23 settembre 2008

La Valle d'Aosta cerca più sinergie con Piemonte e Liguria

«Siamo disponibili a portare avanti progetti comuni in materia di internazionalizzazione, ma la rappresentanza della Valle d’Aosta all’interno del Centro dell’Internazionalizzazione del Piemonte è assicurata dalla Camera di Commercio (Ceip)». Il Presidente della Giunta regionale della Valle d’Aosta Augusto Rollandin stoppa sul nascere le ipotesi di un rafforzamento della partecipazione valdostana all’interno del Ceip. Ipotesi peraltro più che legittime in quanto avvallate addirittura da una nota piemontese diramata al termine di un incontro tra Rollandin e la collega Mercedes Bresso e svanite in una successiva proveniente dallo staff della regione autonoma. Ma al di là dei distinguo del caso la Valle d’Aosta intende consolidare il suo asse preferenziale con l’area del Nord Ovest, in una logica di euroregione «Alpi-Mediterraneo» che raggruppa le italiane Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria e le francesi Provenza-Costa Azzurra e Rodano-Alpi. Una strategia giudicata positivamente anche in ambienti confindustriali purché garantisca una razionalizzazione dei costi e favorisca una certa qual attività sinergica all’interno dell’area del Nord Ovest. A concretizzare ulteriormente la partnership la prossima inaugurazione di una sede comune a Bruxelles. «Inizialmente la Liguria aveva scelto di mantenere una sua sede di rappresentanza separata – commenta Rollandin – ma proprio recentemente ci ha fatto sapere la sua intenzione di insediarsi nella nostra stessa palazzina». Obiettivo della struttura porsi come interlocutore autorevole delle istituzioni comunitarie nel momento cruciale dell'attuazione dei programmi dei fondi strutturali e garantire anche un punto di riferimento per le imprese valdostane che devono affrontare la burocrazia comunitaria. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 17 settembre)

22 settembre 2008

Mavitec: l'occhio digitale della qualità

Andrea Cappellari e Luca Danesi, 35 anni, ingegneri, da febbraio sono alla guida della Mavitec, freschissima start up, insediatasi dal mese di giugno nell’incubatore di impresa di Aosta. Il loro core business sono i sistemi di visione. Li incontro nella loro sede, ancora spoglia, ma i loro Pc portatili, come mi mostreranno di lì a breve, traboccano di lavoro svolto e da svolgere. «Nell’ultimo decennio, si è verificata una continua crescita della domanda relativamente ai sistemi di controllo nei processi automatizzati – osserva Danesi – causata dal fatto che le industrie manifatturiere hanno dovuto far fronte alle sempre più numerose richieste di certificazione, di conformità e di maggiore qualità dei prodotti realizzati oltre alla necessità di aumentare la produzione». I sistemi di visione sono infatti impiegati nel controllo qualità dei prodotti, nella tracciabilità, nella loro movimentazione ed assemblaggio. In pratica con questi sistemi l’occhio umano è sostituito da quello meccanico potendo spesso giovarsi della potenza di calcolo di un computer. Il risultato è l’esecuzione di misure non a contatto, le ispezioni superficiali, il rilevamento di difetti di assemblaggio, la tracciabilità attraverso la lettura dei codici a barre fino a diventare una guida robot 3D per il prelevamento di oggetti da cassoni o superfici non planari, l’individuazione di pezzi attraverso i colori e le forme geometriche e la localizzazione in condizioni di basso contrasto e luce variabile. Infinito il campo delle applicazioni. «Possiamo fare due esempi molto semplici: – aggiunge Cappellari – il controllo dell'allineamento di un cerotto all'interno della sua confezione. Il sistema di visione è predisposto per lavorare su prodotti che si differenziano per dimensioni e colori. Lavorando con opportuni algoritmi è stato possibile sviluppare un'applicazione in grado di riconoscere la posizione del filtro anche in situazioni di debole contrasto dovuto a materiali diversi. Oppure il rilevamento all'interno di una confezione di mozzarelle della presenza di corpi estranei galleggianti in superficie. Telecamere con case a norma IP68 ne permettono l'integrazione in ambienti umidi».
Un altro lavoro recente è stata la realizzazione di un sistema di controllo qualità per gli erogatori di bombolette spray della Emsar di Pescara. «Adesso – ci racconta Danesi – stiamo studiando come rilevare i difetti nelle etichette dei capi di abbigliamento per un’azienda che le fornisce ad un marchio italiano particolarmente prestigioso». La forza della Mavitec, che lavora in partenrship con i marchi più prestigiosi del settore, cioè Cognex e Halcon che da soli rappresentano il 90% del mercato della visione, sta nell’alto livello di specializzazione. «La maggior parte delle imprese che operano nel nostro settore – conclude Cappellari - in realtà non hanno i sistemi di visione come unico core business, ma li utilizzano come valore aggiunto delle loro macchine. Questo però fa sì che il loro know how non sia completo. Ecco perché spesso veniamo contattati da alcune di queste aziende per offrire la nostra consulenza nel risolvere determinate problematiche legate all’integrazione di questi sistemi. Si tratta di un lavoro tutt’altro che ripetitivo in quanto ogni prodotto richiede parametri molto differenti, a partire dalle modalità di illuminazione». La Mavitec organizza anche workshop e momenti di formazione per le imprese. «In Italia purtroppo – conclude Danesi - non c’è ancora una cultura molto diffusa in merito all’efficacia di simili sistemi. Il cliente potenziale spesso non sa di poter risolvere alcuni suoi problemi con questa particolare tecnologia». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta dell'11 settembre 2008)

21 settembre 2008

«Tempi propizi per un ritorno a Dio»

Come sempre propongo sul blog i miei fondi pubblicati sul Corriere della Valle d'Aosta, il settimanale della Diocesi, di questa settimana. Vi invito, come sempre, a valutare la possibilità di abbonarvi. 35 euro per una informazione che non è soltanto il riassunto della settimana.

«Benedetto XVI è convinto che i tempi sono propizi per un ritorno a Dio, e il suo viaggio in Francia è stata una nuova occasione per ripetere questa sua convinzione. Ai cattolici, in primo luogo, ma anche agli altri cristiani, ai credenti di religioni diverse, a quanti non si riconoscono in alcuna di esse». E’ il commento di Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, al viaggio del Papa in Francia. Una fiducia che il Papa ha manifestato più volte sin dal suo arrivo a Parigi, e poi nei giorni che ha trascorso a Lourdes. «Qui – prosegue ancora Vian - ha detto di essere venuto come un pellegrino tra i tanti, tantissimi che vi si affollano in questo anno che celebra il secolo e mezzo di uno dei fenomeni più toccanti della modernità di Maria. A mostrare l’urgenza di Dio che dal cuore dell’Ottocento ha poi attraversato tutti i drammi e le tragedie della contemporaneità novecentesca». Il Papa ha toccato con mano in Francia questa emergenza di Dio che in una società secolarizzata sembra, paradossalmente, diventare pressante, ma allo stesso tempo esigente nella sua domanda di senso. E Benedetto XVI si è rivolto al mondo della cultura francese partendo da un linguaggio comune, quello della cultura appunto, indicando il grande Sconosciuto e sottolineando come la ragione sia uno dei nomi di Dio. Ragionamenti che si sono fatti manifesti nel discorso al Collège des Bernardins (pubblicato integralmente dal quotidiano Le Monde, insieme a quello tenuto all’Eliseo) dove ha spiegato come una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più alte e, quindi, un tracollo dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. «Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, - ha detto il Papa - la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura».
Due i riferimenti che hanno attraversato tutto il discorso: la «cultura monastica» e gli scritti di san Paolo, entrambi orientati al «quaerere Deum», al mettersi alla ricerca di Dio: il vero atteggiamento filosofico, che consiste nel «guardare oltre le cose penultime e mettersi in ricerca di quelle ultime, vere». Per il Papa «Quaerere Deum – cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui: questo è oggi non meno necessario che in tempi passati».
Di qui la perenne attualità dell’annuncio cristiano, il cui «schema fondamentale» si trova nel discorso di san Paolo all’Areopago, e l’analogia, «pur nella differenza», tra la nostra situazione
di oggi e quella che incontrò san Paolo ad Atene, «Le nostre città – ha concluso il Papa – non sono più piene di are e immagini di molteplici divinità. Per molti, Dio è diventato veramente il grande sconosciuto. Ma come allora dietro le numerose immagini degli dèi era nascosta e presente la domanda circa il Dio ignoto, così anche l’attuale assenza di Dio è tacitamente assillata dalla domanda che riguarda Lui». Oggi come allora bisogna però trovare le parole nuove in grado di ridire l’essenziale della fede. Di qui anche la sfida ad inventare un cammino di iniziazione cristiana, come è indicato nella lettera pastorale del Vescovo, che ci permetta di passare da una pastorale di conservazione ad una pastorale di missione permanente. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 18 settembre 2008)

20 settembre 2008

Scopriamo i vigneti ancestrali

Desideri scoprire i vigneti ancestrali? Io, ieri pomeriggio, approfittando del sole che faceva finalmente di nuovo la sua comparsa nei cieli valdostani mi sono già messo in cammino. Ho raggiunto il Grand Hotel Mont Blanc Village di La Salle dove i primi cittadini di Morgex, La Salle e Faucigny hanno illustrato l’iniziativa di cooperazione transfrontaliera presentata sul bando 2005 del programma ALCOTRA Italia-Francia (Alpes). Lineare l'idea e realizzata con cura grazie ad un finanziamento complessivo di € 394.401,00 a valere sull’asse strategico «Sistemi turistici»: ritagliarsi una nicchia nel settore dell'enoturismo. Sfruttare l'elemento comune dei territori coinvolti, cioè la presenza di vitigni non contaminati da innesti di uva americana dai quali vengono prodotti, in Italia, il «Vallée d’Aoste DOC - Blanc de Morgex et de La Salle» (ottenuto dal Prié Blanc, il vitigno più alto d’Europa) e, in Francia, il vino bianco «Ayze AOC» (ottenuto da uva Gringet).«A’ la découverte des Cépages ancestraux des territoires du Mont-Blanc», questo il nome del progetto, rappresenta così l’opportunità, per gli attori pubblici e privati dei due territori transfrontalieri coinvolti, di disegnare un orizzonte di sviluppo finalizzato alla costruzione di un’identità comune e all’avvio e alla promozione di un sistema turistico attorno ad un’offerta vitivinicola comune. Dopo la teoria è piacevolmente giunto il momento della pratica e ho potuto raggiungere il luogo di uno di questi famosi vigneti. Una passeggiata circondati da filari luccicanti e solari, ammirando uno scenario che potrebbe essere apprezzato anche da tanta cinematografia contemporanea che, in questi ultimi anni, ha fatto spesso del vino un elemento narrativo non secondario. In cima la scopertura di un cippo a solennizzare il momento e poi l'immancabile brindisi all'insegna dell'enologia valdostana e savoiarda, ovviamente preceduta dalle dotte spiegazioni degli enologi, Gianluca Telloli in primis. Poi tutti alla Cave di Morgex, ma non il sottoscritto, altri doveri mi hanno richiamato a valle. Vista la bellezza dei paesaggi vi propongo una slideshow più che «ad hoc» direi direttamente...«doc».

Federalismo fiscale: studio sui bilanci preventivi 2008 delle Regioni

«Verso il federalismo fiscale: i conti delle Regioni». Possono essere riassunte in questo slogan le ragioni dello Studio sui Bilanci Preventivi 2008 delle Regioni, elaborato congiuntamente da FORMEZ e UIL, che è stato presentato con una conferenza stampa il 18 settembre presso la Fiera del Levante di Bari. Hanno partecipato all’incontro il Presidente Carlo Flamment, il Segretario Confederale UIL Guglielmo Loy ed il Segretario Generale della Regione Puglia Aldo Pugliese.
La Ricerca è stata protagonista anche il 19 settembre, nell’Assemblea dal titolo «L’efficienza della Pubblica Amministrazione come volano per lo sviluppo del Mezzogiorno», che si è svolta presso la Sala Tridente della Fiera del Levante e con un nuovo intervento del Presidente del Formez. Il dato più rilevante dello Studio è che le Regioni hanno un «fatturato» pari al 43% del Bilancio dello Stato e che il dato del 2008 ammonta a 212,3 miliardi di euro, con un incremento del 9,8% rispetto al 2007. «Alla base della Ricerca - si legge sul sito del Formez -, per ora limitata all’analisi dei dati finanziari delle Regioni c'è la consapevolezza che il federalismo fiscale è una riforma che riguarda da vicino la vita concreta delle persone, ma al tempo stesso si presenta di difficile comprensione per i cittadini. I concetti sono infatti complessi, anche a causa del fatto che in questi anni la discussione sul tema ha coinvolto soltanto addetti ai lavori e politici ed alcuni termini “specialistici” sono nuovi e di difficile comprensione sia per i giornalisti sia per i cittadini.
Infatti, se il concetto di base del federalismo fiscale è chiaro a tutti - una quota rilevante delle tasse pagate dai contribuenti deve restare nello stesso territorio e a vantaggio degli stessi cittadini - quando si entra nei meccanismi di come dovrebbe avvenire e soprattutto quando si scrivono le cifre, il discorso si fa molto più complicato».
Lo Studio è appunto finalizzato alla comprensione delle scelte politiche che indirizzano la costruzione dello strumento fondamentale di ogni Amministrazione, e cioè il proprio bilancio, nella convinzione che questo, oltre ad essere pubblico, dovrebbe anche essere di facile lettura per i cittadini. «D’altronde, - si legge ancora sul sito - quando gli Assessori Regionali detengono un potere di spesa, in alcuni casi superiore a quello dei Ministri, la conoscenza delle politiche regionali nel loro insieme diventa fondamentale per la tenuta del reddito delle persone, per lo sviluppo economico e per la coesione del Paese».

Qui trovate il link alla sintesi dello studio e alla versione integrale. Consiglio la lettura del secondo. Trattandosi di un file di word potete aiutarvi cercando la parola «Aosta» nel testo. E' una lettura stimolante. Spero di riuscirne a fare una sintesi questa settimana ad uso dei lettori del Corriere della Valle.

19 settembre 2008

Aggregare per accelerare lo sviluppo: Morandini (Piccola Industria) al Forte di Bard

Il Comitato Piccola Industria di Confindustria Valle d’Aosta, in collaborazione con il Comitato Piccola Industria di Confindustria Canavese, organizza il seminario «Aggregazioni tra Imprese per accelerare lo sviluppo» che si terrà venerdì 26 settembre a partire dalle 15,30, presso la Sala Archi Candidi del Forte di Bard. «L’aggregazione tra imprese - si legge in una nota diffusa da Confindustria Valle d'Aosta - è probabilmente una delle modalità che, se attuata, maggiormente aiuterebbe lo sviluppo e la crescita delle attività imprenditoriali di minori dimensioni. Quasi sempre, tuttavia, aggregarsi significa anche limitare l’individualità alla quale l’imprenditore è "naturalmente" abituato. E’ necessario, dunque, evolvere ancora la cultura d’impresa verso forme di maggior collegamento». Condividere progetti, accedere a nuovi mercati, integrare competenze, migliorare la struttura patrimoniale sono solo alcuni degli aspetti che lo strumento-aggregazioni renderebbe possibili.In tale ambito, il ruolo del credito può diventare determinante per la concreta realizzazione degli obiettivi. L’incontro è l’occasione per approfondire questi argomenti e condividere esperienze imprenditoriali concretamente attuate.
Il seminario, rivolto esclusivamente alle aziende associate, rientra tra gli appuntamenti de L’Imprenditore, rivista della Piccola Industria di Confindustria, al quale parteciperà con un suo intervento il Presidente della Piccola Industria di Confindustria, Giuseppe Morandini.Interverranno anche Tiziano Ianni, Presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Canavese, che apre i lavori, Andrea Milano, Direttore de L’Imprenditore, che coordina i lavori, Federico Visconti, Preside della Facoltà di Scienze dell’Economia e gestione aziendale dell’Università della Valle d’Aosta, Corrado Pizzalunga, Responsabile Regione Commerciale Ovest UniCredit Corporate Banking e Enrico Fini dell’Associazione di manager Obietivo 50 che porta la testimonianza di alcune imprese. Concludera i lavori Paolo Musumeci, Presidente della Piccola Industria di Confindustria della Valle d’Aosta.
Se qualche imprenditore vuole esprimermi la sua opinione sul tema on line sarò molto lieto di ospitarlo.

Internazionalizzazione: la Valle d'Aosta ci prova con la nuova convenzione Ice

Una nuova convenzione con l’Istituto per il commercio estero, partecipazione attraverso la Chambre al Centro per l’internazionalizzazione del Piemonte e il sostegno diretto alle imprese attraverso «Attiva», la società in house della stessa Chambre. Sono i tre pilastri su cui potranno contare le imprese valdostane che nel biennio 2008/2009 intendono proporsi sui mercati stranieri, tre filoni che poggiano sulla convenzione Ice 2008 che l’assessore alle Attività produttive, Ennio Pastoret, sta predisponendo in questi giorni in attesa di poterla sottoporre all’attenzione della Giunta regionale per la fine di settembre. La convenzione prevede una spesa complessiva di circa 800mila euro (cofinanziata al 50% dalla Regione): «I progetti – sottolinea Pastoret – tendono a presentare un’immagine complessiva della Regione, privilegiando le produzioni di eccellenza, allo scopo di permettere alle aziende valdostane di inserirsi in precise nicchie di mercato». Europa occidentale e Russia i mercati-obiettivo, dove da tempo sono proposte iniziative che garantiscono significativi risultati soprattutto nell’enogastronomia: il programma dovrebbe spaziare così dalla Fiera alimentaria di Lisbona al Sial di Parigi. Un’altra delle azioni particolarmente qualificanti del programma dovrebbe essere la partecipazione al Salon des energies renouvables, a Lione dal 25 al 28 febbraio 2009, per promuovere Rigenergia 2009, a giugno ad Aosta. Sul mercato tedesco invece saranno proposte le produzioni del settore zootecnico all’«Intermopro-Intermeat» di Dusseldorf. La Convenzione con l’Ice però prevede anche misure per aiutare manager e titolari d’azienda a individuare progetti concreti di internazionalizzazione di imprese locali; un’attività, quest’ultima, svolta con successo anche da Attiva (480mila euro il bilancio 2007): «La società – spiega il presidente della Chambre, Pierantonio Genestrone – è stata costituita circa un anno fa con il preciso compito di sostenere le iniziative promozionali, con particolare riferimento all’innovazione e all’internazionalizzazione. Un impegno che va letto all’interno del quadro dell’Euroregione, dove anche la Chambre può giocare un suo ruolo importante».
In aumento anche le attività di business cooperation attraverso l’utilizzo di un apposito database per la diffusione di richieste e offerte di cooperazione. «Oltre al BCD database, per promuovere la cooperazione transnazionale, - conclude il presidente della Chambre - viene utilizzato il sito www.aostacompany.com. In particolare la sezione "Business Opportunities" è aggiornata periodicamente con richieste ed offerte di cooperazione provenienti da imprese valdostane o ricevute da altri sportelli europei, camere di commercio nazionali ed estere, enti per la promozione della cooperazione d’imprese».
Sul disegno complessivo messo a punto dalla Regione guarda con interesse Confindustria Valle d’Aosta che, si augura «che le sinergie tra i vari referenti possano concorrere ad aiutare maggiormente le imprese».
D’altronde la sfida dell’internazionalizzazione per le Pmi della piccola regione autonoma rimane delicata: tutte le strategie devono infatti fare i conti con il fattore dimensionale, spesso un limite alla capacità di competere all’estero. Non a caso lo stato di salute dell’export valdostano rimane definito dall’andamento di un’unica azienda, la Cogne Acciai Speciali, per dipendenti e fatturati la realtà più importante della piccola regione autonoma. Un’analisi ormai consueta che trova conferma nei dati del primo trimestre 2008 dove il peso della voce «prodotti in metallo» è preponderante. La flessione del 5,5% dell’export non deve invece trarre in inganno: il primo trimestre 2007 si era infatti distinto per una crescita eccezionale che l’azienda siderurgica non poteva continuare a mantenere su ritmi così elevati anche per l’anno in corso. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 17 settembre 2008)

18 settembre 2008

Allevare le capre cashmere in Valle d'Aosta: che cosa ne pensate?

L’Assessore all’agricoltura e risorse naturali Giuseppe Isabellon organizza per lunedì 22 settembre, alle 9.30, nella sede dell’Assessorato in località Grande Charrière n. 66 a Saint-Christophe, un incontro informativo su «Diffusione della pratica di allevamento della Capra Cashmere in Valle d’Aosta».
L'idea, se procedete nella lettura, sembra geniale. In Italia esiste pure un'associazione e questo fa ben sperare. Ma io sono un perfetto profano dell'argomento. C'è qualcuno che ne sa di più e vuole offrirmi consulenza?
L’iniziativa, si legge in una nota diffusa dall'assessorato, intende avviare un confronto per la realizzazione di un progetto di inserimento della Capra Cashmere nella regione, attraverso la creazione di una rete di allevatori a supporto dell’organizzazione e della gestione dell’allevamento e di tutti gli aspetti ad esso correlati, dalla programmazione dei servizi di pascolo regolato, ai controlli igienico-sanitari, alla produzione e commercializzazione del filato in cashmere.
La Capra Cashmere, famosa soprattutto per la fibra pregiata che produce, possiede molte caratteristiche perfettamente adattabili al territorio valdostano. Selezionato per vivere nell’estrema variabilità ambientale e climatica delle zone di montagna, questo animale può essere allevato ovunque, in particolare laddove, per motivi di degrado del terreno o mancanza di viabilità, non sono consentiti l’utilizzo di mezzi agricoli né grossi investimenti in ricoveri o attrezzature sofisticate. Vive all’aria aperta durante tutto l’anno, anche nelle zone più povere e su terreni marginali, cibandosi di piante infestanti e non utilizzabili da altri animali, assumendo così una funzione di «diserbante naturale», di grande utilità nella pulizia del sottobosco, con evidenti vantaggi in termini di bonifica dei terreni e prevenzione degli incendi.

Con settecentomila bastoncini da sci e tanta qualità «Ski Poles» (ex-Rossignol) sfida la concorrenza cinese

Settecentomila bastoncini da sci prodotti e cinque milioni di euro di fatturato. Sono questi i numeri del 2008 della Ski Poles di Verrayes, più nota come ex-Rossignol. Uno stabilimento che dal 1982 fino al 2005 ha fatto parte del noto gruppo francese, «player» rilevante sul mercato mondiale con una quota pari al 25%. Nel 2005 però i transalpini cambiano padrone e arrivano gli americani della Quicksilver, tra le aziende «leader» nel campo dell’abbigliamento da spiaggia e nel surf. «Il loro obiettivo – spiega l’amministratore delegato Oliviero Gobbi, 30 anni, alle spalle non soltanto il background della Grivel, l’azienda di famiglia, ma soprattutto una esperienza consolidata sulla piazza milanese in quanto consulente strategico di un’importante multinazionale italiana - era diversificare la loro produzione sull’invernale». Ma gli americani sono abituati a tenersi i «brand» e a sganciare le attività produttive, lasciando ad altri l’onere di assicurare le forniture, e così la Rossignol, pur essendo un’impresa sana o, forse, proprio per quello, si è ritrovata inaspettatamente sul mercato. Cresce ovviamente nei quaranta dipendenti, quasi tutti di Verrayes, il senso di precarietà e il timore per il futuro. Nel 2006 spunta anche l’ipotesi di una fusione con la Spf Scott di Gignod che però non decolla. Fortunatamente la voglia di fare impresa della famiglia Gobbi porta all’acquisto del ramo di azienda da parte della Grivel. «Contemporaneamente alla cessione – precisa Gobbi – abbiamo firmato alla fine del 2007 con la nuova proprietà di Rossignol un contratto di fornitura rinnovabile quadriennale. E attualmente assorbono gran parte della nostra produzione». Il risultato è un’azienda da sei mesi sul mercato che opera lungo due assi di azione ben precisi. «Prima di tutto l’eccellenza operativa – commenta il Ceo – che significa efficienza, attenzione alle richieste del cliente, lavoro continuo per migliorare la qualità e la conformità del prodotto. Non potendo competere sul prezzo della manodopera è questo il nostro unico “atout” per combattere la concorrenza cinese. Una delle grandi ricchezze di questa azienda è il suo personale. Una decina di dipendenti sono qui fin dalla sua nascita e hanno un bagaglio di esperienze e di conoscenze fondamentale per la Sky Poles». L’altro asse è la ricerca di nuova clientela. «Il potenziale produttivo valutati gli spazi dello stabilimento – aggiunge Gobbi - e l’utilizzo delle macchine è almeno doppio rispetto l’attuale. C’è quindi spazio per soddisfare le necessità di Rossignol e per acquisire nuovi committenti. Dipendere da un’unica azienda non è mai opportuno».
Un mini-tour all’interno dei settemila metri quadri dello stabilimento conferma le parole dell’imprenditore (guardatevi in proposito questa slideshow aziendale). «Noi qui siamo in grado di rispondere a qualunque tipo di richiesta relativa alla produzione dei bastoncini da sci sia in alluminio che in fibra. Siamo inoltre l’unico impianto a livello mondiale a poter produrre internamente con le tecniche della serigrafia, dell’anodizzazione e della sublimazione». Gobbi non è preoccupato per l’andamento del mercato dello sci. «E’ chiaro che non è più quello di una quindicina di anni fa. Però sono convinto che oggi abbiamo raggiunto lo zoccolo duro. Chi si presenta adesso sul mercato non può che migliorare gli attuali volumi». Rimane, però, l’incognita cinese. «Sì ma credo che oltre che con la qualità – conclude Gobbi – possiamo competere facendo crescere l’automazione dei nostri impianti. Ho visitato alcune industrie cinesi del settore e ho constatato l’utilizzo della manodopera per procedure che noi realizziamo completamente in automatico». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 4 settembre 2008)

17 settembre 2008

Investimenti per 35 milioni di euro sugli impianti di risalita di Pila e La Thuile

La Pila spa e la Società Funivie Piccolo San Bernardo mettono in campo da sole per la stagione invernale 2008/2009 investimenti per circa 35 milioni di euro. Con l’inizio della stagione entrerà infatti in esercizio la telecabina «Aosta-Pila» (la foto che vi propongo arriva dal sito www.funivie.org) completamente rinnovata con nuove vetture a otto posti. Un investimento complessivo pari a circa 25 milioni, ovviamente sostenuto dall’amministrazione regionale (dello stato di salute del comparto scrivo in questo post). «L’impianto della lunghezza di 5100 metri con quattro stazioni per la salita e la discesa dei passeggeri – spiega Roberto Francesconi, amministratore delegato della Pila -, dotato di nuove tecnologie ridurrà i tempi di percorrenza di circa diciassette minuti e aumenterà la portata oraria a 2400 persone/ora» La società sulla seggiovia realizzerà l’ammodernamento dell’impianto «Pila-Chamolé» dotando la stazione di valle di un tappeto di imbarco che faciliterà la salita degli sciatori. Per le piste la società rimodellerà la pista 1/bis che collega «Chamolé» alla stazione della Telecabina a «Plan Praz», allargando il tracciato e dotandola di innevamento programmato, garantendo così la discesa dall’arrivo della seggiovia a metri 2300 a Plan de Praz a 1540. La Pila spa prevede anche di ampliare e potenziare l’impianto di innevamento sulle piste «Belvedere» e «Du Lac», portando la superficie delle piste servite dall’innevamento programmato al 53 per cento del comprensorio. Saranno inoltre rimodellati alcuni raccordi di collegamento alle piste principali sulle piste destinate alle competizioni «Chamolé» e sulla nuova pista gare «Leissé» saranno incrementate le reti di protezione di tipo «A». A La Thuile la Società Funivie Piccolo San Bernardo (Presidente Gen. Roberto Stella e direttore Corrado Giordano) sta investendo 4,8 milioni per adeguare la pista numero 3 per le competizioni di Coppa del Mondo. La pista sarà rimodellata e adeguata alle caratteristiche di omologazione in gran parte del tracciato e, contemporaneamente, si provvederà all’aggiornamento tecnico dell’impianto di innevamento. Con altri tre milioni la società realizzerà nella zona di partenza degli impianti di risalita, in località Entrèves, una nuova seggiovia quadriposto ad ammorsamento fisso con tappeto di imbarco. L’impianto denominato «Entrèves-Maison Blanche» avrà una portata oraria di 2400 persone/ora, un lunghezza di 530 metri e un dislivello di 189 e servirà tre nuove piste dotate di innevamento programmato di cui una per principianti, una per sciatori medi ed una per quelli esperti. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 3 settembre 2008)

16 settembre 2008

Concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008»: si allontana il traguardo dei 1000 voti

Crisi del quarto mese (l’ho lanciato il 13 maggio) per il mio sondaggio «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008». Soltanto una cinquantina i suffragi che si sono aggiunti rispetto all’ultimo aggiornamento del 21 agosto. L’obiettivo di mille voti sembra sfumare. Ma c’è tempo fino all’8 dicembre. Non dispero. E veniamo alla classifica. Paolo Conta (Laser) consolida il suo primato con 101 suffragi contro i 95 di Piero Enrietti della Thermoplay di Pont-Saint-Martin. Accelera leggermente Paolo Musumeci (Musumeci-Pcl) che raggiunge quota 64 preferenze e stacca Costantino Charrère (Les Crêtes), che non va oltre quota 55, mantenendosi comunque come il primo non industriale della classifica. Continua a crescere Gioacchino Gobbi (Grivel) che con 38 preferenze sembra non avere concorrenti per il quinto posto. Guida il gruppo di centroclassifica, Piero Roullet (Albergo Bellevue) con 25 voti, tallonato da Marilena Péaquin (Maison Bertolin) a pari merito con Pietro Giorgio (Sea) a quota 23. Segue Mario Ronc (Fratelli Ronc) a 22. Entriamo così nella zona retrocessione, cioè nelle ultime sette posizioni che chi segue il mio sondaggio sa che segnano l’esclusione dalle nominations del prossimo anno. Qui non si ferma il recupero di Luca Minini (Mdm), presidente dei giovani industriali, che ha messo insieme 21 voti, raggiungendo di fatto la zona di centro classifica. Più indietro Pietro Capula (Gps) e Roberto Marzorati (Cogne) con 18 suffragi. Poi Nicola Rosset (Saint-Roch) a 15, Pierre Noussan (Sicav) a 13, Alberto Celesia (Cidac) a 11. Ancora fanalino di coda Corrado Neyroz (Albergo Hermitage) a quota 9. Come ribadisco, alla fine di ogni post, votate e fate votare. I mille voti servono a dare un po’ più di credibilità ad un concorso-sondaggio che ha comunque il merito di valorizzare le imprenditorialità di questa regione. E non dimenticatevi il premio!

15 settembre 2008

Il prezziario edile regionale non piace ai costruttori valdostani

La continua corsa al rialzo dei prezzi delle materie prime
sta mettendo in grave difficoltà le imprese di costruzioni valdostane che nella migliore delle ipotesi si devono confrontare con lavori appaltati sulla base di prezziari che nel giro di sei mesi saranno già completamente fuori mercato. Una torta complessivamente stimata in circa 200 milioni, circa due terzi del Pil del settore valutato, ma l’impennata dei prezzi sta cancellando i margini per le imprese. L’esempio più eclatante di questa folle corsa è il ferro che nell’ultimo semestre ha visto crescere il suo prezzo di oltre il 178%. Epicentro della crisi l’Elenco prezzi 2008 per l'esecuzione di lavori pubblici di interesse regionale (art. 42 della legge regionale 20 giugno 1996, n. 12, e successive modificazioni ed integrazioni) - approvato con deliberazione della Giunta regione del 27 giugno 2008, n. 1955. «In realtà – osserva Alfonso Montrosset, presidente di Cna Costruzioni – alcuni prezzi sono già in partenza fuori mercato e la situazione si fa ancora più complicata se si tiene conto del fatto che l’impresa edile per vincere l’appalto deve applicare anche ulteriori ribassi ad importi già fortemente critici». Per Montrosset il documento nasce da un procedimento infelice già all’origine. «I prezzi – aggiunge – sono stati fissati attraverso una sorta di indagine di mercato, ottenuta tramite una media dei prezziari già esistenti elaborati da regioni con caratteristiche analoghe alla realtà valdostana. Ma i successivi aggiornamenti si sono limitati a tenere conto dell’inflazione. Soltanto per quello del 2008 si è fatto uno sforzo in più, valutando l’incidenza di determinate materie prime, cioè cemento, ferro e carburanti. L’attuale documento ha una tabella che potrebbe tenere conto della variazione del prezzo ma non viene quasi mai presa in considerazione in quanto il suo utilizzo è facoltativo». L’imprenditore vede un’unica via di uscita. «Il metodo migliore – spiega Montrosset - è quello che sta utilizzando la Camera di Commercio, cioè l’analisi dei prezzi. Si tratta di costruire un modello in cui i costi per l’esecuzione di un’opera siano attentamente suddivisi in modo da tenere conto delle oscillazioni di tutti i materiali e le lavorazioni, senza limitarsi agli aggiornamenti inflazionistici».

L’azione della Chambre è particolarmente apprezzata anche perché ha coinvolto, all’interno di dieci gruppi tecnici, un’ottantina di professioni, in rappresentanza degli Ordini professionali e delle Associazioni di categoria, impegnati ad esaminare gratuitamente le differenti voci, in modo da giungere ad una analisi dettagliata dei singoli costi ed elaborare così un primo listino pilota per la formulazione dei prezzi edili di riferimento in Valle d’Aosta nei rapporti tra privati, artigiani e piccole/medie imprese. «A livello regionale, invece, finora – si rammarica Montrosset – è sempre mancata la condivisione delle scelte in merito ad uno strumento così importante con le associazioni di categoria. Alcuni correttivi sono stati fatti, ma quando il prezziario ci viene sottoposto è sempre troppo tardi. Spero che il lavoro fatto dalla Chambre possa essere utilizzato anche da tutto il comparto pubblico. In alternativa sarebbe auspicabile la reintroduzione dell’istituto della revisione prezzi come in passato».

Una speranza condivisa anche da Flavio Bertino, consigliere della sezione edile di Confindustria Valle d’Aosta. «In Regione l’attenzione al problema c’è, ma manca il metodo che garantisca una revisione automatica dei prezzi». Il dialogo è difficile anche con i comuni, attori sempre più rilevanti nel settore. Cna denuncia come molte municipalità spesso non predispongano gli appalti sulla base degli ultimi prezzari disponibili. «Attualmente in gara – sottolinea il responsabile di Cna – ci sono lavori appaltati addirittura con il prezzario del 2003. Abbiamo chiesto l’aggiornamento tramite lettera alle stazioni appaltanti, ma senza ottenere risposta. Potrebbe intervenire l’autorità di vigilanza nazionale ma si tratta di un procedura lunga e complessa e per giunta poco efficace in quanto l’Autorità non può imporre le sue indicazioni. Un’altra strada potrebbe essere allora quella di impugnare il bando davanti al Tar ma alla fine quante sono le aziende disposte a percorrerla». Critiche anche dal settore dell’impiantistica. Per Mauro Papagni, presidente di Cna Installazioni e impianti, il documento presenta alcune carenze dal punto di vista della tipologia di impianti previsti. «Il comparto – commenta – in questi ultimi anni si è particolarmente evoluto e il prezziario si presenta soprattutto carente per quanto riguarda il settore dei rinnovabili. Ci sono poche voci e, per giunta, elaborate in maniera non corretta. Tuttavia va detto che per noi la criticità maggiore sta nel rapporto con l’impresario. Per prendere un lavoro un’impresa artigiana è spesso costretta a sconti considerevoli e questo danneggia tutti». L’assessore alle Opere Pubbliche Marco Viérin sostiene di avere chiari i problemi del settore. «C’è un nodo però di difficile risoluzione: garantire un prezzo adeguato alle opere in esecuzione e allo stesso tempo evitare di dover ricorrere a continue variazioni del prezziario per il modificarsi dei prezzi delle materie prime». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 10 settembre 2008)

14 settembre 2008

Messaggi in bottiglia - 7: Federalismo ad personam?

In merito all'articolo 20 della Bozza calderoli riguardante le regioni a Statuto speciale su cui mi sono soffermato in un precedente post segnalo l'articolo di Tito Boeri e Massimo Bordignon uscito sul sito di Lavoce.info dal titolo «Federalismo ad personam». Credo che una lettura faccia bene anche a noi valdostani. Come sempre i commenti sono ben accetti.

13 settembre 2008

Messaggi in bottiglia - 6: Per gli albergatori valdostani

Sul blog 01net Blog di Luigi Ferro ho letto un post dal titolo «Puntare sul turismo? Beh, prima c’è da lavorarci un po’» dove si parlava anche di Valle d'Aosta in maniera piuttosto critica. Ho espresso una mia opinione e (nell'area commenti) guardate un po' che cosa ho scoperto. L'avviso va soprattutto all'Associazione Valdostana albergatori.

Ma quale federalismo?

Sul Corriere della Valle d'Aosta che è uscito questo venerdì (e che è arrivato nelle case dei suoi tanti abbonati giovedì - riflettete sulla possibilità di abbonarvi cari visitatori...) ho ospitato un contributo al dibattito sul federalismo fiscale del mio collaboratore Giulio Poli, da tempo attento analista dei fatti politici nazionali e regionali. Vi propongo come post di oggi il suo scritto.

Mi fa piacere intervenire nel dibattito suscitato dall’editoriale del direttore su un argomento di così stringente attualità. Prima di esprimermi vorrei però provare a tracciare, in modo decisamente sommario, il quadro giuridico che ha portato alla situazione attuale in Italia, perché sono convinto che le riforme ora annunciate non sono altro che il punto di arrivo di un processo iniziato da quasi vent’anni. Infatti, dagli anni Novanta in poi, si sono succedute una serie di trasformazioni che hanno innovato l’ordinamento regionale e locale. Provo ad elencarne le tappe essenziali: il nuovo ordinamento delle autonomie locali, in base al quale comuni e province poterono darsi i propri statuti (l.8 giugno 1990, n° 142); l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province ( l. 25 marzo 1993, n°81); le leggi Bassanini (15 marzo 1997 n° 59 e 15 maggio 1997, n° 127) che hanno conferito funzioni prima esclusivamente dello stato a regioni, province e comuni e hanno disciplinato in modo nuovo i controlli sugli atti amministrativi regionali e locali; la riforma della finanza regionale (l. 13 maggio 1999, n° 133 e dlgs 18 febbraio 2000, n° 56); la forma di governo delle regioni ordinarie e l’introduzione dell’elezione diretta dei presidenti delle medesime (l.cost. 22 novembre 1999, n° 1), ottenute con la modifica del titolo V della Costituzione; il nuovo testo unico degli enti locali (d.lgs.18 agosto 2000, n° 267) che ha consolidato le norme fin qui elencate, abrogando inoltre il precedente testo che risaliva al 1934; l’estensione, con legge costituzionale, delle prerogative sulla forma di governo conferite alle regioni a statuto ordinario anche a quelle a statuto speciale (l. cost. 31 gennaio 2001, n° 2); infine, una ulteriore modifica del titolo V della Costituzione, già allora definita “federalismo amministrativo” o “federalismo fiscale” (l. cost. 18 ottobre 2001, n° 3). Tutto questo ordinamento è stato adeguato alla riforma con la legge 5 giugno 2003, n° 131. Ciò che a me risulta evidente, all’interno di questo percorso legislativo che si snoda attraverso l’azione di governo del centrodestra come del centrosinistra, è che:

1) gli enti locali continuano, nel nostro ordinamento, ad essere enti derivati, creati per così dire dallo stato nazionale, come era avvenuto negli anni Settanta per le regioni ordinarie.

2) in quanto tali, essi continuano a ricevere competenze sempre maggiori per concessione della Repubblica una e indivisibile, nella cui Costituzione ancora oggi non esiste l’espressione “ordinamento federale”.

3) queste leggi hanno risposto a due istanze: una proveniente dalla Comunità europea, che ha promosso processi virtuosi di riassetto delle finanze e delle pubbliche amministrazioni con i vincoli dei suoi patti di stabilità; un’altra, scaturita dall’emersione del “fatto regionale” in Italia come in Europa, che nel nostro paese ha preso la forma politica della Lega Nord.

Il processo è ancora imperfetto, perché sussistono notevoli incertezze sulle materie di legislazione concorrente, cioè quelle su cui interviene tanto la competenza statale come quella regionale. Tuttavia, in vent’anni i segnali del cambiamento sono stati tanti e tali, che chi non ha saputo leggerli ha perduto buone occasioni per avviare i cambiamenti necessari. So che gli stati federali non sono nati con il metodo che noi, e altri in Europa (Regno Unito, Belgio, Spagna) stiamo seguendo. So che molto resta da fare, e che le regioni come la nostra dovranno riaffermare la propria specialità tanto rispetto alla comunità nazionale che a quella europea. Sono certo che nessuno ci concederà questa specialità assieme alle competenze legislative, amministrative e finanziarie: perciò, o i valdostani trovano le loro ragioni di essere, o non saranno che uno degli enti locali con aumentata capacità legislativa, di entrata e di spesa. Cercare ciò che unisce, non ciò che divide è dunque un obbligo non solo per l’Italia, ma anche per la nostra comunità. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta dell'11 settembre 2008).

12 settembre 2008

Bcc: gli ultimi passi verso la fusione

Nella seduta di oggi, la Giunta regionale ha stabilito di autorizzare, ai sensi della legge regionale 21/1980, la Banca di Credito Cooperativo valdostana per la modifica dello Statuto sociale, con l’integrazione di un articolo di «disposizione transitorie».Dopo l'ok della Giuntaora manca soltanto il via libera di Banca d'Italia all'operazione di fusione tra la Bcc Valdostana e la Bcc Fénis, Nus e Saint-Marcel di cui mi sono già occupato in questo blog come potete leggere in questo post dello scorso aprile che fa il punto sul credito regionale.
«L’atto dell’amministrazione regionale – ha spiegato l’assessore regionale al Bilancio, Claudio Lavoyer – si è reso necessario per poter arrivare alla chiusura delle processo di fusione e della relativa incorporazione della Banca di credito di Fénis, Nus e Saint-Marcel nella Banca di credito cooperativo valdostana. In particolare, la modifica dello Statuto è volta al mantenimento per il futuro della sede di Antey-Saint-André».
«Questa operazione – sottolinea ancora Lavoyer – ha come fine ultimo il sostegno della Regione nei confronti del credito cooperativo locale e del suo rafforzamento nei confronti del panorama bancario a più ampio spettro. L’azione di governo infatti vuole tutelare il presidio sul territorio valdostano di servizi per il cittadino. Per permettere alle banche locali di poter continuare ad essere quindi punti di riferimento locali sono necessarie fusioni e accorpamenti tra i vari istituti di credito. Compito dell’amministrazione far sì che questo avvenga, con il supporto normativo necessario». Ora la parola spetta alle rispettive assemblee dei soci degli istituti di credito.

Claudio Lavoyer: dobbiamo far meglio conoscere il nostro modello di sviluppo (2)

Prosegue la pubblicazione dell'intervista all'assessore al Bilancio Claudio Lavoyer. La prima parte potete trovarla qui.

Avete già costituito una “task-force” per affrontare il nuovo scenario?
Ci stiamo preparando ad affrontare il dibattito attraverso i nostri funzionari. A livello politico insieme alle altre regioni a Statuto speciale evidenzieremo come sia criticabile il metodo con il quale si intende portare avanti la proposta del federalismo fiscale. Non si può modificare la Costituzione con una finanziaria. Anche se devo confessare di essere maggiormente preoccupato dell’applicazione del Patto di stabilità che con i suoi vincoli sulla crescita della spesa ci sta mettendo in difficoltà in quanto nel nostro caso fa lievitare l’avanzo di amministrazione. E’ un paletto che può valere per l’attività ordinaria, ma non può limitare quella straordinaria.

Il previsto taglio dell’Irap alle aziende virtuose annunciato un anno fa sembra di difficile realizzazione. Molto probabilmente saranno pochissime le aziende che potranno ottenerlo. Cosa pensate di fare?
Conosciamo il problema e puntiamo in tempi brevi a dare una risposta dopo un confronto approfondito con i diretti interessati. L’obiettivo è venire incontro alle imprese con interventi di sostanza.

Il suo è un assessorato per competenze molto tecnico. Dove si può vedere la mano dell’azione politica?
E’ il dicastero che preferisco. Ti offre una visione globale dell’attività dell’attività amministrativa e puoi incidere sulle scelte strategiche. Mi ricordo che nel 1990 commissionammo al Censis con Giuseppe De Rita uno studio per fotografare lo stato della società valdostana. E già allora fummo
invitati ad uscire da una logica puramente difensiva dell’Autonomia, a far meglio conoscere il nostro modello di sviluppo e l’utilità di una regione come la nostra. Si tratta di concetti molto attuali ancora oggi.

Secondo quali criteri avete avviato la predisposizione del bilancio?
Confido che il nuovo documento contabile renderà subito evidente la nostra volontà di dare un cambio di direzione allo sviluppo di questa regione. La gente è disorientata e ha bisogno di risposte immediate. Il nuovo bilancio andrà in questa direzione

Fusione Bcc e ipotesi di consorzio fidi unico. Sono progetti che immagino seguiate con attenzione…
Il rafforzamento di un polo del credito regionale è fondamentale per una maggior vicinanza al nostro tessuto imprenditoriale composto in massima parte da micro-imprese. Gli istituti di credito nazionali in questo sono meno efficaci. Il Consorzio unico è una necessità. Tuttavia deve essere il risultato di un percorso il più possibile condiviso. Non intendo forzare la mano a nessuno.

In materia di patrimonio?
E’ un settore molto delicato soprattutto per quanto riguarda la contrattualistica immobiliare. Lo osservo con particolare attenzione.

Vent’anni in Consiglio molti dei quali da assessore. Che cosa pensa della legge 45?
Va rivista. Un tempo il politico aveva troppo potere, però la successiva scelta di distinguere tra definizione degli indirizzi in capo al politico e responsabilità degli atti amministrativi al funzionario in molti casi ha portato a delle “impasse” decisionali gravi. Il sistema deve recuperare efficacia e questo può essere fatto soltanto con una maggior assunzione di responsabilità da parte dell’organo politico ed affidando al dirigente un ruolo più di tipo esecutivo. Sono anche convinto che la struttura vada semplificata. Si può ridurre il numero di dirigenti soltanto mettendo mano alla legge. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 4 settembre 2008)

11 settembre 2008

Messaggi in bottiglia 5 - : le consulenze valdostane e il Ministro Brunetta

Segnalo un articolo di Aostasera sulla materia delle consulenze dal titolo «Nelle 421 pagine di consulenze arrivate al Ministro Brunetta, 72 riguardano la Valle d'Aosta». Argomento di cui mi sono già occupato in questo blog in un precedente post dal titolo «Cresce la spesa per consulenze in Valle d'Aosta». L'articolo di Elena Tartaglione è estremamente esaustivo e vi offre anche i link di riferimento. E' una lettura stimolante anche l'articolo del Sole 24 ore di oggi «Le piccole regioni guidano la classifica delle consulenze».

Claudio Lavoyer: dobbiamo far meglio conoscere il nostro modello di sviluppo (1)

Claudio Lavoyer (Fédération Autonomiste) ritorna dove aveva iniziato la sua carriera di Assessore. Entrato in Consiglio regionale il 27 luglio del 1998, nel 1990 aveva ricoperto l’incarico di assessore al Bilancio, e ammette di trovarsi a suo agio al primo piano di Place Deffeyes. Come sempre propongo anche on line l'intervista già uscita sul Corriere della Valle d'Aosta che fa parte del ciclo dedicato alla nuova Giunta Rollandin.

Il federalismo fiscale è il tema del momento. Le Regioni a Statuto speciale sono nell’occhio del ciclone…
Confesso che ci sono molti punti di contatto con lo scenario che mi ritrovai ad affrontare quasi vent’anni fa. Nel 1990 c’era il problema dell’Iva di importazione. Con la nascita dell’Unione europea e l’eliminazione delle dogane la Valle d’Aosta avrebbe dovuto rinunciare definitivamente ad una entrata particolarmente consistente, pari a circa 400 miliardi delle vecchie lire. Eppure, già allora, attraverso un confronto serrato con il governo abbiamo ottenuto il mantenimento di questa cifra con tanto di indicizzazione Istat. Penso che se già allora le nostre motivazioni sono state ritenute valide lo saranno ancora di più oggi che in realtà si toccano materie la cui modifica richiede iter particolarmente complessi e che non possono essere decisi in maniera unilaterale dallo Stato, riguardando il nostro Statuto speciale. Inoltre l’impostazione di base del problema mi appare scorretta. Sembra che l’unico obiettivo di chi porta avanti questo progetto sia di far fare sacrifici anche alle regioni a statuto speciale. In pratica chi già opera in autonomia, con proprie competenze deve fare un passo indietro. Vorrei ribadire che tutte le risorse che lo Stato lascia sul nostro territorio sono il risultato di una trattativa e di un trasferimento di competenze dallo Stato alla Regione.

E’ una materia particolarmente delicata come ho evidenziato nel mio editoriale sul Corriere della Valle della scorsa settimana…
E’ chiaro che il tema del federalismo non può essere affrontato soltanto ricorrendo a parametri economici. Inoltre sono convinto che le regioni a Statuto speciale abbiano storie diverse e anche stati di attuazione dello Statuto differenti per cui non possono essere trattate tutte alla stessa maniera.

Ma questo dibattito non può essere l’occasione per fare un bel tagliando allo Statuto? Per modernizzarlo?
Personalmente credo che questo sia l’argomento meno qualificato per una simile operazione. Anche se è vero che non siamo ancora riusciti a rinnovare il nostro Statuto. Un obiettivo che dovremmo porci in particolar modo ora che sono venute meno alcune ragion d’essere dell’autonomia speciale, presenti nel 1945. Uno di questi elementi nuovi è sicuramente la costruzione dell’Europa che ci ha proiettato in un nuovo scenario. Questo dovrebbe spingerci verso l’elaborazione di un nuovo Statuto.

Ritornando alla materia economica. Tutte le tabelle comparse sui giornali in questi giorni mostrano una Valle d’Aosta non in grado di provvedere a sé stessa con le proprie risorse. Questo perché gli stessi milioni di euro derivanti dall’accordo sull’iva da importazione nel nuovo assetto sembrerebbero essere messi in discussione. Anche alcuni editoriali pubblicati sulle prime pagine del Sole 24 Ore vanno in questa direzione…
Non credo sia possibile. Gli oneri acquisiti allora per mantenere quella somma sul territorio regionale erano sicuramente superiori… Tuttavia sono convinto che il rapporto con lo Stato su questa materia non possa essere di tipo conflittuale. Tanto per capirci, una regione come la nostra, di confine, di montagna, in questi oltre sessant’anni di autonomia speciale ha dato
vita ad un modello che può essere utile a tutti, che, secondo me, ha funzionato. Questo può essere l’interrogativo da porre. Le risorse che abbiamo avuto le abbiamo spese correttamente?

Cioè?
E’ il modello della «montagna viva». Il mantenimento della popolazione su tutto il territorio regionale. Le statistiche non tengono conto di determinati fattori. Se io prendo i centoventimila valdostani e li metto tutti in un quartiere dove ora sorge Aosta e garantisco loro uno stipendio più che dignitoso finisco sicuramente per avere meno spese di quelle che ho ora con servizi, strade, paravalanghe che arrivano in tutte le frazioni. Ma è questa una politica corretta? Bisogna far passare il concetto che questa politica della conservazione del territorio è utile a tutti non soltanto ai valdostani. Dobbiamo ancorarci sulle ragioni storiche, culturali dello Statuto e presentare il nostro modello di sviluppo. (Pubblicato sul Corriere della Valle del 4 settembre 2008) (Continua)

10 settembre 2008

Land Rover sul Cervino: il comunicato di Legambiente. Cosa significa fare promozione turistica?

La sezione di Legambiente di Piemonte e Valle d'Aosta ha fatto un comunicato stampa molto critico in merito ad una manifestazione che si è svolta a Cervinia. Il titolo del comunicato è estremamente efficace. «LAND ROVER SUL CERVINO. Quando il disprezzo per la montagna viene chiamato “amore”. Cervinia e mezzi fuoristrada. Legambiente domanda: ”E' questa la promozione turistica del territorio?”». Penso che il comunicato che potete leggere in questo post, al di là del fatto specifico, sia utile per aprire un dibattito su cosa significhi fare promozione turistica.

Con un primo piano su una foto da incubo si apre il comunicato stampa del «Registro Italiano Land Rover» (agevolmente scaricabile dal sito omonimo) per pubblicizzare l'evento di Cervinia del 1° week end di settembre 2008: una colonna di jeep che riempiono un parcheggio e, sembra, un prato in un villaggio in mezzo alle montagne (poco importa quale sia la località, l'importante è la violenza dell'accostamento).
L'enfasi con la quale si pubblicizza il programma non lascia dubbi: «Il percorso, ben 42 Km di strade sterrate montane panoramiche, prive di vegetazione, che attraverseremo nella “ripida”scalata al Cervino arrivando sino a quota 3.100 m s.l.m., transitando su percorsi normalmente chiusi al transito dei veicoli!!» (Il grassetto è loro!)
Lo scorso anno assegnammo la bandiera nera al progetto Svizzero della Piramide del Piccolo Cervino - un'assurda costruzione di vetro e acciaio alta 90 metri appoggiata sulla vetta della montagna, ricorda l'associazione ambientalista - ma la gara a chi sfrutta con logiche distruttive la montagna pare non fermarsi mai. Comprendiamo che potenti lobbies costruttrici non si fermino davanti a nulla, ci chiediamo piuttosto come il Sindaco di Valtournenche, depositario del patrimonio della splendida vallata non si renda conto dell'offesa arrecata alla montagna da iniziative come questa.
Il paese di Cervinia continua a essere considerato dagli amanti delle Alpi un posto da evitare, una Milano in miniatura spostata come per errore sopra i 2000 metri: non bastano i danno fatti negli scorsi decenni da una speculazione edilizia che sembra non avere neppure oggi limiti? Si dia pace almeno ai versanti circostanti per rispetto della montagna e di chi la ama!
Si osservi poi che a due passi di Cervinia c'è Zermatt, paese che ha basato gran parte del suo successo sul turismo senz'auto, reso possibile dalle arditissime linee ferroviarie e funicolari che la collegano, in basso, alle linee della valle del Rodano.
Il fatto che la proprietà della società che gestisce le funivie – l'altro ente che dà le autorizzazioni - sia passata nei giorni scorsi in mano alla Regione Valle d'Aosta servirà nei prossimi anni a porre freno a raduni di questo tipo e ad avvicinarci ad un turismo più moderno come accade da anni a Zermatt?

9 settembre 2008

Impianti a fune: comparto in difficoltà

Crescono ricavi (+10,5%) e i passaggi (+7,7%) nel settore degli impianti a fune, ma parafrasando il linguaggio borsistico verrebbe da dire che si tratta di un rimbalzo tecnico. Il saldo positivo infatti arriva dopo il biennio tutt’altro che esaltante 2005/2006 e 2006/2007 in cui i ricavi si erano fermati, rispettivamente, a 53,0 e 54,5 milioni e i passaggi a 25,7 e 25,8 milioni. Nell’ultima stagione appena conclusa invece, sulla base dei dati forniti da Massimo Lévêque, direttore della Siski, società che si occupa dello ski pass unico regionale, le funivie valdostane si sono fermate a 27,9 milioni di passaggi e 56,9 milioni di ricavi. Come fatturati sicuramente il miglior risultato dell’ultimo quadriennio ma scorrendo la serie storica spiccano i 58,9 milioni dell’annata 2003/2004. «Senza dimenticare l’inflazione – precisa Levêque - e i costi di gestione in continua crescita a partire da quelli energetici. La situazione resta critica».
Ferruccio Fournier, presidente dell’Associazione Valdostana impianti a Fune. Si rallegra del fatto che per lo meno «abbiamo avuto una stagione invernale all’insegna della normalità dal punto di vista metereologico, con nevicate puntuali a fine novembre e inizio di dicembre, un periodo natalizio con tutti i comprensori aperti e con buone condizioni di neve». Più difficile l’esercizio estivo. «Come Funivie del Monte Bianco – commenta l’amministratore delegato Roberto Rota – abbiamo registrato un lieve calo nei passaggi (-3%) e nei ricavi (-1%). Date però le condizioni climatiche tutt’altro che esaltanti non sarebbe giusto lamentarsi. L’unico dato negativo è stato quello strettamente commerciale, cioè gadget, ristorante e bar. Qui c’è stata una diminuzione degli incassi pari al 4,35%, a dimostrazione che la gente non rinuncia magari alla gita ma si concede qualche svago in meno». Uno dei segni più evidenti della criticità del settore la cessione da parte dell’industriale torinese Mario Cravetto del pacchetto di maggioranza (64,90%) della Cervino spa (180 dipendenti di cui 80 stagionali), società fondata nel 1934 e che gestisce gli impianti di risalita della località di Breuil-Cervinia. Ad acquistare, tramite la propria finanziaria Finaosta, la Regione Valle d’Aosta per un valore massimo di 3 milioni di euro. La Regione è riuscita ad avere la meglio su tre gruppi di privati: due italiani (di cui uno di Cervinia) e uno svizzero di Zermatt. La Finaosta che già deteneva il 12 per cento della Cervino controllerà così la società con il 77 per cento delle quote azionarie. «L'operazione - ha spiegato il presidente della Regione, Augusto Rollandin, - ha come punto fermo il mantenimento dell'attività turistica nel comprensorio della Valtournenche, in risposta a una situazione di crisi di liquidità della società che rischiava di avere un esito negativo sin dalla prossima stagione invernale». La Regione prevede nel breve periodo di attuare degli investimenti per il rinnovo di alcuni impianti di risalita del Cervino, mettendo a disposizione una dotazione finanziaria di 23 milioni di euro. «Il comprensorio di Breuil Cervinia - ha precisato l'assessore regionale al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti, Aurelio Marguerettaz - ha forti potenzialità che esigono degli investimenti». Ma l’obiettivo della Giunta, al di là di alcuni interventi tampone, resta comunque quello di dare una risposta globale al problema. Sullo sfondo rimane l’ipotesi di una holding che raggruppi tutte le società allo scopo di meglio coordinare l’operato di tutte le società. «Al di là della soluzione che sceglieremo – commenta Marguerettaz - occorre una razionalizzazione che permetta dei trattamenti retributivi definiti con criteri comuni, acquisti fatti insieme, logiche manutentive e promozionali comuni». Come primo passo per definire quale sia la soluzione più adatta è stato dato incarico a Finaosta di predisporre la redazione del rapporto regionale per gli impianti a fune. Il rapporto conterrà in particolare l’analisi dello stato attuale del settore, dal punto di vista tecnico-economico e finanziario, e le possibili linee di sviluppo; l’individuazione delle criticità dei comprensori sciistici in relazione agli afflussi sugli impianti e sulle piste, mediante l’analisi delle frequentazioni e dei bilanci economici; l’indicazione dei dati relativi alle caratteristiche di ogni impianto, dei comprensori in cui sono raggruppati gli impianti a fune, dei dati dell’ultimo quinquennio relativi alla frequentazione dei comprensori e ai conti economici di gestione dei concessionari e dei comprensori o le parti di comprensorio che necessitano di un ampliamento, di un potenziamento o di un ridimensionamento; l'analisi dello stato degli impianti di innevamento programmato, specificando le risorse energetiche ed idriche necessarie al loro funzionamento, e del parco mezzi battipista, specificandone le caratteristiche tecniche, l’anno di costruzione e le ore di utilizzo. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 3 settembre 2008)

8 settembre 2008

Rollandin e la Bozza Calderoli: le novità dell'articolo dedicato alle regioni a Statuto speciale

Per completezza di informazione rispetto al confronto avviato su questo blog in materia di federalismo fiscale riporto anche il comunicato stampa, datato 5 settembre, diffuso dalla Giunta regionale in merito alla bozza Calderoli. Sul Corriere della Valle di questa settimana troverete altri commenti pervenuti direttamente in redazione.

Nella giornata di ieri è pervenuta dal Ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli e dal Ministro delle riforme per il federalismo Umberto Bossi, la bozza aggiornata del disegno di legge recante «Attuazione dell’articolo 119 della costituzione: delega al governo in materia di federalismo fiscale›». «La nuova versione mi pare soddisfacente in quanto l’articolo 20, riguardante le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome, è stato ritoccato secondo le proposte formulate con le altre Speciali – dice il Presidente della Regione Augusto Rollandin - è previsto quindi che le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome partecipino agli obiettivi di perequazione e solidarietà, secondo i criteri e le modalità che saranno stabiliti nelle norme di attuazione, che dovranno tenere conto della dimensione della finanza regionale rispetto alla dimensione della finanza pubblica complessiva, nonché delle funzioni effettivamente esercitate dalle Regioni a Statuto speciale e dalle Province autonome».L’iter del provvedimento dovrebbe essere sottoposto all’esame della Conferenza Unificata per il prescritto parere il prossimo 18 settembre 2008.

Vi aggiungo il testo del nuovo articolo. In grassetto trovate le variazioni rispetto alla prima versione. Per ora confesso di orientarmi malamente nella materia. Cercherò di riuscire a trovare qualcuno in grado di spiegarmi e spiegarci che cosa sta succedendo.

Art. 20
(Coordinamento della finanza delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome)

1. Nei limiti consentiti dai rispettivi Statuti speciali, le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano concorrono al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà ed all'esercizio dei diritti e doveri da essi derivanti, nonchè all’assolvimento degli obblighi posti dall'ordinamento comunitario, secondo criteri e modalità stabiliti da norme di attuazione dei rispettivi statuti, da definire, con le procedure previste dagli statuti medesimi, entro il termine stabilito per l'emanazione dei decreti legislativi di cui all'articolo 2 e secondo il principio del superamento del criterio della spesa storica di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c).

2. Le norme di attuazione di cui al comma 1 tengono conto della dimensione della finanza delle predette Regioni e Province autonome rispetto alla finanza pubblica complessiva, delle funzioni da esse effettivamente esercitate e dei relativi oneri, anche in considerazione degli svantaggi strutturali permanenti, ove ricorrano, e dei livelli di reddito pro-capite che caratterizzano i rispettivi territori o parte di essi, rispetto a quelli corrispondentemente sostenuti per le medesime funzioni dallo Stato, dal complesso delle regioni e, per le regioni e Province autonome che esercitano le funzioni in materia di finanza locale, dagli enti locali. Le medesime norme di attuazione disciplinano altresì le specifiche modalità attraverso le quali lo Stato assicura il conseguimento degli obiettivi costituzionali di perequazione e di solidarietà per le Regioni a statuto speciale i cui livelli di reddito pro-capite siano inferiori alla media nazionale. Tengono altresì conto dell’esigenza di promuovere lo sviluppo economico e di rimuovere gli squilibri economici e sociali prevedendo anche, in conformità con il diritto comunitario, forme di fiscalità di sviluppo. Disciplinano, sulla base di quanto previsto dai rispettivi statuti, le modalità per l’attribuzione alle Regioni di quote del reddito delle imprese con sede legale fuori del territorio della Regione e con stabilimenti o impianti nella Regione medesima, contestualmente all’attribuzione o trasferimento delle eventuali competenze o funzioni spettanti alle medesime Regioni ed ancora non esercitate.

3. Le disposizioni di cui al comma 1 sono attuate, nella misura stabilita dalle norme di attuazione degli statuti speciali e alle condizioni stabilite dalle stesse norme in applicazione dei criteri di cui al comma 2, anche mediante l'assunzione di oneri derivanti dal trasferimento o dalla delega di funzioni statali alle medesime Regioni a statuto speciale e Province autonome ovvero da altre misure finalizzate al conseguimento di risparmi per il bilancio dello Stato, nonché con altre modalità stabilite dalle norme di attuazione degli statuti speciali. Inoltre, le predette norme, per la parte di propria competenza:
a) disciplinano il coordinamento tra le leggi statali in materia di finanza pubblica e le corrispondenti leggi regionali e provinciali in materia, rispettivamente, di finanza regionale e provinciale, nonché di finanza locale nei casi in cui questa rientri nella competenza della Regione a statuto speciale o Provincia autonoma;
b) definiscono i princìpi fondamentali di coordinamento del sistema tributario con riferimento alla potestà legislativa attribuita dai rispettivi statuti alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome in materia di tributi regionali, provinciali e locali.

6 settembre 2008

Alla scuola di Anselmo. Educare alla fede

Proseguo a proporre i miei fondi pubblicati settimanalmente sul Corriere della Valle d'Aosta.

Domenica 7 settembre, con la celebrazione in Cattedrale, alle 15, della Festa di San Grato, inizia il nuovo anno pastorale. Il Vescovo di Aosta, Mons. Giuseppe Anfossi, consegnerà al termine della celebrazioni la sua nuova lettera pastorale dal titolo «Alla scuola di Anselmo. Educare alla fede». Il testo integrale della lettera sarà come sempre pubblicato sul Corriere della Valle in modo da favorirne la più ampia diffusione possibile. Tema della lettera sarà l’iniziazione cristiana sviluppata alla luce dell’insegnamento di Sant’Anselmo d’Aosta di cui ci prepariamo nel 2009 a celebrare l’anniversario dei 900 anni della morte. Nell’approfondire la figura di Anselmo come educatore sono rimasto sempre colpito dal fatto che il tema dell’educazione alla libertà si coniughi strettamente con quello della verità e della rettitudine. La libertà è la volontà costituita nella verità, la quale – verità – trova a sua volta, nella rettitudine la sua risorsa e il criterio della sua autenticità. Il libero arbitrio per Anselmo, ci ricorda Inos Biffi nel volume «Anselmo d’Aosta, educatore europeo», dedicato al Convegno che si svolse a Saint-Vincent nel 2002, è il «poter serbare la rettitudine della volontà per amore della rettitudine in sé stessa». Il poter uscire dai cardini della rettitudine non è, quindi, una perfezione, per Anselmo, ma una imperfezione, il segno di una limitatezza e di una carenza. Viene da pensare al giogo leggero di cui ci parla il Vangelo in merito al quale Mons. Anfossi, sabato scorso, in occasione della posa del Cristo delle vette sul monte Balmenhorn evidenziava come lo stesso Vangelo ci ricordi «il valore delle regole: non sono peso o giogo inutile, ma mezzo di difesa e garanzia di riuscita di ogni opera difficile che l’uomo si propone». «La montagna è anche sfida – ha detto Mons. Anfossi – e richiede regole di sicurezza ed esperienza trasmessa da chi ha mestiere, come la guida o l’istruttore militare di professione». E così l’arte dell’educare, il ruolo dell’educatore, richiede anche mestiere, preparazione, passione. E credo anche, per la mia modesta conoscenza del pensiero del dottore della Chiesa, che richieda soprattutto preghiera, capacità di porsi davanti a Dio. Mi piace concludere ancora con le parole di Biffi. «Le raccolte delle Orationes et Meditationes, avidamente richieste e largamente usate, hanno contribuito a rendere il medioevo orante, così come le altre sue opere furono prezioso coefficiente per rendere il medioevo critico e pensante e, possiamo aggiungere, “coscienzioso”».
Da qui, anche oggi, si deve ripartire.

5 settembre 2008

«Saveurs du Val d'Aoste»: sono sedici gli esercizi con il marchio di qualità

E’ stato rilasciato il contrassegno di qualità «Saveurs du Val d’Aoste», su cui spesso ci siamo soffermati in passati post, alle prime sedici imprese valdostane. Istituito con la legge regionale n. 15 del 10 agosto 2004, il marchio di qualità premia aziende ed esercizi pubblici che promuovono e valorizzano i prodotti agroalimentari ed enogastronomici della tradizione, della cultura e del territorio della Regione.
«Il marchio Saveurs du Val d’Aoste – commenta l’Assessore al turismo Aurelio Marguerettaz – è nato dalla volontà dell’Assessorato del turismo e di quello dell’agricoltura di valorizzare la produzione locale, anche in una prospettiva turistica. Diventa infatti importante creare delle sinergie non solo come volàno per un settore che attraversa un periodo delicato, ma anche per venire incontro all’esigenza del turista di poter gustare accanto alle bellezze paesaggistiche e culturali anche le eccellenze gastronomiche della nostra Regione che fanno della Valle d’Aosta un unicum nel panorama internazionale».
«L’adozione del contrassegno – spiega l’Assessore all’agricoltura Giuseppe Isabellon – sarà fonte di notevoli vantaggi e opportunità sia per le aziende agricole che per gli operatori turistici. I benefici saranno infatti molteplici: apertura di nuovi canali di vendita, aumento della domanda, valorizzazione dei prodotti e della loro stagionalità, diminuzione dei costi, come insegna l’ormai famoso motto “dal forcone alla forchetta”»
Il possesso dei requisiti previsti dall’apposito disciplinare è stato accertato per 6 ristoranti, 5 agriturismi, 3 esercizi commerciali e 2 strutture ricettive, i cui titolari hanno partecipato ad iniziative formative volte ad acquisire le competenze necessarie.
Si comunica ai soggetti interessati al rilascio del contrassegno che sono state riaperte le procedure per la presentazione dell’istanza. Le domande potranno essere presentate entro il 30 settembre all’Ufficio commercio, ad Aosta in piazza Narbonne. I moduli della domanda possono anche essere scaricati dal sito internet della Regione .

Attività produttive: si riparte dalla ricerca e sviluppo e dalla nomina del nuovo coordinatore

Riparte dalla ricerca e sviluppo l’attività del nuovo assessore alle Attività Produttive Ennio Pastoret. Fra le prime delibere del nuovo corso l’assegnazione di un contributo di 583.333 euro all’impresa Electro Power Systems Spa di Torino per la realizzazione di un progetto di ricerca industriale nell’ambito dello sviluppo di sistemi di generazione di energia elettrica, basati sulla tecnologia fuel cell Pem con generatore di idrogeno on-site. Sullo sfondo rimane l’ipotesi di ulteriori interventi sull’Irap e lo studio Ambrosetti con la sua importante dotazione finanziaria: 184 milioni di euro di investimenti pubblici e privati distribuiti in otto anni. Il tutto in un quadro congiunturale estremamente critico che sicuramente necessita di aiuti più consistenti rispetto al passato. Giuseppe Bordon, presidente di Confindustria Valle d’Aosta ha definito l’estate che si è appena conclusa come economicamente gelida, mentre Ennio Pastoret (Union Valdôtaine), 58 anni, personalità eclettica visto che alla sua terza legislatura è già stato Assessore all’Educazione e Cultura e al Turismo, dal 1° luglio alla guida dell’Assessorato alle Attività produttive, non nasconde i suoi timori di un autunno caldo per il mondo dell’industria valdostana. «Non posso non pensare – commenta Pastoret, che vanta anche una lunga esperienza da sindacalista nel mondo della scuola con il Savt, nel suo nuovo ufficio di Piazza della Repubblica - che certe turbolenze non toccheranno la nostra regione. Le difficoltà di imprese importanti come Fiat provocheranno delle ricadute e bisognerà essere pronti». La stessa ultima trimestrale previsionale predisposta da Confindustria gli dà ragione. Il settore rallenta e a livello globale crescono i timori recessionisti. L’assessore sulla scrivania ha il dossier predisposto dallo studio Ambrosetti per il rilancio dell’economia valdostana. Nessuna azione legata al dossier è però ancora annunciata nel breve periodo. Il primo nodo critico per garantire una piena operatività all’assessorato in effetti è stato sciolto soltanto recentemente. Nella seduta di giunta dell’8 agosto è stato individuato il nuovo coordinatore al Dipartimento Artigianato, Industria ed Energia. La scelta è ricaduta sul funzionario regionale Massimiliano Cadin, 40 anni, dal 1° settembre 2006 al 31 luglio 2008 direttore del Segretariato per la concertazione. Una decisione non rituale, e più delicata rispetto ad altri dicasteri, visto che si trattava di sostituire Luciano Mussanet, presenza ormai decennale, giunto proprio a fine legislatura all’età della pensione. Ora Pastoret si prepara con l’intera Giunta ad incontrare le parti sociali. «Successivamente però – precisa - ho intenzione di promuovere degli incontri più specifici con le categorie imprenditoriali e i sindacati, senza dimenticare il mondo della cooperazione. E’ una questione di metodo. Nessun provvedimento nelle mie esperienze precedenti è mai giunto sul tavolo della decisione politica senza un confronto con i soggetti interessati». Sono incontri fondamentali per favorire l’elaborazione di forme semplificate di incentivi «per agevolare l’accesso al mondo dell’imprenditoria e il sostegno nella fase di start up» come si legge anche nel programma di giunta. In questo la Regione guarda all’Europa e punta all’inserimento della Valle nel quadro di riferimento comunitario che consente di applicare maggiorazioni agli incentivi per le imprese. C’è da rispondere alle critiche serrate che provengono dal mondo dell’industria: la Valle perde appeal e le risorse per il settore sono da troppo tempo stabili. In occasione dell’ultima assemblea di Confindustria Valle d’Aosta uno studio dell’associazione ha dimostrato come i trasferimenti al settore industriale a partire dal 1990 fino al 2005 siamo rimasti costantemente intorno al 5%, mentre artigianato e commercio sono passati dal 3 al 9%. «Le regole comunitarie in materia di aiuti di Stato – commenta l’assessore - limitano i tradizionali effetti positivi della leva finanziaria. Ciò non toglie che non si debba individuare delle soluzioni affinché possa diventare di nuovo vantaggioso o meno svantaggioso per le imprese operare in Valle d’Aosta. Penso, ad esempio, ad un maggiore impegno in merito all’efficacia dei servizi alle imprese. Su questo fronte dobbiamo accelerare la nostra azione». Ritorna sul tappeto la richiesta degli imprenditori di un ulteriore taglio dell’Irap di almeno un punto. «Non è un tema nuovo. – aggiunge Pastoret – Nel bilancio regionale di un anno fa la volontà politica era già stata espressa con un primo provvedimento che andava in questa direzione. Si può fare di più. Approfondiremo il tema con le associazioni di categoria». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 27 agosto 2008)

Professionisti valdostani - 15: gli assicuratori vanno verso la specializzazione


Identikit

Iscritti dell’ultimo triennio:
La sezione Valdostana del Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione, conta circa 50 iscritti, su un totale di circa 60 Agenti Assicurativi operanti

Composizione direttivo:
Presidente: Davide Omezzolli; Vice Presidenti: Zaverio Manino – Dario Massimo Carmassi; Segretario Amm.vo: Sergio Amail; Consiglieri: Bettanin Roberto – Clap Cesare – Massa Antonello – Vevey Stefania – Vitton Mea Elisa

Il trend nei prossimi anni in termini di iscritti:
Il trend degli ultimi tre anni ha visto una lieve riduzione del numero degli iscritti principalmente per effetto dei pensionamenti e in alcuni casi di cessazioni di attività dovute a incorporazioni o fusioni di Agenzie. Il sistema Agenzie Valle d’Aosta conta su circa 400 addetti tra Agenti, Subagenti e Dipendenti. L’intenzione dell’associazione (SNA – VDA) è di raggiungere nei prossimi anni la figura professionale dei Subagenti la quale non è mai stata veramente censita
fino all’entrata in vigore del RUI (registro unico intermediari) che obbliga tutti gli operatori che intermediano polizze assicurative ad essere iscritti e visibili agli utenti. Il Rui ha sostituito l’albo professionale al quale erano obbligati ad essere iscritti solo gli Agenti di Assicurazione.


Le nostre domande

Principali problematiche a livello regionale... e nazionale?
Il 2007 è stato un anno di grandi cambiamenti per la professione. Il nuovo codice delle assicurazioni, il regolamento Isvap e la legge Bersani in base alla quale dal 31 dicembre 2007 gli agenti non hanno l’esclusiva di rappresentanza di una agenzia. Tanto per capirci non esiste l’agente monomandatario. In questa maniera è stato abolito l’albo professionale ed è stato introdotto il registro unico degli intermediari. Chi opera in questo settore che sia agente, broker, collaboratore o dipendente diretto di compagnie assicurative, deve esservi iscritto.

Esistono possibilità di lavoro in Valle d’Aosta oppure il settore è saturo?
Come forza di vendita il settore non è saturo. Anche se il registro dovrebbe ridurre il numero dei soggetti operanti nel settore ponendo fine alle figure ibride, cioè chi pur svolgendo un’altra attività vendeva anche polizze assicurative.

Esistono nuovi sbocchi professionali?
In futuro accanto alle tradizionali agenzie di tipo generalista dove i dipendenti vendono tutti i prodotti assicurativi di un unico marchio nasceranno agenti-consulenti che si specializzeranno nei vari rami: casa, vita o Rc Auto. Penso che sarà questa una delle prossime evoluzioni della professione.

Iniziative di formazione realizzate nel 2007 e in programma nel 2008?
Per affacciarsi a questa professione sono necessarie sessanta ore di formazione: trenta in aula e trenta on line. Inoltre oggi con il nuovo scenario l’aggiornamento professionale è diventato obbligatorio. Minimo 30 all’anno. Noi comunque già da tempo offriamo ai nostri iscritti possibilità di formazione. A partire dal 2005, ad esempio, è stato avviato un percorso di formazione, finanziato dal Fondo sociale europeo, che si è concluso il 31 dicembre 2007. Ora dobbiamo mettere in campo un nuovo percorso.

Consigli per chi si vuole avvicinare alla professione?
Essendo un’attività di tipo imprenditoriale occorre un business plan ben definito e per fare questo occorre entrare in contatto con l’associazione in modo da capire quello che si vuole e che si può ottenere dal lavoro dell’agente assicurativo. Occorre anche non dimenticare che ci si trova ad operare in un mercato altamente concorrenziale e non faccio riferimento soltanto agli altri agenti. Oggi banche e poste vendono prodotti assicurativi e sono dei competitors temibili. Chi
vuole fare questa professione deve avere ben chiaro che si tratta di un’attività di consulenza ma finalizzata alla vendita e che si tratta di un mercato di offerta e non di domanda. L’Italia dal punto di vista della spesa assicurativa è una nazione sotto-assicurata.

Qual è il rapporto con il mondo delle imprese?
Nei confronti delle imprese è fondamentale l’azione di consulenza. E’ necessario far capire all’imprenditore quali rischi è possibile trasferire all’assicuratore e quali è più conveniente mantenere su di sé. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 28 agosto 2008)

4 settembre 2008

Messaggi in bottiglia - 4: Decalogo per le PMI per vincere la crisi

I decaloghi talvolta ci appaiono un po' abusati. Giochi infantili. Tuttavia anche le cose semplici o evidenti necessitano di essere ricordate. E talvolta occorre fare un check del proprio modo di operare perchè spesso qualcosa che ad altri potrebbe apparire evidente a noi sfugge. Ecco perchè voglio invitarvi a leggere il post «Pmi: decalogo per vincere la crisi» elaborato dal blog «Riflessioni di un dottore commercialista» che come avrete notato ho inserito nel mio blogroll.
E' il blog di uno studio milanese che ci offre alcune brevi riflessioni sulla strategia aziendale delle PMI e sul passaggio generazionale nelle imprese familiari. Il decalogo ci offre uno spunto per ripartire con la nostra attività imprenditoriale. Buona lettura.
 

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