11 settembre 2008

Claudio Lavoyer: dobbiamo far meglio conoscere il nostro modello di sviluppo (1)

Claudio Lavoyer (Fédération Autonomiste) ritorna dove aveva iniziato la sua carriera di Assessore. Entrato in Consiglio regionale il 27 luglio del 1998, nel 1990 aveva ricoperto l’incarico di assessore al Bilancio, e ammette di trovarsi a suo agio al primo piano di Place Deffeyes. Come sempre propongo anche on line l'intervista già uscita sul Corriere della Valle d'Aosta che fa parte del ciclo dedicato alla nuova Giunta Rollandin.

Il federalismo fiscale è il tema del momento. Le Regioni a Statuto speciale sono nell’occhio del ciclone…
Confesso che ci sono molti punti di contatto con lo scenario che mi ritrovai ad affrontare quasi vent’anni fa. Nel 1990 c’era il problema dell’Iva di importazione. Con la nascita dell’Unione europea e l’eliminazione delle dogane la Valle d’Aosta avrebbe dovuto rinunciare definitivamente ad una entrata particolarmente consistente, pari a circa 400 miliardi delle vecchie lire. Eppure, già allora, attraverso un confronto serrato con il governo abbiamo ottenuto il mantenimento di questa cifra con tanto di indicizzazione Istat. Penso che se già allora le nostre motivazioni sono state ritenute valide lo saranno ancora di più oggi che in realtà si toccano materie la cui modifica richiede iter particolarmente complessi e che non possono essere decisi in maniera unilaterale dallo Stato, riguardando il nostro Statuto speciale. Inoltre l’impostazione di base del problema mi appare scorretta. Sembra che l’unico obiettivo di chi porta avanti questo progetto sia di far fare sacrifici anche alle regioni a statuto speciale. In pratica chi già opera in autonomia, con proprie competenze deve fare un passo indietro. Vorrei ribadire che tutte le risorse che lo Stato lascia sul nostro territorio sono il risultato di una trattativa e di un trasferimento di competenze dallo Stato alla Regione.

E’ una materia particolarmente delicata come ho evidenziato nel mio editoriale sul Corriere della Valle della scorsa settimana…
E’ chiaro che il tema del federalismo non può essere affrontato soltanto ricorrendo a parametri economici. Inoltre sono convinto che le regioni a Statuto speciale abbiano storie diverse e anche stati di attuazione dello Statuto differenti per cui non possono essere trattate tutte alla stessa maniera.

Ma questo dibattito non può essere l’occasione per fare un bel tagliando allo Statuto? Per modernizzarlo?
Personalmente credo che questo sia l’argomento meno qualificato per una simile operazione. Anche se è vero che non siamo ancora riusciti a rinnovare il nostro Statuto. Un obiettivo che dovremmo porci in particolar modo ora che sono venute meno alcune ragion d’essere dell’autonomia speciale, presenti nel 1945. Uno di questi elementi nuovi è sicuramente la costruzione dell’Europa che ci ha proiettato in un nuovo scenario. Questo dovrebbe spingerci verso l’elaborazione di un nuovo Statuto.

Ritornando alla materia economica. Tutte le tabelle comparse sui giornali in questi giorni mostrano una Valle d’Aosta non in grado di provvedere a sé stessa con le proprie risorse. Questo perché gli stessi milioni di euro derivanti dall’accordo sull’iva da importazione nel nuovo assetto sembrerebbero essere messi in discussione. Anche alcuni editoriali pubblicati sulle prime pagine del Sole 24 Ore vanno in questa direzione…
Non credo sia possibile. Gli oneri acquisiti allora per mantenere quella somma sul territorio regionale erano sicuramente superiori… Tuttavia sono convinto che il rapporto con lo Stato su questa materia non possa essere di tipo conflittuale. Tanto per capirci, una regione come la nostra, di confine, di montagna, in questi oltre sessant’anni di autonomia speciale ha dato
vita ad un modello che può essere utile a tutti, che, secondo me, ha funzionato. Questo può essere l’interrogativo da porre. Le risorse che abbiamo avuto le abbiamo spese correttamente?

Cioè?
E’ il modello della «montagna viva». Il mantenimento della popolazione su tutto il territorio regionale. Le statistiche non tengono conto di determinati fattori. Se io prendo i centoventimila valdostani e li metto tutti in un quartiere dove ora sorge Aosta e garantisco loro uno stipendio più che dignitoso finisco sicuramente per avere meno spese di quelle che ho ora con servizi, strade, paravalanghe che arrivano in tutte le frazioni. Ma è questa una politica corretta? Bisogna far passare il concetto che questa politica della conservazione del territorio è utile a tutti non soltanto ai valdostani. Dobbiamo ancorarci sulle ragioni storiche, culturali dello Statuto e presentare il nostro modello di sviluppo. (Pubblicato sul Corriere della Valle del 4 settembre 2008) (Continua)

10 settembre 2008

Land Rover sul Cervino: il comunicato di Legambiente. Cosa significa fare promozione turistica?

La sezione di Legambiente di Piemonte e Valle d'Aosta ha fatto un comunicato stampa molto critico in merito ad una manifestazione che si è svolta a Cervinia. Il titolo del comunicato è estremamente efficace. «LAND ROVER SUL CERVINO. Quando il disprezzo per la montagna viene chiamato “amore”. Cervinia e mezzi fuoristrada. Legambiente domanda: ”E' questa la promozione turistica del territorio?”». Penso che il comunicato che potete leggere in questo post, al di là del fatto specifico, sia utile per aprire un dibattito su cosa significhi fare promozione turistica.

Con un primo piano su una foto da incubo si apre il comunicato stampa del «Registro Italiano Land Rover» (agevolmente scaricabile dal sito omonimo) per pubblicizzare l'evento di Cervinia del 1° week end di settembre 2008: una colonna di jeep che riempiono un parcheggio e, sembra, un prato in un villaggio in mezzo alle montagne (poco importa quale sia la località, l'importante è la violenza dell'accostamento).
L'enfasi con la quale si pubblicizza il programma non lascia dubbi: «Il percorso, ben 42 Km di strade sterrate montane panoramiche, prive di vegetazione, che attraverseremo nella “ripida”scalata al Cervino arrivando sino a quota 3.100 m s.l.m., transitando su percorsi normalmente chiusi al transito dei veicoli!!» (Il grassetto è loro!)
Lo scorso anno assegnammo la bandiera nera al progetto Svizzero della Piramide del Piccolo Cervino - un'assurda costruzione di vetro e acciaio alta 90 metri appoggiata sulla vetta della montagna, ricorda l'associazione ambientalista - ma la gara a chi sfrutta con logiche distruttive la montagna pare non fermarsi mai. Comprendiamo che potenti lobbies costruttrici non si fermino davanti a nulla, ci chiediamo piuttosto come il Sindaco di Valtournenche, depositario del patrimonio della splendida vallata non si renda conto dell'offesa arrecata alla montagna da iniziative come questa.
Il paese di Cervinia continua a essere considerato dagli amanti delle Alpi un posto da evitare, una Milano in miniatura spostata come per errore sopra i 2000 metri: non bastano i danno fatti negli scorsi decenni da una speculazione edilizia che sembra non avere neppure oggi limiti? Si dia pace almeno ai versanti circostanti per rispetto della montagna e di chi la ama!
Si osservi poi che a due passi di Cervinia c'è Zermatt, paese che ha basato gran parte del suo successo sul turismo senz'auto, reso possibile dalle arditissime linee ferroviarie e funicolari che la collegano, in basso, alle linee della valle del Rodano.
Il fatto che la proprietà della società che gestisce le funivie – l'altro ente che dà le autorizzazioni - sia passata nei giorni scorsi in mano alla Regione Valle d'Aosta servirà nei prossimi anni a porre freno a raduni di questo tipo e ad avvicinarci ad un turismo più moderno come accade da anni a Zermatt?

9 settembre 2008

Impianti a fune: comparto in difficoltà

Crescono ricavi (+10,5%) e i passaggi (+7,7%) nel settore degli impianti a fune, ma parafrasando il linguaggio borsistico verrebbe da dire che si tratta di un rimbalzo tecnico. Il saldo positivo infatti arriva dopo il biennio tutt’altro che esaltante 2005/2006 e 2006/2007 in cui i ricavi si erano fermati, rispettivamente, a 53,0 e 54,5 milioni e i passaggi a 25,7 e 25,8 milioni. Nell’ultima stagione appena conclusa invece, sulla base dei dati forniti da Massimo Lévêque, direttore della Siski, società che si occupa dello ski pass unico regionale, le funivie valdostane si sono fermate a 27,9 milioni di passaggi e 56,9 milioni di ricavi. Come fatturati sicuramente il miglior risultato dell’ultimo quadriennio ma scorrendo la serie storica spiccano i 58,9 milioni dell’annata 2003/2004. «Senza dimenticare l’inflazione – precisa Levêque - e i costi di gestione in continua crescita a partire da quelli energetici. La situazione resta critica».
Ferruccio Fournier, presidente dell’Associazione Valdostana impianti a Fune. Si rallegra del fatto che per lo meno «abbiamo avuto una stagione invernale all’insegna della normalità dal punto di vista metereologico, con nevicate puntuali a fine novembre e inizio di dicembre, un periodo natalizio con tutti i comprensori aperti e con buone condizioni di neve». Più difficile l’esercizio estivo. «Come Funivie del Monte Bianco – commenta l’amministratore delegato Roberto Rota abbiamo registrato un lieve calo nei passaggi (-3%) e nei ricavi (-1%). Date però le condizioni climatiche tutt’altro che esaltanti non sarebbe giusto lamentarsi. L’unico dato negativo è stato quello strettamente commerciale, cioè gadget, ristorante e bar. Qui c’è stata una diminuzione degli incassi pari al 4,35%, a dimostrazione che la gente non rinuncia magari alla gita ma si concede qualche svago in meno». Uno dei segni più evidenti della criticità del settore la cessione da parte dell’industriale torinese Mario Cravetto del pacchetto di maggioranza (64,90%) della Cervino spa (180 dipendenti di cui 80 stagionali), società fondata nel 1934 e che gestisce gli impianti di risalita della località di Breuil-Cervinia. Ad acquistare, tramite la propria finanziaria Finaosta, la Regione Valle d’Aosta per un valore massimo di 3 milioni di euro. La Regione è riuscita ad avere la meglio su tre gruppi di privati: due italiani (di cui uno di Cervinia) e uno svizzero di Zermatt. La Finaosta che già deteneva il 12 per cento della Cervino controllerà così la società con il 77 per cento delle quote azionarie. «L'operazione - ha spiegato il presidente della Regione, Augusto Rollandin, - ha come punto fermo il mantenimento dell'attività turistica nel comprensorio della Valtournenche, in risposta a una situazione di crisi di liquidità della società che rischiava di avere un esito negativo sin dalla prossima stagione invernale». La Regione prevede nel breve periodo di attuare degli investimenti per il rinnovo di alcuni impianti di risalita del Cervino, mettendo a disposizione una dotazione finanziaria di 23 milioni di euro. «Il comprensorio di Breuil Cervinia - ha precisato l'assessore regionale al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti, Aurelio Marguerettaz - ha forti potenzialità che esigono degli investimenti». Ma l’obiettivo della Giunta, al di là di alcuni interventi tampone, resta comunque quello di dare una risposta globale al problema. Sullo sfondo rimane l’ipotesi di una holding che raggruppi tutte le società allo scopo di meglio coordinare l’operato di tutte le società. «Al di là della soluzione che sceglieremo – commenta Marguerettaz - occorre una razionalizzazione che permetta dei trattamenti retributivi definiti con criteri comuni, acquisti fatti insieme, logiche manutentive e promozionali comuni». Come primo passo per definire quale sia la soluzione più adatta è stato dato incarico a Finaosta di predisporre la redazione del rapporto regionale per gli impianti a fune. Il rapporto conterrà in particolare l’analisi dello stato attuale del settore, dal punto di vista tecnico-economico e finanziario, e le possibili linee di sviluppo; l’individuazione delle criticità dei comprensori sciistici in relazione agli afflussi sugli impianti e sulle piste, mediante l’analisi delle frequentazioni e dei bilanci economici; l’indicazione dei dati relativi alle caratteristiche di ogni impianto, dei comprensori in cui sono raggruppati gli impianti a fune, dei dati dell’ultimo quinquennio relativi alla frequentazione dei comprensori e ai conti economici di gestione dei concessionari e dei comprensori o le parti di comprensorio che necessitano di un ampliamento, di un potenziamento o di un ridimensionamento; l'analisi dello stato degli impianti di innevamento programmato, specificando le risorse energetiche ed idriche necessarie al loro funzionamento, e del parco mezzi battipista, specificandone le caratteristiche tecniche, l’anno di costruzione e le ore di utilizzo. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 3 settembre 2008)

8 settembre 2008

Rollandin e la Bozza Calderoli: le novità dell'articolo dedicato alle regioni a Statuto speciale

Per completezza di informazione rispetto al confronto avviato su questo blog in materia di federalismo fiscale riporto anche il comunicato stampa, datato 5 settembre, diffuso dalla Giunta regionale in merito alla bozza Calderoli. Sul Corriere della Valle di questa settimana troverete altri commenti pervenuti direttamente in redazione.

Nella giornata di ieri è pervenuta dal Ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli e dal Ministro delle riforme per il federalismo Umberto Bossi, la bozza aggiornata del disegno di legge recante «Attuazione dell’articolo 119 della costituzione: delega al governo in materia di federalismo fiscale›». «La nuova versione mi pare soddisfacente in quanto l’articolo 20, riguardante le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome, è stato ritoccato secondo le proposte formulate con le altre Speciali – dice il Presidente della Regione Augusto Rollandin - è previsto quindi che le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome partecipino agli obiettivi di perequazione e solidarietà, secondo i criteri e le modalità che saranno stabiliti nelle norme di attuazione, che dovranno tenere conto della dimensione della finanza regionale rispetto alla dimensione della finanza pubblica complessiva, nonché delle funzioni effettivamente esercitate dalle Regioni a Statuto speciale e dalle Province autonome».L’iter del provvedimento dovrebbe essere sottoposto all’esame della Conferenza Unificata per il prescritto parere il prossimo 18 settembre 2008.

Vi aggiungo il testo del nuovo articolo. In grassetto trovate le variazioni rispetto alla prima versione. Per ora confesso di orientarmi malamente nella materia. Cercherò di riuscire a trovare qualcuno in grado di spiegarmi e spiegarci che cosa sta succedendo.

Art. 20
(Coordinamento della finanza delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome)

1. Nei limiti consentiti dai rispettivi Statuti speciali, le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano concorrono al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà ed all'esercizio dei diritti e doveri da essi derivanti, nonchè all’assolvimento degli obblighi posti dall'ordinamento comunitario, secondo criteri e modalità stabiliti da norme di attuazione dei rispettivi statuti, da definire, con le procedure previste dagli statuti medesimi, entro il termine stabilito per l'emanazione dei decreti legislativi di cui all'articolo 2 e secondo il principio del superamento del criterio della spesa storica di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c).

2. Le norme di attuazione di cui al comma 1 tengono conto della dimensione della finanza delle predette Regioni e Province autonome rispetto alla finanza pubblica complessiva, delle funzioni da esse effettivamente esercitate e dei relativi oneri, anche in considerazione degli svantaggi strutturali permanenti, ove ricorrano, e dei livelli di reddito pro-capite che caratterizzano i rispettivi territori o parte di essi, rispetto a quelli corrispondentemente sostenuti per le medesime funzioni dallo Stato, dal complesso delle regioni e, per le regioni e Province autonome che esercitano le funzioni in materia di finanza locale, dagli enti locali. Le medesime norme di attuazione disciplinano altresì le specifiche modalità attraverso le quali lo Stato assicura il conseguimento degli obiettivi costituzionali di perequazione e di solidarietà per le Regioni a statuto speciale i cui livelli di reddito pro-capite siano inferiori alla media nazionale. Tengono altresì conto dell’esigenza di promuovere lo sviluppo economico e di rimuovere gli squilibri economici e sociali prevedendo anche, in conformità con il diritto comunitario, forme di fiscalità di sviluppo. Disciplinano, sulla base di quanto previsto dai rispettivi statuti, le modalità per l’attribuzione alle Regioni di quote del reddito delle imprese con sede legale fuori del territorio della Regione e con stabilimenti o impianti nella Regione medesima, contestualmente all’attribuzione o trasferimento delle eventuali competenze o funzioni spettanti alle medesime Regioni ed ancora non esercitate.

3. Le disposizioni di cui al comma 1 sono attuate, nella misura stabilita dalle norme di attuazione degli statuti speciali e alle condizioni stabilite dalle stesse norme in applicazione dei criteri di cui al comma 2, anche mediante l'assunzione di oneri derivanti dal trasferimento o dalla delega di funzioni statali alle medesime Regioni a statuto speciale e Province autonome ovvero da altre misure finalizzate al conseguimento di risparmi per il bilancio dello Stato, nonché con altre modalità stabilite dalle norme di attuazione degli statuti speciali. Inoltre, le predette norme, per la parte di propria competenza:
a) disciplinano il coordinamento tra le leggi statali in materia di finanza pubblica e le corrispondenti leggi regionali e provinciali in materia, rispettivamente, di finanza regionale e provinciale, nonché di finanza locale nei casi in cui questa rientri nella competenza della Regione a statuto speciale o Provincia autonoma;
b) definiscono i princìpi fondamentali di coordinamento del sistema tributario con riferimento alla potestà legislativa attribuita dai rispettivi statuti alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome in materia di tributi regionali, provinciali e locali.

6 settembre 2008

Alla scuola di Anselmo. Educare alla fede

Proseguo a proporre i miei fondi pubblicati settimanalmente sul Corriere della Valle d'Aosta.

Domenica 7 settembre, con la celebrazione in Cattedrale, alle 15, della Festa di San Grato, inizia il nuovo anno pastorale. Il Vescovo di Aosta, Mons. Giuseppe Anfossi, consegnerà al termine della celebrazioni la sua nuova lettera pastorale dal titolo «Alla scuola di Anselmo. Educare alla fede». Il testo integrale della lettera sarà come sempre pubblicato sul Corriere della Valle in modo da favorirne la più ampia diffusione possibile. Tema della lettera sarà l’iniziazione cristiana sviluppata alla luce dell’insegnamento di Sant’Anselmo d’Aosta di cui ci prepariamo nel 2009 a celebrare l’anniversario dei 900 anni della morte. Nell’approfondire la figura di Anselmo come educatore sono rimasto sempre colpito dal fatto che il tema dell’educazione alla libertà si coniughi strettamente con quello della verità e della rettitudine. La libertà è la volontà costituita nella verità, la quale – verità – trova a sua volta, nella rettitudine la sua risorsa e il criterio della sua autenticità. Il libero arbitrio per Anselmo, ci ricorda Inos Biffi nel volume «Anselmo d’Aosta, educatore europeo», dedicato al Convegno che si svolse a Saint-Vincent nel 2002, è il «poter serbare la rettitudine della volontà per amore della rettitudine in sé stessa». Il poter uscire dai cardini della rettitudine non è, quindi, una perfezione, per Anselmo, ma una imperfezione, il segno di una limitatezza e di una carenza. Viene da pensare al giogo leggero di cui ci parla il Vangelo in merito al quale Mons. Anfossi, sabato scorso, in occasione della posa del Cristo delle vette sul monte Balmenhorn evidenziava come lo stesso Vangelo ci ricordi «il valore delle regole: non sono peso o giogo inutile, ma mezzo di difesa e garanzia di riuscita di ogni opera difficile che l’uomo si propone». «La montagna è anche sfida – ha detto Mons. Anfossi – e richiede regole di sicurezza ed esperienza trasmessa da chi ha mestiere, come la guida o l’istruttore militare di professione». E così l’arte dell’educare, il ruolo dell’educatore, richiede anche mestiere, preparazione, passione. E credo anche, per la mia modesta conoscenza del pensiero del dottore della Chiesa, che richieda soprattutto preghiera, capacità di porsi davanti a Dio. Mi piace concludere ancora con le parole di Biffi. «Le raccolte delle Orationes et Meditationes, avidamente richieste e largamente usate, hanno contribuito a rendere il medioevo orante, così come le altre sue opere furono prezioso coefficiente per rendere il medioevo critico e pensante e, possiamo aggiungere, “coscienzioso”».
Da qui, anche oggi, si deve ripartire.

5 settembre 2008

«Saveurs du Val d'Aoste»: sono sedici gli esercizi con il marchio di qualità

E’ stato rilasciato il contrassegno di qualità «Saveurs du Val d’Aoste», su cui spesso ci siamo soffermati in passati post, alle prime sedici imprese valdostane. Istituito con la legge regionale n. 15 del 10 agosto 2004, il marchio di qualità premia aziende ed esercizi pubblici che promuovono e valorizzano i prodotti agroalimentari ed enogastronomici della tradizione, della cultura e del territorio della Regione.
«Il marchio Saveurs du Val d’Aoste – commenta l’Assessore al turismo Aurelio Marguerettazè nato dalla volontà dell’Assessorato del turismo e di quello dell’agricoltura di valorizzare la produzione locale, anche in una prospettiva turistica. Diventa infatti importante creare delle sinergie non solo come volàno per un settore che attraversa un periodo delicato, ma anche per venire incontro all’esigenza del turista di poter gustare accanto alle bellezze paesaggistiche e culturali anche le eccellenze gastronomiche della nostra Regione che fanno della Valle d’Aosta un unicum nel panorama internazionale».
«L’adozione del contrassegno – spiega l’Assessore all’agricoltura Giuseppe Isabellon sarà fonte di notevoli vantaggi e opportunità sia per le aziende agricole che per gli operatori turistici. I benefici saranno infatti molteplici: apertura di nuovi canali di vendita, aumento della domanda, valorizzazione dei prodotti e della loro stagionalità, diminuzione dei costi, come insegna l’ormai famoso motto “dal forcone alla forchetta”»
Il possesso dei requisiti previsti dall’apposito disciplinare è stato accertato per 6 ristoranti, 5 agriturismi, 3 esercizi commerciali e 2 strutture ricettive, i cui titolari hanno partecipato ad iniziative formative volte ad acquisire le competenze necessarie.
Si comunica ai soggetti interessati al rilascio del contrassegno che sono state riaperte le procedure per la presentazione dell’istanza. Le domande potranno essere presentate entro il 30 settembre all’Ufficio commercio, ad Aosta in piazza Narbonne. I moduli della domanda possono anche essere scaricati dal sito internet della Regione .

Attività produttive: si riparte dalla ricerca e sviluppo e dalla nomina del nuovo coordinatore

Riparte dalla ricerca e sviluppo l’attività del nuovo assessore alle Attività Produttive Ennio Pastoret. Fra le prime delibere del nuovo corso l’assegnazione di un contributo di 583.333 euro all’impresa Electro Power Systems Spa di Torino per la realizzazione di un progetto di ricerca industriale nell’ambito dello sviluppo di sistemi di generazione di energia elettrica, basati sulla tecnologia fuel cell Pem con generatore di idrogeno on-site. Sullo sfondo rimane l’ipotesi di ulteriori interventi sull’Irap e lo studio Ambrosetti con la sua importante dotazione finanziaria: 184 milioni di euro di investimenti pubblici e privati distribuiti in otto anni. Il tutto in un quadro congiunturale estremamente critico che sicuramente necessita di aiuti più consistenti rispetto al passato. Giuseppe Bordon, presidente di Confindustria Valle d’Aosta ha definito l’estate che si è appena conclusa come economicamente gelida, mentre Ennio Pastoret (Union Valdôtaine), 58 anni, personalità eclettica visto che alla sua terza legislatura è già stato Assessore all’Educazione e Cultura e al Turismo, dal 1° luglio alla guida dell’Assessorato alle Attività produttive, non nasconde i suoi timori di un autunno caldo per il mondo dell’industria valdostana. «Non posso non pensare – commenta Pastoret, che vanta anche una lunga esperienza da sindacalista nel mondo della scuola con il Savt, nel suo nuovo ufficio di Piazza della Repubblica - che certe turbolenze non toccheranno la nostra regione. Le difficoltà di imprese importanti come Fiat provocheranno delle ricadute e bisognerà essere pronti». La stessa ultima trimestrale previsionale predisposta da Confindustria gli dà ragione. Il settore rallenta e a livello globale crescono i timori recessionisti. L’assessore sulla scrivania ha il dossier predisposto dallo studio Ambrosetti per il rilancio dell’economia valdostana. Nessuna azione legata al dossier è però ancora annunciata nel breve periodo. Il primo nodo critico per garantire una piena operatività all’assessorato in effetti è stato sciolto soltanto recentemente. Nella seduta di giunta dell’8 agosto è stato individuato il nuovo coordinatore al Dipartimento Artigianato, Industria ed Energia. La scelta è ricaduta sul funzionario regionale Massimiliano Cadin, 40 anni, dal 1° settembre 2006 al 31 luglio 2008 direttore del Segretariato per la concertazione. Una decisione non rituale, e più delicata rispetto ad altri dicasteri, visto che si trattava di sostituire Luciano Mussanet, presenza ormai decennale, giunto proprio a fine legislatura all’età della pensione. Ora Pastoret si prepara con l’intera Giunta ad incontrare le parti sociali. «Successivamente però – precisa - ho intenzione di promuovere degli incontri più specifici con le categorie imprenditoriali e i sindacati, senza dimenticare il mondo della cooperazione. E’ una questione di metodo. Nessun provvedimento nelle mie esperienze precedenti è mai giunto sul tavolo della decisione politica senza un confronto con i soggetti interessati». Sono incontri fondamentali per favorire l’elaborazione di forme semplificate di incentivi «per agevolare l’accesso al mondo dell’imprenditoria e il sostegno nella fase di start up» come si legge anche nel programma di giunta. In questo la Regione guarda all’Europa e punta all’inserimento della Valle nel quadro di riferimento comunitario che consente di applicare maggiorazioni agli incentivi per le imprese. C’è da rispondere alle critiche serrate che provengono dal mondo dell’industria: la Valle perde appeal e le risorse per il settore sono da troppo tempo stabili. In occasione dell’ultima assemblea di Confindustria Valle d’Aosta uno studio dell’associazione ha dimostrato come i trasferimenti al settore industriale a partire dal 1990 fino al 2005 siamo rimasti costantemente intorno al 5%, mentre artigianato e commercio sono passati dal 3 al 9%. «Le regole comunitarie in materia di aiuti di Stato – commenta l’assessore - limitano i tradizionali effetti positivi della leva finanziaria. Ciò non toglie che non si debba individuare delle soluzioni affinché possa diventare di nuovo vantaggioso o meno svantaggioso per le imprese operare in Valle d’Aosta. Penso, ad esempio, ad un maggiore impegno in merito all’efficacia dei servizi alle imprese. Su questo fronte dobbiamo accelerare la nostra azione». Ritorna sul tappeto la richiesta degli imprenditori di un ulteriore taglio dell’Irap di almeno un punto. «Non è un tema nuovo. – aggiunge Pastoret – Nel bilancio regionale di un anno fa la volontà politica era già stata espressa con un primo provvedimento che andava in questa direzione. Si può fare di più. Approfondiremo il tema con le associazioni di categoria». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 27 agosto 2008)

Professionisti valdostani - 15: gli assicuratori vanno verso la specializzazione


Identikit

Iscritti dell’ultimo triennio:
La sezione Valdostana del Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione, conta circa 50 iscritti, su un totale di circa 60 Agenti Assicurativi operanti

Composizione direttivo:
Presidente: Davide Omezzolli; Vice Presidenti: Zaverio ManinoDario Massimo Carmassi; Segretario Amm.vo: Sergio Amail; Consiglieri: Bettanin RobertoClap CesareMassa AntonelloVevey StefaniaVitton Mea Elisa

Il trend nei prossimi anni in termini di iscritti:
Il trend degli ultimi tre anni ha visto una lieve riduzione del numero degli iscritti principalmente per effetto dei pensionamenti e in alcuni casi di cessazioni di attività dovute a incorporazioni o fusioni di Agenzie. Il sistema Agenzie Valle d’Aosta conta su circa 400 addetti tra Agenti, Subagenti e Dipendenti. L’intenzione dell’associazione (SNA – VDA) è di raggiungere nei prossimi anni la figura professionale dei Subagenti la quale non è mai stata veramente censita
fino all’entrata in vigore del RUI (registro unico intermediari) che obbliga tutti gli operatori che intermediano polizze assicurative ad essere iscritti e visibili agli utenti. Il Rui ha sostituito l’albo professionale al quale erano obbligati ad essere iscritti solo gli Agenti di Assicurazione.


Le nostre domande

Principali problematiche a livello regionale... e nazionale?
Il 2007 è stato un anno di grandi cambiamenti per la professione. Il nuovo codice delle assicurazioni, il regolamento Isvap e la legge Bersani in base alla quale dal 31 dicembre 2007 gli agenti non hanno l’esclusiva di rappresentanza di una agenzia. Tanto per capirci non esiste l’agente monomandatario. In questa maniera è stato abolito l’albo professionale ed è stato introdotto il registro unico degli intermediari. Chi opera in questo settore che sia agente, broker, collaboratore o dipendente diretto di compagnie assicurative, deve esservi iscritto.

Esistono possibilità di lavoro in Valle d’Aosta oppure il settore è saturo?
Come forza di vendita il settore non è saturo. Anche se il registro dovrebbe ridurre il numero dei soggetti operanti nel settore ponendo fine alle figure ibride, cioè chi pur svolgendo un’altra attività vendeva anche polizze assicurative.

Esistono nuovi sbocchi professionali?
In futuro accanto alle tradizionali agenzie di tipo generalista dove i dipendenti vendono tutti i prodotti assicurativi di un unico marchio nasceranno agenti-consulenti che si specializzeranno nei vari rami: casa, vita o Rc Auto. Penso che sarà questa una delle prossime evoluzioni della professione.

Iniziative di formazione realizzate nel 2007 e in programma nel 2008?
Per affacciarsi a questa professione sono necessarie sessanta ore di formazione: trenta in aula e trenta on line. Inoltre oggi con il nuovo scenario l’aggiornamento professionale è diventato obbligatorio. Minimo 30 all’anno. Noi comunque già da tempo offriamo ai nostri iscritti possibilità di formazione. A partire dal 2005, ad esempio, è stato avviato un percorso di formazione, finanziato dal Fondo sociale europeo, che si è concluso il 31 dicembre 2007. Ora dobbiamo mettere in campo un nuovo percorso.

Consigli per chi si vuole avvicinare alla professione?
Essendo un’attività di tipo imprenditoriale occorre un business plan ben definito e per fare questo occorre entrare in contatto con l’associazione in modo da capire quello che si vuole e che si può ottenere dal lavoro dell’agente assicurativo. Occorre anche non dimenticare che ci si trova ad operare in un mercato altamente concorrenziale e non faccio riferimento soltanto agli altri agenti. Oggi banche e poste vendono prodotti assicurativi e sono dei competitors temibili. Chi
vuole fare questa professione deve avere ben chiaro che si tratta di un’attività di consulenza ma finalizzata alla vendita e che si tratta di un mercato di offerta e non di domanda. L’Italia dal punto di vista della spesa assicurativa è una nazione sotto-assicurata.

Qual è il rapporto con il mondo delle imprese?
Nei confronti delle imprese è fondamentale l’azione di consulenza. E’ necessario far capire all’imprenditore quali rischi è possibile trasferire all’assicuratore e quali è più conveniente mantenere su di sé. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 28 agosto 2008)

4 settembre 2008

Messaggi in bottiglia - 4: Decalogo per le PMI per vincere la crisi

I decaloghi talvolta ci appaiono un po' abusati. Giochi infantili. Tuttavia anche le cose semplici o evidenti necessitano di essere ricordate. E talvolta occorre fare un check del proprio modo di operare perchè spesso qualcosa che ad altri potrebbe apparire evidente a noi sfugge. Ecco perchè voglio invitarvi a leggere il post «Pmi: decalogo per vincere la crisi» elaborato dal blog «Riflessioni di un dottore commercialista» che come avrete notato ho inserito nel mio blogroll.
E' il blog di uno studio milanese che ci offre alcune brevi riflessioni sulla strategia aziendale delle PMI e sul passaggio generazionale nelle imprese familiari. Il decalogo ci offre uno spunto per ripartire con la nostra attività imprenditoriale. Buona lettura.

Giuseppe Isabellon: rafforzare il binomio turismo-agricoltura (2)

Come annunciato proponiamo la seconda parte dell'intervista all'Assessore all'Agricoltura e Risorse naturali Giuseppe Isabellon. La prima potete leggerla qui.

Sono previste novità in materia di Dop e Igp? Penso al miele o alle mele…
Gli uffici stanno monitorando, con regolari contatti a livello ministeriale, la situazione relativa alla domanda, presentata dalla Cofruits con parere favorevole dell’Assessorato, finalizzata all’ottenimento del riconoscimento DOP «Mela Valle d’Aosta» o «Pomme Vallée d’Aoste». Naturalmente sarà nostra cura informare la popolazione non appena vi saranno sviluppi di rilievo.

Strutture agro-zootecniche e centri abitati: quali misure sono previste?
L’AREV, in collaborazione con i funzionari dell’Assessorato, ha predisposto un vademecum, o manuale di corretta prassi, che contiene tutte le indicazioni che aiuteranno l’allevatore ad evitare di incorrere nelle varie problematiche, principalmente di ordine sanitario. Il manuale è attualmente al vaglio dei servizi sanitari e sarà, appena possibile, oggetto di una deliberazione di Giunta, a seguito della quale sarà possibile intraprendere la giusta strada.

Sostenere la pluriattività in agricoltura: cosa significa concretamente?
Significa consentire, a coloro che svolgono un’attività economica non agricola e che non li impegni a tempo pieno, di praticare part-time anche l’attività agricola. Inoltre, ad esempio, la legge attribuisce agevolazioni per chi utilizza i propri mezzi, acquistati per le fatiche agricole, anche per altri servizi, di manutenzione, sgombero neve, eccetera. Si tratta di una possibilità ancora poco praticata ma che sta lentamente prendendo piede.

In materia agricola come sono i rapporti con l’Ue e con lo Stato? La situazione delle quote latte ad esempio…
Naturalmente si cerca in ogni modo di mantenere frequenti contatti e buoni rapporti, anche se non è un segreto il fatto che ormai le rigide normative comunitarie invadono e regolano ogni spazio decisionale anche a livello locale.

Il programma di legislatura annunciava delle modifiche del PSR sulla base di osservazioni delle categorie interessate. Di quali modifiche si tratta?
Ciò che si intende nel programma è la disponibilità a dare ascolto alle categorie interessate, procedendo alle verifiche e alle revisioni del caso. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 28 agosto 2008)

3 settembre 2008

Piccolo quesito a «La Voce.info» sul federalismo fiscale

All'interno dell'articolo «I conti con la bozza Calderoli», pubblicato dal sito «La Voce.info», ho lasciato un mio piccolo quesito. Mi è stata data una prima risposta che spero che in futuro susciti qualche articolo approfondito. Qui sotto trovate il testo che, per comodità, ho riportato direttamente nel mio post.

Le Regioni a Statuto Speciale
Nome: Fabrizio Favre Data: 20.08.2008
Mi interesserebbe se approfondiste in questo contesto la situazione delle regioni a Statuto Speciale. Inoltre mi è stato spiegato che normalmente il federalismo fiscale parte da una federazione di Stati che si crea e decide quante risorse destinare al governo centrale. Noi qui invece stiamo facendo il percorso inverso. Un percorso complicato (in termini tecnico-matematici più ancora che politici) e pericoloso, soprattutto per quanto riguarda l'unità statale. Qual è la vostra opinione in merito?

Risposta:
Il ddl Calderoli (come il precedente ddl Prodi sul federalismo fiscale) tratta in termini soltanto vaghi e generali la questione della riforma della finanza delle Regioni a statuto speciale (quanto discusso nel nostro articolo riguarda soltanto le Regioni a statuto ordinario). Si tratta di un problema di grande rilievo che dovrebbe essere affrontato non tanto negando (se ovviamente giustificato) il riconoscimento ad alcune Regioni di maggiori competenze di spesa rispetto alle Regioni a statuto ordinario quanto piuttosto «normalizzando» il loro sistema di finanziamento secondo lo schema generale previsto per le Regioni a statuto ordinario.

Giuseppe Isabellon: rafforzare il binomio turismo-agricoltura (1)

Giuseppe Isabellon (Uv), 55 anni, dal 2003 in Consiglio regionale e dal 2005 Assessore all’Agricoltura e Risorse naturali, è con Laurent Viérin l’unico assessore ad essere rimasto al suo posto all’interno del nuovo organigramma della Giunta, guidata da Augusto Rollandin, in modo da poter continuare il suo lavoro nel mondo agricolo, uno dei tasselli delicati della politica regionale. Con lui abbiamo toccato alcuni dei nodi cruciali del settore. L'intervista sarà pubblicata in due puntate.

Con il Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 come cambia l’azienda agricola valdostana?
Con la riforma della PAC, che ha istituito il premio unico unificando, di fatto, una serie di premi preesistenti, ogni anno le aziende agricole potranno conoscere con esattezza l’ammontare dei contributi comunitari sui quali potranno contare nell’anno successivo. Per contro, l’erogazione dell’intero contributo sarà soggetta al pieno rispetto, da parte dell’azienda, delle norme in fatto di ambiente, igiene, benessere animale ecc., cioè del cosiddetto regime di condizionalità. Rimangono, invece, sostanzialmente invariati i premi a superficie come l’agroambiente e l’indennità compensativa.

Come intendete favorire il ricambio generazionale? Con l’unica eccezione del settore vitivinicolo i giovani si allontanano dall’agricoltura…
Già nel vecchio PSR esistevano il premio di primo insediamento e quello di prepensionamento.Se il primo ha dato qualche buon riscontro, il secondo non ha ottenuto il successo sperato. Auspichiamo, con il potenziamento della dotazione finanziaria per queste due misure nella nuova programmazione, oltre che con una adeguata informazione presso le categorie interessate, che i più anziani siano maggiormente attratti dalle nuove possibilità e lascino «il campo» ai giovani. Giovani che otterranno fondamentali aiuti a patto di dimostrare, attraverso la presentazione di un piano di sviluppo aziendale e con il successivo raggiungimento dei risultati, di essere realmente motivati ad intraprendere questa attività, che sicuramente più di altre richiede impegno e dedizione.

Mi sembra che la sostenibilità delle nostre aziende sia sempre più legata alla filiera corta legata a doppio filo con l’offerta turistica. Lei cosa ne pensa?
Siamo fermamente convinti che uno dei maggiori atout per il futuro della nostra regione sia l’abbinamento tra il settore turistico e quello agricolo. Non a caso le iniziative che uniscono questi due settori ottengono sempre maggiori successi. La direzione che seguiremo sarà dunque sempre più orientata al rafforzamento di questo binomio, attraverso l’instaurarsi di una stretta
collaborazione con l’Assessorato del Turismo, assieme al quale, ad esempio, abbiamo recentemente istituito il marchio di qualità «Saveurs du Val d’Aoste» proprio con l’obiettivo di garantire un elevato livello qualitativo dell’offerta turistica ed enogastronomica.

La fontina è in un momento difficile per via del fattore prezzo. Come intendete intervenire?
Purtroppo bisogna riconoscere che nonostante i notevoli sforzi messi in atto per la valorizzazione della fontina i prezzi rimangono, per i produttori, piuttosto bassi. Le ragioni che portano a questa problematica sono molte, tra le quali sicuramente la sfavorevole congiuntura economica,la generale disaffezione nei confronti dei formaggi grassi, la grande ricchezza e varietà di tipologie di formaggi sul mercato. Crediamo che, proprio attraverso la summenzionata filiera corta legata al settore turistico, vi siano ancora ampi spazi che consentano di aumentare in Valle la quota di fontina venduta e consumata direttamente sul territorio. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 28 agosto 2008)

2 settembre 2008

Obama batte McCain ma di un soffio: qual è la tua previsione?

80 a 78. Se il mio mini-sondaggio fosse un test serio ci dobbiamo preparare di nuovo ad una conta all'ultimo voto e all'ultimo Stato per sapere chi sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il campione, come si sa, è tutt'altro che significativo, tuttavia il voto nazionale ha evidenziato in questi mesi il trend di recupero del repubblicano McCain che, piano piano, si è rifatto sotto all'avversario democratico. E ora la gara negli Usa si fa davvero dura.
Chi ha voglia di lanciarsi in una previsione? Io ipotizzo 54% Obama e 46% McCain. Sono convinto che l'elemento economia peserà tantissimo nella scelta degli elettori.

1 settembre 2008

Messaggi in bottiglia - 3: Per realizzare il federalismo fiscale bisogna dimenticare la spesa storica

Per ridare fiato al dibattito sul federalismo fiscale e sul nostro Statuto speciale segnalo l'articolo di Guido Tabellini, pubblicato come editoriale sul Sole 24 Ore del 26 agosto dal titolo «La solidarietà tra le Regioni dimentichi la spesa storica» dove l'autore indica chiaramente come necessaria l'eliminazione della distinzione tra regioni a Statuto speciale e ordinarie. Una lettura che spero che ad amministratori e consiglieri non sia sfuggita. Sarebbe bello avere on line anche un loro commento. L'assessore al Bilancio Claudio Lavoyer sul tema è già stato da me interpellato e sul Corriere della Valle di questa settimana potrete leggere che cosa ne pensa.

L'Institut agricole vuole dimostrare che i prodotti di montagna fanno bene alla salute

«Il nostro principale obiettivo è valorizzare la qualità delle produzioni tipiche valdostane». Augusto Chatel non manca di sottolineare come l’Institut agricole regional (Iar) da oltre un quarto di secolo ricopra un ruolo fondamentale per il mondo agricolo valdostano. Fucina di nuovi agricoltori, occasione formativa per chi già pratica la professione, in questi ultimi anni ha ulteriormente consolidato la sua vocazione più affascinante, quella di Centro di ricerca. Ma facciamo qualche passo indietro. Nel 1982, con la legge regionale 1 giugno 1982 n. 12, il patrimonio umano e materiale dell’école pratique d’agriculture confluisce infatti in una fondazione denominata Institut Agricole Régional. Progressivamente, si avverte l’esigenza
di prolungare il corso di studi a cinque anni, che si concretizza nell’anno scolastico 1993/1994, con l’attivazione di un corso di studi quinquennale previsto per gli Istituti Professionali Statali e con l’iter per il riconoscimento legale, terminato nel 1997, anno a partire dal quale gli alunni conseguono in sede il diploma di Agrotecnico. A decorrere dall’anno scolastico 2001/2002 all’Institut è finalmente riconosciuto anche lo status di scuola paritaria. Ma è indubbiamente
il centro di ricerca ad offrire alla Valle d’Aosta un atout importante in settori delicati come quelli zootecnico, vitivinicolo e caseario. Un ruolo che poco più di un mese fa ha convinto un quotidiano autorevole come il Wall Street Journal ad occuparsi dello Iar con un articolo, a
firma del giornalista freelance Aaron Maines, dal titolo «Italy’s Ancient Vines».
Al centro dell’articolo - che, forse, dal punto di vista scientifico ha fatto un po’ storcere il naso a Chatel,
anche se dal punto di vista della comunicazione ha ricordato agli americani (con tanto di cartina) che la Valle d’Aosta è in Italia ed è una terra di vini molto particolari – il lavoro dello Iar in materia di selezione clonale dei vitigni di antica coltivazione sul territorio regionale. Un lavoro avviato da tempo e che l’Istituto prosegue senza sosta convinto dell’importanza di offrire
agli appassionati vini fortemente radicati nel loro territorio. «L’agricoltura valdostana – precisa Chatel - deve confrontarsi con difficoltà di tipo pedoclimatico e strutturale, che riducono la produttività e aumentano i costi di produzione. La sostenibilità delle aziende agricole regionali è pertanto strettamente legata alla capacità degli operatori di valorizzare i prodotti territoriali, puntando sulla qualità, espressa in termini di genuinità, di tipicità e di sicurezza dal punto di vista igienico-sanitario. In particolare, sulla base di un nostro recente studio, diventa sempre più necessario che si crei un legame virtuoso tra il settore agricolo e quello turistico».
«La filiera corta – aggiunge Chatel – è una necessità sempre più importante. Ma è possibile realizzarla soltanto in presenza di agricoltori che sanno fare qualità e comunicarla al territorio e se ci sono ristoratori e albergatori in grado di capire quanto l’offerta di prodotti tipici può far crescere anche la qualità del loro prodotto. Salvaguardare la biodiversità è nell’interesse di tutti». Una delle ultime frontiere dell’Institut è il dimostrare attraverso l’analisi microbiologica e chimica che i prodotti montani «non soltanto non fanno male – conclude Chatel – ma addirittura fanno bene, cioè presentano caratteristiche organolettiche utili all’organismo umano. L’obiettivo è dare un fondamento scientifico a quello che per ora è percepito dalla clientela come un ragionamento di buon senso». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 28 agosto 2008)

30 agosto 2008

Casa da Gioco di Saint-Vincent come l'Alitalia? La biografia autorizzata dell'amministratore unico Luca Frigerio

A titolo di curiosità vi propongo una biografia autorizzata (proviene dall'ufficio stampa della Casa da Gioco) dell'amministratore unico Luca Frigerio, classe 1969, residente in svizzera, ma nazionalità italiana. Frigerio si ritroverà una bella gatta da pelare anche perchè in molti sostengono che la Casa da gioco sia l'Alitalia valdostana. Il paragone probabilmente è un po' drastico però alcuni problemi (ad esempio il rapporto ricavi/occupati) sono indubbiamente molto simili...

Da circa 15 anni attivo presso il Casinò di Campione d’Italia, dove ha maturato una conoscenza integrale delle attività tipiche della grandi Case da gioco ed in particolare degli aspetti tecnici di tutti i giochi da tavolo ed elettronici, della gestione delle casse, della sicurezza e controllo, della gestione della clientela dei rapporti con i dipendenti e con le organizzazioni sindacali.
Tali esperienze sono state ulteriormente rafforzate nella posizione di Project manager e responsabile del trasferimento alla nuova struttura del Casinò in quanto in tale ruolo ha approfondito, oltre agli argomenti più strettamente attinenti alla gestione caratteristica, anche altre tematiche quali la manutenzione, i servizi accessori, gli aspetti legislativi, la ristorazione, l’accoglienza, la logistica e la distribuzione dei giochi e dei servizi nelle Sale.
Il periodo trascorso nell’area risorse umane ha fornito l’opportunità di approfondire la relazione con le rappresentanze sindacali e ha permesso di maturare una buona capacità nella gestione delle relazioni con i colleghi, sostenuta dalla competenza sulla normativa di riferimento.
L’inserimento da diversi anni nei gruppi di management del Casinò di Campione ha permesso l’acquisizione di una conoscenza capillare delle Case da gioco, del mercato italiano ed internazionale e di quali sono le principali tendenze innovative.
In particolare negli ultimi anni è stato partecipe e promotore delle attività di risanamento e cambiamento del Casinò di Campione, mutamenti che hanno portato la Casa da gioco da una situazione deficitaria ai risultati positivi attuali.
Persona estremamente propositiva ed attiva cha lavora con un sistema di progettazione manageriale delle attività e delle risorse (umane ed economiche) e mira al conseguimento degli obiettivi prefissati.
Durante la carriera lavorativa presso il Casinò di Campione ha ricoperto diverse funzioni tra cui: direttore acquisti ed appalti, sviluppo nuovi mercati e giochi, project manager per lo studio e realizzazione interventi di miglioria delle Sale giochi, referente associazione pubblici esercizi, membro del direttivo e assemblea Federgioco, componente e segretario del Management Team di direzione, componente effettivo Organismo di Vigilanza, direttore Area Sviluppo Organizzativo, responsabile Sviluppo e Selezione del personale, Qualità Manager e responsabile audit interno, responsabile Formazione, responsabile Privacy, addetto alle Risorse Umane, e Pianificazione del Personale, membro del Consiglio di Amministrazione Fondo Pensioni e Croupier Reparto Roulette.

29 agosto 2008

A proposito di Federalismo fiscale e regioni a Statuto speciale

Torno a proporre i miei fondi pubblicati sul Corriere della Valle. Mi auguro che questo mio intervento stimoli la vostra voglia di scrivere in quanto vorrei aprire un bel dibattito sul tema e pubblicare i commenti più interessanti sul Corriere della Valle d'Aosta della prossima settimana.

Da diversi giorni seguo con attenzione il dibattito sul federalismo fiscale. Senza preconcetti.Per capire e approfondire. Ho letto i quotidiani con attenzione. Ho trovato su internet qualche aiuto per approfondire (ad esempio il sito La Voce. info con un mini-saggio dal titolo «I conti con la bozza Calderoli»). Mi sono confrontato con chi ne sa più di me sulla materia. Ad oggi mi sento di esprimere in maniera chiara tre riflessioni.

1°) Il processo del federalismo fiscale appare inevitabile. Ci sono regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che lo richiedono da tempo. Perfino il Lazio, che però, forse, non ha fatto molto bene i suoi conti. Una prima proposta risale già al 2000 ai tempi del centrosinistra. Può piacere o non piacere ma sulla questione ci si deve interrogare.

2°) E’ un processo delicato e che non può essere lasciato soltanto in mano alla politica. Da un lato perché si tratta di attivare un iter raro, se non addirittura unico, nella storia dei sistemi politici. Con federalismo fiscale in realtà si intende un gruppo di stati che decidono di formare una federazione e stabiliscono quali risorse vanno allo Stato. Qui in realtà il processo è esattamente inverso. Da uno stato unitario ci si deve trasformare in una federazione. Chi evidenzia preoccupazioni in merito al fatto che si possa mettere a rischio l’unità nazionale non fa pura propaganda politica. Un processo del genere necessita di una conoscenza delle macchine amministrative statali e regionali enorme e può aprire crepe pericolose nella solidarietà nazionale. E aggiungiamoci pure il fatto che normalmente il dato tributario è definitivamente noto a distanza di tre anni e il quadro è completo. Pensate ad Ayas. Un anno in vetta alla classifica nazionale dei redditi grazie alla presenza dell’ad di Fastweb e quello dopo in caduta libera. Scrivo questo non perché voglia contrastare il progetto ma perché vorrei far capire a tutti che una simile decisione richiede da parte della politica la disponibilità a confrontarsi con i tecnici, del più alto livello possibile.

3°) Sposto la mia attenzione sul dibattito valdostano. Sono convinto che fare le barricate sia un grave errore. Il nostro Statuto ha evidentemente bisogno di un tagliando, di essere riletto in una chiave attuale. La pura preoccupazione di cassa non ci porterà molto lontano. Servirebbe un confronto vero, in cui ci si interroga in maniera cristallina su quale sia il bene comune della nostra collettività. Un’occasione in cui si stabiliscono valori comuni e condivisi e da tutelare. Dobbiamo muoverci noi per primi e non aspettare le mosse calderoliane. E occorre che questo dibattito sia sostenuto da competenze consistenti. Mondo politico, società civile, gli stessi media (Corriere della Valle compreso) sapranno essere all’altezza di un simile dibattito? (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 28 agosto 2008)

28 agosto 2008

Lardo di Arnad Dop: controlli severi come per il prosciutto di Parma e il San Daniele

Circa 280.000 chili prodotti per un giro di affari di 2,5 milioni che coinvolge le aziende Maison Bertolin, Arnad Le Vieux e Fratelli Laurent. Sono questi i numeri del Lardo di Arnad Dop che dal 28 al 31 agosto, nel paese della Bassa Valle d’Aosta (circa 1300 abitanti), si prepara a vivere una kermesse interamente dedicata al salume. Due le particolarità del prodotto: da un lato l'alimentazione del maiale che esclude mangimi integrati per lasciar spazio ad alimenti quali castagne e ortaggi e dall’altro il suo modo di essere stagionato, con l'impiego di aromi reperibili in loco (aglio, sale, rosmarino, alloro e salamoia) e conservato in un recipiente fabbricato artigianalmente con legno di castagno, denominato «doil». Severi i controlli sul prodotto. Nella fase cosiddetta «a monte», il sistema di controllo coincide con quello previsto per le DOP «Prosciutto di Parma» e «Prosciutto di San Daniele». Infatti, il Disciplinare richiede i medesimi requisiti genetici, metodi di allevamento e di alimentazione dei suini da cui deriva la materia prima, con una specifica restrizione dei territori di origine che sono limitati alle Regioni Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Valle d’Aosta. Per quanto riguarda il sistema di controllo specifico (cosiddetta fase «a valle»), il salumificio, autorizzato da Ineq (e pertanto rispondente ai requisiti di territorialità: comune d’Arnad) riceve la materia prima fresca: contraddistinta dal timbro di identificazione e di autocertificazione del macello, apposto secondo modalità codificate ed omologate da Ineq e accompagnata dal documento emesso dal macello, eventualmente integrato dal laboratorio di sezionamento, per attestare la conformità tecnico-qualitativa della materia prima. Per ogni consegna, il salumificio riscontra, in autocontrollo, la conformità della stessa, trascrivendone tutti gli elementi di descrizione e di identificazione sia in un apposito «Documento di Omologazione», sia in un Registro Ufficiale conservato dal produttore e a disposizione dell’organo di controllo che li raccoglie mensilmente, li verifica e li informatizza nel relativo database. Le baffe di lardo fresche, omologate e registrate, vengono collocate in specifici contenitori di legno, denominati «doils», ed immerse nella salamoia tradizionale. Dal ricevimento della materia prima e per tutto il processo produttivo, Ineq effettua verifiche documentali e ispettive, accertando che il salumificio rispetti tutte le prescrizioni operative stabilite dal Disciplinare, incluse quelle inerenti la fase di stagionatura, la cui durata minima deve protrarsi per tre mesi a decorrere dal giorno di inizio della lavorazione.
Al termine della stagionatura Ineq verifica lo standard qualitativo del prodotto stagionato, con test probatori intesi ad accertare il compimento della stagionatura minima nonché l’assenza di pregiudizi morfologici, tecnici e organolettici rispetto ai requisiti di conformità disciplinati. Solo se le verifiche eseguite dimostrano che tutte le prescrizioni disciplinari sono state rispettate – requisiti finali del prodotto compresi - Ineq emette l’atto di certificazione di conformità del lotto e le singole baffe ricevono il contrassegno di conformità e gli ulteriori elementi di designazione e presentazione riprodotti sull’etichetta di commercializzazione preventivamente approvata dall’istituto. Ineq provvede anche alla verifica costante degli adempimenti a cui il produttore è soggetto ai fini della conservazione e utilizzazione delle etichette autorizzate in relazione al numero effettivo delle confezioni elaborate e certificate in base al prodotto estratto da ogni singolo «doil».

27 agosto 2008

In rete il bilancio sociale del Centro di servizio per il volontariato della Valle d'Aosta

E’ stata pubblicata ed è disponibile in sede o scaricabile dal sito del Csv la quarta edizione, relativa all’anno 2007, del bilancio sociale del CSV onlus. «Il bilancio sociale - si legge in una nota diffusa dal Centro di servizio per il volontariato della Valle d'Aosta - è uno strumento utile a comunicare alla comunità le attività e i servizi realizzati, gli obiettivi raggiunti e quelli mancati, le strategie di sviluppo del Coordinamento solidarietà Valle d’Aosta che gestisce l’unico Centro di Servizio per il Volontariato presente nella regione». Nel documento sono reperibili informazioni sugli organi sociali e di governo, sulle risorse umane impiegate, sulle caratteristiche del volontariato valdostano e sulle disponibilità economiche del CSV. Nel 2007, in particolare, il CSV ha potuto contare su oltre 700.000 euro per realizzare attività e servizi a favore del volontariato valdostano. Queste risorse derivano per l’82% circa dalle erogazioni delle Fondazioni bancarie che, per legge, finanziano i Centri di Servizio per il Volontariato, per il 10% da convenzioni e da progetti attuati con enti pubblici o soggetti privati e per il restante 8% circa da altri proventi (erogazioni liberali, quote associative e rimborsi spese che alcuni enti versano per l’utilizzo dei locali del Centro).
La seconda parte del documento – dal titolo «La dimensione sociale» - è dedicata invece alle attività realizzate e ai servizi offerti alle organizzazioni di volontariato valdostane nel corso del 2007. Tutta la sezione è organizzata a partire da 5 aree di bisogno delle associazioni individuate a partire dalla Ricerca Fivol 2005 sul volontariato e dalla relazione continua con le associazioni. Le associazioni valdostane, quindi, devono essere aiutate ad acquisire competenze gestionali, hanno la necessità di avere a disposizione spazi ed attrezzature, devono reperire nuovi volontari e sostenitori, ampliare le loro capacità di comunicazione e di coinvolgimento, e sviluppare competenze progettuali.
Sul piano generale su 118 associazioni di volontariato censite in Valle d’Aosta, nel 2007, 18 non si sono mai avvicinate al centro mentre 100 organizzazioni hanno usufruito di almeno un servizio erogato dal CSV. Di queste circa un quarto (24) possono essere considerate «utenti stabili» del CSV poiché hanno fatto richieste per oltre 7 servizi ed attività.
Il bilancio sociale 2007 sarà ora spedito a tutte le organizzazioni di volontariato valdostane e ai rappresentanti istituzionali e sarà poi presentato nel dettaglio in un incontro pubblico previsto nel periodo autunnale.

26 agosto 2008

Intervista a Claudio Lavoyer: suggerimenti?

Domani incontrerò l'assessore al Bilancio, Finanze e Patrimonio Claudio Lavoyer per le mie consuete interviste per il Corriere della Valle. Nessuno di voi ha qualche domanda da suggerirmi? Se preferite non rendere pubblici i vostri quesiti scrivete anche a corriere.vda@tin.it .

Cave du vin Blanc de Morgex et de La Salle: uno spumante da rifugio

Rifugio Monzino a quota 2590 metri, l’ultimo avamposto prima di addentrarsi nel cuore del Monte Bianco. Qui Giancarlo Telloli, enologo della «Cave du vin blanc de Morgex et de La Salle» (150mila bottiglie 20 ettari e 90 soci), sta curando la sua ultima creatura. «Puntiamo a creare uno spumante in quota – commenta Telloli – in modo da ottenere oltre che un prodotto di grande carattere, dato il particolare contesto microbiologico, anche un vino fortemente legato alla montagna». In effetti da diversi anni la Cave ha costruito intorno al marchio «Vin du terroir du Mont Blanc», una forte partnership con i colleghi della Savoia e del Vallese. Del resto i rapporti con la realtà d’oltralpe sono avviati da quando la Cave, sotto la presidenza di Mauro Jaccod, alla fine degli anni ’90, ha deciso di trasformarsi nello «spumantizzatore» regionale, coprendo oggi il 98% della produzione valdostana. Dopo alcuni contatti con Valdobbiadene per approfondire la tecnica italiana, l’attenzione si sposta sulla tradizione spumantistica savoiarda che risale addirittura al 1814. «Il primo spumante, prodotto in un numero limitatissimo di bottiglie, è realizzato nel 1983 in seguito ad una intuizione dell’allora presidente Bruno Salice. Ma il decollo vero e proprio della produzione – aggiunge Telloli – avviene soltanto nel 2001. Nel 2002 poi vengo inviato presso l’Istituto enologico della Champagne di Reims. Il risultato saranno le attuali 20.000 bottiglie di spumante metodo classico che si aggiungono alle altre 50.000 del metodo italiano». Al centro di tutto questo movimento il vitigno autoctono Prié blanc, biotipo Blanc de Morgex, selezionato attraverso i secoli dagli antichi abitanti della Valdigne per le particolari caratteristiche di adattamento alle condizioni climatiche locali. «La sua prerogativa – ci spiega Telloli – è quella di compiere l’intero ciclo vegetativo in un periodo di tempo molto breve, grazie al germogliamento tardivo e ad una precoce maturazione». Ma parlare del Blanc de Morgex non avrebbe alcun senso senza citare l’opera di don Alexandre Bougeat, parroco a Morgex dal 1946 al 1972, scomparso prematuramente all’età di 55 anni. Telloli ci mostra una bottiglia del 1954 di Blanc de Morgex, conservata con le cure di un oggetto da museo. «Se si legge l’etichetta – precisa – ci si renderà conto che la nostra attuale comunicazione è esattamente la stessa lanciata oltre cinquant’anni fa da don Bougeat. Con il linguaggio dell’epoca si sottolinea la biologicità del prodotto, si mette in evidenza che nasce dalle vigne più alte d’Europa che crescono ai piedi del Monte Bianco sul greto delle valanghe, cioè a 1200 metri. Sono intuizioni importantissime che fanno, secondo me, di don Bougeat, il primo uomo comunicazione del vino valdostano». «Del resto – prosegue – lo constatiamo un po’ a tutte le fiere internazionali. Se ci presentiamo come la cantina del Monte Bianco tutti capiscono. Non accade la stessa cosa quando facciamo riferimento alla Valle d’Aosta». Una strategia che paga visto che attualmente la Cave fa il 50% del proprio fatturato al di fuori dei confini regionali con una percentuale di estero tra il 12 e il 15. «I nostri mercati migliori – conclude Telloli – sono Stati Uniti, Olanda, Irlanda e piccoli quantitativi raggiungono anche il Belgio, la Francia, la Germania, l’Ucraina, la Svezia e il Giappone». Una presenza destinata a rafforzarsi ora che è ufficiale, l’atto di costituzione di fronte al notaio è stato firmato la scorsa settimana, la nascita del superconsorzio «Quatremille» che raggruppa le cantine sociali Crotta di Vegneron di Chambave, la Cave de l’Enfer di Arvier e, appunto la Cave du vin Blanc de Morgex et de La Salle. (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 31 luglio 2008)

25 agosto 2008

Bureau Veritas vigila sulla sicurezza del Traforo del Monte Bianco

Il Gruppo Europeo di Interesse Economico (Geie) del Traforo, che riunisce le società di gestione del tunnel sia sul versante francese che italiano, ha affidato a «Bureau Veritas Italia» per altri 3 anni l’ispezione coordinata del tunnel, dei rifugi interni e delle condotte di ventilazione. La filiale italiana (300 dipendenti e 20 uffici dislocati su tutto il territorio nazionale) fa parte di un gruppo che opera in 140 paesi con 33mila dipendenti ed un volume di affari di oltre 2 miliardi di euro. La società è da tempo leader mondiale nella gestione della Qualità, della Salute, della Sicurezza, dell'Ambiente e della Responsabilità Sociale nell’ambito dello sviluppo dei propri clienti (oltre 15mila soltanto in Italia). Si consolida così una partnership già avviata a partire dal 2004 per verificare gli impianti del tunnel, riaperto dopo il tragico incidente del 1999. «Si tratta di un’attività di grande responsabilità - ha dichiarato Pietro Foschi, Presidente di Bureau Veritas Italia, dalla sede milanese di Viale Monza - alla quale siamo peraltro abituati garantendo in tutto il mondo strutture viarie di primaria importanza». «La sicurezza stradale – fa poi notare Foschi - passa quindi anche per il controllo delle principali direttrici stradali, non solo nel nostro paese». Il nuovo incarico triennale è maturato in un periodo particolarmente delicato, visto che, proprio nei mesi estivi aumentano le verifiche di conformità sulle infrastrutture maggiormente trafficate. In particolare, il programma di controllo predisposto sul tunnel internazionale mobiliterà un team italo-francese di tecnici provenienti da Bureau Veritas Italia e Bureau Veritas France, lungo l’intero anno contrattuale, per un numero previsto di oltre 60 giornate in campo, scaglionate a seconda delle scadenze delle ispezioni. «Il team – spiegano ancora i responsabili del progetto di Bureau Veritas – sarà costituito da 8 tecnici, specialisti in ambito elettrico, pressione e sollevamento. Il coordinamento delle attività sarà svolto da Boureau Veritas Italia». Non solo: «In particolare – aggiungono – Bureau Veritas gestirà l’attività delle singole ispezioni, attraverso supporti informatici appositi che consentiranno l’emissione e la condivisione dei verbali in tempo reale. Tali supporti, inoltre, semplificheranno la gestione della periodicità delle verifiche, mantenendo la memoria di quanto effettuato». (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 7 agosto)

23 agosto 2008

Sondaggio Obama-Mc Cain - Con Joe Biden un passo indietro?

Approfitto della nomina di Joe Biden come vice di Barack Obama per ricordare ai visitatori che ormai mancano pochi giorni alla chiusura del mio sondaggio su chi votereste fra lo stesso Obama e Mc Cain se foste degli elettori Usa. Curiosamente anche il mini-elettorato italiano, sulla falsa riga di quello americano, in questi ultimi giorni ha cominciato a schierarsi con più convinzione con Mc Cain e ora siamo al testa a testa. Come sempre anche qualche commento sarebbe gradito. Io mi limito ad una prima impressione. Il profilo di Biden è indubbiamente valido però, secondo me, ci sono due note stonate. Da un lato Obama con la scelta di questo vice ammette chiaramente la sua debolezza in politica estera e dice a tutti «state tranquilli ho trovato chi decide per me». Dall'altro il curriculum del candidato vice, decisamente istituzionale, fa segnare un passo indietro al messaggio di rinnovamento che ha spinto con forza Obama in questi mesi. Si tratta di capire che cosa farà Mc Cain...

Rifugi e agriturismi valdostani limitano i danni grazie ad una qualità superiore

«Se non avessimo investito negli anni passati in qualità quest’anno non saremmo riusciti a far fronte al drastico calo degli italiani. I nostri rifugi sono ad un livello superiore di quelli delle altre nazioni europee». Piergiorgio Barrel, 59 anni, presidente dalla sua fondazione dell’Associazione che raggruppa tutti i gestori di rifugio e titolare del Bezzi di Valgrisenche, sottolinea come sia soprattutto la clientela straniera ad apprezzare l’accresciuta cura del servizio. «Gli stranieri – precisa Bezzi – sono i veri amanti della montagna. Prenotano da un anno all’altro, pagano in anticipo, hanno la guida, sono organizzati. Gli italiani quest’anno non li vediamo quasi neppure a pranzo». Numeri alla mano tra il 2006 e il 2007 le presenze nei 53 rifugi valdostani sono passate da 82.850 a 84.263. Un incremento merito esclusivamente degli stranieri che hanno toccato quota 48.135 rispetto ai 46.697 dell’anno precedente. E quest’anno il gap, complice in parte il maltempo e, soprattutto, per la clientela nazionale il portafoglio, dovrebbe allargarsi ancora. E’ stata la scelta di autocertificarsi con la creazione della «Carta di qualità 2008», elaborata dall’Assessorato del turismo, sport, commercio e trasporti, insieme con il Dipartimento di Scienze Merceologiche dell’Università degli Studi di Torino, nell’ambito del progetto triennale «Refuges - Qualification de l’offre des refuges de haute montagne pour un tourisme durable dans la Vallée d’Aoste et les Pays de Savoie», finanziato dal Programma di Iniziativa Comunitaria Interreg III A Alcotra (Alpi Latine COoperazione TRAnsfrontaliera) a garantire una maggior visibilità alle strutture valdostane e a porre le basi per un maggior loro utilizzo. La Carta contraddistingue i rifugi alpini valdostani che offrono un’accoglienza di qualità, che si riflette su l’ospite e la sua centralità, il gestore e la sua capacità, il personale e la responsabilità sociale verso di esso, il servizio offerto, la conoscenza ed il rispetto dei vincoli di legge, le relazioni con l’ambiente, la comunicazione. Un riconoscimento che proprio nei giorni scorsi è stato assegnato ai rifugi Alpenzu Grande (Gressoney-Saint-Jean), Arp (Brusson), Mario Bezzi (Valgrisenche), Bonatti (Courmayeur), CAI UGET (Courmayeur), Chaligne (Gignod),G.B.Ferraro (Ayas) e P. Perucca – C. Vuillermoz (Valtournenche). Sempre sul versante della ricettività alternativa al settore alberghiero gli agriturismi si preparano ad un agosto boom. Secondo un’indagine del sito specializzato www.agriturist.it/ (Confagricoltura) dopo un mese di luglio deludente agosto dovrebbe riservare positive sorprese. La ricerca di agriturismo per area geografica, in base alle statistiche di Agriturist, evidenzia una generale preferenza per la Toscana, il Salento e l’Umbria, ma fra le prime dieci scelte risulta anche in bella evidenza la Valle d’Aosta. In particolare fra i primi dieci agriturismi più visitati dagli utenti del sito ce ne sono ben quattro della piccola regione autonoma. Molto più cauti gli operatori del settore. «Giugno e luglio – spiega Valter Artaz, 42 anni, presidente dell’Associazione agriturismo valdostano e titolare del «Au jardin fleuri» di Antey-Saint-André – sono stati deludenti. Per ora agosto sembrerebbe tenere. Ci sarà come sempre il pieno tra il 5 e il 20 del mese». «Il problema – prosegue il Presidente – è che in certi periodi dell’anno la domanda è davvero alta, ma sono tutti interessati agli stessi periodi. Le nostre strutture sono piccole e di conseguenza si riempiono in fretta. E così può capitarti una settimana in cui dici di no a cinquanta persone e poi finire a ritrovarti, quella successiva, completamente vuoto. Finché in Italia la gran parte delle aziende chiuderà per ferie ad agosto sarà difficile uscire da questa impasse». Analisi che potrebbe anche spiegare il divario tra le previsioni di Agriturist ed il sentiment degli operatori. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Nord Ovest del 6 agosto 2008)

22 agosto 2008

Importatore svedese adotta vitigno valdostano: le meraviglie dell'Enfer


Sessantamila bottiglie, dieci ettari e 103 soci di cui però soltanto quindici attivi. Già da questi primi numeri si può cogliere il delicato equilibrio su cui si poggia la Cave Cooperative de l’Enfer di Arvier che produce uno dei primi vini valdostani ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata nel 1972, anche in virtù di una storia plurisecolare con documenti che fanno risalire la produzione di questo vino al 1312. I vigneti, qui regna il Petit Rouge che da disciplinare costituisce l’85% dell’Enfer, sorgono a picco sulla Dora, costantemente soleggiati tanto da meritarsi l’appellativo di «Enfer». La proprietà estremamente polverizzata e l’età avanzata di molti produttori fa sì che questo incredibile anfiteatro naturale possa sopravvivere grazie all’impegno degli uomini della Co-enfer. «Con coraggio l’anno scorso – sottolinea Gianluca Telloli che è anche enologo della Co-Enfer – abbiamo reinserito le corvées con l’intenzione di ribadire la responsabilità di tutti i soci nei confronti dell’azienda intorno al progetto del vino dell’Enfer che appartiene di diritto ai grandi nomi dell’enologia italiana». Un vino intenso dal sapore corposo apprezzato anche al di fuori dei confini regionali, tanto da trovare lungo la strada alleati inattesi. «Un nostro importatore svedese – osserva Telloli – ha adottato un vigneto che sorge su una area di 2500 metri quadri facendosi carico dei costi di gestione. Utilizzerà l’immagine di questo vigneto come icona promozionale di tutto il suo canale distributivo. Le 1200 bottiglie prodotte ovviamente saranno tutte destinate al mercato svedese. E’ l’ennesima riprova che un vino autoctono va vissuto in un paesaggio». «Quest’anno – aggiunge Telloli – abbiamo creato un punto degustazione in una cantinetta nella roccia sotto una volta del ‘600 sopra la quale sorge un vigneto. Gli appassionati rimangono estremamente ben impressionati da questa particolare location». Immediatamente scatta l’idea di trasformare l’Enfer in un volàno turistico per il territorio. «E’ chiaro – precisa ancora l’enologo – che ogni bottiglia del nostro vino è un potenziale biglietto da visita, ma la carta turistica va giocata con attenzione. Questo paesaggio va mostrato soltanto a chi è in grado di apprezzarlo. A chi nella quando è in vacanza vuole entrare in contatto con un terroir, con una civilisation. Alcuni mesi fa, ad esempio, ho portato un gruppo di russi a visitare le gole dove le nostre viti sfidano incredibili precipizi e ho riscontrato una certa indifferenza. Era un’esperienza che non destava in loro particolare interesse». Ora anche la Co-Enfer si è lanciata nell’avventura del superconsorzio uno dei primi frutti si vedrà nel 2009 con la creazione con il marchio «Quatremillemetres» di un rosato autoctono con Petit Rouge che si chiamerà «Caron». Obiettivo primario far crescere la redditività dei soci che devono confrontarsi con un territorio pieno di vincoli, dove il lavoro manuale è inevitabile, ma che può puntare su un atout importante. «Chi compra l’Enfer – conclude l’enologo – è disposto a spendere pur di avere un prodotto di qualità. In effetti non si riscontrano significative differenze a livello di vendita tra il Clos de l’Enfer, cioè il top di gamma, l’Enfer classico, realizzato con uve di zone meno vocate, e un Enfer base, solitamente indirizzato al mercato nazionale». (Pubblicato sul Corriere della Valle d'Aosta del 31 luglio 2008)

21 agosto 2008

Superata la soglia di 500 voti dal Concorso «Vota il miglior imprenditore valdostano 2008»

Nonostante le vacanze e le olimpiadi il concorso è miracolosamente arrivato a quota 501 suffragi. Continuano invece a latitare le vostre segnalazioni per le candidature del prossimo anno. Ma veniamo alla classifica. Paolo Conta (Laser) mantiene, anche se di una manciata di lunghezze (93 voti contro 91), il primato. Piero Enrietti della Thermoplay di Pont-Saint-Martin insegue e i suoi elettori non sembrano però intenzionati a mollare. Decisamente più staccati anche se, comunque, a caccia di una piazza d’onore Paolo Musumeci (Musumeci-Pcl) con 57 preferenze, tallonato da Costantino Charrère (Les Crêtes), primo non industriale di questa speciale classifica, a quota 53 che nel mese di agosto però non ha mietuto suffragi. Agosto particolarmente fruttuoso per Gioacchino Gobbi (Grivel) che con 34 preferenze si presenta in solitaria come quinta forza di questo campionato imprenditoriale. Guida il gruppo di centroclassifica, Piero Roullet (Albergo Bellevue) con 23 voti, tallonato da Marilena Péaquin (Maison Bertolin) a quota 22, Mario Ronc (Fratelli Ronc) e Pietro Giorgio (Sea) sono invece appaiati a quota 20. Entriamo così nella zona retrocessione, cioè nelle ultime sette posizioni che chi segue il nostro sondaggio sa che segnano l’esclusione dalle nominations del prossimo anno. Alla guida del mini-plotone Pietro Capula (Gps) con 18 suffragi. Seguono Luca Minini (Mdm) a quota 16, Roberto Marzorati (Cogne) a 15, Nicola Rosset (Saint-Roch) a 12, Alberto Celesia (Cidac) e Pierre Noussan (Sicav) 10. Fanalino di coda Corrado Neyroz (Albergo Hermitage) a quota 7. Come ribadisco da tempo votate e fate votare. Mi piacerebbe arrivare ad un migliaio di suffragi e nel mese di settembre annuncerò il premio, simbolico, ma concreto, da consegnare al primo classificato, opera di un noto artigiano valdostano.

20 agosto 2008

Marco Viérin: prima rendiamo dignitoso l'esistente poi penseremo alle nuove grandi opere (2)

Seconda parte dell'intervista all'Assessore alle Opere Pubbliche, difesa del suolo e edilizia residenziale pubblica Marco Viérin (Stella Alpina). La prima la trovate qui.

La grande opera del prossimo quinquennio sembrerebbe essere l’interramento della rete ferroviaria e la creazione di una metropolitana leggera…
Come tutti sappiamo è allo studio la realizzazione del teleriscaldamento per la città di Aosta. Visto che per realizzare questa opera la società interessata sta orientandosi verso la soluzione dei cunicoli sotterranei posti a circa sei metri sotto il manto stradale che assicurerebbero vantaggi di tempi e costi in quanto non presenterebbero né il problema dei resti archeologici né quello legato allo spostamento di tutte le reti, fibre ottiche o scavi fognari che siano, tanto vale invece di realizzare un cunicolo di tre metri di diametro farne uno di sei metri. Questo ci risolverebbe molti problemi.

Cioè?
Si tratta di una metropolitana leggera che seguirebbe due direttrici principali: dall’Arco d’Augusto all’area di Corso Battaglione e dall’Ospedale alla stazione per la cabinovia di Pila. In questa maniera si lascerebbero le auto fuori dalla città.

Ciò significa che anche il trasporto pubblico subirebbe modifiche?
Ma certamente. Inoltre in questi cunicoli potrebbe anche passare tutta la raccolta dei rifiuti in maniera pneumatica. A Parigi si fa già così. E’ chiaro che si tratta di un progetto a medio-termine. Senza contare un simile intervento non farebbe crescere il numero di cantieri in superficie con tutti i disagi che spesso questo comporta. Noi con questi progetti non vogliamo bloccare la città ma rilanciarla, inoltre una simile soluzione assicura anche grossi vantaggi per quanto riguarda la manutenzione. In questi tunnel passano tutte le infrastrutture ad eccezione della rete gas.

L’interramento della ferrovia porterà ad un nuovo volto della città che si espanderà verso l’area Cogne…
Naturalmente. Oltretutto mi ricordo che già diversi anni fa’, nel 1994, avevo lanciato la proposta di costruire il nuovo stabilimento della Cogne oltre il Buthier. Una proposta che sottoposi più volte, purtroppo inutilmente, all’allora assessore all’Industria Demetrio Mafrica. Sono convinto che si sarebbero risparmiati tanti soldi dei contribuenti. Oggi non è più possibile.

Il suo assessorato si occupa anche di edilizia residenziale pubblica. Stanno aumentando le nuove povertà questo comporterà un ripensamento della legge?
Il problema casa è molto delicato. Il livello di povertà si è innalzato anche in Valle d’Aosta e, per la prima volta, ha coinvolto famiglie da generazioni residenti in Valle. Noi dobbiamo partire da questa situazione e dare un messaggio forte, fare delle scelte e uno dei punti sui quali si dovrà lavorare sarà anche sulla residenza storica. Sull’assegnazione delle case popolari va fatta una riflessione più approfondita.

Altre novità?
Una, credo importante, di metodo. Ho sdoppiato l’orario di ricevimento. Al mattino del martedì soltanto i primi cittadini, mentre i privati potranno incontrarmi su appuntamento, in questa maniera si ovvia alla spiacevole usanza che gli amministratori hanno la precedenza. So che anche i sindaci sono favorevoli per evitare situazioni spiacevoli.

19 agosto 2008

Marco Viérin: prima rendiamo dignitoso l'esistente poi penseremo alle nuove grandi opere (1)

Propongo in due puntate anche ai lettori dell'on-line l'intervista all'Assessore Marco Viérin che ho pubblicato sulle colonne del Corriere della Valle. Prosegue così il ciclo d'interviste agli assessori della Giunta Rollandin. Come sempre sono ben accetti i commenti (il link lo trovate alla fine del post). Soprattutto da parte dei rappresentanti dei settori interessati.

Se si entra negli uffici del neo-eletto assessore all’opere pubbliche, difesa del suolo ed edilizia residenziale pubblica Marco Viérin (Stella Alpina), al quinto piano di via Plouves, ci si imbatte non soltanto in pile di dossier, ma in pile di scatoloni pieni di dossier. E’ il risultato da un lato dello sdoppiamento dell’assessorato con la rinascita del dicastero dell’Ambiente e dall’altra della volontà del neo-eletto di rimettere mano alla macchina a 360°.

La domanda, visto lo scenario, è d’obbligo, quali sono i primi dossier che avete ripreso in mano?
Il mio obiettivo è entro settembre di conoscere a fondo il funzionamento della struttura, a partire dai vari servizi, dalle esperienze e professionalità che vi operano all’interno. Solo grazie ad una approfondita analisi è possibile raggiungere i due obiettivi che mi sono dato in questa prima fase: da un lato la semplificazione delle procedure, cioè meno tempi di attesa per il cittadino, dall’altro la razionalizzazione anche interna del lavoro. Che inevitabilmente è carente visto che abbiamo un assessorato dislocato su cinque sedi. Questo forzatamente significa meno efficienza, meno efficacia e più costi per l’amministrazione.

Sul programma di maggioranza è indicata chiaramente l’intenzione di fare alcune modifiche in materia di imprese artigiane.

Sono previste altre novità?
Farei una premessa. Io credo che si debba pensare più ad interventi che migliorino la fruibilità delle opere pubbliche già esistenti, che le rendano più sicure e decorose. Questo significa che alcune grandi opere nuove si possono fare, ma occorre anche rimettere mano a quelle già esistenti. Strutture in disuso, mezze abbandonate o poco utilizzate sono uno spreco di risorse che non possiamo e non dobbiamo permetterci. Faccio un esempio di quella che sarà la mia filosofia nel condurre questo assessorato: costruire strade parallele al tratto autostradale Quart e Aymavilles e non fare la battaglia per trasformare questo tratto in tangenziale è secondo me un errore. E’ un ragionamento importante anche dal punto di vista turistico. Penso ad esempio al tratto che dal casello di Quart porta ad Aosta. E’ un pessimo biglietto da visita.

E la legge?
La normativa va rivista. E’ una nostra priorità. Ma non può essere fatto in poco tempo. In autunno quando avrò inquadrato il funzionamento della macchina dell’assessorato incontrerò subito le associazioni di categoria di imprese e professionisti. Non sarebbe stato serio farlo due giorni dopo la nomina. Nella mia attività politica sono stato abituato al fatto che prima di tutto si deve comprendere il contesto dove si è chiamati ad operare. Nessuno ha la verità in tasca e perciò serve avere capacità di ascolto, di mediazione, ma poi c’è il tempo della decisione. E da qui si inizierà lavorare su una ipotesi di revisione della legge sugli appalti avendo ben chiari due obiettivi. Da un lato il miglioramento dell’efficienza e della qualità delle opere che passa anche attraverso un radicamento delle imprese coinvolte. Sempre di più constato che i lavori realizzati da imprese provenienti da fuori valle, spesso da molto distante, dopo qualche anno presentano difficoltà e lacune. L’impresa che lavora per la sua comunità, secondo me, inevitabilmente garantisce un lavoro migliore dovendone in qualche maniera rispondere di fronte ai propri concittadini. Dall’altro la necessità di dare, nella sezione degli incarichi, maggiori opportunità. Vorrei perciò inserire il principio della rotazione e, soprattutto, dare la possibilità a giovani professionisti di crescere, magari attraverso un affiancamento. Per fare questo bisogna valutare in maniera diversa il curriculum, altrimenti i professionisti più anziani finiscono per non avere avversari e, allo stesso tempo, i nostri giovani non riescono a migliorare il loro percorso professionale. E’ uno scenario da evitare. Va garantito il ricambio. (Continua)
 

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