21 novembre 2008

Mele valdostane: la «Cofruits» incorpora «Pain de Coucou» e migliora i suoi conti

All’inizio del secolo le mele valdostane arrivavano fino in Germania «in quanto i frutteti erano apprezzati per il loro sapore e per la serbevolezza (resistenza ndr) dimostrata nei lunghi viaggi». Oggi in tempi di chilometro zero la Cofruits di Saint-Pierre, cooperativa che raccoglie circa il 60% della produzione regionale, cerca di veicolare la mela valdostana nelle mense scolastiche regionali, in quella dell’ospedale e in quelle aziendali, ad esempio la Cogne Acciai Speciali. Fra gli istituti scolastici ha risposto, per ora, positivamente soltanto Pont-Saint-Martin. «Il cammino non è semplice. – spiega il Presidente della Cooperativa Attilio Fassinl’ostacolo più grosso è rappresentato dai gestori delle mense. Appurato che la volontà politica è da tempo manifesta occorrerebbe che si specificasse quando si predispone una gara di appalto il vincolo dell’utilizzo di prodotti locali, come, ad esempio, ha fatto l’Usl».
Oggi il settore coinvolge circa 300 produttori che, quest’anno, dai 400 ettari dedicati alla produzione della frutta hanno ricavato 25-30mila quintali di mele (Gala, Renetta, Golden, Jonagold e Fuji le varietà presenti) e 600-700 di pere. Quantitativi stabili a fronte di una qualità crescente. «Abbiamo una golden eccezionale - ha commentato Domenico Gyppaz, tecnico della Direzione servizi fitosanitari dell'assessorato regionale all'Agricoltura - la migliore da anni». Ad aver salvato la produzione 2008 è stato l'autunno anticipato. «La forte escursione termica registrata all'inizio di settembre - spiega Gyppaz - ha fatto bene ai frutti, portandoli al giusto livello di colorazione e sapore». Una buona conclusione per una stagione partita male, con tante piogge nel pieno della fioritura e una allegagione fortemente compromessa. L’ultima annata porta anche in dote buoni risultati di bilancio per la Cofruits che ha chiuso l’ultimo esercizio (da luglio a giugno) con 3 milioni di fatturato e 130mila euro di utile. Un’operazione nata dall’incorporazione del «Pain de Coucou», esercizio commerciale inizialmente costituito in società con la Cave cooperative des Onze Communes, oggi assorbito all’interno dell’attività della Cooperativa. «Questo – spiega il direttore Piero Ducci ha permesso alcune economie di scala, soprattutto a livello di personale, e ha fatto crescere il nostro fatturato che prima si aggirava intorno al milione di euro. Grazie ai risparmi che sono stati possibili abbiamo potuto remunerare meglio i produttori della frutticoltura». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 12 novembre)

20 novembre 2008

Le bollicine valdostane conquistano la Francia con l'Ancestrale Rougeffervescence

Grande soddisfazione ad Arvier in casa «4000 mètres vins d’altitude», la neo società consortile costituita da Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, Co-enfer, Crotta di Vegneron, e Società delle Guide del Cervino e di Courmayeur ha ottenuto al più prestigioso concorso di spumanti al mondo «Effervescents du Monde 2008» la medaglia d’argento sul vino spumante «Ancestrale Rougeffervescence».
La sesta competizione qualitativa tra i migliori spumanti al mondo si è svolta a Dijon (Bourgogne) dal 13 al 14 novembre 2008. Sono state assegnate 43 medaglie d’oro e 96 d’argento, 10 sono state le aziende premiate italiane.
«Al suo primo millesimo prodotto - spiega in una nota l'enologo Gialuca Telloli - l’ancestrale spumante rosso figlio del vitigno gamay coltivato nell’areale di Chambave, e spumantizzato a Morgex secondo il metodo ancestrale, ottiene un risultato sorprendente, che oltre a confermare la maestria spumantistica valdostana premia la concertazione tra cantine volta a creare prodotti d’eccellenza».

L'allargamento dell'aeroporto «Corrado Gex» non convince

«Una perdita strutturale – cioè una perdita garantita – comprese le spese per la sicurezza, di circa quattro milioni di euro all’anno (praticamente 100 euro per ogni famiglia valdostana) per una frequenza - massima! – ipotizzata di 120 viaggiatori al giorno è già un dato su cui bisogna soffermarsi con preoccupazione». Roberto Louvin, capogruppo di Vallée d’Aoste Vive, movimento autonomista nato da una costola dell’Uv, boccia la trasformazione dell’aeroporto Corrado Gex di Saint-Christophe con la costruzione di una grande aerostazione per farne un aeroporto commerciale di maggiori dimensioni, con traffico di aerei da 80-90 posti su Aosta (qui trovate il post che illustra tutto il progetto). Louvin si fa forte del parere di alcuni esperti che il movimento autonomista ha riunito nei giorni scorsi per prendere in esame il progetto Gex. Il risultato è stata la sonora bocciatura dei piccoli aeroporti. Particolarmente significativa per le evidenti affinità geografiche, la realtà di Bolzano, illustrata dall’esperto gestionale Haymo Unterhauser. «L'aeroporto di Bolzano ha iniziato la sua attività nel 2001 e fino ad oggi ha accumulato quasi 18.000.000 di euro di perdite, 2.300.000 di euro in media all'anno. – ha sottolineato Unterhauser – Un piccolo aeroporto per andare in pareggio deve contare su un bacino di utenza di 500.000 persone. A Bolzano il traffico è di 85.000 passeggeri l'anno, il 70 % dei quali verso Roma e ritorno. L'aeroporto di Bolzano, come tutti i piccoli aeroporti, continuerà a sopravvivere solo se continuerà a esserci qualcuno che copre le spese (nel nostro caso la Provincia). I bilanci parlano chiaro: i piccoli aeroporti sono un giocattolo di lusso senza chance di andare in pareggio». Le stime fatte dalla «Aéroport Vallée d’Aoste», società esercita la propria attività di gestore dell’aeroporto «Corrado Gex» di Saint Christophe-Aosta, in virtù di affidamento trentennale concessole dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta, che partecipa il capitale sociale di AVDA (49%) e risulta proprietaria del sedime aeroportuale e delle infrastrutture su di esso erette, Indicano un obiettivo di traffico passeggeri di 52 mila a cinque anni e 110 mila a venti. I charter dovrebbero passare da 28mila a 80mila. Nel masterplan predisposto dalla Regione la sostenibilità economica della struttura non sembra in discussione. Nel frattempo è nato un comitato di cittadini per un aeroporto sostenibile che fra i vari punti si prefigge di «analizzare i costi di impianto ed i preventivati costi di gestione della struttura commerciale, quantificando i benefici attesi». Ma che cosa dicono le associazioni di categoria maggiormente interessate dall’operazione? Silvana Perucca, presidente degli albergatori della Valle d’Aosta (Adava), è cauta. «Come Adava non esiste una posizione univoca – commenta – c’è chi ritiene i lavori di ampliamento e restyling fondamentali e chi invece non è così convinto che le ricadute compenseranno le spese sostenute». «Da parte mia – aggiunge la Presidente - credo sia molto importante farsi un’idea del mercato e verificare su quali bacini la presenza di un aeroporto può far crescere l’appeal della nostra offerta. C’è una potenzialità tutta da verificare. Capisco che per una regione come la nostra che investe molto sul mercato francese ci sia interesse a far crescere le quote di mercato transalpino meno di prossimità. Penso ad esempio alla zona di Parigi». Nel frattempo i lavori proseguono. L’Enac l'ente nazionale di aviazione civile, ha dato il via libero al progetto di radioassistenza, che permette ai velivoli diretti in Valle di volare anche dopo il tramonto e con condizioni meteo avverse. «Adesso siamo in contatto con l'Ente nazionale per l'assistenza di volo (Enav) per disciplinare le modalità di coordinamento del traffico aereo e disciplinare le relative procedure», ha annunciato Piergiorgio Brunod, amministratore delegato di Aeroporto Valle d'Aosta (Avda). Le modalità di avvicinamento strumentale, studiate attraverso un programma di modellazione 3D, si appoggiano a due apparati, che definiscono i segmenti del tragitto: il primo a Biella, il secondo alla Tete de Comagne, in prossimità del Comune di Emarese. L'ultimo tratto è invece percorribile a vista, attraverso quattro luci laterali installate su due cancelli. Gli interventi sono costati 3,5 milioni di euro (di cui 3 finanziati dallo Stato). (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord ovest del 12 novembre 2008)

19 novembre 2008

La Valle d'Aosta si doterà di un piano strategico di marketing turistico

L'Assessore al turismo, sport, commercio e trasporti, Aurelio Marguerettaz e Stefano Landi della società SL&A hanno presentato alla stampa ed agli operatori del settore turistico il progetto del Piano strategico di marketing turistico per la regione Valle d'Aosta che sarà la base su cui costruire gli interventi promozionali e di comunicazione nel settore. All’elaborazione del Piano collaboreranno sei esperti della società SL&A di Roma, oltre a due risorse junior locali. La conferenza stampa, su cui ritornerò nei prossimi giorni, si è tenuta ieri pomeriggio presso la sala delle conferenze della Biblioteca regionale di Aosta. Tanta la gente presente per un evento che si presenta come una novità assoluta per la nostre regione. Nel passato si sono fatti molti piani di comunicazione, ma mai un piano strategico di marketing. Qui non si dà per scontato il prodotto, ma si esamina le potenzialità della regione e si prova ad ipotizzare i mercati più adatti con un occhio alla clientela di prossimità che - aggiungo io - forse nel futuro, dati gli elevati costi della mobilità, sarà più interessata a raggiungere la vicina Valle d'Aosta. Ci tengo a far notare che per chi è abituato a leggere il Corriere della Valle e questo blog non si tratta di concetti completamente nuovi. Segnalo in merito una bella intervista a Piero Roullet dal titolo «Serve un piano turistico» e la stessa intervista all'assessore Marguerettaz di qualche mese fa dal titolo limpido e cristallino: «Dico di sì al piano di sviluppo turistico». L'unica vera incognita è se il tessuto imprenditoriale saprà davvero fare sistema. Cosa che a noi valdostani, da quando c'è comunque una ricchezza diffusa, sembra riuscire non molto bene. Preoccupazione chiaramente manifestata durante il dibattito, ad esempio, da Gabriele Accornero (Finaosta e Forte di Bard). Qualche operatore turistico che mi sta leggendo ha voglia di raccontarmi le sue impressioni in merito all'incontro e soprattutto su quali possano essere i contenuti di questo piano?

18 novembre 2008

Energia: in Valle d'Aosta va a Cva il 40% del mercato delle Pmi

La Compagnia Valdostana delle acque (Cva) sul mercato regionale di fornitura elettrica alle aziende sembra davvero imbattibile. A dirlo non è una nota stampa dell’azienda, ma una fonte assolutamente bipartisan. Il Sole 24 Ore ha infatti elaborato i dati della direzione Mercati dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Il risultato è che nella piccola regione autonoma Cva regna davvero incontrastata. Tra il luglio 2007 e l’ottobre 2008 soltanto il 5,8 per cento dei clienti ha infatti deciso di cambiare gestore. La percentuale più bassa d’Italia. Per essere precisi la fornitura alle aziende regionali avviene attraverso Idroelettrica. Si tratta di un consorzio di autoproduzione di energia idroelettrica costituito in Valle d’Aosta alla fine del maggio 2001 tra la Compagnia Valdostana delle Acque SpA, proprietaria degli impianti idroelettrici, ed un centinaio di Pmi valdostane, potenziali destinatarie dell’energia elettrica autoprodotta. Idrelettrica ad oggi conta circa 200 soci (erano 160 nel 2006) tra cui anche società di impianti a fune, alberghi e imprese industriali come Thermoplay, Maison Bertolin, Musumeci, Sea e Via delle Indie, soltanto per citare alcune delle più note. Nell’ultimo biennio i volumi di produzione sono passati da 150 milioni di kWh a 200 e i punti riforniti da 1600 a 2600. Idroelettrica sul territorio regionale si confronta con l’offerta di tutti i principali operatori del mercato libero arrivando a coprire circa il 40% del mercato. Paolo Giachino, ad del Consorzio Idroelettrica, non si mostra stupito del dato statistico che pone la società in vetta alla classifica. «Siamo consapevoli – spiega – della forza della nostra offerta sul mercato regionale. Il Consorzio infatti riesce a garantire alti livelli di competitività sui prezzi dell’energia. Inoltre la qualità del servizio offerta dal Consorzio è elevata grazie alla nostra conoscenza del mercato e ai rapporti instaurati da tempo con il distributore. Inoltre le imprese apprezzano la garanzia di fornitura di energia da fonte rinnovabile che da tempo proponiamo con il marchio “Eaux de la Vallèe”». «In questa logica – conclude Giachino - abbiamo avviato una campagna di comunicazione mirata ad evidenziare l’impegno per l’ambiente delle aziende che utilizzano l’energia prodotta dalle nostre 30 centrali idroelettriche. Un’azione che ha permesso di ridurre l’immissione in atmosfera di circa due miliardi di chili di co2. Si tratta di un brand il cui appeal è crescente». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 12 novembre 2008)

Federalismo fiscale: per la Corte dei Conti si corre il rischio di un aumento della pressione tributaria

Torno ad occuparmi di federalismo fiscale. L'argomento ha tenuto banco nella giornata di ieri in una audizione del Presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, sul Ddl 1117 in materia, appunto, di federalismo fiscale, al Senato della Repubblica.Di Lazzaro ha ammonito che con il federalismo fiscale disegnato dal ddl di delega attualmente all'esame del Parlamento si corre il rischio di determinare un aumento della pressione fiscale, in particolare per quanto riguarda l'Irpef. Grazie al professor Roberto Franzé posso offrire ai miei visitatori uno stralcio (il capitolo 5) dell'intervento del Presidente. Ovviamente qui si parla principalmente delle regioni a statuto ordinario. Chi fosse interessato al testo completo può inviarmi una mail.
L'intervento si divide in sei parti: 1 Premessa - 2 Architettura istituzionale - 3 La sostenibilità macroeconomica - 4 La sostenibilità operativa - 5 Chiarezza e certezza nel nuovo assetto del sistema tributario e 6 Le attività di controllo.


5. Chiarezza e certezza nel nuovo assetto del sistema tributario
5.1. Il sistema di finanziamento degli Enti territoriali configurato dal disegno di legge delega comporterà una profonda trasformazione del sistema tributario, con lo spostamento di rilevanti quote di gettito IRPEF dal centro verso la periferia. Ciò naturalmente implica una serie di rischi che vanno opportunamente contrastati.
Un primo rischio è che il "reticolo" dei principi e delle prescrizioni che animano il disegno di legge delega porti, non già, come si vorrebbe, ad una riduzione, ma ad un aumento della pressione tributaria ed in particolare dell’imposizione personale sui redditi, insieme ad una forte dilatazione del ricorso alla perequazione, in ragione del ruolo centrale assegnato nel finanziamento del federalismo fiscale all’IRPEF, nonostante la sperequata distribuzione del suo gettito sul territorio nazionale.
Un altro rischio è che le ipoteche che interessano la base imponibile e la conseguente frantumazione del gettito, oltre all’effetto – scontato - di ridimensionare il gettito erariale, finiscano con l’intaccare le finalità redistributive tradizionalmente assegnate all’imposta personale sul reddito. L’aumento del ruolo delle addizionali, la previsione di un’aliquota riservata o di una riserva di aliquota e la possibilità di intervenire sulla struttura dell’imposta modificando i parametri impositivi (aliquote e base imponibile) si potrebbero risolvere nella sterilizzazione del principale strumento di politica fiscale oggi a disposizione del governo centrale.
Attenzione va anche prestata all’eventualità che lo spostamento a livello sub-nazionale dell’effetto di progressività dell’imposta:
- ingeneri distorsioni sul territorio nazionale e incentivi, in relazione ad aliquote differenziate sui redditi locali e ad un certo grado di mobilità dei contribuenti, spostamenti verso realtà a più contenuto prelievo;
- intacchi il funzionamento di istituti di controllo tributario (redditometro) e della spesa sociale (ISEE), basati in larga parte su indicatori di capacità contributiva riconducibili alla struttura IRPEF.

5.2. Rischi non minori sono altresì quelli connessi all’aumento della complessità, della scarsa trasparenza del sistema.
In verità, tra i criteri direttivi generali ai quali si devono informare i decreti legislativi che dovranno dare concretamente attuazione ai fini indicati dalla legge delega, l’articolo 2, comma 2, opportunamente indica la semplificazione del sistema tributario e la razionalità e la coerenza dei singoli tributi e del sistema tributario nel suo complesso. Anche la lettera c) dell’articolo 5 (nel prevedere che, per una parte rilevante dei tributi di loro competenza le Regioni possono, con propria legge, non solo modificare le aliquote nei limiti massimi d’incremento stabiliti dalla legislazione statale, ma anche disporre esenzioni, detrazioni, deduzioni e speciali agevolazioni) richiede che vengano fatti salvi gli elementi strutturali dei tributi stessi e la coerenza con il principio di semplificazione.
Paradossalmente, tuttavia, l’assetto del nuovo sistema tributario che viene delineato dal disegno di legge appare fortemente esposto al rischio di introdurre proprio nuove complicazioni ed incoerenze. In ogni caso il quadro che emerge dal disegno di legge si presenta quanto meno con evidenti caratteristiche di oscurità e di incertezza.
Il problema si pone ancora una volta soprattutto per l‘IRPEF sulla quale si interviene in vario modo prevedendo:
- riserve di aliquota ed addizionali per il finanziamento da parte delle Regioni dei livelli essenziali delle prestazioni (lettera m dell’articolo 117, comma 2, della Costituzione);
- concorso dell’addizionale regionale IRPEF al finanziamento delle spese non riconducibili al vincolo costituzionale;
- compartecipazioni ed addizionali per le funzioni fondamentali dei Comuni;
- compartecipazioni per le funzioni fondamentali delle Province.
Il sovraccarico sull’IRPEF è ulteriormente evidenziato dalla previsione dell’articolo 7, lettera a), secondo cui il fondo perequativo a favore delle Regioni con minore capacità fiscale per abitante viene alimentato, fra l’altro, anche da una quota dell’addizionale regionale all’IRPEF, la cui aliquota d’equilibrio deve essere stabilita "sul livello sufficiente ad assicurare al complesso delle Regioni un ammontare di risorse tale da pareggiare esattamente l’importo complessivo dei trasferimenti soppressi".
L’articolazione è, come si vede, ampia e puntuale. Ma altrettanto evidenti risultano i margini di incertezza e di indeterminazione che vi sono connessi. Così come essenziale appare l’esigenza di evitare che la principale imposta del nostro sistema tributario rischi, per la molteplicità delle chiamate in causa e in assenza di adeguati meccanismi di raccordo, di trovarsi sostanzialmente sottratta a qualsiasi effettiva possibilità di una gestione coerente.

17 novembre 2008

La variabile fiscale nei processi di internazionalizzazione

Segnalo una valida occasione di formazione offerta dall'Agenzia delle Entrate e dalla Facoltà di Scienze dell'economia e della gestione aziendale dell'Università della Valle d'Aosta. Per venerdì 21 novembre, alle 16,30, presso la Sala Conferenze della Direzione Regionale delle Entrate della Valle d’Aosta, in Piazza Manzetti. Agenzia e Università organizzano un convegno sul tema «La variabile fiscale nei processi di internazionalizzazione delle imprese». Introdurranno i lavori il Dott. Carmelo Rau, Direttore Regionale delle Entrate della Valle d’Aosta e il Prof. Federico Visconti, Preside della Facoltà di Scienze dell'Economia e della Gestione Aziendale. Seguirà la relazione del Prof. Alberto Gaffuri, Ricercatore di Diritto tributario dell'Università degli studi di Milano-Bicocca. A seguire gli interventi del Dott. Emanuele Diena, Capo dell’Ufficio Accertamento della Direzione Regionale delle Entrate della Valle d’Aosta, e del Dott. Roberto Franzè, Ricercatore di Diritto tributario dell'Università della Valle d'Aosta, che chi frequenta spesso «ImpresaVda» ha già potuto conoscere leggendo su questo stesso blog un suo validissimo intervento in materia di federalismo fiscale.

16 novembre 2008

Post numero 500: bambini, povertà a confronto

Come sempre ospito i miei fondi del Corriere sul blog anche se non sono di materia economica. Il contesto domenicale mi sembra però quello ideale per suggerire riflessioni come questa. Sono anche particolarmente contento del fatto che si tratta del mio cinquecentesimo post.

«Cinquant’anni fa la mortalità infantile mondiale era stimata a 20 milioni ogni anno. Grazie a Dio oggi i numeri sono considerevolmente più bassi. Infatti si parla di 9,7 milioni di infanti morti per anno. Benché siano stati fatti evidenti progressi, siamo ancora lontani dal traguardo, basti pensare che ogni anno 4 milioni di neonati muoiono entro i primi 26 giorni della loro vita». Sono parole del Card. Javier Lozano Barragan presentando la XXIII Conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per la pastorale della salute da lui presieduto, sul tema «La pastorale nella cura dei bambini malati», che si svolgerà dal 13 al 15 novembre in Vaticano (l'articolo è stato pubblicato giovedì ndr). Alla Conferenza parteciperanno 625 specialisti tra medici, studiosi, ricercatori, bioeticisti, teologi, sociologi, pastoralisti, provenienti da decine di Paesi, con 41 relatori internazionali. Barragan ha ricordato che «nell’ultimo decennio 2 milioni di bambini sono stati uccisi nel corso di conflitti armati, 6 milioni sono rimasti invalidi, decine di migliaia sono stati mutilati dalle mine anti-uomo, mentre di recente sono stati reclutati 300 mila bambini soldato».
Un dato quest’ultimo che dovrebbe far riflettere soprattutto i governi dei paesi più ricchi che da un lato sono molto titubanti in materia di aiuti internazionali, mentre allo stesso tempo favoriscono il commercio di armi con nazioni che antepongono il primato bellico al benessere del proprio popolo. I numeri sin qui citati sono impressionanti e dimostrano come la povertà resti comunque la causa principale delle malattie dell’infanzia. Un miliardo e 200 milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno. Perfino nei paesi più ricchi un bambino su sei vive sotto il livello di povertà. Ma c’è povertà e povertà. Da un lato nei paesi poveri la fame e la sete: il 30% dei bambini con meno di 5 anni soffrono la fame o sono mal nutriti, mentre il 50% di tutta la popolazione dell’Africa sub-sahariana non ha accesso all’acqua potabile. Dall’altro, nei paesi cosiddetti più sviluppati, la povertà di relazioni, di affetti. «Molti bambini e adolescenti - ha detto il Card. Barragan - sono abbandonati a se stessi e ai loro istinti davanti a tv, internet dove navigano senza alcun tipo di guida morale. Commercio sessuale, pedofilia, violenza nelle scuole, crimini, bande organizzate sono fenomeni sempre più in espansione».
Insomma due mondi che si guardano allo specchio e scoprono le reciproche debolezze. Siamo chiamati a cercare di dare il nostro contributo: da un lato con una maggiore vicinanza ai nostri figli dall’altra insegnando loro che ci sono dei bambini, dei ragazzi come loro che hanno bisogno di aiuto. Forse nel creare relazioni (penso alle tante formule di adozione a distanza) esiste una salvezza dalla povertà (morale o materiale che sia) per entrambi. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 13 novembre 2008)

15 novembre 2008

Messaggi in bottiglia - 23: E se facessimo una metropolitana regionale?

Luciano Caveri nel suo blog rimpiange il progetto del cablò sostituito (lui in realtà scrive «buttato nella pattumiera») da una «misteriosa metropolitana cittadina». Personalmente il primo progetto funiviario non mi trovava particolarmente entusiasta e sul secondo sono un po' perplesso. Parlo ovviamente da non tecnico però il tragitto mi appare davvero molto breve ed implica delle scelte sulla viabilità draconiane, nel senso che si dovrà imporre una chiusura al traffico non residenziale piuttosto drastica, diversamente pochi utilizzeranno la metropolitana. Parlando sempre da persona poco addetta ai lavori, paradossalmente, vedrei meglio una metropolitana regionale che elimini completamente la ferrovia, che vada da Pont-Saint-Martin ad Arvier o comunque in una zona dell'alta valle dove sia possibile costruire una area di parcheggio di dimensioni accettabili. Del resto l'intera Valle d'Aosta non è sostanzialmente un quartiere di Torino? Mentre vi scrivo ho persino il dubbio che qualcosa del genere sia già stato ipotizzato. Un tempo non c'era in ballo un progetto di metropolitana leggera? Comunque ditemi la vostra. C'è anche la possibilità di votare il sondaggio per chi ama le risposte sintetiche.

Il Romantik Hotel Jolanda Sport ha vinto il Best Value of Money al Condé Nast Johansens Awards

La Guida Condé Nast Johansens rappresenta a livello internazionale una garanzia di eccellenza nella sua autorevole selezione internazionale di hotel. Dal 2003 ogni anno vengono premiati i migliori al mondo nel campo dell’ospitalità. Alla cerimonia per il 2009 Annual Awards for Excellence and Gala Dinner, tenutasi a Londra l’11 novembre, tra i finalisti c’è stato uno dei gioielli della Romantik Hotels & Restaurants d’Italia, che siè confrontato con alberghi di charme e lusso sparsi nelle più belle località del mondo. Il Romantik Hotel Jolanda Sport di Gressoney - La Trinitè (Ao), è entrato per il secondo anno consecutivo tra i quattro finalisti per il premio Best Value of Money, insieme ad altri tre resort europei. E mentre l’anno scorso il premio era stato ritirato da un hotel spagnolo, quest’anno il Romantik Hotel Jolanda Sport si è aggiudicato il premio. La proprietaria, Annamaria Corsico, ha ritirato il massimo riconoscimento insieme al figlio Alex (entrambi nella foto). Questa categoria del Condè Nast Johansens Awards individua alberghi con il miglior rapporto tra qualità e prezzo. «Una premiazione meritatissima - si legge in una nota diffusa dall'Aiat di Aosta - per una meravigliosa “casa” di charme della catena internazionale Romantik Hotels & Restaurants, che annovera tra le sue file più di 200 hotel in tutta Europa, che si distinguono per essere immobili storici di particolare pregio architettonico-naturalistico, appartenere alla famiglia che li gestisce, offrire una ristorazione di alto livello, servizi inappuntabili, una vasta scelta tra attività sportive, il tutto racchiuso in un’atmosfera accogliente e familiare, dove nulla è lasciato al caso».

14 novembre 2008

Messaggi in bottiglia - 22: troppi pregiudizi intorno all'inceneritore?

Su La Voce.info trovate un articolo, a mio avviso di grande interesse, sulla tematica dell'inceneritore (qui trovate gli altri articoli scritti sull'argomento). Significativo il titolo «Quel pregiudizio che brucia l'inceneritore» a firma di Antonio Massaruto. L'autore dello scritto basa in buona parte il suo articolo su una ricerca, tuttora in corso, effettuata dal Centro di ricerca Iefe in collaborazione con il Politecnico di Milano e le Università di Piacenza, Bologna e Trento. Ricerca dalla quale si evince che non è per forza detto che l'inceneritore sia a tutti gli effetti la scelta più inquinante o che comunque le differenze tra le varie ipotesi percorribili sono meno significative di quello che si è normalmente portati a pensare. Trattandosi di una fonte indubbiamente neutrale e visto il dibattito attualmente in corso nella nostra regione mi è sembrato interessante sottoporlo all'attenzione dei miei visitatori. E' chiaro che su questo argomento il dibattito è aperto e che questo blog non ha particolari interessi a parteggiare per l'una o per l'altra soluzione. L'importante è che si faccia realmente il bene della collettività.

TeamAlp e la sfida dell'aggregazione

«Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo». La frase di Henry Ford si trova in calce ad una presentazione del neonato Consorzio TeamAlp.
L’idea risale ad un anno fa, ma è dall’inizio del 2008 che i professionisti Tullio Ballarino, Bruno Castagnole e le società Saec, Soluzione e Syrma Soluzioni Informatiche (complessivamente un fatturato di circa tre milioni di euro), da diversi anni presenti sul mercato valdostano, hanno dato vita ad un Consorzio valdostano di imprese Ict. «Il nostro obiettivo – spiega Clara Ferrari – è quello di realizzare progetti e fornire prodotti e servizi completi, integrati e di più elevata complessità, proponendoci ai clienti come riferimento per tutte le problematiche legate all’Ict». TeamAlp comprende infatti circa quaranta collaboratori appartenenti a diverse tipologie di profilo professionale, organizzati sulla base di gruppi di lavoro interaziendali, formati dinamicamente a seconda del tipo di attività da svolgere. Cinque le aree di azione: organizzazione e sistemi informativi, sistemi informatici, tecnologie e comunicazioni, formazione e gestione aziendale. Le aziende singolarmente vantano un ricco portfolio di clienti che va dal settore delle pubbliche amministrazione ed enti pubblici, a quello delle scuole e università fino alle aziende. «Noi – spiega Sergio Enrico - siamo interessati sia al settore privato, dove proprio in questi giorni abbiamo dato il via ad una azione di presentazione del Consorzio presso alcune aziende valdostane, sia a quello pubblico». Ma sul settore pubblico dimostrare le proprie capacità non appare così semplice. «Da tempo – prosegue Enrico – le aziende valdostane sono invitate ad aggregarsi in modo da assumere dimensioni più significative ed essere in grado di stare meglio sul mercato potendo affrontare progetti di più ampio respiro, ma una volta che lo abbiamo fatto ci siamo resi conto che per simili soggetti nel settore dell’Ict non ci sono gare cui partecipare che ci permettano di far vedere se siamo bravi oppure no. Noi aspiriamo ad essere appaltatori, non subappaltatori».
Per Enrico sul settore pesano gli scambi di knowhow che avvengono a livello di partecipate pubbliche nel settore Ict, in pratica le cugine piemontesi e liguri di Inva. «E’ in parte comprensibile – osserva l’imprenditore - che certe realtà agli occhi di Inva possano apparire più adatte a dare risposte al mercato della pubblica amministrazione, ma vorremmo almeno su alcuni lavori essere messi alla prova». Enrico teme un indebolimento del settore informatico nella piccola regione autonoma. «Se certi lavori restano in Valle – precisa – è un vantaggio per tutti. Inoltre da tempo i numeri del settore sono stabili, mentre nelle altre regioni l’Ict continua a crescere. Come mai? Eppure la Regione fa forti investimenti nel settore. Il fatto che il Politecnico di Verrès non sia riuscito a fare un corso d’informatica qualcosa vorrà pure dire. Un motivo ci sarà?». TeamAlp comunque, in attesa che il mercato pubblico si sblocchi, punta per ora a ritagliarsi un ruolo di rilievo a partire dal mercato privato. «Siamo anche particolarmente interessati – conclude Ferrari – a diventare un polo di attrazione per altre imprese valdostane». Come già scritto, Henry Ford docet. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 23 ottobre 2008)

13 novembre 2008

Un anno di blog: e domani?

Festeggio soltanto oggi per un'incredibile distrazione un anno di blog. Questa avventura è infatti iniziata il 10 novembre, ma io non so per quale curioso fenomeno di preferenza kabalistica pensavo al 13. e così sono rimasto comunque fedele alla data. Accantonando le dissertazioni numerologiche e ripromettendomi una maggior attenzione nel festeggiare i miei compleanni virtuali, ci tengo a scrivere che da quella data ho avuto la possibilità di avvicinarmi ad un mondo che conoscevo poco e che trovo molto stimolante. Fino ad ora è stato un bel momento di autoformazione. Un modo costruttivo di impegnare il mio tempo libero, visto che il Corriere della Valle assorbe molto del mio tempo e solo chi sta in una redazione sa quanti siano i grattacapi che uno deve affrontare e quante le decisioni che uno si ritrova a dover prendere in pochi secondi. Tornando al blog confesso che è stato particolarmente affascinante allargare i propri orizzonti di confronto, entrare a far parte di comunità on line come Stumbleupon e Facebook, fare persino una capatina su Second life (piuttosto deludente), scrivere qualche voce su wikipedia, diventare una vetrina per la Valle d'Aosta attraverso social network come Oknotizie, Diggita o Faiinformazione, seguire l'evolversi dei dibattiti e, quando possibile pure parteciparvi, di altri blog valdostani come quelli di Vincenzo Calì ed Eddy Ottoz, farsi leggere da chi non sapeva neppure dell'esistenza del Corriere della Valle. E devo anche dire che on line il mio lavoro ha ricevuto positivi riconoscimenti permettendomi anche di far apprezzare quello che svolgo settimanalmente sul Corriere. E' stato anche un test per mettere alla prova la mia professionalità. Mi è tornato in mente la prima volta che con un amico sono andato su internet. Era il 1995. Ho ancora in testa il rumore o il suono - fate voi-, interminabile, del modem mentre si collega e la schermata che si apre. Allora cercavo contenuti, oggi, nel mio piccolo, li offro. E domani?

12 novembre 2008

La Cooperativa elettrica Gignod guarda con ottimismo al 2009

Ottanta anni di storia, 5591 utenti, 15 dipendenti e 4,7 milioni di ricavi nel corso del 2007 producendo, distribuendo e vendendo energia elettrica. Sono questi i numeri della Società Cooperativa Elettrica Gignod (Ceg) che nei giorni scorsi ha inaugurato la sua nuova sede a Saint-Christophe, in località Grand Chemin, 24. «Una scelta necessaria – spiega il Presidente Mario Frimaireda quando nel 2003 la cooperativa, in seguito alle possibilità offerte dalla legge Bersani in materia di mercato libero, ha acquisito da Deval 2000 utenze in più». I 48 soci fondatori risiedevano a Gignod, Allein, Arpuilles e Excenex. La denominazione ufficiale iniziale era «Società anonima cooperativa di produzione e consumo Forza e Luce», ma era chiamata comunemente «Dizgnolentze», per la prevalente presenza di soci di Gignod nel primo Cda.
L’iniziativa fu un successo e, già nel 1929, la compagnia si allargò ed entrarono nuovi soci, parte dei quali dei comuni di Doues e Valpelline, nonché di due frazioni di Aosta: Porossan e Saint-Christophe, che all’epoca non era ancora comune. «L’attività della società – prosegue Frimaire – proseguì fra alti e bassi fino al 1963, quando il Cda dovette decidere se farla confluire nell’Enel o continuare a gestirla autonomamente. Gli amministratori scelsero questa seconda ipotesi e la decisione presa dal Cda, su proposta dell’allora presidente Breuvé, è stata senza dubbio coraggiosa perché in quel momento gli impianti della società erano in cattive condizioni, la produzione di energia elettrica insufficiente e la situazione economica tutt’altro che florida». Il resto è storia recente (situazione economica compresa, visti i tempi recenti, verrebbe da scrivere). Oggi la compagine sociale è costituita da 3.361 soci che hanno sottoscritto 20.084 azioni. La Regione ne possiede 6.825, per un valore pari al 31,2% del capitale sociale. Gli impianti di proprietà della Ceg sono una centrale idroelettrica situata ad Allein, che sfrutta le acque dell’Artanavaz e del Menouve, producendo mediamente 22 milioni di kWh all’anno e le linee di media e bassa tensione unitamente alle cabine di trasformazione per la distribuzione
dell’energia elettrica nel territorio di competenza che comprende i comuni di Saint- Christophe, Gignod, Allein, Doues e Valpelline, nonché quelle in comune di Aosta situate nelle frazioni di Porossan, Arpuilles, Excenex e Entrebin. «Sulle componenti tariffarie relative all’energia – aggiunge Frimaire (che è coadiuvato dal vice Riccardo Farcoz) – la cooperativa pratica uno sconto del 35% per gli usi domestici e del 27% per gli altri usi. Tale sconto è significativamente più elevato rispetto a quello praticato dagli altri operatori del settore, che al massimo arrivano al 10-12%». Nel corso del 2008 l’attività della Ceg si è concentrata nella razionalizzazione delle linee a Saint-Christophe e Porossan, nell’avvio della campagna di sostituzione dei contatori con quelli elettronici in modo da poter effettuare la tele lettura e la tele gestione dell’utenza, che proseguirà nel 2009, dalla richiesta del rinnovo della concessione per l’utilizzo delle acque dell’Artanavaz e del Menouve. «Attualmente – precisa Frimaire – è in corso l’iter autorizzativo. Fra gli interventi invece previsti nel corso del 2009 la manutenzione straordinaria della centrale, per assicurarne la continuità di funzionamento e migliorare il suo rendimento e la progettazione di un nuovo impianto idroelettrico. Positive anche le previsioni in merito ai ricavi. «Il nostro è un settore – conclude Frimaire – dove da tempo continuiamo a registrare un aumento dei consumi. Inoltre serviamo un territorio dove si registra un significativo incremento edilizio. Tutto questo ci fa pensare che, anche se in percentuale minore rispetto al passato l’energia distribuita e di conseguenza i nostri fatturati dovrebbero aumentare». (Pubblicato sul Corriere della Valle del 16 ottobre 2008)

11 novembre 2008

Messaggi in bottiglia - 21: ma vi è arrivata la bolletta di Vallenergie?

Alcuni post che ho ricevuto in questi giorni hanno riportato in auge la questione Vallenergie. La fatturazione delle bollette è ancora in forte arretrato e, udite udite, l'argomento ha avuto anche qualche riflesso nazionale in quanto, da una mia ricerca in rete, ho scoperto che se ne è parlato non molto tempo fa anche sul Corriere della Sera nella rubrica di Anna Bartolini «Il salvaprezzi». Per saperne di più ho aperto anche un forum di discussione su facebook all'interno di Aosta valley on Facebook. E' chiaro che anche come Corriere della Valle cercheremo di saperne di più. Nel frattempo se qualcuno vuole scrivermi... Lo spazio commenti è tutto suo.

Ultimi fuochi per il Concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008»: la rimonta di Capula (Gps)

Meno di trenta giorni per la conclusione del mio concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano del 2008». L’8 dicembre sarà l'ultimo giorno di votazione. I suffragi raccolti sino ad ora sono 770, cioè quasi cento voti negli ultimi dieci giorni. Io continuo a sperare di raggiungere quota 1000 voti. Piero Enrietti della Thermoplay di Pont-Saint-Martin si conferma alla guida con 114 voti seguito da Paolo Conta (Laser), a quota 109. Dietro però ai due battistrada la competizione si sta animando. Gioacchino Gobbi (Grivel) con 78 suffragi ha scalzato dal terzo gradino del podio Paolo Musumeci (Musumeci-Pcl) che insegue a 73, a sua volta tallonato da Costantino Charrère (Les Crêtes), a 71 voti. Nel complesso il trio appena citato sembra essere in grado, da qui alla fine del concorso, di impensierire perfino la coppia di testa. Ma le sorprese non sono finite. Pietro Capula (Gps) centra una performance davvero incredibile, passando dalla zona retrocessione all'alta classifica, cioè da 24 a 60 preferenze. A seguire, nettamente più staccati, Piero Roullet (Albergo Bellevue) con 41 voti, appena dietro Marilena Péaquin (Maison Bertolin) a 39 e Mario Ronc (Fratelli Ronc) a 36. Pietro Giorgio (Sea) a 31 è stato invece inaspettatamente risucchiato nella zona retrocessione, cioè nelle ultime sette posizioni che chi segue il mio concorso sa che segnano l’esclusione dalle nominations del prossimo anno. Alle sue spalle Roberto Marzorati (Cogne) con 28 voti, Luca Minini (Mdm), presidente dei giovani industriali, a 24 suffragi, Nicola Rosset (Saint-Roch) a 20, Alberto Celesia (Cidac) a 17 e Pierre Noussan (Sicav) a 16. E, infine, ancora fanalino di coda, Corrado Neyroz (Albergo Hermitage) con 12 suffragi.

10 novembre 2008

Messaggi in bottiglia - 20: lettori di Aostasera (e ImpresaVda) unitevi su Facebook!

Mi sono iscritto al gruppo di facebook dei lettori di Aostasera (fare quello di «ImpresaVda» mi pareva un poco pretenzioso) e ho potuto constatare che i valdostani presenti in rete sono davvero parecchi. Io mi ero iscritto un po' di tempo fa senza molto entusiasmo, tuttavia in queste ore in cui ho osservato il fenomeno più da vicino mi sono ricreduto sul potenziale di facebook e sul fatto che se ne possa fare anche un buon uso. In tv nè vedete di tutti i colori in merito a questo social network? Mi verrebbe da dirvi smettetela di guardare «Italia Uno»! Ma mi limiterò ad un più saggio commento tipo «perchè forse nella vita reale non ne vedete di simili o di peggiori?». Comunque senza eccedere neppure nell'apologia della rete mi limito ad un consiglio: iscrivetevi e fatevi un primo giro. Mentre sto scrivendo il gruppo sta per raggiungere quota 100. Cliccate qui.

Fiera di Sant'Orso tutto come prima: soddisfatto il mondo artigiano

L’edizione 2009 della Fiera di Sant’Orso non vedrà applicate le nuove regole, volute dall’assessore Leonardo La Torre (Fédération Autonomiste), ma si rifarà alle indicazioni già da tempo note dell’edizione 2008 (oltre 1000 espositori e un giro di affari di circa due milioni). La Giunta, su proposta dell’Assessore alle Attività Produttive Ennio Pastoret (Uv), ha infatti approvato la sospensione, sino a nuova determinazione della stessa giunta regionale, della deliberazione n. 2807/2007 sull’elenco aggiornato delle lavorazioni e degli oggetti artigianali ammissibili, ai sensi della legge regionale n. 2/2003 concernente «Tutela e valorizzazione dell’artigianato valdostano di tradizione». (Chi vuole leggersi le puntate precedenti clicchi qui). «L’obiettivo – si legge nella delibera - è di prevedere, in considerazione dell’importanza delle scelte da assumere, ulteriori opportune attività di ricerca e di confronto tra i soggetti coinvolti al fine di pervenire all’elaborazione di una proposta il più possibile coordinata e condivisa, utile a definire complessivamente le caratteristiche del prodotto artigianale della Valle d’Aosta da tutelare e da promuovere attraverso azioni che valorizzino sia i canoni della tradizione che le caratteristiche della qualità artistica». La nuova Giunta ha accolto le numerose perplessità sollevate dagli artigiani, che si erano riuniti in un Comitato spontaneo Fiera di Sant’Orso per far meglio conoscere i motivi della loro protesta, in merito all’impatto che le nuove disposizioni avrebbero avuto sui diversi settori produttivi dell’artigianato regionale. Del resto l’Assessore Ennio Pastoret già al momento del suo insediamento era stato molto chiaro evidenziando la necessità di un’applicazione di buon senso del provvedimento. «Non c’è niente di immutabile a questo mondo. Oggi c’è un quadro regolamentale sul quale tenere aperti i canali della riflessione e del confronto. L’artigianato tradizionale va difeso senza penalizzarlo troppo. Tuttavia dobbiamo vigilare sul fatto che non appena perdiamo il contenuto del brand – che l’artigianato tradizionale porta con sé - apriamo le porte alla possibilità di avere Taiwan che produce oggetti di artigianato tradizionale. E così il non avere previsto delle regole, per quanto condivise con dei limiti precisi, ci metterebbe in una condizione di cui pagherebbero le conseguenze gli stessi artigiani». Soddisfazione nel mondo artigiano. Dario Coquillard che si occupa del settore seriale evidenzia come nessuno degli artigiani che si è detto contrario alle regole voglia snaturare la tradizione. «Siamo perfettamente consci che dobbiamo tutelarci . Tuttavia riteniamo anche fondamentale che si apra un dialogo vero fra amministrazione regionale e mondo artigiano. Una situazione che, purtroppo, non si è mai verificata con la passata gestione. Molti provvedimenti sono stati decisi con davvero poco confronto con il mondo artigiano che inevitabilmente ha una migliore conoscenza di quali sono le difficoltà del settore o gli impedimenti ad applicare determinate regole. Penso,ad esempio, alla difficoltà del reperimento delle materie prime. Trovare noce nostrano con determinate caratteristiche è sempre più difficile. Vediamo anche con favore il coinvolgimento dell’Ivat in grado di offrire la propri competenza rispetto ai principi di salvaguardia della tradizione e di sviluppo delle capacità imprenditoriali dell’intero settore». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Ermanno Bonomi, un altro dei componenti del Comitato. «La sospensione della delibera ridà speranza al nostro settore che st afronteggiando un aforte recessione economica. La possibilità di coinvolgere il comparto in scelte che ridisegneranno l'artigianato per i prossimi anni a venire riporta fiducia all'articolato mondo artigiaano anche se la preoccupazione per la fase delicata rimane». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 29 ottobre 2008)

Messaggi in bottiglia - 19: per «Standard & Poor’s» la Valle d'Aosta è ancora «A+»

Con un po' di ritardo segnalo che Standard & Poor’s ha confermato il rating di controparte a lungo termine della Regione Autonoma Valle d’Aosta ad «A+». Le prospettive sono stabili. Per chi vuole leggersi tutta la nota clicchi pure qui. Sarebbe interessante riuscire ad intercettare il commento di qualcuno che conosce bene questi sistemi di rating...

9 novembre 2008

La nonna di Obama

Come sempre propongo on line i fondi che scrivo sul Corriere della Valle. Questo è stato pubblicato giovedì 6 novembre.

Mentre scrivo da poche ore Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ma non è di politica che voglio parlarvi o del significato che ha questa elezione o della piattaforma politica del futuro presidente (troverete un ampio servizio nelle pagine interne). Non è questo che mi interessa. Sono invece rimasto colpito da come il candidato abbia descritto sua nonna, scomparsa proprio nell’ultimo giorno della campagna elettorale, in un crescendo di emozioni intense, continue. «Era una donna umile e diretta. – ha detto Obama parlando in un comizio, a Charlotte, in North Carolina - Un eroe silenzioso come ce ne sono molti qui tra voi, che lavorano sodo, che pensano alla famiglia, che si sacrificano per figli e nipoti». «E’ stata - ha proseguito l'allora senatore - la pietra angolare della nostra famiglia, una donna di una straordinaria forza e umiltà. Era fiera dei suoi nipoti e pronipoti e ha lasciato questo mondo con la consapevolezza che la sua impronta su tutti noi è stata significativa e sarà durevole».
In queste parole non c’è soltanto abilità retorica, ma traspare un messaggio, anzi ne traspaiono molti: si evidenzia il ruolo degli anziani che, in quest’ultima fase della loro vita - anche se spesso si sentono messi da parte - possono in realtà ancora dare molto; si sottolinea il valore del sacrificio, senza tornaconti, per gli altri. Proprio nell’omelia dei santi, lo stesso Vescovo, ha introdotto l’importanza che si riscopra con i figli l’importanza di un rapporto educativo personale, basato su un dialogo quotidiano. «I figli, troppo spesso, – ha precisato Mons. Giuseppe Anfossi - sono invece affidati ad altri: scuola, tv, mezzi informatici, compagni e, invece, occorre riscoprire un rapporto personale con i figli e ritagliarsi i giusti spazi per poterlo esercitare. In questo il ruolo delle persone anziane è privilegiato. Ora che la loro responsabilità educativa diretta - in quanto genitori - è finita possono mettersi in rapporto con i giovani in modo gratuito». Recentemente un giovane sacerdote della città ha chiesto ad un gruppo di giovani con quale persona avessero sperimentato la bontà. Oltre la metà dei ragazzi interpellati ha risposto i nonni. Sono convinto che questa disponibilità del cuore, l’esempio di questa generosità di amore, unita ad una preghiera fedele, che caratterizza molti anziani, li fa messaggeri di fede verso i più piccoli. La loro testimonianza può aiutare la nostra chiesa locale a raccogliere il frutto di nuove vocazioni. In questi casi è però necessaria la pazienza del contadino che conosce i tempi della natura. Non bisogna mai stancarsi di seminare nei cuori.

8 novembre 2008

Il miele valdostano sogna la Dop

Gli apicoltori valdostani sognano la Dop «Miel du Val d’Aoste» e Châtillon, dal 30 aprile fra le 44 città italiane del miele, vuole diventarne la capitale. Il comparto dell’apicoltura nella regione autonoma ai piedi delle Alpi con i suoi piccoli numeri (7200 alveari, 470 apicoltori iscritti al Consorzio e una produzione di circa 1000 quintali nel 2008 e un giro d’affari di circa un milione di euro) ha da poco celebrato la quinta sagra del miele e dei suoi derivati ospitata dalla località della Media Valle d’Aosta con tanto di degustazioni teatrali, conferenze e lavoretti a tema dei ragazzi delle scuole elementari. Una produzione di nicchia all’insegna della qualità e che, grazie al contesto montano, non è stata colpita dalla pesante diminuzione di produzione a livello mondiale in seguito alla moria delle api, che potrebbe portare ad una fortissima diminuzione del patrimonio apistico. «La nostra regione – spiega Marco Glarey, presidente del Consorzio apistico – è stata colpita in maniera molto marginale da questo singolare e tragico fenomeno».
La Dop, nelle speranze degli addetti ai lavori, garantirebbe ulteriore valore aggiunto al «miele di rododendro», «di castagno» e al «millefiori di montagna» - tre tipologie, il cui prezzo mediamente va da 7 a 10 euro al chilo - già fatte inserire nell'elenco dei prodotti tradizionali italiani. Da tempo l’assessorato ha infatti individuato la strada della certificazione come la maggiormente indicata in un panorama in cui sempre più qualità e particolarità finiscono per essere facce della stessa medaglia, ma percorrerla fino in fondo non è così semplice.
Compagni di viaggio di questo cammino il già citato consorzio, nato nel 1955 per far fronte ad una terribile malattia che rischiava di compromettere il locale patrimonio apistico, e la Cooperativa Miel du Val d’Aoste, costituita nel 1978 per soddisfare le esigenze di commercializzazione del miele della Valle d'Aosta, e attualmente guidata da Michele Beltramelli.
Negli ultimi anni inoltre il Consorzio si è dotato di un apiario sperimentale a Saint Marcel, dove effettua diverse prove, come l'arnia a grattacielo, saggia i differenti materiali da costruzione dell'arnia, testa i diversi prodotti e le forme manipolative nella lotta all'acaro varroa, verifica e adatta i vari metodi di conduzione suggeriti in altre regioni d'Italia e della zona alpina, diffonde l'ottimizzazione dei raccolti dei diversi prodotti dell'alveare, ma soprattutto ricerca sul territorio in collaborazione con il Servizio Sviluppo delle produzioni agroalimentari gli elementi che costituiscono la caratterizzazione dei mieli della Valle d'Aosta. Di particolare interesse anche l’attività didattica. «Nel corso del 2008 – conclude Glarey – il Centro è stato meta di numerose scolaresche. Complessivamente sono stati circa 650 i ragazzi, provenienti sia dalla Valle d’Aosta che dal vicino Piemonte, che hanno visitato la struttura. E il numero sembra destinato a crescere».

7 novembre 2008

Messaggi in bottiglia - 18: Sono anch'io un imbecille

Lo confesso. Sono un imbecille. E molto probabilmente anche un co.... (parola che io non uso in quanto non amo il turpiloquio e vorrei che altri seguissero il mio esempio). Non sono però abbronzato. Ma non importa. Sapete tutti a cosa sto facendo riferimento e non serve che aggiunga molto altro. Trovo però disdicevole che il nostro capo del governo cerchi sempre di fare lo spiritoso con battute di dubbio gusto (non importa se razziste o no) e si rivolga ad avversari politici e semplici cittadini insultandoli perchè non la pensano come lui. Sono convinto che il nostro capo del governo debba chiedere scusa a tutti e interpretare il suo ruolo con maggior dignità. Scusatemi lo sfogo poco in linea con i precedenti post ma, come padre di famiglia, trovo che sia stato dato un pessimo esempio ai nostri figli. Una simile battuta ridicolizza un evento storico epocale di fronte al quale mi sarei aspettato dichiarazioni più serie, più ispirate. Tutto questo cabaret mi ha personalmente stufato. Aggiungerei poi che il nostro capo del governo si farà anche chiamare «l'amerikano», ma ultimamente le sue frequentazioni russe (peraltro molto apprezzate dalle nostre imprese, purtroppo questo va detto...), non sembrano andare in una direzione estremamente filo-atlantica, senza dimenticare il fatto che la democrazia in Russia manifesta qualche criticità. E esibirsi in certe uscite da Mosca, proprio il giorno in cui viene eletto il Presidente degli Stati Uniti, non è diplomaticamente una grande trovata, anche valutati i primi segnali de guerra fredda lanciati immediatamente dall'ex-colosso sovietico.

Segnali di deterioramento per l'economia valdostana nel primo semestre

Banca d'Italia ha diffuso proprio oggi la nota «L'economia della Valle d'Aosta nel primo semestre del 2008» elaborata dalla Filiale di Aosta dell'istituto. Propongo ai visitatori del blog la sintesi introduttiva al documento. Per chi vuole leggersi tutta la nota (ad esempio un consigliere regionale o un imprenditore dovrebbe farlo quasi si trattasse di un dovere morale) non ha che da cliccare qui. Tornerò magari nei prossimi giorni sull'argomento. Se qualcuno vuole già commentare, come sempre, non esiti a farlo.

«Nel primo semestre del 2008 segnali di difficoltà hanno caratterizzato il quadro congiunturale regionale. Nell’industria la domanda e la produzione hanno registrato dinamiche negative in quasi tutti i comparti; le esportazioni di prodotti in metallo si sono ridotte in misura significativa, anche per effetto dell’andamento dei prezzi.
Le previsioni delle imprese industriali per i prossimi mesi delineano un quadro di perdurante stagnazione. Nell’edilizia, l’attività ha rallentato, risentendo dell’indebolimento della domanda nel settore residenziale. Nel terziario, il deterioramento congiunturale ha interessato soprattutto il commercio al dettaglio.
Il lieve aumento del numero di occupati registrato nel semestre è riconducibile alla componente femminile e a quella autonoma; il tasso di disoccupazione si è leggermente ridotto.
I prestiti bancari sono aumentati, per effetto dell’espansione della componente a breve termine. Nonostante i segnali di difficoltà dell’economia reale, hanno accelerato i finanziamenti erogati al comparto produttivo.
Si è attenuato invece il ritmo di sviluppo dei finanziamenti alle famiglie consumatrici, nella forma del credito al consumo e dei mutui per l’acquisto di abitazioni, anche per effetto di operazioni di cartolarizzazione. La qualità del credito, ancora elevata, mostra segnali di deterioramento soprattutto per le famiglie consumatrici. È proseguito l’orientamento delle famiglie valdostane a detenere strumenti finanziari caratterizzati da un elevato grado di liquidità e minore rischiosità».

500 mila euro per i giovani imprenditori valdostani. Che cosa pensate della legge? Cosa vi piace e cosa no? Lo spazio commenti è tutto vostro...

Una dote da 500 mila euro per il 2008. E’ questo l’ammontare della disponibilità finanziaria prevista dal disegno di legge, approvato in questi giorni, dalla Giunta regionale, su proposta dell’Assessore alle Attività Produttive Ennio Pastoret (Uv), in materia di interventi regionali per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile (il testo lo trovate qui). La legge nelle intenzioni dell’assessore dovrebbe «stimolare con provvedimenti mirati il radicamento di una solida e vivace cultura imprenditoriale presso i giovani». L’idea sottesa è quella di far capire alle nuove leve che in Valle d’Aosta non esiste soltanto il posto pubblico e che bisogna iniziare ad attrezzarsi in questo senso. Un progetto già maturato con Leonardo La Torre (Fèdération Autonomiste) (tanto che ne avevamo già scritto qui), suo predecessore nel dicastero durante la giunta presieduta da Luciano Caveri. Il ddl, che si appresta a passare al vaglio delle commissioni consiliari, sarà oggetto, proprio questo pomeriggio, di un incontro tra Pastoret e il direttivo dei giovani imprenditori, guidato da Luca Minini, ad della Mdm di Châtillon. «Le intenzioni sono sicuramente apprezzabili – spiega Minini – anche se ci sono alcuni aspetti del provvedimento che riteniamo vadano valutati più attentamente. Nell'incontro di ieri abbiamo puntato a farci illustrare il ddl dall’assessore in modo da averne una più completa conoscenza. Il confronto deve però continuare. Faremo pervenire in seguito le nostre osservazioni. Non escludo che ci possano essere altre occasioni di confronto con Pastoret».
A chi si rivolge il ddl? Le agevolazioni sono concesse a giovani imprenditori valdostani under 35 alla guida di Pmi, industriali ed artigiane, che non siano costituite da più di un anno, e che non si configurino come continuazione di imprese preesistenti. Sono aziende costituite da giovani anche le società e le cooperative i cui soci siano per almeno il 70 per cento in età compresa fra diciotto e trentacinque anni oppure il cui capitale sociale sia detenuto per almeno il 70 per cento da persone appartenenti alla già citata fascia d’età. «Una scelta – spiega Pastoret – che permette nella fase di start up anche la presenza di soci finanziatori». Un modo per offrire un ulteriore sostegno a giovani imprenditori intenzionati a dare vita a progetti maggiormente strutturati. Le agevolazioni previste consistono in contributi a fondo perduto per spese di investimento, in misura non superiore al 40 per cento della spesa ammissibile e per un importo massimo pari ad euro 60.000. Il limite minimo di spesa ammissibile per poter accedere ai contributi è pari ad euro 15.000. Il contributo può coprire le spese relative: alla ristrutturazione di immobili, nel limite massimo del 50 per cento del costo totale dell’investimento; alla progettazione e direzione lavori, nel limite massimo del 5 per cento del costo totale dell’investimento; all’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature ed automezzi; all’acquisto di brevetti e licenze; all’acquisto di software; all’analisi di mercato; alle consulenze per l’organizzazione aziendale e all’atto notarile di costituzione di società. Il disegno di legge è stato anche preso in esame nei giorni scorsi dal direttivo dei giovani albergatori. «L’obiettivo della legge è estremamente condivisibile – commenta il presidente Filippo Gérard, titolare con la sua famiglia degli alberghi Du Gran Paradis e Sant’Orso di Cogne – esistono però alcuni paletti che ne limitano parecchio le potenzialità». Per Gérard la non cumulabilità con altre tipologie di finanziamento, ad esempio, rimane un vincolo pesante. «Per quanto riguarda il settore alberghiero questo ddl – prosegue il presidente – potrebbe rivelarsi utile per sostenere le attività di indotto della struttura ricettiva. Ad esempio la creazione di negozi che commercializzano i prodotti utilizzati nell’attività alberghiera o nella ristorazione. Purtroppo però questo scenario cozza con il vincolo che l’attività non deve configurarsi come continuazione di imprese preesistenti. Secondo noi si tratta di un paletto su cui si potrebbe discutere. Essere costretti a creare una nuova denominazione sociale non mi sembra la scelta più opportuna. Vedremo se nei successivi passaggi legislativi il testo in questione subirà delle modifiche». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 5 novembre 2008)

6 novembre 2008

Engineering.it conferma i licenziamenti

Si è tenuto ieri a Roma, presso l'Unione Industriali, il terzo incontro tra i vertici dell'Engineering.it e le rappresentanze sindacali (Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm) sui 236 licenziamenti (di cui 50 dovrebbero interessare lo stabilimento di Pont-Saint-Martin). L'azienda ha ribadito la propria intenzione di non voler ricorrere agli strumenti previsti per legge in alternativa ai licenziamenti. In particolare i sindacati lamentano in una nota il fatto che «non si ha evidenza di un piano industriale che faccia capire il senso e la prospettiva di questa azienda nel gruppo e nel mercato e certezze occupazionali per i lavoratori di Engineering.it». Le organizzazioni sindacali, vista la posizione assunta dall'azienda, hanno chiesto l'intervento del Governo affinchè convochi le parti al Ministero dello Sviluppo Economico e hanno proclamato una giornata di sciopero nazionale con manifestazione a Roma per lunedì 17 novembre.

Il mio nome è Bond...James Bond!

Avete ragione la notizia è un po' pubblicitaria, ma onestamente la trovo parecchio curiosa. Di cosa sto parlando? Ma del fatto che un brand come 007 può diventare volàno di turismo nei periodi classicamente meno affollati. L'idea è di Eurotravel, il noto tour operator che ha la sua sede operativa in Valle d'Aosta. Eurotravel propone fino al 30 novembre un week end alla scoperta dei set senesi del nuovo film di 007 «Quantum of Solace» con Daniel Craig. Un’occasione per rivedere le più belle piazze e zone di Siena in chiave James Bond. Si tratta di un soggiorno al Petriolo Spa & Resort, un 5 stelle a Pari, in provincia di Grosseto, a € 910 per 2 persone per 3 notti in camera junior suite con vista panoramica che include la visita guidata ai Bond’ sets a Siena, un pranzo o una cena nel ristorante più in stile 007, e in hotel, accesso gratuito alla zona emozionale della medical spa, accesso gratuito al centro fitness, trattamento di pernottamento e prima colazione, bottiglia di Vernaccia e frutta caramellata in camera all’arrivo dell’ospite. Il Petriolo Spa & Resort è un nuovo hotel benessere con 87 camere che si affaccia sulla Val di Farma. Dispone di una Spa di 3.500 mq con piscine esterne e interne di acque termali, centro benessere con zona emozionale, zona trattamenti. Insomma Bond avrà anche una vita complicata, ma quando sceglie gli alberghi sa trattarsi bene. Forse dovrebbe scrivere una guida...

Sen. Antonio Fosson: dopo il federalismo fiscale serve quello istituzionale (2)

Seconda parte dell'intervista al senatore Antonio Fosson pubblicata dal Corriere della Valle d'Aosta. La prima la potete trovare qui.

Dal punto di vista sociale come giudica l’operato del governo?
Io partecipo alla commissione «Sanità e Affari sociali » del senato. E constato che, se da una parte il verbo più usato è tagliare e risparmiare, dall’altra parte l’aver riunito sotto un unico ministero «Sanità, Lavoro, Welfare e previdenza», come da tempo si fa nella nostra regione, è sicuramente una strategia valida in grado di dare più efficienza al sistema in quanto permette di vedere il problema nella sua globalità. Una decisione, presa dal ministro Sacconi che stimo molto. Del resto è sufficiente pensare che in Valle d’Aosta si spende molto di più per gli anziani che per i giovani. E ditemi voi quanto l’anziano è spesa sanitaria e quanto è sociale. In particolare la legge
che deve essere affrontata al più presto è quella dell’autosufficienza. E’ un tema che mi sta molto a cuore. Un terzo delle famiglie italiane, tra un figlio disabile o un anziano, ha problemi di questo tipo. Di conseguenza utilizzando i fondi previdenziali privati occorre provare a trovare una soluzione all’interno di questa Europa e questa Italia che invecchia sempre di più. Sono convinto che il ministro Sacconi abbia le energie per fare una riforma di tutto il settore. E’
inutile investire in sanità e non in sociale. Anzi Sacconi fa un discorso di prevenzione particolarmente interessante sia per le difficoltà di tipo sociale che per quelle sanitarie. Un vero welfare di benessere.

Cosa pensa della tanto attesa legge sulla montagna?
E’ necessaria. Serve una legge che definisca correttamente che cosa è montagna e ribadisca che le condizioni di chi vive qui sono diverse dalla pianura. Avere un albergo a Rhêmes non è come averlo a Roma. Occorre una legge che garantisca a chi opera in montagna delle prerogative diverse, dei paletti meno complessi.

E’ stato recentemente anche nominato all’interno di una commissione parlamentare di indagine…
Sì. La notizia è di questi giorni. Una commissione che si occupa dell’efficienza del sistema sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino, e che visiterà tutti gli ospedali italiani. Questa commissione era stata ad esempio nel Santa Chiara di Milano e ne aveva denunciato le mancanze.

Come giudica la coabitazione con Nicco?
C’è perfetta sintonia con l’onorevole Nicco. Le esigenze della Valle sono il nostro primario obiettivo.

Con i numeri della maggioranza al Senato quali sono i suoi reali margini di manovra?
Questo è un aspetto avvilente. Un governo non può portare tutti i procedimenti in aula con decreto legge e porre la fiducia. Si salta completamente il parlamento. Il Senato è totalmente delegittimato.

Del resto gli stessi numeri non autorizzerebbero una simile strategia…
C’è da dire che i meccanismi legislativi sono molto farraginosi per cui comunque bisogna andare verso una riforma dei regolamenti. E’ chiaro che non è più possibile un bicameralismo perfetto. Però da qui arrivare ad una discussione di un solo giorno per la finanziaria… Anche perché nella discussione obiettivamente arrivano delle proposte positive, migliorative anche dalla minoranza. Faccio un esempio. Il decreto Gelmini arriva al Senato blindato perché se cambi qualcosa deve tornare alla Camera. E allora che senso ha? Anche se uno parlasse con la lingua degli angeli non cambierebbe assolutamente nulla. Non solo, ma fai una discussione in un’aula semi-vuota. E’ veramente avvilente per l’esperienza parlamentare procedere così. Poi non sono così urgenti i decreti, ad esempio una riforma della scuola di questo tipo…

Come giudica i rapporti con il Governo regionale?
Io auspico sempre una maggiore sinergia. In un momento di crisi e difficoltà di rappresentatività bisogna avere una voce sola a tutti i livelli. Le nostre richieste devono essere coordinate in modo da avere più peso.

5 novembre 2008

Yes we did!

Barack Obama è il 44° presidente degli Stati Uniti. Su questo giorno ho già scritto nei mesi passati e scriverò nei prossimi giorni (ad esempio sul Corriere della Valle di venerdì). Ma non oggi.

Sen. Antonio Fosson: dopo il federalismo fiscale serve quello istituzionale (1)

Dopo l’onorevole Roberto Nicco tocca ora al senatore Antonio Fosson riferirci del suo impegno romano. Oggi pubblico la prima parte domani la seconda.

Che cosa pensa dell’approccio al federalismo del governo?
E’ sicuramente l’argomento più importante di tutto l’autunno. In questi giorni è scoppiata la contestazione nel mondo della scuola altrimenti nell’agenda dei lavori parlamentari il federalismo sarebbe sicuramente il dossier più importante. Fra l’altro è incardinato al Senato quindi ne discuteremo prima noi. Per una regione, poi, come la Valle d’Aosta, dove da sessant’anni si parla di federalismo, di autonomie mi verrebbe anche da aggiungere meno male che si affronta questo tema. Meno male che finalmente si vuole abbandonare lo statalismo del passato. Vuol dire che la nostra strada di rispetto del particolare è significativa e che lo Stato la riconosce come percorribile.

Ma perché è importante?
Perché alla base del federalismo c’è sempre la difesa della persona nella sua particolarità. Non esiste un sistema che rispetti maggiormente la persona di questo che va a governare nel piccolo, ispirandosi al principio di sussidiarietà. Una dimensione federale che però deve comunque preservare quella nazionale. Secondo me è una grande occasione per riformare l’amministrazione. Anche noi la vediamo in maniera positiva in quanto ci troviamo di fronte ad un sistema italiano che non riusciamo più a gestire. I cardini sono due: il primo è quello della spesa reale. Ne abbiamo parlato a lungo con il ministro Calderoli e siamo convinti, sono convinto, che si tratti della scelta che garantisca la maggior equità, che è il secondo cardine. Una appendicectomia deve costare 5000 lire a Palermo come a Milano. I bilanci analizzati sotto il punto di vista della spesa storica come è stato fatto ultimamente non sono equi perché, soltanto per fare uno dei tanti esempi possibili, risentono di regole amministrative non corrette. Io perciò dico che la spesa reale è il cardine da cui partire. Fra l’altro questo criterio ci dà la possibilità di far finalmente pesare quei costi sanitari aggiuntivi, pari a circa il 25%, di cui da tempo parliamo, derivanti dalla particolare conformazione geografica del territorio regionale. E così giustificare il fatto che non abbiamo dei privilegi, ma delle spese in più.

Con il cardine dell’equità a cosa fa riferimento?
Chiaramente al fondo di perequazione. La Giunta regionale ha già annunciato da tempo la propria intenzione di aderire al fondo in quanto deve essere data a tutti la possibilità che la già citata appendicectomia possa essere operabile dovunque su tutto il territorio nazionale alle stesse condizioni. Vorrei però aggiungere che il federalismo fiscale è soltanto un primo passo di quello che poi deve essere un federalismo istituzionale. Diversamente c’è il rischio che ad uno statalismo imperante si sostituisca un regionalismo imperante. Il federalismo istituzionale
dà più possibilità di intervento agli enti locali, alle comunità montane se ci saranno ancora, alle associazioni di comuni. Serve una mentalità che dica sì è giusto che la persona si determini attraverso una sussidiarietà trasversale, attraverso una partecipazione delle decisioni. Aggiungo però che la Regione Valle d’Aosta non nasconde alcuni timori. Per la nostra specificità noi avevamo già una condizione di autonomia, giustificata dalle spese. Non si tratta di privilegi.
Con quello che riceviamo in più paghiamo la sanità mettendo un terzo in più di quello che farebbe lo Stato. Se ci dicessero di tagliare di un terzo le spese sanitarie tante cose che si fanno adesso non si potrebbero fare più. E così nella scuola, ad esempio nelle scuole di montagna, che pur in presenza di un decreto Gelmini possono continuare la loro attività.

Che cosa pensano, gli altri parlamentari, della Valle d’Aosta?
Alcuni parlamentari vedono la Valle d’Aosta come una regione privilegiata. Poi se conoscono un po’ di più la realtà della nostra regione l’opinione cambia. In particolare capiscono che noi abbiamo delle spese di cui loro non si rendono conto. Ad esempio abbiamo delle tac particolarmente sofisticate per 120mila abitanti. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 30 ottobre 2008)

4 novembre 2008

Roberto Nicco: parlamentare europeo e federalismo i temi più caldi (2)

Seconda parte dell'intervista all'on. Roberto Nicco. La prima la trovate qui.

Nei prossimi sei mesi quali sono i temi più importanti che sarà chiamato ad affrontare?
I due temi centrali che impegneranno le Camere sono quelli su cui già mi sono soffermato: nuova legge elettorale per il Parlamento europeo e federalismo fiscale. E’ iniziato anche l’esame della legge finanziaria 2009, profondamente ed opportunamente riformata rispetto ai testi illeggibili degli ultimi anni. Vi sono tre soli articoli e mi auguro che non vengano gonfiati da centinaia di emendamenti sulle più svariate materie. Intanto si prevede che siano rese permanenti, dal 1° gennaio 2009, le agevolazioni su gasolio e GPL per le zone montane. Manca invece la copertura per la fiscalizzazione degli oneri sociali sui contributi previdenziali e assistenziali per le aziende agricole montane e su questo interverremo.

Qual è il tema che le sta più a cuore?
Quella riforma dello Stato di cui da troppi anni si parla invano e che è essenziale, a partire dal cuore stesso del sistema, dal Parlamento, con la riduzione del numero dei parlamentari e la differenziazione delle funzioni tra la Camera ed un Senato che sia espressione delle Regioni, e con la produzione di leggi semplici e chiare che tutti i cittadini possano comprendere.

Quale è la situazione della tanto attesa legge sulla montagna?
Credo che si pongano troppe attese sulla legge sulla montagna, quasi che possa taumaturgicamente risolvere tutte le questioni. E’ certamente necessaria ed il Gruppo interparlamentare Amici della Montagna sta procedendo alla redazione di un testo, sulla base dei lavori della scorsa legislatura coordinati dal senatore Perrin. Ma certo più importante sarebbe il diretto trasferimento delle competenze alle Regioni, con definizione delle aree effettivamente montane.

Come giudica la «coabitazione » con Fosson?
Abbiamo seguito percorsi politici differenti che ci hanno portati ad una responsabilità che non può che essere comune: rappresentare la Valle d’Aosta nel suo assieme all’interno del Parlamento italiano. Siamo in una situazione in cui la maggioranza ha numeri schiaccianti. Tanto più è dunque necessaria la piena intesa e collaborazione tra i due parlamentari valdostani. In questi primi mesi abbiamo operato in tal senso, in piena sintonia.

E i rapporti con il Governo regionale?
Da parte mia confermo piena disponibilità a collaborare, nel rispetto dei ruoli. Abbiamo certamente un buon supporto nell’Ufficio di Rappresentanza a Roma.

Con i numeri della maggioranza alla Camera quali sono i suoi reali margini di manovra?
Talvolta la maggioranza, proprio perché è troppo convinta di essere schiacciante, è stata battuta alla Camera, a causa delle molte assenze nei banchi del centrodestra, nonostante i pianisti sempre all’opera, ed anche di qualche segnale politico giunto dal suo interno! E comunque non c’è solo la legge dei numeri. Essenziale è costruire delle relazioni trasversali a difesa degli interessi della Valle d’Aosta.

3 novembre 2008

Roberto Nicco: parlamentare europeo e federalismo i temi più caldi (1)

Sul Corriere della Valle d'Aosta del 23 ottobre ho pubblicato un'intervista all'on. Roberto Nicco che come sempre propongo ai lettori del blog divisa in due parti. Oggi e domani. In merito al parlamentare europeo ricordo che una recente spedizione romana bipartisan del nostro Consiglio regionale non sembra essere stata coronata da successo. L'intervista è precedente.

Che cosa pensa dell’approccio al federalismo del governo?
E’ un passaggio fondamentale di cui si è per ora tracciato solo il quadro di riferimento generale. Già nella scorsa legislatura si è a lungo discusso del cosiddetto federalismo fiscale. Come è noto, vi era una bozza governativa che, per quanto riguarda le Regioni a Statuto speciale, era fortemente penalizzante e che, anche a seguito di un nostro intervento direttamente con il Presidente Prodi (3 aprile 2007), fu ritirata. Tra Governo e Regioni si sviluppò poi un intenso confronto da cui scaturì un articolo sostanzialmente condiviso inserito nel disegno di legge 3100. Su quella base, in questa legislatura è proseguita la discussione tra Regioni e Governo che, per quanto concerne le Regioni a Statuto speciale, si è conclusa con un testo concordato, l’art. 20, in base al quale il concorso al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà, nonché l’assolvimento degli obblighi posti dall’ordinamento comunitario, avviene tramite norme di attuazione. Questo è per noi il punto cardine positivo. Come è noto, le norme di attuazione vengono predisposte da una Commissione paritetica Stato-Regione, e dunque nulla potrà essere fatto senza il consenso della Regione. La Commissione è in via di ricostituzione e diventerà uno strumento essenziale nei prossimi mesi dovendo, tra l’altro, definire anche quali nuove funzioni statali potranno essere trasferite o delegate alla Regione nel quadro di attuazione del federalismo.

Che opinione hanno gli altri parlamentari della Valle d’Aosta?
Più che con la Valle d’Aosta, il confronto avviene con la componente delle minoranze linguistiche nel suo assieme, e dunque con Valle d’Aosta e Sud Tirolo, le cui problematiche rispetto allo Stato sono spesso coincidenti. E’ noto che le Regioni a Statuto speciale hanno parecchi nemici, a destra e a sinistra. Basta scorrere le proposte di legge presentate da esponenti di entrambi gli schieramenti per l’abolizione degli Statuti speciali. O ricordare le recenti affermazioni del ministro Brunetta. Ricordo tuttavia che abbiamo anche importanti difensori, tra cui, in primo luogo, il Capo dello Stato Napolitano che negli incontri con i parlamentari valdostani sempre ha riconosciuto sia il ruolo importante svolto dalla Valle d’Aosta nella trasformazione regionalista dell’Italia, sia il significato della presenza delle minoranze linguistiche quale positiva espressione di pluralismo culturale per l’intero Paese.

In questi primi mesi della legislatura su quali provvedimenti si è concentrata la sua attenzione? Molti i temi in discussione. Tra i principali il decreto Tremonti in materia economica e il decreto Gelmini sulla scuola. In entrambi ho presentato un emendamento per l’inserimento della già citata clausola di salvaguardia. Seppur riformulata, è stata accettata, nel primo con votazione in aula, 477 sì su 483 presenti, nel secondo, dopo l’approvazione in Commissione, con l’inserimento nel maxiemendamento su cui il governo ha posto la questione di fiducia. Anche il decreto Gelmini non sarà dunque applicato direttamente in Valle d’Aosta. Ora siamo ad uno dei passaggi per noi cruciali della legislatura. Mentre scrivo è all’esame della Camera la nuova legge sull’elezione del Parlamento europeo che avverrà tra pochi mesi, nel giugno 2009.
L’Europa è diventata sempre più un centro decisionale fondamentale che, con le sue direttive, incide direttamente sulla vita di tutti noi, singoli cittadini ed imprese. La Valle d’Aosta rivendica perciò da molto tempo un proprio rappresentante al Parlamento europeo. Nella scorsa legislatura avevo presentato, assieme ai colleghi della SVP, una nostra proposta di legge. La I Commissione della Camera, dopo lunghe discussioni era infine giunta, il 20 dicembre 2007, ad un testo unificato che ridisegnava le circoscrizioni elettorali su base regionale e delle province autonome di Trento e Bolzano ed assicurava comunque un seggio ad ogni circoscrizione. Quindi anche alla Valle d’Aosta. La crisi di governo e la fine anticipata della legislatura hanno poi impedito di concludere l’iter legislativo. Già pochi giorni dopo le elezioni, il 29 aprile, sempre assieme ai colleghi Zeller e Brugger della SVP, è stata perciò presentata una proposta di legge che riprende quel testo unificato. Ma la maggioranza di centro-destra ha deciso di seguire una strada che contrasta apertamente con la nostra impostazione, mantenendo un collegio unico Piemonte-Valle d’Aosta-Liguria che, di fatto, impedisce l’elezione diretta di un rappresentante
della Valle d’Aosta. Tra l’altro avanzando motivazioni inaccettabili. La rappresentanza della Valle d’Aosta, Regione ed espressione di una minoranza linguistica costituzionalmente garantita, sarebbe non un diritto, ma “un privilegio”! Stiamo ora operando, in subordine, per rendere reale il cosiddetto “apparentamento”, soluzione di ripiego perché costringe ad una logica di schieramento, con un emendamento che propone la riduzione dei voti necessari da 50.000 a 25.000, senza la quale anche questa via è illusoria.

1 novembre 2008

Santi e defunti: siamo tutti invitati a pensare all'essenziale

Come sempre ospito sul mio blog gli editoriali che pubblico sul Corriere della Valle anche se non sono di materia economica. In questa maniera celebro anche in questo spazio la ricorrenza di «Tutti i santi» e della «commemorazione dei defunti». Un pensiero che ci invita, almeno per 48 ore, ad andare al di là delle contingenze del momento e a spingere il nostro sguardo un po più in là, un po' più in su.

La vicinanza della festa dei santi a quella dei morti fa pensare ad uno strano testacoda, ad un cortocircuito liturgico che affianca sentimenti apparentemente diversi e contrapposti,gioia e cordoglio, e di cui si fa fatica a dare ragione, ad esempio, ai nostri figli. E così, per qualche genitore ben venga Halloween, che fa apparire la visita famigliare sulle tombe dei propri cari uno strano rituale americano, molto trendy, «molto forte» come direbbero i nostri figli. Ma non è così. E dobbiamo stare attenti (e chi scrive parla prima di tutto a se stesso come genitore) a non inforcare inconsciamente spericolate scorciatoie. Esemplifico con una frase - di cui purtroppo ignoro l’autore - un po’ ruvida ma chiara. «Nella vita non puoi essere un pacco che l’ostetrica consegna al becchino. La vita è un dono di Dio che non va sprecato». Trovo che questa
affermazione possa essere un'utile bussola in grado di guidarci in questi giorni stimolandoci a far ben attenzione che entrambe queste dimensioni liturgiche coesistano. La carmelitana Cristiana Dobner rende ancora più concrete queste ricorrenze, invitandoci a non cadere nel grande imbroglio, occulto o palese, che viene teso a tutti noi dalla moda corrente e dai trend che infestano il nostro quotidiano, cioè che il fascino della giovinezza non ha mai fine. «Per poco che ci si guardi in giro e si osservi, la corsa all’apparire, - spiega la Dobner - al coprire le rughe e allo scoprire i corpi, è frenetica e travolgente. Oggi un mercato fiorente è proprio quello del fitness, del lifting, del silicone, del botulino, di una medicina che non garantisce all’individuo di diventare persona sana e vigorosa, ma che gli crea l’illusione di un traguardo inesistente e che si sposta sempre più in là. Si rimuove, prima di tutto, la realtà».
Il risultato è che la vita come dono di incontro con Dio e fra i fratelli non è più considerata come essere insieme pellegrini che, tenendo fisso lo sguardo sul Fratello Gesù, corrono incontro al Padre. «Tutto – conclude Dobner - viene scardinato e inizia la grande corsa che poggia su due piedi con due nomi differenti: Avere e Spendere».
La vicinanza di queste ricorrenze ci indica in realtà l’essenziale e questo dobbiamo imparare a comunicare. Una vita merita di essere vissuta facendo del sogno di Dio il nostro e per fare questo non c’è una strada migliore di altre. Ognuno può trovare la propria: ma tutti siamo chiamati a partecipare alla stessa gloria e alla stessa beatitudine di Dio. Le innumerevoli biografie di vite di santi sono lì per dirci questo. Forse leggerne una con i nostri figli il 1° novembre potrebbe essere un modo per rendere più concreto ai loro occhi che cosa significhi essere amici di Dio. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 30 ottobre 2008)
 

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