento della dinamica economica regionale è, invece, riconducibile agli andamenti nel settore industriale e in quello delle costruzioni, che si sono allineati alle medie nazionali, e a quello nel settore dei servizi, il cui valore aggiunto si è invece contratto per effetto dei risultati negativi registrati nei comparti della Pubblica amministrazione e dei servizi vari a imprese e famiglie. Ma le difficoltà incontrate nel biennio 2005-06 dai settori manifatturiero e dei servizi sono riscontrabili anche dall’analisi dei bilanci delle imprese. Al crescente grado di indebitamento (leverage), registrato in entrambi i settori, si è aggiunta una redditività negativa in quello dei servizi che si protrae dal 2002. L’aumento del leverage e la redditività negativa, unitamente al maggiore fabbisogno finanziario, si sono riscontrati tra le imprese di dimensioni maggiori, influenzando in modo più rilevante i risultati aggregati complessivi.

Valle d'Aosta: Giornata economia 2008 (terza puntata)

Propongo come terzo appuntamento con la Giornata dell'economia 2008 organizzata dalla Chambre le conclusioni dell'economista Massimo Lévêque. I titoli li ho aggiunti io. Vi segnalo anche il link per una lettura completa del documento. Tabelle comprese.

Le conclusioni di Lévêque
Seppur in un quadro nazionale caratterizzato da molteplici difficoltà, l’economia valdostana negli ultimi due anni ha mostrato segnali congiunturali di ripresa, in particolare nel 2007. Consumi ed esportazioni hanno fatto da traino alla crescita del PIL regionale: i primi con la determinante componente derivante dalla domanda turistica, l’export centrato principalmente sulle attività siderurgiche della più grande impresa industriale valdostana, la Cogne Acciai Speciali, che ha potuto beneficiare dell’andamento della domanda internazionale caratterizzata dalla crescita dei volumi e dei prezzi. Il positivo quadro macroeconomico si inserisce in un contesto di sostanziale stabilità dei principali indicatori socio-economici regionali. Dal punto di vista demografico, si registrano una lieve ripresa della natalità che riporta, dopo anni, il saldo naturale in equilibrio ed una sostanziale stabilità dei tassi migratori che si mantengono su livelli significativamente inferiori a quelli medi delle regioni settentrionali.
Relativamente alle imprese, il numero complessivo risulta di fatto stabile dal 1998 e i fenomeni di nata-mortalità registrati nel decennio sono equilibrati.
Si rafforza invece nel decennio, tra le oltre 14 mila imprese valdostane, la presenza di quelle terziarie e di quelle del settore dell’edilizia, queste ultime cresciute di oltre il 30%. Tra i comparti dei servizi, maggiore dinamismo hanno mostrato le imprese dell’informatica, dell’immobiliare e quelle del settore dei servizi legati al tempo libero (ricreativi, sportivi, culturali e turistici).
Pur numericamente stabili, tra le imprese valdostane cresce sia la quota di «società» – di capitale e di persone – sia la percentuale di imprese «artigiane», concentrate in particolar modo nel settore edile. In costante calo risultano i dati sui fallimenti anche se, data la realtà regionale fatta di piccoli numeri, in alcuni casi le crisi aziendali di alcune imprese industriali hanno inciso non marginalmente sul tessuto socioeconomico delle aree interessate. Anche il rapporto tra sofferenze e impieghi risulta in calo e scende al di sotto del 3%. Stabilmente positivi restano anche i dati concernenti l’occupazione ed il mercato del lavoro: alti tassi di attività, sia maschili che femminili, e tassi di disoccupazione ai limiti del fisiologico (3%) caratterizzano l’economia locale collocando la Valle d’Aosta tra le regioni europee per le quali si può parlare di «piena occupazione».

Gli elementi di criticità
Nel sistema economico locale permangono però – ed in alcuni ambiti si accentuano – alcuni elementi di criticità. La configurazione del tessuto produttivo mostra imprese non solo di dimensioni particolarmente ridotte ma anche poco orientate ad organizzarsi in reti o filiere produttive, risultando quindi più vulnerabili ai cicli congiunturali negativi e meno attrezzate per affrontare processi di diversificazione e per affacciarsi su nuovi mercati si sbocco.
Relativamente bassa resta poi la quota di imprese operanti in settori “specializzati o ad alta tecnologia”: dai dati Unioncamere la percentuale di export di tali prodotti risulta infatti assai modesta (l’11% circa) se confrontata anche solo con quella delle Province Autonome di Bolzano (30%) e di Trento (48%). Causa ed effetto di tale bassa specializzazione produttiva, si conferma la limitata propensione del sistema locale alle attività di R&S, malgrado gli sforzi posti in essere dalla Regione per assistere e sostenere tali iniziative.
Sia in termini di spesa sia in termini di addetti, gli indicatori relativi alla R&S in Valle d’Aosta presentati da Unioncamere risultano assai al di sotto sia dei corrispondenti dati medi nazionali sia di quelli relativi ad aree comparabili come il Trentino-Alto Adige.

Si indebolisce l’attrattività
In questo quadro di relativa stabilità, riferibile sia agli elementi positivi (PIL pro-capite, patrimonio delle famiglie, occupazione) sia a quelli più critici appena richiamati, l’attrattività globale della Valle d’Aosta per le imprese pare evidenziare un certo indebolimento.
Unioncamere evidenzia che, per la prima volta a partire dal 2005, i processi di delocalizzazione del lavoro anche in Valle d’Aosta superano, seppur di poco, quelli di attrazione. Inoltre i flussi di investimento esteri verso la Valle risultano in costante calo dal 2004 pur essendovi, nella regione, importanti aree attrezzate disponibili ad accogliere nuovi insediamenti produttivi.

Fa eccezione il turismo
Di segno decisamente diverso risulta invece l’attrattività della Vallée dal punto di vista turistico. Pur con gli andamenti altalenanti che caratterizzano gli arrivi e le presenze turistiche – anche per il condizionamento di fattori quali quello meteorologico che sul turismo montano, specie invernale, è assai rilevante – il settore turistico riveste un ruolo centrale nell’economia locale per l’apporto fornito alla produzione del valore aggiunto, per l’occupazione che genera e, non ultimo, per l’apertura e l’esposizione alla concorrenza internazionale a cui espone beneficamente le imprese del settore.
La clientela straniera rappresenta infatti quasi un terzo del movimento turistico complessivamente registrato nelle strutture ricettive, con punte del 45-50% nei periodi invernali, e ha generato negli ultimi anni flussi valutari dall’estero dell’ordine complessivo di 300-350 milioni di euro. Dalle indagini più recenti svolte sulla clientela turistica emerge un livello di gradimento e soddisfazione per l’offerta valdostana che può essere definito “più che buono”. Ciò lascia intravvedere possibilità di ulteriori sviluppi del settore a condizione che l’offerta si mantenga su livelli di qualità adeguata e che si ampli la dotazione complessiva di posti letto “commerciali” che globalmente risulta assai inferiore a quella esistente in destinazioni turistiche montane concorrenti.

Scenario a medio termine di stabilità
Unioncamere presenta infine uno scenario di previsione a medio termine (2008-2011) che per la Valle d’Aosta conferma un quadro di sostanziale tenuta e stabilità. Pur con una dinamica media del valore aggiunto leggermente inferiore alla previsione nazionale, le stime Unioncamere indicano nel quadriennio uno scenario di crescita dell’occupazione di circa mezzo punto percentuale all’anno, con un tasso di disoccupazione che tende a collocarsi al di sotto del 2,5% e con un livello stabile o in leggera crescita del valore aggiunto per abitante e per occupato.

Luci e ombre
Dal quadro che complessivamente emerge dall’analisi dei dati Unioncamere, si confermano le caratteristiche strutturali (con relative luci ed ombre) dell’economia valdostana già evidenziate nei precedenti rapporti, a fronte delle quali possono essere indicati alcuni “orientamenti strategici” verso cui il sistema potrebbe tendere.

Tra questi parrebbero prioritari:
- Azioni di rafforzamento e consolidamento del locale tessuto di imprese, sia mediante l’attrazione di nuovi insediamenti di qualità nelle aree disponibili sia mediante il sostegno alla creazione di reti e filiere tra le imprese esistenti.
- Deciso sostegno alle attività di ricerca ed all’innovazione, accompagnato da azioni volte a favorire l’incremento della locale offerta di personale tecnico qualificato, utilizzando al meglio le opportunità derivanti dalla presenza in Valle del Politecnico di Torino e dalla crescita dell’Università della Valle d’Aosta.
- Rapido completamento dei programmi di infrastrutturazione tecnologica della Valle d’Aosta (reti e comunicazioni) in modo da conferire al sistema locale un positivo differenziale di competitività a beneficio sia delle imprese – produttive e terziarie – localizzate sul fondo valle sia di quelle che operano, con maggiori difficoltà, in montagna.
- Sostegno a «percorsi di specializzazione produttiva» del locale sistema di imprese, legati a natura e caratteristiche del territorio valdostano (dall’agro-alimentare alla filiera del legno) in modo da conferire all’offerta, che deve sempre più confrontarsi su mercati esterni, quegli elementi distintivi e peculiari in grado di apportare quella forza competitiva di cui normalmente le imprese di piccole dimensioni e produttrici di beni standardizzati non dispongono.
 

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